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RIASSUNTO DEL LIBRO: STORIA DEL GIORNALISMO ITALIANO, Sintesi di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Giornalistico. Università di Milano

Teorie E Tecniche Del Linguaggio Giornalistico

Descrizione: Riassunto del libro: storia del giornalismo italiano Le prime gazzette compaiono alla fine del Seicento e coabitano con gli avvisi e i fogli di notizie manoscritti. Le principali città in cui questo avviene sono i principali centri di interesse di potenza quali Londra,Amsterdam, Parigi e Vienna.In Italia le prime ad avere una gazzetta sono Firenze e Genova, mentre fogli di notizie circolano in molte città in particolare a Roma e Venezia. Proprio a Venezia gira un avviso messo in vendita a una gazzetta (moneta d’argento da due soldi) da cui viene il  titolo Gazzetta.
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rigel17 - Università di Milano

ma è quello di murialdi??

15/10/12 11:33
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ma è quello di murialdi??

15/10/12 11:33

STORIA DEL GIORNALISMO ITALIANO Dalle gazzette a Internet

Cap I: l’età delle gazzette

Le prime gazzette compaiono alla fine del Seicento e coabitano con gli avvisi e i fogli di notizie manoscritti. Le principali città in cui questo avviene sono i principali centri di interesse di potenza quali Londra,Amsterdam, Parigi e Vienna. In Italia le prime ad avere una gazzetta sono Firenze e Genova, mentre fogli di notizie circolano in molte città in particolare a Roma e Venezia. Proprio a Venezia gira un avviso messo in vendita a una gazeta (moneta d’argento da due soldi) da cui viene il titolo Gazzetta.

Come gli avvisi le prime gazzette escono senza titolo e contengono notizie provenienti dall’estero riguardanti le Corti, oltre un minuto notiziario locale. In realtà tra un avvenimento e la sua pubblicazione passano circa una ventina di giorni. Il formato è quello dei libri, escono a 2 o 4 pagine. Si arriva alle 8 pagine e all’uscita due volte alla settimana nella seconda metà del Seicento con i primi abbonamenti. Stabilire la durata e diffusione di quei primi giornali è praticamente impossibile; quasi tutti durano poco.

Di libertà il compilatore e lo stampatore ne hanno davvero poca, quando nessuna. In tutta Europa l’esercizio della stampa e l’attività giornalistica sono sottoposte al regime di esclusiva (il privilegio concesso dal principe- il sistema del privilegio comporta sovvenzioni,agevolazioni e il monopolio dell’informazione politica) e dalla censura preventiva. Lo stato di poca libertà è comune, ma tra Italia e resto d’Europa intercorrono alcune differenze. Da una parte c’è stata la Riforma, dall’altra a Controriforma; da una parte con la pace di Vestfalia con cui si conclude la guerra dei Trent’anni si arriva alla nascita di Stati in cui inizia a farsi strada la tolleranza religiosa, dall’altra ci sono i roghi dell’Inquisizione e dal 1564 l’Indice dei libri proibiti (soggetto a continua revisione).

Un caso esemplare di agevolazione dovuta al sistema di privilegio è “La Gazzette” che inizia a uscire a Parigi nel 1631 per volere di Richelieu, compilata da Renaudot. Esce a 4 pagine in piccolo formato, ma non arriva alle mille copie. Per questo Renaudot cerca di renderla il più attrattiva con inserendovi supplementi dedicati a eventi particolari e soprattutto piccoli annunci commerciali. Questo tipo di pubblicità gli consente di diminuire il prezzo di vendita. Piano piano cresce il numero degli abbonati. Il primo quotidiano della storia esce però a Lipsia nel 1660, la testata scelta è tutta un programma: “Notizie fresche degli affari della guerra e del mondo”.

Alle regole dell’assolutismo fanno in parte eccezione i Paesi Bassi e l’Inghilterra. Amsterdam è già all’avanguardia per attività di stampa e come mercato delle informazioni commerciali. In Inghilterra sono le tumultuose vicende della guerra civile ad alimentare le rivendicazioni della libertà d’espressione e le richieste di abolire il privilegio e la censura preventiva. 1695 il Parlamento abolisce il licensig Act Nel 1702 nasce a Londra il “Daily Courant”; per la sua durata,per i suoi contenuti e per la diffusione favorita dall’avvio del servizio postale va considerato il primo quotidiano moderno della storia. In Francia si deve attendere il 1777 per vedere spuntare il primo foglio quotidiano, il “Journal de Paris”. In Italia tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, si amplia la rete delle gazzette privilegiate; ne escono via via a Torino,Bologna, Mantova, Messina,… All’inizio quasi tutte sono prive di titolo e di numerazione.

( tra le gazzette del Seicento ricordiamo: “Il Sincero” di Genova, “I successi del mondo” di Torino e il “Rimino” di Rimini) Vige comunque anche in Italia ovviamente quanto detto sul sistema privilegiato e la censura preventiva. Ma se al gazzettiere non è concessa alcuna libertà politica,non gli è negata quella di romanzare o di calcare la mano purchè non rechi danno al Principe. Inizia pur tra le manipolazioni volute dal principe e le coloriture alle quali cominciarono ad abbandonarsi i gazzettieri, la figura del giornalista si differenzia un poco da quella del funzionario di Corte dei primi tempi. Il mestiere è anche pieno di rischi, soprattutto nello Stato della Chiesa dove numerose sono le bolle papali emanate contro i gazzettieri.

l’allargarsi del pubblico che cerca i giornali e i progressi che consentono di stamparli e di diffonderli meglio preoccupano i detentori del potere in tutta Europa. Alla fine del Seicento e nella prima parte del Settecento si stringono i lacci della censura o si inventano altri interventi, come il diritto di bollo che l’editore deve pagare su ogni copia stampata, per rendere difficile la vita dei giornali o per scoraggiare i propositi di farne dei nuovi.

Il “Journal des Scavans” che comincia a uscire nel 1665 a Parigi è il primo esempio di periodico diretto al pubblico (Luigi XIV); è un ragguaglio settimanale (fino al 1724, poi mensile) basato sui libri che si pubblicano in Francia e all’estero. In Italia il primo esempio di giornalismo letterario e erudito avviene a Roma nel 1668 con il trimestrale Giornale dei letterati Ma la città dove questo tipo di giornalismo trova le condizioni per una grande fioritura è Venezia. Il battistrada è il Giornale dei letterati d’Italia, 1710 Scipione Maffei, Antonio Vallisnieri e Apostolo Zeno (vasta influenze per quasi un trent’ennio) Altra esperienza di rilievo Novelle letterarie Firenze 1740 Questi periodici hanno in comune il fatto di essere frutto di un lavoro articolato tra gli esperti che segnalano i libri e li commentano e gli estensori che scrivono gli articoli. Il contenuto abbraccia diversi rami del sapere. Il primato del giornalismo Venezia lo consolida dopo la metà del secolo con l’influenza dell’ Illuminismo e del modello giornalistico inglese Steele e Addison con il Tatler e lo Spectator questi due periodici si rivolgono a un pubblico più ampio di quello dei dotti , appartenente alla borghesia colta. Il primo a tradurre il modello dello Spectator per l’ambiente veneziano è Gaspare Gozzi 1760 Gazzetta veneta bisettimanale dura due anni. Quando la GV chiude è la Frusta letteraria a tenere campo dal 1763 al 1765, quindicinale di Baretti. Un altro modello è la lezione illuminata dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alambert che trova alcuni seguaci a Venezia ma soprattutto a Milano Nasce Il Caffè Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria esce prima a Brescia poi a Milano dal1764 al 1766 quando la piccola società decide di sciogliersi. L’ispirazione viene dallo Spectator ma i contenuti: i problemi economici, in particolare quelli agricoli, tecnici e scientifici, hanno il sopravvento sui temi letterari. E lo sforzo collettivo è diretto a sostenere le spinte innovatrici, le riforme politiche e sociali.

Anche in Italia quindi negli ultimi decenni dell’ancien regime si sviluppa l’attività editoriale e giornalistica sia pure in ritardo rispetto ad altri paesi d’Europa. Nei centri maggiori alcuni fogli superano le 1500 copie .In questo caso il mestiere dello stampatore si rivela redditizio; a differenza della situazione dei giornalisti i quali generalmente non possono campare con i proventi del mestiere. Una parte dell’incremento delle testate è dovuto alla nascita di periodici specializzati , a imitazione di quanto è già avvenuto in altri paesi. Rimangono però in Italia le differenze che intercorrono tra i diversi Stati : una libertà relativa dell’informazione in Lombardia e in Toscana da quando Maria Teresa d’Austria e Pietro Leopoldo hanno imboccato la strada dell’assolutismo illuminato e ridotto il potere della censura ecclesiastica. Per contro i regimi assoluti di Torino, Roma e Napoli continuano a concedere ai gazzettieri soltanto qualche spiraglio. Però anche in questi Stati, le gazzette cominciano a perdere lentamente la loro stucchevole impostazione. In una prima fase sono i detentori del potere ad assegnare alle gazzette un ruolo complementare a quello di dispensare informazioni manipolate. Nell’età elle riforme e dei primi sconvolgimenti politici e sociali che segnano la crisi dell’ancien regime sono le notizie stesse a produrre

marcati cambiamenti nell’informazione le notizie delle lotte per l’indipendenza e la libertà e dei conflitti che in vari paesi contrappongono la società civile e i governanti non si possono più nascondere.

nei giornali si incomincia a parlare di politica e a discutere delle verità pericolose per i tiranni.

Cap.2 Nasce il giornalismo politico

La Rivolunzione Francese segna una tappa fondamentale per il giornalismo = libertà di stampa Nasce il giornalismo politico e conseguentemente si forma l’opinione pubblica. In Italia le notizie che giungono dalla Francia provocano eccitazione nei ceti colti e un aumento nella diffusione e dei lettori delle gazzette nei caffè. Quasi tutte le gazzette danno conto delle decisioni dell’Assemblea nazionale r della Costituzione e pubblicano i documenti rivoluzionari. In molti periodici viene ridotto lo spazio dedicato ai ragguagli letterari a vantaggio delle informazioni politiche. Grande fortuna riscontrano anche vari opuscoli che riassumono vicende legate alla Riv scritti da pubblicisti italiani o tradotti dal francese. L’atteggiamento vero la rivoluzione è in genere aperto : molto giornali esaltano i principi dell’89 primo tra tutti la Gazzetta Universale di Firenze diretta dall’abate Piombi Purtroppo mancano indicazioni precise sulla diffusione dei giornali in questa fase di grande effervescenza e di parziale libertà informativa. Nelle principali città arrivano anche se in misura limitata vari periodici stranieri, soprattutto francesi e svizzeri

Questa fase di relativa tolleranza da parte dei censori dura poco. Di fronte all’inasprimento della Rivoluzione e allo scoppio della guerra tra la Francia e la coalizione austro-prussiana, i governanti degli Stati italiani rimettono il bavaglio alle gazzette. i cambiamenti più marcati si vedono in Lombardia e in Toscana dove i governanti avevano avuto fino ad allora un assolutismo moderato: i caffè iniziano ad essere strettamente controllati dalla polizia, si fa piu attenzione alla circolazione di giornali stranieri e vengono emanate norme che possono vietare la pubblicazione di un libro o di un periodico. Ma in realtà questo non fa altro che dare vita al contrabbando : riguarda soprattutto i giornali e gli opuscoli di propaganda provenienti dalla Rep francese e dagli Stati confinanti con Francia e Svizzera. Il giornale più diffuso nell’Italia del nord è la Gazzetta di Lugano (edita da Agnelli,diretta dall’abate Vanelli), diffusione favorita dal fatto che è scritto in lingua italiana e dal fatto che il giornale informa in modo accurato e con serietà sugli avvenimenti della Francia.

L’evolversi della guerra, della situazione interna francese e l’intensificarsi delle stragi durante il periodo del Terrore, provocano in quasi tutti gli Stati un intensificarsi della propaganda controrivoluzionaria La stampa controrivoluzionaria è più intensa e dai toni apocalittici nello Stato della Chiesa; la voce più importante è il Giornale ecclesiastico di Roma che esce dal 1785 al 1798 ed è diffuso in tutta Italia (la sua impostazione è tale che ad un certo punto il governo austriaco ne vieterà la circolazione nei territori che controlla)

La novità più curiosa è legata alla comparsa dei primi periodici femminili . 1791 Firenze Giornale delle dame 15 maggio 1796 Napoleone Bonaparte entra a Milano Grande fioritura di giornali che lui stesso vuole : molte città in cui non era mai uscito un periodico ne avranno uno, compaiono i primi quotidiani cadono le restrizioni sulla stampa.

Nascono le prime forme di giornalismo politico. I nuovi fogli che vanno a sostituire le vecchie gazzette danno ampio spazio alle notizie italiane, seguono i dibattiti che si svolgono nelle istituzioni create dai francesi, prendono posizione sui fatti politici di attualità con commenti e con veri e propri articoli di fondo. Temi di discussione continua sono la libertà di stampa e lo sbocco da dare al movimento patriottico rivoluzionario. Il ventaglio delle posizioni politiche si può ricondurre a tre correnti: una reazionaria, una moderata e una dei democratici o dei patrioti che comprende i giacobini.

Ma la libertà di stampa subisce alti e bassi a seconda del prevalere della vedute di Napoleone o di quelle del Direttorio di Parigi (è l’organo posto ai vertici delle istituzioni francesi) Ben presto Napoleone volge le proprie preferenze ai moderati e non mantiene fede allo Statuto della Repubblica Cisalpina che egli stesso aveva dettato in esso si assicura la libertà di espressione e si esclude ogni tipo di censura preventiva ma la riserva dei casi previsti dalla legge non impedisce di certo la soppressione dei giornali più arditi e di “pilotare” gli altri. Nel luglio 1797 il Direttorio cisalpino impone la consegna preventiva di 12 copie di ogni periodico Da questo momento la libertà di stampa nel senso ampio del termine torna solo a tratti nei territori della Cisaplina e la tassa di bollo scoraggia l’avvio di nuove iniziative editoriali.

La capitali della stampa in questo momento è Milano dove esce nel 1796 il primo foglio libero: il Giornale degli amici della libertà e dell’uguaglianza. Seguono all’inizio del ’97 il Giornale dei patrioti d’Italia , foglio degli emigrati meridionali, il tribuno del popolo del Custodi e L’amico del popolo del Ranza, soppressi dopo pochi numeri. La soppressione di questi e di molti altri giornali spinge ad un’aziono intraprendente Carlo Barelle che pubblica un foglio molto spregiudicato nei contenuti e nei toni, ma senza né titolo né data. La vivacità polemica, gli spunti satirici e i pettegolezzi ne assicurano il successo. Nel corso del 1798 molti giornalisti milanesi conoscono la galera, altri come per esempio il Foscolo si ritirano dalla scena per dedicarsi alla letteratura o ad altre discipiline.

Il giornale più famoso del triennio è però il Monitore italiano 1798 ( il titolo viene dal Moniteur Universel fondato a Parigi nel 1789 e destinato a diventare il foglio privilegiato dal Napoleone dittatore) I due monitori, quello italiano e quello francese, sono in realtà molto differenti: il primo è un foglio di battaglia, il secondo è un foglio democratico ma di tono moderato che gode della protezione anche finanziaria dell’autorità francese.

Pochi sono i periodici di impronta reazionaria, molti quelli che mostrano un’adesione puramente formale al nuovo ordinamento politico (sono le vecchie gazzette e altri fogli sovvenzionati dalle autorità francesi)

(Fra i giornali usciti negli altri centri della Cisalpina i più importanti e interessanti sono il Monitore bolognese, il giornale repubblicano di pubblica istruzione e il giornale democratico di brescia).

• A Genova alimentano la fioritura giornalistica sia la durata della repubblica ligure sia la lotta politica tra il campo dei democratici e il più forte raggruppamento dei moderati. Portavoce e strumento di battaglia per i democratici è il settimanale Gazzetta nazionale genovese nata nel 1797 e destinata a durare fino al 1878 (Questo giornale si distingue anche per motivi prettamente giornalistici). Il principale avversario della Gazzetta è il settimanale Annali politico-ecclesiastici diretto e compilato quasi esclusivamente dal giansenista Eustachio Degola, portavoce dei moderati, e dura fino alla caduta della Repubblica Ligure.

• Piuttosto scolorita appare la stampa piemontese nel breve tempo repubblicano: almeno i fogli pervenuti fino a noi, tra i quali va ricordata per la continuità attraverso i successivi regimi la Gazzetta piemontese.

• Più vivace il panorama toscano, a Firenze accanto alle gazzette compaiono 4 nuove testate : due quotidiane , il Monitore fiorentino e il Club patriottico, e due settimanali, il democratico e il Mondo nuovo.

• A Roma l’unico giornale con un certo rilievo è il Monitore di Roma: nato come organo ufficioso del governo repubblicano, col passare del tempo perde questa caratterizzazione e resta sostanzialmente un foglio moderato.

• Più intensa è la breve esistenza della Repubblica napoletana dal Gennaio sl giugno 1799 : una donna Eleonora Fonseca Pimentel è l’animatrice, e la guida di una linea di sostegno al governo provvisorio, del Monitore napoletano , bisettimanale che esce dal Febbraio all Agosto 1799. Nei suoi articoli di fondo sono vive le preoccupazioni di coinvolgere nei propositi dei patrioti le classi umili di Napoli e della campagna, avverse alla Rep. Per questo esorta a fare dei periodici in dialetto

Agosto 1799 le truppe francesi sono costrette dalle forze austro russe ad abbandonare la penisola, le repubbliche crollano, tutti i giornali democratici scompaiono (sopravvivono solo quelle gazzette che avevano evitato di compromettersi). Qualche nuovo giornale esce nelle principali città ma sono di scarso peso. Si limitano a incensare l’Austria, il Ponteficie o i Borboni. Nel corso reazionario l unica voce dissonante è quella di Giovanni Ristori ma il suo periodico letterario ispirato ai “lumi” esce a

Bologna per 5 numeri soltanto alla fine del 1799. L’anno successivo con la vittoria di Napoleone a Marengo, si apre per l’Italia una seconda fase repubblicana ma in Napoleone che ritorna a Milano non è più il liberatore, ma è ormai un dittatore.

Il primo tempo della riorganizzazione della penisola dopo la vittoria di Marengo per quanto riguarda il giornalismo non è particolarmente significativo: ci sono certo i controlli sulla stampa, a non sono ancora rigidi e ferrei. In più si riscontra un diffuso senso di delusione per il fallimento degli ideali di libertà : molti intellettuali più in vista del Triennio rivoluz si sono messi in disparte, quelli che accettano la nuova realtà politica non riescono a riprendere il filo del discorso interotto. Fanno questa esperienza giornalisti come Pietro Custodi con L’Amico della libertà, bisettimanale che lui stesso chiude dopo 25 numeri e Giuseppe Lattanzi il quale aveva dato vita a un quotidiano di impronta commerciale che ospita annunci a pagamento; anche un giornale di questo tipi incappa però nella censura e viene infatti soppresso dal vicepresidente della Cisalpina. Non diversa la situazione a Genova dove giornali che echeggiano sentimenti patriottici sono soppressi.

Il secondo tempo per la stampa è quello del regime napoleonico vero e proprio : nei territori aggregati alla Francia le autorità impongono a vari periodici il bilinguismo e ne promuovo alcuni in lingua francese. Un decreto del gennaio 1803 regola più rigorosamente la censura preventiva e dà le direttive fondamentali a stampatori e giornalisti. Questo assetto subisce modifiche nel 1806 dopo la doppia incoronazione di Napoleone egli vuole mostrarsi come un governatore di larghe vedute fa abolire la censura preventiva e cambia nome alla Magistratura di revisione chiamandola Ufficio della libertà di stampa = si tratta ovviamente di cambiamenti solo di facciata (le uniche voci di opposizione sono rappresentate dai fogli che escono in Sicilia, in Sardegna e a Malta perché sotto il controllo della nemica Inghilterra)

I fogli politici assomigliano tutti al Moniteur di Parigi, il giornale prediletto da Napoleone; escono in genere due o tre volte la settimana a quattro pagine, ma il formato è molto ristretto di quello delle vecchie gazzette; rari i quotidiani.

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