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[Cap. 2] I soggetti della sicurezza, Sintesi di Coordinazione Della Sicurezza In Cantiere

Coordinazione Della Sicurezza In Cantiere

Descrizione: Formazione dei formatori in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
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Capitolo 2

I SOGGETTI DELLA SICUREZZA

Il D.Lgs. 81/08, all’art. 30, stabilisce che deve essere adottato e attuato un

modello di organizzazione e gestione.

Il sistema organizzativo aziendale rappresenta il complesso della struttura

organizzata dal datore di lavoro al cui interno sono riconducibili i soggetti con

responsabilità sulla salute e sicurezza dei lavoratori.

La sicurezza in ambiente lavorativo è un problema complesso che non

interessa un singolo soggetto, ma l’intero sistema di gestione della sicurezza.

Un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (S.G.S.L.) è un

sistema organizzativo finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di salute e

sicurezza aziendale, progettato con il più idoneo rapporto tra costi e benefici.

Adottare un S.G.S.L. non è un obbligo di legge, ma una scelta volontaria.

Un sistema di gestione della sicurezza include la struttura organizzativa, le

responsabilità, le pratiche, le procedure, i processi e le risorse necessarie per

pianificare, sviluppare, raggiungere, verificare, riesaminare e mantenere la

politica dell’organizzazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Gli scopi del S.G.S.L. sono, infatti, di:

 ridurre progressivamente i costi derivanti da incidenti, infortuni e

malattie correlate al lavoro minimizzando i rischi cui possono essere

esposti i soggetti a vario titolo;

 aumentare l’efficienza e le prestazioni dell’impresa/organizzazione;

 contribuire a migliorare i livelli di salute e sicurezza sul lavoro;

 migliorare l’immagine interna ed esterna dell’impresa/organizzazione.

Un aspetto importante da sottolineare è la realizzazione del sistema di

gestione della sicurezza che è legata specificatamente alla singola unità

produttiva in base alle caratteristiche della sua organizzazione. Quindi, non

esiste un sistema di gestione universale, ma ogni S.G.S.L. deve essere

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concepito su misura, a seconda delle dimensioni, del settore e dei rischi,

della singola unità produttiva.

Secondo l’art.30, comma 1, lettera e), il modello di organizzazione e gestione

deve assicurare un sistema aziendale per l’adempimento degli obblighi

giuridico relativo all’attività di informazione e formazione dei lavoratori.

Con il D.Lgs. 81/08 i soggetti coinvolti nella gestione della sicurezza in

ambito aziendale sono sostanzialmente gli stessi previsti dalla precedente

normativa: il datore di lavoro, cui si affiancano il dirigente e il preposto, il

responsabile del servizio prevenzione e protezione, il medico competente, i

lavoratori e i loro rappresentanti.

La ripartizione degli oneri prevenzionali (penalmente sanzionati) si modella

sui ruoli ricoperti all’interno della gerarchia aziendale: l’obbligazione di

sicurezza è imputata in ordine decrescente al Datore di lavoro, al dirigente, al

preposto ed infine al lavoratore.

2.1 Datore di Lavoro

All’art. 2, comma 1, lettera b), il D.Lgs. 81/08 definisce il datore di lavoro

come il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore che ha la

responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva poiché

esercita i poteri decisionali e di spesa.

Gli indici di riconoscimento della figura datoriale sono dunque almeno due:

l’uno di carattere formale, che si riconduce appunto alla titolarità del rapporto

di lavoro col lavoratore, l’altro di natura sostanziale che si riconnette invece al

concetto di responsabilità in relazione ai tradizionali indici della autonomia –

potere decisionale e di spesa.

Il datore di lavoro è tenuto all’osservanza di tutte le disposizioni

antinfortunistiche e di igiene previste dalla legislazione vigente per la tutela

della sicurezza e della salute dei lavoratori, in quanto titolare, beneficiario e

organizzatore primo dell'attività lavorativa e delle condizioni nelle quali tale

attività viene svolta.

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L’art. 18, comma 1, lettere i) e l), del D.Lgs. 81/08 prevede che il Datore di

lavoro:

 informi il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un

pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni

prese o da prendere in materia di protezione;

 adempia agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di

cui agli articoli 36 e 37

Il D.Lgs. 81/08, come la precedente normativa, non stabilisce alcuna

formazione per la figura del Datore di lavoro.

Questo rappresenta indubbiamente una lacuna, che il Legislatore avrebbe

dovuto colmare con il D.Lgs. 81/08.

Il Datore di lavoro rappresenta una figura fondamentale e obbligatoria in

ambito lavorativo, in quanto è il soggetto con responsabilità

sull’organizzazione e che esercita poteri decisionale e di spesa.

Secondo l’art. 17, comma 1, lettera a), il Datore di Lavoro ha l’obbligo di

valutare i rischi e garantire la sicurezza e salute dei lavoratori.

L’art. 18, comma 2, del D.lgs. 81/08 stabilisce che fra gli obblighi del Datore

di lavoro vi sia quello di fornire informazioni al servizio di prevenzione e

protezione ed al medico competente in merito a:

 la natura dei rischi;

 l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle

misure preventive e protettive;

 la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;

 i dati relativi agli infortuni sul lavoro e quelli relativi alle malattie

professionali;

 i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.

Il Datore di Lavoro può svolgere direttamente i compiti del servizio di

prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonché di

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prevenzione incendi e di evacuazione, nelle ipotesi previste nell’Allegato II

(art. 34 del D.Lgs. 81/08).

I casi in cui è consentito lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro

dei compiti di prevenzione e protezione dei rischi sono:

1. Aziende artigiane e industriali (fino a 30 addetti);

2. Aziende agricole e zootecniche (fino a 10 addetti);

3. Aziende della pesca (fino a 20 addetti);

4. Altre aziende (fino a 200 addetti).

In base all'art. 34, comma 2, del D.Lgs. 81/200, il Datore di lavoro che

intende svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e

protezione deve frequentare corsi di formazione, di durata minima di 16 ore e

massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro

e relativi alle attività lavorative, nel rispetto dei contenuti e delle articolazioni

definite mediante accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti

tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il

termine di dodici mesi dall'entrata in vigore del D. Lgs. n. 81/2008. Fino alla

pubblicazione dell’accordo di cui al periodo precedente, conserva validità la

formazione effettuata ai sensi dell’art. 3 del decreto ministeriale 16 gennaio

1997, il cui contenuto è riconosciuto dalla Conferenza permanente per i

rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

in sede di definizione dell’accordo di cui al periodo precedente.

I contenuti minimi della formazione del Datore di lavoro, previsti dal D.M.

16/01/1997, sono i seguenti:

a) il quadro normativo in materia di sicurezza dei lavoratori e la

responsabilità civile e penale;

b) gli organi di vigilanza e di controlli nei rapporti con le aziende;

c) la tutela assicurativa, le statistiche ed il registro degli infortuni;

d) i rapporti con i rappresentanti dei lavoratori;

e) appalti, lavoro autonomo e sicurezza;

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f) la valutazione dei rischi;

g) i principali tipi di rischio e le relative misure tecniche, organizzative e

procedurali di sicurezza;

h) i dispositivi di protezione individuale;

i) la prevenzione incendi ed i piani di emergenza;

j) la prevenzione sanitaria;

k) l'informazione e la formazione dei lavoratori.

La novità, quindi, sopravvenuta per il Datore di lavoro con il Testo Unico è

che la formazione per lo stesso non avrà più un carattere generale ma dovrà

essere mirata ai rischi propri delle attività svolte in azienda e destinata a

settori specifici.

Per quanto riguarda, infine, la possibilità da parte del Datore di lavoro di

svolgere i compiti di addetto al pronto soccorso, all'emergenza ed alle misure

antincendio si fa presente che il comma 1 dell'art. 34, ha stabilito che il

datore può farlo fermo restando che dovrà comunque frequentare gli specifici

corsi stabiliti per quanto riguarda il primo soccorso dal D. M. n. 388/2003 e

per quanto riguarda l'emergenza e l'antincendio dal D. M. 10/3/1998.

2.2 Dirigente e Preposto

Al datore di lavoro vengono affiancati nella gestione di una serie di obblighi,

volti a garantire nei luoghi di lavoro un idoneo livello di sicurezza, i Dirigenti e

i Preposti.

Il D.Lgs. 81/08 amplia e specifica il ruolo e le responsabilità dei Dirigenti e dei

Preposti nei sistemi aziendali di prevenzione.

Anche per il Dirigente e il Preposto è prevista una adeguata formazione che

viene prescritta dalle misure generali di tutela che sono obbligatorie [art. 15,

comma 1, lettera o), del D.Lgs. 81/08].

Il Dirigente viene definito, secondo l’art. 2, comma 1, lettera d), come

“persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici

e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del

datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa”.

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La figura del Dirigente è solo presente in aziende di medie e grandi

dimensioni laddove il Datore di lavoro non dirige e non sorveglia da solo il

processo produttivo.

Le attività che caratterizzano ed identificano la figura del dirigente attengono

alla sfera sia organizzativa, riguardate il luogo di lavoro con le relative misure

di prevenzione e protezione, sia alla sfera di vigilanza, sull’attività di tutto il

personale assegnato.

La sua attività influisce sull’azienda ed è subordinato, gerarchicamente, solo

al Datore di lavoro.

Nelle norme che regolano la “Riunione Periodica” è prevista la formazione e

l’informazione sulla sicurezza dei dirigenti [art. 35, comma 2, lettera d) del

D.Lgs. 81/08].

Il D.lgs. 81/08, rispetto alla precedente normativa in materia di tutela della

salute e sicurezza, tra i suoi principali aspetti innovativi, definisce e valorizza

la figura del preposto.

Il Preposto viene definito, secondo l’art. 2, comma 1, lettera e), come

“persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri

gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli,

sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive

ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed

esercitando un funzionale potere di iniziativa”.

Nel D.Lgs. 81/08 viene definito con chiarezza il ruolo del Preposto, i suoi

compiti e le attribuzioni fornendo una prospettiva evolutiva delle sue funzioni

di coordinamento, controllo, vigilanza e iniziativa. Svolge un ruolo centrale

nello sviluppo della cultura della sicurezza perché crea condivisione del

valore della sicurezza, facilita atteggiamenti e comportamenti conformi a

questo principio, ne verifica il rispetto e valorizza le risorse affidate.

Il D.lgs. 81/08 definisce il Preposto come colui che sovrintende, unitamente

al Datore di lavoro e ai Dirigenti, alle attività finalizzate alla prevenzione e alla

protezione dai rischi ai quali i lavoratori possono essere esposti.

Il Preposto è dunque incaricato di controllare la corretta esecuzione da parte

dei lavoratori ed esercitare un funzionale potere di iniziativa.

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Gli obblighi e le responsabilità del Preposto non sono da collegarsi alla

qualifica formale o alla tipologia del contratto di lavoro, ma in base alle

mansioni effettivamente espletate.

Per individuare un Preposto devono essere tenuti in considerazione alcuni

indici: specializzazione, competenze, ambito di discrezionalità, posizione

gerarchica.

Possiamo identificare come “Preposto di fatto” quel soggetto che, pur non

avendo un ruolo gerarchico di sovrintendenza di altri lavoratori, sia solito

impartire ordini non venendo sconfessato dai superiori gerarchici.

Tra gli obblighi previsti dall’art. 19, comma 1, lettera g), il Preposto deve

frequentare adeguati corsi di formazione secondo quanto prescritto dal

comma 7 dell’art. 37.

Secondo tale comma i Preposti ricevono da parte del Datore di lavoro e in

azienda, un’adeguata formazione e un aggiornamento periodico in relazione

ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro.

I contenuti minimi della formazione comprendono:

a) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;

b) definizione e individuazione dei fattori di rischio;

c) valutazione dei rischi;

d) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di

prevenzione e protezione.

L’esercizio di fatto di poteri direttivi, previsto dall’art. 299 del D.Lgs. 81/08,

comporta la piena responsabilità di chi, pur sprovvisto di regolare investitura,

eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti al Datore di lavoro, al Dirigente o al

Preposto.

2.3 Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (R.S.P.P.)

Secondo l’art. 2, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 81/08, il Responsabile del

Servizio di Prevenzione e Protezione (R.S.P.P.) viene definito come la

persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali designata dal

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datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e

protezione dai rischi.

Tra i suoi principali compiti vi sono quelli di collaborare all’analisi dei rischi e

alla stesura del Documento di Valutazione dei Rischi.

Rappresenta, di fatto, il consulente aziendale in materia di sicurezza.

La nomina del R.S.P.P. da parte dei Datore di lavoro rientra tra gli obblighi

non delegabili prescritti dall’art 17, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 81/08.

Il Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi (S.P.P.) è l’insieme delle

persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di

prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori [art. 2,

comma 1, lettera l), del D.Lgs. 81/08].

Tra le figure presenti nel S.P.P., oltre al R.S.P.P., vi è quella dell’Addetto al

Servizio di Prevenzione e Protezione (A.S.P.P.).

Il S.P.P. provvede:

a) individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e delle

misure di sicurezza;

b) elaborare le misure preventive e protettive;

c) proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;

d) partecipare alla riunione periodica;

e) fornire ai lavoratori le informazioni.

Il R.S.P.P. deve essere in possesso di capacità e requisiti professionali

prescritti dall’art. 32 del D.Lgs. 81/08:

 Titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria

superiore;

 Attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento a specifici corsi

di formazione adeguati alla natura dei rischi secondo quanto

disciplinato dall’accordo del 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza

Permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province

autonome di Trento e Bolzano;

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 Obbligo di aggiornamento quinquennale.

Sostanzialmente, per quanto concerne i requisiti e le capacità del R.S.P.P., vi

è stata una parziale riconferma di quanto previsto dal D.Lgs. 626/94, per

quanto riguarda i titoli di studio e la frequenza di corsi di formazione e di

aggiornamento, secondo gli indirizzi definiti dall’accordo Stato-Regioni, al

quale l’art.32 fa esplicito riferimento.

I percorsi formativi, previsti dall’accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006,

sono strutturati in tre moduli: A, B e C.

Il Modulo A costituisce il corso di base, per lo svolgimento della funzione di

R.S.P.P. e di A.S.P.P. La sua durata è di 28 ore. I contenuti delle attività

formative sono conformi a quanto indicato nel decreto del Ministro del Lavoro

del 16 gennaio 1997.

Il Modulo B di specializzazione, è il corso adeguato alla natura dei rischi

presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. La sua durata

varia da 12 a 68 ore, a seconda del macrosettore di riferimento. Come il

modulo A, anche il modulo B, è comune alle due figure professionali di

R.S.P.P. e A.S.P.P.

Il Modulo C di specializzazione per le sole funzioni di R.S.P.P., è il corso di

prevenzione de protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psico-

sociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di

tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. La sua durata è

di 24 ore ed è obbligatorio solo per R.S.P.P.

Il comma 5 dell’art.32 prevede l’esenzione dalla partecipazione ai moduli A e

B

dell’accordo per coloro che sono in possesso di alcune classi di laurea.

Importante notare che la maggior parte dei piani di studio dei percorsi di

laurea di queste classi non prevedono alcun esame specifico in materia di

prevenzione e di protezione dai rischi.

I responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione sono tenuti

a frequentare corsi di aggiornamento secondo l’accordo Stato-Regioni del 26

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gennaio 2006. Si tratta dell’applicazione concreta della formazione continua

della sicurezza.

2.4 Medico Competente

Secondo l’art. 2, comma 1, lettera h), del D.Lgs. 81/08 il Medico Competente

è il medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali

che collabora con il Datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è

nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli

altri compiti di cui al D.Lgs. 81/08.

L’attività del Medico Competente è svolta secondo i principi della medicina

del lavoro e del codice etico della Commissione Internazionale di salute

occupazionale.

Per svolgere le funzioni di Medico Competente è necessario possedere uno

dei requisiti previsti dall’art. 38 del D.Lgs. 81/08:

a. medico specializzato in medicina del lavoro o in medicina preventiva

del lavoratori e psicotecnica;

b. docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori

e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in

fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro;

c. autorizzazioni del D.Lgs. 277/1991;

d. specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale.

Il comma 3 dell’art. 38 specifica che per svolgere le funzioni di Medico

Competente è inoltre necessario partecipare al programma di educazione

continua in medicina. In particolare i crediti previsti dal programma dovranno

essere maturati per almeno il 70% nella disciplina medicina del lavoro e

sicurezza degli ambienti di lavoro.

I medici in possesso dei requisiti sopra elencati sono iscritti nell’elenco dei

medici competenti istituito presso il ministero della Salute.

Per quanto previsto dall’art. 25 del D.Lgs. 81/08, il Medico Competente

collabora con il Datore di lavoro e con il Servizio di Prevenzione e Protezione

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alla valutazione dei rischi e all’attività di formazione e informazione nei

confronti dei lavoratori, per la parte di competenza. Fornisce informazioni ai

lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti.

Informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitari e,

rilascia a richiesta copia della documentazione sanitaria.

Collabora inoltre all’attuazione e valorizzazione di programmi volontari di

promozione della salute.

Il Medico Competente tra i suoi principali compititi effettua la sorveglianza

sanitaria ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. 81/08.

La sorveglianza sanitaria è costituita dall’insieme degli atti medici finalizzati

alla tutela dello stato di salute e di sicurezza dei lavoratori in relazione

all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali ed alla modalità di

svolgimento dell’attività lavorativa.

2.5 Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (R.L.S.)

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è la persona eletta o

designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della

salute e della sicurezza durante il lavoro [Art.2, comma 1, lettera i), del

D.Lgs. 81/08].

Rappresenta una delle principali novità della nuova disciplina della salute e

della sicurezza sul lavoro. I lavoratori verificano, tramite il R.L.S., le

applicazioni e le misure di sicurezza.

Tra i compiti e le responsabilità del R.L.S. vi sono:

a. agevolare la partecipazione attiva dei lavoratori;

b. vigilare sull’attuazione delle misure di sicurezza;

c. partecipare al processo di miglioramento;

d. richiedere copia del Documento di Valutazione dei Rischi e del

Registro Infortuni.

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L’elezione dei R.L.S. avviene di norma in corrispondenza della giornata

nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro. Dopo l’elezione deve

partecipare ad un apposito corso di formazione.

Il comma 10 dell’art. 37 specifica che il R.L.S. ha diritto ad una formazione

particolare in materia di salute e sicurezza concernente i rischi specifici

esistenti negli ambiti in cui esercita la propria rappresentanza, tale da

assicurargli adeguate competenze sulle principali tecniche di controllo e

prevenzione dei rischi stessi.

L’art. 37, comma 11, ne ha fissato la durata, l’articolazione e i contenuti

minimi operando, nel contempo, un rinvio alla contrattazione collettiva

nazionale per quanto riguarda le modalità, la durata e i contenuti specifici.

I contenuti minimi della formazione sono:

a) principi giuridici comunitari e nazionali;

b) legislazione generale e speciale in materia di salute e sicurezza sul

lavoro;

c) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;

d) definizione e individuazione dei fattori di rischio;

e) valutazione dei rischi;

f) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di

prevenzione e protezione;

g) aspetti normativi dell’attività di rappresentanza dei lavoratori;

h) nozioni di tecnica della comunicazione.

Già a prima vista si può notare come il profilo del rappresentante dei

lavoratori si presenti diverso rispetto al ruolo tradizionalmente svolto,

attraverso l’erogazione di contenuti tecnici legati ai rischi specifici

dell’azienda e le conseguenti misure di prevenzione. La durata minima del

corso è di 32 ore iniziali di cui 12 ore sui rischi specifici di azienda e misure di

prevenzione e protezione. La verifica di apprendimento introdotta

obbligatoriamente avrà una funzione ricognitiva della qualità del percorso

formativo erogato e delle competenze e delle capacità acquisite dal R.L.S.

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La contrattazione collettiva nazionale deve disciplinare le modalità

dell’obbligo di aggiornamento periodico la cui durata non può essere inferiore

a 4 ore annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e a 8 ore

annue per le imprese che occupano più di 50 lavoratori. Per le imprese che

occupano meno di 15 lavoratori il suggerimento è di fare riferimento a una

durata di almeno 4 ore annue.

La formazione dei R.L.S. deve avvenire in collaborazione con gli organismi

paritetici (art. 50) ove presenti:

 durante l’orario di lavoro;

 non può comportare oneri a carico dei lavoratori

Il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile, in

presenza di lavoratori stranieri deve essere verificata la comprensione della

lingua.

Nelle aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori il

rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è di norma eletto direttamente

dai lavoratori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell’ambito

territoriale o del comparto produttivo.

Il D.Lgs. 81/08 ha anche previsto altre figure per i Rappresentanti dei

Lavoratori nella considerazione della frammentarietà del tessuto produttivo

con aziende che presentano piccoli numeri di personale e laddove non è

possibile l’elezione del RLS.

E’ stata introdotta la figura del Rappresentante dei Lavoratori per la

Sicurezza Territoriale (R.L.S.T.).

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (R.L.S.T.)

esercita le competenze del R.L.S. nelle unità produttive di competenza nelle

quali non sia stato eletto o designato.

L’art. 48 ha fornito le regole per la formazione del R.L.S.T. il quale ha diritto a

una formazione particolare, con un rinvio in sede di contrattazione collettiva

per quanto riguarda le modalità, la durata e i contenuti specifici tali da

assicurargli una adeguata competenza sulle principali tecniche di controllo e

prevenzione dei rischi stessi attraverso la frequentazione di un percorso

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formativo di almeno 64 ore iniziali, da effettuarsi entro 3 mesi dalla data di

elezione o designazione, e 8 ore di aggiornamento annuale.

Altra innovazione è costituita dalla figura del Rappresentante dei Lavoratori

per la Sicurezza di Sito Produttivo (R.L.S.S.P). I Rappresentanti dei

Lavoratori per la Sicurezza di Sito Produttivo sono individuati nei seguenti

specifici contesti produttivi:

a) i porti, sedi di autorità nonché quelli sede di autorità marittima;

b) centri intermodali di trasporto;

c) impianti siderurgici;

d) cantieri con almeno 30.000 uomini-giorno;

e) contesti produttivi con complesse problematiche legate alla

interferenza delle lavorazioni e da un numero complessivo di addetti

mediamente operanti nella’area superiore a 500.

2.6 Coordinatore per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori

La figura del coordinatore per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori

era già disciplinata dal Decreto Legislativo 494/96 (Attuazione della direttiva

92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da

attuare nei cantieri temporanei o mobili) agli articoli 4, 5 e 10.

All’art. 89, comma 1, lettere e) e f), del D.Lgs. 81/08 sono rispettivamente

definiti il coordinatore per la progettazione e il coordinatore per l’esecuzione

dei lavori.

Il coordinatore per la progettazione è il soggetto incaricato, dal committente o

dal responsabile dei lavori, dell'esecuzione dei compiti previsti per legge,

mentre il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è il soggetto incaricato, dal

committente o dal responsabile dei lavori, dell'esecuzione dei compiti previsti

per legge, che non può essere il datore di lavoro delle imprese esecutrici o

un suo dipendente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione

(RSPP) da lui designato.

In merito ai requisiti professionali del coordinatore per la progettazione e del

coordinatore per l'esecuzione dei lavori con l’art. 98 del D.Lgs. 81/08 i titoli di

studio e professionali dei coordinatori sono stati attualizzati rispetto all’art.10

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del D.Lgs. 494/96, e i contenuti e le modalità dei corsi di qualificazione

professionale sono stati normati all’allegato XIV del Testo Unico.

Il comma 2 dell’art. 98 stabilisce che il coordinatore per la progettazione e

per l’esecuzione dei lavori devono essere in possesso di attestato di

frequenza, con verifica dell’apprendimento finale, a specifico corso in materia

di sicurezza organizzato dalle regioni, mediante le strutture tecniche operanti

nel settore della prevenzione e della formazione professionale, o, in via

alternativa, dall'ISPESL, dall'INAIL, dall'Istituto italiano di medicina sociale,

dai rispettivi ordini o collegi professionali, dalle università, dalle associazioni

sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori o dagli organismi paritetici istituiti

nel settore dell'edilizia.

Il corso di formazione per i coordinatori per la progettazione e per

l’esecuzione dei lavori presenta una parte teorica e una parte pratica per un

totale di 120 ore.

La parte teorica si compone di tre moduli:

1. Modulo giuridico per complessive 28 ore;

2. Modulo tecnico per complessive 52 ore;

3. Modulo metodologico/organizzativo per complessive 16 ore.

La parte pratica per complessive 24 ore.

La verifica finale di apprendimento dovrà essere effettuata da una

commissione costituita da almeno 3 docenti del corso, tramite:

 Simulazione al fine di valutare le competenze tecnico-professionali;

 Test finalizzati a verificare le competenze cognitive.

Il corso si svolge con un numero massimo di 30 partecipanti e con l’obbligo di

frequenza per almeno il 90% dell’orario.

È inoltre previsto l’obbligo di aggiornamento a cadenza quinquennale della

durata complessiva di 40 ore.

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