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Riassunti del libro di cerulli irelli lineamenti del diritto amministrativo 2011, Riassunti di Diritto Amministrativo I. Università di Roma La Sapienza

Diritto Amministrativo I

Descrizione: Riassunti del libro di cerulli irelli lineamenti del diritto amministrativo 2011ho sostenuto l'esame giugno 2012
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1 - L'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA E IL DIRITTO AMMINISTRATIVO
1.1. Il "problema" del diritto amministrativo.
1.1.1. La pubblica amministrazione ed il problema del diritto amministrativo.
L'amministrazione è cura concreta di interessi. Azione concreta intesa a curare
determinati interessi. Nell'ambito di ogni organizzazione sociale la funzione di
amministrazione è fondamentale e ineliminabile. Senza di essa, l'organizzazione
sociale non sussiste, non ha ragione di essere: essa sussiste invero, proprio al fine di
curare gli interessi del gruppo, della comunità, delle persone che in essa, appunto,
si organizzano. Si badi, la cura dei comuni interessi, nell'ambito dell'organizzazione
avviene mediante la fissazione delle regole della vita dell' organizzazione, dei
rapporti sociali che in essa si snodano, al suo interno, nonché con l'esterno
(funzione della normazione); e nelle organizzazioni più complesse, come quelle
degli Stati, avviene mediante l'attività di risoluzione dei conflitti, delle controversie
insorte all'interno dell'organizzazione in ordine all'applicazione delle regole.
L'esercizio della funzione di amministrazione nell'ambito di ogni organizzazione,
ma segnatamente nelle organizzazioni politiche non sempre trova, nell'ambito dei
consociati, il consenso indispensabile perché esse possano avere luogo. Questo ha
sempre rappresentato il problema dell’autorità dell’amministrazione o «problema del
diritto amministrativo». Per «problema del diritto amministrativo», intendiamo
evidentemente il problema della individuazione di una disciplina giuridica, ovvero
di determinati strumenti giuridici, che consentano laddove è necessario l'esercizio
in termini di autorità dell’amministrazione.
1.1.2. Diritto amministrativo e diritto pubblico.
Il diritto amministrativo è una branca del diritto pubblico. Mentre vi sono, e in
principio vi possono sempre essere, attività di amministrazione senz' altro
disciplinate dal diritto comune, per le quali si applica la normazione del diritto
privato. Tuttavia molto spesso le attività di amministrazione mediante strumenti
giuridici di diritto privato sono rette in parte da disciplina pubblicistica. Il diritto
amministrativo non è perciò il diritto dell'amministrazione pubblica, senz' altro; ma
una parte di esso.
Le attività di amministrazione pubblica sono svolte da alcuni soggetti a ciò
espressamente deputati, per la cura di interessi della collettività generale o di
collettività particolari che la prima compongono; interessi che sono individuati
come oggetto di cura (di amministrazione) dalle stesse fonti dell'ordinamento
positivo (e in primo luogo, dalla legge) ovvero dagli stessi soggetti deputati all'
amministrazione, nell' ambito della discrezionalità loro conferita. Tali soggetti
deputati all'esercizio dell'amministrazione sono anzitutto le pubbliche
Amministrazioni, organizzazioni in genere dotate di personalità giuridica (ma non
necessariamente), disciplinate dal diritto pubblico, e sottoposte a un regime
giuridico loro proprio del tutto differenziato dalle organizzazioni giuridiche delle
categorie fissate nel codice civile. Ma vi sono altri soggetti, anche di carattere del
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tutto privatistico (ad esempio, società per azioni), e finanche persone fisiche, che in
virtù di specifiche disposizioni normative, oppure per particolari circostanze, sono
chiamati a svolgere attività di amministrazione pubblica.
Il diritto amministrativo è parte del diritto pubblico. Esso si compone di norme di
diritto pubblico, poste cioè nell'interesse della collettività, per questo le norme di
diritto pubblico sono in principio cogenti e inderogabili dai soggetti tenuti ad
applicarle; gli scopi che esse stabiliscono debbono essere perseguiti dagli stessi; gli
effetti dell'attività giuridica posta in essere hanno la forza di prodursi nella sfera
giuridica dei terzi, anche a prescindere dal consenso di questi (c.d. imperatività).
1.2. Le fonti del diritto amministrativo.
1.2.2. Diritto amministrativo e principi generali.
Il diritto amministrativo consiste di un sistema assai articolato e complesso di
norme, delle quali quelle concernenti la disciplina generale della materia si esprime
attraverso principi, a loro volta in parte formulati in Costituzione (come ad esempio,
quello dell'imparzialità amministrativa di cui all'art. 97) o in leggi ordinarie
(principi che adesso emergono segnatamente nella L. proc. amm.); in parte
inespressi, e ricavabili dall'interprete, segnatamente in sede giurisprudenziale
ricorrendo (nei casi in cui una controversia non possa essere decisa in base ad una
precisa disposizione normativa) alle «disposizioni che regolano casi simili o materie
analoghe» o ai «principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato». Secondo
parte della dottrina in particolare anche i principi, espressi o non, sono norme
giuridiche, tuttavia differenziate da quelle particolari, per una maggiore generalità
delle relative fattispecie, nonché per la funzione che essi svolgono, connettiva di
tutto l'ordinamento giuridico.
Nel vigente ordinamento, una parte significativa dei principi della nostra disciplina
trova esplicita enunciazione direttamente in Costituzione. E allora il principio
acquista un valore elevatissimo e permea di l'intero ordinamento
amministrativo. Ed è per definizione, principio generale dell'ordinamento giuridico
dello Stato ai sensi dell'art.12 preleggi. Ma anche gli altri principi che non trovano in
Costituzione diretta o implicita determinazione, sono sempre riconducibili, per via
di successive astrazioni, a qualche norma costituzionale. Non possono infatti
esistere principi che regolano l'azione o l'organizzazione della pubblica
Amministrazione in un ordinamento a costituzione rigida, come il nostro, che non
siano riconducibili alla Costituzione, che risultino cioè privi di "copertura"
costituzionale.
In diritto amministrativo, mancando una disciplina legislativa di parte generale
l'importanza dei principi generali nell'applicazione del diritto è decisamente
prevalente.
In tale sistema normativo il ruolo della giurisprudenza è assai più importante ed
incisivo, che quello svolto in un sistema codificato (nella sua parte generale) o
comunque fortemente normato. Sino a configurare la giurisprudenza stessa come
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fonte dell'ordinamento amministrativo: ciò che sicuramente non è, almeno nel
nostro sistema positivo.
1.2.3. Le fonti legislative.
Il concetto di atto-fonte fa riferimento all’atto giuridico capace di produrre norme
giuridiche in un determinato ordinamento, quello di disposizione normativa alla
proposizione contenuta nell'atto fonte che esprime una norma giuridica, mentre la
norma giuridica è quella ricavata dalla disposizione attraverso l'opera
dell'interprete.
I rapporti tra le fonti sono strutturati secondo il duplice principio della gerarchia e
della competenza. Secondo la gerarchia le fonti sovraordinate prevalgono su quelle
subordinate, avendo le prime la capacità, o la forza, di stabilire una disciplina che
non può essere abrogata o modificata dalle seconde, a pena di invalidità di queste
ultime. Il criterio della competenza invece stabilisce quali fonti siano capaci di
disciplinare una determinata materia (a prescindere dalla gerarchia). La
competenza delle diverse categorie di fonti circa la materia oggetto di normazione,
è stabilita a sua volta dalla fonte superiore (così ad esempio, la competenza
reciproca delle leggi statali e delle leggi regionali è stabilita dalla Costituzione); e
così ancora la fonte sovraordinata stabilisce il procedimento di formazione della
fonte subordinata. Principio di gerarchia e principio di competenza si intersecano
tra loro e il primo finisce con l'assorbire il secondo.
Le fonti vigenti possono essere dislocate su tre ordini gerarchici: le fonti
costituzionali, le fonti primarie e le fonti secondarie.
La Costituzione anzitutto, che contiene molteplici principi e norme direttamente
precettive in materia di amministrazione; norme che in virtù del principio di
rigidità costituzionale si impongono senz'altro a tutte le altre fonti. La Costituzione,
nelle singole sue disposizioni può essere modificata da leggi adottate attraverso lo
speciale procedimento di cui all'art.138 (c.d. leggi di revisione costituzionale). Leggi
adottate attraverso lo stesso procedimento anche al di fuori dalle materie
contemplate nella Costituzione (leggi costituzionali) assumono la medesima
collocazione gerarchica delle prime. Per alcune materie la Costituzione prevede poi
che la disciplina sia disposta con legge costituzionale (riserve di legge
costituzionale).
Leggi di revisione e altre leggi costituzionali (art. 138) trovano a loro volta dei limiti
nella Costituzione (ciò per cui sono passibili del giudizio di costituzionalità), in
termini di oggetto (vi sono materie sottratte alla revisione: forma repubblicana, art.
139; diritti inviolabili, artt. 2 ss.) e in termini di principi: quelli supremi
dell'ordinamento costituzionale vincolano anche le leggi di rango costituzionale.
Il secondo ordine "gerarchico" delle fonti è dato dalle leggi (o leggi ordinarie) e dagli
atti aventi forza di legge. Le leggi sono rispettivamente dello Stato e delle regioni, con
reciproci rapporti in termini di competenza. Nel disegno originario della
Costituzione le leggi statali potevano avere ad oggetto ogni materia, salva la
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disciplina di dettaglio nelle materie di competenza regionale di cui all' art. 117. In
queste materie lo Stato poteva con legge stabilire i principi fondamentali di
ciascuna materia limitando in tal modo la potestà legislativa regionale. Nelle
regioni a statuto speciale (art. 116 Cost.) era prevista, ed è stata confermata nel
nuovo ordinamento una potestà legislativa esclusiva delle regioni stesse in alcune
materie.
Secondo il nuovo testo dell'art.117 (L. cost. n.3/2001) questa impostazione è stata
ribaltata, nel senso che solo per alcune fondamentali materie è riservata alle leggi
dello Stato la competenza legislativa esclusiva (art. 117.2) mentre su altre materie è
riservata alle leggi dello Stato potestà legislativa limitatamente alla determinazione
dei principi fondamentali (potestà legislativa concorrente: art. 117.3) e sulle restanti
materie, quelle cioè non espressamente elencate nei due commi precedenti, è
riservata alle regioni la potestà legislativa (c.d. residuale, secondo alcuni, esclusiva:
art. 117.4).
Le leggi ordinarie sono atti formali approvati dalle Camere, secondo il
procedimento di cui agli artt. 70 ss. Cost., e promulgati dal Presidente della
Repubblica.
In casi eccezionali la funzione legislativa può essere esercitata dal Governo:
attraverso i decreti legge (art. 77 Cost.), atti legislativi del Governo che possono
essere adottati in caso di necessità ed urgenza, e sottoposti alla conversione delle
Camere, che deve avvenire a pena di decadenza ex tunc del decreto, entro 60 gg.
dalla pubblicazione dello stesso; attraverso i decreti legislativi (art. 76 Cost.), adottati
dal Governo, sulla base di delegazione conferita con legge, che stabilisce oggetto,
principi e criteri direttivi, e il termine entro il quale la delegazione stessa può essere
esercitata. Decreti legge e decreti legislativi sono equiparati alla legge quanto al
loro valore formale.
Le leggi regionali operano nella sfera di competenza fissata dalla Costituzione, e, per
le regioni speciali, dalle leggi costituzionali di approvazione dei relativi Statuti.
Esse non sono subordinate alle leggi dello Stato ma a queste equiparate e dotate del
medesimo valore formale; salvi i casi di potestà legislativa "esclusiva" delle regioni
(art. 117.4), le leggi regionali sono limitate nella loro capacità di produzione
normativa dai principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato nelle diverse
materie (legislazione regionale concorrente).
Il nuovo testo costituzionale ha enormemente aumentato lo spazio normativo della
legge regionale estendendo l'ambito delle materie di competenza legislativa
concorrente a settori fondamentali per l'assetto economico e sociale del Paese
(dall'energia alle telecomunicazioni, alle grandi infrastrutture, etc.). E ha soppresso
il sistema di controlli statali sulle leggi regionali, ormai soggette, come le leggi
statali, al solo sindacato della Corte costituzionale (art. 127).
In diritto amministrativo sono molteplici le materie riservate alla legge, secondo la
normativa costituzionale. Secondo una tradizionale configurazione del principio di
legalità, ogni potere amministrativo deve essere previsto e disciplinato, salvo che
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Universita: Università di Roma La Sapienza
Data di caricamento: 28/06/2012
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lucias1 - Università di Pisa

ottimi!!

02/09/13 08:52
lucias1 - Università di Pisa

ottimi!!

02/09/13 08:52
corvetto - Università di Macerata (UNIMC)

ciao, non riesco a scaricarlo, potresti inviarmi i riassunti per mail? sergiocorvaglia@gmail.com

27/06/13 03:50
paolajackson - Università di Brescia

un bellissimo riassunto fatto veramente bene

05/06/13 12:53
phoenix1991 - Università della Calabria

Ottimo !!!

05/06/13 11:58
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