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Diritto sociale europeo - Manuale - Riassunto - Sciarra - Estratto del documento

Riassunti, Diritto Del Lavoro

Invia: 20 febbraio 2013
Estratto
CAPITOLO II La nozione europea di subordinazione
1. Premesse metodologiche

Nell’ordinamento europeo manca una definizione normativa generale e unitaria di subordinazione come nel codice civile italiano. In ciò si potrebbe scorgere una scelta simile a quella che caratterizza alcuni ordinamenti giuridici degli stati membri dell’UE ma in realtà esiste una specificità di fondo dell’ordinamento EU che induce ad evitare generalizzazioni e la differenza sostanziale sta nella ratio, nello scopo stesso della definizione europea di subordinazione o meglio di “lavoratore subordinato”. L’ordinamento europeo , diversamente dai diritti del lavoro nazionali, elabora tale nozione essenzialmente ai fini dell’accesso dei lavoratori alla garanzia della libera circolazione nel mercato comune e non anche ai fini della disciplina protettiva del lavoratore nel rapporto. Infatti una nozione propriamente europea di lavoratore subordinato è elaborata dalla giurisprudenza della corte di giustizia pressoché soltanto ai fini dell’applicazione dell’articolo 45 del TFUE ,ovvero ai fini della libera circolazione della forza lavoro nel mercato comune. La posizione mercantile della nozione europea di subordinazione , tutta tesa a garantire la libertà di movimento quale fattore produttivo, è estranea alla ratio protettiva che distingue il diritto del lavoro. Tuttavia non si può parlare di un definito superamento della ratio protettiva che è (e resta) tipica del diritto del lavoro anche a livello europeo. La nozione di norma inderogabile, standard minimo a rilevanza pubblica, connota un vero e proprio ordine pubblico sociale europeo in formazione. La ratio protettiva presente nel diritto europeo del lavoro non è negata neanche dall’intervento sopranazionale più direttamente fondato su ragioni di mercato. L’ordinamento EU si fonda su un approccio definitorio di tipo casistico per cui riprendendo le parole della Corte di Giustizia “la nozione di lavoratore nel diritto
comunitario non è univoca, ma varia a seconda del settore di applicazione considerato. In dottrina si è detto che occorre distinguere tra due nozioni: • una propriamente europea ,rilevante ai fini della libera circolazione dei lavoratori; • e una seconda lasciata alla “sussidiarietà” e cioè ai legislatori nazionali in quanto funzionale all’applicazione di statuti garantistici del diritto del lavoro comunitario. La prima ampia nozione europea di subordinazione elaborata dalla corte di giustizia con intendimenti di uniformazione delle condizioni applicative della libertà di circolazione dei lavoratori nel mercato comune tende a proiettare la sua influenza su campi di versi tra cui la normativa in materia di parità di trattamento e pari opportunità tra uomini e donne e della ancor più ampia disciplina europea di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Tuttavia la stessa corte di giustizia sottopone ad un rigoroso controllo funzionale gli usi di tale definizione in settori diversi da quello d’origine. La nozione di lavoratore subordinato ai fini dell’applicazione del coordinamento dei regimi nazionali di sicurezza sociale che in origine non si distingueva da quella ricavabile dall’art. 45 TFUE ha cominciato ad assumere spiccati tratti di autonomia e si è parlato di una distinta nozione previdenziale di lavoratore subordinato. La terza nozione europea di lavoratore è ,come detto, quella lasciata ai agli ordinamenti nazionali che serve a ritagliare l’ambito applicativo di buona parte delle direttive in materia di lavoro.

Si tratta di tre definizioni funzionalmente diverse, in quanto volte a perseguire rispettivamente fini di uniformazione, coordinamento ed armonizzazione parziale delle discipline.
2. Subordinazione e libera circolazione dei lavoratori

Secondo una giurisprudenza costante ai fini della determinazione dell’ambito applicativo dell’attuale art. 45 TFUE “la caratteristica essenziale del rapporto di lavoro è la circosta
nza che una persona fornisca prestazioni di indiscusso valore economico ad un’altra persona e sotto la direzione della stessa, ricevendo come contropartita una retribuzione”. La ampia definizione funzionale dei criteri ogg nei quali si articola la nozione d subordinazione è garanzia della più estesa e uniforme applicazione dell art 45 TFUE. La necessità che la nozione sia fissata inderogabilmente a livello europeo è sempre stata affermata, a partire dal celebre caso Unger in cui la corte dice che il termine lavoratore , come anche la espressione lavoratore subordinato, ha un significato comunitario. L’instaurazione della libertà di circolazione più ampia possibile dei lavoratori rientra tra i fondamenti della comunità e la necessaria uniformità applicativa di tali principi impone una nozione fissata inderogabilmente a livello europeo. Nella sua giurisprudenza la corte si richiama a tre criteri oggettivi d’individuazione della sfera applicativa dell’articolo 45 TFUE e sono: • il carattere “reale ed effettivo” della prestazione personalmente resa; • la soggezione al potere di direzione del destinatario della stessa; • la natura onerosa della prestazione. Di tali criteri in realtà solo il secondo serve ad identificare e a qualificare il rapporto di lavoro come di natura subordinata mentre il primo e il terzo valgono essenzialmente ad individuare la natura economica della prestazione resa dal lavoratore. La corte utilizza un concetto assai ampio ed elastico di etero-direzione (è riluttante a definire in che cosa consista prestare la propria opera “sotto la direzione” di un altro soggetto) ma anzi non pare azzardato dire che quello impiegato nella giurisprudenza in materia sia più un criterio di “etero-organizzazione”. Nel senso che la corte non guarda al potere di conformazione della prestazione nella forma della puntuale determinazione unilaterale delle sue modalità di esecuzione ma piuttosto al collegamento funzionale tra l’at
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