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PIETRE CHE AFFIORANO, Sintesi di Pedagogia. Università di Bergamo

Pedagogia

Descrizione: Riassunto del libro di Canevaro Pietre che affiorano
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Universita: Università di Bergamo
Materia: Pedagogia
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susiscusi - Università di Foggia

grazie...Molto utile

29/05/13 09:26

PIETRE CHE AFFIORANO

Cap.1: Mediatori efficaci

-inserimento,integrazione,inclusione

Inserimento: indica una presenza fisica ed evidenzia il fatto che si è superata una prima esclusione fatta di separazione fisica.

Integrazione: l’inserimento avvia processi di integrazione,che riguarda un miglioramento delle dinamiche di adattamento fra il singolo soggetto ed il contesto prossimale.

Inclusione:

-i mediatori in un caso celebre:il ragazzo selvaggio dell’ Aveyron

Sauvage ,il bambino abbandonato trovato dai contadini dell’Aveyron nel 1800 e poi allevato da Itard.

Il ragazzino aveva avuto un’esistenza isolata,più occupata dalle fughe e dalle lotte per sopravvivere,che dalle relazioni di aiuto. Non aveva il linguaggio,che permette lo sviluppo nell’appartenenza,e il linguaggio è costruito di ritmi,come quelli che si instaurano a proposito dell’alimentazione. Per insegnargli i ritmi e le azioni comuni come bere il latte o l’acqua,e attribuire ad una parola un oggetto, i mediatori gli fanno fare degli esercizi che avranno risultati positivi.

-mediatori per esplorare lo spazio potenziale di sviluppo

Educazione attiva: attivarsi per accettare nuove sfide,per cercare i mediatori efficaci all’interno di un orizzonte senza limiti precostituiti.

La parola terapia può coinvolgere animali,cavalli,ecc.. in gran parte possono essere mediatori,e che la loro efficacia sia nella possibilità di essere collocati accanto ad altri.

I mediatori costituiscono un continuo ingresso per andare avanti. Non ci si può fermare. Il rischio dell’enfasi è di chiudere anziché aprire.

-caratteristiche irrinunciabili dei mediatori

Pluralità:attraverso i mediatori organizziamo una struttura condivisa. La condivisione è propria dei mediatori,che devono essere tanti quanti sono i contatti,e nello stesso tempo devono permettere al soggetto di conservare la propria identità.

Se la pluralità si blocca l’individuo rischia di non riuscire a vivere in una realtà aperta e progressiva.

Sicurezza e invito a rischiare: riunire in sé il fatto di essere punto sicuro e invito implicito ad andare oltre,a rischiare.

Un mediatore non fa paura: il soggetto che apprende riesce ad organizzare la fatica immaginandone la sequenza in movimenti necessari,appoggiati a mediatori capaci di collegarsi in rete. Se un mediatore fa paura occorre subito sostituirlo,se no corriamo il rischio di sentirci paralizzati.

Funzioni organizzative riformulabili: la capacità di ripensare un progetto collocandolo in un contesto mentale che ci risulta famigliare è uno dei modi più presenti nella nostra vita per risolvere un problema.

Individuare famiglie di mediatori

I mediatori si raggruppano in famiglie secondo compiti organizzativi:di separazione e connessione,di memoria e di esplorazione ipotetica e cognitiva.

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Separazione e connessione: ogni fase delle nostre vite ha qualche momento che può essere indicato come un rituale. Questi rituali ci permettono di connettere e nello stesso tempo di separare.

Memoria: i mediatori organizzati per la memoria sono innumerevoli.

Esplorazione ipotetica e cognitiva: un dispositivo è un insieme di condizioni che offrono a chi cresce la possibilità di apprendere e organizzare le proprie forze. In un dispositivo educativo i divieti garantiscono i diritti di ciascuno.

Per un educatore inventare dei dispositivi è praticare l’anticipazione ragionata.

Mainardi e Lambert studiano il particolare il mediatore umano e il ruolo dell’adulto come mediatore per un bambino con insufficienza mentale. Un bambino è visto come un attore privilegiato del dinamismo relazionale,e un comportamento è considerato come un processo regolatore fondamentale nella dinamica relazionale stessa.

Cap.2: Competenze d’aiuto nelle professioni educative

I mediatori: se sviluppiamo competenze,dobbiamo fare un faticoso lavoro di adattamento e per questo bisogna avere un modello per non vivere una subordinazione alla realtà ma una cooperazione e un incontro che permetta di stabilire rapporti di scambio.

Le funzioni elementari sono gli elementi della vitalità. Sono la percezione,la capacità di sopravvivenza,la memoria semplice,il riconoscimento di luoghi,persone e forme.

Le funzioni superiori sono più elaborate: si avviano verso la realizzazione di un soggetto sociale con cognizioni sociali.

Tra le funzioni elementari e superiori esistono dei mediatori.

Le funzioni di base hanno un compito di base e senza base non c’è vita. È nelle funzioni elementari che troviamo le “porte”. Alle funzioni superiori sono riservate le “finestre”. Ci vuole una scala per passare dal piano terra ai piani superiori e questa scala è rappresentata dai mediatori.

Mediatore:figura del professionista che entra in rapporto con le strutture di una comunità bisognosa d’aiuto. La cooperazione nelle professioni educative esige competenze di mediazione. Sono importanti mediatori che permettono di collegare le risorse di una comunità con l’assenza di risorse di un’altra comunità.

I mediatori fanno crescere la possibilità di creare intercapedini,spazi,giunture flessibili tra i diversi elementi che compongono la realtà,e superare la compressione che una catastrofe può avere creato,impedendo di distinguere i vari elementi che compongono la realtà stessa.

Una rete sociale per l’educazione attiva: la cucina,il villaggio,la città

Educazione attiva: l’attività del donatore si incontra e si intreccia con l’attività di chi riceve il dono. L’attività di chi educa si intreccia,nell’organizzarsi,con l’attività di chi è educato. Un termine importante nell’educazione attiva è l’organizzazione non dettata e imposta,ma “gesto interrotto” che richiama la necessità che l’alto metta qualcosa per completarlo.

Il progetto educativo attivo mette a disposizione una struttura la cui funzione è data da chi vive quotidianamente e deve organizzarsi per organizzare. Un’organizzazione funziona unicamente se chi la vive ci mette del suo.

Nasce così una qualità di educazione attiva che cerca di tenere conto dei cambiamenti,con la preoccupazione di un’intera collettività;ed è all’intera collettività che va fatta ogni proposta.

L’individuo deve permettere agli altri di affacciarsi alla sua dimensione individuale non affrontandoli e collocandoli in una vaga nebulosa,ma individuandoli come altri individui.

La possibilità di conoscenza del mondo deve avere bisogno anche dell’accoglienza, e deve essere importante capire come quello che arriva dal viaggiatore,dallo straniero,dall’immigrato,è altrettanto importante per la conoscenza del

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mondo. Dobbiamo mettere insieme questi elementi per una conoscenza viva che permette di adeguare i comportamenti sociali a quelli che sono comportamenti tecnici.

Cap.3: crescere:resilienza,educazione attiva,organizzazione,libertà

La storicità e la transitorietà sono fatte di limiti e risorse particolari,originali,che ogni individuo che cresce sviluppa diventando individuo sociale: un soggetto che deve fare i conti con gli altri,con chi lo incontra conoscendolo e con chi è conosciuto. Deve mettere insieme la reciprocità e l’originalità sua propria.

Banalizzare è un grave rischio ed è anche il rischio di una deresponsabilizzazione,perché la banalizzazione può far ritenere che non è poi necessario lottare per ridurne gli effetti,lo si può lasciare ad altri,ai posteri,vedere gli sviluppi.

Il “farsi carico” significa considerare il proprio modo di essere con gli altri secondo la dimensione sinaptica,cioè con la possibilità che gli elementi di contrasto siano riformulati in termini di progetto e di progetto comune,individuale e sociale insieme.

Crescere è apprendere

Il farsi carico è anche capire come vi siano diverse strategie di apprendimento informale,e quindi di crescita,e come vi sia la possibilità di aumentare le proprie capacità.

Per farsi carico e funzionare in una dimensione sinaptica abbiamo bisogno di metterci alla prova senza che l’altro si sostituisca continuamente a noi,credendo di aiutare, e invece interferendo nelle nostre crescite di capacità di adattamento.

Emy Pikler: l’aiuto sbagliato impedisce di avere lo spazio mentale per farsi carico delle inevitabili piccole sconfitte.

Il farsi carico è costruire altezze che abbiano base larga e quindi possibilità di interpretare la conoscenza di una varietà di percorsi come arricchimento della padronanza di fare personalmente e individualmente un percorso più pieno,più ricco,per andare più lontano.

Relazione e dimensione sinaptica: la parola sinapsi significa fusione di due elementi nervosi che permettono un contatto costruttivo. Serve ad attaccare insieme elementi che non sono nati per stare insieme.

Crescere è evolvere:l’educazione attiva

Chi cresce utilizza ciò che trova attorno,inventando o scoprendo oltre le proprie intenzioni l’organizzazione dei propri movimenti in rapporto al contesto in cui si muove ed esercita i propri sensi; così realizza una crescita originale e compatibile con le proprie capacità in divenire.

Pikler:plurale unitario:possibilità di scoprire un’unità nella pluralità dei percorsi individuali.

I percorsi di riabilitazione devono permettere il bricolage per essere realmente evolutivi. E il rischio è invece che siano vincolati a un modello rigido,secondo una procedura di determinismo scientifico che è un ostacolo all’evoluzione del soggetto,pur presentandosi con le certezze anche rassicuranti di un sapere accademicamente garantito.

Crescere è coevolvere:educare ed educarsi

Per Pikler la formazione è un educarsi che non può arrestarsi. Se il soggetto che cresce evolve in maniera propria e originale,chi ha una responsabilità educativa deve capirne l’originalità. Se vuole educare,deve contemporaneamente educarsi.

Crescere è organizzarsi: i mediatori e i rituali

I mediatori e i rituali sono quadri sicuri che permettono avventure di esplorazione e di crescita.

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Gli atti mediati possono permettere a un soggetto un progetto di padronanza,una conquista progressiva della padronanza della situazione che gli stiamo e stiamo con lui organizzando. Sono questi stessi atti che chi cresce nella prospettiva Pikler fa suoi nell’evoluzione di una relazione con l’ambiente sempre aperto alle novità da esplorare e sicuro nei suoi riti e nei suoi ritmi.

Crescere è vivere negli imprevisti:la libertà come sfida

l’educazione è capacità di memoria attraverso la cultura materiale:il rispetto per gli arredi urbani nasce dal rispetto per le cose che si trovano attorno a noi nella crescita,della loro cultura.

Per chi è impegnato nelle professioni educative,il motivo delle ricerche è proprio quello di rintracciare,ritrovare le tracce,e quindi riprendere una strada,che sia di dialogo.

Il bisogno di appartenenza può esprimersi con il desiderio di avere sicurezza,di appartenere ad una cittadinanza che viene rispettata nei suoi diritti,quelli che dovrebbero permettere di vivere lavorando,avendo del tempo libero,incontrandosi,divertendosi e percorrendo liberamente strade e piazze..

In ciascuno di noi c’è un’identità competente che dobbiamo valorizzare per richiamare a doveri di responsabilità.

Cap. 4: Accompagnare nel progetto di vita

Cittadinanza attiva e lavoro

Cittadinanza attiva: non è un percorso facile. La cittadinanza attiva incontra ostacoli,oscurità nell’interpretazione delle regole della società,diritti affermati sulla carta ma poco realizzati nella quotidianità,pregiudizi non solo di singoli ma ampiamente presenti nella nostra storia.

Problema del lavoro: il lavoro non è un’automatica conseguenza della fine del percorso scolastico.

Il soggetto con disabilità ritiene che ci siano delle condizioni per cui un ufficio si occupa di trovare lavoro prprio per lui. Lo ritiene quasi un diritto,e non confronta molto la propria posizione a quella delle persone della sua età.

L’istituto,l’istituente e la resilienza

Istituzionale:comprende i termini istituto: è ciò che ha già una sua costruzione quindi è fatto di una realtà preesistente al nostro incontro con la stessa realtà:ha abitudini,regole,una sua grammatica e sintassi; e istituente: ci sono persone che utilizzano le parole per la poesia,in cui è evidente l’elemento più istituente del linguaggio,e persone che hanno utilizzato il linguaggio per costruirsi delle relazioni sociali per apprendere e memorizzare,e riformulare le cose apprese.

Avere una capacità di resilienza significa avere una possibilità di riprendere quota;non cadere a terra e rimanerci,ma riprendere quota.

Reti sociali

Le reti sociali semplici sono composte dagli elementi di socialità più spontanea,più legata alla possibilità di servirsi del negozio accanto a casa,di avere rapporti di vicinato.

Differenza fra spazio privato e spazio pubblico

La cittadinanza attiva significa anche comprensione delle differenze che esistono tra gli spazi intimi,gli spazi privati,il desiderio di fare qualcosa che per il soggetto stesso e quelle che sono le composizioni degli spazi pubblici,le necessità di ordine sociale che compongono gli spazi in modo tale da rispettare il settore pubblico,quello sociale appartenente a un’intera comunità e a chi vi entra,quindi anche a coloro che sono accolti nella comunità non essendoci stati dall’inizio.

Il triangolo fondante della resilienza:il legame,la legge,il senso

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Un vertice fondativo del triangolo della resilienza è legato al fatto di avere un accompagnamento efficace,fondato anche sulla fiducia,sentendosi seguito;l’altro vertice è capire che l’accompagnamento permette di affrontare i dati di realtà che non sono immediatamente gradevoli: devono essere adattati alla propria esigenza ma anche il soggetto deve adattarsi all’esigenza delle regole.

Bisogna evitare di assumere competenze di tutti ma sapere indirizzare e saper fare accettare i tempi delle competenze altrui. Bisogna imparare a saper aspettare.

Bisogna sapere che vi sono delle regole:scadenze,domande che vanno fatte in un certo tempo e questo a volte viene ritenuto quasi un sopruso,e non un elemento di ordine e di rispetto della struttura pubblica.

Partecipazione democratica:possibilità di sentire la partecipazione nel diritto e non il proprio percorso individuale in un diritto autoreferenziale.

Cap. 5 : Formazione per operatori in servizio

Il rischio del puntino rosso precario

Chi è in un ruolo socio educativo deve poter contare su un punto d’attrazione,di calamita,di focalizzazione,che colleghi i soggetti che hanno bisogno d’aiuto per la loro attività quotidiana,dovendo organizzare la loro vita.

Nella vita educativa ci sono momenti in cui l’educatore sociale deve sapere inventare,collocare le proprie abitudini rispetto a un imprevisto,e quindi sapere improvvisare.

L’adattamento creativo dovrebbe essere presente nel profilo professionale,avendo però alla base una consistenza stabile. Il rischio è quello che vi sia una sottovalutazione della presenza della formazione e quindi vi sia una continua possibilità di improvvisarsi educatori.

Il profilo professionale deve avere una relativa stabilità:può essere oggetto di attenzione da parte dei gruppi tecnico- scientifici del Ministero in relazione con il compito formativo,che è stato attribuito alle Università.

Il profilo delle competenze deve essere continuamente aggiornato.

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