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Malattie croniche degenerative - Medicina - ultima versione, Slide di Scienze Politiche. Consorzio Università Rovigo

Scienze Politiche

Descrizione: Igiene
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Universita: Consorzio Università Rovigo
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Malattie croniche degenerative

Malattie croniche degenerative

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MESSINA PROF: R. SQUERI

Sono malattie per lo più multifattoriali, con una storia naturale lunga, in cui la distanza temporale tra il momento dell’esposizione e quello dell’effetto è spesso notevole. Si differenziano dalle malattie infettive per la loro ”non trasmissibilità orizzontale”

Come per le malattie infettive ,anche per quelle non infettive possiamo distinguere agenti eziologici e fattori di rischio.

I primi svolgono il ruolo di cause , i secondi di rischio.

Si possono considerare cause tutti gli agenti che hanno dignità eziologica perché svolgono un ruolo determinante nell’inizio e nello sviluppo del processo patologico.

HA DIGNITA’ DI CAUSA QUANDO E’: UNICA-INDISPENSABILE- SPECIFICA-SUFFICIENTE

Fattori causali • Diversi fattori comportamentali ed ambientali

svolgono un ruolo eziopatogenetico nei riguardi di diverse malattie.

Essi pur non possedendo tutti i requisiti delle cause (UNICITÀ-INDISPENSABILITÀ- SPECIFICITÀ- SUFFICIENZA) hanno con la malattia un rapporto di causa-effetto.

• Fumo di tabacco(tumori polmonari) • Abuso di bevande alcoliche (cirrosi epatica- cancro

dell’apparato digerente- danni neurologici..) • Consumo eccessivo di alimenti(diabete-cardiopatia

ischemica -tumori..

FATTORI RISCHIO Sono costituiti da variabili biologiche , comportamenti e fattori ambientali la cui presenza aumenta la probabilità che si verifichi una data malattia. 

Fattori genetici.:diabete asma , ipertensione … 

Fattori ambientali :ambiente fisico (radiazioni ionizzanti…), chimico (sostanze inquinanti…)e sociale (ambiente di vita e di lavoro) 

Fattori individuali e fattori comportamentali:

( ipercolesterolemia e ipertensione. alcool, tabacco, eccesso di alimentazione, sedentarietà ...)

 

I fattori rischio possono essere definiti come quelle condizioni che aumentano la probabilità che le malattie o gli eventi patologici si manifestano senza un chiaro ruolo eziologico.

Quando un fattore rischio assume un ruolo eziologico intervenendo nella patogenesi della malattia è definito “fattore causale”.

Fattori protettivi

VARIABILI COSTITUZIONALI , COMPORTAMENTALI ED AMBIENTALI ASSOCIATE CON UN MINOR RISCHIO DI INSORGENZA DI CERTE MALATTIE.

• Consumo di vegetali ricche di fibre • Elevati livelli di HDL nel siero .

CAUSE BIOLOGICHE

Cause genetiche

• cromosomiche numeriche e strutturali

• alterazioni dei geni agiscono con meccanismo mendeliano(talassemia-emofilia..)

Cause biologiche ambientali

allergeni naturali(rinite..)

Cause chimiche

• Sostanze e composti chimici responsabili di specifiche intossicazioni e malattie acute e croniche .

• Es. ossicarbonismo da inalazione di ossido di carbonio.

• Saturnismo da assunzione di piombo. • Ecc..

Cause fisiche

• Calore • Rumori • Traumi • Radiazioni ionizzanti • Invalidità e morti causate da traumi per

incidenti domestici ,stradali ,e del lavoro.

PREVENZIONE DELLE MALATTIE NON INFETTIVE 

Le informazioni riguardano sia l’agenti e i fattori causali e i fattori rischio, la cui conoscenza consente di approntare strategia di lotta per il controllo e la prevenzione delle diverse malattie croniche che maggiormente insidiano la salute della popolazione allo stato attuale.

Per alcune malattie non infettive si conosce l’agente casuale specifico, (ossido di carbonio..), per altre malattie non inf. sono stati individuati vari fattori (fattori rischio : fattori genetici e ambientali)che ne favoriscono l’insorgenza e ne determinano la frequenza, pur non essendo specifici e indispensabili come gli agenti casuali

PREVENZIONE PRIMARIA DELLE MALATTIE

NON INFETTIVE

•Rimuovere le cause

•Eliminare i fattori rischio

•Proteggere dagli effetti gli individui ed i gruppi di popolazioni esposte .

Come?

•Eugenetica

•Potenziamento della capacità di difesa dell’organismo

•Abbandono delle abitudini nocive e adozione di comportamenti positivi

•Interventi sull’ambiente di vita e di lavoro

•Eugenetica

Individuazione delle coppie a rischio di trasmissione di malattie ereditarie (consultorio genetico)

Potenziamento delle difese organiche:

•Fluoro nell’acqua potabile(carie)

• Ruolo protettivo Vitamine A-C –E e betacarotene (cancro)

Modificazione dei comportamenti

Fumo di sigaretta

Abuso di alcol

Alimentazione eccessiva

Sedentarietà

Comportamenti imprudenti nella guida di autoveicoli

•Emanazione di norme di legge

•Tecniche pubblicitarie

• Educazione sanitaria

•Pressione sociale

ESEMPI DI INTERVENTI DI PREVENZIONE PRIMARIA

PREVENZIONE SECONDARIA 

La prevenzione secondaria è un atto di natura clinico- diagnostica e trova possibilità di utilizzo prevalentemente per le malattie cronico-degenerative.

Essa consiste nell’identificazione precoce delle malattie o di condizioni rischio seguita dall’immediato intervento terapeutico per interrompere o comunque rallentarne il decorso.

I più importanti interventi di prevenzione a livello della popolazione si attuano con le campagne di screening :

Screening di massa

Screening in gruppo a rischio

Le malattie CD non rappresentano un gruppo nosologico ben definito, ma, in un ottica igienistica tale denominazione riunisce patologie caratterizzate:patogenesi su base degenerativa, evoluzione cronica, eziologia multifattoriale, importanza sociale per gravità diffusione e costi.

MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE

Con il termine di malattie cronico degenerative si intendono alcune malattie caratterizzate dall’assenza di trasmissibilità, a lungo decorso clinico ed esito per lo più invalidante o letale.

Le principali malattie di questo gruppo sono : cardiopatie ischemiche , ischemie celebrali, diabete mellito, broncopneumopatie croniche ostruttive ( BPCO) e neoplasie maligne.

Cardiopatie ischemiche

Con il nome di cardiopatie ischemiche (CI) si comprendono tutte le malattie cardiache legate a una riduzione di ossigeno al miocardio. Le sindromi cliniche conseguenti a ischemia cardiaca sono essenzialmente le seguenti: l’angina pectoris, l’infarto del miocardio, la morte improvvisa per occlusione coronaria e miocardiosclerosi

Epidemiologia

Le cardiopatie ischemiche rappresentano insieme ai tumori, uno dei più rilevanti problemi di Sanità Pubblica. Infatti anche se la loro letalità è in continua diminuzione, rimane molto elevato l’impegno assistenziale che tali patologie comportano, così come tale disagio sociale determinano. Da oltre un ventennio la mortalità per cardiopatie ischemiche nel nostro paese si mantiene intorno all’1,8 per mille sull’intera popolazione, pari a circa 100.000 morti/anno, corrispondenti al 20% della mortalità generale. Il tasso di mortalità è più elevato nel sesso maschile (oltre il doppio) e aumenta proporzionalmente con l’età ( l’incremento maggiore si verifica dopo i 35 anni).

Fattori concausali certi o probabili

I principali fattori concausali noti possono essere suddivisi in due diverse patologie: fattori non modificabili e modificabili. I fattori non modificabili sono rappresentati da ereditarietà e sesso. Per quanto riguarda l’ereditarietà, da tempo risulta dimostrata l’esistenza di una tendenza familiare ad ammalarsi di cardiopatie ischemiche. Lo stato di predisposizione sembra avere origine poligenica con mutazioni riguardanti i geni che codificano per alcuni componenti del metabolismo lipidico ( es. recettori delle lipoproteine LDL) E per la regolazione della pressione arteriosa. Per quanto riguarda il sesso si è già rilevato come le donne godano di una protezione relative nei confronti delle cardiopatie ischemiche Tale protezione deriva presumibilmente dall’assetto ormonale . Essa infatti cessa o si attenua sensibilmente dopo la menopausa.

I fattori modificabili sono invece costituiti da: alterazioni del metabolismo lipidico, ipertensione arteriosa, fumo, sedentarietà, diabete mellito e ridotta tolleranza al glucosio. Le alterazioni del metabolismo lipidico sono rappresentate soprattutto da elevati livelli della frazione aterogena del colesterolo (LDH), con riduzione relativa o assoluta della frazione antiaterogena (HDL). Tali alterazioni sono da ascrivere ad una alimentazione inadeguata e come tali risultano essere sicuramente modificabili. L’ipertensione arteriosa (franca > 160/90; borderline > 140/85) rappresentata da uno dei più importanti fattori concausali delle cardiopatie ischemiche, in grado di elevarne la frequenza di comparsa di circa 4 volte.

Per comprendere l’importanza del ruolo esercitato dal fumo di tabacco e sufficiente ricordare le azioni di due dei suoi componenti principali : la nicotina e l’ossido di carbonio. La nicotina come è noto, oltre ad avere un effetto vasocostrittore periferico, determina un aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e della contrattilità del miocardio. Provoca cioè un significativo incremento del lavoro del miocardio che è costretto a svolgersi in modo non ottimale per la relativa contemporanea carenza di apporto di ossigeno dovuta all’impegno di dell’emoglobina da parte dell’ossido di carbonio. Da ciò l’aumento del rischio di comparsa di cardiopatie ischemiche, che risulta essere all’incirca doppio nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Per quanto riguarda la sedentarietà, l’attività fisica un’azione favorente sull’apparato cardio-vascolare, agendo sulla regolazione neurovegetativa del battito cardiaco (riduzione della frequenza) e della pressione arteriosa. Svolge inoltre un’azione regolatrice anche sul metabolismo lipidico. Considerando ciò, si comprende come l’assenza di attività fisica aumenti il rischio di comparsa di alterazioni cardio- vascolari. La comunanza di fattori concausali ( ipertensione, alterazione del metabolismo lipidico, sovrappeso, sedentarietà ecc.) Rendono ragione dell’azione favorente del che il diabete mellito esercita sulle cardiopatie ischemiche.

Prevenzione Gli interventi di prevenzione possono essere divisi in due categorie : comunitari e individuali. Gli interventi comunitari (strategia di popolazione) trovano la loro principale motivazione nell’elevata diffusione, all’interno dei componenti della popolazione stessa. Gli interventi comunitari consistono essenzialmente in un’incisiva educazione alimentare, nella lotta alla sedentarietà e nella prevenzione del tabagismo, interventi che devono essere attuati nei primi anni di vita intervenendo, in collaborazione con il personale docente, sui i bambini di scuole materne ed elementari. È un compito che si adatta particolarmente agli assistenti sanitari, che devono operare nelle strutture educative a protezione dell’educazione dei bambini e con essi dei futuri cittadini.

Gli interventi individuali sono invece prevalentemente indirizzati ai soggetti che presentano un rischio specifico. Il compito di eseguirli spetta, al personale di assistenza, ai medici di base e agli infermieri professionali. Questi interventi consistono in misure dietetiche e/o terapeutiche personalizzate ad attuare sui soggetti che, in base alle caratteristiche presentate (predisposizione familiare, sovrappeso, sedentarietà, ipertensione, alterazione del metabolismo lipidico ect.) sono da considerare ad alto rischio nei confronti di forme ischemiche cardiache.

Ischemie Celebrali Come nel miocardio, anche nel cervello, a una riduzione critica sia diffusa che circoscritta dell’afflusso di sangue, consegue un’ischemia tissutale con alterazione del metabolismo e successiva manifestazione dei diversi quadri clinici di insufficienza vascolare. Le ischemie celebrale sono sostenute da fenomeni trombo-embolici o emorragici. L’80% circa sono ischemie trombo-emboliche; il 20% circa in forme emorragiche.

Epidemiologie In Italia l’ictus celebrale rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardio-vascolare e i tumori. Costituisce inoltre la principale causa d’invalidità. Per l’età e il sesso vale quanto detto per le cardiopatie ischemiche. Nelle ischemie celebrali pur essendo il sesso maschile più colpito, la differenza non è così marcata come nell’infarto miocardico. I fattori concausale esogeni sono: ipertensione arteriosa, iperdislipidemia, diabete, fumo di tabacco e sedentarietà. Nel caso delle ischemie celebrali è però ormai accertato che il fatto decisamente più importante è rappresentato dall’ipertensione

Prevenzione Le misure preventive sono fondamentalmente le stesse di quelle illustrate per le ischemie miocardiche, con la sola differenza, che dal trattamento dell’ipertensione sono stati ottenuti i maggiori risultati.

Broncopneumopatie cronico-ostruttive (BPCO)

Broncopneumopatie cronico-ostruttive s’intende un gruppo di condizioni morbose caratterizzate da un ostacolo cronico o ricorrente al passaggio dell’aria nei polmoni, che si manifesta con tosse cronica e catarro, con o senza dispnea.

Appartengono a questo gruppo le seguenti tre malattie: 1. Bronchite cronica 2. Asma bronchiale 3. Enfisema polmonare

Si tratta di patologie in costante e progressivo incremento in tutto il mondo con particolare riferimento hai paesi più industrializzati.

Epidemiologia Una stima esatta della diffusione delle BPCO non risulta essere

agevole. I dati di mortalità consentono, in genere, una vistosa sottostima del fenomeno.

Ciò è legato al fatto che le broncopneumopatie difficilmente portano morte attraverso un’azione diretta, bensì determinano gravi menomazioni funzionali secondarie quali il cuore polmonare cronico, con il conseguente scompenso cardiaco destro o l’insufficienza respiratoria acuta.

Alla inesattezza dei dati di mortalità si aggiunge inoltre la carenza di quelli di morbosità che, per ovvie ragioni, non possono essere sufficientemente numerose e soprattutto estese.

Essi indicano infatti che: 1. Le BPCO sono malattie in costante e progressivo

incremento in tutti i Paesi del mondo, con particolare riferimento a quelli a più alto grado industrializzazione;

2. In Italia sono attualmente responsabili di circa il 10% di tutti i decessi

3. Malattie legate all’invecchiamento sono particolarmente frequenti oltre 50 anni con una netta prevalenza per il sesso maschile;

4. Per quanto riguarda la loro prevalenza e incidenza, i risultati delle più recenti indagini epidemiologiche condotte in Paesi industrializzati consentono di stimare:

una prevalenza media in soggetti adulti il 10% (~ 13% nei maschi e 7% nelle femmine in età fra i 15 e i 64 anni);

un’incidenza pari a circa lo 0,5% annuo nei soggetti della stessa età.

Eziopatogenesi I Fattori concausali ritenuti responsabili sono divise in due patologie (esogeni ed endogeni). Ciò conferma l’origine multicausale di queste malattiembiente sociale, derivante dall’azione contemporanea e congiunta di diversi fattori che, pur essendo per lo più diversi per origine e meccanismi d’azione, interagendo fra di loro danno luogo a un modello eziopatogenetico molto complesso

FATTORI ESOGENI FATTORI ENDOGENI

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER

BPCO

FUMO DI SIGARETTA

CONDIZIONI SOCIOECONOMICH

E

INFEZIONI RICORRENT

I

ALLERGENI NATURALI

ARTIFICIALI

FATTORI METEOCLIMATICI

ESPOSIZIONE PROFESSIONALI

INQUINAMENTI ATMOSFERICI

DEFICIT O ALTERAZIONE

IMMUNOENZIMATICHE

ATOPIA PREDISPOSIZ. EREDITARIA

FATTORI RESPIRATORIE

RIPETUTE IN ETÀ INFANTILE

IPERATTIVITÀ BRONCHIALE

Ab itu

din i p

ers on

ali

Ambiente sociale

Fattori endogeni

La predisposizione ereditaria probabilmente consistente in un semplice stato di predisposizione familiare.

L’iperreattività bronchiale è una condizione che induce i portatori a rispondere in modo abnorme, con episodi di broncospasmo, all’esposizione a stimoli irritativi aspecifici.

Episodi ripetuti di malattie respiratorie nell’infanzia sono ritenuti un’importante fattore predisponente l’insorgere di una BPCO in età adulta.

Fattori esogeni Le infezioni ricorrenti (batteriche o virali). Gli allergeni naturali e artificiali, sostanze che, inalate soprattutto da soggetti atopici, possono provocare crisi broncospastiche. Si dividono in universali – pollini, polveri di abitazione e di strada, alcuni farmaci e alimenti, derivati epidermici di animali domestici.

Il fattore meteorologico rappresenta certamente un importate aspetto concausale delle BPCO. L’esposizione professionale, in quanto sono molte le sostanze potenzialmente presenti nei diversi ambienti di lavoro in grado di determinare un’azione irritativa e/o tossica sull’epitelio bronco-alveolare.

L’inquinamento atmosferico rappresenti, dopo il fumo di tabacco, il fattore concausale maggiore per questo tipo di patologie. L’indicatore maggiormente influente è rappresentato dalle polveri sottili (PM10 e PM2,5), derivanti in prevalenza dal traffico autoveicolare.

Il fumo di tabacco è certamente il più importante e noto fattore concausale delle BPCO.

Prevenzione Le misure di prevenzione delle broncopneumopatie cronico- ostruttive si avvalgono di due metodologie di intervento: allontanamento e/o correzione dei fattori concausali certi o probabili e identificazione e correzione degli stati di predisposizione e delle condizioni premorbose. La prima tipologia comprende interventi sull’uomo e sull’ambiente di vita e di lavoro. Sull’uomo risulta opportuno attuare un’efficace azione educativa e nel caso specifico, evitare o comunque limitare il fumo di sigaretta. Per quanto riguarda l’ambiente, le azioni da attuare consistono nell’emanazione e nel rispetto di norme rigorose atte a limitare l’inquinamento atmosferico e a contenere la presenza di sostanze tossiche o irritanti per l’apparato respiratorio.

Per la seconda tipologia di intervento le azioni da compiere riguardano: 1. l’evidenziazione di uno stato di atopia ereditaria o di deficit di alfa-1-antitripsina come importanti condizioni predisponenti; 2. l’evidenziazione dello stato premorboso di iperattività bronchiale mediante l’esecuzione di test di broncostimolazione aspecifica.

Neoplasie maligne

I tumori maligni vengono usualmente definiti come neoformazioni di tessuto caratterizzate dalla presenza di cellulite atipiche e da accrescimento autonomo e progressivo. La neoformazione del tessuto tumorale rispetto a quello sano all’interno del quale si sviluppa;  La sua autonomia di accrescimento;  L’afinalismo;  La progressività dell’accrescimento, condizionata da molteplici fattori che rendono molto a lungo il periodo di induzione o di latenza dei tumori;  L’atipia delle cellule tumorali di diverso tipo morfologica, chimica, metabolica e riproduttiva.

Processo di cancerogenesi L’inizio del processo di cancerogenesi è rappresentato da un’alterazione strutturale del materiale genetico cellulare, cioè del DNA. L’alterazione del DNA cellulare non consegue in “tempi brevi” lo sviluppo del tumore. La “cancerogenesi “ prevede infatti due fase principali:  La fase di iniziazione, caratterizzata dalla iniziale modificazione del materiale genetico cellulare ad opera di agenti chimici, fisici o biologici, iniziatori tumorali; la fase di promozione, caratterizzata da un’azione di stimolo del metabolismo e della proliferazione delle cellule già “iniziate”, che possono così dare inizio allo sviluppo del tumore.

Il processo di iniziazione è un processo dose-dipendente sprovvisto de livello soglia. Da ciò consegue la dose minima di esposizione alle sostanze con funzioni di iniziatori tumorali al i sotto della quale non si verificano effetti. I tipi di alterazione strutturale a carico del materiale genetico sono rappresentate prevalentemente da rottura del DNA, errori di riparazione, deiezione, traslocazione. I fattori in grado di provocare le alterazioni possono essere sia di natura chimica che fisica e biologica, agenti in proprio o per mezzo di un loro metabolita attivo.

Il processo di promozione si presenta come un processo reversibile. Consiste essenzialmente in uno stimolo del metabolismo e della proliferazione di cellule già iniziate, con conseguente alterazione dell’espressione della loro informazione genetica. Ciò conduce alla formazione di cellule francamente neoplastiche. Anche gli agenti promotori possono essere sia di natura chimica che fisica o biologica. Lo sviluppo di ciascuno dei due processi descritti può essere accelerato, ritardato o persino totalmente interrotto dell’azione di alcuni fattori e/o condizioni interni ed esterni all’organismo umano. Così. Il processo di iniziazione può essere reso più facile dall’azione contemporanea si sostanza favorenti l’alterazione genetica (cocangerogeni).

Al contrario, la presenza di fattori di resistenza nell’organismo ospite (enzimatici e/o immunologici), l’azione di sostanze antiossidanti con conseguente inibizione del potere cancerogeno dell’iniziatore, e soprattutto l’intervento di sistemi di riparazione del danno a livello del DNA, possono ritardare o arrestare il processo di iniziazione (fattori protettivi). Può pertanto accadere, e di fatto accade, che l’alterazione strutturale del materiale genetico cellulare venga rapidamente riparato con ritorno della cellula a condizioni di completa normalità. Nel caso invece in cui il danno non venga riparato, può aversi la prosecuzione della cancerogenesi, a condizione però che Intervenga l’ulteriore azione di uno o più fattori “promotori

+ Fattori permissivi Ciclo cellulare Con cancerogeni (favoriscono la formazione dei metaboliti attivi al cancerogeno)

- Fattori protettivi Fattori di resistenza dell’ospite Antiossidanti Sistemi di riparazione del DNA Iniziazione Processo dose-dipendente, senza livello soglia o risposta massimale comportante una alterazione irreversibile della struttura del materiale genetico cellulare da parte di un agente chimico, fisico o biologico. L’alterazione può essere causata dall’agente in sé o da un metabolita attivo (trattasi in questo caso di un pro-cancerogeno) e consiste in: • Rottura del DNA  Errore di riparazione  Delezione  Traslocazione  Altri processi

PROCESSO DI INIZIAZIONE

PROCESSO DI PROMOZIONE

Promozione Processo reversibile e non additivo, dotato di livello soglia e risposta massimale comportante uno stimolo del metabolismo e della proliferazione cellulare. Ciò causa una alterazione dell’espressione dell’informazione genetica della cellula.

I promotori da soli non sono tuttavia in grado di determinare lo sviluppo di un tumore, la loro azione deve essere infine abbastanza prolungata nel tempo e di tipo continuo; La presenza di intervalli troppo lunghi fra uno stimolo promozionale e l’altro annulla infatti la possibilità di insorgere del tumore. In aggiunta a tutto ciò si deve infine ricordare come anche il processo di promozione possa essere ritardato o arrestato dall’azione di numerosi fattori o condizioni protettive:  fattori dietetici; fattori ormonali; fattori ambientali; fattori tessutali; fattori immunitari.

La maggiore o minore efficacia di questi fattori protettivi condiziona l’arresto del processo di cancerogenesi o, in ogni caso, la dilatazione del periodo di induzione o di latenza della malattia tumorale. L’azione di queste sostanze che assumono il ruolo di “iniziatori” può essere facilitata, ostacolata o ritardata da numerosi fattori o condizioni, esterni o interni all’organismo umano. Alla fase di iniziazione deve necessariamente seguire quella di promozione. La conseguenza di tutto ciò è che, nel caso in cui il processo di cancerogenesi prosegua senza arrestarsi, avrà comunque e inevitabilmente una durata molto lunga.

I tumori rappresentano pertanto malattie a lenta evoluzione, caratterizzata cioè da un periodo di induzione o di latenza particolarmente lungo. L’esame del processo di cancerogenesi, con le sue diverse tappe evolutive, evidenzia inoltre come i tumori maligni non rappresentino malattie inevitabili, ma siano invece sicuramente prevedibili con buone probabilità di successo. La prevenzione dei tumori è possibile, sia eliminando o comunque riducendo l’esposizione alle sostanze con ruoli di iniziatori o promotori, che potenziando i fattori protettivi e i meccanismi di riparazione del danno a livello del DNA cellulare.

Nozioni di epidemiologia L’importanza del fenomeno tumori è dimostrata dalla constatazione che, nel mostro Paese, sul totale della mortalità ben il 27% è attribuibile ai tumori. Ciò pone i tumori al secondo posto, in assoluto, fra tutte le cause di morte. Il sesso come appare nella tabella nei maschi la localizzazione di gran lunga più frequente è quella bronco-polmonare, responsabile di circa un terzo di tumori; seguono, in ordine di frequenza, i tumori alla prostata, del colon e dello stomaco. Nelle femmine la preminenza assoluta è detenuta dal cancro della mammella, seguito dai polmoni, dal colon e dallo stomaco. I fattori casuali certi o supposti finora accertati sono sinteticamente esposte nella tabella unitamente alle sostanze cancerogene contenute in ciascuno di essi e alla tipologia di tumori da esse derivabili.

Le tipologie dei fattori casuali dei tumori risultano essere: L’ereditarietà, fattori dipendenti dal comportamento personale, fattori presenti nell’ambiente di vita, ambienti di lavoro, Virus, Anche se poco frequenti, alcuni tumori sembrano essere di origine iatrogena Malattie predisponenti

MORTALITA ’ PER TUMORI IN ITALIA NELL’ANNO 2003. NUMERO ASSOLUTO E RAPPORTO PERCENTU ALE DEI CASI (fonte OMS)

Fattori casuali certi o probabili dei tumori umani

Sostanze ritenute in grado di esercitare un’azione protettiva nei confronti del processo di cancerogenesi

La prevenzione La prima cosa da sottolineare e da diffondere è la prevenzione è possibile con ampia possibilità di successo, i tumori quindi sono evitabili e ciò è dimostrato dalla natura dei loro fattori casuali che, sono di natura esogena gran parte artificiali prodotti cioè indotti dall’attività e dai comportamenti dell’uomo, come tali quindi prevedibili e/o correggibili. Per i tumori possono essere attivati interventi di prevenzione primaria e secondaria.

La prevenzione primaria completa due tipi di intervento: 1. Eliminazione totale dei fattori casuali che non risultano indispensabili o comunque utili. Appartengono a questa categoria, ad esempio, tutti i fattori connessi al comportamento umano: fumo di tabacco, abuso di alcol, alimentazione eccessiva e squilibrata; 2. Contemporanea e continua riduzione di tutti gli altri fattori la cui eliminazione risulti essere, al momento, non perseguibile (inquinamento atmosferico, presenza di cancerogeni in alcune lavorazioni industriali ecc.)

La prevenzione secondaria altrettanto utile perché in grado di consentire la guarigione della malattia o il miglioramento dell’evoluzione, prolungando il tempo di sopravvivenza dei malati in una percentuale di casi rilevante. Questa condizione appare necessaria se la diagnosi precoce viene attuata sotto forma di screening di massa. Essa però è posseduta soltanto dai seguenti quattro tipi di tumori:

1.Tumori della mammella, con interventi fra loro complementari e susseguenti consistenti in: • autoesame del seno • mammografia (ogni 2 anni nella donna età tra 30 e 69 anni) • esami ecografici e citologici

2. Tumori dell’utero: • esame citologico del secreto vaginale eventualmente completato dall’esame colposcopico e bioptico (ogni 3 anni in età tra 25 e 69 anni)

3. Tumori del colon-retto; • ricerca del sangue occulto nelle feci • successiva colonscopia nei casi positivi

4. Tumori della prostata; • dosaggio ematochimico del PSA • ecografia transrettale nel caso di PSA superiori a 3,5 mg/dL

Tutti gli altri tipi di tumori richiedono l’utilizzazione di metodologie abbastanza complesse , oppure risultano diagnosticabili soltanto in stadi abbastanza avanzati. Per essi, pertanto, la prevenzione secondaria di massa risulta impossibile o comunque molto complicata.

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