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Riassunto del Processo di classe, Sintesi di Diritto Processuale Civile. Università di Pavia

Diritto Processuale Civile

Descrizione: Da "Lezioni sul processo civile II", ed. 2010
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Universita: Università di Pavia
Indirizzo: Giurisprudenza
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24/01/12 14:07

IL PROCESSO DI CLASSE

Il procedimento di classe è disciplinato all'art. 140-bis della l. 244/2007 (Codice del consumo). Per classe si intende un aggregato più o meno numeroso di componenti che sono titolari di situazioni giuridiche uguali e quindi di diritti individuali tra loro omogenei nei confronti dello stesso soggetto. L'azione di classe consente che una molteplicità di cause simili tra loro si svolgano contestualmente in un unico processo, per motivi di economia processuale e per assicurare la tutela giurisdizionale anche a situazioni giuridiche di consistenza minima che altrimenti resterebbero prive di protezione.

In Italia l'azione di classe ma trova applicazione esclusivamente per tutelare alcune posizioni giuridiche, specificamente soltanto quelle dei consumatori o utenti, intesi come le persone fisiche che agiscono per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale; sono escluse le persone giuridiche e le persone fisiche che agiscano come professionisti.

L'azione di classe è esperibile esclusivamente nei confronti di un'impresa; eventualmente anche pubbliche amministrazioni se ed in quanto svolgano attività d'impresa o siano concessionari di un pubblico servizio.

D.lgs 198/2009 regola il “Ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari dei servizi pubblici”, azione diversa dall'azione di classe: è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo ed volta ad ottenere un provvedimento con cui si ordina alla pubblica amministrazione di modificare il proprio funzionamento, senza poter chiedere tutela per il risarcimento danni subiti. Unico elemento comune è che entrambe sono riservate all'iniziativa di consumatori o utenti.

Il processo di classe si applica soltanto alle cause relative ai rapporti di consumo. Sono tutelati con l'azione di classe:

– i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione identica, inclusi i diritti relativi a contratti di consumo, stipulati indipendentemente dalle modalità di conclusione;

– i diritti identici spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale, cioè tutti i diritti al risarcimento legati alla Responsabilità per danno da prodotti difettosi;

– i diritti identici al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette, cioè i diritti dei consumatori ad essere risarciti derivanti da condotte contrarie alla diligenza professionale;

– i diritti identici al ristoro del pregiudizio derivanti agli stessi consumatori e utenti da comportamenti anticoncorrenziali, cioè da condotte vietate dalla legge antitrust e che sono messe in atto dai fornitori professionali di beni o servizi per alterare lo svolgimento della libera concorrenza.

L'art. 140-bis si riferisce esclusivamente a diritti, cioè a situazioni giuridiche perfette e suscettibili, in mancanza di un'azione di classe o in alternativa a questa, di essere tutelate con le forme del processo ordinario di cognizione. Non possono essere oggetto di tale processo né gli interessi né le situazioni giuridiche superindividuali o collettive. L'azione di classe tutela soltanto i diritti individuali propri di ciascuna consumatore o utente appartenente alla classe. Gli stessi diritti devono essere vantati nei confronti della stessa impresa debitrice e convenuta nel processo di classe e devono avere un titolo o causa simile, cioè avere il loro fondamento o negli stessi fatti costitutivi o in fatti costitutivi simili tra loro. Nel valutare l'ammissibilità dell'azione di classe il giudice gode di ampia discrezionalità per stabilire se i diritti fatti valere sono o no omogenei.

Non è previsto un valore minimo o massimo che i diritti debbano avere per poter essere tutelati con questa azione, ma si presume sia più utile per la tutela di diritti di valore minimo.

Tale processo si applica anche agli illeciti compiuti dopo il 15 agosto 2009, inteso come momento in cui l'impresa ha tenuto la condotta lesiva, nonostante il danno si possa essere verificato in un momento successivo.

Il processo di classe di distingue dagli altri in quanto all'atto della sua instaurazione è impossibile conoscere già tutti i destinatari degli effetti del provvedimento finale.

L'azione di classe può essere promossa da ciascun componente della classe, anche mediante associazione cui dà mandato o comitati cui partecipa. Le associazioni e i comitati nell'atto di citazione devono spendere il nome dei consumatori o utenti che compongono la classe e cui è riferibile la proposizione della domanda.

La domanda di classe deve essere instaurata davanti al tribunale ordinario avente sede nel capoluogo della regione in cui ha sede l'impresa o, per le regioni di dimensioni minori, nel capoluogo di altre regioni. In questo modo tutte le azioni giudiziali contro la stessa impresa sono proposte avanti ad un solo ufficio giudiziario, realizzando esigenze di concentrazione strettamente collegate con la trattazione e decisione delle azioni seriali. In caso di divergenza tra sedi legali e sede effettiva, i terzi possono considerare come sede anche quella effettiva, anche ai fini dell'individuazione del giudice incompetente.

Le azioni individuali soggiacciono ai normali criteri di competenza per materia e valore ex art. 7 c.p.c.

La domanda introduttiva del processo di classe si introduce con l'atto di citazione dell'art. 163 c.p.c. Tale atto deve identificare la classe di consumatori e utenti a favore dei quali è spiegata la domanda giudiziale. L'attore deve almeno prospettare gli elementi identificativi degli altri membri della classe.

Il processo di articola in due fasi: nella prima si vaglia l'ammissibilità della domanda e stabilisce le modalità di svolgimento, mentre la seconda investe il merito della causa e la fondatezza o meno delle pretese fatte valere. Entrambe le due fasi si svolgono davanti al tribunale in composizione collegiale. Il pubblico ministero deve necessariamente intervenire nel processo, anche se soltanto limitatamente alla fase di ammissibilità. La domanda di classe deve essere notificata sia all'impresa convenuta che all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adito. Il pubblico ministero nella fase di ammissibilità può produrre documenti, dedurre prove e prendere conclusioni nei limiti delle domande proposte dalle parti.

In seguito alla notificazione dell'atto di citazione, instaurato il contraddittorio, sull'attore grava l'onere di costituirsi in giudizio, chiedendo l'iscrizione della causa al ruolo ed anche l'impresa convenuta, se lo ritiene conveniente, dovrà costituirsi in giudizio nei modi, termini e forme dell'art. 166 c.p.c. Sull'impresa grava l'onere di prendere posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della sua domanda, a pena di applicazione del principio di non contestazione di cui all'art. 115 c.p.c., con la conseguenza che i fatti non specificamente contestati potranno essere considerati come provati dal giudice, anche nella fase di merito. L'impresa può proporre domande riconvenzionali, ma gli è preclusa la possibilità di promuovere un'azione di accertamento negativo di classe. Le uniche domande che possono essere formulate

dall'impresa convenuta nei confronti dell'attore di classe sono quelle relative alla responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.

La fase di ammissibilità dovrebbe essere limitata ad un'unica udienza, ma in realtà vi si svolge una fase istruttoria, con diritto delle parti alla formazione e al contraddittorio anche sull'esito della prova. All'impresa conviene svolgere subito un'ampia difesa, formulando eccezioni, deduzioni e le richieste istruttorie fin da subito. La conclusione della fase di ammissibilità potrebbe essere ritardata qualora sui fatti rilevanti per la decisione sia in corso un'istruttoria davanti ad un'autorità indipendente o un giudizio davanti al giudice amministrativo. In questo caso il tribunale può sospendere il giudizio. È escluso che la decisione dei giudici amministrativi sia in grado di spiegare l'efficacia di accertamento proprio della cosa giudicata sostanziale ex art. 2909 c.c. nei confronti dei consumatori, soggetti del processo di classe pendente davanti al giudice adito. La sospensione è rimessa completamente alla valutazione discrezionale del collegio, l'ordinanza di sospensione del processo non è suscettibile di essere impugnata con regolamento necessario di competenza ma è sempre modificabile e revocabile.

Il giudice nella prima fase non è chiamato a compiere un controllo di mero rito ma deve valutare anche il merito dell'azione di classe. Deve pronunciare l'inammissibilità dell'azione tassativamente quando:

– la domanda è manifestamente infondata, sia per ragioni di diritto sia di fatto; – in caso di esistenza di un conflitto all'interno della stessa classe di consumatori o utenti, per

es. quando l'azione di classe proposta sia contestualmente favorevole per alcuni consumatori e pregiudizievole per altri;

– quando il giudice non ravvisa identità dei diritti tutelati, intesa come omogeneità tra i diritti; – quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l'interesse della classe.

In presenza di uno o più di questio motivi, il collegio deve pronunciare un'ordinanza di inammissibilità che conclude anticipatamente il processo di classe. Il giudice deve pronunciare sulle spese, eventualmente anche pronunciando una condanna a titolo di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. quando la domanda si stata proposta con dolo o colpa grave, potendo anche ordinare la pubblicità ritenuta più opportuna a cura e spese del soccombente qualora il proponente avesse reso pubblica la propria iniziativa giudiziaria prima della notificazione della domanda.

Le ordinanza conclusive della fase preliminare, sia di ammissibilità che di inammissibilità, sono suscettibili di reclamo davanti alla corte d'appello entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione. Attraverso il reclamo si può sindacare ogni valutazione, anche completamente discrezionale, del giudice di primo grado. Sia la trattazione che la decisione del reclamo avviene in composizione collegiale. Sul reclamo la corte decide con ordinanza non oltre 40 giorni dal deposito del ricorso, ma la violazione del termine non ha conseguenze sul processo di classe. L'ordinanza d'appello si sostituisce a quella reclamata. La proposizione del reclamo impedisce l'acquisizione di efficacia al provvedimento del tribunale. La pronuncia della corte d'appello sul reclamo non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 co 7 Cost., né ex art. 360 co 4 c.p.c., ma fanno eccezione i capi di condanna alle spese, quelli relativi alla responsabilità aggravata e la pubblicità.

I singoli consumatori ed utenti possono sempre e comunque far valere i propri diritti nelle forme ordinarie, deve ritenersi che la pronuncia di inammissibilità, oltre a non avere alcuna idoneità ad accertare l'esistenza dei diritti azionati, non preclude la riproposizione della stessa domanda di classe. La declaratoria di incompetenza deve contenere anche l'indicazione del giudice ritenuto competente per consentire alle parti la riassunzione della causa, e è suscettibile di essere impugnata con

regolamento di competenza ex art. 42.

Il tribunale dichiara con ordinanza l'ammissibilità dell'azione di classe. Tale ordinanza deve contenere:

– motivazione dell'ammissibilità dell'azione, ragioni di fatto e di diritto alla base della decisione;

– fissazione degli elementi e degli atti necessari per consentire l'adesione degli appartenenti alla classe dei consumatori o utenti interessati;

– determinazione delle modalità di svolgimento del processo di classe. Le prime due sono necessarie, soggette a reclamo e non sono né modificabili né revocabili. L'ultima può essere anche contenuta in un'ordinanza successiva, modificabile e revocabile in ogni tempo. È possibile che la dichiarazione di ammissibilità riguardi solo una parte del processo di classe. Il giudice può delimitare e specificare meglio i presupposti per riconoscere l'appartenenza dei consumatori alla classe che ha promosso l'azione, restringendo l'estensione della classe, o distinguere in più classi all'interno dell'unica data dall'attore. Ipotesi particolare di delimitazione della domanda si ha quando l'attore proponga domanda di condanna dell'impresa convenuta e il giudice, nel caso ritenga che la quantificazione dei danni spettanti a ciascun membro della classe richieda un'indagine autonoma e distinta, dichiari ammissibile solo una pronuncia di accertamento della responsabilità. Viene circoscritto il petitum immediato.

Con l'ordinanza che ammette l'azione, il tribunale fissa termini e modalità della tempestiva adesione degli appartenenti alla classe con la precisazione che l'esecuzione della pubblicità è condizione di procedibilità della domanda. Le spese per provvedere alla pubblicità sono poste a carico del proponente l'azione di classe. Non ci sono modalità predeterminate, ma il tribunale di volta in volta deve stabilire i modi più opportuni. Giudice ha ampia discrezionalità. Deve però prendere in considerazione anche la posizione dell'impresa convenuta. Nell'ordinanza deve definire i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio, specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi nella classe o devono ritenersi esclusi dall'azione. È necessario che la definizione sia esatta, precisa ed inequivocabile in termini giuridici ma comprensibile al grande pubblico. Il tribunale deve fissare un termine perentorio non superiore a 120 giorni dalla scadenza di quello che è l'esecuzione della pubblicità, entro il quale gli atti di adesione, anche a mezzo dell'attore, sono depositati in cancelleria. Il mancato rispetto del termine produce decadenza, sono inammissibili gli atti di adesione depositati in cancelleria tardivamente. È necessaria un'ulteriore pubblicità istituzionale, compiuta d'ufficio, attraverso l'inserzione dell'ordinanza di ammissione dell'azione di classe presso il sito internet del ministero dello sviluppo economico.

Sia la dichiarazione di ammissibilità con la relativa motivazione, sia le indicazioni funzionali all'adesione dei consumatori o utenti appartenenti alla classe possono essere reclamate. Ha interesse a reclamare sia l'impresa convenuta, sia l'attore che può così censurare le valutazioni discrezionali compiute dal tribunale. Il reclamo dell'ordinanza con cui è ammessa l'azione di classe non sospende il procedimento davanti al tribunale. L'attore deve quindi eseguire l'opportuna pubblicità nei termini e modalità fissati. Il provvedimento reso in sede di reclamo non è suscettibile di essere impugnato con ricorso straordinario in cassazione, salvo la condanna alle spese e le pronunce a titolo di responsabilità aggravata.

L'ordinanza può eventualmente determinare le modalità di svolgimento della successiva fase processuale relativa all'accertamento della fondatezza o meno della domanda di classe. Tali

determinazioni possono essere modificate o revocate in ogni tempo, senza poter essere reclamate.

Il tribunale deve: – prescrivere le misure atte a evitare indebite ripetizioni o complicazioni nella presentazione

di prove o argomenti; – onerare le parti della pubblicità ritenuta necessaria a tutela degli aderenti, cioè stabilire le

modalità con cui le parti del processo devono informare i membri della classe che abbiano aderito all'azione dell'avanzamento della causa;

– regolare nel modo che ritiene più opportuno l'istruzione probatoria e disciplinare ogni altra questione di rito, omessa ogni formalità non necessaria al contraddittorio.

Ogni mezzo di prova è ammissibile, sia tipico che atipico. Valgono le regole ordinarie in tema di efficacia ex art. 116.

Il provvedimento finale del processo di classe è idoneo ad acquisire l'efficacia propria del giudicato sostanziale.

Gli appartenenti alla classe possono, attraverso l'atto formale di adesione, avvalersi dell'azione promossa da altri, rendendosi destinatari degli effetti della futura decisione di merito. L'azione di classe produce effetti soltanto nei confronti dei soggetti che abbiano espressamente manifestato di voler essere destinatari della decisione finale del processo. L'adesione è un atto negoziale, disciplinato dagli artt. 1703 c.c. in tema di mandato: in virtù dell'adesione, il mandatario si obbliga a compiere degli atti giuridici per conto del mandante. Nel silenzio della legge deve ritenersi che il proponente potrà richiedere il pagamento di un contributo o di una quota per anticipare le spese necessarie all'attività processuale, ma anche a titolo di compenso per l'attività svolta. Proponente e aderenti potrebbero prevedere un patto di quota lite, cioè accordarsi affinché il compenso consista in una percentuale che verrà riconosciuta all'esito del giudizio.

L'atto di adesione deve indicare: – l'elezione di domicilio, cioè il luogo dove il consumatore aderente vuole ricevere le

comunicazioni relative allo svolgimento del processo dirette a lui personalmente; – gli elementi costitutivi del diritto fatto valere, cioè gli elementi all'art. 163 che individuano il

bene del quale si richiede tutela: ogni singolo consumatore aderente deve indicare e specificare quale sia il proprio diritto che si vuole far valere;

– deve essere allegata la relativa documentazione probatoria, le prove documentali o precostituite che dimostrano l'esistenza del diritto dell'aderente o almeno il rapporto di consumo su cui si fonda tale diritto.

L'atto di adesione deve contenere tutte le indicazioni necessarie per l'individuazione della persona fisica del consumatore aderente, e la chiara ed incondizionata manifestazione di voler aderire all'azione già pendente o che deve essere promossa. Di solito l'atto di adesione conterrà anche un'analitica e dettagliata disciplina convenzionale del contratto di mandato che si instaura tra il consumatore aderente mandante e l'attore di classe mandatario, specie in relazione all'eventuale possibilità per il promotore di conciliare l'azione proposta. È indispensabile la sottoscrizione del consumatore o utente, attraverso la quale la persona fisica assume la paternità del documento.

L'adesione è l'unico mezzo consentito dalla legge che permetta ai consumatori e utenti di avvalersi della tutela propria del processo di classe. Chi ha aderito può partecipare al processo senza il ministero di un difensore.

L'atto di adesione deve essere depositato in cancelleria, anche tramite l'attore, dopo la notificazione

dell'atto di citazione, quando l'attore iscrive la causa al ruolo. Il termine per depositare in cancelleria gli atti di adesione è 120 giorni dalla scadenza prevista per l'esecuzione della pubblicità. L'eventuale deposito dopo la scadenza del termine perentorio è tardivo ma il singolo consumatore potrà promuovere a tutela del proprio diritto un giudizio individuale. Il deposito conferisce data certa ex art. 2704 c.c. L'atto di adesione produce effetti nei confronti dell'impresa convenuta soltanto dal deposito in cancelleria, ovvero dalla notificazione dell'atto di citazione, per coloro che abbiano aderito all'azione di classe anteriormente.

Effetti dell'atto di adesione tra gli aderenti e l'impresa: – rinuncia alle azioni individuali già proposte con conseguente estinzione dei relativi processi;

è deroga alla regola ex art. 39 che prevede che l'azione proposta successivamente cede il passo a quella instaurata anteriormente; la rinuncia all'azione individuale proposta per susseguente adesione all'azione di classe produce l'estinzione del processo pendente ed opera ex lege, prescindendo dalle dichiarazioni di rinuncia e di accettazione;

– interruzione e la sospensione del decorso della prescrizione del diritto fatto valere; – l'estensione degli effetti esecutivi e di accertamento della sentenza nei confronti

dell'aderente.

Sia la sentenza di accoglimento che quella di rigetto sono vincolanti nei confronti delle parti vere e proprie e degli aderenti.

Le parti nel processo di classe si possono individuare: – soggetti parti in senso sia processuale che sostanziali, possono compiere tutti gli atti

processuali e sono destinatari di tutti gli effetti, processuali e sostanziali, del provvedimento finale. Sono i soggetti privati che sono titolari all'interno del processo di classe dei diritti soggettivi fatti valere, l'impresa e i consumatori o utenti che abbiano esercitato personalmente l'azione di classe;

– parti soltanto in senso processuale, cioè le associazioni o i comitati che abbiano promosso l'azione di classe o siano intervenuti nel giudizio instaurato da altri;

– parti esclusivamente in senso sostanziale, cioè i singoli consumatori o utenti che abbiano aderito all'azione di classe, destinatari degli effetti sostanziali della sentenza.

Gli aderenti non possono essere destinatari dei provvedimenti esclusivamente processuale, come le pronunce accessorie in tema di spese o di condanna per responsabilità aggravata.

Qualora il giudizio di classe si estingua per rinuncia all'azione o per inattività delle parti, i singoli aderenti riacquistano la possibilità di far valere in un ordinario giudizio individuale i propri diritti soggettivi, cessano gli effetti propri dell'adesione, salva la possibilità che l'aderente manifesti espressamente il proprio consenso a che il proponente transiga la causa o rinunci all'azione vincolandosi agli atti posti in essere dal proponente. Il singolo aderente può revocare l'adesione già prestata e depositata in cancelleria, ed eventualmente rinunciare all'adesione. È necessaria la stessa forma usata per il conferimento.

Espletate le forme di pubblicità imposte a pena di improcedibilità e scaduto il termine fissato ai membri di classe per aderire tempestivamente, il processo riprende il suo corso e si apre la fase di trattazione nel merito, cui non partecipa il pubblico ministero. Trattazione e istruzione probatoria si devono svolgere in conformità a quanto stabilito nell'ordinanza con cui viene ammessa l'azione.

Si possono porre due alternative: – l'accertamento dell'esistenza del diritto di ciascun consumatore e la sua quantificazione

possono essere compiuti in modo unitario per tutti i membri della classe, la trattazione del

processo può avere ad oggetto tutti i singoli diritti individuali; – quando ogni diritto individuale richieda un accertamento ed una liquidazione autonoma,

deve escludersi che ogni posizione giuridica di ogni singolo membro della classe possa essere oggetto del processo di classe.

Quando il processo abbia ad oggetto alcuni dei fatti costitutivi comuni a tutti i diritti soggettivi individuali, il processo stesso si conclude con una sentenza che si limita ad accertare la responsabilità dell'impresa convenuta senza entrare nel merito dell'esistenza o meno dei diritti. Questa sentenza non liquida uno per uno i diritti soggettivi individuali omogenei ma determina solo in generale la loro ipotetica sussistenza; l'effettiva liquidazione deve essere determinata in successivi processi individuali. I diritti fatti valere tramite l'adesione non devono considerarsi accertati dal giudice. È una sentenza che l'impresa soccombente potrà sempre contestare al singolo consumatore di non avere titolo né fondamento per il suo diritto.

Altrimenti la sentenza di accoglimento può condannare al risarcimento del danno e alle restituzioni, viene pronunciata all'esito di un processo che ha ad oggetto l'esistenza e l'ammontare dei diritti individuali di ogni consumatore, accertando la loro esistenza e costituendo titolo esecutivo. Il tribunale alternativamente o liquida ex art. 1226 c.c. le somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all'azione, ovvero stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di tali somme.

In caso di accoglimento di un'azione di classe proposta contro un gestore di servizi pubblici o di pubblica utilità che abbia emanato una carta dei servizi, cioè un documento con cui si informano i consumatori e utenti sugli standard dei servizi offerti, sulle modalità di svolgimento delle prestazioni e sui comportamenti in caso di inadempienza, il giudice deve valutare anche la carta dei servizi, come elemento concorrente ai fini della liquidazione dei diritti individuali omogenei degli aderenti.

La sentenza di classe non è immediatamente esecutiva, ma lo diviene decorsi 180 giorni dalla pubblicazione; i pagamenti delle somme dovute effettuati durante tale periodo sono esenti da ogni diritto o incremento.

Nello stabilire sull'inibitoria, la corte d'appello tiene conto dei gravi e fondati motivi anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti, dell'entità complessiva delle somme gravanti sul debitore, del numero dei creditori, e delle connesse difficoltà di ripetizione in caso di accoglimento del gravame. La corte d'appello può anche disporre che, fino al passaggio in giudicato della sentenza, la somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e resti vincolata nelle forme più opportune. L'accantonamento non può essere disposto d'ufficio ma solo su istanza di parte.

Sono integralmente applicabili le disposizioni del codice di rito per il processo ordinario di cognizione in tema di impugnazione. Gli aderenti all'azione di classe non sono legittimati a proporre impugnazione contro la sentenza di classe. La legittimazione spetta solo all'impresa e all'attore dell'azione. La sentenza di classe pronunciata in appello è soggetta ai normali mezzi di impugnazione, ma i rimedi di sospensione dell'esecuzione e dell'efficacia esecutiva previsti devono essere coordinati con la previsione di possibile deposito della somma complessivamente dovuta dall'impresa convenuta.

È salva l'azione individuale dei soggetti che non aderiscono all'azione collettiva.

Quando prima della scadenza del termine fissato dal giudice per l'adesione siano proposte più azioni

di classe identiche, queste sono riunite d'ufficio se pendenti davanti allo stesso tribunale e se pendenti avanti a giudici diversi, il giudice adito successivamente ordina la cancellazione della causa dal ruolo assegnando un termine di 60 giorni per la riassunzione avanti al primo giudice. L'azione di classe proposta successivamente deve essere sottoposta al giudizio di ammissibilità. Qualora invece altre azioni di classe siano proposte dopo la scadenza del termine per l'adesione, sono improponibili. L'improponibilità è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo, ma anche dopo la sua conclusione, a seguito di una rinuncia, transazione o conciliazione, vuoi con una sentenza passata in giudicato.

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