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Riassunto di economia politica, Sintesi di Economia Politica. Università di Roma La Sapienza

Economia Politica

Descrizione: In questi appunti: - Definizioni dell'economia politica, modelli economici, elasticità , domanda ed offerta, metodo di Marshall e di Walras, il comportamento del consumatore, teoria della produzione, i costi d'impresa, curve d'indifferenza, la teoria della produzione, concorrenza perfetta. - Dalla microeconomia alla macroeconomia: domanda e offerta aggregata, il sistema Keynesiano, moneta, banche commerciali, moltiplicatore dei depositi, cicli economici e disoccupazione, inflazione, politiche monetarie, il commercio internazionale. - Glossario.
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DEFINIZIONI DELLECONOMIA POLITICA
Argomento di studio della scienza economica è l’analisi del comportamento umano di fronte al pro-
blema di soddisfare bisogni individuali, potenzialmente illimitati e sempre nuovi, con risorse naturali
limitate. L’economia è quindi lo studio del modo in cui si sceglie di utilizzare risorse produttive scarse, suscet-
tibili di impieghi alternativi, per produrre vari tipi di beni.
GLI STRUMENTI DI ANALISI
Diagrammi cartesiani
I diagrammi sono rappresentazioni schematiche delle relazioni intercorrenti fra due o più insiemi di
dati o di variabili. La loro potenza scaturisce dal fatto che permettono di riunire in un piccolo spazio
un grande numero di dati e di comprenderli facilmente.
Pendenza ed elasticità
La relazione quantitativa tra le due variabili rappresentata da una curva è data dalla sua pendenza (o
coefficiente angolare), la quale è, per definizione, il “sollevamento fratto il percorso”, cioè le unità di
incremento di y per ogni unità di incremento di x. La pendenza indica come le due variabili sono le-
gate: se è positiva, la relazione fra le due variabili è diretta (o positiva o di concordanza), cioè esse so-
no o entrambe crescenti o entrambe decrescenti; se è negativa, la relazione fra le due variabili è inversa
(o negativa o di discordanza), cioè esse sono o una crescente e l’altra decrescente o viceversa.
L’elasticità denota la sensibilità di una variabile alle variazioni di un’altra variabile. Per esempio,
l’elasticità di x rispetto ad y significa la variazione percentuale di x per ogni variazione di y pari all’1%
Modelli economici
I modelli economici sono schemi formali usati per rappresentare le caratteristiche basilari di un siste-
ma complesso mediante un piccolo numero di relazioni essenziali. I modelli assumono la forma di
diagrammi, equazioni matematiche o programmi di elaboratore.
FRONTIERA DELLE POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE E SUE APPLICAZIONI
La frontiera delle possibilità di produzione è un diagramma che rappresenta l’insieme di beni che pos-
sono essere prodotti da un sistema economico. Indica cioè in quale misura un bene può venire tra-
sformato nell’altro mediante il trasferimento di risorse dalla produzione del primo a quella del secon-
do. In un caso semplice citato frequentemente la scelta è ridotta a due beni, burro e cannoni. I punti
all’esterno della frontiera delle possibilità di produzione sono irraggiungibili. I punti all’esterno sa-
rebbero inefficienti poiché le risorse non vengono impiegate completamente, non vengono utilizzate
correttamente, o vengono utilizzate tecniche produttive superate.
DOMANDA ED OFFERTA
La domanda è la quantità di merce che i consumatori desiderano e sono effettivamente in grado di ac-
quistare ad un determinato prezzo e in una determinata unità di tempo. L’offerta è la quantidi un
bene o di un servizio che i produttori sono disposti a cedere ad un determinato prezzo e in una deter-
minata unità di tempo.
SPOSTAMENTI DELLE CURVE E SPOSTAMENTI LUNGO LE CURVE
Un errore comune di chi si avvicina per la prima volta allo studio dell’economia, è quello di confonde-
re lo spostamento di una curva con lo spostamento lungo una curva. Ad esempio, lo spostamento del-
la curva di domanda verso destra denota un aumento della domanda; uno spostamento verso destra
lungo la curva di domanda denota invece un aumento della quantità domandata. Riassumendo:
aumento della domanda = spostamento dell’intera curva di domanda verso destra
aumento della quantità domandata = spostamento verso destra lungo la curva di domanda.
APPLICAZIONI: GLI EFFETTI DELLA TASSAZIONE
L’introduzione di un’imposta sposterà l’equilibrio tra domanda ed offerta. Il fatto che siano i compra-
tori oppure i venditori a sostenere in definitiva l’onere dell’imposta dipenderà dalle elasticità relative
della domanda e dell’offerta. In generale, un’imposta si sposta in avanti gravando sui consumatori se
la domanda è anelastica rispetto all’offerta, mentre si sposta all’indietro gravando sui produttori se
l’offerta è relativamente più anelastica della domanda.
EQUILIBRIO DI MERCATO: METODO DI MARSHALL E DI WALRAS
L’equilibrio del prezzo di mercato si realizza a quel prezzo e a quella quantità in corrispondenza dei
quali le forze agenti nel mercato si bilanciano. In corrispondenza di tale prezzo e di tale quantità, la
quantità che gli acquirenti sono disposti ad acquistare è esattamente uguale alla quantità che di vendi-
tori sono disposti a vendere: il prezzo o la quantità non presentano alcuna tendenza a variare (salvo
che qualcosa non sposti le curve di domanda o d’offerta).
Marshall e Walras non sono gli inventori dell’equilibrio economico ma sono stati i primi a dare a tale
concetto una veste rigorosa. Vediamo quindi le differenze fra i due economisti. Anzitutto mentre Wal-
ras concepiva un sistema di mercati interdipendenti tali che ogni variazione di uno di esso si ripercuo-
teva necessariamente sugli altri, Marshall parte dal presupposto che occorre adottare il principio del
ceteris paribus (=a parità di tutte le altre condizioni). Vi è anche una profonda differenza fra i due auto-
ri nel modo in cui trattano il riequilibrio del mercato: Walras sosteneva che quantità domandate ed
offerte dipendono dai prezzi (metodo dei “prezzi gridati a caso”), mentre per Marshall sono i prezzi di
domanda e di offerta a dipendere dalle quantità del bene. Ma la differenza fra le due impostazioni non
si limita alla meccanica del processo di riequilibrio ma anche alla concezione stessa degli operatori e-
conomici: in Walras sono dei “ricevitori di prezzi”, che si limitano ad adeguarsi alle variazioni in un
processo governato dal banditore; in Marshall vi è un raffronto fra le aspettative degli operatori e
l’andamento del mercato.
IL COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE
UTILITÀ TOTALE E MARGINALE
Per utilità economica di un bene si intende l’attitudine reale o presunta a soddisfare un bisogno.
L’utilità totale, ovvero la soddisfazione totale derivante dal consumo di un certo bene, aumenta
all’aumentare del consumo ma con un tasso decrescente. Questo perché l’utilità marginale cioè
l’utilità addizionale aggiunta da ciascuna ultima unità addizionale del bene – sarà decrescente.
VINCOLO DI BILANCIO
Nella ricerca della massima utilità, il consumatore non può prescindere dal vincolo di bilancio. Questo è
determinato dai prezzi dei vari beni, dal livello del suo reddito e in particolare da quella parte di red-
dito che egli ha deciso di destinare al consumo. Graficamente il vincolo di bilancio si rappresenta con
una retta i cui punti indicano per quali quantità del bene x (sull’asse delle ascisse) e del bene y
(sull’asse delle ordinate) la spesa è uguale. In tal modo, sovrapponendo tale grafico alla famiglia di
curve di indifferenza (v. infra), il consumatore sarà in grado di individuare la combinazione di beni
ottimale da cui può trarre la massima soddisfazione impiegando tutto il reddito che ha deciso di de-
stinare al consumo. Tale punto di equilibrio coincide con il punto di tangenza della retta del vincolo di
bilancio con una delle curve di indifferenza.
EFFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE
Una variazione del reddito del consumatore si rifletterà, naturalmente, sul suo comportamento eco-
nomico. Tralasciando in questa sede l’influenza delle variazioni di reddito sul rapporto consumo – ri-
sparmio, vediamo cosa accade al “piano” del consumatore. Nel caso di un aumento del reddito dispo-
nibile possono essenzialmente accadere due cose: a) il consumatore aumenta la propria domanda; b) il
consumatore sostituisce un certo bene con uno più costoso che adesso può permettersi (es. caffè invece
di tè). Analogamente, in caso di una riduzione del reddito, il consumatore oltre a ridurre probabil-
mente la sua domanda, potrà indirizzare la stessa su beni surrogati o comunque alternativi che possa-
no garantirgli una soddisfazione analoga ad un minor prezzo.
LE CURVE DI INDIFFERENZA
La curva di indifferenza costituisce il luogo geometrico delle varie possibili combinazioni di due di-
versi beni che garantiscono al consumatore la medesima soddisfazione. Solitamente si studia non una
sola curva ma una famiglia di curve di indifferenza. Quelle più esterne rappresentano le combinazioni
via via di maggior soddisfazione. In tal modo, sovrapponendo tale diagramma con la retta del vincolo
di bilancio (v. sopra) il consumatore sarà in grado di individuare la combinazione di massima soddi-
sfazione.
LE DECISIONI INDIVIDUALI DI CONSUMO
Il consumatore, come abbiamo già avuto modo di osservare, non ha la possibilità di soddisfare com-
pletamente ogni suo desiderio data la naturale limitatezza del suo reddito (pur grande che sia): dovrà
quindi comportarsi razionalmente cercando di ottimizzare il proprio “piano” di spesa. A tal proposito
abbiamo già visto come il vincolo di bilancio coordinatamente alle curve di indifferenza possa indicare
la migliore combinazione possibile fra due beni e come la sostituzione di un bene analogo ma dal di-
verso rapporto prezzo/utilità concorra allo scopo.
BENI INFERIORI
I beni inferiori sono quei beni che possono surrogare altri beni di maggior pregio ma di prezzo mag-
giore (come l’orzo rispetto al caffè). Naturalmente non si tratta di una classificazione oggettiva (certe
persone potrebbero preferire l’orzo al caffè a prescindere dal suo prezzo e potendosi permettere l’uno
e l’altro).
METODI PER DERIVARE LA CURVA DI DOMANDA
La domanda di un bene, dal punto di vista dinamico, è funzione (cioè dipende) non soltanto dal prez-
zo del bene stesso, ma anche di altri elementi quali: i prezzi di altri beni, il reddito del consumatore, i
gusti e le preferenze del consumatore.
L’OFFERTA DI LAVORO E LA SCELTA FRA LAVORO E TEMPO LIBERO
L’offerta di lavoro ha quattro dimensioni: ammontare della popolazione, percentuale degli individui
con una occupazione retribuita, numero medio di ore lavorate, qualità dello sforzo produttivo.
All’aumentare dei salari, sull’offerta di lavoro si esercitano due effetti opposti: l’effetto di sostituzione
spinge ogni lavoratore a lavorare più a lungo grazie alla maggiore retribuzione di ciascuna ora di la-
voro; l’effetto reddito esercita un’influenza nel verso opposto, in quanto salari più alti significano che
ora i lavoratori possono permettersi più tempo libero, insieme ad una maggiore quantità di merci. In
corrispondenza di un certo salario critico, la curva di offerta può piegarsi all’indietro. L’offerta di la-
voro di persone eccezionali, assai dotate, è perfettamente anelastica: le loro retribuzioni sono in gran
parte “rendita economica pura”.
LA TEORIA DELLA PRODUZIONE
RELAZIONI FRA IL PRODOTTO TOTALE, MEDIO E MARGINALE
La funzione della produzione è la relazione tecnica tra la quantità massima di prodotto che si può ot-
tenere da ciascun insieme di fattori di produzione e l’insieme stesso. Essa è definita per un dato stato
delle conoscenze tecniche.
Il prodotto totale aumenta per gradini via via decrescenti. Il prodotto marginale di un fattore di pro-
duzione è la quantità addizionale di prodotto che si ottiene impiegando una unità addizionale di tale
fattore, ferma restando la quantità impiegata di tutti gli altri fattori (ha un’andatura decrescente).
GLI ISOQUANTI DELLA PRODUZIONE E GLI ISOCOSTI
L’isoquanto, o curva di eguale prodotto, è il luogo geometrico di tutte le combinazioni tecnicamente
possibili dalle quali si può ricavare la stessa quantità di prodotto. Potremmo anche chiamarlo curva di
indifferenza della produzione per analogia con la curva di indifferenza del consumatore. L’isocosto è il
luogo geometrico delle varie combinazioni acquistabili di due fattori produttivi dati i prezzi di questi
ultimi e una certa somma di denaro da impiegare per l’acquisto degli stessi.
Mentre la curva dell’isoquanto fa conoscere preventivamente all’imprenditore le combinazioni possi-
bili fra due fattori produttivi, ritenendo costante la quantità di prodotto finale che si vuole ottenere,
l’isocosto gli fa conoscere preventivamente le diverse combinazioni acquistabili di due fattori produt-
tivi.
Il punto di tangenza tra la curva dell’isoquanto e la retta dell’isocosto determina la combinazione dei
fattori produttivi di equilibrio (ottima combinazione dei fattori produttivi), ovvero le quantità dei due
fattori necessarie per ottenere, data una certa somma a disposizione, la massima quantità possibile di
prodotto.
I COSTI DI IMPRESA
I costi d’impresa sono tutte quelle spese che deve sostenere un’impresa per ottenere una certa quantità
di prodotto finale.
COSTI FISSI, VARIABILI, TOTALI E UNITARI
I costi d’impresa si dividono in costi fissi e costi variabili. I costi fissi sono quei costi che l’impresa de-
ve sostenere a prescindere dalla quantità di prodotto che riuscirà a realizzare in quanto riguardano le
spese fisse per mantenere in piedi l’impianto produttivo: ad esempio l’affitto dei locali, il salario degli
amministratori ecc. I costi variabili al contrario dipendono direttamente dalla quantità di prodotto che
l’impresa vuole realizzare: le spese ad esempio per le materie prime e per i salari dei lavoratori.
Il costo totale (CT) è dato dalla somma dei costi fissi (CF) e dei costi variabili (CV). Il costo unitario
medio (CU) è dato dal rapporto fra il costo totale e il numero di unità prodotte (CU=CT/q).
IL COSTO MARGINALE
Il costo marginale è il costo di ogni unità di prodotto ottenuta in p(cioè addizionale), mediante
l’applicazione di ulteriori dosi di fattori produttivi ad un impianto lasciato immutato: è il rapporto fra
l’incremento di spesa ed il numero di unità di prodotto ottenuto in più, grazie all’incremento di spesa.
L’EQUILIBRIO DELLIMPRESA NEL BREVE E LUNGO PERIODO
Un’impresa perfettamente concorrenziale è, per definizione, un’impresa in grado di vendere tutto ciò
che vuole al prezzo di mercato. Per massimizzare il proprio profitto, essa si muoverà lungo la propria
curva di domanda (orizzontale) finché non raggiunge la propria curva crescente del costo marginale
(cioè l’imprenditore spingerà la produzione fino al punto in cui il costo dell’ultima unità prodotta (co-
sto unitario marginale) uguaglia il prezzo di mercato). In corrispondenza di questo punto di interse-
zione, CM=P, l’impresa massimizza il proprio profitto (o minimizza le proprie perdite di breve perio-
do). La curva di offerta dell’industria si ricava sommando orizzontalmente le curve del costo margina-
le di tutte le imprese che costituiscono l’industria. Nel determinare il punto di chiusura di breve peri-
odo di un’impresa si deve tenere conto dei costi variabili. Al di sotto di un certo prezzo critico P,
l’impresa non riuscirà neppure a coprire con i propri ricavi il costo variabile che potrebbe risparmiare
completamente se chiudesse; quindi, piuttosto che incorrere in una perdita maggiore di quella rappre-
sentata dal suo costo fisso, l’impresa chiuderà e non produrrà alcunché quando il prezzo scende al di-
sotto del prezzo di chiusura.
Nel lungo periodo la libera entrata di potenziali imprese concorrenti elimina, attraverso la concorren-
za, qualunque eccesso di profitto ottenuto dalle imprese esistenti in questa industria. Così, esattamen-
te come la libera uscita significa che il prezzo non può scendere al disotto del punto di chiusura, la li-
bera entrata significa che il prezzo non può persistere al disopra di quel punto nell’equilibrio di lungo
periodo. Quando un’industria è in grado di espandersi riproducendosi senza fare salire i prezzi di al-
cun fattore peculiare per l’industria stessa o usato da essa in percentuali particolarmente grandi, la ri-
sultante curva di offerta di lungo periodo sarà orizzontale. Con maggiore probabilità, qualsiasi indu-
stria, tranne le più piccole, userà generalmente alcuni fattori produttivi in quantità tanto grandi quan-
to basta per far salire leggermente i propri prezzi. Di conseguenza, la curva di offerta di lungo periodo
di un’industria concorrenziale sarà inclinata verso l’alto, almeno lievemente.
LA CONCORRENZA PERFETTA E LE FORME DI MERCATO IMPERFETTO
La maggior parte delle situazioni di mercato nel mondo reale può essere collocata su una linea con-
giungente i casi limite della concorrenza perfetta e del monopolio completo. La concorrenza imperfet-
ta implica un certo controllo da parte di ciascuna impresa sul proprio prezzo, in virtù del fatto che non
esiste un numero molto grande di rivali che vendano un prodotto assolutamente identico.
Le tendenze verso costi decrescenti hanno un effetto distruttivo sulla concorrenza perfetta, perché al-
lora una o alcune società si sbarazzeranno dei numerosi venditori necessari per il modello concorren-
ziale. Quando le dimensioni efficienti minime degli impianti sono grandi rispetto al mercato nazionale
o regionale, allora le condizioni dei costi spingono le strutture di mercato verso la concorrenza imper-
fetta.
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Informazioni sul documento
Caricato da: antonio
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Universita: Università di Roma La Sapienza
Data di caricamento: 22/11/2009
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cristal90 - Università della Calabria

scusate ho caricato degli appunti in modo da acquisire punti e poter scaricare questo materiale ma risulto cmq con 0 punti. come posso fare? qualcuno li ha già scaricati?

05/04/16 18:13
12c - Università della Calabria

perfetti

01/04/16 15:31
sandry88 - Università di Messina

Sembrano buoni

05/06/13 14:55
nocciolina87 - Università di Torino

ok!!

05/06/13 09:10
merdacacata - Consorzio Università Rovigo

grazie!! :D

04/06/13 20:39
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