Prepara gli esami con i nostri Tutor Online prova gratis

APPUNTI DI DIRITTO AMMINISTRATIVO, Appunti di Diritto Amministrativo. Università di Pisa

Diritto Amministrativo

Descrizione: Nozioni, fonti, enti pubblici, Pubblico Impiego, attività P.A. Provv. Amm.
Mostro le pagine  1  -  2  di  36
APPUNTI DIRITTO AMMINISTRATIVO
LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
In diritto il termine Pubblica Amministrazione ha un duplice significato:
IN SENSO OGGETTIVO è una funzione pubblica (funzione amministrativa), consistente nell'attività
volta alla cura degli interessi della collettività (interessi pubblici), predeterminati in sede di indirizzo
politico;
IN SENSO SOGGETTIVO è l'insieme dei soggetti che esercitano tale funzione.
La pubblica amministrazione svolge tanto attività giuridiche, che si manifestano in atti giuridici, quanto
attività meramente materiali. L'attività giuridica può estrinsecarsi in provvedimenti, attraverso i quali
vengono esercitati poteri autoritativi, ossia pubbliche potestà (attività iure imperii), oppure in atti di diritto
privato (atti di gestione), tra cui i contratti, adottati in virtù dell'autonomia privata di cui i soggetti della
pubblica amministrazione dispongono come tutti i soggetti giuridici (attività iure gestionis).
L'ordinamento può anche consentire all'organo amministrativo di utilizzare atti consensuali e non autoritativi,
quali le convenzioni, in luogo del provvedimento o, quantomeno, ad integrazione del medesimo; si parla, in
questi casi, di modulo consensuale dell'esercizio della funzione amministrativa: nell'ordinamento italiano un
esempio è offerto dagli accordi previsti dall'art. 11 della legge n. 241/1990. In questi casi, così come quando
agisce iure gestionis, la pubblica amministrazione si spoglia della posizione di supremazia nei confronti dei
destinatari dei suoi atti, che invece connota l'attività iure imperii, ponendosi in una posizione
tendenzialmente paritaria nei loro confronti, ragione per cui si parla di attività paritetica.
IL DIRITTO AMMINISTRATIVO E LA FUNZIONE AMMINISTRATIVA
La FUNZIONE AMMINISTRATIVA si distingue da quella legislativa (o, più in generale, normativa) perché
quest'ultima si traduce nella creazione di norme (tendenzialmente) generali ed astratte, con efficacia erga
omnes, laddove l'amministrazione provvede tendenzialmente per il caso singolo, mediante norme speciali e
concrete, aventi efficacia inter partes. Peraltro, vi sono anche atti della pubblica amministrazione che hanno
come destinatari una pluralità indeterminata di soggetti (atti generali); alcuni di questi contengono norme
non solo generali ma anche astratte, perché applicabili ad una pluralità indeterminata di casi, nel qual caso si
tratta di veri e propri atti normativi (regolamenti) e siamo di fronte all'esercizio di funzioni materialmente
normative da parte di organi amministrativi, in deroga al principio di separazione dei poteri. La funzione
amministrativa si differenzia, invece, dalla funzione giurisdizionale per la particolare posizione di terzietà del
giudice che caratterizza quest'ultima.
In virtù del principio di legalità, proprio dello stato di diritto, gli organi della pubblica amministrazione
possono esercitare le sole potestà loro conferite dalle norme, tendenzialmente generali e astratte, poste dal
potere legislativo e le devono esercitare in conformità a tali norme. Il principio vale anche per gli atti
formalmente amministrativi con i quali viene esercitata una funzione materialmente normativa, ossia per i
regolamenti, i quali, pertanto, non potranno che essere subordinati alla legge nella gerarchia delle fonti del
diritto.
Funzione amministrativa e discrezionalità
2
In quanto diretta alla cura di interessi pubblici predeterminati in sede politica, la funzione amministrativa è
attività non libera nel fine a differenza dell'attività svolta dai soggetti di diritto nell'ambito della loro
autonomia privata. Di solito il legislatore stabilisce l'interesse pubblico da perseguire, lasciando all'organo
amministrativo un margine più o meno ampio di scelta sul modo per farlo; in ordine a tale scelta l'organo
deve ponderare l'interesse pubblico affidato alle sue cure (interesse primario) con gli altri interessi, pubblici o
privati, con esso confliggenti (interessi secondari), per stabilire se questi ultimi devono recedere di fronte al
primo. Si parla in questi casi di discrezionalità amministrativa. Se l'attività amministrativa è tipicamente
discrezionale, non mancano tuttavia casi di attività amministrativa vincolata, laddove il legislatore ha ritenuto
di dover effettuare una volta per tutte la ponderazione degli interessi in gioco, stabilendo in modo puntuale
ed esaustivo i contenuti dell'attività che deve essere posta in essere dall'organo amministrativo.
IL SISTEMA DELLE FONTI DEL DIRITTO AMMINISTRATIVO
Le fonti del diritto amministrativo possono essere adeguatamente rappresentate solo in chiave evolutiva, in
quanto dal 1865 ad oggi vi sono stati profondi mutamenti istituzionali e ordinamentali che hanno
rivoluzionato l'impianto originario.
Attualmente, per il diritto amministrativo si distinguono:
fonti ordinarie: fatti o atti idonei a produrre norme giuridiche secondo le previsioni dell'ordinamento
giuridico, al fine di innovarlo.
La Costituzione non indica quali siano i fatti o gli atti idonei ad innovare l'ordinamento stesso: solo nelle
Disposizioni sulla legge in generale (Codice Civile) dette "preleggi" è formulata una gerarchia delle fonti,
peraltro non tassativa e quindi modificabile (ricordiamo infatti che nell'elenco sono ancora incluse le norme
corporative e ovviamente, data l'epoca, nulla è detto sulla costituzione), tanto più che il Codice del 1942 è
adottato con Regio decreto ed è quindi privo di forza costituzionale.
fonti extra ordinem: norme poste da soggetti privi di potestà normativa e con modalità anomale
rispetto alle previsioni dell'ordinamento, secondo il principio di necessità (ad es. il decreto legge).
fonti atipiche: si collocano ad un livello intermedio tra le fonti di grado costituzionale e le leggi
ordinarie (ad es. il diritto comunitario, i referendum abrogativi e le sentenze della Corte
costituzionale).
Le fonti del diritto si distinguono in fonti di cognizione e fonti di produzione.
Per “fonti di cognizione”, s'intende l'insieme dei documenti che forniscono la conoscibilità legale della norma
e sono, quindi, i documenti che raccolgono i testi delle norme giuridiche, come la Costituzione, la Gazzetta
Ufficiale, i codici.
Per "fonti di produzione", s'intentono gli atti e i fatti idonei a produrre norme giuridiche. Le fonti di
produzione si distinguono a loro volta in fonti-atto e fonti-fatto.
I rapporti tra le fonti, considerati in base alla loro posizione sistematica, possono essere:
di gerarchia;
di competenza;
cronologico
La preview di questo documento finisce qui| Per favore o per leggere il documento completo o scaricarlo.
Informazioni sul documento
Caricato da: sabry80
Visite: 11437
Downloads : 22
Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università di Pisa
Tags: nozioni
Data di caricamento: 10/06/2012
Incorpora questo documento nel tuo sito web:
skin182005 - Università di Milano-Bicocca

ottimo!

02/04/13 16:19
skin182005 - Università di Milano-Bicocca

ottimo!

02/04/13 16:17
Docsity non è ottimizzato per il browser che stai usando. Per una miglior fruizione usa Internet Explorer 9+, Chrome, Firefox o Safari! Scarica Google Chrome