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Lezione di Diritto Commerciale del 5 marzo, Appunti di Diritto Commerciale. Università di Bari

Diritto Commerciale

Descrizione: Lezione di commerciale
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Universita: Università di Bari
Indirizzo: Giurisprudenza
Data di caricamento: 31/07/2012
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Lezione di commerciale del 5 marzo

Ricapitoliamo: abbiamo delineato la figura dell’imprenditore generale ex art 2082 c.c. poi ci siamo soffermati sui professionisti intellettuali e cioè sui soggetti che esercitano un attività che presenterebbe tutte le caratteristiche di un attività d’impresa e che tuttavia il legislatore sottrae allo statuto dell’impresa; ci sono,però,alcuni punti relativi ai professionisti intellettuali su cui vorrei richiamare la vostra attenzione, punti che dovete tenere fermi perché su questi punti ritorneremo:

▲ Primo punto: la caratteristica della obbligazione di prestazione d’opera intellettuale

Noi abbiamo detto che non è una obbligazione di risultato ma è una obbligazione di mezzi quindi il professionista intellettuale non si obbliga a far conseguire un determinato risultato al suo cliente ma si obbliga a operare diligentemente affinchè questo risultato venga conseguito e questa è una differenza rilevante rispetto alla prestazione di servizi o l’acquisto di beni che caratterizza invece le altre imprese; le altre attività imprenditoriali nelle quali l’imprenditore si obbliga a far conseguire al suo cliente un determinato risultato, e se il risultato non viene conseguito magari per impossibilità sopravvenuta avremo la risoluzione del contratto ma certamente il cliente non deve pagare l’imprenditore se l’imprenditore non gli ha fatto conseguire il risultato promesso. Quello che è dovuto all’imprenditore viene stabilito normalmente o sulla base dei prezzi di mercato o sulla base di una contrattazione fra le parti, invece per l’onorario dovuto al professionista intellettuale si fa riferimento alla richiesta solitamente non negoziabile del professionista intellettuale sulla base delle tariffe; questa era la disciplina originaria, però noi dobbiamo notare che c’è una attenuazione progressiva di questa disciplina e di questo favor del legislatore per il professionista intellettuale perché? Perché se effettivamente si arriverà all’abolizione delle tariffe, che è uno dei punti di discussione della riforma delle professioni intellettuali, allora anche per la prestazione d’opera intellettuale vi sarà una negoziazione fra le parti, si aprirà la strada ad una negoziazione fra le parti perché il professionista intellettuale non potrà più accampare la tariffa minima ma dovrà soggiacere alle regole della concorrenza. Non solo , per quanto attiene la professione dell’avvocato, per l’avvocato è stato abolito il divieto di quota lite, questo significa che avvocato e cliente possono mettersi d’accordo parametrando il compenso dell’avvocato sulla base del risultato che verrà ottenuto, quindi l’avvocato si mette d’accordo per es. se la causa è del valore di 10000€ e l’avvocato dice se ti faccio avere 10000 € , 2000€ me li prendo io; questo naturalmente trasforma l’obbligazione da una obbligazioni di mezzi ad una obbligazione di risultato, e quindi come vedete per quanto riguarda questo profilo, c’è una attenuazione della differenza di disciplina fra la prestazione d’opera intellettuale e la prestazione di risultato.

▲ Secondo punto: È stato abolito il divieto di pubblicità ; prima vigeva in maniera molto rigorosa a carico dei professionisti intellettuali, non potevano farsi pubblicità su giornali, sui media, perché era ritenuto disdicevole per il decoro della professione, come vedete sfogliando i giornali ora capita di vedere pubblicità di professionisti intellettuali soprattutto di dentisti, però ci sono anche studi radiologici, quindi questa attività che era prima assolutamente proibita e disdicevole perché si riteneva tipica del commercio, non consona al decoro della professione, ora è consentita e quindi anche su questo piano c’è un avvicinamento fra le due tipologie.

▲ Terzo punto: parliamo della società fra avvocati che al momento è l’unica che possiamo considerare compiutamente disciplinata perché siamo in itinere, cioè è consentita la costituzione di società fra professionisti però mancano ancora dei regolamenti che precisino le caratteristiche. Per la società fra avvocati sappiamo che deve essere iscritta in una sezione speciale dell’albo professionale e in una sezione speciale nel registro delle imprese. Il registro delle imprese è un registro che serve a rendere noto al pubblico gli atti o fatti concernenti l’impresa che il legislatore ha ritenuto rilevanti; è certamente singolare che venga iscritto nel registro delle

imprese una società che non esercita attività imprenditoriale, poi,sempre la legge che disciplina la società fra avvocati dice che la società fra avvocati in caso di insolvenza non è sottoposta alle procedura concorsuali e anche questa è una precisazione strana perché se fosse pacifico, assolutamente tranquillo che non si tratti di un attività d’impresa, questa precisazione sarebbe assolutamente superflua: la società fra avvocati quindi è sottratta alle procedure concorsuali e quindi in caso di insolvenza non fallisce , questo la legge che regola la società fra avvocati lo dice espressamente ed io vi facevo notare la singolarità di questa precisazione perché se fosse tranquillo, pacifico, indubbio, indiscusso che non si tratti di un attività d’impresa non ci sarebbe necessità di questa precisazione perché nel nostro ordinamento falliscono soltanto gli imprenditori commerciali e per giunta gli imprenditori commerciali che raggiungono una certa dimensione.

Quello che è evidente è che c’è un progressivo slittamento delle professioni intellettuali, della disciplina delle professioni intellettuali verso una omogeneizzazione con la disciplina dell’attività d’impresa perché, questa è l’evoluzione che hanno avuto le professioni intellettuali dal 1942 ad oggi.

Imprenditore agricolo Incominciamo a parlare di una delle due tipologie di impresa espressamente disciplinata dal nostro ordinamento, infatti il c.c. distingue fra imprenditore agricolo ed imprenditore commerciale per quello che riguarda la natura dell’attività esercitata, poi c’è l’art 2083 c.c. che da la definizione del piccolo imprenditore, quindi non è una definizione di tipo qualitativo ma una definizione di tipo dimensionale.

In passato era centrale la figura dell’imprenditore commerciale perché la definizione dell’imprenditore agricolo e del piccolo imprenditore servivano soltanto a sottrarre questi soggetti ,cioè imprenditore agricolo e piccolo imprenditore ,a quello che veniva chiamato lo statuto dell’imprenditore commerciale; quindi in passato c’era un complesso di regole che si applicavano soltanto all’imprenditore commerciale e quindi la definizione dell’imprenditore agricolo e del piccolo imprenditore aveva soltanto lo scopo di individuare quelle fette dell’attività imprenditoriale a cui non si applicava lo statuto dell’imprenditore commerciale che consisteva in questo:

l’iscrizione nel registro delle imprese che in passato era riservato soltanto per gli imprenditori commerciali non piccoli,

l’obbligo di tenere le scritture contabili anche questo riservato soltanto agli imprenditori commerciali non piccoli,

• una particolare disciplina della rappresentanza commerciale ,

la sottoposizione alle procedure concorsuali ,

• una particolare disciplina della capacità per l’esercizio dell’impresa che era diversa ed è rimasta diversa per l’imprenditore agricolo e per l’imprenditore commerciale.

Questo nella prospettiva del codice del 1942, ora sono cambiate moltissime cose: qual è la situazione attuale? La situazione attuale è che

l’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese vale per tutti gli imprenditori, commerciali e non, quindi tutti gli imprenditori devono iscriversi nel registro delle imprese

l’obbligo di tenere le scritture contabili per quanto attiene questo punto in realtà tutti gli imprenditori tengono di fatto le scritture contabili per motivi fiscali, per quanto riguarda specificamente gli imprenditori agricoli c’è una legge del 1975 una legge di derivazione

comunitaria, la legge n 153 del 1975 che ha imposto agli imprenditori agricoli che vogliono godere di particolari benefici e sovvenzioni di tenere le scritture contabili esattamente come gli imprenditori commerciali, in particolare questa legge che si chiama “ legge di incentivazione finanziaria e produttiva finalizzata all’ammodernamento e al potenziamento delle strutture produttive agricole”, questa legge che è una legge di derivazione europea ed è del 1975 prevede che gli imprenditori agricoli che vogliono usufruire di questi incentivi di carattere economico che ora sono erogati dalle Regioni dal 1997, dall’Unione Europea ma passano attraverso le Regioni, devono predisporre dei piani di sviluppo dell’impresa agricola ma soprattutto devono tenere delle scritture contabili :

a. nell’inventario annuale,

b. nel bilancio

c. nel conto di esercizio annuale

d. nella registrazione dei movimenti di merci e di denaro

Queste scritture contabili sono sovrapponibili alle scritture contabili obbligatorie per l’imprenditori commerciali: l’iscrizione nel registro delle imprese è comune a tutti quanti, l’obbligo di tenere le scritture contabili è parimenti obbligatoria per lo meno per tutti quelli che vogliono accedere a questi incentivi quindi che cosa resta come differenza? Resta come differenza la disciplina della rappresentanza commerciale, resta come differenza una particolare disciplina della capacità per l’esercizio dell’impresa e resta soprattutto la sottrazione al fallimento, quindi non sottrazione a tutte le procedura e questa è una novità di questa estate.

Imprenditore agricolo: la norma è l’art 2135 c.c. rubricato proprio “imprenditore agricolo”.

L’imprenditore agricolo è stato oggetto di una riforma del 2001, ci sono stati tre decreti legislativi 226, 227 e 228 che hanno ridisegnato la figura dell’imprenditore agricolo. Che cosa dice la norma? Incominciamo dal primo comma e vediamo di capire chi è nel nostro ordinamento questo soggetto

I. “È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: Coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”

Questa è una norma chiaramente definitoria, perché è chiaro nell’impostazione della norma che ci vuole dire chi è imprenditore agricolo attraverso l’individuazione dell’attività che questo imprenditore deve svolgere in via principale e delle attività connesse che vengono equiparate alle attività agricole. Quindi è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività:

Coltivazione del fondo: qualunque attività di coltivazione del fondo rientra nell’impresa agricola;

Selvicoltura: è un attività agricola che da noi non viene praticata, significa coltivazione del bosco, da noi i boschi non ci sono e quindi la selvicoltura da noi non viene molto praticata, viene praticata nella parte nord della dorsale appenninica e soprattutto nelle alpi e consiste proprio nella coltivazione del bosco, sostanzialmente non soltanto nelle attività estrattive del legname, ma anche di attività di estrazione e di reimpianto degli alberi perché la coltivazione del bosco presuppone non solo l’estrazione ma anche il reimpianto, il diboscamento fatto in maniera scientifica e non in maniera distruttiva, diciamo tutto quello che serve a coltivare il bosco, quindi se fosse soltanto attività estrattiva del legname, senza coltivazione del bosco non sarebbe attività agricola ma sarebbe attività commerciale.

Allevamento di animali: questo inciso è stato cambiato dalla riforma del 2001 perché prima la norma non diceva allevamento di “animali” ma diceva allevamento del “bestiame” che è una nozione più ristretta di animali, perché per bestiame si intende l’allevamento di animali da carne, da latte e anche da tiro,l’espressione bestiame stava e sta ad indicare quelli animali il cui allevamento serve al soddisfacimento di bisogni primari, per cui per esempio nell’originaria adozione del codice, l’allevamento di cavalli di razza,

di cani di razza, di animali da pelliccia non era considerata attività agricola ma era considerata attività commerciale perché questi animali non rientravano nella nozione di bestiame e non erano strumentali al soddisfacimento di bisogni primari ma erano funzionali al soddisfacimento di bisogni di carattere secondario e quindi l’allevamento di questo tipo di animali non era considerata attività di impresa agricola ma era considerata attività di impresa commerciale; ora invece la nozione di impresa agricola è stata ampliata perché l’allevamento di qualunque tipo di animali è considerato attività di impresa agricola.

Rientrano nella nozione di impresa agricola anche le attività connesse : definite bene nel terzo comma, ora possiamo limitarci a dire che le attività connesse sono attività che di per se sarebbero attività commerciali ma che il legislatore fa rientrare nella nozione di impresa agricola se sono esercitate in un rapporto di connessione con le imprese agricole.

Allora è chiaro che se noi ci fermassimo al primo comma dovremmo dire che la riforma del 2001 ha inciso in maniera relativa sulla nozione di impresa agricola perché l’unica variazione è stata questa sostituzione del vocabolo bestiame con il vocabolo animali, invece la riforma è stata molto più profonda e molto più radicale perché? Perché in passato la norma era composta semplicemente da due commi, il primo comma e poi il secondo comma che definiva le attività connesse e in maniera diversa da ora e comunque l’elemento che accomunava tutte le imprese agricole era il legame con la terra; la caratteristica comune a tutte le imprese agricole era che l’attività agricola doveva svolgersi o sul fondo o comunque un collegamento con il fondo, quindi la coltivazione del fondo implicava che ci fosse un fondo da coltivare, e non rientravano nella coltivazione del fondo e non erano considerate imprese agricole per es. la produzione di prodotti dal punto di vista merceologico agricoli ma coltivati in serra oppure in capannoni industriali, quindi se un prodotto veniva coltivato sul fondo dava luogo ad una impresa agricola,se invece non veniva coltivato sul fondo ma veniva coltivato in stabilimenti industriali, non dava luogo ad una impresa agricola ma dava luogo ad una impresa di carattere commerciale; diciamo che per la selvicoltura questo problema non si poneva mentre si poneva per l’allevamento del bestiame, l’allevamento del bestiame doveva svolgersi sul fondo o comunque una certa percentuale del cibo, del foraggio del bestiame doveva essere tratta dal fondo, e quindi tutti gli allevamenti degli animali in batteria non erano considerate imprese agricole ma erano considerate imprese commerciali e questo perché l’elemento che caratterizzava nella prospettiva del codice civile l’impresa agricola era il collegamento con il fondo, se c’era questo collegamento e rientravamo in una delle tipologie indicate dalla norme eravamo di fronte all’impresa agricola, se questo collegamento non c’era non si era di fronte ad una impresa agricola ma si era di fronte ad una impresa commerciale perché? Innanzitutto perché nel ’42 la nozione di impresa agricola era una nozione diversa da quella che abbiamo ora ma soprattutto perché l’impresa agricola è sottratta al fallimento allora il legislatore del ’42 avrà fatto probabilmente questo ragionamento per giustificare la sottrazione al fallimento: l’imprenditore agricolo va incontro a un doppio rischio nell’esercizio della sua attività, va incontro prima di tutto al rischio di impresa che è comune a tutti gli imprenditori, il rischio di impresa è il rischio di non riuscire a coprire i costi con i ricavi e questo è un elemento di tutte le attività d’impresa, è presente anche nell’impresa agricola, però l’imprenditore agricolo va incontro anche ad un rischio specifico, tipico dell’impresa agricola, il rischio naturale/ biologico, cioè il rischio che il giorno prima delle vendemmia arriva la grandinata che distrugge il raccolto, arriva la mosca olearia e distrugge il raccolto, questo è un rischio che l’imprenditore commerciale non corre ma è tipico dell’impresa agricola. Allora il legislatore del 1942 visto che l’imprenditore agricolo va incontro a questo doppio rischio, non solo il rischio d’impresa ma anche il rischio biologico che è ineliminabile, per compensarlo di questo doppio rischio lo ha sottratto al fallimento, quindi la giustificazione che si dava della sottrazione al fallimento dell’imprenditore agricolo è questa: la presenza nell’impresa agricola del rischio biologico assieme al rischio d’impresa. (facciamo una precisazione: quando parliamo di impresa agricola tendenzialmente si identifica l’imprenditore agricolo come un coltivatore diretto del fondo e anche qui per un dato sociologico, perché da noi non ci sono grandi imprese agricole, l’imprenditore agricolo può essere piccolo, medio, grande e grandissimo esattamente come l’imprenditore commerciale, non dobbiamo pensare all’imprenditore agricolo come il poveraccio che tira a campare, ci sono delle imprese agricole di dimensioni enormi, se andiamo nella zona del Chianti vediamo come troveremo tanti cartelli di Chianti Gallonero per

km , quelle sono imprese agricole, oppure nel Salento abbiamo anche delle grandi imprese agricole, quindi questa identificazione che a volte facciamo imprenditore agricolo = poveraccio è assolutamente sbagliata perché per le imprese agricole vale la stessa indicazione dimensionale che vale per le imprese commerciali, questa è una definizione di carattere generale che copre tutte le imprese agricole quale che siano le dimensioni e l’imprenditore agricolo era ed è sottratto al fallimento quale che sia la dimensione dell’impresa).

II. Il secondo comma che è stato introdotto dalla riforma e ci spiega che cosa deve intendersi per le attività enunciate nel primo comma , quindi è esplicativo del primo comma: “ per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria dello stesso , di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci , salmastre o marine”

Se ci concentriamo sull’ultima parte del comma, “utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco, le acque dolci salmastre o marine”vediamo come è venuta meno la connessione con il fondo, quello che era caratterizzante l’impresa agricola fino al 2001 è stato tranciato dalla riforma, quindi non è più essenziale che l’attività agricola venga svolta in collegamento con il fondo ma quello che è diventato l’elemento caratterizzante dell’attività agricola è la cura e lo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, quindi quello che ora connota l’attività agricola non è più il collegamento con il fondo ma il prendersi cura di organismi viventi di carattere vegetale o animale o per l’intero ciclo biologico o per una fase necessaria dello stesso. Che cos’è un ciclo biologico? È chiaro che quando parliamo di ciclo biologico parliamo di organismi viventi e quindi si ha un ciclo biologico quando l’organismo vivente viene preso in una determinata situazione e viene condotto secondo l’evoluzione naturale sino ad una situazione diversa, da agnello a pecora, da uovo a gallina, quindi questo è un ciclo biologico completo però il legislatore si accontenta anche di meno, per riconoscere la natura di attività agricola basta anche solo una fase perché il ciclo biologico, tutti i cicli biologici possono essere scomposti in varie fasi, solitamente non c’è mai una fase unica, pensate alla pianta, dal seme al germoglio , alla spiga di grano, ogni cambiamento di stato dell’organismo vivente corrisponde ad una fase, quindi quello che caratterizza l’impresa agricola non è più assolutamente il collegamento con il fondo, questo naturalmente non significa che non esitono imprese agricole che svolgono la loro attività sul fondo, anzi possiamo dire che la maggioranza delle imprese agricole continua a svolgere l’attività sul fondo ma con questa riforma si riesce a fare entrare nella nozione di impresa agricole anche l’allevamento di pesci in acque dolci e salmastre che prima non poteva rientrare perché non c’era il collegamento con il fondo e quindi l’elemento fondo è un elemento che può esserci ma può anche non esserci, quello che invece è indispensabile perché una impresa venga connotata come impresa agricola è che l’imprenditore agricolo segua lo svolgimento di un ciclo biologico di un organismi vegetale o animale o anche soltanto di una fase di questo ciclo biologico.

III. Il terzo comma, anche questo completamente riscritto dalla riforma del 2001, ci da una definizione di attività connesse ossia attività che se fossero prese isolatamente darebbero al soggetto che la esercita la qualifica di imprenditore commerciale, se invece sussiste questo rapporto di connessione la natura di attività agricola dell’attività principale si estende ed assorbe anche le attività connesse.

Anche qui abbiamo avuto un ampliamento della nozione di attività connesse ma il terzo comma è scritto molto male: in passato la norma diceva che erano considerate attività agricole per connessione “le attività di trasformazione e di alienazione dei prodotti agricoli quando rientravano nell’esercizio normale dell’agricoltura”, quindi era una definizione molto semplice, si considerava l’attività di trasformazione e di alienazione dei prodotti agricoli ed il criterio ci connessione era un criterio di normalità: se tutti gli imprenditori agricoli di una certa zona svolgevano quella attività es. trasformazione del latte in latticini, questa veniva considerata attività agricola per connessione.

Ora invece la norma dice: “si intendono comunque connesse le attività esercitate dal medesimo imprenditore agricolo” quindi è necessario un rapporto di connessione soggettiva, cioè il soggetto che esercita l’attività

connessa deve esercitare una attività agricola in via essenziale, quindi deve esercitare un attività di coltivazione del fondo, di selvicoltura, o allevamento di animali.

Quindi il primo requisito della connessione è un requisito di carattere soggettivo, il soggetto deve essere già imprenditore agricolo, “ dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiamo ad oggetto prodotti ottenuti prevelenetamnete dalla coltivazione del fondo, del bosco dall’allevamento di animali”; questa è una rielaborazione mal scritta o se vogliamo eccessivamente articolata della “trasformazione, alienazione dei prodotti agricoli” prevista dalla norma precedente con la precisazione che questa attività di manipolazione, conservazione ecc. deve avere ad oggetto prodotti ottenuti prevelentemente dalla coltivazione del fondo, del bosco o dall’allevamento di animali , quindi questo significa che l’imprenditore agricolo può anche manipolare, trasformare e valorizzare prodotti acquistati da altri soggetti, e non perde la qualità di imprenditore agricolo per connessione se comunque in questa attività di connessione utilizza prevalentemente prodotti suoi; quindi quello che caratterizza dal punto di vista oggettivo l’attività per connessione è l’utilizzo prevalente dei prodotti dell’impresa agricola (la prima tipologia di attività agricola per connessione è l’attività di trasformazione, manipolazione di prodotti agricoli, prodotti agricoli per indicare in generale tutti i prodotti ottenuti dalla coltivazione del fondo, dalla selvicoltura e dall’allevamento degli animali, questa attività resta attività agricola per connessione se ricorrono due condizioni: una di carattere soggettivo ossia deve essere esercitata dallo stesso soggetto, da un soggetti che è già imprenditore agricolo perché esercita una delle attività del primo comma e l’altra di carattere oggettivo che deve essere svolta utilizzando prevalentemente prodotti del suo fondo, del bosco e dell’allevamento di animali, quindi il criterio oggettivo che stabilisce la presenza o l’assenza del rapporto di connessione è la prevalenza quantitativa dell’utilizzo dei propri prodotti).

“Nonché le attività dirette alla fornitura di beni e servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata”

Questa è una novità rientra sempre il requisito soggettivo del soggetto che deve essere imprenditore agricolo, è attività agricola per connessione le attività diretta alla fornitura di beni e servizi mediante; per. esempio se un imprenditore ha una trebbiatrice può affittare, se è un coltivatore del fondo che ha la trebbiatrice perché gli serve per la sua attività agricola, può fornire il servizio di trebbiatura ad un altro imprenditore agricolo che la trebbiatrice non c’è l’ha e questa attività che in passato, nel vigore della vecchia norma era considerata attività di impresa commerciale, ora invece rientra nella nozione di impresa agricola se si tratta di apparecchiature che vengono utilizzate prevalentemente nell’impresa agricola, pensate alla mungitrice elettrica, se un imprenditore ha un certo numero di mungitrici elettriche che non vengono utilizzate perché pare che facciano male, può affittarle anche ad un altro imprenditore che non le ha, a condizione che le usi prevalentemente nella sua impresa agricola. Chi vive nell’entroterra sa che per impiantare i vigneti è necessario fare lo scasso ,per fare lo scasso è necessario scavare in profondità e utilizzar, perché il nostro terreno è spesso roccioso, dei martelli pneumatici o cmq delle scavatrici, allora anche il fitto, il noleggio di queste apparecchiature rientra nelle attività agricole per connessione se il soggetto che le noleggia è imprenditore agricolo e utilizza queste attività prevalentemente per esercitare la sua attività d’impresa, quindi il criterio che ora caratterizza le attività agricole per connessione non è più il criterio di normalità ma il criterio della prevalenza.

Infine sono comprese nelle attività agricole per connessione “ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale ovvero di ricezione e ospitalità come definite dalla legge”: le attività di valorizzazione del territorio del patrimonio rurale e forestale sono quelle attività per esempio di consolidamento dei terreni che purtroppo si fanno molto poco perché l’agricoltura non è molto incentivata nel nostro paese, allora l’aumentare di terreni non coltivati causa il diboscamento selvaggio ma causa anche le frane (pensate a quei terreni molto scoscesi come la Liguria, i terrazzamenti che venivano fatti dai contadini e finchè c’è stato qualcuno che ha coltivato quel terreno la cura del terrazzamento impediva al terreno di franare era attività svolta dai contadini) quindi le attività di valorizzazione del territorio, del

patrimonio rurale e forestale , qui non c’è il criterio della prevalenza perché il legislatore ha voluto incentivare lo svolgimento di queste attività, resta sempre e soltanto il presupposto soggettivo, quindi tutte le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale se sono svolti da soggetti che sono imprenditori agricoli sono attività agricole per connessione; c’è un inciso che rinvia all’agriturismo, l’attività di ospitalità alberghiera “l’agriturismo” è considerata attività agricola per connessione se rispetta i requisiti previsti dalla legge speciale.

Detto tutto questo ed avendo definito chi è imprenditore agricolo per il nostro ordinamento, dobbiamo dire che la riforma del 2001 ha risolto anche qualche altro problema, per es. prima della riforma era discusso se le cooperative o i consorzi costituiti da soci che erano tutti imprenditori agricoli per fornire dei servizi a questi soci , avessero natura di impresa agricola oppure fossero imprese commerciali, pensate alle cantine sociali, agli oleifici sociali,questi non coltivano direttamente, si porta l’uva o le olive all’ammasso, questo oleificio le trasforma e si ritira la quantità di olio o vino; il problema che si era posto in passato e che aveva visto un contrasto fra Consiglio di Stato e Corte di Cassazione era se questi soggetti, costituiti da soci tutti imprenditori agricoli per fornire servizi connessi all’impresa agricola, fossero imprenditori agricoli o fossero imprenditori commerciali. In realtà se noi avessimo voluto applicare rigorosamente i principi di diritto che conosciamo , noi avremmo dovuto dire che si trattava di imprenditori commerciali perchè come abbiamo avuto modo di dire altre volte, una cosa è il soggetto giuridico socio, cosa diversa è la cooperativa che è un soggetto giuridico distinto dai soci e quindi sarebbe mancato il requisito soggettivo dell’esercizio diretto di un attività agricola però, per un favor verso l’impresa agricola, il legislatore ha deciso con la riforma del 2001 di attribuire natura agricola anche a questi soggetti giuridici quindi anche a queste cooperative, anche a questi consorzi che svolgono attività strumentale e complementare rispetto all’attività agricola dei soci, a condizione che usino per lo svolgimento dell’attività prevalentemente beni prodotti dai soci o offrano prevalentemente i loro servizi ai soci; quindi ancora una volta rientra il criterio della prevalenza (cooperative, consorzi che svolgono attività strumentali o ausiliarie rispetto alle attività agricole essenziali, principali svolte dai soci sono imprenditori agricoli se queste attività sono svolte prevalentemente utilizzando beni forniti dai soci o se i servizi sono forniti prevalentemente ai soci)

Ultimo problema attiene alla sottrazione al fallimento perché nella prospettiva del 42 abbiamo visto che elemento essenziale nel 42 era la terra, non ci poteva essere impresa agricola se non c’era questa connessione con la terra e questo giustificava quella parte della dottrina che diceva che non falliscono perché sono esposti al rischio biologico che invece gli imprenditori commerciali non corrono: ora la situazione è cambiata perché noi possiamo dire che questo è vero per le imprese agricole che svolgono la loro attività in maniera tradizionale e quindi sul fondo, però possiamo avere anche delle imprese agricole che non hanno alcun collegamento sul fondo e quindi non sono esposte in alcun modo al rischio biologico e restano imprese agricole e quindi sottratte al fallimento, allora a questo punto il discorso che si faceva prima adesso non regge più, perché il legislatore non fa distinzione fra gli uni e gli altri, sono tutte imprese agricole e come tali non falliscono tutte quante.

Bisogna dire che quando c’è stata la riforma del diritto fallimentare c’è stato un braccio di ferro fra i riformatori che volevano sottoporre anche le imprese agricole alle procedure concorsuali e i rappresentanti degli agrari che si sono opposti all’estensione delle procedura concorsuali anche alle imprese agricole e l’hanno spuntata nel senso che hanno prevalso i rappresentanti degli agrari ed è rimasta questa sottrazione al fallimento, se non chè dopo un po con l’andata a regime della legge fallimentare se ne sono un po pentiti perché la nuova legge fallimentare prevede insieme al fallimento che rimane la procedura principale, una sere di procedura minori che servono a evitare il fallimento e servono a risolvere le crisi di impresa commerciale evitando all’imprenditore il fallimento, in particolare queste procedure minori sono il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti, poi c’è una sub procedura che sia chiama transazione fiscale (perché sub procedura? Perché la transazione fiscale non sta in piedi da sola, la

transazione fiscale lo dice il nome stesso, serve a sistemare le pendenze che l’imprenditore ha con il fisco però questa procedura si deve inserire, non è una procedura assestante, o in un concordato preventivo o in un accordo di ristrutturazione dei debiti).

Il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione dei debiti sono strumenti di prevenzione del fallimento, sono accordi che l’imprenditore in difficoltà propone ai suoi debitori per risolvere la crisi d’impresa.

Allora che cosa è successo? Questa estate in una delle tante leggi di stabilità che sono state emanate, in particolare questa è stato convertito nella legge n 98 del 2011, fra le pessime abitudini del legislatore attuale c’è quella di fare degli articoli che hanno tanti commi, allora al comma 43 del’art 23 della legge 98/2011, di nascosto fra il comma 24 che parlava degli abitanti di Lapendusa e il comma 22 che parlava della rottamazione delle automobili e quindi due argomenti che non centravano niente, ci hanno infilato questa norma che consente agli imprenditori agricoli di usufruire dell’istituto degli accordi di ristrutturazione dei debiti e della transazione fiscale, quindi gli imprenditori agricoli possono ora usufruire di queste due procedure, possono sistemare le loro crisi d’impresa facendo ricorso a queste procedure, il concordato preventivo come disciplinato dall’art 182 bis della legge fallimentare e all’istituto della transazione fiscale ma non falliscono, quindi hanno preso un pezzo della legge fallimentare e l’hanno anche applicata anche agli imprenditori agricoli che continuano però ad essere sottratti al fallimento.

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