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STORIA DI ROMA TRA DIRITTO E POTERE - Riassunto - Storia Del Diritto Romano - Capogrossi, Riassunti di Storia Del Diritto Romano. Polo Universitario della Spezia

Storia Del Diritto Romano

Descrizione: Riassunto fino pag.381 del manuale di "Storia di roma tra diritto e potere" di Capogrossi per l'esame di Storia Del Diritto Romano
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STORIA DI ROMA TRA DIRITTO E POTERE
CAPITOLO PRIMO
LA GENESI DELLA NUOVA COMUNITA POLITICA
1 Le condizioni materiali nel Lazio arcaico
Agli inizi dell’ultimo millennio a.C. il paesaggio fisico in cui si situavano gli insediamenti umani
che avrebbero dato origine a Roma e alle altre città del Latium vetus non doveva essere molto
diverso da quello odierno, solo più scosceso e segnato da maggiori e improvvisi dislivelli.
Soprattutto la presenza di aree boschive e di vasti acquitrini, negli avvallamenti, contribuiva
all’isolamento delle comunità umane ivi stanziate. Il territorio era limitato a Nord dal Tevere , a
Ovest dal mare, a Est dai primi altipiani che segnano il confine fra i Latini e le popolazioni
sabelliche e a Sud , infine , dagli ultimi contrafforti dei colli Albani che si sporgono sulla grande
pianura che si apre verso Cisterna, Circeo e Terracina.
Nella primitiva economia delle popolazioni laziali un ruolo importante era rappresentato
dall’allevamento, dove, accanto alla pecora, ebbe per molto tempo fondamentale importanza il
maiale. Era però già praticata anche una forma primitiva di agricoltura , legata anzitutto alla
coltivazione di farro. Abbastanza antico appare anche lo sfruttamento di certi alberi da frutto , come
il fico e , l’ulivo mentre la vite avrebbe assunto maggiore rilevanza in età successiva.
Sin dagli inizi dell’ultimo millennio a. C venero sviluppandosi , con l’incremento dei livelli
economici delle popolazioni laziali, forme di circolazione di uomini e cose. Le principali rotte
commerciali , attraversando verticalmente la pianura laziale, univano l’Etruria alla Campania : due
aree di più precoce sviluppo economico. Uno dei pochi punti di passaggio, dove era facile il guado
del Tevere , è costituito dall’area su cui sorgerà Roma. Non meno importanti erano anche le vie di
comunicazione del mare verso l’interno : allora , infatti, il Tirreno era già coperto da una fitta rete di
traffici marittimi che contribuivano all’intenso flusso di beni tra la zona costiera degli scambi e
l’entroterra , attraversando la pianura controllata dai colli Albani da un lato, dal Palatino e dal
Campidoglio Quirinale dall’altro. Il nome della Via Salaria , a Roma , ricorda appunto uno di questi
percorsi commerciali, relativo a un bene di fondamentale importanza nell’alimentazione umana : il
sale.
Quest’area , sin dagli inizi dell’ultimo millennio a.C. , era caratterizzata dalla presenza di numerosi
villaggi vicini gli uni agli altri e costituiti da poche capanne. La loro aggregazione interna, e
conseguentemente la reciproca differenziazione, si fondava sulla presenza di forme familiari o
pseudo parentali, legate alla memoria di una più o meno leggendaria discendenza comune. Queste
numerose comunità non sempre e non tutte erano destinate a evolvere verso forme cittadine, talora
piuttosto ristagnando o regredendo in frammenti sparsi nella campagna. Contro ogni accelerazione
della loro crescita materiale giocava la persistente difficoltà di assicurarsi lo sfruttamento di zone
adeguate di territorio. Ciò infatti non implicava solo la capacità di difesa contro l’esterno, ma
soprattutto presupponeva un adeguato controllo dell’uomo sulla natura, né facile né rapido.
Cosicché non possono meravigliare le piccole dimensioni dei numerosi centri che, ancora tra IX e
VIII secolo a.C. , appaiono disseminati nell’area laziale.
L’elevata quantità degli insediamenti in un’area territoriale relativamente circoscritta non solo è
confermata dalle continue e importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni , ma anche dalla
memoria storica che ne avevano gli antichi.
Sembra echeggiare questa situazione un suggestivo testo di Plinio in cui si afferma che , in un
tempo remoto , in Latio vi furono, accanto a piccole cittadine ( clara appida ), dei populi, uniti da
un vincolo religioso costituito dal culto di Iupiter Latiaris che si svolgeva in monte Albano ,
l’odierno Monte Cavo , nel cuore dei Castelli romani. Questi populi, designati unitariamente come
Albanes , sono menzionati in numero di trenta e richiamati al plurale. Sia questi che gli appidia
sarebbero stati tutti destinati < a dissolversi in età storica senza lasciar traccia > . E ‘attestato la
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presenza sin dalla più remota antichità di un tessuto unitario atto ad agevolare quei processi di
fusione e saldatura che avrebbero portato alla formazione di unità più ampie e consolidate.
2 Villaggi , distretti rurali e leghe religiose
Nelle tombe d’epoca arcaica, scavate nelle varie località laziali, vediamo la presenza di antiche
forme culturali , attestate dal trattamento del cadavere, dalle suppellettili che lo attorniano, legate
alla vita quotidiana : recipienti con cibo, ornamenti , le armi per gli uomini , e gli strumenti di
tessitura per le donne. Ciò fa pensare che fosse già diffusa la credenza in una vita ultraterrena. Un
altro aspetto importante è costituito dalla grande omogeneità di questi ritrovamenti , a testimoniare
una notevole uniformità di condizioni economiche.
I vincoli parentali o pseudo parentali fattore di coagulo di queste varie comunità , non dovevano
necessariamente coincidere con singole unità familiari, mentre invece erano rafforzati dal culto
degli antenati e dalla presenza di più o meno circoscritte unità sepolcrali . Le elementari funzioni di
guida del gruppo dovevano poi associarsi all’età e al ruolo militare. Accanto agli anziani, ai patres,
detentori della saggezza e della capacità di ben guidare la comunità , è verosimile che, nei momenti
di pericolo e di crisi , i poteri di decisione e di comando venissero deferiti ad alcuni guerrieri di
particolare valore e capacità.
Dobbiamo immaginare un ruolo permanente dell’assemblea degli uomini in arme, che restava,
insieme al parere degli anziani , dei patres del gruppo , competente per le decisioni relative alla vita
della comunità . E’ probabile che questi stessi patres, o alcuni di essi, assolvessero anche a
particolari funzioni religiose, non solo all’interno della singola famiglia, ma anche in un ambito più
ampio , essendosi già affermata , in questo campo, una competenza particolare di singoli individui,
assunti quindi a una posizioni di prestigio all’interno della comunità.
La grande quantità di questi piccoli villaggi, situati in un’area relativamente circoscritta, sovente a
poche centinaia di metri gli uni dagli altri, contribuiva ad accentuare un ininterrotto e fitto sistema
di relazioni tra di essi. Era un mondo magmatico caratterizzato da una < cultura > comune ,
consistente anzitutto nella comunanza della lingua latina e nella partecipazione a riti e culti. Alla
vitalità di questo tessuto unitario dovette inoltre contribuire notevolmente un insieme d’interessi più
direttamente economici.
La gestione in comune o la spartizione dei pascoli, il controllo dei sistemi di comunicazione e dei
traffici commerciali, la circolazione e lo sviluppo delle pur rudimentali tecniche agricole, la
ripartizione o l’uso in comune delle terre, nonché le possibili forme di circolazione del bestiame nel
corso dell’anno dai pascoli più alti alla pianura, a seconda delle stagioni , e la diffusione dei
prodotti metallurgici sono fattori di coagulo tra più comunità.
La celebrazione dei sacrifici in comune, come nel caso dei trigenta populi Albenses costituisce un
momento importante nel sistema di comunicazioni e di scambio tra le varie comunità , assumendo
anche un valore più propriamente < politico >. Come anche latamente < politico > appare la figura
arcaica del rex Nemorensis, il grande e solitario sacerdote del bosco sacro presso Nemi ( risalente a
un’epoca in cui il < sacro > non era costituito dagli uomini con i loro templi , ma si identificava con
la dimensione naturale del bosco o dello spazio ai margini di esso e delle culture , oppure con il
mistero vitale dell’acqua che sgorgava dalla terra ) . Esso era il luogo di un culto collettivo e di
aggregazione di più comunità , non meno di altri centri religiosi.
Intorno agli anni in cui la tradizione colloca la fondazione di Roma , verso la metà del VIII secolo,
precisamente nel 753 a.C. , profonde trasformazioni sembrerebbero verificarsi nell’organizzazione
economico – sociale del Lazio primitivo. Si tratta anzitutto di un processo di differenziazione,
documentato dalla presenza di tombe con arredi funerari di crescente opulenza, nettamente distinte
da quelle tuttora più diffuse , assai più modeste. Esse attestano , con l’affermata egemonia dei
gruppi economicamente e socialmente più forti , una chiara ideologia aristocratica. Lo sforzo anche
funerario si ricollega all’affermazione di una gerarchia sociale e di una distinzione di ruoli legata
alla ricchezza.
Un processo del genere fu reso possibile da un primo sviluppo economico delle società da esso
interessate, con l’avvio dei primi fenomeni di accumulazione della ricchezza e con la parallela
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crescita della popolazione. Dove ormai interveniva in modo sempre più accentuato, a favorire
l’ineguaglianza di distribuzione dei beni , un fondamentale fattore costituito dalla guerra, < il
grande lavoro collettivo > di questa prima età. E’ in essa infatti che il valore individuale , gli stessi
armamenti e quindi le prede belliche, definivano diversità di posizioni e di prestigio. Attorno ai
guerrieri e ai gruppi familiari più forti si concentrò un numero crescente di seguaci , il che a sua
volta dovette accentuare le differenze gerarchiche , sia in termini di forza militare che di ricchezze
acquisite.
E’ allora , inoltre, che la documentazione archeologica evidenzia un primo sviluppo tecnologico,
con il passaggio da una produzione < domestica > dei principali manufatti, e in primo luogo degli
oggetti di terracotta, a una produzione specializzata, mentre si moltiplicano gli oggetti metallici, la
cui realizzazione implica la presenza di un’elevata tecnologia e la concentrazione di adeguate
risorse. In questa fase lo sviluppo economico permette ormai ad alcuni individui di non partecipare
immediatamente alla produzione dei beni alimentari e immediatamente funzionali al
sostentamento , specializzandosi invece in altre attività artigianali e dando così luogo a un primo <
mercato > di scambio tra prodotti agro – pastorali e manufatti.
Tra i fattori che dovettero contribuire a tale processo di trasformazione, si può probabilmente
annoverare lo sviluppo delle attività agricole . Si tratta di un passaggio importante, giacché la stessa
superficie di territorio poteva , se sfruttata in forme agricole, sostenere un più alto numero di
individui di un’equivalente area a pascolo.
E’ quanto mai verosimile che sin da allora esistesse un regime di appropriazione individuale dei
beni mobili , esteso anche al bestiame minore, pecore e suini, oltre che agli animali da trasporto e
da lavoro : somari , cavalli e buoi. Analogamente dovevano già essere presenti forme limitate di
pertinenza della terra, se non altro sulla capanna e sullo spazio circostante, ma anche con ogni
probabilità sui primi circoscritti campi coltivati. Ciò insieme alla diversa distribuzione delle risorse
della pastorizia, dovette determinare una progressiva stratificazione dei singoli patres all’interno
delle varie comunità d’appartenenza rafforzando maggiormente alcune di queste a danno di altre.
L’accentuarsi di tali squilibri, a sua volta, poteva in alcune situazioni ottimali dar vita a fenomeni di
< sinecismo > ( da due vocaboli greci riferiti all’< abitare insieme> , che già gli antichi
impiegavano a indicare la formazione della città dall’aggregazione di abitanti sparsi ) delle minori
comunità verso la più ampia forma cittadina.
3 La fondazione di Roma
Nel quadro di questi nuovi fermenti , appaiono i primi centri insediativi unitari di un certo rilievo
che potremmo definire, < città in formazione >. E’ in quest’epoca che vari insediamenti laziali
assunsero una fisionomia diversa e più incisiva di quella dei villaggi dell’età precedente. Il nucleo
della città era da identificarsi sul Palatino. A tale colle infatti si ricollegano le leggende e i più
antichi riti religiosi, oltre ai ricordi legati alla coppia di gemelli salvati dalle acque del Tevere : dalla
cosiddetta < casa di Romolo>, al fico < ruminale> sino al percorso effettuato dai Luperci , nella
corrispondente cerimonia religiosa , percorso che seguirebbe l’antiquisimun pomerium, il confine
della città tracciato dallo stesso Romolo . Quest’area insediativa , soprattutto successivamente alla
fusione dei villaggi del Palatino con quelli del Quirinale – Campidoglio, presenta una rilevanza
strategica eccezionale . La naturale fortificazione costituita da questi colli permette infatti il
controllo di uno dei pochissimi guadi praticabili del Tevere , dove il fiume si divide in due.
Ed è qui , appunto, che interviene l’improvvisa accelerazione di processi già sedimentati, di contro
a fenomeni di ristagno e inadeguatezza.
L’elemento reale che soggiace alla tradizione leggendaria della < fondazione > ( 21 aprile del 753
a C) propone l’idea di un relativamente rapido affermarsi di una realtà nuova. E’ questo il
messaggio degli antichi : una < nascita > come rottura.
L’espansione cittadina non segui pedissequamente gli schemi territoriali costituiti dai preesistenti
collegamenti religiosi.
Si possono intuire le tracce , sopravvissute solo in arcaiche tradizioni religiose, di altre forme
aggregative, alternative al percorso unificatore che prevalse e che portò all’esistenza di quella
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Roma arcaica , con quella configurazione territoriale che la storia ha conosciuto. Con il prevalere di
questa particolare aggregazione avviata verso la forma cittadina , il nucleo, almeno potenzialmente
< politico> , di tutte le altre era destinato a essiccarsi, dissolvendosi di fronte alla forma
storicamente vincente della polis .
Indipendentemente dalla data precisa della fondazione di Roma nella seconda metà dell’VIII secolo
a.C. si registrano alcuni fenomeni convergenti. Essi fanno pensare che, in quell’epoca , alcuni dei
villaggi preistorici si fossero venuti fondendo in una nuova entità uni-taria caratterizzata da una
fisionomia urbana. Con gli spazi per la vita della comunità e per l’assemblea cittadina, per i luoghi
dei culti e per la sede del rex , nascono anche la politica e le istituzioni.
E’ a Romolo che risale l’incisiva novità organizzativa della città : una < costituzione > , come
descrizione di qualcosa che non esisteva prima . Nella sua figura si concentra la dimensione propria
del mito di fondazione .
Una volta confermato re dal consenso degli dei e dei concittadini, il fondatore definisce la forma
sociale e istituzionale della città . Anzitutto distinguendo i suoi seguaci in patrizie e plebei . Quanto
alla forma politica , egli avrebbe distribuito il popolo nelle tre tribù dei Romnes, Tities e Luceres,
ciascuna suddivisa in dieci curie, suddivise a loro volta ognuna in dieci decurie. Ci troviamo quindi
di fronte a un sistema piramidale di distribuzione della popolazione costituito da trecento decurie,
trenta curie, tre tribù. Una distribuzione prioritariamente finalizzata alla guerra, giacché ciascuna
curia avrebbe dovuto fornire alla città cento uomini armati e dieci cavalieri, dando così luogo alla
primitiva legione di tremila fanti e assicurando il complessivo organico di trecento cavalieri . Il
coerente sistema ternario a base di tale architettura attesta il carattere artificiale della costruzione
così realizzata.
Questa < nascita > , tuttavia , si presenta in termini ambivalenti. Da una parte, come rottura, come
novità rispetto alla fase precedente. Ma essa raccoglie e organizza, fondendole, realtà preesistenti.
Essa è il risultato della fusione dei villaggi preistorici del Palatino e poi del Quirinale. E con essi si
fondono tradizioni, pratiche sociali, identità . Si accerta come questi mores della città fossero gli
antichi stessi associati a una tradizione immemorabile, non certo introdotti, come invece le
istituzioni politiche dal mitico eroe fondatore. Ed è proprio questo carattere che spiega la presenza
di molteplici frammenti della tradizione antica, pressoché dimenticati, di piccoli elementi che
stentano a inserirsi in un processo di armonizzazione del nostro quadro di conoscenze, facendo
intuire una storia tortuosa, fatta di tensioni e conflitti, di svolte violente e improvvise.
Tra questi è di notevole importanza, nel sistema territoriale della città primitiva, la contrapposizione
dei montes, di carattere urbano , ai pagi , le strutture periferiche.
4 Le strutture familiari e le più ampie aggregazioni sociali
La città fu il punto di arrivo di un processo di crescita della società umana, che avrebbe avuto nella
famiglia naturale, il padre e i suoi più diretti dissentiti, il nucleo originario. Di qui la possibilità di
cogliere un elemento comune sia alla più piccola cellula della società umana, la famiglia, sia alla
forma politicamente più compiuta dell’antichità classica , che è la città . I vincoli di sangue o
pseudo parentali come fattore di coagulo di queste primitive comunità di villaggio si ritrovano in
mutate condizioni, all’interno della città , nel sistema delle gentes.
Due strutture centrali nel corso di tutta la storia di Roma sono la famiglia e la gens .
La famiglia in genere si identifica con quella che i Romani indicavano come la familia proprio
iure, nucleo centrale della loro intera organizzazione giuridica e sociale. Essa costituisce l’unità
elementare di un sistema matrimoniale monogamico , consistente nella coppia di sposi con i diretti
discendenti, il nucleo di persone che, almeno tendenzialmente , vive nella medesima città . La
rigorosa logica patriarcale delle origini si esprime nel principio secondo cui il vincolo di parentela
è stabilito solo attraverso la linea maschile : si tratta della cosiddetta parentela < agnatizia> dal
termine latino adgnatus che indica appunto il vincolo di sangue secondo tale linea. Secondo tale
criterio i figli di un fratello e di una sorella non sono agnati tra loro. Il sistema agnatizio si ritrova
altresì nella nozione di famiglia allargata, che i Romani avevano accanto a quella della famiglia
proprio iure, che comprendeva tutti i parenti per linea maschile, sino al sesto o settimo grado .
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ballery - Università di Roma La Sapienza

ma è praticamente il libro riscritto al computer...=(

25/05/13 02:30
angpro - Università di Roma La Sapienza

complimenti...grazie mi sarà utile! qualche suggerimento sulle domande o argomenti più spinosi???

21/05/13 06:55
alberto91 - Università di Trento

Molto buono!

13/05/13 09:47
lorenx - Università di Roma La Sapienza

Ottimo

24/04/13 09:57
ervinaro - Università di Roma La Sapienza

ottimo!

25/03/13 11:32
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