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CODICE DEL LAVORO E DEL WELFARE, Appunti di Diritto Del Lavoro. Università di Bari

Diritto Del Lavoro

Descrizione: Codice
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Universita: Università di Bari
Indirizzo: Giurisprudenza
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1. Prefazione

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L’Autore ringrazia la Banca Popolare di Bari che, contribuendo parzial- mente ai costi per la pubblicazione dell’opera, e conseguentemente consen- tendone un contenimento del prezzo, ha mostrato, ancora una volta, una par- tecipe sensibilità alle iniziative editoriali del mondo universitario barese par- ticolarmente rivolte ai giovani studenti del Sud.

Finito di stampare nel mese di dicembre 2003 presso le Industrie grafiche Leone - Foggia

per conto di Adriatica Editrice - Bari

TUTTI I DIRITTI RISERVATI (È vietata la riproduzione anche parziale)

* * *

GAETANO VENETO

Codice del Lavoro e del

Welfare State

• ANNOTATO CON LA PIÙ RECENTE GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE E DI LEGITTIMITÀ

• RIFERIMENTI ALLA NORMATIVA COMUNITARIA • SCHEDE DI LETTURA • CD ROM

a cura di ANTONIO BELSITO

con la collaborazione di: Massimino LOCCI

e di Giuseppe ABBRACCIAVENTO, Francesco AMENDOLITO, Gianluca ARESTA, Mario ASSENNATO, Gaetano BRINDICCI, Marilena CORTESE,

Maria DI GIORGIO, Luigi MELPIGNANO, Manuela Samantha MISCEO, Marina PIETROPOLI, Roberto TOSCANO, Vincenzo TURCO

Adriatica Editrice

– Bari, dicembre 2003 –

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a mia madre ed a tutta la mia famiglia

6HANNO COLLABORATO :

Giuseppe ABBRACCIAVENTO (Apprendistato, Fonti comunitarie, Tutela della Privacy).

Francesco AMENDOLITO (Previdenza ed Assistenza, Licenziamenti collettivi e Ammortizza- tori Sociali).

Gianluca ARESTA (Trattamenti economici).

Mario ASSENNATO (Lavoro sportivo).

Antonio BELSITO (Arbitrato, Artigianato, Avviamento e collocamento al lavoro, Collabora- zione Continuativa e Coordinata, Concorrenza sleale, Collocamento disabili, Dirigenti, Im- migrazione, Lavoro a domicilio, Lavoro domestico, Lavoro Minorile, Lavoro Sportivo, Com- menti giurisprudenziali, Trasferimento di azienda, Trattamento di fine rapporto).

Gaetano BRINDICCI (Licenziamenti collettivi, Lavoro dei ferrovieri).

Marilena CORTESE (Commercialisti-Ragionieri Consulenti del Lavoro, Ingegneri-Architetti, Magistrati, Notai, Lavoro dei dipendenti postali).

Maria DI GIORGIO (Sciopero nei servizi pubblici essenziali, Serrata).

Massimino LOCCI (Apprendistato, Contrattazione collettiva, Famiglia, Farmacisti, Lavoro giornalistico, Lavoro dello spettacolo, Medici, New Economy, Telelavoro, Emersione del la- voro irregolare, Estinzione rapporto di lavoro, Orario di lavoro, Sospensione rapporto di lavoro, Ferie e Festività, Invenzioni del prestatore di lavoro, Lavoro delle donne, Lavoro della gente dell’aria, Lavoro dello spettacolo, Tutela della Privacy).

Luigi MELPIGNANO (Lavoro in Banca, Volontariato, Famiglia).

Manuela Samantha MISCEO (Sicurezza negli appalti pubblici, nei cantieri edili, nella P.A., Igiene del lavoro).

Marina PIETROPOLI (Lavoro della gente dell’aria, C.I.G., C.I.G.S., Licenziamenti collettivi, Mobilità).

Roberto TOSCANO (Pubblico Impiego, Sanità).

Vincenzo TURCO (Disabili, Lavoro Agricolo).

BELSITO–LOCCI (Cooperative socio-lavoratore, Danno biologico, Fallimento ed altre pro- cedure concorsuali, Lavoro a termine, Lavoro part-time, lavoro temporaneo, occupazione giovanile, lavoro dei marittimi, lavoro dei ferrotranvieri, Sicurezza sul lavoro in generale e disoccupazione, Parità di trattamento: discriminazioni).

Per la correzione delle bozze: Antonio Belsito, Massimino Locci, Samantha Misceo, Marina Pietropoli, Roberta Bruno, Fabio Cardanobile, Gaetano Brindicci.

A tutti va il ringraziamento dell’Autore e del Curatore.

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Gli ultimi anni hanno visto le grandi trasformazioni del mercato del lavoro, anche attraverso le migrazioni “bibliche” che, nell’immediato e, soprattutto, nel medio perio- do, finiscono col modificare non solo il mercato del lavoro, nella sua domanda (ed offerta) fisica, ma anche le tipologie ed i contenuti dei rapporti di lavoro già esistenti, così come creatisi e consolidatisi tra i vecchi protagonisti.

Come si vedrà, infatti, dalla selezione “orientata” di testi legislativi, il grande tema che segna l’evoluzione e l’ambito stesso del Diritto del Lavoro, è quello della “trasfor- mazione” del mercato (interno ed internazionale) del lavoro e, al suo interno, dei rap- porti di lavoro, che, - insieme alla “privatizzazione” sempre più diffusa degli stessi rapporti, si presenta come fenomeno di fondo.

Sotto la pressione di questi nuovi e determinanti elementi si esalta, altresì, un pro- gressivo incrocio tra lavoro autonomo, nelle sue nuove forme, e lavoro subordinato “canonico” (se mai tale è stato).

Su tali tematiche questo codice cerca di offrire una prima, auspicabilmente utile, base testuale di conoscenza per tutti gli operatori del diritto, o comunque per tutti coloro che abbiano bisogno, a qualsiasi titolo, di conoscere le nuove forme di lavoro, dal precariato al co.co.co., dal part time al leasing di manodopera, alle nuovissime, introdotte dalla legge del 14/02/2003 n. 30 del job sharing, presentano così, in questo codice, tutte, insomma le “esplosioni” di forme di lavoro che oggi, in una società mass- mediatica (e, sempre più, come alcuni pensano, o forse sognano, “ludica”), si afferma- no, stravolgendo antichi canoni e connesse false certezze. Si pensi alle forme di lavoro prodotte e richieste dal settore terziario, o a quelle create con modelli sempre più nuovi e diversi, nel settore del diritto al lavoro dei disabili e di tutti i “diversi”, del nuovo modo di lavorare nei settori dell’informazione o dell’immagine o, ancora, del lavoro sportivo, con tutte le sue varianti tipologiche (quando non patologiche).

Se sempre più si intrecciano lavoro autonomo e lavoro subordinato e, come è sem- pre più palese, si affermano, anche per un nuovo modo di vivere, le forme di lavoro un tempo ritenute “precarie”, si imporrà sempre più per l’operatore e lo studioso un ap- profondimento, anche sul piano dei contenuti e delle tecniche legislative, della nuova qualità della vita.

Così questa raccolta di testi normativi cerca di rispondere anche a quelle tendenze legislative che costituiscono l’area del nuovo welfare, cercando di presentare, in modo essenziale, l’evoluzione della legislazione in questo settore. A fronte dei problemi eco- nomici nazionali, comunitari e, più in generale, del contesto di “mondializzazione”, il nuovo (e, forse, più rigoroso e “spartano”) Welfare cerca appunto di adeguarsi alle nuove esigenze ed aspettative di vita, rispettando i vincoli, spesso amari, dell’econo- mia, interna ed internazionale.

Ed ecco, ancora ed infine, la “novità”: è una novità insieme grafico – editoriale e didattico – metodologica, che, accomunando tutti i potenziali lettori – utenti, cerca di

PREFAZIONE

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soddisfare le loro esigenze primarie ed ineludibili, e si propone di rispondere a tutti in modo adeguato ed auspicabilmente esaustivo.

E’ la novità delle schede di lettura (o di riferimento): queste contengono in una o due pagine un’ampia indicazione di tutti i testi legislativi (su di uno specifico argo- mento), seguiti da puntuali riferimenti e rinvii, necessari per una eventuale e successi- va completa conoscenza. Le schede offrono così a tutti gli operatori del diritto, innanzitutto agli studenti, ma anche ai magistrati, agli avvocati, e a tutti i soggetti sociali comunque interessati ai problemi del lavoro, solo gli strumenti essenziali per un primo approccio a specifici temi. Nella maggior parte dei casi, queste schede ven- gono arricchite della più recente giurisprudenza della Cassazione riportata sui singoli temi per massime estratte e, per lo più, sintetizzate, per ragioni di economia dell’opera. Così, partendo dalla scheda di lettura, si potrà – per eventuali necessari successivi approfondimenti di lavoro – passare all’utilizzazione di altri codici più completi e “professionali” o, come ormai è più facile e comodo, attingere a cd rom o, ancor più ampiamente, utilizzare con “intelligenza” l’immensa rete di internet. Così ognuno po- trà ottenere, partendo dai rinvii e suggerimenti offerti da queste “schede di lettura”, un completo quadro di quel mondo del lavoro (con le sue leggi) sul quale questo volume cerca di aprire la prima finestra.

Completa l’opera un CD Rom che, per la giurisprudenza che annualmente andrà ad arricchire ed interpretare più significativamente i singoli istituti, verrà annualmente riprodotto e potrà essere acquisito singolarmente per qualche anno, sino ad una nuova edizione del Codice, quando si riterrà necessario raccogliere sistematicamente le inno- vazioni legislative che avranno reso obsoleto questo testo.

In altre precedenti edizioni dei Codici ho dedicato adeguato spazio ai ringrazia- menti : a Gino Giugni, primo fra tutti i miei Maestri, a cui torna anche questa volta un pensiero grato di allievo. Devo ringraziare ancora tutte le persone care della mia fami- glia: a tutte loro (alla mia consorte innanzitutto)“ho sottratto negli anni il tempo più ricco e profondo, quello dei sentimenti, per destinarlo al lavoro”, come già altre volte ho scritto, scusandomene.

Se anche questa volta ho sottratto del tempo ai miei cari, nuovi miei collaboratori hanno fatto altrettanto.

Per tutti i validi collaboratori ne ricordo uno, il più impegnato e stimolante, nel certosino, leale e profondo impegno di lavoro. Al mio primo vero “allievo”, Antonio Belsito, per tutto … grazie ed auguri per una rapida realizzazione dell’antico, noto, e, forse, eterno disegno: “per … aspera ad astra”, nota paronomasia latina del proverbio greco “Kalepà ta Kalà” (le imprese belle sono ardue), sempre attuale e caro un tempo al Platone della “Repubblica”.

Bari, 15/11/2003

Gaetano Veneto

Prefazione

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Si ritiene opportuno fornire alcuni suggerimenti utili per una consultazione più rapida e funzionale del volume.

Il codice è diviso in due parti: la prima comprende la normativa generale sul lavoro e sulle controversie, la seconda la materia previdenziale ed assistenziale nonché quella inerente i cd. “ammortizzatori sociali” e la normativa essenziale riguardante la sicurezza ed igiene del lavoro.

La prima parte è divisa in sei titoli. Il primo titolo riporta il testo della Costituzione, dello Statuto dei Lavoratori e

di tutta la principale normativa internazionale comunitaria di riferimento generale (Carta Sociale Europea, Trattato di Amsterdam, Dichiarazione ONU, ecc.).

Soprattutto, in questa prima parte, si è ritenuto di inserire, a mo’ di novello Testo Unico, e per ora sperimentalmente, in attesa di una reale e scientificamente quanto didatticamente corretta, revisione sistematica tutta la normativa che, forse sull’onda di un “nuovismo” tutto da verificare, è stata introdotta dal nostro legislatore nel corrente 2003.

Si sono pertanto accorpate le recenti normative (legge del 14 febbraio 2003, n. 30 e decreto legislativo attuativo del 10 settembre 2003, n. 276).

Per ora, pertanto, i tradizionali istituti, in precedenza disciplinati dall’appren- distato al lavoro a termine, dall’avviamento al lavoro alla collaborazione coordinata e continuativa, hanno conservato, nell’attuale assetto editoriale, un loro autonomo posto nei capitoli successivi.

Si conferma comunque l’esigenza, per il legislatore come per gli esegeti e tutti gli addetti ai lavori, di una globale revisione del sistema.

Le altre fonti internazionali e comunitarie, dal contenuto più specifico trovano collocazione nel successivo secondo titolo.

Il terzo titolo, che comprende la legislazione italiana vigente, divisa in “grandi voci”, contiene anche la grande novità di questo codice. Per ciascuna “grande voce”, è riportata, per esteso o per estratto la normativa essenziale di riferimento, necessaria per la preparazione agli esami universitari, specie dopo la riforma, o per i principali concorsi pubblici.

Viene, tuttavia, indicata in un’apposita scheda tutta (o quasi) la normativa vigen- te sul tema, comprensiva di D.M., contratti collettivi, provvedimenti, ecc., per suc- cessivi eventuali approfondimenti richiesti da esigenze professionali scientifiche.

Il quarto ed il quinto titolo si occupano delle varie forme di lavoro (agenti, soci di cooperative, lavoratori agricoli, lavoratori autonomi, ecc.), sino a nuovissime figure professionali come quella dei lavoratori della new economy.

Infine, il sesto titolo presenta in maniera sistematica le disposizioni per le con- troversie di lavoro.

Ciò consente all’operatore di avere una indicazione complessiva della normativa

INDICE DI LETTURA DEL VOLUME

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che interessa, in quanto, oltre al testo delle disposizioni principali ritenute più importanti, si potrà rinvenire il puntuale richiamo a tutta la legislazione prodotta in riferimento ad ogni materia consultando il testo anche col semplice ausilio del- l’indice generale.

Sia lo Statuto dei lavoratori, il processo del lavoro e sia i riferimenti delle schede di ogni argomento trattato sono annotati con le massime della giurisprudenza di legittimità dell’anno 2003, o, comunque, con la più recente pubblicata e, spesso, qui riportata per richiamo sintetico.

In più, come di consueto, l’operatore troverà un valido ausilio alla consultazione sia nell’indice analitico per singole voci, sia in quello cronologico di tutte le nor- mative riportate in tutto o per estratto.

Si ha ragione di ritenere che questo lavoro, – consistito non tanto nella ripro- duzione di leggi in maniera sistematica per vari argomenti quanto nella raccolta “ragionata”, per singole voci, di tutto quanto possa esservi connesso, in una visione decisamente pragmatica, – possa contribuire a rendere più facilmente accessibile a qualsiasi operatore la legislazione lavoristica, sempre più complessa ed in continua evoluzione, in doverosa sintonia con la costante esigenza di adeguamento agli svi- luppi sociali ed economici del nostro Paese.

Bari, 15/11/2003

Gaetano Veneto Antonio Belsito

Indice di lettura del volume

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Prefazione ............................................................................................................... pag. 7 Indice di lettura del volume .................................................................................. » 9

PARTE PRIMA Normativa del lavoro

Titolo I: CARTE FONDAMENTALI

1. Costituzione della Repubblica Italiana ........................................................... » 19 2. Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo .............................................. » 48 3. Carta Sociale Europea ..................................................................................... » 58 4. Codice Civile: Disposizioni sulla Legge in generale .................................... » 68 5. Codice Civile: Libro IV “Delle obbligazioni” (estratto) ............................... » 75 6. Codice Civile: Libro V “Del Lavoro” (estratto) ............................................ » 135 7. Statuto dei diritti dei Lavoratori ..................................................................... » 137

8. Mercato del lavoro e nuove forme di collaborazione autonoma e subordinata: la legislazione del 2003 ........................................ » 173 9. Giurisprudenza costituzionale ......................................................................... » 219

Titolo II: DISCIPLINA EUROPEA ED INTERNAZIONALE DEL LAVORO

1. Trattato istitutivo della Comunità Europea .................................................... » 225 2. Legislazione Comunitaria del Lavoro ............................................................ » 234 3. Organizzazione Internazionale del Lavoro (O.I.L.) ....................................... » 244

Titolo III: RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO E DIRITTI SINDACALI

1. Avviamento e collocamento ............................................................................ » 249 2. Categorie dei lavoratori ................................................................................... » 267 3. Collocamento obbligatorio dei disabili .......................................................... » 272 4. Concorrenza sleale .......................................................................................... » 279 5. Contrattazione collettiva .................................................................................. » 281 6. Emersione del lavoro irregolare ..................................................................... » 284 7. Estinzione rapporto lavoro: licenziamento ..................................................... » 291 8. Fallimento e altre procedure concorsuali ....................................................... » 297 9. Famiglia: congedi parentali ............................................................................. » 311

10. Ferie e festività: riposi .................................................................................... » 336 11. Intermediazione e interposizione di manodopera .......................................... » 342

INDICE GENERALE

* * *

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12. Invenzioni del prestatore di lavoro ................................................................ pag. 348 13. Occupazione giovanile (C.F.L., Tirocinio e Stage) ....................................... » 350 14. Orario di lavoro ............................................................................................... » 377 15. Patto di prova .................................................................................................. » 395 16. Pubblico impiego ............................................................................................. » 397 17. Sciopero nei servizi pubblici essenziali ......................................................... » 450 18. Serrata .............................................................................................................. » 462 19. Sospensione rapporto di lavoro ...................................................................... » 466 20. Trasferimento d’azienda .................................................................................. » 471 21. Trattamenti economici (retribuzione) ............................................................. » 475 22. Trattamento fine rapporto ............................................................................... » 480 23. Tutela della Privacy ......................................................................................... » 488

Titolo IV: RAPPORTI SPECIALI DI LAVORO

1. Apprendistato ................................................................................................... » 503 2. Cooperative (socio-lavoratore) ........................................................................ » 509 3. Immigrazione ................................................................................................... » 516 4. Lavoro: agricolo .............................................................................................. » 552 5. Lavoro: a domicilio ......................................................................................... » 568 6. Lavoro: a termine ............................................................................................ » 574 7. Lavoro: dei bancari ......................................................................................... » 581 8. Lavoro: dei dipendenti delle Poste Italiane ................................................... » 583 9. Lavoro: dei ferrovieri e tranvieri .................................................................... » 588

10. Lavoro: dei giornalisti ..................................................................................... » 598 11. Lavoro: dei marittimi e dei portuali ............................................................... » 605 12. Lavoro: dei minori .......................................................................................... » 614 13. Lavoro: della gente dell’aria ........................................................................... » 619 14. Lavoro: delle donne ........................................................................................ » 638 15. Lavoro: dello spettacolo .................................................................................. » 646 16. Lavoro: domestico ........................................................................................... » 649 17. Lavoro: part-time ............................................................................................. » 653 18. Lavoro: sportivo .............................................................................................. » 662 19. Lavoro temporaneo o interinale ...................................................................... » 670 20. Telelavoro ......................................................................................................... » 680

Titolo V: LAVORO AUTONOMO

1. Agenti, rappresentanti e mediatori .................................................................. » 687 2. Amministratori di Società ............................................................................... » 697 3. Artigiani ........................................................................................................... » 699 4. Avvocati ........................................................................................................... » 704 5. Collaborazione coordinata e continuativa - Collaboratori a progetto .......... » 711 6. Commercialisti e Ragionieri ........................................................................... » 715

Indice generale

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7. Commercianti ................................................................................................... pag. 721 8. Consulenti del lavoro ...................................................................................... » 729 9. Farmacisti ......................................................................................................... » 735

10. Ingegneri - Architetti ....................................................................................... » 740 11. Magistrati ......................................................................................................... » 744 12. Medici .............................................................................................................. » 749 13. New economy (figure professionali) .............................................................. » 754 14. Notai ................................................................................................................. » 763

Titolo VI: CONTROVERSIE DI LAVORO E TUTELA DEI DIRITTI

1. Conciliazione in sede amministrativa o sindacale ......................................... » 773 2. Arbitrato ........................................................................................................... » 776 3. Processo del lavoro ......................................................................................... » 787 4. Parità di trattamento: discriminazioni ............................................................ » 819 5. Rinunzie e transazioni ..................................................................................... » 824 6. Prescrizione e decadenza ................................................................................ » 826

PARTE SECONDA Normativa del Welfare State

(ammortizzatori sociali, previdenza ed assistenza sociale, infortuni e malattie, sicurezza sul lavoro, sistema sanzionatorio)

Titolo I: LICENZIAMENTI COLLETTIVI E “AMMORTIZZATORI SOCIALI”

1. Licenziamenti collettivi ................................................................................... » 839 2. Mobilità ............................................................................................................ » 849 3. Cassa Integrazione Guadagni ordinaria .......................................................... » 896 4. Cassa Integrazione Guadagni straordinaria .................................................... » 925

Titolo II: SANITÀ, PREVIDENZA E ASSISTENZA OBBLIGATORIA

1. Malattie: Sanità ................................................................................................ » 943 2. Infortuni sul lavoro ......................................................................................... » 960 3. Danno biologico .............................................................................................. » 973 4. Disabili ............................................................................................................. » 977 5. Pensioni in generale ........................................................................................ » 1014 6. Previdenza ed assistenza sociale .................................................................... » 1035 7. Previdenza complementare e integrativa ........................................................ » 1066

Indice generale

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Titolo III: SOLIDARIETÀ NEL MERCATO DEL LAVORO

1. Solidarietà (contratti di) .................................................................................. pag. 1103 2. Lavori Socialmente Utili ................................................................................. » 1109 3. Volontariato e lavoro gratuito ......................................................................... » 1121 4. Lavoratori tossicodipendenti ........................................................................... » 1127 5. Lavoratori detenuti .......................................................................................... » 1130 6. Disoccupazione ................................................................................................ » 1134

Titolo IV: SICUREZZA ED IGIENE DEL LAVORO

1. Sicurezza del lavoro in generale .................................................................... » 1161 2. Negli appalti .................................................................................................... » 1207 3. Nei cantieri edili .............................................................................................. » 1259 4. Nelle Pubbliche Amministrazioni ................................................................... » 1282 5. Igiene del lavoro ............................................................................................. » 1293

Titolo V: DIRITTO PENALE DEL LAVORO

1. Verifiche Ispettive ............................................................................................ » 1311 2. Codice Penale (articoli estratti) ...................................................................... » 1318 3. Altri illeciti penali in materia di lavoro ......................................................... » 1324 4. Depenalizzazione e sanzioni amministrative ................................................. » 1328 5. Sanzioni in materia di sicurezza del lavoro .................................................. » 1344

Rettifiche e aggiornamenti .................................................................................... » 1347 Indice analitico alfabetico ...................................................................................... » 1353 Legislazione selezionata in ordine cronologico ................................................... » 1361

CODICE AGGIORNATO AL 27/11/2003

Indice generale

PARTE PRIMA

Normativa del lavoro

CODICE DEL LAVORO E DEL WELFARE STATE

TITOLO I

Le Carte fondamentali

CODICE DEL LAVORO E DEL WELFARE STATE

1. Costituzione della Repubblica italiana 2. Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo 3. Carta Sociale europea 4. Codice civile: Disposizioni sulla legge in generale 5. Codice civile: Libro IV “Delle obbligazioni” (estratto) 6. Codice civile: Libro V “Del lavoro” (estratto) 7. Statuto dei diritti dei lavoratori 8. Mercato del lavoro e nuove forme di collaborazione autonoma e subordinata: la legislazione del 2003 9. Giurisprudenza costituzionale

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Le carte fondam entali

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PRINCIPI FONDAMENTALI

1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, eco- nomica e sociale del Paese.

4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle

due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale (1).

(1) Si veda L. 27/5/1929 n. 810 (Esecuzione del trattato e concordato con la Santa Sede) e L. 25/3/ 1985 n. 121 (ratifica ed esecuzione dell’accordo del 18/2/1984 di Roma che modifica il Concordato lateranense dell’11/2/1929.

8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri

statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative

rappresentanze (1).

Costituzione della Repubblica Italiana

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo

provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947 Entrata in vigore il 1° gennaio 1948

(G.U. n. 289 del 27 dicembre 1947 - Edizione straordinaria)

Parte I – Tit. I – Par. 1

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Le carte fondam entali

(1) Si veda L. 11/8/1984 n. 449 (norme per la regolazione dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa Valdese); L. 22/11/1988 nn. 516-517 con la Chiesa Avventista e Pentecostale; L. 8/3/1989 n. 101 con le Coòunità ebraiche, L. 12/4/1985 n. 116 con l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia; L. 29/11/1995, n. 520 con la Chiesa Evangelica Luterana in Italia.

9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

10. L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale gene- ralmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà demo- cratiche garantite dalla Cost. italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo (1).

(1) Si veda la Convenzione europea per il regolamento delle controversie ratificata con L. 23/3/58 n. 411.

12. La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

PARTE I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I RAPPORTI CIVILI

13. La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né

qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudi- ziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Costituzione della Repubblica Italiana Parte I – Tit. I – Par. 1

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ta li14. Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono

vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso

di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il seque- stro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni con- trarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Costituzione della Repubblica ItalianaParte I – Tit. I – Par. 1

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Le carte fondam entali

22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadi- nanza, del nome.

23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti

ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima

del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

26. L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

27. La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono

tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.

28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente respon- sabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

TITOLO II RAPPORTI ETICO-SOCIALI

29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compa-

tibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Costituzione della Repubblica Italiana Parte I – Tit. I – Par. 1

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ta li32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della

collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per dispo-

sizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

33. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti

gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per

lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità,

deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

34. La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti

degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed

altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

TITOLO III RAPPORTI ECONOMICI

35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e

regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse

generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità

di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Costituzione della Repubblica ItalianaParte I – Tit. I – Par. 1

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Le carte fondam entali

38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigen- ze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati

dallo Stato. L’assistenza privata è libera.

39. L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici

locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento

interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in

proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

40. Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicu-

rezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica

e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espro- priata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essen- ziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incre-

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mento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

TITOLO IV RAPPORTI POLITICI

48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti

all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge (1).

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

(1) Tale comma è stato inserito dalla L. cost. 17/1/2000, n. 1.

49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

51. Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini (1).

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

(1) Periodo aggiunto della legge costituzionale del 30.05.03, n. 1 pubblicata in G.U. del 12.06.03, n. 134.

52. La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento

non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

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Le carte fondam entali

53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

PARTE II ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

TITOLO I IL PARLAMENTO

Sezione I LE CAMERE

55. Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi

stabiliti dalla Costituzione.

56. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero

(1). Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i

venticinque anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla

circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti (1).

(1) Comma così sostituito ex art. 1, L. cost. 23/1/2001, n. 1.

57. Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha 2, la Valle d’Aosta 1 (1).

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero (2) previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni quale risulta dall’ultimo censimento regionale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

(1) Si veda L. cost. 27/12/1963 n. 3 che ha istituito la Regione Molise. (2) Parole aggiunte ex art. 2 della L. cost. 23/1/2001, n. 1.

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ta li58. I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato

il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

59. É senatore di diritto a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno

illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

60. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in

caso di guerra.

61. Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

62. Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre. Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presi-

dente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti. Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

63. Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presiden- za.

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presi- denza sono quelli della Camera dei deputati.

64. Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

65. La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato e di senatore.

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

66. Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

68. I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione

Costituzione della Repubblica ItalianaParte I – Tit. I – Par. 1

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Le carte fondam entali

di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercetta- zioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

69. I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.

Sezione II LA FORMAZIONE DELLE LEGGI

70. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

71. L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquan- tamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

72. Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che lo approva articolo per articolo e con votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichia- rata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

73. Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’appro- vazione.

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

74. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

75. È indetto "referendum" popolare per deliberare la abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il "referendum" per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Costituzione della Repubblica Italiana Parte I – Tit. I – Par. 1

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ta liHanno diritto di partecipare al "referendum" tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera

dei deputati. La proposta soggetta a "referendum" è approvata se ha partecipato alla votazione la

maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del "referendum".

76. L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

77. Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

78. Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

79. L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione. In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successiva-

mente alla presentazione del disegno di legge.

80. Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del ter- ritorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

81. Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

82. Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispec-

chiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

TITOLO II IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

83. Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo

che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

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Le carte fondam entali

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

84. Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

85. Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni. Trenta giorni prima che scada il termine il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta

comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione

ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

86. Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adem- pierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Re- pubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il "referendum" popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quan-

do occorra, l’autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze Armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito

secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.

88. Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

89. Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.

90. Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

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ta li91. Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento

di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

TITOLO III IL GOVERNO

Sezione I IL CONSIGLIO DEI MINISTRI

92. Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su pro- posta di questo, i ministri.

93. Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

94. Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per

appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne

la fiducia. Il voto contrario di una o entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa

obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della

Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

95. Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordi- nando l’attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individual- mente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

96. Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

Sezione II LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

97. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

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Le carte fondam entali

98. I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzia-

nità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magi-

strati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III GLI ORGANI AUSILIARI

99. Il Consiglio nazionale della economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

100. Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

TITOLO IV LA MAGISTRATURA

Sezione I ORDINAMENTO GIURISDIZIONALE

101. La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

102. La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

103. Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

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ta liI tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo

di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze Armate.

104. La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di

cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti

alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente

rieleggibili. Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del

Parlamento o di un Consiglio regionale.

105. Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamen- to giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

106. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso. La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magi-

strati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli. Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati al-

l’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

107. I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare. I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni. Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordi-

namento giudiziario.

108. Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge. La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico mini-

stero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia. 109. L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

110. Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Sezione II NORME SULLA GIURISDIZIONE

111. La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

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Le carte fondam entali

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi

giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

112. Il Pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

113. Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdi- zionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impu- gnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

TITOLO V LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI

114. (1) La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane (2), dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

(1) Art. così sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 1) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”.

(2) La L. 8-6-1990, n. 142 e successive modificazioni, nel riformare le autonomie locali, aveva definito “aree metropolitane” le zone comprendenti i Comuni di: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli. In tali aree le funzioni amministrative sono attribuite alle Provincie (definite “città metropolitane”), mentre i Comuni esercitano le loro funzioni, ma in modo residuale. Tale provvedimento è stato abrogato dall’art. 247, c. 1, D.lgs. 18-8-2000, n. 267 che ha fatto proprie, all’art. 22, le disposizioni ivi previste.

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ta li[115. Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i

principî fissati nella Costituzione] (1).

(1) Art. abrogato ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9).

116. (1) Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secon- do i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale (2).

La Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

(1) Art. così sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 2) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: “116. Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali”.

(2) Cfr.: — per la Regione Sicilia: R.D.lgs. 15-5-1946, n. 455; e l.cost. 26-2-1948, n. 2; — per la Regione Sardegna: L. cost. 26-2-1948, n. 3; — per la Regione Trentino Alto Adige: L. cost. 26-2-1948, n. 5; d.P.R. 31-8-1972, n. 670; — per la Regione Friuli-Venezia Giulia: L. cost. 31-1-1963, n. 1; — per la Regione Valle d’Aosta: L. cost. 26-2-1948, n. 4. Cfr. la norma transitoria di cui all’art. 10, L. cost. 3/2001 cit. il cui dettato è inteso ad evitare che le

cinque Regioni a statuto speciale possano godere di una autonomia minore di quella ora concessa alle altre Regioni.

117. (1) La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi inter- nazionali (2).

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione

europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;

b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema

valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento

europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

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Le carte fondam entali

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull’istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province

e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e infor-

matico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno; s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con

l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento spor- tivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro compe- tenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e prov- vedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato (3) (4).

(1) Rt. così sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 3) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione): il testo previgente così recitava “117. La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni:

— ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione; — circoscrizioni comunali; — polizia locale urbana e rurale;

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ta li— fiere e mercati;

— beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera; — istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica; — musei e biblioteche di enti locali; — urbanistica; — turismo ed industria alberghiera; — tranvie e linee automobilistiche d’interesse regionale; — viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale; — navigazione e porti lacuali; — acque minerali e termali; — cave e torbiere; — caccia; — pesca nelle acque interne; — agricoltura e foreste; — artigianato; — altre materie indicate da leggi costituzionali. Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro

attuazione”. Cfr. art. 11, c. 2, L. cost. 3/2001 cit. (2) Cfr. L. 9-3-1989, n. 86 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo

comunitario e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari). (3) Cfr. D.lgs. 31-3-1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle

Regioni ed agli enti locali) nonché la L. 15-3-1997, n. 59 (Federalismo amministrativo). (4) Sul conferimento alle Regioni e agli enti locali di funzioni e compiti nel settore dello sviluppo

economico, cfr. art. 11, c. 2, D.lgs. 31-3-1998, n. 112, che dispone: “2. Il settore sviluppo economico attiene, in particolare, oltre alla materia “agricoltura e foreste”, che resta disciplinata dal decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, alle materie “artigianato”, “industria”, “energia”, “miniere e risorse geotermiche”, “ordinamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”, “fiere e mercati e commercio”, “turismo ed industria alberghiera””.

Per le definizioni delle materie “miniere e risorse geotermiche”, “industria” ed “energia”, cfr., rispetti- vamente, artt. 17, 28 e 32, D.lgs. 112/1998 cit.

Cfr., infine, artt. 113, 128 e 136, D.lgs. cit. in materia di “salute umana” e “sanità veterinaria”, “servizi sociali” e “programmazione e gestione amministrativa del servizio scolastico”.

118. (1) Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà (2).

(1) Art. così sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 4) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: “118. — Spettano alla Regione le funzioni amministra- tive per le materie elencate nel precedente articolo, salvo quelle di interesse esclusivamente locale, che possono essere attribuite dalle leggi della Repubblica alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali.

Lo Stato può con legge delegare alla Regione l’esercizio di altre funzioni amministrative.

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Le carte fondam entali

La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici”.

(2) Cfr. D.lgs. 31-3-1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali); L. 3-7-1999, n. 265 che ha incrementato l’autonomia degli enti locali; D.lgs. 18- 8-2000, n. 267 (T.U. Enti locali).

119. (1) I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Sta- biliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di com- partecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio (2) (3).

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pub- bliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale (2), per rimuo- vere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio (4), attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

(1) Art. così sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 5) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: “119. Le Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.

Alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali.

Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali. La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalità stabilite con legge della Repubblica”.

Cfr. art. 11, c. 2, L. cost. 3/2001 cit. (2) Cfr. L. 16-5-1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per l’attuazione delle Regioni a statuto ordinario);

L. 14-6-1990, n. 158 (Autonomia impositiva delle Regioni); D.lgs. 18-2-2000, n. 56 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale).

(3) Cfr. D.lgs. 28-3-2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e contabilità delle Regioni).

(4) Cfr art. 11, L. 16-5-1970, n. 281 (Demanio delle Regioni ordinarie).

120. (1) La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualun- que parte del territorio nazionale (2).

Il Governo può sostituirsi (3) a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Pro-

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normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione (4).

(1) Art. sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 6) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: “120. La Regione non può istituire dazi d’importazione o esportazione o transito fra le Regioni.

Non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni.

Non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro”.

(2) Cfr. artt. 23 e 39 Trattato CE. (3) Cfr. art. 11, L. 9-3-1989, n. 86 (Partecipazione al processo normativo comunitario e procedure di

esecuzione di obblighi comunitari); art. 3, L. 15-3-1997, n. 59 e art. 5, D.lgs. 31-3-1998, n. 112 (Decen- tramento).

(4) Cfr. art. 4, c. 3, L. 15-3-1997, n. 59 (cd. legge Bassanini); artt. 3 e 5, D.lgs. 18-8-2000, n. 267.

121. Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente. Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative [e regolamentari] (1) attribuite alla

Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni. Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è

responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni ammini- strative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica (2).

(1) Le parole in parentesi quadra sono state soppresse ex art. 1, lett. a), L. cost. 22-11-1999, n. 1. (2) Comma così sostituito ex art. 1, lett. b), L. cost. 1/1999 cit. Si riporta di seguito il testo previgente:

“Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; promulga le leggi ed i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo centrale”.

122. (1) Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica (2), che stabilisce anche la durata degli organi elettivi (3).

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza. I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse

e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente,

è eletto a suffragio universale e diretto (4). Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

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Le carte fondam entali

(1) Art. così sostituito ex art. 2, L. cost. 22-11-1999, n. 1. Si riporta di seguito il testo previgente: “Il sistema d’elezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camere del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale.

Il Consiglio elegge nel suo seno un presidente e un ufficio di presidenza per i propri lavori. I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati

nell’esercizio delle loro funzioni. Il Presidente ed i membri della Giunta sono eletti dal Consiglio regionale tra i suoi componenti”. (2) Cfr. L. 17-2-1968, n. 108; L. 23-4-1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità

alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale); L. 23-2-1995, n. 43 (Nuove norme per l’elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario).

(3) Cfr. art. 5, L. cost. 22-11-1999, n. 1 che così dispone:“5. Disposizioni transitorie. 1. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali ai sensi del primo comma dell’articolo 122 della Costituzione, come sostituito dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, l’elezione del Presidente della Giunta regionale è contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali. È proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Giunta regionale fa parte del Consiglio regionale. È eletto alla carica del consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L’Ufficio centrale regionale riserva, a tal fine, l’ultimo dei seggi eventualmente spettanti alle liste circoscri- zionali collegate con il capolista della lista regionale proclamato alla carica di consigliere, nell’ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della L. 23/02/1995, n. 43; o, altrimenti, il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle liste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, l’Ufficio centrale regionale procede all’attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno al Consiglio regionale.

2. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali si osservano le seguenti disposizioni: a) entro dieci giorni dalla proclamazione, il Presidente della Giunta regionale nomina i componenti

della Giunta, fra i quali un Vicepresidente, e può successivamente revocarli; b) nel caso in cui il Consiglio regionale approvi a maggioranza assoluta una mozione motivata di

sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale, presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione non prima di tre giorni dalla presentazione, entro tre mesi si procede all’indizione di nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta. Si procede parimenti a nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta in caso di dimissioni volontarie, impedimento perma- nente o morte del Presidente”.

(4) Cfr. anche L. cost. 31-1-2001, n. 2 (Elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano).

123. (1) Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne deter- mina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a mag- gioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo

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ta linon minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del

Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legit- timità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblica- zione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei com- ponenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

(1) Art. prima sostituito ex L. cost. 22-11-1999, n. 1 (art. 3) e successivamente modificato ex art. 7, L. cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione) che ha inserito l’ultimo comma. Si riporta di seguito il testo precedente alle modifiche apportate dalla L. cost. 1/1999 cit.: “123. Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all’organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ed è approvato con legge della Repubblica”.

Art. prima sostituito ex L. cost. 22-11-1999, n. 1 (art. 3) e successivamente modificato ex art. 7, L. cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione) che ha inserito l’ultimo comma. Si riporta di seguito il testo precedente alle modifiche apportate dalla l. cost. 1/1999 cit.: “123. Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all’organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ed è approvato con legge della Repubblica”.

[124. Un commissario del Governo, residente nel capoluogo della Regione, sopraintende alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le coordina con quelle esercitate dalla Regione] (1).

(1) Art. abrogato ex L.cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

125. [Il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione è esercitato, in forma decentrata, da un organo dello Stato, nei modi e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica. La legge può in determinati casi ammettere il controllo di merito, al solo effetto di promuovere, con richiesta motivata, il riesame della deliberazione da parte del Consiglio regionale] (1).

Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione (2).

(1) Comma abrogato ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

(2) Cfr. L. 6-12-1971, n. 1034 (Istituzione dei T.A.R.) ed il relativo Reg. di attuazione D.P.R. 21-4-1973, n. 214.

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Le carte fondam entali

126. (1) Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo sciogli- mento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano com- piuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica (2).

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

(1) Art. così sostituito ex art. 4, L. cost. 22-11-1999, n. 1. Si riporta di seguito il testo previgente: “Il Consiglio regionale può essere sciolto, quando compia atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all’invito del Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni.

Può essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilità di formare una maggioranza, non sia in grado di funzionare.

Può essere altresì sciolto per ragioni di sicurezza nazionale. Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, sentita una Com-

missione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Col decreto di scioglimento è nominata una Commissione di tre cittadini eleggibili al Consiglio regio- nale, che indice le elezioni entro tre mesi e provvede all’ordinaria amministrazione di competenza della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica del nuovo Consiglio”.

(2) Cfr. per la Commissione parlamentare art. 52, L. 10-2-1953, n. 62; art. 11, L. cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

127. (1) Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costitu- zionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblica- zione della legge o dell’atto avente valore di legge.

(1) Art. sostituito ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 8) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Il testo previgente così recitava: “127. Ogni legge approvata dal Consiglio regionale è comu- nicata al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del Governo, deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione.

La legge è promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati.

Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l’apposizione del visto.

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ta liOve il Consiglio regionale la approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi componenti, il Governo

della Repubblica può, nei quindici giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto di interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza”.

[128. Le Province e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni] (1).

(1) Art. abrogato ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione). Cfr. ora art. 114, c. 2, cost.

[129. Le Province e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale. Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise in circondari con funzioni esclusi-

vamente amministrative per un ulteriore decentramento] (1).

(1) Art. abrogato ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

[130. Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della Repubblica, esercita, anche in forma decentrata, il controllo di legittimità sugli atti delle Province, dei Comuni e degli altri enti locali.

In casi determinati dalla legge può essere esercitato il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione] (1).

(1) Art. abrogato ex L. cost. 18-10-2001, n. 3 (art. 9) (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

131. Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia;

Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo (1); Molise (1); Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

(1) La L. cost. 27-12-1963, n. 3 ha sostituito due distinte Regioni alla Regione Abruzzi-Molise.

132. Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si può, con approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra (1) (2).

(1) Le parole da “approvazione” a “mediante” sono state aggiunte ex art. 9, L. cost. 18-10-2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione).

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Le carte fondam entali

(2) Cfr. artt. 41 ss., L. 25-5-1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione).

133. Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e l’istituzione di nuove Province nell’am- bito d’una Regione sono stabiliti con leggi (1) della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

(1) Cfr. art. 21 e Capo III, D.lgs. 18-8-2000, n. 267 (T.U enti locali).

TITOLO VI GARANZIE COSTITUZIONALI

Sezione I LA CORTE COSTITUZIONALE

134. La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza

di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e

tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica [ed i Ministri], a norma della

Costituzione.

135. La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giuri- sdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento o d’un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione d’avvocato, e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica [e contro i Ministri] intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

136. Quando la Corte dichiara la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblica- zione della decisione.

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ta liLa decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali

interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

137. Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie di indipendenza dei giudici della Corte.

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il fun- zionamento della Corte.

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II REVISIONE DELLA COSTITUZIONE. LEGGI COSTITUZIONALI

138. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a "referendum" popolare quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a "referendum" non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a "referendum" se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

139. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

I. Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

II. Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.

III. Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assemblea Costituente che posseg- gono i requisiti di legge per essere senatori e che:

sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative; hanno fatto parte del disciolto Senato; hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all’Assemblea Costituente;

sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926; hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna

del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato. Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del

disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale. Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di

nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

IV. Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.

Costituzione della Repubblica ItalianaParte I – Tit. I – Par. 1

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Le carte fondam entali

V. La disposizione dell’articolo 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati inter- nazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.

VI. Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.

Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all’articolo 111.

VII. Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigen- te.

Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle contro- versie indicate nell’articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione. (Omissis).

VIII. Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione.

Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l’esercizio.

Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.

IX. La Repubblica, entro tre anni dall’entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.

X. Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’articolo 116, si applicano provvisoria- mente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l’articolo 6.

XI. Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di cui all’articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’articolo 132, fermo rimanen- do tuttavia l’obbligo di sentire le popolazioni interessate.

XII. É vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla

entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

XIII. [I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive (1).

Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale] (1).

I beni esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e

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ta lidei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti

reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2/06/1946, sono nulli.

(1) Dispone l’art. 1 della L. cost. 23/10/2002, n.1, (G.U. 26/10/2002, n. 252): “I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. La presente legge costituzionale, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

XIV. I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome. L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla

legge. La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

XV. Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordinamento provvisorio dello Stato.

XVI. Entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora espli- citamente o implicitamente abrogate.

XVII. L’Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.

Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, la Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.

In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.

I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta. L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è

convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.

XVIII. La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.

Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, tutto l’anno 1948, affinchè ogni cittadino possa prenderne cognizione.

La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Re- pubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Costituzione della Repubblica ItalianaParte I – Tit. I – Par. 1

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Le carte fondam entali

1. (Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo). Le Alte Parti contraenti riconoscono ad ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà indicate nel Titolo I della presente Convenzione.

TITOLO I Diritti e libertà

2. (Diritto alla vita). 1. Il diritto di ogni persona alla vita è protetto dalla legge. Non può essere volontariamente inflitta la morte ad alcuno, eccetto che in esecuzione di una sentenza capitale, pronunziata da un tribunale nel caso in cui un delitto è punito dalla legge con questa pena.

2. La morte non è considerata come data in violazione di questo articolo nel caso in cui fosse determinata da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:

a) per difendere ogni persona da una violenza illegittima; b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente

arrestata; c) per reprimere, conformemente alla legge, una sommossa o una insurrezione.

3. (Divieto della tortura). Nessuno può essere sottoposto a torture o pene inumane o degradanti.

4. (Divieto di schiavitù e del lavoro forzato). 1. Nessuno può essere tenuto in schiavitù né in servitù.

2. Non è considerato come “lavoro obbligatorio o forzato” ai sensi del presente articolo: a) ogni lavoro richiesto normalmente ad una persona detenuta nelle condizioni previste

dall’art. 5 della presente Convenzione, o durante il periodo di libertà condizionale; b) ogni servizio di carattere militare, o nel caso di obiettori di coscienza nei Paesi ove

l’obiezione di coscienza è legale, ogni altro servizio sostitutivo del servizio militare obbligatorio; c) ogni servizio richiesto in occasioni di calamità che pongono in pericolo la vita o il

benessere della comunità; d) ogni lavoro o servizio che fa parte delle normali obbligazioni civili.

5. (Diritto alla libertà ed alla sicurezza). 1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

Nessuno può essere privato della sua libertà, eccetto che nei casi seguenti e per via legale: a) se è detenuto legittimamente dopo una condanna da parte di un tribunale competente; b) se è stato oggetto di un arresto o di una detenzione legittima per inosservanza di una

ordinanza emessa, conformemente alla legge, da un tribunale o per garantire l’esecuzione di una obbligazione prescritta dalla legge;

c) se è stato arrestato o detenuto per essere condotto avanti l’autorità giudiziaria compe- tente, quando si ha fondato motivo di supporre che abbia commesso un reato o si ha motivo di credere che è necessario impedire che commetta un reato o che fugga dopo il compimento di questo;

L. 4/08/1955, N. 848. Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4/11/1950

e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20/03/1952 (G.U. n. 221 del 24/09/1955)

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO

Dichiarazione universale diritti dell’uomo Parte I – Tit. I – Par. 2

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ta lid) se si tratta della detenzione legittima di un minore, stabilita per la sua educazione

controllata o della detenzione disposta al fine di tradurlo avanti l’autorità competente; e) se si tratta della detenzione legittima di una persona capace di diffondere una malattia

contagiosa, di un pazzo, di un alcoolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo; f) se si tratta dell’arresto o della detenzione legittima di una persona per impedirle di entrare

nel territorio clandestinamente o contro la quale è in corso un procedimento di espulsione o di estradizione.

2. Ogni persona arrestata deve essere informata, nel più breve tempo e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell’arresto e degli addebiti contestati.

3. Ogni persona arrestata o detenuta, alle condizioni previste dal paragrafo 1 c) del presente articolo, deve essere, al più presto, condotta davanti ad un giudice o ad un altro magistrato designato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha il diritto di essere giudicata in un tempo congruo, o liberata durante il corso del procedimento. La concessione della libertà può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione dell’interessato all’udienza.

4. Ogni persona privata della libertà con un arresto o una detenzione ha il diritto di presen- tare un ricorso davanti ad un tribunale, affinché decida in breve tempo sulla legittimità della sua detenzione e ordini la sua liberazione se la detenzione è illegittima.

5. Ogni persona vittima di un arresto o di una detenzione, eseguiti in violazione alle dispo- sizioni di questo articolo, ha diritto ad un indennizzo.

6. (Diritto ad un processo equo). 1. Ogni persona ha diritto che la sua causa sia esaminata imparzialmente, pubblicamente e in un tempo ragionevole, da parte di un tribunale indipendente ed imparziale, costituito dalla legge, che deciderà sia in ordine alle controversie sui suoi diritti ed obbligazioni di natura civile, sia sul fondamento di ogni accusa in materia penale elevata contro di lei. Il giudizio deve essere pubblico, ma l’ingresso nella sala di udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della moralità, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita delle parti in causa, o in quella misura ritenuta strettamente indispensabile dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità potesse ledere gli interessi della giustizia.

2. Ogni persona accusata di un reato si presume innocente fino a quando la sua colpevo- lezza non sia stata legalmente accertata.

3. Ogni accusato ha diritto soprattutto a: a) essere informato, nel più breve tempo, in una lingua che comprende e in maniera

dettagliata, del contenuto dell’accusa elevata contro di lui; b) disporre del tempo e della possibilità necessari a preparare la difesa; c) difendersi personalmente o con l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha

i mezzi per pagare il difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato di ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia;

d) interrogare o fare interrogare i testimoni a carico ed ottenere la citazione e l’interrogatorio dei testimoni a discarico a pari condizioni dei testimoni a carico;

e) farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata in udienza.

7. (Nessuna pena senza legge). 1. Nessuno può essere condannato per una azione od omissione che, nel momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo la legge nazionale o internazionale. Parimenti non può essere inflitta una pena più grave di quella che sarebbe stata applicata al tempo in cui il reato è stato consumato.

2. Il presente articolo non vieterà il giudizio o la punizione di una persona colpevole di una azione od omissione che, al momento in cui è stata commessa, era ritenuta crimine secondo i principi generali del diritto riconosciuto dalle nazioni civili.

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8. (Diritto al rispetto della vita privata e familiare). 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.

2. Non può aversi interferenza di una autorità pubblica nell’esercizio di questo diritto a meno che questa ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la sicurezza pubblica, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà degli altri.

9. (Libertà di pensiero, di coscienza e di religione). 1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto importa la libertà di cambiare religione o pensiero, come anche la libertà di manifestare la propria religione o il proprio pensiero indivi- dualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto, dell’insegnamento, di pratiche e compimento di riti.

2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio pensiero non può essere oggetto di altre limitazioni oltre quelle previste dalla legge, e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza pubblica, la protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica o la protezione dei diritti e delle libertà di altri.

10. (Libertà di espressione). 1. Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare

informazioni o idee senza che vi possa essere interferenza di pubbliche autorità e senza riguardo alla nazionalità. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre le imprese radiotelevisive e di cinema ad un regime di autorizzazioni.

2. L’esercizio di queste libertà che importano dei doveri e delle responsabilità può essere subordinato a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni, previste dalla legge, che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per l’integrità territoriale o per la sicurezza pubblica, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei delitti, per la protezione della salute o della morale, per la protezione della reputazione o dei diritti di altri, per impedire la diffusione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.

11. (Libertà di riunione e di associazione). 1. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione e alla libertà di associazione ivi compreso il diritto di fondare con altri sindacati e iscriversi a sindacati per la difesa dei propri interessi.

2. L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di altre limitazioni oltre quelle previste dalla legge, e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per la sicurezza pubblica, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei delitti, per la protezione della salute o della morale o per la protezione dei diritti e delle libertà degli altri. Il presente articolo non impedisce che legali limitazioni vengano poste all’esercizio di questi diritti da organi delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato.

12. (Diritto al matrimonio). A partire dall’età maritale, l’uomo e la donna hanno diritto di sposarsi e di formare una famiglia, secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di questo diritto.

13. (Diritto ad un ricorso effettivo). Ogni persona i cui diritti e libertà riconosciuti nella presente Convenzione fossero violati, ha diritto di presentare un ricorso avanti ad una magistra- tura nazionale, anche quando la violazione fosse stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio di funzioni ufficiali.

14. (Divieto di discriminazione). Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito, senza alcuna distinzione, fondata soprattutto sul

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ta lisesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o altre opinioni, l’origine

nazionale o sociale, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, sui beni di fortuna, nascita o ogni altra condizione.

15. (Deroga in caso di stato di urgenza). 1. In caso di guerra o in caso di altre pubbliche calamità che minaccino la vita della nazione, ogni Alta Parte contraente può prendere misure che deroghino agli obblighi previsti da questa Convenzione, nello stretto limite richiesto dalla situazione e a condizione che esse non siano in contrasto con altri obblighi derivanti dal diritto internazionale.

2. La precedente disposizione non autorizza alcuna deroga all’articolo 2, salvo per il caso di morte derivante da atti di guerra conformi alle convenzioni, e agli artt. 3, 4 e 7.

3. Ogni Alta Parte contraente, che esercita il diritto di deroga, comunica al Segretario Generale del Consiglio d’Europa le misure prese e i motivi che le hanno determinate. Deve ugualmente informare il Segretario Generale del Consiglio d’Europa della data in cui queste misure sono revocate e le disposizioni della Convenzione ritornano nuovamente e pienamente in vigore.

16. (Restrizioni all’attività politica di stranieri). Nessuna delle disposizioni degli articoli 10, 11 e 14 può essere interpretata nel senso che vieta alle Alte Parti contraenti di imporre limi- tazioni alla attività politica degli stranieri.

17. (Divieto dell’abuso del diritto). Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come contenente per uno Stato, un raggruppamento, o un individuo, un diritto a dedicarsi ad una attività o a compiere un atto che mira alla sospensione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o ad una limitazione di questi diritti e libertà maggiore di quella prevista dalla Convenzione.

TITOLO II Corte europea dei diritti dell’uomo

18. (Restrizione dell’uso di restrizioni ai diritti). Le limitazioni apportate, ai sensi della presente Convenzione, a detti diritti e libertà non possono essere applicate che per lo scopo per cui sono state previste.

19. (Istituzione della Corte). Per assicurare il rispetto degli impegni derivanti alle Alte Parti contraenti dalla presente Convenzione e dai suoi protocolli, è istituita una Corte europea dei Diritti dell’Uomo, di seguito denominata “la Corte”. Essa funziona in maniera permanente.

20. (Numero dei giudici). La Corte si compone di un numero di giudici eguale a quello delle Alte Parti contraenti.

21. (Condizioni per l’esercizio delle funzioni). 1. I giudici devono godere della più alta considerazione morale e possedere i requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giudiziarie, o essere dei giurisconsulti di riconosciuta competenza.

2. I giudici siedono alla Corte a titolo individuale. 3. Per tutta la durata del loro mandato, i giudici non possono esercitare alcuna attività

incompatibile con le esigenze di indipendenza, di imparzialità o di disponibilità richieste da una attività esercitata a tempo pieno. Ogni problema che sorga nell’applicazione di questo paragrafo è deciso dalla Corte.

22.-25. (Omissis).

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Le carte fondam entali

26. (Assemblea plenaria della Corte). La Corte riunita in Assemblea plenaria: a) elegge per un periodo di tre anni il suo presidente ed uno o due vice-presidenti; essi sono

rieleggibili; b) costituisce Camere per un determinato periodo; c) elegge i presidenti delle Camere della Corte che sono rieleggibili; d) adotta il regolamento della Corte; e) elegge il cancelliere ed uno o più vice-cancellieri.

27. (Comitati, Camere e Grande Camera). 1. Per la trattazione di ogni affare che le viene sottoposto, la Corte si costituisce in un comitato di tre giudici, in una Camera composta da sette giudici ed in una Grande Camera di diciassette giudici. Le Camere della Corte istituiscono i comitati per un determinato periodo.

2. Il giudice eletto a titolo di uno Stato Parte alla controversia è membro di diritto della Camera e della Grande Camera; in caso di assenza di questo giudice, o se egli non è in grado di svolgere la sua funzione, lo Stato Parte nomina una persona che siede in qualità di giudice.

3. Fanno altresì parte della Grande Camera il presidente della Corte, i vice-presidenti, i presidenti delle Camere e altri giudici designati in conformità con il regolamento della Corte. Se la controversia è deferita alla Grande Camera ai sensi dell’articolo 43, nessun giudice della Camera che ha pronunciato la sentenza può essere presente nella Grande Camera, ad ecce- zione del presidente della Camera e del giudice che siede a titolo dello Stato parte interessato.

28. (Dichiarazioni di irricevibilità da parte dei comitati). Un comitato può, con voto unanime, dichiarare irricevibile o cancellare dal ruolo un ricorso individuale presentato ai sensi dell’articolo 34 quando tale decisione può essere adottata senza un esame complementare. La decisione è definitiva.

29. (Decisioni delle Camere sulla ricevibilità ed il merito). 1. Se nessuna decisione è stata adottata ai sensi dell’articolo 28, una delle Camere si pronuncia sulla irricevibilità e sul merito dei ricorsi individuali presentati ai sensi dell’articolo 34.2. Una delle Camere si pronuncia sulla ricevibilità e sul merito dei ricorsi governativi presentati in virtù dell’articolo 33.

3. Salvo diversa decisione della Corte in casi eccezionali, la decisione sulla ricevibilità è adottata separatamente.

30. (Dichiarazione d’incompetenza a favore della Grande Camera). Se la questione oggetto del ricorso all’esame di una Camera solleva gravi problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli, o se la sua soluzione rischia di condurre ad una contraddi- zione con una sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte, la Camera, fino a quando non abbia pronunciato la sua sentenza, può spogliarsi della propria competenza a favore della Grande Camera a meno che una delle parti non vi si opponga.

31. (Competenze della Grande Camera). La Grande Camera: a) si pronuncia sui ricorsi presentati ai sensi dell’articolo 33 o dell’articolo 34 quando il caso

le sia stato deferito dalla Camera ai sensi dell’articolo 30 o quando il caso le sia stato deferito ai sensi dell’articolo 43;

b) esamina le richieste di pareri consultivi presentate ai sensi dell’articolo 47.

32. (Competenza della Corte). 1. La competenza della Corte si estende a tutte le questioni concernenti l’interpretazione e l’applicazione della Convenzione e dei suoi protocolli che siano sottoposte ad essa nelle condizioni previste dagli articoli 33, 34 e 37.

2. In caso di contestazione sulla questione della propria competenza, è la Corte che decide.

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ta li33. (Ricorsi interstatali). Ogni Alta Parte contraente può deferire alla Corte ogni inosser-

vanza delle disposizioni della Convenzione e dei suoi protocolli che essa ritenga possa essere imputata ad un’altra Parte contraente.

34. (Ricorsi individuali). La Corte può essere investita di una domanda fatta pervenire da ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppo di privati che pretenda d’essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli. Le Alte Parti contraenti si impegnano a non ostacolare con alcuna misura l’effettivo esercizio efficace di tale diritto.

35. (Condizioni di ricevibilità). 1. La Corte non può essere adita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne, qual’è inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva.

2. La Corte non ritiene alcuna domanda singola avanzata sulla base dell’art. 34, se: a) è anonima; oppure b) è essenzialmente la stessa di una precedentemente esaminata dalla Corte o già sotto-

posta ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di regolamentazione e non contiene fatti nuovi.

3. La Corte dichiara irricevibile ogni singola domanda avanzata sulla base dell’art. 34 quan- d’essa giudichi tale domanda incompatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli, manifestamente infondata o abusiva.

4. La Corte respinge ogni domanda che consideri irricevibile in applicazione del presente articolo. Essa può procedere in tal modo in ogni fase della procedura.

36. (Intervento di terzi). 1. Per qualsiasi questione all’esame di una Camera e o della Grande Camera, un’Alta Parte contraente in cui un cittadino sia ricorrente ha diritto di presentare osservazioni per iscritto e di partecipare alle udienze.

2. Nell’interesse di una corretta amministrazione della giustizia, il presidente della Corte può invitare ogni Alta Parte, contraente che non è parte in causa o ogni persona interessata diversa dal ricorrente a presentare osservazioni per iscritto o a partecipare alle udienze.

37. (Cancellazione). 1. In ogni momento della procedura la Corte può decidere di cancellare un ricorso dal ruolo quando le circostanze consentono di concludere:

a) che il ricorrente non intende mantenerlo; oppure b) che la controversia è stata risolta; oppure c) che non è più giustificato, per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l’esistenza,

proseguire l’esame del ricorso. Tuttavia la Corte prosegue l’esame del ricorso qualora ciò sia richiesto dal rispetto dei Diritti

dell’Uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi protocolli. 2. La Corte può decidere di riiscrivere il ricorso sul ruolo quando ritenga che ciò è giustificato

dalle circostanze.

38. (Esame in contraddittorio del caso e procedura di composizione amichevole). 1. Quando dichiara che il ricorso è ricevibile, la Corte:

a) procede all’esame della questione in contraddittorio con i rappresentanti delle Parti e, se del caso, ad un’inchiesta per la quale tutti gli Stati interessati forniranno tutte le facilitazioni necessarie ai fini della sua efficace conduzione;

b) si mette a disposizione degli interessati per pervenire ad una regolamentazione amiche- vole della controversia sulla base del rispetto dei Diritti dell’Uomo come riconosciuti dalla Con- venzione e dai suoi protocolli.

2. La procedura descritta al paragrafo 1.b) è riservata.

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39. (Ottenimento di una composizione amichevole). Se consegue una regolamentazione amichevole, la Corte cancella il ricorso dal ruolo mediante una decisione che si limita ad una breve esposizione dei fatti e della soluzione adottata.

40. (Udienza pubblica e accesso ai documenti). 1. L’udienza è pubblica a meno che la Corte non decida diversamente a causa di circostanze eccezionali.

2. I documenti depositati presso l’Ufficio di cancelleria sono accessibili al pubblico a meno che il presidente della Corte non decida diversamente.

41. (Equa soddisfazione). 1. Se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Conven- zione o dei suoi protocolli e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa.

42. (Sentenza delle Camere). 1. Le sentenze delle Camere divengono definitive in confor- mità con le disposizioni dell’articolo 44, paragrafo 2.

43. (Rinvio dinnanzi alla Grande Camera). 1. Entro un termine di tre mesi a decorrere dalla data della sentenza di una Camera, ogni Parte alla controversia può, in casi eccezionali, chiedere che il caso sia rinviato dinnanzi alla grande Camera.

2. Un Collegio di cinque giudici della Grande Camera accoglie la domanda quando la questione oggetto del ricorso solleva gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione o dei suoi protocolli o di carattere generale.

3. Quando il Collegio ha accolto la domanda, la Grande Camera si pronuncia sul caso mediante una sentenza.

44. (Sentenze definitive). 1. La sentenza della grande Camera è definitiva. 2. La sentenza di una Camera diviene definitiva: a) quando le parti dichiarano che non richiederanno il rinvio del caso dinnanzi alla Grande

Camera; oppure b) tre mesi dopo la data della sentenza, se non è stato richiesto il rinvio del caso dinnanzi

alla Grande Camera; oppure c) se il Collegio della Grande Camera respinge una richiesta di rinvio formulata secondo l’art. 43. 3. La sentenza definitiva è pubblicata.

45. (Motivazione delle sentenze e delle decisioni). 1. Le sentenze e le decisioni che dichiarano i ricorsi ricevibili o non ricevibili devono essere motivate.

2. Se la sentenza non esprime in tutto o in parte l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi l’esposizone della sua opinione individuale.

46. (Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze). 1. Le Alte Parti contraenti s’impe- gnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte nelle controversie nelle quali sono Parti.

2. La sentenza definitiva della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l’esecuzione.

47. (Pareri consultivi). 1. La Corte può, su richiesta del Comitato dei Ministri, fornire pareri consultivi su questioni giuridiche relative all’interpretazione della Convenzione e dei suoi protocolli.

2. Tali pareri non devono vertere su questioni inerenti al contenuto o alla portata dei diritti e libertà definiti nel Titolo I della Convenzione e nei protocolli, né su altre questioni che la Corte o il Comitato dei Ministri si troverebbero a dover giudicare per via della presentazione di un ricorso previsto dalla Convenzione.

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ta li3. La decisione del Comitato dei Ministri di chiedere un parere alla Corte è adottata con un

voto di maggioranza dei rappresentanti che hanno il diritto di avere un seggio al Comitato.

48. (Competenza consultiva della Corte). La Corte decide se la domanda di parere consultivo presentata dal Comitato dei Ministri è di sua competenza secondo l’articolo 47.

49. (Motivazione dei pareri consultivi). 1. Il parere della Corte è motivato. 2. Se il parere non esprime in tutto o in parte l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice

avrà diritto di unirvi l’esposizione della sua opinione individuale. 3. Il parere della Corte è trasmesso al Comitato dei Ministri.

50. (Omissis).

51. (Privilegi ed immunità dei giudici). I giudici beneficiano durante l’esercizio delle loro funzioni, dei privilegi e delle immunità previste all’articolo 40 dello Statuto del Consiglio d’Europa e negli accordi conclusi a titolo di detto articolo.

D.P.R. 14 aprile 1982. Esecuzione del protocollo n. 4 addizionale della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che riconosce taluni diritti e libertà oltre quelli che già figurano nella detta Convenzione e nel suo primo protocollo addizionale, adottato a Strasburgo il 16/09/1963 (G.U. n.124 del 7/05/1982)

1. (Divieto di imprigionamento per debiti). Nessuno può essere privato della propria libertà per il solo motivo di non essere in grado di mantenere un impegno contrattuale.

2. (Libertà di circolazione). 1. Chiunque si trovi regolarmente sul territorio di uno Stato ha il diritto di circolarvi liberamente e di scegliervi liberamente la propria residenza.

2. Ogni persona è libera di lasciare qualsiasi Paese ivi compreso il proprio. 3. L’esercizio di questi diritti non può essere soggetto ad altre restrizioni che non siano quelle

che, previste dalla legge, costituiscono delle misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per la sicurezza pubblica, per il mantenimento dell’ordine pubblico, per la prevenzione dei reati penali, per la protezione della salute o della morale, per la salvaguardia dei diritti e delle libertà altrui.

4. I diritti riconosciuti al paragrafo 1 possono inoltre, in alcune zone determinate, essere oggetto di restrizioni che, previste dalla legge, sono giustificate dall’interesse pubblico in una società democratica.

3. (Divieto di espellere i cittadini). 1. Nessuno può essere espulso, mediante provvedimen- to individuale o collettivo, dal territorio dello Stato di cui è cittadino.

2. Nessuno può essere privato del diritto di entrare sul territorio dello Stato di cui è cittadino.

4. (Divieto di espulsioni collettive di stranieri). Le espulsioni collettive di stranieri sono proibite.

5. (Applicazione territoriale). 1. Ciascuna Alta Parte contraente può, al momento della firma o della ratifica del presente protocollo o in qualsiasi momento successivo, trasmettere al Segretario generale del Consiglio d’Europa una dichiarazione in cui indichi in quale misura essa si impegna affinché le disposizioni del presente protocollo si applichino a quei territori che sono designati in detta dichiarazione e di cui essa assicura le relazioni internazionali.

2. Ciascuna Alta Parte contraente che ha trasmesso una dichiarazione in virtù del paragrafo

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precedente può, di volta in volta, trasmettere una nuova dichiarazione che modifichi i termini delle dichiarazioni precedenti o che ponga fine alla applicazione delle disposizioni del presente protocollo su un qualsiasi territorio.

3. Una dichiarazione fatta in conformità col presente articolo sarà considerata conforme al paragrafo 1 dell’art. 56 della convenzione.

4. Il territorio di ogni Stato al quale si applica il presente protocollo in virtù della sua ratifica o della sua accettazione da parte di detto Stato, e ciascuno dei territori ai quali si applica il protocollo in virtù di una dichiarazione sottoscritta da detto Stato conformemente al presente articolo saranno considerati come territori distinti ai fini dei riferimenti al territorio di uno Stato fatti dagli articoli 2 e 3.

5. Ogni Stato che ha reso una dichiarazione in conformità con il paragrafo 1 o 2 del presente articolo può in qualsiasi successivo momento, dichiarare relativamente ad uno o più dei territori indicati in tale dichiarazione, che accetta la competenza della Corte a giudicare i ricorsi di persone fisiche, di organizzazioni non governative o di gruppi di privati, come previsto dall’articolo 34 della Convenzione a titolo degli articoli 1 a 4 del presente Protocollo o di alcuni tra di essi.

6. (Relazioni con la Convenzione). 1. Le Alte Parti contraenti considereranno gli articoli da 1 a 5 del presente protocollo come articoli aggiuntivi alla convenzione e, di conseguenza, saranno applicate tutte le disposizioni della convenzione.

[2. Tuttavia, il diritto di ricorso individuale riconosciuto mediante dichiarazione fatta ai sensi dell’articolo 25 della convenzione o il riconoscimento della giurisdizione obbligatoria del tribunale fatto mediante dichiarazione ai sensi dell’articolo 46 della convenzione si eserciterà, per quanto concerne il presente protocollo, soltanto nella misura in cui l’Alta Parte contraente interessata abbia dichiarato di riconoscere detto diritto o di accettare detta giurisdizione per gli articoli da 1 a 4 del protocollo per alcuni di essi]

7. (Firma e ratifica). 1. Il presente protocollo è aperto alla firma dei Membri del Consiglio d’Europa, firmatari della convenzione; esso sarà ratificato contemporaneamente alla convenzio- ne o dopo la ratifica di quest’ultima. Entrerà in vigore dopo il deposito dei cinque strumenti di ratifica. Per ogni firmatario che lo ratificherà successivamente, il protocollo entrerà in vigore dal momento del deposito dello strumento di ratifica.

2. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale del Consiglio d’Europa che notificherà a tutti i membri i nomi di coloro che l’avranno ratificata.

In fede di che, i sottoscritti, debitamente autorizzati a tale scopo, hanno firmato il presente protocollo.

ESTRATTO L. 9/04/1990, N.98. Ratifica ed esecuzione del protocollo n. 7

alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, concernente l’estensione della lista dei diritti civili e politici, adottato a Strasburgo il 22/11/1984.

(s.o. G.U. – Serie Generale – n.100 del 2/05/1990)

1. (Garanzie procedurali in caso di espulsioni di stranieri). 1. Uno straniero legalmente residente nel territorio di uno Stato non ne può essere espulso, se non a seguito di un prov- vedimento adottato ai sensi di legge e sarà autorizzato:

a) a far valere le sue ragioni contro la sua espulsione, b) a far esaminare il suo caso, e c) a farsi rappresentare a tale scopo innanzi all’autorità competente o a una o più persone

designate dalla citata autorità.

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ta li2. Uno straniero può essere espulso prima che possa esercitare i diritti di cui al paragrafo

1 a), b) e c) del presente articolo quando tale espulsione si rende necessaria nell’interesse dell’ordine pubblico o è motivata da ragioni di sicurezza nazionale.

2. (Diritto ad un doppio grado di giurisdizione in materia penale). 1. Chiunque venga dichiarato colpevole di una infrazione penale da un tribunale ha il diritto di sottoporre ad un tribunale della giurisdizione superiore la dichiarazione di colpa o la condanna. L’esercizio di questo diritto, ivi inclusi i motivi per cui esso può essere invocato, sarà stabilito per legge.

2. Tale diritto potrà essere oggetto di eccezioni in caso di infrazioni minori come stabilito dalla legge o in casi nei quali la persona interessata sia stata giudicata in prima istanza da un tribunale della giurisdizione più elevata o sia stata dichiarata colpevole e condannata a seguito di un ricorso avverso il suo proscioglimento.

3. (Diritto di risarcimento in caso di errore giudiziario). 1. Allorché una condanna penale definitiva viene annullata o la grazia viene accordata poiché nuovi elementi o nuove rivelazioni comprovano un errore giudiziario, la persona che ha subito una pena in ragione di tale condanna verrà indennizzata conformemente alla legge o agli usi in vigore nello Stato interessato, a meno che non venga provato che il fatto di non aver rivelato in tempo utile gli elementi non conosciuti sia totalmente o parzialmente imputabile alla stessa.

4. (Diritto a non essere giudicato o punito due volte). 1. Nessuno potrà essere perse- guitato o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un’infrazione per cui è già stato scagionato o condannato a seguito di una sentenza definitiva conforme alla legge ed alla procedura penale di tale Stato.

2. Le disposizioni di cui al paragrafo precedente non impediranno la riapertura del processo, conformemente alla legge ed alla procedura penale dello Stato interessato, se dei fatti nuovi o degli elementi nuovi o un vizio fondamentale nella procedura antecedente avrebbero potuto condizionare l’esito del caso.

3. Nessuna deroga a questo articolo può essere autorizzata ai sensi dell’articolo 15 della Convenzione.

5. (Uguaglianza degli sposi). 1. I coniugi godranno dell’uguaglianza di diritti e di respon- sabilità di carattere civilistico tra loro e nelle loro relazioni con il loro figli, in caso di matrimonio, durante il matrimonio e dopo la fine del matrimonio stesso. Questo articolo non impedirà allo Stato di adottare le misure necessarie per la tutela degli interessi dei figli.

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Le carte fondam entali 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta Sociale europea,

riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3/05/1996.

2. Piena ed intera esecuzione è data alla Carta Sociale Europea di cui all’art. 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore in conformità a quanto disposto dall’art. K della Carta stessa.

3. La presente legge entra in vigore il gionro successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Republica italiana.

PARTE I

Le Parti riconoscono come obiettivo di una politica che perseguiranno con tutti i mezzi utili, a livello nazionale ed internazionale, la realizzazione di condizioni atte a garantire l’esercizio effettivo dei seguenti diritti e principi:

1. Ogni persona deve avere la possibilità di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso.

2. Tutti i lavoratori hanno diritto ad eque condizioni di lavoro. 3. Tutti i lavoratori hanno diritto alla sicurezza ed all’igiene sul lavoro. 4. Tutti i lavoratori hanno diritto ad un’equa retribuzione che assicuri a loro ed alle loro

famiglie un livello di vita soddisfacente. 5. Tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di associarsi liberamente in seno ad

organizzazioni nazionali o internazionali per la tutela dei loro interessi economici e sociali. 6. Tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di negoziare collettivamente. 7. I bambini e gli adolescenti hanno diritto ad una speciale tutela contro i pericoli fisici e

morali cui sono esposti. 8. Le lavoratrici, in caso di maternità, hanno diritto ad una speciale protezione. 9. Ogni persona ha diritto ad adeguati mezzi di orientamento professionale, per aiutarla

a scegliere una professione in conformità con le sue attitudini personali ed i suoi interessi. 10. Ogni persona ha diritto ad adeguati mezzi di formazione professionale. 11. Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del

miglior stato di salute ottenibile. 12. Tutti i lavoratori ed i loro aventi diritto hanno diritto alla sicurezza sociale. 13. Ogni persona sprovvista di risorse sufficienti ha diritto all’assistenza sociale e medica. 14. Ogni persona ha diritto di beneficiare di servizi sociali qualificati. 15. Ogni persona portatrice di handicap ha diritto all’autonomia, all’integrazione sociale ed

alla partecipazione alla vita della comunità. 16. La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un’adeguata

tutela sociale, giuridica ed economica per garantire il suo pieno sviluppo. 17. I bambini e gli adolescenti hanno diritto ad un’adeguata protezione sociale, giuridica

ed economica. 18. I cittadini di una delle Parti hanno diritto di esercitare sul territorio di un’altra Parte ogni

CARTA SOCIALE EUROPEA L. 09/02/1999 N.30 (in Suppl. ordinario n.38/L, alla G.U. n. 44, del 23 febbraio)

Ratifica ed esecuzione della Carta sociale europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3/05/1996

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attività a fini di lucro a parità di condizioni con i cittadini di quest’ultima parte, con riserva di ogni limitazione fondate su seri motivi di natura economica o sociale

19. I lavoratori migranti cittadini di una delle Parti e le loro famiglie hanno diritto alla protezione ed all’assistenza sul territorio di ogni altra Parte.

20. Tutti i lavoratori hanno diritto alla parità di opportunità e di trattamento in materia di lavoro e di professione senza discriminazioni fondate sul sesso.

21. I lavoratori hanno diritto all’informazione ed alla consultazione in seno all’impresa. 22. I lavoratori hanno diritto di partecipare alla determinazione ed al miglioramento delle

condizioni di lavoro e dell’ambiente di lavoro nell’impresa. 23. Ogni persona anziana ha diritto ad una protezione sociale. 24. Tutti i lavoratori hanno diritto ad una tutela in caso di licenziamento. 25. Tutti i lavoratori hanno diritto alla tutela dei loro crediti in caso d’insolvenza del datore

di lavoro. 26. Tutti i lavoratori hanno diritto alla dignità sul lavoro. 27. Tutte le persone che hanno responsabilità di famiglia e che esercitano o desiderano

esercitare un’attività lavorativa hanno diritto di farlo senza essere soggette a discriminazioni e per quanto possibile senza che vi siano conflitti tra il loro lavoro e gli impegni familiari.

28. I rappresentanti dei lavoratori nell’impresa hanno diritto ad una tutela contro gli atti suscettibili di recar loro pregiudizio e devono poter avvalersi di adeguate strutture per eser- citare le loro funzioni.

29. Tutti i lavoratori hanno diritto di essere informati e consultati nelle procedure di licen- ziamenti collettivi.

30. Ogni persona ha diritto alla protezione dalla povertà e dall’emarginazione sociale. 31. Tutte le persone hanno diritto all’abitazione.

PARTE II

1. (Diritto al lavoro). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto al lavoro, le Parti s’im- pegnano:

1) a riconoscere, tra i loro principali obiettivi e responsabilità, la realizzazione ed il man- tenimento del livello più elevato e più stabile possibile dell’impegno in vista della realizzazione del pieno impiego;

2) a tutelare in modo efficace il diritto del lavoratore di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso;

3) a istituire o a mantenere servizi gratuiti in materia di occupazione per tutti i lavoratori; 4) ad assicurare o a favorire un orientamento, una formazione ed un riadattamento pro-

fessionale adeguati.

2. (Diritto ad eque condizioni di lavoro). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto ad eque condizioni di lavoro, le Parti s’impegnano:

1) a fissare una durata ragionevole per il lavoro giornaliero e settimanale in vista di ridurre gradualmente la settimana lavorativa a condizione che ciò sia consentito dall’aumento della produttività e dagli altri fattori in gioco;

2) a prevedere giorni festivi retribuiti; 3) a garantire il godimento di ferie annuali retribuite di un minimo di quattro settimane; 4) ad eliminare i rischi inerenti ai lavori pericolosi o insalubri e, quando tali rischi non

possano essere eliminati o sufficientemente ridotti, a garantire ai lavoratori impiegati in tali occupazioni sia una riduzione della durata del lavoro sia ferie retribuite supplementari;

5) a garantire un riposo settimanale che coincida per quanto possibile con il giorno della

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Le carte fondam entali

settimana generalmente ammesso come giorno di riposo dalla tradizione o dagli usi del paese o della regione;

6) a vigilare che i lavoratori siano informati per iscritto il prima possibile ed in ogni modo non oltre due mesi dopo l’inizio del lavoro riguardo agli aspetti essenziali del contratto o del rapporto d’impiego;

7) a fare in modo che i lavoratori che svolgono un lavoro notturno beneficino di misure che tengano conto del carattere particolare di detto lavoro.

3. (Diritto alla sicurezza e all’igiene sul lavoro). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto alla sicurezza ed all’igiene sul lavoro, le Parti s’impegnano, in consultazione con le organizzazioni di datori di lavoro e di lavoratori:

1) a definire, attuare e riesaminare periodicamente una politica nazionale coerente in materia di sicurezza, di salute dei lavoratori e dell’ambiente di lavoro. Questa politica avrà come scopo fondamentale di migliorare la sicurezza e l’igiene professionale e di prevenire gli incidenti ed i danni alla salute che derivano dal lavoro, sono legati al lavoro o sopravvengono durante il lavoro, in particolare riducendo al minimo le cause di pericoli inerenti all’ambiente di lavoro;

2) a promulgare regolamenti di sicurezza e d’igiene; 3) a promulgare misure di controllo sull’applicazione di questi regolamenti; 4) a promuovere l’istituzione progressiva sul lavoro di servizi sanitari con funzioni sostan-

zialmente preventive e di consulenza per tutti i lavoratori.

4. (Diritto ad un’equa retribuzione). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto ad un’equa retribuzione, le Parti s’impegnano:

1) a riconoscere il diritto dei lavoratori ad una retribuzione sufficiente tale da garantire ad essi e alle loro famiglie un livello di vita dignitoso;

2) a riconoscere il diritto dei lavoratori ad un tasso retributivo maggiorato per le ore di lavoro straordinario ad eccezione di alcuni casi particolari;

3) a riconoscere il diritto dei lavoratori maschili e femminili a parità di lavoro per un lavoro di pari importanza;

4) a riconoscere il diritto di tutti i lavoratori ad un ragionevole periodo di preavviso nel caso di cessazione del lavoro;

5) ad autorizzare trattenute sui salari solo alle condizioni e nei limiti stabiliti dalla legisla- zione o dalla regolamentazione nazionale, ovvero da convenzioni collettive o sentenze arbitrali;

L’esercizio di questi diritti deve essere garantito sia da convenzioni collettive liberamente concluse sia da meccanismi legali di determinazione dei salari, sia in ogni altro modo con- forme alle condizioni nazionali.

5. (Diritti sindacali). Per garantire o promuovere la libertà dei lavoratori e dei datori di lavoro di costituire organizzazioni locali, nazionali o internazionali per la protezione dei loro interessi economici e sociali ed aderire a queste organizzazioni, le Parti s’impegnano affinché la legislazione nazionale non pregiudichi questa libertà né sia applicata in modo da pregiu- dicarla. La misura in cui le garanzie previste nel presente articolo si applicheranno alla polizia sarà determinata dalla legislazione o dalla regolamentazione nazionale. Il principio dell’appli- cazione di queste garanzie ai membri delle forze armate e la misura in cui sarebbero applicate a questa categoria di persone è parimenti determinata dalla legislazione o dalla regolamen- tazione nazionale.

6. (Diritto di negoziazione collettiva). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto di negoziazione collettiva, le Parti s’impegnano:

1) a favorire consultazioni paritetiche tra lavoratori e datori di lavoro;

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ta li2) a promuovere, qualora ciò sia necessario ed utile, le procedure di negoziazione volon-

taria tra i datori di lavoro e le organizzazioni di datori di lavoro da un lato e le organizzazioni di lavoratori d’altro lato, per disciplinare con convenzioni collettive le condizioni di lavoro;

3) a favorire l’istituzione e l’utilizzazione di adeguate procedure di conciliazione e di arbitrato volontario per la soluzione delle vertenze di lavoro; e riconoscono

4) il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro d’intraprendere azioni collettive in caso di conflitti d’interesse, compreso il diritto di sciopero, fatti salvi gli obblighi eventualmente deri- vanti dalle convenzioni collettive in vigore.

7. (Diritto dei bambini e degli adolescenti ad una tutela). Per garantire l’effettivo eser- cizio del diritto dei bambini e degli adolescenti ad una tutela, le Parti s’impegnano:

1) a fissare a 15 anni l’età minima di ammissione al lavoro; sono tuttavia ammesse deroghe per i bambini impiegati in determinati lavori leggeri che non mettono a repentaglio la loro salute, moralità o istruzione;

2) a fissare a 18 anni l’età minima di ammissione al lavoro per alcune occupazioni considerate come pericolose o insalubri;

3) a vietare che i bambini ancora in età d’istruzione obbligatoria siano utilizzati per lavori che li privano del pieno beneficio di tale istruzione;

4) a limitare la durata dell’attività lavorativa dei lavoratori di età inferiore a 18 anni in modo che corrisponda alle loro esigenze di sviluppo ed in particolare ai fabbisogni della loro forma- zione professionale;

5) a riconoscere il diritto dei giovani lavoratori e degli apprendisti ad un’equa retribuzione o ad un’adeguata indennità;

6) a prevedere che le ore che gli adolescenti destinano alla formazione professionale durante il normale orario di lavoro, con l’autorizzazione del datore di lavoro, siano considerate incluse nella giornata lavorativa;

7) a fissare in un minimo di quattro settimane la durata delle ferie annuali retribuite dei lavoratori di età inferiore a 18 anni;

8) a vietare l’impiego di lavoratori di età inferiore a 18 anni in lavori notturni, salvo per alcuni lavori stabiliti dalla legislazione o dalla regolamentazione nazionale;

9) a prevedere che i lavoratori di età inferiore a 18 anni occupati in taluni lavori stabiliti dalla legislazione o dalla regolamentazione nazionale siano sottoposti ad un regolare controllo medico;

10) ad assicurare una speciale protezione contro i pericoli fisici e morali cui i bambini e gli adolescenti sono esposti ed in particolare contro quelli che risultano direttamente o indi- rettamente dal loro lavoro.

8. (Diritto delle lavoratrici madri ad una tutela). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto delle lavoratrici madri ad una tutela, le Parti s’impegnano:

1) a garantire alle lavoratrici prima e dopo il parto, un periodo di riposo di una durata totale come minimo di quattordici settimane, sia con un congedo retribuito, sia mediante adeguate prestazioni di sicurezza sociale o con fondi pubblici;

2) a considerare illegale la notifica di licenziamento ad una donna da parte di un datore di lavoro nel periodo compreso tra il momento in cui la donna comunica la sua gravidanza al datore di lavoro e la fine del suo congedo di maternità, o ad una data tale che il termine di preavviso scada in detto periodo;

3) a garantire che le madri che allattano i figli possano usufruire a tal fine di pause sufficienti;

4) a regolamentare il lavoro notturno delle donne incinte, di quelle che hanno recentemen- te partorito o che allattano i figli;

5) a vietare l’impiego di donne incinte o che hanno recentemente partorito o che allattano

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Le carte fondam entali

i loro figli, in lavori sotterranei nelle miniere ed in ogni altro lavoro a carattere pericoloso, insalubre o faticoso, ed a prendere adeguate misure per proteggere i diritti di queste donne in materia di lavoro.

9. (Diritto all’orientamento professionale). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto all’orientamento professionale, le Parti s’impegnano a procurare o a promuovere, come op- portuno, un servizio che aiuti tutte le persone ivi comprese quelle portatrici di handicap, a risolvere i problemi relativi alla scelta di una professione o all’avviamento professionale, in considerazione delle caratteristiche dell’interessato e delle possibilità offerte dal mercato del lavoro; questo aiuto dovrà essere fornito gratuitamente sia ai giovani compresi i minori in età scolastica, sia agli adulti.

10. (Diritto alla formazione professionale). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla formazione professionale, le Parti s’impegnano:

1) ad assicurare o a favorire, come opportuno, la formazione tecnica e professionale di tutte le persone ivi comprese quelle inabili o minorate, in consultazione con le organizzazioni professionali di datori di lavoro e di lavoratori, fornendo loro dei mezzi che consentano l’ac- cesso all’insegnamento tecnico superiore ed all’insegnamento universitario, seguendo unica- mente il criterio delle attitudini individuali;

2) ad assicurare o a favorire un sistema di apprendistato ed altri sistemi di formazione per i giovani nei differenti posti di lavoro;

3) ad adottare o a favorire, come opportuno: a) provvedimenti adeguati ed agevolmente accessibili per la formazione professionale dei

lavoratori adulti; b) provvedimenti speciali per la rieducazione professionale dei lavoratori adulti, resa

necessaria dal progresso tecnico o da nuovi orientamenti del mercato del lavoro; 4) ad adottare o a favorire, come opportuno, speciali provvedimenti di riciclaggio e di

reinserimento per i disoccupati di lunga data; 5) ad incentivare la piena utilizzazione dei mezzi previsti mediante le seguenti norme: a) riduzione o abolizione di tutti i diritti ed oneri; b) concessione di assistenza finanziaria

nei casi appropriati; c) inclusione nel normale orario di lavoro del tempo destinato ai corsi supplementari di formazione che il lavoratore frequenta durante il lavoro, su domanda del suo datore di lavoro;

d) garanzia, per mezzo di un adeguato controllo ed in consultazione con le organizzazioni professionali di datori di lavoro e di lavoratori, dell’efficacia del sistema di apprendistato e di ogni altro sistema di formazione destinato ai giovani lavoratori, ed in generale di un’adeguata tutela per i giovani lavoratori.

11. (Diritto alla protezione della salute). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla protezione della salute, le Parti s’impegnano ad adottare sia direttamente sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare:

1) ad eliminare per quanto possibile le cause di una salute deficitaria; 2) a prevedere consultori e servizi d’istruzione riguardo al miglioramento della salute ed

allo sviluppo del senso di responsabilità individuale in materia di salute; 3) a prevenire, per quanto possibile, le malattie epidemiche, endemiche e di altra natura,

nonché gli infortuni.

12. (Diritto alla sicurezza sociale). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto alla sicu- rezza sociale, le Parti s’impegnano:

1) a stabilire o a mantenere un regime di sicurezza sociale;

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ta li2) a mantenere il regime di sicurezza sociale ad un livello soddisfacente almeno uguale

a quello richiesto per la ratifica del Codice europeo di sicurezza sociale; 3) ad adoperarsi per elevare progressivamente il livello del regime di sicurezza sociale; 4) a prendere provvedimenti, mediante la conclusione di adeguati accordi bilaterali o

multilaterali o con altri mezzi, fatte salve le condizioni stabilite in tali accordi , per garantire: a) la parità di trattamento tra i cittadini di ciascuna delle Parti ed i cittadini della altre Parti

per quanto concerne i diritti alla sicurezza sociale, ivi compresa la conservazione dei vantaggi concessi dalle legislazioni di sicurezza sociale, a prescindere dagli spostamenti che le persone tutelate potrebbero effettuare tra i territori delle Parti; b) l’erogazione, il mantenimento ed il ripristino dei diritti alla sicurezza sociale con mezzi quali la totalizzazione dei periodi di contribuzione o di lavoro compiuti secondo la legislazione di ciascuna delle Parti.

13. (Diritto all’assistenza sociale e medica). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto all’assistenza sociale e medica, le Parti s’impegnano:

1) ad accertarsi che ogni persona che non dispone di risorse sufficienti o che non è in grado di procurarsi tali risorse con i propri mezzi o di riceverli da un’altra fonte, in particolare con prestazioni derivanti da un regime di sicurezza sociale, possa ottenere un’assistenza adeguata e, in caso di malattia, le cure di cui necessita in considerazione delle sue condizioni;

2) ad accertarsi che le persone che beneficiano di tale assistenza non subiscano in ragione di ciò, una diminuzione dei loro diritti politici o sociali;

3) a prevedere che ciascuno possa ottenere mediante servizi pertinenti di carattere pub- blico o privato, ogni tipo di consulenza e di aiuto personale necessario per prevenire, eliminare o alleviare lo stato di bisogno personale e familiare;

4) ad applicare, a parità con i loro concittadini, le disposizioni di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo ai cittadini delle altre Parti che si trovano legalmente sul loro territorio in conformità con gli obblighi assunti ai sensi della Convenzione europea di assistenza sociale e medica firmata a Parigi l’11 dicembre 1953.

14. (Diritto ad usufruire di servizi sociali). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto ad usufruire dei servizi sociali, le Parti s’impegnano:

1) ad incentivare o organizzare i servizi che utilizzano i metodi specifici del servizio sociale e che contribuiscono al benessere ed allo sviluppo degli individui e dei gruppi nella comunità nonché al loro adattamento all’ambiente sociale;

2) ad incentivare la partecipazione di individui e di organizzazioni di volontariato o di altre entità alla creazione o al mantenimento di questi servizi.

15. (Diritto delle persone portatrici di handicap all’autonomia, all’integrazione socia- le ed alla partecipazione alla vita della comunità). Per garantire alle persone portatrici di handicap l’effettivo esercizio del diritto all’autonomia, all’integrazione sociale ed alla parteci- pazione alla vita della comunità, a prescindere dall’età e dalla natura ed origine della loro infermità, le Parti si impegnano in particolare:

1) ad adottare i provvedimenti necessari per somministrare alle persone inabili o minorate un orientamento, un’educazione ed una formazione professionale nel quadro del diritto comu- ne ogni qualvolta ciò sia possibile oppure, se tale non è il caso, attraverso istituzioni specia- lizzate pubbliche o private;

2) a favorire il loro accesso al lavoro con ogni misura suscettibile d’incentivare i datori di lavoro ad assumere ed a mantenere in attività persone inabili o minorate in un normale ambiente di lavoro e ad adattare le condizioni di lavoro ai loro bisogni o, se ciò fosse impos- sibile per via del loro handicap, mediante la sistemazione o la creazione di posti di lavoro protetti in funzione del grado di incapacità. Tali misure potranno giustificare se del caso, il ricorso a servizi specializzati di collocamento e di accompagnamento;

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Le carte fondam entali

3) a favorire la loro completa integrazione e partecipazione alla vita sociale mediante misure, compresi i presidi tecnici, volte a sormontare gli ostacoli alla comunicazione ed alla mobilità ed a consentire loro di avere accesso ai trasporti, all’abitazione, alle attività culturali e del tempo libero.

16. (Diritto della famiglia ad una tutela sociale giuridica ed economica). Per realizzare le condizioni di vita indispensabili al pieno sviluppo della famiglia, cellula fondamentale della società, le Parti s’impegnano a promuovere la tutela economica, giuridica e sociale della vita di famiglia, in particolare per mezzo di prestazioni sociali e familiari, di disposizioni fiscali e d’incentivazione alla costruzione di abitazioni adattate ai fabbisogni delle famiglie, di aiuto alle coppie di giovani sposi, o di ogni altra misura appropriata.

17. (Diritto dei bambini e degli adolescenti ad una tutela sociale, giuridica ed eco- nomica). Per assicurare ai bambini ed agli adolescenti l’effettivo esercizio del diritto di cre- scere in un ambiente favorevole allo sviluppo della loro personalità e delle loro attitudini fisiche e mentali, le Parti s’impegnano a prendere sia direttamente sia in cooperazione con le orga- nizzazioni pubbliche o private tutte le misure necessarie e appropriate miranti:

1) a garantire ai bambini ed agli adolescenti, in considerazione dei diritti e doveri dei genitori, le cure, l’assistenza, l’istruzione e la formazione di cui necessitano, in particolare prevedendo la creazione o il mantenimento di istituzioni o di servizi adeguati e sufficienti a tal fine: b) a proteggere i bambini e gli adolescenti dalla negligenza, dalla violenza o dallo sfruttamento; c) ad assicurare una speciale protezione e l’aiuto dello Stato nei confronti del bambino o dell’adolescente, temporaneamente o definitivamente privato del suo sostegno familiare;

2) ad assicurare ai bambini ed agli adolescenti un insegnamento primario e secondario gratuito, favorendo una regolare frequentazione scolastica.

18. (Diritto all’esercizio di un’attività a fini di lucro sul territorio delle altre Parti). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto all’assistenza sociale e medica, le Parti s’impegnano:

1) ad applicare con spirito liberale i regolamenti esistenti; 2) a semplificare le formalità in vigore ed a ridurre o sopprimere i diritti di cancelleria e

le altre tasse che i lavoratori stranieri o i loro datori di lavoro devono pagare; 3) a rendere più flessibili, individualmente o collettivamente, le regolamentazioni che

disciplinano l’ingaggio di lavoratori stranieri; e riconoscono: 4) il diritto di uscita dei loro concittadini desiderosi di esercitare attività a fini di lucro sul

territorio delle altre Parti.

19. (Diritto dei lavoratori migranti e delle loro famiglie alla protezione ed all’assisten- za). Per assicurare il concreto esercizio del diritto dei lavoratori migranti e delle loro famiglie alla protezione ed all’assistenza sul territorio di ogni altra Parte, le Parti s’impegnano:

1) a mantenere o ad accertarsi dell’esistenza di adeguati servizi gratuiti incaricati di assistere tali lavoratori ed in particolare di fornire loro informazioni esatte e di adottare ogni misura utile a condizione che la legislazione e la regolamentazione nazionale lo consentano, contro ogni propaganda ingannevole sull’emigrazione e l’immigrazione;

2) a prendere, nei limiti della loro giurisdizione, adeguati provvedimenti per agevolare la partenza, il viaggio e l’accoglienza di questi lavoratori e delle loro famiglie e garantire loro, nei limiti della giurisdizione, i servizi sanitari e medici necessari durante il viaggio, nonché buone condizioni d’igiene;

3) a promuovere la collaborazione tra i servizi sociali, pubblici o privati a seconda dei casi dei paesi di emigrazione e d’immigrazione;

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ta li4) a garantire ai lavoratori di cui sopra che si trovano legalmente sul loro territorio, a

condizione che tali materie siano disciplinate dalla legislazione o dalla regolamentazione o sottoposte al controllo delle autorità amministrative, un trattamento non meno favorevole di quello concesso ai loro connazionali per le seguenti materie:

a) retribuzione e altre condizioni d’impiego e di lavoro; b) affiliazione alle organizzazioni sindacali e godimento dei vantaggi offerti dalle convenzioni collettive; c) abitazione.

5) a garantire ai lavoratori che si trovano legalmente sul loro territorio un trattamento non meno favorevole di quello concesso ai loro cittadini per quanto riguarda le tasse, le imposte ed i contributi inerenti al lavoro percepiti a titolo del lavoratore;

6) ad agevolare per quanto possibile il ricongiungimento familiare del lavoratore migrante autorizzato a stabilirsi sul territorio;

7) a garantire ai lavoratori che si trovano legalmente sul loro territorio un trattamento non meno favorevole di quello concesso ai loro cittadini per le azioni legali vertenti su questioni contemplate dal presente articolo;

8) a garantire ai lavoratori che risiedono regolarmente sul loro territorio che potranno essere espulsi solo se minacciano la sicurezza dello Stato o contravvengono all’ordine pub- blico o al buoncostume;

9) ad autorizzare, entro i limiti stabiliti dalla legislazione, il trasferimento di qualsiasi parte dei guadagni e dei risparmi dei lavoratori migranti che questi ultimi desiderano trasferire;

10) ad estendere la protezione e l’assistenza previste dal presente articolo ai lavoratori migranti che lavorano in proprio, a condizione che le misure in oggetto siano applicabili a tale categoria;

11) a favorire ed a facilitare l’insegnamento della lingua nazionale dello Stato di accoglien- za oppure se vi sono diverse lingue, di una di esse, ai lavoratori migranti ed ai loro familiari;

12) a favorire ed a facilitare per quanto possibile, l’insegnamento della lingua materna del lavoratore migrante ai suoi figli.

20. (Diritto alla parità di opportunità e di trattamento in materia di lavoro e di pro- fessione senza discriminazioni basate sul sesso). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla parità di oppurtunità e di trattamento in materia di lavoro e di professione, senza discri- minazioni basate sul sesso, le Parti s’impegnano a riconoscere questo diritto ed a prendere adeguate misure per assicurare o promuoverne l’applicazione nei seguenti settori: a) accesso al lavoro, tutela in caso di licenziamento e reinserimento professionale; b) orientamento e formazione professionale, riciclaggio, riadattamento professionale; c) condizioni d’impiego e di lavoro, ivi compresa la retribuzione; d) progressione di carriera, ivi compresa la promozione.

21. (Diritto all’informazione ed alla consultazione). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto dei lavoratori all’informazione ed alla consultazione in seno all’impresa, le Parti si impegnano a prendere o a promuovere misure che consentano ai lavoratori o ai loro rappre- sentanti, in conformità con la legislazione e la prassi nazionale:

a) di essere regolarmente o tempestivamente informati, in maniera comprensibile, della situazione economica e finanziaria dell’impresa che li ha assunti, fermo restando che potrà essere negata la divulgazione di talune informazioni suscettibili di recare pregiudizio all’impre- sa o che potrà essere richiesto che tali informazioni siano considerate riservate; b) di essere consultati in tempo utile sulle decisioni previste che potrebbero pregiudicare sostanzialmente gli interessi dei lavoratori, in particolare quelle che potrebbero avere conseguenze importanti sulla situazione del lavoro nell’impresa.

22. (Diritto di partecipare alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’ambiente di lavoro). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto dei lavo- ratori di partecipare alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro e

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dell’ambiente di lavoro nell’impresa, le Parti s’impegnano a prendere o a promuovere misure che consentano ai lavoratori o ai loro rappresentanti, in conformità con la legislazione e la prassi nazionale, di contribuire:

a) alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro, dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro; b) alla protezione della salute e della sicurezza in seno all’impresa; c) all’organizzazione di servizi e di strutture sociali e socio-culturali dell’impresa;

d) al controllo dell’osservanza della regolamentazione in queste materie.

23. (Diritto delle persone anziane ad una protezione sociale). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto delle persone anziane ad una protezione sociale, le Parti s’impegnano a prendere o a promuovere, sia direttamente sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche o private, adeguate misure volte in particolare:

- a consentire alle persone anziane di rimanere il più a lungo possibile membri a pieno titolo della società, mediante:

a) risorse sufficienti ad assicurare un’esistenza dignitosa ed a consentir loro di partecipare attivamente alla vita pubblica, sociale e culturale; b) la divulgazione di informazioni relative ai servizi ed alle agevolazioni esistenti a favore delle persone anziane ed alla possibilità per le stesse di avvantaggiarsene; - a consentire alle persone anziane di scegliere liberamente il loro modo di vita e di svolgere un’esistenza indipendente nel loro ambiente abituale per tutto il tempo che desiderano e che ciò è possibile, mediante:

a) la disponibilità di abitazioni appropriate ai loro bisogni ed alle loro condizioni di salute o di adeguati aiuti per la sistemazione dell’abitazione; b) le cure medico-sanitarie e i servizi eventualmente richiesti dal loro stato; - a garantire alle persone anziane che vivono in istituto un’adeguata assistenza nel rispetto della vita privata, e la possibilità di partecipare alla de- terminazione delle condizioni di vita nell’istituto.

24. (Diritto ad una tutela in caso di licenziamento). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto ad una tutela in caso di licenziamento, le Parti s’impegnano a riconoscere:

a) il diritto dei lavoratori di non essere licenziati senza un valido motivo legato alle loro attitudini o alla loro condotta o basato sulle necessità di funzionamento dell’impresa, dello stabilimento o del servizio; b) il diritto dei lavoratori licenziati senza un valido motivo, ad una congruo indennizzo o altra adeguata riparazione.

A tal fine, le Parti si impegnano a garantire che un lavoratore, il quale ritenga di essere stato oggetto di una misura di licenziamento senza un valido motivo, possa avere un diritto di ricorso contro questa misura davanti ad un organo imparziale.

25. (Diritto dei lavoratori alla protezione dei loro crediti in caso d’insolvenza del loro datore di lavoro). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto dei lavoratori alla tutela dei loro crediti in caso d’insolvenza del datore di lavoro, le Parti s’impegnano a prevedere che i crediti di lavoratori derivanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro siano garantiti da un istituto di garanzia o altra forma effettiva di tutela.

26. (Diritto alla dignità sul lavoro). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto di tutti i lavoratori alla protezione della loro dignità sul lavoro, le Parti s’impegnano, in consultazione con le organizzazioni di datori di lavoro e di lavoratori: 1) a promuovere la pubblicizzazione, l’informazione e la prevenzione in materia di molestie sessuali sul luogo di lavoro o in con- nessione con il lavoro, e ad adottare ogni adeguata misura per tutelare i lavoratori contro tali comportamenti; 2) a promuovere la pubblicizzazione, l’informazione e la prevenzione in ma- teria di atti condannabili o esplicitamente ostili o offensivi ripetutamente diretti contro ogni salariato sul luogo di lavoro o in connessione con il lavoro, e ad adottare ogni adeguata misura per tutelare i lavoratori contro tali comportamenti.

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ta li27. (Diritto dei lavoratori aventi responsabilità familiari alla parità di opportunità e

di trattamento). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto all’assistenza sociale e medica, le Parti s’impegnano a:

1) prendere misure appropriate: a) per consentire ai lavoratori aventi responsabilità familiari di entrare e di rimanere nella

vita attiva o di rientrarvi dopo un’assenza dovuta a queste responsabilità, ivi comprese le misure nel settore dell’orientamento e della formazione professionale; b) per tener conto dei loro bisogni relativamente alle condizioni d’impiego ed alla sicurezza sociale; c) per sviluppare o promuovere servizi pubblici o privati, in particolare i nidi d’infanzia ed altre forme di sorve- glianza dei bambini; 2) prevedere per ogni genitore la possibilità, nel periodo successivo al congedo per maternità, di usufruire di assenze facoltative per la cura di un figlio, la cui durata e condizioni saranno stabilite dalla legislazione nazionale, dalle convenzioni collettive o se- condo la prassi;

3) a garantire che le responsabilità familiari non possano in quanto tali costituire un valido motivo di licenziamento.

28. (Diritto dei rappresentanti dei lavoratori ad una tutela nell’ambito dell’impresa ed agevolazioni da concedere loro). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto dei rappresen- tanti dei lavoratori di esercitare le loro funzioni di rappresentanti le Parti s’impegnano a garantire che, nell’impresa: a) essi godano di un’effettiva tutela riguardo ad atti che potrebbero recar loro pregiudizio ivi compreso il licenziamento, e di cui sarebbero oggetto per via della loro qualifica o dalle loro attività di rappresentanti dei lavoratori nell’impresa; b) essi usufru- iscano di adeguate strutture per poter esercitare rapidamente e con efficacia le loro funzioni in considerazione del sistema di relazioni professionali prevalente nel paese nonché dei bisogni, dell’importanza e delle possibilità dell’impresa interessata.

29. (Diritto all’informazione ed alla consultazione nelle procedure di licenziamenti collettivi). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto dei lavoratori ad essere informati e consultati in caso di licenziamenti collettivi, le Parti s’impegnano a garantire che i datori di lavoro informino e consultino tempestivamente i rappresentanti dei lavoratori prima dei licen- ziamenti collettivi, riguardo alla possibilità di evitare i licenziamenti collettivi o di limitare il loro numero e di alleviarne le conseguenze, ad esempio facendo ricorso a provvedimenti sociali di accompagnamento relativi in particolare all’aiuto alla riclassificazione o al reinserimento dei lavoratori interessati.

30. (Diritto alla protezione contro la povertà e l’emarginazione sociale). Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla protezione contro la povertà e l’emarginazione sociale, le Parti s’impegnano:

a) promuovere misure nell’ambito di un approccio globale e coordinato per promuovere l’effettivo accesso in particolare al lavoro, all’abitazione, alla formazione professionale, all’in- segnamento, alla cultura, all’assistenza sociale e medica delle persone che si trovano o rischiano di trovarsi in situazioni di emarginazione sociale o di povertà e delle loro famiglie;

b) a riesaminare queste misure in vista del loro adattamento, se del caso.

31. (Diritto all’abitazione). Per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate:

1) a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; 2) a prevenire e ridurre lo status di “senza tetto” in vista di eliminarlo gradualmente; 3) rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse

sufficienti.

Carta Sociale EuropeaParte I – Tit. I – Par. 3

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Le carte fondam entali CAPO I

Delle fonti del diritto

1. (Indicazione delle fonti). Sono fonti del diritto: 1) le leggi; 2) i regolamenti; 3) le norme corporative (1); 4) gli usi.

(1) Si veda il R.D.L. 9-8-1943, n. 721 che ha soppresso l’ordinamento corporativo nonché il D.lgs.lgt. 23- 11-1944, n. 369 che ha successivamente soppresso le organizzazioni sindacali fasciste.

2. (Leggi). La formazione delle leggi e l’emanazione degli atti del Governo aventi forza di legge sono disciplinate da leggi di carattere costituzionale.

3. (Regolamenti). (1) Il potere regolamentare del Governo è disciplinato da leggi di carattere costituzionale.

Il potere regolamentare di altre autorità è esercitato nei limiti delle rispettive competenze, in conformità delle leggi particolari

(1) Si veda la L. 23-08-1988 n. 400.

4. (Limiti della disciplina regolamentare). I regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni delle leggi.

I regolamenti emanati a norma del secondo comma dell’art. 3 non possono nemmeno dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo.

5. - 7. (1)

(1) Articoli abrogati. Si veda nota (1) sub art. 1.

8. (Usi). Nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi richiamati.

Le norme corporative prevalgono sugli usi, anche se richiamati dalle leggi e dai regolamenti, salvo che in esse sia diversamente disposto (1).

(1) Si veda nota sub art. 1.

9. (Raccolte di usi). Gli usi pubblicati nelle raccolte ufficiali degli enti e degli organi a ciò autorizzati si presumono esistenti fino a prova contraria.

(1) Si veda D.lgs.c.p.s. 27-1-1947, n. 152 (Nuove norme per la raccolta degli usi generali di commercio) così come modificato con L. 13-3-1950, n. 115, mentre per gli usi provinciali si veda R.D. 20-09-1934, n. 2011.

CODICE CIVILE DISPOSIZIONI SULLA LEGGE IN GENERALE

R.D. 16 MARZO 1942, N. 262 IN G.U. N. 79 DEL 4 APRILE 1942 (PRELEGGI)

Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 4

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ta liCAPO II

Dell’applicazione della legge in generale

10. (Inizio dell’obbligatorietà delle leggi e dei regolamenti). Le leggi e i regolamenti divengono obbligatori nel decimoquinto giorno successivo a quello della loro pubblicazione salvo che sia altrimenti disposto.

Le norme corporative divengono obbligatorie nel giorno successivo a quello della pubblica- zione, salvo che in esse sia altrimenti disposto (1).

(1) Comma abrogato. Si veda nota sub art. 1.

11. (Efficacia della legge nel tempo). La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo.

I contratti collettivi di lavoro possono stabilire per la loro efficacia una data anteriore alla pubblicazione, purché non preceda quella della stipulazione.

12. (Interpretazione della legge). Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.

Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato.

13. (Esclusione dell’applicazione analogica delle norme corporative). (1)

(1) Articolo abrogato. Si veda nota sub art. 1.

14. (Applicazione delle leggi penali ed eccezionali). Le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati.

15. (Abrogazione delle leggi). Le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori per dichiarazione espressa del legislatore, o per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le pre- cedenti o perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore.

16. (Trattamento dello straniero). Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali.

Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere.

17. - 31. (1) (1) Articoli abrogati secondo quanto disposto dall’art. 73, L. 31-05-1995 n. 218.

TITOLO I DELLE PERSONE FISICHE

1. (Capacità giuridica). La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita (1).

(1) Il terzo comma è stato abrogato. Si veda art. 1, D.L. 20-01-1944 n. 25 ed art. 3, D.lgs.14-09-1944 n. 287.

Codice civileParte I – Tit. I – Par. 5

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Le carte fondam entali

2. (Maggiore età. Capacità di agire) (1). La maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita una età diversa. Sono salve le leggi speciali che stabiliscono un’età inferiore in materia di capacità a prestare il proprio lavoro. In tal caso il minore è abilitato all’esercizio dei diritti e delle azioni che dipendono dal contratto di lavoro.

(1) Articolo così sostituito dalla L. 8-03-1975 n. 39.

3. (Capacità in materia di lavoro). (1)

(1) Articolo abrogato dalla L. 8-03-1975 n. 39.

4. (Commorienza). Quando un effetto giuridico dipende dalla sopravvivenza di una persona a un’altra e non consta quale di esse sia morta prima, tutte si considerano morte nello stesso momento (1).

(1) Si veda L. 29-12-1993 n. 578.

5. (Atti di disposizione del proprio corpo). Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuizione permanente dell’integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume (1).

(1) Si veda L. 26-06-1967 n. 458; L.14-05-1990 n.107; L.12-08-1993 n. 301; L. 1-04-1999 n. 91; L. 16- 12-1999 n. 483.

6. (Diritto al nome). Ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome. Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le

formalità dalla legge indicati.

(1) Si veda art. 29, D.P.R. 3-11-2000, n. 396.

7. (Tutela del diritto al nome). La persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni.

L’autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali.

8. (Tutela del nome per ragioni familiari). Nel caso previsto dall’articolo precedente, l’azione può essere promossa anche da chi, pur non portando il nome contestato o indebita- mente usato, abbia alla tutela del nome un interesse fondato su ragioni familiari degne d’essere protette.

9. (Tutela dello pseudonimo). Lo pseudonimo, usato da una persona in modo che abbia acquistato l’importanza del nome, può essere tutelato ai sensi dell’art. 7 (1).

(1) Si vedano artt. 8, 21, L. 22-4-1941, n. 633 nonché L. 31-12-1996, n. 675.

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ta li10. (Abuso dell’immagine altrui). Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del

coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubbli- cazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni.

(1) Si veda L. 31-12-1996, n. 675.

TITOLO II DELLE PERSONE GIURIDICHE

CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI

11. (Persone giuridiche pubbliche). Le province e i comuni (1), nonché gli enti pubblici riconosciuti come persone giuridiche godono dei diritti secondo le leggi e gli usi osservati come diritto pubblico.

(1) Ora anche le Regioni.

12. (Persone giuridiche private) (1).

(1) Articolo abrogato dall’ art. 11 del D.P.R.10-02-2000 n. 361.

13. (Società). Le società sono regolate dalle disposizioni contenute nel libro V.

CAPO II DELLE ASSOCIAZIONI E DELLE FONDAZIONI

14. (Atto costitutivo). Le associazioni e le fondazioni devono essere costituite con atto pubblico. La fondazione può essere disposta anche con testamento.

15. (Revoca dell’atto costitutivo della fondazione). L’atto di fondazione può essere revocato dal fondatore fino a quando non sia intervenuto il riconoscimento ovvero il fondatore non abbia fatto iniziare l’attività dell’opera da lui disposta. La facoltà di revoca non si trasmette agli eredi.

16. (Atto costitutivo e statuto. Modificazioni). L’atto costitutivo e lo statuto devono con- tenere la denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonchÈ le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione. Devono anche determinare, quando trattasi di associazioni, i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro ammissione; e, quando trattasi di fondazioni, i criteri e le modalità di erogazione delle rendite.

L’atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative alla estinzione dell’ente e alla devoluzione del patrimonio, e, per le fondazioni, anche quelle relative alla loro trasformazione. Le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto devono essere approvate dall’autorità governativa nelle forme indicate nell’art. 12 (1).

(1) Comma abrogato. Si veda D.P.R.10-02-2000 n. 361.

Codice civileParte I – Tit. I – Par. 4

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Le carte fondam entali

17. (Acquisto di immobili e accettazione di donazioni, eredità legati). (1).

(1) Articolo abrogato dalla L.15-05-1997 n. 127, sostituito dall’art. 1 della L. 22-06-2000 n. 192.

18. (Responsabilità degli amministratori). Gli amministratori sono responsabili verso l’ente secondo le norme del mandato ”però esente da responsabilità quello degli amministratori il quale non abbia partecipato all’atto che ha causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, egli non abbia fatto constare del proprio dissenso.

19. (Limitazioni del potere di rappresentanza). Le limitazioni del potere di rappresentanza, che non risultano dal registro indicato nell’art. 33, non possono essere opposte ai terzi, salvo che si provi che essi ne erano a conoscenza.

20. (Convocazione dell’assemblea delle associazioni). L’assemblea delle associazio- ni deve essere convocata dagli amministratori una volta l’anno per l’approvazione del bilancio.

L’assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessità o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati. In quest’ultimo caso, se gli amministratori non vi provvedono, la convocazione può essere ordinata dal presidente del tribunale.

21. (Deliberazioni dell’assemblea). Le deliberazioni dell’assemblea sono prese a maggio- ranza di voti e con la presenza di almeno la metà degli associati. In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero degli intervenuti. Nelle deliberazioni di approva- zione del bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilità gli amministratori non hanno voto.

Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati.

22. (Azioni di responsabilità contro gli amministratori). Le azioni di responsabilità contro gli amministratori delle associazioni per fatti da loro compiuti sono deliberate dall’assemblea e sono esercitate dai nuovi amministratori o dai liquidatori.

23. (Annullamento e sospensione delle deliberazioni). Le deliberazioni dell’assemblea contrarie alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto possono essere annullate su istanza degli organi dell’ente, di qualunque associato o del pubblico ministero.

L’annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi di buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione medesima.

Il presidente del tribunale o il giudice istruttore, sentiti gli amministratori dell’associazione, può sospendere, su istanza di colui che ha proposto l’impugnazione, l’esecuzione della delibe- razione impugnata, quando sussistono gravi motivi. Il decreto di sospensione deve essere motivato ed è notificato agli amministratori

L’esecuzione delle deliberazioni contrarie all’ordine pubblico o al buon costume può essere sospesa anche dall’autorità governativa.

24. (Recesso ed esclusione degli associati). La qualità di associato non è trasmissibile, salvo che la trasmissione sia consentita dall’atto costitutivo o dallo statuto.

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ta liL’associato può sempre recedere dall’associazione se non ha assunto l’obbligo di farne

parte per un tempo determinato. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata per iscritto agli amministratori e ha effetto con lo scadere dell’anno in corso, purché sia fatta almeno tre mesi prima.

L’esclusione d’un associato non può essere deliberata dall’assemblea che per gravi motivi; l’associato può ricorrere all’autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione.

Gli associati, che abbiano receduto o siano stati esclusi o che comunque abbiano cessato di appartenere all’associazione, non possono ripetere i contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell’associazione.

25. (Controllo sull’amministrazione delle fondazioni). L’autorità governativa esercita il controllo e la vigilanza sull’amministrazione delle fondazioni; provvede alla nomina e alla sosti- tuzione degli amministratori o dei rappresentanti, quando le disposizioni contenute nell’atto di fondazione non possono attuarsi; annulla, sentiti gli amministratori, con provvedimento definitivo, le deliberazioni contrarie a norme imperative, all’atto di fondazione, all’ordine pubblico o al buon costume; può sciogliere l’amministrazione e nominare un commissario straordinario, qualora gli amministratori non agiscano in conformità dello statuto o dello scopo della fondazione o della legge (1).

L’annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi di buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione medesima.

Le azioni contro gli amministratori per fatti riguardanti la loro responsabilità devono essere autorizzate dall’autorità governativi e sono esercitate dal commissario straordinario, dai liquida- tori o dai nuovi amministratori.

(1) Si veda L. 8-11-2000 n. 328 nonché D.lgs. 4-05-2001 n. 207.

26. (Coordinamento di attività e unificazione di amministrazione). L’autorità governativa può disporre il coordinamento dell’attività di più fondazioni ovvero l’unificazione della loro am- ministrazione, rispettando, per quanto è possibile, la volontà del fondatore.

27. (Estinzione della persona giuridica). Oltre che per le cause previste nell’atto costitutivo e nello statuto, la persona giuridica si estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile.

Le associazioni si estinguono inoltre quando tutti gli associati sono venuti a mancare. L’estinzione è dichiarata dall’autorità governativa, su istanza di qualunque interessato o

anche d’ufficio (1).

(1) Comma abrogato. Si veda art. 11 D.P.R. 10-02-2000 n. 361.

28. (Trasformazione delle fondazioni). Quando lo scopo è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio è divenuto insufficiente, l’autorità governativa, anziché dichia- rare estinta la fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volontà del fondatore

La trasformazione non è ammessa quando i fatti che vi darebbero luogo sono considerati nell’atto di fondazione come causa di estinzione della persona giuridica e di devoluzione dei beni a terze persone.

Le disposizioni del primo comma di questo articolo e dell’articolo 26 non si applicano alle fondazioni destinate a vantaggio soltanto di una o più famiglie determinate.

Codice civileParte I – Tit. I – Par. 4

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Le carte fondam entali

29. (Divieto di nuove operazioni). Gli amministratori non possono compiere nuove ope- razioni, appena è stato loro comunicato il provvedimento che dichiara l’estinzione della persona giuridica o il provvedimento con cui l’autorità, a norma di legge, ha ordinato lo scioglimento dell’associazione, o appena è stata adottata dall’assemblea la deliberazione di scioglimento dell’associazione medesima. Qualora trasgrediscano a questo divieto, assumono responsabilità personale e solidale.

30. (Liquidazione). Dichiarata l’estinzione della persona giuridica o disposto lo scioglimento dell’associazione, si procede alla liquidazione del patrimonio secondo le norme di attuazione del codice.

31. (Devoluzione dei beni). I beni della persona giuridica, che restano dopo esaurita la liquidazione, sono devoluti in conformità dell’atto costitutivo o dello statuto.

Qualora questi non dispongano, se trattasi di fondazione, provvede l’autorità governativa, attribuendo i beni ad altri enti che hanno fini analoghi; se trattasi di associazione, si osservano le deliberazioni dell’assemblea che ha stabilito lo scioglimento e, quando anche queste man- cano, provvede nello stesso modo l’autorità governativa.

I creditori che durante la liquidazione non hanno fatto valere il loro credito possono chiedere il pagamento a coloro ai quali i beni sono stati devoluti, entro l’anno dalla chiusura della liquidazione, in proporzione e nei limiti di ciò che hanno ricevuto.

32. (Devoluzione dei beni con destinazione particolare). Nel caso di trasformazione o di scioglimento di un ente, al quale sono stati donati o lasciati beni con destinazione a scopo diverso da quello proprio dell’ente, l’autorità governativa devolve tali beni, con lo stesso onere, ad altre persone giuridiche che hanno fini analoghi.

33. Registrazione delle persone giuridiche (1).

(1) Articolo abrogato. Si veda D.P.R. 10-02-2000 n. 361.

34. Registrazione di atti (1).

(1) Articolo abrogato. Si veda D.P.R. 10-02-2000 n. 361.

35. (Disposizione penale). Gli amministratori e i liquidatori che non richiedono le iscrizioni prescritte [dagli articoli 33 e 34, nel termine e secondo le modalità stabiliti dalle norme di attuazione del codice] (1), sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire ventimila a lire un milione.

(1) Parole abrogate dal D.P.R. 10-02-2000 n. 361.

CAPO III Delle associazioni non riconosciute e dei comitati

36. (Ordinamento e amministrazione delle associazioni non riconosciute). L’ordinamen- to interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati.

Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 4

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ta liLe dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo

questi accordi, è conferita la presidenza o la direzione

37. (Fondo comune). I contributi degli associati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo comune dell’associazione. Finché questa dura, i singoli associati non possono chiedere la divisione del fondo comune, né pretenderne la quota in caso di recesso.

38. (Obbligazioni). Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associa- zione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispon- dono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione

39. (Comitati). I comitati di soccorso o di beneficenza e i comitati promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili sono regolati dalle disposi- zioni seguenti, salvo quanto è stabilito nelle leggi speciali.

40. (Responsabilità degli organizzatori). Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono responsabili personalmente e solidalmentedella conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunziato.

41. (Responsabilità dei componenti. Rappresentanza in giudizio). Qualora il comitato non abbia ottenuto la personalità giuridica, i suoi componenti rispondono personalmente e solidalmente delle obbligazioni assunte. I sottoscrittori sono tenuti soltanto a effettuare le obla- zioni promesse.

Il comitato può stare in giudizio nella persona del presidente.

42. (Diversa destinazione dei fondi). Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o questo non sia più attuabile, o, raggiunto lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l’autorità governativa stabilisce la devoluzione dei beni, se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione.

LIBRO IV DELLE OBBLIGAZIONI

TITOLO I DELLE OBBLIGAZIONI IN GENERALE

CAPO I Disposizioni preliminari

1173. (Fonti delle obbligazioni). Le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico.

1174. (Carattere patrimoniale della prestazione). La prestazione che forma oggetto del- l’obbligazione deve essere suscettibile di valutazione economica e deve corrispondere ad un interesse anche non patrimoniale del creditore.

1175. (Comportamento secondo correttezza). Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza (1).

(1) Articolo modificato. Si veda D.lgs.14-09-1944 n. 287.

Codice civileParte I – Tit. I – Par. 4

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Le carte fondam entali

Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 5

CAPO II Dell’adempimento delle obbligazioni

Sezione I DELL’ADEMPIMENTO IN GENERALE

1176. (Diligenza nell’adempimento). Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia.

Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la dili- genza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata

TITOLO II DEI CONTRATTI IN GENERALE

CAPO I Disposizioni preliminari

1321. (Nozione). Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estin- guere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

1322. (Autonomia contrattuale). Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge e [dalle norme corporative] (1).

Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disci- plina particolare, purchè siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordina- mento giuridico.

(1) Il termine espunto. Si veda nota sub art. 1, disposizioni sulla legge in generale.

1323. (Norme regolatrici dei contratti). Tutti i contratti, ancorchè non appartengano ai tipi che hanno una disciplina particolare, sono sottoposti alle norme generali contenute in questo titolo.

1324. (Norme applicabili agli atti unilaterali). Salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale.

CAPO II Dei requisiti del contratto

1325. (Indicazione dei requisiti). I requisiti del contratto sono: 1) l’accordo delle parti; 2) la causa; 3) l’oggetto; 4) la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità.

Sezione I DELL’ACCORDO DELLE PARTI

1326. (Conclusione del contratto). Il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte.

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Codice civile

L’accettazione deve giungere al proponente nel termine da lui stabilito o in quello ordina- riamente necessario secondo la natura dell’affare o secondo gli usi.

Il proponente può ritenere efficace l’accettazione tardiva, purchè ne dia immediatamente avviso all’altra parte. Qualora il proponente richieda per l’accettazione una forma determinata, l’accettazione non ha effetto se è data in forma diversa.

Un’accettazione non conforme alla proposta equivale a nuova proposta.

1327. (Esecuzione prima della risposta dell’accettante). Qualora, su richiesta del propo- nente o per la natura dell’affare o secondo gli usi, la prestazione debba eseguirsi senza una preventiva risposta, il contratto è concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’ese- cuzione.

L’accettante deve dare prontamente avviso all’altra parte dell’iniziata esecuzione e, in mancanza, è tenuto al risarcimento del danno.

1328. (Revoca della proposta e dell’accettazione). La proposta può essere revocata finchè il contratto non sia concluso. Tuttavia, se l’accettante ne ha intrapreso in buona fede l’esecuzione prima di avere notizia della revoca, il proponente è tenuto a indennizzarlo delle spese e delle perdite subite per l’iniziata esecuzione del contratto.

L’accettazione può essere revocata, purchè la revoca giunga a conoscenza del proponente prima dell’accettazione.

1329. (Proposta irrevocabile). Se il proponente si è obbligato a mantenere ferma la pro- posta per un certo tempo, la revoca è senza effetto. Nell’ipotesi prevista dal comma precedente, la morte o la sopravvenuta incapacità del proponente non toglie efficacia alla proposta, salvo che la natura dell’affare o altre circostanze escludano tale efficacia.

1330. (Morte o incapacità dell’imprenditore). La proposta o l’accettazione, quando è fatta dall’imprenditore nell’esercizio della sua impresa, non perde efficacia se l’imprenditore muore o diviene incapace prima della conclusione del contratto, salvo che si tratti di piccoli imprenditori o che diversamente risulti dalla natura dell’affare o da altre circostanze.

1331. (Opzione). Quando le parti convengono che una di esse rimanga vincolata alla propria dichiarazione e l’altra abbia facoltà di accettarla o meno, la dichiarazione della prima si considera quale proposta irrevocabile per gli effetti previsti dall’art. 1329.

Se per l’accettazione non è stato fissato un termine, questo può essere stabilito dal giudice.

1332. (Adesione di altre parti al contratto). Se ad un contratto possono aderire altre parti e non sono determinate le modalità dell’adesione, questa deve essere diretta all’or- gano che sia stato costituito per l’attuazione del contratto o, in mancanza di esso, a tutti i contraenti originari.

1333. (Contratto con obbligazioni del solo proponente). La proposta diretta a concludere un contratto da cui derivino obbligazioni solo per il proponente è irrevocabile appena giunge a conoscenzadella parte alla quale è destinata.

Il destinatario può rifiutare la proposta nel termine richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi. In mancanza di tale rifiuto il contratto è concluso.

1334. (Efficacia degli atti unilaterali). Gli atti unilaterali producono effetto dal momento in cui pervengono a conoscenzadella persona alla quale sono destinati.

1335. (Presunzione di conoscenza). La proposta, l’accettazione, la loro revoca e ogni altra

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dichiarazione diretta a una determinata persona si reputano conosciute nel momento in cui giungono all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia.

1336. (Offerta al pubblico). L’offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta, salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi. La revoca dell’offerta, se è fatta nella stessa forma dell’offerta o in forma equipollente, è efficace anche in confronto di chi non ne ha avuto notizia.

1337. (Trattative e responsabilità precontrattuale). Le parti, nello svolgimento delle trat- tative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede.

1338. (Conoscenza delle cause d’invalidità). La parte che, conoscendo o dovendo conoscere l’esistenza di una causa d’invalidità del contratto, non ne ha dato notizia all’altra parte è tenuta a risarcire il danno da questa risentito per avere confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto.

1339. (Inserzione automatica di clausole). Le clausole, i prezzi di beni o di servizi, imposti dalla legge o da norme corporative (1), sono di diritto inseriti nel contratto, anche in sostituzione delle clausole difformi apposte dalle parti.

(1) Il termine norme corporative è stato espunto. Si veda nota (1) sub art. 1322.

1340. (Clausole d’uso). Le clausole d’uso s’intendono inserite nel contratto, se non risulta che non sono state volute dalle parti.

1341. (Condizioni generali di contratto). Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza.

In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificatamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compro- missorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria.

1342. (Contratto concluso mediante moduli o formulari). Nei contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari, predisposti per disciplinare in maniera uniforme determi- nati rapporti contrattuali, le clausole aggiunte al modulo o al formulario prevalgono su quelle del modulo o del formulario qualora siano incompatibili con esse, anche se queste ultime non sono state cancellate. Si osserva inoltre la disposizione del secondo comma dell’articolo precedente.

Sezione II DELLA CAUSA DEL CONTRATTO

1343. (Causa illecita). La causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

1344. (Contratto in frode alla legge). Si reputa altresÏ illecita la causa quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa.

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1345. (Motivo illecito). Il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a conclu- derlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe.

Sezione III DELL’OGGETTO DEL CONTRATTO

1346. (Requisiti). L’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o deter- minabile

1347. (Possibilità sopravvenuta dell’oggetto). Il contratto sottoposto a condizione sospen- siva o a termine è valido, se la prestazione inizialmente impossibile diviene possibile prima dell’avveramento della condizione o della scadenza del termine.

1348. (Cose future). La prestazione di cose future può essere dedotta in contratto, salvi i particolari divieti della legge.

1349. (Determinazione dell’oggetto). Se la determinazione della prestazione dedotta in contratto è deferita a un terzo e non risulta che le parti vollero rimettersi al suo mero arbitrio, il terzo deve procedere con equo apprezzamento. Se manca la determinazione del terzo o se questa è manifestamente iniqua o erronea, la determinazione è fatta dal giudice. La determi- nazione rimessa al mero arbitrio del terzo non si può impugnare se non provando la sua mala fede. Se manca la determinazione del terzo e le parti non si accordano per sostituirlo, il contratto è nullo.

Nel determinare la prestazione il terzo deve tener conto anche delle condizioni generali della produzione a cui il contratto eventualmente abbia riferimento.

Sezione IV DELLA FORMA DEL CONTRATTO

1350. (Atti che devono farsi per iscritto). Devono farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità:

1) i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili; 2) i contratti che costituiscono, modificano o trasferiscono il diritto di usufrutto su beni

immobili il diritto di superficie, il diritto del concedente e dell’enfiteuta; 3) i contratti che costituiscono la comunione di diritti indicati dai numeri precedenti; 4) i contratti che costituiscono o modificano le servitù prediali; il diritto di uso su beni immobili

e il diritto di abitazione; 5) gli atti di rinunzia ai diritti indicati dai numeri precedenti; 6) i contratti di affrancazione del fondo enfiteutico; 7) i contratti di anticresi; 8) i contratti di locazione di beni immobili per una durata superiore a nove anni; 9) i contratti di società o di associazione con i quali si conferisce il godimento di beni immobili

o di altri diritti reali immobiliari per un tempo eccedente i nove anni o per un tempo indeterminato; 10) gli atti che costituiscono rendite perpetue o vitalizie, salve le disposizioni relative alle

rendite dello Stato; 11) gli atti di divisione di beni immobili e di altri diritti reali immobiliari; 12) le transazioni che hanno per oggetto controversie relative ai rapporti giuridici menzionati

nei numeri precedenti; 13) gli altri atti specialmente indicati dalla legge.

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1351. (Contratto preliminare). Il contratto preliminare è nullo; se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per il contratto definitivo.

1352. (Forme convenzionali). Se le parti hanno convenuto per iscritto di adottare una determinata forma per la futura conclusione di un contratto, si presume che la forma sia stata voluta per la validità di questo.

CAPO III Della condizione del contratto

1353. (Contratto condizionale). Le parti possono subordinare l’efficacia o la risoluzione del contratto o di un singolo patto a un avvenimento futuro e incerto.

1354. (Condizioni illecite o impossibili). Nullo il contratto al quale è apposta una condi- zione, sospensiva o risolutiva, contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon co- stume. La condizione impossibile rende nullo il contratto se è sospensiva, se è risolutiva, si ha come non apposta.

Se la condizione illecita o impossibile è apposta a un patto singolo del contratto, si osser- vano, riguardo all’efficacia del patto, le disposizioni dei commi precedenti, fermo quanto è disposto dall’art. 1419.

1355. (Condizione meramente potestativa). …nulla l’alienazione di un diritto o l’assunzio- ne di un obbligo subordinata a una condizione sospensiva che la faccia dipendere dalla mera volontà dell’alienante o, rispettivamente, da quella del debitore.

1356. (Pendenza della condizione). In pendenza della condizione sospensiva l’acquirente di un diritto può compiere atti conservativi.

L’acquirente di un diritto sotto condizione risolutiva può, in pendenza di questa, esercitarlo, ma l’altro contraente può compiere atti conservativi.

1357. (Atti di disposizione in pendenza della condizione). Chi ha un diritto subordinato a condizione sospensiva o risolutiva può disporne in pendenza di questa; ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione.

1358. (Comportamento delle parti nello stato di pendenza). Colui che si è obbligato o che ha alienato un diritto sotto condizione sospensiva, ovvero lo ha acquistato sotto condizione risolutiva, deve, in pendenza della condizione, comportarsi secondo buona fede per conservare integre le ragioni dell’altra parte.

1359. (Avveramento della condizione). La condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario all’avveramento di essa.

1360. (Retroattività della condizione). Gli effetti dell’avveramento della condizione retro- agiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto, salvo che, per volontà delle parti o per la natura del rapporto, gli effetti del contratto o della risoluzione debbano essere riportati a un momento diverso.

Se però la condizione risolutiva è apposta a un contratto ad esecuzione continuata o periodica, l’avveramento di essa, in mancanza di patto contrario, non ha effetto riguardo alle prestazioni già eseguite.

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1361. (Atti di amministrazione). L’avveramento della condizione (1359) non pregiudica la validità degli atti di amministrazione compiuti dalla parte a cui, in pendenza della condizione stessa, spettava l’esercizio del diritto.

Salvo diverse disposizioni di legge o diversa pattuizione, i frutti percepiti sono dovuti dal giorno in cui la condizione si è avverata.

CAPO IV Dell’interpretazione del contratto

1362. (Intenzione dei contraenti). Nell’interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole.

Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto.

1363. (Interpretazione complessiva delle clausole). Le clausole del contratto si interpre- tano le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell’atto.

1364. (Espressioni generali). Per quanto generali siano le espressioni usate nel contratto, questo non comprende che gli oggetti sui quali le parti si sono proposte di contrattare.

1365. (Indicazioni esemplificative). Quando in un contratto si è espresso un caso al fine di spiegare un patto, non si presumono esclusi i casi non espressi, ai quali, secondo ragione, può estendersi lo stesso patto.

1366. (Interpretazione di buona fede). Il contratto deve essere interpretato secondo buona fede.

1367. (Conservazione del contratto). Nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anzichè in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno.

1368. (Pratiche generali interpretative). Le clausole ambigue s’interpretano secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui il contratto è stato concluso.

Nei contratti in cui una delle parti è un imprenditore, le clausole ambigue s’interpretano secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui è la sede dell’impresa.

1369. (Espressioni con più sensi). Le espressioni che possono avere più sensi devono, nel dubbio, essere intese nel senso più conveniente alla natura e all’oggetto del contratto.

1370. (Interpretazione contro l’autore della clausola). Le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro.

1371. (Regole finali). Qualora, nonostante l’applicazione delle norme contenute in questo capo, il contratto rimanga oscuro, esso deve essere inteso nel senso meno gravoso per l’ob- bligato, se è a titolo gratuito, e nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti se è a titolo oneroso (1).

(1) Il secondo comma è stato abrogato. Si veda D.lgs. 14-09-1944 n. 287.

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CAPO V degli effetti del contratto

Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI

1372. (Efficacia del contratto). Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge.

Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge.

1373. (Recesso unilaterale). Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finchè il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, tale facoltà può essere esercitata anche successivamente, ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione. Qualora sia stata stipulata la prestazione di un corrispettivo per il recesso, questo ha effetto quando la prestazione è eseguita. Salvo in ogni caso il patto contrario.

1374. (Integrazione del contratto). Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità.

1375. (Esecuzione di buona fede). Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.

1376. (Contratto con effetti reali). Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la costituzione o il trasferimento di un diritto reale ovvero il trasferimento di un altro diritto, la proprietà o il diritto si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso delle parti legittimamente manifestato.

1377. (Trasferimento di una massa di cose). Quando oggetto del trasferimento è una determinata massa di cose, anche se omogenee, si applica la disposizione dell’articolo prece- dente, ancorchè, per determinati effetti, le cose debbano essere numerate, pesate o misurate.

1378. (Trasferimento di cosa determinata solo nel genere). Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento di cose determinate solo nel genere, la proprietà si trasmette con l’individuazione fatta d’accordo tra le parti o nei modi da esse stabiliti. Trattandosi di cose che devono essere trasportate da un luogo a un altro, l’individuazione avviene anche mediante la consegna al vettore o allo spedizioniere.

1379. (Divieto di alienazione). Il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti, e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti.

1380. (Conflitto tra più diritti personali di godimento). Se, con successivi contratti, una persona concede a diversi contraenti un diritto personale di godimento relativo alla stessa cosa, il godimento spetta al contraente che per primo lo ha conseguito.

Se nessuno dei contraenti ha conseguito il godimento, è preferito quello che ha il titolo di data certa anteriore. Sono salve le norme relative agli effetti della trascrizione.

1381. (Promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo). Colui che ha promesso l’obbli- gazione o il fatto di un terzo è tenuto a indennizzare l’altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso.

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Sezione II DELLA CLAUSOLA PENALE E DELLA CAPARRA

1382. (Effetti della clausola penale). La clausola, con cui si conviene che, in caso d’ina- dempimento o di ritardo nell’adempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione, ha l’effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

La penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno.

1383. (Divieto di cumulo). Il creditore non può domandare insieme la prestazione principale e la penale, se questa non è stata stipulata per il semplice ritardo.

1384. (Riduzione della penale). La penale può essere diminuita equamente dal giudice, se l’obbligazione principale è stata eseguita in parte ovvero se l’ammontare della penale è mani- festamente eccessivo, avuto sempre riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento.

1385. (Caparra confirmatoria). Se al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.

Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.

Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali.

1386. (Caparra penitenziale). Se nel contratto è stipulato il diritto di recesso per una o per entrambe le parti, la caparra ha la sola funzione di corrispettivo del recesso.

In questo caso, il recedente perde la caparra data o deve restituire il doppio di quella che ha ricevuta.

CAPO VI Della rappresentanza

1387. (Fonti della rappresentanza). Il potere di rappresentanza è conferito dalla legge ovvero dall’interessato.

1388. (Contratto concluso dal rappresentante). Il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell’interesse del rappresentato, nei limiti delle facoltà conferitegli, produce diretta- mente effetto nei confronti del rappresentato.

1389. (Capacità del rappresentante e del rappresentato). Quando la rappresentanza è conferita dall’interessato, per la validità del contratto concluso dal rappresentante basta che questi abbia la capacità di intendere e di volere, avuto riguardo alla natura e al contenuto del contratto stesso, sempre che sia legalmente capace il rappresentato.

In ogni caso, per la validità del contratto concluso dal rappresentante è necessario che il contratto non sia vietato al rappresentato.

1390. (Vizi della volontà). Il contratto è annullabile se è viziata la volontà del rappresen- tante. Quando però il vizio riguarda elementi predeterminati dal rappresentato, il contratto è annullabile solo se era viziata la volontà di questo.

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1391. (Stati soggettivi rilevanti). Nei casi in cui è rilevante lo stato di buona o di mala fede, di scienza o d’ignoranza di determinate circostanze, si ha riguardo alla persona del rappresentante, salvo che si tratti di elementi predeterminati dal rappresentato.

In nessun caso il rappresentato che è in mala fede può giovarsi dello stato d’ignoranza o di buona fede del rappresentante.

1392. (Forma della procura). La procura non ha effetto se non è conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve concludere.

1393. (Giustificazione dei poteri del rappresentante). Il terzo che contragga col rappresentante può sempre esigere che questi giustifichi i suoi poteri e, se la rappresen- tanza risulta da un atto scritto, che gliene dia una copia da lui firmata.

1394. (Conflitto d’interessi). Il contratto concluso dal rappresentante in conflitto d’in- teressi col rappresentato può essere annullato su domanda del rappresentato, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo.

1395. (Contratto con se stesso). …annullabile il contratto che il rappresentante con- clude con se stesso, in proprio o come rappresentante di un’altra parte, a meno che il rappresentato lo abbia autorizzato specificamente ovvero il contenuto del contratto sia determinato in modo da escludere la possibilità di conflitto d’interessi.

L’impugnazione può essere proposta soltanto dal rappresentato.

1396. (Modificazione ed estinzione della procura). Le modificazioni e la revoca della procura devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. In mancanza, esse non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conoscevano al momento della conclusione del contratto.

Le altre cause di estinzione del potere di rappresentanza conferito dall’interessato non sono opponibili ai terzi che le hanno senza colpa ignorate.

1397. (Restituzione del documento della rappresentanza). Il rappresentante è tenuto a restituire il documento dal quale risultano i suoi poteri, quando questi sono cessati.

1398. (Rappresentanza senza potere). Colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto.

1399. (Ratifica). Nell’ipotesi prevista dall’articolo precedente, il contratto può essere ratificato dall’interessato, con l’osservanza delle forme prescritte per la conclusione di esso.

La ratifica ha effetto retroattivo, ma sono salvi i diritti dei terzi. Il terzo e colui che ha contrattato come rappresentante possono d’accordo sciogliere

il contratto prima della ratifica. Il terzo contraente può invitare l’interessato a pronunziarsi sulla ratifica assegnandogli

un termine, scaduto il quale, nel silenzio, la ratifica s’intende negata. La facoltà di ratifica si trasmette agli eredi.

1400. (Speciali forme di rappresentanza). Le speciali forme di rappresentanza nelle imprese agricole e commerciali sono regolate dal libro V.

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CAPO VII Del contratto della persona da nominare

1401. (Riserva di nomina del contraente). Nel momento della conclusione del contratto una parte può riservarsi la facoltà di nominare successivamente la persona che deve acquistare i diritti e assumere gli obblighi nascenti dal contratto stesso.

1402. (Termine e modalità della dichiarazione di nomina). La dichiarazione di nomina deve essere comunicata all’altra parte nel termine di tre giorni dalla stipulazione del contratto, se le parti non hanno stabilito un termine diverso.

La dichiarazione non ha effetto se non è accompagnata dall’accettazione della persona nominata o se non esiste una procura anteriore al contratto.

1403. (Forme e pubblicità). La dichiarazione di nomina e la procura o l’accettazione della persona nominata non hanno effetto se non rivestono la stessa forma che le parti hanno usata per il contratto, anche se non prescritta dalla legge.

Se per il contratto è richiesta a determinati effetti una forma di pubblicità, deve agli stessi effetti essere resa pubblica anche la dichiarazione di nomina, con l’indicazione dell’atto di procura o dell’accettazione della persona nominata.

1404. (Effetti della dichiarazione di nomina). Quando la dichiarazione di nomina è stata validamente fatta, la persona nominata acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dal contratto con effetto dal momento in cui questo fu stipulato.

1405. (Effetti della mancata dichiarazione di nomina). Se la dichiarazione di nomina non è fatta validamente nel termine stabilito dalla legge o dalle parti, il contratto produce i suoi effetti tra i contraenti originari.

CAPO VIII Della cessione del contratto

1406. (Nozione). Ciascuna parte può sostituire a sè un terzo nei rapporti derivanti da un contratto con prestazioni corrispettive, se queste non sono state ancora eseguite, purchè l’altra parte vi consenta.

1407. (Forma). Se una parte ha consentito preventivamente che l’altra sostituisca a sè un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, la sostituzione è efficace nei suoi confronti dal momento in cui le è stata notificata o in cui essa l’ha accettata.

Se tutti gli elementi del contratto risultano da un documento nel quale è inserita la clausola all’ordine o altra equivalente, la girata del documento produce la sostituzione del giratario nella posizione del girante.

1408. (Rapporti fra contraente ceduto e cedente). Il cedente è liberato dalle sue obbli- gazioni verso il contraente ceduto dal momento in cui la sostituzione diviene efficace nei confronti di questo.

Tuttavia il contraente ceduto, se ha dichiarato di non liberare il cedente, può agire contro di lui qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte.

Nel caso previsto dal comma precedente, il contraente ceduto deve dare notizia al cedente dell’inadempimento del cessionario, entro quindici giorni da quello in cui l’inadempimento si è verificato; in mancanza è tenuto al risarcimento del danno.

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1409. (Rapporti fra contraente ceduto e cessionario). Il contraente ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni derivanti dal contratto, ma non quelle fondate su altri rapporti col cedente, salvo che ne abbia fatto espressa riserva al momento in cui ha consentito alla sostituzione.

1410. (Rapporti fra cedente e cessionario). Il cedente è tenuto a garantire la validità del contratto

Se il cedente assume la garanzia dell’adempimento del contratto, egli risponde come un fideiussore per le obbligazioni del contraente ceduto.

CAPO IX Del contratto a favore di terzi

1411. (Contratto a favore di terzi). È valida la stipulazione a favore di un terzo, qualora lo stipulante vi abbia interesse.

Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della stipu- lazione Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finchè il terzo non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare.

In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante, salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto.

1412. (Prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante). Se la prestazione deve essere fatta al terzo dopo la morte dello stipulante, questi può revocare il beneficio anche con una disposizione testamentaria e quantunque il terzo abbia dichiarato di volerne profittare, salvo che, in quest’ultimo caso, lo stipulante abbia rinunciato per iscritto al potere di revoca.

La prestazione deve essere eseguita a favore degli eredi del terzo se questi premuore allo stipulante, purchè il beneficio non sia stato revocato e lo stipulante non abbia disposto diver- samente.

1413. (Eccezioni opponibili dal promittente al terzo). Il promittente può opporre al terzo le eccezioni fondate sul contratto dal quale il terzo deriva il suo diritto, ma non quelle fondate su altri rapporti tra promittente e stipulante.

CAPO X Della simulazione

1414. (Effetti della simulazione tra le parti). Il contratto simulato non produce effetto tra le parti. Se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purchè ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma.

Le precedenti disposizioni si applicano anche agli atti unilaterali destinati a una persona determinata, che siano simulati per accordo tra il dichiarante e il destinatario.

1415. (Effetti della simulazione rispetto ai terzi). La simulazione non può essere opposta nè dalle parti contraenti, nè dagli aventi causa o dai creditori del simulato alienante, ai terzi che in buona fede hanno acquistato diritti dal titolare apparente, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione.

I terzi possono far valere la simulazione in confronto delle parti, quando essa pregiudica i loro diritti.

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1416. (Rapporti con i creditori). La simulazione non può essere opposta dai contraenti ai creditori del titolare apparente che in buona fede hanno compiuto atti di esecuzione sui beni che furono oggetto del contratto simulato.

I creditori del simulato alienante possono far valere la simulazione che pregiudica i loro diritti, e, nel conflitto con i creditori chirografari del simulato acquirente, sono preferiti a questi, se il loro credito è anteriore all’atto simulato.

1417. (Prova della simulazione). La prova per testimoni della simulazione è ammis- sibile senza limiti, se la domanda è proposta da creditori o da terzi e, qualora sia diretta a far valere l’illiceità del contratto dissimulato, anche se è proposta dalle parti.

CAPO XI Della nullità del contratto

1418. (Cause di nullità del contratto). Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente.

Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325, l’illiceità della causa l’illiceità dei motivi nel caso indicato dall’art. 1345 e la mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’art. 1346. Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge.

1419. (Nullità parziale). La nullità parziale di un contratto o la nullità di singole clausole importa la nullità dell’intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità.

La nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto, quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative.

1420. (Nullità nel contratto plurilaterale). Nei contratti con più di due parti, in cui le prestazioni di ciascuna sono dirette al conseguimento di uno scopo comune, la nullità che colpisce il vincolo di una sola delle parti non importa nullità del contratto, salvo che la partecipazione di essa debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

1421. (Legittimazione all’azione di nullità). Salvo diverse disposizioni di legge, la nullità può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

1422. (Imprescrittibilità dell’azione di nullità). L’azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione, salvi gli effetti dell’usucapione e della prescrizione delle azioni di ripetizione.

1423. (Inammissibilità della convalida). Il contratto nullo non può essere convalidato, se la legge non dispone diversamente.

1424. (Conversione del contratto nullo). Il contratto nullo può produrre gli effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, qualora, avuto riguardo allo scopo perseguito dalle parti, debba ritenersi che esse lo avrebbero voluto se avessero conosciuto la nullità.

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CAPO XII Dell’annullabilità del contratto

Sezione I DELL’INCAPACITÀ

1425. (Incapacità delle parti). Il contratto è annullabile se una delle parti era legalmente incapace di contrattare. É parimenti annullabile, quando ricorrono le condizioni stabilite dall’art. 428, il contratto stipulato da persona incapace d’intendere o di volere.

1426. (Raggiri usati dal minore). Il contratto non è annullabile, se il minore ha con raggiri occultato la sua minore età; ma la semplice dichiarazione da lui fatta di essere maggiorenne non è di ostacolo all’impugnazione del contratto.

Sezione II DEI VIZI DEL CONSENSO

1427. (Errore, violenza e dolo). Il contraente, il cui consenso fu dato per errore, estorto con violenza o carpito con dolo, può chiedere l’annullamento del contratto secondo le dispo- sizioni seguenti.

1428. (Rilevanza dell’errore). L’errore è causa di annullamento del contratto quando è essenziale ed è riconoscibile dall’altro contraente.

1429. (Errore essenziale). L’errore è essenziale: 1) quando cade sulla natura o sull’oggetto del contratto; 2) quando cade sull’identità dell’oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello

stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso;

3) quando cade sull’identità o sulle qualità della persona dell’altro contraente, sempre che l’una o le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto.

1430. (Errore di calcolo). L’errore di calcolo non dà luogo ad annullamento del contratto, ma solo a rettifica, tranne che, concretandosi in errore sulla quantità, sia stato determinante del consenso.

1431. (Errore riconoscibile). L’errore si considera riconoscibile quando, in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto ovvero alla qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo.

1432. (Mantenimento del contratto rettificato). La parte in errore non può domandare l’annullamento del contratto se, prima che ad essa possa derivarne pregiudizio, l’altra offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto e alle modalità del contratto che quella intendeva concludere.

1433. (Errore nella dichiarazione o nella sua trasmissione). Le disposizioni degli ar- ticoli precedenti si applicano anche al caso in cui l’errore cade sulla dichiarazione, o in cui la dichiarazione è stata inesattamente trasmessa dalla persona o dall’ufficio che ne era stato incaricato.

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1434. (Violenza). La violenza è causa di annullamento del contratto, anche se esercitata da un terzo.

1435. (Caratteri della violenza). La violenza deve essere di tal natura da fare impressione sopra una persona sensata e da farle temere di esporre sé o i suoi beni a un male ingiusto e notevole. Si ha riguardo, in questa materia, all’età, al sesso e alla condizione delle persone.

1436. (Violenza diretta contro terzi). La violenza è causa di annullamento del contratto anche quando il male minacciato riguarda la persona o i beni del coniuge del contraente o di un discendente o ascendente di lui. Se il male minacciato riguarda altre persone, l’annullamento del contratto è rimesso alla prudente valutazione delle circostanze da parte del giudice.

1437. (Timore riverenziale). Il solo timore riverenziale non è causa di annullamento del contratto.

1438. (Minaccia di far valere un diritto). La minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti.

1439. (Dolo). Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato.

Quando i raggiri sono stati usati da un terzo, il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che ne ha tratto vantaggio.

1440. (Dolo incidente). Se i raggiri non sono stati tali da determinare il consenso, il contratto è valido, benché senza di essi sarebbe stato concluso a condizioni diverse; ma il contraente in mala fede risponde dei danni.

Sezione III DELL’AZIONE DI ANNULLAMENTO

1441. (Legittimazione). L’annullamento del contratto può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge.

L’incapacità del condannato in istato di interdizione legale può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse.

1442. (Prescrizione). L’azione di annullamento si prescrive in cinque anni. Quando l’annullabilità dipende da vizio del consenso o da incapacità legale, il termine

decorre dal giorno in cui è cessata la violenza, è stato scoperto l’errore o il dolo, è cessato lo stato d’interdizione o d’inabilitazione, ovvero il minore ha raggiunto la maggiore età.

Negli altri casi il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto. L’annullabilità può essere opposta dalla parte convenuta per l’esecuzione del contratto,

anche se è prescritta l’azione per farla valere.

1443. (Ripetizione contro il contraente incapace). Se il contratto è annullato per inca- pacità di uno dei contraenti, questi non è tenuto a restituire all’altro la prestazione ricevuta se non nei limiti in cui è stata rivolta a suo vantaggio.

1444. (Convalida). Il contratto annullabile può essere convalidato dal contraente al quale spetta l’azione di annullamento, mediante un atto che contenga la menzione del contratto e del motivo di annullabilità, e la dichiarazione che s’intende convalidarlo.

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Il contratto è pure convalidato, se il contraente al quale spettava l’azione di annulla- mento vi ha dato volontariamente esecuzione conoscendo il motivo di annullabilità.

La convalida non ha effetto, se chi l’esegue non è in condizione di concludere valida- mente il contratto.

1445. (Effetti dell’annullamento nei confronti dei terzi). L’annullamento che non dipende da incapacità legale non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di annullamento.

1446. (Annullabilità nel contratto plurilaterale). Nei contratti indicati dall’art. 1420 l’annullabilità che riguarda il vincolo di una sola delle parti non importa annullamento del contratto, salvo che la partecipazione di questa debba, secondo le circostanze, conside- rarsi essenziale.

CAPO XIII Della rescissione del contratto

1447. (Contratto concluso in istato di pericolo). Il contratto con cui una parte ha assunto obbligazioni a condizioni inique, per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, può essere rescisso sulla domanda della parte che si è obbligata. Il giudice nel pronunciare la rescissione può, secondo le circostanze, assegnare un equo compenso all’altra parte per l’opera prestata.

1448. (Azione generale di rescissione per lesione). Se vi è sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell’altra, e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne vantaggio, la parte dan- neggiata può domandare la rescissione del contratto.

L’azione non è ammissibile se la lesione non eccede la metà del valore che la presta- zione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al tempo del contratto.

La lesione deve perdurare fino al tempo in cui la domanda è proposta. Non possono essere rescissi per causa di lesione i contratti aleatori. Sono salve le disposizioni relative alla rescissione della divisione.

1449. (Prescrizione). L’azione di rescissione si prescrive in un anno dalla conclusione del contratto; ma se il fatto costituisce reato, si applica l’ultimo comma dell’art. 2947.

La rescindibilità del contratto non può essere opposta in via di eccezione quando l’azione è prescritta.

1450. (Offerta di modificazione del contratto). Il contraente contro il quale è domandata la rescissione può evitarla offrendo una modificazione del contratto sufficiente per ricondurlo ad equità.

1451. (Inammissibilità della convalida). Il contratto rescindibile non può essere con- validato.

1452. (Effetti della rescissione rispetto ai terzi). La rescissione del contratto non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di rescissione.

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CAPO XIV Della risoluzione del contratto

Sezione I DELLA RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO

1453. (Risolubilità del contratto per inadempimento). Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno. La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento; ma non può più chiedersi l’adempimento quando è stata doman- data la risoluzione.

Dalla data della domanda di risoluzione l’inadempiente non può più adempiere la propria obbligazione.

1454. (Diffida ad adempiere). Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risoluto.Il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.

Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto.

1455. (Importanza dell’inadempimento). Il contratto non si può risolvere se l’inadempi- mento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.

1456. (Clausola risolutiva espressa). I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite.

In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara all’altra che intende valersi della clausola risolutiva.

1457. (Termine essenziale per una delle parti). Se il termine fissato per la prestazione di una delle parti deve considerarsi essenziale nell’interesse dell’altra, questa, salvo patto o uso contrario, se vuole esigerne l’esecuzione nonostante la scadenza del termine, deve darne notizia all’altra parte entro tre giorni.

In mancanza, il contratto s’intende risoluto di diritto anche se non è stata espressamente pattuita la risoluzione.

1458. (Effetti della risoluzione). La risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti, salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l’effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite.

La risoluzione, anche se è stata espressamente pattuita, non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione.

1459. (Risoluzione nel contratto plurilaterale). Nei contratti indicati dall’art. 1420 l’ina- dempimento di una delle parti non importa la risoluzione del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

1460. (Eccezione d’inadempimento). Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempi-

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mento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto. Tuttavia non può rifiutarsi l’esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze, il rifiuto è contrario alla buona fede.

1461. (Mutamento nelle condizioni patrimoniali dei contraenti). Ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della contropresta- zione, salvo che sia prestata idonea garanzia.

1462. (Clausola limitativa della proponibilità di eccezioni). La clausola con cui si stabilisce che una delle parti non può opporre eccezioni al fine di evitare o ritardare la prestazione dovuta, non ha effetto per le eccezioni di nullità, di annullabilità e di rescissione del contratto. Nei casi in cui la clausola è efficace, il giudice, se riconosce che concorrono gravi motivi, può tuttavia sospendere la condanna, imponendo, se del caso, una cauzione.

Sezione II DELL’IMPOSSIBILTÀ SOPRAVVENUTA

1463. (Impossibilità totale). Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la contropresta- zione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito.

1464. (Impossibilità parziale). Quando la prestazione di una parte è divenuta solo par- zialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprez- zabile all’adempimento parziale.

1465. (Contratto con effetti traslativi o costitutivi). Nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata ovvero costituiscono o trasferiscono diritti reali, il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata consegnata. La stessa disposizione si applica nel caso in cui l’effetto traslativo o costitutivo sia differito fino allo scadere di un termine. Qualora oggetto del trasferimento sia una cosa determinata solo nel genere, l’acquirente non è liberato dall’obbligo di eseguire la controprestazione, se l’alienante ha fatto la consegna o se la cosa è stata individuata. L’acquirente è in ogni caso liberato dalla sua obbligazione, se il trasferimento era sottoposto a condizione sospensiva e l’impossibilità è sopravvenuta prima che si verifichi la condizione.

1466. (Impossibilità nel contratto plurilaterale). Nei contratti indicati dall’art. 1420 l’impos- sibilità della prestazione di una delle parti non importa scioglimento del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.

Sezione III DELL’ECCESSIVA ONEROSITÀ

1467. (Contratto con prestazioni corrispettive). Nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti

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dall’art. 1458. La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell’alea normale del contratto. La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

1468. (Contratto con obbligazioni di una sola parte). Nell’ipotesi prevista dall’articolo precedente, se si tratta di un contratto nel quale una sola delle parti ha assunto obbligazioni, questa può chiedere una riduzione della sua prestazione ovvero una modificazione nelle modalità di esecuzione, sufficienti per ricondurla ad equità.

1469. (Contratto aleatorio). Le norme degli articoli precedenti non si applicano ai contratti aleatori per loro natura o per volontà delle parti.

TITOLO III DEI SINGOLI CONTRATTI

CAPO VII Dell’appalto

1655. (Nozione). L’appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera di un servizio verso un corrispettivo in danaro.

1656. (Subappalto). L’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera o del servizio, se non è stato autorizzato dal committente.

1657. (Determinazione del corrispettivo). Se le parti non hanno determinato la misura del corrispettivo né hanno stabilito il modo di determinarla, essa è calcolata con riferimento alle tariffe esistenti o agli usi; in mancanza, è determinata dal giudice

1658. (Fornitura della materia). La materia necessaria a compiere l’opera deve essere fornita dall’appaltatore, se non è diversamente stabilito dalla convenzione o dagli usi.

1659. (Variazioni concordate del progetto). L’appaltatore non può apportare variazioni alle modalità convenute dell’opera se il committente non le ha autorizzate.

L’autorizzazione si deve provare per iscritto. Anche quando le modificazioni sono state autorizzate, l’appaltatore, se il prezzo dell’intera

opera è stato determinato globalmente, non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo diversa pattuizione

1660. (Variazioni necessarie del progetto). Se per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte è necessario apportare variazioni al progetto e le parti non si accordano, spetta al giudice di determinare le variazioni da introdurre e le correlative variazioni del prezzo.

Se l’importo delle variazioni supera il sesto del prezzo complessivo convenuto, l’appalta- tore può recedere dal contratto e può ottenere, secondo le circostanze, un’equa indennità.

Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo.

1661. (Variazioni ordinate dal committente). Il committente può apportare variazioni al progetto, purché il loro ammontare non superi il sesto del prezzo complessivo convenuto. L’appaltatore ha diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti, anche se il prezzo dell’opera

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era stato determinato globalmente. La disposizione del comma precedente non si applica quando le variazioni, pur essendo contenute nei limiti suddetti, importano notevoli modifica- zioni della natura dell’opera o dei quantitativi nelle singole categorie di lavori previste nel contratto per l’esecuzione dell’opera medesima.

1662. (Verifica nel corso di esecuzione dell’opera). Il committente ha diritto di control- lare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato.

Quando, nel corso dell’opera, si accerta che la sua esecuzione non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale l’appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto è risoluto, salvo il diritto del committente al risarcimento del danno.

1663. (Denuncia dei difetti della materia). L’appaltatore è tenuto a dare pronto avviso al committente dei difetti della materia da questo fornita, se si scoprono nel corso dell’opera e possono comprometterne la regolare esecuzione.

1664. (Onerosità o difficoltà dell’esecuzione). Qualora per effetto di circostanze impre- vedibili si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo mede- simo. La revisione può essere accordata solo per quella differenza che eccede il decimo.

Se nel corso dell’opera si manifestino difficoltà di esecuzione derivanti da cause geolo- giche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso.

1665. (Verifica e pagamento dell’opera). Il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera compiuta.

La verifica deve essere fatta dal committente appena l’appaltatore lo mette in condizioni di poterla eseguire.

Se, nonostante l’invito fattogli dall’appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata.

Se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, questa si considera accet- tata ancorché non si sia proceduto alla verifica.

Salvo diversa pattuizione o uso contrario, l’appaltatore ha diritto al pagamento del corri- spettivo quando l’opera è accettata dal committente.

1666. (Verifica e pagamento di singole partite). Se si tratta di opera da eseguire per partite, ciascuno dei contraenti può chiedere che la verifica avvenga per le singole partite. In tal caso l’appaltatore può domandare il pagamento in proporzione dell’opera eseguita. Il pagamento fa presumere l’accettazione della parte di opera pagata; non produce questo effetto il versamento di semplici acconti.

1667. (Difformità e vizi dell’opera). L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall’appaltatore.

Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l’appaltatore ha rico- nosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati.

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L’azione contro l’appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.

1668. (Contenuto della garanzia per difetti dell’opera). Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure che il prezzo sia propor- zionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore.

Se però le difformità o i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.

1669. (Rovina e difetti di cose immobili). Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia.

1670. (Responsabilità dei subappaltatori). L’appaltatore, per agire in regresso nei con- fronti dei subappaltatori, deve, sotto pena di decadenza, comunicare ad essi la denunzia entro sessanta giorni dal ricevimento.

1671. (Recesso unilaterale dal contratto). Il committente può recedere dal contratto, anche se è stata iniziata l’esecuzione dell’opera o la prestazione del servizio, purché tenga indenne l’appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno

1672. (Impossibilità di esecuzione dell’opera). Se il contratto si scioglie perché l’ese- cuzione dell’opera è divenuta impossibile in conseguenza di una causa non imputabile ad alcuna delle parti, il committente deve pagare la parte dell’opera già compiuta, nei limiti in cui è per lui utile, in proporzione del prezzo pattuito per l’opera intera.

1673. (Perimento o deterioramento della cosa). Se, per causa non imputabile ad alcuna delle parti, l’opera perisce o è deteriorata prima che sia accettata dal committente o prima che il committente sia in mora a verificarla, il perimento o il deterioramento è a carico dell’appaltatore, qualora questi abbia fornito la materia.

Se la materia è stata fornita in tutto o in parte dal committente, il perimento o il deterio- ramento dell’opera è a suo carico per quanto riguarda la materia da lui fornita, e per il resto è a carico dell’appaltatore.

1674. (Morte dell’appaltatore). Il contratto di appalto non si scioglie per la morte dell’ap- paltatore, salvo che la considerazione della sua persona sia stata motivo determinante del contratto. Il committente può sempre recedere dal contratto, se gli eredi dell’appaltatore non danno affidamento per la buona esecuzione dell’opera o del servizio.

1675. (Diritti e obblighi degli eredi dell’appaltatore). Nel caso di scioglimento del contratto per morte dell’appaltatore, il committente è tenuto a pagare agli eredi il valore delle opere eseguite, in ragione del prezzo pattuito, e a rimborsare le spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, ma solo nei limiti in cui le opere eseguite e le spese sostenute gli sono utili. Il committente ha diritto di domandare la consegna, verso una congrua indennità, dei materiali preparati e dei piani in via di esecuzione, salve le norme che proteggono le opere dell’ingegno.

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1676. (Diritti degli ausiliari dell’appaltatore verso il committente). Coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda.

1677. (Prestazione continuativa o periodica di servizi). Se l’appalto ha per oggetto prestazioni continuative o periodiche di servizi, si osservano, in quanto compatibili, le norme di questo capo e quelle relative al contratto di somministrazione.

TITOLO I DELLA DISCIPLINA DELLE ATTIVITÀ PROFESSIONALI

CAPO I Disposizioni generali

2060. (Del lavoro). Il lavoro è tutelato in tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali.

2061. (Ordinamento delle categorie professionali). L’ordinamento delle categorie pro- fessionali è stabilito dalle leggi, dai regolamenti, dai provvedimenti dell’autorità governativa (1).

(1) Le parole “e dagli statuti delle associazioni professionali” si intendono abrogate dal D.lgs.lgt. 23/ 11/44 n. 369.

2062. (Esercizio professionale delle attività economiche). L’esercizio professionale delle attività economiche è disciplinato dalle leggi, dai regolamenti (1).

(1) Le parole “e dalle norme corporative” si intendono abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

CAPO II Delle ordinanze corporative e degli accordi economici collettivi

Art. 2063. (Oggetto). (1) (Omissis) Art. 2064 (Formazione e pubblicazione). (1) (Omissis) Art. 2065. (Efficacia). (1) (Omissis) Art. 2066. (Inderogabilità) (1) (Omissis)

(1) Articolo abrogato con la soppressione dell’ordinamento corporativo.

CAPO III Del contratto collettivo di lavoro e delle norme equiparate

2067. (Soggetti). I contratti collettivi di lavoro sono stipulati dalle associazioni professionali

2068. (Rapporti di lavoro sottratti a contratto collettivo). Non possono essere regolati

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da contratto collettivo i rapporti di lavoro, in quanto siano disciplinati con atti della pubblica autorità in conformità della legge.

Sono altresì sottratti alla disciplina del contratto collettivo i rapporti di lavoro concernenti prestazioni di carattere personale o (domestico) (1).

(1) La Corte costituzionale con sentenza 9/4/69 n. 68 ha dichiarato l’illegitimità di tale comma relativamente alle prestazioni di carattere domestico.

2069. (Efficacia). Il contratto collettivo deve contenere l’indicazione della categoria d’im- prenditori e di prestatori di lavoro, ovvero delle imprese o dell’impresa, a cui si riferisce, e del territorio dove ha efficacia.

In mancanza di tali indicazioni il contratto collettivo è obbligatorio per tutti gli imprenditori e i prestatori di lavoro rappresentati dalle associazioni stipulanti.

2070. (Criteri di applicazione). L’appartenenza alla categoria professionale, ai fini dell’ap- plicazione del contratto collettivo, si determina secondo l’attività effettivamente esercitata dall’imprenditore.

Se l’imprenditore esercita distinte attività aventi carattere autonomo, si applicano ai rispet- tivi rapporti di lavoro le norme dei contratti collettivi corrispondenti alle singole attività.

Quando il datore di lavoro esercita non professionalmente un’attività organizzata, si ap- plica il contratto collettivo che regola i rapporti di lavoro relativi alle imprese che esercitano la stessa attività

2071. (Contenuto). Il contratto collettivo deve contenere le disposizioni occorrenti, secon- do la natura del rapporto, (per attuare i principi della Carta del lavoro e) (1) per dare esecu- zione alle norme di questo codice concernenti la disciplina del lavoro, i diritti e gli obblighi degli imprenditori e dei prestatori di lavoro. Deve inoltre indicare le qualifiche e le rispettive mansioni dei prestatori di lavoro appartenenti alla categoria a cui si riferisce la disciplina collettiva.

Deve infine contenere la determinazione della sua durata.

(1) Le parole “per attuare i principi della Carta del lavoro e” sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 14/9/44 n. 287.

2072-2076. (Omissis) (1).

(1) Gli articoli relativi al deposito e pubblicazione del contratto collettivo, alla sua denuncia, all’efficacia dopo la scadenza, all’efficacia nel caso di variazioni nell’inquadramento e al contratto collettivo annullabile, sono stati abrogati dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369 che ha soppresso l’ordinamento corporativo.

2077. (Efficacia del contratto collettivo sul contratto individuale). I contratti individuali di lavoro tra gli appartenenti alle categorie alle quali si riferisce il contratto collettivo devono uniformarsi alle disposizioni di questo. Le clausole difformi dei contratti individuali, preesistenti o successivi al contratto collettivo, sono sostituite di diritto da quelle del contratto collettivo, salvo che contengano speciali condizioni più favorevoli ai prestatori di lavoro.

2078. (Efficacia degli usi). In mancanza di disposizioni di legge e di contratto collettivo si applicano gli usi. Tuttavia gli usi più favorevoli ai prestatori di lavoro prevalgono sulle norme dispositive di legge. Gli usi non prevalgono sui contratti individuali di lavoro.

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2079. (Rapporti di associazione agraria e di affitto a coltivatore diretto). La disciplina del contratto collettivo di lavoro si applica anche ai rapporti di associazione agraria regolati dal capo II del titolo II ed a quelli di affitto a coltivatore diretto del fondo. Tuttavia in questi rapporti il contratto collettivo non deve contenere norme relative al salario, all’orario di lavoro, alle ferie, al periodo di prova, od altre che contrastino con la natura dei rapporti medesimi.

2080. (Colonia parziaria e affitto con obbligo di miglioria). Nei contratti individuali di colonia parziaria e di affitto a coltivatore diretto, con obbligo di miglioria, conservano efficacia le clausole difformi dalle disposizioni del contratto collettivo stipulato durante lo svolgimento del rapporto.

2081. (Omissis) (1).

(1) Articolo, relativo alle norme equiparate al contratto collettivo, abrogato dal D.lgs.lgt. 23/11/44, n. 369.

TITOLO II DEL LAVORO NELL’IMPRESA

CAPO I Dell’impresa in generale

Sezione I DELL’IMPRENDITORE

2082. (Imprenditore). É imprenditore chi esercita professionalmente una attività econo- mica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

2083. (Piccoli imprenditori) Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia.

2084. (Condizioni per l’esercizio dell’impresa). La legge determina le categorie d’im- prese il cui esercizio è subordinato a concessione o autorizzazione amministrativa.

Le altre condizioni per l’esercizio delle diverse categorie d’impresa sono stabilite dalla legge (e dalle norme corporative) (1).

(1) Le parole “e dalle norme corporative” sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2085. (Indirizzo della produzione). Il controllo sull’indirizzo della produzione e degli scambi in relazione all’interesse unitario dell’economia nazionale è esercitato dallo Stato, nei modi previsti dalla legge (e dalle norme corporative) (1). La legge stabilisce altresì i casi e i modi nei quali si esercita la vigilanza dello Stato sulla gestione delle imprese.

(1) Le parole “e dalle norme corporative” sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2086. (Direzione e gerarchia nella impresa). L’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori.

2087. (Tutela delle condizioni di lavoro). L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’eser-

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cizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

2088-2092. (Omissis) (1).

(1) Tali articoli, relativi alla responsabilità dell’impreditore, all’inosservanza degli obblighi dell’impren- ditore, del procedimento e delle sanzioni, si intendono abrogati dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2093. (Imprese esercitate da enti pubblici). Le disposizioni di questo libro si applicano agli enti pubblici inquadrati nelle associazioni professionali.

Agli enti pubblici non inquadrati si applicano le disposizioni di questo libro, limitatamente alle imprese da essi esercitate.

Sono salve le diverse disposizioni della legge.

Sezione II DEI COLLABORATORI DELL’IMPRENDITORE

2094. (Prestatore di lavoro subordinato). É prestatore di lavoro subordinato chi si ob- bliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

2095. (Categorie dei prestatori di lavoro). I prestatori di lavoro subordinato si distinguono in dirigenti, quadri, impiegati e operai (1).

Le leggi speciali (e le norme corporative) (2), in relazione a ciascun ramo di produzione e alla particolare struttura dell’impresa, determinano i requisiti di appartenenza alle indicate categorie.

(1) Comma sostituito dalla L. 13/5/85 n, 190 art. 1. (1) Le parole “e dalle norme corporative” sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

Sezione III DEL RAPPORTO DI LAVORO

Della costituzione del rapporto di lavoro

2096. (Assunzione in prova). Salvo diversa disposizione [delle norme corporative] (1), l’assunzione del prestatore di lavoro per un periodo di prova deve risultare da atto scritto.

L’imprenditore e il prestatore di lavoro sono rispettivamente tenuti a consentire e a fare l’esperimento che forma oggetto del patto di prova.

Durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal contratto, senza obbligo di preavviso o d’indennità. Se però la prova è stabilita per un tempo minimo necessario, la facoltà di recesso non può esercitarsi prima della scadenza del termine.

Compiuto il periodo di prova, l’assunzione diviene definitiva e il servizio prestato si com- puta nell’anzianità del prestatore di lavoro.

(1) Le parole [delle norme corporative] sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369. (2) La Corte Cost. con sentenza 16/12/80 n. 189 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente

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comma nella parte in cui non riconosce il diritto all’indennità di anzianità di cui agli artt. 2120 e 2121 al lavoratore assunto con patto di prova nel corso di recesso dal contratto durante il periodo di prova medesimo.

2097. (Durata del contratto di lavoro). Omissis (1).

(1) Abrogato. Si veda la legge sul lavoro a tempo determinato. (Art. 11 D.Lgs. 6/09/001 n. 368).

2098. (Violazione delle norme sul collocamento dei prestatori di lavoro). Il contratto di lavoro stipulato senza l’osservanza delle disposizioni concernenti la disciplina della doman- da e dell’offerta di lavoro può essere annullato, salva l’applicazione delle sanzioni penali.

La domanda di annullamento è proposta dal pubblico ministero, su denunzia dell’ufficio di collocamento, entro un anno dalla data dell’assunzione del prestatore di lavoro

Dei diritti e degli obblighi delle parti

2099. (Retribuzione). La retribuzione del prestatore di lavoro può essere stabilita a tempo o a cottimo e deve essere corrisposta (nella misura determinata dalle norme corporative) (1), con le modalità e nei termini in uso nel luogo in cui il lavoro viene eseguito.

In mancanza (di norme corporative) (2) di accordo tra le parti, la retribuzione è determinata dal giudice.

Il prestatore di lavoro può anche essere retribuito in tutto o in parte con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura.

(1) (2) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2100. (Obbligatorietà del cottimo). Il prestatore di lavoro deve essere retribuito secondo il sistema del cottimo quando, in conseguenza dell’organizzazione del lavoro, è vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, o quando la valutazione della sua presta- zione è fatta in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

(Le norme corporative determinano i rami di produzione e i casi in cui si verificano le condizioni previste nel comma precedente e stabiliscono i criteri per la formazione delle tariffe) (1).

(1) Comma agrogato dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2101. (Tariffe di cottimo). (Le norme corporative possono stabilire che le tariffe di cottimo non divengano definitive se non dopo un periodo di esperimento. Le tariffe possono essere sostituite o modificate soltanto se intervengono mutamenti nelle condizioni di esecuzione del lavoro, e in ragione degli stessi.

In questo caso la sostituzione o la variazione della tariffa non diviene definitiva se non dopo il periodo di esperimento stabilito dalle norme corporative).

L’imprenditore deve comunicare preventivamente ai prestatori di lavoro i dati riguardanti gli elementi costitutivi della tariffa di cottimo, le lavorazioni da eseguirsi e il relativo compenso unitario.

Deve altresì comunicare i dati relativi alla quantità di lavoro eseguita e al tempo impiegato.

(1) Primo e secondo comma abrogati dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

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2102. (Partecipazione agli utili). (Se le norme corporative) o la convenzione non dispon- gono diversamente, la partecipazione agli utili spettante al prestatore di lavoro è determinata in base agli utili netti dell’impresa, e, per le imprese soggette alla pubblicazione del bilancio, in base agli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato e pubblicato.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2103. (Prestazione del lavoro). Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Ogni patto contrario è nullo (1).

(1) Articolo sostituito dalla L. 20/5/70 n. 300.

2104. (Diligenza del prestatore di lavoro). Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello supe- riore della produzione nazionale. Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerar- chicamente dipende.

2105. (Obbligo di fedeltà). Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

2106. (Sanzioni disciplinari). L’inosservanza delle disposizioni contenute nei due articoli precedenti può dar luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell’infra- zione (e in conformità delle norme corporative) (1).

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2107. (Orario di lavoro). La durata giornaliera e settimanale della prestazione di lavoro non può superare i limiti stabiliti dalle leggi speciali (o dalle norme corporative).

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2108. (Lavoro straordinario e notturno). In caso di prolungamento dell’orario normale, il prestatore di lavoro deve essere compensato per le ore straordinarie con un aumento di retribu- zione rispetto a quella dovuta per il lavoro ordinario. Il lavoro notturno non compreso in regolari turni periodici deve essere parimenti retribuito con una maggiorazione rispetto al lavoro diurno. I limiti entro i quali sono consentiti il lavoro straordinario e quello notturno, la durata di essi e la misura della maggiorazione sono stabiliti dalla legge (o dalle norme corporative).

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(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2109. (Periodo di riposo) Il prestatore di lavoro ha diritto ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica. Ha anche diritto, (dopo un anno d’inin- terrotto servizio) (1), ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. La durata di tale periodo è stabilita dalla legge, (dalle norme corpo- rative) (2), e dagli usi o secondo equità. L’imprenditore deve preventivamente comunicare al prestatore di lavoro il periodo stabilito per il godimento delle ferie.

Non può essere computato nelle ferie il periodo di preavviso indicato nell’art. 2118.

(1) (2) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2110. (Infortunio, malattia, gravidanza, puerperio). In caso d’infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge (o le norme corporative) (1) non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un’indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, (dalle norme corpo- rative) (2), dagli usi o secondo equità.

Nei casi indicati nel comma precedente, l’imprenditore ha diritto di recedere dal contratto a norma dell’art. 2118, decorso il periodo stabilito dalla legge (dalle norme corporative) (3), dagli usi o secondo equità.

Il periodo di assenza dal lavoro per una delle cause anzidette deve essere computato nell’anzianità di servizio.

(1) (2) (3) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2111. (Servizio militare). (La chiamata alle armi per adempiere agli obblighi di leva risolve il contratto di lavoro, salvo diverse disposizioni delle norme corporative) (1).

In caso di richiamo alle armi, si applicano le disposizioni del primo e del terzo comma dell’articolo precedente.

(1) Il comma è stato abrogato implicitamente dal D.lgs. C.P.S. del 13/09/1946, n. 303, il quale dispone la sospensione del rapporto di lavoro (con il diritto del lavoratore alla conservazione del posto) per tutta la durata del servizio di leva.

Art. 2112. (Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda) (1). In caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.

Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.

Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa del ces- sionario. L’effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello.

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Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d’azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all’articolo 2119, primo comma.

Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l’usufrutto o l’affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte del- l’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organiz- zata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento (2).

Nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d’azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all’articolo 1676 (3).

(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.lgs. 2/02/2002, n. 18, e successivamente modificato dal D.lgs. 10/09/2003, n. 276.

(2) Comma così modificato, ex art. 32, comma 1, D.lgs. 10/09/2003, n. 276. (3) Comma aggiunto, ex art. 32, comma 2, D.lgs. 10/09/2003, n. 276.

2113. (Rinunzie e transazioni). Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all’art. 409 del codice di procedura civile, non sono valide. L’impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima.

Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a rendere nota la volontà.

Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla conciliazione intervenuta ai sensi degli articoli 185, 410 e 411 del codice di procedura civile (1).

(1) Articolo sostituito con art. 6, L. 11/8/73 n. 333.

Della previdenza e dell’assistenza

2114. (Previdenza ed assistenza obbligatorie). Le leggi speciali (e le norme corporative) (1) determinano i casi e le forme di previdenza e di assistenza obbligatorie e le contribuzioni e prestazioni relative.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2115. (Contribuzioni). Salvo diverse disposizioni della legge (o delle norme corporative) (1), l’imprenditore e il prestatore di lavoro contribuiscono in parti eguali alle istituzioni di previdenza e di assistenza.

L’imprenditore è responsabile del versamento del contributo, anche per la parte che è a carico del prestatore di lavoro, salvo il diritto di rivalsa secondo le leggi speciali.

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È nullo qualsiasi patto diretto ad eludere gli obblighi relativi alla previdenza o all’assistenza.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2116. (Prestazioni). Le prestazioni indicate nell’art. 2114 sono dovute al prestatore di lavoro, anche quando l’imprenditore non ha versato regolarmente i contributi dovuti alle isti- tuzioni di previdenza e di assistenza, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali (o delle norme corporative) (1).

Nei casi in cui, secondo tali disposizioni, le istituzioni di previdenza e di assistenza, per mancata o irregolare contribuzione, non sono tenute a corrispondere in tutto o in parte le prestazioni dovute, l’imprenditore è responsabile del danno che ne deriva al prestatore di lavoro.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2117. (Fondi speciali per la previdenza e l’assistenza). I fondi speciali per la previdenza e l’assistenza che l’imprenditore abbia costituiti, anche senza contribuzione dei prestatori di lavoro, non possono essere distratti dal fine al quale sono destinati e non possono formare oggetto di esecuzione da parte dei creditori dell’imprenditore o del prestatore di lavoro.

Dell’estinzione del rapporto di lavoro

2118. (Recesso dal contratto a tempo indeterminato). Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti (dalle norme corporative) (1), dagli usi o secondo equità.

In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l’altra parte a un’indennità equiva- lente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

La stessa indennità è dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di lavoro.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2119. (Recesso per giusta causa). Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l’indennità indicata nel secondo comma dell’articolo precedente.

Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell’imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell’azienda.

2120. (Disciplina del trattamento di fine rapporto). In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

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Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua, ai fini del comma precedente, comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

In caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per una delle cause di cui all’articolo 2110, nonché in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve essere computato nella retribuzione di cui al primo comma l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro.

Il trattamento di cui al precedente primo comma, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini dell’applicazione del tasso di rivalutazione di cui al comma precedente per frazioni di anno, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

Il prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non superiore al 70 per cento sul trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.

Le richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo, di cui al precedente comma, e comunque del 4 per cento del numero totale dei dipendenti.

La richiesta deve essere giustificata dalla necessità di: a) eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle compe-

tenti strutture pubbliche; b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile. L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene

detratta, a tutti gli effetti, dal trattamento di fine rapporto. Nell’ipotesi di cui all’articolo 2122 la stessa anticipazione è detratta dall’indennità prevista

dalla norma medesima. Condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti collettivi o da patti

individuali. I contratti collettivi possono altresì stabilire criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione (1).

(1) Articolo sostituito con L. 29/5/82 n. 297.

2121. (Computo dell’indennità di mancato preavviso). L’indennità di cui all’articolo 2118 deve calcolarsi computando le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti ed ogni altro compenso di carattere continuativo, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese. Se il prestatore di lavoro è retribuito in tutto o in parte con provvigioni, con premi di produzione o con partecipazioni, l’indennità suddetta è deter- minata sulla media degli emolumenti degli ultimi tre anni di servizio o del minor tempo di servizio prestato. Fa parte della retribuzione anche l’equivalente del vitto e dell’alloggio dovuto al prestatore di lavoro (1).

(1) Articolo sostituito con L. 29/5/82 n. 297.

2122. (Indennità in caso di morte). In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità

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indicate dagli articoli 2118 e 2120 devono corrispondersi al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.

La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno. In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima.

È nullo ogni patto anteriore alla morte del prestatore di lavoro circa l’attribuzione e la ripartizione delle indennità.

2123. (Forme di previdenza). Salvo patto contrario, l’imprenditore che ha compiuto vo- lontariamente atti di previdenza può dedurre dalle somme da lui dovute a norma degli articoli 2110, 2111 e 2120 quanto il prestatore di lavoro ha diritto di percepire per effetto degli atti medesimi. Se esistono fondi di previdenza formati con il contributo dei prestatori di lavoro, questi hanno diritto alla liquidazione della propria quota, qualunque sia la causa della cessa- zione del contratto.

2124. (Certificato di lavoro). Se non è obbligatorio il libretto di lavoro, all’atto della cessazione del contratto, qualunque ne sia la causa, l’imprenditore deve rilasciare un certi- ficato con l’indicazione del tempo durante il quale il prestatore di lavoro è stato occupato alle sue dipendenze e delle mansioni esercitate.

2125. (Patto di non concorrenza). Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.

La durata del vincolo non può essere superiore ai cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata.

Disposizioni finali

2126. (Prestazione di fatto con violazione di legge). La nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa.

Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione.

2127. (Divieto d’interposizione nel lavoro a cottimo). É vietato all’imprenditore di affi- dare a propri dipendenti lavori a cottimo da eseguirsi da prestatori di lavoro assunti e retribuiti direttamente dai dipendenti medesimi. In caso di violazione di tale divieto, l’imprenditore risponde direttamente, nei confronti dei prestatori di lavoro assunti dal proprio dipendente, degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro da essi stipulati.

2128. (Lavoro a domicilio). Ai prestatori di lavoro a domicilio si applicano le disposizioni di questa sezione, in quanto compatibili con la specialità del rapporto.

2129. (Contratto di lavoro per i dipendenti da enti pubblici). Le disposizioni di questa sezione si applicano ai prestatori di lavoro dipendenti da enti pubblici, salvo che il rapporto sia diversamente regolato dalla legge.

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Sezione IV DEL TIROCINIO

2130. (Durata del tirocinio). Il periodo di tirocinio non può superare i limiti stabiliti (dalle norme corporative) (1) o dagli usi.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2131. (Retribuzione). La retribuzione dell’apprendista non può assumere la forma di salario a cottimo.

2132. (Istruzione professionale). L’imprenditore deve permettere che l’apprendista fre- quenti i corsi per la formazione professionale e deve destinarlo soltanto ai lavori attinenti alla specialità professionale a cui si riferisce il tirocinio.

2133. (Attestato di tirocinio). Alla cessazione del tirocinio, l’apprendista, per il quale non è obbligatorio il libretto di lavoro, ha diritto di ottenere un attestato del tirocinio compiuto.

2134. (Norme applicabili al tirocinio). Al tirocinio si applicano le disposizioni della se- zione precedente, in quanto siano compatibili con la specialità del rapporto e non siano derogate da disposizioni delle leggi speciali o da norme corporative.

CAPO II Dell’impresa agricola

Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI

2135. (Imprenditore agricolo). È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti atti- vità: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazio- ne del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agri- colo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valoriz- zazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patri- monio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

2136. (Inapplicabilità delle norme sulla registrazione). Le norme relative all’iscrizione nel registro delle imprese non si applicano agli imprenditori agricoli, salvo quanto è disposto dall’art. 2200.

2137. (Responsabilità dell’imprenditore agricolo). L’imprenditore, anche se esercita l’impresa su fondo altrui, è soggetto agli obblighi stabiliti dalla legge e (dalle norme corpora- tive) (1) concernenti l’esercizio dell’agricoltura.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

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2138. (Dirigenti e fattori di campagna). I poteri dei dirigenti preposti all’esercizio dell’im- presa agricola e quelli dei fattori di campagna, se non sono determinati per iscritto dal preponente, sono regolati (dalle norme corporative) e, in mancanza, dagli usi.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2139. (Scambio di mano d’opera o di servizi). Tra i piccoli imprenditori agricoli è am- messo lo scambio di mano d’opera o di servizi secondo gli usi.

2140. (Comunioni tacite familiari). (Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato con L. 19/5/75 n. 151.

Sezione II DELLA MEZZADRIA

2141. (Nozione) Nella mezzadria il concedente ed il mezzadro, in proprio e quale capo di una famiglia colonica, si associano per la coltivazione di un podere e per l’esercizio delle attività connesse al fine di dividerne a metà i prodotti e gli utili. È valido tuttavia il patto con il quale taluni prodotti si dividono in proporzioni diverse.

2142. (Famiglia colonica). (Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato con L. 15/9/64 n. 756.

2143. (Mezzadria a tempo indeterminato). La mezzadria a tempo indeterminato s’inten- de convenuta per la durata di un anno agrario, (salvo diverse disposizioni delle norme cor- porative) (1), e si rinnova tacitamente di anno in anno, se non è stata comunicata disdetta almeno sei mesi prima della scadenza nei modi fissati (dalle norme corporative) (2), dalla convenzione o dagli usi.

(1) (2) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2144. (Mezzadria a tempo determinato). La mezzadria a tempo determinato non cessa di diritto alla scadenza del termine. Se non è comunicata disdetta a norma dell’articolo precedente, il contratto s’intende rinnovato di anno in anno.

2145. (Diritti ed obblighi del concedente). Il concedente conferisce il godimento del podere, dotato in quanto occorre per l’esercizio dell’impresa e di un’adeguata casa per la famiglia colonica. La direzione dell’impresa spetta al concedente, il quale deve osservare le norme della buona tecnica agraria.

2146. (Conferimento delle scorte). Le scorte vive e morte sono conferite dal concedente e dal mezzadro in parti uguali, salvo diversa disposizione (delle norme corporative) (1), della convenzione o degli usi.

Le scorte conferite divengono comuni in proporzione dei rispettivi conferimenti.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

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2147. (Obblighi del mezzadro). Il mezzadro è obbligato a prestare, secondo le direttive del concedente e la necessità della coltivazione, il lavoro proprio e quello della famiglia colonica.

È a carico del mezzadro, salve diverse disposizioni (delle norme corporative) (1) della convenzione o degli usi, la spesa della mano d’opera eventualmente necessaria per la nor- male coltivazione del podere.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2148. (Obblighi di residenza e di custodia). Il mezzadro ha l’obbligo di risiedere stabilmente nel podere con la famiglia colonica. Egli deve custodire il podere e mantenerlo in normale stato di produttività. Egli deve altresì custodire e conservare le altre cose affidategli dal concedente, con la diligenza del buon padre di famiglia, e non può, senza il consenso del concedente o salvo uso contrario, svolgere attività a suo esclusivo profitto o compiere prestazioni a favore di terzi.

2149. (Divieto di subconcessione). Il mezzadro non può cedere la mezzadria, né affidare ad altri la coltivazione del podere, senza il consenso del concedente.

2150. (Rappresentanza della famiglia colonica). (Nei rapporti relativi alla mezzadria il mezzadro rappresenta, nei confronti del concedente, i componenti della famiglia colonica) (1).

Le obbligazioni contratte dal mezzadro nell’esercizio della mezzadria sono garantite dai suoi beni e da quelli comuni della famiglia colonica. I componenti della famiglia colonica non rispondono con i loro beni, se non hanno prestato espressa garanzia.

(1) Comma abrogato dalla L. 3/5/82 n. 203.

2151. (Spese per la coltivazione). Le spese per la coltivazione del podere e per l’esercizio delle attività connesse, escluse quelle per la mano d’opera previste dall’art. 2147, sono a carico del concedente e del mezzadro in parti uguali, se non dispongono diversamente le norme corporative, la convenzione o gli usi. Se il mezzadro è sfornito di mezzi propri, il concedente deve anticipare senza interesse, sino alla scadenza dell’anno agrario in corso, le spese indicate nel comma precedente, salvo rivalsa mediante prelevamento sui prodotti e sugli utili.

2152. (Miglioramenti). Il concedente che intende compiere miglioramenti sul podere deve valersi del lavoro dei componenti della famiglia colonica che siano forniti della necessaria capacità lavorativa, e questi sono tenuti a prestarlo verso compenso. La misura del compenso, se non è stabilita (dalle norme corporative) (1) dalla convenzione o dagli usi, è determinata dal giudice, sentite, ove occorra, le associazioni professionali e tenuto conto dell’eventuale incremento di reddito realizzato dal mezzadro.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2153. (Riparazioni di piccola manutenzione). Salvo diverse disposizioni (delle norme corporative) (1), della convenzione o degli usi, sono a carico del mezzadro le riparazioni di piccola manutenzione della casa colonica e degli strumenti di lavoro, di cui egli e la famiglia colonica si servono.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

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2154. (Anticipazioni di carattere alimentare alla famiglia colonica). Se la quota dei prodotti spettante al mezzadro, per scarsezza del raccolto a lui non imputabile, non è suffi- ciente ai bisogni alimentari della famiglia colonica, e questa non è in grado di provvedervi, il concedente deve somministrare senza interesse il necessario per il mantenimento della fami- glia colonica, (salvo rivalsa mediante prelevamento sulla parte dei prodotti e degli utili spettanti al mezzadro) (1). Il giudice, con riguardo alle circostanze, può disporre il rimborso rateale.

(1) Comma abrogato da L. 15/9/64 n. 756.

2155. (Raccolta e divisione dei prodotti). Il mezzadro non può iniziare le operazioni di raccolta senza il consenso del concedente ed è obbligato a custodire i prodotti sino alla divisione. I prodotti sono divisi in natura sul fondo con l’intervento delle parti.

Salvo diverse disposizioni (delle norme corporative) (1), della convenzione o degli usi, il mezzadro deve trasportare ai magazzini del concedente la quota a questo assegnata nella divisione.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2156. (Vendita dei prodotti). La vendita dei prodotti, che in conformità degli usi non si dividono in natura, è fatta dal concedente previo accordo col mezzadro e, in mancanza, sulla base del prezzo di mercato.

La divisione si effettua sul ricavato della vendita, dedotte le spese.

2157. (Diritto di preferenza del concedente). Il mezzadro, nella vendita dei prodotti assegnatigli in natura, deve, a parità di condizioni, preferire il concedente.

2158. (Morte di una delle parti). La mezzadria non si scioglie per la morte del conce- dente. In caso di morte del mezzadro la mezzadria si scioglie alla fine dell’anno agrario in corso, salvo che tra gli eredi del mezzadro vi sia persona idonea a sostituirlo ed i componenti della famiglia colonica si accordino nel designarla.

Se la morte del mezzadro è avvenuta negli ultimi quattro mesi dell’anno agrario, i com- ponenti della famiglia colonica possono chiedere che la mezzadria continui sino alla fine dell’anno successivo, purché assicurino la buona coltivazione del podere. La richiesta deve essere fatta entro due mesi dalla morte del mezzadro, o, se ciò non è possibile, prima dell’inizio del nuovo anno agrario.

In tutti i casi, se il podere non è coltivato con la dovuta diligenza, il concedente può fare eseguire a sue spese i lavori necessari, salvo rivalsa mediante prelevamento sui prodotti e sugli utili.

2159. (Scioglimento del contratto). Salve le norme generali sulla risoluzione dei contratti per inadempimento, ciascuna delle parti può chiedere lo scioglimento del contratto quando si verificano fatti tali da non consentire la prosecuzione del rapporto.

2160. (Trasferimento del diritto di godimento del fondo). Se viene trasferito il diritto di godimento del fondo, la mezzadria continua nei confronti di chi subentra al concedente, salvo che il mezzadro, entro un mese dalla notizia del trasferimento, dichiari di recedere dal con- tratto. In tal caso il recesso ha effetto alla fine dell’anno agrario in corso o di quello successivo, se non è comunicato almeno tre mesi prima della fine dell’anno agrario in corso.

I crediti e i debiti del concedente verso il mezzadro risultanti dal libretto colonico passano

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a chi subentra nel godimento del fondo, salva per i debiti la responsabilità sussidiaria dell’ori- ginario concedente.

2161. (Libretto colonico). Il concedente deve istituire un libretto colonico da tenersi in due esemplari, uno per ciascuna delle parti.

Il concedente deve annotare di volta in volta su entrambi gli esemplari i crediti e i debiti delle parti relativi alla mezzadria, con indicazione della data e del fatto che li ha determinati.

Le annotazioni devono, alla fine dell’anno agrario, essere sottoscritte per accettazione dal concedente e dal mezzadro. Il mezzadro deve presentare il libretto colonico al concedente per le annotazioni e per i saldi annuali.

2162. (Efficacia probatoria del libretto colonico). Le annotazioni eseguite sui due esemplari del libretto colonico fanno prova a favore e contro ciascuno dei contraenti, se il mezzadro non ha reclamato entro novanta giorni dalla consegna del libretto fattagli dal con- cedente.

Se una delle parti non presenta il proprio libretto, fa fede quello presentato. In ogni caso le annotazioni delle partite fanno prova contro chi le ha scritte. Con la sottoscrizione delle parti alla chiusura annuale del conto colonico, questo si intende

approvato. Le risultanze del conto possono essere impugnate soltanto per errori materiali, omissioni, falsità e duplicazioni di partite entro novanta giorni dalla consegna del libretto al mezzadro.

2163. (Assegnazione delle scorte al termine della mezzadria). Salvo diverse disposi- zioni (delle norme corporative) (1), della convenzione o degli usi, l’assegnazione delle scorte al termine della mezzadria deve farsi secondo le norme seguenti:

1) se si tratta di scorte vive, secondo la specie, il sesso, il numero, la qualità e il peso, ovvero, in mancanza di tali determinazioni, secondo il valore, tenuto conto della differenza di esso tra il tempo del conferimento e quello della riconsegna;

2) se si tratta di scorte morte circolanti, per quantità e qualità, valutando le eccedenze e le diminuzioni in base ai prezzi di mercato nel tempo della riconsegna;

3) se si tratta di scorte morte fisse, per specie, quantità, qualità e stato d’uso.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

Sezione III DELLA COLONIA PARZIARIA

2164. (Nozione). Nella colonia parziaria il concedente ed uno o più coloni si associano per la coltivazione di un fondo e per l’esercizio delle attività connesse, al fine di dividerne i prodotti e gli utili. La misura della ripartizione dei prodotti e degli utili è stabilita (dalle norme corporative) (1), dalla convenzione o dagli usi.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal D.lgs.lgt. 23/11/44 n. 369.

2165. (Durata). La colonia parziaria è contratta per il tempo necessario affinché il colono possa svolgere e portare a compimento un ciclo normale di rotazione delle colture praticate nel fondo. Se non si fa luogo a rotazioni di colture, la colonia non può avere una durata inferiore a due anni.

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2166. (Obblighi del concedente). Il concedente deve consegnare il fondo in istato di servire alla produzione alla quale è destinato.

2167. (Obblighi del colono). Il colono deve prestare il lavoro proprio secondo le direttive del concedente e le necessità della coltivazione. Egli deve custodire il fondo e mantenerlo in normale stato di produttività; deve altresì custodire e conservare le altre cose affidategli dal concedente con la diligenza del buon padre di famiglia.

2168. (Morte di una delle parti). La colonia parziaria non si scioglie per la morte del concedente. In caso di morte del colono, si applicano a favore degli eredi di questo le disposizioni del secondo, terzo e quarto comma dell’art. 2158.

2169. (Rinvio). Sono applicabili alla colonia parziaria le norme dettate per la mezzadria negli artt. 2145, secondo comma, 2147, secondo comma, 2149, 2151, secondo comma, 2152, 2155, 2156, 2157, 2159, 2160 e 2163, nonché quelle concernenti la tenuta e l’efficacia probatoria del libretto colonico, qualora le parti l’abbiano d’accordo istituito.

Sezione IV DELLA SOCCIDA

Disposizioni generali

2170. (Nozione). Nella soccida il soccidante e il soccidario si associano per l’allevamento e lo sfruttamento di una certa quantità di bestiame e per l’esercizio delle attività connesse, al fine di ripartire l’accrescimento del bestiame e gli altri prodotti e utili che ne derivano.

L’accrescimento consiste tanto nei parti sopravvenuti, quanto nel maggior valore intrinseco che il bestiame abbia al termine del contratto.

Della soccida semplice

2171. (Nozione). Nella soccida semplice il bestiame è conferito dal soccidante. La stima del bestiame all’inizio del contratto non ne trasferisce la proprietà al soccidario. La stima deve indicare il numero, la razza, la qualità, il sesso, il peso e l’età del bestiame

e il relativo prezzo di mercato. La stima serve di base per determinare il prelevamento a cui ha diritto il soccidante alla fine del contratto, a norma dell’art. 2181.

2172. (Durata del contratto). Se nel contratto non è stabilito un termine, la soccida ha la durata di tre anni. Alla scadenza del termine il contratto non cessa di diritto, e la parte che non intende rinnovarlo deve darne disdetta almeno sei mesi prima della scadenza o nel maggior termine fissato dalle norme corporative, dalla convenzione o dagli usi.

Se non è data disdetta, il contratto s’intende rinnovato di anno in anno.

2173. (Direzione dell’impresa e assunzione di mano d’opera). La direzione dell’impresa spetta al soccidante, il quale deve esercitarla secondo le regole della buona tecnica dell’alleva- mento. La scelta di prestatori di lavoro, estranei alla famiglia del soccidario, deve essere fatta col consenso del soccidante, anche quando secondo la convenzione o gli usi la relativa spesa è posta a carico del soccidario.

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2174. (Obblighi del soccidario). Il soccidario deve prestare, secondo le direttive del soccidante, il lavoro occorrente per la custodia e l’allevamento del bestiame affidatogli, per la lavorazione dei prodotti e per il trasporto sino ai luoghi di ordinario deposito.

Il soccidario deve usare la diligenza del buon allevatore.

2175. (Perimento del bestiame). Il soccidario non risponde del bestiame che provi essere perito per causa a lui non imputabile, ma deve rendere conto delle parti recuperabili.

2176. (Reintegrazione del bestiame conferito). Nella soccida stipulata per un tempo non inferiore a tre anni, qualora durante la prima metà del periodo contrattuale perisca la maggior parte del bestiame inizialmente conferito, per causa non imputabile al soccidario, questi può chiederne la reintegrazione con altri capi di valore intrinseco eguale a quello che i capi periti avevano all’inizio del contratto, tenuto conto del numero, della razza, della qualità, del sesso, del peso e dell’età.

Se il soccidante non provvede alla reintegrazione, il soccidario può recedere dal contratto.

2177. (Trasferimento dei diritti sul bestiame). Se la proprietà o il godimento del bestia- me dato a soccida viene trasferito ad altri, il contratto non si scioglie, e i crediti e i debiti del soccidante, derivanti dalla soccida, passano all’acquirente in proporzione della quota acqui- stata, salva per i debiti la responsabilità sussidiaria del soccidante.

Se il trasferimento riguarda la maggior parte del bestiame, il soccidario può, nel termine di un mese da quando ha avuto conoscenza del trasferimento, recedere dal contratto con effetto dalla fine dell’anno in corso.

2178. (Accrescimenti, prodotti, utili e spese). Gli accrescimenti, i prodotti, gli utili e le spese si dividono tra le parti secondo le proporzioni stabilite dalle norme corporative, dalla convenzione o dagli usi. È nullo il patto per il quale il soccidario debba sopportare nella perdita una parte maggiore di quella spettantegli nel guadagno.

2179. (Morte di una delle parti). La soccida non si scioglie per la morte del soccidante. In caso di morte del soccidario si osservano, in quanto applicabili, nei riguardi degli eredi

le disposizioni del secondo, terzo e quarto comma dell’art. 2158.

2180. (Scioglimento del contratto). Salve le norme generali sulla risoluzione dei contratti per inadempimento, ciascuna delle parti può chiedere lo scioglimento del contratto, quando si verificano fatti tali da non consentire la prosecuzione del rapporto.

2181. (Prelevamento e divisione al termine del contratto). Al termine del contratto le parti procedono a nuova stima del bestiame.

Il soccidante preleva, d’accordo con il soccidario, un complesso di capi che, avuto riguardo al numero, alla razza, al sesso, al peso, alla qualità e all’età, sia corrispondente alla consi- stenza del bestiame apportato all’inizio della soccida. Il di più si divide a norma dell’art. 2178.

Se non vi sono capi sufficienti ad eguagliare la stima iniziale, il soccidante prende quelli che rimangono.

Della soccida parziaria

2182. (Conferimento del bestiame). Nella soccida parziaria il bestiame è conferito da entrambi i contraenti nelle proporzioni convenute.

Essi divengono comproprietari del bestiame in proporzione del rispettivo conferimento.

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2183. (Reintegrazione del bestiame conferito). Nella soccida stipulata per un tempo non inferiore a tre anni, qualora durante la prima metà del periodo contrattuale perisca per causa non imputabile al soccidario la maggior parte del bestiame inizialmente conferito, e i contraenti non si accordino per la reintegrazione, ciascuno di essi ha diritto di recedere dal contratto.

Salvo diverso accordo delle parti, il recesso ha effetto con la fine dell’anno in corso. Il bestiame rimasto è diviso tra le parti nella proporzione indicata nell’art. 2184. Se è convenuto che nella divisione del bestiame da farsi alla scadenza del contratto sia

attribuita ad uno dei contraenti una quota maggiore di quella corrispondente al suo conferi- mento, tale quota deve essere ridotta in rapporto alla minor durata della soccida.

2184. (Divisione del bestiame, dei prodotti e degli utili). Gli accrescimenti, i prodotti, gli utili, le spese e, al termine del contratto, il bestiame conferito si dividono nella proporzione stabilita dalle norme corporative, dalla convenzione o dagli usi.

2185. (Rinvio). Per quanto non è disposto dagli articoli precedenti, si applicano alla soccida parziaria le disposizioni relative alla soccida semplice.

Della soccida con conferimento di pascolo

2186. (Nozione e norme applicabili). Si ha rapporto di soccida anche quando il bestiame è conferito dal soccidario e il soccidante conferisce il terreno per il pascolo.

In tal caso il soccidario ha la direzione dell’impresa e al soccidante spetta il controllo della gestione. Si osservano inoltre le disposizioni dell’art. 2184 e, in quanto applicabili, quelle dettate per la soccida semplice.

Sezione V DISPOSIZIONE FINALE

2187. (Usi). Nei rapporti di associazione agraria regolati dalle sezioni II, III e IV di questo capo, per quanto non è espressamente disposto, si applicano, in mancanza di convenzioni, gli usi.

CAPO III Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione

Sezione I DEL REGISTRO DELLE IMPRESE

2188. (Registro delle imprese). É istituito il registro delle imprese per le iscrizioni previste dalla legge. Il registro è tenuto dall’ufficio del registro delle imprese sotto la vigilanza di un giudice delegato dal presidente del tribunale. Il registro è pubblico.

2189. (Modalità dell’iscrizione). Le iscrizioni nel registro sono eseguite su domanda sottoscritta dall’interessato. Prima di procedere all’iscrizione, l’ufficio del registro deve accertare l’autenticità della sottoscrizione e il concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione.

Il rifiuto dell’iscrizione deve essere comunicato con raccomandata al richiedente. Questi può ricorrere entro otto giorni al giudice del registro, che provvede con decreto.

2190. (Iscrizione d’ufficio). Se un’iscrizione obbligatoria non è stata richiesta, l’ufficio del

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registro invita mediante raccomandata l’imprenditore a richiederla entro un congruo termine. Decorso inutilmente il termine assegnato, il giudice del registro può ordinarla con decreto.

2191. (Cancellazione d’ufficio). Se un’iscrizione è avvenuta senza che esistano le con- dizioni richieste dalla legge, il giudice del registro, sentito l’interessato, ne ordina con decreto la cancellazione.

2192. (Ricorso contro il decreto del giudice del registro). Contro il decreto del giudice del registro emesso a norma degli articoli precedenti, l’interessato, entro quindici giorni dalla comunicazione, può ricorrere al tribunale dal quale dipende l’ufficio del registro.

Il decreto che pronunzia sul ricorso deve essere iscritto d’ufficio nel registro.

2193. (Efficacia dell’iscrizione). I fatti dei quali la legge prescrive l’iscrizione, se non sono stati iscritti, non possono essere opposti ai terzi da chi è obbligato a richiederne l’iscrizione, a meno che questi provi che i terzi ne abbiano avuto conoscenza.

L’ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive l’iscrizione non può essere opposta dai terzi dal momento in cui l’iscrizione è avvenuta.

Sono salve le disposizioni particolari della legge.

2194. (Inosservanza dell’obbligo d’iscrizione). Salvo quanto disposto dagli articoli 2626 e 2634, chiunque omette di richiedere l’iscrizione nei modi e nel termine stabiliti dalla legge, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire ventimila a lire un milione.

Sezione II DELL’OBBLIGO DI REGISTRAZIONE

2195. (Imprenditori soggetti a registrazione). Sono soggetti all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

1) un’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi; 2) un’attività intermediaria nella circolazione dei beni; 3) un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria; 4) un’attività bancaria o assicurativa; 5) altre attività ausiliari delle precedenti. Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali

si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.

2196. (Iscrizione dell’impresa). Entro trenta giorni dall’inizio dell’impresa l’imprenditore che esercita un’attività commerciale deve chiedere l’iscrizione all’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione stabilisce la sede, indicando:

1) il cognome e il nome, il nome del padre, la cittadinanza [e la razza]; 2) la ditta; 3) l’oggetto dell’impresa; 4) la sede dell’impresa; 5) il cognome e il nome degli institori e procuratori. [All’atto della richiesta l’impreditore deve depositare la sua firma autografa e quelle dei

suoi institori e procuratori]. L’imprenditore deve inoltre chiedere l’iscrizione delle modificazioni relative agli elementi

suindicati e della cessazione dell’impresa, entro trenta giorni da quello in cui le modificazioni o la cessazione si verificano.

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2197. (Sedi secondarie). L’imprenditore che istituisce nel territorio dello Stato sedi secon- darie con una rappresentanza stabile deve, entro trenta giorni, chiederne l’iscrizione all’ufficio del registro delle imprese del luogo dove è la sede principale dell’impresa.

Nello stesso termine la richiesta deve essere fatta all’ufficio del luogo nel quale è istituita la sede secondaria, indicando altresì la sede principale, e il cognome e il nome del rappre- sentante preposto alla sede secondaria. [Il rappresentante deve depositare presso il mede- simo ufficio la sua firma autografa].

La disposizione del secondo comma si applica anche all’imprenditore che ha all’estero la sede principale dell’impresa. L’imprenditore che istituisce sedi secondarie con rappresentanza stabile all’estero deve, entro trenta giorni, chiederne l’iscrizione all’ufficio del registro nella cui circoscrizione si trova la sede principale.

2198. (Minori, interdetti e inabilitati). I provvedimenti di autorizzazione all’esercizio di un’impresa commerciale da parte di un minore emancipato o di un inabilitato o nell’interesse di un minore non emancipato o di un interdetto e i provvedimenti con i quali l’autorizzazione viene revocata devono essere comunicati senza indugio a cura del cancelliere all’ufficio del registro delle imprese per l’iscrizione.

2199. (Indicazione dell’iscrizione). L’imprenditore deve indicare negli atti e nella corri- spondenza, che si riferiscono all’impresa, il registro presso il quale è iscritto.

2200. (Società). Sono soggette all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese le società costituite secondo uno dei tipi regolati nei capi III e seguenti del titolo V e le società cooperative, anche se non esercitano un’attività commerciale.

L’iscrizione delle società nel registro delle imprese è regolata dalle disposizioni dei titoli V e VI.

2201. (Enti pubblici). Gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale sono soggetti all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese.

2202. (Piccoli imprenditori). Non sono soggetti all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese i piccoli imprenditori

Sezione III DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER LE IMPRESE COMMERCIALI

Della rappresentanza

2203. (Preposizione institoria). É institore colui che è preposto dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale.

La preposizione può essere limitata all’esercizio di una sede secondaria o di un ramo particolare dell’impresa.

Se sono preposti più institori, questi possono agire disgiuntamente, salvo che nella pro- cura sia diversamente disposto.

2204. (Poteri dell’institore). L’institore può compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa a cui è preposto, salve le limitazioni contenute nella procura. Tuttavia non può alienare o ipotecare i beni immobili del preponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato. L’institore può stare in giudizio in nome del preponente per le obbligazioni dipen- denti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è preposto.

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2205. (Obblighi dell’institore). Per le imprese o le sedi secondarie alle quali è preposto, l’institore è tenuto, insieme con l’imprenditore, all’osservanza delle disposizioni riguardanti l’iscrizione nel registro delle imprese, e la tenuta delle scritture contabili.

2206. (Pubblicità della procura). La procura con sottoscrizione del preponente autenticata deve essere depositata per l’iscrizione presso il competente ufficio del registro delle imprese. In mancanza dell’iscrizione, la rappresentanza si reputa generale e le limitazioni di essa non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conoscevano al momento della conclusione dell’affare.

2207. (Modificazione e revoca della procura). Gli atti con i quali viene successivamente limitata o revocata la procura devono essere depositati, per l’iscrizione nel registro delle imprese, anche se la procura non fu pubblicata.

In mancanza dell’iscrizione, le limitazioni o la revoca non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conoscevano al momento della conclusione dell’affare.

2208. (Responsabilità personale dell’institore). L’institore è personalmente obbligato se omette di far conoscere al terzo che egli tratta per il preponente; tuttavia il terzo può agire anche contro il preponente per gli atti compiuti dall’institore, che siano pertinenti all’esercizio dell’impresa a cui è preposto.

2209. (Procuratori). Le disposizioni degli articoli 2206 e 2207 si applicano anche ai procuratori, i quali, in base a un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad esso.

2210. (Poteri dei commessi dell’imprenditore). I commessi dell’imprenditore, salve le limitazioni contenute nell’atto di conferimento della rappresentanza, possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati.

Non possono tuttavia esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni o sconti che non sono d’uso, salvo che siano a ciò espressamente autorizzati.

2211. (Poteri di deroga alle condizioni generali di contratto). I commessi, anche se autorizzati a concludere contratti in nome dell’imprenditore, non hanno il potere di derogare alle condizioni generali di contratto o alle clausole stampate sui moduli dell’impresa, se non sono muniti di una speciale autorizzazione scritta.

2212. (Poteri dei commessi relativi agli affari conclusi). Per gli affari da essi con- clusi, i commessi dell’imprenditore sono autorizzati a ricevere per conto di questo le dichia- razioni che riguardano l’esecuzione del contratto e i reclami relativi alle inadempienze contrattuali.

Sono altresì legittimati a chiedere provvedimenti cautelari nell’interesse dell’imprenditore.

2213. (Poteri dei commessi preposti alla vendita). I commessi preposti alla vendita nei locali dell’impresa possono esigere il prezzo delle merci da essi vendute, salvo che alla riscossione sia palesemente destinata una cassa speciale.

Fuori dei locali dell’impresa non possono esigere il prezzo, se non sono autorizzati o se non consegnano quietanza firmata dall’imprenditore.

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Le carte fondam entali

Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 6

Delle scritture contabili (1)

2214. (Libri obbligatori e altre scritture contabili). L’imprenditore che esercita un’attività commerciale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari.

Deve altresì tenere le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite.

Le disposizioni di questo paragrafo non si applicano ai piccoli imprenditori.

(1) Si veda l’art. 10 D.P.R. 28/12/00 n. 445, come modificato dall’art. 6, D.lgs. 23/01/02 n. 10.

2215. (Libro giornale e libro degli inventari). I libri contabili, prima di essere messi in uso, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina e bollati in ogni foglio dall’ufficio del registro delle imprese o da un notaio secondo le disposizioni delle leggi speciali.

L’ufficio del registro o il notaio deve dichiarare nell’ultima pagina dei libri il numero dei fogli che li compongono.

Il libro giornale e il libro degli inventari devono essere numerati progressivamente e non sono soggetti a bollatura né a vidimazione (1).

(1) Art. così sostituito dall’art. 8 della L. 18/10/01 n. 383.

2216 (Contenuto del libro giornale). Il libro giornale deve indicare giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio dell’impresa.

2217. (Redazione dell’inventario). L’inventario deve redigersi all’inizio dell’esercizio del- l’impresa e successivamente ogni anno, e deve contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività relative all’impresa, nonché delle attività e delle passività dell’impren- ditore estranee alla medesima.

L’inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite, il quale deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite subite. Nelle valutazioni di bilancio l’imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i bilanci delle società per azioni, in quanto applicabili.

L’inventario deve essere sottoscritto dall’imprenditore entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte dirette.

2218. (Bollatura facoltativa). L’imprenditore può far bollare nei modi indicati nell’articolo 2215 gli altri libri da lui tenuti.

2219. (Tenuta della contabilità). Tutte le scritture devono essere tenute secondo le norme di un’ordinata contabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee e senza trasporti in margine. Non vi si possono fare abrasioni e, se è necessaria qualche cancellazione, questa deve eseguirsi in modo che le parole cancellate siano leggibili.

2220. (Conservazione delle scritture contabili). Le scritture devono essere conservate per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione.

Per lo stesso periodo devono conservarsi le fatture, le lettere e i telegrammi ricevuti e le copie delle fatture, delle lettere e dei telegrammi spediti.

Le scritture e documenti di cui al presente articolo possono essere conservati sotto forma

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di registrazioni su supporti di immagini, sempre che le registrazioni corrispondano ai documen- ti e possano in ogni momento essere rese leggibili con mezzi messi a disposizione dal soggetto che utilizza detti supporti.

Dell’insolvenza

2221. (Fallimento e concordato preventivo). Gli imprenditori che esercitano un’attività commerciale, esclusi gli enti pubblici e i piccoli imprenditori, sono soggetti, in caso d’insolven- za, alle procedure del fallimento e del concordato preventivo, salve le disposizioni delle leggi speciali.

TITOLO III DEL LAVORO AUTONOMO

CAPO I Disposizioni generali

2222. (Contratti d’opera). Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispet- tivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordi- nazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV.

2223. (Prestazione della materia). Le disposizioni di questo capo si osservano anche se la materia è fornita dal prestatore d’opera, purché le parti non abbiano avuto prevalentemente in considerazione la materia, nel qual caso si applicano le norme sulla vendita.

2224. (Esecuzione dell’opera). Se il prestatore d’opera non procede all’esecuzione del- l’opera secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine, entro il quale il prestatore d’opera deve conformarsi a tali condizioni.

Trascorso inutilmente il termine fissato, il committente può recedere dal contratto, salvo il diritto al risarcimento dei danni.

2225. (Corrispettivo). Il corrispettivo, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe professionali o gli usi, è stabilito dal giudice in relazione al risultato ottenuto e al lavoro normalmente necessario per ottenerlo.

2226. (Difformità e vizi dell’opera). L’accettazione espressa o tacita dell’opera libera il prestatore d’opera dalla responsabilità per difformità o per vizi della medesima, se all’atto dell’accettazione questi erano noti al committente o facilmente riconoscibili, purché in questo caso non siano stati dolosamente occultati.

Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare le difformità e i vizi occulti al prestatore d’opera entro otto giorni dalla scoperta. L’azione si prescrive entro un anno dalla consegna.

I diritti del committente nel caso di difformità o di vizi dell’opera sono regolati dall’art. 1668.

2227. (Recesso unilaterale dal contratto). Il committente può recedere dal contratto, ancorché sia iniziata l’esecuzione dell’opera, tenendo indenne il prestatore d’opera delle spese, del lavoro eseguito e del mancato guadagno.

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Le carte fondam entali

Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 6

2228. (Impossibilità sopravvenuta dell’esecuzione dell’opera). Se l’esecuzione del- l’opera diventa impossibile per causa non imputabile ad alcuna delle parti, il prestatore d’opera ha diritto ad un compenso per il lavoro prestato in relazione all’utilità della parte dell’opera compiuta.

CAPO II Delle professioni intellettuali

2229. (Esercizio delle professioni intellettuali). La legge determina le professioni intel- lettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi.

L’accertamento dei requisiti per la iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei me- desimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali, sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversamente.

Contro il rifiuto dell’iscrizione o la cancellazione dagli albi o elenchi, e contro i provvedi- menti disciplinari che importano la perdita o la sospensione del diritto all’esercizio della professione è ammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali.

2230. (Prestazione d’opera intellettuale). Il contratto che ha per oggetto una prestazione d’opera intellettuale è regolato dalle norme seguenti e, in quanto compatibili con queste e con la natura del rapporto, dalle disposizioni del capo precedente.

Sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

2231. (Mancanza d’iscrizione). Quando l’esercizio di un’attività professionale è condizio- nata all’iscrizione in un albo o elenco, la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli dà azione per il pagamento della retribuzione. La cancellazione dall’albo o elenco risolve il contratto in corso, salvo il diritto del prestatore d’opera al rimborso delle spese incontrate e a un compenso adeguato all’utilità del lavoro compiuto.

2232. (Esecuzione dell’opera). Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’inca- rico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità (1228), dei sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incom- patibile con l’oggetto della prestazione.

2233. (Compenso). Il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere de- terminato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associa- zione professionale a cui il professionista appartiene.

In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione.

Gli avvocati, i procuratori e i patrocinatori non possono, neppure per interposta persona, stipulare con i loro clienti alcun patto relativo ai beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, sotto pena di nullità e dei danni.

2234. (Spese e acconti). Il cliente, salvo diversa pattuizione, deve anticipare al prestatore d’opera le spese occorrenti al compimento dell’opera e corrispondere, secondo gli usi, gli acconti sul compenso.

2235. (Divieto di ritenzione). Il prestatore d’opera non può ritenere le cose e i documenti ricevuti, se non per il periodo strettamente necessario alla tutela dei propri diritti secondo le leggi professionali.

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2236. (Responsabilità del prestatore d’opera). Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave.

2237. (Recesso). Il cliente può recedere dal contratto, rimborsando al prestatore d’opera le spese sostenute e pagando il compenso per l’opera svolta.

Il prestatore d’opera può recedere dal contratto per giusta causa. In tal caso egli ha diritto al rimborso delle spese fatte e al compenso per l’opera svolta, da determinarsi con riguardo al risultato utile che ne sia derivato al cliente. Il recesso del prestatore d’opera deve essere esercitato in modo da evitare pregiudizio al cliente.

2238. (Rinvio). Se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organiz- zata in forma d’impresa, si applicano anche le disposizioni del titolo II.

In ogni caso, se l’esercente una professione intellettuale impiega sostituti o ausiliari, si applicano le disposizioni delle sezioni II, III e IV del capo I del titolo II.

TITOLO IV DEL LAVORO SUBORDINATO IN PARTICOLARI RAPPORTI

CAPO I Disposizioni generali

2239. (Norme applicabili). I rapporti di lavoro subordinato che non sono inerenti all’eser- cizio di un’impresa sono regolati dalle disposizioni delle sezioni II, III e IV del capo I del titolo II, in quanto compatibili con la specialità del rapporto.

CAPO II Del lavoro domestico

2240. (Norme applicabili). Il rapporto di lavoro che ha per oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico è regolato dalle disposizioni di questo capo e, in quanto più favorevoli al prestatore di lavoro, dalla convenzione e dagli usi.

2241. (Periodo di prova). Il patto di prova si presume per i primi otto giorni.

2242. (Vitto, alloggio e assistenza). Il prestatore di lavoro ammesso alla convivenza familiare ha diritto, oltre alla retribuzione in danaro, al vitto, all’alloggio e, per le infermità di breve durata, alla cura e all’assistenza medica.

Le parti devono contribuire alle istituzioni di previdenza e di assistenza, nei casi e nei modi stabiliti dalla legge.

2243. (Periodo di riposo). Il prestatore di lavoro, oltre al riposo settimanale secondo gli usi, ha diritto, (dopo un anno di ininterrotto servizio) (1), ad un periodo di ferie retribuito, che non può essere inferiore a otto giorni.

(1) Vedi carte costituzionali sent. 17/2/69 n. 16.

2244. (Recesso). Al contratto di lavoro domestico sono applicabili le norme sul recesso volontario e per giusta causa, stabilite negli articoli 2118 e 2119.

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Le carte fondam entali

Codice civile Parte – Tit. I – Par. 6

Il periodo di preavviso non può essere inferiore a otto giorni o, se l’anzianità di servizio è superiore a due anni, a quindici giorni.

2245. (Indennità di anzianità). In caso di cessazione del contratto è devoluta al prestatore di lavoro un’indennità proporzionale agli anni di servizio, salvo il caso di licenziamento per colpa di lui o di dimissioni volontarie.

L’ammontare dell’indennità è determinata sulla base dell’ultima retribuzione in danaro, nella misura di otto giorni per ogni anno di servizio.

Se gli usi lo stabiliscono, l’indennità è dovuta anche nel caso di dimissioni volontarie.

2246. (Certificato di lavoro). Alla cessazione del contratto il prestatore di lavoro ha diritto al rilascio di un certificato che attesti la natura delle mansioni disimpegnate e il periodo di servizio prestato.

TITOLO V DELLE SOCIETÀ

(ARTICOLI ESTRATTI)

CAPO II Della società semplice

2257. (Amministrazione disgiuntiva). Salvo diversa pattuizione, l’amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri.

Se l’amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, ciascun socio amministratore ha diritto di opporsi all’operazione che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta.

La maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili, decide sull’opposizione.

2258. (Amministrazione congiuntiva). Se l’amministrazione spetta congiuntamente a più soci, è necessario il consenso di tutti i soci amministratori per il compimento delle operazioni sociali.

Se è convenuto che per l’amministrazione o per determinati atti sia necessario il consenso della maggioranza, questa si determina a norma dell’ultimo comma dell’articolo precedente.

Nei casi preveduti da questo articolo, i singoli amministratori non possono compiere da soli alcun atto, salvo che vi sia urgenza di evitare un danno alla società.

2259. (Revoca della facoltà di amministrare). La revoca dell’amministratore nominato con il contratto sociale non ha effetto se non ricorre una giusta causa.

L’amministratore nominato con atto separato è revocabile secondo le norme sul mandato. La revoca per giusta causa può in ogni caso essere chiesta giudizialmente da ciascun

socio.

CAPO III Della società in nome collettivo

2298. (Rappresentanza della società). L’amministratore che ha la rappresentanza della società può compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dall’atto costitutivo o dalla procura. Le limitazioni non sono opponibili ai terzi, se non sono iscritte nel registro dele imprese o se non si prova che i terzi ne hanno avuto conoscenza.

[Gli amministratori che hanno la rappresentanza sociale devono, entro quindici giorni dalla

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notizia della nomina, depositare presso l’ufficio del registro delle imprese le loro firme auto- grafe] (1).

(1) Comma abrogato ex art. 33, c. 1, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999).

CAPO IV Della società in accomandita semplice

2319. (Nomina e revoca degli amministratori). Se l’atto costitutivo non dispone diver- samente, per la nomina degli amministratori e per la loro revoca nel caso indicato nel secondo comma dell’articolo 2259 sono necessari il consenso dei soci accomandatari e l’approvazione di tanti soci accomandanti che rappresentino la maggioranza del capitale da essi sottoscritto.

CAPO V Società per azioni

2380. (Amministrazione della società). L’amministrazione della società può essere affi- data anche a non soci.

Quando l’amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione.

Se l’atto costitutivo non stabilisce il numero degli amministratori, ma ne indica solamente un numero massimo e minimo, la determinazione spetta all’assemblea.

Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi membri il presidente, se questi non è nominato dall’assemblea.

2380bis. (Amministrazione della società) (1). La gestione dell’impresa spetta esclusiva- mente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale.

L’amministrazione della società può essere affidata anche a non soci. Quando l’amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di

amministrazione. Se lo statuto non stabilisce il numero degli amministratori, ma ne indica solamente un

numero massimo e minimo, la determinazione spetta all’assemblea. Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi componenti il presidente, se questi non è

nominato dall’assemblea.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2382. Cause d’ineleggibilità e di decadenza. Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi (1).

(1) Questo articolo è rimasto invariata anche a seguito dell’emanazione del D.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (Riforma delle società).

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Le carte fondam entali

Codice civile Prima – Tit. I – Par. 6

2383. Nomina e revoca degli amministratori (1). La nomina degli amministratori spetta all’assemblea, fatta eccezione per i primi amministratori, che sono nominati nell’atto costitutivo e salvo il disposto degli articoli 2458 e 2459.

La nomina degli amministratori non può essere fatta per un periodo superiore a tre anni. Gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, e sono

revocabili dall’assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell’atto costitutivo, salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa.

Entro trenta giorni (2) dalla notizia della loro nomina gli amministratori devono chiederne l’iscrizione nel registro delle imprese indicando per ciascuno di essi il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza. [Nello stesso termine gli amministratori che hanno la rappresentanza della società devono depositare presso l’ufficio del registro delle imprese le loro firme autografe] (3).

[Dell’avvenuta iscrizione prevista dal comma precedente deve farsi menzione nel Bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata] (4).

La pubblicità prevista dal comma precedente (5) deve indicare se gli amministratori cui è attribuita la rappresentanza della società hanno il potere di agire da soli o se debbono agire congiuntamente.

Le cause di nullità o di annullabilità della nomina degli amministratori che hanno la rappre- sentanza della società non sono opponibili ai terzi dopo l’adempimento della pubblicità di cui al quarto [e quinto] (6) comma, salvo che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza.

(1) Questo articolo è stato così sostituito, ex art. 4, con l’emanazione del D.P.R. 29-12-1969, n. 1127 (Modificazioni alle norme del codice civile sulle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata).

(2) Le parole “quindici giorni” precedentemente previste sono state sostituite dai “trenta giorni” ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999).

(3) Tutto il periodo è stato abrogato ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999). (4) Il comma è stato abrogato ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999). (5) Le parole “dai due commi precedenti” previste in precedenza sono state sostituite dalle “dal comma

precedente” ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999). (6) La parentesi quadra racchiude tutte le parole soppresse ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di

semplificazione 1999).

2383. Nomina e revoca degli amministratori (1). La nomina degli amministratori spetta all’assemblea, fatta eccezione per i primi amministratori, che sono nominati nell’atto costitutivo, e salvo il disposto degli articoli 2351, 2449 e 2450.

Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi, e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica.

Gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili dall’assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell’atto costitutivo, salvo il diritto del- l’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa.

Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina gli amministratori devono chiederne l’iscri- zione nel registro delle imprese indicando per ciascuno di essi il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza, nonché a quali tra essi è attribuita la rappre- sentanza della società, precisando se disgiuntamente o congiuntamente.

Le cause di nullità o di annullabilità della nomina degli amministratori che hanno la rappre- sentanza della società non sono opponibili ai terzi dopo l’adempimento della pubblicità di cui al quarto comma, salvo che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/ 10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

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2384. Poteri di rappresentanza (1). Gli amministratori che hanno la rappresentanza della società possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salvo le limitazioni che risultano dalla legge o dall’atto costitutivo.

Le limitazioni al potere di rappresentanza che risultano dall’atto costitutivo o dallo statuto, anche se pubblicate, non sono opponibili ai terzi, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società.

(1) L’articolo è stato sostituito ex art. 5, D.P.R. 29-12-1969, n. 1127.

2384. Poteri di rappresentanza (1). Il potere di rappresentanza attribuito agli amministra- tori dallo statuto o dalla deliberazione di nomina è generale.

Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2384bis. Atti che eccedono i limiti dell’oggetto sociale (1). L’estraneità all’oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della società non può essere opposta ai terzi in buona fede (2).

(1) L’articolo è stato introdotto ex art. 6, in seguito all’entrata in vigore del D.P.R. 29-12-1969, n. 1127. (2) Questo articolo, più ampiamente riformulato nel D.lgs. del 17 gennaio 2003, n. 6 (Riforma delle

società), non è stata prevista in uno specifico articolo.

2385. Cessazione degli amministratori. L’amministratore che rinunzia all’ufficio deve darne comunicazione scritta al consiglio d’amministrazione e al presidente del collegio sinda- cale. La rinunzia ha effetto immediato, se rimane in carica la maggioranza del consiglio di amministrazione, o, in caso contrario, dal momento in cui la maggioranza del consiglio si è ricostituita in seguito all’accettazione dei nuovi amministratori.

La cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione è stato ricostituito.

La cessazione degli amministratori dall’ufficio per qualsiasi causa deve essere iscritta entro trenta giorni (1) nel registro delle imprese a cura del collegio sindacale [e pubblicata nel Bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata] (2) (3).

(1) Le parole “quindici giorni” sono sostituite dai “trenta giorni” ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999).

(2) Il comma dapprima è stato così sostituito ex art. 7, D.P.R. 29-12-1969, n. 1127 e successivamente vi è stata la soppressione delle parole fra parentesi quadra, ex art. 33, L. 24-11-2000, n. 340 (Legge di semplificazione 1999).

(3) Questo articolo, così come rubricato e previsto, è rimasto invariato anche a seguito dell’emana- zione del D.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (Riforma delle società).

2386. Sostituzione degli amministratori. Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare

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uno o più amministratori, gli altri provvedono a sostituirli con deliberazione approvata dal collegio sindacale. Gli amministratori così nominati restano in carica fino alla prossima assemblea.

Se viene meno la maggioranza degli amministratori, quelli rimasti in carica devono convo- care l’assemblea perché provveda alla sostituzione dei mancanti.

Gli amministratori nominati dall’assemblea scadono insieme con quelli in carica all’atto della loro nomina.

Se vengono a cessare l’amministratore unico o tutti gli amministratori, l’assemblea per la sostituzione dei mancanti deve essere convocata d’urgenza dal collegio sindacale, il quale può compiere nel frattempo gli atti di ordinaria amministrazione.

2386. Sostituzione degli amministratori (1). Se nel corso dell’esercizio vengono a man- care uno o più amministratori, gli altri provvedono a sostituirli con deliberazione approvata dal collegio sindacale, purché la maggioranza sia sempre costituita da amministratori nominati dall’assemblea. Gli amministratori così nominati restano in carica fino alla prossima assemblea.

Se viene meno la maggioranza degli amministratori, quelli rimasti in carica devono convo- care l’assemblea perché provveda alla sostituzione dei mancanti.

Salvo diversa disposizione dello statuto o dell’assemblea, gli amministratori nominati ai sensi del comma precedente scadono insieme con quelli in carica all’atto della loro nomina.

Se particolari disposizioni dello statuto prevedono che a seguito della cessazione di taluni amministratori cessi l’intero consiglio, l’assemblea per la nomina del nuovo consiglio è convocata d’urgenza dagli amministratori rimasti in carica; lo statuto può prevedere l’applicazione in tal caso di quanto disposto nel successivo comma.

Se vengono a cessare l’amministratore unico o tutti gli amministratori, l’assemblea per la nomina dell’amministratore o dell’intero consiglio deve essere convocata d’urgenza dal collegio sindacale, il quale può compiere nel frattempo gli atti di ordinaria amministrazione.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2389. Compensi degli amministratori. I compensi e le partecipazioni agli utili spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti nell’atto costitutivo o dall’assemblea.

La rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dell’atto costitutivo è stabilita dal consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale.

2389. Compensi degli amministratori (1). I compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esectivo sono stabiliti all’atto della nomina o dall’assemblea.

Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili o dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione.

La rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello sta- tuto è stabilita dal consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale. Se lo statuto lo prevede, l’assemblea può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

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2390. Divieto di concorrenza. Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, nè esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi, salvo autorizzazione dell’assemblea.

Per l’inosservanza di tale divieto l’amministratore può essere revocato dall’ufficio e risponde dei danni.

2390. Divieto di concorrenza (1). Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, né esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi, né essere amministratori o direttori generali in società concorrenti, salvo autorizzazione dell’assemblea.

Per l’inosservanza di tale divieto l’amministratore può essere revocato dall’ufficio e risponde dei danni.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2391. Conflitto d’interessi. L’amministratore, che in una determinata operazione ha, per conto proprio o di terzi, interesse in conflitto con quello della società, deve darne notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale, e deve astenersi dal partecipare alle deliberazioni riguardanti l’operazione stessa.

In caso d’inosservanza, l’amministratore risponde delle perdite che siano derivate alla so- cietà dal compimento dell’operazione.

La deliberazione del consiglio, qualora possa recare danno alla società, può, entro tre mesi dalla sua data, essere impugnata dagli amministratori assenti o dissenzienti e dai sindaci se, senza il voto dell’amministratore che doveva astenersi, non si sarebbe raggiunta la maggioranza richiesta. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.

2391. Interessi degli amministratori (1). L’amministratore deve dare notizia agli altri am- ministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata; se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l’operazione, inve- stendo della stessa l’organo collegiale.

Nei casi previsti dal precedente comma la deliberazione del consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società dell’operazione.

Nei casi di inosservanza a quanto disposto nei due precedenti commi del presente articolo ovvero nel caso di deliberazioni del consiglio o del comitato esecutivo adottate con il voto determinante dell’amministratore interessato, le deliberazioni medesime, qualora possano reca- re danno alla società, possono essere impugnate dagli amministratori e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro data; l’impugnazione non può essere proposta da chi ha consen- tito con il proprio voto alla deliberazione se sono stati adempiuti gli obblighi di informazione previsti dal primo comma. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.

L’amministratore risponde dei danni derivati alla società dalla sua azione od omissione. L’amministratore risponde altresì dei danni che siano derivati alla società dalla utilizzazione

a vantaggio proprio o diterzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi nell’esercizio del suo incarico.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/

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2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2392. Responsabilità verso la società. Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo con la diligenza del mandatario, e sono solidal- mente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori sono solidalmente responsabili se non hanno vigilato sul generale andamento della gestione o se, essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conse- guenze dannose.

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

2392. Responsabilità verso la società (1). Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dan- nose.

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2394. Responsabilità verso i creditori sociali. Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

In caso di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa della società, l’azione spetta al curatore del fallimento o al comissario liquidatore.

La rinunzia all’azione da parte della società non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria, quando ne ricorrono gli estremi.

2394. Responsabilità verso i creditori sociali (1). Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

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L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

La rinunzia all’azione da parte della società non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria, quando ne ricorrono gli estremi.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2395. Azione individuale del socio e del terzo. Le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori.

2395. Azione individuale del socio e del terzo (1). Le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori.

L’azione può essere esercitata entro cinque anni dal compimento dell’atto che ha pregiudi- cato il socio o il terzo.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2396. Direttori generali. Le disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori si applicano anche ai direttori nominati dall’assemblea o per disposizione dell’atto costitutivo, in relazione ai compiti loro affidati.

2396. Direttori generali (1). Le disposizioni che regolano la responsabilità degli amministra- tori si applicano anche ai direttori nominati dall’assemblea o per disposizione dello statuto, in relazione ai compiti loro affidati, salve le azioni esercitabili in base al rapporto di lavoro con la società.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

CAPO VI Della società in accomandita per azioni

2465. Soci accomandatari. L’atto costitutivo deve indicare i soci accomandatari. I soci accomandatari sono di diritto amministratori e sono soggetti agli obblighi degli am-

ministratori della società per azioni, escluso quello della cauzione (1).

(1) L’obbligo di cauzione è stato abrogato ex art. 24, legge 4 giugno 1985, n. 281.

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2455. Soci accomandatari. L’atto costitutivo deve indicare i soci accomandatari. I soci accomandatari sono di diritto amministratori e sono soggetti agli obblighi degli am-

ministratori della società per azioni (1).

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

TITOLO VI DELLE IMPRESE COOPERATIVE E DELLE MUTUE ASSICURATRICI

CAPO I Delle imprese cooperative

Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI.

2511. Società cooperative. Le imprese che hanno scopo mutualistico possono costituirsi come società cooperative a responsabilità illimitata o limitata, secondo le disposizioni seguenti.

2511. Società cooperative (1). Le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2512. Enti mutualistici. Gli enti mutualistici diversi dalle società sono regolati dalle leggi speciali.

2512. Cooperativa a mutualità prevalente (1). Sono società cooperative a mutualità pre- valente, in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che:

1) svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi;

2) si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni la- vorative dei soci;

3) si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

Le società cooperative a mutualità prevalente si iscrivono in un apposito albo, presso il quale depositano annualmente i propri bilanci.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2513. Società cooperative a responsabilità illimitata. Nelle società cooperative a respon- sabilità illimitata per le obbligazioni sociali risponde la società con il suo patrimonio e, in caso di liquidazione coatta amministrativa o di fallimento, rispondono in via sussidiaria i soci solidal- mente e illimitatamente a norma dell’articolo 2541.

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2513. Criteri per la definizione della prevalenza (1). Gli amministratori e i sindaci docu- mentano la condizione di prevalenza di cui al precedente articolo nella nota integrativa al bilancio, evidenziando contabilmente i seguenti parametri:

a) i ricavi dalle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci sono superiori al cinquanta per cento del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni ai sensi dell’articolo 2425, primo comma, punto A1;

b) il costo del lavoro dei soci è superiore al cinquanta per cento del totale del costo del lavoro di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B9;

c) il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per beni conferiti dai soci è rispettivamente superiore al cinquanta per cento del totale dei costi dei servizi di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B7, ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o conferite, di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B6.

Quando si realizzano contestualmente più tipi di scambio mutualistico, la condizione di prevalenza è documentata facendo riferimento alla media ponderata delle percentuali delle lettere precedenti.

Nelle cooperative agricole la condizione di prevalenza sussiste quando la quantità o il valore dei prodotti conferiti dai soci è superiore al cinquanta per cento della quantità o del valore totale dei prodotti.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/ 10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2514. Società cooperative a responsabilità limitata. Nelle società cooperative a responsa- bilità limitata per le obbligazioni sociali risponde la società con il suo patrimonio. Le quote di parte- cipazione possono essere rappresentate da azioni. L’atto costitutivo può stabilire che in caso di liquidazione coatta amministrativa o di fallimento della società ciascun socio risponda sussidiariamente e solidalmente per una somma multipla della propria quota a norma dell’articolo 2541.

2514. Requisiti delle cooperative a mutualità prevalente (1). Le cooperative a mutualità prevalente devono prevedere nei propri statuti:

a) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;

b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;

c) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori; d) l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale,

dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Le cooperative deliberano l’introduzione e la soppressione delle clausole di cui al comma precedente con le maggoranze previste per l’assemblea straordinaria.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/ 10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

Sezione II COSTITUZIONE

2518. Atto costitutivo. La società deve costituirsi per atto pubblico.

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Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 6

L’atto costitutivo deve indicare: 1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio, la cittadinanza dei soci; 2) la denominazione, la sede della società e le eventuali sedi secondarie; 3) l’oggetto sociale; 4) se la società è a responsabilità illimitata o limitata e, in questo caso, se il capitale sociale

è ripartito in azioni e l’eventuale responsabilità sussidiaria dei soci; 5) la quota di capitale sottoscritta da ciascun socio, i versamenti eseguiti e, se il capitale

è ripartito in azioni, il valore nominale di queste; 6) il valore dei crediti e dei beni conferiti in natura; 7) le condizioni per l’ammissione dei soci e il modo e il tempo in cui devono essere eseguiti

i conferimenti; 8) le condizioni per l’eventuale recesso e per l’esclusione dei soci; 9) le norme secondo le quali devono essere ripartiti gli utili, la percentuale massima degli

utili ripartibili e la destinazione che deve essere data agli utili residui; 10) le forme di convocazione dell’assemblea, in quanto si deroghi alle disposizioni di legge; 11) il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra essi hanno la rappre-

sentanza sociale; 12) il numero dei componenti il collegio sindacale; 13) la durata della società; 14) l’importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico

della società. Lo statuto contenente le norme relative al funzionamento della società, anche se forma

oggetto di atto separato, si considera parte integrante dell’atto costitutivo e deve essere a questo allegato.

2521. Atto costitutivo (1). La società deve costituirsi per atto pubblico. L’atto costitutivo stabilisce le regole per lo svolgimento dell’attività mutualistica e può pre-

vedere che la società svolga la propria attività anche con terzi. L’atto costitutivo deve indicare: 1) il cognome e il nome o la denominazione, il luogo e la data di nascita o di costituzione,

il domicilio o la sede, la cittadinanza dei soci; 2) la denominazione, e il comune ove è posta la sede della società e le eventuali sedi

secondarie; 3) la indicazione specifica dell’oggetto sociale con riferimento ai requisiti e gli interessi dei soci; 4) la quota di capitale sottoscritta da ciascun socio, i versamenti eseguiti e, se il capitale

è ripartito in azioni, il loro valore nominale; 5) il valore attribuito ai crediti e ai beni conferiti in natura; 6) i requisiti e le condizioni per l’ammissione dei soci e il modo e il tempo in cui devono

essere eseguiti i conferimenti; 7) le condizioni per l’eventuale recesso o per la esclusione dei soci; 8) le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni; 9) le forme di convocazione dell’assemblea, in quanto si deroga alle disposizioni di legge; 10) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri,

indicando quali tra essi hanno la rappresentanza della società; 11) il numero dei componenti del collegio sindacale; 12) la nomina dei primi amministratori e sindaci; 13) l’importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico

delle società. Lo statuto contenente le norme relative al funzionamento della società, anche se forma

oggetto di atto separato, si considera parte integrante dell’atto costitutivo. I rapporti tra la società e i soci possono essere disciplinati da regolamenti che determinano

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i criteri e le regole inerenti allo svolgimento dell’attività mutualistica tra la società e i soci. I regolamenti, quando non costituiscono parte integrante dell’atto costitutivo, sono predisposti dagli amministratori e approvati dall’assemblea con le maggioranze previste per le assemblee straordinarie.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2522. Numero dei soci (1). Per costituire una società cooperativa è necessario che i soci siano almeno nove.

Può essere costituita una società cooperativa da almeno tre soci quando i medesimi sono persone fisiche e la società adotta le norme della società a responsabilità limitata.

Se successivamente alla costituzione il numero dei soci diviene inferiore a quello stabilito nei precedenti commi, esso deve essere integrato nel termine massimo di un anno, trascorso il quale la società si scioglie e deve essere posta in liquidazione.

La legge determina il numero minimo di soci necessario per la costituzione di particolari categorie di cooperative.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/ 2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

Sezione IV DEGLI ORGANI SOCIALI

2532. Assemblea. Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti da almeno tre mesi nel libro dei soci.

Ogni socio ha un voto, qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni. Tuttavia nelle società cooperative con partecipazione di persone giuridiche l’atto costitutivo

può attribuire a queste più voti, ma non oltre cinque, in relazione all’ammontare della quota o delle azioni, oppure al numero dei loro membri.

Le maggioranze richieste per la regolarità della costituzione delle assemblee e per la validità delle deliberazioni sono calcolate secondo il numero dei voti spettanti ai soci. L’atto costitutivo può determinare le maggioranze necessarie in deroga agli articoli 2368 e 2369.

Il voto può essere dato per corrispondenza, se ciò è ammesso dall’atto costitutivo. In tal caso l’avviso di convocazione dell’assemblea deve contenere per esteso la deliberazione proposta.

2535. Amministratori e sindaci. Gli amministratori devono essere soci o mandatari di persone giuridiche socie. Essi devono prestare cauzione nella misura e nei modi stabiliti dall’atto costitutivo, salvo che da questo ne siano esonerati.

L’atto costitutivo può prevedere che uno o più amministratori o sindaci siano scelti tra gli appartenenti alle diverse categorie dei soci, in proporzione dell’interesse che ciascuna categoria ha nell’attività sociale. Non si applicano le disposizioni del secondo e del terzo comma dell’ar- ticolo 2397.

La nomina di uno o più amministratori o sindaci può essere attribuita dall’atto costitutivo allo Stato o ad enti pubblici.

In ogni caso la nomina della maggioranza degli amministratori e dei sindaci è riservata all’assemblea dei soci.

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2538. Assemblea (1). Nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti da almeno tre mesi nel libro dei soci.

Ciascun socio cooperatore ha un voto, qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute. L’atto costitutivo determina i limiti al diritto di voto degli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori.

Ai soci cooperatori persone giuridiche l’atto costitutivo può attribuire più voti, ma non oltre cinque, in relazione all’ammontare della quota oppure al numero dei loro membri.

Nelle cooperative in cui i soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso l’integrazione delle rispettive imprese o di talune fasi di esse, l’atto costitutivo può prevedere che il diritto di voto sia attribuito in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico. Lo statuto stabilisce un limite per il voto plurimo per tali categorie di soci, in modo che nessuno di essi possa esprimere più del decimo dei voti in ciascuna assemblea generale. In ogni caso, ad essi non può essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti o rappresentati in ciascuna assemblea generale.

Le maggioranze richieste per la costituzione delle assemblee e per la validità delle deliberazioni sono determinate dall’atto costitutivo e sono calcolate secondo il numero dei voti spettanti ai soci.

L’atto costitutivo può prevedere che il voto venga espresso per la corrispondenza, ovvero mediante altri mezzi di telecomunicazione. In tal caso l’avviso di convocazione deve contenere per esteso la deliberazione proposta. Se sono poste in votazione proposte diverse da quelle indicate nell’avviso di convocazione, i voti espressi per corrispondenza non si computano ai fini della regolare costituzione dell’assemblea.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/ 10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

2542. Consiglio di amministrazione (1). La nomina degli amministratori spetta all’assem- blea fatta eccezione per i primi amministratori che sono nominati nell’atto costitutivo e salvo quanto disposto nell’ultimo comma del presente articolo.

La maggioranza degli amministratori è scelta tra i soci cooperatori ovvero tra le persone indicate dai soci cooperatori persone giuridiche.

Nelle società cooperative cui si applica la disciplina delle società per azioni, l’atto costitutivo stabilisce i limiti al cumulo delle cariche e alla rieleggibilità degli amministratori nel limite mas- simo di tre mandati consecutivi.

L’atto costitutivo può prevedere che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti alle diverse categorie dei soci, in proporzione dell’interesse che ciascuna categoria ha nell’at- tività sociale. In ogni caso, ai possessori di strumenti finanziari non può essere attribuito il diritto di eleggere più di un terzo degli amministratori.

La nomina di uno o più amministratori può essere attribuita dall’atto costitutivo allo Stato o ad enti pubblici. In ogni caso, la nomina della maggioranza degli amministratori è riservata all’assemblea.

(1) Questo articolo entrerà in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2004 ex art. 1 e ss. del D.Lgs. 17/01/2003, n. 6: Riforma organica della disciplina delle forme di capitale e Società cooperative in attuazione della L. 3/ 10/2001, n. 366 (Riforma delle società).

Sezione VI DELLO SCIOGLIMENTO E DELLA LIQUIDAZIONE (Omissis)

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TITOLO VII DELL’ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE

2549. (Nozione). Con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.

2550. (Pluralità di associazioni). Salvo patto contrario, l’associante non può attribuire partecipazioni per la stessa impresa o per lo stesso affare ad altre persone senza il consenso dei precedenti associati.

2551. (Diritti ed obbligazioni dei terzi). I terzi acquistano diritti e assumono obbligazioni soltanto verso l’associante.

2552. (Diritti dell’associato e dell’associante). La gestione dell’impresa o dell’affare spetta all’associante.

Il contratto può determinare quale controllo possa esercitare l’associato sull’impresa o suillo svolgimento dell’affare per cui l’associazione è stata contratta.

In ogni caso l’associato ha dirittto al rendiconto dell’affare compiuto, o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di un anno.

2553. (Divisione degli utili e delle perdite). Salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’as- sociato non possono superare il valore del suo apporto.

2554. (Partecipazione agli utili e alle perdite). Le disposizioni degli articoli 2551 e 2552 si applicano anche al contratto di cointeressenza agli utili di un’impresa senza partecipazione alle perdite e al contratto con il quale un contraente attribuisce la partecipazione agli utili ed alle perdite della sua impresa, senza il corrispettivo di un determinato apporto.

Per le partecipazioni agli utili attribuite ai prestatori di lavoro resta salva la disposizione dell’articolo 2102.

LIBRO V DEL LAVORO

TITOLO X DELLA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA

Sezione II DELLA CONCORRENZA SLEALE

2598. (Atti di concorrenza sleale). Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza sleale chiunque:

1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente;

2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente;

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Le carte fondam entali

Codice civile Parte I – Tit. I – Par. 6

3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

2599. (Sanzioni). La sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la con- tinuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti.

2600. (Risarcimento del danno). Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l’autore è tenuto al risarcimento dei danni.

In tale ipotesi può essere ordinata la pubblicazione della sentenza. Accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume.

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ta liSTATUTO

DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

ANNOTATO CON LA PIÙ RECENTE GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ L. 20 MAGGIO 1970, N. 300

(Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento)

Statuto dei diritti dei lavoratori

TITOLO I DELLA LIBERTÁ E DIGNITÁ DEL LAVORATORE

1. (Libertà di opinione). I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.

Cass. Sez. Lav. 24/05/2001 n. 7091 L’esercizio da parte del lavoratore, anche

se investito della carica di rappresentante sin- dacale, del diritto di critica delle decisioni aziendali (manifestata, nella specie, attraver- so la diffusione di alcuni volantini all’esterno dell’azienda), sebbene sia garantito dagli art. 21 e 39 cost., incontra i limiti della correttez- za formale che sono imposti dall’esigenza, anch’essa costituzionalmente garantita (art. 2 cost.), di tutela della persona umana, an- che quando la critica venga espressa nella forma della satira; ne consegue che, ove tali limiti siano superati, con l’attribuzione all’im- presa datoriale od ai suoi rappresentanti di qualità apertamente disonorevoli, di riferimenti volgari e infamanti e di deformazioni tali da

suscitare il disprezzo e il dileggio, il compor- tamento del lavoratore può costituire giusta causa di licenziamento, pur in mancanza degli elementi soggettivi ed oggettivi costitutivi della fattispecie penale della diffamazione.

Cass. Sez. Lav. 22/08/1997 n. 7884 La condotta inerente alla vita privata del

lavoratore, di norma irrilevante ai fini della lesione del rapporto fiduciario tra dipendente e datore di lavoro, assume rilevanza a tale fine e può integrare giusta causa di licenzia- mento qualora fatti e comportamenti estranei alla sfera del contratto siano tali, per la loro gravità e natura, da far venire meno quella fiducia che integra presupposto essenziale della collaborazione tra datore e prestatore di lavoro.



Parte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

2. (Guardie giurate). Il datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate, di cui agli artt. 133 e seguenti del T.U. approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773, soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale.

Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti diversi da quelli che attengono alla tutela del patrimonio aziendale.

È fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza sull’attività lavorativa le guardie di cui al primo comma, le quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale attività, durante lo svolgimento della stessa, se non eccezional- mente per specifiche e motivate esigenze attinenti ai compiti di cui al primo comma.

In caso di inosservanza da parte di una guardia particolare giurata delle disposizioni di cui al presente articolo, l’Ispettorato del lavoro ne promuove presso il questore la sospensione dal servizio, salvo il provvedimento di revoca della licenza da parte del prefetto nei casi più gravi.

Cass. Sez. Lav. 12/06/2002 n.8388 Le norme poste dagli art. 2 e 3 l. 300/70 a

tutela della libertà e dignità del lavoratore delimitano la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzione nell’am- bito dell’azienda (rispettivamente con poteri di polizia giudiziaria a tutela del patrimonio aziendale e di controllo della prestazione lavorativa), ma non escludono il potere del- l’imprenditore, ai sensi degli art. 2086 e 2104 c.c., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempi- mento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, gia commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità di control-

lo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino nè il prin- cipio di correttezza e buona fede nell’esecu- zione dei rapporti, nè il divieto di cui all’art. 4 della stessa l. 300/70, riferito esclusivamente all’usi di apparecchiature per il controllo a distanza (non applicabile analogicamente, siccome penalmente sanzionato). Sono per- tanto legittimi, in quanto estranei alle previ- sioni delle suddette norme, gli accertamenti operati dall’imprenditore attraverso agenti investigatori incaricati di controllare, durante l’orario di lavoro, se il dipendente aveva omesso di registrare gli acquisti fatti da clienti si un supermercato e di rilasciare lo scontri- no fiscale.

Cass. Sez. Lav. 2/03/2002 n. 3039 La disposizione di cui all’art. 3 legge n. 300

del 1970 - secondo la quale i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono es- sere comunicati ai lavoratori interessati - non ha fatto venire meno il potere dell’imprendi- tore, ai sensi degli art. 2086 e 2104 c.c., di controllare, direttamente o mediante l’orga- nizzazione gerarchica che a lui fa capo e che

3. (Personale di vigilanza). I nominativi e le mansioni specifiche del perso- nale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati.

è conosciuta dai dipendenti, l’adempimento delle prestazioni cui costoro sono tenuti e, così, di accertare eventuali mancanze speci- fiche dei dipendenti medesimi, già commes- se o in corso di esecuzione, e ciò indipen- dentemente dalle modalità con cui sia stato compiuto il controllo, il quale, attesa la sud- detta posizione particolare di colui che lo effettua, può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino nè il prin-

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ta licipio di correttezza e buona fede nell’attua-

zione del rapporto di lavoro, nè il divieto di cui all’art. 4 della stessa legge n. 300 del 1970, riferito esclusivamente all’uso di appa- recchiature per il controllo a distanza e non applicabile analogicamente, siccome penal- mente sanzionato.

Cass. Sez. Lav. 12/06/2002 n. 8388 Le norme poste dagli art. 2 e 3 l. 300/70

a tutela della libertà e dignità del lavoratore delimitano la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzione nel- l’ambito dell’azienda (rispettivamente con poteri di polizia giudiziaria a tutela del patri- monio aziendale e di controllo della presta- zione lavorativa), ma non escludono il pote- re dell’imprenditore, ai sensi degli art. 2086 e 2104 c.c., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerar-

chica l’adempimento delle prestazioni lavo- rative e quindi di accertare mancanze spe- cifiche dei dipendenti, gia commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemen- te dalle modalità di controllo, che può legit- timamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino nè il principio di corret- tezza e buona fede nell’esecuzione dei rap- porti, nè il divieto di cui all’art. 4 della stessa l. 300/70, riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza (non applicabile analogicamente, siccome penalmente sanzionato).

Sono pertanto legittimi gli accertamenti operati dall’imprenditore atttraverso agenti in- vestigatori incaricati di controllare, durante l’orario di lavoro, se il dipendente aveva omesso di registrare gli acquisti fatti da clienti di un supermercato e di rilasciare lo scontri- no fiscale.

4. (Impianti audiovisivi). È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.

Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali azien- dali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, det- tando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.

Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondano alle caratte- ristiche di cui al secondo comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l’Ispet- torato del lavoro provvede entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, dettando all’occorrenza le prescrizioni per l’adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti.

Contro i provvedimenti dell’Ispettorato del lavoro, di cui ai precedenti secon- do e terzo comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo articolo 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comu- nicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

Cass. Sez. Lav. 2/03/2002 n. 3039 La disposizione di cui all’art. 3 legge n. 300

del 1970 - secondo la quale i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono es-

sere comunicati ai lavoratori interessati - non ha fatto venire meno il potere dell’imprendi- tore, ai sensi degli art. 2086 e 2104 c.c., di controllare, direttamente o mediante l’orga- nizzazione gerarchica che a lui fa capo e che

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è conosciuta dai dipendenti, l’adempimento delle prestazioni cui costoro sono tenuti e, così, di accertare eventuali mancanze speci- fiche dei dipendenti medesimi, già commes- se o in corso di esecuzione, e ciò indipen- dentemente dalle modalità con cui sia stato compiuto il controllo, il quale, attesa la sud- detta posizione particolare di colui che lo effettua, può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino nè il prin- cipio di correttezza e buona fede nell’attua- zione del rapporto di lavoro, nè il divieto di cui all’art. 4 della stessa legge n. 300 del 1970, riferito esclusivamente all’uso di appa- recchiature per il controllo a distanza e non applicabile analogicamente, siccome penal- mente sanzionato.

Cass. Sez. Lav. 3/04/2002 n.4746 Ai fini dell’operatività del divieto di utilizzo

di apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori previsto dall’art. 4 legge n. 300 del 1970, è necessario che il controllo riguardi (direttamente o indirettamen- te) l’attività lavorativa, mentre devono ritener- si certamente fuori dell’ambito di applicazio- ne della norma sopra citata i controlli diretti ad accertare condotte illecite del lavoratore (cosiddetti controlli difensivi), quali, ad esem- pio, i sistemi di controllo dell’accesso ad aule riservate o, come nella specie, gli apparecchi di rilevazione di telefonate ingiustificate..

Cass. Sez. Lav. 12/06/2002 n.8388

Le norme poste dagli art. 2 e 3 l. 300/70 a tutela della libertà e dignità del lavoratore delimitano la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzione nell’am- bito dell’azienda (rispettivamente con poteri di polizia giudiziaria a tutela del patrimonio aziendale e di controllo della prestazione lavorativa), ma non escludono il potere del- l’imprenditore, ai sensi degli art. 2086 e 2104 c.c., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempi- mento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, gia commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità di control- lo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino nè il prin- cipio di correttezza e buona fede nell’esecu- zione dei rapporti, nè il divieto di cui all’art. 4 della stessa l. 300/70, riferito esclusiva- mente all’uso di apparecchiature per il con- trollo a distanza (non applicabile analogica- mente, siccome penalmente sanzionato). Sono pertanto legittimi, in quanto estranei alle previsioni delle suddette norme, gli accerta- menti operati dall’imprenditore attraverso agenti investigatori incaricati di controllare, durante l’orario di lavoro, se il dipendente aveva omesso di registrare gli acquisti fatti da clienti di un supermercato e di rilasciare lo scontrino fiscale

Cass. Sez. Lav. 12/02/2003 n. 2104 In materia di accertamenti sanitari da par-

te del datore di lavoro nei confronti del lavo- ratore, l’art. 5 della L. 300/70 prevede, a tu- tela del lavoratroe, che il controllo dell’idonei- tà fisica del medesimo possa essere esegui-

5. (Accertamenti sanitari). Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sull’idoneità e sull’infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipen- dente.

Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attra- verso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda.

Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare l’idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico.

to, sia in fase di preassunzione sia in corso di rapporto, solo attraverso enti pubblici o istituti specializzati di diritto pubblico. Tale qualificato controllo stragiudiziale costituisce, per il datore di lavoro, una mera facoltà, il cui mancato esercizio non gli preclude di far

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta livalere in sede giudiziale l’inidoneità fisica del

lavoratore come causa di risoluzione del rap- porto e di chiederne accertamento attraverso gli opportuni mezzi istruttori, non meno ga- rantistici del controllo stragiudiziale anzidetto; anche l’accertamento stragiudiziale eseguito ai sensi della norma richiamata, infatti, è sin- dacabile in sede giudiziaria.

Cass. Sez. Lav. 30/01/2002 n.1247 Le norme relative alle fasce orarie di repe-

ribilità che il lavoratore deve osservare ai fini del controllo del suo stato di malattia in caso di assenza dal lavoro (di cui all’art. 5, comma 14, del d.l. n. 463 del 1983, convertito nella legge n. 638 del 1983) riguardano soltanto gli accertamenti relativi alle malattie ordinarie (espressamente previsti dalla citata disposi- zione) e non anche quelli sullo stato di inabilità conseguente ad infortuni sul lavoro, non po- tendo la disposizione stessa non interpretarsi restrittivamente, data la sua incidenza sul diritto del lavoratore quale cittadino alla libertà di movimento sul territorio dello Stato, previsto dall’art. 16 cost. Nè tale contenuto precettivo pone la disposizione considerata in contrasto con gli art. 3 e 41 cost. atteso che: l’esigenza di collaborazione del lavoratore per rendere possibile il controllo della condizione di infer- mità che comporta l’impossibilità della presta- zione lavorativa si pone nelle due ipotesi considerate in modo rispettivamente diverso e che il datore di lavoro può sempre richiedere

il controllo della condizione di infermità con- seguente ad un infortunio sul lavoro, sia in base all’art. 5 della legge n. 300 del 1970, sia in base alla contrattazione collettiva che even- tualmente lo consenta espressamente.

Cass. Sez. Lav. 9/11/2002 n. 15773 Il contratto collettivo di lavoro può preve-

dere una clausola estensiva dell’obbligo di individuazione di fasce orarie di reperibilità ai fini degli accertamenti sanitari ex art.5 L.300/70 anche in caso di assenza per in- fortunio sul lavoro. La previsione delle pre- dette fasce orarie è voluta da alcuni contrat- ti collettivi proprio a tutela dei diritti dei lavoratori, per consentire agli stessi di co- noscere un termine entro il quale è previsto l’obbligo di reperibilità che consenta al da- tore di lavoro di effettuare i relativi controlli

Cass. Sez. Lav. 3/05/2001 n. 6236 L’art. 5 dello statuto dei lavoratori non pre-

clude al datore di contestare le risultanze delle certificazioni mediche prodotte dal la- voratore anche valorizzando ogni circostan- za di fatto - pur non risultante da un accer- tamento sanitario ma da un’indagine di un’agenzia investigativa - atta a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non ido- neità di quest’ultima a determinare uno sta- to di incapacità lavorativa e quindi a giusti- ficare l’assenza, quale in particolare lo svol- gimento da parte del lavoratore di un’attivi- tà lavorativa.

6. (Visite personali di controllo). Le visite personali di controllo sul lavo- ratore sono vietate fuorché nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.

In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite all’uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l’applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.

Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonché, ferme restando le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità debbono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro.

Contro i provvedimenti dell’Ispettorato del lavoro di cui al precedente comma,

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

Cass. Sez. Lav. 11/04/2002 n.4608 Il disposto dell’art. 6 dello statuto dei lavo-

ratori - che prevede i casi in cui sono consen- tite, ai fini della tutela del patrimonio azienda- le, le visite personali di controllo sul lavoratore - riguarda unicamente le ispezioni corporali, ma non anche quelle sulle cose del lavoratore, atteso che la norma citata - da interpretarsi letteralmente - prevede solo la visita persona- le che nell’ordinamento processuale sia civile (art. 118 e 258 c.p.c.) che penale (art. 309 c.p.p.) è tenuta distinta dall’ispezione di cose e luoghi.

Cass. Sez. Lav. 29/10/1999 n.12197 Nel caso di giusta causa o giustificato mo-

tivo soggettivo di licenziamento, i fatti adde- bitati devono rivestire il carattere di grave ne- gazione degli elementi del rapporto di lavo- ro, ed in particolare dell’elemento della fidu- cia, che deve continuamente sussistere tra le parti; la valutazione relativa alla sussisten- za del conseguente impedimento alla prose- cuzione del rapporto deve essere operata con riferimento non già ai fatti astrattamente

considerati, bensì agli aspetti concreti afferenti alla natura ed alla qualità del singo- lo rapporto, alla posizione delle parti, al gra- do di affidamento richiesto dalle specifiche mansioni del dipendente, nonché alla porta- ta soggettiva dei fatti stessi, ossia alle circo- stanze del suo verificarsi, ai motivi ed alla intensità dell’elemento intenzionale e di quel- lo colposo e ad ogni altro aspetto correlato alla specifica connotazione del rapporto che su di esso possa incidere negativamente.

Nel comportamento dell’addetto alla sorve- glianza all’uscita dallo stabilimento che, al fine di controllare il contenuto della borsa di un lavoratore, inviti quest’ultimo a recarsi in una saletta attigua, non è ravvisabile - se non sussistono in concreto particolari, non corret- te, modalità nella formulazione della richiesta - una condotta vessatoria, che possa costitu- ire una attenuante del rifiuto del lavoratore di consentire l’ispezione, dato che, al contrario, un comportamento del genere è diretto alla salvaguardia della dignità, del rispetto e della riservatezza della persona.

7. (Sanzioni disciplinari). Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esi- stano .

Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa.

Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.

Fermo restando quanto disposto dalla L. 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.

In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al suc- cessivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del prov- vedimenti, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

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ta lipossono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contesta-

zione per iscritto del fatto che vi ha dato causa. Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma

restando la facoltà di adire l’autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell’associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione, tramite l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato composto da un rappre- sentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell’ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.

Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l’autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.

Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.

Cass. Sez. Lav. 5/04/2003 n. 53 In materia di licenziamento disciplinare, la

tempestività della reazione del datore di lavo- ro all’inadempimento del lavoratore rileva sotto due distinti profili: sotto un primo profilo, il tempo decorso tra l’intimazione del licenzia- mento disciplinare e l’accertamento del fatto contestato al lavoratore può indicare l’assen- za di un requisito della fattispecie prevista dall’art. 2119 del codice civile (incompatibilità del fatto contestato con la prosecuzione del rapporto di lavoro), in quanto il ritardo nella contestazione può indicare la mancanza di interesse all’esercizio del diritto potestativo di licenziare; sotto un secondo profilo, la tempe- stività della contestazione permette al lavora- tore un più preciso ricordo dei fatti e gli con- sente di predisporre una più efficace difesa in relazione agli addebiti contestati, con la con- seguenza che la mancanza di una tempesti- va contestazione può tradursi in una violazio- ne delle garanzie procedimentali fissate dal- l’art. 7 della L. 300/70.

Cass. S.u. 7/05/2003 n. 6900 Il termine di cinque giorni dalla contestazio-

ne dell’addebito, prima della cui scadenza è preclusa, ai sensi dell’art. 7, comma 5, della legge n. 300 del 1970, la possibilità di irroga- zione della sanzione disciplinare, è funzionale soltanto a esigenze di tutela dell’incolpato, mentre deve escludersi, in difetto di qualsiasi

dato testuale, che la previsione di tale spazio temporale sia stata ispirata anche dall’intento di consentire al datore di lavoro un’effettiva ponderazione in ordine al provvedimento da adottare e un possibile ripensamento; ne con- segue che il provvedimento disciplinare può essere legittimamente irrogato anche prima della scadenza del termine suddetto allorché il lavoratore abbia esercitato pienamente il proprio diritto di difesa facendo pervenire al datore di lavoro le proprie giustificazioni, sen- za manifestare alcuna esplicita riserva di ulte- riori produzioni documentali o motivazioni di- fensive.

Cass. Sez. Lav. 23/01/2002 n. 736 In tema di sanzioni disciplinari, il giudice di

merito, investito del giudizio circa la legittimi- tà di tali provvedimenti, deve valutare la sus- sistenza o meno del rapporto di proporziona- lità tra l’infrazione del lavoratore e la sanzio- ne irrogatagli, tenendo a tal fine conto sia delle circostanze oggettive che delle modali- tà soggettive della condotta del lavoratore; l’apprezzamento di merito della proporziona- lità tra infrazione e sanzione sfugge a censu- re in sede di legittimità se adeguatamente e congruamente motivato.

Cass. Sez. Lav. 23/03/2002 n. 4170 In tema di licenziamento disciplinare, la

tempestività della reazione del datore di lavo- ro rileva, quando si tratti di licenziamento per

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

giusta causa, sia sotto il profilo che il tempo decorso fra l’intimazione del licenziamento e il fatto contestato al lavoratore può indicare l’assenza di un requisito della fattispecie pre- vista dall’art. 2119 c.c. (incompatibilità del fatto contestato con la prosecuzione del rapporto di lavoro), sia sotto il profilo della necessità di consentire al lavoratore una efficace difesa in relazione alla contestazione dell’addebito. Ne consegue che, allorquando la contesta- zione dell’addebito sia avvenuta tempestiva- mente, il concreto esercizio del potere del datore di lavoro di recedere dal rapporto può realizzarsi anche a distanza di tempo dalla contestazione, essendo però rimesso al giu- dice di merito verificare se la condotta tenuta dal datore di lavoro dopo la contestazione dell’addebito sia incompatibile con la volontà di recedere dal rapporto.

Cass. Sez. Lav. 23/03/2002 n. 4187 Nell’ambito del procedimento di contesta-

zione disciplinare, regolamentato dall’art. 7 della legge n. 300 del 1970, ove il lavoratore abbia presentato nel prescritto termine di cinque giorni dalla contestazione dell’addebito le proprie giustificazioni scritte ed abbia conte- stualmente richiesto di essere sentito anche oralmente, il datore di lavoro è obbligato a dar seguito a tale richiesta solo allorquando la stessa risponda ad effettive esigenze di difesa non altrimenti tutelabili e non quando, invece, la richiesta appaia dettata da fini meramente dilatori o sia stata avanzata in modo equivoco, generico o immotivato ovvero emerga, anche in base alla condotta tenuta dal lavoratore, che la sua difesa si è già esercitata esaustivamen- te attraverso giustificazioni scritte non suscet- tibili, per la loro compiutezza, di essere com- pletate o solo convalidate da nuove e signi- ficative circostanze, spettando comunque al giudice di merito - la cui valutazione al riguardo è censurabile in cassazione solo per vizi di motivazione - stabilire in concreto, attraverso un compiuto esame dei fatti di causa e dei comportamenti delle parti nonché in ragione dei principi di correttezza e buona fede, se nella singola fattispecie si sia o meno verificata una concreta violazione del diritto di difesa dell’incolpato.

Cass. Sez. Lav. 13/04/2002 n. 5332 Ai fini della valutazione della gravità di un

fatto addebitato a un dipendente di un istituto di credito quale giusta causa di licenziamen-

to, è ininfluente la circostanza che con la sentenza penale di condanna per il medesi- mo fatto siano stati riconosciuti al lavoratore i benefici della sospensione condizionale della esecuzione della pena e della non menzione della condanna, trattandosi di istituti la cui applicazione è rimessa alla valutazione del giudice penale, insuscettibili di autonomo apprezzamento nell’ambito del procedimento disciplinare.

Cass. Sez. Lav. 19/07/2002 n. 10618 Il requisito dell’immediatezza della conte-

stazione va valutato dal Giudice di merito anche in riferimento alla particolare comples- sità delle indagini da espletare ai fini dell’ac- certamento della mancanza contestata.

Pertanto, il principio dell’immediatezza della contestazione può ritenersi temperato dall’esi- genza dei tempi lunghi necessari per alcuni accertamenti potendosi, quindi, ritenere sus- sistente una cd. “immediatezza relativa” giu- stificata, appunto, dalle difficoltà degli accer- tamenti necessari.

Cass. Sez. Lav. 25/07/2002 n. 10972 Il termine di 5 giorni dalla contestazione

dell’addebito necessario per l’adozione di qualsiasi provvedimento è previsto soprattut- to per consentire al datore di lavoro di usu- fruire di un seppur breve periodo per effettua- re una migliore valutazione dei fatti (spatium deliberandi). Il datore di lavoro, pertanto, non potrà adottare alcun provvedimento se non dopo il decorso dei 5 giorni dalla ricezione della contestazione, termine previsto ai sensi del comma 5 dell’art. 7 L. 300/70 e termine entro cui il lavoratore deve far pervenire le proprie giustificazioni.

Cass. Sez. Lav. 26/07/2002 n. 11108 La necessaria pubblicità del codice disci-

plinare, che deve essere affisso in bacheca ubicata in un luogo facilmente visibile per tutti i lavoratori, è richiesta in caso di specifiche ipotesi di licenziamento per giusta causa e non già quando il licenziamento derivi da ragioni giustificative previste dalla legge. Spetterà al Giudice di merito verificare se il licenziamento sia stato intimato per ragioni previste dalla legge stessa. Nel caso di spe- cie il lavoratore, pur essendo stato chiamato a svolgere un lavoro a tempo parziale, si era poi rifiutato di sottoscrivere il relativo contrat- to facendo così venir meno il rapporto fidu- ciario con il datore di lavoro

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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Qualora l’oggetto di contestazione discipli- nare sia costituito da più mancanze, sarà necessario valutare complessivamente il com- portamento tenuto dal lavoratore, individuan- do così la giusta causa per il licenziamento disciplinare.

Cass. Sez. Lav. 25/09/2002 n. 13943 La contestazione deve essere tempestiva

in riferimento alla globalità degli episodi con- testati ed in particolare, a quello che, deter- minando il superamento del limite, giustifica il licenziamento. Per i comportamenti prece- denti è necessario che vi sia stata puntuale contestazione e ciò per evitare la reiterazio- ne, ma il datore di lavoro non avrà l’onere di adottare per ciascuna inadempienza un prov- vedimento disciplinare in modo da poter, successivamente, attribuire ai vari episodi rilevanza ai fini di una sanzione più grave.

Cass. Sez. Lav. 27/09/2002 n. 14041 Nei confronti dei lavoratori ai quali debba

applicarsi una sanzione disciplinare vige il principio della proporzionalità della sanzione stessa con l’infrazione. Pertanto, è nulla la clausola del contratto collettivo che possa prevedere l’automatica applicazione di una sanzione disciplinare o applicativa o espulsi- va prescindendo dalla valutazione della sua infrazione in riferimento alla mancanza com- messa.

Cass. Sez. Lav. 28/09/2002 n. 14074 Nel licenziamento disciplinare per giusta

causa che sia comunicatosi presuppone l’im- mediatezza della comunicazione nel senso che, potendo essere compatibile con un in- tervallo di tempo quando l’accertamento e la valutazione dei fatti richiedono uno spazio

temporale maggiore e ciò possa far ritardare il provvedimento di recesso si riserva davanti al Giudice di merito la valutazione della giu- stificazione di tale ritardo. In pratica non è possibile che dalla contestazione alla comu- nicazione del provvedimento disciplinare espulsivo decorra un intervallo temporale piut- tosto lungo – di alcuni mesi – dovendo il datore di lavoro fornire prove convincenti sulla ne- cessità di un tale lungo intervallo. Nel caso di specie non vi era alcuna ragione di attendere così tanto perché la contestazione mossa al lavoratore riguardava l’abbandono ingiustifi- cato del posto di lavoro che certamente non richiedeva complessi accertamenti.

Cass. Sez. Lav. 16/11/2002 n. 16190 La contestazione dell’addebito di cui all’art.

7 L. 300/70 deve contenere i dati essenziali del fatto che si contesta e per il quale è avviato il procedimento disciplinare onde garantire una adeguata difesa del lavoratore. La contesta- zione stessa non può essere modificata nei suoi elementi di fatto. La qualificazione dei fatti è un’attività di valutazione che può essere espletata soltanto dal Giudice di merito.

Cass. Sez. Lav. 26/05/2001 n. 7193 In tema di licenziamento disciplinare, spet-

ta unicamente al giudice del merito (e non può essere sindacata in sede di legittimità se sorretta da motivazione congrua ed immune da vizi) la valutazione della proporzionalità tra fatti accertati e sanzione espulsiva inflitta, fermo restando che, nell’ipotesi del dipendente di un istituto di credito, l’idoneità del compor- tamento contestato a ledere il rapporto fidu- ciario deve essere valutata con particolare rigore ed a prescindere dalla sussistenza di un danno effettivo per il datore di lavoro.

8. (Divieto di indagini sulle opinioni). È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.

Cass. Sez. Lav. 19/01/2002 n. 570 È affetta da nullità assoluta per contrasto

con norme imperative la clausola del bando di concorso per il reclutamento di nuovo personale da parte di un ente pubblico eco-

nomico, la quale subordini l’assunzione dei vincitori sia all’esistenza che all’inesistenza di vincoli di parentela con dipendenti dell’en- te, trattandosi di fatti estranei alla professio- nalità del lavoratore.

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali Cass. Sez. Lav. 29/12/1999 n. 14686

Le rappresentanze sindacali aziendali sono costituite per iniziativa dei lavoratori dell’azien- da e non delle associazioni sindacali di cui all’art. 19 l. n. 300 del 1970; hanno una pro- pria soggettività giuridica (rispetto alla quale appare appropriato il riferimento alle norme in materia di associazioni non riconosciute), come si evince dalle varie disposizioni dello statuto dei lavoratori prevedenti una loro le- gittimazione propria e specifica all’esercizio di diritti e facoltà (art. 9, 20, 21, 22, 25 e 27).

Cass. Sez. Lav. 9/10/1997 n. 9808 La norma generale di cui all’art. 2087 c.c.

consente di configurare un diritto soggettivo del lavoratore sia alla predisposizione, da parte del datore di lavoro, delle misure di sicurezza, sia al risarcimento dei danni causati dalla mancata adozione di tali misure. Gli strumenti di tutela collettiva di cui all’art. 9 st. lav. e al- l’art. 18 d.lg. n. 626 del 1994 sono certamente compatibili, sotto ogni profilo logico giuridico,

9. (Tutela della salute e dell’integrità fisica). I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

con qualsiasi forma di tutela dei diritti sogget- tivi dei singoli lavoratori e, segnatamente, col diritto alla salute ex art. 32 cost. e 2087 c.c. che, ovviamente, la tutela collettiva non può affievolire, ma solo rinforzare.

In tema di tutela delle condizioni di lavoro, il fatto che alcune norme attribuiscono alle rap- presentanze sindacali aziendali (vedi art. 9 e 19 l. n. 300 del 1970) o al rappresentante per la sicurezza (vedi art. 18 d.lg. n. 626 del 1994) il potere di controllare in azienda l’adozione delle misure di prevenzione e di agire presso le autorità competenti quando dette misure non vengano adottate ovvero non si rivelino ido- nee, non esclude che i lavoratori uti singuli possano agire in giudizio per ottenere l’ado- zione da parte del datore di lavoro delle misu- re idonee a tutelare la propria integrità fisica, ai sensi dell’art. 2087 c.c., posto che la salute costituisce oggetto di un autonomo diritto pri- mario assoluto, e non solo un diritto o un in- teresse della collettività.

10. (Lavoratori studenti). I lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a pre- stazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali.

I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di esame, hanno diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti.

Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni neces- sarie all’esercizio dei diritti di cui al primo e secondo comma.

Cass. Sez. Lav. 28/11/1995 n.12265 Ai fini del riconoscimento del diritto del

lavoratore studente a turni di lavoro che age- volino la frequenza ai corsi di istruzione sco- lastica e la preparazione agli esami, ex art. 10 comma 1, l. 20 maggio 1970 n. 300, si

deve definire come corso regolare di studio quello istituito presso una delle scuole pre- viste dalla stessa disposizione, che richieda una regolare frequenza per il conseguimen- to di titolo di studio con valore legale.

Cass. Sez. Lav. 25/10/1991 n. 11342

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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13. (Mansioni del lavoratore). L’art. 2103 del cod. civ. è sostituito dal se- guente:

Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successi- vamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svol- te, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non su- periore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Ogni patto contrario è nullo.

Cass. Sez. Lav. 2/01/2002 n.10 La negazione o l’impedimento allo svolgi-

mento delle mansioni, al pari del demansio- namento professionale, ridondano in lesione

11. (Attività culturali, ricreative e assistenziali e controlli sul servizio di mensa). Le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell’azienda sono gestite da organismi formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavora- tori.

Le rappresentanze sindacali aziendali, costituite a norma dell’articolo 19, hanno diritto di controllare la qualità del servizio di mensa secondo modalità stabilite dalla contrattazione collettiva.

12. (Istituti di Patronato). Gli istituti di patronato e di assistenza sociale, riconosciuti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per l’adempimen- to dei compiti di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n. 804,(1) hanno diritto di svolgere, su un piano di parità, la loro attività all’interno dell’azienda, secondo le modalità da stabilirsi con accordi aziendali.

(1) Ora vedasi L. 30/03/2001, n.152 (Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale).

del diritto fondamentale alla libera esplicazio- ne della personalità del lavoratore anche nel luogo di lavoro, determinando un pregiudizio che incide sulla vita professionale e di rela-

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

La previsione dell’art. 10 comma 2 l. 20 maggio 1970 n. 300, relativa al diritto dei la- voratori studenti - compresi quelli universitari - a permessi retribuiti si ricollega all’esigenza di accrescere la professionalità del lavoratore o più in generale il suo patrimonio culturale, in

armonia con i principi di cui agli art. 34 e 41 cost.; il beneficio riconosciuto dalla norma non può essere quindi limitato ad un unico corso di studi, e si estende anche ai lavoratori stu- denti universitari che abbiano già conseguito altro diploma di laurea o titolo equipollente.

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Le carte fondam entali

del lavoratore in violazione dell’art. 2103 c.c. (nella specie, per rilevante riduzione quanti- tativa delle mansioni), la determinazione del danno patrimoniale giudizialmente accertato (alla quale il giudice è tenuto, in presenza di una specifica domanda di risarcimento da parte dello stesso lavoratore) può avvenire anche in via equitativa, eventualmente con riferimento all’entità della retribuzione risul- tante dalle buste - paga prodotte in giudizio.

Cass. Sez. Lav. 20/06/2002 n. 8996 Le ordinarie preclusioni istruttorie non ope-

rano ai fini dell’accertamento della legittima- zione processuale, che può essere compiuto in ogni stato e grado del giudizio, col solo limite della formazione sul punto della cosa giudicata. L’accertamento della legittimatio ad processum può infatti essere compiuto anche d’ufficio e in sede di legittimità, non rilevando il momento del processo nel quale sia fornita la prova documentale della sua sussistenza, la quale può risultare anche da produzioni od acquisizioni avvenute in un successivo grado di giudizio.

Cass. Sez. Lav. 1/07/2002 n. 9530 In caso venga adottato a carico di un lavo-

ratore un provvedimento di trasferimento che sia giudizialmente riconosciuto come illegitti- mo, in quanto non adeguatamente giustifica- to, a norma dell’art. 2103 c.c. (nel testo so- stituito dall’art. 13 della legge n. 300 del 1970), da comprovate ragioni tecniche, organizzati- ve o produttive, il lavoratore ha diritto non solo al risarcimento del danno, ma anche ad essere riammesso presso la sua precedente sede di lavoro.

Cass. Sez. Lav. 2/08/2002 n. 11624 Il trasferimento del lavoratore può essere

sottoposto ad una verifica giudiziale circa la sua legittimità ex art.13 L. 300/70 e deve essere adeguatamente giustificato dal datore di lavoro. Non è sindacabile l’opportunità del trasferimento salvo che sia stato stabilito di- versamente dalla contrattazione collettiva ed, ovviamente, fatti salvi i principi di correttezza e di buona fede, anche se il datore di lavoro non deve provare la inevitabilità del trasferi- mento.

Cass. Sez. Lav. 2/10/2002 n. 14150 Il divieto di variazione in pejus sussiste

anche quando al lavoratore vengano asse-

zione dell’interessato, con una indubbia di- mensione patrimoniale che rende il pregiudi- zio medesimo suscettibile di risarcimento e di valutazione anche in via equitativa.

• Cass. Sez. Lav. 5/03/2002 n. 3145 Per lavoratore assente con diritto alla con-

servazione del posto, la cui sostituzione da parte di altro lavoratore avente una qualifica inferiore non attribuisce a quest’ultimo il dirit- to alla promozione ai sensi dell’art. 2103 c.c., deve intendersi soltanto quello che non sia presente in azienda a causa di una delle ipotesi di sospensione legale (sciopero, adem- pimento di funzioni pubbliche elettive, infortu- nio, malattia, gravidanza, puerperio, chiama- ta alle armi) o convenzionali del rapporto di lavoro, e non anche quello destinato, per scelta organizzativa del datore di lavoro, a lavorare fuori dell’azienda o in altra unità o altro repar- to, o, ancora, inviato a partecipare ad un corso di formazione; pertanto, in caso di dipendente delle Poste Italiane s.p.a. assegnato ad inte- rim ad un posto ma che operi stabilmente in altro ufficio senza occuparsi dell’incarico in- terinale, il lavoratore cui siano state assegna- te le mansioni superiori dell’incaricato interi- nale, ha diritto, decorso il termine prescritto, alla c.d. promozione automatica.

Cass. Sez. Lav. 14/05/2002 n. 6992 Il prestatore di lavoro che chieda la con-

danna del datore di lavoro al risarcimento del danno (anche nella sua eventuale componen- te di danno alla vita di relazione o di cosid- detto danno biologico) subito a causa della lesione del proprio diritto di eseguire la pre- stazione lavorativa in base alla qualifica pro- fessionale rivestita, lesione idonea a determi- nare una dequalificazione del dipendente stesso, deve fornire la prova dell’esistenza di tale danno, la quale costituisce presupposto indispensabile per una sua valutazione equi- tativa. Tale danno non si pone infatti quale conseguenza automatica di ogni comporta- mento illegittimo rientrante nella sopraindica- ta categoria, onde non è sufficiente dimostra- re la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, facendo carico al lavoratore che denunzi il danno subito fornirne la prova in base alla regola generale dell’art. 2697 c.c.

Cass. Sez. Lav. 01/06/2002 n. 7967 In caso di demansionamento professionale

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta lignate di fatto mansioni inferiori nella so-

stanza. Per cui non sarà sufficiente il riferir- mento al livello di categoria in astratto, ma sarà indispensabile verificare che le nuove mansioni siano inerenti alla competenza del lavoratore con la tutela del livello professio- nale acquisito e con la garanzia dello svol- gimento della crescita delle capacità pro- fessionali. Il Giudice di merito dovrà verifi- care i contenuti delle mansioni precedenti e di quelli nuovi per stabilire la sussistenza di un criterio di sostanziale equivalenza di tali compiti.

Cass. Sez. Lav. 11/12/2002 n. 17659

Il lavoratore delegato a sostituire un col- lega con qualifica superiore nel periodo di assenza non matura il diritto alla promozio- ne ex art. 2103 cod. civ. se trattasi soltanto di assenza per sospensione legale o con- venzionale del rapporto di lavoro. Il diritto alla promozione ex art. 2103 cod. civ. matu- ra, invece, nel caso in cui il lavoratore sia destinato per scelta organizzativa del dato- re di lavoro e che il lavoratore sostituito sia stato o trasferito altrove (in un’altra unità o in altro reparto) o per altre cause che non siano compatibili con il diritto alla conserva- zione di quel posto da parte dell’assente.

Cass. Sez. Lav. 5/07/2002 n. 9743 In tema di licenziamento per giusta cau-

sa di lavoratore sindacalista, il giudice del merito, nel valutare se le espressioni usate dal lavoratore in un contesto di conflittualità aziendale oltrepassino i limiti di un corretto esercizio delle libertà sindacali - e quindi si- ano lesive del rapporto di fiducia con il datore di lavoro - deve accertare se le stesse non costituiscano la forma di comunicazione rite-

TITOLO II DELLA LIBERTÀ SINDACALE

14. (Diritto di associazione e di attività sindacale). Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.

nuta più efficace ed adeguata dal sindacali- sta in relazione alla propria posizione in quel contesto. In tal caso infatti le suddette espres- sioni non si prestano, in quanto manifestazio- ne di una lata responsabilità politico - sinda- cale, ad esser valutate con il parametro del- l’inadempimento nei confronti del datore di lavoro dovuto a lesione dell’altrui sfera giuri- dica nell’esercizio di un diritto di rilevanza costituzionale.



Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

15. (Atti discriminatori). È nullo qualsiasi patto od atto diretto a: a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca

o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nell’assegnazione di qualifiche o

mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.

Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali (1).

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Le carte fondam entali

Cass. Sez. Lav. 17/05/2000 n. 6442 Con riguardo alla disciplina posta dall’art.

44 bis l. 18 marzo 1968 n. 249, modificato dall’art. 20, l. 28 ottobre 1970 n. 775, che - ricalcando il disposto dell’art. 20 l. 20 maggio 1970 n. 300 - riconosce ai dipendenti civili dello Stato il diritto di riunione durante l’orario di lavoro nei limiti di dieci ore annue nell’unità

Cass. Sez. Lav. 25/09/2002 n. 13942 Il datore di lavoro deve astenersi dal discri-

minare i lavoratori o gli aspiranti dipendenti per ragioni di sesso secondo quanto previsto nell’art.15 L. 300/70, e all’art. 37, I° comma Cost.. Pertanto, il lavoratore discriminato, concorrendo sia alla responsabilità extracon- trattuale che a quella contrattuale, potrà pro- porre l’azione per l’una o l’altra responsabi- lità, nel primo caso provando la colpa o il dolo del datore di lavoro della condotta lesi- va, nel secondo caso la violazione del diritto di credito per i danni limitatamente a quelli prevedibili quando è sorta l’obbligazione.

Cass. Sez. Lav. 9/07/2002 n. 9979 Il principio preclusivo sancito dall’art. 346

c.p.c., applicabile anche nel rito del lavoro, si riferisce anche alle ragioni o motivi addotti nella domanda di dichiarazione della illegitti- mità del licenziamento.

Pertanto ove il ricorrente abbia originato tre ragioni di illegittimità del licenziamento (la mancanza di forma scritta, l’inosservanza della procedura disciplinare ed il carattere ritorsivo) il giudice di primo grado abbia re- spinto la domanda, istruendo la causa e motivando la decisione solo sulle prime due, il lavoratore ha l’onere di dolersi in appello del mancato esame del profilo relativo al carattere ritorsivo, essendogli - altrimenti - la doglianza preclusa nel successivo giudizio di legittimità.

16. (Trattamenti economici collettivi discriminatori). È vietata la conces- sione di trattamenti economici di maggior favore aventi carattere discriminatorio a mente dell’art. 15.

Il pretore (1), su domanda dei lavoratori nei cui confronti è stata attuata la discriminazione di cui al comma precedente o delle associazioni sindacali alle quali questi hanno dato mandato, accertati i fatti, condanna il datore di lavoro al pagamento, a favore del fondo adeguamento pensioni, di una somma pari all’importo dei trattamenti economici di maggior favore illegittimamente corrispo- sti nel periodo massimo di un anno.

(1) Tale organo, soppresso a decorrere dal 2/06/1999, è da intendersi oggi come Tribunale monocra- tico, ai sensi dell’art. 244, D.lgs. 19/02/1998, n. 51 (Istituzione del giudice unico di primo grado).

17. (Sindacati di comodo). È fatto divieto ai datori di lavoro e alle associa- zioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

(1) Le parole “di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali” sono state aggiunte dal D.lgs. 9 luglio 2003, n. 216 (attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro).

amministrativa alla quale i dipendenti sono addetti, l’obbligazione negativa (avente ad oggetto un «pati») per quanto concerne il luogo in cui le riunioni possono tenersi e l’ob- bligazione positiva (avente ad oggetto un «facere») quanto al pagamento delle retribu- zioni fino alla misura legale di dieci ore o di quella eventualmente maggiore indicata dalla

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18. (Reintegrazione nel posto di lavoro). Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’art. 7 della L. 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giusti- ficato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licen- ziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occu- pano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmen- te considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessan- ta prestatori di lavoro.

Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui al primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all’orario previsto dalla contrattazione collet- tiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale.

Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.

Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l’inefficacia o l’invalidità stabilendo un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effet- tiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.

Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito del datore di lavoro non abbia ripreso il

contrattazione collettiva sono indipendenti, talché deve escludersi che la partecipazione all’assemblea da parte dei dipendenti costitu- isca una controprestazione dell’obbligo retri- butivo del datore di lavoro; nè quest’ultimo ha alcun potere di controllo dello svolgimento

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

dell’assemblea e dell’effettiva partecipazione da parte dei lavoratori alla stessa, che può essere tenuta sia all’interno che all’esterno dei luoghi di lavoro senza che in quest’ultima evenienza venga meno l’obbligo retributivo del datore di lavoro.

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Le carte fondam entali

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell’indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti.

La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoria- mente esecutiva.

Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’art. 22, su istanza con- giunta del lavoratore e del sindacato cui questo aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinan- za, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.

L’ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l’ha pronunciata. Si applicano le disposizio- ni dell’art. 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.

L’ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa. Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’art. 22, il datore di lavoro

che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all’ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l’ha pronun- ciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all’importo della retribuzione dovuta al lavoratore.

Cass. Sez. Lav. 11/02/2002 n. 12925 Il lavoratore illegittimamente licenziato po-

trà esercitare il diritto di opzione per l’inden- nità sostitutiva della reintegrazione, anche quando la funzionalità di fatto del rapporto sia stata ripristinata con provvedimento ex art.700 c.p.c., e ciò perché, pur non essendo assimilabile il provvedimento d’urgenza all’or- dine di reintegrazione disposta con sentenza, sussistendo la tutela della continuità del cre- dito, risulta ammissibile l’esercizio del diritto di opzione.

Cass. Sez. Lav. 15/02/2002 n. 10260 La condanna del datore di lavoro al risar-

cimento del danno di cui al 4° comma del- l’art.18 L.300/70 non è automatica nel caso di licenziamento illegittimo, poiché tale irrile- vanza di elementi soggettivi è evidenziata sol- tanto per le cinque mensilità. Invece, la sus- sistenza della responsabilità risarcitoria deve emergere, secondo le disposizioni del codice civile, e rivenire da inadempimento delle obbligazioni. All’uopo, l’art.1218 cod. civ. rile- va che il debitore non è tenuto al risarcimen- to del danno qualora fornisca la prova del- l’impossibilità della prestazione quale inadem-

pimento non imputabile a sua responsabilità. Come nel caso in cui il datore di lavoro sia stato indotto a licenziare il lavoratore da documentazione medica rilasciata da struttu- re sanitarie pubbliche che attestava l’inido- neità fisica del lavoratore allo svolgimento della prestazione.

Cass. Sez. Lav. 16/03/2002 n. 3904 Ai sensi dell’art. 18 l. 20 maggio 1970 n.

300, il risarcimento del danno per il periodo intercorrente tra il licenziamento illegittimo e la sentenza di annullamento del medesimo si identifica - quanto al danno eccedente le cin- que mensilità dovute per legge - nelle retribu- zioni non percepite, salvo che il dipendente provi di aver subito un danno maggiore o che il datore di lavoro provi l’aliunde perceptum o la sussistenza di un fatto colposo del lavora- tore in relazione al danno che il medesimo avrebbe potuto evitare usando la normale diligenza. A tale ultimo fine può assumere rilievo anche la mancata iscrizione nelle liste di collocamento, ma non come circostanza di per sè sola sufficiente a ridurre il danno risar- cibile, bensì come circostanza valutabile nel- l’ambito dell’intera condotta del lavoratore,

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ta litenendo conto altresì delle effettive e concre-

te possibilità di nuova occupazione. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata nella parte in cui non aveva preso in considerazione, ai fini della detrazione dal risarcimento invocata dal datore di lavoro, la mancata iscrizione nelle liste di collocamento per un bimestre, posto che per il restante periodo di circa sei - sette anni il lavoratore medesimo, nonostante l’eseguita iscrizione, non aveva reperito alcuna occupazione).

Cass. Sez. Lav. 20/12/2002 n. 18218 L’art.18 L. 300/70 non è applicabile agli

imprenditori che espletano attività di natura politica sindacale e culturale, di istruzione di religione e di culto senza fini di lucro (cd. organizzazioni dipendenti); sarà però preven- tivamente necessario verificare che tale atti- vità non abbia i requisiti dell’imprenditorialità e che, quindi, possa essere ritenuta “organiz- zazione di tendenza”.

Cass. Sez. Lav. 8/10/2002 n. 14381 Qualora il rapporto di lavoro subordinato

sia regolato da un contratto a termine ancor- chè illegittimo, il lavoratore non potrà chiede- re l’applicazione dell’art.18 della L. 300/70, poiché la reintegrazione nel posto di lavoro non può essere invocata a seguito della di- sdetta da parte del datore di lavoro alla sca- denza del termine indicato nel contratto di lavoro.

Cass. Sez. Lav. 02/10/2002 n. 14142 Il datore di lavoro che decida di ottempe-

rare all’ordine di reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente illegittimamente licen- ziato sarà tenuto a ripristinare il posto di la- voro nel luogo e nelle mansioni originarie. Tuttavia, il datore di lavoro potrà disporre il trasferimento ad altra unità produttiva sussi- stendo valide ragioni tecniche ed organizza- tive dell’azienda, fatta eccezione nel caso in cui abbia già sostituito quel lavoratore licen- ziato ed ora reintegrato che dovrà riprendere il suo posto originario. Il lavoratore reintegra- to potrà, altresì, essere adibito a mansioni diverse purchè equivalenti a quelle precedenti e con pari retribuzione

Cass. Sez. Lav. 09/08/2002 n. 12123 A seguito dell’ordine di reintegrazione nel

posto di lavoro, il lavoratore dovrà essere ricollocato in quello da ultimo occupato, - salva

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

la facoltà del datore di lavoro di trasferirlo in altra sede qualora quel posto sia stato sop- presso - purchè il lavoratore sia adibito a mansioni equivalenti da svolgere nella stessa sede di lavoro . Quanto innanzi potrà essere derogato soltanto in caso d’impossibilità o di insussitenza di un posto per l’espletamento delle ultime mansioni svolte dal lavoratore reintegrato.

Cass. Sez. Lav. 09/08/2002 n. 12126 L’ordine di reintegrazione nel posto di lavo-

ro ex art.18 L. 300/70 a seguito di dichiara- zione di illegittimità del licenziamento ricosti- tuisce il rapporto de jure con tutte le condi- zioni preesistenti al licenziamento. Qualora tale adempimento sia impossibile per cause non addebitabili al datore di lavoro, sono possibili modifiche opportune al ripristino del rapporto di lavoro. E’ necessario valutare l’esi- stenza di valide motivazioni che impediscano al lavoratore reintegrato di essere riutilizzato nello stesso contesto di lavoro.

Cass. Sez. Lav. 20/05/2002 n. 7316 La sentenza che, dichiarando l’illegittimità

del licenziamento, condanni il datore di lavo- ro a corrispondere al lavoratore le mensilità di retribuzione, secondo i criteri di cui all’art. 2121 c.c., per il periodo compreso fra la data del licenziamento stesso e quella dell’effetti- va reintegra, va parificata, quando non sia indicativa di un importo determinato o deter- minabile in base a semplice calcolo aritmeti- co, ad una pronuncia di condanna generica, con conseguente eventuale necessità di un ulteriore giudizio per la liquidazione del quan- tum, quando insorga successivamente con- troversia in ordine alla individuazione della retribuzione globale di fatto assunta dal com- ma 4 dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970 quale parametro del risarcimento.

Cass. Sez. Lav. 17/05/2002 n. 7227 In tema di riparto dell’onere probatorio in

ordine ai presupposti di applicazione della tutela reale o obbligatoria al licenziamento di cui sia stata accertata l’invalidità, grava sul datore di lavoro - sia se attore, sia se conve- nuto in giudizio - l’onere di eccepire e provare l’inesistenza del requisito occupazionale e perciò l’impedimento all’applicazione dell’art. 18 legge n. 300 del 1970.

Cass. Sez. Lav. 16/03/2002 n. 3905

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Le carte fondam entali

Qualora il licenziamento venga dichiarato illegittimo ex art. 18 L. 300/70, il lavoratore dovrà ottenere anche la condanna del datore al versamento dei contributi previdenziali, pagamento giustificato dalla continuità del rap- porto e determinato in riferimento alle men- silità maturate ed indicate nel provvedimento del Giudice.

Cass. Sez. Lav. 15/10/2001 n. 12534 L’obbligazione relativa alla corresponsio-

ne di una somma di danaro in favore del lavoratore licenziato senza giusta causa e successivamente reintegrato, che l’art. 18 della legge n. 300 del 1970, anche nel testo modificato dalla legge n. 108 del 1990, pone

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

a carico del datore di lavoro, ha natura ri- sarcitoria. Ne consegue che la eccezione con al quale il datore di lavoro, al fine di vedere ridotto al limite minimo legale delle cinque mensilità di retribuzione l’ammonta- re del suddetto risarcimento, deduca che il dipendente licenziato ha percepito un altro reddito per effetto di una nuova occupazio- ne nel periodo intercorrente tra il licenzia- mento e la reintegrazione nel precedente posto di lavoro, ha carattere di mera difesa, e può essere, pertanto, proposta in appello, non comportando un allargamento dell’og- getto del giudizio con allegazione di un fatto nuovo e diverso.

TITOLO III DELL’ATTIVITÀ SINDACALE

19. (Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali). Rappresen- tanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito:

[a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresen- tative sul piano nazionale] (1);

[b)] delle associazioni sindacali, [non affiliate alle predette confederazioni], che siano firmatarie di contratti collettivi [nazionali o provinciali] di lavoro appli- cati nell’unità produttiva (1).

Nell’ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

(1) Le parole tra parentesi sono state abrogate dal referendum popolare dell’11/06/1995 (D.P.R. 28/ 07/1995 n. 312) Successivamente, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, come derivato dalle abrogazioni referendarie, è stata respinta dalla Corte cost., sentenza n. 244 del 12/07/1996 (in G.U. 31/ 07/1996, n. 31 serie speciale).



Cass. Sez. Lav. 05/02/2003 n. 1684 Per dirigenti delle R.S.A. devono intendersi

tutti i delegati che compongono la rappresen- tanza, sicchè le prerogative di cui agli artt. 18, 22, 23 e 24 della. 300/70 spettano a cia- scun componente di essa. Pe la nomina di tali componenti non è necessaria alcuna for- malità poiché l’art. 19 della L. 300/70 ha un carattere definitorio, volto a identificare i sog- getti tiolari per legge dei diritti sindacali indi- viduati e regolati dagli artt. 20 e segg. della

legge citata; i soli requisiti richiesti perché si produca l’effetto della titolarità dei diritti sin- dacali sono dati dalla costituzione della Rsa a «iniziativa dei lavoratori» e che la rappre- sentanza operi «nell’ambito» delle organiz- zazioni che rispondono ai requisiti di cui al- l’art. 19 della L. 300/70, requisiti da intender- si secondo lo spirito del diritto sindacale in maniera scevra da formalism, tanto che an- che il requisito dell’iniziativa dei lavoratori debba essere inteso in senso elastico e inde-

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ta lilettivo sottoscritto da altre organizzazioni, nè

è sufficiente l’applicazione parziale di un contratto collettivo sottoscritto dall’organizza- zione sindacale che in questo caso non può rivendicare la presenza di R.S.A.

Cass. Sez. Lav. 7/03/2001 n. 3298 La legittimazione attiva dell’associazione

sindacale a stare in giudizio a norma dell’art. 28 stat. lav. si fonda sull’esistenza di una condotta antisindacale del datore di lavoro, caratterizzata da una componente oggettiva di contenuto non predeterminato, e da un elemento soggettivo, che assume essenziale rilievo e postula l’intenzione del datore di lavoro di frustrare la libertà e l’attività sinda- cale, pur non ponendosi il comportamento del datore stesso in diretto contrasto con specifiche norme imperative destinate a tute- lare l’esercizio della libertà e delle attività sindacali, ma integrando, per converso, in via immediata, la violazione di disposizioni della parte normativa di un contratto collettivo destinate ad operare direttamente sul piano dei rapporti tra datore di lavoro e lavoratori. (Nell’affermare il principio di diritto che pre- cede la S.C. ha, nella specie, ritenuto lesivo di prerogative sindacali riconosciute dalla contrattazione collettiva per gli addetti all’in- dustria metalmeccanica privata - e, conse- guentemente, ritenuta legittima la costituzio- ne in giudizio del sindacato ex art. 28 citato - la mancata comunicazione alle R.S.U. della decisione dell’imprenditore di far ricorso al lavoro straordinario, con specificazione del numero dei lavoratori interessati, del nome degli stessi, di quelli che avevano superato le quote esenti e di altre informazioni pertinenti, nonché il rifiuto opposto dall’impresa alla ri- chiesta di prendere visione, da parte delle dette r.s.u., del registro infortuni).

Cass. Sez. Lav.24/05/2001 n. 7091 L’esercizio da parte del lavoratore, anche

se investito della carica di rappresentante sindacale, del diritto di critica delle decisioni aziendali (manifestata, nella specie, attraver- so la diffusione di alcuni volantini all’esterno dell’azienda), sebbene sia garantito dagli art. 21 e 39 cost., incontra i limiti della correttez- za formale che sono imposti dall’esigenza, anch’essa costituzionalmente garantita (art. 2 cost.), di tutela della persona umana, an-

terminato, si da potersi esprimere anche in un comportamento concludente dei lavoratori che nei fatti riconoscano e facciano propria la designazione proveniente dal sindacato.

Cass. Sez. Lav. 26/02/2002 n. 2855 Il diritto di indire assemblee dei lavoratori

compete, ai sensi degli art. 19 - nel testo risultante a seguito della parziale abrogazio- ne disposta con d.P.R. n. 312 del 1995 - e 20 stat. lav., alle r.s.a. ed alle organizzazioni sindacali firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva, mentre, trattandosi di diritto conferito alle r.s.a. come organismi e non ai dirigenti delle stesse, non rientra tra le prerogative attribuite a ciascun componente delle r.s.u. dall’art. 4 dell’Accor- do interconfederale 20 dicembre 1993, in forza del quale i componenti delle r.s.u. subentrano ai dirigenti delle r.s.u. negli strumenti di tutela e garanzia stabiliti a loro favore dal titolo III dello statuto dei Lavoratori.

Cass. Sez. Lav. 20/04/2002 n. 5675 L’abrogazione referendaria della qualifica-

zione come nazionale o provinciale dei con- tratti collettivi, la cui stipulazione da titolo alla costituzione delle R.S.A., ha portato ad un allargamento delle maglie selettive attraverso le quali misurare la legittimazione delle orga- nizzazioni ad esercitare le loro prerogative nelle diverse unità produttive. La rappresen- tatività utile per l’acquisto dei diritti sindacali nell’azienda viene così ad essere condizio- nata unicamente da un dato empirico di effet- tività dell’azione sindacale concretizzandosi nella stipula di qualsiasi contratto collettivo anche locale applicato nell’unità produttiva.

Cass. Sez. Lav. 30/07/2002 n. 11310 Per la istituzione di una R.S.A. è necessario

che il sindacato sia firmatario di un contratto collettivo del settore e, soprattutto, tale contrat- to venga effettivamente applicato integralmen- te all’interno dell’unità produttiva, non essendo sufficiente la sua parziale applicazione.

Cass. Sez. Lav. 27/08/2002 n. 12584 Il grado di rappresentatività ai sensi del-

l’art.19 L.300/70 ha rilevanza in riferimento alle associazioni sindacali firmatarie dei con- tratti collettivi di lavoro applicabili all’unità produttiva così valorizzandosi l’effettività del- l’azione sindacale. Non risulta, invece, suffi- ciente la mera adesione ad un contratto col-

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

che quando la critica venga espressa nella forma della satira; ne consegue che, ove tali limiti siano superati, con l’attribuzione all’im- presa datoriale od ai suoi rappresentanti di qualità apertamente disonorevoli, di riferimenti volgari e infamanti e di deformazioni tali da suscitare il disprezzo e il dileggio, il compor- tamento del lavoratore può costituire giusta causa di licenziamento, pur in mancanza degli elementi soggettivi ed oggettivi costitutivi della fattispecie penale della diffamazione.

Cass. Sez. Lav. 29/12/1999 n. 14686 Le R.S.A. hanno una propria soggettività

giuridica diversa da quella delle organizza- zioni sindacali. Le R.S.A. non costituiscono un organo del sindacato. L’art. 19 L. 300/70 non da una definizione di R.S.A. né prevede una struttura rigida della stessa ma piuttosto,

tipizza, una “categoria”, nella quale possono rifluire una molteplicità d strutture associative di lavoratori, le quali, comunque, devono corrispondere al modello delineato per avere accesso alla legislazione di sostegno dello Statuto dei lavoratori e divenire destinatarie di una serie di prerogative di fonte legislativa e contrattuale.

Il vincolo tra associazione sindacale e una struttura definibile come R.S.A. non ha spes- sore giuridico di imputabilità, ma valenza di parziale coincidenza di interessi collettivi e di obiettivi di tutela espressa significativa- mente dalla lata formula “nell’ambito” di cui all’art. 19, dove la flessibilità del termine usato è funzionale alla varietà di rapporti che possono integrare l’ambito in questio- ne.

20. (Assemblea). I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva.

Le riunioni - che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi - sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sin- dacali aziendali nell’unità produttiva, con ordine del giorno su materie di inte- resse sindacale e del lavoro e secondo l’ordine di precedenza delle convoca- zioni, comunicate al datore di lavoro.

Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, diri- genti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale azien- dale.

Ulteriori modalità per l’esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti di lavoro, anche aziendali.

Cass. Sez. Lav. 26/02/2002 n. 2855 Il diritto di indire assemblee dei lavoratori

compete, ai sensi degli art. 19 - nel testo risultante a seguito della parziale abrogazio- ne disposta con d.P.R. n. 312 del 1995 - e 20 stat. lav., alle r.s.a. ed alle organizzazioni sindacali firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva, mentre, trattandosi di diritto conferito alle r.s.a. come organismi e non ai dirigenti delle stesse, non rientra tra le prerogative attribuite a ciascun componente delle r.s.u. dall’art. 4 dell’Accor-

do interconfederale 20 dicembre 1993, in forza del quale i componenti delle r.s.u. subentrano ai dirigenti delle r.s.u. negli strumenti di tutela e garanzia stabiliti a loro favore dal titolo III dello statuto dei Lavoratori.

Cass. Sez. Lav. 17/05/2000 n. 6442 Con riguardo alla disciplina posta dall’art.

44 bis l. 18 marzo 1968 n. 249, modificato dall’art. 20, l. 28 ottobre 1970 n. 775, che - ricalcando il disposto dell’art. 20 l. 20 maggio 1970 n. 300 - riconosce ai dipendenti civili dello Stato il diritto di riunione durante l’orario

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21. (Referendum). Il datore di lavoro deve consentire nell’ambito aziendale lo svolgimento, fuori dell’orario di lavoro, di referendum, sia generali che per categoria, su materie inerenti all’attività sindacale, indetti da tutte le rappresen- tanze sindacali aziendali tra i lavoratori, con diritto di partecipazione di tutti i lavoratori appartenenti alla unità produttiva e alla categoria particolarmente interessata.

Ulteriori modalità per lo svolgimento del referendum possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro anche aziendali.

Cass. Sez. Lav. 05/02/2003 n. 1684 La prerogativa di cui all’art. 21 L. 300/70

spetta ai componenti della R.S.A. la cui no- mina non necessita di alcuna formalità : i soli requisiti richiesti e che la R.S.A. venga costi- tuita su iniziativa dei lavoratori e che operi nell’ambito delle organizzazioni che rispon- dono ai requisiti ex art. 19 L. 300/70.

Cass. Sez. Lav. 29/12/1999 n. 14686 Le rappresentanze sindacali aziendali

sono costituite per iniziativa dei lavoratori dell’azienda e non delle associazioni sinda- cali di cui all’art. 19 l. n. 300 del 1970; hanno una propria soggettività giuridica (rispetto alla quale appare appropriato il riferimento alle norme in materia di associazioni non riconosciute), come si evince dalle varie di- sposizioni dello statuto dei lavoratori preve- denti una loro legittimazione propria e spe- cifica all’esercizio di diritti e facoltà (art. 9, 20, 21, 22, 25 e 27); in particolare, esse non sono organi dei sindacati, nè comun- que sono con gli stessi in una relazione, di

di lavoro nei limiti di dieci ore annue nell’unità amministrativa alla quale i dipendenti sono addetti, l’obbligazione negativa (avente ad oggetto un «pati») per quanto concerne il luogo in cui le riunioni possono tenersi e l’ob- bligazione positiva (avente ad oggetto un «facere») quanto al pagamento delle retribu- zioni fino alla misura legale di dieci ore o di quella eventualmente maggiore indicata dalla contrattazione collettiva sono indipendenti, talché deve escludersi che la partecipazione all’assemblea da parte dei dipendenti costitu- isca una controprestazione dell’obbligo retri- butivo del datore di lavoro; nè quest’ultimo ha alcun potere di controllo dello svolgimento

dell’assemblea e dell’effettiva partecipazione da parte dei lavoratori alla stessa, che può essere tenuta sia all’interno che all’esterno dei luoghi di lavoro senza che in quest’ultima evenienza venga meno l’obbligo retributivo del datore di lavoro.

Cass. VI^ Sez. Penale. 5/09/2000 Il com- portamento del lavoratore che partecipa al- l’assemblea sindacale previamente comuni- cata all’amministrazione, astenendosi, dal lavoro, non comporta il reato di interruzione di pubblico servizio ex art. 340 c.p., non aven- do il datore di lavoro nulla obiettato in ordine alla legittimazione del sindacato ed allo stes- so svolgimento dell’assemblea.

immedesimazione organica o di altro tipo, che determini l’imputabilità giuridica degli atti da loro compiuti ai sindacati, con i quali le stesse sono invece in un rapporto, di natura politica, di parziale coincidenza di interessi collettivi e di obiettivi di tutela. Ne consegue che il sindacato, a cui pur, in quest’ultimo senso, la rappresentanza sin- dacale sia collegata («nell’ambito « del quale, secondo la dizione dell’art. 19, essa sia stata costituita), non può considerarsi passivamente titolare del diritto fatto valere dal datore di lavoro che lamenti un illegitti- mo esercizio, da parte della rappresentan- za sindacale, del diritto di affissione e con- seguentemente chieda la rimozione del documento contestato dalla bacheca sinda- cale. (Nella specie il comunicato affisso dava notizia - secondo il datore di lavoro in ter- mini inesatti e per lui pregiudizievoli - del- l’esito di un’azione promossa dal medesimo sindacato poi convenuto in giudizio ai fini della defissione del comunicato).

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

22. (Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali azienda- li). Il trasferimento dall’unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sinda- cali aziendali di cui al precedente art. 19, dei candidati e dei membri di com- missione interna può essere disposto solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza.

Le disposizioni di cui al comma precedente ed ai commi quarto, quinto, sesto e settimo dell’art. 18 si applicano sino alla fine del terzo mese successivo a quello in cui è stata eletta la commissione interna per i candidati nelle elezioni della commissione stessa e sino alla fine dell’anno successivo a quello in cui è cessato l’incarico per tutti gli altri.

Cass. Sez. Lav. 05/02/2003 n. 1684 Il trasferimento di un dirigente di una R.S.A.

è impossibile soltanto ex art. 22 L. 300/70 previo nulla osta dell’organizzazione sinda- cale di appartenenza. La garanzia di cui al- l’art. 22 L. 300/70 è estesa anche ai lavoratori che a prescindere da una nomina formale svolgano attività tipiche appartenenti alla rap- presentanza sindacale.

Cass. Sez. Lav. 26/02/2002 n. 2855 Il diritto di indire assemblee dei lavoratori

compete, ai sensi degli art. 19 - nel testo risultante a seguito della parziale abrogazio- ne disposta con d.P.R. n. 312 del 1995 - e 20 stat. lav., alle r.s.a. ed alle organizzazioni sindacali firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva, mentre, trattandosi di diritto conferito alle r.s.a. come organismi e non ai dirigenti delle stesse, non rientra tra le prerogative attribuite a ciascun

componente delle r.s.u. dall’art. 4 dell’Accor- do interconfederale 20 dicembre 1993, in forza del quale i componenti delle r.s.u. subentrano ai dirigenti delle r.s.u. negli strumenti di tutela e garanzia stabiliti a loro favore dal titolo III dello statuto dei Lavoratori.

Cass. Sez. Lav. 9/08/2002 n. 12121 Non è necessario il nulla osta del sindaca-

to nazionale di appartenenza per le trasferte o missioni dei rappresentanti sindacali dispo- sti dal datore di lavoro. Trattasi, infatti, di meri accompagnamenti temporanei anche se non è escluso che tale comportamento possa co- stituire condotta antisindacale. Infatti, l’allon- tanamento momentaneo dei rappresentanti sindacali potrebbe ledere la libertà dell’attivi- tà sindacale limitandone lo svolgimento e tenendo lontano dai colleghi di lavoro il rap- presentante sindacale. Ma ciò deve essere accertato dal Giudice di merito.

23. (Permessi retribuiti). I dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’art. 19 hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti.

Salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi di lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo comma almeno:

a) un dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 200 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;

b) un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti per ciascuna rappre- sentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 3.000 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;

c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della categoria per cui è organizzata la rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive di mag- giori dimensioni, in aggiunta al numero minimo di cui alla precedente lettera b).

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Cass. Sez. Lav. 5/07/2002 n. 9743 In tema di licenziamento per giusta causa di

lavoratore sindacalista, il giudice del merito, nel valutare se le espressioni usate dal lavoratore in un contesto di conflittualità aziendale oltrepas- sino i limiti di un corretto esercizio delle libertà sindacali - e quindi siano lesive del rapporto di fiducia con il datore di lavoro - deve accertare se le stesse non costituiscano la forma di comuni- cazione ritenuta più efficace ed adeguata dal sindacalista in relazione alla propria posizione in quel contesto. In tal caso infatti le suddette espressioni non si prestano, in quanto manife- stazione di una lata responsabilità politico - sin- dacale, ad esser valutate con il parametro del- l’inadempimento nei confronti del datore di lavo- ro dovuto a lesione dell’altrui sfera giuridica nell’esercizio di un diritto di rilevanza costituzio- nale.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimo il licenziamento irrogato ad un sindacalista che, nel comunicato di convocazione di un’assemblea, aveva accusa- to i rappresentanti del datore di lavoro ed altri colleghi sindacalisti di essersi appropriati di emo- lumenti spettanti ai lavoratori).

24. (Permessi non retribuiti). I dirigenti sindacali aziendali di cui all’art. 23 hanno diritto a permessi non retribuiti per la partecipazione a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale, in misura non inferiore a otto giorni all’anno.

I lavoratori che intendano esercitare il diritto di cui al comma precedente devono darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola tre giorni prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

I permessi retribuiti di cui al presente articolo non potranno essere inferiori a otto ore mensili nelle aziende di cui alle lettere b) e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla lettera a) i permessi retribuiti non potranno essere inferiori ad un’ora all’anno per ciascun dipendente.

Il lavoratore che intende esercitare il diritto di cui al primo comma deve darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola 24 ore prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

Cass. Sez. Lav. 17/05/2000 n. 6442 Con riguardo alla disciplina posta dall’art. 44

bis l. 18 marzo 1968 n. 249, modificato dall’art. 20, l. 28 ottobre 1970 n. 775, che - ricalcando il disposto dell’art. 20 l. 20 maggio 1970 n. 300 - riconosce ai dipendenti civili dello Stato il diritto di riunione durante l’orario di lavoro nei limiti di dieci ore annue nell’unità amministrativa alla quale i dipendenti sono addetti, l’obbligazione negativa (avente ad oggetto un «pati») per quan- to concerne il luogo in cui le riunioni possono tenersi e l’obbligazione positiva (avente ad og- getto un «facere») quanto al pagamento delle retribuzioni fino alla misura legale di dieci ore o di quella eventualmente maggiore indicata dalla contrattazione collettiva sono indipendenti, tal- ché deve escludersi che la partecipazione al- l’assemblea da parte dei dipendenti costituisca una controprestazione dell’obbligo retributivo del datore di lavoro; nè quest’ultimo ha alcun potere di controllo dello svolgimento dell’assemblea e dell’effettiva partecipazione da parte dei lavora- tori alla stessa, che può essere tenuta sia all’in- terno che all’esterno dei luoghi di lavoro senza che in quest’ultima evenienza venga meno l’ob- bligo retributivo del datore di lavoro.

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

Cass. Sez. Lav. 05/02/2003 n. 1684 Le prerogative di cui all’art. 24 L. 300/70

spettano a ciascun componente della R.S.A. la cui nomina non necessita di alcuna forma-

lità: i soli requisiti richiesti e che la R.S.A. venga costituita su iniziativa dei lavoratori e che operi nell’ambito delle organizzazioni che rispondono ai requisiti ex art. 19 L. 300/70.

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Le carte fondam entali

25. (Diritto di affissione). Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità produttiva, pubblica- zioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro.

Cass. Sez. Lav. 3/02/2002 n. 1199 Poiché l’art. 25 non dispone che la scelta

dello spazio debba essere preventivamente concordata con le rappresentanze sindacali aziendali e poiché per conseguenza il pre- ventivo accordo non è un elemento essenzia- le della fattispecie prevista dalla legge, il datore di lavoro, per adempiere agli incum- benti ( “… il datore ha l’obbligo di predisporre in luogo accessibile a tutti i lavoratori all’inter- no dell’unità produttiva” appositi spazi) può bene procedere al mutamento del luogo di affissione senza di nuovo interpellare le sud- dette rappresentanze.

Cass. Sez. Lav. 29/12/1999 n. 14686 Le rappresentanze sindacali aziendali sono

costituite per iniziativa dei lavoratori dell’azien- da e non delle associazioni sindacali di cui all’art. 19 l. n. 300 del 1970; hanno una propria soggettività giuridica (rispetto alla quale ap- pare appropriato il riferimento alle norme in materia di associazioni non riconosciute), come si evince dalle varie disposizioni dello statuto dei lavoratori prevedenti una loro legittimazio- ne propria e specifica all’esercizio di diritti e

facoltà (art. 9, 20, 21, 22, 25 e 27); in parti- colare, esse non sono organi dei sindacati, nè comunque sono con gli stessi in una relazione, di immedesimazione organica o di altro tipo, che determini l’imputabilità giuridica degli atti da loro compiuti ai sindacati, con i quali le stesse sono invece in un rapporto, di natura politica, di parziale coincidenza di interessi collettivi e di obiettivi di tutela. Ne consegue che il sindacato, a cui pur, in quest’ultimo senso, la rappresentanza sindacale sia colle- gata («nell’ambito « del quale, secondo la dizione dell’art. 19, essa sia stata costituita), non può considerarsi passivamente titolare del diritto fatto valere dal datore di lavoro che lamenti un illegittimo esercizio, da parte della rappresentanza sindacale, del diritto di affis- sione e conseguentemente chieda la rimozio- ne del documento contestato dalla bacheca sindacale. (Nella specie il comunicato affisso dava notizia - secondo il datore di lavoro in termini inesatti e per lui pregiudizievoli - del- l’esito di un’azione promossa dal medesimo sindacato poi convenuto in giudizio ai fini della defissione del comunicato).

26. (Contributi sindacali). I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all’interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale.

[Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di percepire, tramite ritenuta sul salario nonché sulle prestazioni erogate per conto degli enti previ- denziali, i contributi sindacali che i lavoratori intendono loro versare, con moda- lità stabilite dai contratti collettivi di lavoro, che garantiscano la segretezza del versamento effettuato dal lavoratore a ciascuna associazione sindacale] (1) (2).

[Nelle aziende nelle quali il rapporto di lavoro non è regolato da contratti collettivi, il lavoratore ha diritto di chiedere il versamento del contributo sindacale all’associazione da lui indicata] (1).

(1) Tale comma è stato sostituito, ex art. 18, comma 2, dalla L. 23/07/1991 n. 223. (2) Tale comma è stato abrogato in seguito a referendum popolare del 5/04/1995 (D.P.R. 28/07/1995

n. 313

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta liCass. Sez. Lav. 29/10/2002 n. 15262

Al fine di valutare il sistema di riscossione previsto nel contratto collettivo nazionale di metalmeccanici e per stabilire la natura nor- mativa od obbligatoria della norma istitutiva occorre comprendere, sul piano finalistico della stessa, la sua natura obbligatoria o normativa. Nel primo caso sarà applicabile, quindi, a quei sindacati firmatari del contratto collettivo, mentre nel secondo solo a tutti i sindacati aderenti

Cass. Sez. Lav. 16/03/2001 n. 3813 In tema di contratto collettivo, si definisco-

no clausole normative quelle destinate a re-

Cass. Sez. Lav. 29/12/1999 n. 14686 Le rappresentanze sindacali aziendali sono

costituite per iniziativa dei lavoratori dell’azien- da e non delle associazioni sindacali di cui all’art. 19 l. n. 300 del 1970; hanno una propria soggettività giuridica (rispetto alla quale ap- pare appropriato il riferimento alle norme in materia di associazioni non riconosciute), come si evince dalle varie disposizioni dello statuto dei lavoratori prevedenti una loro legittimazio- ne propria e specifica all’esercizio di diritti e facoltà (art. 9, 20, 21, 22, 25 e 27); in parti- colare, esse non sono organi dei sindacati, nè comunque sono con gli stessi in una relazione, di immedesimazione organica o di altro tipo, che determini l’imputabilità giuridica degli atti da loro compiuti ai sindacati, con i quali le stesse sono invece in un rapporto, di natura

27. (Locali delle rappresentanze sindacali aziendali). Il datore di lavoro nelle unità produttive con almeno 200 dipendenti pone permanentemente a disposizione delle rappresentanze sindacali aziendali, per l’esercizio delle loro funzioni, un idoneo locale comune all’interno dell’unità produttiva o nelle imme- diate vicinanze di essa.

Nelle unità produttive con un numero inferiore di dipendenti le rappresentan- ze sindacali aziendali hanno diritto di usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale idoneo per le loro riunioni.

golare i rapporti individuali riconducibili al contratto e clausole obbligatorie quelle che disciplinano esclusivamente i rapporti tra le associazioni sindacali partecipanti alla stipu- lazione dei contratti medesimi, creando obbli- ghi e diritti per le parti stipulanti e non per i singoli lavoratori. (In applicazione di tale prin- cipio la S.C. ha cassato con rinvio per vizio di motivazione la decisione di merito che aveva qualificato come normativa la pattui- zione, inserita nella parte obbligatoria del c.c.n.l., relativa all’impegno del datore di la- voro di effettuare la trattenuta dei contributi sindacali).

politica, di parziale coincidenza di interessi collettivi e di obiettivi di tutela. Ne consegue che il sindacato, a cui pur, in quest’ultimo senso, la rappresentanza sindacale sia colle- gata («nell’ambito» del quale, secondo la dizione dell’art. 19, essa sia stata costituita), non può considerarsi passivamente titolare del diritto fatto valere dal datore di lavoro che lamenti un illegittimo esercizio, da parte della rappresentanza sindacale, del diritto di affis- sione e conseguentemente chieda la rimozio- ne del documento contestato dalla bacheca sindacale. (Nella specie il comunicato affisso dava notizia - secondo il datore di lavoro in termini inesatti e per lui pregiudizievoli - del- l’esito di un’azione promossa dal medesimo sindacato poi convenuto in giudizio ai fini della defissione del comunicato).

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

TITOLO IV DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

28. (Repressione della condotta antisindacale). Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l’eserci- zio della libertà e dell’attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il Tribunale (1) del luogo ove è posto in essere il compor- tamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed imme- diatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimo- zione degli effetti.

L’efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla senten- za con cui il Tribunale (1) in funzione di giudice del lavoro definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo.

Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al Tribunale (1) in funzione di giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile.

Il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma, o alla sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dell’art. 650 del codice penale.

L’autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di con- danna nei modi stabiliti dall’art. 36 del codice penale.

[Se il comportamento di cui al primo comma è posto in essere da una amministrazione statale o da un altro ente pubblico non economico, l’azione è proposta con ricorso davanti al Tribunale (1) competente per territorio] (2).

[Qualora il comportamento antisindacale sia lesivo anche di situazioni soggettive inerenti al rapporto di impiego, le organizzazioni sindacali di cui al primo comma, ove intendano ottenere anche la rimozione dei provvedi- menti lesivi delle predette situazioni, propongono il ricorso davanti al tribu- nale amministrativo regionale competente per territorio, che provvede in via di urgenza con le modalità di cui al primo comma. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro quindici giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti allo stesso tribunale, che decide con sentenza immediatamente esecutiva] (2).

(1) Il pretore, soppresso a decorrere dal 2/06/1999, è da intendersi oggi come Tribunale monocra- tico, ai sensi dell’art. 244, D.lgs. 19/02/1998, n. 51 (Istituzione del giudice unico di primo grado).

(2) I comma 6 e 7 sono stati prima aggiunti, ex art.6, L. 12/06/1990, n.146 (Norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della personalità costituzionalmente tutelati. Istituzione della commissione di garanzia dell’attuazione della legge), poi abrogati, ex art. 4, L.11/04/2000, n. 83 (Modifiche ed integrazioni della legge 12/06/1990, n. 146/A).

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta liCass. Sez. Lav. 4/07/2002 n. 9709

Nel caso della proclamazione di uno scio- pero da parte delle organizzazioni sindacali di categoria, non costituisce attività antisin- dacale la condotta del datore di lavoro che, nell’intento di limitarne le conseguenze dan- nose, disponga l’adibizione del personale ri- masto in servizio alle mansioni dei lavoratori in sciopero, anche se tale adibizione avvenga mediante l’assegnazione a mansioni inferiori (nella specie, la sentenza di merito, confer- mata dalla Suprema corte, aveva escluso la natura antisindacale del comportamento del- la Rai, che, in occasione della proclamazione di uno sciopero inteso a bloccare la messa in onda delle trasmissioni. aveva adibito a tale attività personale non scioperante, anche se appartenente a categorie superiori).

Cass. Sez. Lav. 10/07/2002 n. 10031 La violazione, da parte del datore di lavoro

di diritti individuali del lavoratore derivanti dalla legge, o anche direttamente dalla Costituzio- ne (come il diritto alla retribuzione o alle fe- rie) non può mai concretare condotta antisin- dacale, essendo questa caratterizzata dalla idoneità del comportamento del datore di lavoro a compromettere il diritto di sciopero o a ledere la libertà o l’attività sindacali, ossia interessi collettivi di cui il sindacato è porta- tore. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva negato l’anti- sindacalità della condotta del Comune di Milano, che aveva chiesto al personale do- cente di prestare servizio durante le ferie con un compenso in danaro inferiore ai minimi contrattuali e aveva espresso l’intento, in mancanza di intesa a seguito delle osserva- zioni sindacali neppure prese in considera- zione, di organizzare in modo diverso il ser- vizio affidandolo ai privati).

Cass. Sez. Lav. 07/08/2002 n. 11833 E’ legittimata a promuovere ricorso ex art.28

L.300/70 l’organizzazione sindacale che sia effettivamente articolazione di sindacati na- zionali con più categorie professionali. Tale organizzazione sindacale deve mirare all’as- sociazione ed alla tutela dei lavoratori quale associazione intercategoriale.

Cass. Sez. Lav. 9/08/2002 n. 12121 Qualora le trasferte o le missioni dei rap-

presentanti sindacali comportino un’attività di-

scriminatoria e risultino idonee a ledere la libertà sindacale, dette trasferte possono in- tegrare la violazione di quanto disposto dal- l’art.28 L. 300/70. Si riserva al Giudice di merito la valutazione della sussistenza di tale intento discriminatorio.

Cass. Sez. Lav. 27/08/2002 n. 12584 Col procedimento ex art.28 L. 300/70 non

può tutelarsi la libertà, l’attività sindacale ed il diritto di sciopero per organismi sindacali che curino gli interessi collettivi delle coope- rative di lavoro poiché lo Statuto dei lavora- tori tutela i prestatori d’opera subordinati e tale differenza è ben giustificata perché vi è, appunto, una diversità tra il rapporto sociale e quello di lavoro. Pertanto, potranno essere i lavoratori che appartengono alla Cooperati- va a proporre ricorso ex art.28 L. 300/70 e non già la Cooperativa.

Trattandosi di norma processuale e non di diritto sostanziale, l’art.28 può essere inap- plicabile, e ciò non incide sulle garanzie delle libertà sindacale e del diritto di sciopero, sus- sistendo per la tutela di questi le azioni ordi- narie dinanzi al Giudice del Lavoro.

Cass. Sez. Lav. 7/03/2001 n. 3298 La legittimazione attiva dell’associazione

sindacale a stare in giudizio a norma dell’art. 28 stat. lav. si fonda sull’esistenza di una condotta antisindacale del datore di lavoro, caratterizzata da una componente oggettiva di contenuto non predeterminato, e da un elemento soggettivo, che assume essenziale rilievo e postula l’intenzione del datore di lavoro di frustrare la libertà e l’attività sinda- cale, pur non ponendosi il comportamento del datore stesso in diretto contrasto con specifiche norme imperative destinate a tute- lare l’esercizio della libertà e delle attività sindacali, ma integrando, per converso, in via immediata, la violazione di disposizioni della parte normativa di un contratto collettivo destinate ad operare direttamente sul piano dei rapporti tra datore di lavoro e lavoratori. (Nell’affermare il principio di diritto che pre- cede la S.C. ha, nella specie, ritenuto lesivo di prerogative sindacali riconosciute dalla contrattazione collettiva per gli addetti all’in- dustria metalmeccanica privata - e, conse- guentemente, ritenuta legittima la costituzio- ne in giudizio del sindacato ex art. 28 citato

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

- la mancata comunicazione alle R.S.U. della decisione dell’imprenditore di far ricorso al lavoro straordinario, con specificazione del numero dei lavoratori interessati, del nome degli stessi, di quelli che avevano superato le quote esenti e di altre informazioni pertinenti, nonché il rifiuto opposto dall’impresa alla ri- chiesta di prendere visione, da parte delle dette r.s.u., del registro infortuni).

Cass. Sez. Lav. 17/01/2001 n. 616 Secondo la disciplina dettata per la contrat-

tazione collettiva decentrata nel pubblico impiego dall’art. 45, comma 4, del d.lg. n. 29 del 1993, nel suo testo originario (confermato sul punto dal d.lg. n. 470 del 1993), spetta ai

contratti collettivi nazionali stabilire i criteri per l’individuazione delle organizzazioni, anche non firmatarie del contratto nazionale, legitti- mate alla stipulazione dei contratti decentrati, e, ove il contratto nazionale dello specifico settore non abbia fornito indicazioni al riguar- do, non può attribuirsi rilevanza al criterio della maggiore rappresentatività, anche perché la valorizzazione dei criteri empirici elaborati dalla giurisprudenza per la misurazione della rap- presentatività si porrebbe in contraddizione con l’esigenza della predeterminazione di regole certe di selezione dell’interlocutore sindacale nel settore pubblico. (Fattispecie relativa al comparto della scuola).

Cass. Sez. Lav.17/05/2000 n. 6442 Con riguardo alla disciplina posta dall’art.

44 bis l. 18 marzo 1968 n. 249, modificato dall’art. 20, l. 28 ottobre 1970 n. 775, che - ricalcando il disposto dell’art. 20 l. 20 maggio 1970 n. 300 - riconosce ai dipendenti civili dello Stato il diritto di riunione durante l’orario di lavoro nei limiti di dieci ore annue nell’unità amministrativa alla quale i dipendenti sono addetti, l’obbligazione negativa (avente ad oggetto un «pati») per quanto concerne il luogo in cui le riunioni possono tenersi e l’ob- bligazione positiva (avente ad oggetto un «facere») quanto al pagamento delle retribu-

29. (Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali). Quando le rappre- sentanze sindacali aziendali di cui all’art. 19 si siano costituite nell’ambito di due o più delle associazioni di cui alle lettere a) e b) del primo comma dell’articolo predetto, nonché nell’ipotesi di fusione di più rappresentanze sindacali, i limiti numerici stabiliti dall’art. 23, secondo comma, si intendono riferiti a ciascuna delle associazioni sindacali unitariamente rappresentate nell’unità produttiva.

Quando la formazione di rappresentanze sindacali unitarie consegua alla fusione delle associazioni di cui alle lettere a) e b) del primo comma dell’art. 19, i limiti numerici della tutela accordata ai dirigenti di rappresentanze sindacali aziendali, stabiliti in applicazione dell’art. 23, secondo comma, ovvero del primo comma del presente articolo restano immutati.

zioni fino alla misura legale di dieci ore o di quella eventualmente maggiore indicata dalla contrattazione collettiva sono indipendenti, talché deve escludersi che la partecipazione all’assemblea da parte dei dipendenti costitu- isca una controprestazione dell’obbligo retri- butivo del datore di lavoro; nè quest’ultimo ha alcun potere di controllo dello svolgimento dell’assemblea e dell’effettiva partecipazione da parte dei lavoratori alla stessa, che può essere tenuta sia all’interno che all’esterno dei luoghi di lavoro senza che in quest’ultima evenienza venga meno l’obbligo retributivo del datore di lavoro.

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

30. (Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali). I componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni di cui all’art. 19 hanno

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Cass. Sez. Lav. 7/04/2001 n. 5223 I permessi sindacali retribuiti per dirigenti

provinciali e nazionali di cui all’art.30 L.300/ 70 possono essere utilizzati soltanto per la partecipazione a riunioni di organi direttivi, configurandosi diversamente una indebita utilizzazione degli stessi permessi. E’ onere del lavoratore provare il corretto utilizzo del permesso retribuito.

Cass. Sez. Lav. 24/03/2001 n. 4302 I permessi sindacali costituiscono oggetto

di un diritto potestativo del dirigente sindaca- le, dal cui esercizio discende una situazione di soggezione del datore di lavoro, non es- sendo richiesto il consenso di questi per pro- durre l’effetto giuridico di esonero dalla pre- stazione lavorativa; pertanto, l’indebita utiliz- zazione dei permessi non si traduce in un inadempimento ma rivela l’inesistenza di uno degli elementi costitutivi del diritto; ne conse- gue che, in caso di contestazione, qualora il lavoratore, su cui grava il relativo onere, non fornisca la prova dell’esistenza del diritto, tro- vano applicazione le regole ordinarie del rap- porto di lavoro e l’assenza del dipendente è ritenuta mancanza della prestazione per cau- sa a lui imputabile.

Cass. Sez. Lav. 17/05/2000 n. 6442 Con riguardo alla disciplina posta dall’art.

44 bis l. 18 marzo 1968 n. 249, modificato dall’art. 20, l. 28 ottobre 1970 n. 775, che - ricalcando il disposto dell’art. 20 l. 20 maggio 1970 n. 300 - riconosce ai dipendenti civili dello Stato il diritto di riunione durante l’orario di lavoro nei limiti di dieci ore annue nell’unità amministrativa alla quale i dipendenti sono addetti, l’obbligazione negativa (avente ad oggetto un «pati») per quanto concerne il luogo in cui le riunioni possono tenersi e l’obbliga- zione positiva (avente ad oggetto un «facere») quanto al pagamento delle retribuzioni fino alla misura legale di dieci ore o di quella eventual- mente maggiore indicata dalla contrattazione collettiva sono indipendenti, talché deve esclu- dersi che la partecipazione all’assemblea da parte dei dipendenti costituisca una contropre- stazione dell’obbligo retributivo del datore di lavoro; nè quest’ultimo ha alcun potere di controllo dello svolgimento dell’assemblea e dell’effettiva partecipazione da parte dei lavo- ratori alla stessa, che può essere tenuta sia all’interno che all’esterno dei luoghi di lavoro senza che in quest’ultima evenienza venga meno l’obbligo retributivo del datore di lavoro.

31. (Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali). I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assem- blee regionali ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato.

La medesima disposizione si applica ai lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali.

I periodi di aspettativa di cui ai precedenti commi sono considerati utili, a richiesta dell’interessato, ai fini del riconoscimento del diritto e della determinazio- ne della misura della pensione a carico della assicurazione generale obbligatoria di cui al R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modifiche ed integrazioni, nonché a carico di enti, fondi, casse e gestioni per forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione predetta, o che ne comportino comunque l’esonero.

Durante i periodi di aspettativa l’interessato, in caso di malattia, conserva il

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

diritto a permessi retribuiti, secondo le norme dei contratti di lavoro, per la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti.

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Le carte fondam entali

Cass. Sez. Lav. 31/03/2001 n. 3112 Ove il diritto della lavoratrice in aspettativa

per motivi sindacali non ricomprendesse, come per l’astensione obbligatoria, il diritto all’indennità giornaliera pari al 30% della retribuzione prevista per l’astensione facolta- tiva, sarebbe sufficiente per tale lavoratrice il ritorno al lavoro anche per un solo giorno per non perdere il diritto all’indennità.

Adottando una interpretazione analogica deve ritenersi che la lavoratrice in aspetttati- va per motivi sindacali (o politici) non perda il diritto all’indennità giornaliera durante il

periodo di astensione facoltativa, se essa ne faccia richiesta per accudire il bambino entro il suo primo anno di vita, dovendosi assimi- lare al periodo di assenza per malattia anche quello di astensione facoltativa dal lavoro.

Corte Costituzionale 10/05/2002 n. 171 Sono illegittimi gli art. 4 e 9 d.P.R. 1124/65,

nella parte in cui non includono tra i beneficiari dell’assicurazione obbligatoria contro gli infor- tuni i lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali nazionali e provinciali, e, per conver- so, non includono in questo caso i sindacati tra i soggetti tenuti alla contribuzione assicurativa.

32. (Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive). I la- voratori eletti alla carica di consigliere comunale o provinciale che non chiedano di essere collocati in aspettativa sono, a loro richiesta, autorizzati ad assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario all’espletamento del mandato, senza alcuna decurtazione della retribuzione.

I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore comunale, ovvero di presidente di giunta provinciale o di assessore provinciale, hanno diritto anche a permessi non retribuiti per un minimo di trenta ore mensili.

diritto alle prestazioni a carico dei competenti enti preposti all’erogazione delle prestazioni medesime.

Le disposizioni di cui al terzo e al quarto comma non si applicano qualora a favore dei lavoratori siano previste forme previdenziali per il trattamento di pensione e per malattia, in relazione all’attività espletata durante il periodo di aspettativa.

TITOLO V NORME SUL COLLOCAMENTO

[33. (Collocamento) (1). La commissione per il collocamento, di cui all’art. 26 della L. 29 aprile 1949, n. 264, è costituita obbligatoriamente presso le sezioni zonali, comunali e frazionali degli Uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione, quando ne facciano richiesta le organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative.

Alla nomina della commissione provvede il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, il quale, nel richiedere la designazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e assegna loro un termine di 15 giorni, decorso il quale provvede d’ufficio.



Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta liLa commissione è presieduta dal dirigente della sezione zonale, comunale,

frazionale, ovvero da un suo delegato, e delibera a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente.

La commissione ha il compito di stabilire e di aggiornare periodicamente la graduatoria delle precedenze per l’avviamento al lavoro, secondo i criteri di cui al quarto comma dell’art. 15 della L. 29 aprile 1949, n. 264.

Salvo il caso nel quale sia ammessa la richiesta nominativa, la sezione di collocamento, nella scelta del lavoratore da avviare al lavoro, deve uniformarsi alla graduatoria di cui al comma precedente, che deve essere esposta al pub- blico presso la sezione medesima e deve essere aggiornata ad ogni chiusura dell’ufficio con la indicazione degli avviati.

Devono altresì essere esposte al pubblico le richieste numeriche che perven- gono dalle ditte.

La commissione ha anche il compito di rilasciare il nulla osta per l’avviamen- to al lavoro ad accoglimento di richieste nominative o di quelle di ogni altro tipo che siano disposte dalle leggi o dai contratti di lavoro. Nei casi di motivata urgenza, l’avviamento è provvisoriamente autorizzato dalla sezione di colloca- mento e deve essere convalidato dalla commissione di cui al primo comma del presente articolo entro dieci giorni. Dei dinieghi di avviamento al lavoro per richiesta nominativa deve essere data motivazione scritta su apposito verbale in duplice copia, una da tenere presso la sezione di collocamento e l’altra presso il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro. Tale motivazione scritta deve essere immediatamente trasmessa al datore di lavoro richiedente.

Nel caso in cui la commissione neghi la convalida ovvero non si pronunci entro venti giorni dalla data della comunicazione di avviamento, gli interessati possono inoltrare ricorso al direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro, il quale decide in via definitiva, su conforme parere della commissione di cui all’art. 25 della L. 29 aprile 1949, n. 264.

I turni di lavoro di cui all’art. 16 della L. 29 aprile 1949, n. 264, sono stabiliti dalla commissione e in nessun caso possono essere modificati dalla sezione.

Il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro annulla d’ufficio i provvedimenti di avviamento e di diniego di avviamento al lavoro in contrasto con le disposi- zioni di legge. Contro le decisioni del direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro è ammesso ricorso al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

Per il passaggio del lavoratore dall’azienda nella quale è occupato ad un’altra occorre il nulla osta della sezione di collocamento competente.

Ai datori di lavoro che non assumono i lavoratori per il tramite degli uffici di collocamento, sono applicate le sanzioni previste dall’art. 38 della presente legge.

Le norme contenute nella L. 29 aprile 1949, n. 264, rimangono in vigore in quanto non modificate dalla presente legge].

(1) Questo articolo è stato interamente abrogato, ex art. 8, lett. d), dal D.lgs. 19/12/2002, n. 297 (Riforma del collocamento).

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

Cass. Sez. Lav. 19/01/2002 n. 570 È affetta da nullità assoluta per contrasto

con norme imperative la clausola del bando di concorso per il reclutamento di nuovo personale da parte di un ente pubblico eco-

[34. (Richieste nominative di manodopera) (1). A decorrere dal novante- simo giorno dall’entrata in vigore della presente legge, le richieste nominative di manodopera da avviare al lavoro sono ammesse esclusivamente per i com- ponenti del nucleo familiare del datore di lavoro, per i lavoratori di concetto e per gli appartenenti a ristrette categorie di lavoratori altamente specializzati, da stabilirsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentita la commissione centrale di cui alla L. 29 aprile 1949, n. 264].

(1) Questo articolo è stato interamente abrogato, ex art. 8, lett. d), dal D.lgs. 19/12/2002, n. 297 (Riforma del collocamento).

nomico, la quale subordini l’assunzione dei vincitori sia all’esistenza che all’inesistenza di vincoli di parentela con dipendenti dell’en- te, trattandosi di fatti estranei alla professio- nalità del lavoratore.

Cass. Sez. Lav. 21/11/1998 n. 11805 Nell’ipotesi di intermediazione nelle pre-

stazioni di lavoro, l’utilizzatore di tali presta- zioni risponde sia dell’illecito penale relati- vo alla violazione del divieto di cui all’art. 1 L. n. 1369 del 1960, sia dell’illecito ammini- strativo di cui all’art. 13 L. n. 264 del 1949 che sanziona l’assunzione di lavoratori sen- za il tramite dell’ufficio di collocamento; il necessario concorso tra i due illeciti, previ- sto dallo stesso art. 1 L. n. 1369 cit. (che fa espressamente salva l’applicazione delle sanzioni, ora depenalizzate, di cui alla L. n.

264 del 1949), trova giustificazione nei di- versi interessi tutelati dai due illeciti, senza che, per escludere l’illecito amministrativo relativo all’assunzione senza il tramite del collocamento, possa valere la circostanza che la costituzione del rapporto di lavoro sia avvenuto per legge (come effetto della violazione del divieto di cui al citato art. 1 L. n. 1369), giacché, in tali ipotesi, si con- figurerebbe una ingiustificata e sostanziale immunità in materia di avviamento al lavoro per l’appellante che abbia in concreto utiliz- zato la prestazione di lavoro.

TITOLO VI DISPOSIZIONI FINALI E PENALI

35. (Campo di applicazione). Per le imprese industriali e commerciali, le disposizioni del titolo III, ad eccezione del primo comma dell’art. 27, della pre- sente legge si applicano a ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo che occupa più di quindici dipendenti. Le stesse disposizioni si ap- plicano alle imprese agricole che occupano più di cinque dipendenti.

Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e commerciali che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque



Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta lidipendenti anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non

raggiunge tali limiti. Ferme restando le norme di cui agli artt. 1, 8, 9, 14, 15, 16 e 17, i contratti

collettivi di lavoro provvedono ad applicare i principi di cui alla presente legge alle imprese di navigazione per il personale navigante (1).

(1) Tale comma è stato dichiarato parzialmente illegittimo dalla Corte cost. con sent. 26/03/1987, n. 96; sent. 31/01/1991, n. 41; sent. 23/07/1991, n. 364.

Cass. Sez. Lav. 17/05/2002 n. 7227 In tema di riparto dell’onere probatorio in

ordine ai presupposti di applicazione della tutela reale o obbligatoria al licenziamento di cui sia stata accertata l’invalidità, grava sul datore di lavoro - sia se attore, sia se conve- nuto in giudizio - l’onere di eccepire e prova- re l’inesistenza del requisito occupazionale e perciò l’impedimento all’applicazione dell’art. 18 legge n. 300 del 1970.

Cass. Sez. Lav. 20/05/2002 n. 7316 La sentenza che, dichiarando l’illegittimità

del licenziamento, condanni il datore di lavo- ro a corrispondere al lavoratore le mensilità di retribuzione, secondo i criteri di cui all’art. 2121 c.c., per il periodo compreso fra la data del licenziamento stesso e quella dell’effetti- va reintegra, va parificata, quando non sia indicativa di un importo determinato o deter- minabile in base a semplice calcolo aritmeti- co, ad una pronuncia di condanna generica, con conseguente eventuale necessità di un ulteriore giudizio per la liquidazione del quan- tum, quando insorga successivamente con- troversia in ordine alla individuazione della retribuzione globale di fatto assunta dal com- ma 4 dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970 quale parametro del risarcimento.

Cass. Sez. Lav. 20/07/2001 n. 9881 Costituisce unità produttiva, ai sensi del-

l’art. 35 l. n. 300 del 1970, non ogni sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto dell’im- presa, ma soltanto la più consistente e vasta entità aziendale che, eventualmente articolata in organismi minori - anche non ubicati tutti nel territorio del medesimo comune - si carat- terizzi per sostanziali condizioni imprendito- riali di indipendenza tecnica ed amministrati- va, tali che in essa si esaurisca per intero il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell’attività produttiva aziendale. Deve escludersi, invece, l’autonomia, ai fini dell’integrazione di unti separata unità produt- tiva ai sensi di legge, degli indicati organismi minori, aventi scopi meramente strumentali e ausiliari rispetto ai fini produttivi dell’impresa. (Nella specie la S.C. ha confermato la senten- za impugnata nella quale si era esclusa l’au- tonomia di un cosiddetto sportello o dipenden- za di una banca che svolgeva solo attività meramente strumentali e ausiliarie rispetto a quelle della banca di appartenenza, avente sede in un altro comune).

Cass. Sez. Lav. 06/08/2002 n.11793 Qualora il rapporto di lavoro sia assistito

dalla garanzia della stabilità (come ad esem- pio nelle aziende agricole con oltre 5 dipen- denti) la prescrizione dei crediti di lavoro opera in costanza del rapporto ma è onere del datore di lavoro eccepirla e provarla

36. (Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appal- tatori di opere pubbliche) (1).

Nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle vigenti leggi dallo Stato a favore di imprenditori che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata e nei capitolati di appalto attinenti all’esecu- zione di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l’obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o di far applicare nei

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

Cass. Sez. Lav. 22/04/2002 n. 5828 Le imprese che gestiscono servizi di puli-

zia in appalto e che occupano più di quindici dipendenti sono soggette alla disciplina di cui all’art. 24 legge n. 223 del 1991, non rientran- do nelle eccezioni previste dal comma 4 dello stesso articolo (riferibili ai lavori edili, a quelli a termine e alle attività stagionali o saltuarie), e non rilevando il fatto che la riduzione di lavoro derivi dalla cessazione di un appalto, posto che è logico e coerente con le finalità perseguite dalla citata legge n. 223 del 1991 che l’impresa di pulizie che veda cessare un appalto, ottenendone un altro, ancorché in zona diversa, verifichi in sede sindacale la possibilità di occupare i lavoratori nel secon-

confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona.

Tale obbligo deve essere osservato sia nella fase di realizzazione degli impianti o delle opere che in quella successiva, per tutto il tempo in cui l’impren- ditore beneficia delle agevolazioni finanziarie e creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.

Ogni infrazione al suddetto obbligo che sia accertata dall’Ispettorato del lavoro viene comunicata immediatamente ai Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la concessione del beneficio o dell’appalto. Questi adotteran- no le opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei casi più gravi o nel caso di recidiva potranno decidere l’esclusione del responsabile, per un tempo fino a cinque anni, da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero da qualsiasi appalto.

Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche quando si tratti di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali l’Ispettorato del lavoro comunica direttamente le infrazioni per l’adozione delle sanzioni.

(1) Questo articolo è stato dichiarato parzialmente illegittimo dalla Corte Cost. con sent. 19/06/1998, n. 226, “nella parte in cui non prevede che, nelle concessioni di pubblico servizio, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l’obbligo per il concessionario di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona”.

do appalto, invece di procedere al licenzia- mento degli stessi ed all’assunzione di nuovi lavoratori; il diverso trattamento previsto per la cessazione dell’appalto delle imprese che gestiscono il servizio di nettezza urbana ri- spetto a quello previsto per la chiusura del cantiere nelle imprese edili, non induce a dubitare della conformità dell’art. 24, comma 4, cit. all’art. 3 cost., atteso che le ipotesi di esclusione dalla procedura sui licenziamenti collettivi elencate dalla disposizione in argo- mento sono individuate dal legislatore, nel- l’ambito della propria discrezionalità, alla luce di criteri di ragionevolezza che tengono conto delle peculiarità nelle diverse situazioni con- siderate.

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

37. (Applicazione ai dipendenti da enti pubblici). Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di lavoro e di impiego dei dipen- denti da enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica. Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai rapporti di impiego dei dipendenti dagli altri enti pubblici, salvo che la materia sia diver- samente regolata da norme speciali.

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ta liCass. Sez. Lav. 2/03/2001 n. 75

I criteri di individuazione degli enti pubblici economici sono il fine pubblico e lo svolgi- mento di un’attività imprenditoriale a caratte- re di economicità, strumentale al fine pubbli- co e prevalente sull’attività di carattere auto- ritativo dell’ente; pertanto, il Consorzio del Mirese, costituito per la gestione degli acque- dotti e dei servizi di fognatura nel territorio dei comuni consorziati, è un ente pubblico non economico; infatti, il Consorzio ha preva- lentemente scopi e modi operativi che tra- scendono l’attività meramente imprenditoria- le, i relativi costi di fornitura sono sostenuti con mezzi finanziari erogati dallo Stato e dagli enti pubblici consorziati e quindi con entrate estranee ad una gestione puramente econo- mica; conseguentemente il rapporto di lavoro dei dipendenti deve essere qualificato di pubblico impiego e le relative controversie sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. (Fattispecie anteriore al 30 giugno 1998).

Cass. Sez. Lav. 6/10/2000 n. 13311 Per effetto dell’art. 37 della legge n. 300

del 1970, le norme dello statuto dei lavoratori vanno direttamente applicate alle vicende del rapporto di lavoro degli enti pubblici economi- ci, nei limiti e con le salvezze di cui all’art. 40 della stessa legge, e tuttavia con esclusione generalizzata delle norme speciali destinate a garantire procedure selettive e concorsuali di assunzione del personale ed altri momenti organizzativi dell’ente, operando in questa sfera l’ente medesimo con poteri che assu- mono, per gli obiettivi perseguiti, rilevanza

pubblica, sicché le norme statutarie in questa sfera hanno una mera efficacia integrativa, così come avviene - per effetto dell’ultima parte dell’art. 37 st. lav. - per gli altri enti pubblici. (Fattispecie relativa all’Azienda au- tonoma per le terme di Acireale, cui è appli- cabile l’art. 12 del d.lg. Pres. reg. siciliana 20 dicembre 1954 n. 12, prevedente l’accesso alla qualifica di direttore amministrativo me- diante concorso per titoli e disciplinante an- che il procedimento di copertura di un’even- tuale vacanza temporanea; la S.C., in appli- cazione del riportato principio, ha annullato la sentenza impugnata, che aveva riconosciu- to il diritto all’inquadramento in tale qualifica, a norma dell’art. 2103 c.c., di un dipendente che aveva di fatto svolto le relative mansioni).

Cass. Sez. Lav. 14/10/2000 n. 13728 I rapporti di lavoro costituiti «iure privato-

rum» da un ente pubblico sono soggetti alla disciplina privatistica, con la conseguenza che, in ipotesi di licenziamento, anche quando il datore di lavoro sia un ente istituzionale ter- ritoriale (nella specie, amministrazione pro- vinciale), pur non essendo applicabile la tu- tela reale per la mancanza della struttura organizzativa, tipica delle imprese, richiesta dall’art. 35 legge n. 300 del 1970, non può però negarsi l’operatività della tutela obbliga- toria di cui alla legge n. 604 del 1966, atteso, peraltro, che l’art. 1 di tale legge assoggetta alla disciplina in questione tutti i presupposti di lavoro a tempo indeterminato, anche inter- correnti con enti pubblici, ove la stabilità non sia assicurata per legge, regolamento o con- tratto.

38. (Disposizioni penali). Le violazioni degli artt. 2, 4, 5, 6, 8 e 15, primo comma, lettera a), sono punite, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, con l’ammenda da € 154 a € 1.549 o con l’arresto da 15 giorni ad un anno.

Nei casi più gravi le pene dell’arresto e dell’ammenda sono applicate con- giuntamente.

Quando, per le condizioni economiche del reo, l’ammenda stabilita nel primo comma può presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo.

Nei casi previsti dal secondo comma, l’autorità giudiziaria ordina la pubbli- cazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall’art. 36 del codice penale.

Statuto dei diritti dei lavoratoriParte I – Tit. I – Par. 7

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Le carte fondam entali

Cass. Sez. Lav. 17/10/1998 n. 10313 Le disposizioni degli art. 2 e 3 stat. lav.

non implicano l’impossibilità di ricorrere alla collaborazione di soggetti diversi da quelli

in essi previsti (ad esempio investigatori privati) in difetto di espliciti divieti al riguar- do e in considerazione della libertà della difesa privata.

Cass. Sez. Lav. 6/10/2000 n. 13311 Per effetto dell’art. 37 della legge n. 300

del 1970, le norme dello statuto dei lavoratori vanno direttamente applicate alle vicende del rapporto di lavoro degli enti pubblici economi- ci, nei limiti e con le salvezze di cui all’art. 40 della stessa legge, e tuttavia con esclusione generalizzata delle norme speciali destinate a garantire procedure selettive e concorsuali di assunzione del personale ed altri momenti organizzativi dell’ente, operando in questa sfera l’ente medesimo con poteri che assu- mono, per gli obiettivi perseguiti, rilevanza pubblica, sicché le norme statutarie in questa sfera hanno una mera efficacia integrativa,

39. (Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni). L’im- porto delle ammende è versato al Fondo adeguamento pensioni dei lavoratori.

40. (Abrogazione delle disposizioni contrastanti). Ogni disposizione in contrasto con le norme contenute nella presente legge è abrogata.

Restano salve le condizioni dei contratti collettivi e degli accordi sindacali più favorevoli ai lavoratori.

così come avviene - per effetto dell’ultima parte dell’art. 37 st. lav. - per gli altri enti pubblici. (Fattispecie relativa all’Azienda au- tonoma per le terme di Acireale, cui è appli- cabile l’art. 12 del d.lg. Pres. reg. siciliana 20 dicembre 1954 n. 12, prevedente l’accesso alla qualifica di direttore amministrativo me- diante concorso per titoli e disciplinante an- che il procedimento di copertura di un’even- tuale vacanza temporanea; la S.C., in appli- cazione del riportato principio, ha annullato la sentenza impugnata, che aveva riconosciu- to il diritto all’inquadramento in tale qualifica, a norma dell’art. 2103 c.c., di un dipendente che aveva di fatto svolto le relative mansioni).

41. (Esenzioni fiscali). Tutti gli atti e documenti necessari per l’attuazione della presente legge e per l’esercizio dei diritti connessi, nonché tutti gli atti e documenti relativi ai giudizi nascenti dalla sua applicazione sono esenti da bollo, da imposte di registro o di qualsiasi altra specie e da tasse.

Statuto dei diritti dei lavoratori Parte I – Tit. I – Par. 7

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ta liMERCATO DEL LAVORO

E NUOVE FORME DI COLLABORAZIONE AUTONOMA E SUBORDINATA: LA LEGISLAZIONE DEL 2003

L. 14 febbraio 2003, n. 30.

Art. 1. (Delega al Governo per la revisio- ne della disciplina dei servizi pubblici e privati per l’impiego, nonché in materia di intermediazione e interposizione privata nella somministrazione di lavoro).

1. Allo scopo di realizzare un sistema effi- cace e coerente di strumenti intesi a garan- tire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimen- to professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani, il Governo è delegato ad adottare, su propo- sta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Ministro per le pari opportu- nità ed entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi diretti a stabilire, nel rispetto delle competenze affidate alle regio- ni in materia di tutela e sicurezza del lavoro dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3, e degli obiettivi indicati dagli orienta- menti annuali dell’Unione europea in materia di occupabilità, i princìpi fondamentali in materia di disciplina dei servizi per l’impiego, con particolare riferimento al sistema del collocamento, pubblico e privato, e di sommi- nistrazione di manodopera.

2. La delega è esercitata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) snellimento e semplificazione delle pro- cedure di incontro tra domanda e offerta di lavoro;

b) modernizzazione e razionalizzazione del sistema del collocamento pubblico, al fine di renderlo maggiormente efficiente e competi- tivo, secondo una disciplina incentrata su:

1) rispetto delle competenze previste dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3, con particolare riferimento alle competenze rico- nosciute alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano;

2) sostegno e sviluppo dell’attività lavora- tiva femminile e giovanile, nonché sostegno al reinserimento dei lavoratori anziani;

3) abrogazione di tutte le norme incompa- tibili con la nuova regolamentazione del col- locamento, ivi inclusa la legge 29 aprile 1949, n. 264, fermo restando il regime di autorizza- zione o accreditamento per gli operatori pri- vati ai sensi di quanto disposto dalla lettera l) e stabilendo, in materia di collocamento pubblico, un nuovo apparato sanzionatorio, con previsione di sanzioni amministrative per il mancato adempimento degli obblighi di leg- ge;

4) mantenimento da parte dello Stato delle competenze in materia di conduzione coordi- nata ed integrata del sistema informativo la- voro;

c) mantenimento da parte dello Stato delle funzioni amministrative relative alla concilia-

NORMATIVA DI RIFERIMENTO (in ordine cronologico)

L. 14/02/2003, n. 30 (in G.U. 26/02/2003, n. 47). Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro.

D.lgs. 10/09/2003, n. 276 (in G.U. 9/10/2003, n. 235). Attuazione delle deleghe in materia di occupazione del mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30.

Mercato del lavoroParte I – Tit. I – Par. 8

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Le carte fondam entali

zione delle controversie di lavoro individuali e plurime, nonché alla risoluzione delle contro- versie collettive di rilevanza pluriregionale;

d) mantenimento da parte dello Stato delle funzioni amministrative relative alla vigilanza in materia di lavoro, alla gestione dei flussi di entrata dei lavoratori non appartenenti al- l’Unione europea, all’autorizzazione per atti- vità lavorative all’estero;

e) mantenimento da parte delle province delle funzioni amministrative attribuite dal de- creto legislativo 23 dicembre 1997, n.469;

f) incentivazione delle forme di coordina- mento e raccordo tra operatori privati e ope- ratori pubblici, ai fini di un migliore funziona- mento del mercato del lavoro, nel rispetto delle competenze delle regioni e delle province;

g) ridefinizione del regime del trattamento dei dati relativi all’incontro tra domanda e of- ferta di lavoro, nel rispetto della legge 31 di- cembre 1996, n.675, al fine di evitare oneri aggiuntivi e ingiustificati rispetto alle esigen- ze di monitoraggio statistico; prevenzione delle forme di esclusione sociale e vigilanza sugli operatori, con previsione del divieto assoluto per gli operatori privati e pubblici di qualsivo- glia indagine o comunque trattamento di dati ovvero di preselezione dei lavoratori, anche con il loro consenso, in base all’affiliazione sindacale o politica, al credo religioso, al ses- so, all’orientamento sessuale, allo stato ma- trimoniale, o di famiglia, o di gravidanza, nonché ad eventuali controversie con i prece- denti datori di lavoro. È altresì fatto divieto di raccogliere, memorizzare o diffondere infor- mazioni sui lavoratori che non siano stretta- mente attinenti alle loro attitudini professio- nali e al loro inserimento lavorativo;

h) coordinamento delle disposizioni sull’in- contro tra domanda e offerta di lavoro con la disciplina in materia di lavoro dei cittadini non comunitari, nel rispetto della normativa vigente in modo da prevenire l’adozione di forme di lavoro irregolare, anche minorile, e sommer- so e al fine di semplificare le procedure di rilascio delle autorizzazioni al lavoro;

h) eliminazione del vincolo dell’oggetto so- ciale esclusivo per le imprese di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo di cui all’ar- ticolo 2 della legge 24 giugno 1997, n.196, e per i soggetti di cui all’articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 23 dicembre 1997,

n. 469, e successive modificazioni, garanten- do un periodo transitorio di graduale adegua- mento per le società già autorizzate;

i) identificazione di un unico regime auto- rizzatorio o di accreditamento per gli interme- diari pubblici, con particolare riferimento agli enti locali, e privati, che abbiano adeguati requisiti giuridici e finanziari, differenziato in funzione del tipo di attività svolta, comprensivo delle ipotesi di trasferimento della autorizza- zione e modulato in relazione alla natura giuridica dell’intermediario, con particolare riferimento alle associazioni non riconosciute ovvero a enti o organismi bilaterali costituiti da associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresenta- tive a livello nazionale o territoriale, ai consu- lenti del lavoro di cui alla legge 11 gennaio 1979, n.12, nonché alle università e agli istituti di scuola secondaria di secondo grado, pre- vedendo, altresì, che non vi siano oneri o spese a carico dei lavoratori, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 7 della Convenzione del- l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) del 19 giugno 1997, n.181, ratificata dall’Italia in data 1º febbraio 2000;

l) abrogazione della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, e sua sostituzione con una nuova disciplina basata sui seguenti criteri direttivi:

1) autorizzazione della somministrazione di manodopera, solo da parte dei soggetti iden- tificati ai sensi della lettera l);

2) ammissibilità della somministrazione di manodopera, anche a tempo indeterminato, in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo od organizzativo, individuate dalla legge o dai contratti collettivi nazionali o ter- ritoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rap- presentative;

3) chiarificazione dei criteri di distinzione tra appalto e interposizione, ridefinendo con- testualmente i casi di comando e distacco, nonché di interposizione illecita laddove manchi una ragione tecnica, organizzativa o produttiva ovvero si verifichi o possa verifi- carsi la lesione di diritti inderogabili di legge o di contratto collettivo applicato al prestatore di lavoro;

4) garanzia del regime della solidarietà tra fornitore e utilizzatore in caso di somministra- zione di lavoro altrui;

Mercato del lavoro

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Parte I – Tit. I – Par. 8

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ta li5) trattamento assicurato ai lavoratori coin-

volti nell’attività di somministrazione di mano- dopera non inferiore a quello a cui hanno diritto i dipendenti di pari livello dell’impresa utilizzatrice;

6) conferma del regime sanzionatorio civi- listico e penalistico previsto per i casi di vio- lazione della disciplina della mediazione pri- vata nei rapporti di lavoro, prevedendo altresì specifiche sanzioni penali per le ipotesi di esercizio abusivo di intermediazione privata nonché un regime sanzionatorio più incisivo nel caso di sfruttamento del lavoro minorile;

7) utilizzazione del meccanismo certifica- torio di cui all’articolo 5 ai fini della distinzio- ne concreta tra interposizione illecita e ap- palto genuino, sulla base di indici e codici di comportamento elaborati in sede amministra- tiva che tengano conto della rigorosa verifica della reale organizzazione dei mezzi e del- l’assunzione effettiva del rischio di impresa da parte dell’appaltatore;

m) attribuzione della facoltà ai gruppi di impresa, individuati ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile nonché ai sensi del decreto legislativo 2 aprile 2002, n.74, di delegare lo svolgimento degli adempimenti di cui all’arti- colo 1 della legge 11 gennaio 1979, n.12, alla società capogruppo per tutte le società controllate e collegate, ferma restando la ti- tolarità delle obbligazioni contrattuali e legi- slative in capo alle singole società datrici di lavoro;

o) abrogazione espressa di tutte le normati- ve, anche se non espressamente indicate nel- le lettere da a) a n), che sono direttamente o indirettamente incompatibili con i decreti legi- slativi emanati ai sensi del presente articolo;

p) revisione del decreto legislativo 2 feb- braio 2001, n.18, che ha modificato l’articolo 2112 del codice civile in tema di trasferimen- to d’azienda, al fine di armonizzarlo con la disciplina contenuta nella presente delega, basata sui seguenti criteri direttivi:

1) completo adeguamento della disciplina vigente alla normativa comunitaria, anche alla luce del necessario coordinamento con la leg- ge 1º marzo 2002, n.39, che dispone il recepi- mento della direttiva 2001/23/CE del Consi- glio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvici- namento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavorato-

ri in caso di trasferimenti di imprese, di stabili- menti o di parti di imprese o di stabilimenti;

2) previsione del requisito dell’autonomia funzionale del ramo di azienda nel momento del suo trasferimento;

3) previsione di un regime particolare di solidarietà tra appaltante e appaltatore, nei limiti di cui all’articolo 1676 del codice civile, per le ipotesi in cui il contratto di appalto sia connesso ad una cessione di ramo di azienda;

q) redazione, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di uno o più testi unici delle normative e delle disposizioni in materia di mercato del lavoro e incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Art. 2. (Delega al Governo in materia di riordino dei contratti a contenuto formati- vo e di tirocinio).

1. Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle poli- tiche sociali, sentito il Ministro per le pari op- portunità, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, con il Ministro dell’istruzio- ne, dell’università e della ricerca e con il Ministro per gli affari regionali, entro il termi- ne di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legi- slativi diretti a stabilire, nel rispetto delle competenze affidate alle regioni in materia di tutela e sicurezza del lavoro dalla legge co- stituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e degli obiettivi indicati dagli orientamenti annuali dell’Unione europea in materia di occupazio- ne, la revisione e la razionalizzazione dei rapporti di lavoro con contenuto formativo, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri di- rettivi:

a) conformità agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato alla occupazione;

b) attuazione degli obiettivi e rispetto dei criteri di cui all’articolo 16, comma 5, della legge 24 giugno 1997, n.196, al fine di rior- dinare gli speciali rapporti di lavoro con con- tenuti formativi, così da valorizzare l’attività formativa svolta in azienda, confermando l’ap- prendistato come strumento formativo anche nella prospettiva di una formazione superiore in alternanza tale da garantire il raccordo tra i sistemi della istruzione e della formazione, nonché il passaggio da un sistema all’altro e, riconoscendo nel contempo agli enti bilaterali

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e alle strutture pubbliche designate compe- tenze autorizzatorie in materia, specializzan- do il contratto di formazione e lavoro al fine di realizzare l’inserimento e il reinserimento mirato del lavoratore in azienda;

c) individuazione di misure idonee a favo- rire forme di apprendistato e di tirocinio di impresa al fine del subentro nella attività di impresa;

d) revisione delle misure di inserimento al lavoro, non costituenti rapporto di lavoro, mi- rate alla conoscenza diretta del mondo del lavoro con valorizzazione dello strumento con- venzionale fra le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legi- slativo 30 marzo 2001, n.165, il sistema for- mativo e le imprese, secondo modalità coe- renti con quanto previsto dagli articoli 17 e 18 della legge 24 giugno 1997, n.196, pre- vedendo una durata variabile fra uno e dodici mesi ovvero fino a ventiquattro mesi per i soggetti disabili, in relazione al livello di istru- zione, alle caratteristiche della attività lavora- tiva e al territorio di appartenenza nonché, con riferimento ai soggetti disabili, anche in base alla natura della menomazione e all’in- cidenza della stessa sull’allungamento dei tempi di apprendimento in relazione alle spe- cifiche mansioni in cui vengono inseriti, e prevedendo altresì la eventuale correspon- sione di un sussidio in un quadro di raziona- lizzazione delle misure di inserimento non co- stituenti rapporti di lavoro;

e) orientamento degli strumenti definiti ai sensi dei princìpi e dei criteri direttivi di cui alle lettere b), c) e d), nel senso di valorizza- re l’inserimento o il reinserimento al lavoro delle donne, particolarmente di quelle uscite dal mercato del lavoro per l’adempimento di compiti familiari e che desiderino rientrarvi, al fine di superare il differenziale occupazionale tra uomini e donne;

f) semplificazione e snellimento delle pro- cedure di riconoscimento e di attribuzione degli incentivi connessi ai contratti a conte- nuto formativo, tenendo conto del tasso di occupazione femminile e prevedendo anche criteri di automaticità;

g) rafforzamento dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e di valutazione dei risultati conseguiti, anche in relazione all’im- patto sui livelli di occupazione femminile e sul

tasso di occupazione in generale, per effetto della ridefinizione degli interventi di cui al pre- sente articolo da parte delle amministrazioni competenti e tenuto conto dei criteri che sa- ranno determinati dai provvedimenti attuativi, in materia di mercato del lavoro, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3;

h) sperimentazione di orientamenti, linee- guida e codici di comportamento, al fine di determinare i contenuti dell’attività formativa, concordati da associazioni dei datori e pre- statori di lavoro comparativamente più rap- presentative sul piano nazionale e territoria- le, anche all’interno di enti bilaterali, ovvero, in difetto di accordo, determinati con atti delle regioni, d’intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali;

i) rinvio ai contratti collettivi stipulati da as- sociazioni dei datori e prestatori di lavoro com- parativamente più rappresentative, a livello nazionale, territoriale e aziendale, per la de- terminazione, anche all’interno degli enti bi- laterali, delle modalità di attuazione dell’atti- vità formativa in azienda.

Art. 3. (Delega al Governo in materia di riforma della disciplina del lavoro a tempo parziale).

1. Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle poli- tiche sociali, sentito il Ministro per le pari op- portunità, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, con esclusione dei rapporti di lavoro alle dipendenze di am- ministrazioni pubbliche, recanti norme per pro- muovere il ricorso a prestazioni di lavoro a tempo parziale, quale tipologia contrattuale idonea a favorire l’incremento del tasso di occupazione e, in particolare, del tasso di partecipazione delle donne, dei giovani e dei lavoratori con età superiore ai 55 anni, al mercato del lavoro, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) agevolazione del ricorso a prestazioni di lavoro supplementare nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale cosiddetto orizzontale, nei casi e secondo le modalità previsti da contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rap- presentative su scala nazionale o territoriale, anche sulla base del consenso del lavoratore

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ta liinteressato in carenza dei predetti contratti

collettivi; b) agevolazione del ricorso a forme flessi-

bili ed elastiche di lavoro a tempo parziale nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale cosid- detto verticale e misto, anche sulla base del consenso del lavoratore interessato in caren- za dei contratti collettivi di cui alla letteraa), e comunque a fronte di una maggiorazione retributiva da riconoscere al lavoratore;

c) estensione delle forme flessibili ed ela- stiche anche ai contratti a tempo parziale a tempo determinato;

d) previsione di norme, anche di natura previdenziale, che agevolino l’utilizzo di con- tratti a tempo parziale da parte dei lavoratori anziani al fine di contribuire alla crescita del- l’occupazione giovanile anche attraverso il ri- corso a tale tipologia contrattuale;

e) abrogazione o integrazione di ogni di- sposizione in contrasto con l’obiettivo della incentivazione del lavoro a tempo parziale, fermo restando il rispetto dei princìpi e delle regole contenute nella direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997;

f) affermazione della computabilità pro rata temporis in proporzione dell’orario svolto dal lavoratore a tempo parziale, in relazione al- l’applicazione di tutte le norme legislative e clausole contrattuali a loro volta collegate alla dimensione aziendale intesa come numero dei dipendenti occupati in ogni unità produttiva;

g) integrale estensione al settore agricolo del lavoro a tempo parziale.

Art. 4. (Delega al Governo in materia di disciplina delle tipologie di lavoro a chia- mata, temporaneo, coordinato e continua- tivo, occasionale, accessorio e a presta- zioni ripartite).

1. Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle poli- tiche sociali, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizio- ni volte alla disciplina o alla razionalizzazione delle tipologie di lavoro a chiamata, tempora- neo, coordinato e continuativo, occasionale, accessorio e a prestazioni ripartite, nel ri- spetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) riconoscimento di una congrua indenni- tà cosiddetta di disponibilità a favore del la-

voratore che garantisca nei confronti del datore di lavoro la propria disponibilità allo svolgimento di prestazioni di carattere discon- tinuo o intermittente, così come individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativa- mente più rappresentative su scala nazionale o territoriale o, in via provvisoriamente sosti- tutiva, per decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, ed in ogni caso preve- dendosi la possibilità di sperimentazione di detta tipologia contrattuale anche per presta- zioni rese da soggetti in stato di disoccupa- zione con meno di 25 anni di età ovvero da lavoratori con più di 45 anni di età che siano stati espulsi dal ciclo produttivo in funzione di processi di riduzione o trasformazione di at- tività o di lavoro e iscritti alle liste di mobilità e di collocamento; eventuale non obbligato- rietà per il prestatore di rispondere alla chia- mata del datore di lavoro, non avendo quindi titolo a percepire la predetta indennità ma con diritto di godere di una retribuzione pro- porzionale al lavoro effettivamente svolto;

b) con riferimento alle prestazioni di lavoro temporaneo, completa estensione al settore agricolo del lavoro temporaneo tramite agen- zia, con conseguente applicabilità degli oneri contributivi di questo settore;

1) ricorso alla forma del lavoro a tempo determinato di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.368, ovvero alla forma della fornitura di lavoro tempora- neo di cui alla legge 24 giugno 1997, n.196, anche per soddisfare le quote obbligatorie di assunzione di lavoratori disabili di cui alla legge 12 marzo 1999, n.68, secondo il prin- cipio pro rata temporis;

2) completa estensione al settore agricolo del lavoro temporaneo tramite agenzia, con conseguente applicabilità degli oneri contri- butivi di questo settore;

c) con riferimento alle collaborazioni coor- dinate e continuative:

1) previsione della stipulazione dei relativi contratti mediante un atto scritto da cui risul- tino la durata, determinata o determinabile, della collaborazione, la riconducibilità di que- sta a uno o più progetti o programmi di lavoro o fasi di esso, resi con lavoro prevalentemen- te proprio e senza vincolo di subordinazione, nonché l’indicazione di un corrispettivo, che

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deve essere proporzionato alla qualità e quan- tità del lavoro;

2) differenziazione rispetto ai rapporti di lavoro meramente occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivo per lo svolgimento della prestazione sia superiore a 5.000 euro;

3) riconduzione della fattispecie a uno o più progetti o programmi di lavoro o fasi di esso;

4) previsione di tutele fondamentali a pre- sidio della dignità e della sicurezza dei colla- boratori, con particolare riferimento a mater- nità, malattia e infortunio, nonché alla sicu- rezza nei luoghi di lavoro, anche nel quadro di intese collettive;

5) previsione di un adeguato sistema san- zionatorio nei casi di inosservanza delle di- sposizioni di legge;

6) ricorso, ai sensi dell’articolo 5, ad ade- guati meccanismi di certificazione della vo- lontà delle parti contraenti;

d) ammissibilità di prestazioni di lavoro occasionale e accessorio, in generale e con particolare riferimento a opportunità di as- sistenza sociale, rese a favore di famiglie e di enti senza fini di lucro, da disoccupati di lungo periodo, altri soggetti a rischio di esclu- sione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne, regolarizzabili attraverso la tecnica di buoni corrispondenti a un certo ammon- tare di attività lavorativa, ricorrendo, ai sensi dell’articolo 5, ad adeguati meccanismi di certificazione;

e) ammissibilità di prestazioni ripartite fra due o più lavoratori, obbligati in solido nei confronti di un datore di lavoro, per l’esecu- zione di un’unica prestazione lavorativa.

f) configurazione specifica come prestazio- ni che esulano dal mercato del lavoro e dagli obblighi connessi delle prestazioni svolte in modo occasionale o ricorrente di breve peri- odo, a titolo di aiuto, mutuo aiuto, obbligazio- ne morale senza corresponsione di compen- si, salve le spese di mantenimento e di ese- cuzione dei lavori, e con particolare riguardo alle attività agricole.

Art. 5. (Delega al Governo in materia di certificazione dei rapporti di lavoro).

1. Al fine di ridurre il contenzioso in mate- ria di qualificazione dei rapporti di lavoro, con esclusione dei rapporti di lavoro alle dipen- denze di amministrazioni pubbliche, il Gover- no è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro il termine di un anno dalla data di en- trata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni in mate- ria di certificazione del relativo contratto sti- pulato tra le parti, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) carattere volontario e sperimentale della procedura di certificazione;

b) individuazione dell’organo preposto alla certificazione del rapporto di lavoro in enti bilaterali costituiti a iniziativa di associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro compara- tivamente più rappresentative, ovvero presso strutture pubbliche aventi competenze in ma- teria, o anche università;

c) definizione delle modalità di organizza- zione delle sedi di certificazione e di tenuta della relativa documentazione;

d) indicazione del contenuto e della proce- dura di certificazione;

e) attribuzione di piena forza legale al con- tratto certificato ai sensi della procedura di cui alla lettera d), con esclusione della pos- sibilità di ricorso in giudizio se non in caso di erronea qualificazione del programma nego- ziale da parte dell’organo preposto alla cer- tificazione e di difformità tra il programma negoziale effettivamente realizzato dalle parti e il programma negoziale concordato dalle parti in sede di certificazione;

f) previsione di espletare il tentativo obbli- gatorio di conciliazione previsto dall’articolo 410 del codice di procedura civile innanzi al- l’organo preposto alla certificazione quando si intenda impugnare l’erronea qualificazione dello stesso o la difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva at- tuazione, prevedendo che gli effetti dell’ac- certamento svolto dall’organo preposto alla certificazione permangano fino al momento in cui venga provata l’erronea qualificazione del programma negoziale o la difformità tra il programma negoziale concordato dalle parti in sede di certificazione e il programma at- tuato. In caso di ricorso in giudizio, introdu- zione dell’obbligo in capo all’autorità giudizia-

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ta liria competente di accertare anche le dichia-

razioni e il comportamento tenuto dalle parti davanti all’organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro;

g) attribuzione agli enti bilaterali della com- petenza a certificare non solo la qualificazio- ne del contratto di lavoro e il programma ne- goziale concordato dalle parti, ma anche le rinunzie e transazioni di cui all’articolo 2113 del codice civile a conferma della volontà abdicativa o transattiva delle parti stesse;

h) estensione della procedura di certifica- zione all’atto di deposito del regolamento in- terno riguardante la tipologia dei rapporti at- tuati da una cooperativa ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 aprile 2001, n.142, e succes- sive modificazioni;

i) verifica dell’attuazione delle disposizioni, dopo ventiquattro mesi dalla data della loro entrata in vigore, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le or- ganizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rap- presentative sul piano nazionale.

Art. 6. (Esclusione). 1. Le disposizioni degli articoli da 1 a 5 non

si applicano al personale delle pubbliche am- ministrazioni ove non siano espressamente richiamate.

Art. 7. (Disposizioni concernenti l’eserci- zio delle deleghe di cui agli articoli da 1 a 5).

1. Gli schemi dei decreti legislativi di cui agli articoli da 1 a 5, deliberati dal Consiglio dei ministri e corredati da una apposita rela- zione cui è allegato il parere della Conferen- za unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, sentite le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei datori e prestatori di lavo- ro, sono trasmessi alle Camere per l’espres- sione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari permanenti entro la scadenza del termine previsto per l’eserci- zio della relativa delega.

2. In caso di mancato rispetto del termine per la trasmissione, il Governo decade dal- l’esercizio della delega. Le competenti Com- missioni parlamentari esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Qualora il termine per l’espressione del pare-

re decorra inutilmente, i decreti legislativi pos- sono essere comunque adottati.

3.Qualora il termine previsto per il parere delle Commissioni parlamentari scada nei tren- ta giorni che precedono la scadenza del ter- mine per l’esercizio della delega o successi- vamente, quest’ultimo è prorogato di sessanta giorni.

4. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare even- tuali disposizioni modificative e correttive con le medesime modalità e nel rispetto dei me- desimi criteri e princìpi direttivi.

5. Dall’attuazione delle disposizioni degli articoli da 1 a 5 non devono derivare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.

Art. 8. (Delega al Governo per la razio- nalizzazione delle funzioni ispettive in ma- teria di previdenza sociale e di lavoro).

1. Allo scopo di definire un sistema organico e coerente di tutela del lavoro con interventi omogenei, il Governo è delegato ad adottare, nel rispetto delle competenze affidate alle re- gioni, su proposta del Ministro del lavoro delle politiche sociali ed entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riasset- to della disciplina vigente sulle ispezioni in materia di previdenza sociale e di lavoro, non- ché per la definizione di un quadro regolatorio finalizzato alla prevenzione delle controversie individuali di lavoro in sede conciliativa, ispira- to a criteri di equità ed efficienza.

2. La delega di cui al comma 1 è esercitata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri diret- tivi:

a) improntare il sistema delle ispezioni alla prevenzione e promozione dell’osservanza della disciplina degli obblighi previdenziali, del rapporto di lavoro, del trattamento economico e normativo minimo e dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territo- rio nazionale, anche valorizzando l’attività di consulenza degli ispettori nei confronti dei destinatari della citata disciplina;

b) definizione di un raccordo efficace fra la funzione di ispezione del lavoro e quella di conciliazione delle controversie individuali;

c) ridefinizione dell’istituto della prescrizio-

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ne e diffida propri della direzione provinciale del lavoro;

d) semplificazione dei procedimenti san- zionatori amministrativi e possibilità di ricor- rere alla direzione regionale del lavoro;

e) semplificazione della procedura per la soddisfazione dei crediti di lavoro correlata alla promozione di soluzioni conciliative in sede pubblica;

f) riorganizzazione dell’attività ispettiva del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di previdenza sociale e di lavoro con l’istituzione di una direzione generale con com- piti di direzione e coordinamento delle strut- ture periferiche del Ministero ai fini dell’eser- cizio unitario della predetta funzione ispettiva, tenendo altresì conto della specifica funzione di polizia giudiziaria dell’ispettore del lavoro;

g) razionalizzazione degli interventi ispetti- vi di tutti gli organi di vigilanza, compresi quelli degli istituti previdenziali, con attribuzione della direzione e del coordinamento operati- vo alle direzioni regionali e provinciali del lavoro sulla base delle direttive adottate dalla direzione generale di cui alla lettera f).

3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono trasmessi alle Camere per l’espressione del parere da parte delle com- petenti Commissioni parlamentari permanen- ti entro la scadenza del termine previsto per l’esercizio della delega. Le competenti Com- missioni parlamentari esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Qualora il termine per l’espressione del pare- re decorra inutilmente, i decreti legislativi pos- sono essere comunque adottati.

4. Qualora il termine previsto per il parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’esercizio della delega o succes- sivamente, quest’ultimo è prorogato di ses- santa giorni.

5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può emanare even- tuali disposizioni modificative e correttive con le medesime modalità di cui ai commi 3 e 4, attenendosi ai princìpi e ai criteri direttivi in- dicati al comma 2.

6. L’attuazione della delega di cui al pre- sente articolo non deve comportare oneri ag- giuntivi a carico della finanza pubblica.

Art. 9. (Modifiche alla legge 3 aprile 2001, n.142).

1. Alla legge 3 aprile 2001, n.142, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 1, comma 3, primo periodo, le parole: “e distinto” sono soppresse;

b) all’articolo 2, comma 1, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: “L’esercizio dei diritti di cui al titolo III della citata legge n.300 del 1970 trova applicazione compatibilmente con lo stato di socio lavoratore, secondo quan- to determinato da accordi collettivi tra asso- ciazioni nazionali del movimento cooperativo e organizzazioni sindacali dei lavoratori com- parativamente più rappresentative”;

c) all’articolo 3, dopo il comma 2, è aggiun- to il seguente:

“2-bis. In deroga alle disposizioni di cui al comma 1, le cooperative della piccola pesca di cui alla legge 13 marzo 1958, n.250, pos- sono corrispondere ai propri soci lavoratori un compenso proporzionato all’entità del pe- scato, secondo criteri e parametri stabiliti dal regolamento interno previsto dall’articolo 6”;

d) all’articolo 5, il comma 2 è sostituito dal seguente:

“2. Il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o l’esclusione del socio deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie e in confor- mità con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile. Le controversie tra socio e cooperativa relative alla prestazione mutualistica sono di competenza del tribunale ordinario”;

e) all’articolo 6, comma 1, le parole: “Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge” sono sostituite dalle seguen- ti: “Entro il 31 dicembre 2003”;

f) all’articolo 6, comma 2, dopo le parole: “del comma 1”, sono inserite le seguenti: “non- chè all’articolo 3, comma 2-bis” e le parole: “ai trattamenti retributivi ed alle condizioni di lavoro previsti dai contratti collettivi nazionali di cui all’articolo 3” sono sostituite dalle se- guenti: “al solo trattamento economico mini- mo di cui all’articolo 3, comma 1”;

g) all’articolo 6 è aggiunto, in fine, il se- guente comma:

“2-bis. Le cooperative di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n.381, possono definire accordi terri- toriali con le organizzazioni sindacali compa- rativamente più rappresentative per rendere

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lettivo di lavoro nazionale di riferimento all’at- tività svolta. Tale accordo deve essere depo- sitato presso la direzione provinciale del la- voro competente per territorio”.

Art. 10. (Modifica dell’articolo 3 del de- creto-legge 22 marzo 1993, n.71).

1. L’articolo 3 del decreto-legge 22 marzo 1993, n.71, convertito dalla legge 20 maggio 1993, n.151, è sostituito dal seguente:

“Art. 3. - (Benefici alle imprese artigiane, commerciali e del turismo). – 1. Per le imprese artigiane, commerciali e del turismo rientranti nella sfera di applicazione degli accordi e con- tratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, il riconosci- mento di benefici normativi e contributivi è subordinato all’integrale rispetto degli accordi e contratti citati, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul pia- no nazionale”.

D.lgs. 10/09/2003, n. 276 (in G.U. n. 235 del 9/10/2003, suppl. ordinario n. 159). Attua- zione delle deleghe in materia di occupa- zione del mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30.

TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1. (Finalità e campo di applicazione). 1. Le disposizioni di cui al presente decreto

legislativo, nel dare attuazione ai princìpi e criteri direttivi contenuti nella legge 14 febbra- io 2003, n. 30, si collocano nell’ambito degli orientamenti comunitari in materia di occupa- zione e di apprendimento permanente e sono finalizzate ad aumentare, nel rispetto delle disposizioni relative alla libertà e dignità del lavoratore di cui alla legge 20 maggio 1970, n. 300, alla parità tra uomini e donne di cui alla legge 9 dicembre 1977, n. 903 e alle pari op- portunità tra i sessi di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125, i tassi di occupazione e a pro- muovere la qualità e la stabilità del lavoro,

anche attraverso contratti a contenuto forma- tivo e contratti a orario modulato compatibili con le esigenze delle aziende e le aspirazioni dei lavoratori.

2. Il presente decreto non trova applicazio- ne per le pubbliche amministrazioni e per il loro personale.

3. Sono fatte salve le competenze ricono- sciute alle Regioni a statuto speciale ed alle Province Autonome di Trento e Bolzano dallo Statuto e dalle relative norme di attuazione, anche con riferimento alle disposizioni del Titolo V, parte seconda, della Costituzione per le parti in cui sono previste forme di autonomie più ampie rispetto a quelle già attribuite.

Art. 2. (Definizioni). 1. Ai fini e agli effetti delle disposizioni di cui

al presente decreto legislativo si intende per: a) “somministrazione di lavoro”: la fornitura

professionale di manodopera, a tempo inde- terminato o a termine, ai sensi dell’articolo 20;

b) “intermediazione”: l’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, anche in re- lazione all’inserimento lavorativo dei disabili e dei gruppi di lavoratori svantaggiati, compren- siva tra l’altro: della raccolta dei curricula dei potenziali lavoratori; della preselezione e co- stituzione di relativa banca dati; della promo- zione e gestione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; della effettuazione, su richie- sta del committente, di tutte le comunicazioni conseguenti alle assunzioni avvenute a segui- to della attività di intermediazione; dell’orienta- mento professionale; della progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate al- l’inserimento lavorativo;

c) “ricerca e selezione del personale”: l’at- tività di consulenza di direzione finalizzata alla risoluzione di una specifica esigenza dell’or- ganizzazione committente, attraverso l’indivi- duazione di candidature idonee a ricoprire una o più posizioni lavorative in seno all’organizza- zione medesima, su specifico incarico della stessa, e comprensiva di: analisi del contesto organizzativo dell’organizzazione committen- te; individuazione e definizione delle esigenze della stessa; definizione del profilo di compe- tenze e di capacità della candidatura ideale; pianificazione e realizzazione del programma di ricerca delle candidature attraverso una plu- ralità di canali di reclutamento; valutazione delle

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candidature individuate attraverso appropriati strumenti selettivi; formazione della rosa di candidature maggiormente idonee; progetta- zione ed erogazione di attività formative fina- lizzate all’inserimento lavorativo; assistenza nel- la fase di inserimento dei candidati; verifica e valutazione dell’inserimento e del potenziale dei candidati;

d) “supporto alla ricollocazione professiona- le”: l’attività effettuata su specifico ed esclusi- vo incarico dell’organizzazione committente, anche in base ad accordi sindacali, finalizzata alla ricollocazione nel mercato del lavoro di prestatori di lavoro, singolarmente o collettiva- mente considerati, attraverso la preparazione, la formazione finalizzata all’inserimento lavo- rativo, l’accompagnamento della persona e l’af- fiancamento della stessa nell’inserimento nel- la nuova attività;

e) “autorizzazione”: provvedimento median- te il quale lo Stato abilita operatori, pubblici e privati, di seguito denominati “agenzie per il lavoro”, allo svolgimento delle attività di cui alle lettere da a) a d) del presente comma;

f) “accreditamento”: provvedimento median- te il quale le Regioni riconoscono a un opera- tore, pubblico o privato, l’idoneità a erogare i servizi al lavoro negli ambiti regionali di riferi- mento, anche mediante l’utilizzo di risorse pubbliche, nonché la partecipazione attiva alla rete dei servizi per il mercato del lavoro con particolare riferimento ai servizi di incontro fra domanda e offerta;

g) “borsa continua del lavoro”: sistema aperto di incontro domanda-offerta di lavoro finalizza- to, in coerenza con gli indirizzi comunitari, a favorire la maggior efficienza e trasparenza del mercato del lavoro, all’interno del quale cittadini, lavoratori, disoccupati, persone in cerca di un lavoro, soggetti autorizzati o ac- creditati e datori di lavoro possono decidere di incontrarsi in maniera libera e dove i servizi sono liberamente scelti dall’utente;

h) “enti bilaterale”: organismi costituiti a ini- ziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro attraverso: la promozione di una occupazione regolare e di qualità; l’intermediazione nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; la programmazio- ne di attività formative e la determinazione di

modalità di attuazione della formazione pro- fessionale in azienda; la promozione di buone pratiche contro la discriminazione e per la inclusione dei soggetti più svantaggiati; la ge- stione mutualistica di fondi per la formazione e l’integrazione del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congru- ità contributiva; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro; ogni altra at- tività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento; dell’orien- tamento professionale; della progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate al- l’inserimento lavorativo;

c) “ricerca e selezione del personale”: l’at- tività di consulenza di direzione finalizzata alla risoluzione di una specifica esigenza dell’or- ganizzazione committente, attraverso l’indivi- duazione di candidature idonee a ricoprire una o più posizioni lavorative in seno all’organizza- zione medesima, su specifico incarico della stessa, e comprensiva di: analisi del contesto organizzativo dell’organizzazione committen- te; individuazione e definizione delle esigenze della stessa; definizione del profilo di compe- tenze e di capacità della candidatura ideale; pianificazione e realizzazione del programma di ricerca delle candidature attraverso una plu- ralità di canali di reclutamento; valutazione delle candidature individuate attraverso appropriati strumenti selettivi; formazione della rosa di candidature maggiormente idonee; progetta- zione ed erogazione di attività formative fina- lizzate all’inserimento lavorativo; assistenza nel- la fase di inserimento dei candidati; verifica e valutazione dell’inserimento e del potenziale dei candidati;

d) “supporto alla ricollocazione professiona- le”: l’attività effettuata su specifico ed esclusi- vo incarico dell’organizzazione committente, anche in base ad accordi sindacali, finalizzata alla ricollocazione nel mercato del lavoro di prestatori di lavoro, singolarmente o collettiva- mente considerati, attraverso la preparazione, la formazione finalizzata all’inserimento lavo- rativo, l’accompagnamento della persona e l’af- fiancamento della stessa nell’inserimento nel- la nuova attività;

e) “autorizzazione”: provvedimento median- te il quale lo Stato abilita operatori, pubblici e privati, di seguito denominati “agenzie per il lavoro”, allo svolgimento delle attività di cui

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ta lialle lettere da a) a d) del presente comma;

f) “accreditamento”: provvedimento median- te il quale le Regioni riconoscono a un opera- tore, pubblico o privato, l’idoneità a erogare i servizi al lavoro negli ambiti regionali di riferi- mento, anche mediante l’utilizzo di risorse pubbliche, nonché la partecipazione attiva alla rete dei servizi per il mercato del lavoro con particolare riferimento ai servizi di incontro fra domanda e offerta;

g) “borsa continua del lavoro”: sistema aperto di incontro domanda-offerta di lavoro finalizza- to, in coerenza con gli indirizzi comunitari, a favorire la maggior efficienza e trasparenza del mercato del lavoro, all’interno del quale cittadini, lavoratori, disoccupati, persone in cerca di un lavoro, soggetti autorizzati o ac- creditati e datori di lavoro possono decidere di incontrarsi in maniera libera e dove i servizi sono liberamente scelti dall’utente;

h) “enti bilaterale”: organismi costituiti a ini- ziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro attraverso: la promozione di una occupazione regolare e di qualità; l’intermediazione nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; la programmazio- ne di attività formative e la determinazione di modalità di attuazione della formazione pro- fessionale in azienda; la promozione di buone pratiche contro la discriminazione e per la inclusione dei soggetti più svantaggiati; la ge- stione mutualistica di fondi per la formazione e l’integrazione del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congru- ità contributiva; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro; ogni altra at- tività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento;

a) viene identificato un unico regime di autorizzazione per i soggetti che svolgono attività di somministrazione di lavoro, interme- diazione, ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione professionale;

b) vengono stabiliti i princìpi generali per la definizione dei regimi di accreditamento regio- nali degli operatori pubblici o privati che forni- scono servizi al lavoro nell’ambito dei sistemi territoriali di riferimento anche a supporto delle attività di cui alla lettera a);

c) vengono identificate le forme di coordina-

mento e raccordo tra gli operatori, pubblici o privati, al fine di un migliore funzionamento del mercato del lavoro;

d) vengono stabiliti i principi e criteri direttivi per la realizzazione di una borsa continua del lavoro;

e) vengono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la nuova regolamentazione del mercato del lavoro e viene introdotto un nuovo regime sanzionatorio.

CAPO I Regime autorizzatorio e accreditamenti

Art. 4. (Agenzie per il lavoro). 1. Presso il Ministero del lavoro e delle

Politiche sociali è istituito un apposito albo delle agenzie per il lavoro ai fini dello svolgimento delle attività di somministrazione, intermedia- zione, ricerca e selezione del personale, sup- porto alla ricollocazione professionale. Il pre- detto albo è articolato in cinque sezioni:

a) agenzie di somministrazione di lavoro abilitate a svolgimento di tutte le attività di cui al successivo articolo 20;

b) agenzie di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato abilitate a svolgere esclu- sivamente una delle attività specifiche di cui all’articolo 20, comma 3, lettere da a) a h);

c) agenzie di intermediazione; d) agenzie di ricerca e selezione del perso-

nale; e) agenzie di supporto alla ricollocazione

professionale. 2. Il Ministero del lavoro e delle Politiche

sociali rilascia entro sessanta giorni dalla richie- sta e previo accertamento della sussistenza dei requisiti giuridici e finanziari di cui al successivo articolo 5, l’autorizzazione provvisoria all’eser- cizio delle attività per le quali viene fatta richie- sta di autorizzazione, provvedendo contestual- mente alla iscrizione delle agenzie nel predetto albo. Decorsi due anni, su richiesta del soggetto autorizzato, entro i novanta giorni successivi rilascia l’autorizzazione a tempo indeterminato subordinatamente alla verifica del corretto andamento della attività svolta.

3. Nelle ipotesi di cui al comma che prece- de, decorsi inutilmente i termini previsti, la domanda di autorizzazione provvisoria o a tem- po indeterminato si intende accettata.

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4. Le agenzie autorizzate comunicano alla autorità concedente, nonché alle Regioni e alle Province Autonome competenti, gli spostamenti di sede, l’apertura delle filiali o succursali, la cessazione della attività ed hanno inoltre l’ob- bligo di fornire alla autorità concedente tutte le informazioni da questa richieste.

5. Il Ministro del lavoro e delle Politiche sociali, con decreto da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del pre- sente decreto legislativo, stabilisce le modalità della presentazione della richiesta di autoriz- zazione di cui al comma 2, i criteri per la ve- rifica del corretto andamento della attività svolta cui è subordinato il rilascio della autorizzazio- ne a tempo indeterminato, i criteri e le moda- lità di revoca della autorizzazione, nonché ogni altro profilo relativo alla organizzazione e alle modalità di funzionamento dell’albo delle agen- zie per il lavoro.

6. L’iscrizione alla sezione dell’albo di cui alla lettera a), comma 1, comporta automati- camente l’iscrizione della agenzia alle sezioni di cui alle lettere c), d) ed e) del predetto albo. L’iscrizione alla sezione dell’albo di cui alla lettera c), comma 1, del presente articolo com- porta automaticamente l’iscrizione della agen- zie alle sezioni di cui alle lettere d) ed e) del predetto albo.

7. L’autorizzazione di cui al presente artico- lo non può essere oggetto di transazione com- merciale.

Art. 5. (Requisiti giuridici e finanziari). 1. I requisiti richiesti per l’iscrizione all’albo

di cui all’articolo 4 sono: a) la costituzione della agenzia nella forma

di società di capitali ovvero cooperativa o con- sorzio di cooperative, italiana o di altro Stato membro della Unione europea. Per le agenzie di cui alle lettere d) ed e) è ammessa anche la forma della società di persone;

b) la sede legale o una sua dipendenza nel territorio dello Stato o di altro Stato membro della Unione europea;

c) la disponibilità di uffici in locali idonei allo specifico uso e di adeguate competenze pro- fessionali, dimostrabili per titoli o per specifi- che esperienze nel settore delle risorse uma- ne o nelle relazioni industriali, secondo quanto precisato dal Ministero del lavoro e delle Po- litiche sociali con decreto da emanarsi, d’inte-

sa con la Conferenza Stato-Regioni e sentite le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, entro trenta giorni dalla data di entrata in vi- gore del presente decreto legislativo;

d) in capo agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti muniti di rappresentanza e ai soci accomandatari: assenza di condanne penali, anche non definitive, ivi comprese le sanzioni sostitutive di cui alla legge 24 novem- bre 1981, n. 689, per delitti contro il patrimo- nio, per delitti contro la fede pubblica o contro l’economia pubblica, per il delitto previsto dall’articolo 416-bis del codice penale, o per delitti non colposi per i quali la legge commini la pena della reclusione non inferiore nel mas- simo a tre anni, per delitti o contravvenzioni previsti da leggi dirette alla prevenzione degli infortuni sul lavoro o, in ogni caso, previsti da leggi in materia di lavoro o di previdenza so- ciale; assenza, altresì, di sottoposizione alle misure di prevenzione disposte ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o della leg- ge 31 maggio 1965, n. 575, o della legge 13 settembre 1982, n. 646, e successive modifi- cazioni;

e) nel caso di soggetti polifunzionali, non caratterizzati da un oggetto sociale esclusivo, presenza di distinte divisioni operative, gestite con strumenti di contabilità analitica, tali da consentire di conoscere tutti i dati economico- gestionali specifici;

f) l’interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro di cui al successivo arti- colo 15, attraverso il raccordo con uno o più nodi regionali, nonché l’invio alla autorità con- cedente di ogni informazione strategica per un efficace funzionamento del mercato del lavo- ro;

g) il rispetto delle disposizioni di cui all’ar- ticolo 8 a tutela del diritto del lavoratore alla diffusione dei propri dati nell’ambito da essi stessi indicato.

2. Per l’esercizio delle attività di cui all’arti- colo 20, oltre ai requisiti di cui al comma 1, è richiesta:

a) l’acquisizione di un capitale versato non inferiore a 600.000 Euro ovvero la disponibilità di 600.000 Euro tra capitale sociale versato e riserve indivisibili nel caso in cui l’agenzia sia costituita in forma cooperativa;

b) la garanzia che l’attività interessi un

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ta liambito distribuito sull’intero territorio naziona-

le e comunque non inferiore a quattro regioni; c) a garanzia dei crediti dei lavoratori impie-

gati e dei corrispondenti crediti contributivi degli enti previdenziali, la disposizione, per i primi due anni, di un deposito cauzionale di 350.000 Euro presso un istituto di credito avente sede o dipendenza nel territorio nazionale o di altro Stato membro della Unione europea; a decor- rere dal terzo anno solare, la disposizione, in luogo della cauzione, di una fideiussione ban- caria o assicurativa non inferiore al 5 per cento del fatturato, al netto dell’imposta sul valore aggiunto, realizzato nell’anno precedente e comunque non inferiore a 350.000 Euro. Sono esonerate dalla prestazione delle garanzie di cui alla presente lettera le società che abbiano assolto ad obblighi analoghi previsti per le stesse finalità dalla legislazione di altri Stato membro della Unione Europea.

d) la regolare contribuzione ai fondi per la formazione e l’integrazione del reddito di cui all’articolo 12, il regolare versamento dei con- tributi previdenziali e assistenziali, il rispetto degli obblighi previsti dal contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro applicabile;

e) nel caso di cooperative di produzione e lavoro, oltre ai requisiti indicati al comma 1 e nel presente comma 2, la presenza di almeno sessanta soci e tra di essi, come socio sov- ventore, almeno un fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, di cui agli articoli 11 e 12 della legge 31 gen- naio 1992, n. 59;

f) l’indicazione della somministrazione di lavoro di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a), come oggetto sociale prevalente, anche se non esclusivo.

3. Per l’esercizio di una delle attività speci- fiche di cui alle lettere da a) ad h) dell’articolo 20, oltre ai requisiti di cui al comma 1, è richie- sta:

a) l’acquisizione di un capitale versato non inferiore a 350.000 Euro ovvero la disponibilità di 350.000 Euro tra capitale sociale versato e riserve indivisibili nel caso in cui l’agenzia sia costituita in forma cooperativa;

b) a garanzia dei crediti dei lavoratori impie- gati e dei corrispondenti crediti contributivi degli enti previdenziali, la disposizione, per i primi due anni, di un deposito cauzionale di 200.000

Euro presso un istituto di credito avente sede o dipendenza nel territorio nazionale o di altro Stato membro della Unione europea; a decor- rere dal terzo anno solare, la disposizione, in luogo della cauzione, di una fideiussione ban- caria o assicurativa non inferiore al 5 per cento del fatturato, al netto dell’imposta sul valore aggiunto, realizzato nell’anno precedente e comunque non inferiore a 200.000 Euro. Sono esonerate dalla prestazione delle garanzie di cui alla presente lettera le società che abbiano assolto ad obblighi analoghi previsti per le stesse finalità dalla legislazione di altri Stato membro della Unione Europea;

c) la regolare contribuzione ai fondi per la formazione e l’integrazione del reddito di cui all’articolo 12, il regolare versamento dei con- tributi previdenziali e assistenziali, il rispetto degli obblighi previsti dal contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro applicabile;

d) nel caso di cooperative di produzione e lavoro, oltre ai requisiti indicati al comma 1 e nel presente comma 3, la presenza di almeno venti soci e tra di essi, come socio sovventore, almeno un fondo mutualistico per la promozio- ne e lo sviluppo della cooperazione, di cui agli articoli 11 e 12 della legge 31 gennaio 1992, n. 59.

4. Per l’esercizio della attività di intermedia- zione, oltre ai requisiti di cui al comma 1, è richiesta:

a) l’acquisizione di un capitale versato non inferiore a 50.000 Euro;

b) la garanzia che l’attività interessi un ambito distribuito sull’intero territorio naziona- le e comunque non inferiore a quattro regioni;

c) l’indicazione della attività di intermedia- zione di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c), come oggetto sociale prevalente, anche se non esclusivo.

5. Per l’esercizio della attività di ricerca e selezione del personale, oltre ai requisiti di cui al comma 1, è richiesta:

a) l’acquisizione di un capitale versato non inferiore a 25.000 Euro;

b) l’indicazione della ricerca e selezione del personale come oggetto sociale, anche se non esclusivo;

6. Per l’esercizio della attività di supporto alla ricollocazione professionale, oltre ai requi- siti di cui al comma 1, è richiesta:

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a) l’acquisizione di un capitale versato non inferiore a 25.000 Euro;

b) l’indicazione della attività di supporto alla ricollocazione professionale come oggetto so- ciale, anche se non esclusivo.

Art. 6. (Regimi particolari di autorizzazio- ne).

1. Sono autorizzate allo svolgimento della attività di intermediazione le università pubbli- che e private, comprese le fondazioni univer- sitarie che hanno come oggetto l’alta forma- zione con specifico riferimento alle problema- tiche del mercato del lavoro, a condizione che svolgano la predetta attività senza finalità di lucro e fermo restando l’obbligo della intercon- nessione alla borsa continua nazionale del lavoro, nonché l’invio di ogni informazione re- lativa al funzionamento del mercato del lavoro ai sensi di quanto disposto al successivo ar- ticolo 17.

2. Sono altresì autorizzati allo svolgimento della attività di intermediazione, secondo le procedure di cui all’articolo 4 o di cui al com- ma 5 del presente articolo, i comuni, le came- re di commercio e gli istituti di scuola secon- daria di secondo grado, statali e paritari, a condizione che svolgano la predetta attività senza finalità di lucro e che siano rispettati i requisiti di cui alle lettera c), f) e g) di cui all’articolo 5, comma 1, nonché l’invio di ogni informazione relativa al funzionamento del mercato del lavoro ai sensi di quanto disposto al successivo articolo 17.

3. Sono altresì autorizzate allo svolgimento della attività di intermediazione le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative che si- ano firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro, le associazioni in possesso di ricono- scimento istituzionale di rilevanza nazionale e aventi come oggetto sociale la tutela e l’assi- stenza delle attività imprenditoriali, del lavoro o delle disabilità, e gli enti bilaterali a condizio- ne che siano rispettati i requisiti di cui alle lettere c), d), e), f), g) di cui all’articolo 5, comma 1.

4. L’ordine nazionale dei consulenti del lavo- ro può chiedere l’iscrizione all’albo di cui al- l’articolo 4 di una apposita fondazione o di altro soggetto giuridico dotato di personalità giuridica costituito nell’ambito del Consiglio

nazionale dei consulenti del lavoro per lo svol- gimento a livello nazionale di attività di inter- mediazione.

L’iscrizione è subordinata al rispetto dei requisiti di cui alle lettere c), d), e), f), g) di cui all’articolo 5, comma 1.

5. E’ in ogni caso fatto divieto ai consulenti del lavoro di esercitare individualmente o in altra forma diversa da quella indicata al com- ma 3 e agli articoli 4 e 5, anche attraverso ramificazioni a livello territoriale, l’attività di intermediazione.

6. L’autorizzazione allo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2, comma 1, lett. b), c), d), può essere concessa dalle Regioni e dalle Province Autonome con esclusivo riferi- mento al proprio territorio e previo accerta- mento della sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5, fatta eccezione per il requisito di cui all’articolo 5, comma 4, lett. b);

7. La Regione rilascia entro sessanta giorni dalla richiesta l’autorizzazione provvisoria al- l’esercizio delle attività di cui al comma 5, provvedendo contestualmente la comunicazio- ne al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali per l’iscrizione delle agenzie in una apposita sezione regionale nell’albo di cui al- l’articolo 4, comma 1.

Decorsi due anni, su richiesta del soggetto autorizzato, entro i sessanta giorni successivi la Regione rilascia l’autorizzazione a tempo indeterminato subordinatamente alla verifica del corretto andamento della attività svolta;

8. Il Ministro del lavoro e delle Politiche sociali, con decreto da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del pre- sente decreto legislativo, stabilisce d’intesa con la Conferenza Unificata le modalità di costitu- zione della apposita sezione regionale dell’al- bo di cui all’articolo 4, comma 1 e delle pro- cedure ad essa connesse.

Art. 7. (Accreditamenti). 1. Le Regioni, sentite le associazioni dei

datori e dei prestatori di lavoro comparativa- mente più rappresentative, istituiscono appo- siti elenchi per l’accreditamento degli operato- ri pubblici e privati che operano nel proprio territorio nel rispetto degli indirizzi da esse definiti ai sensi dell’articolo 3 del decreto legi- slativo 21 aprile 2001, n. 181, e dei seguenti principi e criteri:

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ta lia) garanzia della libera scelta dei cittadini,

nell’ambito di una rete di operatori qualificati, adeguata per dimensione e distribuzione alla domanda espressa dal territorio;

b) salvaguardia di standard omogenei a li- vello nazionale nell’affidamento di funzioni re- lative all’accertamento dello stato di disoccu- pazione e al monitoraggio dei flussi del mer- cato del lavoro;

c) costituzione negoziale di reti di servizio ai fini dell’ottimizzazione delle risorse;

d) obbligo della interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro di cui al- l’articolo 15, nonché l’invio alla autorità conce- dente di ogni informazione strategica per un efficace funzionamento del mercato del lavo- ro;

e) raccordo con il sistema regionale di ac- creditamento degli organismi di formazione.

2. I provvedimenti regionali istitutivi dell’elen- co di cui al comma 1 disciplinano altresì:

a) le forme della cooperazione tra i servizi pubblici e operatori privati, autorizzati ai sensi delle disposizioni di cui agli articoli 4, 5 e 6 o accreditati ai sensi del presente articolo, per le funzioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro, prevenzione della disoccupazione di lunga durata, promozione dell’inserimento la- vorativo dei lavoratori svantaggiati, sostegno alla mobilità geografica del lavoro;

b) i requisiti minimi richiesti per l’iscrizione nell’elenco regionale in termini di capacità ge- stionali e logistiche, competenze professiona- li, situazione economica, esperienze maturate nel contesto territoriale di riferimento;

c) le procedure per l’accreditamento; d) le modalità di misurazione dell’efficienza

e della efficacia dei servizi erogati; e) le modalità di tenuta dell’elenco e di

verifica del mantenimento dei requisiti.

CAPO II Tutele sul mercato e disposizioni speciali con riferimento ai lavoratori svantaggiati

Art. 8. (Ambito di diffusione dei dati re- lativi all’incontro domanda-offerta di lavo- ro).

1. Ferme restando le disposizioni di cui alla legge 31 dicembre 1996, n. 675, le agenzie per il lavoro e gli altri operatori pubblici e pri-

vati autorizzati o accreditati assicurano ai la- voratori il diritto di indicare i soggetti o le ca- tegorie di soggetti ai quali i propri dati devono essere comunicati, e garantiscono l’ambito di diffusione dei dati medesimi indicato dai lavo- ratori stessi, anche ai fini del pieno soddisfa- cimento del diritto al lavoro di cui all’articolo 4 della Costituzione.

2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con decreto da emanare entro sessan- ta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sentite le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano nonché, ai sensi dell’articolo 31, comma 2, della legge 31 dicembre 1996, n. 675, il Ga- rante per la protezione dei dati personali, de- finisce le modalità di trattamento dei dati per- sonali di cui al presente decreto, disciplinan- do, fra gli altri, i seguenti elementi:

a) le informazioni che possono essere co- municate e diffuse tra gli operatori che agisco- no nell’ambito del sistema dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro;

b) le modalità attraverso le quali deve esse- re data al lavoratore la possibilità di esprimere le preferenze relative alla comunicazione e alla diffusione dei dati di cui al comma 1;

c) le ulteriori prescrizioni al fine di dare attuazione alle disposizioni contenute nell’ar- ticolo 10;

3. Per le informazioni che facciano riferi- mento a dati amministrativi in possesso dei servizi per l’impiego, con particolare riferimen- to alla presenza in capo al lavoratore di par- ticolari benefici contributivi e fiscali, gli ele- menti contenuti nella scheda anagrafico-pro- fessionale prevista dal decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, hanno valore certifica- tivo delle stesse.

Art. 9. (Comunicazioni a mezzo stampa, internet, televisione o altri mezzi di infor- mazione).

1. Sono vietate comunicazioni, a mezzo stampa, internet, televisione o altri mezzi di informazione, in qualunque forma effettuate, relative ad attività di ricerca e selezione del personale, ricollocamento professionale, inter- mediazione o somministrazione effettuate in forma anonima e comunque da soggetti, pub- blici o privati, non autorizzati o accreditati al- l’incontro tra domanda e offerta di lavoro ec-

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cezion fatta per quelle comunicazioni che fac- ciano esplicito riferimento ai soggetti in que- stione, o entità ad essi collegati perché facenti parte dello stesso gruppo di imprese o in quan- to controllati o controllanti, in quanto potenziali datori di lavoro.

2. In tutte le comunicazioni verso terzi, an- che a fini pubblicitari, utilizzanti qualsiasi mezzo di comunicazione, ivi compresa la corrispon- denza epistolare ed elettronica, e nelle inser- zioni o annunci per la ricerca di personale, le agenzie del lavoro e gli altri soggetti pubblici e privati autorizzati o accreditati devono indi- care gli estremi del provvedimento di autoriz- zazione o di accreditamento al fine di consen- tire al lavoratore, e a chiunque ne abbia inte- resse, la corretta e completa identificazione del soggetto stesso.

3. Se le comunicazioni di cui al comma 2 sono effettuate mediante annunci pubblicati su quotidiani e periodici o mediante reti di comu- nicazione elettronica, e non recano un facsi- mile di domanda comprensivo dell’informativa do cui all’articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, indicano il sito della rete di comunicazioni attraverso il quale il medesi- mo facsimile è conoscibile in modo agevole.

Art. 10. (Divieto di indagini sulle opinioni e trattamenti discriminatori).

1. E’ fatto divieto alle agenzie per il lavoro e agli altri soggetti pubblici e privati autorizzati o accreditati di effettuare qualsivoglia indagine o comunque trattamento di dati ovvero di pre- selezione di lavoratori, anche con il loro con- senso, in base alle convinzioni personali, alla affiliazione sindacale o politica, al credo reli- gioso, al sesso, all’orientamento sessuale, allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidan- za, alla età, all’handicap, alla razza, all’origine etnica, al colore, alla ascendenza, all’origine nazionale, al gruppo linguistico, allo stato di salute nonché ad eventuali controversie con i precedenti datori di lavoro, a meno che non si tratti di caratteristiche che incidono sulle mo- dalità di svolgimento della attività lavorativa o che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell’atti- vità lavorativa. E’ altresì fatto divieto di trattare dati personali dei lavoratori che non siano stret- tamente attinenti alle loro attitudini professio- nali e al loro inserimento lavorativo.

2. Le disposizioni di cui ai commi al comma 1 non possono in ogni caso impedire ai sog- getti di cui al medesimo comma 1 di fornire specifici servizi o azioni mirate per assistere le categorie di lavoratori svantaggiati nella ricer- ca di una occupazione.

Art. 11. (Divieto di oneri in capo ai lavo- ratori).

1. E’ fatto divieto ai soggetti autorizzati o accreditati di esigere o comunque di percepi- re, direttamente o indirettamente, compensi dal lavoratore.

2. I contratti collettivi stipulati da associazio- ni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livel- lo nazionale o territoriale possono stabilire che la disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione per specifiche categorie di lavo- ratori altamente professionalizzati o per speci- fici servizi offerti dai soggetti autorizzati o ac- creditati.

Art. 12. (Fondi per la formazione e l’in- tegrazione del reddito).

1. I soggetti autorizzati alla somministrazio- ne di lavoro sono tenuti a versare ai fondi di cui al comma 4 un contributo pari al 4 per cento della retribuzione corrisposta ai lavora- tori assunti con contratto a tempo determinato per l’esercizio di attività di somministrazione. Le risorse sono destinate per interventi a fa- vore dei lavoratori assunti con contratto a tem- po determinato intesi, in particolare, a pro- muovere percorsi di qualificazione e riqualifi- cazione anche in funzione di continuità di occasioni di impiego e a prevedere specifiche misure di carattere previdenziale.

2. I soggetti autorizzati alla somministrazio- ne di lavoro sono altresì tenuti a versare ai fondi di cui al comma 4 un contributo pari al 4 per cento della retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con contratto a tempo inde- terminato. Le risorse sono destinate a: a) ini- ziative comuni finalizzate a garantire l’integra- zione del reddito dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato in caso di fine lavori; b) iniziative comuni finalizzate a verifi- care l’utilizzo della somministrazione di lavoro e la sua efficacia anche in termini di promo- zione della emersione del lavoro non regolare e di contrasto agli appalti illeciti; c) iniziative

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ta liper l’inserimento o il reinserimento nel merca-

to del lavoro di lavoratori svantaggiati anche in regime di accreditamento con le Regioni; d) per la promozione di percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale.

3. Gli interventi e le misure di cui ai commi 1 e 2 sono attuati nel quadro di politiche sta- bilite nel contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro ovvero, in mancanza, stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche sociali, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappre- sentative nel predetto ambito.

4. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono rimessi a un fondo bilaterale appositamente costituito, anche nell’ente bilaterale, dalle parti stipulanti il contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro:

a) come soggetto giuridico di natura asso- ciativa ai sensi dell’articolo 36 del codice civi- le;

b) come soggetto dotato di personalità giu- ridica ai sensi dell’articolo 12 del codice civile con procedimento per il riconoscimento rien- trante nelle competenze del Ministro del lavo- ro e delle Politiche sociali ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13.

5. I fondi di cui al comma 4 sono attivati a seguito di autorizzazione del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, previa verifica della congruità, rispetto alle finalità istituziona- li previste ai commi 1 e 2, dei criteri di gestio- ne e delle strutture di funzionamento del fondo stesso, con particolare riferimento alla soste- nibilità finanziaria complessiva del sistema. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali esercita la vigilanza sulla gestione dei fondi.

6. All’eventuale adeguamento del contributo di cui ai commi 1 e 2 si provvede con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali previa verifica con le parti sociali da effettuare decorsi due anni dalla entrata in vigore del presente decreto.

7. I contributi versati ai sensi dei commi 1 e 2 si intendono soggetti alla disciplina di cui all’articolo 26 bis della legge 24 giugno 1997, n. 196.

8. In caso di omissione, anche parziale, dei contributi di cui ai commi 1 e 2, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere, oltre al con- tributo omesso e alle relative sanzioni, una

somma, a titolo di sanzione amministrativa, di importo pari a quella del contributo omesso; gli importi delle sanzioni amministrative sono versati ai fondi di cui al comma 4.

9. Trascorsi dodici mesi dalla entrata in vi- gore del presente decreto, il Ministro del lavo- ro e delle politiche sociali con proprio decreto, sentite le associazioni dei datori e dei presta- tori di lavoro comparativamente più rappre- sentative sul piano nazionale può ridurre i con- tributi di cui ai commi 1 e 2 in relazione alla loro congruità con le finalità dei relativi fondi.

Art. 13. (Misure di incentivazione del rac- cordo pubblico e privato).

1. Al fine di garantire l’inserimento o il rein- serimento nel mercato del lavoro dei lavoratori svantaggiati, attraverso politiche attive e di workfare, alle agenzie autorizzate alla sommi- nistrazione di lavoro è consentito:

a) operare in deroga al regime generale della somministrazione di lavoro, ai sensi del comma 2 dell’articolo 23, ma solo in presenza di un pia- no individuale di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, con interventi formativi idonei e il coinvolgimento di un tutore con ade- guate competenze e professionalità, e a fronte della assunzione del lavoratore, da parte delle agenzie autorizzate alla somministrazione, con contratto di durata non inferiore a sei mesi;

b) determinare altresì, per un periodo mas- simo di dodici mesi e solo in caso di contratti di durata non inferiore a nove mesi, il tratta- mento retributivo del lavoratore, detraendo dal compenso dovuto quanto eventualmente per- cepito dal lavoratore medesimo a titolo di in- dennità di mobilità, indennità di disoccupazio- ne ordinaria o speciale, o altra indennità o sussidio la cui corresponsione è collegata allo stato di disoccupazione o inoccupazione, e detraendo dai contributi dovuti per l’attività lavorativa l’ammontare dei contributi figurativi nel caso di trattamenti di mobilità e di inden- nità di disoccupazione ordinaria o speciale.

2. Il lavoratore destinatario delle attività di cui al comma 1 decade dai trattamenti di mobilità, qualora l’iscrizione nelle relative liste sia finalizzata esclusivamente al reimpiego, di disoccupazione ordinaria o speciale, o da al- tra indennità o sussidio la cui corresponsione è collegata allo stato di disoccupazione o in occupazione, quando:

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a) rifiuti di essere avviato a un progetto individuale di reinserimento nel mercato del lavoro ovvero rifiuti di essere avviato a un corso di formazione professionale autorizzato dalla Regione o non lo frequenti regolarmente, fatti salvi i casi di impossibilità derivante da forza maggiore;

b) non accetti l’offerta di un lavoro inquadra- to in un livello retributivo non inferiore del 20 per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza;

c) non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla competente sede INPS del lavoro prestato ai sensi dell’articolo 8, commi 4 e 5 del D.L. 21 marzo 1988, n. 86, convertito con modificazioni in legge 20 maggio 1988, n. 160.

3. Le disposizioni di cui al comma 2 si ap- plicano quando le attività lavorative o di forma- zione offerte al lavoratore siano congrue ri- spetto alle competenze e alle qualifiche del lavoratore stesso e si svolgano in un luogo raggiungibile in 80 minuti con mezzi pubblici da quello della sua residenza. Le disposizioni di cui al comma 2, lettere b) e c) non si ap- plicano ai lavoratori inoccupati.

4. Nei casi di cui al comma 2 i responsabili della attività formativa ovvero le agenzie di somministrazione di lavoro comunicano diret- tamente all’INPS, e al servizio per l’impiego territorialmente competente ai fini della can- cellazione dalle liste di mobilità, i nominativi dei soggetti che possono essere ritenuti deca- duti dai trattamenti previdenziali. A seguito di detta comunicazione, l’INPS sospende caute- lativamente l’erogazione del trattamento me- desimo, dandone comunicazione agli interes- sati.

5. Avverso gli atti di cui al comma 4 è ammesso ricorso entro 30 giorni alla direzioni provinciali del lavoro territorialmente compe- tenti che decidono, in via definitiva, nei venti giorni successivi alla data di presentazione del ricorso. La decisione del ricorso è comunicata competente servizio per l’impiego ed all’INPS.

6. Fino alla entrata in vigore di norme regio- nali che disciplinino la materia, le disposizioni di cui al comma 1 si applicano solo in presen- za di una convenzione tra una o più agenzie autorizzate alla somministrazione del lavoro, anche attraverso le associazioni di rappresen- tanza e con l’ausilio delle agenzie tecniche

strumentali del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, e i Comuni, le Province o le Regioni stesse.

7. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 5 si applicano anche con riferimento ad appositi soggetti giuridici costituiti ai sensi delle norma- tive regionali in convenzione con le agenzie autorizzate alla somministrazione di lavoro, previo accreditamento ai sensi dell’articolo 7.

8. Nella ipotesi di cui al comma 7, le agen- zie autorizzate alla somministrazione di lavoro si assumono gli oneri delle spese per la costi- tuzione e il funzionamento della agenzia stes- sa. Le Regioni, i centri per l’impiego e gli enti locali possono concorrere alle spese di costi- tuzione e funzionamento nei limiti delle pro- prie disponibilità finanziarie.

Art. 14. (Cooperative sociali e inserimen- to lavorativo dei lavoratori svantaggiati).

1. Al fine di favorire l’inserimento lavorativo dei lavoratori svantaggiati e dei lavoratori disa- bili, i servizi di cui all’articolo 6, comma 1, della legge 12 marzo 1999, n. 68, sentito l’or- ganismo di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, così come modificato dall’articolo 6 della leg- ge 12 marzo 1999, n. 68, stipulano con le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rap- presentative a livello nazionale e con le asso- ciazioni di rappresentanza, assistenza e tutela delle cooperative di cui all’articolo 1 comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e con i consorzi di cui all’articolo 8 della stessa legge, convenzioni quadro su base ter- ritoriale, che devono essere validate da parte delle Regioni, sentiti gli organismi di concerta- zione di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, aventi ad oggetto il conferimento di commesse di lavoro alle cooperative sociali medesime da parte delle imprese associate o aderenti.

2. La convenzione quadro disciplina i se- guenti aspetti:

a) le modalità di adesione da parte delle imprese interessate;

b) i criteri di individuazione dei lavoratori svantaggiati da inserire al lavoro in coopera- tiva. L’individuazione dei disabili sarà curata dai servizi di cui all’articolo 6, comma 1, della legge 12 marzo 1999, n. 68;

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ta lic) le modalità di attestazione del valore

complessivo del lavoro annualmente conferito da ciascuna impresa e la correlazione con il numero dei lavoratori svantaggiati inseriti al lavoro in cooperativa;

d) la determinazione del coefficiente di cal- colo del valore unitario delle commesse, ai fini del computo di cui al comma 3, secondo criteri di congruità con i costi del lavoro derivati dai contratti collettivi di categoria applicati dalle cooperative sociali;

e) la promozione e lo sviluppo delle com- messe di lavoro a favore delle cooperative sociali;

f) l’eventuale costituzione, anche nell’ambi- to dell’agenzia sociale di cui all’articolo che precede, di una struttura tecnico-operativa senza scopo di lucro a supporto delle attività previste dalla convenzione;

g) i limiti di percentuali massime di copertu- ra della quota d’obbligo da realizzare con lo strumento della convenzione.

3. Allorché l’inserimento lavorativo nelle cooperative sociali, realizzato in virtù dei pre- cedenti commi, riguardi i lavoratori disabili, che presentino particolari caratteristiche e difficol- tà di inserimento nel ciclo lavorativo ordinario, in base alla esclusiva valutazione dei servizi di cui all’articolo 6, comma 1, della legge 12 marzo 1999, n. 68, lo stesso si considera utile ai fini della copertura della quota di riserva, di cui all’articolo 3 della stessa legge cui sono tenute le imprese conferenti.

Il numero delle coperture per ciascuna im- presa è dato dall’ammontare annuo delle com- messe dalla stessa conferite diviso per il co- efficiente di cui al precedente comma 2, lette- ra d) e nei limiti di percentuali massime stabi- lite con le convenzioni quadro di cui al comma 1. Tali limiti percentuali non hanno effetto nei confronti delle imprese che occupano da 15 a 35 dipendenti. La congruità della computabili- tà dei lavoratori inseriti in cooperativa sociale sarà verificata dalla Commissione Provinciale del Lavoro.

4. L’applicazione delle disposizioni di cui al comma 3 è subordinata all’adempimento degli obblighi di assunzione di lavoratori disabili ai fini della copertura della restante quota d’obbligo a loro carico determinata ai sensi dell’articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68.

CAPO III Borsa continua nazionale del lavoro

e monitoraggio statistico

Art. 15. (Principi e criteri generali). 1. A garanzia dell’effettivo godimento del

diritto al lavoro di cui all’articolo 4 della Costi- tuzione, e nel pieno rispetto dell’articolo 120 della Costituzione stessa, viene costituita la borsa continua nazionale del lavoro, quale sistema aperto e trasparente di incontro tra domanda e offerta di lavoro basato su una rete di nodi regionali. Tale sistema è alimenta- to da tutte le informazioni utili a tale scopo immesse liberamente nel sistema stesso sia dagli operatori pubblici e privati, autorizzati o accreditati, sia direttamente dai lavoratori e dalle imprese.

2. La borsa continua nazionale del lavoro è liberamente accessibile da parte dei lavoratori e delle imprese e deve essere consultabile da un qualunque punto della rete. I lavoratori e le imprese hanno facoltà di inserire nuove can- didature o richieste di personale direttamente e senza rivolgersi ad alcun intermediario da qualunque punto di rete attraverso gli accessi appositamente dedicati da tutti i soggetti pub- blici e privati, autorizzati o accreditati.

3. Gli operatori pubblici e privati, accreditati o autorizzati, hanno l’obbligo di conferire alla borsa continua nazionale del lavoro i dati ac- quisiti, in base alle indicazioni rese dai lavora- tori ai sensi dell’articolo 8 e a quelle rese dalle imprese riguardo l’ambito temporale e territo- riale prescelto.

4. Gli ambiti in cui si articolano i servizi della borsa continua nazionale del lavoro sono:

a) un livello nazionale finalizzato: 1) alla defi- nizione degli standard tecnici nazionali e dei flussi informativi di scambio; 2) alla interoperabilità dei sistemi regionali; 3) alla definizione dell’insieme delle informazioni che permettano la massima efficacia e trasparenza del processo di incontro tra domanda e offerta di lavoro;

b) un livello regionale che, nel quadro delle competenze proprie delle Regioni di program- mazione e gestione delle politiche regionali del lavoro: 1) realizza l’integrazione dei siste- mi pubblici e privati presenti sul territorio; 2) definisce e realizza il modello di servizi al la- voro; 3) coopera alla definizione degli stan- dard nazionali di intercomunicazione.

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5. Il coordinamento tra il livello nazionale e il livello regionale deve in ogni caso garantire, nel rispetto degli articoli 4 e 120 della Costi- tuzione, la piena operatività della borsa con- tinua nazionale del lavoro in ambito nazionale e comunitario. A tal fine il Ministero del lavoro e delle politiche sociali rende disponibile l’of- ferta degli strumenti tecnici alle Regioni e alle Province autonome che ne facciano richiesta nell’ambito dell’esercizio delle loro competen- ze.

Art. 16. (Standard tecnici e flussi infor- mativi di scambio).

1. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con decreto da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del pre- sente decreto legislativo, stabilisce, di concer- to con il Ministro della innovazione e della tecnologia, e d’intesa con le Regioni e le Pro- vince Autonome, gli standard tecnici e i flussi informativi di scambio tra i sistemi, nonché le sedi tecniche finalizzate ad assicurare il rac- cordo e il coordinamento del sistema a livello nazionale.

2. La definizione degli standard tecnici e dei flussi informativi di scambio tra i sistemi avvie- ne nel rispetto delle competenze definite nel- l’Accordo Stato-Regioni-Autonomie Locali dell’11 luglio 2002 e delle disposizioni di cui all’articolo 31, comma 2, della legge 31 di- cembre 1996, n. 675.

Art. 17. (Monitoraggio statistico e valuta- zione delle politiche del lavoro).

1. Le basi informative costituite nell’ambito della borsa continua nazionale del lavoro, nonché le registrazioni delle comunicazioni dovute dai datori di lavoro ai servizi compe- tenti e la registrazione delle attività poste in essere da questi nei confronti degli utenti per come riportate nella scheda anagrafico-pro- fessionale dei lavoratori costituiscono una base statistica omogenea e condivisa per le azioni di monitoraggio dei servizi svolte ai sensi del presente decreto legislativo e poste in essere da Ministero del lavoro e delle Politiche socia- li, le Regioni e le Province per i rispettivi ambiti territoriali di riferimento. Le relative indagini statistiche sono effettuate in forma anonima.

2. A tal fine, la definizione e la manutenzio- ne applicativa delle basi informative in que-

stione, nonché di quelle in essere presso gli Enti previdenziali in tema di contribuzioni per- cepite e prestazioni erogate, tiene conto delle esigenze conoscitive generali, incluse quelle di ordine statistico complessivo rappresentate nell’ambito del SISTAN e da parte dell’ISTAT, nonché di quesiti specifici di valutazione di singole politiche ed interventi formulati ai sen- si e con le modalità dei commi successivi di questo articolo.

3. I decreti ministeriali di cui agli articoli 1- bis e 4-bis comma 7 del decreto legislativo n. 181 del 2000, come modificati dagli articoli 2 e 6 del decreto legislativo n. 297 del 2002, così come la definizione di tutti i flussi infor- mativi che rientrano nell’ambito della borsa continua nazionale del lavoro, ivi inclusi quelli di pertinenza degli Enti previdenziali, sono adottati dal Ministero del lavoro e delle Politi- che sociali, tenuto conto delle esigenze defi- nite nei commi 1 e 2, previo parere dell’ISTAT e dell’ISFOL. Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali impartisce inoltre, entro tre mesi dalla attuazione del presente decreto, le ne- cessarie direttive agli Enti previdenziali, avva- lendosi a tale scopo delle indicazioni di una Commissione di esperti in politiche del lavoro, statistiche del lavoro e monitoraggio e valuta- zione delle politiche occupazionali, da costitu- ire presso lo stesso Ministero ed in cui siano presenti rappresentanti delle Regioni e delle Province, degli Enti previdenziali, dell’ISTAT, dell’ISFOL e del Ministero dell’economia e delle finanze oltre che del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

4. La medesima Commissione di cui al comma precedente, integrata con rappresen- tanti delle parti sociali, è inoltre incaricata di definire, entro sei mesi dalla attuazione del presente decreto, una serie di indicatori di monitoraggio finanziario, fisico e procedurale dei diversi interventi di cui alla presente legge. Detti indicatori, previo esame ed approvazione della Conferenza Unificata, costituiranno linee guida per le attività di monitoraggio e valuta- zione condotte dal Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, dalle Regioni e dalle Province per i rispettivi ambiti territoriali di riferimento e in particolare per il contenuto del Rapporto Annuale di cui al successivo comma 6.

5. In attesa dell’entrata a regime della borsa continua nazionale del lavoro il Ministero del

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tesa con la conferenza unificata di cui all’arti- colo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, uno o più modelli di rilevazione da somministrare alle agenzie autorizzate o ac- creditate, nonché agli enti di cui all’articolo 6. La mancata risposta al questionario di cui al comma precedente è valutata ai fini del ritiro dell’autorizzazione o accreditamento.

6. Sulla base di tali strumenti di informazio- ne, e tenuto conto delle linee guida definite con le modalità di cui al comma 4 nonché della formulazione di specifici quesiti di valu- tazione di singole politiche ed interventi for- mulati annualmente dalla Conferenza Unifica- ta o derivanti dall’implementazione di obblighi e programmi comunitari, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, avvalendosi di proprie strutture tecniche e col supporto dell’ISFOL, predispone un Rapporto Annuale, al Parlamen- to e alla Conferenza Unificata, che presenti una rendicontazione dettagliata e complessiva delle politiche esistenti, e al loro interno del- l’evoluzione dei servizi di cui al presente de- creto legislativo, sulla base di schemi statisti- co-contabili oggettivi e internazionalmente com- parabili e in grado di fornire elementi conosci- tivi di supporto alla valutazione delle singole politiche che lo stesso Ministero, le Regioni, le Province o altri attori responsabili della condu- zione, del disegno o del coordinamento delle singole politiche intendano esperire.

7. Le attività di monitoraggio devono con- sentire di valutare l’efficacia delle politiche attive per il lavoro, nonché delle misure contenute nel presente decreto, anche nella prospettiva delle pari opportunità e, in particolare, della integrazione nel mercato del lavoro dei lavora- tori svantaggiati.

8. Con specifico riferimento ai contratti di apprendistato, è istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche Sociali, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, una Commissione di sorveglianza con compiti di valutazione in itinere della riforma. Detta Com- missione è composta da rappresentanti ed esperti designati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel cui ambito si individua il Presidente, dal Ministero della Pubblica Istru- zione, dalle Regioni e Province autonome, dalle

parti sociali, dall’INPS e dall’ISFOL. La Com- missione, che si riunisce almeno tre volte al- l’anno, definisce in via preventiva indicatori di risultato e di impatto e formula linee guida per la valutazione, predisponendo quesiti valutati- vi del cui soddisfacimento il Rapporto Annuale di cui al comma 6 dovrà farsi carico e può commissionare valutazioni puntuali su singoli aspetti della riforma. Sulla base degli studi valutativi commissionati nonché delle informa- zioni contenute nel Rapporto Annuale di cui al comma precedente, la Commissione potrà annualmente formulare pareri e valutazioni. In ogni caso, trascorsi tre anni dalla approvazio- ne del presente decreto, la Commissione pre- disporrà una propria Relazione che, sempre sulla base degli studi e delle evidenze prima richiamate, evidenzi le realizzazioni e i proble- mi esistenti, evidenziando altresì le possibili modifiche alle politiche in oggetto. Le risorse per gli studi in questione derivano dal bilancio del Ministero del lavoro e delle politiche Socia- li - Ufficio centrale orientamento e formazione professionale dei lavoratori.

CAPO IV Regime sanzionatorio

Art. 18. (Sanzioni penali). 1. L’esercizio non autorizzato delle attività di

cui all’articolo 4, comma 1, è punito con la sanzione dell’ammenda di 5 euro per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di la- voro. L’esercizio abusivo della attività di inter- mediazione è punito con la pena dell’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da euro 1.500 a euro 7.5000 euro.

Se non vi è scopo di lucro la pena è della ammenda da euro 500 a euro 2.500. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell’arresto fino a diciotto mesi e l’ammenda è aumentata fino al sestuplo. Nel caso di condanna, è di- sposta in ogni caso la confisca del mezzo di trasporto eventualmente adoperato per l’eser- cizio delle attività di cui al presente comma.

2. Nei confronti dell’utilizzatore che ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro da parte di soggetti diversi da quelli di cui all’ar- ticolo 4, comma 1, lettera a), ovvero da parte di soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 4, comma 1, lett. b), o comunque al di fuori dei

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limiti ivi previsti, si applica la pena dell’am- menda di euro 5 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell’arresto fino a diciotto mesi e l’ammenda è aumentata fino al sestuplo.

3. La violazione degli obblighi e dei divieti di cui agli articoli 20, commi 1, 3, 4 e 5, e 21, commi 1, 2, nonché per il solo somministrato- re, la violazione del disposto di cui al comma 3 del medesimo articolo 21 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1250.

4. Fatte salve le ipotesi di cui all’articolo 11, comma 2, chi esiga o comunque percepisca compensi da parte del lavoratore per avviarlo a prestazioni di lavoro oggetto di somministra- zione è punito con la pena alternativa dell’ar- resto non superiore ad un anno e dell’ammen- da da 2.500 euro a 6.000 euro. In aggiunta alla sanzione penale è disposta la cancella- zione dell’albo.

5. In caso di violazione dell’articolo 10 tro- vano applicazione le disposizioni di cui all’ar- ticolo 38 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonché nei casi più gravi, l’autorità competen- te procede alla sospensione della autorizza- zione di cui all’articolo 4. In ipotesi di recidiva viene revocata l’autorizzazione.

6. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali dispone, con proprio decreto, criteri interpretativi certi per la definizione delle varie forme di contenzioso in atto riferite al pregresso regime in materia di intermediazione e interposizione nei rapporti di lavoro.

Art. 19. (Sanzioni amministrative). 1. Gli editori, i direttori responsabili e i ge-

stori di siti sui quali siano pubblicati annunci in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 9 sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 a 12.000 euro.

2. La violazione dell’obbligo di cui all’artico- lo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come modificato dall’articolo 6, comma 1 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1500 euro per ogni lavoratore interessato.

3. La violazione degli obblighi di cui all’arti-

colo 4-bis, commi 5 e 7, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come modificato dall’articolo 6, comma 1, del decreto legislati- vo 19 dicembre 2002, n. 297, di cui all’articolo 9- bis, comma 2, del decreto legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, così come sostituito dall’articolo 6, comma 2, del citato decreto legislativo n. 297 del 2002, e di cui all’articolo 21, comma 1, della legge 24 aprile 1949, n. 264, così come sostituito dal- l’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 297 del 2002, è punita con la sanzione ammi- nistrativa pecuniaria da 100 a 500 euro per ogni lavoratore interessato.

4. La violazione degli obblighi di cui all’arti- colo 4-bis, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come modificato dall’articolo 6, comma 1, del decreto legislati- vo 19 dicembre 2002, n. 297, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria 50 a 250 euro per ogni lavoratore interessato.

5. Nel caso di omessa comunicazione con- testuale, omessa comunicazione di cessazio- ne e omessa comunicazione di trasformazio- ne, i datori di lavoro comprese le pubbliche amministrazioni sono ammessi al pagamento della sanzione minima ridotta della metà qua- lora l’adempimento della comunicazione ven- ga effettuato spontaneamente entro il termine di cinque giorni decorrenti dalla data di inizio dell’omissione.

TITOLO III SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO, APPALTO DI SERVIZI, DISTACCO

CAPO I Somministrazione di lavoro

Art. 20. (Condizioni di liceità). 1. Il contratto di somministrazione di lavoro

può essere concluso da ogni soggetto, di seguito denominato utilizzatore, che si rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato som- ministratore, a ciò autorizzato ai sensi delle disposizioni di cui agli articoli 4 e 5.

2. Per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell’in- teresse nonché sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore. Nell’ipotesi in cui i lavoratori

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ta livengano assunti con contratto di lavoro a tem-

po indeterminato essi rimangono a disposizio- ne del somministratore per i periodi in cui non svolgono la prestazione lavorativa presso un utilizzatore, salvo che esista una giusta causa o un giustificato motivo di risoluzione del con- tratto di lavoro.

3. Il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso a termine o a tempo indeterminato. La somministrazione di lavoro a tempo indeterminato è ammessa:

a) per servizi di consulenza e assistenza nel settore informatico, compresa la progetta- zione e manutenzione di reti intranet e extra- net, siti internet, sistemi informatici, sviluppo di software applicativo, caricamento dati;

b) per servizi di pulizia, custodia, portineria; c) per servizi, da e per lo stabilimento, di

trasporto di persone e di trasporto e movimen- tazione di macchinari e merci;

d) per la gestione di biblioteche, parchi, musei, archivi, magazzini, nonché servizi di economato;

e) per attività di consulenza direzionale, assistenza alla certificazione, programmazio- ne delle risorse, sviluppo organizzativo e cam- biamento, gestione del personale, ricerca e selezione del personale;

f) per attività di marketing, analisi di merca- to, organizzazione della funzione commercia- le;

g) per la gestione di call-center, nonché per l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali nelle aree Obiettivo 1 di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi struttu- rali;

h) per costruzioni edilizie all’interno degli stabilimenti, per installazioni o smontaggio di impianti e macchinari, per particolari attività produttive, con specifico riferimento all’edilizia e alla cantieristica navale, le quali richiedano più fasi successive di lavorazione, l’impiego di manodopera diversa per specializzazione da quella normalmente impiegata nell’impresa;

i) in tutti gli altri casi previsti dai contratti collettivi di lavoro nazionali o territoriali stipu- lati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative.

4. La somministrazione di lavoro a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o

sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria atti- vità dell’utilizzatore. La individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione a tempo determinato è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati com- parativamente più rappresentativi in conformi- tà alla disciplina di cui all’articolo 10 del decre- to legislativo 6 settembre 2001, n. 368.

5. Il contratto di somministrazione di lavoro è vietato:

a) per la sostituzione di lavoratori che eser- citano il diritto di sciopero;

b) salva diversa disposizione degli accordi sindacali, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stes- se mansioni cui si riferisce il contratto di som- ministrazione ovvero presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle stesse man- sioni cui si riferisce il contratto di somministra- zione;

c) da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi del- l’articolo 4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche.

Art. 21. (Forma del contratto di sommini- strazione).

1. Il contratto di somministrazione di mano- dopera è stipulato in forma scritta e contiene i seguenti elementi:

a) gli estremi dell’autorizzazione rilasciata al somministratore;

b) il numero dei lavoratori da somministrare; c) i casi e le ragioni di carattere tecnico,

produttivo, organizzativo o sostitutivo di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 20;

d) l’indicazione della presenza di eventuali rischi per l’integrità e la salute del lavoratore e delle misure di prevenzione adottate;

e) la data di inizio e la durata prevista del contratto di somministrazione;

f) le mansioni alle quali saranno adibiti i lavoratori e il loro inquadramento;

g) il luogo, l’orario e il trattamento economi- co e normativo delle prestazioni lavorative;

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h) assunzione da parte del somministratore della obbligazione del pagamento diretto al lavoratore del trattamento economico, nonché del versamento dei contributi previdenziali;

i) assunzione dell’obbligo dell’utilizzatore di rimborsare al somministratore gli oneri retribu- tivi e previdenziali da questa effettivamente sostenuti in favore dei prestatori di lavoro;

j) assunzione dell’obbligo dell’utilizzatore di comunicare al somministratore i trattamenti retributivi applicabili ai lavoratori comparabili;

k) assunzione da parte dell’utilizzatore, in caso di inadempimento del somministratore, dell’obbligo del pagamento diretto al lavorato- re del trattamento economico nonché del ver- samento dei contributi previdenziali, fatto sal- vo il diritto di rivalsa verso il somministratore.

2. Nell’indicare gli elementi di cui al comma 1, le parti devono recepire le indicazioni con- tenute nei contratti collettivi.

3. Le informazioni di cui al comma 1, non- ché la data di inizio e la durata prevedibile dell’attività lavorativa presso l’utilizzatore, de- vono essere comunicate per iscritto al presta- tore di lavoro da parte del somministratore all’atto della stipulazione del contratto di lavo- ro ovvero all’atto dell’invio presso l’utilizzatore.

4. In mancanza di forma scritta, con indica- zione degli elementi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del comma 1, il contratto di sommi- nistrazione è nullo e i lavoratori sono conside- rati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utiliz- zatore.

Art. 22. (Disciplina dei rapporti di lavoro). 1. In caso di somministrazione a tempo in-

determinato i rapporti di lavoro tra sommini- stratore e prestatori di lavoro sono soggetti alla disciplina generale dei rapporti di lavoro di cui al codice civile e alle leggi speciali.

2. In caso di somministrazione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra sommini- stratore e prestatore di lavoro è soggetto alla disciplina di cui al decreto legislativo 6 settem- bre 2001, n. 368, per quanto compatibile, e in ogni caso con esclusione delle disposizioni di cui all’articolo 5, commi 3 e 4. Il termine ini- zialmente posto al contratto di lavoro può in ogni caso essere prorogato, con il consenso del lavoratore e per atto scritto, nei casi e per la durata prevista dal contratto collettivo appli- cato dal somministratore.

3. Nel caso in cui il prestatore di lavoro sia assunto con contratto stipulato a tempo inde- terminato, nel medesimo è stabilita la misura della indennità mensile di disponibilità, divisi- bile in quote orarie, corrisposta dal sommini- stratore al lavoratore per i periodi nei quali il lavoratore stesso rimane in attesa di assegna- zione. La misura di tale indennità è stabilita dal contratto collettivo applicabile al sommini- stratore e comunque non è inferiore alla misu- ra prevista, ovvero aggiornata periodicamen- te, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. La predetta misura è propor- zionalmente ridotta in caso di assegnazione ad attività lavorativa a tempo parziale anche presso il somministratore. L’indennità di dispo- nibilità è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.

4. Le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, non trovano applicazione anche nel caso di fine dei lavori connessi alla somministrazione a tempo inde- terminato. In questo caso trovano applicazio- ne l’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604 e le tutele del lavoratore di cui all’articolo 12.

5. In caso di contratto di somministrazione, il prestatore di lavoro non è computato nell’or- ganico dell’utilizzatore ai fini della applicazio- ne di normative di legge o di contratto collet- tivo, fatta eccezione per quelle relative alla materia dell’igiene e della sicurezza sul lavo- ro.

6. La disciplina in materia di assunzioni obbligatorie e la riserva di cui all’articolo 4 bis, comma 3, del decreto legislativo n. 181 del 2000, non si applicano in caso di somministra- zione.

Art. 23. (Tutela del prestatore di lavoro, esercizio del potere disciplinare e regime della solidarietà).

1. I lavoratori dipendenti dal somministrato- re hanno diritto a un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell’utilizza- tore, a parità di mansioni svolte. Restano in ogni caso salve le clausole dei contratti collet- tivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’ar- ticolo 1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196.

2. La disposizione di cui al comma 1 non

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di somministrazione conclusi da soggetti pri- vati autorizzati nell’ambito di specifici program- mi di formazione, inserimento e riqualificazio- ne professionale erogati, a favore dei lavora- tori svantaggiati, in concorso con Regioni, Pro- vince ed enti locali ai sensi e nei limiti di cui all’articolo 13.

3. L’utilizzatore è obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenzia- li.

4. I contratti collettivi applicati dall’utilizzato- re stabiliscono modalità e criteri per la deter- minazione e corresponsione delle erogazioni economiche correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi concordati tra le parti o collegati all’andamento economico dell’impresa. I lavoratori dipendenti dal som- ministratore hanno altresì diritto a fruire di tutti i servizi sociali e assistenziali di cui godono i dipendenti dell’utilizzatore addetti alla stessa unità produttiva, esclusi quelli il cui godimento sia condizionato alla iscrizione ad associazio- ni o società cooperative o al conseguimento di una determinata anzianità di servizio.

5. Il somministratore informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive in generale e li forma e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento della attività lavo- rativa per la quale essi vengono assunti in conformità alle disposizioni recate dal decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e suc- cessive modificazioni ed integrazioni. Il con- tratto di somministrazione può prevedere che tale obbligo sia adempiuto dall’utilizzatore; in tale caso ne va fatta indicazione nel contratto con il lavoratore.

Nel caso in cui le mansioni cui è adibito il prestatore di lavoro richiedano una sorveglian- za medica speciale o comportino rischi speci- fici, l’utilizzatore ne informa il lavoratore con- formemente a quanto previsto dal decreto le- gislativo 19 settembre 1994, n. 626, e succes- sive modificazioni ed integrazioni. L’utilizzatore osserva altresì, nei confronti del medesimo prestatore, tutti gli obblighi di protezione pre- visti nei confronti dei propri dipendenti ed è responsabile per la violazione degli obblighi di sicurezza individuati dalla legge e dai contratti collettivi.

6. Nel caso in cui adibisca il lavoratore a mansioni superiori o comunque a mansioni non equivalenti a quelle dedotte in contratto, l’utilizzatore deve darne immediata comunica- zione scritta al somministratore consegnando- ne copia al lavoratore medesimo. Ove non abbia adempiuto all’obbligo di informazione, l’utilizzatore risponde in via esclusiva per le differenze retributive spettanti al lavoratore occupato in mansioni superiori e per l’even- tuale risarcimento del danno derivante dalla assegnazione a mansioni inferiori.

7. Ai fini dell’esercizio del potere disciplina- re, che è riservato al somministratore, l’utiliz- zatore comunica al somministratore gli ele- menti che formeranno oggetto della contesta- zione ai sensi dell’articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300.

8. In caso di somministrazione di lavoro a tempo determinato è nulla ogni clausola diret- ta a limitare, anche indirettamente, la facoltà dell’utilizzatore di assumere il lavoratore al ter- mine del contratto di somministrazione.

9. La disposizione di cui al comma 8 non trova applicazione nel caso in cui al lavoratore sia corrisposta una adeguata indennità, se- condo quando stabilito dal contratto collettivo applicabile al somministratore.

Art. 24. (Diritti sindacali e garanzie col- lettive).

1. Fermo restando le disposizioni specifiche per il lavoro in cooperativa, i lavoratori delle società o imprese di somministrazione e degli appaltatori si applicano i diritti sindacali previ- sti dalla legge 20 maggio 1970, n. 300, e suc- cessive modificazioni.

2. Il prestatore di lavoro ha diritto a eserci- tare presso l’utilizzatore, per tutta la durata della somministrazione, i diritti di libertà e di attività sindacale nonché a partecipare alle assemblee del personale dipendente delle imprese utilizzatrici.

3. Ai prestatori di lavoro che dipendono da uno stesso somministratore e che operano presso diversi utilizzatori compete uno speci- fico diritto di riunione secondo la normativa vigente e con le modalità specifiche determi- nate dalla contrattazione collettiva.

4. L’utilizzatore comunica alla rappresentan- za sindacale unitaria, ovvero alle rappresen- tanze aziendali e, in mancanza, alle associa-

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zioni territoriali di categoria aderenti alle con- federazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale:

a) il numero e i motivi del ricorso alla som- ministrazione di lavoro prima della stipula del contratto di somministrazione; ove ricorrano motivate ragioni di urgenza e necessità di sti- pulare il contratto, l’utilizzatore fornisce le pre- dette comunicazioni entro i cinque giorni suc- cessivi;

b) ogni dodici mesi, anche per il tramite della associazione dei datori di lavoro alla quale aderisce o conferisce mandato, il numero e i motivi dei contratti di somministrazione di la- voro conclusi, la durata degli stessi, il numero e la qualifica dei lavoratori interessati.

Art. 25. (Norme previdenziali). 1. Gli oneri contributivi, previdenziali, assi-

curativi ed assistenziali, previsti dalle vigenti disposizioni legislative, sono a carico del som- ministratore che, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 49 della legge 9 marzo 1989, n. 88, è inquadrato nel settore terziario. Sulla inden- nità di disponibilità di cui all’articolo 22, com- ma 3, i contributi sono versati per il loro effet- tivo ammontare, anche in deroga alla vigente normativa in materia di minimale contributivo.

2. Il somministratore non è tenuto al versa- mento della aliquota contributiva di cui all’ar- ticolo 25, comma 4, della legge 21 dicembre 1978, n. 845.

3. Gli obblighi per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modifica- zioni, sono determinati in relazione al tipo e al rischio delle lavorazioni svolte. I premi e i con- tributi sono determinati in relazione al tasso medio, o medio ponderato, stabilito per la at- tività svolta dall’impresa utilizzatrice, nella quale sono inquadrabili le lavorazioni svolte dai lavo- ratori temporanei, ovvero sono determinati in base al tasso medio, o medio ponderato, della voce di tariffa corrispondente alla lavorazione effettivamente prestata dal lavoratore tempo- raneo, ove presso l’impresa utilizzatrice la stessa non sia già assicurata.

4. Nel settore agricolo e in caso di sommini- strazione di lavoratori domestici trovano appli- cazione i criteri erogativi, gli oneri previdenziali e assistenziali previsti dai relativi settori.

Art. 26. (Responsabilità civile). 1. Nel caso di somministrazione di lavoro

l’utilizzatore risponde nei confronti dei terzi dei danni a essi arrecati dal prestatore di lavoro nell’esercizio delle sue mansioni.

Art. 27. (Somministrazione irregolare). 1. Quando la somministrazione di lavoro

avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli articoli 20 e 21, lettere a), b), c), d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ri- corso giudiziale a norma dell’articolo 414 Codice procedura civile, notificato anche sol- tanto al soggetto che ne ha utilizzato la pre- stazione, la costituzione di un rapporto di la- voro alle dipendenze di quest’ultimo, con effet- to dall’inizio della somministrazione.

2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 tutti i pagamenti effettuati dal somministratore, a ti- tolo retributivo o di contribuzione previdenzia- le, valgono a liberare il soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione dal debito corrispondente fino a concorrenza del- la somma effettivamente pagata. Tutti gli atti compiuti dal somministratore per la costituzio- ne o la gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti dal sogget- to che ne ha effettivamente utilizzato la pre- stazione.

3. Ai fini della valutazione delle ragioni di cui all’articolo 20, commi 3 e 4, che consentono la somministrazione di lavoro il controllo giu- diziale è limitato esclusivamente, in conformi- tà ai principi generali dell’ordinamento, all’ac- certamento della esistenza delle ragioni che la giustificano e non può essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano all’utilizzatore.

Art. 28. (Somministrazione fraudolen- ta).

1. Ferme restando le sanzioni di cui all’ar- ticolo 18, quando la somministrazione di lavo- ro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di con- tratto collettivo applicato al lavoratore, sommi- nistratore e utilizzatore sono puniti con una ammenda di 20 Euro per ciascun lavoratore coinvolto e ciascun giorno di somministrazio- ne.

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ta liCAPO II

Appalto e distacco

Art. 29. (Appalto). 1. Ai fini della applicazione delle norme

contenute nel presente Titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi del- l’articolo 1655 del Codice Civile, si distingue dalla somministrazione di lavoro per la orga- nizzazione dei mezzi necessari da parte del- l’appaltatore, che può anche risultare, in rela- zione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto, dall’esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavo- ratori utilizzati nell’appalto, nonché per la as- sunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d’impresa.

2. In caso di appalto di servizi il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, entro il limite di un anno dalla cessazione dell’appalto, a corrispon- dere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti.

3. L’acquisizione del personale già impiega- to nell’appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di contratto col- lettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto d’appalto, non costituisce trasferimen- to d’azienda o di parte d’azienda.

Art. 30. (Distacco). 1. L’ipotesi del distacco si configura quando

un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavo- rativa.

2. In caso distacco il datore di lavoro rimane responsabile del trattamento economico e normativo a favore del lavoratore.

3. Il distacco che comporti un mutamento di mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore interessato. Quando comporti un trasferimento a una unità produttiva sita a più di 50 Km da quella in cui il lavoratore è adibito, il distacco può avvenire soltanto per compro- vate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

4. Resta ferma la disciplina prevista dall’ar- ticolo 8, terzo comma, della legge 19 luglio 1993, n. 236, di conversione del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148.

TITOLO IV DISPOSIZIONI IN MATERIA

DI GRUPPI DI IMPRESA E TRASFERIMENTO D’AZIENDA

Art. 31. (Gruppi di impresa). 1. I gruppi di impresa, individuati ai sensi

dell’articolo 2359 del Codice Civile e del de- creto legislativo 2 aprile 2002, n. 74, possono delegare lo svolgimento degli adempimenti di cui all’articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, alla società capogruppo per tutte le so- cietà controllate e collegate.

2. I consorzi, ivi compresi quelli costituiti in forma di società cooperativa di cui all’articolo 27 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, posso- no svolgere gli adempimenti di cui all’articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, per conto dei soggetti consorziati o delegarne l’esecu- zione a una società consorziata.

3. La disposizione di cui al comma 1 non rileva ai fini della individuazione del soggetto titolare delle obbligazioni contrattuali e legisla- tive in capo alle singole società datrici di lavo- ro.

Art. 32. (Modifica all’articolo 2112, com- ma quinto, del Codice Civile).

1. Fermi restando i diritti dei prestatori di lavoro in caso di trasferimento d’azienda di cui alla normativa di recepimento delle direttive europee in materia, il comma quinto dell’arti- colo 2112 del Codice Civile è sostituito dal seguente: “Ai fini e per gli effetti di cui al pre- sente articolo si intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività econo- mica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescin- dere dalla tipologia negoziale o dal provvedi- mento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l’usufrutto o l’affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzio- nalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal ceden- te e dal cessionario al momento del suo tra- sferimento”.

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2. All’articolo 2112 del Codice Civile è ag- giunto in fine il seguente comma: “Nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un con- tratto di appalto la cui esecuzione avviene uti- lizzando il ramo d’azienda oggetto di cessio- ne, tra appaltante e appaltatore opera un re- gime di solidarietà di cui all’articolo 1676”.

TITOLO V TIPOLOGIE CONTRATTUALI

A ORARIO RIDOTTO, MODULATO O FLESSIBILE

CAPO I Lavoro intermittente

Art. 33. (Definizione e tipologie). 1. Il contratto di lavoro intermittente è il

contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa nei limiti di cui al successivo articolo 34.

2. Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato anche a tempo determinato.

Art. 34. (Casi di ricorso al lavoro intermit- tente).

2. Il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di presta- zioni di carattere discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rap- presentative sul piano nazionale o territoriale o, in via provvisoriamente sostitutiva, dal Mi- nistro del lavoro e delle politiche sociali, con apposito decreto da emanarsi trascorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.

3. In via sperimentale il contratto di lavoro intermittente può essere altresì concluso an- che per prestazioni rese da soggetti in stato di disoccupazione con meno di 25 anni di età ovvero da lavoratori con più di 45 anni di età che siano stati espulsi dal ciclo produttivo o siano iscritti alle liste di mobilità e di colloca- mento.

4. E’ vietato il ricorso al lavoro intermittente: a) per la sostituzione di lavoratori che eser-

citano il diritto di sciopero; b) salva diversa disposizione degli accordi

sindacali, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stes- se mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a chiamata ovvero presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rap- porti o una riduzione dell’orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che inte- ressino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a chiamata;

c) da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi del- l’articolo 4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni.

Art. 35. (Forma e comunicazioni). 1. Il contratto di lavoro intermittente è stipu-

lato in forma scritta ai fini della prova dei seguenti elementi:

a) indicazione della durata e delle ipotesi, oggettive o soggettive, previste dall’articolo 34 che consentono la stipulazione del contratto;

b) luogo e la modalità della disponibilità, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso di chiamata del lavoratore che in ogni caso non può essere inferiore a un giorno lavorativo;

c) il trattamento economico e normativo spet- tante al lavoratore per la prestazione eseguita e la relativa indennità di disponibilità, ove previ- sta, nei limiti di cui al successivo articolo 36;

d) indicazione delle forme e modalità, con cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l’esecuzione della prestazione di lavoro, non- ché delle modalità di rilevazione della presta- zione;

e) i tempi e le modalità di pagamento della retribuzione e della indennità di disponibilità;

f) le eventuali misure di sicurezza specifiche necessarie in relazione al tipo di attività dedot- ta in contratto.

2. Nell’indicare gli elementi di cui al comma 1, le parti devono recepire le indicazioni con- tenute nei contratti collettivi ove previste.

3. Fatte salve previsioni più favorevoli dei contratti collettivi, il datore di lavoro è altresì tenuto a informare con cadenza annuale le rappresentanze sindacali aziendali, ove esi- stenti, sull’andamento del ricorso al contratto di lavoro intermittente.

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ta liArt. 36. (Indennità di disponibilità).

1. Nel contratto di lavoro intermittente è stabilita la misura della indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corri- sposta al lavoratore per i periodi nei quali il lavoratore stesso garantisce la disponibilità al datore di lavoro in attesa di utilizzazione. La misura di detta indennità è stabilita dai con- tratti collettivi e comunque non è inferiore alla misura prevista, ovvero aggiornata periodica- mente, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro compara- tivamente più rappresentative sul piano nazio- nale.

2. Sulla indennità di disponibilità di cui al comma 1 i contributi sono versati per il loro effettivo ammontare, anche in deroga alla vi- gente normativa in materia di minimale contri- butivo.

3. L’indennità di disponibilità è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.

4. In caso di malattia o di altro evento che renda temporaneamente impossibile risponde- re alla chiamata, il lavoratore è tenuto a infor- mare tempestivamente il datore di lavoro, spe- cificando la durata dell’impedimento. Nel peri- odo di temporanea indisponibilità non matura il diritto alla indennità di disponibilità.

5. Ove il lavoratore non provveda all’adem- pimento di cui al comma che precede, perde il diritto alla indennità di disponibilità per un periodo di quindici giorni, salva diversa previ- sione del contratto individuale.

6. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 5 si applicano soltanto nei casi in cui il lavora- tore si obbliga contrattualmente a rispondere alla chiamata del datore di lavoro. In tal caso, il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chia- mata può comportare la risoluzione del con- tratto, la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo all’ingiustificato rifiuto, nonché un congruo ri- sarcimento del danno nella misura fissata dai contratti collettivi o, in mancanza, dal contratto di lavoro.

7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro del- l’economia e finanze è stabilita la misura della retribuzione convenzionale in riferimento alla quale i lavoratori assunti ai sensi dell’articolo

33 possono versare la differenza contributiva per i periodi in cui abbiano percepito una re- tribuzione inferiore rispetto a quella conven- zionale ovvero abbiano usufruito della inden- nità di disponibilità fino a concorrenza della medesima misura.

Art. 37. (Lavoro intermittente per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno).

1. Nel caso di lavoro intermittente per pre- stazioni da rendersi il fine settimana, nonché nei periodi delle ferie estive o delle vacanze natalizie e pasquali l’indennità di disponibilità di cui all’articolo 36 è corrisposta al prestatore di lavoro solo in caso di effettiva chiamata da parte del datore di lavoro.

2. Ulteriori periodi predeterminati possono esser previsti dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul pia- no nazionale o territoriale.

Art. 38. (Principio di non discriminazio- ne).

1. Fermi restando i divieti di discriminazione diretta e indiretta previsti dalla legislazione vi- gente, il lavoratore intermittente non deve rice- vere, per i periodi lavorati, un trattamento eco- nomico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.

2. Il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente è ri- proporzionato, in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, in partico- lare per quanto riguarda l’importo della retri- buzione globale e delle singole componenti di essa, nonché delle ferie e dei trattamenti per malattia, infortunio sul lavoro, malattia profes- sionale, maternità, congedi parentali.

3. Per tutto il periodo durante il quale il la- voratore resta disponibile a rispondere alla chiamata del datore di lavoro non è titolare di alcun diritto riconosciuto ai lavoratori subordi- nati né matura alcun trattamento economico e normativo, salvo l’indennità di disponibilità di cui all’articolo 36.

Art. 39. (Computo del lavoratore intermit- tente).

1. Il prestatore di lavoro intermittente è com-

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putato nell’organico dell’impresa, ai fini della applicazione di normative e di legge, in pro- porzione all’orario di lavoro effettivamente svol- to nell’arco di ciascun semestre.

Art. 40. (Sostegno e valorizzazione della autonomia collettiva).

1. Qualora, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legisla- tivo, non sia intervenuta, ai sensi dell’articolo 34, comma 1, e dell’articolo 37, comma 2, la determinazione da parte del contratto colletti- vo nazionale dei casi di ricorso al lavoro inter- mittente, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali convoca le organizzazioni sindacali in- teressate dei datori di lavoro e dei lavoratori e le assiste al fine di promuovere l’accordo. In caso di mancata stipulazione dell’accordo en- tro i quattro mesi successivi, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua in via provvisoria e con proprio decreto, tenuto con- to delle indicazioni contenute nell’eventuale ac- cordo interconfederale di cui all’articolo 86, comma 13, e delle prevalenti posizioni espres- se da ciascuna delle due parti interessate, i casi in cui è ammissibile in ricorso al lavoro intermittente ai sensi della disposizione di cui all’articolo 34, comma 1, e dell’articolo 37, comma 2.

CAPO II Lavoro ripartito

Art. 41. (Definizione e vincolo di solida- rietà).

1. Il contratto di lavoro ripartito è uno spe- ciale contratto di lavoro mediante il quale due lavoratori assumono in solido l’adempimento di una unica e identica obbligazione lavorati- va.

2. Fermo restando il vincolo di solidarietà di cui al comma 1 e fatta salva una diversa in- tesa tra le parti contraenti, ogni lavoratore resta personalmente e direttamente responsabile dell’adempimento della intera obbligazione lavorativa nei limiti di cui al presente capo.

3. Fatte salve diverse intese tra le parti contraenti o previsioni dei contratti o accordi collettivi, i lavoratori hanno la facoltà di deter- minare discrezionalmente e in qualsiasi mo- mento sostituzioni tra di loro, nonché di modi-

ficare consensualmente la collocazione tem- porale dell’orario di lavoro, nel qual caso il rischio della impossibilità della prestazione per fatti attinenti a uno dei coobbligati o posta in capo all’altro obbligato.

4. Eventuali sostituzioni da parte di terzi, nel caso di impossibilità di uno o entrambi i lavo- ratori coobbligati, sono vietate e possono es- sere ammesse solo previo consenso del dato- re di lavoro.

5. Salvo diversa intesa tra le parti, le dimis- sioni o il licenziamento di uno dei lavoratori coobbligati comportano l’estinzione dell’intero vincolo contrattuale. Tale disposizione non tro- va applicazione se, su richiesta del datore di lavoro, l’altro prestatore di lavoro si renda di- sponibile ad adempiere l’obbligazione lavora- tiva, integralmente o parzialmente, nel qual caso il contratto di lavoro ripartito si trasforma in un normale contratto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del Codice Civile.

6. Salvo diversa intesa tra le parti, l’impedi- mento di entrambi i lavoratori coobbligati è disciplinato ai sensi dell’articolo 1256 del Co- dice Civile.

Art. 42. (Forma e comunicazioni). 1. Il contratto di lavoro ripartito è stipulato in

forma scritta ai fini della prova dei seguenti elementi:

a) la misura percentuale e la collocazione temporale del lavoro giornaliero, settimanale, mensile o annuale che si prevede venga svol- to da ciascuno dei lavoratori coobbligati, se- condo le intese tra loro intercorse, ferma re- stando la possibilità per gli stessi lavoratori di determinare discrezionalmente, in qualsiasi momento, la sostituzione tra di loro ovvero la modificazione consensuale della distribuzione dell’orario di lavoro;

b) il luogo di lavoro, nonché il trattamento economico e normativo spettante a ciascun lavoratore;

c) le eventuali misure di sicurezza specifi- che necessarie in relazione al tipo di attività dedotta in contratto.

2. Ai fini della possibilità di certificare le assenze, i lavoratori sono tenuti a informare preventivamente il datore di lavoro, con ca- denza almeno settimanale, in merito all’orario di lavoro di ciascuno dei soggetti coobbligati.

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ta liArt. 43. (Disciplina applicabile).

1. La regolamentazione del lavoro ripartito è demandata alla contrattazione collettiva nel rispetto delle previsioni contenute nel presen- te capo.

2. In assenza di contratti collettivi, e fatto salvo quanto stabilito nel presente capo, trova applicazione, nel caso di prestazioni rese a favore di un datore di lavoro, la normativa ge- nerale del lavoro subordinato in quanto com- patibile con la particolare natura del rapporto di lavoro ripartito.

Art. 44. (Principio di non discriminazio- ne).

1. Fermi restando i divieti di discriminazione diretta e indiretta previsti dalla legislazione vi- gente, il lavoratore ripartito non deve ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economi- co e normativo complessivamente meno favo- revole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.

2. Il trattamento economico e normativo dei lavoratori coobbligati è riproporzionato, in ra- gione della prestazione lavorativa effettivamen- te eseguita, in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle sin- gole componenti di essa, nonché delle ferie e dei trattamenti per malattia, infortunio sul lavo- ro, malattia professionale, congedi parentali.

3. Ciascuno dei lavoratori coobbligati ha diritto di partecipare alle riunioni assembleari di cui all’articolo 20, legge 20 maggio 1970, n. 300, entro il previsto limite complessivo di dieci ore annue, il cui trattamento economico verrà ripartito fra i coobbligati proporzionalmente alla prestazione lavorativa effettivamente esegui- ta.

Art. 45. (Disposizioni previdenziali). 1. Ai fini delle prestazioni della assicurazio-

ne generale e obbligatoria per la invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, della indennità di malattia e di ogni altra prestazione previden- ziale, esclusa quella degli assegni per il nu- cleo familiare, e assistenziale e delle relative contribuzioni connesse alla durata giornaliera, settimanale, mensile o annuale della presta- zione lavorativa i lavoratori contitolari del con- tratto di lavoro ripartito sono assimilati ai lavo- ratori a tempo parziale. Non è dovuta la con- tribuzione per l’assicurazione per la correspon-

sione degli assegni per il nucleo familiare, i quali sono comunque erogati secondo i criteri previsti per il lavoratori a tempo parziale, con oneri a carico della gestione per gli interventi assistenziale e di sostegno costituita presso l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Il calcolo delle prestazioni previdenziali e dei con- tributi è effettuato non preventivamente ma su base mensile, dividendo l’importo delle retri- buzioni per il numero dei lavoratori che risul- tano obbligati al momento di inizio dell’evento, salvo conguaglio a fine anno a seguito dell’ef- fettivo svolgimento della prestazione lavorati- va.

CAPO III Lavoro a tempo parziale

Art. 46. (Norme di modifica al decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e suc- cessive modifiche e integrazioni).

1. Al decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, così come modificato dal decreto legisla- tivo 26 febbraio 2001, n. 100, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l’articolo 1, comma 2, lettera a) è sosti- tuito dal seguente: “a) Per “tempo pieno” l’ora- rio normale di lavoro di cui all’articolo 3, com- ma 1, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o l’eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi applicati”;

b) l’articolo 1, comma 3, è sostituito dal seguente: “3. I contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rap- presentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentan- ze sindacali aziendali di cui all’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ovvero dalle rappresentanze sin- dacali unitarie possono determinare condizio- ni e modalità della prestazione lavorativa del rapporto di lavoro di cui al comma 2.. I contrat- ti collettivi nazionali possono, altresì, prevede- re per specifiche figure o livelli professionali modalità particolari di attuazione delle discipli- ne rimesse alla contrattazione collettiva ai sensi del presente decreto”;

c) l’articolo 1, comma 4, è sostituito dal seguente: “Le assunzioni a termine, di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2001, 368, e suc-

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cessive modificazioni, di cui all’articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e di cui all’arti- colo 4 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, possono essere effettuate anche con rapporto a tempo parziale, ai sensi dei commi 2 e 3”;

d) l’articolo 3, comma 1, è sostituito dal seguente: “1. Nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, anche a tempo determinato ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 9 ottobre 2001, 368, il datore di lavoro ha facoltà di richiedere lo svolgimento di prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate con il lavoratore ai sensi dell’arti- colo 2, comma 2, nel rispetto di quanto previ- sto dai commi 2, 3 e 4”;

e) l’articolo 3, comma 2, è sostituito dal seguente: “2. I contratti collettivi stipulati dai soggetti indicati nell’articolo 1, comma 3, sta- biliscono il numero massimo delle ore di lavo- ro supplementare effettuabili e le relative cau- sali in relazione alle quali si consente di richie- dere ad un lavoratore a tempo parziale lo svolgimento di lavoro supplementare, nonché le conseguenze del superamento delle ore di lavoro supplementare consentite dai contratti collettivi stessi”;

f) l’articolo 3, comma 3, è sostituito dal seguente: “3. L’effettuazione di prestazioni di lavoro supplementare richiede il consenso del lavoratore interessato ove non prevista e re- golamentata dal contratto collettivo. Il rifiuto da parte del lavoratore non può integrare in nes- sun caso gli estremi del giustificato motivo di licenziamento”;

g) “l’articolo 3, comma 4, ultimo periodo è soppresso;

h) l’articolo 3, comma 5, è sostituito dal seguente: “5. Nel rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o misto, anche a tempo determinato, è consentito lo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie. A tali pre- stazioni si applica la disciplina legale e con- trattuale vigente ed eventuali successive mo- difiche ed integrazioni in materia di lavoro stra- ordinario nei rapporti a tempo pieno”;

i) l’articolo 3, comma 6, è abrogato; j) l’articolo 3, comma 7, è sostituito dal

seguente: “7. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 2, comma 2, le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono, nel rispet- to di quanto previsto dal presente comma e

dai commi 8 e 9, concordare clausole flessibili relative alla variazione della collocazione tem- porale della prestazione stessa. Nei rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto possono essere stabilite anche clausole ela- stiche relative alla variazione in aumento della durata della prestazione lavorativa. I contratti collettivi, stipulati dai soggetti indicati nell’arti- colo 1, comma 3, stabiliscono:

1) condizioni e modalità in relazione alle quali il datore di lavoro può modificare la col- locazione temporale della prestazione lavora- tiva;

2) condizioni e modalità in relazioni alle quali il datore di lavoro può variare in aumento la durata della prestazione lavorativa;

3) i limiti massimi di variabilità in aumento della durata della prestazione lavorativa”;

k) L’articolo 3, comma 8, è sostituito dal seguente: “8. L’esercizio da parte del datore di lavoro del potere di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa, nonché di modi- ficare la collocazione temporale della stessa comporta in favore del prestatore di lavoro un preavviso, fatte salve le intese tra le parti, di almeno due giorni lavorativi, nonché il diritto a specifiche compensazioni, nella misura ovve- ro nelle forme fissate dai contratti collettivi di cui all’articolo 1, comma 3”;

l) l’articolo 3, comma 9, è sostituito dal seguente: “9. La disponibilità allo svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 7 richiede il consenso del lavora- tore formalizzato attraverso uno specifico pat- to scritto, anche contestuale al contratto di la- voro, reso, su richiesta del lavoratore, con l’as- sistenza di un componente della rappresen- tanza sindacale aziendale indicato dal lavora- tore medesimo. L’eventuale rifiuto del lavorato- re non integra gli estremi del giustificato mo- tivo di licenziamento”;

m) l’articolo 3, comma 10, è sostituito dal seguente: “10. L’inserzione nel contratto di la- voro a tempo parziale di clausole flessibili o elastiche ai sensi del comma 7 è possibile anche nelle ipotesi di contratto di lavoro a termine”;

n) i commi 11, 12, 13 e 15 dell’articolo 3 sono soppressi;

o) l’articolo 5 è sostituito dal seguente: “1. Il rifiuto di un lavoratore di trasformare il pro- prio rapporto di lavoro a tempo pieno in rap-

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ta liporto a tempo parziale, o il proprio rapporto di

lavoro a tempo parziale in rapporto a tempo pieno, non costituisce giustificato motivo di li- cenziamento. Su accordo delle parti risultante da atto scritto, convalidato dalla direzione pro- vinciale del lavoro competente per territorio, è ammessa la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo par- ziale. Al rapporto di lavoro a tempo parziale risultante dalla trasformazione si applica la disciplina di cui al presente decreto legislativo. 2. Il contratto individuale può prevedere, in caso di assunzione di personale a tempo pie- no, un diritto di precedenza in favore dei lavo- ratori assunti a tempo parziale in attività pres- so unità produttive site nello stesso ambito comunale, adibiti alle stesse mansioni od a mansioni equivalenti rispetto a quelle con ri- guardo alle quali è prevista l’assunzione. 3. In caso di assunzione di personale a tempo par- ziale il datore di lavoro è tenuto a darne tem- pestiva informazione al personale già dipen- dente con rapporto a tempo pieno occupato in unità produttive site nello stesso ambito comu- nale, anche mediante comunicazione scritta in luogo accessibile a tutti nei locali dell’impresa, ed a prendere in considerazione le eventuali domande di trasformazione a tempo parziale del rapporto dei dipendenti a tempo pieno. I contratti collettivi di cui all’articolo 1, comma 3, possono provvedere ad individuare criteri ap- plicativi con riguardo a tale disposizione. 4. Gli incentivi economici all’utilizzo del lavoro a tem- po parziale, anche a tempo determinato, sa- ranno definiti, compatibilmente con la discipli- na comunitaria in materia di aiuti di Stato, nell’ambito della riforma del sistema degli in- centivi all’occupazione”;

p) il comma 2 dell’articolo 6 è soppresso; q) l’articolo 7 è soppresso; r) l’articolo 8, comma 2, è sostituito dal

seguente: “L’eventuale mancanza o indetermi- natezza nel contratto scritto delle indicazioni di cui all’articolo 2, comma 2, non comporta la nullità del contratto di lavoro a tempo parziale.

Qualora l’omissione riguardi la durata della prestazione lavorativa, su richiesta del lavora- tore può essere dichiarata la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno a partire dalla data del relativo accertamento giudiziale.

Qualora invece l’omissione riguardi la sola

collocazione temporale dell’orario, il giudice provvede a determinare le modalità temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale con riferimento alle previsioni dei contratti collettivi di cui all’articolo 3, com- ma 7, o, in mancanza, con valutazione equi- tativa, tenendo conto in particolare delle re- sponsabilità familiari del lavoratore interessa- to, della sua necessità di integrazione del red- dito derivante dal rapporto a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavo- rativa, nonché delle esigenze del datore di la- voro. Per il periodo antecedente la data della pronuncia della sentenza, il lavoratore ha in entrambi i casi diritto, in aggiunta alla retribu- zione dovuta, alla corresponsione di un ulte- riore emolumento a titolo di risarcimento del danno, da liquidarsi con valutazione equitati- va. Nel corso del successivo svolgimento del rapporto, è fatta salva la possibilità di concor- dare per iscritto clausola elastiche o flessibili ai sensi dell’articolo 3, comma 3. In luogo del ricorso all’autorità giudiziaria, le controversie di cui al presente comma ed al comma 1 pos- sono essere risolte mediante le procedure di conciliazione ed eventualmente di arbitrato previste dai contratti collettivi nazionali di lavo- ro di cui all’articolo 1, comma 3”;

s) all’articolo 8, dopo il comma 2, sono aggiunti i seguenti commi: “2-bis. Lo svolgimento di prestazioni elastiche o flessibili di cui all’articolo 3, comma 7, senza il rispetto di quanto stabilito dall’articolo 3, commi 7, 8, 9 comporta a favore del prestatore di lavoro il diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno. 2-ter. In assenza di contratti collettivi datore di lavoro e prestatore di lavoro possono concordare direttamente l’adozione di clausole elastiche o flessibili ai sensi delle disposizioni che precedono”;

t) Dopo l’articolo 12 è aggiunto, infine, il seguente articolo: “12bis (Ipotesi di trasforma- zione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale). I lavoratori affetti da patologie oncologiche, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l’azienda unità sanitaria locale territo- rialmente competente, hanno diritto alla trasfor- mazione del rapporto di lavoro a tempo pieno

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in lavoro a tempo parziale verticale od orizzon- tale. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno a richiesta del lavoratore.

Restano in ogni caso salve disposizioni più favorevoli per il prestatore di lavoro””.

TITOLO VI APPRENDISTATO E CONTRATTO

DI INSERIMENTO

CAPO I Apprendistato

Art. 47. (Definizione, tipologie e limiti quantitativi).

1. Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di diritto-dovere di istruzione e di for- mazione, il contratto di apprendistato è defini- to secondo le seguenti tipologie:

a) contratto di apprendistato per l’espleta- mento del diritto-dovere di istruzione e forma- zione;

b) contratto di apprendistato professionaliz- zante per il conseguimento di una qualificazio- ne attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico-professionale;

c) contratto di apprendistato per l’acquisi- zione di un diploma o per percorsi di alta for- mazione.

2. Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere con contratto di apprendistato non può superare il 100 per cento delle maestranze specializzate e quali- ficate in servizio presso il datore di lavoro stesso. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre. La presente norma non si applica alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.

3. In attesa della regolamentazione del con- tratto di apprendistato ai sensi del presente decreto continua ad applicarsi la vigente nor- mativa in materia.

Art. 48. (Apprendistato per l’espletamen- to del diritto-dovere di istruzione e forma- zione).

1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione i giovani e gli adolescenti che abbiano compiuto quindici anni.

2. Il contratto di apprendistato per l’espleta- mento del diritto-dovere di istruzione e di for- mazione ha durata non superiore a tre anni ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale. La durata del contratto è deter- minata in considerazione della qualifica da conseguire, del titolo di studio, dei crediti pro- fessionali e formativi acquisiti, nonché del bi- lancio delle competenze realizzato dai servizi pubblici per l’impiego o dai soggetti privati accreditati, mediante l’accertamento dei credi- ti formativi definiti ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53.

3. Il contratto di apprendistato professiona- lizzante è disciplinato in base ai seguenti prin- cipi:

a) forma scritta del contratto, contenente indicazione della prestazione lavorativa ogget- to del contratto, del piano formativo individua- le, nonché della qualifica che potrà essere acquisita al termine del rapporto di lavoro sulla base degli esiti della formazione aziendale ed extra-aziendale;

b) divieto di stabilire il compenso dell’ap- prendista secondo tariffe di cottimo;

c) possibilità per il datore di lavoro di rece- dere dal rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 Codice Civile;

d) divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto di apprendistato in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

4. La regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato per l’espletamento del dirit- to-dovere di istruzione e formazione è rimessa alle Regioni e alle Province autonome di Tren- to e Bolzano, d’intesa con il Ministero del la- voro e delle Politiche Sociali e del Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricer- ca, sentite le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nel rispetto dei seguenti criteri e principi direttivi:

a) definizione della qualifica professionale ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;

b) previsione di un monte ore di formazione, esterna ed interna alla azienda, congruo al

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ta liconseguimento della qualifica professionale in

funzione di quanto stabilito al comma 2 e se- condo standard minimi formativi definiti ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;

c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipu- lati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli stan- dard generali fissati dalla Regioni competenti;

d) riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazio- ne, esterna e interna alla impresa, della qua- lifica professionale ai fini contrattuali;

e) registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo;

f) presenza di un tutore aziendale con for- mazione e competenze adeguate.

Art. 49. (Apprendistato professionalizzan- te).

1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato pro- fessionalizzante, per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e la acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali, i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.

2. Per soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, il contratto di appren- distato professionalizzante può essere stipula- to a partire dal diciassettesimo anno di età.

3. I contratti collettivi stipulati da associazio- ni dei datori e prestatori di lavoro comparati- vamente più rappresentative sul piano nazio- nale o regionale stabilisco, in ragione del tipo di qualificazione da conseguire, la durata del contratto di apprendistato professionalizzante che, in ogni caso, non può comunque essere inferiore a due anni e superiore a sei.

4. Il contratto di apprendistato professiona- lizzante è disciplinato in base ai seguenti prin- cipi:

a) forma scritta del contratto, contenente indicazione della prestazione oggetto del con- tratto, del piano formativo individuale, nonché della eventuale qualifica che potrà essere ac- quisita al termine del rapporto di lavoro sulla

base degli esiti della formazione aziendale ed extra-aziendale;

b) divieto di stabilire il compenso dell’ap- prendista secondo tariffe di cottimo;

c) possibilità per il datore di lavoro di rece- dere dal rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 Codice Civile;

d) possibilità di sommare i periodi di ap- prendistato svolti nell’ambito del diritto-dovere di istruzione e formazione con quelli dell’ap- prendistato professionalizzante nel rispetto del limite massimo di durata di cui al comma 3.

e) divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto di apprendistato in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

5. La regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante è rimes- sa alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, d’intesa con le associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativa- mente più rappresentative sul piano regionale e nel rispetto dei seguenti criteri e principi direttivi:

a) previsione di un monte ore di formazione formale, interna o esterna alla azienda, di al- meno 120 ore per anno, per la acquisizione di competenze di base e tecnico-professionali;

b) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipu- lati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione e della articolazione della formazione, esterna e in- terna alle singole aziende, anche in relazione alla capacità formativa interna rispetto a quel- la offerta dai soggetti esterni;

c) riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazio- ne, esterna e interna alla impresa, della qua- lifica professionale ai fini contrattuali;

d) registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo;

e) presenza di un tutore aziendale con for- mazione e competenze adeguate;

Art. 50. (Apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta forma- zione).

1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato per

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il conseguimento di un titolo di studio di livello secondario, per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, nonché per la specializzazione tecnica supe- riore di cui all’articolo 69 della legge 17 mag- gio 1999, n. 144, i soggetti di età compresa tra i 18 anni e i 29 anni.

2. Per soggetti in possesso di una qualifica professionale conseguita ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, il contratto di appren- distato di cui al comma che precede può es- sere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età.

3. Ferme restando le intese vigenti, la rego- lamentazione e la durata dell’apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta è rimessa alle Regioni, per i soli profili che attengono alla formazione, in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro, le Università e le altre istituzioni formative.

Art. 51. (Crediti formativi). 1. La qualifica professionale conseguita at-

traverso il contratto di apprendistato costitui- sce credito formativo per il proseguimento nei percorsi di istruzione e di istruzione e forma- zione professionale.

2. Entro dodici mesi dalla entrata in vigore del presente decreto, il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Mini- stero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca, e previa intesa con le Regioni e le Province Autonome definisce le modalità di riconoscimento dei crediti di cui al comma che precede, nel rispetto delle competenze delle Regioni e Province Autonome e di quanto stabilito nell’Accordo in Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie Locali del 18 febbra- io 2000 e nel decreto legislativo n.174 del 2001.

Art. 52. (Repertorio delle professioni). 1. Allo scopo di armonizzare le diverse

qualifiche professionali è istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il repertorio delle professioni predisposto da un apposito organismo tecnico di cui fanno parte il Ministero dell’istruzione, della università e della ricerca, le associazioni dei datori e pre- statori di lavoro comparativamente più rappre- sentative sul piano nazionale, e i rappresen- tanti della conferenza Stato-Regioni.

Art. 53. (Incentivi economici e normativi e disposizioni previdenziali).

1. Durante il rapporto di apprendistato, la categoria di inquadramento del lavoratore non potrà essere inferiore, per più di due livelli, alla categoria spettante, in applicazione del con- tratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavora- tori addetti a mansioni o funzioni che richiedo- no qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è finalizzato il con- tratto.

2. Fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di partico- lari normative e istituti.

3. In attesa della riforma del sistema degli incentivi alla occupazione, restano fermi gli attuali sistemi di incentivazione economica la cui erogazione sarà tuttavia soggetta alla ef- fettiva verifica della formazione svolta secondo le modalità definite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, d’intesa con la conferenza Stato-Regioni. In caso di inadem- pimento nella erogazione della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e che sia tale da impedire la realiz- zazione delle finalità di cui agli articolo 48, comma 2, 49, comma 1 e 50, comma 1, il datore di lavoro è tenuto a versare la quota dei con- tributi agevolati maggiorati del 100 per cento.

4. Resta ferma la disciplina previdenziale e assistenziale prevista dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni e in- tegrazioni.

CAPO II Contratto di inserimento

Art. 54. (Definizione e campo di applica- zione).

1. Il contratto di inserimento è un contratto di lavoro diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle com- petenze professionali del lavoratore a un de- terminato contesto lavorativo, l’inserimento ovvero il reinserimento nel mercato del lavoro delle seguenti categorie di persone:

a) soggetti di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni;

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ta lib) disoccupati di lunga durata da ventinove

fino a trentadue anni; c) lavoratori con più di cinquanta di età che

siano privi di un posto di lavoro; d) lavoratori che desiderino riprendere una

attività lavorativa e che non abbiano lavorato per almeno due anni;

e) donne di qualsiasi età residenti in una area geografia in cui il tasso di occupazione femminile, determinato con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro della Economia e delle Finanze entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sia inferiore almeno del 20 per cento di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello ma- schile;

f) persone riconosciute affette, ai sensi della normativa vigente, da un grave handicap fisi- co, mentale o psichico.

2. I contratti di inserimento possono essere stipulati da:

a) enti pubblici economici, imprese e loro consorzi;

b) gruppi di imprese; c) associazioni professionali, socio-culturali,

sportive; d) fondazioni; e) enti di ricerca, pubblici e privati; f) organizzazioni e associazioni di catego-

ria. 3. Per poter assumere mediante contratti di

inserimento i soggetti di cui al comma 2 devo- no avere mantenuto in servizio almeno il ses- santa per cento dei lavoratori il cui contratto di inserimento sia venuto a scadere nei diciotto mesi precedenti. A tal fine non si computano i lavoratori che si siano dimessi, quelli licen- ziati per giusta causa e quelli che, al termine del rapporto di lavoro, abbiano rifiutato la pro- posta di rimanere in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, i contratti risolti nel corso o al termine del periodo di prova, nonché i contratti non trasformati in rapporti di lavoro a tempo indeterminato in misura pari a quattro contratti. Agli effetti della presente di- sposizione si considerano mantenuti in servi- zio i soggetti per i quali il rapporto di lavoro, nel corso del suo svolgimento sia stato trasfor- mato in rapporto di lavoro a tempo indetermi- nato.

4. La disposizione di cui al comma 3 non trova applicazione quando, nei diciotto mesi precedenti alla assunzione del lavoratore, sia venuto a scadere un solo contratto di inseri- mento.

5. Restano in ogni caso applicabili, se più favorevoli, le disposizioni di cui all’articolo 20 della legge 23 luglio 1991, n. 223, in materia di contratto di reinserimento dei lavoratori di- soccupati.

Art. 55. (Progetto individuale di inseri- mento).

1. Condizione per l’assunzione con contrat- to di inserimento è la definizione, con il con- senso del lavoratore, di un progetto individua- le di inserimento, finalizzato a garantire l’ade- guamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al contesto lavorativo.

2. I contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentati- ve sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sinda- cali aziendali di cui all’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modi- ficazioni, ovvero dalle rappresentanze sinda- cali unitarie determinano, anche all’interno degli enti bilaterali, le modalità di definizione dei piani individuali di inserimento con particolare riferimento alla realizzazione del progetto, anche attraverso il ricorso ai fondi interprofes- sionali per la formazione continua, in funzione dell’adeguamento delle capacità professionali del lavoratore, nonché le modalità di definizio- ne e sperimentazione di orientamenti, linee- guida e codici di comportamento diretti ad agevolare il conseguimento dell’obiettivo di cui al comma 1.

3. Qualora, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legisla- tivo, non sia intervenuta, ai sensi del comma 2, la determinazione da parte del contratto collettivo nazionale di lavoro delle modalità di definizione dei piani individuali di inserimento, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali convoca le organizzazioni sindacali interessa- te dei datori di lavoro e dei lavoratori e le assiste al fine di promuovere l’accordo. In caso di mancata stipulazione dell’accordo entro i quattro mesi successivi, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua in via provvi-

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soria e con proprio decreto, tenuto conto delle indicazioni contenute nell’eventuale accordo interconfederale di cui all’articolo 86, comma 13, e delle prevalenti posizioni espresse da ciascuna delle due parti interessate, le moda- lità di definizione dei piani individuali di inse- rimento di cui al comma 2.

4. La formazione eventualmente effettuata durante l’esecuzione del rapporto di lavoro dovrà essere registrata nel libretto formativo;

5. Il caso di gravi inadempienze nella realiz- zazione del progetto individuale di inserimen- to il datore di lavoro è tenuto a versare la quota dei contributi agevolati maggiorati del 100 per cento.

Art. 56. (Forma). 1. Il contratto di inserimento è stipulato in

forma scritta e in esso deve essere specifica- mente indicato il progetto individuale di inse- rimento di cui all’articolo 55.

2. In mancanza di forma scritta il contratto è nullo e il lavoratore si intende assunto a tempo indeterminato.

Art. 57. (Durata). 1. Il contratto di inserimento ha una durata

non inferiore a nove mesi e non può essere superiore ai diciotto mesi. In caso di assunzio- ne di lavoratori di cui all’articolo 54, comma 1, lettera f), la durata massima può essere este- sa fino a trentasei mesi.

2. Nel computo del limite massimo di durata non si tiene conto degli eventuali periodi de- dicati allo svolgimento del servizio militare o di quello civile, nonché dei periodi di astensione per maternità.

3. Il contratto di inserimento non è rinnova- bile tra le stesse parti. Eventuali proroghe del contratto sono ammesse entro il limite massi- mo di durata indicato al comma 1.

Art. 58. (Disciplina del rapporto di lavo- ro).

1. Salvo diversa previsione dei contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da as- sociazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul pia- no nazionale e dei contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali azien- dali di cui all’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ov-

vero dalle rappresentanze sindacali unitarie, ai contratti di inserimento si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368.

2. I contratti collettivi di cui al comma 1 possono stabilire le percentuali massime dei lavoratori assunti con contratto di inserimento.

Art. 59. (Incentivi economici e normativi). 1. Durante il rapporto di inserimento, la

categoria di inquadramento del lavoratore non può essere inferiore, per più di due livelli, alla categoria spettante, in applicazione del con- tratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavora- tori addetti a mansioni o funzioni che richiedo- no qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è preordinato il pro- getto di inserimento lavoratori oggetto del contratto.

2. Fatte salve specifiche previsioni di con- tratto collettivo, i lavoratori assunti con contrat- to di inserimento sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti col- lettivi per l’applicazione di particolari normati- ve e istituti.

3. In attesa della riforma del sistema degli incentivi alla occupazione, gli incentivi econo- mici previsti dalla disciplina vigente in materia di contratto di formazione e lavoro di cui tro- vano applicazione con esclusivo riferimento ai lavoratori di cui all’articolo 54, comma, 1, let- tere b), c), d), e) ed f).

Art. 60. (Tirocini estivi di orientamento). 1. Si definiscono tirocini estivi di orienta-

mento i tirocini promossi durante le vacanze estive a favore di un adolescente o di un gio- vane, che regolarmente iscritto a un ciclo di studi presso l’università e un istituti scolastico di ogni ordine e grado, con fini orientativi e di addestramento pratico.

2. Il tirocinio estivo di orientamento ha una durata non superiore a tre mesi e si svolge nel periodo compreso tra la fine dell’anno accade- mico e scolastico e l’inizio di quello successi- vo. Tale durata è quella massima in caso di pluralità di tirocini.

3. Eventuali borse lavoro erogate al favore del tirocinante non possono superare l’impor- to massimo mensile di 600 euro.

4. Salvo diversa previsione dei contratti collettivi, non sono previsti limiti percentuali

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ta limassimi per l’impiego di adolescenti o giovani

i tirocinio estivo di orientamento. 5. Salvo quanto previsto ai commi prece-

denti ai tirocini estivi si applicano le disposizio- ni di cui all’articolo 18 della legge 196 del 1997 e del DM n. 141 del 1998.

TITOLO VII TIPOLOGIE CONTRATTUALI

A PROGETTO E OCCASIONALI

CAPO I Lavoro a progetto e lavoro occasionale

Art. 61. (Definizione e campo di applica- zione).

1. Ferma restando la disciplina per gli agen- ti e i rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, pre- valentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all’articolo 409, n. 3, del Codice di Procedura Civile devono essere ri- conducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel ri- spetto del coordinamento con la organizzazio- ne del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione della attività lavorativa.

2. Dalla disposizione di cui al comma 1 sono escluse le prestazioni occasionali, intenden- dosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’an- no solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila Euro, nel qual caso trovano applicazione le disposizioni contenute nel presente capo.

3. Sono escluse dal campo di applicazione del presente capo le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscri- zione in appositi albi professionali, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, nonché i rapporti e le atti- vità di collaborazione coordinata e continuati- va comunque rese e utilizzate a fini istituzio- nali in favore delle associazioni e società spor- tive dilettantistiche affiliate alle federazioni spor- tive nazionali, alle discipline sportive associa- te e agli enti di promozione sportiva ricono-

sciute dal C.O.N.I., come individuate e disci- plinate dall’articolo 90 della legge 27 dicem- bre 2002, n. 289.

Sono altresì esclusi dal campo di applica- zione del presente capo i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle so- cietà e i partecipanti a collegi e commissioni, nonché coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.

4. Le disposizioni contenute nel presente capo non pregiudicano l’applicazione di clausole di contratto individuale o di accordo collettivo più favorevoli per il collaboratore a progetto.

Art. 62. (Forma). 1. Il contratto di lavoro a progetto è stipulato

in forma scritta e deve contenere, ai fini della prova, i seguenti elementi:

a) indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;

b) indicazione del progetto o programma di lavoro, o fasi di esso, individuato nel suo con- tenuto caratterizzante, che viene dedotto in contratto;

c) il corrispettivo e i criteri per la sua deter- minazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese;

d) le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l’autonomia nella esecuzione dell’obbligazione lavorativa;

e) le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a proget- to, fermo restando quanto disposto dall’artico- lo 66, comma 4.

Art. 63. (Corrispettivo). 1. Il compenso corrisposto ai collaboratori a

progetto deve essere proporzionato alla quan- tità e qualità del lavoro eseguito, e deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto.

Art. 64. (Obbligo di riservatezza). 1. Salvo diverso accordo tra le parti il col-

laboratore a progetto può svolgere la sua at- tività a favore di più committenti.

2. Il collaboratore a progetto non deve svol- gere attività in concorrenza con i committenti

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né, in ogni caso, diffondere notizie e apprez- zamenti attinenti ai programmi e alla organiz- zazione di essi, né compiere, in qualsiasi modo, atti in pregiudizio della attività dei committenti medesimi.

Art. 65. (Invenzioni del collaboratore a progetto).

1. Il lavoratore a progetto ha diritto di essere riconosciuto autore della invenzione fatta nello svolgimento del rapporto.

2. I diritti e gli obblighi delle parti sono re- golati dalle leggi speciali, compreso quanto previsto dall’articolo 12 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633.

Art. 66. (Altri diritti del collaboratore a progetto).

1. La gravidanza, la malattia e l’infortunio del collaboratore a progetto non comportano l’estinzione del rapporto contrattuale, che ri- mane sospeso, senza erogazione del corri- spettivo.

2. Salva diversa previsione del contratto individuale, in caso di malattia e infortunio la sospensione del rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estin- gue alla scadenza. Il committente può comun- que recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile.

3. In caso di gravidanza, la durata del rap- porto è prorogata per un periodo di 180 giorni, salva più favorevole disposizione del contratto individuale.

4. Oltre alle disposizioni di cui alla legge n. 533 del 1973 sul processo del lavoro e di cui all’articolo 64 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ai rapporti che rientrano nel cam- po di applicazione del presente capo si appli- cano le norme sulla sicurezza e igiene del lavoro di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994 e successive modifiche e integrazioni, quando la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente, nonché le norme di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, le norme di cui all’art. 51, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e del decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale 12 gennaio 2001.

Art. 67. (Estinzione del contratto e preav- viso).

1. I contratti di lavoro di cui al presente capo si risolvono al momento della realizzazione del progetto o del programma o della fase di esso che ne costituisce l’oggetto.

2. Le parti possono recedere prima della scadenza del termine per giusta causa ovvero secondo le diverse causali o modalità, incluso il preavviso, stabilite dalle parti nel contratto di lavoro individuale.

Art. 68. (Rinunzie e transazioni). 1. I diritti derivanti dalle disposizioni conte-

nute nel presente capo possono essere og- getto di rinunzie o transazioni tra le parti in sede di certificazione del rapporto di lavoro di cui al Titolo V del presente decreto legislativo.

Art. 69. (Divieto di rapporti di collabora- zione coordinata e continuativa atipici e conversione del contratto).

1. I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso ai sensi dell’articolo 61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordi- nato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.

2. Qualora venga accertato dal giudice che il rapporto instaurato ai sensi dell’articolo 61 del presente decreto legislativo sia venuto a configurare un rapporto di lavoro subordinato, esso si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato corrispondente alla tipologia ne- goziale di fatto realizzatasi tra le parti.

3. Ai fini del giudizio di cui al comma 2, il controllo giudiziale è limitato esclusivamente, in conformità ai principi generali dell’ordina- mento, all’accertamento della esistenza del pro- getto, programma di lavoro o fase di esso e non può essere esteso fino al punto di sinda- care nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano al committente.

CAPO II Prestazioni occasionali di tipo

accessorio rese da particolari soggetti

Art. 70. (Definizione e campo di applica- zione).

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ta li1. Per prestazioni di lavoro accessorio si

intendono attività lavorative di natura mera- mente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in pro- cinto di uscirne, nell’ambito:

a) dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa la assistenza domici- liare ai bambini e alle persone anziane, am- malate o con handicap;

b) dell’insegnamento privato supplementare; c) dei piccoli lavori di giardinaggio, nonché

di pulizia e manutenzione di edifici e monu- menti;

d) della realizzazione di manifestazioni so- ciali, sportive, culturali o caritatevoli;

e) della collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di so- lidarietà.

2. Le attività lavorative di cui al comma 1, anche se svolte a favore di più beneficiari, configurano rapporti di natura meramente occasionale e accessoria, intendendosi per tali le attività che coinvolgono il lavoratore per una durata complessiva non superiore a trenta gior- ni nel corso dell’anno solare e che, in ogni caso, non danno complessivamente luogo a compensi superiori a 3 mila Euro sempre nel corso di un anno solare.

Art. 71. (Prestatori di lavoro accessorio). 1. Possono svolgere attività di lavoro acces-

sorio: a) disoccupati da oltre un anno; b) casalinghe, studenti e pensionati; c) disabili e soggetti in comunità di recupe-

ro; d) lavoratori extracomunitari, regolarmente

soggiornanti in Italia, nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro.

2. I soggetti di cui al comma 1, interessati a svolgere prestazioni di lavoro accessorio, comunicano la loro disponibilità ai servizi per l’impiego delle Province, nell’ambito territoria- le di riferimento, o ai soggetti accreditati di cui all’articolo 7. A seguito della loro comunicazio- ne i soggetti interessati allo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio ricevono, a proprie spese, una tessera magnetica dalla quale risulti la loro condizione.

Art. 72. (Disciplina del lavoro accesso- rio).

1. Per ricorrere a prestazioni di lavoro ac- cessorio i beneficiari acquistano presso le ri- vendite autorizzate uno o più carnet di buoni per prestazioni di lavoro accessorio del valore nominale di 7,5 Euro.

2. Il prestatore di prestazioni di lavoro ac- cessorio percepisce il proprio compenso pres- so uno o più enti o società concessionari di cui al comma 5 all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazio- ne di lavoro accessorio, in misura pari a 5,8 Euro per ogni buono consegnato. Tale com- penso è esente da qualsiasi imposizione fi- scale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accesso- rio.

3. L’ente o società concessionaria provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni per prestazioni di lavoro ac- cessorio, registrando i dati anagrafici e il co- dice fiscale e provvedendo per suo conto al versamento dei contributi per fini previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’arti- colo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, in misura di 1 Euro per ora di lavoro e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura di 0,5 Euro per ora di lavoro.

4. L’ente o società concessionaria trattiene l’importo di 0,2 Euro per ogni ora di lavoro, a titolo di rimborso spese.

5. Entro 60 giorni dalla entrata in vigore delle disposizioni contenute nel presente de- creto legislativo il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua gli enti e le società concessionarie alla riscossione dei buoni, nonché i soggetti autorizzati alla vendita dei buoni e regolamenta, con apposito decreto, criteri e modalità per il versamento dei contri- buti di cui al comma 3 e delle relative coper- ture assicurative e previdenziali.

Art. 73. (Coordinamento informativo a fini previdenziali).

1. Al fine di verificare, mediante apposita banca dati informativa, l’andamento delle pre- stazioni di carattere previdenziale e delle rela- tive entrate contributive, conseguenti allo svi- luppo delle attività di lavoro accessorio disci- plinate dalla presente legge, anche al fine di formulare proposte per adeguamenti normati-

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vi delle disposizioni di contenuto economico di cui all’articolo che precede, l’INPS e l’INAIL stipulano apposita convenzione con il Ministe- ro del lavoro e delle politiche sociali.

2. Decorsi 18 mesi dalla entrata in vigore del presente provvedimento il Ministero del lavoro e delle politiche sociali predispone, d’in- tesa con INPS e INAIL, una relazione sull’an- damento del lavoro occasionale di tipo acces- sorio e ne riferisce al Parlamento.

Art. 74. (Prestazioni che esulano dal mer- cato del lavoro).

1. Con specifico riguardo alle attività agrico- le non integrano in ogni caso un rapporto di lavoro autonomo o subordinato le prestazioni svolte da parenti e affini sino al terzo grado in modo meramente occasionale o ricorrente di breve periodo, a titolo di aiuto, mutuo aiuto, obbligazione morale senza corresponsione di compensi, salvo le spese di mantenimento e di esecuzione dei lavori.

TITOLO VIII PROCEDURE DI CERTIFICAZIONE

CAPO I Certificazione dei contratti di lavoro

Art. 75. (Finalità). 1. Al fine di ridurre il contenzioso in materia

di qualificazione dei contratti di lavoro intermit- tente, ripartito, a tempo parziale e a progetto di cui al presente decreto, nonché dei contratti di associazione in partecipazione di cui agli articoli 2549-2554 del Codice Civile, le parti possono ottenere la certificazione del contrat- to secondo la procedura volontaria stabilita nel presente Titolo.

Art. 76. (Organi di certificazione). 1. Sono organi abilitati alla certificazione dei

contratti di lavoro le Commissioni di certifica- zione istituite presso:

a) gli enti bilaterali costituiti nell’ambito ter- ritoriale di riferimento ovvero a livello naziona- le quando la commissione di certificazione sia costituita nell’ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale;

b) le Direzioni provinciali del lavoro e le Province, secondo quanto stabilito da apposi-

to decreto del Ministro del lavoro e delle po- litiche sociali entro sessanta giorni dalla entra- ta in vigore del presente decreto;

c) le Università pubbliche e private, compre- se le Fondazioni universitarie, registrate nel- l’albo di cui al comma 2, esclusivamente nel- l’ambito di rapporti di collaborazione e consu- lenza attivati con docenti di diritto del lavoro di ruolo ai sensi dell’articolo 66 del d.P.R. n. 382 del 1980.

2. Per essere abilitate alla certificazione ai sensi del comma 1, le Università sono tenute a registrarsi presso un apposito albo istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’Istruzione, della Università e della Ricerca.

Per ottenere la registrazione le Università sono tenute a inviare, all’atto della registrazio- ne e ogni sei mesi, studi ed elaborati conte- nenti indici e criteri giurisprudenziali di quali- ficazione dei contratti di lavoro con riferimento a tipologie di lavoro indicate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

3. Le commissione istituite ai sensi dei com- mi che precedono possono concludere con- venzioni con cui le quali prevedano la costitu- zione di una commissione unitaria di certifica- zione.

Art. 77. (Competenza). 1. Nel caso in cui le parti intendano presen-

tare l’istanza di avvio della procedura di cer- tificazione presso le Commissioni di cui all’ar- ticolo 76, comma 1, lett. b), le parti stesse devono rivolgersi alla commissione nella cui circoscrizione si trova l’azienda o una sua di- pendenza alla quale sarà addetto il lavoratore. Nel caso in cui le parti intendano presentare l’istanza di avvio della procedura di certifica- zione alle commissioni istituite a iniziativa degli enti bilaterali, esse devono rivolgersi alle com- missioni costituite dalle rispettive associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro.

Art. 78. (Procedimento di certificazione e codici di buone pratiche).

1. La procedura di certificazione è volonta- ria e consegue obbligatoriamente a una istan- za scritta comune delle parti del contratto di lavoro.

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ta li2. Le procedure di certificazione sono de-

terminate all’atto di costituzione delle commis- sioni di certificazione e si svolgono nel rispetto dei codici di buone pratiche di cui al comma 4, nonché dei seguenti principi:

a) l’inizio del procedimento deve essere comunicato alla Direzione provinciali del lavo- ro che provvede a inoltrare la comunicazione alle autorità pubbliche nei confronti delle quali l’atto di certificazione è destinato a produrre effetti. Le autorità pubbliche possono presen- tare osservazioni alle commissioni di certifica- zione;

b) il procedimento di certificazione deve concludersi entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della istanza;

c) l’atto di certificazione deve essere moti- vato e contenere il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere;

d) l’atto di certificazione deve contenere esplicita menzione degli effetti, civili, ammini- strativi, previdenziali o fiscali, in relazioni ai quali le parti richiedono la certificazione.

3. I contratti di lavoro certificati, e la relativa pratica di documentazione, devono essere con- servati presso le sedi di certificazione, per un periodo di almeno cinque anni a far data dalla loro scadenza. Copia della contratto certificato può essere richiesta dal servizio competente di cui all’articolo 4-bis, comma 5, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, oppure dalle altre autorità pubbliche nei confronti delle quali l’atto di certificazione è destinato a produrre effetti.

4. Entro sei mesi dalla entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali adotta con pro- prio decreto codici di buone pratiche per l’in- dividuazione delle clausole indisponibili in sede di certificazione dei rapporti di lavoro, con spe- cifico riferimento ai diritti e ai trattamenti eco- nomici e normativi. Tali codici recepiscono, ove esistano, le indicazioni contenute negli accor- di interconfederali stipulati da associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativa- mente più rappresentative sul piano naziona- le.

5. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali vengono altresì definiti appo- siti moduli e formulari per la certificazione del contratto o del relativo programma negoziale, che tengano conto degli orientamenti giurispru-

denziali prevalenti in materia di qualificazione del contratto di lavoro, come autonomo o su- bordinato, in relazione alle diverse tipologie di lavoro.

Art. 79. (Efficacia giuridica della certifi- cazione).

1. Gli effetti dell’accertamento dell’organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro permangono, anche verso i terzi, fino al momento in cui sia stato accolto, con senten- za di merito, uno dei ricorsi giurisdizionali espe- ribili ai sensi dell’articolo 80, fatti salvi i prov- vedimenti cautelari.

Art. 80. (Rimedi esperibili nei confronti della certificazione).

1. Nei confronti dell’atto di certificazione, le parti e i terzi nella cui sfera giuridica l’atto stesso è destinato a produrre effetti, possono proporre ricorso, presso l’autorità giudiziaria di cui all’articolo 413 del Codice di Procedura Civile, per erronea qualificazione del contratto oppure difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Sempre presso la medesima autorità giudizia- ria, le parti del contratto certificato potranno impugnare l’atto di certificazione anche per vizi del consenso.

2. L’accertamento giurisdizionale dell’erro- neità della qualificazione ha effetto fin dal momento della conclusione dell’accordo con- trattuale. L’accertamento giurisdizionale della difformità tra il programma negoziale e quello effettivamente realizzato ha effetto a partire dal momento in cui la sentenza accerta che ha avuto inizio la difformità stessa.

3. Il comportamento complessivo tenuto dalle parti in sede di certificazione del rapporto di lavoro e di definizione della controversia da- vanti alla Commissione di certificazione potrà essere valutato dal giudice del lavoro, ai sensi degli articoli 9, 92 e 96 del Codice di Proce- dura Civile.

4. Chiunque presenti ricorso giurisdizionale contro la certificazione ai sensi dei precedenti commi 1 e 3, deve previamente rivolgersi obbligatoriamente alla commissione di certi- ficazione che ha adottato l’atto di certificazio- ne per espletare un tentativo di conciliazione ai sensi dell’articolo 410 del Codice di Proce- dura Civile.

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5. Dinnanzi al tribunale amministrativo re- gionale nella cui giurisdizione ha sede la com- missione che ha certificato il contratto, può essere presentato ricorso contro l’atto certifi- catorio per violazione del procedimento o per eccesso di potere.

Art. 81. (Attività di consulenza e assisten- za alle parti).

1. Le sedi di certificazione di cui all’articolo 75 svolgono anche funzioni di consulenza e assistenza effettiva alle parti contrattuali, sia in relazione alla stipulazione del contratto di lavoro e del relativo programma negoziale sia in relazione alle modifiche del programma ne- goziale medesimo concordate in sede di at- tuazione del rapporto di lavoro, con particola- re riferimento alla disponibilità dei diritti e alla esatta qualificazione dei contratti di lavoro.

CAPO II Altre ipotesi di certificazione

Art. 82. (Rinunzie e transazioni). 1. Le sedi di certificazione di cui all’articolo

76, comma 1, lettera a), del presente decreto legislativo sono competenti altresì a certificare le rinunzie e transazioni di cui all’articolo 2113 del Codice Civile a conferma della volontà abdicativa o transattiva delle parti stesse.

Art. 83. (Deposito del regolamento inter- no delle cooperative).

1. La procedura di certificazione di cui al capo I è estesa all’atto di deposito del regolamento interno delle cooperative riguardante la tipolo- gia dei rapporti di lavoro attuati o che si inten- dono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori, ai sensi dell’articolo 6 della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni. La procedura di certificazione attiene al con- tenuto del regolamento depositato.

2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, la proce- dura di certificazione deve essere espletata da specifiche commissioni istituite nella sede di certificazione di cui all’articolo 76, comma 1, lettera b). Tali commissioni sono presiedute da un presidente indicato dalla Provincia e sono costituite, in maniera paritetica, da rap- presentanti delle associazioni di rappresentan- za, assistenza e tutela del movimento coope-

rativo e delle organizzazioni sindacali dei lavo- ratori, comparativamente più rappresentative.

Art. 84. (Interposizione illecita e appalto genuino).

1. Le procedure di certificazione di cui al capo primo possono essere utilizzate, sia in sede di stipulazione di appalto di cui all’artico- lo 1655 del Codice Civile sia nelle fasi di at- tuazione del relativo programma negoziale, an- che ai fini della distinzione concreta tra som- ministrazione di lavoro e appalto ai sensi delle disposizioni di cui al Titolo III del presente decreto legislativo.

2. Entro sei mesi dalla entrata in vigore del presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali adotta con proprio decreto codici di buone pratiche e indici presuntivi in materia di interposizione illecita e appalto genuino, che tengano conto della rigorosa ve- rifica della reale organizzazione dei mezzi e della assunzione effettiva del rischio tipico di impresa da parte dell’appaltatore. Tali codici e indici presuntivi recepiscono, ove esistano, le indicazioni contenute negli accordi interconfe- derali o di categoria stipulati da associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro compara- tivamente più rappresentative sul piano nazio- nale.

TITOLO IX DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 85. (Abrogazioni). 1. Dalla data di entrata in vigore del presen-

te decreto legislativo sono abrogati: a) l’articolo 27 della legge 23 ottobre 1949,

n. 264; b) l’articolo 2, comma 2, e l’articolo 3 della

legge 19 gennaio 1955, n. 25; c) la legge 23 ottobre 1960, n. 1369; d) l’articolo 21, comma 3 della legge 28

febbraio 1987, n. 56; e) gli articoli 9-bis, comma 3 e 9-quater,

commi 4 e 18, quest’ultimo limitatamente alla violazione degli obblighi di comunicazione, del decreto legge 1° ottobre 1996, n. 510, conver- tito con modificazioni nella legge 28 novembre 1996, n. 608;

f) gli articoli 1-11 della legge 24 giugno 1997, n. 196;

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ta lig) l’articolo 4, comma 3, del 25 febbraio

2000, n. 72; h) l’articolo 3 del decreto del Presidente della

Repubblica n. 422 del 2000; i) tutte le disposizioni legislative e regola-

mentari incompatibili con il presente decreto. 2. All’articolo 2, comma 1, del decreto legi-

slativo 25 febbraio 2000, n. 61, le parole da “Il datore di lavoro” fino a “dello stesso” sono soppresse.

Art. 86. (Norme transitorie e finali). 1. Le collaborazioni coordinate e continua-

tive stipulate ai sensi della disciplina vigente, che non possono essere ricondotte a un pro- getto o a una fase di esso, mantengono effi- cacia fino alla loro scadenza e, in ogni caso, non oltre un anno dalla data di entrata in vi- gore del presente provvedimento. Termini di- versi, anche superiori all’anno, di efficacia del- le collaborazioni coordinate e continuative sti- pulate ai sensi della disciplina vigente potran- no essere stabiliti nell’ambito di accordi sinda- cali di transizione al nuovo regime di cui al presente decreto, stipulati in sede aziendale con le istanze aziendali dei sindacati compa- rativamente più rappresentativi sul piano na- zionale.

2. Al fine di evitare fenomeni elusivi della disciplina di legge e contratto collettivo, in caso di rapporti di associazione in partecipazione resi senza una effettiva partecipazione e ade- guate erogazioni a chi lavora, il lavoratore ha diritto ai trattamenti contributivi, economici e normativi stabiliti dalla legge e dai contratti collettivi per il lavoro subordinato svolto nella posizione corrispondente del medesimo setto- re di attività, o in mancanza di contratto col- lettivo, in una corrispondente posizione secon- do il contratto di settore analogo, a meno che il datore di lavoro, o committente, o altrimenti utilizzatore non comprovi, con idonee attesta- zioni o documentazioni, che la prestazione rientra in una delle tipologie di lavoro discipli- nate nel presente decreto ovvero in un con- tratto di lavoro subordinato speciale o con particolare disciplina, o in un contratto nomi- nato di lavoro autonomo, o in altro contratto espressamente previsto nell’ordinamento.

3. In relazione agli effetti derivanti dalla abrogazione delle disposizioni di cui agli arti- coli da 1 a 11 della legge 24 giugno 1997, n.

196, le clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’articolo 1, com- ma 2, lettera a) della medesima legge e vigen- ti alla data di entrata in vigore del presente decreto, mantengono, in via transitoria e salve diverse intese, la loro efficacia fino alla data di scadenza dei contratti collettivi nazionali di lavoro, con esclusivo riferimento alla determi- nazione per via contrattuale delle esigenze di carattere temporaneo che consentono la som- ministrazione di lavoro a termine. Le clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipu- late ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196, vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, mantengono la loro efficacia fino a diversa determinazione delle parti stipulanti o recesso unilaterale.

4. Le disposizioni di cui all’articolo 26 bis della legge 24 giugno 1997, n. 196 e di cui al comma 5-ter dell’articolo 2751 del Codice Civile si intendono riferiti alla disciplina della sommi- nistrazione prevista dal presente decreto.

5. Ferma restando la disciplina di cui all’ar- ticolo 17, comma 1, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, come sostituito dall’articolo 3, legge 30 giugno 2000, n. 186, i riferimenti che lo stesso articolo 17 fa alla legge 24 giugno 1997, n. 196, si intendono riferiti alla disciplina della somministrazione di cui al presente de- creto.

6. Per le società di somministrazione, inter- mediazione, ricerca e selezione del persona- le, ricollocamento professionale già autorizza- te ai sensi della normativa previgente opera una disciplina transitoria e di raccordo definita con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche sociali entro trenta giorni dalla entrata in vigore del presente decreto. In atte- sa della disciplina transitoria restano in vigore le norme di legge e regolamento vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.

7. L’obbligo di comunicazione di cui al com- ma 4 dell’articolo 4 bis del decreto legislativo n. 181 del 2000 si intende riferito a tutte le imprese di somministrazione, sia a tempo in- determinato che a tempo determinato.

8. Il Ministro per la funzione pubblica con- voca le organizzazioni sindacali maggiormen- te rappresentative dei dipendenti delle ammi- nistrazioni pubbliche per esaminare i profili di

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armonizzazione conseguenti alla entrata in vigore del presente decreto legislativo entro sei mesi anche ai fini della eventuale predi- sposizione di provvedimenti legislativi in mate- ria.

9. La previsione della trasformazione del rapporto di lavoro di cui all’articolo 27, comma 1, non trova applicazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni cui la disciplina del- la somministrazione trova applicazione solo per quanto attiene alla somministrazione di lavoro a tempo determinato. La vigente disciplina in materia di contratti di formazione e lavoro, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 59, comma 3, trova applicazione esclusivamente nei con- fronti della pubblica amministrazione.

Le sanzioni amministrative di cui all’articolo 19 si applicano anche nei confronti della pub- blica amministrazione. 10. All’articolo 3, com- ma 8, del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, sono apportate le seguenti modifica- zioni:

a) la lettera b) è sostituita dalla seguente: “b) chiede alle imprese esecutrici una dichia- razione dell’organico medio annuo, distinto per qualifica, nonché una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizza- zioni sindacali comparativamente più rappre- sentative, applicato ai lavoratori dipendenti”;

b) dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: “b) bis – chiede un certificato di regolarità con- tributiva. Tale certificato può essere rilasciato, oltre che dall’INPS e dall’INAIL, per quanto di rispettiva competenza, anche dalle casse edili le quali stipulano una apposita convenzione con i predetti istituti al fine del rilascio di un documento unico di regolarità contributiva”.

c) dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: “b) ter – trasmette all’amministrazione conce- dente, prima dell’inizio dei lavori oggetto della concessione edilizia o all’atto della presenta- zione della denuncia di inizio attività, il nomi- nativo dell’impresa esecutrice dei lavori unita- mente alla documentazione di cui alle prece- denti lettere b) e b) bis.”.

11. L’abrogazione ad opera dell’articolo 8 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297 della disciplina dei compiti della commis- sione regionale per l’impiego di cui all’articolo 5 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 non si intende riferita alle Regioni a Statuto speciale per le quali non sia effettivamente avvenuto il

trasferimento delle funzioni in materia di lavo- ro ai sensi del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469.

12. Le disposizioni di cui agli articoli 13, 14, 34, comma 2, di cui al Titolo III e di cui al Titolo VII, Capo II Titolo VIII hanno carattere speri- mentale. Decorsi diciotto mesi dalla data di entrata in vigore, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali procede, sulla base delle in- formazioni raccolte ai sensi dell’articolo 17, a una verifica con le organizzazioni sindacali dei datori e dei prestatori di lavoro comparativa- mente più rappresentative sul piano nazionale degli effetti delle disposizioni in esso contenu- te e ne riferisce al Parlamento entro tre mesi ai fini della valutazione della sua ulteriore vi- genza.

13. Entro i cinque giorni successivi alla entrata in vigore del presente decreto, il Mini- stro del lavoro convoca le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro com- parativamente più rappresentative sul piano nazionale al fine di verificare la possibilità di affidare a uno o più accordi interconfederali la gestione della messa a regime del presente decreto, anche con riferimento al regime tran- sitorio e alla attuazione dei rinvii contenuti alla contrattazione collettiva.

14. L’INPS provvede al monitoraggio degli effetti derivanti dalle misure del presente de- creto, comunicando i risultati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero della Economia e delle Finanze, anche ai fini della adozione dei provvedimenti correttivi di cui all’articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modifica- zioni, ovvero delle misure correttive da assu- mere ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lette- ra i-quater della medesima legge.

Limitatamente al periodo strettamente ne- cessario alla adozione dei predetti provvedi- menti correttivi, alle eventuali eccedenze di spesa rispetto alle previsioni a legislazione vi- gente si provvede mediante corrispondente rideterminazione, da effettuare con decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro della Economia e delle Finanze, degli interventi posti a carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del de- creto legge 20 maggio 1993, n. 148, conver- tito, con modificazione, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

Mercato del lavoro Parte I – Tit. I – Par. 8

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Corte costituzionale, 26/05/1995, n. 193 Non è fondata la questione di legittimità

costituzionale degli art. 2239 e 2240 c.c. – proposta in riferimento degli art. 3 e 37 cost., nella parte in cui non prevedono l’applicabi- lità al rapporto di lavoro domestico dell’art. 2110 comma 2 c.c., e quindi non consentono al giudice di determinare secondo l’equità, in mancanza di leggi, norme collettive o usi, il periodo decorso il quale il datore di lavoro in caso di gravidanza o puerperio della lavora- trice, può recedere dal rapporto – in quanto il giudice non può obliterare, in via equitativa, il principio desumibile dall’art. 3 della conven- zione n. 103 dell’organizzazione internazio- nale del lavoro concernente la protezione della maternità, ratificata con la L. 19/10/1970 n. 864, il quale vive nell’ordinamento intero col valore di criterio di interpretazione della nor- ma generale dell’art. 2110 c.c. in ordine al periodo di comporto in caso di gravidanza o puerperio.

Corte costituzionale, 12/07/1996, n. 244 Secondo l’art. 19 L. 20/05/1970 n. 300, pur

nella sua versione risultante dalla prova refe- rendaria, la rappresentatività del sindacato non deriva da un riconoscimento del datore di lavoro, espresso in forma pattizia, ma è una qualità attribuita dalla legge alle associa- zioni sindacali che abbiano stipulato contratti collettivi (nazionali, locali o aziendali) appli- cati nell’unità produttiva. L’esigenza di ogget- tività del criterio legale di selezione comporta un’interpretazione rigorosa della fattispecie dell’art. 19, tale da far coincidere il criterio con la capacità del sindacato di imporsi al datore di lavoro, direttamente o attraverso la sua associazione, come controparte contrat- tuale. Non è perciò sufficiente la mera ade- sione formale ad un contratto negoziato da altri sindacati, ma occorre una partecipazio- ne attiva al processo di formazione di un contratto che abbia carattere normativo, re- golando in modo organico i rapporti di lavoro, almeno per un settore o un istituto importan- te della loro disciplina, anche in via integra-

Giurisprudenza costituzionale

tiva, a livello aziendale, di un contratto nazio- nale o provinciale già applicato nella stessa unità produttiva.

Corte costituzionale, 23/04/1998, n. 143 L’art. 8 L. 15/07/1966 n. 604 costituisce

norma derogabile “in melius” da parte della contrattazione collettiva, che ben può preve- dere l’applicazione del regime di stabilità reale anche alle imprese di minori dimensioni; tale derogabilità non è in contrasto nè con l’art. 3 nè con l’art. 44 comma 1 cost. non essendo ravvisabili, in tale materia, interessi generali idonei a comprimere la libertà di contrattazio- ne.

Corte costituzionale, 15/10/1999, n. 387 Le norme sull’incompatibilità soggettiva per

precedente attività tipizzata, esplicata nel procedimento penale, sono inestensibili al giudizio civile e a quello amministrativo, tenu- to conto delle particolarità e diversità dei si- stemi processuali; al giudice civile e a quello amministrativo sono applicabili le norme sul- l’astensione e sulla ricusazione, con le quali possono essere soddisfatte le insopprimibili esigenze d’imparzialità.

Corte costituzionale, 16/05/2000, n. 144 Sono inammissibili, mancando sotto ogni

profilo la materia di un conflitto, i conflitti di attribuzione fra poteri dello Stato sollevati al di fuori dei processi da giudici del lavoro del tribunale di Brescia nei confronti del Consi- glio dei ministri in relazione alle disposizioni dei D.lgs. n. 29 del 1993 e n. 387 del 1998, recante quest’ultimo modifiche all’art. 412 bis c.p.c., perché condizionare la probabilità delle domande giudiziali in materia di lavoro al decorso del termine dalla data di proposizio- ne del tentativo obbligatorio di conciliazione lederebbe le attribuzioni costituzionali di giu- dici del lavoro, in quanto la normativa impu- gnata è inidonea a ledere la sfera delle attri- buzioni costituzionali del giudice, recando una disciplina riguardante unicamente le modalità di esercizio dell’azione (ord. n. 398 del 1999),

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ed in quanto viene impropriamente utilizzato il conflitto di attribuzione per ottenere in via indiretta una declaratoria di illegittimità costi- tuzionale svincolata dal necessario contesto processuale, attesoché la legittimazione del giudice ad essere parte di un conflitto implica che esso sia attualmente investito del pro- cesso, circostanza non ricorrente nella fatti- specie.

Corte costituzionale, 28/07/2000, n. 398 È manifestamente infondata la q.l.c., in ri-

ferimento agli art. 97, 24 e 3 cost., degli art. 22 comma 1 e 35 comma 4 L. 24/11/1981 n. 689 (Modifiche al sistema penale), “laddove attribuiscono a due giudici diversi la compe- tenza a giudicare sugli stessi fatti per i quali più autorità amministrative abbiano irrogato diverse sanzioni amministrative”, senza pre- vedere “l’applicabilità del criterio della com- petenza territoriale desumibile dall’istituto della connessione, così come regolato dal- l’art. 40 del codice di procedura civile”. Que- stione di legittimità costituzionale avente ad oggetto l’art. 35 L. n. 689 del 1998 è stata dichiarata infondata con sent. n. 433 del 1990 e successiva ord. n. 136 del 1993. L’art. 24 cost., peraltro, non eleva a regola costituzio- nale il “simultaneus processus”, che costitu- isce solo un mero espediente processuale, non sempre conveniente o attuabile.

Corte costituzionale, 06/02/2001, n. 29 È manifestamente infondata, con riferimento

agli art. 3, 24 comma 1 e 76 cost., la q.l.c. dell’art. 412 bis c.p.c., nella parte in cui non imporrebbe il tentativo obbligatorio di conci- liazione, nelle controversie di lavoro, anche nel procedimento d’ingiunzione, in quanto tale questione è già stata ritenuta infondata – per erroneità del presupposto interpretativo – con la sent. n. 276 del 2000.

Corte costituzionale, 06/07/2001, n. 223 È costituzionalmente illegittimo l’art. 16

comma 3 L. n. 83 del 2000, limitatamente alle parole “con compensazione delle spese”. Tale norma, infatti, disponendo senza alcun bilan- ciamento dei contrapposti interessi la com- pensazione delle spese relative ai giudizi di opposizione avverso le sanzioni irrogate “ex

lege” n. 146 del 1990, giudizi contestualmen- te dichiarati estinti, viola il diritto alla tutela giurisdizionale, in quanto la rigidità della re- gola della compensazione sacrifica sempre e comunque il diritto della parte, che abbia fondatamente adito il giudice, di ottenere il rimborso delel spese processuali.

Corte costituzionale, 20/06/2002, n. 259 L’avvenuto mutamento della natura del

datore di lavoro dei dipendenti dell’Ente po- ste (da amministrazione statale a s.p.a.) ren- de non irrazionale l’adozione, da parte del legislatore, di una disciplina del trattamento di fine rapporto che conviva “pro rata” con il precedente sistema della buonuscita.

Corte costituzionale, 20/06/2002, n. 256 Le norme sul pensionamento e sul diritto

di opzione per il prolungamento dell’anzianità contributiva non fanno alcuna distinzione tra lavoratori e lavoratrici. È, pertanto, erronea l’interpretazione secondo cui l’art. 4 comma 2 L. n. 108 del 1990 avrebbe fissato soltanto per gli uomini un limite più elevato di età lavorativa, ed è di conseguenza infondata la q.l.c. della suddetta norma.

Corte costituzionale, 29/05/2002, n. 229 È manifestamente inammissibile la q.l.c.

dell’art. 1, comma 4, D.L. 1/03/1985 n. 44, conv., con modif., in L. 26/04/1985 n. 155, sollevata, in riferimento agli art. 2, 3 e 38 cost., nella parte in cui esclude dalla base imponibile dei contributi di previdenza e as- sistenza sociale la quota a carico dei lavora- tori dei contributi versati al Fondo di previ- denza per gli impiegati delle imprese di spe- dizioni e delle agenzie marittime, in quanto, manifestando dubbi sull’applicabilità della norma denunciata alla controversia al suo esame una volta che si faccia applicazione dei principi generali, il giudice rimettente si è con ciò sottratto all’obbligo di motivare in maniera univoca e non perplessa sulla ne- cessità di risolvere la controversia mediante l’applicazione della norma denunciata.

Corte costituzionale, 16/05/2002, n. 205 È manifestamente inammissibile la q.l.c.

dell’art. 4, comma 2, L. 11/05/1990 n. 108,

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ta lisollevata in riferimento agli art. 3, 4, 35

e 37 cost., nella parte in cui dichiara che le disposizioni di cui all’ar t. 18 L. 20/05/ 1970 n. 300 non si applicano nei confron- ti dei prestatori di lavoro ultrasessanten- ni, in quanto l’ordinanza di rimessione difetta di qualsiasi descrizione della fatti- specie “sub iudice” nonché della motiva- zione in ordine alla rilevanza della que- stione nel giudizio “a quo” ed è pertanto inidonea a dare valido ingresso al giudi- zio di legittimità costituzionale.

Corte costituzionale, 16/05/2002, n. 193 È costituzionalmente illegittimo l’art. 20

comma 9 ultimo periodo D.lgs. 3/02/1993 n. 29, nel testo sostituito dall’art. 6 D.lgs. 18/11/ 1993 n. 470, in quanto, in violazione dei limiti della delega legislativa, stabilisce nei confronti dei dirigenti generali la misura del colloca- mento a riposo per ragioni di servizio, in caso di responsabilità particolarmente grave o rei- terata. Infatti il Governo non era abilitato dalla delega a prevedere la facoltà di immediato collocamento a riposo senza il previo pas- saggio attraverso il periodo di messa “a di- sposizione”, che costituisce – secondo i prin- cipi della delega – una garanzia per il dipen- dente di essere posto nella possibilità di cercare ed ottenere una diversa utilizzazio- ne, anche in differente posizione di ufficio e di amministrazione.

Corte costituzionale, 03/05/2002, n. 149 È manifestamente infondata, in riferimen-

to all’art. 3 cost., la q.l.c. degli art. 31, 37 e 40 L. 20 maggio 1970 n. 300, nella parte in cui avrebbero abrogato gli art. 1 e 3 L. 12/ 12/1966 n. 1078, con conseguente privazio- ne per i dipendenti degli enti pubblici eco- nomici, chiamati a cariche elettive, del trat- tamento indennitario riservato ai dipendenti di enti pubblici non economici, in quanto trattasi di questione basata su un presup- posto erroneo sia dal punto di vista delle disposizioni normative applicabili alla fattis- pecie prospettata (per l’avvenuta parifica- zione nel tempo della disciplina in questio- ne), sia per il superamento della situazione che aveva giustificato l’originaria interpreta- zione.

Corte costituzionale, 24/04/2002, n. 143 Sono manifestamente inammissibili le q.l.c.

dell’art. 31 L. 13/09/1982 n. 646, in riferimen- to agli art. 3, 35, 41 e 42 cost., nella parte in cui prevede la confisca dei beni acquisiti e del corrispettivo dei beni alienati con le ope- razioni patrimoniali della cui effettuazione sia stata omessa la comunicazione da parte del soggetto obbligato, nei termini di legge, in quanto, premesso che la confisca ha natura di statuizione accessoria necessariamente susseguente all’affermazione di responsabili- tà del soggetto per il reato di cui all’art. 30 L. n. 646 del 1982 e che il remittente non ha sciolto detta premessa sull’“an” dell’incrimi- nazione, la questione risulta posta in forma ipotetica e priva del necessario requisito della rilevanza.

Corte costituzionale, 15/03/2002, n. 56 È manifestamente inammissibile la q.l.c.

dell’art. 11, commi 16 e 18, L. 24/12/1993 n. 537, sollevata, in riferimento agli art. 3 e 38 cost., nella parte in cui dispone del tratta- mento pensionistico in proporzione agli anni mancanti al raggiungimento dell’anzianità contributiva di trentacinque anni anche per il personale collocato a riposo “ante tempus” per motivi diversi da quelli indicati nell’art. 1, comma 32, L. 8/08/1995 n. 335, in quanto il rimettente non ha in alcun modo ottemperato all’obbligo di motivazione circa il profilo pre- liminare della riconducibilità della fattispecie sottoposta al suo giudizio (cessazione di rap- porto di fatto a seguito di annullamento del- l’atto di nomina) alla diversa fattispecie og- getto della sollevata questione.

Corte costituzionale, 06/02/2002, n. 22 È manifestamente inammissibile la q.l.c.

dell’art. 15, commi 1 e 2, prima parte, D.lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, nella parte in cui viene riconosciuta “la qualifica dirigenziale di primo livello al personale medico sulla base delle funzioni nella stessa norma indicate”, sollevata, in riferimento agli art. 76 e 3 cost., nel corso di un giudizio riguardante la legit- timità o meno del licenziamento disciplinare disposto nei confronti del ricorrente, trattan- dosi di questione che difetta di rilevanza, in quanto il giudice rimettente non è tenuto a

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fare applicazione delle disposizioni censurate – che non concernono, in alcun modo, la disciplina del recesso del datore di lavoro – per la definizione del caso innanzi a lui pen- dente.

Corte costituzionale, 30/01/2002, n. 11 È manifestamente infondata, in riferimento

agli art. 3, 97 e 98 cost., la q.l.c. dell’art. 11, comma 4, lett. a , secondo periodo, della legge delega 15/03/1997 n. 59 e degli art. 19, 21, 24 D.lgs. 3/02/1993 n. 29 (ora sostituiti dagli artt. 19, 21, 22 e 24 D.lgs. 30/03/2001 n. 165), nella parte in cui estendono il regime di dirit- to privato del rapporto di lavoro anche ai dirigenti generali.

Giurisprudenza costituzionale Parte I – Tit. I – Par. 9

G iurisprudenza

costituzionale

TITOLO II

Disciplina Europea ed Internazionale del Lavoro

CODICE DEL LAVORO E DEL WELFARE STATE

1. Trattato istitutivo della Comunità Europea 2. Legislazione Comunitaria del Lavoro 3. Organizzazione Internazionale del Lavoro (O.I.L.)

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

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Trattato istitutivo della Comunità Europea

TRATTATO ISTITUTIVO DELLA COMUNITÀ EUROPEA (Trattato di Roma, Maastricht, Amsterdam, Nizza)

(Articoli estratti)

PARTE I

PRINCIPI

Art. 1. Con il presente Trattato, le Alte Parti Contraenti istituiscono tra loro una Comunità Europea (1).

(1) Il suddetto articolo è stato così modificato dal trattato sull’Unione Europea, che ha sostituito la vecchia espressione “Comunità economica europea” con la nuova “Comunità Europea” nel testo di tutto il trattato.

Art. 2. La Comunità ha il compito di promuovere nell’insieme della Comunità, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria e mediante l’at- tuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli artt. 3 e 4, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di prote- zione sociale, la parità tra uomini e donne, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di protezione dell’ambiente ed il miglioramento della qualità di quest’ultimo, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra Stati membri (1).

(1) Articolo così interamente sostituito dal Trattato di Amsterdam.

Art. 3. Ai fini enunciati all’art. 2, l’azione della Comunità comporta, alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal presente trattato:

Parte I – Tit. II – Par. 1

Trattato di Roma 25/03/1957. Trattato istitutivo della Comunità Europea (ratificato e reso ese- cutivo in Italia con L. 14/10/1957, n. 1203, G.U. 23/12/1957, n. 317, suppl. ord.) (Articoli estratti). Testo aggiornato con tutte le modifiche introdotte: dall’Atto unico europeo, firmato a Lussemburgo il 17/02/186 ed entrato in vigore l’1/07/1987

(L. 23/12/1986 n. 909 in G.U. 29/12/1986, n. 300, s.o.); • dal Trattato sull’Unione Europea, firmato a Maastricht il 7/02/1992 ed entrato in vigore l’1/

11/1993 (L. 3/11/1992, n. 454 in G.U. 24/11/1992, n. 227, s.o.); • dal Trattato di adesione dell’Austria, della Finlandia, della Norvegia e della Svezia, firmato

a Corfù il 24/06/1994 ed entrato in vigore l’1/01/1995 (L.14/12/1994, n. 686 in G.U. 6/12/1994, n. 293, s.o.), tenendo conto della mancata ratifica della Norvegia con i conseguenti adatta- menti introdotti dalla decisione adottata dal Consiglio 1/95 dell’1/01/1995;

dal Trattato di Amsterdam, firmato il 2/10/1997 ed entrato in vigore l’1/05/1999 (L.16/06/ 1998, n. 209 in G.U. 6/07/1998, n.155, s.o.). Tale ultimo trattato che ha introdotto novità di merito che modifiche di pura semplificazione, viene riportato tenendo conto della rinnovata numerazione degli articoli adottata dal Trattato di Amsterdam;

dal Trattato di Nizza, firmato il 26/02/2001 (L.11/05/2002, n.102 in G.U. 31/05, n. 126, s.o.). “Ratifica ed esecuzione del Trattato di Nizza che modifica il Trattato sull’Unione europea, i Trattati che istituiscono le Comunità europee e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni ed entrato in vigore il 1 febbraio 2003.

226

Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

a) il divieto, tra gli Stati membri, dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative all’entrata e all’uscita delle merci come pure di tutte le altre misure di effetto equivalente;

b) una politica commerciale comune; c) un mercato interno caratterizzato dall’eliminazione, fra gli Stati membri, degli ostacoli alla

libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali; d) misure riguardanti l’ingresso e la circolazione di persone, come previsto dal titolo IV (1); e) una politica comune nei settori dell’agricoltura e della pesca; f) una politica comune nel settore dei trasporti; g) un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno; h) il ravvicinamento delle legislazioni nazionali nella misura necessaria al funzionamento del

mercato comune; i) la promozione del coordinamento tra le politiche degli Stati membri in materia di occupazione

al fine di accrescerne l’efficacia con lo sviluppo di una strategia coordinata per l’occupazione (2); j) una politica nel settore sociale comprendente un Fondo sociale europeo; k) il rafforzamento della coesione economica e sociale; l) una politica nel settore dell’ambiente; m) il rafforzamento della competitività dell’industria comunitaria; n) la promozione della ricerca e dello sviluppo tecnologico; o) l’incentivazione della creazione e dello sviluppo di reti transeuropee; p) un contributo al conseguimento di un elevato livello di protezione della salute; q) un contributo ad un’istruzione e ad una formazione di qualità e al pieno sviluppo delle

culture degli Stati membri; r) una politica nel settore della cooperazione allo sviluppo; s) l’associazione dei paesi e territori d’oltremare, intesa ad incrementare gli scambi e

proseguire in comune nello sforzo di sviluppo economico e sociale; t) un contributo al rafforzamento della protezione dei consumatori; u) misure in materia di energia, protezione civile e turismo. 2. L’azione della Comunità a norma del presente articolo mira a eliminare le ineguaglianze,

nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne (3).

(1) La lettera è stata così sostituita dal Trattato di Amsterdam. (2) La lettera aggiunta dal Trattato di Amsterdam ha di conseguenza determinato la modifica di quelle

successive. (3) Così come aggiunto dal Trattato di Amsterdam.

Art. 4. 1. Ai fini enunciati all’art. 2, l’azione degli Stati membri e della Comunità comprende, alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal presente trattato, l’adozione di una politica eco- nomica che è fondata sullo stretto coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, sul mercato interno e sulla definizione di obiettivi comuni, condotta conformemente al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

2. Parallelamente, alle condizioni e secondo il ritmo e le procedure previsti dal presente trattato, questa azione comprende la fissazione irrevocabile dei tassi di cambio che comporterà l’intro- duzione di una moneta unica, l’ECU, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e di una politica del cambio uniche, che abbiano l’obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali nella Comunità conformemente al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

3. Queste azioni degli Stati membri e della Comunità implicano il rispetto dei seguenti principi direttivi: prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane nonché bilancia dei pagamenti sostenibile (1).

(1) Articolo introdotto dal Trattato sull’Unione Europea.

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Art. 5. La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato. Nei settori che non sono di sua esclusiva compe- tenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. L’azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato (1).

(1) Articolo introdotto dal Trattato sull’Unione Europea.

Art. 7. 1. L’esecuzione dei compiti affidati alla Comunità è assicurata da: – un Parlamento Europeo; – un Consiglio; – una Commissione; – una Corte di Giustizia; – una Corte dei Conti. Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dal presente

trattato. 2. Il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato economico e sociale e da

un Comitato delle regioni, che svolgono funzioni consultive (1).

(1) Articolo così modificato dal Trattato sull’Unione Europea.

PARTE II CITTADINANZA DELL’UNIONE

Art. 17. 1. E’ istituita una cittadinanza dell’Unione. E’ cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione costituisce un completamento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.

2. I cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente trattato (1) (2).

(1) Articolo aggiunto dal Trattato sull’Unione Europea. (2) Articolo così modificato dal Trattato di Amsterdam.

Art. 18. 1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dal presente trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione dello stesso.

2. Quando un’azione della Comunità risulti necessaria per raggiungere questo obiettivo e salvo che il presente trattato non abbia previsto poteri di azione a tal fine, il Consiglio può adottare disposizioni intese a facilitare l’esercizio dei diritti di cui al paragrafo.

Esso delibera secondo la procedura di cui all’articolo 251. 3. Il paragrafo 2 non si applica alle disposizioni relativa ai passaporti, alle carte d’identità,

ai titoli di soggiorno o altro documento assimilato né alle disposizioni relative alla sicurezza sociale o alla protezione sociale (1).

(1) L’Articolo, dapprima introdotto nel Trattato sull’Unione Europea, è stato così successivamente sostituito dal Trattato di Nizza.

Trattato istitutivo della Comunità EuropeaParte I – Tit. II – Par. 1

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

TITOLO III LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE, DEI SERVIZI E DEI CAPITALI

CAPO I I lavoratori

Art. 39. 1. La libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità è assicurata. 2. Essa implica l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i

lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

3. Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, essa importa il diritto: a) di rispondere a offerte di lavoro effettive; b) di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri, c) di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un’attività di lavoro, confor-

memente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l’occu- pazione dei lavoratori nazionali,

d) di rimanere, a condizioni che costituiranno l’oggetto di regolamenti di applicazione stabiliti dalla Commissione, sul territorio di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego. 4. Le disposizioni del presente articolo non sono apllicabili agli impieghi nella pubblica

amministrazione.

Art. 40. Il Consiglio, deliberando in conformità della procedura di cui all’art. 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale stabilisce, mediante direttive o regolamenti, le misure necessarie per attuare la libera circolazione dei lavoratori, quale è definita dall’art. 39, in particolare (1):

a) assicurando una stretta collaborazione tra le amministrazioni nazionali del lavoro; b) eliminando, quelle procedure e pratiche amministrative, come anche i termini per l’acces-

so agli impieghi disponibili, contemplati dalla legislazione interna ovvero da accordi conclusi in precedenza tra gli Stati membri, il cui mantenimento sarebbe d’ostacolo alla liberalizzazione dei movimenti dei lavoratori;

c) abolendo, tutti i termini e le altre restrizioni previste dalle legislazioni interne ovvero da accordi conclusi in precedenza tra gli Stati membri, che impongano ai lavoratori degli altri Stati membri, in ordine alla libera scelta di un lavoro, condizioni diverse da quelle stabilite per i lavoratori nazionali;

d) istituendo meccanismi idonei a mettere in contatto le offerte e le domande di lavoro e a facilitare l’equilibrio a condizioni che evitino di compromettere gravemente il tenore di vita e il livello dell’occupazione nelle diverse regioni e industrie.

(1) Il capoverso è stato così sostituito dal Trattato sull’Unione Europea.

Art. 41 Gli Stati membri favoriscono, nel quadro di un programma comune, gli scambi di giovani lavoratori.

CAPO II Il diritto di stabilimento

Art. 44. 1. Per realizzare la libertà di stabilimente in una determinata attività, il Consiglio, in conformità della procedura di cui all’art. 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale, delibera mediante direttive.

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2. Il Consiglio e la Commissione esercitano le funzioni loro attribuite in virtù delle disposizioni che precedono, in particolare:

a) trattando, in generale, con precedenza le attività per le quali la libertà di stabilimento costituisce un contributo particolarmente utile all’incremento della produzione e degli scambi;

b) assicurando una stretta collaborazione tra le amministrazioni nazionali competenti al fine di conoscere le situazioni particolari all’interno della Comunità delle diverse attività interessate;

c) sopprimendo quelle procedure e pratiche amministrative contemplate dalla legislazione interna ovvero da accordi precedentemente conclusi tra gli Stati membri, il cui mantenimento sarebbe di ostacolo alla libertà di stabilimento;

d) vigilando a che i lavoratori salariati di uno degli Stati membri, occupati nel territorio di un altro Stato membro, possano quivi rimanere per intraprendere un’attività non salariata, quando soddisfino alle condizioni che sarebbero loro richieste se entrassero in quello Stato nel momento in cui desiderano accedere all’attività di cui trattasi;

e) rendendo possibile l’acquisto e lo sfruttamento di proprietà fondiarie situate nel territorio di uno Stato membro da parte di un cittadino di un altro Stato membro, sempreché non siano lesi i principi stabiliti dall’art. 33, paragrafo 2;

f) applicando la graduale soppressione delle restrizioni relative alla libertà di stabilimento in ogni ramo di attività considerato, da una parte alle condizioni per l’apertura di agenzie, succursali o filiali sul territorio di uno Stato membro, e dall’altra alle condizioni di ammissione del personale della sede principale negli organi di gestione o di controllo di queste ultime;

g) coordinamento, nella necessaria misura e al fine di renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell’art. 48, secondo comma, per proteggere gli interessi tanto dei soci come dei terzi;

h) accertandosi che le condizioni di stabilimento non vengano alterate mediante aiuti con- cessi dagli Stati membri (1).

(1) Il primo paragrafo di questo articolo è stato abrogato dal Trattato di Amsterdam.

Art. 47. 1. Al fine di agevolare l’accesso alle attività non salariate e l’esercizio di queste, il Consiglio, deliberando in conformità della procedura di cui all’art. 251, stabilisce direttive intese al reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli.

2. In ordine alle stesse finalità, il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251, stabilisce le direttive intese al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative all’accesso alle attività non salariate e all’esercizio di queste. Il Consiglio delibera all’unanimità, durante tutta la procedura di cui all’articolo 251, per quelle direttive la cui esecuzione, in uno Stato membro almeno, comporti una modifica dei vigenti principi legislativi del regime delle professioni, per quanto riguarda la formazione e le condizioni di accesso delle persone fisiche. Negli altri casi il Consiglio delibera a maggioranza qualificata (1).

3. Per quanto riguarda le professioni mediche, paramediche e farmaceutiche, la graduale soppressione delle restrizioni sarà subordinata al coordinamento delle condizioni richieste per il loro esercizio nei singoli Stati membri.

(1) Paragrafo in tal modo sostituito dal Trattato di Amsterdam nell’articolo già precedentemente sostituito dal Trattato sull’Unione Europea.

Art. 48. Le società costituite conformemente alla legislazione di uno Stato membro e aventi la sede sociale, l’amministrazione centrale o il centro di attività principale all’interno della Co- munità, sono equiparate, ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente capo, alle per-

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

sone fisiche aventi la cittadinanza degli Stati membri. Per società si intendono le società di diritto civile o di diritto commerciale, ivi comprese le società cooperative, e le altre persone giuridiche contemplate dal diritto pubblico o privato, ad eccezione delle società che non si prefiggono scopi di lucro.

CAPO III I servizi

Art. 49. Nel quadro delle disposizioni seguenti, le restrizioni alla libera prestazione dei servizi all’interno della Comunità sono vietate nei confronti dei cittadini degli Stati membri stabiliti in un paese della Comunità che non sia quello del destinatario della prestazione.

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può estendere il beneficio delle disposizioni del presente capo ai prestatori di servizi, cittadini di un paese terzo e stabiliti all’interno della Comunità (1).

(1) Il comma è stato modificato dall’Atto Unico Europeo.

Art. 50. Ai sensi del presente trattato, sono considerate come servizi le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone.

I servizi comprendono in particolare: a) attività di carattere industriale, b) attività di carattere commerciale, c) attività artigiane, d) attività delle libere professioni.

Senza pregiudizio delle disposizioni del capo relativo al diritto di stabilimento, il prestatore può, per l’esecuzione della sua prestazione, esercitare, a titolo temporaneo, la sua attività nel paese ove la prestazione è fornita, alle stesse condizioni imposte dal paese stesso ai propri cittadini.

TITOLO VIII OCCUPAZIONE (1)

(1) Tale titolo, sub. VI bis precedentemente, è così stato aggiunto dal Trattato di Amsterdam.

Art. 125. Gli Stati membri e la Comunità, in base al presente titolo, si adoperano per sviluppare una strategia coordinata a favore dell’occupazione, e in particolare, a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del alvoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, al fine di realizzare gli obiettivi di cui all’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea e all’articolo 2 del presente trattato (1).

(1) L’articolo è stato introdotto dal Trattato di Amsterdam.

Art. 126. 1. Gli Stati membri, attraverso le loro politiche in materia di occupazione, contri- buiscono al raggiungimento degli obiettivi di cui all’articolo 125 in modo coerente con gli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della comunità adottati a norma dell’articolo 99, paragrafo 2.

2. Gli Stati membri, tenuto conto delle prassi nazionali in materia di responsabilità delle parti

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sociali, considerano la promozione dell’occupazione una questione di interesse comune e coordi- nano in sede di Consiglio le loro azioni al riguardo, in base alle disposizioni dell’articolo 128 (1).

(1) Articolo interamente aggiunto dal Trattato di Amsterdam.

Art. 127. 1. La Comunità contribuisce ad un elevato livello di occupazione promuovendo la cooperazione tra gli Stati membri nonché sostenendone e, se necessario, integrandone l’azione. Sono in questo contesto rispettate le competenze degli Stati membri.

2. Nella definizione e nell’attuazione delle politiche e delle attività comunitarie si tiene conto dell’obiettivo di un livello di occupazione elevato (1).

(1) Come nota 1 sub art. 126.

TITOLO XI POLITICA SOCIALE, ISTRUZIONE PROFESSIONALE E GIOVENTÙ

CAPO I

Art. 136. La Comunità e gli Stati membri, tenuti presenti i diritti sociali fondamentali, quali quelli definiti nella carta sociale europea firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, hanno come obiettivi la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo svi- luppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l’emarginazione. A tal fine, la Comunità e gli Stati membri mettono in atto misure che tengono conto della diversità delle prassi nazionali, in particolare nelle relazioni contrattuali, e della società di mantenere la competitività dell’economia della Comunità.

Essi ritengono che una tale evoluzione risulterà sia dal funzionamento del mercato comune, che favorirà l’armonizzarsi dei sistemi sociali, sia dalle procedure previste dal presente trattato e dal ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative (1).

(1) Articolo interamente sostituito dal Trattato di Amsterdam.

Art. 143. La Commissione elabora una relazione annuale sugli sviluppi nella realizzazione degli obiettivi dell’articolo 136, compresa la situazione demografica nella Comunità. Essa tra- smette la relazione al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale.

Il Parlamento Europeo può invitare la Commissione ad elaborare relazioni su problemi particolari concernenti la situazione sociale (1).

(1) L’articolo è stato sostituito dal Trattato di Amsterdam.

CAPO II Il Fondo sociale europeo

Art. 146. Per migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori nell’ambito del mercato interno e contribuire così al miglioramento del tenore di vita, è istituito, nel quadro delle dispo-

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

Titolo II – Par. 1

sizioni seguenti, un Fondo sociale europeo che ha l’obiettivo di promuovere all’interno della Comunità le possibilità di occupazione e la mobilità geografica e professionale dei lavoratori, nonché di facilitare l’adeguamento alle trasformazioni industriali e ai cambiamenti dei sistemi di produzione, in particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale (1).

(1) L’articolo è stato sostituito così dal Trattato di Amsterdam.

Art. 147. L’ammistrazione del Fondo spetta alla Commissione. In tale compito la Commissione è assistita da un comitato, presieduto da un membro della

Commissione e composto di rappresentanti dei governi e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Art. 148. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle Regioni, adotta le decisioni di applicazione relative al Fondo sociale europeo.

CAPO III Istruzione, formazione professionale e gioventù

Art. 149. 1. La Comunità contribuisce allo sviluppo di un’istruzione di qualità incentivando la cooperazione tra Stati membri e, se necessario, sostenendo ed integrando la loro azione nel pieno rispetto della responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell’inse- gnamento e l’organizzazione del sistema d’istruzione, nonché delle loro diversità culturali e linguistiche.

2. L’azione della Comunità è intesa: – a sviluppare la dimensione europea dell’istruzione, segnatamente con l’apprendimento e

la diffusione delle lingue degli Stati membri; – a favorire la mobilità degli studenti e degli insegnanti, promuovendo tra l’altro il riconosci-

mento accademico dei diplomi e dei periodi di studio; – a promuovere la cooperazione tra gli istituti – a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi

di istruzione degli Stati membri; – a favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di attività socio-educative; – a incoraggiare lo sviluppo dell’istruzione a distanza. 3. La Comunità e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e le orga-

nizzazioni internazionali competenti in materia di istruzione, in particolare con il Consiglio d’Eu- ropa.

4. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo, il Consiglio adotta:

– deliberando in conformità della procedura di cui all’art. 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, azioni di incentivazione, ad esclu- sione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati mem- bri;

– deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, raccomandazioni (1).

(1) Questo articolo è stato così sostituito dal Trattato sull’Unione Europea.

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Art. 150. 1. La Comunità attua una politica di formazione professionale che rafforza ed integra le azioni degli Stati membri, nel pieno rispetto della responsabilità di questi ultimi per quanto riguarda il contenuto e l’organizzazione della formazione professionale.

2. L’azione della Comunità è intesa: – a facilitare l’adeguamento alle trasformazioni industriali, in particolare attraverso la forma-

zione e la riconversione professionale; – a migliorare la formazione professionale iniziale e la formazione permanente, per agevo-

lare l’inserimento e il reinserimento professionale sul mercato del lavoro; – a facilitare l’accesso alla formazione professionale ed a favorire la mobilità degli istruttori

e delle persone in formazione, in particolare dei giovani; – a stimolare la cooperazione in materia di formazione tra istituti di insegnamento o di

formazione professionale e imprese; – a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi

di formazione degli Stati membri. 3. La Comunità e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e le orga-

nizzazioni internazionali competenti in materia di formazione professionale. 4. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 e previa consultazione

del Comitato economico e sociale e del Comitato delle Regioni, adotta le misure atte a contri- buire alla realizzazione degli obiettivi di cui al presente articolo, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri (1).

(1) Tale paragrafo è stato così sostituito dal Trattato di Amsterdam.

PARTE V LE ISTITUZIONI DELLA COMUNITÀ

TITOLO I DISPOSIZIONI ISTITUZIONALI

Art. 260. Il Comitato designa tra i suoi membri il Presidente e l’Ufficio di presidenza per una durata di due anni. Esso stabilisce il proprio regolamento interno.

Il Comitato è convocato dal Presidente su richiesta del Consiglio o della Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa (1).

(1) Articolo così sostituito dal Trattato sull’Unione Europea.

Art. 262. Il Consiglio o la Commissione sono tenuti a consultare il Comitato nei casi previsti dal presente trattato. Tali istituzioni possono consultarlo in tutti i casi in cui lo ritengano oppor- tuno. Il Comitato, qualora lo ritenga opportuno, può formulare un parere di propria iniziativa.

Qualora lo reputino necessario, il Consiglio o la Commissione fissano al Comitato, per la presentazione del suo parere, un termine che non può essere inferiore ad un mese a decorrere dalla data della comunicazione inviata a tal fine al Presidente.

Allo spirare del termine fissato, si può non tener conto dell’assenza di parere. Il parere del Comitato e il parere della sezione specializzata sono trasmessi al Consiglio e

alla Commissione, unitamente a un resoconto delle deliberazioni. Il Comitato può essere consultato dal Parlamento europeo (1).

(1) Tale comma è stato introdotto dal Trattato di Amsterdam nell’articolo già precedentemente sostituito dal Trattato sull’Unione Europea.

Trattato istitutivo della Comunità EuropeaParte I – Tit. II – Par. 1

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

Legislazione Comunitaria del Lavoro

NORMATIVA SELEZIONATA

• CARTA COMUNITARIA DEI DIRITTI SOCIALI FONDAMENTALI DEI LAVORATORI (STRASBURGO 9/12/1989)

(Articoli estratti)

TITOLO I DIRITTI SOCIALI FONDAMENTALI DEI LAVORATORI

Libera circolazione

Art. 1. Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, ogni lavoratore comunitario ha diritto di circolare liberamente sull’intero ter- ritorio della Comunità europea.

Art. 2. Il diritto alla libera circolazione consente a qualsiasi lavoratore di esercitare qualsiasi professione o mestiere all’interno della comunità, secondo i principi della parità di trattamento, per quanto riguarda l’accesso all’occupazione, le condizioni di lavoro e la protezione sociale del paese ospitante.

Occupazione e retribuzione

Art. 4. Ogni persona ha diritto alla libertà di scelta e di esercizio di una professione, secondo le norme che disciplinano ciascuna professione.

Art. 5. Ogni lavoro deve essere retribuito in modo equo. A tal fine è necessario che, in base alle modalità proprie di ciascun paese: – sia assicurata ai lavoratori una retribuzione sufficiente equa, cioè una retribuzione suffi-

ciente per consentire loro un decoroso tenore di vita; – i lavoratori soggetti ad una regolamentazione del lavoro diversa dal contratto a tempo

pieno e di durata indeterminata beneficino di un’equa retribuzione di riferimento;

Parte I – Tit. II – Par. 2

LEGISLAZIONE COMUNITARIA DEL LAVORO

NORMATIVA DI RIFERIMENTO (in ordine cronologico)

Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori. (Strasburgo 9/12/1989). • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (in G.U.C.E., 18/12/2000, n. C364). • L. 1/03/2002, n. 39 (in G.U., 26/03/2002, n. 72). Disposizioni per l’adempimento di

obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. (Legge comunita- ria 2001).

L. 3/02/2003 n. 14 (in G.U., 7/02/2003, n. 31). Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle comunità europee. (Legge comunitaria 2002).

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– le retribuzioni non possono formare oggetto di trattenuta, pignoramento o cessione se non conformemente alle disposizioni nazionali; queste ultime dovrebbero prevedere le misure atte a garantire al lavoratore i mezzi necessari per il proprio sostentamento e per quello della famiglia.

• CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA (Articoli estratti)

Art. 5. (Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato). Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio. E’ proibita la tratta degli esseri umani.

Art. 15. (Libertà professionale e diritto di lavorare). Ogni individuo ha il diritto di lavorare d di esercitare una professione liberamente scelta o accettata.

Ogni cittadino dell’Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro.

I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell’unione.

Art. 23. (Parità tra uomini e donne). La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.

Il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sotto rappresentato.

Art. 27. (Diritto dei lavoratori all’informazione ed alla consultazione nell’ambito dell’im- presa) Ai lavoratori o ai loro rappresentanti devono essere garantite, ai livelli appropriati, l’in- formazione è la consultazione in tempo utile nei casi e alle condizioni pevisti dal diritto comu- nitario e dalle legislazioni e prassi nazionali.

Art. 31. (Condizioni di lavoro giuste ed eque). Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

Ogni lavoratore ha diritto ad una limitazione della durata massima del lavoro ed ai periodi di riposo giornalieri e settimanali ed a ferie annuali retribuite.

L. 3 febbraio 2003, n. 14.

CAPO I Disposizioni generali sui procedimenti

per l’adempimento degli obblighi comunitari

Art. 1. (Delega al Governo per l’attuazione di direttive comunitarie). 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore

della presente legge, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e B.

2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto

Legislazione Comunitaria del LavoroParte I – Tit. II – Par. 2

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

Legislazione Comunitaria del Lavoro

con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati in relazione all’oggetto della direttiva.

3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato B nonché, qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali, quelli relativi all’attua- zione delle direttive elencate nell’allegato A, sono trasmessi, dopo l’acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perché su di essi sia espresso, entro quaranta giorni dalla data di trasmissione, il parere dei competenti organi parlamentari. Decorso tale termine, i decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine previsto per il parere dei competenti organi parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 e 4 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta giorni.

4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo può emanare, con la procedura indicata nei commi 2 e 3, disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1.

5. In relazione a quanto disposto dall’articolo 117, quinto comma, della Costituzione, i decreti legislativi eventualmente adottati nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, entrano in vigore, per le regioni e le province autonome nelle quali non sia ancora in vigore la propria normativa di attuazione, alla data di scadenza del termine stabilito per l’attuazione della normativa comunitaria e perdono comunque efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della normativa di attuazione adottata da ciascuna regione e provincia autonoma nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comu- nitario e, nelle materie di competenza concorrente, dei princìpi fondamentali stabiliti dalla legi- slazione dello Stato. A tale fine i decreti legislativi recano l’esplicita indicazione della natura sostitutiva e cedevole delle disposizioni in essi contenute.

Art. 2. (Princìpi e criteri direttivi generali della delega legislativa). 1. Salvi gli specifici princìpi e criteri direttivi stabiliti dalle disposizioni di cui al capo II ed in

aggiunta a quelli contenuti nelle direttive da attuare nonché a quelli, per quanto compatibili, contenuti nell’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, i decreti legislativi di cui all’articolo 1 sono informati ai seguenti princìpi e criteri direttivi generali:

a) le amministrazioni direttamente interessate provvedono all’attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture amministrative;

b) per evitare disarmonie con le discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla nor- mativa da attuare, sono introdotte le occorrenti modifiche o integrazioni alle discipline stesse, fatte salve le materie oggetto di delegificazione ovvero i procedimenti oggetto di semplificazione amministrativa;

c) salva l’applicazione delle norme penali vigenti, ove necessario per assicurare l’osservanza delle disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente, dell’ammenda fino a 103.291 euro e dell’arresto fino a tre anni, sono previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledano o espongano a pericolo interessi costitu- zionalmente protetti. In tali casi sono previste: la pena dell’ammenda alternativa all’arresto per le infrazioni che espongano a pericolo o danneggino l’interesse protetto; la pena dell’arresto congiunta a quella dell’ammenda per le infrazioni che rechino un danno di particolare gravità. La sanzione amministrativa del pagamento di una somma non inferiore a 103 euro e non superiore a 103.291 euro è prevista per le infrazioni che ledano o espongano a pericolo interessi diversi da quelli sopra indicati. Nell’ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni sopra indicate sono determinate nella loro entità, tenendo conto della diversa potenzialità lesiva del- l’interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in astratto, di specifiche qualità personali del colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di prevenzione, controllo o

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vigilanza, nonché del vantaggio patrimoniale che l’infrazione può recare al colpevole o alla persona o ente nel cui interesse egli agisce. In ogni caso sono previste sanzioni identiche a quelle eventualmente già comminate dalle leggi vigenti per le violazioni omogenee e di pari offensività rispetto alle infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi;

d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non riguardano l’attività ordinaria delle amministrazioni statali o regionali possono essere previste nei soli limiti occorrenti per l’adempimento degli obblighi di attuazione delle direttive; alla relativa copertura, nonché alla copertura delle minori entrate eventualmente derivanti dall’attuazione delle direttive, in quanto non sia possibile fare fronte con i fondi già assegnati alle competenti amministrazioni, si prov- vede a carico del fondo di rotazione di cui all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, per un ammontare non superiore a 50 milioni di euro;

e) all’attuazione di direttive che modificano precedenti direttive già attuate con legge o decreto legislativo si procede, se la modificazione non comporta ampliamento della materia regolata, apportando le corrispondenti modifiche alla legge o al decreto legislativo di attuazione della direttiva modificata;

f) i decreti legislativi assicurano in ogni caso che, nelle materie oggetto delle direttive da attuare, la disciplina sia pienamente conforme alle prescrizioni delle direttive medesime, tenuto anche conto delle eventuali modificazioni comunque intervenute fino al momento dell’esercizio della delega;

g) quando si verifichino sovrapposizioni di competenze fra amministrazioni diverse o comun- que siano coinvolte le competenze di più amministrazioni statali, i decreti legislativi individuano, attraverso le più opportune forme di coordinamento, rispettando i princìpi di sussidiarietà, dif- ferenziazione e adeguatezza e le competenze delle regioni e degli altri enti territoriali, le pro- cedure per salvaguardare l’unitarietà dei processi decisionali, la trasparenza, la celerità, l’effi- cacia e l’economicità nell’azione amministrativa e la chiara individuazione dei soggetti respon- sabili.

Art. 3. (Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di disposizioni comunitarie).

1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie nell’ordinamento nazionale, il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, è delegato ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o am- ministrative per le violazioni di direttive comunitarie attuate in via regolamentare o amministrativa ai sensi della legge 22 febbraio 1994, n. 146, della legge 24 aprile 1998, n. 128, e della presente legge, e di regolamenti comunitari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, per i quali non siano già previste sanzioni penali o amministrative.

2. La delega di cui al comma 1 è esercitata con decreti legislativi adottati a norma dell’ar- ticolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri competenti per materia. I decreti legislativi si informeranno ai princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c).

3. Sugli schemi di decreto legislativo di cui al presente articolo, il Governo acquisisce i pareri dei competenti organi parlamentari che devono essere espressi entro sessanta giorni dalla ricezione degli schemi. Decorso inutilmente il termine predetto, i decreti legislativi possono essere comunque emanati.

Art. 4. (Oneri relativi a prestazioni e controlli). 1. Nell’attuazione delle normative comunitarie, gli oneri derivanti da prestazioni e controlli

a carico degli uffici pubblici ricadono sui soggetti interessati in relazione al costo effettivo del servizio, ove ciò non risulti in contrasto con la disciplina comunitaria. Le suddette tariffe sono predeterminate e pubbliche.

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

Art. 5. (Riordinamento normativo nelle materie interessate dalle direttive comunitarie). 1. Il Governo è delegato ad adottare, con le modalità di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 1,

entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, testi unici delle dispo- sizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite per il recepimento di direttive comunitarie, al fine di coordinare le medesime con le norme legislative vigenti nelle stesse materie, appor- tando le sole integrazioni e modificazioni necessarie a garantire la semplificazione e la coerenza logica, sistematica e lessicale della normativa, applicando, per quanto compatibili, i princìpi ed i criteri direttivi contenuti nell’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive mo- dificazioni.

2. I testi unici di cui al comma 1 riguardano materie o settori omogenei. Fermo restando quanto disposto al comma 3, le disposizioni contenute nei testi unici non possono essere abrogate, derogate, sospese o comunque modificate se non in modo esplicito, mediante l’indi- cazione puntuale delle disposizioni da abrogare, derogare, sospendere o modificare.

3. Per le disposizioni adottate ai sensi del presente articolo si applica quanto previsto al comma 5 dell’articolo 1.

4. Il presente articolo non si applica alla materia della sicurezza e igiene del lavoro.

CAPO II Disposizioni particolari di adempimento,

criteri specifici di delega legislativa

Art. 6. (Modifica all’articolo 1469-sexies del codice civile, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 24 gennaio 2002, nella causa C-372/ 99).

1. All’articolo 1469-sexies, primo comma, del codice civile, dopo le parole: “che utilizzano” sono inserite le seguenti: “o che raccomandano l’utilizzo di”.

Art. 7. (Modifica all’articolo 55 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626). 1. Il comma 5 dell’articolo 55 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, è sostituito

dal seguente: 5. Il datore di lavoro fornisce, a sue spese, ai lavoratori i dispositivi speciali di correzione,

in funzione dell’attività svolta, qualora i risultati degli esami di cui ai commi 1, 3-ter e 4 ne evidenzino la necessità e non sia possibile utilizzare i dispositivi normali di correzione”.

Art. 13. (Modifiche alla legge 24 luglio 1985, n. 409, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 29novembre 2001, nella causa C-202/99).

1. All’articolo 1 della legge 24 luglio 1985, n. 409, dopo la parola: “Stato” sono soppresse le seguenti parole: “nonché dai laureati in medicina e chirurgia che siano in possesso della relativa abilitazione all’esercizio professionale e di un diploma di specializzazione in campo odontoiatrico”.

2. All’articolo 4, secondo comma, della legge 24 luglio 1985, n. 409, dopo la parola: “iscri- zione” sono soppresse le seguenti: “i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio pro- fessionale in possesso di un diploma di specializzazione in campo odontoiatrico, nonché”.

3. L’articolo 5 della legge 24 luglio 1985, n. 409, è abrogato.

Art. 16. (Modifica al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, recante attuazione delle direttive 85/384/CEE, 85/614/CEE e 86/17/CEE, in materia di riconoscimento di diplo- mi, certificati e altri titoli nel settore dell’architettura).

1. L’articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, è sostituito dal seguente: “Art. 1. - (Ambito di applicazione) – 1. Il presente decreto disciplina il riconoscimento dei

diplomi, certificati e altri titoli rilasciati a cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea o di

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uno degli altri Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo per l’accesso o l’eser- cizio in Italia dell’attività di architetto a titolo permanente o con carattere di temporaneità”.

2. All’articolo 2 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

“2-bis. I diplomi, certificati e altri titoli, di cui ai commi 1 e 2, rilasciati dagli altri Stati membri dell’Unione europea, sono elencati nella comunicazione della Commissione europea 2001/ C333/02 del 28 novembre 2001, e successive modificazioni, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 85/384/CEE.

2-ter. In deroga a quanto previsto ai commi 1 e 2, è riconosciuta la formazione delle “Fachhochschulen” nella Repubblica Federale di Germania, purché sia impartita in tre anni, esista al 10 maggio 1985, corrisponda ai requisiti definiti all’articolo 4 e dia nella Repubblica Federale di Germania accesso all’attività di architetto con il titolo professionale di architetto e purché detta formazione sia completata da un periodo di esperienza professionale nella Repub- blica Federale di Germania della durata di quattro anni, comprovato da un apposito certificato rilasciato dall’ordine professionale cui è iscritto l’architetto.

2-quater. Sono, altresì, ammessi alla procedura di riconoscimento di cui all’articolo 4, i diplomi, certificati e altri titoli acquisiti in Paesi terzi da cittadini di cui all’articolo 1, qualora tali diplomi, certificati e altri titoli siano stati riconosciuti in un altro Stato membro dell’Unione europea e corrispondano ai diplomi, certificati e titoli elencati nella comunicazione della Commissione europea di cui al comma 2-bis o nell’allegato A.

2-quinquies. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca comunica alla Commis- sione europea e contemporaneamente a tutti gli altri Stati membri dell’Unione europea e agli altri Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, i diplomi, i certificati e gli altri titoli rilasciati in Italia e che rispondono ai requisiti di cui ai commi 1 e 2, con l’indicazione delle Università che li rilasciano”.

3. L’articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, è sostituito dal seguente: “Art. 4. - (Competenze e procedimento) – 1. I soggetti di cui all’articolo 1 devono presentare

al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca domanda per il riconoscimento del proprio titolo ai fini dell’ammissione all’esercizio dell’attività di architetto nel territorio della Repubblica italiana.

2. La domanda, redatta in lingua italiana ed in carta da bollo, deve indicare la provincia nella quale l’interessato ha intenzione di stabilirsi o di operare, ed essere corredata dei seguenti documenti:

a) il diploma, certificato, o titolo o insieme di titoli di cui si chiede il riconoscimento, in copia autenticata, o un attestato rilasciato dalla stessa autorità che ha conferito il diploma, certificato o altri titoli, che, riportando gli stessi dati, ne conferma la veridicità;

b) un certificato rilasciato da un’autorità competente dello Stato membro d’origine o di provenienza, che dichiari soddisfatti i requisiti di moralità o di onorabilità in esso richiesti per l’accesso all’attività di architetto.

Se lo Stato membro d’origine o di provenienza non richiede tale attestato, in sostituzione deve essere presentato un estratto del casellario giudiziario o, in mancanza, un documento equipollente rilasciato dalla competente autorità di quello Stato. Se nessuno dei predetti docu- menti viene rilasciato nello Stato membro d’origine o di provenienza, deve essere presentato un attestato che faccia fede che l’interessato ha reso una dichiarazione giurata o, negli Stati in cui tale giuramento non esista, una dichiarazione solenne davanti ad una competente autorità giudiziaria o amministrativa, ad un notaio o ad un organismo professionale qualificato dello Stato membro d’origine o di provenienza. Dai documenti sopra indicati deve altresì risultare che l’interessato non è stato in precedenza dichiarato fallito o, se lo è stato, che sono decorsi almeno cinque anni dalla pronunzia della dichiarazione di fallimento o, se è decorso un termine più breve, che nei confronti dell’interessato è stato adottato provvedimento con effetti di riabilitazione civile;

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

c) un certificato di cittadinanza o copia di altro documento dalla quale si evinca la cittadi- nanza dell’interessato.

3. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca può richiedere che i documenti, se redatti in lingua diversa dall’italiano, siano accompagnati da una traduzione ufficiale in lingua italiana del testo originale qualora sia impossibile acquisire, attraverso altri canali, le necessarie informazioni dai documenti prodotti.

4. Al momento della loro presentazione i documenti di cui alle lettere b) e c) del comma 2 non devono essere di data anteriore a tre mesi.

5. Entro trenta giorni dalla data di presentazione della documentazione, il Ministero dell’istru- zione, dell’università e della ricerca accerta la completezza e la regolarità della domanda e della relativa documentazione, richiedendo all’interessato le eventuali integrazioni.

6. Per la valutazione dei titoli di cui al comma 2, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca indìce, previa consultazione del Consiglio universitario nazionale, una conferenza di servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, alla quale partecipano:

a) il Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie; b) il Ministero degli affari esteri; c) il Ministero della giustizia; d) il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. 7. In relazione a casi specifici, la conferenza di servizi di cui al comma 6 può essere integrata

da un rappresentante del Consiglio nazionale degli ingegneri. 8. Il procedimento si conclude con l’adozione, da parte del Ministero dell’istruzione, dell’uni-

versità e della ricerca, del decreto di riconoscimento o del provvedimento di rifiuto entro tre mesi dalla presentazione della domanda o della sua integrazione.

9. Il decreto di riconoscimento o il provvedimento di rifiuto sono comunicati all’interessato. Il decreto è altresì trasmesso al Consiglio degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori territorialmente competente per l’iscrizione nell’albo ai sensi dell’articolo 5.

10. Se i titoli di cui all’articolo 2, comma 2-quater, attestano una formazione non conforme ai requisiti di cui al medesimo articolo, commi 1 e 2, il riconoscimento può essere condizionato al superamento di una prova attitudinale ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, tenuto conto anche dell’esperienza professionale acquisita nello Stato membro che ha riconosciuto detto titolo”.

4. L’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, è sostituito dal seguente: “Art. 9 - (Ammissione alla prestazione di servizi) – 1. Sono ammessi all’esercizio dell’attività

disciplinata dal presente decreto, con carattere di temporaneità, previa dichiarazione al Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, i cittadini di cui all’articolo 1 che:

a) sono in possesso di uno dei titoli di cui all’allegato A o contenuti nella comunicazione della Commissione europea di cui all’articolo 2, comma 2-bis, o si trovano nella situazione prevista dall’articolo 6;

b) esercitano legalmente l’attività relativa al settore dell’architettura nello Stato membro in cui sono stabiliti.

2. La prestazione di servizi, di cui al comma 1, comporta l’iscrizione in appositi registri, istituiti e tenuti presso i Consigli provinciali ed il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, con oneri a carico degli ordini.

3. Ai cittadini di cui all’articolo 1, iscritti nel registro, si applicano le disposizioni relative al godimento dei diritti ed alla osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento professionale in quanto compatibili”.

5. Dopo l’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, è inserito il seguente: “Art. 9-bis. - (Esercizio della professione di architetto in altri Stati membri) – 1. Ai fini del

riconoscimento in altri Stati dell’Unione europea o negli altri Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca certifica il valore abilitante all’esercizio della professione dei titoli conseguiti in Italia”.

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6. L’articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, è sostituito dal seguente: “Art. 11. - (Norme transitorie) – 1. Sono riconosciuti, ai fini dell’accesso alle attività discipli-

nate dal presente decreto e del loro esercizio: a) i diplomi, certificati e altri titoli rilasciati dagli altri Stati membri dell’Unione europea fino

al 5 agosto 1985 ed elencati nell’allegato A; b) i diplomi, i certificati e gli altri titoli elencati nell’allegato A e rilasciati dai rispettivi Stati

membri dell’Unione europea a coloro che abbiano iniziato la relativa formazione al massimo durante il terzo anno accademico successivo al 5 agosto 1985;

c) gli attestati, rilasciati negli altri Stati membri dell’Unione europea, sulla base di disposizioni anteriori al 5 agosto 1985, da cui risulti che il titolare è stato autorizzato, prima del 5 agosto 1987, a far uso del titolo di architetto ed ha effettivamente svolto, per almeno tre anni consecutivi, nel corso dei cinque anni precedenti il rilascio dell’attestato, le attività relative;

d) gli attestati, rilasciati negli altri Stati membri dell’Unione europea, sulla base di disposizioni emanate nel periodo tra il 5 agosto 1985 e il 5 agosto 1987, da cui risulti che il titolare è stato autorizzato, entro tale ultima data, a far uso del titolo di architetto ed ha effettivamente svolto, per almeno tre anni consecutivi, nel corso dei cinque anni precedenti il rilascio dell’attestato, le attività relative;

e) gli attestati rilasciati dalle autorità competenti della Repubblica Federale di Germania che sanzionano la relativa equivalenza dei titoli di formazione rilasciati, a decorrere dall’8 maggio 1945, dalle autorità competenti della Repubblica democratica tedesca, con i titoli elencati all’al- legato A”.

7. Sono abrogati gli articoli 8 e 11 del regolamento contenente norme ed integrazione della disciplina dei procedimenti di riconoscimento ed iscrizione all’albo degli architetti di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 10 giugno 1994, n. 776.

Art. 17. (Modifica all’articolo 2 della legge 24 giugno 1997, n. 196, recante norme in materia di promozione dell’occupazione, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 7 febbraio 2002, nella causa C-279/00).

1. All’articolo 2, comma 2, della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni, alla lettera c) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “Sono esonerate dalla prestazione delle garanzie di cui alla presente lettera le società che abbiano assolto ad obblighi analoghi fissati per le stesse finalità dalla legislazione di altro Stato membro dell’Unione europea”.

Art. 18. (Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 7 marzo 2002, nella causa C-145/99).

1. L’articolo 2, secondo comma, della legge 9 febbraio 1982, n. 31, in materia di libera prestazione di servizi da parte di avvocati cittadini degli Stati membri delle Comunità europee, è abrogato.

2. All’articolo 17, primo comma, numero 7, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modifica- zioni, dopo la parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o il proprio domicilio professionale”.

Art. 20. (Delega al Governo per la modifica della legge 23 luglio 1991, n. 223, recante norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazio- ne di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro, in relazione alla causa C-32/02).

1. Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la completa attuazione della direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, apportando alla legge 23 luglio 1991, n. 223, le

Legislazione Comunitaria del LavoroParte I – Tit. II – Par. 2

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Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

Legislazione Comunitaria del Lavoro

modifiche necessarie per adeguarne l’ambito soggettivo di applicazione ai vincoli comunitari. 2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è emanato con le modalità di cui ai commi 2 e

3 dell’articolo 1 e nel rispetto dei princìpi e criteri generali stabiliti nell’articolo 2.

Art. 21. (Modifiche al decreto legislativo 26 novembre 1999, n. 532, e alla legge 19 gennaio 1955, n. 25, in materia di lavoro notturno).

1. All’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 26 novembre 1999, n. 532, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “È fatto salvo quanto previsto dall’articolo 10 della legge 19 gennaio 1955, n. 25”.

2. Il quarto comma dell’articolo 10 della legge 19 gennaio 1955, n. 25, è sostituito dal seguente:

“È in ogni caso vietato il lavoro fra le ore 22 e le ore 6 ad eccezione di quello svolto dagli apprendisti di età superiore ai 18 anni nell’ambito delle aziende artigianali di panificazione e di pasticceria, delle aziende del comparto turistico e dei pubblici esercizi”.

Art. 26. (Modifica all’articolo 1 della legge 24 marzo 2001, n. 127). 1. All’articolo 1, comma 4, della legge 24 marzo 2001, n. 127, le parole: “Il Governo emana

entro dodici mesi” sono sostituite dalle seguenti: “Il Governo, al fine di consentire il previo recepimento della direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali, emana, entro diciotto mesi”.

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GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

• Corte Giustizia 6/03/2003 n. C485/01 L’iscrizione nel registro delle imprese presuppone la previa inclusione dell’agente commer-

ciale in un apposito ruolo presso le camere di commercio. Tuttavia la mancata iscrizione non inficia la validità del contratto ed i rapporti tra le parti, ma determina soltanto l’applicazione di una sanzione amministrativa in conformità con quanto disposto dalla Direttiva CE 86/653. Se la mancata iscrizione dovesse provocare una lesione dei diritti degli agenti di commercio, di cui alla direttiva citata, si ravviserebbe una violazione della normativa comunitaria. L’ordinamento italiano in materia è conforme alla direttiva citata perché non subordina la tutela degli agenti di commercio e la validità dei contratti sottoscritti all’iscrizione nel registro delle imprese.

• Corte Giustizia 9/01/2003 n. C257/00 I parenti di un lavoratore comunitario deceduto hanno diritto al soggiorno nello Stato in cui

ha lavorato ed ha avuto la residenza il loro congiunto, purchè quest’ultima risulti da un periodo di almeno due anni precedenti il suo decesso.

• Corte Giustizia 12/12/2002 n. C442/00 Il diritto alla retribuzione derivante da contratto di lavoro secondo la Direttiva del Consiglio

n.80/987/CE (artt. 1 e 3) riguardante il riavvicinamento degli ordinamenti degli Stati membri alle normative per la tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro è garantita, nel senso che vi è la responsabilità dell’Istituto di Garanzia. Il Giudice dovrà disap- plicare la normativa interna che violi il principio di uguaglianza della nozione di retribuizione secondo quanto disposto dall’art. 2, n.2 Dir. 80/987 per i diritti corrispondenti a salarios de tramitaciòn dovendosi, applicare ai lavoratori appartenenti all’azienda in stato di insolvenza le disposizioni che rientrano appunto nelle citate norme di “nozione di retribuzione”.

In pratica,in caso di insolvenza il Fondo di Garanzia versa ai lavoratori la retribuzione spettante riconosciuta nell’ambito di una conciliazione o decisione giudiziaria

• Corte Giustizia 24/01/2002 n. C-51/00 In base all’art.3 della Direttiva 77/187, nell’ipotesi di trasferimento di azienda il lavoratore

può rifiutare il passaggio al cessionario. Infatti, non costituisce ostacolo la sussistenza del

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rapporto di lavoro di un dipendente del cedente ai fini della prosecuzione del rapporto con il cedente stesso, poiché la suddetta norma per cui il trasferimento del rapporto di lavoro si verifica automaticamente ed è imperativa solo nel senso che non può derogarsi se non in favore del dipendente, che può sempre rifiutare il passaggio al cessionario.

• Corte Giustizia 07/02/2002 n. C-279/00 L’obbligo per le società fornitrici di lavoro temporaneo di avere la sede legale o una sua

dipendenza nel territorio dello Stato Italiano, a norma dell’art. 2, secondo comma, lett. a), l. n. 196/1997, viola l’art. 49 Trattato CE, in quanto rende impossibile la prestazione in Italia di servizi da parte delle imprese stabilite in altri Stati membri. Tale obbligo, inoltre, non è indispensabile per tutelare i diritti dei lavoratori.

L’obbligo per le società fornitrici di lavoro temporaneo di disporre di un cospicuo deposito cauzionale a garanzia dei crediti dei lavoratori e dei corrispondenti crediti contributivi degli entri previdenziali, ex art. 2, secondo comma, lett. C), l. n.196/1997, viola l’art. 49 Trattato CE, in quanto ostacola le attività di un prestatore stabilito in uno Stato membro diverso dall’Italia. L’istituzione di tale obbligo, inoltre, non tiene conto di altri obblighi comparabili, in rapporto alla loro finalità, cui le imprese sono già soggette nello Stato membro dove sono stabilite.

L’obbligo per le società fornitrici di lavoro temporaneo di disporre di un deposito cauzionale presso un istituto di credito avente sede o dipendenza nel territorio nazionale, a norma dell’art. 2, secondo comma, lett. C), l. n. 196/1997, viola l’art. 56 Trattato CE, impedendo alle imprese che vogliano esercitare tale attività in Italia di far valere a tal fine un deposito cauzionale effettuato presso un istituto di credito stabilito in uno Stato membro diverso, nonché l’art. 49 Trattato CE, costituendo una discriminazione nei confronti degli istituti di credito stabiliti in altri Stati membri.

• Corte Giustizia 15/11/2001 n. C-49/00 La Repubblica Italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli

artt. 6, n.3, lett. A), 7, nn.3, 5 e 8, della Direttiva del Consiglio 12 giugno 1989, 89/391/CEE, concernente l’attuzione di misure volte a promuovere il miglioramenteo della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, non avendo prescritto che il datore debba valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza esistenti sul luogo di lavoro; avendo consentito al datore di lavoro di decidere se fare ricorso o meno a servizi esterni di protezione e di prevenzione quando le competenze interne all’impresa sono insufficienti e non avendo definito le capacità e le attitudini di cui devono essere in possesso le persone responsabili delle attività di protezione e di prevenzione dei rischi professionali per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

• Corte Giustizia 7/02/2001 n. C-279/00 L’obbligo per l’azienda fornitrice di lavoro temporaneo previsto dall’art. 2 co. 2° lett. A) L. 196/

97 di depositare una cauzione presso un istituto di credito italiano viola gli artt. 49 e 56 del trattato comunitario in quanto ostacola le attività del lavoratore in un altro Stato della CE. Tale obbligo, infatti, impedisce alle imprese che vogliano esercitare l’attività di lavoro temporaneo in Italia di utilizzare un deposito cauzionale effettuato a garanzia dei crediti del lavoratore.

244

Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO (O.I.L.)

NORMATIVA SELEZIONATA

L. 13 novembre 1947, n. 1622.

Art.1. Piena ed intera esecuzione è data ai seguenti Atti internazionali adottati a Montréal dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nel corso della sua XXIX sessione, il 9 ottobre 1946:

a) Atto di emendamento della Costituzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. b) Convenzione per la revisione parziale delle Convenzioni adottate dalla Conferenza ge-

nerale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro nelle sue prime XXVIII sessioni, per as- sicurare l’esercizio futuro di alcune funzioni di cancelleria affidate dalle predette Convenzioni al Segretario generale della Società delle Nazioni, e per apportarvi emendamenti complementari resi necessari in seguito alla estinzione della Società delle Nazioni ed all’emendamento della Costituzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Art. 2. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale”.

L. 29 marzo 1966, n. 343.

Ratifica ed esecuzione degli emendamenti n. 1 e 3 alla Costituzione dell’Organizzazione Internazionale del lavoro, adottati a Ginevra rispettivamente il 6 e il 9 luglio 1964 (Gazzetta Ufficiale n. 139 del 7 giugno 1966).

Parte – Tit. II – Par. 3

NORMATIVA DI RIFERIMENTO (in ordine cronologico)

• 13/11/1947, n. 1622 (Suppl. ord. alla G.U. n. 27 del 3/02/1948). Approvazione dell’Atto di emendamento della Costituzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e della Con- venzione per la revisione parziale delle Convenzioni adottate dalla Conferenza Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro nelle sue prime 28 sessioni, per assicurare l’esercizio futuro di alcune funzioni di cancelleria affidate dalle predette Convenzioni al Segre- tario generale della Società delle Nazioni e per apportarvi emendamenti complementari resisi necessari in seguito alla estinzione della Società delle Nazioni ed all’emendamento della Costituzione dell’Organizzazione del Lavoro.

• L. 19/11/1984, n. 862 (in Suppl. ordinario alla G.U., 20/12, n. 349). Ratifica ed esecuzione delle convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) numeri 148, 149, 150, 151 e 152 adottate nel corso della 63ª, della 64ª e della 65ª sessione della Conferenza generale.

L. 11/02/1989, n. 60 (in Suppl. ordinario alla G.U., 27/02, n. 48). Ratifica ed esecuzione dell’atto di emendamento alla Costituzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, adot- tato dalla Conferenza generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro nella sua 72ª sessione, tenutasi a Ginevra il 24/06/1986.

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Art. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare gli Atti di emendamento alla Costituzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro contraddistinti dai numeri 1 e 3, adottati a Ginevra dalla 48ª Sessione della Conferenza dell’Organizzazione, rispettivamente il 6 e il 9 luglio 1964.

Art. 2. Piena ed intera esecuzione è data ai due Atti di emendamento di cui all’articolo precedente, a decorrere dalla loro entrata in vigore, in base all’art. 36 della Costituzione del- l’Organizzazione internazionale del lavoro.

L. 19 novembre 1984, n. 862.

Art. 1. 1. La presente Convenzione è applicabile a tutti i settori dell’attività economica. 2. Il Membro ratificante la presente Convenzione, dopo consultazioni con le organizzazioni

più rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori interessati, se è il caso, può escludere determinati settori economici dall’applicazione della Convenzione quando questa comporti spe- cifici problemi di considerevole importanza.

3. Qualsiasi Membro ratificante la Convenzione, in una prima relazione sulla sua applica- zione, che egli è tenuto a presentare ai sensi dell’art. 22 della Costituzione dell’Organizzazione internazionale del Lavoro, dovrà indicare, motivandone la ragione, i settori oggetto d’esclusione in riferimento al paragrafo 2 del presente articolo ed esporre in una ulteriore relazione la normativa e la sua applicazione riguardante i settori disciplinati, precisando in che misura la Convenzione ha trovato applicazione o se ne intenda dare per tali settori.

Il Presidente della Repubblica è autorizzato ratificare le seguenti convenzioni adottate a Ginevra dalla Conferenza generale dell’organizzazione internazionale del lavoro (OIL): convenzione n. 148 relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi professionali dovuti all’inquinamento dell’aria, al rumore ed alle vibrazioni sui luoghi di lavoro, adottata il 20 giugno 1977 nel corso della 63ª sessione:

convenzione n. 149 relativa all’impiego e alle condizioni del lavoro e di vita del personale infermieristico, adottata il 21 giugno 1977 nel corso della 63ª sessione;

convenzione n. 150 relativa all’amministrazione del lavoro: ruolo, funzioni e organizzazione, adottata il 26 giugno 1978 nel corso della 64ª sessione;

convenzione n. 151 relativa alla protezione del diritto di organizzazione e alle procedure per la determinazione delle condizioni di impiego nella funzione pubblica, adottata il 27 giugno 1978 nel corso della 64ª sessione;

convenzione n. 152 relativa alla sicurezza e all’igiene del lavoro nelle operazioni portuali, adottata il 25 giugno 1979 nel corso della 75ª sessione.

Art. 2. Piena ed intera esecuzione è data alle convenzioni di cui all’articolo precedente a decorrere dalla loro entrata in vigore in conformità, rispettivamente, agli articoli 18, 10, 12, 11 e 45 delle convenzioni stesse.

Art. 3. Il Governo della Repubblica è autorizzato ad emanare su proposta del Ministro della marina mercantile, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e il Ministro della sanità, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria, per stabilire le norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro applicabili alle operazioni di carico, scarico, trasbordo e movimento in genere di merci nell’ambito portuale per assicurare l’adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione OIL n. 152, in conformità dei criteri direttivi contenuti nella conven- zione stessa.

Il Governo è altresì delegato ad emanare, entro lo stesso termine, con uno o più decreti

Parte I – Tit. II – Par. 3 Organizzazione Internazionale del Lavoro

246

Disciplina Europea ed Internazionale del lavoro

Parte I – Tit. II – Par. 3

aventi valore di legge ordinaria, le norme necessarie per il coordinamento delle attività di vigilanza delle amministrazioni interessate in materia di prevenzione e di tutela della salute dei lavoratori addetti alle operazioni di cui al precedente comma, al fine di realizzare l’unitarietà e organicità degli interventi.

L. 11 febbraio 1989, n. 60.

Art. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’atto di emendamento alla Costituzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, adottato dalla Conferenza generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro nella sua 72a sessione, tenutasi a Ginevra il 24 giugno 1986.

Art. 2. 1. Piena ed intera esecuzione è data all’atto di cui all’articolo 1 a decorrere dalla sua entrata in vigore in conformità a quanto disposto dall’articolo 3 dell’atto stesso.

Art. 3. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubbli- cazione nella Gazzetta Ufficiale

Organizzazione Internazionale del Lavoro

TITOLO III

Rapporto di lavoro subordinato e diritti sindacali

CODICE DEL LAVORO E DEL WELFARE STATE

1. Avviamento e collocamento 2. Categorie dei lavoratori 3. Collocamento obbligatorio dei disabili 4. Concorrenza sleale 5. Contrattazione collettiva 6. Emersione del lavoro irregolare 7. Estinzione rapporto di lavoro: licenziamento individuale, impugnativa 8. Fallimento ed altre procedure concorsuali 9. Famiglia: congedi parentali

10. Ferie e festività: riposi 11. Intermediazione e interposizione di manodopera 12. Invenzioni del prestatore di lavoro 13. Occupazione giovanile (C.F.L., Tirocinio e Stage) 14. Orario di lavoro 15. Patto di prova 16. Pubblico impiego 17. Sciopero nei servizi pubblici essenziali 18. Serrata 19. Sospensione del rapporto di lavoro 20. Trasferimento dell’azienda 21. Trattamenti economici (retribuzione) 22. Trattamento di fine rapporto 23. Tutela della Privacy

Nota editoriale. Da questo titolo in poi, come anticipato nella presentazione di questo codice, la giurisprudenza è riportata, con caratteri ridotti, attraverso sintesi delle massime ufficiali operate dal Curatore per ragioni di economia dell’opera.

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Rapporto di Lavoro e i Diritti Sindacali

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AVVIAMENTO E COLLOCAMENTO

NORMATIVA DI RIFERIMENTO (in ordine cronologico)

Cost.: art. 4 Codice Civile: art. 2098, 2126 L. 29/04/1949, n. 264. Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro e di assistenza dei

lavoratori involontariamente disoccupati. • L. 19/01/1955, n. 25 (in G.U. 14/02, n. 35). Disciplina dell’apprendistato. • D.L. 3/02/1970, n. 7 (in G.U. 3/02, n. 29). Decreto convertito in L. 11/03/1970, n. 83 (in G.U.

20/03/1970, n. 71). Norme in materia di collocamento e accertamento dei lavoratori agricoli. • L. 20/05/1970, n. 300 (G.U. 27/05/1970, n. 131). Norme sulla tutela della libertà e dignità dei

lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento. • D.M. 19/05/1973 (in G.U. 5/06, n. 143). Categorie di lavoratori altamente specializzati per i

quali, ai sensi dell’articolo 34 della L. 20/05/1970, n. 300, è consentita la richiesta nominativa in sede di avviamento al lavoro.

D.L. 30/10/1984, n. 726 (in G.U. 30/10/1984, n. 299). Decreto convertito, con modificazioni, in L. 19/12/1984, n. 863, (in G.U. 22/12/1984, n. 351). Misure urgenti a sostegno e ad incre- mento dei livelli occupazionali.

L. 30/12/1986, n. 943 (in G.U. 12/01/1987, n. 8). Norme in materia di collocamento e di trattamento dei lavoratori extracomunitari immigrati e contro le immigrazioni clandestine.

L. 28/02/1987, n. 56 (in G.U. 3/03/1987, n. 51). Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro. • L. 23/07/1991, n. 223 (in G.U. 27/07/1991, n. 175). Norme in materia di cassa integrazione,

mobilità, disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità Europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro.

L. 30/12/1991, n. 412 (in G.U. 31/12, n. 305). Disposizioni in materia di finanza pubblica. • D.L. 1/10/1996, n. 510 (in G.U. 2/10/1996, n. 231). Decreto convertito, con modificazioni, in

L. 28/11/1996, n. 608 (in G.U. 30/11/1996, n. 281). Disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore previdenziale.

L. 24/06/1997, n. 196 (in G.U. 4/07/1997, n. 1545). Norme in materia di promozione dell’occupazione. • D.lgs. 23/12/1997, n. 469 (in G.U. 8/01, n. 5). Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni

e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell’articolo 1 della L. 15/03/1997, n. 59. • D.lgs. 25/07/1998, n. 286 (in G.U. 18/08/1998, n. 191). Testo unico delle disposizioni concer-

nenti la disciplina dell’immigrazione e norme sull’immigrazione dello straniero. • D.lgs. 6/10/1998, n. 379 (in G.U. 3/11/1998, n. 257). Intervento sostitutivo del governo per la

ripartizione di funzioni amministrative tra regioni ed enti locali in materia di mercato del lavoro, a norma dell’art. 4, comma 5, della L. 15/3/1997, n. 59.

L. 17/05/1999, n.144 (in G.U. 22/05/1999, n.118, s.o.). Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all’occupazione e della normativa che disciplina l’I.N.A.I.L., nonchè disposizioni per il riordino degli enti previdenziali.

D.lgs. 21/04/2000, n. 181, (in G.U. 4/07/2000, n.154). Disposizioni per agevolare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell’art.45, comma 1, lett. a), della L. 17/05/1999 n. 144.

DP.R.. 7/07/2000, n. 442, (in G.U. 13/02/2001, n.36). Regolamento per la semplificazione del procedimento per il collocamento ordinario dei lavoratori, ai sensi dell’art. 20, comma 8, della legge 15/3/1997, n. 59.

L. 19/12/2002, n. 297, (in G.U. 15/01/2003, n.11). Disposizioni modificative e correttive del D.Lgs. 21/04/2000, n. 181, recante norme per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, in attuazione dell’articolo 45, comma 1, lettera a) della L. 17/05/1999, n. 144.

L. 14/02/2003, n. 30 (in G.U. n. 47 del 26/02/2003). Delega al Governo in materia di occu- pazione e mercato del lavoro.

D.lgs. 10/09/2003, n. 276 (in G.U. n. 235 del 9/10/2003, suppl. ordinario n. 159). Attuazione delle deleghe in materia di occupazione del mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30.

Parte I – Tit. III – Par. 1 Avviamento e collocamento

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Rapporto di Lavoro e i Diritti Sindacali

NORMATIVA SELEZIONATA

L. 29 aprile 1949, n. 264.

Art. 11. È vietato l’esercizio della mediazio- ne, anche se gratuito, quando il collocamento è demandato agli Uffici autorizzati (1).

(1) Il Titolo II, “Disciplina del collocamento” di tale legge, è stato abrogato, ad eccezione degli artt. 11, comma 1, 15, comma 6, 21, comma 1, 27, comma 1 e 3 , ex art. 8, D.lgs. 19/12/2002, n. 297.

L. 23 luglio 1991, n. 223.

Art. 25. (Riforma delle procedure di av- viamento al lavoro).

[1. A decorrere dall’1 gennaio 1989, i datori di lavoro privati, che, ai sensi della L. 29 aprile 1949, n. 264, e successive modificazioni ed integrazioni, sono tenuti ad assumere i lavora- tori facendone richiesta ai competenti organi di collocamento, hanno facoltà di assumere tutti i lavoratori mediante richiesta nominativa. Tali datori di lavoro sono tenuti, quando occu- pino più di dieci dipendenti e qualora effettui- no assunzioni, ad eccezione di quelle di cui alla disciplina del collocamento obbligatorio, a riservare il dodici per cento di tali assunzioni ai lavoratori appartenenti alle categorie di cui al comma 5, anche quando siano assunzioni a termine ai sensi dell’art. 17 della L. 28 feb- braio 1987, n. 56, purché rapportate al tempo annuale di lavoro] (1).

[2. Tra le suddette assunzioni non rientrano quelle del personale appartenente alle quali- fiche appositamente individuate nei contratti collettivi di categoria, quelle relative alle cate- gorie dei dirigenti, dei lavoratori destinati a svolgere mansioni di guardia giurata, quando questi siano in possesso di attestazione di idoneità rilasciata dalle competenti autorità di pubblica sicurezza, quelle relative al persona- le da destinare ad attività di pubblica sicurez- za, nonché quelle relative al personale da destinare ad attività di produzione ovvero a servizi essenziali ai fini dell’integrità e dell’af- fidabilità di strutture rilevanti per la sicurezza dello Stato, determinate con decreto del Pre- sidente del Consiglio dei ministri su proposta

del Ministro del lavoro e della previdenza so- ciale, sentiti il Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza, istituito ai sensi dell’art. 2 della L. 24 ottobre 1977, n. 801, e le associazioni sindacali di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rap- presentative sul piano nazionale] (1).

[3. Ai fini del calcolo della percentuale di cui al comma 1 non si tiene conto delle assunzio- ni di lavoratori di cui al comma 2. Il datore di lavoro può differire l’adempimento dell’obbligo previsto nel comma 1 nel caso in cui, nell’am- bito della regione e delle circoscrizioni conter- mini rispetto a quella nella quale va effettuata l’assunzione, i lavoratori appartenenti alle ca- tegorie di cui al comma 5 in possesso della professionalità richiesta siano meno di tre. Con decreto del Ministro del lavoro e della previ- denza sociale, sentita la Commissione centra- le per l’impiego, vengono determinate le mo- dalità di applicazione delle disposizioni conte- nute nel presente articolo] (1).

[4. Il lavoratore non può essere adibito a mansioni non equivalenti a quelle risultanti dalla richiesta di avviamento] (1).

[5. I lavoratori di cui al secondo periodo del comma 1 sono:

a) i lavoratori iscritti da più di due anni nella prima classe delle liste di collocamento e che risultino non iscritti da almeno tre anni negli elenchi ed albi degli esercenti attività commer- ciali, degli artigiani e dei coltivatori diretti e agli albi dei liberi professionisti;

b) i lavoratori iscritti nella lista di cui all’art. 6; c) le categorie di lavoratori determinate,

anche per specifiche aree territoriali, median- te delibera della Commissione regionale per l’impiego, approvata dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale ai sensi del comma 7] (1).

[6. Per le circoscrizioni in cui sussiste un rapporto, tra iscritti alla prima classe della lista di collocamento e popolazione residente in età di lavoro, superiore alla media nazionale, le Commissioni regionali per l’impiego possono, con delibera motivata da assumere a maggio- ranza dei loro componenti, proporre di riserva- re una quota delle assunzioni di cui al comma 1 a beneficio esclusivo dei lavoratori delle ca- tegorie previste alla lettera b) del comma 5. Nella medesima deliberazione possono pro- porre una elevazione della percentuale di as-

Parte I – Tit. III – Par. 1 Avviamento e collocamento

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sunzione di cui al comma 1 ad una misura non superiore al venti per cento.] (1)

[7. Le delibere di cui al comma 5, lettera c), ed al comma 6, possono essere assunte an- che limitatamente a territori subregionali; esse vengono sottoposte dal direttore dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupa- zione all’approvazione del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, il quale adotta le sue determinazioni entro trenta giorni dal rice- vimento della delibera] (1).

8. Le Commissioni regionali per l’impiego emanano disposizioni alle Commissioni circo- scrizionali (2) dirette ad agevolare gli avvia- menti delle lavoratrici in rapporto all’iscrizione alle liste di mobilità e agli indici di disoccupa- zione nel territorio.

9. Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilità assunto a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore di l avoro è, per i primi diciotto mesi, quella pre- vista per gli apprendisti dalla L. 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni.

10. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, è determinata annualmen- te la quota del Fondo di rotazione, di cui all’art. 25 della L. 21 dicembre 1978, n. 845, da fina- lizzare al finanziamento di azioni formative riservate ai lavoratori appartenenti alle cate- gorie di cui al comma 5. Tale quota è ripartita tra le regioni in proporzione al numero dei lavoratori appartenenti alle predette categorie, presenti in ciascuna regione.

11. Il lavoratore che abbia rifiutato una propo- sta formativa offertagli dalle sezioni circoscri- zionali (3) secondo le modalità determinate dalla Commissione regionale per l’impiego, perde, per un periodo di dodici mesi, l’iscrizione nelle liste di mobilità, di cui all’art. 6, comma 1.

[12. L’iscrizione nelle liste ordinarie di collo- camento produce effetti solo ai fini dell’avvia- mento al lavoro o della corresponsione di pre- stazioni previdenziali. È abrogata ogni dispo- sizione contraria] (1).

(1) Tale comma è stato abrogato, ex art. 8, D.lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.

(2) Tali funzioni sono passate alla Commissione provinciale per le politiche del lavoro, ex art. 6, com- ma 2, D.lgs. 469/1997.

(3) Ora articolo 8, D.lgs., 469/1997.

D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, conv., con modif., in L. 28 novembre 1996, n. 608

Art. 9-bis. (Disposizioni in materia di col- locamento).

[1.] (2) 2. Entro cinque giorni dall’assunzione effet-

tuata ai sensi del comma 1, il datore di lavoro deve inviare alla sezione circoscrizionale per l’impiego una comunicazione contenente il no- minativo del lavoratore assunto, la data del- l’assunzione, la tipologia contrattuale, la qua- lifica ed il trattamento economico e normativo.

[3. A decorrere dal 1 gennaio 1996, il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore, all’atto dell’assunzione, una dichiarazione, sot- toscritta, contenente i dati della registrazione effettuata nel libro matricola in uso. Nel caso in cui non si applichi il contratto collettivo il datore di lavoro è altresi’ tenuto ad indicare la durata delle ferie, la periodicita’ della retribu- zione, i termini del preavviso di licenziamento e la durata normale giornaliera o settimanale di lavoro. La mancata consegna al lavoratore della dichiarazione di cui al presente comma ed il mancato invio alla sezione circoscriziona- le per l’impiego (3) della comunicazione di cui al comma 2contenente tutti gli elementi ivi indicati, sono puniti con la sanzione ammini- strativa da euro 258 a euro 1.549 per ciascun lavoratore interessato. Con la medesima san- zione è punita l’omessa esibizione del libro matricola nel caso in cui quest’ultima conse- gua l’impossibilita’ di accertare che il registo sia stato compilato antecedentemente all’as- sunzione] (1).

[4.-5.] (2) 6. Il datore di lavoro ha facolta’ di effettuare

le dichiarazioni e le comunicazioni di cui ai commi precedenti per il tramite dei soggetti di cui all’articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, e degli altri soggetti abilitati dalle vigenti disposizioni di legge alla gestione e all’ammi- nistrazione del personale dipendende del set- tore agricolo ovvero dell’associazione sinda- cale dei datori di lavoro alla quale egli aderi- sca o conferisca mandato. Nei confronti di que- st’ultima puo’ altresi’ esercitare, con riferimen- to alle predette dichiarazioni e comunicazioni, la facolta’ di cui all’articolo 5, comma 1, della citata legge. Nei confronti del soggetto incari- cato dall’associazione sindacale alla tenuta dei

Parte I – Tit. III – Par. 1 Avviamento e collocamento

252

Rapporto di Lavoro e i Diritti Sindacali

documenti trova applicazione l’ultimo comma del citato articolo 5.

[7.-8.] (2) 9. Per far fronte ai maggiori impegni in ma-

teria di ispezione e di servizi all’impiego deri- vanti dal presente decreto, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale organizza corsi di riqualificazione professionale per il personale interessato, finalizzati allo svolgimen- to della attivita’ di vigilanza e di ispezione. Per tali finalita’ è autorizzata la spesa di lire 500 milioni per l’anno 1995 e di lire 2 miliardi per ciascuno degli anni 1996, 1997 e 1998. Al relativo onere, comprensivo delle spese di missione per tutto il personale, di qualsiasi livello coinvolto nell’attivita’ formativa, si prov- vede a carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7 del decreto-legge 29 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla leg- ge 19 luglio 1993, n. 236.

10. Le convenzioni gia’ stipulate ai sensi, da ultimo, dell’articolo 1, comma 13, del decreto- legge 1 ottobre 1996, n. 511, conservano ef- ficacia.

11. Salvo diversa determinazione della com- missione regionale per l’impiego, assumibile anche con riferimento a singole circoscrizioni, i lavoratori da avviare a selezione presso pub- bliche amministrazioni locali o periferiche sono individuati tra i soggetti che si presentano pres- so le sezioni circoscrizionali per l’impiego nel giorno prefissato per l’avviamento. A tale sco- po gli uffici, attraverso i mezzi di informazione, provvedono a dare ampia diffusione alle ri- chieste pervenute, da evadere entro 15 giorni. All’individuazione dei lavoratori da avviare si perviene secondo l’ordine di punteggio con precedenza per coloro che risultino gia’ inseriti nelle graduatone di cui all’aricolo 16 della leg- ge 28 febbraio 1987, n. 56.

12. Ai fini della formazione delle graduatorie di cui al comma 11 si tiene conto dell’anzianita’ di iscrizione nelle liste nel limite massimo di sessanta mesi, salvo diversa deliberazione del- le commissioni regionali per l’impiego le quali possono anche rideterminare, ai sensi dell’ar- ticolo 10, comma 3, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, l’incidenza, sulle graduatorie, degli elementi che concorrono alle loro formazione. Gli orientamenti generali assunti in materia dalla commissione centrale per l’impiego val- gono anche ai fini della formulazione delle di-

Parte I – Tit. III – Par. 1 Avviamento e collocamento

sposizioni modificative del decreto del Presi- dente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, capo III, contemplate dal comma 13.

13. Nel rispetto di quanto previsto dall’arti- colo 2, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, al fine di realizzare una piu’ efficiente azione amministrativa in materia di collocamento, sono dettate disposizioni modificative delle norme del decreto del Pre- sidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 345, intese a semplificare e razionalizzare i procedimenti amministrativi concernenti gli esoneri parziali, le compensazioni territoriali e le denunce dei datori di iavoro, del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, capi III e IV, e del decreto. del Presi- dente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 346 (4). Il relativo decreto del Presidente della Repubblica è emanato entro 180 giorni dalla datadi entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro del lavoro e della pre- videnza sociale, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e, per la materia discipli- nata dal citato decreto del Presidente della Repubblica n. 346 del 1994, anche con il concerto del Ministro degli affari esteri. Fino alla data di entrata in vigore del decreto e comunque per un periodo non superiore a 180 giorni dalla data di entrata in vigore del pre- sente decreto rimane sospesa l’efficacia delle norme recate dai citati decreti n. 345, n. 346 e n. 487, capo IV e l’allegata tabella dei criteri per la formazione delle graduatorie.

14. In attesa della piena attuazione del rior- dino degli uffici periferici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, il personale dei nuclei dell’Arma dei carabinieri in servizio pres- so l’ispettorato provinciale del lavoro dipende, funzionalmente, dal capo dell’ispettorato pro- vinciale del lavoro e, gerarchicamente, dal co- mandante del reparto appositamente istituito e operante alle dirette dipendenze del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, il quale, con proprio decreto, puo’ attribuire compiti spe- cifici in materia di ispezione al fine di potenziare i servizi di vigilanza per l’applicazione della normativa nel settore del lavoro. La dotazione organica del contingente dell’Arma dei carabi- nieri di cui all’articolo 16 del decreto del Pre- sidente della Repubblica 19 marzo 1955, n. 520, è aumentata di 143 unita’ di cui due ufficiali, 90 unita’ ripartite tra i vari gradi di maresciallo,

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22 unita’ ripartite tra i gradi di vice brigadiere, brigadiere e brigadiere capo, 29 unita’ appar- tenenti al ruolo appuntati e carabinieri. All’onere derivante dall’incremento relativo alle 102 unita’ valutato in lire 1.800 milioni per l’anno 1995 e in lire 5.423 milioni a decorrere dall’anno 1996 si provvede a carico dello stanziamento iscritto, sul capitolo 2509 del medesimo stato di pre- visione per l’anno 1995 e corrispondenti capitoli per gli anni successvi. All’onere relativo alle residue 41 unita’ si provvede ai sensi e per gli effetti del decreto dell’assessorato del lavoro, della previdenza sociale, della formazione pro- fessionale e dell’emigrazione della regione si- ciliana in data 21 maggio 1996 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della regione siciliana n. 37 del 20 luglio 1996.

15. Contro i provvedimenti adottati dagli uf- fici provinciali del lavoro e della massima oc- cupazione in materia di rilascio e revoca delle autorizzazioni al lavoro in favore dei cittadini extracomunitari (5), nonchè contro i provvedi- menti adottati dagli ispettorati provinciali del lavoro in materia di rilascio dei libretti di lavoro in favore della medesima categoria di lavora- tori, è ammesso ricorso, entro il termine di 30 giorni dalla data di ricevimento del provvedi- mento impugnato rispettivamente, al direttore dell’ufficio regionale del lavoro e della massi- ma occupazione e al direttore dell’ispettorato regionale del lavoro, competenti per territorio, che decidono, con provvedimento definitivo. I ricorsi avverso i predetti provvedimenti, pen- denti alla data del 14 giugno 1995, continuano ad essere decisi dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale.

(1) Comma abrogato, ex art. 5, comma 1, D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, lettera e).

(2) Comma abrogato ex art. 8, D.lgs.19 dicembre 2000, n. 297

(3) Con la costituzione di centri per l’impiego di cui all’articolo 4 del D.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469, le sezioni circoscrizionali per l’impiego sono state sop- presse.

(4) Così come modificato dal D.P.R. 19 giugno 1997, n. 247.

(5) Si veda il D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (art. 27)

Art. 9-ter. (Disposizioni in materia di la- voro agricolo).

[1.] (1)

2. Costituiscono titolo alle prestazioni previdenziali ed assistenziali, oltre all’elenco annuale, anche la decisione della commissio- ne circoscrizionale per il collocamento in agri- coltura (2) ai sensi dell’articolo 8 del decreto- legge 3 febbraio 1970, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 1970, n. 83, la decisione di accoglimento del ricorso di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375, il provvedimento del capo dell’ispettorato del lavoro di riconoscimento al lavoratore di giornate lavorative a seguito di accertamento ispettivo, nonchè la sentenza de- finitiva del giudice ordinario.

3. Sono abrogate le disposizioni di cui al- l’articolo 1, commi 1, 3, lettera a), 6 e 7, l’articolo 2, commi 1, 3, 4 e 5, agli articoli 7 e 8, comma 4, del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375. È a’ltresi’ abrogato, a decorrere dal 1 gennaio 1996; l’articolo 15 del decreto-legge 3 febbraio 1970, n. 7, con- vertito, con modificazioni, nella legge 11 marzo 1970, n. 83. L’articolo 14, primo comma, del citato decreto-legge n. 7 del 1970, non trova applicazione con riferimento ai rapporti a tempo determinato. La denuncia aziendale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375, va rinnovata solo nel caso di modificazioni aventi significativa rilevanza sul fabbisogno lavorativo dell’azien- da e comunque quando si chieda il passag- gio al modello semplificato del del registro d’impresa di cui all’articolo 9-quater, comma 1. Il comma 3 dell’articolo 8 del decreto legi- slativo 11 agosto 1993, n. 375, è sostituito dal seguente:

”3. Qualora dal raffronto risulti che il fabbisogno di occupazione determinato sulla base della stima tecnica è significativamente supeiore alle giornate risultanti dalle dichiara- zioni trimestrali, l’INPS diffida il datore di lavo- ro a fornirne motivazione entro il termine di quaranta giorni. Nel caso in cui non venga fornita adeguata motivazione e non siano stati individuati i lavoratori utilizzati e le relative giornate di occupazione, l’INPS procede al- l’imposizione dei contributi da liquidare sulla base delle retribuzioni medie di cui all’articolo 28 del decreto del Presidente della Repubbli- ca 27 aprile 1968, n. 488, e successive, modificazioni ed integrazioni”. I commi 1 e 2 dell’articolo 20 del decreto legislativo 11 ago-

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Parte I – Tit. III – Par. 1 Avviamento e collocamento

sto 1993, n. 375 sono sostituiti dai seguenti: ”1. Chiunque produca dichiarazioni di ma-

nodopera occupata finalizzate all’attribuzione indebita di giornate lavorative perde, ferme re- stando le sanzioni previste dalle vigenti dispo- sizioni, il diritto ad ogni beneficio di legge, ivi comprese le agevolazioni ovvero le riduzioni contributive di cui al presente decreto legisla- tivo.

2. Le agevolazioni contributive previste dalla legge sono riconosciute ai datori di lavoro agri- colo che applicano i contratti collettivi nazio- nali di categoria ovvero i contratti collettivi ter- ritoriali ivi previsti.”. L’articolo 14, comma 1, lettera b), della legge 30 dicembre 1991, n. 412, trova applicazione anche per il versa- mento dei contributi nel settore agricolo.

4. Il comma 9 dell’articolo 7 del decreto- legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, si interpreta nel senso che ai fini della determinazione del diritto alla pensione di anzianita’ degli operai agricoli dipendenti, sono richiesti 35 anni di anzianita’ assicurativa e un requisito minimo di contribuzione di 5.460 giornate, con esclusione di quelle coperte da contribuzione figurativa per malattia e per indennita’ ordinaria di disoccupazione. L’anno di contribuzione dei suddetti operai agricoli ai fini del diritto a pensione di anzianita’ è costi- tuito da 156 contributi giornalieri.

5. Per le giornate di contribuzione pari o inferiori a 270, riferite ad anni antecedenti il 1 gennaio 1984, la rivalutazione con i coefficienti 2,60 e 3,86, di cui al comma 12 dell’articolo 7 del decreto-legge di cui al comma 4, non puo’ determinare per ciascun anno il superamento nè delle 270 giornate complessive nè delle 156 giornate utili per il diritto a pensione di anzianita’.

6. I termini relativi al versamento dei contri- buti agricoli unificati per la manodopera impie- gata nel quarto trimestre 1995 e nel primo trimestre 1996 sono, rispettivamente, differiti, senza interessi o altri oneri, al 10 ottobre 1996 e al 15 novembre 1996. L’onere derivante dalla presente disposizione, valutato in lire 23 mi- liardi, è a, carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

7. Il Fondo per l’occupazione di cui all’arti-

colo 9-bis, comma 9, è utilizzabile, nei limiti delle risorse allo scopo preordinate, per il concorso al finanziamento di servizi di trasporto contemplati da convenzioni stipulate dalle com- missioni regionali per l’impiego ai sensi del- l’articolo 17 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, per programmare rilevanti flussi stagionali di manodopera agricola che interessino ambiti territoriali comprendenti anche regioni diverse nelle aree determinate con decreto del Mini- stro del lavoro e della previdenza sociale previo parere della Commissione centrale per l’im- piego.

(1) Tale comma è stato abrogato, ex art. 8, dal D.lgs. 19 dicembre 2002, n. 297.

(2) Con la costituzione di centri per l’impiego di cui all’articolo 4 del D.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469, le sezioni circoscrizionali per l’impiego sono state sop- presse.

D.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469.

Art. 1. (Oggetto). 1. Il presente decreto disciplina ai sensi

dell’articolo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59, come modificata dalla legge 15 maggio 1997, n. 127, il conferimento alle regioni e agli enti locali delle funzioni e compiti relativi al collocamento e alle politiche attive del lavoro, nell’ambito di un ruolo generale di indirizzo, promozione e coordinamento dello Stato.

2. Resta salva l’ulteriore attuazione della delega di cui all’articolo 1, comma 1, della citata legge n. 59 del 1997, relativamente alle materie di competenza del Ministero del lavo- ro e della previdenza sociale non interessate dal presente decreto.

3. In riferimento alle materie di cui al com- ma 1, costituiscono funzioni e compiti dello Stato ai sensi degli articoli 1, commi 3 e 4, e 3, comma 1, lettera a), della citata legge n. 59 del 1997:

a) vigilanza in materia di lavoro, dei flussi di entrata dei lavoratori non appartenenti all’Unio- ne europea, nonche’ procedimenti di autoriz- zazione per attivita’ lavorativa all’estero;

b) conciliazione delle controversie di lavoro individuali e plurime;

c) risoluzione delle controversie collettive di rilevanza pluriregionale;

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d) conduzione coordinata ed integrata del Sistema informativo lavoro secondo quanto previsto dall’articolo 11;

e) raccordo con gli organismi internazionali e coordinamento dei rapporti con l’Unione eu- ropea.

Art. 2. (Funzioni e compiti conferiti). 1. Sono conferiti alle regioni le funzioni ed

i compiti relativi al collocamento e in partico- lare:

a) collocamento ordinario; b) collocamento agricolo; c) collocamento dello spettacolo sulla base

di un’unica lista nazionale; d) collocamento obbligatorio; f) collocamento dei lavoratori non apparte-

nenti all’Unione europea; g) collocamento dei lavoratori a domicilio; h) collocamento dei lavoratori domestici; i) avviamento a selezione negli enti pubblici

e nella pubblica amministrazione, ad eccezio- ne di quello riguardante le amministrazioni cen- trali dello Stato e gli uffici centrali degli enti pubblici;

l) preselezione ed incontro tra domanda ed offerta di lavoro;

m) iniziative volte ad incrementare l’occupa- zione e ad incentivare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro anche con riferimento all’oc- cupazione femminile.

2. Sono conferiti alle regioni le funzioni ed i compiti in materia di politica attiva del lavoro e in particolare:

a) programmazione e coordinamento di ini- ziative volte ad incrementare l’occupazione e ad incentivare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro anche con riferimento all’occupazio- ne femminile;

b) collaborazione alla elaborazione di pro- getti relativi all’occupazione di soggetti tossi- codipendenti ed ex detenuti;

c) programmazione e coordinamento di ini- ziative volte a favorire l’occupazione degli iscritti alle liste di collocamento con particolare rife- rimento ai soggetti destinatari di riserva di cui all’articolo 25 della legge 23 luglio 1991, n. 223;

d) programmazione e coordinamento delle iniziative finalizzate al reimpiego dei lavoratori posti in mobilita’ e all’inserimento lavorativo di categorie svantaggiate;

e) indirizzo, programmazione e verifica dei tirocini formativi e di orientamento e borse di lavoro;

f) indirizzo, programmazione e verifica dei lavori socialmente utili ai sensi delle normative in materia;

g) compilazione e tenuta della lista di mo- bilita’ dei lavoratori previa analisi tecnica.

3. Al fine di garantire l’omogeneita’ delle procedure e dei relativi provvedimenti, l’eser- cizio delle funzioni e dei compiti di cui al com- ma 2 del presente articolo che investono ambiti territoriali pluriregionali e’ svolto d’intesa fra tutte le regioni interessate.

4. Il conferimento di cui ai commi 1 e 2 comporta quello delle funzioni e dei compiti connessi e strumentali all’esercizio di quelli conferiti.

Art. 3. (Attività in materia di eccedenze di personale temporanee e strutturali).

1. Ai sensi dell’articolo 1, comma 3, lettera o), della legge 15 marzo 1997, n. 59, il Mini- stero del lavoro e della previdenza sociale esercita le funzioni ed i compiti relativi alle eccedenze di personale temporanee e struttu- rali.

2. In attesa di un’organica revisione degli ammortizzatori sociali ed al fine di armonizza- re gli obiettivi di politica attiva del lavoro rispet- to ai processi gestionali delle eccedenze, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 3, com- ma 1, lettera c), della citata legge n. 59 del 1997, presso le regioni e’ svolto l’esame con- giunto previsto nelle procedure relative agli interventi di integrazione salariale straordina- ria nonche’ quello previsto nelle procedure per la dichiarazione di mobilita’ del personale. Le regioni promuovono altresi’ gli accordi e i con- tratti collettivi finalizzati ai contratti di solidarie- ta’.

3. Nell’ambito delle procedure di competen- za del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di cui al comma 2, le regioni esprimo- no motivato parere.

Art. 4. (Criteri per l’organizzazione del si- stema regionale per l’impiego).

1. L’organizzazione amministrativa e le modalità di esercizio delle funzioni e dei com- piti conferiti ai sensi del presente decreto sono disciplinati, anche al fine di assicurare l’inte-

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Rapporto di Lavoro e i Diritti Sindacali

Avviamento e collocamento Parte I – Tit. III – Par. 1

grazione tra i servizi per l’impiego, le politiche attive del lavoro e le politiche formative, con legge regionale da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) ai sensi dell’articolo 4, comma 3, lettere f), g) e h), della legge 15 marzo 1997, n. 59, attribuzione alle province delle funzioni e dei compiti di cui all’articolo 2, comma 1, ai fini della realizzazione dell’integrazione di cui al comma 1;

[b) costituzione di una commissione regio- nale permanente tripartita quale sede concer- tativa di progettazione, proposta, valutazione e verifica rispetto alle linee programmatiche e alle politiche del lavoro di competenza regio- nale; la composizione di tale organo collegiale deve prevedere la presenza del rappresentan- te regionale competente per materia di cui alla lettera c), delle parti sociali sulla base della rappresentatività determinata secondo i criteri previsti dall’ordinamento, rispettando la parite- ticità delle posizioni delle parti sociali stesse, nonché quella del consigliere di parità nomi- nato ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125] (1);

[c) costituzione di un organismo istituziona- le finalizzato a rendere effettiva, sul territorio, l’integrazione tra i servizi all’impiego, le politi- che attive del lavoro e le politiche formative, composto da rappresentanti istituzionali della regione, delle province e degli altri enti locali] (1);

[d) affidamento delle funzioni di assistenza tecnica e monitoraggio nelle materie di cui all’articolo 2, comma 2, ad apposita struttura regionale dotata di personalità giuridica, con autonomia patrimoniale e contabile avente il compito di collaborare al raggiungimento del- l’integrazione di cui al comma 1 nel rispetto delle attribuzioni di cui alle lettere a) e b). Tale struttura garantisce il collegamento con il si- stema informativo del lavoro di cui all’articolo 11] (1);

e) gestione ed erogazione da parte delle province dei servizi connessi alle funzioni e ai compiti attribuiti ai sensi del comma 1, lettera a), tramite strutture denominate “centri per l’im- piego”;

f) distribuzione territoriale dei centri per l’im- piego sulla base di bacini provinciali con uten-

za non inferiore a 100.000 abitanti, fatte salve motivate esigenze socio geografiche;

g) possibilità di attribuzione alle province della gestione ed erogazione dei servizi, an- che tramite i centri per l’impiego, connessi alle funzioni e compiti conferiti alla regione ai sen- si dell’articolo 2, comma 2;

h) possibilità di attribuzione all’ente di cui al comma 1, lettera d), funzioni ed attività ulterio- ri rispetto a quelle conferite ai sensi del pre- sente decreto, anche prevedendo che l’eroga- zione di tali ulteriori servizi sia a titolo oneroso per i privati che ne facciano richiesta.

2. Le province individuano adeguati stru- menti di raccordo con gli altri enti locali, pre- vedendo la partecipazione degli stessi alla in- dividuazione degli obiettivi e all’organizzazio- ne dei servizi connessi alle funzioni e ai com- piti di cui all’articolo 2, comma 1. L’articolo 3, comma 1, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, si applica ai Centri per l’impiego istituiti dalle amministrazioni provinciali (2).

3. I servizi per l’impiego di cui al comma 1 devono essere organizzati entro il 31 dicem- bre 1998.

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 23/03/ 2001 n. 74, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale lettera.

(2) Tale ultimo periodo è stato aggiunto, ex art. 45, comma 25, dalla L. 17 maggio 1999, n. 144.

Art. 5. (Commissione regionale per l’im- piego).

1. La commissione regionale per l’impiego e’ soppressa con effetto dalla data di costitu- zione della commissione di cui all’articolo 4, lettera b). Salvo diversa determinazione della legge regionale di cui all’articolo 4, comma 1, le relative funzioni e competenze sono trasfe- rite alla commissione regionale di cui al me- desimo articolo 4, lettera b).

Art. 6. (Soppressione di organi collegia- li).

1. La provincia, entro i sei mesi successivi dalla data di entrata in vigore della legge re- gionale di cui all’articolo 4, comma 1, istituisce un’unica commissione a livello provinciale per le politiche del lavoro, quale organo tripartito permanente di concertazione e di consultazio- ne delle parti sociali in relazione alle attivita’ e

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alle funzioni attribuite alla provincia ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera a), nonche’ in relazione alle attivita’ e funzioni gia’ di compe- tenza degli organi collegiali di cui al comma 2 del presente articolo secondo i seguenti prin- cipi e criteri:

a) la composizione della commissione deve essere tale da permettere la pariteticita’ delle posizioni delle parti sociali;

b) presidenza della commissione al presi- dente dell’amministrazione provinciale;

c) inserimento del consigliere di parita’; d) possibilita’ di costituzione di sottocomita-

ti, nel rispetto dei criteri di cui alla lettera a), anche a carattere tematico.

2. Con effetto dalla costituzione della com- missione provinciale di cui al comma 1, i se- guenti organi collegiali sono soppressi e le relative funzioni e competenze sono trasferite alla provincia:

a) commissione provinciale per l’impiego; b) commissione circoscrizionale per l’impie-

go; c) commissione regionale per il lavoro a

domicilio; d) commissione provinciale per il lavoro a

domicilio; e) commissione comunale per il lavoro a

domicilio; f) commissione provinciale per il lavoro

domestico; g) commissione provinciale per la manodo-

pera agricola; h) commissione circoscrizionale per la ma-

nodopera agricola; i) commissione provinciale per il collocamen-

to obbligatorio. 3. La provincia, nell’attribuire le funzioni e le

competenze gia’ svolte dalla commissione di cui al comma 2, lettera i), garantisce all’inter- no del competente organismo, la presenza di rappresentanti designati dalle categorie inte- ressate, di rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, designati rispettivamente dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappre- sentative e di un ispettore medico del lavoro. Nell’ambito di tale organismo è previsto un comitato tecnico composto da funzionari ed esperti del settore sociale e medico-legale e degli organismi individuati dalle regioni ai sen- si dell’articolo 4 del presente decreto, con particolare riferimento alla materia delle inabi-

lità, con compiti relativi alla valutazione delle residue capacità lavorative, alla definizione degli strumenti e delle prestazioni atti all’inse- rimento e alla predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità. Agli oneri per il funzionamento del comitato tecnico si provvede mediante corri- spondente riduzione dell’autorizzazione di spesa per il funzionamento della commissione di cui al comma 1 (1).

(1) Comma così modificato, ex art. 6, L. 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili).

Art. 7. (Personale). 1. Con decreti del Presidente del Consiglio

dei Ministri, da adottarsi ai sensi dell’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (1), si provvede, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, alla individua- zione in via generale dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali da trasferire, ivi compresa la cessione dei contratti ancora in corso, nonche’ delle modalita’ e procedure di trasferimento; la ripartizione del personale effettivo appartenente ai ruoli del Ministero del lavoro e della previdenza sociale - Settore politiche del lavoro, quale risultante al 30 giu- gno 1997, nonche’ del personale in servizio alla medesima data presso le agenzie per l’im- piego e’ disposta secondo i seguenti criteri:

a) trasferimento alle regioni di tutto il perso- nale in servizio presso le agenzie per l’impie- go assunto con contratto di diritto privato, fino alla scadenza del relativo contratto di lavoro;

b) trasferimento del personale appartenen- te ai ruoli del Ministero del lavoro e della pre- videnza sociale, in servizio presso le direzioni regionali e provinciali del lavoro - Settore po- litiche del lavoro e presso le sezioni circoscri- zionali per l’impiego e per il collocamento in agricoltura nella misura del 70 per cento.

2. Tenuto conto delle esigenze funzionali dei nuovi servizi, la percentuale di personale di cui al comma 1, lettera b), che rimane nei ruoli del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e’ stabilita nel 30 per cento. A tale contingente si accede mediante richiesta degli interessati da avanzare entro trenta giorni dall’emanazione del provvedimento contenen-

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Rapporto di Lavoro e i Diritti Sindacali

Avviamento e collocamento Parte I – Tit. III – Par. 1

te le tabelle di equiparazione tra il personale statale trasferito e quello in servizio presso le regioni e gli enti locali.

3. Le percentuali di cui ai commi 1, lettera b), e 2, sono calcolate su base regionale e possono subire una oscillazione non superio- re al 5 per cento, anche operando compensa- zioni territoriali.

4. Nel caso che le richieste di cui al comma 2 risultino superiori o inferiori alla percentuale di cui al comma 2, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale provvede a predispor- re, entro i trenta giorni successivi alla scaden- za del termine di cui al medesimo comma 2, una graduatoria regionale, rispettando i criteri di priorita’ stabiliti nel decreto di cui al comma 1, d’intesa con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

5. Al personale statale trasferito e’ comun- que garantito il mantenimento della posizione retributiva gia’ maturata. Il personale medesi- mo puo’ optare per il mantenimento del tratta- mento previdenziale previgente.

6. Con successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi ai sensi dell’articolo 7, commi 1 e 2, della citata legge n. 59 del 1997 entro sessanta giorni dalla scadenza del termine previsto dall’articolo 4, comma 1, si provvede al trasferimento dei beni e delle risorse individuate ai sensi del comma 1, in considerazione e per effetto dei provve- dimenti adottati da ciascuna regione ai sensi dell’articolo 4.

7. I contratti in corso, ad eccezione di quelli riferiti ai sistemi informativi lavoro di cui all’ar- ticolo 11, sono ceduti alle regioni previo con- senso di tutte le parti contraenti.

8. Le risorse finanziarie occorrenti per l’at- tuazione del presente decreto legislativo, va- lutate nel limite massimo delle spese effettiva- mente sostenute dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nell’esercizio finan- ziario 1997 per le funzioni e i compiti conferiti, sono trasferite alle regioni, limitatamente al- l’anno 1999, dal predetto Ministero per il tra- mite dei propri funzionari delegati, utilizzando gli stanziamenti iscritti nelle pertinenti unità previsionali di base dello stato di previsione dello stesso Ministero ed in relazione ai mesi di effettivo esercizio delle funzioni. A decorre- re dall’anno 2000 le risorse da trasferire, come sopra determinate, sono iscritte in apposito

fondo da istituire nello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del bilancio e della pro- grammazione economica, previa riduzione dei relativi stanziamenti di competenza delle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale (2).

8bis. Il Ministero del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica provvede con propri decreti alle occorrenti variazioni di bilancio (2).

(1) Si veda il D.P.C.M. 9 ottobre 1998 (Individua- zione, in via generale, delle risorse da trasferire alle regioni, in materia del mercato del lavoro) (in G.U. 5 gennaio 1999, n. 3) e anche i DD.PP.CC.MM. 5 agosto 1999 (in G.U. 25 novembre 1999, n. 277).

(2) Il comma 8 originario, è stato sostituito, ex art. 1, D.L. 1 luglio 1999, n. 214 (convertito in legge 2 agosto 1999, n. 263), dagli attuali comma 8 e 8bis.

Art. 8. (Soppressione uffici periferici). 1. A decorrere dalla data di costituzione dei

centri per l’impiego di cui all’articolo 4, e co- munque non oltre il 1° gennaio 1999 ovvero la diversa data di entrata in vigore dei singoli provvedimenti di trasferimento di cui all’art. 7 sempre all’interno di detto termine finale sono soppressi le strutture e gli uffici periferici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale i cui compiti e funzioni siano stati conferiti ai sensi del presente decreto; in particolare sono soppressi i recapiti e le sezioni circoscrizionali per l’impiego e per il collocamento in agricol- tura (1).

(1) Comma così modificato, ex art. 1, D.L. 1 luglio 1999, n. 214 (convertito in legge 2 agosto 1999, n. 263).

Art. 9. (Regioni a statuto speciale). 1. Per le regioni a statuto speciale e le pro-

vince autonome di Trento e di Bolzano il con- ferimento del funzioni, nonche’ il trasferimento dei relativi beni e risorse, sono disposti nel rispetto degli statuti e attraverso apposite norme di attuazione.

Art. 10. (Attività di mediazione) (1). 1. Ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera

g), della legge 15 marzo 1997, n. 59, il presen- te articolo definisce le modalita’ necessarie

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per l’autorizzazione a svolgere attivita’ di me- diazione tra domanda e offerta di lavoro a idonee strutture organizzative nonché le mo- dalità di accreditamento dell’attività di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale.

1bis. Per mediazione tra domanda ed offer- ta di lavoro si intende l’attività, anche estesa all’inserimento lavorativo dei disabili e delle fasce svantaggiate, di: raccolta di curricula dei potenziali lavoratori, preselezione e costituzio- ne di relativa banca dati; orientamento profes- sionale dei lavoratori; ricerca e selezione dei lavoratori; promozione e gestione dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro anche nella ricollocazione professionale; effettuazione, su richiesta dell’azienda, di tutte le comunicazioni conseguenti alle assunzioni avvenute a segui- to dell’iniziativa della stessa società di media- zione; gestione di attività dei servizi all’impie- go a seguito di convenzioni con le pubbliche istituzioni preposte, per il cui svolgimento il possesso dell’autorizzazione alla mediazione costituisce criterio preferenziale.

1ter. Per ricerca e selezione del personale si intende l’attività effettuata su specifico ed esclusivo incarico di consulenza ottenuto dal datore di lavoro cliente, consistente nel ricer- care, selezionare e valutare i candidati sulla base del profilo professionale e con le moda- lità concordate con il datore di lavoro cliente, approntando i mezzi ed i supporti idonei allo scopo.

1quater. Per supporto alla ricollocazione professionale si intende l’attività effettuata su specifico ed esclusivo incarico del datore di lavoro cliente, ovvero in base ad accordi sin- dacali da soggetti surroganti il datore di lavo- ro, al fine di facilitare la rioccupazione nel mercato di prestatori di lavoro, singoli o collet- tivi, attraverso la preparazione, l’accompagna- mento della persona e l’affiancamento della stessa nell’inserimento della nuova attività.

2. L’attivita’ di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro puo’ essere svolta, previa autorizzazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, da imprese o gruppi di imprese, anche societa’ cooperative con capi- tale versato non inferiore a 200 milioni di lire nonche’ da enti non commerciali con patrimo- nio non inferiore a 200 milioni. Fermo restan- do forme e società anche non di capitali, per

lo svolgimento di attività di ricerca e selezione nonché di supporto alla ricollocazione profes- sionale, il limite di capitale versato ammonta a lire 50 milioni.

3. I soggetti di cui al comma 2 debbono avere quale oggetto sociale esclusivo l’attivita’ di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, ovvero l’attività di ricerca e selezione ovvero di supporto alla ricollocazione professionale, cia- scuna attraverso la specifica procedura di cui al comma 4.

4. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale rilascia, entro novanta giorni dalla ri- chiesta e previo accertamento della sussisten- za dei requisiti di cui ai commi 2 e 7, l’auto- rizzazione all’esercizio dell’attività di media- zione nonché l’accreditamento per le attività di ricerca e selezione e di supporto alla ricollo- cazione professionale, provvedendo contestual- mente all’iscrizione delle società nei rispettivi elenchi.

5. Le domande di autorizzazione ovvero di accreditamento e di rinnovo sono presentate al Ministero del lavoro e della previdenza so- ciale che le trasmette entro quindici giorni alle regioni territorialmente competenti per acqui- sirne un motivato parere entro i quindici giorni successivi alla trasmissione. Decorso inutilmen- te tale termine, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, ove ne ricorrano i presup- posti, puo’ comunque procedere al rilascio del- l’autorizzazione o al suo rinnovo ovvero all’ac- creditamento.

6. Ai fini dell’autorizzazione ovvero dell’ac- creditamento i soggetti interessati si impegna- no a:

a) con riferimento alle società di mediazio- ne fornire al servizio pubblico, mediante colle- gamento in rete, i dati relativi alla domanda e all’offerta di lavoro che sono a loro disposizio- ne;

b) comunicare all’autorita’ concedente gli spostamenti di sede, l’apertura delle filiali o succursali, la cessazione delle attivita’;

c) con riferimento alle società di mediazione fornire all’autorita’ concedente tutte le informa- zioni da questa richiesta.

7. I soggetti di cui al comma 2 devono: a) disporre di uffici idonei nonche’ di opera-

tori con competenze professionali idonee allo svolgimento dell’attivita’ di selezione di mano- dopera; l’idoneita’ delle competenze professio-

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nali e’ comprovata da esperienze lavorative relative, anche in via alternativa, alla gestione, all’orientamento alla selezione e alla forma- zione del personale almeno biennale, ovvero da titoli di studio adeguati;

b) avere amministratori, direttori generali, di- rigenti muniti di rappresentanza e soci acco- mandatari, in possesso di titoli di studio ade- guati ovvero di comprovata esperienza nel campo della gestione, selezione e formazione del personale della durata di almeno tre anni. Tali soggetti non devono aver riportato con- danne, anche non definitive, ivi comprese le sanzioni sostitutive di cui alla legge 24 novem- bre 1981, n. 689, per delitti contro il patrimo- nio, per delitti contro la fede pubblica o contro l’economia pubblica, per il delitto previsto dall’articolo 416-bis del codice penale, o per delitti non colposi per i quali la legge commini la pena della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, per delitti o contravven- zioni previsti da leggi dirette alla prevenzione degli infortuni sul lavoro o di previdenza socia- le, ovvero non devono essere stati sottoposti alle misure di prevenzione disposte ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o della legge 31 maggio 1965, n. 575, o della legge 13 settembre 1982, n. 646, e successive modificazioni ed integrazioni.

8. Ai sensi delle disposizioni di cui alle leggi 20 maggio 1970, n. 300, 9 dicembre 1977, n. 903, e 10 aprile 1991, n. 125, e successive modificazioni ed integrazioni, nello svolgimen- to dell’attivita’ di cui ai commi da 1 a 1ter e’ vietata ogni pratica discriminatoria basata sul sesso, sulle condizioni familiari, sulla razza, sulla cittadinanza, sull’origine territoriale, sul- l’opinione o affiliazione politica, religiosa o sindacale dei lavoratori.

9. La raccolta, la memorizzazione e la dif- fusione delle informazioni avviene sulla base dei principi della legge 31 dicembre 1996, n. 675.

10. Nei confronti dei prestatori di lavoro l’at- tivita’ di cui ai commi da 1 a 1ter deve essere esercitata a titolo gratuito.

11. Il soggetto che svolge l’attivita’ di cui ai commi da 1 a 1ter indica gli estremi dell’auto- rizzazione nella propria corrispondenza ed in tutte le comunicazioni a terzi, anche a carat- tere pubblicitario e a mezzo stampa.

12. Entro centoventi giorni dalla data di

entrata in vigore del presente decreto, il Mini- stro del lavoro e della previdenza sociale de- termina, con decreto, i criteri e le modalita’:

a) di controllo sul corretto esercizio dell’at- tivita’;

b) di revoca dell’autorizzazione, anche su richiesta delle regioni, in caso di non corretto andamento dell’attivita’ svolta, con particolare riferimento alle ipotesi di violazione delle di- sposizioni di cui ai commi 8 e 10;

c) di effettuazione delle comunicazioni di cui al comma 6;

d) di accesso ai dati complessivi sulle do- mande ed offerte di lavoro.

13. Nei confronti dei soggetti autorizzati ovvero accreditati ai sensi del presente artico- lo, non trovano applicazione le disposizioni con- tenute nella legge 29 aprile 1949, n. 264, e successive modificazioni ed integrazioni.

14. In fase di prima applicazione delle di- sposizioni di cui al presente articolo, la do- manda di autorizzazione di cui al comma 2 puo’ essere presentata successivamente alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 12.

(1) Articolo così modificato, ex art. 117, L. 23 di- cembre 2000 (Legge finanziaria 2001).

Art. 11. (Sistema informativo lavoro). 1. Il sistema informativo lavoro, di seguito

denominato SIL, risponde alle finalita’ ed ai criteri stabiliti dall’articolo 1 del decreto legi- slativo 12 febbraio 1993, n. 39, e la sua orga- nizzazione e’ improntata ai principi di cui alla legge 31 dicembre 1996, n. 675.

2. Il SIL e’ costituito dall’insieme delle strut- ture organizzative, delle risorse hardware, software e di rete relative alle funzioni ed ai compiti, di cui agli articoli 1, 2 e 3.

3. Il SIL, quale strumento per l’esercizio delle funzioni di indirizzo politico-amministrativo, ha caratteristiche nazionalmente unitarie ed inte- grate e si avvale dei servizi di interoperabilita’ e delle architetture di cooperazione previste dal progetto di rete unitaria della pubblica amministrazione. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le regioni, gli enti locali, nonche’ i soggetti autorizzati alla mediazione tra domanda e offerta di lavoro ai sensi dell’ar- ticolo 10, hanno l’obbligo di connessione e di scambio dei dati tramite il SIL, le cui modalita’

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sono stabilite sentita l’Autorita’ per l’informati- ca nella pubblica amministrazione.

4. Le imprese di fornitura di lavoro tempo- raneo ed i soggetti autorizzati alla mediazione tra domanda e offerta di lavoro, hanno facolta’ di accedere alle banche dati e di avvalersi dei servizi di rete offerti dal SIL stipulando appo- sita convenzione con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale. I prezzi, i cambi e le tariffe, applicabili alle diverse tipologie di ser- vizi erogati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sono determinati annual- mente, sentito il parere dell’Autorita’ per l’infor- matica nella pubblica amministrazione, con decreto del Ministro del lavoro e della previ- denza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. I proventi realizzati ai sensi del presente comma sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnati, con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, ad apposi- ta unita’ previsionale dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

5. Le regioni e gli enti locali possono stipu- lare convenzioni, anche a titolo oneroso, con i soggetti di cui al comma 4 per l’accesso alle banche dati dei sistemi informativi regionali e locali. In caso di accesso diretto o indiretto ai dati ed alle informazioni del SIL, le regioni e gli enti locali sottopongono al parere preven- tivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale uno schema di convenzione tipo. Il sistema informativo in materia di occupazione e formazione professionale della camera di commercio e di altre enti funzionali e’ collega- to con il SIL secondo modalita’ da definire mediante convenzioni, anche a titolo oneroso, da stipulare con gli organismi rappresentativi nazionali. Le medesime modalita’ si applicano ai collegamenti tra il SIL ed il registro delle imprese delle camere di commercio secondo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581.

6. Le attivita’ di progettazione, sviluppo e gestione del SIL sono esercitate dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nel ri- spetto di quanto stabilito dal decreto legislati- vo 28 agosto 1997, n. 281.

7. Sono attribuite alle regioni le attivita’ di conduzione e di manutenzione degli impianti

tecnologici delle unita’ operative regionali e locali. Fatte salve l’omogeneita’, l’interconnes- sione e la fruibilita’ da parte del livello nazio- nale del SIL, le regioni e gli enti locali possono provvedere allo sviluppo autonomo di parti del sistema. La gestione e l’implementazione del SIL da parte delle regioni e degli enti locali sono disciplinate con apposita convenzione tra i medesimi soggetti e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, previo parere dell’or- gano tecnico di cui al comma 8.

8. Al fine di preservare l’omogeneita’ logica e tecnologica del SIL ed al contempo consen- tire l’autonomia organizzativa e gestionale dei sistemi informativi regionali e locali ad esso collegati, e’ istituito, nel rispetto di quanto pre- visto dal citato decreto legislativo n. 281 del 1997, un organo tecnico con compiti di raccor- do tra il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le regioni e le amministrazioni locali in materia di SIL.

9. Nel rispetto di quanto stabilito dal decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, la compo- sizione ed il funzionamento dell’organo tecni- co di cui al comma 8 sono stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza so- ciale, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.

10. Le delibere dell’organo tecnico sono rese esecutive con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale ed hanno natura obbligatoria e vincolante nei confronti dei de- stinatari.

Art. 12. (Entrata in vigore). 1. Il presente decreto entra in vigore il gior-

no successivo a quello della sua pubblicazio- ne nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

D.lgs. 6 ottobre 1998, n. 379.

Art. 1. 1. Fino alla data di entrata in vigore di ciascuna legge regionale di cui all’articolo 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142, ed all’arti- colo 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, che individua quali delle funzioni ammi- nistrative conferite alle regioni dal decreto le- gislativo 23 dicembre 1997, n. 469, sono man- tenute in capo alla regione e quali sono trasfe- rite o delegate agli enti locali, le disposizioni

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Rapporto di Lavoro e i Diritti Sindacali

del presente decreto si applicano alle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Mar- che, Molise, Puglia e Calabria.

2. La regione esercita le funzioni di promo- zione, programmazione, indirizzo e coordina- mento in materia di servizi per l’impiego, di politiche formative e del lavoro, garantisce il raccordo con il sistema scolastico ed univer- sitario e realizza in particolare:

a) la promozione occupazionale con parti- colare riguardo al lavoro per le fasce deboli;

b) il sistema di informazione e orientamento professionale;

c) l’osservatorio sul mercato del lavoro; d) il sistema informativo regionale integrato

per l’occupazione; e) interventi di innovazione e sperimenta-

zione; f) l’assistenza tecnica e il monitoraggio. 3. Alla regione competono, inoltre, le funzio-

ni ed i compiti in materia di politiche attive del lavoro, di cui all’articolo 2, comma 2, del de- creto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469.

Art. 2. 1. Alle province sono conferiti: a) le funzioni e i compiti di cui all’articolo 2,

comma 1, del decreto legislativo n. 469 del 1997 in materia di collocamento;

b) la gestione e l’erogazione dei servizi con- nessi alle funzioni e ai compiti di cui alla let- tera a);

c) la gestione e l’erogazione dei servizi con- nessi alle funzioni e ai compiti in materia di politica attiva del lavoro di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 469 del 1997;

d) le funzioni gia’ di competenza della com- missione regionale per l’impiego;

e) le funzioni di cui all’articolo 35-bis, com- ma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, introdotto dall’articolo 21 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80.

2. Le province erogano servizi e attuano interventi integrati con le attivita’ formative, orientative, di informazione e di promozione occupazionale.

3. I comuni esercitano le funzioni ammini- strative relative all’orientamento al lavoro.

Art. 3. 1. Le disposizioni del presente de- creto si applicano a decorrere dal 1 gennaio 1999.

D.lgs. 21 aprile 2000, n. 181.

Art. 1. (Finalità e definizioni) (1). 1. Le disposizioni contenute nel presente

decreto stabiliscono: a) i principi fondamentali per l’esercizio della

potesta’ legislativa delle regioni e delle provin- ce autonome di Trento e di Bolzano in materia di revisione e razionalizzazione delle procedu- re di collocamento, nel rispetto di quanto pre- visto dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, in funzione del miglioramento dell’in- contro tra domanda e offerta di lavoro e con la valorizzazione degli strumenti di informatiz- zazione;

b) i principi per l’individuazione dei soggetti potenziali destinatari di misure di promozione all’inserimento nel mercato del lavoro, definen- done le condizioni di disoccupazione secondo gli indirizzi comunitari intesi a promuovere strategie preventive della disoccupazione gio- vanile e della disoccupazione di lunga durata.

2. Ad ogni effetto si intendono per: a) “adolescenti , i minori di eta’ compresa

fra i quindici e diciotto anni, che non siano piu’ soggetti all’obbligo scolastico;

b) “giovani , i soggetti di eta’ superiore a diciotto anni e fino a venticinque anni compiuti o, se in possesso di un diploma universitario di laurea, fino a ventinove anni compiuti, ov- vero la diversa superiore eta’ definita in con- formita’ agli indirizzi dell’Unione europea;

c) “stato di disoccupazione , la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immedia- tamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attivita’ lavorativa secondo mo- dalita’ definite con i servizi competenti;

d) “disoccupati di lunga durata , coloro che, dopo aver perso un posto di lavoro o cessato un’attivita’ di lavoro autonomo, siano alla ricer- ca di una nuova occupazione da piu’ di dodici mesi o da piu’ di sei mesi se giovani;

e) “inoccupati di lunga durata , coloro che, senza aver precedentemente svolto un’attivita&