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Riassunto di Diritto Processuale - Articolo 183 - La riforma del sistema delle preclusioni, Sintesi di Diritto Processuale. Università non definita

Diritto Processuale

Descrizione: Riassunto di Diritto Processuale - Articolo 183 - La riforma del sistema delle preclusioni
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LA RIFORMA E L’UDIENZA EX ART. 183 C.P.C.
Roma, 26 gennaio 2007
Gianluigi Morlini
Giudice presso il Tribunale di Ivrea
Sommario:
- 1. Premesse
- 2. La concessione dei termini istruttori
- 3. Le modalità di decisione sulle istanze istruttorie
- 4. Il termine finale per le deduzioni testimoniali
- 5. Il termine finale per le produzioni documentali
- 6. L’indicazione nominativa dei testimoni
- 7. La prova contraria
- 8. L’ammissione della prova testimoniale d’ufficio ex art. 281 ter c.p.c.
- 9. La rilevabilità officiosa delle preclusioni istruttorie
1) PREMESSE
Non vi è dubbio che la riforma del codice di procedura civile posta in essere nel 2005 con il
D.L. n. 35/2005 conv. in L. n. 80/2005 modificato dalla L. n. 263/2005, abbia profondamente
innovato la struttura del processo civile, introducendo quello che in Dottrina è stato da alcuni
chiamato il “rito competitivo”, ironizzando sul fatto che il D.L. n. 35/2005, sottoposto all’esame
della Commissione Finanze e non Giustizia, era stato emanato al dichiarato fine di incentivare la
competitività in materia di “sviluppo economico, sociale e territoriale”, e che la riforma del
processo civile era stata inserita nel testo di legge quasi come appendice rispetto all’oggetto
principale del provvedimento.
Altrettanto indubbio è che, pur avendo la novella riguardato praticamente tutta la struttura
processuale (si pensi solo che, tra modifiche di rilevante impatto ed aggiustamenti marginali, sono
stati incisi il sistema delle comunicazioni e delle notifiche, i termini a comparire, le ordinanze
anticipatorie, la fase monitoria ed il giudizio cautelare, l’accertamento tecnico preventivo, il
processo del lavoro, l’arbitrato, il giudizio di Appello e di Cassazione, le esecuzioni immobiliari, il
giudizio di separazione e divorzio), il cuore della riforma è certamente rappresentato dalla modifica
dell’art. 183 c.p.c..
Proprio su tale aspetto della riforma, sulla novella cioè dell’articolo 183 c.p.c., si incentra
l’odierna giornata di studio, ed in particolare, al gruppo di lavoro che mi è stato chiesto di
coordinare, è affidata la riflessione sulle principali problematiche che emergono dai commi 6, 7 ed
8, della norma de qua.
Quello che segue è allora un piccolo appunto su alcuni dei temi più rilevanti che potranno essere
trattati nel gruppo di lavoro. All’esito, così come concordato con il rappresentante del Comitato
Scientifico, si provvederà ad arricchire la presente relazione scritta alla luce degli spunti emersi
nell’ambito del gruppo di lavoro ed in sede assembleare.
2. LA CONCESSIONE DEI TERMINI ISTRUTTORI
Una delle più rilevanti modifiche apportate al rito processualcivilistico dalla riforma del
2005, è certamente quella dell’accorpamento, nella nuova udienza ex art. 183 c.p.c., delle attività in
precedenza frazionate nell’udienza di prima comparizione ex art. 180 c.p.c. e nella prima udienza di
trattazione del previgente art. 183 c.p.c.; nonché nella concessione dei tre termini di cui all’art. 183
comma 6 c.p.c., in luogo dei precedenti quattro termini concessi, due per volta, dai previgenti
articoli 183 comma 5 e 184 c.p.c..
Sotto il profilo fattuale, può ritenersi che il primo dei tre termini corrisponda sostanzialmente al
primo termine in precedenza posto dall’art. 183 comma 5 c.p.c., essendo deputato alla “precisazione
o modificazione delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte”; il secondo
termine inglobi il precedente secondo termine del previgente art. 183 comma 5 c.p.c. ed il primo
termine del previgente art. 184 c.p.c., essendo finalizzato a “replicare alle domande ed eccezioni
nuove, o modificate dall’altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande
e delle eccezione medesime”, nonché per “l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni
documentali”; il terzo termine corrisponda al secondo termine di cui al precedente art. 184 c.p.c.,
riguardando le “indicazioni di prova contraria”.
Inoltre, va evidenziato che, mentre nel vigore del precedente rito, i termini di cui all’art. 183 comma
5 c.p.c. erano “non superiori a trenta giorni” ed i termini ex art. 184 c.p.c. erano non predeterminati,
di talché ben potevano essere parametrati a ritroso rispetto all’udienza di rinvio fissata per
l’ammissione, gli attuali tre termini ex art. 183 comma 6 c.p.c. sono indicati dal legislatore in modo
fisso nella sequenza di trenta, trenta e venti, sequenza necessariamente decorrente dal
provvedimento di concessione.
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Indirizzo: Giurisprudenza
Universita: Università non definita
Data di caricamento: 30/06/2011
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