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Diritto Amministrativo I - Cerulli Irelli I e II, Esami di Diritto Amministrativo. Università di Torino

Diritto Amministrativo

Descrizione: Dispensa del manuale di diritto amministrativo Cerulli Irelli volumi I e II
Mostro le pagine  1  -  4  di  209
1 - L'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA E
IL DIRITTO AMMINISTRATIVO
1.1. Il "problema" del diritto amministrativo.
1.1.1. La pubblica amministrazione ed il problema del diritto amministrativo.
L'amministrazione è cura concreta di interessi. Azione concreta intesa a curare
determinati interessi. Nell'ambito di ogni organizzazione sociale la funzione di
amministrazione è fondamentale e ineliminabile. Senza di essa, l'organizzazione sociale
non sussiste, non ha ragione di essere: essa sussiste invero, proprio al fine di curare gli
interessi del gruppo, della comunità, delle persone che in essa, appunto, si
organizzano. Si badi, la cura dei comuni interessi, nell'ambito dell'organizzazione
avviene mediante la fissazione delle regole della vita dell' organizzazione, dei rapporti
sociali che in essa si snodano, al suo interno, nonché con l'esterno (funzione della
normazione); e nelle organizzazioni più complesse, come quelle degli Stati, avviene
mediante l'attività di risoluzione dei conflitti, delle controversie insorte all'interno
dell'organizzazione in ordine all'applicazione delle regole.
L'esercizio della funzione di amministrazione nell'ambito di ogni organizzazione, ma
segnatamente nelle organizzazioni politiche non sempre trova, nell'ambito dei
consociati, il consenso indispensabile perché esse possano avere luogo. Questo ha
sempre rappresentato il problema dell’autorità dell’amministrazione o «problema del
diritto amministrativo». Per «problema del diritto amministrativo», intendiamo
evidentemente il problema della individuazione di una disciplina giuridica, ovvero di
determinati strumenti giuridici, che consentano laddove è necessario l'esercizio in
termini di autorità dell’amministrazione.
1.1.2. Diritto amministrativo e diritto pubblico.
Il diritto amministrativo è una branca del diritto pubblico. Mentre vi sono, e in principio
vi possono sempre essere, attività di amministrazione senz' altro disciplinate dal
diritto comune, per le quali si applica la normazione del diritto privato. Tuttavia molto
spesso le attività di amministrazione mediante strumenti giuridici di diritto privato
sono rette in parte da disciplina pubblicistica. Il diritto amministrativo non è perciò il
diritto dell'amministrazione pubblica, senz' altro; ma una parte di esso.
Le attività di amministrazione pubblica sono svolte da alcuni soggetti a ciò
espressamente deputati, per la cura di interessi della collettività generale o di
collettività particolari che la prima compongono; interessi che sono individuati come
oggetto di cura (di amministrazione) dalle stesse fonti dell'ordinamento positivo (e in
primo luogo, dalla legge) ovvero dagli stessi soggetti deputati all' amministrazione,
nell' ambito della discrezionalità loro conferita. Tali soggetti deputati all'esercizio
dell'amministrazione sono anzitutto le pubbliche Amministrazioni, organizzazioni in
genere dotate di personalità giuridica (ma non necessariamente), disciplinate dal
diritto pubblico, e sottoposte a un regime giuridico loro proprio del tutto differenziato
dalle organizzazioni giuridiche delle categorie fissate nel codice civile. Ma vi sono altri
soggetti, anche di carattere del tutto privatistico (ad esempio, società per azioni), e
finanche persone fisiche, che in virtù di specifiche disposizioni normative, oppure per
particolari circostanze, sono chiamati a svolgere attività di amministrazione pubblica.
Il diritto amministrativo è parte del diritto pubblico. Esso si compone di norme di
diritto pubblico, poste cioè nell'interesse della collettività, per questo le norme di
diritto pubblico sono in principio cogenti e inderogabili dai soggetti tenuti ad
applicarle; gli scopi che esse stabiliscono debbono essere perseguiti dagli stessi; gli
effetti dell'attività giuridica posta in essere hanno la forza di prodursi nella sfera
giuridica dei terzi, anche a prescindere dal consenso di questi (c.d. imperatività).
1.2. Le fonti del diritto amministrativo.
1.2.2. Diritto amministrativo e principi generali.
Il diritto amministrativo consiste di un sistema assai articolato e complesso di norme,
delle quali quelle concernenti la disciplina generale della materia si esprime attraverso
principi, a loro volta in parte formulati in Costituzione (come ad esempio, quello
dell'imparzialità amministrativa di cui all'art. 97) o in leggi ordinarie (principi che
adesso emergono segnatamente nella L. proc. amm.); in parte inespressi, e ricavabili
dall'interprete, segnatamente in sede giurisprudenziale ricorrendo (nei casi in cui una
controversia non possa essere decisa in base ad una precisa disposizione normativa)
alle «disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe» o ai «principi generali
dell'ordinamento giuridico dello Stato». Secondo parte della dottrina in particolare
anche i principi, espressi o non, sono norme giuridiche, tuttavia differenziate da quelle
particolari, per una maggiore generalità delle relative fattispecie, nonché per la
funzione che essi svolgono, connettiva di tutto l'ordinamento giuridico.
Nel vigente ordinamento, una parte significativa dei principi della nostra disciplina
trova esplicita enunciazione direttamente in Costituzione. E allora il principio acquista
un valore elevatissimo e permea di sé l'intero ordinamento amministrativo. Ed è per
definizione, principio generale dell'ordinamento giuridico dello Stato ai sensi
dell'art.12 preleggi. Ma anche gli altri principi che non trovano in Costituzione diretta o
implicita determinazione, sono sempre riconducibili, per via di successive astrazioni, a
qualche norma costituzionale. Non possono infatti esistere principi che regolano
l'azione o l'organizzazione della pubblica Amministrazione in un ordinamento a
costituzione rigida, come il nostro, che non siano riconducibili alla Costituzione, che
risultino cioè privi di "copertura" costituzionale.
In diritto amministrativo, mancando una disciplina legislativa di parte generale
l'importanza dei principi generali nell'applicazione del diritto è decisamente
prevalente.
In tale sistema normativo il ruolo della giurisprudenza è assai più importante ed
incisivo, che quello svolto in un sistema codificato (nella sua parte generale) o
comunque fortemente normato. Sino a configurare la giurisprudenza stessa come
fonte dell'ordinamento amministrativo: ciò che sicuramente non è, almeno nel nostro
sistema positivo.
1.2.3. Le fonti legislative.
Il concetto di atto-fonte fa riferimento all’atto giuridico capace di produrre norme
giuridiche in un determinato ordinamento, quello di disposizione normativa alla
proposizione contenuta nell'atto fonte che esprime una norma giuridica, mentre la
norma giuridica è quella ricavata dalla disposizione attraverso l'opera dell'interprete.
I rapporti tra le fonti sono strutturati secondo il duplice principio della gerarchia e
della competenza. Secondo la gerarchia le fonti sovraordinate prevalgono su quelle
subordinate, avendo le prime la capacità, o la forza, di stabilire una disciplina che non
può essere abrogata o modificata dalle seconde, a pena di invalidità di queste ultime.
Il criterio della competenza invece stabilisce quali fonti siano capaci di disciplinare
una determinata materia (a prescindere dalla gerarchia). La competenza delle diverse
categorie di fonti circa la materia oggetto di normazione, è stabilita a sua volta dalla
fonte superiore (così ad esempio, la competenza reciproca delle leggi statali e delle
leggi regionali è stabilita dalla Costituzione); e così ancora la fonte sovraordinata
stabilisce il procedimento di formazione della fonte subordinata. Principio di gerarchia
e principio di competenza si intersecano tra loro e il primo finisce con l'assorbire il
secondo.
Le fonti vigenti possono essere dislocate su tre ordini gerarchici: le fonti costituzionali,
le fonti primarie e le fonti secondarie.
La Costituzione anzitutto, che contiene molteplici principi e norme direttamente
precettive in materia di amministrazione; norme che in virtù del principio di rigidità
costituzionale si impongono senz'altro a tutte le altre fonti. La Costituzione, nelle
singole sue disposizioni può essere modificata da leggi adottate attraverso lo speciale
procedimento di cui all'art.138 (c.d. leggi di revisione costituzionale). Leggi adottate
attraverso lo stesso procedimento anche al di fuori dalle materie contemplate nella
Costituzione (leggi costituzionali) assumono la medesima collocazione gerarchica delle
prime. Per alcune materie la Costituzione prevede poi che la disciplina sia disposta
con legge costituzionale (riserve di legge costituzionale).
Leggi di revisione e altre leggi costituzionali (art. 138) trovano a loro volta dei limiti
nella Costituzione (ciò per cui sono passibili del giudizio di costituzionalità), in
termini di oggetto (vi sono materie sottratte alla revisione: forma repubblicana, art.
139; diritti inviolabili, artt. 2 ss.) e in termini di principi: quelli supremi
dell'ordinamento costituzionale vincolano anche le leggi di rango costituzionale.
Il secondo ordine "gerarchico" delle fonti è dato dalle leggi (o leggi ordinarie) e dagli
atti aventi forza di legge. Le leggi sono rispettivamente dello Stato e delle regioni, con
reciproci rapporti in termini di competenza. Nel disegno originario della Costituzione
le leggi statali potevano avere ad oggetto ogni materia, salva la disciplina di dettaglio
nelle materie di competenza regionale di cui all' art. 117. In queste materie lo Stato
poteva con legge stabilire i principi fondamentali di ciascuna materia limitando in tal
modo la potestà legislativa regionale. Nelle regioni a statuto speciale (art. 116 Cost.)
era prevista, ed è stata confermata nel nuovo ordinamento una potestà legislativa
esclusiva delle regioni stesse in alcune materie.
Secondo il nuovo testo dell'art.117 (L. cost. n.3/2001) questa impostazione è stata
ribaltata, nel senso che solo per alcune fondamentali materie è riservata alle leggi dello
Stato la competenza legislativa esclusiva (art. 117.2) mentre su altre materie è riservata
alle leggi dello Stato potestà legislativa limitatamente alla determinazione dei principi
fondamentali (potestà legislativa concorrente: art. 117.3) e sulle restanti materie, quelle
cioè non espressamente elencate nei due commi precedenti, è riservata alle regioni la
potestà legislativa (c.d. residuale, secondo alcuni, esclusiva: art. 117.4).
Le leggi ordinarie sono atti formali approvati dalle Camere, secondo il procedimento
di cui agli artt. 70 ss. Cost., e promulgati dal Presidente della Repubblica.
In casi eccezionali la funzione legislativa può essere esercitata dal Governo: attraverso
i decreti legge (art. 77 Cost.), atti legislativi del Governo che possono essere adottati in
caso di necessità ed urgenza, e sottoposti alla conversione delle Camere, che deve
avvenire a pena di decadenza ex tunc del decreto, entro 60 gg. dalla pubblicazione
dello stesso; attraverso i decreti legislativi (art. 76 Cost.), adottati dal Governo, sulla
base di delegazione conferita con legge, che stabilisce oggetto, principi e criteri
direttivi, e il termine entro il quale la delegazione stessa può essere esercitata. Decreti
legge e decreti legislativi sono equiparati alla legge quanto al loro valore formale.
Le leggi regionali operano nella sfera di competenza fissata dalla Costituzione, e, per le
regioni speciali, dalle leggi costituzionali di approvazione dei relativi Statuti. Esse non
sono subordinate alle leggi dello Stato ma a queste equiparate e dotate del medesimo
valore formale; salvi i casi di potestà legislativa "esclusiva" delle regioni (art. 117.4), le
leggi regionali sono limitate nella loro capacità di produzione normativa dai principi
fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato nelle diverse materie (legislazione
regionale concorrente).
Il nuovo testo costituzionale ha enormemente aumentato lo spazio normativo della
legge regionale estendendo l'ambito delle materie di competenza legislativa
concorrente a settori fondamentali per l'assetto economico e sociale del Paese
(dall'energia alle telecomunicazioni, alle grandi infrastrutture, etc.). E ha soppresso il
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ariannam.19 - Università Alma Mater di Bologna

Come si fa per scaricare????

14/08/13 06:56
gioia merlin - Università di Ferrara

ottimo

09/04/13 05:37
gioia merlin - Università di Ferrara

riassunto fatto molto bene , credo che mi servira!

09/04/13 05:12
ghina87 - Università della Calabria

ottimi

04/04/13 06:03
ghina87 - Università della Calabria

ottimo per i primi 4 capitoli

04/04/13 05:21
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