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Il diritto civile nella legalità costituzionale secondo il sistema italo-comunitario delle fonti, Sintesi di Diritto Civile. Università del Sannio di Benevento

Diritto Civile

Descrizione: Riassunto per l'esame di Diritto Civile. Il corso si è basato sullo studio del Perlingieri - Capitolo 8, Napoli, 3° edizione, 2006, tomo 1 Il diritto civile nella legalità costituzionale secondo il sistema italo-comunitario delle fonti
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CAPITOLO OTTAVO
“L’AUTONOMIA NELLA PLURALITA E GERARCHIA DELLE FONTI E DEI VALORI”
1. PLURALITA’ DELLE FONTI NORMATIVE: OPPORTUNITA DI UNA RIDEFINIZIONE.
Sono fonti del diritto gli atti o i fatti mediante l’interpretazione dei quali si determina la norma. Le fonti, a
loro volta, sono individuate da altre norme (c.dd. norme sulla produzione giuridica). Ogni norma è posta
da una norma superiore: al vertice della gerarchia c’è la Costituzione, il fondamento della quale risiede
nella sua legittimità. “La legge statale è valida soltanto se rispettosa e attuativa dei valori espressi dai
corrispondenti principi costituzionali. La legge incostituzionale equivale a legge invalida in quanto è
esercizio del potere in violazione del suo principio di legittimazione. La legittimità non è assorbita dalla
legalità, ma la fonda: la legalità è rispetto della legge unicamente se la legge è conforme alla
Costituzione”- Perlingieri. La legalità esprime anche l’esigenza di ricostruire i nessi tra le molteplici fonti
operanti sul medesimo territorio.
Ogni potere, in un contesto costituzionale fondato sulla divisione dei poteri, finisce sempre con
l’integrarsi con l’esercizio di altri poteri. Sicché l’autonomia c.d. privata si integra con gli altri poteri e
confluisce nell’ordinamento complessivo quale insieme di principi e regole predisposte ed attuate con la
funzione di dettare ordine nella società. Anche l’autonomia, esercitata iure privato rum, è sintesi di valori
scelti e di valori imposti, è auto ed etero-regolamentazione. “Si giustifica, pertanto, l’opinione di chi
reputa che l’autonomia privata sia una fonte del diritto vera e propria operante in concorso con la legge.
L’attività negoziale o contrattuale è un’attività che produce una norma giuridica (l’autovincolamento)
operante nel concreto dei rapporti umani.
L’unitarietà dell’ordinamento non esclude, quindi, la pluralità e l’eterogeneità delle fonti: tale pluralità ha il
suo momento unificante nell’ordinamento che concorre a produrre. Quando lo Stato esaurisce in sé tutta
la produzione legislativa, la teoria della pluralità delle fonti non ha spazio: la fonte formale e la fonte
sostanziale tendono ad identificarsi nello Stato accentrato.
Al contrario, laddove si da spazio ad un pluralismo di entità decentrate ed autonome, che non si
esauriscono nello Stato – si pensi agli enti locali o sovranazionali – e che legiferano in virtù di un potere
proprio (rectius godono di una sfera di autonomia riconosciuta o istituita dal potere sovrano), si produce
pluralismo di fonti.
L’ordinamento, unitariamente considerato, è composto di norme diverse, che hanno origine nei poteri più
disparati, e tra tali norme determina una gerarchia:
FONTI COSTITUZIONALI (Costituzione e leggi costituzionali);
FONTI COMUNITAIRE e talune FONTI INTERNAZIONALI;
FONTI PRIMARIE (leggi ordinarie, d.lgs., d.legge, leggi regionali…);
FONTI SECONDARIE (regolamenti amministrativi)
FONTI TERZIARIE (consuetudine e, secondo taluni, regolamenti e statuti di impresa,
condominio, associazione).
L’opportunità di una ridefinizione del fonti normative si desume se si tiene conto di alcuni fenomeni:
a) rilevanza normativa dei principi costituzionali e loro incidenza sui rapporti intersoggettivi;
b) efficacia immediata del diritto comunitario;
c) c.d. contrattazione collettiva, che tende ad investire tutti i settori della società. Infatti, il legislatore
ha scoperto che essa, non solo costituisce la forma aggiornata dell’autonomia privata nell’epoca
della contrattazione di massa, ma anche che essa può rivelarsi un utile strumento per realizzare
importanti obiettivi di politica del diritto;
d) diffusa abitudine di legiferare mediante l’atto amministrativo e il regolamento che cagionano
problemi sia sotto il profilo della gerarchia che della sindacabilità, in quanto è discussa la loro
natura di atti “aventi forza di legge”.
L’accentuata pluralità delle fonti è in gran parte dovuta al decentramento c.d. amministrativo, attuato sia
riconoscendo agli enti territoriali poteri autonomi ed esclusivi, sia delegando loro taluni poteri. La
ristrutturazione amministrativa, accentuata dalla riforma del titolo V della seconda parte della Cost., è
destinata a produrre una diversificata “geografia giuridica” caratterizzata da un disegno politico di
regionalizzazione e localizzazione del diritto, ispirato al principio di sussidiarietà – il preambolo della
Carta dei diritti fondamentali dell’U.E. esalta le diverse identità locali e afferma che, in un mondo
globalizzato, la regione rappresenta il momento di avvicinamento tra la domanda sociale e le autorità che
sono chiamate a soddisfarla.
La Corte cost. ha ripetutamente affermato che la legislazione regionale non può riguardare materie di
diritto privato volte a salvaguardare l’unità e l’eguaglianza. A tale affermazione occorre sollevare
un’obiezione: un diritto civile regionale è giustificabile non soltanto perché il sistema è unitario, sicché è
impossibile separare diritto pubblico e diritto privato, ma anche perché non si può escludere a priori che
l’eguaglianza si realizzi mediante il pluralismo locale. A tal riguardo occorre ricordare come la stessa
Cost. attribuisca alla normativa regionale il compito di rimuovere “ogni ostacolo che impedisce la piena
parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica” (art. 117, 7°co. Cost.).
In epoca di crisi della sovranità e, dunque, della legge, l’autonomia privata (o meglio negoziale) è
chiamata a svolgere un ruolo organizzativo di sottoinsiemi sociali. Si pensi alla c.d. autodisciplina che
consente, quando difetta una disciplina eteronoma, di provvedere a regolare talune categorie di interessi
con atti di autonomia. Emblematica è la vicenda dei c.dd. codici di autodisciplina che consistono in un
complesso di regole che talune categorie di operatori economici si danno e si impegnano ad osservare
nello svolgimento della loro attività, sotto pena di misure sanzionatorie irrogate da organismi da esse
creati. Negli ultimi tempi le materie regolate da norme di autodisciplina sono state oggetto di interventi
“esterni”: i settori economici regolati da codici di autodisciplina sono stati progressivamente governati da
fonti eteronome. Queste, tuttavia, non hanno sottratto ai codici ogni spazio di operatività, tant’è che non
di rado vi si richiamano in funzione integrativa, delineando così un concorso di fonti (autonome ed
eteronome) nella regolamentazione dei rapporti tra operatori e consumatori/utenti.
Nella complessità della produzione normativa si deve anche aver riguardo all’attività di supplenza e di
stimolo svolta dalla Corte cost. la quale può innovare il sistema cancellando una disposizione (sentenza
di accoglimento), imponendo (sentenza interpretativa di accoglimento) o consigliando (sentenza
interpretativa di rigetto) una certa interpretazione, ampliando il quadro dei soggetti titolari di un diritto di
prestazione (sentenza additiva di accoglimento). Sulla teoria delle fonti hanno un’influenza particolare le
sentenze c.dd. interpretative di una disposizione che, tra le possibili interpretazioni, fissa quella che
appare costituzionale e pertanto non la elimina, oppure considera la norma costituzionalmente illegittima,
benché non sia tale in tutte le sue possibili applicazioni.
La dottrina delle fonti deve, dunque, essere integrata con quella della giurisprudenza costituzionale.
Non meno importante sono, nell’ottica del sistema italo-comunitario delle fonti, le sentenze interpretative
emanate dalla Corte di Giustizia dell’UE. Queste pronunce hanno la stessa forza normativa della fonte
comunitaria interpretata (regolamento o direttiva).
Occorre, inoltre, considerare l’apporto c.d. interpretativo desumibile dalla prassi. I precedenti
giurisprudenziali, le prassi giudiziaria e notarile, finiscono col diventare punti di riferimento privilegiati,
ovviamente nei limiti della loro rispondenza ai principi giuridico-formali.
È necessario, infine, valutare il ruolo delle c.dd. Autorità indipendenti, dette anche Authorities. Ad esse
sono state affidate funzioni di garanzia, controllo e regolamentazione in materie di particolare rilevanza
per lo sviluppo dei rapporti giuridico-sociali: il mercato dei valori mobiliari (Consob), la concorrenza tra
imprese (Autorità garante della concorrenza e del mercato)…Molteplici gli interrogativi sollevati attorno
alla natura e alle funzioni delle autorità: accanto al sospetto di illegittimità costituzionale di tali organismi,
delicata è la questione della dichiarata “indipendenza”. Inoltre, l’emanazione di norme regolamentari o
provvedimenti ha messo in luce la necessità di collocare nell’attuale assetto delle fonti tale “normazione
atipica” anche se è dubbio se considerarla atto amministrativo o normativo.
Le questioni restano aperte. Perlingieri, pertanto, auspica l’introduzioni di Autorità garanti di rilevanza
costituzionale.
2. GERARCHIA DELLE FONTI E LORO ARMONIZZAZIONE.
L’ordinamento, unitariamente considerato, è composto di norme diverse, che hanno origine nei poteri più
disparati, e tra tali norme determina una gerarchia rigida raffigurabile con una piramide. All’apice di
questa v’è la norma costituzionale. Le leggi ordinarie dello Stato, espressioni sia del Parlamento che del
Governo, si devono armonizzare con la Costituzione. Se ciò non avviene si pone un problema di
legittimità costituzionale. Sullo stesso piano delle leggi statali si collocano le leggi regionali che si devono
armonizzare sia con le leggi ordinarie sia con i principi costituzionali. Le leggi provinciali, a loro volta, non
possono essere in contrasto con quelle regionali, quelle dello Stato e con i principi costituzionali. Gli atti
di autonomia, sia collettiva sia individuale, non possono contrastare con le leggi regionali, statale e con i
principi costituzionali.
In una posizione rinforzata rispetto alle norme statali sono gli atti normativi dell’Unione europea: così i
regolamenti sono direttamente obbligatori e immediatamente applicabili all’interno degli stati membri,
senza necessità di leggi interne di recezione. Essi hanno per destinatari i soggetti dell’ordinamento
comunitario e, quindi, i soggetti di diritto interno e nazionale; per oggetto specifici settori; per finalità la
creazione di una legislazione uniforme.
Le norme internazionali pattizie, invece, un atto-fonte di recepimento. Ciò avviene o con una legge
apposita che da l’ordine di esecuzione del trattato ratificato (ordine di esecuzione), o con specifici atti
normativi che immettono nell’ordinamento interno una disciplina corrispondente a quanto il trattato
stabilisce (adattamento speciale ordinario). L’opinione prevalente reputa che le norme internazionali
pattizie abbiano lo stesso valore dell’atto normativo che le recepisce: quello di legge ordinaria che può
essere modificata da una legge ordinaria successiva e possono essere dichiarate incostituzionali.
Tuttavia, le fonti interne che recepiscono il diritto internazionale resistono all’abrogazione da parte di fonti
interne successive quando la loro osservanza risponda ad un interesse costituzionale dell’ordinamento.
3. GERARCHIA DEI VALORI.
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Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università del Sannio di Benevento
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giovanna.romaniello - Università di Salerno

ottimoooooo

22/06/13 20:00
checco1989 - Università di Perugia

Buoni!!

17/05/13 12:29
denylulu - Università di Napoli Parthenope

buono!

19/04/13 21:43
d4nil4 - Università di Salerno

ottima traduzione di un testo incomprensibile

27/03/13 10:26
debor-one - Università di Perugia

buono

08/03/13 12:00
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