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Riassunto esame di teoria dei sistemi giuridici - Rif: Forme di Stato e forme di governo, Pinelli , Sintesi di Diritto Costituzionale Comparato. Università di Teramo

Diritto Costituzionale Comparato

Descrizione: Appunti che ho redatto personalmente. Per l'esame studiare il testo: Forme di Stato e forme di governo di Pinelli limitatamente alle parti II e III, valido per sostenere l'esame di teoria dei sistemi giuridici
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CESARE PINELLI
CAP1
Lo Stato costituzionale si riferisce a un numero assai maggiore di esperienze, e nel frattempo modelli
diversi da quello parlamentare hanno rilevato prestazioni democratiche ad esso non inferiori.
Una volta riscontrata la ricorrenza, in un dato ordinamento dei principi costituzionali
liberaldemocratici, non ci si è chiesti più tanto se la forma di Governo fosse conforme alla
democrazia, quanto se fosse in grado di funzionare.
Anche se abbiamo cessato di distribuire patenti di democraticità a singoli modelli organizzativi, le
modalità del loro rendimento continuano a interessarci dal punto di vista democratico.
Es. il modello parlamentare. La stabilità di Governo è il più significativo indice di funzionalità di
questo modello: dal momento che la durata in carica del Governo dipende dalla permanenza del
rapporto di fiducia parlamentare, più a lungo il Governo resta in carica in corso di legislatura,
maggiore sarà il rendimento di quell’assetto istituzionale. Un Governo in grado di durare per tutto il
corso della legislatura potrà essere giudicato dagli elettori sia per le scelte che per le omissioni;e
maggiore è il numero dei governi succedutisi in una legislatura, minore sarà la visibilità dell’indirizzo
politico e la possibilità di dar vita a un effettivo circuito di responsabilità fra la maggioranza che era
uscita dalle urne e il corpo elettorale.
Es. modello presidenziale: gli elettori votano direttamente per un presidente che non può essere
rimosso dall’assemblea, e i titolari di ciascuna istituzione sono responsabili di fronte all’elettorato per
lo svolgimento delle funzioni ad essi rispettivamente assegnate dalla costituzione. La superiorità
consisterebbe nell’aver risolto preliminarmenteil problema della stabilità. Eppure lo stesso punto di
forza del modello presidenziale, la separazione, può convertirsi in un elemento di debolezza.
Anche le altre forme di Governo hanno il loro tallone d’Achille. Se così è, non serve ricercare il
modello migliore. Piuttosto, serve verificare come ciascuno affronta il rispettivo punto di debolezza.
Prospettiamo di seguito una classificazione delle forme di Governo, che concerne il solo profilo
dell’assetto istituzionale, senza tener conto di altri profili rilevanti.
Monista (elezioni a suffragio
universale del solo Parlamento)
Parlamentare( sistema a 3 organi: Parlamento,
Governo, capo di Stato)
Direttoriale(sistema a 2 organi: Parlamento e
Governo)
Dualista ( elezioni a suffragio
universale del Parlamento e del
presidente della repubblica)
Presidenziale(sistema a 2 organi: Parlamento,
presidente col suo Governo)
Parlamentare(sistema a 3 organi: Parlamento
presidente e Governo)
Ora, se conveniamo che il criterio distintivo tra presidenziale e parlamentare non risiede nel numero
degli organi di indirizzo politico eletti a suffragio universale (che conduce a distinguere tra monismo
e dualismo) ma dalla relazione di separazione ovvero di fiducia, tra gli organi di indirizzo dobbiamo
desumere che il ricorso a termine “semipresdienziale” confonde il secondo criterio col primo.
Dobbiamo a questo punto distinguere la comparazione tra le forme di Governo così classificate dalla
comparazione tra le esperienze riconducibili a ciascuna di esse.
La comparazione tra le esperienze riconducibili a ciascuna forma di Governo diventa praticabile solo
in riferimento al modello parlamentare, dal momento che il modello dualista pres. e quello monista
diretto. corrispondono all’esperienza di un solo ordinamento.
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A questo punto dobbiamo illustrare i principali criteri ed elementi di classificazione dei sistemi
politici ed elettorali per ricercare corrispondenze tra gli assetti istituzionali riconducibili al modello
parlamentare.
I criteri più impiegati sono il numero dei partiti e la loro dislocazione.
Perché quando i partiti in Parlamento sono solo 2, vi è certezza di dar vita a una maggioranza e ad una
sola posizione.
Più il numero dei partiti cresce, più aumenta l’incertezza di dar vita ad una maggioranza e
all’instabilità governativa.
Criterio di funzionalità: si può rinvenire solo nei casi di sistemi a multipartitismo temperato “la certa
adozione dello schema di base che contraddistingue la forma di Governo parlamentare”.
Il criterio del numero, pur integrato con quello della funzionalità, non riesce tuttavia a spiegare alcune
esperienze.
Attualmente si ricorre al numero solo per la relationem, cioè per distinguere i sistemi bipartitici dai
sistemi bipolari, che pur funzionando in modo simile ai primi, si caratterizzano per poli o coalizioni
aggregative di partiti: poiché la presenza di più partiti all’interno delle coalizioni può provocare più
facilmente la crisi di Governo.
Ove il centro del sistema politico sia stabilmente occupato da uno o più partiti, il sistema politico sarà
almeno tribolare. I sistemi multipolari (ossia almeno 3 poli) si contraddistinguono per tale
dislocazione delle forze parlamentari.
A questo punto possiamo distinguere i sistemi politici così:
- bipartitici, sempre corrispondenti ad un assetto monista parlamentare;
- bipolari, corrispondenti ad un assetto monista parlamentare o dualista parlamentare;
- multipolari, corrispondenti, di nuovo, ad un assetto monista parlamentare o dualista parlamentare.
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Il sistema elettorale viene correntemente definito il sistema con il quale i voti degli elettori vengono
trasformati in seggi parlamentari. In quanto tale, esso concorre sia a definire le condizioni della
democrazia rappresentativa, sia a strutturare i sistemi politici.
Col sistema proporzionale, i seggi sono assegnati alle liste elettorali che abbiano ottenuto il più alto
numero di voti sulla base di certi criteri che vedremo. Col maggioritario prevale l’esigenza di poter
disporre, all’indomani delle elezioni, di una maggioranza di seggi di un partito o schieramento a
scapito della rappresentatività delle scelte politiche espresse in voti degli elettori.
Oggi possiamo isolare le valenze ideologiche che si annidano nell’una come nell’altra posizione, e
confutarne il fondamento. L’equazione proporzionale =democrazia è smentita dall’elevato numero di
democrazie che adottano il sistema maggioritario, che però, non rende i partiti meno preda di
oligarchie.
Un sistema elettorale può concorrere a strutturare il sistema politico, e soprattutto a mantenerlo nelle
condizioni in cui era fin dall’inizio strutturato.
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le principali variabili connesse alla formula elettorale proporzionale possono individuarsi in:
a) dimensione dei collegi;
b) metodo per ripartite i voti in seggi;
c) eventuale previsione di clausole di sbarramento;
d) eventuale previsione di premi di maggioranza.
Le prime due variabili si collegano ad elementi che non possono mancare in qualunque sistema
elettorale ma i cui effetti sono rilevanti nei soli sistemi plurinominali.
Le altre 2 variabili consistono invece in correttivi al sistema proporzionale eventualmente previsti
dalla legislazione.
a) la dimensione dei collegi è una variabile fondamentale . minore è il numero dei seggi in palio,
maggiore sarà la disrappresentatività del sistema elettorale e quindi l’effetto maggioritario.
b) Un’altra variabile coessenziale al proporzionale, è costituita dai metodi di ripartizione dei voti
in seggi. I più importanti: i metodi del quoziente e del divisore. Il quoziente naturale è
ottenuto dividendo il numero dei voti ottenuti da tutte le liste nel collegio per il numero dei
seggi da assegnare. Il metodo del divisore consiste invece nel suddividere il numero dei voti,
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ottenuto da ogni lista, per una serie di numeri, onde rinvenire il comune divisore, cioè i voti
minimi necessari per aver diritto ad una seggio.
c) La clausole di sbarramento preclude la possibilità di ottenere seggi alle liste che abbiano
ottenuto a livello nazionale una percentuale di voti inferiore a una soglia oscillante tra il 2 e il
5%.
d) Un altro correttivo è il premio di maggioranza. Consiste nell’attribuzione di un certo numero
di seggi alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto la maggioranza assoluta od anche solo
relativa dei voti.
Riassumendo, in regime di proporzionale, la dimensione dei collegi è la variabile che può con
maggior certezza determinare rilevanti effetti maggioritari, così come la clausola di sbarramento
riduce l’eventuale frammentarietà del sistema politico.
Possiamo a questo punto ricercare eventuali corrispondenze fra sistemi politici, sistemi elettorali ed
assetti istituzionali di tipo parlamentare.
Un sistema proporzionale variamente corretto prevale laddove gli assetti istituzionali sono prefiguarti
in costituzione.
Il solo elemento comune è dato dalla prefigurazione costituzionale dell’assetto istituzionale. Per cui
distingueremo i gruppi di casi nei quali le costituzioni affrontano il problema della stabilità tramite
congegni di razionalizzazione, da quelli in cui lo affrontano accompagnando agli stessi congegni
l’elezione del capo dello Stato a suffragio universale.
- regno unito
Nel secondo dopo guerra, la prassi costituzionale britannica si è basata non solo su un assetto
bipartitico, ma sull’alternanza fra maggioranze parlamentari.
Secondo la “dottrina del mandato elettorale”, gli elettori scelgono non solo i propri rappresentanti, ma
anche e soprattutto l’indirizzo politico che il Governo dovrà impegnarsi ad attuare, salvo i casi di
emergenza.
L’alternativa “Governo di gabinetto “/”Governo del premier” presuppone, intanto, che il Governo
abbia assunto una capacità decisionale superiore a quella del Parlamento, se non la sua
emarginazione.
Cos’ un Governo che gode di una sicura maggioranza parlamentare avrà la certezza di vedere
approvato ogni progetto di legge senza temere del controllo parlamentare sulle spese o sull’attività
amministrativa.
L’unione personale costituisce la principale risorsa istituzionale a disposizione del primo ministro.
Nell’ipotesi di maggioranza parlamentare sufficientemente coesa, egli può così dettare l’agenda
politica, far passare i progetti di legge che ritenga conformi all’indirizzo di Governo, scegliere
discrezionalmente i titolari delle cariche pubbliche, revocare ministri dissenzienti o che si comportino
difformemente dall’aspettative.
Il rovescio della medaglia è che l’unione personale impone al primo ministro di mantenere il controllo
del suo partito, e da ciò si può arrivare alle dimissioni del premier con conseguente elezione del
nuovo primo ministro da parte della maggioranza.
Allora il significato dell’effettiva spettanza al premier del potere di sciogliere i comuni: è quello di
scegliere la data elettoralmente più redditizia per il suo partito, a riprova che egli è condizionato dallo
Stato di salute del partito di maggioranza di cui è leader.
- GERMANIA
Nelle forme di Governo parlamentari del secondo dopo guerra, fra i modello monisti parlamentari,
quello tedesco si può considerare il più preordinato a raggiungere l’obiettivo della stabilità di
Governo tramite congegni di razionalizzazione.
Gli estensori della costituzione del 1949, dopo l’esito rovinoso della repubblica de Weimar, si
preoccuparono di limitare il più possibile il ruolo del presidente della repubblica nella forma di
Governo e di predisporre binari sufficientemente certi per l’andamento dei rapporti Parlamento-
Governo.
I congegni introdotti consistono nel:
1 rafforzamento della figura del cancelliere;
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2 previsione della mozione di sfiducia costruttiva;
3 precisione tassativa della fattispecie che autorizzino il presidente federale ad esercitare il potere di
sciogliere il Bundestag, ossia la camera rappresentativa.
1. il cancelliere eletto dal Bundestag a maggioranza dei suoi membri e nominato dal presidente
federale, che su sua proposta nomina e revoca i ministri. L’elezione parlamentare potenza
inoltre il ruolo del cancelliere rispetto ai ministri. E questo rapporto acquista connotati
gerarchici dal momento che la costituzione affida al cancelliere il potere di determinare “le
direttive politiche generali” entro cui ogni ministro dirige “ autonomamente gli affari di sua
competenza”.
2. art 67, “ il bundestag può esprimere al cancelliere federale la sfiducia soltanto quando elegge
a maggioranze dei suoi membri un successore e chiede al presidente federale di revocare il
cancelliere federale. Il presidente federale deve aderire alla richiesta e nominare l’eletto”. Il
meccanismo è definito “sfiducia costruttiva” poiché obbliga la maggioranza che intenda
revocare il cancelliere in carica ad eleggerne contestualmente un altro, escludendo il
bundestag dalla crisi di Governo.
3. la costituzione prevede in via tassativa 2 ipotesi di scioglimento. La prima ricorre se il
bundestag, a seguito di 2 votazioni infruttuose in cui è richiesta la maggioranza assoluta,
elegga un cancelliere a maggioranza dei presenti: in tal caso il presidente federale può
nominare l’eletto cancelliere o sciogliere il bundestag (art 63). La seconda ipotesi ricorre se il
cancelliere abbia posto una questione di fiducia respinta dal bundestag, e ne abbia quindi
proposto lo scioglimento al presidente federale: in tal caso il presidente può decidere lo
scioglimento entro 21 giorni, a meno che il bundestag non elegga nel frattempo un altro
cancelliere ( art68).
Il sistema elettorale è di tipo proporzionale. Gli elettori dispongono di 2 schede, con cui eleggono
metà dei seggi in collegi uninominali e l’altra metà sulla base di liste nazionali con criterio
proporzionale. Ma i seggi sono attribuiti sulla base dei voti ottenuti dalle liste di partito, e se un
partito ha ottenuto, nei collegi uninominali, un numero di seggi superiore a quello spettategli in base
al riparto proporzionale, conserva questi seggi e il numero totale dei membri del bundestag viene
corrispondentemente aumentato.
Il raggiungimento dell’obbiettivo della stabilità di Governo si può dunque ricollegare a un ponderato
dosaggio fra congegni di razionalizzazione ed altre misure costituzionalmente previste ( scioglimento
dei partiti antisistema) , correttivi alla proporzionale ( clausola di sbarramento), e una dinamica
interpartitica che ha agevolato la conformazione bipolare del sistema politico.
- AUSTRIA, FINLANDIA, IRLANDA, ISLANDA, PORTOGALLO
Al modello dualista parlamentare sono improntati gli assetti istituzionali di numerosi ordinamenti, a
partire da quelle di Austria, Irlanda, Islanda, Finlandia e Portogallo, dove l’obiettivo della stabilità di
Governo è Stato perseguito all’interno del circuito Parlamento – Governo, senza che il presidente
della repubblica vi abbia giocato apporti apprezzabili.
Talvolta, la stessa scelta dell’elezione diretta derivò dall’esigenza di rinvenire un riconoscimento
simbolico della comunità nazionale, come in Irlanda e in Islanda al momento in cui si resero
indipendenti. E in tutti e 2 i casi gli eventi istituzionali successivi hanno mantenuto il capo dello Stato
in un ruolo non dissimile da quello di un monarca.
In Finlandia il presidente della repubblica era eletto da un collegio di 300 cittadini eletti dal corpo
elettorale, provvisto di consistenti ed era posto a capo di un esecutivo separato dal legislativo
secondo uno schema dualistico in parte simile a quello statunitense.
Nel secondo dopo guerra i grandi elettori coincidono con i membri del Parlamento e votano in
conformità alla disciplina di partito, e il rapporto Governo – Parlamento si uniforma al modello
parlamentare. Alla fine si arriverà a prevedere l’elezione popolare diretta (1991).
In Austria e in Portogallo, la scelta dell’elezione diretta del capo dello Stato si ricollega invece
strettamente all’intento di stabilizzare la forma di Governo parlamentare.
Peraltro le intese fra i partiti non sono limitate alle regole del gioco istituzionale. Si esprimono pure
attraverso un’azione di Governo volta alla ricerca del consenso preventivo dei gruppi interessati e
posso estendersi alla formazione di governi di grande coalizione.
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patolone8 - Università di Roma La Sapienza

appuni fatti bene!

21/05/13 17:42
gim007 - Università di Torino

ottimi riassunti

21/05/13 17:19
dafne.bianchi1 - Università di Teramo

Quello che cercavo, grazie!

20/02/13 18:08
dafne.bianchi1 - Università di Teramo

Quello che cercavo, grazie!

20/02/13 18:08
dafne.bianchi1 - Università di Teramo

Quello che cercavo, grazie!

20/02/13 18:08
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