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BOGNETTI - LA DIVISIONE DEI POTERI, Sintesi di Diritto Pubblico Comparato. Università di Milano

Diritto Pubblico Comparato

Descrizione: Riassunto del libro la divisione dei poteri
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GIOVANNI BOGNETTI, LA DIVISIONE DEI POTERI
1 – La divisione dei poteri come assetto organizzativo dello Stato moderno occidentale
Con l’espressione “divisione dei poteri” ci riferiamo ad un particolare modello di articolazione di
organi e di rispettive funzioni in seno all’apparato autoritativo di uno Stato.
Il modello della divisione si contrappone a quello della concentrazione dei poteri.
Parlando di divisione dei poteri, possiamo riferirci alla divisione verticale o ORIZZONTALE.
Quella verticale fa riferimento ad una distribuzione di poteri effettuata tra enti giuridicamente
collocati l’uno sovrapposto all’altro, e quindi la divisione verticale dei poteri è generalmente trattata
sotto la voce di federalismo.
La divisione orizzontale dei poteri, su cui si sofferma il saggio di Bognetti, si realizza
nell’organizzazione di funzioni tra organi che appartengono allo stesso ente giuridico, lo
Stato - apparato.
La divisione (orizzontale) dei poteri è un modello istituzionale che appartiene alla storia dello Stato
occidentale, più precisamente a quella fase della storia in cui alla forma di Stato assoluto si
sostituisce lo Stato liberale.
Il modello pertanto, storicamente, nasce con l’intento di evitare l’instaurarsi di un regime autoritario
ed oppressivo, prevaricatore.
La caratteristica specifica della divisione dei poteri rispetto alle altre forme di limitazione alla
concentrazione di poteri precedenti ad essa, è il suo legame inscindibile con il ruolo della civiltà
borghese - liberale.
Obiettivo della borghesia era infatti la creazione di uno Stato che svolgesse un ruolo protettivo dei
diritti di libertà dell’individuo per far sì che la società, tramite i suoi individui, si organizzasse
autonomamente in ogni campo, senza interferenze nel suo funzionamento.
Quando, sul finire dell’ottocento e poi in America nel 1937 (dopo il New Deal di Roosevelt),
lo Stato astensionista finisce, insieme con esso è finita la divisione dei poteri che lo aveva
accompagnato.
Lo Stato contemporaneo, divenuto interventista, è evoluto dal modello “classico” verso un modello
nuovo di divisione dei poteri, lo Stato “sociale”.
2 – Dalla concentrazione dei poteri dello Stato assoluto alla divisione dello Stato liberale
Lo Stato moderno (o comunque senz’altro lo Stato) nasce in Europa con il supermento
dell’accentuato pluralismo politico-giuridico medievale.
Vengono sottratti a soggetti prima dotati di competenze autoritative (i signori feudali, le città
autonome, le signorie) tutti i poteri di cui godevano, nonostante la società rimanga divisa in quegli
incasellamenti medievali che erano le corporazioni e i ceti.
Tra 1500 e 1700 i poteri di imperio sottratti ai soggetti della società civile vengono attribuiti ad un
sovrano che solitamente è incarnato da un monarca o un principe ereditario.
Tipica forma si governo dell’epoca è la monarchia con il monopolio delle potestà di comando, la
monarchia assoluta, caratterizzata da un’accentuata concentrazione di poteri.
Il carattere assoluto dello Stato dipende dal fatto che il principe può modificare con semplice sua
ordinanza il diritto vigente, senza il consenso delle rappresentanze dei ceti.
La rivolta contro lo Stato assoluto e il governo a poteri concentrati avvenne cause e tempi diversi a
seconda dei paesi europei, ma il fattore determinante che operò in tutti gli ambienti è l’idea liberale
dei diritti fondamentali che ogni buon ordinamento deve riconoscere all’individuo come tale e, di
conseguenza, nei suoi rapporti con lo Stato – apparato.
L’ordinamento comincia così a tutelare ampie sfere di libertà dell’individuo, dal settore religioso a
quello culturale, da quello economico a quello delle relazioni private.
Gli individui, entro queste sfere di libertà, devono formalmente essere trattate in modo uguale dalla
legge (uguaglianza formale), e prima conseguenza di questo principio è il crollo della ripartizione in
ceti chiusi della società civile e dell’irreggimentazione del lavoro nelle corporazioni.
Moneta e sistema tributario devono essere governati in modo da non turbare le operazioni di
mercato, evitando effetti redistributivi della ricchezza che, d’altronde, il mercato avrebbe generato
spontaneamente (teoria del liberismo di Adam Smith).
Per governare un ordinamento fondato sui diritti individuali di libertà e sulla separatezza tra Stato e
società civile, con il non-intervento statale, non poteva essere più adeguato lo schema organizzativo
della concentrazione di poteri.
Una prima attuazione del nuovo schema di divisione si è attuato in Inghilterra a seguito della
Glorious Revolution del 1688, con la firma del Bill of Rights e dell’Act of Settlement che negarono
alla corona il potere di emanare norme in deroga alla common law e stabilirono l’indipendenza dei
giudici.
In seguito la divisione dei poteri si moltiplicò in diverse nuove versioni in Europa e USA.
IDEAL-TIPO DELLA DIVISIONE “CLASSICA” O LIBERALE DEI POTERI
Le funzioni fondamentali dello Stato sono quella normativa o legislativa, ossia la funzione di
porre norme generali ed astratte che integrino o modifichino l’ordinamento giuridico, quella
esecutiva, ossia la funzione attuativa dell’interesse pubblico e della volontà legislativa
mediante atti di esecuzione, e quella giurisdizionale, ossia la funzione di decidere le
controversie insorte per presunte violazioni dell’ordinamento giuridico.
Si capisce subito che un’impostazione di questo tipo riflette una concezione che si preoccupi
soprattutto di porre lo Stato a servizio della sicurezza personale delle persone e dei loro
diritti di libertà.
La norma posta dalla funzione legislativa definisce diritti e doveri delle persone e segna
binari obbligati per le altre due funzioni esecutiva e giurisdizionale.
Infatti l’esercizio della funzione esecutiva deve contenersi rigorosamente entro i binari
fissati dalle norme del legislativo, sotto pena di invalidità dei suoi atti.
La funzione giurisdizionale deve decidere le controversie sulla base di norme che la
funzione legislativa ha emanate.
Le tre funzioni fondamentali dello Stato devono venire attribuite a tre organi o gruppi di
organi nettamente distinti gli uni dagli altri.
Il modello dà vita a tre fondamentali Poteri dello Stato (P maiuscola perche il termine si
riferisce a tre soggetti istituzionali attivi cui ineriscono poteri o potestà), ossia il Legislativo,
l’Esecutivo e il Giudiziario.
Il sistematico cumulo delle funzioni fondamentali negli stessi soggetti rischierebbe di
inquinare il loro appropriato esercizio. Non devono invece considerarsi violazioni o
eccezioni al principio le ipotesi di parziale partecipazione, interferenza o controllo di un
Potere nei confronti di attività che, normalmente, appartengano ad un altro Potere.
Questi vanno considerati come un “blocco”, un “freno”, un “bilanciamento” dei meccanismi
complessivi dello Stato – apparato, per operare un rallentamento complessivo della
macchina statale (come avviene con il potere di veto riconosciuto dalla Costituzione
americana in capo al Presidente per “sanzionare” le leggi del legislativo).
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Informazioni sul documento
Caricato da: nataly
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Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università di Milano
Data di caricamento: 30/01/2012
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sabina_gatto - Università di Milano

ben fatto!

31/01/13 13:08
sabina2 - Libera Università Carlo Cattaneo

Grazie =)

23/03/12 14:32
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