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Fatto ed Effetto Giuridico, Sintesi di Diritto Privato. Politecnico di Torino

Diritto Privato

Descrizione: FATTO ED EFFETTO GIURIDICO Le norme giuridiche sono strumenti di valutazione del comportamento. Per formulare giudizi sul comportamento occorre impiegare concetti. L'analisi e l'elaborazione di questi concetti, da adoperare nella risoluzione dei conflitti, prende il nome di dogmatica giuridica. Dogma inteso non in senso deteriore, come verità  eterna e indiscutibile, ma quale concetto elaborato per servire alle esigenze di un determinato ordinamento giuridico. Il concetto non ਠvero o falso ma utile o inutile: utile se idoneo a spiegare e risolvere un problema pratico, inutile negli altri casi. La dogmatica dunque ਠuna forma particolare di conoscenza utile per l'applicazione delle norme. Sono fondamentali i concetti di fatto e di effetto, di situazione soggettiva e di rapporto. Il fatto ਠl'evento o lo stato valutato dalla norma. L'effetto ਠla conseguenza giuridica che si collega al fatto. Gli effetti sono di tre specie: costitutivi, modificativi, estintivi. La situazione soggettiva ਠciಠche si costituisce o si modifica. La relazione tra due situazioni soggettive correlate si definisce rapporto giuridico. La situazione del soggetto rispetto alla norma ਠdi potere (situazione attiva) o di dovere (situazione passiva); essi in realtà  non sono mai assoluti ma a seconda delle situazioni prevale a volte l'uno e a volte l'altro. Mostra altro
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FATTO ED EFFETTO GIURIDICO
Le norme giuridiche sono strumenti di valutazione del comportamento. Per formulare giudizi sul
comportamento occorre impiegare concetti. L’analisi e l’elaborazione di questi concetti, da adoperare
nella risoluzione dei conflitti, prende il nome di dogmatica giuridica. Dogma inteso non in senso
deteriore, come verità eterna e indiscutibile, ma quale concetto elaborato per servire alle esigenze di un
determinato ordinamento giuridico. Il concetto non è vero o falso ma utile o inutile: utile se idoneo a
spiegare e risolvere un problema pratico, inutile negli altri casi. La dogmatica dunque è una forma
particolare di conoscenza utile per l’applicazione delle norme.
Sono fondamentali i concetti di fatto e di effetto, di situazione soggettiva e di rapporto.
Il fatto è l’evento o lo stato valutato dalla norma. Leffetto è la conseguenza giuridica che si collega al
fatto. Gli effetti sono di tre specie: costitutivi, modificativi, estintivi. La situazione soggettiva è ciò che
si costituisce o si modifica. La relazione tra due situazioni soggettive correlate si definisce rapporto
giuridico.
La situazione del soggetto rispetto alla norma è di potere (situazione attiva) o di dovere (situazione
passiva); essi in realtà non sono mai assoluti ma a seconda delle situazioni prevale a volte l’uno e a
volte l’altro.
Il soggetto che può o deve agire è il titolare della situazione soggettiva: il legame tra soggetto e
situazione si chiama titolarità.
La situazione giuridica soggettiva è il concetto che consente di qualificare una somma di
comportamenti umani come dovuti o permessi. Poiché il comportamento umano è sempre sociale, e
quindi relazionale, il concetto di situazione soggettiva è inseparabile da quello di rapporto giuridico: se
un soggetto ha il potere (situazione attiva) di pretendere un comportamento, v’è necessariamente chi
ha il dovere (situazione passiva) di tenere quel comportamento.
È assai difficile che il fatto sia disciplinato da una sola norma: la disciplina applicabile alla fattispecie
concreta si desume da tutte le regole e principi rilevanti nel procedimento di valutazione. La situazione
soggettiva esprime gli interessi qualificati dal complesso della normativa applicabile al concreto
comportamento, il quale è (qualificato come) permesso o dovuto in base alla situazione soggettiva:
permesso, se esercizio di una situazione attiva, dovuto, se esecuzione di una situazione passiva.
La norma prevede il verificarsi dell’evento (cioè del fatto giuridico) e la possibilità che questo, umano
(una passeggiata, la conclusione di un contratto) o naturale (un temporale), una volta venuto ad
esistenza abbia rilevanza giuridica. Il fatto nel suo verificarsi, attua quanto previsto dalla legge. La
rilevanza preordinata all’efficacia indica l’idoneità del fatto a produrre effetti giuridici.
Rilevanza ed efficacia sono distinte. È rilevante il fatto valutato da norme giuridiche. Efficace è l’atto al
quale sono collegabili effetti giuridici, cioè la nascita, la modificazione o l’estinzione di situazioni
soggettive. Nessun fatto può essere efficace se non è rilevante. Un fatto può essere rilevante, ma non
ancora (pienamente) efficace quando l’interesse richiede un ulteriore evento per la sua attuazione. Il
contratto sottoposto a condizione sospensiva (vendo la moto se sarò promosso) è rilevante, ma
improduttivo di effetti c.d. finali fino a quando non si verifichi l’evento futuro e incerto (la
promozione) (evento condizionante). Ciò non impedisce che il contratto produca altri effetti c.d.
preliminari ad es., la vendita della moto ad un terzo prima della promozione).
I fatti giuridici si distinguono in naturali e umani. Sono naturali gli eventi non ascrivibili alla volontà
consapevole dell’uomo: un temporale, la morte (non provocata). I fatti umani sono detti atti giuridici.
Gli atti si distinguono in atti giuridici in senso stretto (o mero atto) e in negozi giuridici. Nei primi
conta la volontà e la consapevolezza dell’atto, non l’intenzione di produrre effetti giuridici; nei negozi
giuridici la volontà è assunta dall’ordinamento in quanto diretta alla produzione di determinati effetti.
In entrambe le ipotesi la dichiarazione è volontaria, ma la differenza è nella volontarietà o no degli
effetti: negli atti in senso stretto gli effetti sono preordinati dalla legge e non rileva se l’autore dell’atto
ne sia consapevole; nei negozi giuridici gli effetti giuridici devono essere voluti, almeno da un punto di
vista pratico. La richiesta scritta di pagamento che il creditore rivolge al debitore (1219) è atto giuridico
in senso stretto: i suoi effetti (interessi di mora, rimborsi, risarcimento danni) sono indipendenti dalla
volontà del soggetto.
Il concreto negozio può essere tipico se corrisponde ad una fattispecie astratta disciplinata dalla legge,
atipico se non è previsto da alcuna norma. L’atto giuridico in senso stretto è sempre tipico: corrisponde
ad un fatto umano gli effetti del quale sono interamente preordinati dalla legge. Né il negozio né l’atto
in senso stretto sono definiti dal codice: si tratta di categorie dottrinali. Il negozio è categoria ampia, nel
suo ambito rientrano entità eterogenee quali il contratto, il testamento, il matrimonio.
Fattispecie di effetti giuridici è non soltanto l’atto ma anche l’attività. L’attività è una serie coordinata
di fatti umani, unificati da una finalità comune, ad es. l’attività d’impresa (2082).
I fatti umani (atti in senso stretto e negozi) sono manifestati mediante comportamenti dichiarativi
(dichiarazioni) e comportamenti concludenti. La dichiarazione è l’atto comunicativo con il quale
l’agente trasmette un significato: essa può essere di scienza e di volontà. Nella prima ipotesi l’autore
comunica ciò che sa: esempi sono le testimonianze, le perizie. La dichiarazione di scienza, fatto umano,
non è ne atto né negozio giuridico. Nella seconda ipotesi l’autore comunica la volontà, fonte di effetti
( se voluti vi è negozio giuridico, altrimenti atto in senso stretto). Il comportamento comunicativo non
deve essere necessariamente verbale ma può avvenire anche attraverso gesti o con il silenzio. In queste
circostanze si discorre di dichiarazione espressa.
Il comportamento concludente è non intenzionalmente comunicativo. L’agente non intende comunicare
o non intende compiere l’atto di significazione che il diritto collega a quel comportamento. Si discorre
di comportamento concludente in quanto, per un nesso di consequenzialità logica o di congruenza
pratica, il significato si desume dal comportamento.
In linea di massima è lecito ciò che non è illecito per l’ordinamento. Il fatto (s’intenda il contratto) è
illecito quando è contrario a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume (1343). Gli atti
(quindi i fatti) che derogano norme dispositive (derogabili dai soggetti), pur essendo difformi dalla
legge, non sono illeciti. In tema di responsabilità “extra-contrattuale”, cioè di responsabilità al di fuori
di un preesistente rapporto obbligatorio, si definisce illecito “qualunque fatto (qui:atto) doloso”, quindi
intenzionale “o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto” (2043).
La valutazione di un atto implica per altro non soltanto un giudizio di liceità, ma anche di
meritevolezza di tutela e tale giudizio deve essere espresso alla luce dei principi fondamentali
dell’ordinamento e dei valori che lo caratterizzano. Non ogni atto lecito è meritevole di tutela.
Nel fatto e nel rapporto bisogna distinguere un profilo strutturale (com’è) ed uno funzionale (a che
serve). Struttura e funzione del rapporto, struttura e funzione del fatto non devono essere confuse.
Distinguere tra fatto istantaneo (conclusione del contratto) o continuativo (lo svolgimento di
un’assemblea) o periodico (il pagamento di stipendi) significa discorrere della struttura. Del pari
riguarda la struttura il numero delle parti necessarie per formare un atto idoneo a provocare effetti.
L’atto (o negozio) che richiede la dichiarazione di una sola parte ha struttura unilaterale; se invece esige
la dichiarazione di due parti è bilaterale, ecc…
Nel valutare il fatto il giurista individua la funzione: ogni fatto umano volontario ha una funzione, la
quale o è predeterminata dall’ordinamento in schemi tipici o è modellata dall’iniziativa dei soggetti.
Individuare la funzione equivale a cogliere il significato normativo degli effetti: la funzioni è appunto
la sintesi degli effetti essenziali del fatto.
Determinata la funzione del fatto si può considerare determinata anche la sua struttura. Si coglie così il
nesso tra struttura e funzione: la struttura segue e non precede la funzione.
Individuare la funzione richiede sia la considerazione dell’assetto iniziale degli interessi sia dell’assetto
finale. La funzione si realizza in modo diverso a seconda della situazione preesistente: se essa muta,
muta anche il percorso da seguire per giungere al risultato.
La variabilità della struttura negoziale dipende dalla funzione e dai rapporti sui quali l’atto incide. Ne è
un esempio l’estinzione del debito (1236). E’ un fatto (negozio) il quale produce il proprio effetto
(estinzione dell’obbligazione) con strutture diverse: a volte bilaterale, altre unilaterale.
Pertanto la struttura del negozio è variabile in astratto e determinata in concreto.
Gli effetti che il fatto produce sono classificabili in costitutivi, modificativi e estintivi secondo che in
conseguenza del fatto nasca, si modifichi o si estingua un rapporto giuridico. Non vi sono altre specie,
o meglio, le altre specie talvolta utilizzate sono riconducibili alle tre fondamentali.
L’effetto di accertamento è attribuito al negozio con il quale le parti fissano i termini del rapporto del
quale sono titolari.
L’efficacia dichiarativa non innova le situazioni preesistenti ma ne rappresenta soltanto uno
svolgimento interno, sì che le stesse sono rafforzate, specificate o affievolite. Analoghe conclusioni
valgono per l’efficacia preclusiva es. l’usucapione.
L’effetto regolamentare è un effetto modificativo. L’effetto normativo è la determinazione del
regolamento di un rapporto futuro (si pensi ai contratti normativi: essi determinano il regolamento di
successivi contratti, se le parti decideranno di concluderli). L’effetto eliminativi è un effetto estintivo
retroattivo: la situazione soggettiva è estinta e in più si considera tale situazione come mai esistita es.
revoca della stipulazione a favore di terzi (1411).
Il procedimento che dalla determinazione della funzione del fatto giunge fino all’individuazione della
disciplina prende il nome di qualificazione. Ciò richiede una distinzione circa i tipi di effetti. Gli effetti
giuridici possono essere diretti o riflessi, immediati o differiti. Per la qualificazione della fattispecie
occorre tenere presente gli effetti diretti e non quelli riflessi. Gli effetti essenziali sono sempre diretti.
Sono essenziali tutti gli effetti senza i quali il significato giuridico del fatto non si tradurrebbe in
situazioni soggettive congruenti.
Gli effetti essenziali di un atto si possono produrre sia in modo istantaneo che differito, ed in entrambe
le ipotesi essi concorrono alla qualificazione del fatto.
Il differimento può essere opera delle parti (ad es. apposizione di un termine iniziale), o disposto dalla
legge (ad es. vendita di cosa futura).
Quando il fatto non produce effetti finali, la legge talvolta ascrive alla fattispecie effetti preliminari, i
qual assicurano la conservazione delle condizioni affinché l’interesse sia soddisfatto al momento nel
quale si produrrà l’effetto finale. L’effetto preliminare dà luogo ad un rapporto giuridico preliminare in
collegamento strumentale con il rapporto finale.
E’ importante distinguere tra effetti diretti e riflessi. L’effetto riflesso non ha la sua causa direttamente
nel fatto (come l’effetto diretto) ma è invece l’effetto dell’effetto. Tra due norme una attribuisce ad un
fatto un determinato effetto, l’altra individua nel primo effetto la fattispecie del secondo che non può
essere utilizzato per qualificare il primo fatto. Quando un negozio giuridico produce un effetto e vi
sono norme che disciplinano conseguenze ulteriori di questo effetto, queste conseguenze ulteriori si
chiamano effetti riflessi. Un esempio è la rinunzia al diritto di proprietà da cui scaturisce la perdita
della titolarità della proprietà.
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Universita: Politecnico di Torino
Data di caricamento: 30/03/2010
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bar1 - Libera Università S.Pio V

è fatto molto bene....

17/10/12 18:56
roberta80 - Università Magna Graecia di Catanzaro

Poco strutturata per far accedere i laureati al mondo del lavoro. Conservatrice e poco interessante

11/03/12 18:22
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