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Storia della Guerra Fredda - Riassunto esame di Storia - prof. Federico Romero, Sintesi di Storia. Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia

Storia

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Descrizione: Riassunto completo del corso di Storia del prof. Federico Romero riguardante la Storia della Guerra Fredda
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Storia della guerra fredda
Federico Romero
Capitolo 1Origini della guerra fredda, 1944-1949
Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un’inedita geografia di
potenza in cui gli Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano. Infatti, l’URSS di Stalin non poteva
concepire la coesistenza internazionale se non chiave intrinsecamente conflittuale. Il governo degli Stati
Uniti, invece, si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici fosse la via più efficace per
promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale.
La Seconda guerra mondiale si sommava ai traumi della Prima guerra mondiale, al conflitto ideologico che
aveva imperversato nel ventennio successivo, alla crisi economica e all’ascesa del totalitarismo: l’effetto era
una profonda rottura culturale e psicologica che imponeva a ogni paese di rifondare la nazione.
Nel 1941 i sovietici avevano già chiarito ai britannici di voler vedere riconosciute le conquiste territoriali
ottenute nel 1939 e nel 1940 grazie ai protocolli segreti del patto con la Germania. Infatti era questo il primo
tassello della concezione della sicurezza fondata sul dominio territoriale di Stalin. Il secondo tassello era il
controllo sui paesi dell’Europa orientale in modo da formare una profonda fascia di sicurezza da cui non
potessero giungere aggressioni militari. Ed il terzo era il controllo sulla Germania, attraverso la distruzione
del suo potenziale militare e gli accordi con gli alleati sul suo futuro. Alle conferenze alleate di Teheran e
Jalta, l’idea di una zona di sicurezza sovietica in Europa orientale fu sostanzialmente accettata, e si discusse
solo delle sue modalità. Quello che Washington e Londra cercarono di limitare fu il rischio che Mosca
instaurasse un controllo unilaterale chiudendo l’area a influenze esterne e imponendo una sovietizzazione dei
nuovi regimi politici. Ci si accordò quindi sulla suddivisione della Germania in zone di occupazione, sullo
spostamento a Ovest dei confini polacchi e sulla prospettiva di elezioni libere per formare governi
rappresentativi.
Gli Stati Uniti, attraverso Bretton Woods, intendeva stemperare i conflitti sociali e nazionali, consolidare i
regimi democratici e dare un fondamento duraturo alla pace. La questione dell’accettazione del liberalismo
politico ed economico non riguardava tanto gli sconfitti, visto che gli Stati Uniti condividevano l’idea di
eliminare la potenza tedesca e giapponese e consentire una ricostruzione di quei paesi solo sotto una vigile
tutela internazionale; nei confronti della Gran Bretagna e della Francia, il governo statunitense sapeva di
avere in mano leve politiche e finanziarie. Il grande interrogativo riguardava i sovietici. Roosevelt, infatti,
riteneva che la cooperazione con i sovietici fosse essenziale per la condotta della guerra e per questo fu
pronto ad accettare un ruolo preminente dell’URSS in Europa orientale.
Roosevelt aveva fiducia in un sistema collaborativo a guida americana, che includesse i sovietici; Stalin
credeva in un’inconciliabilità storica che rendeva la collaborazione tra capitalismo e comunismo un’opzione
temporanea e strumentale. L’ideologia americana presupponeva una condizione naturale di pace minacciata
solo dall’aggressività delle dittature; quella staliniana, all’opposto, postulava il conflitto internazionale come
normalità. Di fronte al compito di ridisegnare l’intero sistema internazionale, le due visioni finirono per
fungere da fonti di divaricazione, diffidenza e, infine, ostilità.
- Tra il 1945 e il 1947 gli ex alleati si trovarono intorno a diversi tavoli negoziali. Fu qui che
l’incommensurabilità delle due visioni divenne palpabile, tramutandosi in diffidenza profonda e, infine, nella
convinzione che la cooperazione favorisse i disegni più pericolosi del rivale. Il nodo centrale fu l’assetto
della Germania occupata. Per i sovietici la priorità era di ottenere le riparazioni; per gli americani e i
britannici, invece, la priorità divenne la ripresa economica tedesca e volevano che le riparazioni fossero
liquidate solo dal surplus di una produzione ben avviata. Le due logiche erano quindi contrastanti. Stalin non
aveva intenzione di mostrarsi malleabile, temendo che ciò passasse per arrendevolezza e un ruolo assai
rilevante in tal senso lo ebbe la bomba atomica. Infatti la bomba atomica americana rese probabilmente
l’URSS più cauta sull’uso della forza, per paura di scatenare una guerra, ma la rese anche meno
collaborativa e meno disposta ai compromessi, per paura di apparire debole.
Nel marzo 1946 la tensione di accese. L’URSS tardava il ritiro delle sue truppe stazionate in Iran durante la
Seconda guerra mondiale. Truman inviò una flotta nel Mediterraneo orientale, per segnalare a Mosca
l’intenzione di non accettare le sue pressioni sull’Iran. Ciò chiarì quanto Stalin temesse di giungere sull’orlo
di una guerra, ma la dittatura sovietica perseguiva un disegno espansionistico che andava ostacolato invece
che sottovalutato.
Forme di negoziazione continuarono, ma prevaleva l’inconciliabilità, che tra l’altro chiuse la possibilità di
porre sotto controllo le armi nucleari.
Intanto la sfiducia degli europei nell’efficacia del capitalismo era diffuso e ciò poteva spalancare la porta a
forme di influenza crescente ai partiti comunisti. Insieme all’incerta situazione tedesca, ciò poteva
gradualmente inclinare il continente verso una vicinanza psicologica e politica con Mosca. Rivalità e
determinazione, insomma, non parevano sufficienti se dall’Europa emanava non quella miscela di coesione,
fermezza e vigore bensì il suo inverso. All’inizio nel 1947 Washington si andava convincendo che bisognava
invertire la tendenza.
- Nei mesi successivi il governo di Washington elaborò quindi la teoria del contenimento e il suo strumento
operativo, ossia il Piano Marshall. La strategia del contenimento si ipotizzava che avrebbe potuto portare al
crollo o al graduale ammorbidimento del potere sovietico. Si trattava infatti di un regime privo di legittimità
e consenso; incapace di rispondere ai bisogni della popolazione. Ma la funzione urgente del contenimento
era quella di arginare la disgregazione in Europa occidentale e negare opportunità di espansione a Stalin. La
prima applicazione operativa della teoria del contenimento era che bisognava rilanciare l’economia della
parte occidentale della Germania, integrandola in Europa, perché senza la produzione e la domanda del paese
non si poteva neppure immaginare una ripresa continentale, che potesse opporsi alle pressioni esterne.
Il segretario di Stato George Marshall annunciò un piano straordinario di aiuti, di durata quadriennale,
indirizzato primariamente all’Europa occidentale, ma si guardava con favore alla possibilità che qualche
governo dell’Est intendesse aderire, in modo da allentare il controllo sovietico, mentre non c’era alcuna
intenzione di offrire aiuti a Mosca. Per questo motivo, Stalin decise che non c’era più motivo di esitare nella
sovietizzazione dell’Europa orientale. Lo stato divenne totalmente dominato da un partito comunista
subordinato a Mosca e purgato degli elementi non pienamente affidabili per Stalin. Si configurava quindi
brutale forza difensiva da un lato, capacità dinamica di costruire consenso dall’altro.
- Il fronte centrale della guerra fredda era ancora quello tedesco. Per gli americani, un eventuale accorso per
una Germania unita e neutrale costituiva un duplice rischio: se debole essa sarebbe stata facilmente succube
dell’influenza sovietica; se forte e animata dal nazionalismo avrebbe potuto costituire una minaccia per tutti.
Bisognava dunque vincolare gli americani all’Europa per rassicurare i francesi, controllare i tedeschi e
dissuadere i sovietici. Si apriva così un duplice negoziato attraverso l’Atlantico. Da un lato USA, Gran
Bretagna e Francia si accordavano per la formazione di una repubblica tedesco-occidentale demilitarizzata e
sottoposta a controlli internazionali. E dall’altra preparavano un progetto di alleanza transatlantica che
impegnasse gli USA alla difesa dell’Europa occidentale e ne tutelasse gli equilibri interni rispetto alla ripresa
della Germania.
Stalin aveva dunque buoni motivi per essere preoccupato e, oltre a intensificare gli sforzi per costruire
l’atomica sovietica, avviava un piano d’intensa espansione militare. In contrapposizione alla repubblica
tedesco-occidentale, i sovietici e i comunisti tedeschi potevano controbattere difensivamente erigendo un
loro stato nella zona orientale. Berlino era sottoposta all’occupazione dei quattro vincitori, ma era
interamente circondata dalla zona d’occupazione sovietica, da cui dipendeva per i rifornimenti e i servizi
essenziali. Le truppe sovietiche bloccarono tutti gli accessi terrestri alla città e cominciarono a interrompere
l’erogazione di energia elettrica. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna scartarono l’ipotesi di sfondare il blocco
con unità militari, perché avrebbe scatenato una guerra. Il blocco si poteva aggirare per via aerea: USA e
Gran Bretagna avviarono un ponte aereo che cominciò a rifornire la città del minimo essenziale ma divenne
progressivamente più imponente.
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Informazioni sul documento
Caricato da: monik.82
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Universita: Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia
Materia: Storia
Data di caricamento: 26/03/2012
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1992vale1992 - Università di Bergamo

Perfetto!

26/06/13 09:27
squizzo13 - Università di Roma La Sapienza

Grande grazie!

31/05/13 19:47
Anirmatera - Università di Bari

ottimi

29/05/13 15:58
max.cadrobbi1 - Università Bocconi Milano

Per fortuna l'ho trovato..grazie mille!

06/05/13 17:29
damiano.pauletto1 - Università non definita

grazie

02/05/13 23:08
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