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Riassunto di Istituzioni di Diritto Privato - NIVARRA - RICCIUTO - SCOGNAMIGLIO, Riassunti di Istituzioni Di Diritto Privato. Università di Brescia

Istituzioni Di Diritto Privato

Descrizione: Riassunto del libro di L. Nivarra - V. Ricciuto - C. Scognamiglio per il corso di Istituzioni di diritto privato
Mostro le pagine  1  -  4  di  66
Capitolo I - Concetti fondamentali
1.1 - Considerazioni preliminari
Concetto di diritto: è un insieme di norme, ovvero di enunciati linguistici, la cui funzione consiste nel prescrivere il
compimento o l’omissione di una certa azione.
Ci sono altri aggregati di norme che però non costituiscono diritto: morale, religione, costume.
Quindi il diritto è quell’insieme di norme la cui osservanza è garantita da sanzioni somministrate da un apparato di stabili
istituzioni in capo alle quali si concentra l’uso legittimo della forza fisica -Quindi il diritto è l’unico dei sistemi normativi
che possa imporre con la forza (esercitata da un’istituzione legittima) il rispetto delle sue norme.
Il diritto è il solo sistema normativo che abbia ad oggetto conflitti, sia pure in modo non esclusivo (ha per oggetto anche
altri tipo di conflitti), di tipo appropriativo (che nascono dalla scarsa disponibilità di beni materiali - previsioni di regole in
base alle quali stabilire chi e come possa appropriarsi di un bene).
2 - Le fonti del diritto
Tra le norme che compongono un sistema giuridico ve ne sono alcune che stabiliscono i modi attraverso i quali è possibile
dare vita a nuove norme (norme di secondo grado o metanorme), le quali costituiscono fonte del diritto.
Si parla quindi di fonti di produzione del diritto, e dunque la parola “legge” associata a “fonti del diritto” è la sintesi
verbale delle metanorme di cui agli art 71-77 Cost.
Non confondere con fonti di cognizione del diritto, che indicano il singolo atto normativo, la singola legge, ecc
Le fonti del diritto sono disposte gerarchicamente: possiedono forza normativa diversa. In caso di conflitto o antinomia, la
norma di rango superiore prevarrà su quella di rango inferiore, la quale non produrrà alcun effetto. La norma di rango
inferiore non potrà mai abrogare una norma di rango superiore. Quando il rango è uguale, la norma posteriore prevale sula
norma anteriore, e la norma speciale prevale sulla norma generale.
2.1 - La Costituzione
Dal punto di vista sostanziale, la Costituzione italiana del 1948 ha un contenuto molto più ampio di quello delle classiche
costituzioni ottocentesche. Ne discende che mentre le norme costituzionali tradizionalmente intese esauriscono il loro
raggio d’azione nell’ambito dei rapporti tra poteri pubblici, e tra poteri pubblici e cittadini, le norme costituzionali che
positivizzano (conferiscono massima efficacia normativa) valori quali, appunto, l’eguaglianza, la giustizia, ecc, estendono
il loro raggio d’azione anche all’ambito dei rapporti tra i privati.
Sotto il profilo formale si caratterizza a causa della sua rigidità, la quale implica due distinte tecniche di preservazione del
primato della Costituzione stessa.
La prima di queste è rappresentata dalla previsione di un procedimento differenziato e più complesso (procedimento
aggravato) per le “leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali”. Sarà necessario ricorrere alla procedura
aggravata per la quale la legge di revisione deve essere approvata da ciascuna delle Camere per due volte a intervallo non
minore di tre mesi.
E’ bene ricordare che vi sono alcune norme costituzionali che non sono suscettibili di essere modificate o abrogate neppure
attraverso il procedimento aggravato. (es. non può essere oggetto di revisione costituzionale la forma repubblicana dello
Stato).
La seconda tecnica consiste nella previsione di un apposito organo costituzionale il quale viene investito del compito di
decidere se una data norma giuridica, prominente da una fonte diversa dalla Costituzione, sia conforme o meno alla
Costituzione stessa. In Italia è la Corte Costituzionale la quale giudica della legittimità costituzionale delle norme di
rango inferiore alla Costituzione sulla base di un incidente di costituzionalità sollevato da un giudice nell’ambito di una
singola specifica controversia.
E’ opportuno segnalare la peculiare efficacia della sentenza di illegittimità costituzionale la quale espunge
dall’ordinamento la norma non conforme alla Costituzione, con effetto retroattivo (salvo il solo limite del “giudicato”).
2.2 - Le altri fonti del diritto
La Costituzione prevede due nuove tipologie di fonti del diritto e cioè le leggi costituzionali (le leggi di revisione
costituzionale e le altre leggi costituzionali), e le leggi regionali.
Le leggi costituzionali hanno una forza normativa pari a quella delle norme costituzionali originarie.
Per quanto riguarda le leggi regionali, la Costituzione elenca alcune materie che appartengono alla competenza legislativa
dello Stato. Vi sono poi le materie oggetto di legislazione concorrente in merito alle quali le Regioni hanno competenza
legislativa, ma nel quadro di un insieme di principi fondamentali, la cui determinazione spetta di volta in volta alla
legislazione dello Stato. Per tutte le altre materie, la potestà spetta in via esclusiva alle Regioni.
Vi è poi una ulteriore nuova tipologia di fondi del diritto: norme comunitarie – Trattato sull’Unione Europea,
regolamenti e direttive. In ragione del loro fondamento nel art. 11 della Costituzione, la Corte Costituzionale ha
riconosciuto rango costituzionale. In caso di contrasto tra una norma comunitaria ed una norma interna, dovrà procedere
alla disapplicazione di quest’ultima.
Le norme comunitarie hanno immediata efficacia normativa quando contenute in un regolamento, ma necessitano di essere
recepite dalla legge interna quando contenute in una direttiva (salvo le self executing).
Nel sistema delle fonti, le leggi ordinarie si collocano immediatamente al di sotto della Costituzione e delle leggi
costituzionali, e delle norme comunitarie; e al di sopra di tutte le altre fondi alle quali non potrà affidarsi la disciplina di
una materia riservata alla legge.
Equiordinati alla legge sono gli atti di governo aventi forza di legge (decreti-legge e leggi delegate). I decreti-legge sono
provvedimenti adottati dal Governo in casi di necessità e urgenza che entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione devono
essere convertiti in legge dalle Camere, pena la perdita di efficacia. La legge delegata è la legge emanata dal Governo sulla
base di una legge di delega del Parlamento che determini i principi e criteri direttivi ai quali il Governo, nel’esercizio della
potestà legislativa delegata, dovrà attenersi.
I regolamenti sono atti normativi (posti in essere dal Governo o altre autorità come le Regioni, Provincie, Comuni, Banca
D’Italia, ecc) che non possono contenere norme contrarie alle disposizione di legge. Possono essere regolamenti di
esecuzione, i quali disciplinano nel dettaglio materie che sono state già regolamentate per legge, o regolamenti
indipendenti, i quali intervengono in materie non incise da una disciplina legislativa.
Gli usi sono una fonte non scritta del diritto e consistono nella ripetizione costante e uniforme di comportamenti osservati
nel pieno convincimento che si tratti di comportamenti giuridicamente doverosi. Nelle materie oggetto di disciplina da
parte di legge o regolamenti, gli usi hanno efficacia soltanto se espressamente richiamati dalla fonte di rango superiore.
Elencazione aggiornata delle fonti del diritto:
1. Costituzione, leggi costituzionali, norme comunitarie.
2. Leggi statali ed atti equiparati
3. Leggi regionali
4. Regolamenti
5. Usi
2.3 - Il ruolo della dottrina e della giurisprudenza
La giurisprudenza (ossia il complesso delle sentenza pronunciate dai giudici) non è fonte del diritto. Il giudice ha il solo
compito di interpretare una norma generale ed astratta e di applicarla al caso concreto. La Corte di Cassazione ha il
compito di assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge.
Accade spesso, dunque, che una certa interpretazione di una legge, ove ripetuta nel tempo, dia luogo ad un indirizzo
interpretativo consolidato. Ciononostante, le decisioni giudiziarie non sono fonti del diritto italiano e nessun giudice è
tenuto a seguire precedenti interpretazioni (sistema civil law). Nei sistemi common law (Inghilterra, USA, ecc) i precedenti
giudiziari hanno un’efficacia vincolante obbligando ai giudici a conformarsi a quanto statuito nelle pronunce emanate dalle
corti superiori.
3 - L’efficacia della legge nel tempo
Per le norme che promanano da fonti scritte, l’efficacia è subordinata ad un’ulteriore formalità: la pubblicazione.
Nel caso delle leggi costituzionali, leggi statali e dei regolamenti F 0 E 0 Gazzetta Ufficiale della Rep. Italiana.
Nel caso delle leggi regionali F 0 E 0 Gazzetta Ufficiale di ciascuna Regione.
Nel caso delle norme comunitarie F 0 E 0 Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea
Una volta avvenuta la pubblicazione, trascorsi 15gg., la legge o regolamento divengono efficaci nei confronti di tutti
coloro che sono soggetti alle norme del diritto italiano.
L’ignoranza della legge non scusa perché tutti avrebbero potuto conoscere la norma e il suo contenuto.
La regola di irretroattività della norma giuridica ha carattere assoluto soltanto nel caso di norme penali, mentre in altri
ambiti ha un valore soltanto di massima e trova frequenti eccezioni.
Un altro problema è quello inerente alla loro successione nel tempo. La tecnica per risolverlo è l’abrogazione. Si dice che
è espressa quando è espressamente dichiarata dal legislatore. E’ invece tacita quando vi è incompatibilità tra le nuove
norme e le precedenti, o perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore.
Non è causa di abrogazione di una norma la desuetudine, cioè il fenomeno opposto alla consuetudine (norma
costantemente violata dalla maggioranza dei suoi potenziali destinatari, convinti che essa abbia già perso la sua efficacia
prescrittiva).
3.1 - L’efficacia della legge nello spazio: il diritto internazionale privato
Il diritto internazionale privato designa l’insieme delle norme giuridiche con le quali uno Stato regola i rapporti privatistici
che presentino elementi di estraneità (matrimonio celebrato in Italia fra cittadini francesi).
La norma di diritto internazionale privato si configura come una norma interna emanata dallo Stato in adempimento degli
obblighi derivanti dall’adesione ai trattati (es. Convenzione dell’Aja).
La struttura tipica della norma di diritto internazionale privato presenta due elementi: la descrizione (doppia
qualificazione: prima ordinamento nazionale e dopo ordinamento estero) ed il criterio di collegamento:
1) la legge nazionale dei contraenti, se comune ad entrambi
2) la legge del luogo in cui viene concluso il contratto
3) la legge designata dalla concorde volontà delle parti (prevale se richiesto dai contraenti).
Per la responsabilità extracontrattuale, la responsabilità per fatto illecito è regolata dalla legge dello Stato in cui si è
verificato l’evento. La responsabilità di danno da prodotto è regolata, a scelta del danneggiato, dalla legge dello Stato in
cui si trova il domicilio o l’amministrazione del prodotto o da quella dello Stato in cui il prodotto è stato acquistato. Le
questioni concernenti la proprietà, gli altri diritti reali ed il possesso sono disciplinate dalla legge del luogo in cui è sita la
cosa che forma l’oggetto di tali diritti (sia mobili e immobili). In materia di stato e capacità delle persone si applica la
legge dello Stato cui le persone appartengono. Circa il rapporto di coniugio, la forma di celebrazione del matrimonio è
regolata dalla legge del luogo di celebrazione o dalla legge nazionale di uno dei coniugi o dalla legge dello Stato di
comune residenza. La separazione personale dei coniugi ed il divorzio sono regolati dalla legge nazionale comune dei
coniugi: in mancanza si applica la legge dello Stato di prevalente localizzazione. In materia di rapporti tra genitori e figli,
si applica la legge nazionale del figlio. Ladozione è regolata dal diritto nazionale degli adottanti, o in mancanza, dello
Stato nel quale gli adottanti sono residenti. Per la successione mortis causa, si applica la legge nazionale del de cuius al
tempo della morte, chi può, con dichiarazione testamentaria sottoporre la successione alla legge dello Stato in cui risiede.
Le donazioni sono regolate dalla legge nazionale del donante.
Limiti: il giudice italiano non potrebbe applicare la norma straniera contrastante con la Costituzione. Inoltre, il limite
principale all’applicazione del diritto straniero è costituito dall’ordine pubblico: la legge straniera non è applicata se i suoi
effetti sono contrari all’ordine pubblico.
Condizione di reciprocità: lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione che in
analoghe circostanze l’ordinamento straniero preveda lo stesso trattamento per il cittadino italiano (principio di
uguaglianza e non discriminazione).
4 - L’interpretazione della legge
Le norme giuridiche nascono generali e astratte ed è necessario sottoporle ad un trattamento particolare che le predisponga
all’applicazione al singolo caso, il quale prende il nome di interpretazione. Attraverso l’interpretazione è possibile
stabilire se tra i diversi significati che dalla norma è possibile ricavare, ve ne sia almeno uno nel quale essa faccia
riferimento al caso individuale e concreto.
Tipi di interpretazione:
l’interpretazione legislativa (o autentica): è l’emanazione di una legge attraverso la quale il legislatore chiarisce il
significato di una legge precedente
l’interpretazione dottrinale: è quella posta in essere dagli studiosi del diritto
l’interpretazione giudiziale: è quella posta in essere dai giudici. Solo qui l’interpretazione è subito funzionale
all’applicazione
Il modo vago e spesso ambiguo in cui le norme giuridiche sono formulate lascia all’interprete un qualche margine di
discrezionalità nella scelta del significato da preferire. Esistono allora una serie di vincoli di varia natura che limitano la
discrezionalità dell’interprete: L’art.12 co1 Prel. Dice “nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che
quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. Qui
troviamo il criterio letterale e quello teleologico.
Criterio letterale: l’interprete non può a suo arbitrio ignorare il significato corrente che le parole utilizzate dalla legge
rivestono
Criterio teleologico (o dell’intenzione del legislatore): l’interprete dovrebbe stabilire quali fossero gli scopi avuti di mira
dal legislatore nel momento in cui si accingeva ad emanare quella legge e ricavarne indicazioni circa il significato da
attribuire alle singole norme.
Inoltre entra in gioco anche il criterio sistematico, in forza del quale l’interprete valuta la coerenza di questa sua scelta
con il significato delle altre norme appartenenti al medesimo sistema giuridico.
Altri tipi di interpretazione:
L’interpretazione evolutiva attribuisce alla norma un significato diverso, in genere più ampio, di quello desumibile dalla
mera ricognizione dell’originaria volontà del legislatore.
Un altro criterio è quello delle conseguenze: il significato di una norma viene deciso sulla base della preferibilità o meno
delle conseguenze economiche e sociali derivanti da una determinata interpretazione (va preferita quella che favorisce
l’efficienza economica complessiva sociale, ma si discute se possa o debba sempre prevalere su valori potenzialmente
confliggenti).
4.1 - Segue
Lacune: può accadere che, per quanto generali e astratte siano le norme, esse non riescano a disciplinare quel singolo caso
perché fin dal principio non è previsto.
Analogie: il ricorso all’analogia è previsto dal art. 12, co.2 Prel.: “se una controversia non può essere decisa con una
precisa disposizione si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora
dubbio si decide secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato”.
Il procedimento analogico amplia notevolmente i margini di discrezionalità dell’interprete, ed ecco perché, anche l’art 12
Prel vieta il ricorso all’analogia nel caso di norme eccezionali (ossia “norme che fanno eccezione a regole generali o ad
altre leggi”) e di norme penali incriminatrici.
5 - Il diritto privato
Nel sistema giuridico, la suddivisione più ampia è quella tra diritto pubblico e diritto privato.
Il diritto pubblico è costituito dall’insieme delle norme che regolano l’organizzazione costituzionale dello Stato. Il diritto
privato è costituito dall’insieme delle norme che regolano rapporti che si caratterizzano in quanto i soggetti di essi partecipi
si collocano su un piano di equiordinazione (Tizio e Caio che compravendono un bene, ma anche lo Stato quando stipuli
una convenzione con il proprietario del bene).
L’autonomia privata è quel fenomeno in virtù del quale i privati perseguono e realizzano i propri interessi mediante il
compimento di atti della più variata specie.
Il rapporto tra sistema giuridico e autonomia privata si sviluppa attraverso tre momenti fondamentali:
1. L’attribuzione agli atti di autonomia privata di un’efficacia vincolante eguale a quella posseduta dalla norma
giuridica (“il contratto ha forza di legge tra le parti”). La violazione dell’impegno assunto da una parte nei
confronti dell’altra potrà essere sanzionata mobilitando l’apparato istituzionale a ciò preposto.
2. La predisposizione da parte del sistema giuridico di una serie di regole del quale l’autonomia privata può avvalersi
ai propri fini. Queste norme (dispositive e suppletive) soddisfano l’esigenza di sollevare le parti dall’onere di
dettare, ogni volta, l’intera analitica disciplina di ciascun affare. Rispecchiano ciò che normalmente accade nella
prassi degli affari e si applicano automaticamente. Analoga funzione svolgono quelle norme che predispongono
schemi contrattuali già pronti per essere utilizzati (contratti tipici) ma nulla toglie che l’autonomia privata possa
dare via a nuovi tipi di contratto (contratti atipici).
3. Il rapporto tra sistema giuridico e autonomia privata è rappresentato dalla predisposizione di norme (imperative)
che limitano o regolano l’esercizio dell’autonomia privata.
L’insieme delle norme che promuovono (1), agevolano (2) o limitano (3) l’autonomia privata costituisce il diritto privato.
Il diritto privato si distingue in una serie di sottoinsiemi che prendono il nome dal settore oggetto di specifica regolazione:
diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto agrario, ecc
5.1 - Il codice civile
Il codice civile è una legge ordinaria.
Dal punto di vista storico, attraverso il codice civile si pone termine alle situazione di particolarismo giuridico e di
incertezza normativa che costituivano ormai un insopportabile ostacolo allo sviluppo del traffico economico.
Nel codice civile di stampo ottocentesco trova posto l’intera disciplina dei rapporti privati, ed il giudice si trasforma in un
mero esecutore della volontà legislativa.
Il modello codicistico conobbe, durante l’intero 800, una straordinaria fortuna diffondendosi in aree geopolitiche anche
estranee. L’unico grande paese europeo rimasto immune dal contagio della codificazione fu l’Inghilterra.
Il primo codice civile dell’Italia unita risale al 1865, ed esso ricalca il modello francese e al pari di quest’ultimo è
circoscritto alla sola materia dei rapporti civili giacché quelli commerciali sono consegnati alla disciplina di un codice di
commercio.
Nel 1942 fu emanato un nuovo codice civile ancora oggi in vigore. E’ un prodotto legislativo in larga misura originale che
certo tiene conto dell’esperienza francese e tedesca.
Inoltre, segna la scomparsa del codice di commercio, il cui contenuto viene trasfuso nel nuovo codice civile.
Il codice civile si divide in sei libri, preceduto dalle Disposizione sulla legge in generale, dette Preleggi. L’idea che sta a
fondamento della codificazione del 1942 è raccogliere in un unico testo normativo tutta la disciplina dei rapporti civili.
Nel corso dei sessanta anni, quest’ultimo ha visto ridimensionare la sua originaria pretesa di esaurire l’intera disciplina. Si
può dire che l’attacco al primato del codice civile si è sviluppato lungo tre direttrici fondamentali: la Costituzione, la
legislazione speciale di fonte interna e la legislazione speciale di fonte comunitaria.
La Costituzione enuncia principi destinati ad avere un impatto immediato anche sulla disciplina dei rapporti privati.
L’influenza dei principi costituzionali sul diritto privato si è esercitata in tre modi diversi:
1. la giurisprudenza ordinaria, che si mantiene almeno formalmente rispettosa del ruolo del codice civile
2. la giurisprudenza costituzionale, intacca in modo diretto il primato del codice civile dichiarando l’illegittimità
costituzionale di numerose disposizioni codicistiche.
3. la legislazione attuativa, intacca in modo diretto il primato del codice civile dettando una disciplina analitica di
materia già regolate nel codice civile
Cosi, nel corso degli anni ’70, vengono emanate numerose leggi speciale che si richiamano ai principi costituzionali
discostandosi dal codice civile. In un solo caso hanno trovato posto, attraverso la tecnica della novellazione, nel codice
civile (riforma del diritto di famiglia).
Negli anni ’80 il codice civile subisce un ulteriore scossone per il moltiplicarsi di direttive comunitarie (una volta recepite
determinano una riscrittura di interi settori del diritto privato – es. materia bancaria o societaria).
La differenza tra la tendenza degli anni ’70 dagli anni ’80 è che la prima muoveva da una sfiducia alla possibilità di
pervenire ad un equo contemperamento degli interessi in conflitto affidandosi ai soli meccanismi di mercato, mentre la
seconda muove dall’idea che il mercato e l’autonomia privata rappresentino le modalità più efficaci e razionali di
allocazione delle risorse. Proprio la abbondantissima produzione legislativa ispirata da finalità di tutela del consumatore
offre la prova di quanto affermato prima in quanto si persegue l’obiettivo non di fornire protezione ai consumatori, sebbene
di potenziare il consumo.
Il codice civile non può più avanzare quella pretesa di esaustività della disciplina privatistica che ne costituiva il marchio
d’origine.
Ciò non toglie che, anche se ridimensionato, il codice civile mantenga un ruolo importante sul piano della predisposizione
di concetti e regole di portata ampia, di principi e di clausole generali.
Capitolo II - Profili dell’attività giuridica
1 - La nozione di attività giuridica
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Indirizzo:
Universita: Università di Brescia
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fab.92 - Università Roma Tre

Qualcuno l ha utilizzato per l' esame e ha ottenuto un buon voto?

06/08/13 12:40
rol1990 - Università di Perugia

ottimo!grazie!

11/07/13 11:39
micheledoublecdimartino1 - Università di Roma Tor Vergata

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03/06/13 10:43
fedenoel - Università di Sassari

ottimo!!

29/05/13 11:02
bubbizzo - Università di Roma Tor Vergata

OTTIMO

06/05/13 10:41
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