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Olismo e individualismo, Appunti di Sociologia. Università di Sassari

Sociologia

Descrizione:  riassunto di tutti i principali argomenti di sociologia generale, tra le quali cultura, stratificazione, mobilità, olismo, individualismo, socializzazione, istituzione ecc.,  più alcune delle concezioni più importanti di weber e durkheim; 
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Universita: Università di Sassari
Materia: Sociologia
Data di caricamento: 28/01/2011
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dany77 - Università di Palermo

mi serviva proprio grazie

27/05/12 00:28
ninja2 - Università di Palermo

ok

11/02/12 16:37
elisavirgo - Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

ottimo proprio quello che mi serviva! :)

03/02/12 14:42
Olismo e individualismo

Esame: Sociologia generale 1. Olismo e individualismo. La tradizione sociologica si caratterizza per la presenza di un dilemma: il quesito drammatico di tutta la sociologia è capire se è il singolo che crea il contesto o viceversa, e quanto l’uomo sia libero di agire e di quanto invece, in questo suo agire sia condizionato da entità a lui esterne. Di conseguenza vi sono due correnti di pensiero: olismo e individualismo.

- Olismo: le concezioni olistiche, dette anche oggettivistiche, danno la priorità alla società piuttosto che al singolo individuo. Si evince che gli olisti hanno in generale una scarsa fiducia nella natura umana. L’olismo viene anche detto “sociologia dei sistemi” perché il primato viene riconosciuto al sistema che prescinde dai singoli individui che ne fanno parte. Per gli olisti l’origine dell’agire sociale deriva da delle cause esterne e cioè dalla società piuttosto che dal singolo individuo. Inoltre l’olismo si qualifica anche per il fatto di concepire il tutto sempre come qualcosa di diverso e di superiore rispetto alle singole parti che lo costituiscono. Il capostipite di questa scuola di pensiero è Emile Durkheim.

- Individualismo: le concezioni individualistiche dette anche soggettivistiche al contrario vedono la priorità del singolo individuo rispetto alla società, quindi l’attenzione non è più concentrata sulla società in generale ma sulle parti costitutive di essa. Gli individualisti hanno, quindi, un’elevata fiducia della natura umana. L’origine dell’agire sociale sono le cause interne cioè le azioni concrete degli uomini.

Olismo e individualismo proprio perché concettualmente contrapposti sono destinati a non trovare mai punti di contatto, tra di loro vi è solo un vuoto incolmabile nonostante gli sforzi di alcuni sociologi nel cercare di uscire dalla “duplicità” sociologica. Queste due concezioni rappresentano due possibilità di risposta alla domanda che riguarda la natura dei fenomeni sociali che per gli olisti nascono da altri fenomeni sociali, mentre per gli individualisti da azioni individuali aggregate.

2. Concezioni olistiche : il fatto sociale di Emile Durkheim. Il fatto sociale consiste in ogni modo di fare capace di esercitare sull’individuo una costrizione esterna. È generale, indipendente dall’individuo ed esterno ad esso. Durkheim insiste sulla necessità di concepire i fatti sociali come cose. Egli individua infatti come caratteristica fondamentale di una “cosa” il fatto che essa non possa essere modificata facilmente da un puro atto della volontà umana. Da questa identificazione tra fatto sociale e cosa si osserva il tratto oggettivistico della sociologia di Durkheim, che infatti aderisce al positivismo: l’idea di fondo del positivismo consiste nel studiare l’agire degli esseri umani concentrando le attenzioni solamente sulle loro manifestazioni esterne che vanno considerate, osservate e descritte come veri e propri oggetti. Di conseguenza appaiono del tutto irrilevanti gli elementi interni cioè soggettivi.

Il fatto sociale ha tre caratteristiche: - Esteriorità: i fatti sociali sono esterni all’individuo

innanzitutto perché l’uomo nasce in una società che lo precede; in secondo luogo i fatti sociali sono esterni in quanto ogni individuo rappresenta solo un elemento della totalità delle società; ad esempio il linguaggio, il sistema monetario, il galateo, esistono indipendentemente dal fatto che un individuo li utilizzi o meno.

- Coercizione: il fatto sociale possiede il potere di coercizione esterna sugli individui che hanno determinati doveri morali e giuridici. Ad esempio, sostiene Durkheim, la paternità non è solo espressione di un rapporto biologico ma è anche un fenomeno sociale in quanto un genitore è obbligato a comportarsi in determinati modi nei confronti di un figlio sia per doveri morali e sia perché “obbligato” dalle leggi.

- Generalità: il fatto sociale deve valere solo per i membri di una determinata società. In questo caso viene detto fatto sociale “normale”, quando invece ha pretese di universalità viene chiamato fatto sociale “patologico”.

2.1 Il metodo di Durkheim Per spiegare i fatti sociali bisogna seguire determinate regole:

1. bisogna ricercare la causa e la funzione del fatto sociale; la causa dev’essere cercata tra i fatti sociali antecedenti; la funzione invece dev essere ricercata in base allo scopo che quest’azione ha. Quindi ogni fatto sociale trova la spiegazione

solo ed esclusivamente in altri fatti sociali e non individuali che lo precedono. Ad esempio un partito politico non può essere studiato facendo riferimento ai singoli individui che lo compongono ma dev essere spiegato in base alle forze sociali e storiche.

3. Concezioni individualistiche: l’azione sociale di Max Weber. Weber è il capostipite delle concezioni individualistiche. Egli pone al centro della ricerca l’individuo in quanto capace di pensare, sentire, partecipare mentre le collettività non sono in grado di fare questo. I fenomeni sociali, quindi, sono il risultato dell’agire dei singoli individui . La sociologia di Weber è detta soggettiva infatti egli aderisce al metodo comprendente secondo il quale per spiegare un fatto sociale non è assolutamente sufficiente limitarsi all’osservazione esterna ma è necessario arrivare ad una comprensione dall’interno dei fenomeni sociali. Quel fattore interno del tutto trascurato dalla prospettiva positivistica, che è la coscienza, diventa quindi elemento essenziale per ogni genere di conoscenza.

Weber distingue chiaramente l’agire dall’agire sociale: l’agire è un atteggiamento umano; un agire si può definire sociale quando si orienta in base agli atteggiamenti degli altri individui; quindi l’agire sociale è solo quello dotato di senso cioè guidato da una motivazione individuale. Purchè un’azione sia sociale è necessario tener conto degli altri e tener conto del significato dell’azione che vado a compiere perché la mia azione può essere compresa dagli altri solo se tutti condividono uno stesso codice di segni cioè un medesimo patrimonio culturale. Weber esclude dalla categoria di agire sociale comportamenti automatici (aprire un ombrello) o l’agire di massa perché non sono atteggiamenti orientati in vista degli atteggiamenti altrui.

L’ agire presenta diverse tipologie: - Agire rispetto lo scopo: colui che orienta il suo agire in base

ad uno scopo, per esempio l’agire di mercato.

- Agire rispetto al valore: quando si agisce in base a convinzioni etiche, religiose o estetiche per esempio a comandamenti divini.

- Agire affettivo: quando l’agire è mosso da affetti o emozioni, per esempio l’agire di una persona che perde la testa per qualcosa o qualcuno.

- Agire tradizionale: quando si agisce in base ad abitudini, per esempio lavarsi la faccia la mattina.

3.1 Il metodo di Weber La sociologia per Weber ha lo scopo di intendere l’agire sociale. Esistono due tipi intendere:

- intendere attuale: si ha quando cogliamo immediatamente il senso di qualcosa;

- intendere esplicativo: quando siamo in grado di conoscere la motivazione che induce un determinato individuo a compiere una determinata azione.

4. Un confronto tra Durkheim e Weber.

Weber è il sostenitore delle scienze umani le quali presenterebbero addirittura un vantaggio rispetto a quelle della natura sostenute da Durkheim, in quanto in grado di comprendere dall’interno i fenomeni studiati. Proprio da qui nascono i problemi perché per poter capire davvero l’agire altrui è utile in primo luogo condividere gli stessi orientamenti dell’individuo che stiamo osservando, in secondo luogo spesso neanche l’individuo stesso conosce i veri motivi del suo agire, di conseguenza neanche l’osservatore può individuarli. Inoltre la stessa distinzione tra azione sociale e azione non sociale risulta troppo restrittiva in quanto non tiene sufficientemente conto della dimensione culturale. Ad esempio aprire un ombrello è ritenuto da Weber socialmente irrilevante, mentre anche quest’azione ha un’implicazione culturale, per la semplice ragione che in tutte le società esiste quest’elemento.

5. Oltre il dilemma olismo-individualismo - Parsons Nel corso della storia della sociologia vi sono stati diversi contributi per superare la dicotomia tra olismo e individualismo. Uno dei maggiori contributi viene dato da Parsons. Egli riprende alcune concezioni sia da Durkheim che da Weber. Durkheim afferma che la struttura sociale è formata da un insieme di norme etiche e valori condivisi. Parsons fa propria questa concezione e sostiene che siano

appunto i valori comuni il fondamento della società, e tramite l’adesione ad essi è possibile fornire un ordine sociale. Da Weber, invece, Parsons riprende la concezione secondo la quale sono pur sempre gli uomini a dar vita a quei valori condivisi, che, diventati elementi della cultura, tendono a configurarsi come qualcosa che esiste già rispetto ai singoli individui. Però Parsons nonostante i suoi notevoli sforzi tende all’olismo di Durkheim, perché si rende conto che l’agire degli uomini secondo Weber è comunque un agire orientato e non è basato su una libera scelta individuale perché io agisco perché mi devo attenere a valori morali e in caso contrario posso essere soggetto a della sanzioni o posso essere escluso dalla vita associata.

6. Il concetto di cultura Esistono due concezioni di cultura: la cultura umanistico-spirituale e quella antropologica. La sociologia si occupa di questo secondo tipo di cultura in quanto, per cultura si intende tutto ciò che viene creato dal patrimonio culturale e materiale dell'uomo che è relativamente stabile e condiviso e costituito da valori, norme, definizioni, segni, simboli. Il linguaggio è uno dei maggiori tratti culturali che fino ad oggi è stato condiviso dai membri di una sola società. La cultura è uno degli strumenti attraverso il quale esprimiamo la nostra conoscenza appresa; l'uomo infatti nasce con scarse qualità innate (riflessi, pulsioni) ma una grande capacità di apprendimento. La cultura viene vista anche come prodotto storico. Essa infatti, anche se il risultato raggiunto è omogeneoo, è frutto di origini eterogenee poichè è nata dall'incontro di società e culture diverse. Non sempre è appropriato mettere a paragone due culture diverse, poichè si rischierebbe di peccare di etnocentrismo, si cerca allora di parlare di relativismo culturale e cioè di parlare di una cultura solo in base ai suoi valori e al suo contesto. La cultura è multidimensionale perchè sono vari i parametri per capirla, interpretarla o classificarla. Alcuni esempi di dimensioni sono

quella soggettiva (modi di pensare, sentire, credere..) oggettiva (la cultura precede l'individuo e lo supera), cognitiva ( la cultura definisce e spiega la realtà), prescrittiva ( regola i rapporta tra i membri di una società).

6.1 Elementi costitutivi della cultura La cultura è costituita da diversi elementi:

- Simboli e segni: il segno è l'oggetto in se, il simbolo è il valore che attribuisco a quell'oggetto

- Linguaggio: che può essere verbale, grafico, mimico (faccia), pantomimico (corpo), fonico, gestuale, simbolico, iconico (visivo)

- Valori: sono l'insieme di opinioni condivise su ciò che è giusto e buono. Il valore che interessa alla sociologia è quello sociale, cioè condiviso da un'intera società.

- Norme: cioè prescrizioni che regolano l'azione e possono essere prescrittive (azioni a cui attenersi) e proscrittive (azioni da evitare). Possono essere di diversi tipi come per esempio norme d'uso, di costume, norme tecniche, morali, di diritto ecc....

6.2 I diversi tipi di cultura Esistono diversi tipi di cultura:

- Cultura dominante/subcultura/controcultura: la prima è la cultura appunto che domina; la seconda è una minoranza di tipo etnico, o lavorativo o religioso; la terza si oppone alla cultura ospitante e rifiuta i valori e le norme prescritte da quella cultura

- Cultura materiale (oggetti, cose prodotti) /non materiale (valori, simboli, linguaggi, musica, arte ecc..)

- Cultura sostitutiva perchè supera un'altra per utilità ed efficacia. (mezzi di comunicazione)/ cultura non sostitutiva (musica)

- Cultura implicita ( cioè la cultura che non ci rendiamo conto di apprendere tipo la lingua madre)/ cultura esplicita (la cultura che apprendiamo tipo una lingua straniera).

7. La socializzazione La socializzazione, insieme alla comunicazione, è un processo culturale. Essa infatti serve per incorporare una cultura nei membri di una società e per far si che la cultura si evolva. La socializzazione si distingue in due grandi categorie:

- Socializzazione primaria: riguarda la prima parte dell'esistenza di un individuo che attraverso la madre o la famiglia in generale, acquisisce le competenze sociali di base e

cioè apprendere le regole e i comportamenti corretti, assimilare dei valori, apprendere le modalità comunicative.

- Socializzazione secondaria: fornisce all'individuo quelle competenze specifiche per operare all'interno di determinati contesti o di svolgere particolari ruoli. Presenta diverse caratteristiche: la posizione che si raggiunge non è mai definitiva, posso svolgere più ruoli nello stesso momento, non sempre vi sono strutture di apprendimento quindi devo imparare a cogliere gli stimoli, ci aiuta a ritrovare la nostra identità quando il nostro senso di appartenenza si indebolisce (può verificarsi in questo caso una situazione di socializzazione anticipata che avviene quando un membro di ceto inferiore di identifica e assume gli atteggiamenti di membri dei ceti superiori).

7.1 Le agenzie di socializzazione Esse agiscono durante la fase di apprendimento di un individuo e sono: famiglia, scuola, gruppo dei pari ( per esempio tra adolescenti), le istituzioni (culturali, religiose, politiche ecc..), mass media, lavoro.

8. Appartenenza ad un gruppo Molte delle azioni che compiamo ogni giorno, non avrebbe senso se non inserite in una specifica rete di rapporti che abbiamo con gli altri. Un insieme di persone che interagiscono fra di loro, viene chiamato gruppo. Il gruppo deve avere un' interazione su base regolare, cioè che si ripete nel tempo e che segue delle regole. Esistono vari tipi di gruppi per esempio:

- primari (coinvolgimento emotivo) secondari (relazioni impersonali)

- formali (basati su regole) informali (spontanei) - chiusi (le entrate sono regolate) aperti (la partecipazione non

è negata a nessuno). I gruppi hanno diverse caratteristiche: prima di tutto devono essere formati per forza da minimo due persone, adottano determinati tipi di comportamento e hanno un fine ben preciso. Per il funzionamento del gruppo, i fini individuali devono corrispondere ai fini collettivi. I gruppi necessitano di una gerarchia interna in base alla quale vengono stabiliti dei ruoli. Una caratteristica molto importante dei gruppi formano un senso di appartenenza che è molto importante poichè ci aiuta a costruirci una nostra identità sociale, nonostante limiti l'azione individuale. Per creare il senso di appartenenza occorre stabilire i

confini del gruppo e le ragioni che ti portano ad aderire ad esso.

9. Le relazioni sociali Le relazioni sociali sono un particolare tipo di interazione, basata su un legame tra le parti, e cioè il legame reciproco che le unisce e il senso simbolico che si attribuisce a tale legame. Le relazioni si possono instaurare in base a determinate modalità:

- in base ai legami affettivi - in base all'appartenenza ad un'istituzione o ad una categoria

sociale Si possono inoltre stabilizzare in base allo spazio (luogo):

- in base all'appartenza ad un territorio - in base ad un livello della stratificazione sociale - all'interno della famiglia

10. L’istituzione L'istituzione è la forma massima di strutturazione della relazione sociale. Essa rappresenta una serie di norme, valori e consuetudini che regolano i rapporti sociali e i rapporti reciproci di un determinato gruppo di individui. Le istituzioni hanno diverse caratteristiche:

- estrinsecità: sono una realtà esterna all'individuo - obiettività - potere coercitivo: cioè il controllo sociale - autorità morale - storicità: consente all'istituzione di permeare nel tempo

10.1 La famiglia Nel sociale, vi sono dei soggetti che presentano alcuni tratti sia della relazione sociale sia dell'istituzione, per esempio la famiglia. La famiglia è un sistema vivente che può mutare nel tempo e che allo stesso tempo si rinnova. Le relazioni di base che la costituiscono sono due : coniugalità e genitorialità. Non bisogna ridurre la famiglia ad uno schema troppo rigido, però è necessario puntualizzare che la famiglia ha una natura ambivalente :

- come gruppo primario: in quanto è caratterizzata da relazioni personali e non è accessibile agli estranei. Si riferisce quindi al rapporto tra i membri della famiglia.

- come istituzione: in quanto vi è una relazione tra le norme sociali e le norme familiari.

11. L'organizzazione formale

Le organizzazioni (dal greco organon = utensile) sono dei mezzi creati per raggiungere un determinato obiettivo. Quindi sono caratterizzate da due aspetti principali:

- la presenza di uno scopo ben preciso, esplicitato e definito all'interno dell'organizzazione

- la presenza di un alto tasso di formalizzazione, cioè di norme, regole e un insieme di ruoli e rapporti tra i ruoli, che sono ben definiti nell'organigramma.

12. La burocrazia e la sua superiorità tecnica secondo Weber Secondo la concezione di W., la burocrazia è un tipo di organizzazione formale che si sviluppa soprattutto nelle società moderne e che si distingue dalle altre per la propria superiorità tecnica. La burocrazia deve avere le seguenti caratteristiche:

- una serie di norme e regolamenti espliciti - i membri devono avere dei ruoli ben precisi - ci dev'essere una gerarchia tra i diversi ruoli - il personale dev'essere scelto in base a dei requisiti tecnici

( titoli di studio, specializzazioni...)

13. L'organizzazione informale Non è un altro tipo di organizzazione come erroneamente si può pensare, bensì tutti quegli aspetti delle organizzazioni che pur non essendo esplicitati e approvati, esistono. Sono principalmente tre:

- Il fatto che gli organizzatori agiscano anche per interesse personale. Le organizzazioni non possono però prescindere dalla componente umana.

- Di conseguenza anche gli scopi diventano non dichiarati - L'ambiente esterno può influenzare l'organizzazione

Diviene scontato allora chiedersi "come sopravvivono le organizzazioni? cosa spinge i membri a continuare a far parte di esse?". Ciò che spinge i membri sono gli incentivi, come per esempio delle ricompense in soldi oppure ricompense di status o di prestigio.

14. I movimenti collettivi I movimenti collettivi sono formati da un insieme di persone con uno scopo comune, che agiscono tramite l'azione sociale collettiva. Agiscono fuori dalle istituzioni, infatti si diversificano da esse, in quanto l'istituzione presenta delle norme, i movimenti invece sono veicolati da un valore.

I movimenti collettivi, modificano la struttura come per esempio una legge che non va bene perchè non tutela del tutto una determinata categoria di persone (studenti, donne, lavoratori...). I movimenti agiscono secondo 4 fasi:

1) fermento sociale ---> assenza di organizzazione ---> agitatore

2) eccitazione popolare ---> si precisano gli obbiettivi dell'azione ---> profeta

3) formalizzazione ---> fase organizzativa ---> amministratore, organizzatore

4)istituzionalizzazione La riuscita di un movimento di aver raggiunto il proprio scopo, si misura attraverso tre elementi:

1) il numero di partecipanti 2) il danno causato a cose o persone (scioperi) 3) testimonianza, cioè una forte motivazione interiore (sciopero

della fame).

14. 1 Vecchi e nuovi movimenti I vecchi movimenti si concentravano su problemi per lo più economici e davano poca importanza alla qualità della vita, all'etica ecc.. I nuovi invece, hanno motivazioni personali e morali e possono nascere solo laddove i vecchi movimenti pongono le basi per progredire in nuovi.

15. Il potere legittimo Le principali disuguaglianze di una società dipendono dai fattori economici e quelli politici. Per quanto riguarda questi ultimi, ci si sofferma a parlare del potere in quanto cuore della politica. Il potere è la capacità/possibilità di far valere la propria volontà su qualcun altro. Esso è diverso dalla forza perché la forza fa uso del fisico per imporre il proprio volere. Una risorsa molto importante del potere è la legittimità, cioè il fatto che un soggetto riconosca ad un altro il diritto di comandare. Obbedisco ad una persona nel momento in cui riconosco il suo carisma, la sua autorità ,la sua superiorità. Esistono tre tipi di potere legittimo:

1) legittimità su base carismatica: basata sulla devozione e sulla fiducia che si da ad una persona dotata di qualità superiori alle nostre.

2) legittimità su base legale-razionale (elezioni): è basata sull’esistenza di determinate regole e posizioni formali ritenute

corrette e alle quali tutti sono vincolati. Ne sono esempio le identità politiche.

3) legittimità su base tradizionale: che poggia sulle tradizioni, sui costumi e sui valori già esistenti nella società, per esempio la legittimità che riconosco ad un padre in quanto riconosco la sua superiorità e non lo tratto come un amico.

16. La differenziazione sociale Può essere definita come il processo tramite il quale le parti di una collettività acquisiscono identità sociali distinte in termini di funzione, attività, cultura potere. La differenziazione ha portato a:

- aumento della complessità dei sistemi di una società - aumento dei livelli di potere, prestigio, richezza…

Si possono identificare quattro gruppi di differenze tra gli individui e tra i gruppi di una società:

- le differenze di attività, lavoro, professione - differenze di cultura, appartenenza etnica, religiosa… - differenze di obblighi morali e giuridici quindi norme,

prescrizioni… - differenze di risorse sociali e di ricompense legate al ruolo

16.1 Differenze ascritte e differenze acquisite Le differenze ascritte sono quelle ereditate per nascita, quindi tutti quei vantaggi o svantaggi che conseguono dall'essere nato maschio o femmina, in un determinato periodo storico-culturale, in una determinata famiglia. Le differenze acquisite sono invece quelle che l'individuo acquisisce nel corso della vita, quindi le scelte che fa egli stesso. La posizione di un individuo nella società dipende soprattutto dagli status acquisiti perchè attraverso essi si acquisisce ricchezza, potere e prestigio. Anche gli status ascritti però hanno una rilevante importanza in termini di risorse iniziali e possibilità legate all'appartenenza ad una determinata famiglia. C'è un forte intreccio tra i diversi status perchè nelle società moderne ci si può muovere tra uno stato e l'altro, sia verso l'alto che verso il basso.

16.1 Alcuni concetti importanti - Etnia: sono un insieme di individui che condividono la stessa

origine, la stessa lingua e la stessa cultura - Razza: insieme di individui che hanno gli stessi tratti somatici

ai quali vengono erroneamente associati tipi di atteggiamenti e comportamenti.

- Pregiudizio: è un pensiero o un'idea (errata) rispetto a una cosa o una persona. Attraverso il pregiudizio si tende ad una omogeneizzazione (tutti i politici sono dei ladri). E' un elemento molto forte il pregiudizio, perchè non si cambia neanche di fronte all'evidenza.

- Discriminazione: è l'azione effettiva (per lo più violenta) che si attua nei confronti di tale persona o fatto. Al contrario del pregiudizio, è un elemento che si può evitare per esempio grazie all'intervento della legge.

16.2 Processi integrativi - Assimilazione: lo straniero interiorizza la cultura e i valori

della società che lo ospita e abbandona la propria - Integrazione: lo straniero accetta la cultura ospitante ma non

abbandona la propria, al massimo promuove il pluralismo culturale

- Acculturazione: lo straniero adatta alcuni tratti culturali della cultura che lo ospita alla propria.

17. La stratificazione sociale Dopo che si è constatato che tra gruppi e individui vi sono inevitabilmente delle differenze che derivano da svariati fattori, si passa a collocare ogni individuo o gruppo in uno strato della società. Questo processo chiamato stratificazione, è appunto la distribuzione in strati di individui o gruppi, in base alle loro risorse economiche, politiche.. Ha tre caratteristiche: - ha elementi sia oggettivi (ricchezza) che soggettivi (prestigio) - presuppone una gerarchia - presuppone una coerenza

La collocazione che un individuo occupa all'interno della stratificazione, è detto status. Si possono anche verificare squilibri si status per esempio quando la status ascritto è alto e lo status acquisito molto basso. Lo stesso discorso vale per i gruppi di più persone che in questo caso vengono chiamati classi. Lo status è diverso dal ruolo perché il ruolo si svolge all’interno di un’istituzione, quindi si riferisce al compito che una persona svolge all’interno di essa. Inoltre al ruolo si viene educati, lo status invece si acquisisce.

17.1 Due punti di vista sulla stratificazione: integrazionisti e conflittualisti.

integrazionisti (olisti) : giustificano le diseguaglianze sociali poiché credono che le diversità siano il senso della vita associata. Per loro è necessario che i membri di una società siano differenziati, perché producono diseguaglianze necessarie. Uno degli esponenti di questa corrente di pensiero è Durkheim.

conflittualisti (individualisti): inquadrano la stratificazione nei termini del conflitto poiché la diversità e la divisione portano ad inevitabili conflitti. Secondo questa concezione, due individui o due gruppi, saranno sempre in conflitto tra di loro per ottenere lo stesso riconoscimento o la stessa importanza.

18. La mobilità sociale La mobilità sociale è lo spostamento dall'alto verso o il basso e viceversa, di un individuo o un gruppo di individui fra i gradini della stratificazione. Essa è principalmente relativa alla posizione sociale che un individuo occupa (la posizione sociale si può definire in base al reddito, all'occupazione, al prestigio, al potere ...). Bisogna però distinguere fra mobilità e mutamento: la mobilità è più un movimento e un passaggio all'interno di uno spazio sociale e tra la struttura delle diseguaglianze. Il mutamento è solo un cambiamento e basta. Non esiste una società totalmente "mobile" o totalmente "immobile": anche nelle società più statiche ci saranno episodi di mobilità, e allo stesso modo, anche nelle società più aperte ci sono episodi che ostacolano la mobilità come la trasmissione ereditaria del lavoro, la chiusura delle classi ecc...

18.1 Alcuni tipi di mobilità Vi sono diversi tipi di mobilità: - verticale ascendente: quando lo status di un soggetto migliora - verticale discendente: quando lo status peggiora - intragenerazionale: che riguarda la mobilità di carriera - intergenerazionale: riguarda i rapporti tra padre e figlio o tra nonni padri e figli - occupazionale: di cui fanno parte solo gli occupati - sociale: che riguarda tutta la fascia della società - individuale: che riguarda un solo individuo - di classe: riguarda più individui

18.2 Relazione tra istruzione e mobilità A partire dagli anni 50 nacque l’idea che l’istruzione fosse un forte elemento in grado di aumentare la mobilità sociale. L’istruzione invece è una delle tante cause ma non la più importante, basti pensare a quanto il livello di istruzione di un individuo dipenda dallo status occupazionale e culturale del padre. Inoltre la relazione mobilità-istruzione viene accompagnata spesso da un paradosso secondo il quale chi parte da un’origine sociale alta, di solito raggiunge un alto livello di istruzione, quindi subisce un “effetto tetto” che gli impedisce un ulteriore ascesa. Allo stesso modo, chi parte da un basso livello sociale, avrà un basso livello di istruzione quindi subisce un “effetto pavimento” che gli impedisce un ulteriore discesa. Si è quindi arrivati alla conclusione che questa relazione è positiva solo per le classi intermedie e non per quello estreme. In conclusione, il grado di istruzione non è un forte elemento incrementatore della mobilità perché non riesce in alcun modo a mettere gli individui sullo piano.

Emile Durkheim (1858-1917) Durkheim fu il primo a dare alla sociologia una dignità accademica e a combattere affinchè la sociologia fosse riconosciuta come disciplina autonoma, per Durkheim quindi la sociologia è una scienza empirica; egli era fermamente convinto che per studiare la società fosse necessario adottare metodi scientifici come per esempio avveniva per curare i problemi psicologici. In particolare ha insistito sul fatto che l’oggetto di studio del sociologo è molto diverso da quello di cui si occupano filosofi, psicologi ecc.; l’oggetto di studio è infatti la società. La società per Durkheim è esterna all’individuo e coercitiva, cioè tale da imporsi su di lui che lo voglia o no. Sebbene vincoli l’individuo dall’esterno penetra in qualche modo sulla sua coscienza; quindi la società, sta al di fuori e al di sopra degli individui, ma anche dentro le loro teste.

Il lavoro sul suicidio – Le Suicide (1897) Gli statistici del periodo avevano dimostrato che certe azioni come matrimoni, suicidi e omicidi nonostante vengano decise individualmente, gli individui che le compiono agiscono sotto l’influenza di fattori sociali. Durkheim parte dall’acquisizione di questo dato statistico e partorisce l’idea che il suicidio pur essendo un atto individuale dipenda da fattori sociali ed è perciò un fatto sociale. Durkheim ritiene che non ha senso studiare le cause di un solo suicida ma bisogna contemplare l’insieme dei suicidi commessi

in una determinata società, in una determinata unità di tempo. Durkheim attraverso ragionamenti statistici passa in rassegna i fattori extra-sociali come la follia, la razza, l’ereditarietà ecc. e li esclude ad uno ad uno. Arriva quindi alla conclusione che i suicidi derivano da fattori sociali e che sono più probabili quando i legami sociali si allentano, quando l’individuo non è più integrato nella società, e quando la società non è più la sua guida morale. Quando Durkheim parla di quella particolare condizione in cui il controllo della società sull’individuo si indebolisce parla di anomia che propriamente significa assenza di norme. La completa anomia non esiste ma possono crearsi situazioni in cui gli individui sono come tagliati fuori dal tessuto sociale. È in quel momento che il rischio del suicidio è elevato; quindi vi è una correlazioni tra anomia e suicidi. Questo è il suicidio anomico. Esistono altri due tipi di suicidio:

- suicidio altruistico: quando il soggetto è convinto di dover tutto alla società alla quale appartiene; per esempio il suicidio degli anziani nei popoli nomadi. Questo suicidio è veicolato da una scelta morale.

- suicidio egoistico: viene messo in pratica quando i legami sociali non sono efficaci o sufficientemente presenti.

In tutti e tre i casi è la società a giocare un ruolo chiave. Tuttavia questo lavoro sul suicidio presenta dei limiti perché essendo basato su indagini statistiche i dati operati non sono sempre attendibili e perché l’autore trascura troppo gli aspetti psicologici del fenomeno.

La religione. Anche la religione è strettamente connessa al lavoro sul suicidio. Secondo i dati statistici il tasso di suicidio è alto tra i protestanti, intermedio tra i cattolici e basso negli ebrei. Non c’entrano le proibizioni di ciascuna religione bensì la coesione di infatti la comunità ebraica è la più coesa, la cattolica ha un grado di coesione intermedio e la protestante è quella più individualistica. La religione per D. è anch’essa un fatto sociale che aiuta a rafforzare la coesione sociale, nessuna comunità infatti è altrettanto omogenea quanto quella religiosamente costituita. La religione costituisce, insomma, il fatto sociale per eccellenza poiché detiene il massimo di esteriorità e di coercitività possibile.

La coesione sociale e la divisione del lavoro. La coesione sociale è il legame tra i membri di una società. Essa contrasta l’anomia e protegge dai suicidi. Durkheim si è sempre

chiesto quale fosse il legame che tiene unite le persone in una società. Questo legame è qualcosa di irrazionale che Durkheim chiama la coscienza collettiva cioè il senso di appartenenza ad una comunità. Nelle società semplici la coscienza collettiva è più forte. In questo tipo di società c’è quella che Durkheim chiama solidarietà meccanica, unione basata sulla somiglianza delle persone, dovuta al fatto che nella società tutti pensano e agiscono all’incirca nello stesso modo e nessuno si distingue. Quindi non c’è la divisione del lavoro. Quando le società diventano complesse si differenziano perché le persone si specializzano in attività diverse. Di conseguenza scatta la solidarietà organica dovuta al fatto che si ha coscienza di aver bisogno l’uno dell’altro e ci si pensa come parti di un unico grande organismo. Le società complesse sono basate sulla divisione del lavoro di conseguenza viene meno il senso di coscienza collettiva. Nelle società semplici prevale il diritto penale perché avvicina le coscienze oneste e le unisce quindi rafforza la coesione. Nelle società complesse prevale il diritto civile perché i reati vengono depenalizzati; nella violazione delle norme che riguardano questo tipo di società è la vittima a dover essere risarcita piuttosto che la coscienza collettiva.

Società semplice Società complessa

Solidarietà meccanica Solidarietà organica

- Coscienza collettiva - Esistenza della divisione più forte del lavoro - Inesistenza della divisione - Coscienza collettiva debole del lavoro

Diritto penale Diritto civile

La devianza secondo Durkheim Partendo dalla concezione di coesione sociale Durkheim ha elaborato una particolare teoria della devianza. A suo giudizio il crimine è ineliminabile perché paradossalmente la devianza aiuta a mantenere la coesione sociale. Quando una legge viene deviata la società provvede alla sanzione e la cosa acquista un valore simbolico che ribadisce la coscienza collettiva. Stando alle parole di Durkheim: <<Il delitto avvicina le coscienze oneste e le concentra>>.

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