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CAPITOLO 2-diritto regionale. A.D'atena, Riassunti di Diritto Regionale. Università dell'Insubria

Diritto Regionale

Descrizione: Riassunto 2°capitolo
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CAPITOLO 2
IL REGIONALISMO NELLA VICENDA
COSTITUZIONALE ITALIANA
L’istituzione delle regioni ha rappresentato una delle maggiori novità del
disegno istituzionale delineato dalla Costituzione repubblicana.
Aspetti di ascendenza spagnola: le competenze delle regioni sono competenze
enumerate; categoria delle regioni ad autonomia speciale; mancata previsione
di una Camera delle regioni.
Aspetti di inuenza federale: costituzionalizzazione della disciplina delle
competenze; competenza concorrente su riparto verticale.
Ma il disegno complessivo messo a punto dall’Assemblea costituente era
improntato a una logica fondamentalmente garantistica.
La ripartizione delle competenze tra lo Stato e le regioni era direttamente
stabilita da fonti costituzionali: la Costituzione, al titolo V e gli statuti
regionali speciali. Per le regioni la
Carta non si limitava a garantire l’esistenza ma anche il contenuto
dell’autonomia: identicando direttamente gli ambiti in cui essa poteva
dispiegarsi ed i limiti alla stessa apposti. La connotazione garantistica
della disciplina dettata per le regioni era accresciuta dalla sua giustiziabilità:
alle regioni e allo Stato è riconosciuto il potere di sottoporre al giudizio della
Corte Costituzionale gli atti di Stato e regioni che ritenessero lesivi del riparto
costituzionale delle competenze.
La disciplina costituzionale diceva “di che cosa” le regioni potessero occuparsi
e chiariva “come” le regioni dovessero operare. Il principio sotteso non era
quello dell’esclusività ma della concorrenza in base al quale nessuna materia
di pertinenza regionale era sottratta all’intervento legislativo dello Stato. Il
modello accolto è quello del riparto verticale delle competenze, che trovava
espressione in due regole enunciate dall’art. 117 c.1: (prima della riforma)
- nelle materie regionali elencate, lo Stato doveva limitarsi alla ssazione, in
apposite leggi-cornice, dei principi fondamentali, lasciando alle regioni la
disciplina di dettaglio; - riserva di legge
statale per la ssazione di tali principi.
Ma questo modello non è mai stato realmente attuato infatti nella realtà è stato
aermato un assetto molto diverso infatti buona parte dei capisaldi erano stati
travolti:
riparto verticale nelle materie assegnate alle regioni, lo Stato non si
limitava a stabilire i principi fondamentali ma interveniva frequentemente
con norme di dettaglio.
competenza amministrativa delle regioni costruita dalla Costituzione
come una competenza esclusiva, si è trasformata in competenza
concorrente, per eetto del riconoscimento allo Stato di poteri sostitutivi
e della funzione di indirizzo e coordinamento;
materie regionali esse venivano liberamente denite e ridenite dal
legislatore ordinario statale, arrogandosi un ruolo che l’art. 117
escludeva, ssando direttamente l’elenco e riservandone le integrazioni
alla legge costituzionale.
Alla crisi del modello costituzionale ha fortemente contribuito la circostanza
che le regioni siano state calate in una realtà istituzionale dominata dalla
presenza dei partiti politici nazionali fortemente centralizzati; le regioni non
hanno avuto la forza di contrapporre la logica della rappresentanza territoriale
a quella della mediazione partitica.
Il tema della riforma del regionalismo si è imposto all’inizio degli anni ’90 in
concomitanza con la crisi che ha scosso dalle fondamenta il sistema dei partiti.
Si è avviato così il processo che avrebbe portato alla riforma del titolo V. nel
corso della XIII legislatura sono state adottate 7 leggi costituzionali che hanno
modicato l’ordinamento giuridico italiano.
La riforma ha riguardato:
1. la distribuzione delle competenze tra centro e periferia l’alternativa
ovvero le competenze enumerate spettano allo Stato centrale mentre
alle entità substatali la competenza generale.
2. È stato imposto un nuovo tema quello della sussidiarietà (art.118) : si
è voluto codicare in Costituzione tale principio prevedendo che, ai ni
della distribuzione delle funzioni e dei compiti, la preferenza dovesse
essere accordata agli ambiti istituzionali o sociali più vicini agli
interessati.
3. la totale eliminazione dei controlli sugli atti regionali, il
rovesciamento dell’enumerazione delle competenze legislative
ed è stato privato il principio della concorrenza della centralità
che originariamente rivestiva. In particolare la legge 1/1999 ha
eliminato l’approvazione statale degli statuti regionali sostituendola con
una eventuale approvazione referendaria da parte della popolazione della
regione mentre la legge 3/2001 ha cancellato il controllo governativo
sulle leggi regionali prevedendo che i vizi di legittimità di tali atti possano
essere fatti valere esclusivamente in via giurisdizionale mediante
impugnativa successiva da parte dello Stato e fatto cadere il giudizio di
merito sulle leggi originariamente adato al parlamento ed ha abrogato
espressamente le norme riguardanti i controlli sugli atti amministrativi
delle regioni.
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Universita: Università dell'Insubria
Data di caricamento: 27/03/2013
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