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Realtà sociale e ordinamento giuridico, Appunti di Diritto Civile. Università della Calabria

Diritto Civile

Descrizione: Riassunto del corso di Diritto Civile. Esonero sulla parte prima(A) del Manuale di diritto civile di Perlingieri
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Parte prima: Nozioni introduttive e principi fondamentali
A. Realtà sociale e ordinamento giuridico.
1. Norme e comportamento. Le norme sono strumenti di valutazione del comportamento, che
può essere giudicato giusto o ingiusto, morale o immorale, lecito o illecito.
Valutare un comportamento equivale a dare un giudizio: questo giudizio è fondato o infondato, a
seconda se è giustificato da una norma.
Il linguaggio delle norme è dunque prescrittivo e non descrittivo, cioè comunica valutazioni che
vietano o permettono comportamenti, ma non descrivono eventi o emozioni.
La valutazione del comportamento è la funzione costante delle norme: ciascuna di esse è
portatrice di una regola e ciascuna è connessa all’altra.
Le norme assumono diverse tipologie in base alle materie che disciplinano: es. le norme di
organizzazione dell’impresa, le norme come regole costitutive e come regole di condotta di
comunità.
2. Giurisprudenza come scienza sociale. La valutazione del comportamento presuppone la
conoscenza delle regole e lo studio delle regole è una forma di conoscenza della società, che è
affidata alla giurisprudenza.
La giurisprudenza è la scienza del diritto ed è strettamente legata alla società in cui svolge la
sua funzione, ossia è influenzata dalle condizioni politiche, sociali, economiche, religiose, ecc.
Per questi motivi la giurisprudenza è da intendersi anche una scienza sociale che permette la
conoscenza della struttura e della funzionalità di uno stato.
Una regola si pone affinchè serva a qualcosa: la sua realizzazione è garantita da sanzioni positive
o negative.
Le sanzioni negative, qualificate solo come sanzioni, sono conseguenze sfavorevoli inflitte a
colui che ha violato la norma (es: risarcimento del danno); esse non riguardano le pene restrittive
della libertà essendo campo del diritto penale. Le sanzioni positive sono conseguenze favorevoli
per colui che ha osservato le norme (es: leggi di incentivazione riguardanti una politica fiscale di
favore).
Il diritto positivo è il diritto prevalentemente scritto posto da fonti predeterminate e
riconoscibili; esso ha la funzione di:
a) conservare le situazioni presenti nella società conformando le proprie regole a quelle
sociali preesistenti;
b) trasformare, sotto la spinta di interessi alternativi, l’esistente modificando la società.
La coattività è carattere fondamentale dell’ordinamento giuridico nel suo complesso, non di
ogni singola regola giuridica; consiste nella sanzionabilità delle situazioni. Questo però non vale
sempre, infatti esempi di regole non coattive si riscontrano nell’ambito sia di rapporti
patrimoniali ma soprattutto non patrimoniali, come nell’ambito del rapporto matrimoniale, che
non sono coercibili mediante sanzioni.
3. Diritto, morale e regole non giuridiche. Il compito del diritto è di prevenire e sciogliere i
conflitti sociali; esso si basa su un consenso morale di fondo. Quando la norma è rilevante non
basta lasciarla alla mera esecuzione della moralità, ma essa viene trascritta per essere applicata. Il
diritto e la morale nella maggior parte dei casi sono complementari: quanto al contenuto, la
differenza sta solo nel fatto che nel diritto vi è la necessità di definire in anticipo la fattispecie da
regolare, quali siano le sanzioni, fissare il risarcimento, ecc…: quanto alla forma, le regole
morali non sono rispettate se manca la convinzione interiore di chi agisce, per le regole
giuridiche basterebbe invece l’osservanza esteriore del comando, il timore della sanzione. Questo
collegamento tra diritto e morale non è sempre verificato, in quanto in alcune fattispecie il diritto
e la morale entrano in conflitto (es: l’aborto).
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4. Linguaggio giuridico e linguaggio comune. Il linguaggio giuridico non coincide sempre con
quello comune: esso, infatti, assegna alle parole una qualificazione giuridica che implica delle
conseguenze giuridiche.
Esiste quindi, per ogni termine, una definizione legislativa che, anche se dà una definizione
vincolata del termine, è sempre sottoposta ad interpretazione. Le definizioni legislative sono
adeguate o inadeguate, non vere o false: sono adeguate, se congruenti con la realtà dei
comportamenti.
A volte il linguaggio giuridico e quello naturale hanno un nesso molto stretto, che pone in essere
alcuni termini di confine, come persona, interesse e promessa.
Con queste espressioni il sistema giuridico entra in contatto con la realtà.
Non tutti i termini sono definiti dalle norme giuridiche, ma alcuni, come le definizioni
dottrinali, sono definiti dalla dottrina.
Senza queste il linguaggio dei giuristi e delle leggi sarebbe poco comprensibile.
5. Segue. Disposizione, articolo, norma. Regole e principi come norme.
Il diritto non definisce la norma, la regola e il principio, ma li presuppone.
La disposizione è un enunciato che fa parte di un testo che è fonte del diritto. Ogni disposizione
ha almeno un significato, a cui si è giunti con l’interpretazione.
La disposizione interpretata esprime una norma con la quale si valuta una condotta.
Nella norma si identificano una fattispecie astratta e una concreta: l’astratta è costituita dalle
circostanze previste dalla norma; la concreta consiste nella fase di identificazione della
situazione reale con quella astratta e nell’applicazione delle conseguenze previste.
Abbiamo poi l’articolo, che è la partizione interna di una legge e serve unicamente per
indicare a quale enunciato si intende far riferimento.
Esso è utile quando la legge è lunga e complessa. Se ha più capoversi si divide in commi e può
contenere una o più norme.
Una disposizione è ricavabile non solo da un unico articolo, ma dalla combinazione di più
articoli contenuti in leggi diverse.
Importante è il rapporto esistente fra regole e principi: entrambi sono norme.
La regola è una norma che richiede un insieme sufficientemente specifico di comportamenti per
la sua soddisfazione.
Il principio è norma che impone la massima realizzazione di un valore: è sempre applicabile ad
una nuova fattispecie.
Il principio si afferma non con un’unica intensità e non con un'unica soluzione perché esso è
norma aperta ad una molteplicità di soluzioni.
Ogni regola è riconducibile almeno ad un principio. La regola riguarda un
comportamento e lo valuta: questo, se valutato positivamente, costituisce un modo di realizzare
un principio.
La regola è quindi una scelta tra le molteplici opportunità di realizzazione di un principio:
nessuna regola ha senso se non sia riferita ad un principio.
Un problema che ci si pone è se la regola sia congruente col principio e se ne sia l’unica
modalità di attuazione.
La norma eccezionale è una regola non riconducibile in via immediata al principio.
La norma inderogabile, invece, è una regola valutata come l’unica modalità di attuazione del
corrispondente principio.
La norma eccezionale non si può applicare otre i casi e i tempi in essa considerati; quella
speciale, invece, è dettata per materie particolari in un tipo più generale; essa può essere
applicata per analogia.
Le regole speciali non sono necessariamente eccezionali: per essere tali non è sufficiente la
particolarità della materia, ma occorre che sussista un contrasto con il principio.
Quella eccezionale è, invece, una prescrizione dettata per problemi singolari (1) o per fattispecie
atipiche (2).
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Informazioni sul documento
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Downloads : 50+
Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università della Calabria
Data di caricamento: 14/10/2011
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pompeaecosimo2 - Università di Salerno

bellissimi

19/04/13 19:28
pompeaecosimo2 - Università di Salerno

perfect

19/04/13 19:25
stella19 - Università della Calabria

grazie!

28/05/12 10:52
catherin87 - Università Magna Graecia di Catanzaro

utile!

02/05/12 23:58
gabry86 - Università di Cassino

complimenti!!!

31/01/12 15:06
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