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Diritto commerciale - Buonocore, Sintesi di Diritto Commerciale. Università di Salerno

Diritto Commerciale

Descrizione: Appunti completi e originali per il corso di Diritto commerciale avente come riferimento il libro di vincenzo buonocore
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DIRITTO COMMERCIALE
L’evoluzione storica del diritto commerciale
L’attività commerciale ha sempre avuto nel corso dei secoli una disciplina particolare
nonostante non abbia mai costituito una branca del diritto completamente autonoma
rispetto al diritto civile.
La società romana non conobbe un sistema unitario del diritto commerciale e lo “jus
civile” non pose le regole riguardanti la produzione manifatturiera e gli scambi
commerciali, considerati attività inferiori persino presso le classi plebee. Il commercio
in senso stretto aveva infatti, in Roma, carattere tipicamente esterno. Le origini del
diritto commerciale vanno ricercate nell’età comunale grazie al rigoglioso sviluppo
del commercio e alla nascita delle corporazioni di arti e mestieri. Successivamente
l’affermarsi dei traffici marittimi sulle grandi tratte oceaniche determinò la nascita dei
titoli documentali di credito per agevolare i pagamenti su piazze lontane. Con la
Rivoluzione Francese del 1789 le corporazioni vennero travolte perché contrarie ai
principi liberali: il diritto commerciale perse il suo carattere di specialità soggettiva e
si passò a considerare commerciale ogni singolo atto che interessasse da vicino il
commercio. Si aprì così la strada alle grandi codificazioni dove il diritto commerciale
era ormai oggettivizzato: nel codice di commercio napoleonico del 1808, l’atto di
commercio, da chiunque compiuto, divenne l’unico criterio di applicabilità della
disciplina commercialistica.
Il primo codice italiano di commercio venne pubblicato il 25 giugno 1865 e ricalcava
largamente i principi del codice francese, già introdotto in Italia con le guerre
napoleoniche. Il diritto commerciale si affermò come un sistema di norme autonomo
rispetto al diritto civile, prevalente su di esso per il criterio della specialità e
caratterizzato dall’esistenza di principi generali propri dei rapporti commerciali.
Con il codice civile del 1942 venne deciso di unificare il codice civile e il codice di
commercio, per unificare il diritto delle obbligazioni, partendo da una considerazione
unitaria di ogni attività economica facente capo alla figura generale dell’imprenditore
commerciale.
Le fonti del diritto commerciale
Nell’ambito delle fonti legali, due sono, accanto alla Costituzione e accanto al codice
civile, le species cui occorre assegnare una posizione di preminenza:
a) la legislazione speciale, che in alcuni settori del diritto commerciale ha
profondamente innovato rispetto alla disciplina del codice civile, provocando
mutazioni radicali;
b) la legislazione comunitaria, la quale soprattutto nel settore societario ha
modernizzato la preesistente disciplina.
Una seconda categoria di fonti è quella degli usi, prevista al numero 4 dell’art. 1 delle
disposizioni preliminari al codice civile. Gli usi di cui parliamo e che possiamo
continuare a chiamare commerciali, sono normalmente relativi ad aspetti contrattuali
non disciplinati da norme scritte o fatti salvi da esse. Comunque non sono da
escludersi gli usi c.d. legali perché frutto di prassi consuetudinarie, né le pratiche
generali interpretative previste dall’art. 1368 c.c.. Uno degli argomenti principali per
negare la specificità del diritto commerciale dopo l’unificazione dei codici è stato
sempre quello della scomparsa di una norma come quella contenuta nel nell’art. 1 del
codice di commercio del 1882, che nell’ordine delle fonti anteponeva gli usi
mercantili al diritto civile. Non v’è dubbio che il netto ridimensionamento degli usi
normativi (commerciali) nella unificazione del 1942 è stato accompagnato da una
sostanziale dilatazione della portata e della rilevanza degli usi negoziali, tra i quali
naturalmente occupano una posizione dominante le clausole d’uso di natura
commerciale. Occorre inoltre aggiungere che:
1 sono frequenti casi in cui convenzioni internazionali o direttive comunitarie
indicano le norme usuarie come fonti primarie cui l’imprenditore deve far
capo;
2 non va sottovalutata la funzione che gli usi svolgono verso la tipizzazione di
molti dei nuovi rapporti commerciali;
3 per molti comparti ed in particolare per quello dei contratti che possono
considerarsi come contratti di impresa (leasing, factoring), esiste un corpus
codificato di usi (raccolte di usi, di cui al n. 9 dell’art. 1 delle disposizioni
preliminari).
Una terza categoria di fonti è costituita da quelli che denomineremo riassuntivamente
codici. Questi codici possono essere i più vari e possono, innanzi tutto, essere
collettivi e individuali.
L’IMPRESA
L’imprenditore e l’impresa
Concetti generali
Nozione economica e giuridica di imprenditore commerciale
Sotto il profilo economico, l’imprenditore si presenta come colui che utilizza i fattori
della produzione organizzandoli, a proprio rischio, nel processo produttivo di beni o
servizi: egli è, dunque, l’intermediario tra quanti offrono capitale e lavoro e quanti
domandano beni o servizi.
Da un punto di vista giuridico, la nozione di imprenditore ha subito una profonda
evoluzione. Si è infatti passati da un imprenditore inteso come speculatore sul
lavoro, una figura particolare di commerciante, ad una visione completamente opposta
che considera imprenditore e commerciante in un rapporto da genere a specie: il
commerciante è quell’imprenditore la cui attività consiste nello scambio di beni.
Per l'art 2082 del cod. civ. è imprenditore "colui che esercita professionalmente
un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o
di servizi". Da tale definizione si evincono i caratteri che qualificano l’attività
imprenditoriale:
1 l’attività economica, in quanto per creare nuova ricchezza, espone al rischio
di perdere la ricchezza utilizzata;
2 l’organizzazione, che prescinde tuttavia dall’impiego o meno di collaboratori
o di un complesso di beni materialmente percepibile come invece si pensava in
passato;
3 la professionali, risultante da un’attività costante e sistematica, non solo
occasionale;
4 il fine della produzione o scambio di beni o servizi;
1 lo scopo di lucro, che tuttavia la dottrina dominante ritiene solo requisito
naturale e non necessario;
2 la spendita del nome, requisito necessario in quanto determina l’assun-zione
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Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università di Salerno
Data di caricamento: 09/03/2011
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elenuccia234 - Università Roma Tre

ottimi davvero

29/07/13 15:12
nessunnome - Università di Cagliari

spero bastino per l'esame..

26/07/13 14:38
star350 - Università del Salento (UNISA)

ok

19/05/13 19:33
gatta92 - Università di Roma La Sapienza

bene!

28/04/13 17:35
gatta92 - Università di Roma La Sapienza

grazie

28/04/13 17:30
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