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consuetudine

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15 gennaio 2013 08:57
in Diritto Medievale e Moderno da bttclaudio (Fondazione Studi Universitari di Vicenza, Giuriprudenza)

consuetudine

cosa si intende per consuetudine

  
è un comportamento costante nel tempo ke acquista valore giuridico ma non deve essere contrario alla legge visto ke è una fonte secondaria
La consuetudine (o uso) è una fonte non scritta e non statuale del diritto. La consuetudine consiste in un comportamento ripetuto, generale ed uniforme del corpo sociale compiuto in una determinata circostanza con la convinzione psicologica di rispondere ad un obbligo giuridico
oltre a quanto gia scritto si puo solo aggiungere che se è vero che si tratta di una fonte secondaria e quindi non puo' contrastare con le altre fonti gerarchicamente sovraordinate ,ma se si tratta di consuetudini internazionali previgenti alla costituzione queste possono addirittura superare il limite costituzionale, ne è un esempio la sentenza della Cort. Cost. a proposito delle imminuta dei diplomatici stranieri in Italia! buono studio!
Doc4sale
15 Risposte
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15 gennaio 2013 08:59
bttclaudio (Fondazione Studi Universitari di Vicenza, Giuriprudenza)
La concuetudine è un comportamento che ripetuto nel tempo acquista un valore giuridico
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15 gennaio 2013 09:39
saraaa87 (Università di Foggia, L.magistrale)
è la ripetizione uniforme e costante di un comportamento accompagnata dalla convinzione della sua rispondenza ad un precetto giuridico
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15 gennaio 2013 09:54
daniela vita (Università Mediterranea di Reggio Calabria, Giuriprudenza)
La consuetudine, anche detto uso normativo, è una fonte del diritto. Essa consiste in un comportamento costante ed uniforme (diuturnitas), tenuto dai consociati con la convinzione (opinio iuris) che tale comportamento sia doveroso o da considerarsi moralmente obbligatorio. Esistono tre diversi generi di consuetudini: Consuetudo secundum legem (secondo la legge): è la consuetudine che opera in senso integrativo della norma di legge: ad esempio laddove si sforza di dare un significato particolare ad un elemento della norma per renderlo più adeguato agli usi locali o alle mutate esigenze sociali (consuetudine interpretativa); Consuetudo praeter legem ("oltre la legge"): è quella consuetudine che disciplina un ambito non ancora disciplinato dalla legge; Consuetudo contra legem ("contro la legge"): è quella consuetudine che opera in direzione opposta al precetto legislativo non potendo così produrre effetti giuridici.

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15 gennaio 2013 11:33
ceciuppy (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano, Mercati e imprese)
La consuetudine (o uso) è una fonte non scritta e non statuale del diritto. La consuetudine consiste in un comportamento ripetuto, generale ed uniforme del corpo sociale compiuto in una determinata circostanza con la convinzione psicologica di rispondere ad un obbligo giuridico. E' necessario che tale comportamento coinvolga il corpo sociale nella sua globalità, non basta infatti il comportamento di poche persone per fare una consuetudine. Le principali caratteristiche della consuetudini sono: Elemento materiale. Il comportamento generale e ripetuto. Elemento psicologico. La convinzione dell'obbligatorietà giuridica. Nella gerarchia delle fonti del diritto la consuetudine è una fonte non statale del diritto secondaria. L'efficacia della consuetudine è subordinata alla legge. L'importanza della consuetudine è modesta in Europa continentale data la prevalenza di fonti scritte. Nell'ordinamento giuridico dei paesi anglosassoni, invece, le consuetudini conservano una maggiore importanza nella gerarchia delle fonti del diritto. I principali tipi di consuetudini nel diritto sono le consuetudini secondum legem, le consuetudini autonome, le consuetudini praeter legem e le consuetudini contra legem.
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15 gennaio 2013 11:49
darcy (Consorzio Università Rovigo, Scienze giuridiche)
La consuetudine è un comportamento costante ed uniforme (diuturnitas), tenuto dai consociati con la convinzione (opinio iuris) che tale comportamento sia doveroso o da considerarsi moralmente obbligatorio.
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25 marzo 2013 11:31
gianluca-1992 (Università di Bari, Diritto costituzionale)
E' un comportamento che si ripete costantemente nel tempo in un dato contesto geografico al punto tale da acquisire carattere vincolante, pur non avendo valore giuridico e secoli addietro, poichè si era in carenza di codici e testi normativi scritti, le consuetudini acquisivano rango di legge tra la gente
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28 marzo 2013 18:24
gcam (Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Giuriprudenza)
comportamento che ripetuto nel tempo acquista un valore giuridico
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2 aprile 2013 10:39
nocciolina (Università di Palermo, Laurea magistrale)
si parla di consuetudine in ambito giuridico come della fonte di diritto grazie alla quale da un comportamento costante e continuo nel tempo si acquista valere giuridicamente rilevante ai fini delle fonti
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7 aprile 2013 09:37
alessandro_s (Università di Milano-Bicocca, Economia)
è comportamento ripetuto nel tempo, che diventa una costante in quanto è un azione svolta in modo lecito da un gruppo di persone. non deve essere mai contrario alle legge è un po come un Uso, un azione che diventa giusta da "fare" perche è fatta da tutti.
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7 aprile 2013 18:30
elisabetta3 (Università di Torino, Giuriprudenza)
La consuetudine (o uso) è una fonte non scritta e non statuale del diritto. La consuetudine consiste in un comportamento ripetuto, generale ed uniforme del corpo sociale compiuto in una determinata circostanza con la convinzione psicologica di rispondere ad un obbligo giuridico
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8 aprile 2013 18:37
annagiury (Università di Napoli Federico II, Giuriprudenza)
A ciò che hanno già detto, devi aggiungere che si caratterizza per un elemento oggettivo, ovvero la diurnitas (comportamento assunto per molto tempo) e l'elemento soggettivo, la opinio iuris ac necessitatis (convinzione che quel comportamento sia giusto e necessario da seguire). In più ricorda che nel medioevo la consuetudine era la massima fonte del diritto, di un pluralismo che solo il diritto comune tentò di arginare.
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17 aprile 2013 17:56
alex11mary (Università di Napoli Federico II, Laurea magistrale in giurisprudenza d'impresa)
comportamento costantemente tenuto dai consociati nella convinzione che tale comportamento sia obbligatorio secondo l ordinamento giuridico.(diurnitas e opinio juris ac necessitai)
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29 aprile 2013 12:01
jn92 (Università di Roma Tor Vergata, I anno)
la consuetudine sono forme di comportamento rilevanti per l'ord. giuridico alla quali si ricollega una certa disciplina.
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27 giugno 2013 15:47
M.Bettoni (Università di Milano, Laurea magistrale a ciclo unico in giurisprudenza)

La consuetudine è un comportamento abitudinario. In ambito legale dev'essere un comportamento tenuto da una parte rilevante di una comunità o un gruppo abbastanza esteso perché sia rilevante.

Rilevanti ai fini di qualsiasi ordinamento ne esistono di tre tipi:

-Secundum legem (ossia in senso conforme alla legge)

- Praeter legem (ovvero oltre la legge)

- Contra legem (ossia in senso contrario alle indicazioni della legge)

Di queste, solo la consuetudine secundum legem può diventare una fonte secondaria dell'ordinamento italiano (ovvero un giudice può tenerne conto ai fini delle proprie decisioni), in quanto non solo asseconda e obbedisce ai dettami della legge scritta, ma a volte addirittura la aiuta con sostanziali interpretazioni "nei fatti" di tali dettami. Quella praeter legem è invece tollerata, ma viene generalmente considerata estranea al tessuto normativo, al pari ad esempio del punto "varie ed eventuali" in un ordine del giorno, che non ha alcun genere di valore rispetto agli altri punti del programma della relativa riunione e non ne fa quindi sostanzialmente parte. La consuetudine contra legem invece non ha rilevanza giuridica alcuna, perché si tratta di un'abitudine in senso contrario, di sostanziale disapplicazione di una legge, indipendentemente dalle ragioni che tale comportamento possa avere. Tale pratica può essere anche "pericolosa" perché, a seconda del tipo di legge ignorata o sostanzialmente disapplicata, si potrebbe incorrere in sanzioni amministrative o penali.

 

Un discorso a parte merita la consuetudine in ordinamenti diversi da quello italiano: i sistemi anglosassoni (o di Common Law) infatti sono sostanzialmente basati su antiche consuetudini e sul valore vincolante dei precedenti. In diritto canonico addiritura il discorso fatto sopra ha una valenza relativa, perché è espressamente previsto dal Codice di Diritto Canonico che una consuetudine ininterrottamente osservata e documentata per un periodo di 10 anni dai fedeli ha addirittura il potere di cambiare o abrogare una data legge canonica.

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1 luglio 2013 22:59
rita.pu (Università di Palermo, Acustica ambientale)

comportamento protratto nel tempo cge assume valore giuridico con il riconoscimento da parte dello stato

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