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cosa si intende per trasferimento di azienda?

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22 maggio 2012 14:21
in Diritto Del Lavoro da lisetta252931 (Università di Napoli Federico II, Scienze del servizio sociale)

cosa si intende per trasferimento di azienda?

santoni

  
Doc4sale
7 Risposte
0 voti

22 maggio 2012 14:54
dabry (Università di Urbino Carlo Bo, Scienze giuridiche)

IL TRASFERIMENTO D'AZIENDA

Il trasferimento d'azienda si verifica quando cambia il titolare dell'attività, a seguito di operazioni quali cessione contrattuale, fusione, affitto, usufrutto.
Il trasferimento può riguardare l'intera azienda o parte di essa e in questo caso si parla di trasferimento di ramo d'azienda. Questo ultimo tipo di trasferimento è ammissibile solo se la parte di azienda che si intende trasferire è funzionalmente autonoma al momento del trasferimento (con il Dlgs 276/2003 non è più necessario che tale autonomia sia preesistente al trasferimento). 

CARATTERISTICHE 

Quando vi è il trasferimento dell'azienda o di un ramo di essa cambia il titolare dell'attività e quindi cambia il datore di lavoro. La legge tutela il lavoratore con alcune disposizioni specifiche e prevede che in caso di trasferimento: 


  • il rapporto di lavoro non si estingue, ma continua con il nuovo titolare dell'azienda; il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano
  • il lavoratore può chiedere al nuovo datore di lavoro il pagamento dei crediti da lavoro che aveva maturato al momento del trasferimento; il nuovo datore di lavoro è pertanto obbligato in solido con il vecchio titolare per tali crediti
  • nel caso di stipulazione di un contratto d'appalto tra azienda d'origine e ramo trasferito, il lavoratore dipendente di questo ultimo può agire in giudizio direttamente nei confronti dell'azienda di origine per obbligarla al pagamento dei debiti che questa ha contratto con il ramo trasferito
  • il nuovo titolare deve continuare ad applicare il contratto collettivo nazionale, in vigore al momento del trasferimento, fino alla sua scadenza
  • il trasferimento d'azienda non costituisce motivo di licenziamento se il trasferimento si verifica in imprese che occupano più di 15 dipendenti, è obbligatorio per il datore di lavoro avvertire con comunicazione scritta, almeno 25 giorni prima dell'atto di trasferimento, le rappresentanze sindacali che avviano procedure di analisi e verifica necessarie alla tutela dei lavoratori 

ATTUAZIONE 

La disciplina è immediatamente operativa. 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO 



  • Decreto legislativo 276/2003, art. 32
Per trasferimento d'azienda s'intende la mutazione del rapporto di lavoro da parte datoriale, in seguito alla vendita o il cedimento di un ramo d'azienda ad un altra società anche mediante appalto. Tutto ciò avviene in modo tale da garantire la prosecuzione del rapporto di lavoro di tutti i lavoratori presso il nuovo datore. la disciplina di base è data dall' art 2112 c.c. e dalla legge 428/90.
L'art. 2112 garantisce ai lavoratori il mantenimento di determinati diritti in caso di trasferimento d'azienda quale la conservazione del posto di lavoro  nonchè anche la conservazione dei diritti già maturati presso il vecchio datore di lavoro (cedente), quali: l'anzianità di servizio, gli scatti, progressione di carriera. in breve il rapporto di lavoro prosegue immutato in tutti i suoi aspetti. il 3° art. della medesima legge garantisce anche ai lavoratori ceduti l'applicazione del contratto collettivo che disciplinava i rapporti di lavoro precedentemente al trasferimento, salva la possibilità del nuovo datore di applicare un contratto collettivo diverso che si sostituisce a quello precedente.
La L 428/90 invece può prevedere, qualora si voglia favorire il cedimento di un azienda che versa in uno stato di crisi, l'azzeramento delle garanzie e quindi la conservazione dei diritti solo in parte.
Oltretutto il trasferimento d'azienda non può essere oggetto di legittimo licenziamento. Ciò significa che il datore può licenziare i suoi dipendenti solo qualora ricorra  giusta causa o giustificato motivo.

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22 maggio 2012 16:40
frazzy (Università de L'Aquila, Scienze giuridiche)

Il trasferimento d'azienda

Per trasferimento si intende qualsiasi operazione che comporti il mutamento della titolarità dell’azienda a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato. 

È consentito all’imprenditore cedente di trasferire automaticamente i dipendenti addetti all’entità trasferita, senza il loro consenso.

Il trasferimento di singole unità produttive dette rami d’azienda, è possibile purché questo sia suscettibile di costituire un compiuto strumento di impresa. Il legislatore del 2003 ha stabilito che per l'applicazione dell'art 2112 cc è sufficiente che la porzione di attività ceduta sia dotata di autonomia funzionale, cioè di coesione funzionale ed organizzativa. L’autonomia funzionale del ramo d’azienda può anche non sussistere prima della operazione traslativa ma sorgere solo al momento del trasferimento e non sussistere prima.

L’art 2112 c.c. stabilisce determinate tutele nei casi di trasferimento:

  • conservazione dei diritti

  • continuità del rapporto di lavoro: il rapporto prosegue immutato in tutti i suoi aspetti contenutistici e si considera unitario e senza alcuna interruzione.

  • solidarietà passiva in capo al cessionario in ordine ai crediti maturati dal lavoratore nel corso del rapporto con il primo datore.

  • viene garantito ai lavoratori ceduti l'applicazione dei contratti collettivi che disciplinavano il rapporto di lavoro prima del trasferimento. Viene così conferita ai contratti collettivi una sorta di ultrattività. Tuttavia, se il cessionario applica uno specifico contratto collettivo, tale disciplina prevale a sostituisce subito quella del contratto collettivo in precedenza applicato dal cedente. Tale effetto sostitutivo però si produce esclusivamente tra contratti collettivi del medesimo livello.

Una deroga alle garanzie in favore dei lavoratori si ha solo nel caso in cui ci sia l'ipotesi di stato di crisi dell’azienda: in questo caso essa può ricorrere alla cassa integrazione. Se viene raggiunto un accordo sindacale anche parziale dell’occupazione, le garanzie dei diritti vengono ristrette e spesso azzerate. I diritti dunque non vengono conservati.

Al lavoratore che non accetta il trasferimento non resta che dare le sue dimissioni: il nostro ordinamento non configura la possibilità di rifiutare il trasferimento.

Se entro 3 mesi dallo spostamento, il lavoro subisce una sostanziale modifica, il lavoratore ha la facoltà di dimettersi: in altre parole, il lavoratore può dimettersi, entro 3 mesi dal trasferimento, con gli effetti della giusta causa, cioè senza dare preavviso e ricevendo l’indennità sostitutiva del preavviso.

Tutela particolare è riservata ai lavoratori inseriti in aziende con più di 15 lavoratori: cedente e cessionario devono comunicare x iscritto ai sindacati l’intenzione di trasferire l’azienda o un ramo almeno 25 giorni prima del perfezionamento dell’atto di rilevanza giuridica. FASE 1: INFORMAZIONE.

I sindacati entro 7 giorni dal ricevimento possono chiedere un confronto con susseguente esame congiunto con i soggetti sindacali richiedenti. FASE 2: ESAME CONGIUNTO, fase ideale per formare un contratto collettivo d’ingresso alla nuova azienda.

Il mancato rispetto degli obblighi di informazione rientra nell’ambito della CONDOTTA ANTISINDACALE ex art 28 Statuto dei lavoratori. La violazione non incide sulla validità della transazione, ma il giudice può decidere di invalidare il negozio giuridico in questione.

 

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24 maggio 2012 10:55
tarecca88 (ESCP Europe, Economia aziendale)
Il trasferimento dell'azienda non è altro che la cessione dell'azienda dietro un corrispettivo!

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27 maggio 2012 21:58
iaya (ESCP Europe, Giuriprudenza)
ricorda sempre che con il traferimento d'azienda si riportano a nche i debiti e i crediti oltre che i vari contratti

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5 luglio 2012 11:28
valepimpi (Università di Genova, Giurista dell'impresa e dell'amministrazione)

Ricorre l’ipotesi del trasferimento di azienda quando, in conseguenza di una vicenda traslativa (vendita, affitto, comodato, usufrutto), muta il titolare del complesso dei beni aziendali.
L’ordinamento, prende in considerazione il trasferimento di azienda in funzione dell’esigenza di apprestare una particolare tutela ai lavoratori. Tale tutela si estrinseca fondamentalmente nel senso di garantire al lavoratore la continuità del rapporto di lavoro alle dipendenze del cessionario, rafforzando (con la previsione della responsabilità solidale del cedente e del cessionario), la tutela dei crediti che il lavoratore aveva al momento del trasferimento dell’azienda.
In particolare, alla luce dell’articolo 2112 cod. civ. come novellato dall’art. 32, D.Lgs. n. 276/2003, per trasferimento di azienda si intende qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento della titolarità di una attività economica organizzata, con o senza fini di lucro, preesistente al trasferimento e che con il trasferimento stesso conserva la sua identità.

Elementi costitutivi
La definizione offerta dalla legge consente di enucleare gli elementi costitutivi della fattispecie.
In buona sostanza il trasferimento di azienda presuppone che, indipendentemente dallo strumento negoziale all’uopo utilizzato, muti la titolarità del complesso dei beni organizzati per l’esercizio dell’attività economica.
L’elemento caratterizzante del trasferimento di azienda è pertanto costituito dalla sostituzione del soggetto titolare dei beni destinati all’esercizio dell’impresa.
Tale mutamento può essere conseguito, come già evidenziato, attraverso le più diverse fattispecie traslative (vendita, affitto, usufrutto, comodato).
Non è necessario che il trasferimento avvenga attraverso un unico atto di cessione, ben potendo la successione nella titolarità del complesso dei beni aziendali essere realizzata attraverso una pluralità di negozi traslativi. L’importante è che tra la posizione del cessionario e quella del cedente sussista un vincolo di derivazione giuridica.

Trasferimento di ramo di azienda
L’art. 2555 del codice civile definisce l’azienda come il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
L’art. 2112 del codice civile, peraltro, si applica non solo al trasferimento dell’intero complesso dei beni aziendali, ma anche al trasferimento di un singolo ramo di azienda, come già riteneva, prima del D.Lgs. n. 276/2003, un consolidato orientamento della giurisprudenza. La Corte di cassazione, infatti, aveva da tempo sottolineato l’applicabilità dell’articolo 2112 cod. civ. anche all’ipotesi del trasferimento di una singola unità produttiva (Cass. 14.12.1998, n. 12554), precisando altresì che ai fini della configurabilità di un trasferimento di ramo di azienda fosse necessaria la cessione di un complesso di beni dotati di una propria autonomia organizzativa ed economica funzionale allo svolgimento di una attività di produzione di beni e servizi (Cass. 4.12.2002, n. 17207).
Per singolo ramo di azienda, alla luce della novella del D.Lgs. n. 276/2003, si intende per espressa previsione normativa una articolazione dotata di autonomia funzionale, ancorché priva di beni materiali (Cass. 10.1.2004, n. 206), che venga identificata come tale dal cedente e dal cessionario all’atto di procedere al suo trasferimento.
Il trasferimento di un ramo di azienda può avvenire anche attraverso il trasferimento di singoli beni aziendali ovvero anche solamente di un gruppo di dipendenti stabilmente coordinati ed organizzati tra loro la cui capacità operativa sia assicurata dal fatto di essere dotati di un particolare known how (o comunque dall'utilizzo di brevetti, marchi etc.) (Cass. 5 .3. 2008, n. 5932; Cass. 17.6.2005, n. 13068).
Per comprendere se in concreto siamo di fronte o meno ad una ipotesi di trasferimento di azienda, occorre accertare quale sia stata nel caso specifico la volontà del cedente e del cessionario e cioè se le parti abbiano voluto operare il trasferimento della titolarità dei beni aziendali considerati nel loro collegamento funzionale, oppure se abbiano più semplicemente inteso trasferire la titolarità di singoli beni considerati nella loro individualità (Cass. 30.12.1999, n. 14775).
La cessione di singoli beni aziendali o di singoli macchinari indipendentemente dal loro collegamento funzionale, infatti, si colloca al di fuori della fattispecie del trasferimento di azienda.

Fattispecie escluse
Trasferimento di azioni
Gruppi di società
Mutamento di forma giuridica
Impresa in regime di concessione
Personale già impiegato nell'appalto
 

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5 luglio 2012 12:01
postafuori (Università della Tuscia, Economia aziendale)

 

L’art. 32 del D. L.vo n. 276/2003 ha modificato il comma 5 dell’art. 2112 c.c. affermando che “per trasferimento di azienda si intende qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità del’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato, ivi compreso l’usufrutto o l’affitto d’azienda. Le disposizioni trovano applicazione anche al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento”.

 

 

 

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6 luglio 2012 04:21
ltmlxander (Università di Ferrara, Giuriprudenza)
quand soggetto che potremmo definire A trasferisce l'azienda ad un altro soggetto che per comodità chiameremo B

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