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Diritto Civile - riassunto Bianca, Riassunti di Diritto Civile. Università di Messina

Diritto Civile

Descrizione:  diritto civile
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DIRITTO CIVILE – 3 IL CONTRATTO – MASSIMO BIANCA - 2° EDIZIONE
CAPITOLO PRIMO – NOZIONI INTRODUTTIVE
1- La definizione del contratto
Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale (art.1321c.c.).
Il contratto rientra nella più ampia categoria dell’atto di autonomia privata o negozio giuridico (il soggetto dispone della propria sfera giuridica)
e si caratterizza per la sua struttura bilaterale o plurilaterale in quanto si perfeziona con il consenso di 2 o più parti (differenza da unilaterale,
es. testamento). Si caratterizza poi anche per la sua patrimonialità avendo ad oggetto rapporti suscettibili di valutazione economica.
Elementi costitutivi del contratto (elementi del nucleo minimo):
Accordo = reciproco consenso delle parti in ordine alla vicenda contrattuale
Oggetto = contenuto sostanziale del contratto
Causa = funzione pratica del contratto (interesse da soddisfare)
Forma = mezzo tramite cui si manifesta volontà contrattuale
Elementi accidentali del contratto (modalità accessorie stabilite dalla legge o dagli usi):
Termine
Condizione
Modo
Clausola penale
Caparra
Presupposti legali:
A pena di nullità oppure
Condizioni di efficacia
La nozione di contratto giunge a costituire autonomo punto di riferimento quando viene giustapposto all’atto illecito tra le fonti
dell’obbligazione.
2- Il contratto come accordo e come autoregolamento di rapporti giuridici patrimoniali
La definizione di contratto coglie i due momenti essenziali della nozione_
Momento soggettivo = contratto quale atto decisionale delle parti (accordo=manifestazione di volontà). La mancanza di una
corrispondente volontà interna non toglie comunque che l’atto si presenti come atto di volontà, dunque il contratto si perfeziona
comunque. Il vizio o la mancanza di volontà pongono piuttosto un problema di tutela (affidamento delle parti, di cui rimedio non è nullità
ma azione di annullamento)
Momento oggettivo = autoregolamento di rapporti giuridici patrimoniali. Disposizione o regola che le parti pongono in essere mediante il
loro accordo ma per poter parlare di contratto serve che la disposizione si posta in essere dalle parti, abbia fonte nel loro accordo quale
autonomia privata. Scaturisce dal consenso delle parti anziché da potere autoritario esterno regola pattizia.
3- Il negozio giuridico
Categoria elaborata dalla dottrina pandettistica con definizione di atto di volontà con scopo rilevante nell’ordinamento giuridico e segna
differenza tra atti di autonomia privata e atti giuridici in senso stretto: il soggetto esplica la propria autonomia privata tramite atti negoziali. Il
contratto non è l’unica figura di negozio (ma è la principale). Il c.c. contiene disciplina del contratto (ma non del negozio) e riconosce principio
di autonomia contrattuale = potere del soggetto di autodeterminare rapporti con terzi tramite contratti tipici o atipici, diretti a realizzare interessi
meritevoli di tutela per l’ordinamento giuridico (art.1322 c.c.). La disciplina del contratto si presta in larga parte ad essere applicata agli altri atti
negoziali non contrattuali (es. atti unilaterali tra vivi con contenuto patrimoniale art.1324 c.c.). La categoria del negozio è tra le più discusse e
contestate perché ritenuta inidonea a comprendere unitariamente atti di natura profondamente diversa ma il dibattito non ha ragione di essere
se si riconosce che il negozio giuridico è una categoria di diritto positivo, punto di riferimento per applicazione di norme giuridiche comuni.
Recentemente anche il contratto è stato contestato per la sua astrattezza e inidoneità a comprendere nuove realtà degli affari, che sono
comunque sottoposte a disciplina generale del contratto.
4- Accordo e promessa nel quadro dell’autonomia privata
La scelta del codice verso una disciplina generale del contratto anziché del negozio giuridico si spiega con l’eccessiva ampiezza della
categoria dell’atto negoziale e anche in ragione della centralità del contratto quale atto principale di esplicazione dell’autonomia privata. L’idea
stessa di autonomia esclude che il soggetto possa disporre della sfera giuridica altrui. Il soggetto no può costituire, modificare o estinguere i
suoi rapporti senza per ciò modificare la sfera giuridica di altri. Da qui l’esigenza che l’atto di autonomia privata incontri il consenso altrui. Il
codice afferma la centralità della figura del contratto e ribadisce anche l’esclusività del contratto (unico strumento generale di esplicazione
dell’autonomia privata). Quest’ultima tesi contesta la possibilità unilaterale di autodeterminare la propria sfera giuridica e vede i negozi
unilaterali come ammessi se e in quanto specificatamente previsti dalla legge. Sul piano della valutazione degli interessi la necessità del
consenso altrui si spiega in considerazione dell’esigenza di rispetto della sfera giuridica dei terzi, anche se tale esigenza non giustifica la
generale inammissibilità dei negozi unilaterali. Il limite generale di efficacia dell’atto negoziale è dato dal principio di salvaguardia della sfera
giuridica altrui: l’atto negoziale non può produrre effetti pregiudizievoli a carico di terzi. Può ammettersi invece che il negozio incida
direttamente sulla sfera giuridica altrui quando l’effetto sia insuscettibile di pregiudizio personale e patrimoniale. Altra soluzione è quella del
rifiuto del destinatario quale atto diretto a rimuovere dall’origine l’effetto del negozio altrui (nostro ordinamento).
Regola il contratto e in generale il negozio possono produrre effetti rispetto ai terzi purché si tratti di effetti insuscettibili di pregiudizio e
salva la facoltà di rifiuto del destinatario.
5- Accordo e delibera (atto collettivo e atto complesso)
Il contratto è distinto dalla delibera, atto collettivo e decisionale del gruppo. Anche la delibera è autonomia privata ma l’interesse è comune, del
gruppo. Distinzione tra accordo e delibera:
accordo=ciascuna delle parti decide in ordine ad un interesse di sua spettanza
Delibera= ciascun partecipante concorre ad una decisione comune in ordine ad un interesse di competenza del gruppo.
La delibera si perfeziona tramite la regola della maggioranza, perfezionandosi mediante il concorso di più atti unilaterali (voti) ma comunque
atto unitario unilaterale, cioè atto decisionale imputato al gruppo medesimo modo di formazione della volontà di un’organizzazione unitaria.
Nozione ulteriormente distinta è l’atto soggettivamente complesso: ciascuna dichiarazione ha una sua distinta posizione e funzione e una
diretta rilevanza sulla validità o efficacia dell’atto. Gli atti complessi con dichiarazioni della stessa rilevanza si dicono eguali, altrimenti ineguali.
6- Gli atti giuridici in senso stretto
Atto giuridico è in generale qualsiasi comportamento umano giuridicamente rilevante. Il negozio si distingue come atto mediante il quale il
soggetto dispone della propria sfera giuridica come atto di autonomia privata. L’atto giuridico in senso stretto invece è il comportamento
umano che rileva quale semplice presupposto di effetti giuridici: gli effetti non sono disposti dal soggetto agente ma da una fonte esterna che
è la legge. Gli effetti prescindono dalla volontà dell’agente: l’atto è volontario ma la volontà è sul compimento e non sugli effetti. Ciò che
importa è il significato sociale dell’atto negoziale quale atto dispositivo, la volontà può concretamente mancare ma il negozio è comunque
valutabile come atto decisionale del soggetto. Non esiste una disciplina generale per gli atti giuridici in senso stretto particolare disciplina e
norme idonee a composizione interessi configgenti.
7- Il dibattito sulla natura giuridica del contratto. Teoria della volontà. Teoria della dichiarazione. Teoria percettiva.
Secondo la nostra dottrina, la definizione del contratto come accordo o come autoregolamento non varrebbe a indicare l’uno o l’altro aspetto
del contratto bensì le due concezioni antitetiche sulla sua natura giuridica e cioè la concezione soggettiva e la concezione oggettiva del
contratto. Alla concezione soggettiva si riconduce la teoria della volontà. Alla concezione oggettiva si riconducono le teorie della dichiarazione
e quella percettiva.
Teoria della volontà = esistenza del contratto nella volontà creatrice dell’individuo. Una dichiarazione priva di volontà sarebbe inidonea a
formare il contratto. La volontà va manifestata esternamente ma una manifestazione alla quale non corrisponda la reale volontà non avrebbe
valore di negozio.
Teoria della dichiarazione = è la dichiarazione (e non la volontà) a costituire il contratto. La dottrina italiana ha sostanzialmente mantenuto il
riferimento al principio della volontà ma con deroghe della legge in considerazione della tutela dell’affidamento.
Teoria precettiva = la volontà come fatto psicologico e interno è inafferrabile e incontrollabile e ha rilevanza giuridica solo se tradotta in un fatto
sociale. La nozione di contratto dunque consiste in un fenomeno sociale identificato nella disposizione con la quale il soggetto regola da i
propri interessi = autoregolamento.
8- Il superamento del dogma della volontà nel diritto positivo. Il valore negoziale dell’atto
Il contratto ormai è valutato non come un fenomeno psichico ma come un fenomeno sociale e ciò che conta è il valore obiettivo che questo
fenomeno assume quale atto decisionale mediante il quale le parti costituiscono, estinguono o modificano un rapporto patrimoniale.
Punti della disciplina del contratto:
l’atto che non ha il significato obiettivo di un atto di volontà non vale come atto negoziale
l’atto che ha il significato obiettivo di un atto negoziale impegna il suo autore anche se il volere interno è diverso da quello manifestato
l’atto negoziale dev’essere imputabile al soggetto (deve provenire da questo o da chi è legittimato a rappresentarlo) altrimenti non è atto
negoziale.
Ha valore negoziale l’atto imputabile al soggetto ed obiettivamente valutabile come atto di autonomia privata, cioè come atto decisionale del
soggetto in ordine alla sua sfera giuridica il soggetto può restare impegnato per un atto che non ha realmente voluto = principio di auto
responsabilità. Il dichiarante rimane impegnato dalle sue dichiarazioni o dalle dichiarazioni alle quali abbia dato causa a prescindere da una
valutazione della sua condotta in termini di colpa a carico del dichiarante il rischio di una dichiarazione non conforme alla volontà reale e di
una dichiarazione non voluta. La spiegazione dev’essere ricercata nell’esigenza di tutela dell’affidamento del destinatario e l’esigenza della
tutela di questo affidamento supera l’esigenza di tutela del dichiarante. Anche quando l’atto è imputabile al suo autore, il principio di auto
responsabilità è inoperante se il destinatario ne conosce il reale significato o dovrebbe conoscerlo secondo il criterio di normale diligenza.
Quando l’atto non è riconducibile alla decisione del suo autore essa è solo apparentemente un atto di autonomia privata, può valere come atto
negoziale ma si presuppone che l’atto sia imputabile al suo autore e si presenti obiettivamente come un suo atto di autonomia privata.
L’ordinamento cioè accerta che il soggetto ha posto in essere un atto decisionale in ordine alla sua sfera giuridica, accertamento che può non
corrispondere alla sostanza dell’atto ma corrisponde alla sua valutazione obiettiva l’atto non ha rilevanza negoziale se non ha il significato
sociale di atto di autonomia privata.
9- Integrità del consenso e tutela dell’affidamento
Problema dell’integrità del consenso = riconoscere il rimedio della impugnazione dell’atto quando la volontà del suo autore risulti viziata o
carente per incapacità naturale. In linea di massima si ha la prevalenza della regola dell’autoresponsabilità in funzione della tutela
dell’affidamento (certezza del traffico giuridico) i vizi del consenso non invalidano l’atto se il suo destinatario non li conosceva avrebbe
potuto riconoscerli secondo un criterio di normale diligenza. Sull’esigenza dell’affidamento prevale la tutela contro la violenza: dichiarazioni
estorte con la violenza sono impugnabili anche se esercitata da un terzo all’insaputa della controparte. Sull’esigenza dell’affidamento prevale
inoltre il principio di tutela dell’incapace legale.
10- Analisi ideologica. Origine storica e significato ideologico del dogma della volontà
Il dogma esprimeva l’idea della signoria della volontà individuale che l’ordinamento riconosce e tutela. Formulazione della scuola
Giusnaturalistica = fondamento nel diritto naturale dell’uomo a disporre liberamente delle proprie azioni. Questa nozione trova espresso
riconoscimento nel codice di Napoleone e altre codificazioni europee.
11- La contestazione ideologica del dogma della volontà
Il c.d. dogma della volontà ha avuto un significato ideologico e trovava rispondenza nell’assetto liberale in cui si sviluppava il capitalismo
industriale e commerciale. Il negozio era il mezzo attraverso il quale di realizzava un’economia liberistica affidata esclusivamente all’iniziativa
del privato. La dottrina oggettiva del negozio ha tuttavia abbandonato questa ispirazione politica e si inquadra piuttosto nella concezione
positivista-normativa dell’ordinamento: esaminare il fatto o meglio la fattispecie alla quale la legge ricollega effetti giuridici.
12- Analisi economica
Il contratto non è riducibile a un’operazione economica ma è un fenomeno giuridico distinto rispetto alla sottostante operazione economica e
inoltre il rapporto contrattuale non è una semplice risultante di leggi economiche. Si distingue da essa perché è titolo giuridico sul quale
l’operazione è fondata. Il contratto non è lo scambio di beni ma è l’accordo mediante il quale gli interessati decidono l’affare e in base al quale
deve accertarsi quali sono le prestazioni spettanti alle parti. È indubbiamente influenzato da leggi economiche: es. il prezzo è in base a legge
della domanda e dell’offerta ma è comunque una determinazione del contratto e le parti lo fissano in concreto e fissano anche la disciplina del
loro rapporto. Anche fattori non economici possono influenzare il contratto.
Infine il contratto di inserisce in un contesto sociale che tende a privilegiare il principio di solidarietà. L’analisi economica del contratto è
comunque necessaria perché esso è strumento di soddisfacimento di interessi umani. L’analisi può intendersi in due significati:
studio del contratto quale generale fenomeno giuridico campo delle ricerche sociologiche in senso ampio. Gli studi riguardano
principalmente l’aspetto dei rimedi per l’inadempimento.
valutazione del singolo contratto quale fattispecie concreta concorre ad accertare l’economia dell’affare e ad analizzare il contratto
come strumento di mediazione e di realizzazione di concreti interessi pratici. Tale accertamento assolve a 2 funzioni:
Interpretazione = secondo buona fede (art.1366 c.c.)
integrazione del rapporto = accertare la causa concreta del contratto
13- Analisi giuridica
L’analisi giuridica del contratto è l’analisi del contratto nella sua rilevanza giuridica, cioè come fenomeno giuridicamente rilevante, identificato
nella sua realtà sociale. Il contratto è essenzialmente un’operazione giuridica e cioè il principale strumento che nella vita di relazione serve ai
soggetti per disporre della loro sfera giuridica. Al di fuori del diritto il contratto non esiste. Nella realtà sociale il contratto è l’accordo mediante il
quale le parti regolano i loro rapporti giuridici patrimoniali: l’analisi giuridica del contratto deve avere ad oggetto questo fenomeno nella sua
interezza. L’analisi giuridica del contratto si svolge precisamente in due principali direzioni:
interpretazione
determinazione degli effetti giuridici
Le due operazioni non possono prescindere dalla causa del contratto.
14- Autonomia privata e libertà negoziale
L’autonomia privata può essere vista come un diritto di libertà, quindi come un diritto fondamentale della persona. Anche se non c’è una
esplicita previsione costituzionale, comunque la costituzione sancisce la libertà effettiva di esplicazione della personalità umana (art.3) e nei
rapporti sociali il soggetto esplica la propria personalità principalmente mediante rapporti giuridici. La tesi secondo la quale la libertà negoziale
non sarebbe oggetto di tutela costituzionale muove dal rilievo che spetta alla legge segnare i limiti dell’autonomia privata. La costituzione
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Informazioni sul documento
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Universita: Università di Messina
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giuly1823 - Università di Verona

Di che volume è questo riassunto?

11/02/13 05:26
prezzemolotta84 - Fondazione Università di Mantova

buoni

03/10/12 04:46
rugby - Libera Università Maria SS.Assunta (LUMSA)

Scusate volevo avere un informazione.Questo è il riassunto di tutto questo libro:C. M. Bianca, Diritto civile volume V, 2a edizione, Giuffrè, Milano, 2011.????

23/05/12 11:57
evadriodiepifania - Università di Napoli Parthenope

ottimo...

08/05/12 03:56
tervinel - Università non definita

buoni?

07/05/12 10:28
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