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Bianca, Riassunto Completo 168 pagg, Riassunti di Diritto Civile. Università Alma Mater di Bologna

Diritto Civile

Descrizione:  Riassunto di diritto civile tratti dal testo Bianca. Completo e fatto benissimo. Esaustivo.
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I RAPPORTI CONTRATTUALI DI FATTO
Per rapporti contrattuali di fatto si intendono per i rapporti modellati secondo il
contenuto di un determinato contratto tipico, che non lo scaturiscono però da atti di
autonomia privata ma adattati socialmente rilevanti.
Nella nozione di contratti di fatto si comprendano alcuni rapporti (società di fatto,
lavoro subordinato di fatto, gestione di fatto) svoltisi come se costituiti su base
negoziale, ma che tale fonte non hanno per non essere state osservate norme
cogenti (relative al concorso di elementi determinati) richiesti a pena di nullità: in
tali casi, il contratto regolare non si costituisce, ma l'ordinamento intende salvare
determinate situazioni costituitesi per effetto del rapporto svoltosi di fatto che
stabilisce che, sulla base della specifica attività tenuta nell'ambito di un rapporto di
fatto adeguantesi a quello giuridico, nasca una corrispondente obbligazione. Questa
obbligazione pertanto deriva non da un contratto ma da un fatto idoneo a produrla
in conformità dell'ordinamento giuridico: quindi si determina l'esigenza di stabilire
caso per caso se ne l'ordinamento si trovi una norma che stabilisca, in relazione alla
concreta attività svolta, il costituirsi di un'obbligazione con contenuto analogo a
quello della obbligazione ex contractu.
Origine storica
Da un punto di vista storico l'origine della dottrina dei rapporti contrattuali di fatto
è nata in Germania nell'era nazista e nacque come una sorta di denunzia della crisi
della concezione individualista dell'ordinamento (espressa dal contratto) e dalla
affermazione della forza dei fatti sociali quale fonte generale dei rapporti
interprivati. Tuttavia, in questi termini la dottrina dei rapporti contrattuali di fatto
ebbe vita breve anche perché la dottrina prevalente non fu disposta ad accettare lo
svilimento del valore, del ruolo dell'autonomia privata sia perché fu piuttosto facile
contestare la generale idoneità dei fatti a creare rapporti di contenuto patrimoniale.
Tuttavia, la dottrina dei rapporti contrattuali di fatto ha continuato ad avere un certo
seguito nel caso dei rapporti contrattuali di massa come ad esempio nel caso dei
servizi pubblici in particolare l'esempio può essere quello di chi sale su un autobus
e perciò stesso e tenuto a pagare il biglietto. In questi rapporti, una parte della
dottrina, ha affermato che non vi è una vera e propria fattispecie contrattuale perché
ciò che pone in essere il rapporto in questi casi non è tanto uno scambio di consensi
mai fatto obiettivo della utilizzazione della prestazione a pagamento.
LE PARTI
1. Per parte del contratto o contraente in senso sostanziale si intende il titolare
del rapporto contrattuale, cioè il soggetto cui è direttamente imputato
l’insieme degli effetti giuridici del contratto.
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2. Parte del contratto o contraente in senso formale è l'autore del contratto,
cioè il soggetto che emette le dichiarazioni contrattuali costitutive.
In generale si può affermare che le due figure, quella di contraente in senso
sostanziale e quella di contraente in senso formale, coincidono; tuttavia è possibile
che si verifichi uno scollamento tra di esse.
Ciò, ad esempio, avviene nell’ipotesi di rappresentanza diretta, dove il
rappresentante è parte formale in quanto concorre con la propria dichiarazione di
volontà alla formazione del contratto, mentre il rappresentato è il contraente in
senso sostanziale in quanto su di lui si riverseranno gli effetti del contratto.
Il contratto plurilaterale
Il contratto plurilaterale è il contratto costituito da più parti in senso sostanziale.
Secondo l'opinione comune della dottrina per parte deve intendersi il centro di
interessi; pertanto la nozione di parte prescinde dai soggetti e debba, piuttosto,
essere identificata nella posizione di interesse che si contrappone ad un'altra
posizione di interesse.
Tale opinione è supportata dalla lettera della legge che, a differenza della
formulazione del codice abrogato, parla di parti e non più di persone, proprio in
virtù del fatto che i contratti non sono necessariamente stipulati tra persone, ma da
una parte può esserci una singola persona e dall'altra un gruppo di persone.
Pertanto, il contratto plurilaterale si caratterizza, anzitutto, per la presenza di più
centri di interesse. Pertanto, a determinare in un contratto la pluralità non vale tanto
il numero assoluto dei soggetti che vengono il rapporto tra loro, quanto i centri di
interesse intorno ai quali i singoli soggetti si raggruppano.
Di conseguenza, non devono considerarsi contratti plurilaterali i contratti in cui
partecipa una pluralità di persone riconducibili a due contrapposti centri di interesse
(esempio: vendita dello stesso bene da parte di una pluralità di comproprietari). Tali
contratti sono chiamati, infatti, a parte complessa.
Vi sono due specie di contratto plurilaterale: la specie più comune è quella formata
dai contratti caratterizzati dallo scopo comune che le diverse parti del contratto
intendono perseguire. Sono di questo tipo: i contratti societari, consortili, quelli di
associazione.
Un principio generale valido per questi tipi di contratto è che il vizio che colpisce il
vincolo partecipativo di uno dei contraenti non si estende all'intero contratto
(come invece accadrebbe nei contratti bilaterali) salvo però che il vincolo debba
considerarsi, secondo le circostanze, essenziale per la vita del contratto stesso (si
tratta di nullità parziale in senso soggettivo).
In applicazione, infatti, del principio di conservazione del contratto la legge
considera valido il contratto quando, prescindendo dalla partecipazione di quel
soggetto, sia comunque possibile il raggiungimento dello scopo.
L'altra specie di contratti plurilaterali, peraltro non numerosi, è formata da quelli
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caratterizzati non dallo scopo comune in quanto ciascun contraente è spinto alla
conclusione del contratto da un interesse proprio, distinto rispetto a quello degli
altri contraenti. Proprio in considerazione di ciò si esclude che nei confronti di
questa tipologia di contratto possa trovare applicazione il principio prima esposto.
Esempio di questa tipologia di contratti caratterizzati non dallo scopo comune sono:
il contratto divisorio (art.1111) cioè il contratto che si stipula tra i titolari di un bene
in comunione e che ha per oggetto lo scioglimento della stessa e dopo del quale
ciascuno dei contitolari diventa proprietario della porzione del bene attribuitagli.
Altro contratto è la cessione delle contratto che si verifica quando una parte di un
contratto a prestazioni corrispettive trasferisce, con il consenso della sua
controparte, la propria posizione contrattuale ad un terzo soggetto cessionario.
Il contratto sotto falso nome e sotto nome altrui
Per contratto sotto falso nome si intende il contratto che la parte stipula assumendo
una falsa identità giuridica. La circostanza che una parte stipula sotto falso nome è
priva di importanza nei contratti a soggetto indifferente, dove l'identità giuridica di
una delle parti è irrilevante per l'altra, di regola ciò avviene nei contratti di massa
aventi ad oggetto servizi e beni di consumo.
Nei contratti a rilevanza personale (cioè quei contratti in cui le qualità personali o
patrimoniali della parte rilevano ai fini dell'esatto adempimento) l'assunzione di un
falso nome non impedisce il sorgere del vincolo contrattuale in capo al contraente
falsamente denominatosi. La falsa denominazione giuridica non esclude, infatti,
che la parte sia esattamente identificata, ad esempio, nella sua identità fisica o
professionale.
Pertanto, il contratto del quale una delle parti usi un nome diverso da quello
risultante dei registri anagrafici non è nullo annullabile, ma semplicemente
viziato da errore materiale suscettibile di rettifica. Infatti, non solo l'accordo è stato
raggiunto tra parti fisicamente presenti ed individuate, ma l'uso di un nome fittizio
non ha determinato un errore sull'identità dell'altro contraente.
Diversa si presenta la questione se il contraente stipula il contratto sotto nome
altrui, cioè usurpando il nome altrui. In tal caso, la controparte può far valere
l'error in personae, sempre che l'errore sia essenziale, cioè determinante ai fini del
consenso.
Fermo restando che tale contratto non produce alcun effetto per i soggetto il cui
nome è stato usurpato, si discute se esso produce effetti per l'usurpatore.
1. Una corrente di pensiero riferisce il contratto alla persona di cui il contraente
assume il nome ma (ovviamente) lo reputa nullo per mancanza del consenso,
in quanto la parte cui il contratto si riferisce non ha manifestato alcuna
volontà negoziale.
2. Altra dottrina ritiene, invece, che possa applicarsi lo schema della
rappresentanza senza potere ogni qualvolta che, dalla interpretazione del
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contratto, risulti che la controparte ha contrattato con l'usurpatore solo a
causa del nome speso e che, a sua volta, l'usurpatore ha utilizzato il nome
altrui con tale consapevolezza. L'usurpatore sarebbe, infatti, da considerare
come un rappresentante del vero portatore del nome. In realtà, punto debole
di quest'opinione rimane il fatto che chi contrae in proprio sotto nome altrui
riferisce comunque il contratto a se medesimo quale autore della
dichiarazione. L'ipotesi di contratto riferito esclusivamente alla persona di
cui il contraente assume il nome è stata ravvisata nella conclusione del
contratto tra assenti. Infatti, in questo caso l'unico elemento che si offre al
destinatario per l'identificazione della sua controparte contrattuale è il nome
indicato, speso e il contratto sarà pertanto riferibile soltanto al portatore del
nome.
Può tuttavia obiettarsi che neppure tale circostanza (la lontananza dei contraenti)
vale ad escludere il riferimento alla persona delle contraente come colui che emette
(comunicandola per posta o con altri mezzi) la dichiarazione contrattuale.
Di ciò contratti conferma dal rilievo che chi contrae a distanza assume pur sembra
il vincolo contrattuale quale autore della proposta o dell'accettazione anche se
ricorrere ad un nome di fantasia.
E', infatti, l'emissione della dichiarazione contrattuale che identifica obiettivamente
l'autore delle contratto.
Sul piano degli interessi la posizione della controparte prova adeguata tutela nella
scelta tra l'esecuzione del contratto nei confronti del contraente che ha contratto
sotto non altrui e l'annullamento del contratto per errore essenziale sulla persona se
ne ricorrono gli estremi. Colui che ha usurpato il nome non merita alcuna
protezione e per il principio di autoresponsabilità risponde comunque dell'impegno
assunto.
LA RAPPRESENTANZA
Nozione generale di rappresentanza
La rappresentanza è il potere di un soggetto (detto rappresentante) di compiere atti
giuridici in nome e per conto di un altro soggetto (detto rappresentato). Questa
nozione concerne propriamente la c.d. Rappresentanza diretta.
Infatti, accanto alla rappresentanza diretta si pone la rappresentanza indiretta
(detta anche rappresentanza di interessi) che indica la legittimazione del soggetto
ad agire in nome proprio nell'interesse altrui.
Quindi, nella rappresentanza diretta il rappresentante agisce nel nome e per conto
della rappresentato; quindi sue caratteristiche sono:
a. La spendita del non altrui (c.d. contemplatio domini). Tuttavia, occorre
precisare, che l'esternazione del potere rappresentativo può avvenire anche
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Universita: Università Alma Mater di Bologna
Data di caricamento: 25/10/2010
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aquilonia - Università del Molise

perfetto grazie

14/05/13 03:28
andrealaviola - Università non definita

ottimooo

02/05/13 08:16
brons - Università di Bari

ottimo!!

01/05/13 06:14
_.lula - Università di Ferrara

Sembra ben fatto !! Grazie :D

26/04/13 12:40
tiziano.ozza - Università di Verona

Grazie!!

15/04/13 12:57
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