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Appunti di Diritto dell'Unione Europea - Prof Adinolfi, Appunti di Diritto Dell'unione Europea. Università di Firenze

Diritto Dell'unione Europea

Descrizione: Appunti di Diritto dell'Unione Europea - Prof Adinolfi
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Diritto dell’Unione Europea
Prof.ssa Adelina Adinol
Comunità Europea e Unione Europea
Origini ed evoluzione delle Comunità europee e dell'Unione europea
Tutto il sistema dell’UE si fonda su un’organizzazione internazionale (un ente al
quale un gruppo di stati decide di dar vita e al quale ada determinate funzioni
e compiti; un esempio sono le Nazioni Unite). L’UE nasce come organizzazione
negli anni ’50, con obiettivi di carattere essenzialmente economico e
soprattutto di favorire la ricostruzione economica nel dopoguerra. Ma oltre a
questo scopo, che era il più evidente in origine, c’erano anche obiettivi di
carattere politico; si voleva, cioè, favorire la pace e fare in modo che quelle
nazioni europee, che no a poco tempo prima si erano combattute, trovassero
degli elementi di comune integrazione ovvero degli elementi di carattere
economico che però portassero ad un integrazione anche per altri aspetti. In
eetti, i redattori del trattato, i padri del sistema dell’UE, avevano in mente un
concetto ancora oggi applicabile: quello dell’Europa funzionale; in altre parole
partendo da un’integrazione economica (soprattutto delle merci), con il tempo
essa si estenderà e andrà avanti in modo tale da coprire altri ambiti
d’interesse. Questa costruzione inizia proprio sulla base dell’integrazione
economica del carbone e dell’acciaio che all’epoca per la ricostruzione erano
fondamentali per lo sviluppo delle imprese e dello sviluppo produttivo. Quindi
inizialmente l’integrazione a partire dal ’51 da origine ad una prima
organizzazione che è la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio)
istituita dal trattato di Parigi. Il “trattato CECA prevedeva la libertà di
circolazione del carbone e dell’acciaio tra gli stati che aderenti. Con libertà di
circolazione s’intende una libertà di scambi: non dovevano più esserci dazi
doganali ovvero forme di protezione tra gli stati riguardo a queste due merci. I
dazi doganali sono somme imposte nel momento in cui la merce attraversa la
frontiera (e quindi tale prodotto costa di più) per tutelare i prodotti nazionali. Si
parlava quindi di “mettere in comune” queste risorse in modo tale che
potessero andare senza limitazioni dove ce ne fosse bisogno. In seguito si è
provato ad estendere il trattato CECA anche alla difesa, istituendo la Comunità
europea della difesa, ma questo progetto era troppo prematuro e non ha
funzionato. Tuttavia, visto il successo di questa prima forma d’integrazione per
quanto riguarda le merci, se ne sono realizzate altre: nel 1957 il trattato di
Roma ha istituito la CEE (Comunità Economica Europea) e l’EURATOM (ancora
oggi presente) che si occupa di circolazione delle materie che servono per
l’energia nucleare. Quest’ultima organizzazione ha avuto inizialmente uno
sviluppo non particolarmente ampio, poiché era dicile distinguere tra l’uso
pacico e quello militare dell’energia nucleare e delle materie che servono per
essa. Con il tempo poi ha dato luogo a forme di ricerca comune.
Molto più importante è il trattato CEE che funzionava in origine sullo stesso
meccanismo del trattato CECA soltanto che estendeva la libertà di circolazione
a tutti i prodotti, in assenza di dazi doganali, negli stati che fanno parte della
CEE; la logica di questo ampliamento era collegata con il liberismo: potendo
liberamente circolare tra gli stati membri, ci saranno più prodotti in
concorrenza e questo comporterà un abbassamento dei prezzi a favore dei
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cittadini (sono quindi vietati gli accordi tra le imprese e gli aiuti di stato). Inoltre
il trattato CEE prevedeva anche altre libertà: in particolare quella di
circolazione delle persone, che in realtà, almeno in origine, signicava libertà di
circolazione dei lavoratori sempre per ragioni collegate alla ricostruzione e allo
sviluppo economico. Si voleva quindi che i lavoratori potessero liberamente
spostarsi dove ce ne fosse bisogno; era quello ancora un periodo
d’immigrazione soprattutto dall’Italia verso i paesi del nord dell’Europa
(Germania, Francia, Belgio). Insieme a questo principio è stata introdotta la
parità di trattamento: i lavoratori emigranti dovevano avere lo stesso
trattamento dei lavoratori nazionali. Questo obiettivo di carattere economico
ha avuto un risvolto di carattere sociale estremamente importante. Accanto
alla libertà di circolazione delle merci e dei lavoratori si prevedeva anche la
libertà di prestazione dei servizi nell’ambito della Comunità, ovvero libertà dei
cittadini (e delle persone giuridiche) di prestare un servizio in un altro stato; ad
es. un impresa può svolgere liberamente la sua attività in un altro stato facente
parte della Comunità. Inne si prevedeva la libertà di circolazione dei capitali
funzionale alle altre libertà previste dal trattato; ad es. se s’intendeva aprire
una succursale in un altro stato era necessario spostare i capitali che servivano
a tal ne. Dunque il trattato prevedeva in origine quattro libertà: merci,
persone, servizi e capitali. A queste, che costituivano il mercato comune e
unico, si aancavano una serie di politiche, collegate alla realizzazione del
mercato comune, ad es. la politica dei trasporti, la politica della concorrenza o
dell’agricoltura, dunque tutte materie nell’ambito delle quali gli stati cedevano
una quota di potere a quest’organizzazione internazionale. In sostanza, infatti,
il meccanismo sulla base del quale operava la comunità n dall’origine, era un
meccanismo con cui gli stati trasferivano, in certe materie e in certi settori, dei
poteri alla Comunità; essa poteva quindi agire e adottare atti normativi.
Le principali innovazioni apportate dal trattato di Lisbona
Il trattato CEE è stato più volte modicato nel tempo: le modiche al trattato
hanno voluto estendere i settori di competenza della comunità; ad es. nuovi
trattati hanno conferito alla Comunità poteri in materia d’ambiente. Oltre a
questo i trattati che hanno modicato il trattato CEE hanno rivisto i meccanismi
istituzionali ovvero i meccanismi di funzionamento di questa organizzazione; ad
es. in origine il Parlamento europeo aveva pochissimi poteri, i parlamentari
potevano solo emettere pareri, ovvero atti di carattere non vincolante; le
modiche al trattato hanno esteso in maniera molto importante i poteri del
Parlamento europeo al punto che oggi esso è legislatore, ovvero ha poteri
legislativi. Un altro aspetto modicato concerne il voto: in origine gli stati che si
esprimono nel Consiglio votavano sempre all’unanimità, quindi occorreva che
tutti gli stati fossero sempre d’accordo per fare qualcosa nell’ambito della
Comunità; questo meccanismo è stato modicato, anche a seguito
dell’estensione del novero degli stati che fanno parte dell’organizzazione, e
oggi, si vota a maggioranza qualicata. Questa evoluzione ci fa capire che da
un lato la Comunità ha aumentato i suoi poteri, e cioè i suoi settori
d’intervento, dall’altro che c’è anche una maggiore autonomia delle decisioni di
tutti gli stati membri (data dall’introduzione della maggioranza) e una maggiore
democrazia dell’organizzazione (data dall’aumento dei poteri del Parlamento
europeo).
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Il sistema dell’Unione prevede spesso delle regole e delle procedure molto
complicate, in particolare per l’adozione degli atti o per la nomina di certe
istituzioni, poiché oggi l’Unione Europea è caratterizzata da una sorta di
contraddizione, in quanto da un lato è ancora oggi un’organizzazione
internazionale, dall’altro, però, ha delle caratteristiche d’integrazione molto
forti che, per certi aspetti, secondo alcuni, la fanno avvicinare ad uno stato
federale. Questa tensione comporta che, da un lato, abbiamo ancora regole
proprie di un’organizzazione internazionale dove, però, gli stati hanno un loro
potere e determinano l’attività dell’organizzazione stessa, mentre la logica
dello stato federale vuole che sia il Parlamento europeo ad avere il potere e
che si risponda nell’ambito di questa organizzazione al modello della
democrazia parlamentare. Tante procedure complesse nascono dunque da
questa tensione e dall’esigenza di combinare queste due caratteristiche
diverse, cioè, da un lato, mantenere i poteri degli stati e, dall’altro, dare più
rilevanza al Parlamento europeo. L’evoluzione che si è vericata sulla base dei
tanti trattati che con il tempo hanno modicato il trattato CEE ha subito
un’importante riorganizzazione sulla base di un trattato di Maastricht del ’92
(quello che ha previsto l'euro): il trattato dell’Unione Europea entrato in vigore
nel ’93. Nel ‘92 alcuni stati non erano d’accordo nell’attribuire ancora altre
competenze alla Comunità in alcuni importanti settori, come la politica estera
e di sicurezza comune (PESC) e la giustizia e aari interni. In questo modo il
TUE ha tracciato una struttura in tre pilastri:
Primo pilastro: il trattato CECA, il trattato CEE e il trattato EURATOM, in
pratica quei trattati nei quali era più alto il livello d’integrazione e dunque
dove le istituzioni avevano un potere rilevante;
Secondo pilastro: PESC, dove gli stati volevano tenere quasi tutto il
potere, senza cedere neanche una piccola quota della loro sovranità e
volevano essere sicuri che in una materia ritenuta così importante ogni
stato avesse come una sorta di diritto di veto e potesse bloccare
qualsiasi decisione che non approvasse, infatti ad es. votavano
all’unanimità, creando un livello bassissimo di integrazione.
Terzo pilastro: giustizia e aari interni; in origine riguardava soprattutto le
materie dell’immigrazione, della cooperazione giudiziaria civile, poi
trasferite dal terzo al primo pilastro (cioè sono state comunitarizzate nel
'97 con il trattato di Amsterdam), della cooperazione di polizia e della
cooperazione giudiziaria in materia penale. Situazione intermedia
d’integrazione.
Con il trattato sull’UE si arriva a questa struttura che è molto complicata e che
rimane no al 1 dicembre 2009, quando è stata superata con il trattato di
Lisbona.
Il trattato di Lisbona ha eliminato la struttura dettata dal trattato sull’UE e ha
ricondotto il secondo ed il terzo pilastro al metodo comunitario, in passato già
previsto dal trattato CEE. Questo è stato possibile, poiché quegli stati che nel
’92 si erano opposti a far che quelle due materie andassero nelle
competenze della Comunità, hanno cambiato opinione e si sono dimostrati
nalmente disposti a far che il metodo dell’integrazione si applicasse a tutte
le materie, dunque anche alla politica estera e di sicurezza comune, alla
giustizia e aari interni e quindi alla cooperazione di polizia e la cooperazione
giudiziaria in materia penale. In realtà le materie della politica estera nel
trattato di Lisbona hanno ancora delle regole particolari, quindi nonostante
l’eliminazione della struttura a pilastri, gli stati sono ancora molto cauti,
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quando si tratta di PESC, e cercano di trattenersi, attraverso queste regole
particolari, un potere rilevante o comunque più rilevante delle altre materie. Il
trattato di Lisbona mantiene comunque una struttura che si fonda su due
trattati diversi ma in stretta correlazione tra loro, il TUE e il TFUE. Il trattato CEE
con il trattato del '92 era divenuto CE (in quanto si smise di pensare alla CE
come Comunità che si occupasse solo di economia). Nel 2002 si è estinto il
“trattato CECA”, in quanto non è stato rinnovato. Tuttavia ciò che era indicato
in esso sulla libertà di circolazione del carbone e dell’acciaio opera tutt’oggi
poiché carbone e acciaio sono prodotti come tutti gli altri, quindi circolano
liberamente. Il trattato EURATOM invece regge tuttora seppure con alcune
modiche.
Il Trattato sull’Unione Europea (TUE) comprende i principi più importanti che
riguardano l’UE, intendendoli come gli obiettivi e i valori dell’Unione, ed
enuncia anche le regole più importanti che concernono l’Unione.
Il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) riprende in
grandissima parte, modicandolo, il vecchio trattato CEE, assorbito da questo
stesso nuovo trattato. In sostanza dunque, nel TFUE troviamo indicate tutte le
competenze, in denitiva tutto ciò che l’Unione può fare, quindi i settori dei
quali si può occupare, in che modo e attraverso quali fonti normative. Questo
nuovo sistema è stato escogitato nella prassi per far fronte al fallimento del
progetto della costituzione Europea; infatti, il trattato del 2004 che adottava la
costituzione Europea non è mai entrato in vigore. Questo fallimento è dovuto al
fatto che, come tutti i trattati di modica del trattato CEE (come anche i nuovi
trattati dopo il trattato di Lisbona), anch’esso doveva essere raticato
(approvato) da tutti gli stati membri prima della Comunità, oggi dell’Unione. In
particolare in due stati (Francia e Paesi Bassi) c’era stato un referendum che
aveva dato esito negativo, percui non è stato possibile far entrare in vigore il
trattato costituzione che intendeva sostituirsi completamente ai vecchi trattati.
In denitiva dunque si voleva un solo trattato che riprendesse tutte le regole
dell’organizzazione. Questo trattato aveva un forte valore simbolico a partire
già dal nome “costituzione” ma soprattutto perché al suo interno c’era l’elenco
dei diritti fondamentali della persona umana. Di fronte al fallimento di questo
progetto, presumibilmente dovuto all’impreparazione dei popoli a tale
evoluzione, si è deciso di eliminare i termini “costituzione” e “legge” dal nuovo
trattato di Lisbona. Formalmente il trattato di Lisbona evita tutto ciò che
sembra apparentemente andare troppo nel senso dello stato federale e
dell’integrazione. In realtà però, il trattato di Lisbona contiene in grandissima
parte il contenuto della costituzione, e anche i contenuti tecnici sono gli stessi.
Un esempio sono i diritti fondamentali: la costituzione europea li aveva al suo
interno, questo nuovo trattato non li presenta però ad esso è allegata la Carta
dei diritti fondamentali, che appunto contiene tali diritti, e ha lo stesso valore
giuridico del trattato. Si tratta dunque di un’operazione politica che ha
mantenuto in grandissima parte il contenuto della costituzione europea ma che
è servita ad evitare una reazione negativa da parte dell’opinione pubblica;
quindi il fatto che non sia presente il termine “costituzione” non vuol dire che
non si sia andati nella direzione federale. Il nuovo trattato comporta delle
modiche estremamente rilevanti al sistema precedente che investono
soprattutto il funzionamento delle istituzioni e soprattutto il ruolo del
Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. In base al nuovo trattato,
proprio per favorire la legittimazione democratica del sistema, si da un ruolo ai
parlamenti nazionali, quindi si fa in modo che ci sia un contatto diretto tra i
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Informazioni sul documento
Caricato da: whiskydog
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Universita: Università di Firenze
Data di caricamento: 17/07/2011
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massimilianobianchi - Università di Firenze

di che anno sono questi appunti?

12/07/13 20:54
iulenza - Università di Firenze

grazie!

12/06/13 11:33
mery5792 - Università di Firenze

xk nn si aprono?!

12/04/13 15:07
mery5792 - Università di Firenze

xk nn si aprono?!

12/04/13 15:07
stepdrive5 - Università di Firenze

questi appunti possono andare bene anche adesso che è uscito il nuovo libro(2012)?

09/04/13 14:04
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