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Gli Accordi di Villa Madama del1984 - Appunti di Diritto Ecclesiastico, Appunti di Diritto Ecclesiastico. Università di Roma La Sapienza

Diritto Ecclesiastico

Descrizione: Accordi villa madama tesi finocchiaro
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Universita: Università di Roma La Sapienza
Indirizzo: Giurisprudenza
Data di caricamento: 22/11/2012
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Gli Accordi di Villa Madama del1984 ed il Protocollo Addizionale del Tenendo conto dei mutamenti introdotti dalla Costituzione e dalle sentenze della Corte Costituzionale, la Santa Sede ed il Governo italiano stipularono l'intesa per la Revisione del Concordato del 1929, sottoscrivendo a Villa Madama l'Accordo del 18.2.1984, ratificato poi dal Parlamento italiano con la Legge n. 121del 25.3.1985, entrato in vigore il3 giugno 1985.

Il nuovo Accordo ha mantenuto il sistema del riconoscimento civile del matrimoniocanonico e della relativa giurisdizione ecclesiastica confermando, quindi, l'esistenza deldoppio regime matrimoniale a disposizione dei cittadini italiani. Questi possonoliberamente scegliere se contrarre il matrimonio civile, restando assoggettati allalegislazione civile e alla giurisdizione dei tribunali statali oppure il matrimonio religiosocattolico, assoggettandosi così alla legge canonica ed alla giurisdizione dei tribunaliecclesiastici.

La materia matrimoniale è tutt' oggi disciplinata dall' art. 8 dell'Accordo, completatodall'articolo 4 del Protocollo addizionale, che forma parte integrante dell' Accordo.Trattasi di disposizioni dettagliate che comprendono anche aspetti che nel precedenteregime erano disciplinati dalla legge statale di attuazione del Concordato, e cioè dallalegge matrimoniale n. 847/1929, non espressamente abrogata dall'Accordo del 1984 equindi ancora in vigore in quelle parti che non risultano in contrasto con le disposizioni

7 del nuovo testo pattizio o che non hanno ricevuto da questo una nuova integrale regolamentazione. In particolare, il citato art. 8, 1 comma dell'Accordo, stabilisce: "Sono riconosciuti gli

effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme di diritto canonico, a condizione che l'atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale".

Detta previsione risente del diverso clima storico e culturale nel quale è statoconcepito. Infatti, il Concordato del 1929 rispondeva 'al disegno. di Mussolini diavvicinare la Chiesa cattolica al regime fascista; accettando la tradizionalerivendicazione della Chiesa di gestire la materia matrimoniale senza vincoli statuali, aprescindere dai benefici che avrebbero potuto ricavare i cittadini; invece, come si evincedall'art. 1 dell' Accordo del 1984, fu prevalente il reciproco interesse, dello Stato e dellaChiesa, ad instaurare fra loro un rapporto di collaborazione per favorire la promozione

dell'uomo e il bene del paese, soddisfacendo così le esigenze religiose del popolo.

L'accordo di cooperazione sta a significare che le parti contraenti hanno ritenuto nonesservi opposizione fra le finalità rispettivamente perseguite e fra la maniera di intenderela promozione umana, riconoscendo implicitamente non esservi contraddizione fra ilcompimento di tale impegno e le pattuizioni convenute. In particolare, lo Stato haritenuto rilevante ai propri fini l'impegno della Chiesa volto alla promozione umana nellasua dimensione spirituale, confermando così l'apprezzamento, manifestato nell'art. 4, 2comma Cost., per ogni attività che concorra al progresso non solo materiale ma anchespirituale della società. La Chiesa mira fondamentalmente a poter esplicare liberamente enelle migliori condizioni possibili la sua missione di promozione spirituale dell'uomo;invece, la promozione materiale spetta allo Stato e ai suoi cittadini, quale che sia il lorocredo religioso o la loro ideologia.

La Chiesa si presenta al mondo come società organizzata per scopi spirituali ma èanche fermento - che si annulla nella massa. Il rapporto tra dimensione temporale edimensione spirituale, ovvero tra società civile e società religiosa, deve tenere conto diquesto duplice aspetto che consente e giustifica un collegamento esterno fra questedimensioni, postulando nello stesso tempo un rapporto necessario derivante dall'unitàreale dell'uomo cui quelle dimensioni appartengono. In questa visione l'automatismodegli effetti civili riconosciuti al matrimonio canonico nonché l'efficacia delle sentenzeecclesiastiche di nullità dovevano essere in qualche modo attenuati e circoscritti anche

in considerazione di alcuni inderogabili principi costituzionali. 8

Lo strumento utilizzato per realizzare tali obiettivi è stato l'atto di trascrizione,utilizzato come mezzo di collegamento -rectius: come raccordo tecnico- tra le dueistituzioni, con la funzione di rendere rilevante nell' ordinamento statale una serie di attiche altrimenti avrebbero avuto efficacia soltanto nel diritto della Chiesa.

La trascrizione tempestiva. Il già più volte citato Accordo del 1984 distingue due diversi tipi di trascrizione, a . seconda che tale attività sia richiesta regolarmente nel termine di cinque giorni dalla

celebrazione del matrimonio oppure successivamente. Nel primo caso la trascrizione èdettatem pes tiva ed è disciplinata dal l comma del citato art. 8; nella seconda ipotesi, siha la trascrizionetar diva, .di cui all'ultimo capoverso dello stesso articolo.

Ai fini della tempestività della trascrizione occorre abbiamo visto, che il parroco trasmetta uno degli originali dell' atto di matrimonio entro cinque giorni dalla celebrazione ed occorre che l'ufficiale dello stato civile- riscontrando la regolarità . dell'atto e rilasciando il certificato di "nulla osta" agli effetti civili del vincolo canonico- trascriva il documento nei registri pubblici entro ventiquattro ore dalla ricezione di esso, accompagnato dalla relativa richiesta del parroco.

I registri dello stato civile sono divisi in due parti: nella prima, l'ufficiale dello statocivile iscrive gli atti dei matrimoni celebrati in sua presenza con il rito civile; nellaseconda parte, invece, troviamo la suddivisione in tre serie: A, B, C. Nella serie A sitrascrivono gli atti dei matrimoni celebrati nello stesso comune davanti ai ministri delculto cattolico (o davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato). Nella serie B sitrascrivono gli ~tti dei matrimoni celebrati in un altro comune dello Stato davanti aiministri del culto cattolico (o a quelli degli altri culti ammessi dallo Stato), già trascrittidall'ufficiale dello stato civile di quel comune nella serie A, riproducenti per intero lacopia del verbale della prima trascrizione già avvenuta. Nella serie C, composta da fogliin bianco, si iscrivono quei matrimoni che, pur celebrati dinanzi all'ufficiale dello statocivile, non sono iscritti nella serie prima perché celebrati fuori della casa comunale, oper procura, per delegazione, etc.

L'ufficiale dello stato civile, quando riceve in trasmissione l'atto di matrimonio canonico regolare o regolarizzato, è obbligato a eseguirne la trascrizione nei registri 20

dello stato civile entro ventiquattro ore. Il mancato rispetto di tale termine non comportaalcuna conseguenza giuridica né sul regime applicabile alla trascrizione né sugli effettirelativi allo stato coniugale. La trascrizione dovrà, in ogni caso, essere effettuata senza ilcompimento di ulteriori accertamenti e senza possibilità di revoca della volontà delleparti diretta agli effetti civili, così come avviene nella trascrizione effettuatatempestivamente entro il termine stabilito dalla legge.

Compiuta la trascrizione, nelle successive ventiquattro ore, l'ufficiale dello statocivile deve comunicare al parroco la data in cui la trascrizione stessa è stata eseguita, aisensi dell'art. l0 della L. n. 847 del 1929. Effettuati i suddetti adempimenti, l'iter èfinalmente concluso ed il matrimonio produrrà effetti nell' ordinamento statale fin dalmomento della celebrazione.

In sintesi, la trascrizione non è una registrazione probatoria bensì un atto essenzialeper l'attribuzione degli effetti civili poiché, in mancanza, il matrimonio canonicorimarrebbe un atto puramente religioso ed a nulla varrebbe provarne la celebrazione, ovela trascrizione non fosse avvenuta.

La giurisprudenza ha, coerentemente, da sempre ritenuto il carattere "costitutivo" della trascrizione ed anche la dottrina- a parte qualche voce isolata (Vassalli). sostanzialmente è concorde nel riconoscere una funzione essenziale alla trascrizione.

La trascrizione insomma, non viene per lo più considerata come un atto autonomoproduttivo di effetti civili, sia pure con efficacia retroattiva, ma come una candido iuris(Del Giudice) al cui verificarsi il matrimonio canonico ottiene il riconoscimento nell'ordinamento civile. Ed accanto a questa tesi, ve ne sono altre che considerano latrascrizione una "mera formalità", al cui adempimento sono subordinati ilriconoscimento degli effetti civili e la tutela giuridica; la trascrizione, cioè, sarebbe unaformalità estrinseca, avente funzione di candido facti sospensiva dell'efficacia civile.

Qualche Autore ha sostenuto, pure, che la trascrizione costituisce una fase integrativadell'efficacia civile e, al tempo stesso, costitutiva della documentazione probatoria: lasua funzione sarebbe quella di accertare l'esistenza di un matrimonio

canonico e della volontà degli effetti civili dei contraenti. In questo senso (Spinelli) latrascrizione sarebbe una forma ad substantiam senza la quale il negozio tra le partirimarrebbe civilmente inefficace per l'invalidità dipendente dalla mancanza di unrequisito esterno; essa avrebbe una funzione"dichiar ati va nei confronti dell'effetto

civile del matrimonio religioso, e"costituti va" della documentazione, attestazione e prova privilegiata degli accertamenti pubblici di quel vincolo. 21

Sembra corretto ritenere (con parte autorevole della dottrina, come il Finocchiaro)che; derivando gli effetti civili del matrimonio canonico da un complesso procedimentonel quale si intrecciano gli adempimenti previsti nel concordato e la trascrizione neiregistri dello stato civile, l'atto finale del procedimento, documentato dalla redazione delverbale di trascrizione, non sia in sé né dichiarativo né costitutivo bensì"qualif icator io"di tutti gli atti che lo precedono, i quali assumono a quel punto la veste di matrimoniovalido agli effetti civili.

3.1.a La c.d. "trascrizione tempestiva ritardata". Dalla trascrizione tempestiva immediata, detta anche ordinaria, si distingue la trascrizione tempestiva ritardata, che ha luogo tutte le volte in cui il matrimonio

canonico è stato celebrato senza la previa richiesta della pubblicazione civile - e dellarelativa dispensa- e quindi senzail rilascio del certificato attestante che nulla osta allatrascrizione del matrimonio. In questo caso - purché siano stati effettuati gliadempimenti previsti dall' art. 8 L. n. 847/1929 e purché uno dei due originali dell' attodi matrimonio sia trasmesso all'ufficiale dello stato civile non oltre i cinque giorni dalla. celebrazione delle nozze- la trascrizione è regolata dall' art. 13 della citata legge.

Questa trascrizione si differenzia da quella ordinaria perché l'ufficiale dello statocivile non ha l'obbligo di eseguirla nella ventiquattro ore dalla ricezione dell'atto ma ha ildovere di accertare "che non esiste alcuna delle circostanze indicate nel precedente art.12", che impediscono la trascrizione del matrimonio. Pertanto, l'ufficiale dello statocivile deve effettuare dopo la celebrazione delle nozze quegli accertamenti che avrebbedovuto fare in sede di pubblicazione prematrimoniale ed i soggetti legittimati ad opporsialla trascrizione hanno un termine per proporre le loro eventuali istanze. In particolare,l'ufficiale dello stato civile deve affiggere alla porta della casa comunale un"avvis o

della celebrazione del matrimonio da trascrivere, con l'indicazione delle generalità degli sposi, della data, del luogo di celebrazione e del ministro del culto avanti al quale èavvenuta" (art. 13 comma 2). Questa pubblicazione successiva dura dieci giorni

consecutivi durante i quali i soggetti legittimati possono opporsi alla trascrizione delmatrimonio per una delle cause previste ex art. 12 L.M. e l'opposizione sospenderà latrascrizione.

Le disposizioni sulla cd. trascrizione tempestiva ritardata hanno eliminato il carattere cogente degli adempimenti di cui agli artt. 6 e 7 della stessa legge, riguardanti 22

la pubblicazione e il rilascio del certificato dinullaos ta da parte dell'ufficiale dello statocivile. Invero, accade con una certa frequenza che le parti anziché curare lapubblicazione preventiva effettuano gli adempimenti per la trascrizione del matrimoniocanonico dopo la sua celebrazione. La giurisprudenza ha interpretato le suddette normenel senso che l'omessa affissione dell'avviso prescritto dall'art. 13 della L. 847/1929 nonè causa di nullità della trascrizione. Tale orientamento è conforme al valore attribuitodalla legge alla pubblicazione nel caso del matrimonio civile, il quale non è invalido oveessa manchi, comportando tale irregolarità soltanto un'ammenda a carico delle parti edell'ufficiale dello stato civile (art. 134 c.c.).

l'ordinamento italiano consentiva che la trascrizione tardiva potesse essere richiesta inogni tempo e da chiunque vi avesse interesse. Siffatta ultima soluzione aveva suscitatoforti perplessità in larga parte della dottrina, e non soltanto da parte di coloro chesostenevano la necessità di una specifica volontà delle parti indirizzata agli effetti civilidel vincolo coniugale. Un Autore (Finocchiaro) osservava che non era possibileattribuire lo stato civile di coniugato ad una persona non più in vita perché la morteestingueva la capacità giuridica di tutte le persone fisiche, escludendo così che essipotessero essere soggetti di qualsiasi rapporto giuridico, ivi compresa la possibilità dicostituire unos tatus che presuppone l'esistenza in vita.

Quest'ultimo orientamento dottrinario ritiene che la propria tesi trovi conferma nellostesso art. 14 della L.M. che esclude la trascrizione tardiva quando uno dei coniugi, inepoca successiva alle nozze, fosse stato interdetto per infermità mentale: infatti, sarebbestato incoerente vietare la trascrizione per la semplice menomazione della capacità diagire derivante dall'interdizione ed ammetterla invece per l'ipotesi del decesso, quandocioè il soggetto aveva cessato di esistere come centro di imputazione di qualsiasirapporto giuridico.

Ora, se a queste argomentazioni che conservano il loro valore anche alla luce dellanuova legislazione concordataria, si aggiunge la necessità che le due parti manifestino -una anche in forma implicita- una specifica volontà di ottenere il riconoscimento civiledel vincolo matrimoniale, si deve giungere alla conclusione che la trascrizionepost

mortem non sia più consentita, nonostante i motivi umanitari che in qualche caso

potrebbero indurre ad ammetterla: si pensi al caso di alcune donne vedove solo per laChiesa, che vengono a trovarsi senza mezzi di sussistenza non potendo vantare, inmancanza di trascrizione del matrimonio religioso, alcun diritto alla pensione direversibilità.

La prevalente dottrina rileva che la dizione letterale della norma presuppone che la

richiesta di trascrizione sia stata già inoltrata e che in materia di stato coniugale la leggenon attribuisca effetti alle dichiarazioni fatte ora per al/ora (cfr., ad esempio, gli artt. 79e 108 c.c.). E' stato, altresì, evidenziato (sempre Finocchiaro) che la legge non riconoscealcun valore giuridico all'obbligo di contrarre matrimonio e, conseguentemente, diattribuire effetti civili ad un matrimonio religioso. In questo senso si è pronunciata la

Corte di Cassazione con la sentenza n.2893 del24 marzo 1994 che ha escluso la possibilità di procedere alla trascrizione post mortem sulla base di una dichiarazione rilasciata al momento della celebrazione religiosa- usuale nel vecchio 29 regime concordatario- con cui i coniugi si obbligavano Ha lasciare all'Autorità ecclesiastica la più ampia libertà in merito alla trascrizione del matrimonio religioso". Ciò posto, sensibilmente diverse sono le nostre considerazioni. Andando al cuore della vicenda, il legislatore esige, giustamente ed in buona

sostanza, lo stato di conoscenza e, quantomeno, di non opposizione da parte di uno deiconiugi per potersi attuare la trascrizione. Detta conoscenza, però, non riteniamo debbanecessariamente riferirsi ad un momento successivo alla domanda di trascrizione ma

'ì possa ricavarsi anche da dichiarazioni precedenti.- ad esempio contenute in unt est ament o- purché tali da esprimere in modo serio ed inequivocabile la consapevolezza e l'intento di far conseguire al matrimonio religioso gli effetti civili. In tal senso si è espressa la Corte di Appello di Catania in un Decreto del16 maggio 1990, ritenendo che la conoscenza e non opposizione. siano riferibili anche ad una futura richiesta di trascrizione purché venga- con

ogni mezzo- data la prova della conoscenza da parte del coniuge poi deceduto dell'intentodell'altro coniuge di richiedere la trascrizione tardiva, manifestato in modo concreto edemerga, altresì, la non opposizione. Non, dunque, una generica intenzione bensì un precisoproposito di richiedere in un prossimo futuro la trascrizione.

Inoltre, le deroghe alI 'intrascrivibilità post mortem esistono- si pensi, al caso in cui lamlorte di uno de coniugi sia giunta quando la richiesta di trascrizione era stata già inoltrataall'ufficiale di stato civile o, ancora, quando risulti già acquisita, in presenza della richiesta diuna sola parte, la conoscenza e la non opposizione dell'altra.

Ad adiuvandum, ed in sintonia con quanto appena detto, è la già citata Circolare Ministeriale del 26.2.1986 che ha ritenuto possibile la trascrizione dopo la morte di entrambi o di uno dei coniugi "ove sia stata da entrambi richiesta prima del decesso; la

sola mancata opposizione del coniuge defunto non è sufficiente, non potendosi conoscere seegli si sarebbe opposto alla trascrizione e l'opposizione sia stata resa impossibile dalsopravvenuto decesso".

3.5 La trascrizione tardiva e i diritti legittimamente acquisiti dai terzi. L'art. 8 dell' Accordo del 1984 stabilisce che "la trascrizione tardiva deve avvenire senza pregiudicare i diritti legittimamente quesiti dai terzi prima della trascrizione e in contrasto con lo stato coniugale delle parti". 30

Questa norma, già prevista nella legge matrimoniale del 1929, è resa necessaria dallaretroattività degli effetti civili riconosciuti al matrimonio che decorrono, qualunque sia ladistanza di tempo in cui viene effettuata la trascrizione, dal momento della celebrazionereligiosa. Pertanto, occorre tutelare le posizioni giuridiche sorte medio tempore, ossia nelperiodo intercorrente tra la celebrazione e la trascrizione, quando lo stato coniugale nonesisteva per l'ordinamento statale e non poteva quindi influire in alcun modo sullosvolgimento dei rapporti giuridici.

Il principio della intangibilità dei diritti acquisiti non vale per gli stessi coniugi checonoscevano l'esistenza del vincolo religioso con la sua idoneità ad essere riconosciutosul piano civile e di cui hanno essi stessi chiesto la trascrizione. "Terzi", dunque, sonotutti gli altri soggetti estranei al rapporto coniugale, diversi dalle persone dei due

coniugi

L'esatta determinazione di tale categoria è controversa sia in dottrina sia ingiurisprudenza; quest'ultima,_ in particolare, si è più volte pronunciata in modocontrastante soprattutto con riferimento alla figura dell'er ede.

Nei primi anni sessanta, la Corte di Cassazione aveva ritenuto che gli eredi, legittimie testamentari, fosseroter z i al momento dell' apertura della successione, per cui i dirittida essi acquistati dovevano rimanere salvi e non subivano alcuna modificazione anchese, per gli effetti retroattivi della trascrizione, veniva ad aggiungersi tra gli aventi dirittoalla successione il coniuge legittimo. Dopo alcuni decenni la Corte di Cassazione hacambiato indirizzo, escludendo dal concetto diterzo l'erede del coniuge defunto inquanto soggetto che subentra nella stessa posizione giuridica del de cuius. Pertanto, conla trascrizione tardiva i diritti dell' erede non rimanevano impregiudicati ed al coniugesuperstite venivano riconosciuti, oltre allostatus di coniugato con effetti ex tunc, tuttiquei diritti personali e patrimoniali che ad esso conseguono inderogabilmente per legge,come quello alla successione del coniuge defunto.

Più di recente la Suprema Corte - con la sento n. 6845 del 4.6.1992 - è ritornata al primitivo orientamento, statuendo che "terzo è colui che è estraneo al rapporto

matrimoniale e pertanto rivestono tale qualità gli eredi del coniuge defunto: laposizione di costoro, consolidatasi al momento del decesso del coniuge loro dantecausa, non può quindi essere modificata dalla trascrizione del matrimonio intervenuta

dopo l'apertura della successione". Il problema del conflitto tra il coniuge superstite e gli eredi di quello defunto può quindi, seppure in via eccezionale, riproporsi ancora oggi e la soluzione non può che 31

essere identica a quella adottata da ultimo dalla Corte di Cassazione. Infatti, la qualificadi coniuge si consegue soltanto con la trascrizione e se questa viene effettuata dopol'apertura della successione- coincidente con la morte del de cuius- non puòpregiudicare la posizione di quei soggettiter z i che hanno ormai legittimamente acquisitola qualifica di eredi. Pertanto, anche nell'attuale regime matrimoniale concordatario, glieffetti retro attivi prodotti dalla trascrizione tardiva devono essere limitati ai due coniugie non possono toccare i diritti in precedenza acquisiti da tutti gli altri soggetti.

Una ulteriore applicazione del principio di salvezza dei diritti acquisiti dai terzi puòprospettarsi, poi, in tema di adozione. L'efficacia retro attiva della trascrizione, in forzadella quale l'adozione risulta compiuta da persona coniugata- e quindi legittimata adadottare soltanto insieme al coniuge- J).on può pregiudicare il diritto ormai acquisito daparte del minore a mantenere lo stato di figlio adottivo.

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