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La società mercantile nel Medioevo, Appunti di Storia Medievale. Università del Salento (UNISA)

Storia Medievale

Descrizione: Breve descrizione sulla società mercantile nel Medioevo
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Universita: Università del Salento (UNISA)
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10/05/2011

Le compagnie commerciali del Medioevo erano associazioni di mercanti, armatori, proprietari di attività produttive (campagne, miniere o manifatture) e banchieri che esercitavano il commercio di merci proprie o di altra provenienza. Esse, generalmente, facevano capo ad una ricca famiglia e, nei casi migliori, disponevano di una fitta rete di agenzie e di filiali in Europa e nel vicino Oriente. Ogni compagnia era formata da una casa madre e da numerose filiali, teoricamente indipendenti, ma tenute a lavorare in maniera coordinata e a venire in aiuto l'una dell'altra in caso di necessità. Al servizio della compagnia c'erano flotte, carovane ed agenzie e, per rendere più pratico e sicuro il viaggio dei corrieri e dei commercianti, al posto dei contanti si usavano lettere di cambio che servivano a trasferire capitali da una piazza all’altra senza la necessità di operare un reale trasferimento, a nascondere un’operazione diversa e a percepire un interesse. I quattro “protagonisti” della lettera erano: il datore, il beneficiario, il traente e il trattario sull’altra piazza. La compagnia, inoltre, in un libro segreto fondava le quote di capitale (corpo) e gli interventi di personale esterno (sovraccorpo).

Il termine banca deriva da bancarius, ovvero colui che nelle piazze esponeva sul suo banco le proprie monete per effettuare il cambio; in seguito, alcuni privati affidarono al bancario il proprio denaro solo per conservarlo; all’inizio egli non chiedeva interessi,ma col passare del tempo, utilizzerà una parte del denaro depositato per mantenere la sua attività. Lo sviluppo di determinate attività fu agevolato dall’affermazione nel XIII secolo della fides mercantile : il datore depositava presso il traente una somma di denaro senza più ricorrere al documento notarile.

[Un’ altra via di comunicazione tra il nord e il sud dell’ Europa era rappresentata dal mercato del Brennero; la parola borsa venne coniata a Bruges].

Nel ‘200 si ritornò al bimetallismo (a Venezia ad esempio, si diffusero monete d’oro e d’argento chiamate ducati veneziani, a Firenze i fiorentini, nel regno di Federico II l’augustale e così via).

[Nel ‘200 anche coloro che si occupavano di attività di credito vennero chiamati mercanti].

Nei comuni, l’arengo fu sostituito dal consiglio, composto da varie rappresentanze cittadine; il fisco veniva riscosso in base ai fuochi. Nelle città più importanti si arrivò così all’estimo (disciplina utilizzata per determinare il valore di mercato di un bene immobile) e alla libbra, ossia ad una dichiarazione nella quale un cittadino elencava i suoi beni e in base a questi subiva una tassazione confiscata dagli allibratori. Si sviluppò inoltre la figura dell’ufficiale dell’annona (che si doveva occupare del rifornimento dei cereali a prezzi calmierati).

[Nelle Fiandre i conflitti che portarono all’affermazione della fase popolare riguardarono il patriziato (associazione dei primi mercanti che si erano affermati sul territorio) e il popolo].

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