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Riassunto dell'esame di Diritto Romano 2: il problema delle persone giuridiche (Orestano), Sintesi di Diritto Romano II. Università di Macerata (UNIMC)

Diritto Romano II

Descrizione: Riassunto dell'esame di Diritto Romano 2. Libro consigliato per svolgere l'esame: il problema delle persone giuridiche (Orestano)
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RICCARDO ORESTANO
IL PROBLEMA DELLE PERSONE GIURIDICHE IN DIRITTO ROMANO
CAPITOLO I
PREMESSE
La giurisprudenza romana non ha formulato il concetto di “persona giuridica” che è di stampo moderno.
Con questo concetto si designano unioni di uomini, di beni, o di funzioni ai quali in un determinato ordinamento è
possibile attribuire diritti, obblighi, poteri. Questo tipo di condizioni concrete: situazioni, si trovano già formulate nel
diritto romano. La presente indagine ha pertanto lo scopo di individuare come fossero previste analiticamente.
Per orientarci meglio nel sistema antico ci si avvarrà dei dati reali, di fatto che testimoniano dell'attività e delle
finalità dei raggruppamenti umani, dei dati normativi; e quindi delle norme atte a disciplinare questi fenomeni giuridici
e dei dati speculativi, cioè in che modo la scienza del diritto nei vari temi e luoghi ha concettualizzato questo fenomeno.
L'autore avverte subito che non è facile usare metodi speculativi che, pur sforzandosi di analizzare il problema dal
punto di vista dell'esperienza antica, hanno finito per proiettare concetti moderni ad un contesto diverso. E' bene quindi
partire dalla convinzione che non dobbiamo analizzare un “istituto” confinato giuridicamente, ma un certo gruppo di
situazioni al quale dobbiamo noi sforzarci di dare un significato.
CAPITOLO II
“PERSONA” E “PERSONE GIURIDICHE” NELL'ETA' MODERNA
SUL TERMINE “PERSONA” DALLE FONTI ROMANE AL XVI SECOLO
Il diritto romano usa frequentemente il termine persona ma senza alcun significato tecnico, bensì come “maschera
teatrale”, quindi come parte da sostenere, per poi farla equivalere a uomo.
Solo in alcuni testi post-classici esprime capacità giuridica, ma non in Giustiniano.
Nell'esperienza della Glossa la persona non è considerata come entità astratta; è nell'esperienza canonistica che si
configura come entità unitaria: l'universitas come personae fictae, come costruzione intellettuale.
L'umanista Duaren applica il termine persona sia alle universitates, sia ai suoi componenti: concetto unitario di
personalità giuridica.
Nel XVI sec. si assiste al tentativo di chiarire il rapporto naturalistico dell'uomo come soggetto fisico e il concetto
giuridico uomo come persona. Vi sono degli Umanisti che tendono a cogliere le nozioni che i Romani avevano
dell'uomo:
- come essere naturale
- come destinatario di uno “status” (nesso tra condicio personae e trattamento giuridico).
Nel XVIII, sotto la spinta ideologica dell'individualismo giusnaturalistico, si fece coincidere lo status hominis
naturalis e lo status hominis civilis, cioè la nozione di uomo come dato naturalistico e la nozione di uomo in senso
giuridico, per cui ogni uomo sarebbe portatore di “diritti soggettivi” che riflettono la sua “volontà” come dato della sua
personalità, per cui tutto rapportato al singolo individuo, le stesse norme non creavano più nulla, ma si adattavano ad
attuare i “diritti”, considerati come preesistenti e quindi indipendenti dalle norme stesse.
Per cui si passa da una concezione essenzialmente oggettiva del diritto ad una soggettiva, ciò si realizzò nelle
costruzioni della Pandettistica tedesca tra la fine del XVIII e il XIX secolo. Il subiectum iuris non era più sottomesso ad
una regolamentazione oggettiva, ma un essere che di per aveva già i diritti; si diceva che l'unico soggetto era l'uomo,
allora come si potevano regolare le altre situazioni? Due erano le vie d'uscita:
- o mantenere l'uomo in un ruolo centrale ed esclusivo per il diritto, per cui tutti gli altri “soggetti” si ponevano come
figure artificiali, intellettuali, pensati dallo stesso uomo, ma diversi da esso:
- o dimostrare che anche questi “soggetti” potessero avere un'esistenza autonoma e una volontà altrettanto reale.
Da queste due alternative sono nate due teorie: la teoria della finzione e la teoria della realtà.
LA TEORIA DELLA FINZIONE
Fu elaborata da Savigny: senza la volontà dello Stato non si avrebbero persone giuridiche quali soggetti di diritto
divisi in corporazioni con un substrato personale, in fondazioni la cui esistenza è basata sullo scopo, solo il singolo
uomo è capace di diritti. (2ª meta del diciannovesimo secolo).
Il Puchta raggruppò le varie figure di persone giuridiche sotto l'unico concetto di universitates, distinguendole poi in
universitates personarum aventi un substrato di persone e universitates rerum cioè le fondazioni che come substrato
hanno un complesso di beni.
Con la teoria della funzione si veniva a determinare un diritto costruito in funzione dell'individuo e dei suoi diritti,
infatti era appunto all'individuo che venivano assimilate attraverso un sistema di “finzione” queste figure. Ma mentre
per le concezioni più antiche più antiche la fictio che poneva le universitates era una creazione intellettuale della scienza
giuridica (glossa), per il Savigny la fictio era uno strumento tecnico di cui poteva disporre solo il legislatore, e si
imponeva come dato reale in quanto escogitato dal legislatore.
Gli ideali individualistici del XVIII sec. cui aderiva lo stesso Savigny guardavano con poco favore a questi gruppi cd.
intermedi, per questo li avevano ridotti a mere figure di diritto privato, subordinati al riconoscimento da parte dello
Stato. Non a caso di questa teoria della finzione si serviranno le dottrine statalistiche del XIX sec. per giustificare le loro
tendenze assolutistiche miranti a risolvere tutto il diritto nella mera volontà dello Stato.
(riconoscimento natura costitutiva da parte dello Stato).
TEORIA DELLA REALTA'
La teoria della realtà che ha come principale portavoce Otto von Gierke, considera le persone giuridiche come
organismi naturali (teoria organica), in quanto dotate di una loro natura giuridica, senza bisogno quindi di ricorrere ad
analogie o a finzione. Naturalmente per considerarle come soggetti reali fu necessario valorizzarne l'elemento del
sbustrato personale: l'individuo è inserito in gruppi sociali per il raggiungimento di scopi, perciò l'ente collettivo non si
può più considerare un'astrazione nei confronti dall persona fisica. La rilevanza giuridica delle persone giuridiche non
necessita più di un riconoscimento formale, in quanto esse hanno già una loro esistenza.
Per cui per la teoria della realtà il riconoscimento da parte dello Stato avrebbe una natura meramente dichiarativa, al
contrario per la teoria della finzione tale riconoscimento avrebbe una natura costitutiva. (non sempre volontà dello Stato).
La critica che ad entrambe le dottrine si può fare è che esse vollero dare un'unica definizione a tutte le diverse
situazioni rapportabili alla nozione di persona giuridica; così la teoria della finzione dovette ammettere che accanto a
situazioni fittizie, ve ne fossero alcune pre-statali: le comunità, i villaggi, le città, per cui non sempre queste situazioni
nascevano per volontà dello Stato in quanto per se stesse esistenti. La teoria della realtà, invece, avendo riguardo
soprattutto ai fenomeni corporativi, limita moltissimo le fondazioni.. Per cui alcuni sostenitori della stessa teoria
finirono per ammettere tale proposito la finzione.
ALTRE PROSPETTIVE
Vi furono altre teorie che tentarono di studiare le persone giuridiche indipendentemente dal sbustrato con il quale
venivano identificate per pervenire ad una costruzione unitaria comprensiva delle diverse situazioni.
Teoria del patrimonio allo scopo: il solo soggetto è l'uomo, le persone giuridiche sono solo dei patrimoni destinati
ed appartenenti allo scopo (personificazione allo scopo).
Teoria della volontà: la realtà è composta da soggetti fisici e giuridici che sono entrambi soggetti di diritto, in quanto
l'unico comun denominatore è la volontà. Con questa teoria si porta alle estreme conseguenze le concezioni del diritto
soggettivo come signoria della volontà.
Teoria dell'organizzazione: ha posto l'accento sul substrato organizzativo personalistico (nell'associazione) o
patrimoniale (nella fondazione) e l'organizzazione è vista come soggetto di diritto e di volontà.
LA PUBBLICIZZAZIONE DELLA PROBLEMATICA DELLE PERSONE GIURIDICHE E LE SUE
CONSEGUENZE
Inizialmente, quando si pose la nuova concezione del “soggetto di diritto” e dei suoi diritti soggettivi, il problema
delle “persone giuridiche” fu visto solo dal punto di vista del diritto privato, come d'altronde fu in questo versante che si
venne costruendo la nozione di “soggetto di diritto”; abbiamo detto, infatti, che nella esasperata ricerca della liberazione
dell'individuo le figure intermedie erano viste con sospetto, per cui le si doveva confinare in un campo che non avesse
nessun rilievo pubblicistico. Il Savigny infatti nega aspetti pubblicistici alla nozione della personalità giuridica e che
anzi il concetto di persona giuridica si limitava ai soli rapporti e diritti patrimoniali. Ma le dottrine giuspubblicistiche si
rifecero alla nozione di persona giuridica facendo del principio della personalità dello Stato il punto di partenza.
Attraverso il pensiero di personalità come Laband e lo Jellinek, il pensiero giuspubblicistico sostiene che lo Stato è
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Informazioni sul documento
Caricato da: malakd
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Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università di Macerata (UNIMC)
Data di caricamento: 15/02/2011
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g.raia - Università di Macerata (UNIMC)

molto buono

28/08/13 14:29
mikylabella - Università di Macerata (UNIMC)

GraziE!

22/07/13 10:21
daniele.uni - Link Campus University of Malta

bello!

28/05/13 12:09
giuliaconti85 - Università di Macerata (UNIMC)

ottimo!grazie!

19/04/13 18:20
giuliaconti85 - Università di Macerata (UNIMC)

ottimo!grazie!

19/04/13 18:20
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