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agenda aurea, Sintesi di Storia del Teatro e dello Spettacolo. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

Storia del Teatro e dello Spettacolo

Materie simili: Storia
Descrizione: Riassunto agenda aurea, forme di teatro e spettacolo
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Universita: Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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ANNUNCIAZIONE

8. DEPOSIZIONI E ANNUNCIAZIONI La rappresentazione di deposizioni e annunciazioni con l’uso di simulacri rappresentano un punto importante

nel “teatro delle statue” che vede nell’Occidente Cristiano lo sviluppo delle statue, proibito in Oriente. Due

sono le principali forme di teatro delle statue:

1. Allestimento di scene permanenti e tridimensionali delle figure e degli eventi ritenuti cruciali per i

cristiani.

2. Uso in movimento di simulacri nella celebrazione delle principali feste religiose

Le rappresentazioni italiane dell’Annunciazione sono un particolare caso delle cerimonie drammatiche

medievali. Notevole importanza e diffusione aveva la festa dell’Annunciazione in alcune zone come la

Toscana e il Veneto. L’Annunciazione aveva un fortissimo potere simbolico, in quanto centro della storia

della salvezza e di conseguenza dell’anno liturgico. Il 25 marzo era la data storica della morte di Gesù e fu

perciò la data di celebrazione della Pasqua cristiana seguita da coloro che rifiutavano la Pasqua mobile

decisa dal concilio. Il 25 marzo era considerato il giorno perfetto dell’anno in quanto equinozio di primavera,

inizio della bella stagione e un tempo anche Capodanno degli ebrei. La festa di Pasqua veniva considerata il

tempo perfetto della salvazione, a Pasqua infatti Dio creò il mondo e sempre a Pasqua il Messia inaugurerà il

regno eterno.

FIRENZE il 25 marzo, il giorno dell’Annunciazione costituiva l’inizio dell’anno.

Venezia il 25 marzo corrispondeva con la data di fondazione della città.

In entrambi i luoghi la celebrazione non era solo religiosa ma che civile e politica. Le rappresentazioni

diventavano sempre più teatrali e spettacolari, aggiungendo nuovi elementi non solo tecnici (come i

crocifissi snodabili) ma anche di racconto (come l’introduzione del volo dell’angelo che annuncia a Maria).

L’evento rituale e la devozione non possono essere ridotti a una pura rappresentazione teatrale, ma senza

fisicità e realtà del corpo non esiste incarnazione della parola. Le statue costituiscono per i laici la possibilità

di appropriarsi del sacro.

I crocifissi snodabili: rappresentano una efficace soluzione al problema di unire la fascinazione realistica e

narrativa del teatro con l’aurea sacra di un oggetto devozionale. Per questo motivo, dopo le censure post-

triedentine delle sacre rappresentazioni,la deposizione di un crocifisso snodabile si impose in Italia come la

più importante devozione drammatica della Passione di Cristo dal XVI secolo fino ad oggi. Scene di

deposizione portano all’affermazione nel Quattrocento del teatro di pietà, un particolare genere di

rappresentazione cristiana che cerca di costruire un evento qui ed ora, che provoca tutti coloro che si

imbattono ad una risposta, di accettazione o di rifiuto, e dunque a una precisa responsabilità morale.

Settimana Santa Pasqua

9. Passioni.

Devozioni e drammi di Cristo nell'Italia della controriforma.

Prima della riforma la massa di fedeli praticava una religione dimostrativa in cui le processioni, i

pellegrinaggi e il culto delle reliquie occupavano quasi importante almeno quanto i sacramenti e l'orazione. Il

sacro e il profano non erano distinti e la fede si mescolava il meraviglioso. La passione di Cristo era al centro

della vita spirituale e cultuale. La presenza di elementi della pietà medievale considerati incongrui e

aspramente criticati dai protestanti produsse una profonda opera di riforma del culto della devozione in

ambito cattolico. La riforma riuscì a rispettare e rinnovare il sentire rituale della tradizione accogliendo e

inglobando anche le richieste dei protestanti.

In questo tentativo di riforma la Passione assume un ruolo centrale nel tentativo di conciliare interiorità ed

esteriorità.

Tre date importanti che sancirono la fine delle rappresentazioni della Passione:

1539 Papa Paolo III proibì a Roma la rappresentazione della Passione del Gonfalone al Colosseo.

1548 il Parlamento di Parigi vietò le rappresentazioni sacre della Confrèrie de la Passion.

1565 Carlo Borromeo proibì la rappresentazione della Passione che venne sostituita da una esposizione dotta

e seria dell'argomento da parte dei predicatori.

PROCESSIONI DRAMMATICHE

Le processioni del giovedì e del venerdì Santo sono il fulcro della devozione. Statue e gruppi processionali

vennero pensati come efficaci sostituti delle sacre rappresentazioni.

A Milano nel Seicento troviamo tutte le principali tipologie di rappresentazione drammatica della passione

aventi come protagonisti dei simulacri.

1587 processione con i misteri, simboli o statue rappresentati i diversi episodi della passione che sfilano in

corteo, questa processione è stata inventata dal vescovo di Novara Carlo Bascapè.

I francescani osservanti mettevano in scena il venerdì Santo la deposizione di Cristo, che, in alcune zone

dell'Europa aveva assunto un aspetto più teatrale e meno liturgico, proprio con l'adozione a partire dal XIV

secolo, delle sculture lignee di crocifissi con gli arti snodabili.

I gesuiti organizzarono dal 1633 il funerale di un simulacro di Gesù Cristo morto accompagnato da quello

dell'Addolorata che si svolgeva per le vie principali di Milano.

Le processioni con simulacri simboli della passione modificarono anche le tradizionali versioni locali della

settimana Santa dando origine a forme ibride e a complesse rappresentazioni processionali della Passione che

finirono per reintrodurre in qualche modo dialoghi, narrazioni,parti recitate o cantate, quadri viventi dei

personaggi interpretati da persone in carne e ossa, allestimenti marcatamente teatrali.

Esempio il MORE VENETO del venerdì santo. A Venezia ma anche in 
altre del nord come Cremona e Novara il venerdì Santo si svolgevano delle processioni portando per le vie il Santissimo Sacramento. Ciò

era in contraddizione con quanto emesso dalla Congregazione dei riti che vietava la consacrazione

eucaristica e anche la comunione il venerdì Santo. Tuttavia gradualmente si impose la distinzione tra culto

eucaristico e culto della Passione. Ad Orzinuovi la processione del venerdì Santo con il Santissimo durò fino

al 1611 quando venne sostituito dalle reliquie della croce. Nella processione di Orzinuovi confluirono

innovazioni moderne ma anche tradizioni antiche ancora presenti alla fine Seicento nelle processioni camune

del venerdì Santo nelle quali, se si accentuano simboli della passione,non compaiono statue e simulacri, ma

la Passione viene rappresentata e agita da personaggi viventi.

Con la Controriforma c'è una progressiva divaricazione tra Passione e Eucarestia. Anche in opposizione al

protestantesimo la Controriforma puntò al l'affermazione totale del realismo eucaristico di marca fisicista.

Già nel Medioevo si predicava la venerazione non solo dello spirito, ma anche della carne di Cristo.

L'Eucarestia divenne l'oggetto primo della devozione all'umanità di Cristo, da qui il desiderio di vedere

l'Ostia con gli occhi; vennero così inventate le Quarantore, processioni eucaristiche mensili che eliminavano

la rarità di esposizione del Corpo di Cristo.

Il processo storico di associazione tra culto eucaristico e culto passionistico nel Medioevo e della loro

successiva dissociazione durante la Controriforma è leggibile nell'evoluzione dell'arte sacra legata alla pietà

popolare. Il teatro delle statue e dei simulacri sostituì il dramma sacro in tutti gli spazi e i momenti sacri con

la creazione di teatri permanenti di Pietà. Attorno al culto della Pietà nascono necessariamente dei legami

inscindibili con oggetti e convinzioni, la Pietà viene collegata all'Eucarestia come sacrificio di Cristo e

quindi anche al sepolcro, custode del corpo di Cristo e testimonianza della sua resurrezione. Nascono dei

teatri permanenti, cripte, sacelli o cappelle, che concorrono alla diffusione del culto continuo di simulacri che

rappresentano Cristo. Nel nord Italia questi sepolcri proliferano perché fulcro di venerazione delle

confraternite religiose e meta di pellegrinaggio dei fedeli sopratutto nella Settimana Santa.

Il termine SEPOLCRO è da preferire alla definizione moderna di COMPIANTO o PIETÀ per indicare i

gruppi plastici di deposizione, non solo perché la scena è rappresentazione della sepoltura di Cristo, ma

anche perché il gruppo viene in genere collocato in una cappella mortuaria o cripta, il cui modello era il

Santo Sepolcro di Gerusalemme. La volontà delle confraternite di ricreare nella maniera più esatta possibile

il Santo Sepolcro fa nascere i Sacri Monti. Veri e propri itinerari della Passione, composti da chiese, oratori,

calvari e via Crucis. Il primo Sacro Monte è quello di Varallo che iniziò con l'edificazione della chiesa

dedicata al Santo Sepolcro.

IL DRAMMA DELLA PASSIONE:

Commedia e tragedia hanno un valore pedagogico, soprattutto la tragedia ad essa vengono attribuite le

caratteristiche dell'oratoria ciceroniana e cioè DELECTARE, DOCERE e MOVERE.

Diversi furono gli scritti sulla Passione:

- CONTI: sceglie il tetro di Seneca, mettendo in rilievo le scene più truci e la stoica sopportazione di Cristo.

- QUINZANI: sceglie un impianto più medioevale (durata 3 giorni, 110 personaggi).

- BONAVENTURA DA MORONE: metteva in rilievo la morte del giusto (Gesù) con quella del peccatore

(Giuda).

- GESUITI: scelgono il teatro aristotelico con la prevalenza dell'azione sulla parola a differenza delle opere

cinquecentesche, la rilegittimazione del teatro sacro da parte dei Gesuiti ne premise una copiosa diffusione.

MUSICA:

Il Passio è comunemente consideratonl'antecedente dell'oratorio. Le laude narrative e drammatiche sono

considerate l'antecedente dell'oratorio in volgare. L'influenza del teatro gesuitico sulla formazione

dell'oratorio riguarda più la funzione di intrattenimento edificante che lo stile o la struttura. L'oratorio nacque

e si sviluppò come risposta una domanda di intrattenimento devoto e di devozioni drammatiche negli

ambienti sacri da parte del ceto laicale colto e aristocratico.

Con la scomparsa nel primo Ottocento di gran parte dei committenti di arte, musica, drammaturgia sacra del

passato regime, l'espressione teatrale e musicale d'ordine religioso dei laici si spostò perlopiù nei teatri ma

limitatamente alla stagione quaresimale. La separazione tra sfera del sacro e sfera del profano sancita dalla

Controriforma vide il predominio politico, economico, culturale e sociale delle istituzioni statali e del teatro

professionistico. Le antiche Passioni vennero sepolte in attesa di una resurrezione.

10. ANGELI DI PASQUA

GLI ANGELI NELLA DRAMMATURGIA DELLA SETTIMANA SANTA IN ITALIA

Come puri spiriti gli angeli non dovrebbero essere rappresentati, ma anche Dio Padre viene rappresentato

nelle vesti di un vecchio saggio, e lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Per parlare dell'inesprimibile non

si riesce a fare a meno di qualche rappresentazione.

GIOVEDÌ SANTO:

Cristo è ben conscio di questo passaggio crudele nella negazione del corpo. Nell'orto degli ulivi in preda allo

sconforto che dal padre che gli venga risparmiato il dolore simboleggiato da un calice. Un angelo scende dal

cielo per confortarlo è la prima e unica presenza di un angelo nella Passione attestata dal Vangelo. Con

l'arresto di Gesù il Vangelo non nomina più angeli fino al giorno della Resurrezione.

VENERDÌ SANTO:

La raffigurazione degli angeli intorno alla croce che raccolgono il sangue prezioso di Cristo è un dato

tradizionale dell'iconografia cristiana.

La funzione degli angeli e quella di fare da intermediari tra Dio e l'uomo svolgono la doppia funzione di

lodare Dio e esortare l'uomo a scegliere il bene.

SABATO SANTO:

Il Sabato Santo non si celebra l'eucarestia. I fedeli sono invitati a meditare sul mistero della discesa agli

inferi di Gesù, affermazione della vittoria sulla morte, di cui l'inferno è simbolo. Mediante rappresentazioni

che mostrano un angelo che chiede vengano aperte le porte degli inferi.

PASQUA:

Pasqua è il giorno degli angeli. Tuttavia gli angeli non sono la causa primaria che porta i discepoli

riconoscere il risorto. Ma sono i primi testimoni, gli interpreti del risorto e aprono la strada al suo annuncio.

Nelle tradizioni popolari di Pasqua vi sono diversi modi di rappresentare la resurrezione, tra questi la

processione dei simulacri di Cristo risorto e la madre; un altro modo, invece, è la resurrezione vista

attraverso la caduta del velo delle chiese o attraverso la visita al Sacro Sepolcro che di solito era svolta dai

chierici dei monasteri e delle cattedrali medioevali la mattina di Pasqua per celebrare la resurrezione di

Cristo.

Nel mistero di Cristo troviamo forse qualche indicazione sulla verità degli angeli.

Corbin dice che parlare degli angeli è l'unico modo di salvarsi dall'agnosticismo e dall'antropomorfismo. Di

Dio si può parlare solo attraverso i nomi delle sue toefanie, cioè degli angeli. Per i cristiani però l'unico

mediatore tra Dio e l'uomo è Gesù. La vicenda del Corpo di Cristo è emblematica. Il corpo di Cristo è

ostacolo ma anche rivelazione. È ostacolo per chi non sa vedere, è invece rivelazione per chi ha gli occhi per

andare oltre. Il corpo è il mezzo materiale attraverso il quale tutto si realizza. Ma questo vale per gli uomini

non per Dio; infatti, l'annuncio del sepolcro vuoto non è annuncio di morte ma di vita e di risurrezione. Il

corpo non è più importante, infatti, anche quando Gesù apparirà ai suoi discepoli sotto forma diversa, verrà

riconosciuto non per l'aspetto, ma per le parole. La parola, attraverso la quale Dio si rivela, non va intesa in

senso restrittivo come pura parola, la parola di Dio è piuttosto un'azione che rivela il divino per esempio a

Emmaus Gesù, non viene riconosciuto dalle parole che dice ma al momento della frazione del pane. La

parola di Dio è in realtà il Cristo che si fa carne, muore e risorge.

11. “Risus Paschalis” Riti e tradizioni della gioia pasquale

Nella cristianità la Pasqua è al centro della liturgia. La sua energia di vita e riscatto si estende a tutto il

creato. La data storica era ed è considerata il 25 marzo, festa dell'Annunciazione o meglio dell'incoronazione

di Cristo. Il 25 marzo è la data della morte di Gesù giorno in cui festeggiano la Pasqua coloro che rifiutavano

la data mobile imposta dal consiglio di Nicea.

L'accettazione assoluta della data mobile avvenne solo nel 8º secolo. La Pasqua perfetta si ha quando Pasqua

storica e Pasqua mobile coincidevano. La Pasqua storica manteneva tutta la sua simbologia e i suoi

significati teologici. La coincidenza delle due date aveva significato profondo di nascita e morte, tutte le

liturgie medievali commemoravano questo complesso di fatti cruciali e significativi per l'umanità.

MORTE DELL'UOMO VECCHIO E NASCITA DELL'UOMO NUOVO.

25 Marzo: equinozio di primavera, inizio della bella stagione e capodanno ebreo, giorno in cui Dio creò il

mondo ecc. Con tutte queste ricorrenze risulta facilmente comprensibile perché il 25 marzo divenne il perno

dell'anno liturgico.

Rappresentazione esemplare della gioia pasquale nella cultura popolare è la processione del simulacro di

Cristo risorto, l'omo vivu, Che ancora oggi si tiene a Scicli, in provincia di Ragusa. La festa dell'uomo vivo

rende presente, visibile e sensibile non solo nell'immagine del Risorto, ma nella prestanza performativa,

nell'abilità, nella forza e nella resistenza dei portatori del fercolo, lo splendore e la gloria del corpo umano.

L'esibizione di forza e destrezza è incredibile, per questo la festa di Scicli continua ad essere una festa degli

uomini in particolare dei giovani che fanno a gara per mettersi in mostra, farsi ammirare dalle ragazze o per

farsi notare dai più grandi. Si tratta di una specie di rito di iniziazione per l'ingresso in società.

Il ballo, la corsa delle statue di Pasqua guidano l'espressione fisica della celebrazione del corpo glorioso di

Cristo e quindi del corpo in piena forma, vivo, leggero, aereo, veloce, esultante, instancabile, forte, vigoroso

e giovane. Lo stato di grazia dei portatori di Scicli si proietta come immagine potente di un augurio, di un

cammino, di un processo che investe la vita è di singoli, la vita della comunità e la vita di tutti gli esseri

viventi, animali e vegetali.

Nella concezione magico-religiosa del tempo ciclico è necessario rigenerare periodicamente il cosmo

ritornando le condizioni primordiali caratterizzate dal caos e dalla confusione espressione di vigore,

effervescenza e vitalità necessari alla creazione dell'ordine. Il ritorno al caos inteso come forma di

purificazione attraverso i sacrifici di personaggi liminali non è qualcosa che viene abbandonato, infatti, la

cristianità non elimina la tradizione pagana, ma la rielabora attraverso personificazioni del male e della morte

che scacciano tutto ciò che c'è di negativo in un ottica di rinascita; come succede nel Sud, a Prizzi in

provincia di Palermo dove per tutta la mattina di Pasqua fino al pomeriggio gruppi di diavoli, impersonati da

giovani, scorrazzano per i paesi in cerca di anime, il volto è coperto da maschere di latta indossano tutte

rosse e hanno in mano una catena di ferro. Il personaggio principale però è la Morte che indossa una tuta

gialla, il volto è coperto da una maschera a forma di teschio, è armata di balestra che usa per indicare le

vittime tra i passanti. Queste vengono catturate dai due diavoli che accompagnano la morte e devono pagare

dazio per ottenere la libertà. Il regno diabolico cessa alla fine della processione pomeridiana dell'incontro tre

simulacro di Cristo risorto e quello della madre. L'incontro è tipica rappresentazione popolare della

resurrezione nel sud e nelle isole.

E come alla fine delle cose e alla morte vengono attribuiti elementi come pianto e cordoglio così ad ogni

principio e ad ogni nascita si deve festeggiare con riso e baldoria.

VLADIMIR PROPP fondando si su un ampio materiale folclorico mette in luce la strana presenza di usi

comici in caso di morte di parenti e amici o durante i funerali. Secondo PROPP attribuire un singolo valore al

riso è qualcosa di inconcepibile, in quanto essendo il riso una caratteristica solo ed esclusivamente umana e

soggettiva va letta e interpretata in ambiti storico, sociali e culturali differenti. Alla fine delle sue analisi

Propp cerca di mostrare come il dato strutturale del riso, universalmente percepito quale dotatore magico di

vita, si coniughi in modo diverso con i fattori storici dell'organizzazione economica e sociale.

Le nozze magiche, la celebrazione della sessualità e della comicità come riti di fecondazione e infertilità

dominano quella specie di Capodanno che era il Carnevale delle culture agrarie europee. Apparentemente lo

stesso automatico celebrativo della vita doveva avere la tradizione scomparsa del RISUS PASCHALIS. Nel

giorno della resurrezione di Cristo e quindi del trionfo della vita sulla morte, i preti usavano raccontare

storielle anche salaci per far ridere i fedeli.

Un'altra curiosa usanza è quella legata all'azione di fare il pane. La rilevante presenza del pane, ciambelle e

focacce tra i cibi rituali di Pasqua non faceva che risaltare la diffusa credenza secondo la quale il pane era

immagine e simbolo del sole. Per i contadini la levata del sole coincideva con il prodigio della lievitazione

del pane, la croce incisa sostitutiva con Cristo il sole, comunque simbolo e figura della divinità dispensatrice

di vita.

Per Batchin anche il Risus Paschalis è il trionfo del riso carnevalesco popolare. A carnevale tutti ridono. È un

riso giocoso, ma anche beffardo. È un riso che distrugge ciò che è morto o è mortale e crea vita. Secondo il

teologo Charles Lock la prospettiva carnevalesca di Batchin andrebbe rovesciata. Essa non è materialista,

anticlericale, basso-corporea, pagana. Venne così proposta solo per eludere la censura ufficiale del regime

sovietico. L'abbassamento di Batchin non implica una limitazione dell'alto, infatti è un abbassamento non

definitivo ma implica un movimento ascendente. Nell'ottica della religione popolare, sacro e profano non

sono distinti. per questo danze, giochi, mascherate e banchetti sono anche essi gesti sacri e simboli liturgici

e perciò fanno parte, come il Risus Paschalis non tanto della liturgia non ufficiale, della festa e della pietà

popolare, quanto della dimensione quotidiana della vita. La gioia del Risus Paschalis è il pane quotidiano

del cristiano. La vita nello spirito.

CORPUS DOMINI 12. CORPUS CHRISTI. LA COSTRUZIONE DELLO STATO DEL CIELO

La festa del Corpus Domini venne istituita da Papa Urbano IV nel 1264 con la bolla transiturus.

La festa del Corpus Domini fa parte del processo di rinnovamento spirituale di purificazione sociale

promossa dalla cristianità medioevale e, in particolare, dagli ordini mendicanti. Infatti gli ordini mendicanti

rappresentano quelle congregazioni che si sono formate sulla base dell'immagine del corpo di Cristo e non

sulla violenza. Da qui nasce un cambiamento sociale e antropologico che si venne a realizzare nell'Occidente

medievale.

Bossy lo definisce un miracolo sociale, le congregazioni non si formano per far fronte ad atti di violenza,

bensì unite dalla carità fraterna.

Nel Medioevo il peccato non era considerato un fatto personale, ma un fatto sociale. Il peccato non era visto

come un atto di disobbedienza nei confronti dei 10 comandamenti ma più come l'esercizio dei sette peccati

capitali.

I sette vizi rappresentano degli atti esterni, che si concretizzano sul prossimo, mentre i comandamenti sono

più atti interni, che accentuano l'interiorità e l'individualità del male. I primi poi sono peccati individuali, gli

altri di gruppo. Data l'estremo concretezza del male non poteva che prendere forma anche il bene: i sette

sacramenti diventano l'arma di salvezza personale e pacificazione sociale.

A sanare le situazioni di lotta e scontro spesso si usavano i matrimoni, ma anche i funerali erano un momento

per realizzare grandiose opere di bene. A Milano l'istituzione del Corpus Domini, nel 1335, avvenne come

segno di riconciliazione tra il Papato e Giovanni Visconti, vescovo illegittimo della metropoli ambrosiana'

sottolineando il potente fattore di pace della Eucarestia.

Riformatori cattolici e protestanti furono d'accordo nel ritenere sovradimensionato nella liturgia medievale

l'aspetto sacrificale della messa, rispetto a quello sacramentale. La comunione si faceva una volta all'anno, a

Pasqua, mentre il sacerdote, di fronte al popolo affamato ingoiava ogni volta l'Ostia consacrata. Più che la

messa furono le svariate forme ludiche e conviviali a rendere visibile e concreta l'attuazione del miracolo

eucaristico. Le processioni avevano un carattere gerarchico, i meno importanti stavano davanti, per cui vi

erano: laici, clero e autorità.

Festa dell'unità di tutto il corpo cristiano, il Corpus Domini era anche la festa delle diversità, delle singole

parti rispetto al tutto.

Per dimostrare pubblicamente la propria ricchezza e potenza le varie componenti laicali e religiose entravano

in competizione ostentando, nel corteo eucaristico del Corpus Domini, straordinaria ricchezza della

rappresentazioni e delle forme drammatiche. Questi elementi sono diffusi in tutte le celebrazioni europee. In

Francia, in particolare in Provenza, oltre alle diverse rappresentazioni religiose, la processione eucaristica era

accompagnata da danze, la più famosa era la danza del cavallo. In Catalogna accompagnavano il corteo una

moltitudine di immagini, montate su supporti trasportati prima a spalla e poi montati su ruote. Oltre alle

immagini, si inserirono, gradualmente nella processione anche rappresentazioni teatrali vere e proprie. Nel

resto della Spagna la tradizione drammatica del Corpus Domini non si sviluppò nella processione, ma

all'interno delle chiese per poi uscire nelle strade. I drammi venivano rappresentati dapprima in chiesa e poi

in vari punti della città attraverso l'ausilio di carri mobili.

In Inghilterra ebbe fortuna il teatro religioso legato alla festa del Corpus Domini, definito dramma ciclico in

quanto rappresentava tutta la storia dalla creazione del mondo al Giudizio Universale.

Nell’area meridionale tedesca e austriaca lo sviluppo spettacolare nelle celebrazioni del Corpus Domini

deriva dalla recita di versetti esplicativi delle figurazioni della storia sacra eseguite, ora a piedi, ora a cavallo

o su carri dalle diverse corporazioni che sfilavano nella processione solenne.

Anche in Italia, nel giorno del Corpus Domini, avevano luogo processioni solenni con sfarzose scenografie

urbane, rappresentazioni della storia sacra e figurazioni allegoriche del Santissimo.

13. IL CORPO SPEZZATO

CONFLITTI E RITI PER LA FESTA DEL CORPUS DOMINI NELL’EUROPA DELLA RIFORMA Il termine guerra umanitaria viene utilizzato per giustificare degli interventi violenti a fine umanitario. Nel

mondo viene auspicato un diritto superiore che è di ordine morale e ideale piuttosto che politico. Le vicende

giuridiche delle guerre attuali e l’invenzione della guerra umanitaria sono l’esito di un lungo processo che

riguarda la storia della tradizione giuridica occidentale, modello, per quanto contrastato, del diritto delle

genti di tutto il mondo.

Il diritto moderno ha origine nel medioevo, nell’ XI secolo quando la Chiesa di Gregorio VII sancisce la

propria unità politica e giuridica e la sua indipendenza dai centri laici di potere, imperatore, re, signori

feudali. Tre sono le conseguenze della rivoluzione di Gregorio VII:

1. Competizione tra potere religioso e potere politico;

2. Concezione organica del diritto, della società, della Chiesa e dello Stato. Ogni società o comunità era

vista come un organismo che nasce, cresce, matura, declina e muore e rinasce a vita nuova

arricchendo il proprio patrimonio.

3. Sistematizzazione del dogma della transustanziazione che fece dell’eucarestia il principale

sacramento cristiano, il simbolo più importante di appartenenza alla Chiesa.

Nel 1215 venne resa di fruibilità quotidiana a tutti i cristiani. L’eucarestia divenne simbolo di appartenenza

alla chiesa e la scomunica riguardava la privazione del diritto di fare la comunione. Gregorio VII esigeva il

primato del clero che doveva essere privo di legami, celibe e ministro dei sacramenti. Prima di Gregorio e

per la chiesa orientale il sacramento più importante era il battesimo che rendeva tutti i cristiani fratelli del

Risorto, ma con la teoria dell’Incarnazione la Chiesa venne considerata più come la comunità di peccatori

sulla terra che la comunità dei santi in Paradiso. Questa rivoluzione introdusse delle tensioni tra evangelico e

canonico, tra chierici e laici, tra corpo e anima della chiesa.

A causa del grande affollamento del giovedì santo, Giuliana di Cornillon fece istituire una nuova festa che

risulta anche nella bolla di Urbano IV del 1264 che estendeva a tutta la chiesa la celebrazione del Corpus

Domini che divenne gradualmente la celebrazione politico-religiosa più importante del tardo Medioevo. Il

Corpus Domini si affermò definitivamente agli inizi del Trecento, dopo che altri papi ebbero promosso

effettivamente la festa e conquistò un ruolo di preminenza quando si affermò l’usanza di portare in

processione per le vie principali della città il Corpo di Cristo. La processione non era contemplata nella

bolla, ma di fatto divenne il tratto distintivo della festa. Essa aveva inizio dopo la messa del mattino e ad essa

partecipavano tutti davanti c’erano i gruppi inferiori e poi in ordine di importanza il clero e le autorità e il

fulcro del corteo era il baldacchino che scortava l’Ostia. Intorno alla festa del Corpus Domini sorsero

numerose e diverse attività ludiche. In Provenza nel 1462 re Renato istituì dei giochi mentre in Inghilterra,

Germania e Spagna erano più diffuse le produzioni drammatiche. Il teatro eucaristico, grazie ai testi in

volgare, è stato molto studiato dai letterati, in Italia le celebrazioni drammatiche non sono molte e forse

anche per questo non sono state molto studiate.

Kolve sosteneva che i drammi inglese erano collegati alle feste o meglio alla storia della redenzione dal

peccato originale al giudizio universale. Un dramma ciclico in zona italiana avvenne a Bologna nel 1492 in

concomitanza con il matrimonio di Ippolita Sforza e Alessandro Bentivoglio.

John Bossy definisce i tre modi performativi del Corpus Domini:

1. Ufficio e messa;

2. Processione con l’Ostia e baldacchino;

3. Rappresentazioni in versi.

Il fascino della festa del Corpus Domini era, probabilmente, che una volta la città terrena si trasformava in

città eterna, grazie al sentimento di fratellanza che da ideale si faceva concreto. Il Corpus Domini come lo

definisce Bossy è un “miracolo sociale” in grado di eliminare, anche se temporaneamente, le lotte e le faide.

La creazione di una parentela spirituale che attraverso la cura del singolo risulta benefica per tutta la

comunità. Il valore purificatore attribuito alla processione e alla cerimonia intera iniziava dalla stessa

pacificazione che si compie nel miracolo sociale.

L’aspetto simbolico più rilevante del mistero cristiano è rappresentato dall’umanità di Cristo, il corpo di

Cristo è un dio che si fa storia. Gli effetti sono molteplici, il culto del corpo di Cristo incrina la superiorità di

qualsiasi realtà, forma e modello di corpo, individuale e politico. Nel contempo afferma la fiducia in positivi

cambiamenti: la pace di Cristo promessa al mondo, celebrata nell’eucarestia ed esaltata nella festa del

Corpus Domini, non deve essere vista come un dato di fatto, ma come una meta.

La processione del Corpus Domini non deve essere vista come lo specchio della società, e per questo, non si

deve considerare la pace ottenuta come una visione totale di pace, ma deve essere comunque letta in

relazione al contesto sociale dal quale donne, bambini, servitori e classi lavorative erano esclusi. Le classi

aristocratiche della città e di tutti coloro che detenevano i poteri più significativi insistevano sul corpo come

fatto naturale, ossia evidente a tutti e non discutibile; invece la tradizione teologica cristiana lo intendeva

come costruzione culturale.

A Venezia l’interesse statale della festa del Corpus Domini è attestato nei documenti del 1295. Il

MAGISTER CHORI conduceva i rituali civili, esso era un membro del clero scelto dai procuratori di San

Marco e investito dell’incarico dal doge. Il magister si occupava di ciò che succedeva dentro e fuori la

basilica, compreso il Corpus Domini, il corpo che veniva portato in processione era il Santissimo

Sacramento, e non le reliquie, ma qualcosa di sacro, promosso e disciplinato dal clero. Il potere religioso è

strettamente connesso a quello civile e per questo nasce anche una forma unitaria e concorde di celebrazione

liturgica e civile.

A Genova si hanno notizie dell’ufficio liturgico del Corpus Domini nel sinodo genovese del 1375, dove si

impone la partecipazione del clero in tutte le processioni, ma fonti più certe si hanno nel 1415 quando

sappiamo dell’intervento dei privati, come impegno personale nell’organizzazione del corteo. Edoardo

Grendi ha messo in rilievo come a Genova i rituali pubblici della cattedrale di S. Lorenzo avessero

particolare prestigio simbolico per lo strettissimo legame della vita religiosa con quella politica.

L’ordinamento della Repubblica genovese si rifletteva nella formazione di “mobbe” (gruppi di portatori). Le

“mobbe” erano composte sulla base di uno stretto equilibrio tra bianchi e neri, dodici cittadini di parte guelfa

e dodici di parte ghibellina. Le fazioni trovavano nella celebrazione del Signore della pace e la via della

riconciliazione. Verso il 1439, 47 nobili si associarono per donare una preziosa del Corpus Domini,

ricevendo in cambio dall’arcivescovo Imperiale il privilegio, per due di loro, di unirsi ai portatori d’asta del

baldacchino. Identico privilegio ottenne dal doge una comunità di giovani che aveva speso più di seicento

fiorini per il tabernacolo della cattedrale. Grendi ha inoltre collegato il proliferare di compagnie legate al

Corpus Domini con un pullulare di iniziative politiche, in particolare di giovani, volte a smuovere la

gerontocrazia genovese senza molto successo.

È a cavallo del 500 che sono registrate le eliminazioni di diverse confraternite del Corpus Domini in quanto

molto diffuse e di diversa estrazione sociale rischiavano di spezzare l’equilibrio di poteri, così faticosamente

ottenuto. Le compagnie del Corpo di Cristo, trasformatesi in confraternite del Santissimo Sacramento,

introdussero importanti innovazioni nell’associazione laicale ligure. La stretta collaborazione delle

confraternite del SS. Sacramento con i parroci per l’esercizio cultuale si allargava spesso alla gestione

amministrativa rinforzandone il ruolo di socializzazione, al contrario delle confraternite indipendenti che di

norma pensavano a tutelare gli interessi, le attività e il prestigio del gruppo. L’ideale cristiano della carità e

della concordia sociale deve essere visto come un processo di superamento del frazionamento e della

conflittualità generale.

All’inizio del 500 la rivoluzione rituale proposta dai riformatori protestanti e cattolici, ebbe origine da una

visione estremamente critica del rapporto tra corpo e spirito, tra sacro e profano. Per entrambi l’interiorità

divenne il criterio decisivo per giustificare e riformare l’esteriorità del rito. Già da tempo gli umanisti

criticavano gli eccessi rituali dei devoti, rifiutando l’efficacia magica del rito a favore dell’efficacia

spirituale.

I protestanti consideravano la Parola superiore al rito, i cristiani consideravano il rituale volto alla

purificazione delle manifestazioni religiose da superstizioni e impurità profane.

Si considerava cristiano il rito che riusciva a portare il fedele verso un comportamento caritatevole.

Il frutto esteriore della religione dei protestanti fu l’iconoclastia e la distruzione di statue, immagini e luoghi

di culto idolatrici. I maggiori disordini nascevano intorno alla vita processionale che svolgendosi nelle strade

e nelle piazze offrivano pretesti di scontro tra le varie fazioni religiose opposte.

Anche in Francia nel 500 le processioni erano causa di disordini, violenze e scontri tra i protestanti e i

cattolici. La fine dell’unità religiosa d’Europa del 500 interruppe un processo profondo di costruzione

organica dell’unità culturale e della fraternità sociale. L’unità delle parti col tutto venne risolta brutalmente

dai governi eliminando le parti e la pluralità e imponendo una concezione accentrata, gerarchica e

assolutistica dello Stato, della religione e della vita pubblica.

In età moderna i cerimoniali politici sostituirono quelli religiosi al vertice delle manifestazioni pubbliche. Da

allora dittature, monarchie e democrazie, copiando e adattando modelli e rappresentazioni, , hanno inventato

un repertorio immenso di rituali destinati a creare gli STATI TEATRO, imponenti scenografie e cerimoniali

di rappresentazione del potere; un esempio è il Corpus Domini che viene considerato anche cerimoniale

politico: come corpo politico e come presenza reale delle autorità. Il corpo di Stato non venne più

rappresentato come corpo sofferente e martoriato, ma come glorioso e divino.

DALLA FESTA AGLI EVENTI 14. CERIMONIE, FESTE, EVENTI DELL’UNIVERSITà CATTOLICA L’università può essere visto come un rito di iniziazione. L’università è il cervello di una società. Appartiene

alla testa del corpo sociale. Sviluppa sapere per agire, dirigere, creare. Dominare o servire. In tutti i casi

interagire con tutto l’organismo sociale. L’università nel Medioevo nasce come espressione dell’ordine degli

oratores, ma soprattutto come nuova e particolare comunità, consorzio tra docenti e studenti, come corpo

sociale di alto prestigio che gode di propria autonomia, gestione e governo. Anche quando le università si

laicizzarono e passarono sotto lo stesso controllo dello Stato, l’apparenza della piena libertà e autonomia

come pura la spiccata ritualità dei cerimoniali accademici vennero conservati, mentre vennero ridotte o

eliminate le ritualità religiose. Un altro settore importante in ambito universitario è quello delle attività

ludiche, devozionali e socioculturali. Le feste degli studenti sin dalle origini erano:

il 25 novembre giorno di santa Caterina;

il 6 dicembre il giorno di san Nicola, patrono degli studenti;

il 25 dicembre, giorno degli Innocenti;

il 1 gennaio, festa dei folli;

quando nacque l’Università Cattolica, contrapposta a una cultura laicista, anticlericale e soprattutto

anticomunitaria, tra gli obiettivi dei fondatori vi era quello di ricostituire la trinità perfetta della vita

universitaria medievale, ossia la comunità scientifica di docenti e studenti, impiegata nella ricerca, nella

formazione e nell’azione come parte viva di una comunità più ampia che è la Chiesa, a sua volta parte della

massima comunità internazionale, costituita, nel medioevo, dall’Europa e,oggi, dal mondo. Lo scopo di

Padre Gemelli era quello di creare una comunità universitaria che avesse non solo legami d’ordine

accademico, ma anche affettivi.

Nel 1969 nasce il periodico “Presenza” che prima si chiamava “Itinerarium Cordis”, non solo si passa dal

latino all’italiano e da un titolo medievaleggiante a uno più moderno e militante. Ma la vera innovazione sta

nel contenuto che segna il passaggio da una comunicazione face to face a una mediata anche attraverso la

virtualità. Il 1969 è il culmine del “triennio rosso”, in cui la componente studentesca, partita con la

contestazione dell’aumento vertiginoso delle tasse scolastiche nel 1967, aveva innescato un movimento di

critica e di riforma dell’Università Cattolica e, poi, come è noto, dell’intera società italiana. Il cambiamento

dell’Università, portato avanti dal nuovo rettore Lazzati, consistette nell’adeguamento progressivo della

struttura accademica alle profonde trasformazioni sociali e culturali della società, ma anche nel

rinnovamento laicale della vita ecclesiale.

LA GIORNATA UNIVERSITARIA

Venne istituita da Papa Pio XI per raccogliere fondi a sostegni dell’Università Cattolica, che dalle origini

fino al dopoguerra non godeva di nessuna sovvenzione statale e doveva quindi mantenersi con le tasse degli

studenti, ma soprattutto con le offerte dei numerosi cattolici italiani. Le donazioni venivano raccolte la

domenica della Passione. Il calo delle offerte e dell’interesse da parte delle parrocchie è dovuto allo

scioglimento dei gruppi di giovani delle azioni cattoliche, la cui fondatrice era Armida Barelli che si

occupava anche della contabilità dell’Università, e anche alla fine del laicismo delle università. Il progetto

dell’Università Cattolica non avrebbe mai potuto realizzarsi se non grazie alla donazione del conte Ernesto

Lombardo che donò un milione di lire; la Barelli decise cosi di promuovere la prima raccolta fondi per

l’Università che non fruttarono molto in realtà se non fosse che unita a questa iniziativa nasceva anche il

periodico “amici dell’Università Cattolica” che creava un collegamento tra i cattolici che avevano deciso di

mantenere l’impresa. Il sistema di raccolta si diffuse nelle singole diocesi seguendo l’esempio di Milano. Dal

1924 Papa Ratti consegnò il decreto per cui era obbligo fare la colletta per la Giornata Universitaria nella

domenica della Passione. Il calo di partecipazione originatosi nel periodo della Contestazione portò

l’Università Cattolica ad essere paragonata a tutte le altre per cui Giuseppe Lazzati decise di creare la

Formazione Permanente e i Centri di Cultura, cioè organizzazioni di iniziative e di servizio culturale diffuse

in tutto il territorio italiano. Ma i risultati non erano come quelli attesi per cui dal 1994 si chiese il ritorno alla

Giornata Universitaria.

INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO

Fino al 1968 l’inaugurazione dell’anno accademico era stabilita l’8 dicembre. Agli inizi il programma

prevedeva la S. Messa celebrata dal Rettore nella cappella del S. Cuore e nel pomeriggio alle 15.00

l’inaugurazione dell’accademia. L’accesso all’Università era solo su invito, ognuno aveva il proprio posto

nell’aula Magna e si doveva presenziare il berretto goliardico. Particolarmente rilevante fu l’inaugurazione

del 1932 in quanto si svolse per la prima volta nella Piazza di Sant’Ambrogio, ora Largo Gemelli. Cuore

dell’inaugurazione è il discorso del rettore che comparava cosa era stato fatto durante l’anno accademico e

quali erano le mancanze. Anno particolare per l’Università fu il 1935/35 il regime imponeva precise

restrizione con l’obiettivo di rendere fasciste tutte le università attraverso il coinvolgimento degli studenti in

manifestazioni politiche. Dopo questo avvenimento il Rettore ottenne la delibera per mantenere

l’inaugurazione differenziata rispetto a quella degli altri atenei. Con la seconda guerra mondiale la

manifestazione subì numerosi cambiamenti fino al 1984/85 quando riprese in maniera più regolare ma

sempre in date diverse.

LAUREE HONORIS CAUSA

Ne sono state rilasciate più di 200 in 90 anni di vita. Lettere e filosofia è al primo posto con 45 lauree poi

economia e scienze politiche con numeri nettamente inferiori. In Cattolica le lauree vengono assegnate a

personalità significative oltre che a quelle clericali che hanno dimostrato di parlare o agire in maniera

cristiana. Il 1932 è l’anno in cui si registra la prima cerimonia di conferimento di tale laurea, con un boom di

ben 18 candidati.

VITA RELIGIOSA

Oggi l’iscrizione, l’appartenenza e la frequenza dell’Università Cattolica non danno luogo a preclusioni di

sorta, al punto che la maggior parte delle persone che a vario titolo fanno parte dell’ateneo sono non

praticanti o non credenti o appartengono ad altre religioni. Addirittura, invece, in origine non bastava

dichiarare di essere cristiani, ma si doveva dimostrare di essere fedeli e praticanti convinti. Oggi le attività

dell’Univesrità non sono più propriamente religiose, ma si tratta soprattutto di attività sociali, culturali e

persino ludiche volte a favorire l’aggregazione tra persone di diversa cultura, provenienza e tradizione.

VISITE E PELLEGRINAGGI

La duplice faccia dell’Università Cattolica e cioè quella legata allo Stato e quella legata alla Chiesa si

evidenzia nella presenza sia di personalità politiche che religiose agli eventi più importanti a partire dal dies

academicus, ma anche con la visita di rappresentanze universitarie alle sedi delle stesse autorità politiche e

religiose. Visite dei o ai Sommi Pontefici hanno sempre avuto grande risonanza. I vari atenei hanno spesso

organizzato pellegrinaggi di studenti e docenti a Roma. Significativo il legame della Cattolica con Giovanni

Paolo II.

ANNIVERSARI E COMMEMORAZIONI

Tutte le aule e i laboratori portano il nome di laici e chierici, professori o amministrativi, benefattori o

collaboratori che hanno fatto la storia della Cattolica. La frequente celebrazione degli anniversari conferma

e rinsalda l’idea della Cattolica come grande famiglia di famiglie scientifiche, spirituali e amministrative. La

scuola è un lungo ciclo di riti di iniziazione in cui molte prove segnano la vita di bambini, ragazzi,

adolescenti e giovani per portarli alla maturità dell’uomo adulto, indubbiamente l’ultimo stadio della

formazione, costituito dall’università rappresenta lo stadio più effervescente, libero, aperto della persona,

perché si riducono al minimo i legami con la famiglia, si esce dagli obblighi liceali e si sceglie il percorso

specifico che più piace. L’ingresso in questo periodo di grazia giovanile era sancito un tempo da riti

goliardici, in cui i vecchi studenti, talvolta stagionati, imponevano penitenze, scherzi alle matricole. Da

quando il numero di studenti è da molto cresciuto e soprattutto dagli anni della contestazione i riti di

umiliazione delle matricole sono scomparsi o meglio sono rimasti all’interno dei collegi, che rimangono i

ruoli privilegiati della vita comunitaria. L’accoglienza delle matricole da parte dell’istituzione, invece, si è

fatta massiccia e visibile attraverso gli open day e le campagne di promozione pubblicitaria. La prima festa

delle matricole si festeggiò il 24 febbraio 1924. Si trattava di una lezione-spettacolo, con al centro la

presentazione di rime dei poeti dello stilnovo collegati al pensiero di San Tommaso d’Aquino. Nella

Cattolica ha molta rilevanza anche la cerimonia di laurea a livello di ritualità, tanto che si è anche deciso di

aumentare le sessioni da laurea dove amici e parenti esprimono il loro gaudio anche in modi poco

accademici. La festa di laure era in origine preceduta da esercizi spirituali che si tenevano ad Assisi. La

vigilia della seduta di laurea era richiesto ai laureandi di assistere alla S. Messa in Cappella nel corso della

quale veniva pronunciato il giuramento antimodernista; il celebrante dava lettura del messaggio augurale del

Rettore. Si usciva poi sul piazzale antistante l’ingresso principale per la foto di gruppo. L’aula designata a

Milano per la discussione era l’aula Pio Xi, la tesi veniva letta da tre relatori e discussa poi pubblicamente

con il candidato. Dopo che aveva formulato il suo giudizio si passava al rituale di conferimento di laurea allo

squillo del campanello.

Il collegamento e l’unione tra l’Università e gli ex-studenti era dato dall’adesione dell’associazione

Ludovico Necchi che curava una sezione di “Itinerarium Cordis” il foglio di comunicazione per gli studenti

e i laureati dell’Università.

Il momento più esaltante, vivo e commesso in cui si staglia netto il profilo umano e scientifico del docente,

è il congedo, il definitivo pensionamento, la fine dell’appartenenza al corpo accademico. Il “funerale

accademico” prevede dapprima la pubblicazione di un’ampia raccolta di saggi a cura dei figli accademici che

verosimilmente hanno l’onore e l’onere di ricevere l’eredità del Maestro. Il congedo rituale e reale è

costituito da una serie di atti nei diversi ambiti di vita universitaria del docente che vanno dall’ultima lezione,

in cui studenti e discepoli e collaboratori si stringono intorno al Maestro per ascoltare quello che è una sorta

di testamento spirituale, al saluto finale ai colleghi in consiglio di facoltà, in cui il congedo è aperto da un

caloroso ringraziamento del preside a nome di tutti i colleghi e chiuso dal docente con un breve ricordo della

vita accademica trascorsa. La festa di congedo è l’evento conclusivo aperto a tutte le persone. La memoria

dei docenti e delle figure più significative della storia della Cattolica prosegue nel tempo attraverso

commemorazioni religiose e atti accademici nonché la dedica di aule e spazi.

Il più grande cambiamento della liturgia accademica negli ultimi decenni è consistito nel passaggio dalla

civiltà delle lettere e della stampa, al mondo della comunicazione, in cui prevalgono immagini e i media, le

nuove tecnologie, la spettacolarizzazione, la notorietà. L’antico contatto fisico tra studenti, matricole,

docenti, istituzioni accademiche, popolo cattolico, che si costituiva attraverso la fitta rete di rapporti intessuti

con diocesi e parrocchie attraverso il capillare organismo dell’Azione Cattolica e delle altre associazioni ed

enti di propaganda, è stato sostituito dalla comunicazione mediale, in cui il principio sarebbe il rapporto

diretto tra ente e utente. L’antico ufficio di propaganda è oggi sostituito da un nutrito gruppo di professionisti

della comunicazione che curano l’immagine complessiva dell’università, dall’ufficio stampa e pubbliche

relazioni all’organizzazione degli eventi e delle manifestazioni. Il sito web della cattolica divide gli eventi in

18 aree tematiche, l’area che più ci interessa è l’area denominata “varie” in cui compaiono sia gli eventi di

carattere più generale e istituzionale, sia quelli che maggiormente distinguono l’Università come cattolica.

La ricerca di vie nuove per comunicare il vangelo, in un’Università in cui si insiste sul principio

dell’incontro libero con la propria dimensione religiosa, ha portato negli ultimi anni ad una serie di proposte

originali, soprattutto nel periodo forte dell’anno liturgico:la quaresima, periodo di preparazione alla Pasqua

ed evento centrale del Cristianesimo. A Milano nei chiostri viene allestita dal centro pastorale una mostra di

artisti contemporanei in diretto e libero confronto col Vangelo.

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