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FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA [Tema d'esame svolto], Esami di Storia. Università non definita

Storia

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Descrizione: FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA [Tema d'esame svolto]
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TRACCIA UN ESAURIENTE QUADRO DELLA FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA
INDIVIDUANDO I PUNTI DI CRISI CHE PORTERANNO ALLA ROTTURA DEGLI SCHEMI E
QUINDI ALL'EVENTO DELL'89.
Cause economiche, politiche, sociali e culturali sono da rintracciare all'origine di quel movimento popolare-
borghese che riuscì a porre fine a un potere assoluto che aveva condotto la Francia sull'orlo della bancarotta
finanziaria, e che prende il nome di Rivoluzione Francese.
Nella seconda metà del XVIII sec. La Francia presenta una preoccupante situazione sociale ed economica:
l'intera società è organizzata in modo tale che la quasi totalità dei cittadini francesi mantenga nel lusso una
stretta minoranza di privilegiati che vivono nell'ozio, hanno in mano le cariche amministrative e riscuotono
tasse senza però pagarne alcuna.
Questa situazione deriva dal malgoverno di Luigi XIV che condusse una politica di spese ed esenzioni fiscali
a vantaggio degli aristocratici e del clero. Le tasse sono quindi pagate prevalentemente dal Terzo Stato,
costituito da braccianti, artigiani, ma anche borghesi arricchiti; questa classe sociale è la parte più attiva del
paese: i contadini lavorano senza veder tutelati i propri diritti e sottostando ad antiche imposizioni di tipo
feudale come decime e corvees. E nonostante ciò il Terzo Stato non ha potere e rappresentanza politica.
L'aristocrazia e il clero vivono di rendite, ogni anno buona parte del bilancio statale è destinata a mantenere
nel lusso questa classe sociale e ciò porta a una sempre maggiore mancanza di sviluppo dell'economia
francese.
La diffusione delle idee illuministe di filosofi come Voltaire e Montesquieu che inneggiavano all'uguaglianza
di tutti gli uomini, la voglia di rinnovamento di un sistema politico assolutistico, il desiderio di porre fine ai
soprusi delle classi agiate sono le cause del malcontento popolare che porta il re a convocare gli Stati
Generali il 5 maggio 1789.
Luigi XVI aveva già cercato di rimediare al deficit finanziario facendosi affiancare da ministri come
Calonne, Necker, Turgot, De Brienne che, ognuno ricorrendo a soluzioni diverse, avevano tentato una
riforma fiscale di giustizia che imponesse obblighi fiscali a ogni cittadino francese, senza esenzioni di alcun
tipo. Calonne tenta di ricorrere al credito, ma questa soluzione porta all'innesco di un circolo vizioso che
conduce la Francia sull'orlo della bancarotta; Necker invece, in un celebre Rendiconto denuncia al re e alla
nazione intera i superflui sprechi per i fasti di corte e per il pagamento di inutili pensioni ai nobili: egli si
procura la simpatia del popolo che vede in lui un possibile innovatore della politica francese, ma è ben presto
congedato dal re.
Il licenziamento di Necker, voluto soprattutto dagli aristocratici, fa capire al popolo le intenzioni del re che,
pur avendo raddoppiato il numero dei rappresentanti del Terzo Stato, non vuole una netta riforma del sistema
politico.
Il popolo di Parigi risponde a ciò, il 14 luglio 1789 con la Presa della Bastiglia, simbolo del potere assoluto
del monarca. A Parigi il popolo crea un nuovo ordine di governo, la Comune e uno di difesa, la Guardia
Nazionale reclutata tra borghesi e popolani e simbolo della rivoluzione; inoltre viene adottato il tricolore blu,
bianco e rosso.
Il re intanto ha richiamato truppe a Parigi per ristabilire l'ordine; alcuni nobili emigrano all'estero per
garantire la propria incolumità, quelli che restano devono subire le conseguenze della Grande Paura: i
contadini pensano che i vagabondi e i mendicanti siano mandati dai nobili per ucciderli e derubarli, co
assaltano i castelli e ne massacrano i proprietari.
I rappresentanti del Terzo Stato si autoproclamano Assemblea Nazionale, con l'intento di dare alla Francia
una Costituzione democratica: a questa iniziativa si uniscono anche alcuni rappresentanti del Basso Clero e
quei nobili che avevano aderito al "partito dei patrioti", che aveva avuto l'intento di riformare il sistema
politico. Il re allora chiude le porte della sala riunioni degli stati Generali e la nuova Assemblea si riunisce in
una palestra adibita al Gioco della Pallacorda e giura di non sciogliersi fino a quando non avrà dotato la
Francia di una Carta Costituzionale in cui garantire l'uguaglianza, la libertà e la fraternità degli uomini.
L'Assemblea Nazionale, ora denominata Costituente, trova nella mobilitazione popolare un appoggio
determinante: nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1789 viene decretata l'abolizione dei diritti feudali; il 26 agosto
è approvata la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino che, in 17 articoli, sancisce la sovranità
popolare, i diritti di opinione, di stampa, di religione, di libera associazione, l'uguaglianza giuridica, la tutela
della sicurezza personale e della libertà individuale. Viene introdotto il principio di separazione dei poteri
dello Stato: esecutivo al re, legislativo alla borghesia. Viene approvato il sistema monocamerale privo della
Camera Alta riservata alla nobiltà.
Questa Dichiarazione sarà modello per il processo di rinnovamento apportato in tutta Europa dalle idee
Illuministe.
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Indirizzo:
Universita: Università non definita
Materia: Storia
Data di caricamento: 25/06/2010
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