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Platone: "Critone", Sintesi di Filosofia Del Diritto. Università di Trento

Filosofia Del Diritto

Descrizione: Analisi del testo di Platone "Critone".
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Universita: Università di Trento
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PLATONE: “CRITONE” Platone fu discepolo di Socrate, il quale divenne il protagonista di tutti i suoi dialoghi. Socrate, infatti, viene sempre citato menter discute con altri personaggi. Sono dialoghi molto complicati che presentano sempre temi molto importanti e ampi. A Platone non interessa darci una testimonianza storica ma piuttosto porci davanti questioni filosofiche. Il problema è stabilire se quello che Socrate dice rappresenta il suo pensiero o riporta quello di Platone.

ACCUSE A SOCRATE E PROCESSO: Socrate ormai vecchio venne accusato di: - non credere negli dei; - introdurre nuove divinità; - corrompere i giovani. Queste tre accuse gli costarono la pena di morte. Nella civiltà greca la condanna a morte serviva per espellere qualcuno dalla città in quanto questa persona era ritenuta non più compatibile con la città stessa e i suoi principi. Socrate andò in processo e si difese con un lungo discorso riportato nell’ “Apologia di Socrate” di Platone. Socrate in tribunale (eliea) pronunciò un primo discorso in difesa, con il quale non si rivolse ai giudici ma agli accusatori smontando le loro accuse. Questa prima difesa fu efficace e ci furono pochi voti di scarto con i quali Socrate venne detto colpevole. Dopo la prima votazione, l’accusato tenne un secondo discorso con il quale era legittimato a proporre da sé una pena. Socrate a questo punto andò all’attacco e sostenne la sua innocenza rispetto alle accuse. Egli chiese o la pensione a vita o un’ammenda ridicola. I giudici di fronte a questa proposta si arrabbiarono ed egli venne condannato a morte e la pena era bere la cicuta, veleno mortale. Socrate allora pronunciò un terzo discorso nel quale profetizzò che dalla sua morte sarebbero venuti altri più forti di lui. Socrate fu condannato ma non dovette scontare la sua pena subito poiché in quel periodo si stava svolgendo l’incoronazione della nave sacra per ricordare la liberazione da Creta. Nel periodo di viaggio di questa nave, la città doveva

mantenersi pura e allora Socrate venne incarcerato finchè la nave non fosse rientrata ad Atene.

CRITONE: I personaggi di questo dialogo sono Socrate e il suo amico e discepolo Critone. La scena ha luogo dopo la condanna a morte di Socrate, accusato di empietà e corruzione di giovani. Poiché la condanna non può essere eseguita subito, in quanto bisogna aspettare l'arrivo della nave sacra, Critone si reca da Socrate nel carcere per cercare di dissuaderlo dall'accettare la sentenza e convincerlo invece a fuggire da Atene. Critone tenta di convincere Socrate a fuggire utilizzando il deterrente, terribile per la mentalità greca classica, della derisione popolare, della condanna morale da parte della folla: Critone prevede moltissime ingiurie nei confronti degli amici di Socrate, accusati di non averlo aiutato a fuggire, e lo accusa addirittura di sottrarsi alle proprie responsabilità, di abbandonare i propri doveri per ignavia o paura. Ma Socrate riporta Critone alla ragione: l'opinione che vale è quella di chi sa, di chi è saggio, non del popolo, che non riesce a carpire la Verità; solo dell'opinione di costui ci si deve preoccupare, solo questa vale. E, d'altra parte, Socrate non viene certo meno ai suoi doveri, visto che la situazione per la sua famiglia non cambierebbe se lui scappasse, né i suoi amici verrebbero condannati. Platone introduce per mezzo delle parole di Socrate una prosopopea delle leggi. Queste, dice Socrate, sicuramente lo criticherebbero e lo accuserebbero se egli cercasse di sfuggire alla sua pena, in quanto esse sono state come dei genitori per lui, hanno garantito alla sua vita un sistema di controllo cui affidarsi nelle questioni civili; trasgredirle significherebbe quasi ricusare l'ordine che la sua vita ha avuto. L'ingiustizia era considerata causa di danno per l'animo, la parte umana di cui più dovremmo curarci. Inoltre, secondo Socrate è bene che le leggi terrene possano introdurlo come più si conviene alle loro sorelle dell'aldilà, che comunque andranno affrontate. Critone non può che condividere il ragionamento di Socrate e accettare la sua scelta di morire.

ANALISI DEL DIALOGO TRA CRITONE E SOCRATE: Questo dialogo presenta un’ambientazione un po’ particolare, si svolge infatti in carcere dove Socrate deve restare fino al ritorno della nave sacra ad Atene.

È l’alba e quando Socrate si sveglia si trova accanto a sé il suo amico Critone, il quale era andato a fargli visita per convincerlo a fuggire dal carcere. Già l’inizio è un po’insolito in quanto normalmente nell’antica Grecia bisognava aspettare che fosse mattino inoltrato per fare visita ai detenuti e invece qui Critone è già nella cella di Socrate ancora prima del sorgere del sole. È un momento transitorio in quanto non è più notte fonda ma nemmeno mattina inoltrata. Non c’è più tanto buio ma nemmeno tanta luce. Questa ambientazione non è casuale ma riprende le coordinate proprie del filosofare, cioè la struttura del NE’…NE’ (non più...non ancora…). Entrambi i personaggi poi sono meravigliati (θάυμαζειν = meravigliarsi):

- Socrate è meravigliato di trovarsi accanto Critone; - Critone è meravigliato di come Socrate abbia dormito

tranquillamente nonostante la sua condanna a morte fosse incombente.

Dopo essersi salutati Critone spiega a Socrate il perché della sua venuta. Gli dice che ha saputo che la nave sacra sarebbe rientrata ad Atene a breve e che quindi Socrate aveva poco tempo per fuggire.

Socrate durante la notte ha fatto un sogno e lo racconta al suo amico. Gli dice di aver visto una donna vestita di bianco la quale ha pronunciato queste parole: "O Socrate, il terzo giorno giungerai a Flia ricca di zolle". Queste parole sono tratte da un verso dell’Iliade quando si racconta che Achille adirato con Agamennone decide di tornarsene in patria. Dopo la narrazione di questo sogno, Critone dice a Socrate che si tratta di un sogno piuttosto strano. In greco strano si dice ατοπόν cioè “ che non ha luogo”. Il sogno infatti è qualcosa che non è collocabile in un dato spazio nel mondo reale, non ha luogo nel mondo dei fatti empirici. Esso però ha una funzione non da poco, in questo caso serve per dare un senso ai fatti che il protagonista si trova di fronte. In base al sogno infatti Socrate trae un criterio di organizzazione degli eventi.

Critone a questo punto fa un lungo discorso a Socrate dove gli mostra tutte le motivazioni per scappare dalla prigione. Il discorso di Critone non è proprio al livello del problema ma è un po’sotto, è un po’ “terra terra”. Egli infatti mostra a Socrate la realtà dei fatti, così com’è, palpabile e dimostrabile. Critone guarda solo ai fatti e alle conseguenze più pratiche e reali. Le argomentazioni proposte da Critone sono:

- La vergogna, la pura dell’opinione della gente; - Il timore di Socrate; - La coerenza con la sua vita, si è sempre rifatto alla giustizia e

deve continuare a farlo; - L’opinione pubblica.

Il discorso di Critone è dunque un discorso circolare in quanto parte dalla vergogna e dall’opinione pubblica per poi tornarci al termine delle sue considerazioni. OPINIONE: l’intero dialogo può essere visto come una discussione assiologico –veritativa da darsi all’opinione. Socrate ha un atteggiamento articolato nei confronti dell’opinione:

- Non la disconosce in toto; - Cerca di distinguere tra le varie tipologie di opinioni, ce ne

sono certe da seguire e altre da evitare.

Critone dice a Socrate: “se tu muori, per me, non sarà soltanto il dolore di aver perduto un amico come te, quale io non riuscirò mai più a trovare, ma tutti quelli che non ci conoscono bene penseranno che io, con i mezzi che avevo, avrei potuto salvarti e che non l'ho fatto per non spendere denaro. Passare per uno che tiene più al denaro che agli amici: cosa mi potrebbe capitare di peggio? Perché la gente non crederà mica che sei stato tu a non voler fuggire da qui, anche se noi abbiamo fatto tutto il possibile.” Critone infatti ha paura di perdere un amico quale è Socrate ma allo stesso tempo ha paura dell’opinione della gente. Egli ha paura infatti di essere criticato dal popolo per non aver salvato un amico preferendo il denaro all’amicizia. Critone vuole evitare il discredito e la vergogna agli occhi della gente, dei molti (πολλοι). Socrate a questo punto interviene e risponde all’amico dicendo: “Ma, mio caro Critone, che c'importa di quello che dice la gente? Le persone più avvedute - ed è di loro che ci

deve importare - penseranno, invece, che le cose siano andate, effettivamente, come sono andate.”

Socrate dunque risponde dicendo che se dobbiamo preoccuparci di qualche opinione, non è certo quella di tutti che ci interessa ma

bensì quella dei più saggi. Egli dunque contrappone ai molti (πολλοι) di Critone, i più saggi (επιεικεστατοι). Socrate qualifica dunque l’opinione pubblica: ma in base a cosa? In base alla qualità di chi la professa:

- Opinione della massa; - Opinione dei saggi.

Critone però non è d’accordo con l’amico e controbatte che invece bisognerebbe occuparsi dell’opinione della gente perché questa ha il potere di produrre grandi mali e sofferenze. “Sì, Socrate, però anche tu vedi che è necessario tener conto pure dell'opinione degli altri. E quello che è

accaduto ti dimostra che la gente è capace non solo di darti dei fastidi ma anche di procurarti qualche

grosso guaio, se uno diventa vittima della calunnia.”

(ex. Socrate viene giudicato dall’eliea che è un tribunale fatto da 501 cittadini e non esperti di diritto). Socrate allora ribatte a Critone dicendo: “Magari, Critone, fosse capace di fare il male, perché, allora, sarebbe capace, anche di fare il bene. E questa sarebbe una gran bella cosa. Invece

non è capace di fare né l'uno né l'altro, non ti fa diventare né saggio né stolto, ma agisce, così, a casaccio. “

Socrate dunque ribatte dicendo che la gente non sa fare né il bene né il male. Il popolo fa quello che fa come gli capita, è un fare casuale. Il filosofo sostiene che dove sono in gioco il bene e il male, la gente è incapace di agire, non sa prendersi le proprie responsabilità. (ex. Nessuno vuole assumersi la responsabilità della morte di Socrate, né la gente, né gli Ateniesi).

Critone poi analizza le possibili paure di Socrate. La prima cosa che gli dice è : “temi, forse, per me e per gli altri amici che, nel caso tu fuggissi, i delatori potrebbero danneggiarci per averti aiutato e che, quindi, noi possiamo perdere i nostri beni, il nostro denaro o, magari, subire qualcosa di peggio? Se hai paura di questo, sta' tranquillo, perché sarebbe anche giusto, per salvarti, correre questo rischio e, se fosse necessario, anche uno maggiore. Suvvia, dammi retta, e fa' come ti dico.” Critone dunque rassicura Socrate dicendo che sia lui sia gli altri suoi amici sarebbero ben disposti a correre rischi per salvargli la vita e farlo fuggire dal carcere. Inoltre lo rassicura dicendogli che questa paura è un po’ infondata in quanto la fuga dal carcere è piuttosto facile ed è un’eventualità remota il fatto di correre grossi rischi.

Critone poi chiede a Socrate se ha paura che la fuga costi troppo e gli dice che neanche di questo si deve preoccupare. Le sue parole sono infatti: “Ma di questo non devi preoccuparti perché non è poi nemmeno una gran somma quella che certe persone pretendono per salvarti, per tirarti fuori di qui. E poi, non vedi come sono a buon mercato questi vigliacchi? Gente che si vende per poco. Quello che ho è a tua disposizione e io penso che sia sufficiente. Ma se, poi, tu ti fai scrupolo di dover approfittare del mio, questi forestieri che son qui, son pronti a contribuire. Uno, poi, Simmia di Tebe, ha addirittura portato con sé tutto il denaro necessario; anche Cebete e molti altri, sono pronti a farlo.” Infine Critone tranquillizza Socrate dicendogli che non deve temere neanche della meta, di dove andare una volta fuggito ed esiliato. Le parole di Critone sono infatti: “non aver paura di quello che hai detto in tribunale, che se tu fossi andato in esilio non avresti saputo di che vivere, perché in qualunque posto, dovunque volessi andare, saresti bene accolto. Se tu volessi recarti in Tessaglia, per esempio, io, proprio lì, ho degli amici che si farebbero in quattro per te e tu saresti al sicuro e nessuno potrebbe torcerti un capello. “

Critone poi parla con l’amico riguardo la giustizia. Gli dice che scegliendo di rimanere in carcere non solo tradirebbe sé stesso ma addirittura i suoi figli. Le parole che vengono dette al condannato sono: “E poi, mi pare proprio che tu, oltretutto, non compia una cosa giusta lasciandoti andare, mentre potresti salvarti, perché, in fondo, ti adoperi a far quello che vorrebbero i tuoi nemici, anzi, che hanno già ottenuto, volendoti morto. E, in più, mi sembra che tu tradisca anche i tuoi figli che potresti allevare e educare e che, invece, abbandoni e che, per quanto dipende da te, vivranno in balia del destino, come degli orfani. Il fatto è che, o non bisogna aver figli o, se si hanno, sacrificarsi per loro, fino all'ultimo, allevandoli ed educandoli; e tu, al contrario, mi pare che hai scelto il partito più comodo. E, invece, devi fare quello che un uomo onesto e coraggioso farebbe, specialmente, tu, che dici di aver perseguito la virtù per tutta la vita.” Secondo Critone, Socrate tradirebbe sé stesso in quanto si consegnerebbe ai nemici che lo uccideranno e andrebbe contro i principi che per tutta la vita ha professato. Potrebbe sembrare che Socrate decidendo di morire scelga la via più facile, con la morte si libererebbe da rischi, da responsabilità e da incombenze. Ma egli per tutta la vita ha dichiarato di voler seguire virtù e coraggio e per questo secondo Critone la scelta più coerente sarebbe la fuga e non la morte. Inoltre Socrate tradirebbe i suoi figli in quanto li renderebbe orfani e in più si sottrarrebbe agli obblighi di padre che possiede da quando ha accettato i suoi figli.

Il discorso di Critone si conclude nuovamente con l’opinione popolare. Egli sostiene infatti che l’intera faccenda può essere motivo di vergogna sia per lui che per tutti gli altri amici. Queste sono le sue parole: “Quanto a me, mi vergogno per te e per tutti noi, amici tuoi, perché si dirà

che siamo stati dei vigliacchi, in tutta questa tua faccenda, dalla tua comparizione in tribunale, quando potevamo evitarla, alla discussione stessa del processo, come si è svolta, fino all'ultimo atto, vero e proprio ridicolo epilogo di un dramma, per cui, di certo, si crederà che è stata dappocaggine e codardia, la nostra, se non siamo stati capaci di salvarti, noi da parte nostra e tu dalla tua, quando la cosa era facile e possibile, solo che ti avessimo minimamente aiutato. “

Il discorso di Critone: - È circolare; - Attinge a livelli diversi: 3 motivazioni che si collocano su piani

diversi; Il timore e la vergogna sono visti da Critone come un criterio d’azione. L’opinione popolare condiziona molto le scelte di Critone. Egli valuta il da farsi sulla base di un punto di vista che appartiene ad altri. La gente agisce sulla base di un criterio esterno a sé, a quanto fa. La norma della sua azione gli viene data dall’esterno = eteronoma.

Critone poi parla di paura sia personale sia di quelle di Socrate. Entrambe sono determinate sulla base di un criterio esterno ed eteronomo.

Il terzo gruppo di argomenti presentato da Critone sembra diverso dagli altri. Qui entra in gioco la giustizia accompagnata dal concetto di coerenza e incoerenza. INCOERENZA: è qualcosa di intrinseco all’azione e non qualcosa di esterno e per questo non può essere considerato un punto di riferimento. Per Socrate stare in carcere può essere giusto ma i suoi figli la vedono come un’azione ingiusta. Critone propone una nozione di giustizia relativa, che varia cioè da persona a persona a seconda del punto di vista. Per Socrate invece il criterio di giustizia deve essere qualcosa di immutabile.

Nel Fedone Socrate dichiara che la morte non è un male per l’uomo ma questo non è una legittimazione del suicidio. Allora potrebbe sembrare che il darsi la morte sia un atto contradditorio. L’uomo si accoglie nell’esistenza e rifiuta la presenza dell’indisponibile.

Socrate dovendo bere la cicuta è condannato a suicidarsi. Egli però vuole dimostrare che non fuggire è l’unica scelta d’azione capace di rispettare quel limite che inerisce alla costituzione della vita. Non siamo noi a volerci nella vita, noi siamo solo liberi di accoglierci o rifiutarci. Se ci accogliamo, dobbiamo anche accogliere il limite costitutivo.

Il limite è qualcosa che non è rimesso alla mia volontà.

Questo limite al contempo rimette il peso del mio esistere ad un atto di accettazione: accetto di esistere con questo limite costitutivo oppure respingo la vita e insieme il limite. Socrate è condannato a darsi la morte. Per lui accettare la condanna non vuol dire rifiutare o disconoscere il limite ma anzi accoglierlo integralmente. La scelta del carcere salvaguardia la sua autonomia, la sua libertà. Socrate sceglie la condanna (giustizia) e non la morte.

Socrate poi continua il discorso e risponde a tutte le argomentazioni dell’amico dicendo: “Mio caro Critone, questo tuo zelo sarebbe assai lodevole se fosse conforme a giustizia, altrimenti, più esso è insistente, più è biasimevole. Noi dobbiamo, perciò, esaminare se sia lecito o meno fare come tu dici, perché io - e non solo da oggi, ma da sempre - non mi lascio persuadere se non da quel ragionamento che, secondo il mio modo di pensare, mi sembra il migliore. E poi, quelle massime di vita che io ho sempre sostenuto finora, non posso certo ripudiarle per il fatto che adesso m'è toccato quest'accidente, anzi, restano sempre le stesse ed io ne sostengo e ne condivido i principi nella stessa misura di prima.”. Socrate vuole arrivare ad una scelta univoca e per farlo spiega a Critone che dovrà procedere secondo ragione. Per Socrate si deve seguire la ragione migliore.

Ragionare = λογιζομαι = non accogliere passivamente le opinioni altrui.

Socrate cerca il discorso migliore (βελτιστος = ottimo). Socrate vuole arrivare al massimo = ciò oltre cui non ci sono le alternative. L’alternativa non è praticabile. Socrate propone a Critone di sganciarsi dall’ottica relativistica.

Socrate e Critone entrambi esprimono le loro opinioni usando il verbo “sembra” solo che in greco questo verbo può essere espresso in due modi:

- Δοκειν = usato da Critone; = sembrare rimesso all’attività del soggetto.

- Φαινομαι = usato da Socrate; = mostrare, sembrare; = il soggetto si determina per una certa posizione in virtù di qualcosa che gli appare (fenomeno);

Socrate afferma di essersi sempre comportato così = COERENZA. Anche se le circostanze cambiano. Socrate non inizia il suo discorso pretendendo di avere principi supremi da contrapporre a Critone. Socrate muove dal terreno di Critone = terreno dell’opinare. Il filosofo sostiene infatti che il terreno dell’opinine è imprescindibile ma bisogna diversificare le opinioni, non tutte sono uguali. Socrate non oppone la scienza all’opinione.

ciò che è ciò che sembra

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