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Saggio breve sulla catastrofe di Fukushima, Esami di Italiano

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Descrizione: Tema: Fukushima
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Fukushima
Alle ore 14:46 ora locale dell’11 Marzo 2011, nella zona a nord del Giappone si è verificato un
terremoto di magnitudo 8,9 della scala Richter, con localizzazione dell’epicentro a circa 130 km a
est dell’isola di Honshu, nell’oceano Pacifico.
Tale evento sismico era stato preceduto da scosse di magnitudo inferiore che, vista la particolare
sismicità del Giappone, evidentemente non avevano fatto presagire un fenomeno di tale portata.
Al seguito dell’evento principale si è avuto un secondo sisma di intensità inferiore, pari ad una
magnitudo 6.5 della scala Richter.
E’ importante precisare che la scala Richter è logaritmica, pertanto il fattore di scala tra un punto ed
il successivo non è lineare ma cresce in proporzione al logaritmo, e nel caso della scala Richter
(usata principalmente in ambito divulgativo, mentre in ambito scientifico si utilizza spesso la “scala
di magnitudo del momento”) tale fattore di scala è 31, pertanto passando da 4 a 5 si moltiplica per 31, da
5 a 6 di altri 31, (complessivamente 31*31=961).
Sulla base di questo dato è possibile fare un paragone con il sisma che ha devastato l’Aquila, di
livello 5.9 della scala Richter, pertanto circa 30000 volte meno “intenso”.
GLI IMPIANTI NUCLEARI GIAPPONESI – LA SITUAZIONE PRIMA E DOPO
Il Giappone conta 54 reattori nucleari suddivisi in diversi impianti dislocati principalmente lungo
la costa, per il motivo principale che, trattandosi di impianti a vapore nel loro sistema di
conversione di energia termica in elettrica, necessitano di acqua per condensare il vapore (una
spiegazione esaustiva degli impianti a vapore si trova nel link indicato) senza alcun miscelamento tra il
fluido refrigerante ed il fluido da condensare (fortemente desalinizzato e purificato alla fonte per non
danneggiare la turbina).
In corrispondenza dell’evento sismico sono scattate le procedure di sicurezza previste per tutti gli
impianti in qualche modo coinvolti dall’evento, procedure che hanno portato allo spegnimento dei
seguenti reattori:
centrale di Onagawa: reattori n. 1, 2, 3
centrale di Fukushima 1: reattori n. 1, 2, 3
centrale di Fukushima 2: reattori n. 1, 2, 3, 4
centrale di Tokai, reattore n. 1 (la centrale ha un unico reattore)
Tutti gli altri reattori distribuiti per il Giappone hanno continuato ad operare senza problemi,
pertanto 43 reattori sono rimasti attivi e lo sono tutt’ora in quanto non coinvolti negli effetti del
sisma.
Di tutti i reattori interessati dalle procedure di sicurezza, nell’impianto di Fukushima 2, in
particolare il reattore 1 ha avuto dei problemi legati all’innalzamento delle temperature del core
dell’impianto, che ricordo essere costituito da uno scudo in acciaio racchiuso all’interno di una
struttura in cemento armato opportunamente progettata per resistere ad eventi catastrofici, sia
terroristici che sismici.
Il reattore oggetto dell’attenzione è di tipo BWR (Boiling Water Reactor), il cui fluido operativo
transita anche nel core e risulta dunque lievemente radioattivo. In altre parole il fluido è utilizzato
sia per l’espansione in turbina che per la moderazione (acqua leggera), al contrario di quanto avviene
in altre tipologie di reattori come l’EPR (European Pressurized Reactor), nel quale il fluido evolvente
in turbina non è radioattivo.
FUKUSHIMA 2 – COSA E’ SUCCESSO
Durante la prevista operazione di refrigeramento e depressurizzazione del nocciolo del reattore si è
avuto il blocco improvviso delle unità diesel di emergenza impiegate a tale scopo, pertanto il tempo
necessario per intervenire a risolvere tale malfunzionamento ha comportato un incremento della
pressione nel reattore.
Le azioni successive volte a contrastare tale incremento di pressione sono state quelle previste per i
reattori BWR, ovvero è stata immessa acqua devaporizzata da una piscina di condensazione posta
sotto il reattore.
Tale acqua, scaldandosi progressivamente a 100 gradi non si condensava più e la pressione del
vapore aumentava conseguentemente, pertanto i tecnici hanno deciso di sfogare parte del vapore
verso il contenitore esterno, e la formazione di idrogeno ed ossigeno liberi hanno portato
all’esplosione (non di tipo nucleare) che, a quanto pare, non ha distrutto il contenitore esterno, seppur
danneggiandolo.
Oltre all’idrogeno ed all’ossigeno sono fuoriuscite modeste quantità di iodio 131 e cesio 137, il che
allontana il rischio di meltdown, ovvero di fusione del nocciolo.
La pericolosità di questo incidente è stata, nella scala Ines comunemente utilizzata per queste
classificazioni, di livello 4 (impatto locale) su un livello massimo di 7 (incidente di Chernobyl, impianto privo
di contenimento).
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Materia: Italiano
Data di caricamento: 25/11/2011
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