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Definizione di diritto amministrativo, Appunti di Diritto Amministrativo I. Università di Camerino

Diritto Amministrativo I

Descrizione: Diritto amministrativo
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Diritto amministrativo
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Il diritto amministrativo è un ramo del diritto pubblico le cui norme regolano le attività di
perseguimento degli interessi pubblici della pubblica amministrazione e i rapporti tra questa e i
cittadini.
La sua genesi è da collegare al principio di divisione tra i poteri dello Stato, ovvero al principio di
tripartizione dei poteri elaborato da Montesquieu. Il potere amministrativo, originariamente definito
«esecutivo», consiste nell'organizzazione di mezzi e di persone cui è devoluta la funzione di
raggiungere gli obiettivi di interesse pubblico definiti dall'ordinamento.
Il diritto amministrativo disciplina l’attività della pubblica amministrazione, cioè dell’insieme di
organi e di uffici che si occupano della realizzazione pratica delle decisioni prese a livello politico
del Parlamento e dal Governo. Si caratterizza, in particolare, per la singolarità dei principi generali,
a volte bislacchi.
Indice
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//]]>Cenni storici [modifica]
L'espressione droit administratif e il termine fonctionnaire nascono per la prima volta in Francia per
effetto della Rivoluzione francese e si diffondono sotto il primo impero, quando furono abbattute
non solo le istituzioni politiche ma anche quelle amministrative dell'Ancien régime. Nella sua fase
iniziale, il diritto amministrativo presentava i seguenti caratteri:
rafforzamento del potere pubblico nei confronti dei cittadini, dei terzi contraenti e degli
stessi dipendenti pubblici;
sottoposizione del potere pubblico a norme speciali, derogatorie del diritto comune;
centralizzazione dell'attività amministrativa in senso tendenzialmente monopolistico
(vengono soppressi i poteri intermedi come il prefetto, le corporazioni, ecc.);
ampio potere regolamentare dell'esecutivo;
separazione tra funzione amministrativa e funzione giurisdizionale, in modo che i giudici
non possano interferire in alcuna maniera con l'attività degli organi amministrativi;
creazione del Conseil d'Etat, come corpo amministrativo (i cui membri erano nominati e
destituiti discrezionalmente dall'esecutivo) che redigeva testi normativi, svolgeva attività di
alta amministrazione, decideva sui conflitti di attribuzione e decideva controversie
amministrative.
Louis-Antoine Macarel fu il primo giurista che si impegnò in un effort d'inventaire, cioè lo sforzo di
raccogliere ed inventariare le ottantamila leggi esistenti per mettere fine al caos derivante dalla
Rivoluzione francese. Nel 1818 apparve il primo volume di Macarel sulla giurisprudenza
amministrativa (in molti settori non vi erano leggi regolatrici e quindi la disciplina era quella
individuata di volta in volta dalla giurisprudenza) e l'anno seguente inizia un insegnamento della
materia all'Università di Parigi.
I primi quattro grandi giuristi, studiosi del neonato diritto amministrativo, furono Macarel, Vivien,
Cormenin e Gerando, tutti componenti del Conseil d'Etat e impegnati nella vita pratica come
amministratori pubblici. In particolare, secondo quanto riferisce Tocqueville nel 1846, Cormenin e
Vivien parteciparono alla redazione della costituzione italiana del 1848 (Statuto albertino).
Partizioni del diritto amministrativo [modifica]
Il diritto amministrativo (come molti altri rami del diritto) consta di:
una parte generale (procedimento amministrativo, enti pubblici, contratti, pubblico
impiego,ecc.) che tratta di istituti sostanziali e costituisce l'oggetto centrale dei manuali
tradizionali;
una parte speciale che si interessa della sicurezza pubblica, del governo del territorio,
dell'ambiente, delle professioni, dell'urbanistica ed edilizia, ecc.;
una parte prettamente processuale, dato che il processo amministrativo è regolato da norme
parzialmente divergenti da quelle di altre discipline processuali.
Un importante settore del diritto amministrativo è quello denominato Diritto privato della pubblica
amministrazione: si tratta di una complessa ed innovativa disciplina che si viene componendo
all'intersezione fra il diritto privato e il diritto amministrativo. In esso operano, accanto alle nuove
regole sostanziali (si pensi alla privatizzazione delle fonti, avvenuta con la contrattualizzazione del
rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, cd privatizzazione del diritto
del lavoro pubblico, nuovi criteri di riparto della giurisdizione (in particolare quello per materia), i
quali sono applicabili a soggetti pubblici o privati, ed anche alle società miste: si pensi a quelle
create nell'ordinamento dalle riforme di privatizzazione con le quali i grandi enti pubblici nazionali
sono stati trasformati in società per azioni (FS, Enel, Eni, solo per citare i più noti); sul versante
locale analoga trasformazione ha interessato le aziende municipalizzate (Acea, Aem, Hera).
Va infine ricordato che alla privatizzazione di soggetti gestori di servizi pubblici si è affiancato il
processo di liberalizzazione dei relativi mercati con la conseguente riscrittura delle regole di
riferimento.
Le fonti del diritto amministrativo [modifica]
Le fonti del diritto amministrativo possono essere adeguatamente rappresentate solo in chiave
evolutiva, in quanto dal 1865 ad oggi vi sono stati profondi mutamenti istituzionali e ordinamentali
che hanno rivoluzionato l'impianto originario.
Attualmente, per il diritto amministrativo si distinguono:
fonti ordinarie: fatti o atti idonei a produrre norme giuridiche secondo le previsioni
dell'ordinamento giuridico, al fine di innovarlo.
La Costituzione non indica quali siano i fatti o gli atti idonei ad innovare l'ordinamento stesso: solo
nelle Disposizioni sulla legge in generale (Codice Civile) dette "preleggi" è formulata una gerarchia
delle fonti, peraltro non tassativa e quindi modificabile (ricordiamo infatti che nell'elenco sono
ancora incluse le norme corporative e ovviamente, data l'epoca, nulla è detto sulla costituzione),
tanto più che il Codice del 1942 è adottato con Regio decreto ed è quindi privo di forza
costituzionale.
fonti extra ordinem : norme poste da soggetti privi di potestà normativa e con modalità
anomale rispetto alle previsioni dell'ordinamento, secondo il principio di necessità (ad es. il
decreto legge).
fonti atipiche: si collocano ad un livello intermedio tra le fonti di grado costituzionale e le
leggi ordinarie (ad es. il diritto comunitario, i referendum abrogativi e le sentenze della
Corte costituzionale).
La rilevanza pratica dell'individuazione delle fonti consiste nella possibilità di risolvere alcune
questioni inerenti:
1. i rapporti tra le varie fonti;
2. il fenomeno della degradazione delle fonti;
3. la conoscenza dei criteri che guidano un dato ordinamento al fine di interpretarne le
disposizioni ed i precetti.
Principi del diritto amministrativo [modifica]
Le prerogative riconosciute all'Amministrazione sono circoscritte da ben precisi limiti, collegati, nel
sistema giuridico italiano, al rispetto del principio costituzionale di legalità, secondo il quale
l'amministrazione può esprimersi solo attraverso l'emanazione degli atti amministrativi previsti e
tipizzati dalla legge (principio di tipicità) e al solo scopo di perseguire il fine indicato dalla legge
(principio di nominatività). Questi ed altri principi sono alla base delle cd. norme di azione, che
disciplinano l'attività autoritativa dell'amministrazione: dalla violazione di tali principi e norme
deriva la patologia dell'atto amministrativo, in termini di loro nullità, inesistenza ed annullabilità.
Strettamente connessa alla disciplina dell'attività dell'amministrazione pubblica è dunque la
possibilità di reagire giurisdizionalmente contro gli atti amministrativi assunti in dispregio della
legge. A tale scopo, in Italia, sussiste un plesso giurisdizionale apposito, composto dai Tribunali
Amministrativi Regionali e dal Consiglio di Stato. Ad essi è assegnata la funzione di annullare gli
atti amministrativi illegittimi.
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Universita: Università di Camerino
Data di caricamento: 20/01/2011
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