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Il processo formulare, Appunti di Istituzioni Di Diritto Romano. Università di Roma Tor Vergata

Istituzioni Di Diritto Romano

Descrizione: I diritti reali.
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Universita: Università di Roma Tor Vergata
Indirizzo: Giurisprudenza
Tags: nikki
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Il processo formulare nacque grazie al praetor peregrinus per i rapporti tra stranieri residenti a Roma e Romani e stranieri, e dalla Lex Aebutia (metà II sec a.C.) venne resa alternativa con la legis actiones che venne soppressa da Augusto .Viene abolito dai figli di Costantino nel 342. N.B.: è un documento scritto !! fissa i termini della lite e vi viene designato il giudice.

-- In ius vocatio (atto esclusivamente privato) + - I° Edictio actionis: dichiarazione (orale o scritta) ove l’attore precisava al vocatus l’azione che voleva promuovere. Era atto stragiudiziale e se non veniva fatto il convenuto poteva non seguire l’attore. Il convenuto poteva seguire l’attore, dare un garante (vindex o vadimonium), o, se non avesse fatto nessuna delle due, actio in factum > condanna pecuniaria. Ove il convenuto non era reperibile si procedeva da parte del pretore alla missio in possessionem con l’attore che si immetteva nel patrimonio del convenuto + bonorum venditio ( dopo 40 gg ). Era necessaria la presenza in iure di entrambe le parti.

-- In iure : fase I

-II° Edictio actionis ove l’attore facendo eventualmente riferimento all’albo pretorio faceva la postulatio actionis (richiesta al pretore dell’azione) ed avveniva una eventuale discussione (se il convenuto contestava la pretesa dell’attore). Il pretore (tranne ipotesi di denegatio actionis, ovvero palese infondatezza della pretesa) dava l’azione (iudicium dabat) che si suddivideva in 4 (+2) parti: - NOMINA DEL GIUDICE (iudice dare) (*) 1- INTENTIO: pretesa su cui il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi. Può essere certa e incerta. 2- DEMONSTRATIO: esposizione del fatto, di regola prima dell‘ intentio 3 CONDEMNATIO: si invita il giudice alla condanna pecuniaria, è sempre una somma di denaro. A secondo della intentio poteva essere certa o incerta. 4-ADIUDICATIO*: era l’aggiudicazione che avveniva però solo nei giudizi divisori e regolamento dei confini (es. actio finium regundorum). Componenti straordinarie delle formule erano: PRAESCRIPTIO (*)(= prima dello scritto): Pro actor o reo era riserva mediante la quale si limitavano certe conseguenze (ad es.: della rata scaduta perseguibile con un’unica azione), era scritta prima che la formula avesse inizio; EXCEPTIO: perentoriae (quelle che in ogni momento erano idonee a paralizzare l’azione) o dilatoriae (circostanza opponibile solo per un certo periodo di tempo, che può essere evitata dall’attore al contrario della prima) venivano richieste dal convenuto ed erano inserite all’interno della formula. Questa distinzione concerne solo l’efficacia delle eccezioni prima della litis contestatio.

CLASSIFICAZIONE DELLE FORMULE E DELLE AZIONI

1) formulae in ius ( rapporti riconosciuti dallo ius civile ) e in factum (non riconosciuti ma ritenuti degni di protezione) . 2) formulae utiles (è mezzo usato dal pretore per tutelare rapporti non riconosciuti dallo ius civile e si usano le a) formule con trasposizione di oggetti , o b) formulae ficticiae - es. formula di rescissione actio Publiciana 121). 1) actiones in rem (l’attore vanta un diritto soggettivo assoluto) e in personam (si fa valere un diritto di credito verso un determinato soggetto). 2) actiones poenales ( nascenti da atto illecito privato e dirette alla pena - sono intrasmissibili, nossali, cumulative, inevitabili) e reipersecutoriae (sempre nascenti da atto illecito, ma dirette al risarcimento del danno) . 3) actiones civiles e honorariae. 4) iudicia stricta (il giudice è vincolato alla formula in modo più o meno rigido) e bonae fidei (più ampia discrezionalità del giudice).

- litis contestatio: fulcro della procedura, e presupposto indispensabile per passare alla fase apud iudicem, aveva una duplice funzione, ovvero fissare i termini della controversia e vincolare contrattualmente le parti alla sentenza del giudice privato. Era impossibile ripetere l’azione dopo la litis contestatio. L’attore recitava il contenuto della formula e il convenuto l’accettava. Attenzione qui alla plus petitio che era re (somma troppo alta), tempore (prima della scadenza del termine della prestazione), loco (luogo diverso dal convenuto), causa (quando nelle obbligazioni alternative con scelta al debitore il creditore chiede una delle due cose).

-- Apud iudicem: fase II

Le parti espongono liberamente le proprie ragioni e presentano le prove utili a dimostrare la fondatezza delle ragioni medesime. Avviene la discussione delle argomentazioni e delle prove anche sul piano giuridico, e infine il giudice pronuncia la sentenza. All’ultimo minuto, prima della sentenza, il convenuto poteva soddisfarre il suo dovere giuridico. - sentenza: che doveva, almeno nei iudicia legitima, essere pronunciata entro 18 mesi, nei iudicia quae imperio continentur, doveva essere pronunciata prima della cessazione della carica del magistrato, era: 1 Condanna (solo pecuniaria) o 2 Assoluzione. Non c’è appello. Si doveva pagare entro 30 giorni, se non avveniva si procedeva con la: PROCESSO DI ESECUZIONE (= actio iudicati al posto della manus iniectionem) -- actio iudicati (che prende il posto della manus iniectio) il cui procedimento era uguale a quello della azione di cognizione (era un’actio in personam con la quale si pretendeva l’adempimento dell’obligatio iudicati) e dava origine ad una II sentenza. Nella II condanna il pretore adottava senz’altro provvedimenti perché si potesse procedere alla esecuzione: sulla persona o sul patrimonio (il doppio della I° sentenza, o bonorum venditio: missio in bona + proscriptio - con cui si dava notizia della procedura in corso - >dopo 30\15 gg.: nota di infamia > elezione di un magister bonorum > vendita all’asta > bonorum emptor - successore universale del debitore -).

MEZZI COMPLEMENTARI ( del magistrato o pretore )

-INTERDICTA: proibire, vietare. Ordini del magistrato che vietano un determinato comportamento (Interdictum quod viaut clam = rimozione della costruzione, molto usati nel possesso ove troviamo diversi interdicta, ne ricordiamo alcuni: 1) interdicta adipiscendae possessionis (per l’acquisto del possesso) 2) interdicta retinendae possessionis (per la manutenzione e la conservazione del possesso) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero del possesso)). -RESTETUTIO IN INTEGRUM: attraverso Decretum il magistrato toglie efficacia a negozi giuridici ex ius civile ritenuti iniqui. -STIPULATIONES PRAETORIAE: il pretore se riteneva in certi casi equa una certa prestazione, obbligava l’individuo tramite stipulatio > iuris civili. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ N°3 : processo COGNITIO EXTRA ORDINEM Si fa risalire la nascita della cognitio extra ordinem ai fedecommessi, visto che Augusto ne sancì l’obbligatorietà giuridica munendoli di azione esperibile davanti ai consoli che procedevano al relativo giudizio extra ordinem.

-- Chiamata in giudizio: non più atto privato venne fatto, davanti al funzionario pubblico (sotto Diocleziano, con la suddivisione del territorio in 12 diocesi la cognitio extra ordinem divenne l’unico processo civile in tutto l’impero), in età classica: a) 3 EDICTA + EDICTUM PEREMPTORIUM; b) LITIS DENUNTIATIO con Costantino intorno al 320 d.C. (ove risalgono gli effetti conservativi della lite); c) LIBELLUS CONVENTIONIS con Giustiniano dal 527 - al 565 d.C. (476 d.C. crollo dell’impero d’Occidente). E’ l’inizio della gerarchia del potere giudiziale. Se il convenuto non venne al processo è detto contumax .

- Comparizione delle parti davanti al giudice: (1) confessare o (2) deferimento del iusiurandum, (EXCEPTIONE pregiudiziali se ritenute necessarie dal convenuto, che mantengono gli effetti della formula e devono essere fatte prima della litis contestatio), si passa alla > INTERLOCUTIO (sentenza interlocutoria che non tocca il merito della causa) e poi IUSIURANDUM CALUMNIAE (giuramento sui vangeli sacri delle parti e dei loro avvocati).

litis contestatio : NARRATIO ( con cui l’attore esponeva i termini della controversia ) e CONTRADICTIO (del convenuto). In questo processo la litis contestatio non produce gli effetti degli altri processi visto che qui solo il passato in giudicato ha effetti vincolanti e il giudice di Stato non ha bisogno di un accordo contrattuale tra le parti per attuare la sua funzione di giudicare . Gli effetti conservativi vengono qui anticipati nella LITIS DENUNTIATIO, e la Litis Contestatio diviene momento dal quale decorrono i termini per la pronuncia della sentenza.

prove: sono qui così ordinate gerarchicamente: 1) documentali, 2) deposizione dei testimoni, 3) confessione, 4) giuramento, 5) praesumptiones (deduzione, solo in età giustinianea). fine fase istruttoria

- sentenza: interlocutoria (provvedimento autoritativo del giudice e se è inimpugnabile, apre la fase esecutiva), redatta per iscritto e letta in pubblica udienza.

--Impugnazione della sentenza. Doppio grado di giudizio con Giustiniano, ma l’origine è con Augusto. L’appello si doveva fare entro 2 o 3 giorni (10 con Giustiniano) dal momento in cui l’interessato era venuto a conoscenza della pronuncia della sentenza. Entro 30 giorni il giudice doveva consegnare all’appellante uno scritto con le sue osservazioni che dovevano essere inoltrate dall’appellante entro 2-6 mesi al giudice di appello. Il giudice superiore veniva così investito del potere di pronunciare una nuova sentenza. La sentenza di appello era di norma ancora appellabile, fino a Giustiniano. Il processo contumaciale. Il giudice poteva esaminare la controversia indipendentemente dalla presenza delle parti. Se il convenuto non compariva nella litis denuntiatio o nel libellus conventionis si poteva comunque procedere. La procedura ESECUTIVA: titolo era la sentenza non più appellabile e divenuta quindi res iudicata. Anche qui si può avere la vendita all’asta (tutto il bene o parte dei beni) del bene per pagare il creditore rispetto al capitale, interessi, spese giudiziarie. PROCEDIMENTI SPECIALI . A) procedura per rescriptum principis. Il principe nel II sec incomincia a risolvere su richiesta dei magistrati, questioni giuridiche mediante epistula o rescriptum. B) summatim cognoscere. Nelle controversie su certe materie come gli alimenti o ammissibilità di alcuni mezzi di prova, occorreva una rapida decisione, il magistrato emanava una sommaria deliberazione suscettibile di revisione. C) episcopalis audientia. E’ la giurisdizione civile del vescovo nel basso impero. Venne ampiamente ripreso da Giustiniano nelle sue Novellae .

------------------------------------------ ( pag.299 , diritti reali possesso , Marrone ) ------------------------------------------------------------

111 . I diritti reali.

Diritti reali: diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto (erga omnes) e negativo (dal lato passivo), ma nei diritti di credito sono relativi e positiva. Diritto reale per eccellenza è la proprietà (rei vindicatio) che garantisce un potere potenzialmente illimitato sulla cosa. Esistono però anche i diritti reali di godimento (usufrutto - vindicatio usus ususfructus -, servitù -vindicationes servitutis -, etc. ) e di garanzia (pegno, ipoteca).

112 . La proprietà .

La proprietà: diritto soggettivo reale che ha come contenuto una signoria generale su una cosa. Dapprima vi fu l’appartenenza (questa cosa è mia) seguita subito dopo dal dominium ex iure Quiritium (nella tarda età repubblicana; secondo lo ius civile, poteva perciò spettare solo ai cittadini romani, e per quanto riguarda gli immobili erano ad essa assoggettabili solo quelli in suolo italico o i fondi provinciali con ius italicum. Ai peregrini si dava la possibilità di acquistare con occupatio e traditio o mancipatio qualcosa di simile alla proprietà), che per la proprietà pretoria , o bonaria, divenne semplicemente dominium. Non era possibile includere la proprietà per le cose incorporali. Con l’editto di Caracalla nel 212 d.C. (estensione della cittadinanza romana) la proprietà peregrina (ex iure gentium) venne praticamente meno, e in età postclassica le 3 proprietà si fondono.

113 . Il dominium ex iure Quiritium . Regime . Limitazioni legali .

Anche se il dominium ex iure Quirintium non aveva quasi limiti (si estendeva in altezza e profondità, “sino

alle stelle e sino agli inferi“, ed era solo per cittadini romani) vi erano delle limitazioni legali di diritto privato ( Actio aquae pluviae arcendae, Actio e/o cautio damni infecti) e pubblico (es. costruire oltre ad una certa altezza in città. Per necessità pubblica si poteva avere la emptio ab invito).

114 . Il dominium ex iure Quiritium: rapporti di vicinanza e ulteriori limitazioni legali .

All’assegnazione di porzioni di ager publicus in proprietà privata (prima revocabili e poi a carattere definitivo) si procedette all’inizio con limitatio (che aveva connotazioni sacrali, venne meno in età repubblicana ove si procedette con confini naturali). I confini, sempre attentamente delimitati (venivano disegnate sul suolo delle parallele e perpendicolari da nord a sud e da est a ovest), se subivano variazioni, si procedeva alla actio finium regundorum che nel processo legis actiones si agiva con la legis actio per iudicis arbitrive postulationem, mentre nel processo formulare era impiegata una formula con adiudicatio (fu considerato un modo di acquisto della proprietà). Per quanto riguarda i rapporti ricordiamo: a) Actio aquae pluviae arcendae (= tenere lontane) Era un’actio in personam, che trovava fondamento nelle Dodici Tavole e si dava al proprietario di un fondo rustico contro il vicino nell’ipotesi in cui, fosse stato alterato lo scorrere naturale delle acque piovane. Nelle legis actiones si agiva per iudicis arbitrive postulationem mentre nel processo formulare con clausola restitutoria o arbitraria. b) Actio e/o cautio damni infecti: quando vi era il timore che un edificio fosse in cattive condizioni di stabilità. (N.B. Actio è ius civile, mentre cautio è un rimedio pretorio). Al rifiuto del pretore si sanzionava con missio in possessionem. c) Operis novi nuntiatio: Era una intimidazione risalente all’età arcaica, e si azionava quando nel fondo del vicino vi erano opere lesive d’un proprio diritto. d) Interdictum quod vi aut clam: rimozione della costruzione che taluno avesse fatta sul fondo dello stesso attore nonostante il suo divieto.

115 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto .

I negozi di acquisto della proprietà furono iuris civilis: mancipatio, in iure cessio, usucapio, o iuris gentium (naturalis): occupazione, accessione, specificazione, traditio . L’acquisto della proprietà può essere a titolo originario (occupazione della res nullius) o derivato (trasmissione del diritto di proprietà). Questa classificazione è stata poi estesa dalla dottrina agli altri diritti soggettivi. Il dominium ex iure Quiritium si acquistava a titolo originario: per occupazione, commistione di denaro, specificazione; mentre a titolo derivato: si acquistava per mancipatio, in iure cessio, traditio, per vindicationem, adiudicatio, e litis aestimatio. Va poi ricordata la differenza dell’acquisto a titolo particolare (quelli visti sopra) e a titolo universale (come quello ereditario, complessi di patrimonio dalle componenti di per sé non necessariamente definite).

116 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto originari .1

A) L’occupazione era un modo di acquisto della proprietà a titolo originario e consisteva nella pretesa di possesso di cose che non appartenevano a nessuno: res nullius (animali allo stato selvatico, le cose sottratte al nemico in tempo di guerra, etc.). B) Frutti naturali sono acquisiti a titolo originario quando si separano dalla cosa madre. C) Accessione quando una cosa (detta principale) subisce un incremento (accessorio) D) Confusione (mescolanza inscindibile di corpi liquidi o solidi) o commistione (mescolanza di per sé scindibile di corpi solidi) E) Specificazione (trasformazione di una cosa appartenente ad altri fino a frane altra cosa che possa dirsi nuova > dall’uva si ricava il vino) F) Usucapione

117 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto derivati . 2

Il dominium ex iure Quiritium si trasferiva con: Res mancipi : a) mancipatio (vendita apparente, vi troviamo un mancipio dans e un mancipio accipiens, fu detta prima mancipium, era un dei gesta per aes et libram, uno degli atti che si compivano con il rame - o bronzo - e con la bilancia; una parte conseguiva un vantaggio dietro pronunzia di parole determinate - certe verba - , dal peso del metallo, e dalla presenza di 5 cittadini romani puberi + un cittadino che teneva la bilancia - il libripens - ), b) in iure cessio * (finto processo di rivendica, trasferiva res mancipi > cose indispensabili come i fondi, gli schiavi ... vi troviamo un cedente e un cessionario); Res nec mancipi: a) traditio (che è materialmente una consegna e, dunque, corporale; fruibile anche dai non cittadini), o, a volte, anche b) in iure cessio* (res nec mancipi > tutte le altre cose).

ALTRI MODI PER L’ACQUISTO DEL DOMINIUM A TITOLO DERIVATO .

A) mancipatio e in iure cessio trasferivano sulle res mancipi il dominio quirintario, ma non sempre il possesso (che passava solo per le cose mobili, per le altre era ancora necessaria la traditio). B) La traditio (era innanzitutto atto di trasferimento del possesso ed era negozio con effetti reali, giuridicamente rilevante già dall’età arcaica) invece trasmetteva contemporaneamente possesso e proprietà sia di cose mobili che di cose immobili, e consisteva nella semplice consegna di una cosa. Era fruibile anche da non cittadini. Era l’unico modo in cui si trasferisce il dominium ex iure Quirintium sulle res nec mancipi nel periodo classico. C) Legato per vendicationem era un atto mortis causa. Era infatti una disposizione testamentaria con la quale il testatore attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo: il legatario. Questi acquistava la proprietà civile una volta che, morto il testatore, il legato fosse divenuto efficace. D) L’adiudicatio è la pronuncia del giudice formulare nei negozi divisori sulla base del potere a lui attribuito in quella parte della formula detta pure essa adiudicatio, con cui si assegnavano una o più res. E) Nella litis aestimatio del processo formulare, la condanna poteva essere espressa solo in denaro, e un eventuale convenuto pagando per la causa che andava a perdere diveniva però proprietario della cosa sulla quale era stata sviluppata la lite.

118 . Il dominium ex iure Quiritium: l’usucapio. (res habilis, possessio, tempus, fides, titulus)

Genesi: trova fondamento nelle Dodici Tavole che parlavano di usus e stabilivano che fosse di 2 anni o 1 anno a seconda che si trattasse di fundi o ceterae res. Fu un istituto dello ius civile e comportava l’acquisto del dominium ex iure Quiritium (riservata ai cives Romani). E’ un modo di acquisto della proprietà a titolo originario per effetto del possesso e significa “tenere in uso“. Necessitava di alcuni requisiti: res habilis, possessio, tempus, fides, titulus . a) Res habilis: la cosa doveva essere idonea ovvero suscettibile di dominium ex iure Quirintium. b) Possessio: era preso in considerazione solo il possesso di chi teneva la cosa come propria. c) Tempus: 2 anni per le cose immobili e 1 anno per le altre. d) Fides: sul finire della repubblica compare la buona fede, requisito soggettivo, ovvero la convinzione da parte del possessore di non recare ad altri pregiudizio. e) Titulus: o iusta causa (non deve essere illecita) è la ragione oggettiva che deve essere alla base dell’acquisto > conforme all’ordinamento giuridico. I titoli erano tanti ma definiti, indicati solitamente con la particella pro (pro emptore, pro donato, pro solto). f) Per la usureceptio e la usucapio pro erede si prescindeva dal titolo e dalla buona fede. Vedi libro pag. 340\1

119 . Il dominium ex iure Quiritium: perdita.

Si aveva la perdita con: perimento della cosa (libertà se servo), passaggio del dominio ad altri, con la derelictio (abbandono), confisca (per effetto della emptio ab invito > espropriazione per pubblica utilità).

120. Il dominium ex iure Quiritium: la rei vindicatio e gli altri mezzi giudiziari a difesa della proprietà civile.

( pag. 342 )

A) Lo strumento più antico fu la rei vindicatio: spettava al proprietario non possessore, era rivolta contro il possessore non dominus e tendeva a far conseguire al dominus il possesso. Nella storia di Roma la rei vindicatio conosce 3 diverse forme in funzione delle quali variava anche il regime dell’azione. Per essa, nell’ ambito delle legis actiones era impiegata la: 1 legis actio sacramenti in rem (sia l’attore che il convenuto pronunciano la stessa vindicatio. Dopo la pronuncia dei certa verba il pretore attribuiva il possesso della cosa ad uno dei due che si obbligava alla restituzione della cosa e dei frutti. La sentenza decideva il reale possesso della cosa e dei frutti), e poi dalla prima età postclassica si fece ricorso, in alternativa, nelle formule, alla: 2 agere in rem per sponsionem (è sempre una legis actio, ma solo il convenuto doveva pronunciare i certa verba; fino alla dimostrazione che l’actor era veramente il proprietario, la persona che possedeva la cosa non doveva restituirla, non aveva luogo alcuna consegna provvisoria e il convenuto continuerà a possedere la cosa durante la lite dovrà solo promettere con la cautio pro praede litis et vindiciarum che restituirà la cosa in caso di soccombenza. Questi principi si ritroveranno poi intatti nella rivendica formulare e tramite Giustiniano e il diritto intermedio si trasmetteranno all’età moderna) infine prevalse poi: 3 agere per formulam petitoriam o rivendica formulare (del periodo classico, o giustinianeo, ove i processi non sono più 2, ma si tratta di 2 parti dello stesso processo > pronuntiatio, litis aestimatio. Accertata la verità dell’actor, il giudice ordinava il iussum da restituendo che comprendeva anche la restituzione dei frutti). B) Al dominus ex iure Quiritium spettavano anche le azioni negatorie (Tizio non è proprietario > negargli l’uso): actiones negatoriae servitutis e actio negatoria usus fructus. Erano azioni civili di natura reale e spettavano, a differenza della rivendica, al dominus possessore contro gli autori di turbative. C) Altri rimedi giudiziari spettanti al proprietario qurintario sono: actio finium regundorum (regolazione dei confini del processo leges actiones o formulare), actio aquae pluviae arcendae, actio e cautio damni infecti, interdictum quod vi aut clam (vedi sopra al paragrafo 114), condicio ex causa furtiva, actio legis Aquiliae e altre azioni penali di cui si parlerà più avanti.

121 . Actio Publiciana e proprietà pretoria .( pag 350 ) Ficticiae > rimedio pretorio

L’alienazione di una res mancipi con la semplice traditio non faceva acquistare all’acquirente il dominium ex iure Quiritium e, di conseguenza, prima che fosse trascorso il tempo necessario ad acquistare la proprietà per usucapionem, questi sarebbe inevitabilmente risultato soccombente. Il pretore, per tale ipotesi, concesse all’acquirente un’exceptio idonea a paralizzare la reivindicatio e, successivamente, un’actio Publiciana esperibile per pretendere il possesso della cosa contro qualunque terzo ivi compreso l’alienante. La rei vendicatio era azione riservata al proprietario quirintario. Visto ciò, per tutelare anche chi possessore in buona fede e cum iusta causa d’una res usucapibile, avesse perduto la res usucapibile prima del compimento dei termini per l’usucapione, il pretore provvedette, appunto, con l’actio Publiciana (metà I sec. a.C.). L’azione era di natura reale (actio in rem) e si dava solo ai cittadini romani, i soli che potessero usucapire. A parte l’intentio la formula era uguale alla rivendica. L’intentio però era tale che il giudice era invitato ad accertare se, col decorso del termine, annuale o biennale, l’attore sarebbe divenuto per effetto dell’usucapione proprietario della cosa già posseduta. L’azione era pertanto del tipo delle actiones ficticiae ove il pretore trattava l’attore, che proprietario non era, come se fosse stato proprietario, la finzione vale solo per il decorso dei termini. La differenza con la rivendica sta’ nella legittimazione attiva.

122 . Proprietà peregrina e proprietà provinciale.

a) L’espressione proprietà peregrina, (non ha riscontro nelle fonti) può avere ad oggetto sia cose mobili che immobili, ed è stata cognata dai moderni per fare riferimento a quei casi in cui un cittadino acquistava una res in forza di un modo di acquisto della proprietà qualificato iuris gentium e come tale accessibile ai non cives. La proprietà peregrina perdette significato nel 212 d.C. con Caracalla. b) La proprietà provinciale poteva avere come oggetto solo cose immobili, in particolare ai fundi in provinciali solo. Erano fondi di territori assoggettati a Roma ed organizzati in provincie che in gran parte vennero lasciati ai privati dietro pagamento di un tributo. (....pag. 354\5 )

123 . La proprietà nel diritto postclassico e giustinianeo.

a) La proprietà peregrina perde significato e praticamente scompare con Caracalla 212 d.C. (vedi i papiri nell’età del principato con la Costitutio Antoniniana). Il dominium non è più qualificato ex iure Quiritium e con Giustiniano viene abolita la distinzione tra proprietà pretoria e quirintaria. b) Va poi ricordata la tendenza ad aumentare i limiti legali. c) Le novità per quanto riguarda gli acquisti di proprietà sono quelli a titolo derivato, mentre scompare la in iure cessio e diminuisce la mancipatio. Abolita la differenza tra res mancipi e nec mancipi. d) L’azione fondamentale della difesa del dominio rimane la rei vendicatio, con la formula petitoria. e) Tutte le azioni già a difesa del dominium ex iure Quiritium si applicano alla proprietà.

124 . La comproprietà.

A) Età arcaica (Gaio) > consortium ovvero “dominio non diviso“. Si costituiva automaticamente alla morte del paterfamilias tra più heredes sui, o anche tra estranei per altri motivi. Ogni consorte poteva compiere atti di godimento o disporne per l’intero con la conseguenza di riversare sugli altri gli effetti da lui compiuti. B) Il communio ebbe sviluppo durante il principato e rappresenta la matrice storica della comproprietà. La comunione di proprietà poteva essere volontaria (ad es. in vista della costituzione di una società si compravano insieme certi beni) oppure incidentale (coeredità). A parte ciò la communio era simile al consortium solo che ogni partecipante era proprietario solo di una parte. Certe decisioni vengono prese a maggioranza. Per la difesa ogni proprietario esercitava pro parte la rei vendicatio.

125. La servitù.

a)Def: “peso sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario“, è un diritto reale su cosa altrui. Riguarda solo beni immobili ed è una qualità oggettiva del fondo (dominante o servente). La servitù, dunque, non può essere alienata separatamente al fondo cui inerisce ed è indivisibile; è sempre un non fare mai un fare, sono positive (di passaggio) o negative (il vicino non può sopraelevare), sempre indivisibili. b) Nelle origini si parlò prima di iter (a piedi) e actus (per animali e carri) per passare in un fondo vicino, poi di servizi tra fondi e iura o iura praedorium (diritti dei fondi), infine di servitutes (res incorporales). c) Tipicità: le servitù furono tipiche, come le azioni e i negozi giuridici, e mai una categoria unitaria. d) Servitù rustiche e urbane: la suddivisione risale all’età della repubblica relativamente ai fondi rustici (res mancipi) ed urbani (res nec mancipi). e) Il riconoscimento delle servitù avvenne nell’ambito dello ius civile e solo per i fondi italici, unici a poter essere oggetto di dominio quirintario. Il limite del fondo italico venne meno in età postclassica. f) Nel diritto giustinianeo: servitutes personarum uso e usufrutto, erano servitù in cui una res veniva assoggettata ad una persona; ( servitù irregolari: rapporti tipici delle servitù, ma a favore di persone determinate). g) Costituzione: ( vedi anche l’usufrutto ) 1) Potevano essere istituite in forza di negozi con effetti reali mediante mancipatio e in iure cessio. 2) Si costituivano anche tramite exceptio servitutis > quando il proprietario di due fondi nell’alienarne uno mediante mancipatio, costituiva servitù tra di essi. 3) Con adiudicatio il giudice nei giudizi divisori costituiva servitù tra due fondi che venivano assegnati a proprietari diversi. 4) Il legato per vindicationem che aveva effetti reali, ove vi era un legato proprietario di un fondo e un testatore . (5) Non si può costituire con traditio perché è una res incorporale). 6) Nel diritto giustinianeo la servitù è costituita con atto inter vivos ed è rappresentato da pactio et stipulatio tipico dei fondi provinciali, tutelati dallo ius honorario ed azioni in rem. 7) La servitù si poté acquisire anche per usucapione ( longi temporis sotto Giustiniano, che però si compiva in 10 anni; presupponeva il possesso la buona fede e la iusta causa). h) Estinzione: si estingue per confusione (il proprietario di uno dei due fondi acquista l’altro), rinunzia (con

la in iure cessio e poi, più tardi, mediante pactio), non usus (il mancato uso di una servitù). i) Difesa giudiziale: vindicatio servitutis e legis actio sacramenti in rem (come la proprietà, ma con clausola restitutiva o arbitraria) sono le azioni a difesa delle servitù. Nell’età classica vi fu un’actio confessoria* (vedi usufrutto) contrapposta all ‘actio negatoria servitutis (vedi pag.376\377).

126 . L’usufrutto e i diritti affini.

--A) Def : l’usufrutto è un diritto reale limitato su cosa altrui (mobile - il gregge - o immobile, inconsumabile, fruttifera, res corporales, seguiva la cosa presso qualsiasi proprietario che poteva alienare a sua volta solo la nuda proprietà) di usare una cosa altrui, di percepirne i frutti, con il limite di non alterarne la destinazione. Aveva carattere personale e non era trasmissibile con l’eredità o per vendita. --Le origini è da ricollegarsi alla diffusione di matrimoni sine manu, e la preoccupazione che la donna, alla morte del marito, cadesse in indigenza, contro la impossibilità della moglie di fare testamento, e dunque il pericolo che i beni potessero andare ad estranei (gli agnati). L’usufruttuario doveva curare a sue spese la manutenzione ordinaria e non doveva farla deteriorare. Egli poteva cedere l’esercizio ad altri, ma rimaneva egli stesso responsabile della cosa verso il proprietario. --Si costituiva mediante legato per vindicationem, in iure cessio, adiudicatio, pactio et stipulatio, longi temporis prescriptio, similmente alla servitù (mai per traditio). --L’estinzione si aveva per morte (o capitis diminutio), scadenza del termine finale , perimento della cosa, mutatio rei, rinuncia, consolidazione (= confusione), non usus e longi temporis praescriptio. --Per la tutela giudiziaria vi era per l’usufruttuario la vindicatio usus fructus (simile alla vindicatio servitutis) detta poi nel diritto classico actio confessoria *. (vedi servitù). B) Il quasi usufrutto è l’usufrutto (di nome) di cose consumabili (per es. denaro). C) L’usus è successivo all’usufrutto ed è un diritto reale su cosa altrui. L’usuraio avrebbe dovuto usare personalmente la cosa, era indivisibile. D) L’habitatio ricalca l’usus ma non si estingueva per gli stessi motivi. E) Le operae servorum anch’esse simili all’uso giuridicamente, ma potevano essere date in locazione dal legatario e per l’estinzione era simile all’habitatio; si trasmettevano però agli eredi non estinguendosi per morte del titolare.

127 . Superficies, ius in agro vectigali, enfiteusi.

A) Superficies - Era proprio dello ius civile, il principio “superficies solo cedit” (la superficie accede al suolo) per qui il proprietario di un suolo era proprietario anche di ciò che vi era costruito sopra essendo esclusa la divisione della proprietà per piani orizzontali. (....pag. 388\9-390). B) Agri vectigales erano state dette quelle porzioni di ager publicus che i censori sin dal IV-III secolo a.C. andavano concedendo a privati dietro pagamento di un corrispettivo periodico detto vectigal. Di essa fu ammessa l’alienabilità inter vivos e la successione. La tutela giudiziaria fu concessa dal pretore verso il primo secolo a.C. con azione in factum di natura reale, esperibile per il recupero del possesso. C) Enfiteusi. In età postclassica si formarono altri tipi di concessione di terre pubbliche e non si parlò più di agri vectigales e si sviluppano altri tipi di concessioni di terre pubbliche: ius perpetum e ius emphyteuticum, e fu esteso alle terre di proprietà privata. La legge di Zenone è considerata l’atto di nascita dell’enfiteusi e venne poi regolato da Giustiniano ove l’enfiteuta doveva pagare un canone annuo, ma godeva di ampi poteri, poteva alienare il fondo (ma doveva notificarlo al concedente che godeva di un diritto di prelazione) poteva costituire servitù o affrancare il fondo. L’enfiteusi si estingueva per mancato pagamento del canone per tre anni, per confusione, ed aveva l’obbligo di conservare in buono stato l’immobile. (Oggi non può essere inferiore a 20 anni e può essere perpetua).

128 . Pegno e ipoteca. (Diritti reali di garanzia)

-- Def: sono diritti reali su cosa altrui di garanzia (c’è una res che assicura il creditore).

a) Pegno: una cosa veniva consegnata al creditore affinché la tenesse fino a quando il suo credito non fosse stato soddisfatto. Dal II secolo a.C. si passò alla conventio pignoris per la quale non aveva luogo consegna. La difesa giudiziale era data da uti possidenti, utrubi e unde vi, quelli, cioè, che erano a difesa

del possesso. Il primo intervento pretorio fu però dato dall ’interdictum Salvianum (1/2 del I° secolo a.C.) e riguardò la conventio pignoris (pegno) di invecta et illata (nell’ipoteca sono le cose immesse nel fondo) immessi dal conduttore nel fondo rustico locato, concesso al locatore contro il conduttore in caso di mancato pagamento del canone. Con esso il pegno si configura quale diritto reale su cosa altrui. Successivamente venne introdotta l’actio Serviana, ben più importante delle precedenti, era in factum e in rem, esperibile da parte del creditore pignoratizio era diretta al conseguimento del possesso. b) Ipoteca: il precedente romano della hypotheca (o pignus conventum) era dato dalla convenzione di garanzia che soleva intervenire nella locazione dei fondi: tra il locatore ed il locatario interveniva un patto per cui le cose da questi immesse nel fondo, (cose immesse in un fondo che servono come garanzia per il pagamento di un canone complessivamente chiamate invecta et illata), servivano come garanzia per il pagamento del canone. Su questa scia nacque la figura di diritto reale di garanzia detta hypotheca. Se sulla stessa cosa gravano più ipoteche, si applica il principio prior tempore potior iure: prevalevano cioè le ipoteche costituite per prime. Al creditore era concesso il ius offerendi: egli poteva così subentrare nella posizione di un creditore che lo perdeva. Le ipoteche si estinguevano per: a) estinzione della obbligazione garantita, b) perimento della cosa, c) confusione, d) rinuncia, e) per acquisto del dominium della cosa pignorata da parte di un terzo che, in buona fede, ignorasse l’esistenza del diritto reale di garanzia, f) come conseguenza della lex commissoria, fino a che Costantino non vietò il patto commissorio. -- I mezzi di tutela processuale sono: a) Interdictum Salvianum (di metà del I° secolo a.C.; restitutorio): tutela del locatore contro il conduttore di un rustico che in caso di mancato pagamento avesse voluto la restituzione. b) Interdictum de migrando (proibitorio): tutela del conduttore di un fondo contro il locatore che volesse impedirgli di portar via gli invecta et illata. c) Actio Serviana (51 a.C. dal console Rufo, in factum e in rem esperibile da parte del creditore pignoratizio ed era diretta al conseguimento del possesso; si esercitava contro il possessore della cosa pignorata fosse esso stesso il debitore o un terzo. E’ stata estesa a tutti i tipi di pegno, ed è con questa azione che il pegno si configura come diritto reale) o pigneraticia: al locatore di un fondo rustico, contro chiunque si fosse impossessato della res pignori conventa d) Actio pigneraticia in rem, o vindicatio pignoris, oppure actio quasi Serviana: a tutela di tutti i creditori pignoratizi contro chiunque si impossessasse della res oggetto della garanzia. ( vedi libro pag 396\7\8\9-400 bene !!) .

129 . Il possesso. (i rimedi processuali sono gli INTERDICTA) ( pag 400 > 414 libro bene !! )

Mai il diritto romano rappresentò in modo unitario la dottrina del possesso, se ne occuparono seriamente solo gli interpreti medioevali. -- Def: il possesso è inteso come un ”esercizio di fatto di un diritto soggettivo” possiamo dire che è composto da: corpus e animus. Corpus possesionis e animus dominus, ossia tenere la cosa come propria; (non basta la detenzione) es.: il ladro può possedere anche se in mala fede, l’inquilino no perché non tiene la cosa locata come propria. Al possessore spettano: i frutti, l’acquisto della cosa con il passare del tempo, le azioni possessorie. A Roma il possesso era dominium per lo ius civile ed era possessio per lo ius honorario. I tipi di possesso erano: possessio naturalis > detenzione; possessio > materiale disponibilità della cosa; possessio civilis o ad usucapionem per iusta causa. a) GENESI : A) Agri publici: sono terre dello stato lasciate in godimento a privati, prima tramite occupazione (agri occupatorii) poi tramite speciali concessioni dei censori dietro pagamento (agri vectigales). Quanti tenevano legittimamente gli agri publici erano detti possessores, e il loro potere sugli stessi, possessio. Alla fine dell’età arcaica il pretore incominciò a proteggere i possessores contro molestie e spossessamenti con gli interdicta. B) Interdicta: provvedimento dei pretori, verso la fine dell’età arcaica, per proteggere i possessori di agri publici da molestie e spossessamenti (interdictum uti possidentis riguarda gli immobili e lo ritroviamo in età classica sotto gli interdicta retinendae possessionis, era necessario possedere senza vizi, in modo non violento). Successivamente il pretore concesse ciò anche a coloro che avessero l’usus di una cosa immobile ai fini dell’usucapione: rendendo così anche loro possessori. C) Utrubi (cose mobili), undevi, dictum de vi armata (cose immobili): sono altri 3 provvedimenti, così i possessori aumentano. b) TUTELA: Gli interdicta in età classica vennero classificati (sono 3) in: 1) interdicta adipiscendae possessionis (per l’acquisto del possesso)

2) interdicta retinendae possessionis (per la manutenzione e conservazione del possesso) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero del possesso) 2) e 3) riguardano la difesa del possesso, 1) no. --(2) Agli interdicta retinendae possessionis appartengono: A) l’interdictum uti possidentis (relativo agli immobili. Non basta possedere per vincere una lite, bisogna possedere senza vizi, ossia in modo non violento, non clandestino, non per concessione precaria. Il possesso non viziato - possesso iusta - serviva a far cessare le molestie e cioè a mantenere il possesso ma aveva anche una funzione recuperatoria. Es. nel caso in cui uno dei due litiganti fosse in possesso iniustas, l’altro poteva ricuperare il possesso mediante autodifesa privata), e B) interdictum utrubi (relativo ai beni mobili. Tutelava il possessore. Es.: tutelava il ladro rispetto ai terzi, ma non rispetto al derubato e agiva anch’esso per recupero, ma a differenza dell’interdictum uti possidetis esso non tutelava tanto il possessor attuale quanto quello che aveva posseduto di più durante l’ultimo anno). Durante il diritto giustinianeo i due diritti vengono equiparati, e verrà tutelato solamente il possessore attuale. -- (3) Agli interdicta recuperandae possessionis appartengono: A) interdictum unde vi (per chi avesse subito uno spossessamento violento. Era un’azione recuperatoria riguardante i beni immobili che i classici definirono reciperandae possessionis. Era data anch’essa al possessore giusto, non a quello ingiusto. Era unilaterale, ossia l’ordine di restituire era rivolto al convenuto soltanto; poteva essere esercitata non oltre l’anno ed era intrasmissibile passivamente), e B) interdictum de vi armata (riguardava uno spossessamento avvenuto tramite banda armata. Era dato anche al possessor iniustus. Con Giustiniano viene assimilato all’unde vi). Tutto questo venne fatto per la tutela dell’ordine sociale. c) POSSESSORI E DETENTORI: i romani parlarono di naturalis possessio nel caso dei soggetti ai quali era negato il possesso (e anche l’usucapione) anche se avevano una relazione materiale con la cosa, es.: i servi, i filiifamilias, coloni, inquilini, depositari, comodatari, usufruttuari. d) POSSESSIO AD USUCAPIONEM: discendeva e trovava fondamento nelle XII Tavole. L’usucapione: 1) soddisfaceva l’esigenza di troncare i dubbi circa la titolarità del dominum, 2) garantiva chi curava i propri affari rispetto a chi non lo faceva. Non tutti i possessori interdittali potevano usucapire, e viceversa. Casi speciali > Pegno e precario >si giungeva a una sorte di compromesso: si dava il possesso ad usucapione a un soggetto (debitore) e il possesso ad interdicta ad un altro (creditore) di una stessa cosa. Caso del sequestro > il sequestratario aveva solo il possesso interdittale, non quello ad usucapione che era negato anche ai deponenti in sequestre . e)CORPUS e ANIMUS. ACQUISTO E PERDITA DEL POSSESSO. Il possesso si acquista per: traditio (che è una consegna), occupatio, adprehensio. Il possesso si perdeva per effetto di derelictio, oppure per es: il possessore di un fondo che, una volta uscito, lo perde perché un terzo si è insediato clandestinamente o con violenza nel fondo stesso. Si acquistava o trasmetteva per mezzo di rappresentanti diretti. Il possesso può essere esercitato attraverso un’altra persona, e il suo possesso era giustificato dal fatto che il possessore potesse tuttavia disporre della cosa conservandone il controllo; es.: il paterfamilias controllava la res del figlio o dello schiavo che teneva la cosa materialmente. Differenza tra animus possiendi e animus domini (tenere la cosa come propina): l’animus possiendi era l’intenzione di avere la cosa per sé nel proprio interesse, in propio nomine; sempre coincide con l’animus dei sequestratori, dei precaristi, dei creditori pignoratizi, che avevano animus possiendi, ma non tenevano il bene uti domini. Non si può mutare da sé il propino animus: si può mutare la causa possessionis solo per intervento di un’altra persona “chi ha iniziato a possedere una cosa in forza di un titolo, non può pretendere di possederla ad altro titolo per avere mutato da sé il propino animo“, o si vende la cosa, oppure la cosa deve essere alienata da un terzo legittimato. g) L’OGGETTO: il principio che riguarda l’usucapione è: “si nega al possessore di una cosa composta il possesso delle singole partes“. La seconda regola più importante è che: il “possessio di res incorporales non è configurabile“. Il possesso fu concepito dai romani materialisticamente, così che poteva riguardare solo res corporales. Si possedeva la res, non il suo eventuale ius. Il diritto di proprietà non fu classificato fra le res incorporales viceversa usufrutto e servitù erano in iura, res incorporales: chi le esercitava non venivano qualificati come possessori. QUASI POSSESSIO e POSSESSIO IURIS La quasi possessio era l’esercizio di fatto di usufrutto e servitù, era un potere che si poteva accostare in qualche modo al possesso ed avente ad oggetto direttamente la cosa: era una quasi possessio rei.

Negare il possesso a coloro che esercitavano usufrutto e servitù, significava negare la difesa interdittale (delle formulae) e l’acquisto per usucapione, inoltre tali diritti non si possono costituire tramite traditio. Così il pretore nella prima età classica concesse in via utile agli interdetti uti possidetis e unde vi e tutelò con speciali interdicta coloro che esercitassero certe servitù. ES.: interdetti da itinere actuque privato, de rivis, de cloacis. Negli scritti degli stessi classici si accenna al possessio iuris con riferimento alle servitù ma con la consapevolezza intrinseca che erano espressioni adoperate impropriamente, solo per comodità espositiva. Anche se era solo un inizio si tracciò almeno la strada per ammettere insieme alla possessio anche usucapione, servitù e usufrutto che in sostanza avvenne per intervento legislativo o di Giustiniano. h) Dapprima ai superficiari fu negata la qualifica di possessor, ma già il pretore concesse loro l’interdictum de superficibus simile di uti possidetis.

RIASSUNTO SCHEMATICO DELLE AZIONI A DIFESA DEI DIRITTI REALI PROPRIETA’: a) actio finum regundorum: per la delimitazione dei confini. b) actio aquae pluviae arcendae: è una actio in personam data al proprietario di un fondo rustico, contro il vicino, nel caso di alterazione dello scorrere naturale dell’acqua. c) actio e/o cautio (ius pretorio) damni infecti: per il timore di un edificio in cattive condizioni. d) operis novi nuntiato: intimidazione per chi compie opere lesive nel fondo del vicino. e) interdictum quod vi aut clam: rimozione della costruzione fatta nonostante il divieto dell’attore. USUCAPIONE : a) rei vendicatio : azione che spettava al proprietario. Vi erano 3 forme: 1) Legis actio sacramentum in rem . 2) Agere in rem per sponsionem . 3) Agere per formulam petitoriam . b) actio negatoriae servitutis : azione che spettava al dominus possessores . c) actio negatoria usus fructus : “ “ “ “ “ “ . d) actio finum regundorum e) actio aquae pluviae arcendae f) actio damni infecti ( tutte azioni che spettano al proprietario quiritario ) g) interdictum quod vi aut clam h) condicio ex causa furtiva i) actio legis Aquiliae l) actio Publiciana: azione a favore di chi avesse perduto la res usucapibile prima del compimento dei termini dell’usucapione. COMPROPRIETA’ a)rei vendicatio :azione che veniva esercitata pro parte da ogni proprietario . SERVITU’ a) vindicatio servitutis :con clausola restitutiva arbitraria . b) legis actio sacramenti in rem :con clausola restitutiva arbitraria . c) actio confessoria : in età classica d) actio negatoria servitutis :in età classica USUFRUTTO a) vindicatio usus fructus : questa azione, nel diritto classico , diventa : actio confessoria , a tutela dell’usufruttuario. SUPERFICIE a) actio in factum : azione di natura reale, esperibile per il recupero del possesso . PEGNO a) uti possidenti b) utrubi c) unde vi IPOTECA a) interdictum Salvianum :azione a tutela del locatore b)interdictum de migrando : azione a tutela del conduttore c) actio Serviana : azione a tutela del locatore di un fondo rustico d) actio pigneraticia in rem : azione a tutela di tutti i creditori pignoratizi e) vindicatio pignoris (opp. quasi Serviana ): azione a tutela di tutti i creditori pignoatizi POSSESSO

In età classica ci sono 3 interdicta : 1) interdicta adipiscendae possessionis ( per l’acquisto) 2) interdicta retinendae possessionis ( per la manutenzione ) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero ) Per la manutenzione si hanno la soluzione a) interdicta uti possidientis (immobili) b) interdicta utrubi (mobili). Per il recupero si hanno la soluzione a) interdicta undevi (per chi subisce spossessamento violento) b) interdicta de vi armata (per chi subisce uno spossessamento da banda armata). Con Giustiniano a) e b) vengono unite. =============================================================== =================================================== Cap VII OBBLIGAZIONI ( pag. 415 Marrone )

130 Il concetto .

Def.: “L’obbligazione è un vincolo giuridico in forza del quale siamo astretti dalla necessità di adempiere una qualche prestazione, secondo il diritto della nostra comunità“ (Istituzioni di Giustiniano 533).

131 La genesi e la storia .

a) Nexum un gestum per aes et libram che si compiva con l’intervento di 5 testimoni cittadini romani puberi e di un libripens con la bilancia (abolito nel 326 a.C.); b) Praedes erano utilizzati nelle legis actiones in rem per garantire che la parte cui il pretore avesse assegnato provvisoriamente il possesso della cosa controversa la restituisse all’avversario in caso di soccombenza; e vades si fece uso nelle legis actiones per garantire la ricomparsa in giudizio della parte convenuta quando l’udienza era rinviata ad altro giorno; c) sponsio è il negozio più antico nel quale si può scorgere già la struttura dell’obligatio, era già nota nelle XII Tavole che stabilirono che per la sponsio si dovesse procedere con la legis actio per iudicis arbitrive postulationem, consisteva in interrogatio e responsio per cui una parte prometteva all’altra un determinato proprio comportamento (si dava così luogo ad un debito ed un credito).

132 Obbligazioni civili e obbligazioni onorarie.

Oportere era un termine ius civile, mentre dall’età postclassica si incominciò a parlare di actiones in factum che esprimevano un’intentio.

133 Le obbligazioni naturali (2034 c.c.).

Rapporti non sanzionati da actiones, come i debiti da atto lecito assunti dallo schiavo o filiae familias e donne in manu in favore di persona diversa dal dominus. Effetto principale delle obbligazioni naturali era la solutio retentio, grazie alla quale il creditore poteva trattenere quanto (per esempio) il servo gli aveva già corrisposto per l’adempimento dell’obbligazione medesima.

134 La prestazione: contenuti.

Oggetto della prestazione possono essere il dare o il fare (o non fare).

135 La prestazione: requisiti.

Contenuti della prestazione sono: patrimoniale (suscettibile di valutazione), comportamento del debitore (debito e responsabilità debbono fare capo alla stessa persona e dunque venne negata efficacia ai contratti a favore di terzi), possibile (pena nullità), lecita (pena nullità), determinata o determinabile (diversamente il rapporto non si costituisce).

136 La prestazione : obbligazioni indivisibili, alternative, generiche e specifiche.

Obbligazioni divisibili sono quelle che possono essere frazionate. Alternative sono quelle ove trovando due o più prestazioni possibili, se ne può scegliere una. c) Le obbligazioni di genere sono quelle che hanno come prestazione una cosa generica come ad es. obbligazione di cose fungibili, con ovvia facoltà di scelta.

137 Inadempimento e responsabilità. Impossibilità sopravvenuta della prestazione imputabile al debitore.

La responsabilità per inadempimento dell’obbligazione è detta CONTRATTUALE e se era imputabile al debitore dava luogo a sua responsabilità. Poteva essere iniziale (ne impediva il costituirsi) o sopravvenuta (se non era imputabile al debitore estingueva di norma l’obbligazione). A Proposito di responsabilità per inadempimento di obbligazioni si parla di periculum che è il rischio dipendente da un evento pregiudizievole per taluno e non imputabile né allo stesso né ad altri.

138 La mora.

Viene ad esistere nell’epoca repubblicana e può essere solvendi o debitoris se imputabile al debitore, mentre era accipiendi se del creditore (ove egli non avesse accettato l’adempimento del debitore). Il debitore cadeva in mora dal momento dell’interpellatio (costituzione in mora), la sua posizione si aggravava, il periculum sarebbe stato a carico del debitore moroso essendo egli responsabile del perimento o deterioramento della cosa dovuta. Con i classici questo viene affievolito perché se il debitore provava che la cosa sarebbe comunque perita presso il creditore, anche se l’avesse consegnata in tempo, egli non ne sarebbe più stato ritenuto responsabile.

139 Le fonti delle obbligazioni .

1)Istituzioni di Gaio: ogni obbligazione nasce da contratto o da delitto.2) Nelle Res cottidiane (di Gaio) si arriva ad una tripartizione con l’aggiunta delle variae causarum figurae (solutio indebiti, conventio, negotiorum gestium, tutela, legato).3) Con le Istituzioni imperiali di Giustiniano si arriva ad una quadripartizione: contratto, delitto, quasi contratto (variae causarum figurae), quasi delitto.

140 I contratti .

Prevalse il significato inteso come negozio giuridico bilaterale produttivo di obbligazione. I contratti tipici erano un numero definito, ciascuno con proprio regime giuridico, ciascuno sanzionato da proprie actiones. Ma la tipicità si affievolisce con il tempo e nell’età postclassica appare ulteriormente affievolito.

141 I contratti reali: il mutuo .

Il mutuo è un contratto reale, unilaterale, e negozio causale. Si costituiva con la datio del mutuante, con cui una parte (mutuante), consegna ad un’altra, (mutuatario), una somma di denaro o altre cose fungibili, (olio, frumento, sementi, etc...) con l’impegno del mutuatario di restituire al mutuante altrettanto dello stesso genere. E’ un’obbligazione di genere, ed è tutelato dalla condicio formulare tramite: a) actio certae “pecuniae” (op. altro, con la stessa quantità della datio) b) actio in persona e in ius la formula era astratta, ossia senza demostratio. Non si pagano interessi (usurae).

142 I contratti reali: il deposito. (gratuito)

Il deposito è un contratto reale, bilaterale, imperfetto, gratuito. Il deponente consegna al depositario una o più cose mobili affinché quest’ultimo le custodisca gratuitamente e le restituisca a semplice richiesta. Il depositario acquista solo la detenzione, non l’uso. Nell’ultima età repubblicana è tutelato da: a) actio depositi in factum: contro il deposito infedele, ha caratteristiche penali, che poi perse. Era in simplum o in duplum. In età classica è tutelato da: a) actio depositi in ius ex fide bona: ha natura reipersecutoria per la restituzione. b) actio contraria: a favore del depositario per danni provocati dalla cosa o rimborso delle spese. c) actio directa: essa era infamante per il convenuto.

143 I contratti reali : il comodato. (prestito ad uso gratuito).

Il comodato è un contratto reale bilaterale, imperfetto. E’ il prestito ad uso gratuito a favore del comodatario, ovviamente sarebbe identico al deposito se il comodatario non potesse far uso della cosa. Il comodante, consegna al comodatario una o più cose mobili, con l’impegno del comodatario di restituire poi le stesse cose. Il comodatario avrebbe fatto uso delle cose a lui comodate, e non doveva per l’uso alcun compenso. Il comodatario poteva fare della cosa l’uso proprio, eventualmente solo quello diverso, più limitato che fosse stato convenuto . In età repubblicana è tutelato da: a) actio comodati in factum E durante la prima età classica fu tutelato da: a) actio comodati in ius ex fide bona . Tutte e due le azioni erano per garantire la restituzione al comodante. Vi fu poi una actio directa, che era un’actio comodati a cui era legittimato il comodante per spese e danni.

144 I contratti reali: il pegno.

Il pegno è un contratto reale, bilaterale, imperfetto. Per il diritto romano si intende una datio pignoris o, conventio pignoris (sine datione). Il creditore pignoratizio acquista la possessio ad interdicta, e una volta estinto il debito, sarà tenuto alla restituzione. Si ha tutela tramite: a) actio pignoraticia in personam: azione in factum per la restituzione; è un’actio directa. b) actio pigneraticia in rem, o Serviana: azione che si dava al creditore pignoratizio in caso di smarrimento.

145 La fiducia .

Si tratta di un negozio fiduciario, adottato prima dell’età repubblicana, per il deposito e il pegno. Una parte trasferiva all’altra la proprietà di una cosa mediante mancipatio o in iure cessio con il pactum fiduciae. La fiducia era cum creditore a garanzia di un credito del fiduciario, oppure, cum amico ove la causa poteva essere la custodia o il comodato. La tutela si ha tramite: (per il diritto antico) a) pactum fiduciae: a cui ricorrevano solo i cives romani. Con il processo formulare: a) actio fiduciae: azione in personam, reipersecutoria e infamante, per il riacquisto di proprietà e possesso. Nella prima età classica: a) actio fiduciae contraria : non era infamante . b) actio fiduciae directa : che era contrapposta alla a).

61. La Mancipatio (pag.133 Marrone: negozi giuridici formali)

Trova certamente fondamento nei mores maiorum ed è confermata dalla legge delle XXII Tavole. Era un negozio dello ius Quiritium e quindi dello ius civile. Era uno dei gesta per aes et libram uno degli atti cioè

che si compivano con il rame o bronzo (aes) e con la bilancia (libra); una parte conseguiva un vantaggio dietro pronunzia di parole determinate (certa verba); dall’impiego della bilancia e del metallo che veniva pesato; dalla presenza come testimoni di 5 cittadini romani puberi e da quella di un altro cittadino, il libripens, che reggeva la bilancia e provvedeva alla pesatura del metallo. La mancipatio comportava l’acquisto di un potere su persone o cose in favore del mancipio accipiens e la perdita di un potere sulle stesse nel mancipio dans. Era utilizzato per l’acquisto di res mancipi, per costituire servitù rustiche, per l’acquisto sui filii familias altrui di quella particolare potestà che fu detta mancipium, con i necessari adattamenti anche al testamento (mancipatio familiae e testamentum per aes et libram).

62 La in iure cessio (pag.138 Marrone: negozi giuridici formali. Era simile all’ legis actio sacramenti in rem)

Aveva forma rigorosamente imposta e apparteneva allo ius civile. Era caratterizzato da schemi e strutture processuali ricalcando essa il rito della legis actio sacramenti in rem. Poteva essere impiegata per il trasferimento della proprietà su res mancipi e nec mancipi, per la costituzione e la rinunzia di servitù prediali ed usufrutto; per l’acquisto della patria potestas nel procedimento di adoptio; per la cessione della tutela mulieris; a determinate condizioni per la cessione di eredità. La in iure cessio si compiva in iure davanti ad un magistrato con iuris dictio (di solito il pretore). Le parti erano il cedente e il cessionario. Se l’oggetto era uno schiavo il cessionario, tenendo lo schiavo, prounciava la formula vindicatoria; il pretore interrogava il cedente se volesse contravindicare e, di fronte al suo diniego o silenzio, pronunciava l’addictio del servo in favore del cessionario.

146 I contratti verbali .

La stipulatio. La stipulatio ha un ruolo importante nella dottrina del diritto romano privato . Ha caratteristiche astratte e struttura agile composta da interrogazione e congrua risposta (prototipo della sponsio, che era un negozio iuris civilis perché sanzionata da un’azione civile, ma iuris gentium perché estesa ai peregrini, è la più antica fonte di obbligazioni). La stipulatio è un negozio giuridico bilaterale, il cui consenso poteva essere espresso verbis. Inoltre è un contratto la cui tipicità atteneva alla forma e non ai contenuti. Fu lo strumento per realizzare la novazione. Era necessaria la contemporanea presenza delle parti, si esigeva una unitas actu, la risposta seguiva la domanda entro breve tempo. La tutela si ha: a) legis actio per iudicia postulationem (legge delle dodici tavole). b) legis actio per condictionem : per la stipulazione di certa pecunia e certa res . Nel processo formulare : c) actio ex stipulato: si dava al debitore inadempiente, ed agiva in 2 casi: 1) per stipulazioni aventi ad oggetto un certum (stipulazione di dare), ove la formula era modellata su quella della condictio 2) per stipulazioni aventi ad oggetto un incertum (stipulazione di fare), ove la formula era modellata sulla demostratio.

Dotis dictio

Si parla di dotis dictio a proposito della dote (vedi dote), ma scompare.

Promissio iurata liberti

E’ il giuramento di prestare le operae al patrono rinnovato dal liberto dopo la manomissione . Avevano luogo in uno eloquente, ossia: a pronunziare i verba era solo la parte che si obbligava . Era un negozio giuridico bilaterale (perché il consenso dell’altra parte non poteva comunque mancare), ma contratto unilaterale (perché solo una parte si obbligava). La promissio iurata liberti permarrà anche nel diritto giustinianeo.

147 I contratti letterali .

Nomen trasscripticium (una sorte di novazione)

Operazione che eseguiva il pater familias nel libro della contabilità domestica dove venivano registrate separatamente le entrate e le uscite. Gaio distingue tra: trascriptio a re in personam e trascriptio a persona in personam; in entrambi i casi aveva luogo una sorta di novazione. Gaio li classificò nei contratti, specificando, che in essi l’obbligatio nasce litteris: non bastava il consenso, occorreva la scriptura. Era un contratto unilaterale. Nel terzo sec. non si usò più.

Chirographa - Synographae

Sono dichiarazioni scritte in cui un soggetto riconosceva un proprio debito nei confronti di un altro, oppure, gli prometteva una prestazione . E’ un genere proprio dei peregrini, non ve ne è più traccia dopo l’età post classica .

148 I contratti consensuali: la compravendita.

Compravendita

Nel diritto romano più antico si parlò di vendere in relazione alla mancipatio . Emptio venditio: contratto bilaterale e negozio ius gentium. DEF.E’ la compravendita consensuale in cui il venditor si obbligava a fare conseguire all’emptor (compratore) il pacifico godimento di una cosa, in cambio di un corrispettivo in denaro: il pretium . Era sanzionata da azioni in ius ex fide bona: a) actio empti: azione in favore del compratore . b) actio venditi: azione a favore del creditore ossia il venditore . Vi erano anche altre azioni più specifiche, ricordiamo: a) actio ex stipulato: azione del venditore, per il pregiudizio patito dal compratore per l’assenza delle qualità promesse, o presenza di vizi dei quali si era garantita la mancanza. Il venditore rispondeva in forza della stipulatio, non del contratto in sé. b) actio de modo agri: analoga alla a), presupponeva che il venditore avesse fatto la mancipatio del fondo venduto, e che in essa , avesse precisato l’estensione del fondo . c) actio de pauperie d) actio redhibitoria op. entro l’anno l’actio quanti minoris: azioni contro il venditore che tacesse o dichiarasse inesistenti vizi poi in effetti riscontrati. Analizziamo singolarmente: Il consenso: poteva essere tacito, per nuntius, per litteras. L’oggetto: poteva essere merx mancipi e nec mancipi, mobili e immobili. No alle res extra commercium. Si all’eredità. Il prezzo: era espresso in pecunia numerata (denaro). Doveva essere un iustum pretium . Obbligazione del compratore: il compratore è tenuto alla numeratio pecuniae, ossia il versamento del denaro in contante, più gli interessi stabiliti dal giudice se c’è ritardo! Obbligazione del venditore: compito del venditore è quello di habere licere, ossia fare conseguire al compratore il pacifico godimento della merx. Evizione. Fu sancita la responsabilità per dolo del venditore il quale avesse venduto scientemente al compratore ignaro cosa non propria.> actio auctoritatis (in duplum).

149 i contratti consensuali : la locazione.

Furono i classici a classificare la locatio conductio come contratto che si conclude con il semplice consenso manifestato. La locazione è un contratto consensuale, bilaterale, per cui, con l’esplicita previsione di un corrispettivo. Una parte (locator) si impegna a mettere a disposizione una cosa mobile o immobile per un determinato periodo e con uno scopo preciso, ad un altro (conductor) che si impegna a prenderla in custodia e poi

restituirla . Erano obbligazioni sanzionate da : a) actiones locati: azione in favore del locatore . b) actiones conducti: azione in favore del conduttore (anche ai peregrini) . I classici diedero 3 classificazioni: 1) locatio rei: il conduttore (inquilini) può usare e trarre frutti dalla cosa locata. 2) locatio operis (l’appalto): il locatore consegna al conduttore, il quale si obbliga a compiere autonomamente ma nell’interesse del locatore un’attività: una volta raggiunto il risultato convenuto, si restituisce al locatore (es. il rammendatore e oggi l’appalto). 3) locatio operarum (Lavoro subordinato): l’uomo libero che loca le proprie opere. Il locatore è il lavoratore, il conduttore è il datore di lavoro.

150 I contratti consensuali : la società .

Il tipo più antico di società è stato “societas omnium bonorum “ . Ricordiamo 4 tipi di società : 1) societas omnium bonorum: i soci pongono in comune tutti i beni di cui sono titolari e tutti gli acquisti futuri, sia a titolo oneroso, sia a titolo gratuito, sia inter vivos che mortis causa. Sono esclusi gli acquisti da un’attività illecita. 2) societas omnium quae ex quaestu veniunt: riguarda tutti gli acquisti a titolo non gratuito fatti dai soci. Se si fosse fondata una società senza specificare l’oggetto, la giurisprudenza romana riteneva che si fosse voluta compiere una società di questo tipo . 3) societas speciali: esse si prefiggono uno scopo economico da raggiungere . 4) societas pubblicanorum: società che riguardano gli appalti pubblici . La società era un singolo contratto consensuale, era necessario il consenso comune e continuato nel tempo , facendo nascere così le obbligazioni reciproche tra i soci . Le obbligazioni ex societas erano sanzionate da: Actio pro socio: azione che viene esperita per il risarcimento dei danni che il recesso doloso o intempestivo di un socio avesse provocato ad altri. Comportava infamia; e il convenuto avrebbe goduto di beneficium competentiae, ossia, una condanna pecuniaria limitata alle possibilità economiche dello stesso.

151 I contratti consensuali : il mandato .

Il mandato è un contratto bilaterale, imperfetto, per cui un soggetto conferisce un incarico ad un altro soggetto, il quale si impegna a eseguirlo gratuitamente. E’ un negozio iuris gentium . Le azioni di tutela sono: a) actio mandati directa: azione a favore del mandatario, comportava infamia. b) actio mandati contraria: azione a favore del mandante, comportava infamia.

152 I contratti innominati

Partendo dal do ut des, do ut facias, facias ut des, facias ut facias, contenuti nel Digesto si possono considerare alcuni contratti innominati, spesso sanzionati da actio praescriptis verbis: Permuta: > consensuale bilaterale. L’effetto obbligatorio si produce con la datio e l’obbligazione nasce solo a carico di chi, avendo ricevuto una cosa, era tenuto a darne un’altra. (do ut des). Aestimatum:>contratto estimatorio>in cui uno dava ad un’altro una cosa stabilendone il valore e l’altro assumeva l’impegno di restituire la cosa o il ricavato di essa (do ut des; actio praescriptis verbis). Datio ad inspiciendum: consegna di una cosa perché un’altra parte ne determini il valore e poi la restituisca (do ut facias; actio praescriptis verbis). Donazione modale o donazione per una causa e ove questa veniva a mancare, avrebbe legittimato il donante all’esercuzio della condicio per la restituzione del donato. Transazione . Precario: concessione di un bene che il precario dans faceva ad altro soggetto perché ne godesse gratuitamente e lo restituisse a semplice richiesta.

153 I patti

Accordi comunque manifestati e al pactum vennero attribuiti effetti giuridici già nelle XII Tavole . Nell’ultima età della repubblica il pretore promise in termini generali che avrebbe tutelato i patti, conclusi senza dolo, non contrari a legge, con exceptio pacti conventi .

154 Obligationes quasi ex contractu .Arricchimento ingiustificato . Altre obbligazioni non da atto illecito.

a ) Negotiorum gestio . Assunzione spontanea della rappresentanza o gestione senza mandato di un dominus negotii impedito di attendere ai propri affari; la tutela: Actio negotiorum gestiorum directa (accordata dal pretore). Estremi della negotiorum gestio:- compimento di un atto che importasse gestione di affari altrui ;- assenza di un mandato, sia tacito che espresso;- volontà di gestire negozio altrui;- utilità della gestione intrapresa. b) Solutio indebiti. “ Ricorreva ogni qualvolta taluno eseguiva una prestazione non dovuta “. Le parti dovevano essere incoscienti. Tutela della conditio: INDEBITI (è l’ipotesi classica: quando il patrimonio di una persona fosse aumentato, in danno di altre persone, senza causa o per causa disapprovata dalla legge); SINE CAUSA (accordata a chi avesse dato una cosa ad altri per uno scopo poi venuto meno) OB TURPEM CAUSAM (per ottenere la repetitio di una cosa, trasferita in esecuzione di un atto contrario alla morale); EX CAUSAM FURTIVA (in favore del dominus derubato, tramite la quale era possibile chiedere la restituzione di una res già di proprietà dell’attore). Azione di ripetizione.

155 I DELITTI ( delicta )

I delicta sono atti illeciti direttamente lesivi alla comunità e più gravemente riprovati. Furono repressi nell’ambito dei iudicia pubblica. Nell’età del principato saranno ormai pochi i delitti non perseguibili anche dalla giurisprudenza criminale. In età medioevale, nel diritto privato in ordine agli illeciti ci sarà posto solo per il risarcimento danni, no alle azioni penali. I delitti sono: furto, rapina, damnum in iuria datum, iniuria.

156 Il furto

Furto deriva da ferre = portare via. L’ultima giurisprudenza repubblicana escluse alcune fattispecie rientranti in altri delicta e si ritenne sufficiente la contrectatio rei (contatto fisico con la cosa pur senza la sottrazione materiale di essa). Rufo distinse: a) Furtum manifestum, con conseguente: actio furti manifesti. b) Furtum nec manifestum, con conseguente: actio furti nec manifesti. c) Condictio ex causa furtiva: fu mantenuta, essa è un’azione reipersecutoria per la restituzione o aestimatio della cosa.

157 La rapina

Rapina è la sottrazione di cose altrui con violenza (bona vi rapta). L’azione giudiziaria fu: a) actio vi bonorum raptorum: esperibile per il quadruplum entro l’anno, per simplum dopo. L’actio bonorum era, per i classici, penale e infamante; Giustiniano la classifica “mista”: reipersecutoria e penale;-simplum: valore delle cose asportate;-triplum : a titolo di pena.

158 Damnum in iuria datum

Ricordo a proposito la Lex Aquilia ( detta de damno ) , articolata in 3 capitoli: 1) uccisione in iuria di schiavi e animali da gregge.

2) adstipulator : ossia colui che in frode allo stipulante estingue il credito mediante acceptilatio 3) ferimento di schiavi e pecudes. L’azione di difesa era: a) actio legis Aquiliae: azione a favore del danneggiato, azione penale. b) actiones utiles. tramite le quali, il pretore ha esteso la tutela aquiliana ad usufruttuari, comodatari e possessori in buona fede.

159 L’iniuria

Risalendo alle XII Tavole sappiamo che le lesioni , le violenze fisiche dolose ed ingiuste a persone (che non fossero sotto la potestà dell’offensore) erano iniuria . Per il membrum ruptum la pena era il taglione cui l’autore poteva sottrarsi pagando > poi la compensazione pecuniaria divenne regola > in età preclassica con la svalutazione monetaria le pene pecuniarie apparvero irrisorie e si sostituì così con actio iniuriarum atta a perseguire una pena pecuniaria che il giudice avrebbe stabilito di volta in volta sulla base dell’entità dell’offesa . Actio iniuria era di natura penale ed infamante con carattere personalissimo ed intrasmissibile . L’importo era quello dell’equità stabilita dal giudice in base all’equità dell’offesa . Riepilogando : 3 momenti 1) taglio , 2) compensazione volontaria , 3) compensazione legale .

160 Altri illeciti extracontrattuali . L’actio de pauperie .

Gaio parlò nelle sue Institutiones di azioni civili, azioni pretorie, e soprattutto le Actio de pauperie; erano i danni prodotti da animali (quadrupedi e soprattutto greggi e mandrie) e spettavano al danneggiato contro il proprietario delle bestie che poteva risarcire il danno o dare a nossa l’animale, trasferendone all’attore la proprietà. Era un’azione nossale, ma non penale, e non riguardava comportamento volontari .

161 Obligationes quasi ex delicto .(Tutte actio in factum)

Sono 4 : iudex qui litem suam fecit (contro il giudice che ha giudicato male per imperizia e imprudenza pena pecuniaria contro il giudice secondo equità; actio in factum); effusum vel deiectum (in favore dei colpiti da oggetti lasciati cadere dall’alto di edifici; actio in factum); positum et suspensum (contro l’habitator della casa sul cui tetto o cornicione fosse stata appoggiata o posata una cosa che cadendo avrebbe - solo il pericolo - potuto provocare danni ai passanti; actio in factum); actiones adversus nautas, caupones, stabularius (azione contro furti e danneggiamenti ai passeggeri o avventori che si verificano sulle navi, locande, stazioni per il cambio dei cavalli; actio in factum).

162 Estinzione delle obbligazioni. L’adempimento.

Con l’adempimento della prestazione la vicenda si conclude.

163 Estinzione delle obbligazioni: remissione del debito. La transazione.

Nel diritto romano: solutio per aes et libram, acceptilatio, pactum de non petendo.

164 Altri fatti giuridici estintivi delle obbligazioni .

Contrarius consensu e recesso unilaterale; capitis diminutio; morte; abrogatio e conventio in manu; confusio; impossibilità sopravvenuta; decorso del tempo; concursus causarum; sentenza.

165 Estinzione delle obbligazioni: la novazione .

Sostituzione di obbligazione con un’altra. Novazione e litis contestatio .

166 Estinzione delle obbligazioni: la compensazione .

Se devo 100 a te e tu mi devi 60 , io ti do solo 40 : abbiamo compensato !

167 Trasmissione di crediti e debiti .

A Roma, al di fuori di alcuni casi (capitis diminutio minima, conventio in manu), non fu riconosciuta la possibilità giuridica che crediti e debiti mutassero titolare passando inalterati da un soggetto ad un altro.

168 Obbligazioni parziarie e solidali .

Le parziarie sono quelle in cui troviamo una pluralità di debitori e creditori, e ognuno ha diritto di pretendere solo una parte dell’obbligazione. Nelle solidali ogni debitore o creditore è responsabile per l’intero.

169 Gli atti in frode dei creditori .

Per tutelare i creditori da atti fraudolenti compiuti nei loro danni dai debitori, vennero introdotte alcune azioni: denegatio actionis (contro il terzo creditore a cui il pretore negava l’azione contro il bonorum emptor); lex Aelia sentia (nullità della manomissione dei servi che il debitore compisse in frode ai creditori); in integrum restitutio ob fraudem (revoca degli atti che hanno ridotto il patrimonio del debitore) interdictum fraudatorium (riguardava gli atti della riduzione del patrimonio).

170 Le garanzie personali delle obbligazioni.

Stipulazione di garanzia: sino tutta l’età classica. Sponsio, fidepromissio, fideiussio. Stipulazione di garanzia: diritto postclassico, beneficium excussionis e il beneficium cadendarum actionum. Mandato di credito. Ricordiamo inoltre a constitutum debiti alieni e receptum argentarii ( 153).

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