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Lineamenti giur dell_IRPEF, Sintesi di Diritto Tributario. Università Roma Tre

Diritto Tributario

Descrizione: Riassunti Lineamenti giuridici dell'Irpef
Mostro le pagine  1  -  4  di  47
CAP I- IL PRESUPPOSTO E LA NOZIONE DI REDDITO
1) Cenni storici sull’imposizione personale
Nel nostro sistema impositivo, la tassazione sul reddito delle persone
siche è adata all’”Imposta sul reddito delle persone siche”(IRPEF).
Questo tributo colpisce la ricchezza riferibile ad ogni individuo. La funzione è la
stessa esercitata dall’IRES nei confronti dei soggetti diversi dalle persone
siche.
Questa imposta è fondamentale sia perché connotata da ampio gettito(in
quanto applicata nei confronti di una vasta platea di contribuenti) ma anche
perché all’interno della sua disciplina si posson riscontrare nozioni/istituti
costituenti importanti punti di riferimento anche x lo studio d’altre forme
d’imposizione.
Nel sistema precedente a quello nato dalla riforma tributaria degli anni ‘70(da
cui è nato l’IRPEF), l’imposizione sui redditi era realizzata da 4 imposte reali e
proporzionali: l’imposta sui terreni, l’imposta sul reddito agrario, l’imposta sui
fabbricati, l’imposta di ricchezza mobile.
Il sistema era poi completato da 2 tributi globali: imposta sulle società(che
colpiva il reddito delle soc.capitali) e l’imposta complementare progressiva sul
reddito(che tassava i redditi delle persone siche già colpiti dalle imposte
reali).
La grande complessità portò all’idea di creare una sola imposta progressiva
sul reddito complessivo prodotto dalle persone siche, i cui connotati
furono deniti con la l.delega 825/1971. Le linee ispiratrici del nuovo tributo
erano: 1) riferibilità del tributo solo alle persone siche, usando criteri di
personalità, onnicomprensività, progressività; 2)l’esclusione dal reddito
imponibile dei redditi esenti, di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo
d’imposta ovvero ad imposta sostitutiva e di quelli tassati separatamente;
3)l’accertamento unitario dei redditi prodotti in forma associata e l’imputazione
degli stessi secondo il principio di “trasparenza”; 4)l’imponibilità del reddito
complessivo “netto” costituito dalla somma algebrica di ogni reddito, delle
perdite derivanti dall’esercizio di imprese/arti/professioni, del credito d’imposta
sui dividendi nonché degli oneri deducibili.
L’IRPEF è stato istituito con DPR 597/1973. Oggi la disciplina è contenuta dal
DPR 917/1986(“T.U. delle Imposte sui Redditi, poi denominato “TUIR”).
Successivamente con la l. 80/2003 è stata approvata una delega x un’ulteriore
riforma del sistema scale, prevedendo 5 imposte ordinate in un unico codice:
imposta sul reddito, imposta sul reddito delle società, imposta sul valore
aggiunto, imposta sui servizi e accise.
Quindi, appena ciò sarà completato, l’attuale IRPEF sarà sostituito dall’IRE
(Imposta sui redditi) prospettata cm un’imposta con solo due aliquote (23 e
33%) che colpirà anche gli enti nn commerciali(ora soggetti passivi dell’IRES).
La scadenza della delega rende incerta ogni previsione circa il completamento
del disegno sistematico però.
2) Prolo oggettivo del presupposto: il reddito
La legge distingue, nello studio relativo al presupposto dell’IRPEF, tra un
prolo oggettivo(costituito dal reddito) e un prolo soggettivo(dato dalla
relazione tra reddito e soggetto passivo).
Tali aspetti strutturali si leggono nella lettura del 1 DPR 917: “presupposto
dell’IRPEF è il possesso di redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie
del 6”: queste categorie sono: redditi fondiari, redditi di capitale, redditi di
lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi d’impresa, redditi diversi.
Ognuna di queste singole categorie reddituali segue un distinto regime giur
relativo sia al metodo di determinazione dell’imponibile(cioè alla
quanticazione/imputazione del periodo d’imposta) sia alle regole formali in
materia di contabilità, di dichiazione, di metodi di accertamento, di
ritenute alla fonte.
Il reddito. Esso ex 1 è fonte di ricchezza su cui commisurare l’imposta.
Tuttavia la legge poi non prende posizione circa le diverse def elaborate dagli
studiosi di scienza delle nanze: “reddito prodotto”(costituito dagli incrementi
di patrimonio riferibili ad un’attività produttiva della ricchezza); “reddito
spesa”(rappresentato dalla sola ricchezza destinata al consumo); “reddito
entrata”(dato da ogni incremento del patrimonio preesistente.
Ora, il problema relativo all’individuazione d’una nozione unitaria di reddito
nell’ambito IRPEF, si è tradotto nella possibilità di considerarlo o “come
prodotto” o “come entrata”.
Facendo un esame, si osserva come i redditi appartenenti a ciascuna categoria
provengano tendenzialmente tutti da una fonte produttiva(attività o
capitale). Quindi il criterio sarà quello “del reddito cm prodotto”.
Tuttavia abbiamo il caso delle “vincite dei concorsi o delle lotterie” ecc, dove
non c’è collegamento tra reddito e attività produttiva. Quindi parte della
dottrina ha sottolineato l’inutilità ricondurre la nozione a una categoria
elaborata dalla scienza delle nanze, intendendo quindi il reddito “ciò che il
legislatore ha stabilito esser tale con disposizioni ad hoc, ispirandosi al
principio di capacità contributiva ex 53 1° cos, x individuare la base
economica del dovere del concorso alle pubbliche spese.
3) Precisazioni sul concetto di reddito. Reddito e patrimonio ecc.
Reddito e patrimonio. Il 2° designa l’insieme delle attività e delle passività
possedute da un certo soggetto a una certa data(concetto statico); il 1° misura
l’andamento di ricchezza del soggetto in un certo lasso di tempo(concetto
dinamico: confronta situazioni economiche esistenti in 2 diversi momenti
temporali, che poi delimitano il “periodo d’imposta”x le persone siche
individuato nell’anno solare, mentre x le società nell’esercizio sociale).
Esiste nel nostro ord(dove cmq è più frequente la tassazione sul reddito), forme
di tassazione immobiliare(altre ne esistevano in passato), tra cui la più
importante è l’ICI(colpisce il possesso di fabbricati, aree fabbricabili, terreni
agricoli siti nel territorio statale).
La dottrina ha sempre considerato quest’imposta come imposta ordinaria sul
patrimonio di tipo reale(cn carattere di periodicità, idonea a colpire immobili
presenti nel territorio comunale e commisurata al loro valore). Sono però fuori
dal concetto di reddito le indennità/liberalità a favore di soggetti esercenti
attività d’impresa.
Le variazioni patrimoniali costituiscono reddito, oltre che quando sn frutto di
investimento o di attività produttiva, anche se derivano da semplici dierenze
di valore di un bene(es. plusvalenze patrimoniale).
Ex 1 TUIR poi i redditi attratti a imposizione possono essere “in danaro” o “in
natura”(non monetari). Questi ultimi sono frequentemente percepiti dai
lavoratori dipendenti e sn costituiti in genere da beni o servizi. Il valore di
questi coincide col valore di mercato dei beni/servizi(quindi x la determinazione
ci si deve riferire ai listini e tarie del soggetto che li ha forniti).
Per quanto riguarda i redditi espressi “in moneta di conto”, si hanno
particolari problematiche, tra cui il fenomeno del deprezzamento monetario:
l’inazione provoca il c.d.scal drag”, cioè comporta un incremento del livello
dei redditi in termini nominali quando provoca l’aumento dei prezzi e ciò
genera eetti discorsivi sul sistema tributario a causa della progressività
dell’imposizione, da cui può discendere uno scatto d’aliquota a parità di reddito
eettivo. Per fermare ciò, è prevista la revisione di alcuni parametri di
liquidazione dell’imposta, es. importo delle detrazioni e degli scaglioni di
reddito, quando la variazione degli indici Istat supera una certa soglia.
4) Regole generali in tema di individuazione del reddito. I redditi
sostitutivi.
Abbiamo alcune regole che indirettamente confermano la prevalenza della
concezione di reddito cm prodotto(anche nel paragrafo 5).
La 1° è ssata dal 6 2° TUIR che disciplina i “proventi sostitutivi di redditi”:
essi conseguono ad una cessione dei crediti derivanti dalla fonte reddituale
ovvero ad un’indennità di tipo risarcitorio connessa alla perdita di redditi e
quindi possono avere fonte negoziale o legale.
Sempre lo stesso art disciplina le c.d.”indennità risarcitorie”: esse assumono
rilevanza solo nei casi in cui il risarcimento abbia funzione sostitutiva di un
reddito astrattamente assumibile nelle categorie tipizzate nel 1° art 6.
Secondo la dottrina, possono quindi esser esclusi dalla tassazione quei proventi
costituenti già una mera reintegrazione del patrimonio già posseduto (che
quindi nn comporta aumento di ricchezza): quindi la legge avrebbe fatto sua la
distinzione civilistica di danno emergente (cioè volto a una reintegrazione
patrimoniale) e lucro cessante (diretto a reintegrare una perdita di redditi.
La legge darebbe quindi rilevanza reddituale e quindi tassati sl a questi
risarcimenti, specie nel caso di somme percepite a titolo risarcitorio dai
lavoratori dipendenti ).
5) La disciplina degli interessi(si tassazione per i primi 2, no x
interessi compensativi)
La 2° regola generale x individuare il reddito cm prodotto è disposta dalla
parte 2° 6 TUIR , x la quale gli interessi moratori e quelli x dilazione di
pagamento sono qualicati come accessori della fattispecie reddituale
individuata dalla fonte del credito, venendo quindi enunciato il principio x cui i
medesimi si inquadrano nella stessa categoria di reddito a cui si riferiscono
(seguendone le regole di determinazione e imputazione temporale).
Il TUIR ha contribuito quindi a risolvere il problema della qualicazione giur
degli interessi in materia tributaria, tuttavia il DPR 597 escludeva gli interessi
compensativi dall’assoggettamento all’IRPEF.
La giurisprudenza tributaria ha lavorato su ciò, qualicando questi ultimi
diversamente dal c.c.(1499), considerandoli invece interessi corrisposti in caso
di risarcimento d’un danno (quindi nalizzati a ripristinare il patrimonio d’un
soggetto a cui x molto tempo viene sottratto il suo patrimonio: non
costituiscono quindi un vero e proprio investimento).
Comunque sia, la dottrina generalmente ne esclude la tassazione(almeno x le
persone siche che nn svolgono attività d’impresa), anche perche il TUIR non
contiene richiami agli interessi compensativi.
6) La tassazione dei proventi derivanti da attività illecite
In passato si erano evidenziate 2 tesi opposte: l’una argomentava che anche i
proventi derivanti da attività illecite dovessero esser tassati in quanto
riconducibili al novero dei redditi tassabili, anche perché altrimenti si sarebbe
dato a queste ricchezze un trattamento di favore.
Un’opposta teoria escludeva la tassabilità dei redditi provenienti da fonte
illecita, sia xkè la legge non prevedeva l’attività illecita tra le fonti di reddito,
sia xkè il fatto illecito(soggetto a consca/obblighi di restituzione) non poteva
esser oggetto di “possesso” da parte del contribuente.
La Cassa. si era sempre schierata a favore della 1° teoria, la l.537/1997 ha
invero stabilito la tassabilità di questi redditi. In questo senso i redditi
illeciti sn redditi inquadrabili tra quelli indicati dal 6 TUIR. Invero, anche se i
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Indirizzo:
Universita: Università Roma Tre
Data di caricamento: 18/12/2013
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