Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 Commentata, Appunti di Diritto Amministrativo. Università di Salerno
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revolver-8531 marzo 2012

Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 Commentata, Appunti di Diritto Amministrativo. Università di Salerno

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legge di depenalizzazione 689-1981 illeciti amministrativi
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Principio di legalità (art. 1)

nessuno può essere assoggettato a sanzioni

amm.ve se non in forza di una legge che sia entrata in vigore

prima della commissione della

violazione

L’illecito e la sanzione non possono dunque essere introdotti da norme secondarie.

Sono ammissibili solo norme secondarie

integratrici

Il principio dell’art. 1 ha il rango di

principio generale dell’ordinamento

L’illegittimità per violazione dell’art. 1 è

rilevabile d’ufficio

La regola tempus regit actum

Principio della capacità d’intendere

e volere (art.2): Non può essere

assoggettato a sanzione amministrativa chi, al

momento in cui ha commesso il fatto, non

aveva compiuto i diciotto anni o non aveva,

la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di incapacità non

derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato

La legge 689/81

La legge 689/91 enuncia i suoi principi generali negli artt. da 1 a 9 . In larga

parte, si tratta di principi di chiara derivazione penalistica e civilistica1:

1.principio di legalità( art.1): nessuno può essere assoggettato a sanzioni

amm.ve se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della

commissione della violazione. Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si

applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati .

Ciò impedisce che l’illecito amministrativo e la relativa sanzione siano

introdotti direttamente da fonti secondarie (Cass.Civ.,sentenza nr. 9584 del 26-

04-2006) 2. Sono ammissibili solo norme secondarie integrative del precetto

contenuto nella norma primaria.E’ comunque inibito alle fonti primarie di

demandare a quelle secondarie la determinazione della sanzione (Cass. civ., sez.

I, 18 gennaio 2005, n. 936).

Alla disposizione dettata dall’art. 1 della legge 689/81 va riconosciuto il rango

di “principio generale dell’ordinamento”, il che comporta l’estensione delle

riserva di legge anche alle sanzioni previste da leggi regionali (Cass. civ., sez. I,

27 gennaio 2005, n. 01696).

L'illegittimità di un provvedimento opposto per violazione del principio di

legalità di cui all'articolo 1 della medesima legge n. 689 del 1981, è rilevabile

d’ufficio (Cass. civ., sez. II, 25 giugno 2008, n. 17403).

Inoltre, l’adozione dei principi di irretroattività, di legalità, e di divieto di

applicazione dell'analogia, comporta l'assoggettamento della condotta

considerata alla legge del tempo del suo verificarsi, con conseguente

inapplicabilità della disciplina posteriore, anche se eventualmente più

favorevole (Cass. civ., sez. II, 28 gennaio 2008 n. 1789, Cass. civ., sez. II, 15

ottobre 2007 n. 21584, Cass. civ., sez. I, 27 giugno 2006 n. 14828, Cass. civ., sez.

lav., 26 settembre 2005 n. 18761, Cass. civ., sez. I, 12 gennaio 2005 n. 00414)

2.principio della capacità d’intendere e volere (art.2): Non può essere

assoggettato a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il

fatto, non aveva compiuto i diciotto anni o non aveva, in base ai criteri indicati

nel codice penale, la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di

Della violazione risponde chi era tenuto alla

sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto

impedire il fatto

Principio della responsabilità per

dolo o colpa(art. 3): Nelle violazioni cui è

applicabile una sanzione

amministrativa ciascuno è

responsabile della propria azione od

omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa

Non è punibile il tentativo di illecito

amm.vo

L'esimente della buona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto,

assume rilievo solo in presenza di elementi

positivi idonei ad ingenerare, nell'autore

della violazione, il convincimento della

liceità del suo operato, purché tale errore sia

incolpevole ed inevitabile

Non è mai incolpevole l’incertezza del dato

normativo

Tuttavia, il principio generale di cui all'art. 3 della L. n. 689/81 va coordinato con l’altro,

di tipicità

incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato.Della

violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che

provi di non aver potuto impedire il fatto3 (a differenza della responsabilità

penale, dunque, gli infradiciottenni non sono mai assoggettabili a sanzione

amministrativa, mentre per l’art. 98 del c.p. la responsabilità dei minori di età

compresa tra 14 e 18 anni va accertata caso per caso).

3.principio della responsabilità per dolo o colpa(art. 3):Nelle violazioni cui è

applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria

azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa.

Nel caso in cui la violazione è commessa per errore sul fatto, l'agente non è

responsabile quando l'errore non è determinato da sua colpa. E’ pertanto

indifferente, come nelle contravvenzioni, che la condotta sia dolosa o colposa,

ma è necessaria almeno la colpa. In materia di errore,poi, è previsto (art.3 comma

2°) che l’errore sul fatto esclude la responsabilità dell’agente quando non sia

colposo (l’errore sul precetto è invece irrilevante)4

Non è punibile il tentativo di illecito amministrativo, poiché non vi è nella legge

24 novembre 1981, n. 689, una disposizione analoga all'art. 56 c.p ( cfr. Cass.

civ., sez. I, 16 febbraio 2005, n. 3125) Il principio posto dall'art. 3 della legge n. 689

del 1981 postula pertanto una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico

di colui che lo abbia commesso.

L'esimente dellabuona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto,assume

rilievo solo in presenza di elementi positivi idonei ad ingenerare, nell'autore

della violazione, il convincimento della liceità del suo operato, purché tale

errore sia incolpevole ed inevitabile, siccome determinato da un elemento

positivo, idoneo ad indurlo in errore ed estraneo alla sua condotta, non

ovviabile con ordinaria diligenza o prudenza (Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2006,

n. 11012)5 Ad esempio, non è mai ritenuta incolpevole l’asserita incertezza del

dettato normativo, trattandosi di condizione sempre superabile, anche

mediante una richiesta di informazioni alla P.A. (Cass. civ., sez. II, 11 ottobre

2006, n. 21779)6

Tuttavia, il principiogenerale di cui all'art. 3 della L. n. 689/81va coordinato

con l’altro, anch'esso fondamentale, di tipicità, con la conseguenza che se la

fattispecie prevista dalla norma sanzionatrice configura un'azione od omissione

principio delle cause di giustificazione (art.4):

non risponde delle violazioni

amministrative chi ha commesso il fatto

nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di

una facoltà legittima ovvero in stato di

necessità o di legittima difesa.

principio del concorso di persone

(art.5 e art.110 c.p.) quando più persone concorrono in una

violazione amministrativa, ciascuna di esse

soggiace alla sanzione per questa disposta,

salvo che sia diversamente stabilito

dalla legge

Il contributo concorsuale assume rilevanza non solo

quando abbia efficacia causale ma anche quando assuma la

forma di un contributo agevolatore

Principio della solidarietà (art.6):

il proprietario della cosa che servì o fu destinata a commettere la violazione

o, in sua vece, l'usufruttuario o, se

trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto

personale di godimento, è obbligato in solido con l'autore della violazione se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la

sua volontà

che implichi necessariamente l'intenzionalità lesiva, nella quale si sostanzia il

dolo, risulta inapplicabile la regola dettata dalla predetta disposizione (Cass.

civ., sez. II, 19 gennaio 2006, n. 981);

4.principio delle cause di giustificazione (art.4):nonrisponde delle violazioni

amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o

nell'esercizio di una facoltà legittima7 ovvero in stato di necessità8 o di legittima

difesa.

Se la violazione è commessa per ordine dell'autorità, della stessa risponde il

pubblico ufficiale che ha dato l'ordine (a differenza del c.p., non sono quindi

menzionate, tra le esimenti,l’uso legittimo delle armi ed il consenso dell’avente

diritto)

5.principio del concorso di persone (art.5 e artt.110 e ss. c.p.): Quando più

persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace

alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla

legge 9.

L’art. 5 recepisce i principi fissati in materia dal c.p., rendendo così applicabile la

pena pecuniaria non soltanto all'autore o ai coautori dell'infrazione, ma anche a

coloro che abbiano comunque dato un contributo causale, pure se

esclusivamente sul piano psichico. (Cass. civ., sez. I, 22 settembre 2006, n. 20696)

Secondo, poi, Cass. civ., sez. I, 13 luglio 2006, n. 15929, ai fini della configurabilità

della fattispecie del concorso di persone nell'illecito amministrativo, a norma

dell'art. 5 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il contributo concorsuale assume

rilevanza non solo quando abbia efficacia causale, ponendosi come condizione

indefettibile della violazione, ma anche quando assuma la forma di un

contributo agevolatore, e cioè quando l'illecito, senza la condotta di agevolazione,

sarebbe egualmente commesso, ma con maggiori incertezze di riuscita o difficoltà

6.principio della solidarietà (art.6):il proprietario della cosa che servì o fu

destinata a commettere la violazione10 o, in sua vece, l'usufruttuario o, se

trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento11., è

obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da

questo dovuta se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà.

Se la violazione è commessa da persona capace di

intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la

persona rivestita dell'autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata in solido con l'autore della

violazione

Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal

dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o,

comunque, di un imprenditore, nell'esercizio

delle proprie funzioni o incombenze la persona

giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in

solido con l'autore della violazione

Il vincolo intercorrente tra l'autore materiale della

violazione e il responsabile solidale assume rilevanza

nel solo caso in cui l'Amministrazione se ne

avvalga in concreto e non quando la contestazione

risulti mossa nei confronti del solo autore materiale

A quest'ultimo, pertanto, non è riconosciuto alcun

interesse a rappresentare, in sede di opposizione

all'ordinanza ingiunzione, la mancata contestazione (anche) al co-obbligato

solidale

Legittimato passivo nel giudizio di opposizione è

esclusivamente il destinatario dell'ingiunzione

E’ privo, poi, di legittimazione a proporre opposizione all'ordinanza-

ingiunzione il conducente di un veicolo, se la sanzione è

stata emessa soltanto a carico del suo proprietario, responsabile in solido della

violazione

Se la violazione è commessa da persona capace di intendere e di volere ma

soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita

dell'autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata in solido

con l'autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta, salvo

che provi di non aver potuto impedire il fatto. 12

Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una

persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un

imprenditore, nell'esercizio delle proprie funzioni o incombenze13, la persona

giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in solido con l'autore della

violazione al pagamento della somma da questo dovuta. 14

Nei casi previsti dai commi precedenti chi ha pagato ha diritto di regresso per

l'intero nei confronti dell'autore della violazione.

Va ricordato, in proposito, che secondo la Cassazione l'istituto della

«solidarietà» va rigorosamente circoscritto e delimitato, non tollerando la sua

disciplina interpretazioni che, estendendo l'ambito della fattispecie, comportino il

mancato rispetto del principio della «riserva di legge» fissato nell'art. 1 della L. n.

689/81, ( Cass. civ. 8 agosto 2003, n. 11954) e che inoltre il vincolo intercorrente

tra l'autore materiale della violazione e il responsabile solidale assume

rilevanza nel solo caso in cui l'Amministrazione se ne avvalga in concreto

(comminando la sanzione anche al corresponsabile in solido) e non quando la

contestazione risulti mossa nei confronti del solo autore materiale. A

quest'ultimo, pertanto, non è riconosciuto alcun interesse a rappresentare, in

sede di opposizione all'ordinanza ingiunzione, la mancata contestazione (anche)

al co-obbligato solidale.(Cass. civ., sez. II, 27 luglio 2007, n. 16661); a sua volta,

qualora nei confronti dell’obbligato solidale non sia stato, in concreto, emesso alcun

provvedimento, tale soggetto non è legittimato a proporre l'opposizione. (Cass. civ.,

sez. II, 28 febbraio 2006, n. 4506 e Cass. civ., sez. I, 3 ottobre 2005, n. 19284)

Principio ribadito daCass. civ., sez. lav., 19 giugno 2006, n. 14098, secondo la

quale legittimato passivo nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione

emanata ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689, è - anche in caso di

eventuale responsabilità sanzionatoria con vincolo di solidarietà - esclusivamente il

destinatario dell'ingiunzione al quale viene addebitata la violazione

amministrativa.

E’ privo, poi, di legittimazione a proporre opposizione all'ordinanza-

La legittimazione all'opposizione

all'ordinanza-ingiunzione deriva non dall'interesse di

fatto che il soggetto può avere (ad esempio, per

scongiurare l’esercizio di una eventuale azione di

regresso), ma dall'interesse giuridico alla rimozione di

un provvedimento del quale esso sia diretto destinatario

Qualora più soggetti siano, a norma dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689,

obbligati in solido alla corresponsione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, ciascuno di essi

ha il diritto di essere ammesso al pagamento

nella misura ridotta e tale pagamento, se tempestivo, produce effetto liberatorio in favore di tutti gli sltri

coobbligati

La parte cui sia stata notificata l'ordinanza- ingiunzione non può giovarsi, ai fini della

opposizione, del termine ancora pendente nei confronti dell'altro

coobbligato

principio della intrasmissibilità

dell’obbligazione (art.7): in caso di morte del

trasgressore,l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli eredi.

ingiunzione il conducente di un veicolo, se la sanzione è stata emessa soltanto a

carico del suo proprietario, responsabile in solido della violazione, trovando, in

questo caso, la legittimazione a ricorrere fondamento nell'esistenza di un interesse

giuridicoalla rimozione di un atto del quale il ricorrente sia destinatario, mentre il

fatto di essere esposto ad una eventuale azione di regresso integra un semplice

interesse di fatto. (Cass. civ., sez. I, 19 settembre 2005, n. 18474 , Cass. civ. 20

agosto 2003, n. 12240; Cass. civ. 30 giugno 1997, n. 5833 e Cass. civ. 11 giugno

1993, n. 6549) Ciò in quanto la legittimazione all'opposizione all'ordinanza-

ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa deriva non dall'interesse di

fatto che il soggetto può avere alla rimozione del provvedimento (ad esempio,

per scongiurare l’esercizio di una eventuale azione di regresso), ma

dall'interesse giuridicoalla rimozione di un provvedimento del quale esso sia

diretto destinatario Nondimeno, qualora sia prevista, solidalmente e

distintamente, la responsabilità dell'illecito sia in capo all'autore dello stesso

che al responsabile in solido, l'eventuale invalidità della contestazione della

violazione al primo non determina, per ciò solo, l'invalidità della contestazione

al secondoe, perciò, il conseguente annullamento, ove non siano addotti ulteriori

fondati motivi, della sanzione amministrativa irrogata nei riguardi del proprietario

responsabile solidale. (Cass. civ., sez. II, 12 agosto 2005, n. 16908)

Qualora più soggetti siano, a norma dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n.

689, obbligati in solido alla corresponsione della somma dovuta a titolo di

sanzione pecuniaria, ciascuno di essi ha il diritto di essere ammesso al

pagamento nella misura ridotta prevista dall'art. 16 della stessa legge, entro il

termine stabilito dalla predetta norma e tale pagamento, se tempestivo, produce

l'effetto liberatorio dalla obbligazione solidale anche in favore di tutti i

coobbligati (Cass. civ. 26 giugno 2001, n. 8696)

Ma la parte cui sia stata notificata l'ordinanza-ingiunzione non può giovarsi, ai

fini della opposizione, del termine ancora pendente nei confronti dell'altro

coobbligato (Cass. civ., sez. I, 14 aprile 2006, n. 8881);

7.principio della intrasmissibilità dell’obbligazione (art.7): in caso di morte del

trasgressore,l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli

eredi.Inoltre,dall'estinzione dell'obbligazione dell'autore materiale

dell'infrazione deriva l'esclusione anche dell'obbligazione a carico

Il disposto dell'art. 7 della legge 689 del 1981, così come quello dell'ultimo

comma dell'art. 6 sul diritto di regresso è espressione

del principio della personalità della sanzione

amministrativa

Principio del concorso formale di illeciti

(art.8 e artt.81 e ss. c.p.): salvo che sia diversamente

stabilito dalla legge, chi con un'azione od omissione

viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni

amministrative o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla

sanzione prevista per la violazione più grave,

aumentata sino al triplo (cunulo giuridico)

Alla stessa sanzione soggiace anche chi con più

azioni od omissioni, esecutive di un medesimo

disegno commette, anche in tempi diversi, più violazioni

della stessa o di diverse norme di legge

in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie.

Invece,non essendo prevista alcuna norma per il

concorso materiale (che si ha quando vengono

commesse più infrazioni con più azioni o omissioni) deve dedursi che esso sia soggetto al cd. cumulo

materiale, con applicazione della sanzione prevista per ogni violazione commessa

dell'obbligato solidale (Cass. civ., sez. lav., 3 novembre 2008, n. 26387)

Mentre, infatti, le sanzioni civili sono sanzioni aggiuntive, destinate a risarcire il

danno ed a rafforzare l'obbligazione con funzione di deterrente per scoraggiare

l'inadempimento, le sanzioni amministrative (di cui alla legge n. 689 del 1981) e

quelle tributarie (di cui alla legge n. 472 del 1997) hanno un carattere afflittivo.

A tale scelta si ricollega il regime applicabile, anche con riferimento alla

trasmissibilità agli eredi, prevista solo per le sanzioni civili, quale principio

generale in materia di obbligazioni, e non per le altre (Cass. civ., sez. lav., 6

giugno 2008, n. 15067 e Cass. civ., sez. V, 28 maggio 2008, n. 13894)

Il disposto dell'art. 7 della legge 689 del 1981 (così comequello dell'ultimo

comma dell'art. 6 , secondo cui l'obbligato solidale che ha pagato «ha diritto di

regresso per l'intero nei confronti dell'autore della violazione») è espressione del

principio della personalità della sanzione amministrativa. (Cass. civ., sez. lav.,

21 gennaio 2008, n. 1193 e Cass. civ., sez. II, 13 marzo 2007, n. 5880).

8. principio del concorso formale di illeciti (art.8 e artt.81 e ss. c.p.): salvo che

sia diversamente stabilito dalla legge,chi con un'azione od omissione viola

diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative o commette più

violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la

violazione più grave, aumentata sino al triplo (concorso formale,cumulo

giuridico15).

Alla stessa sanzione prevista dal precedente comma soggiace anche chi con più

azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno posto in essere in

violazione di norme che stabiliscono sanzioni amministrative, commette, anche in

tempi diversi, più violazioni della stessa o di diverse norme di legge in materia

di previdenza ed assistenza obbligatorie.

Invece,non essendo prevista alcuna norma per il concorso materiale (che si ha

quando vengono commesse più infrazioni con più azioni o omissioni) deve dedursi

che esso sia soggetto al cd. cumulo materiale, con applicazione della sanzione

prevista per ogni violazione commessa (cumulo materiale).

Sul punto la giurisprudenza ha chiarito che non è possibile invocare in via

analogica, nei casi di cumulo materiale, la norma di cui all’art. 81 c.p. in tema

di continuazione tra reati, sia perché l’art. 8 della legge 689/81 prevede

espressamente tale possibilità soltanto per le violazioni in materia diprevidenza ed

Principio di specialità (art.9 e art.15 c.p.):

quando uno stesso fatto è punito da una disposizione

penale e da una disposizione che prevede una sanzione

amministrativa,si applica la disposizione speciale (normalmente quella

amministrativa)

Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una

disposizione penale e da una disposizione regionalesi

applica in ogni caso la disposizione penale

Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e

successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni

penali,anche quando i fatti stessi sono puniti con

sanzioni amministrative previste da disposizioni

speciali

assistenza , sia perché la differenza morfologica tra reato penale ed illecito

amministrativo non consente che le norme di favore previste in materia penale

vengano estese alla materia degli illeciti amministrativi (Cass. civ., sez. lav., 21

maggio 2008, n. 12974, Cass. civ., sez. II, 21 maggio 2008, n. 12844, Cass. civ.,

sez. lav., 3 agosto 2007, n. 17073, Cass. civ., sez. I, 11 giugno 2007, n. 13672, Cass.

civ., sez. II, 7 marzo 2007, n. 5204, Cass. civ., sez. II, 25 gennaio 2006, n. 1417,

Cass. civ., sez. I, 16 dicembre 2005, n. 27799 , Cass. civ. 28 dicembre 2004, n.

24060, Cass. civ. 5 novembre 2003, n. 16620, Cass. civ., sez. I, 25 marzo 2005, n.

6519 ; v. anche Cass. civ. 7 aprile 1999, n. 3343 e Cass. civ. 1 agosto 1997 n. 7160)

Spetta al giudice di merito valutare se, in presenza di piú violazioni di disposizioni

che prevedono sanzioni amministrative, ricorrano, in concreto, gli estremi del

«concorso formale» di illeciti amministrativi ovvero della «continuazione» tra gli

stessi, ai sensi, rispettivamente, del primo e del secondo comma dell'art. 8 della

legge 24 novembre 1981, n. 689.(Cass. civ., sez. lav., 8 marzo 2005, n. 04970 )

9.principio di specialità (art.9 e art.15 c.p.):quando uno stesso fatto è punito da

una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione

amministrativa, ovvero da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni

amministrative (concorso apparente di norme), si applica la disposizione speciale

(ossia, normalmente quella amministrativa16).

Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una

disposizione regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano che

preveda una sanzione amministrativa, si applica in ogni caso la disposizione

penale, salvo che quest'ultima sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni

penali.

Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e

successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni

penali, anche quando i fatti stessi sono puniti con sanzioni amministrative

previste da disposizioni speciali in materia di produzione, commercio e igiene

degli alimenti e delle bevande

Il rapporto di specialità è una relazione tra due norme giuridiche che sussiste se

una di esse (la norma speciale) ha una sfera di applicazione più limitata

dell’altra (la norma generale), perché rispetto a quest’ultima presenta degli

elementi specializzanti.17

Deve escludersi che due norme sanzionanti un

medesimo fatto si trovino fra loro in rapporto di

specialità quando sia diversa l'obiettività giuridica degli interessi da esse protetti

Principio della reiterazione delle

violazioni (art.8 bis):

ricorre la reiterazione quando, nei 5 anni

successivi alla commissione di una violazione amm.va,

accertata con provvedimento esecutivo (quindi, esclusi i casi di

pagamento in misura ridotta), lo stesso soggetto

commette un’ulteriore violazione della stessa

indole.La reiterazione è il

presupposto, a volte, dell’applicazione di sanzioni

amm.ve accessorie altre dell’aggravamento della

sanzione amm.va.

Art.10 La sanzione amministrativa

pecuniaria consiste nel pagamento di una somma non inferiore a euro 10 e

non superiore a euro 15.000. salvo si tratti di sanzione

proporzionale nel qual caso non esiste limite massimo.

Art.12 Le disposizioni della legge 689 non si applicano alle violazioni disciplinari.

Art. 11: Nel determinare il quantum dovuto, l’autorità che irroga la sanzione deve tener conto

-della gravità della violazione;

-dell’opera svolta dall’agente per

l’eliminazione o attenuazione delle

conseguenze dannose; -della personalità del

trasgressore

Il giudice ha la facoltà di rideterminare ed anche

ridurre l'ammontare della sanzione, ma pur sempre entro i limiti minimo e

massimo previsti dalla legge

In generale, deve escludersi che due norme sanzionanti un medesimo fatto si

trovino fra loro in rapporto di specialità quando sia diversa l'obiettività

giuridica degli interessi da esse protetti. (Cass. civ., sez. I, 8 marzo 2005, n. 5047)

10.principio della reiterazione delle violazioni (art.8 bis,introdotto dall’art.94 del

d.lgs.507/99): ricorre la reiterazione quando, nei 5 anni successivi alla

commissione di una violazione amm.va, accertata con provvedimento esecutivo

(quindi, esclusi i casi di pagamento in misura ridotta), lo stesso soggetto

commette un’ulteriore violazione della stessa indole. La reiterazione è il

presupposto, a volte, dell’applicazione di sanzioni amm.ve accessorie ( es.

chiusura dello stabilimento o dell’esercizio), altre dell’aggravamento della

sanzione amm.va.Si considerano della stessa indole le violazioni della

medesima disposizione (reiterazione specifica)e le violazioni di disposizioni

diverse che, ,per la natura dei fatti che le costituiscono o per le modalità della

condotta, presentano una sostanziale omogeneità o caratteri fondamentali

comuni.

La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma

non inferiore a euro 10 e non superiore a euro 15.000. salvo si tratti di sanzione

proporzionale (comminata, cioè, con riferimento all’entità della violazione), nel

qual caso non esiste limite massimo. In ogni caso,però, il limite massimo di una

sanzione amm.va non può, per ciascuna violazione,superare il decuplo del minimo.

(art. 10, come novellato dalla legge 15 luglio 2009 nr. 94) Le disposizioni della

legge 689 non si applicano alle violazioni disciplinari. (art. 12)

Nel determinare il quantum dovuto, l’autorità che irroga la sanzione deve tener

conto (art. 11):

-della gravità della violazione;

-dell’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle

conseguenze dannose della violazione (ravvedimento dopo il fatto);

-della personalità del trasgressore.

Il giudice, ai sensi dell'art. 23, undicesimo comma, della legge n. 689 del 1981, ha

la facoltà di rideterminare ed anche ridurre l'ammontare della sanzione, ma

pur sempre entro il limite minimo e quello massimo previsti dalla legge, non

Il procedimento per l’applicazione della

sanzione amministrativa è disciplinato dagli artt. da 13 a 31 della legge

L’iter procedurale si svolge essenzialmente attraverso le

seguenti fasi: -accertamento;

-contestazione e notificazione;

-PMR; -rapporto;

-eventuali memorie e scritti difensivi;

-ordinanza-ingiunzione; -opposizione.

Gli organi addetti al controllo possono, per l'accertamento delle

violazioni di rispettiva competenza, assumere

informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora,

a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad

ogni altra operazione tecnica.

Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle

cose che possono formare oggetto di confisca

amministrativa

È sempre disposto il sequestro del veicolo a

motore o del natante posto in circolazione senza

assicurazione obbligatoria e senza documento di

circolazione

esistendo una norma analoga a quella dettata dall'art. 133 bis c.p., che

autorizza il giudice, entro certi limiti e in determinati casi, a scendere al di sotto

del minimo edittale, e non essendo possibile neppure una interpretazione analogica

di essa, trattandosi di norma eccezionale ( Cass. civ., sez. I, 9 novembre 2006, n.

23930)

Il procedimento per l’applicazione della sanzione amministrativa è disciplinato

dagli artt. da 13 a 31 della legge. Le disposizioni della legge 689/91 si applicano,

salvo che non sia diversamente stabilito, per tutte le violazioni per le quali è prevista

la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro. Non si

applicano, come già detto, alle violazioni disciplinari (art. 12)18.

L’iter procedurale si svolge essenzialmente attraverso le seguenti fasi:

-accertamento;

-contestazione e notificazione;

-pagamento in misura ridotta;

-rapporto;

-eventuali memorie e scritti difensivi;

-ordinanza-ingiunzione;

-opposizione.

L’accertamento(art.13)

Gli organi addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui

violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di

denaro possono, per l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza,

assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla

privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra

operazione tecnica.

Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle cose che possono formare

oggetto di confisca amministrativa19, nei modi e con i limiti con cui il codice di

procedura penale consente il sequestro alla polizia giudiziaria

È sempre disposto il sequestro del veicolo a motore o del natante posto in

circolazione senza essere coperto dall'assicurazione obbligatoriae del veicolo

posto in circolazione senza che per lo stesso sia stato rilasciato il documento di

Nell’attività di accertamento, gli agenti

accertatori possono accedere in qualunque ora nei locali

destinati all’esercizio di attività soggette ad

autorizzazioni di polizia,al fine di vigilare

sull’osservanza delle prescrizioni

(art. 16 TULPS e art. 20 d.p.r. 616/77).

I verbalizzanti possono procedere alla ispezione di

cose e ad ogni altra «operazione tecnica»

necessaria anche avvalendosi di competenze tecniche di soggetti privati

La nozione di «privata dimora» rilevante agli effetti

dell'art. 13 L. n. 689 coincide con quella

rilevante agli effetti del reato di violazione di

domicilio (art. 614 c.p.)

La violazione, quando è possibile, deve essere

contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto

alla persona che sia obbligata in solido

Se non è avvenuta la contestazione immediata gli

estremi della violazione debbono essere notificati ai

residenti in Italia entro novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro trecentosessanta giorni

dall'accertamento

circolazione

All'accertamento delle violazioni punite con la sanzione amministrativa del

pagamento di una somma di denaro possono procedere anche gli ufficiali e gli

agenti di polizia giudiziaria. Si applicano le disposizioni del primo comma dell'art.

333 e del primo e secondo comma dell'art. 334 del codice di procedura penale (ora

artt. 250 e 251 c.p.p.). È fatto salvo l'esercizio degli specifici poteri di accertamento

previsti dalle leggi vigenti.

L’accertamento è compiuto, dunque, da ufficiali ed agenti di p.g. o di p.s. e da altri

organi a ciò deputati.Nell’attività di accertamento, gli agenti accertatoripossono

accedere in qualunque ora nei locali destinati all’esercizio di attività soggette

ad autorizzazioni di polizia,al fine di vigilare sull’osservanza delle prescrizioni

imposte da leggi o regolamenti dello Stato, delle regioni o degli enti locali (art.

16 TULPS e art. 20 d.p.r. 616/77).

I verbalizzanti possono procederealla ispezione di cose e ad ogni altra

«operazione tecnica» necessaria al fine di accertare il fatto costituente la

violazione anche avvalendosi di competenze tecniche di soggetti privati, senza

alcun intervento diretto dell'autore dell'illecito, contemplato dal successivo art. 15

della legge nei casi, eccezionali, di revisione delle analisi di campioni (Cass. civ.,

sez. II, 19 dicembre 2007, n. 26794)

La nozione di «privata dimora» rilevante, agli effetti dell'art. 13 L. n. 689 del

1981, per delimitare il potere di ispezione degli organi addetti all'accertamento di

illeciti amministrativi coincide con quella rilevante agli effetti del reato di

violazione di domicilio (art. 614 c.p.) (Cass. civ., sez. I, 24 marzo 2005, n. 0636)

Il verbale di un'ispezione illegittima, perché compiuta in un luogo di privata

dimora, è atto inutilizzabile (Cass. civ., sez. I, 27 gennaio 2005, n. 1699)

La contestazione (art.14)

La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto

al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento

della somma dovuta per la violazione stessa.

Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone

indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere

notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine

di novanta giornie a quelli residenti all'esteroentro il termine di

Sul verbale di accertamento debbono essere indicati: la

violazione amm.va accertata e la norma violata;la

sanzione edittale (minima e massima); le modalità per

avvalersi del PMR; l’ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta; l’autorità

amm.va competente a irrogare la sanzione ed alla quale potranno presentarsi

scritti difensivi o documenti o richiesta di audizione;

l’avvertenza che,qualora il soggetto non si avvalga

della facoltà di effettuare il PMR, l’accertatore inoltrerà

il rapporto all’autorità amm.va competente.

Il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di

falso con riguardo ai fatti attestati dal pubblico

ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e

conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento

dallo stesso pubblico ufficiale ed alle

dichiarazioni delle parti

trecentosessantagiorni dall'accertamento.

Quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all'autorità competente con

provvedimento dell'autorità giudiziaria, i termini di cui al comma precedente

decorrono dalla data della ricezione.

Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le

disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere

effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un

funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la

notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano

le modalità previste dall'articolo 137, terzo comma, del medesimo codice (1).

Per i residenti all'estero, qualora la residenza, la dimora o il domicilio non siano

noti, la notifica non è obbligatoria e resta salva la facoltà del pagamento in misura

ridotta sino alla scadenza del termine previsto nel secondo comma dell'art. 22 per il

giudizio di opposizione.

L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la

persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto.

La contestazione va dunque effettuata, qualora possibile20, immediatamente sia

al trasgressore che all’obbligato in solido. 21Sul verbale di accertamento debbono

essere indicati: la violazione amm.va accertata e la norma violata;la sanzione

edittale (minima e massima) prevista dalla legge; le modalità per avvalersi della

facoltà di effettuare il PMR; l’ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta;

l’autorità amm.va competente a irrogare la sanzione ed alla quale potranno

presentarsi scritti difensivi o documenti o richiesta di audizione entro 30 giorni dalla

data della contestazione o della notifica; l’avvertenza che,qualora il soggetto non si

avvalga della facoltà di effettuare il PMR, l’accertatore inoltrerà il rapporto

all’autorità amm.va competente.

Il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di falsocon riguardoai

fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e

conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché

alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle

dichiarazioni delle parti, mentre non è necessario, in applicazione della disciplina

di cui agli artt. 2699 e 2700 c.c., l'esperimento di detto rimedio della querela

qualora la parte intenda limitarsi a contestare la verità sostanziale di tali

dichiarazioni ovvero la fondatezza di apprezzamenti o valutazionidel

Alla luce della sentenza delle SS.UU della

Cassazione nr. 17335 del 24-07-2009, va ammessa contestazione e prova per: 1) circostanze di fatto della

violazione che non sono attestate nel verbale di

accertamento come avvenute alla presenza del

pubblico ufficiale; 2) circostanze di fatto della violazione rispetto alle quali

l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per

irrisolvibile oggettiva contraddittorietà

3) circostanze che esulano dall’accertamento

verbalizzante oppure delle sue percezioni sensoriali, alle quali non si estende la

fede privilegiata del documento (Cass. civ. 8 marzo 2001, n. 3350 e Cass. civ. 1

aprile 1996, n. 2988 )

Va detto però chein data 24 luglio 2009 con la decisione nr. 17355le Sezioni

Unitecivili della Suprema Cortehanno ribaltato l’orientamento più recente

affermatosi in giurisprudenza Il punctum dolens involgeva proprio la

ammissibilità o meno, nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, di

contestazioni involgenti i fatti della violazione attestati nel verbale come percepiti

direttamente o indirettamente dal pubblico ufficiale e, così, la possibilità o

probabilità di un errore nella loro percezione. Le Sezioni Unite, disattendendo

alcune più recenti aperture ( Cass. civ., sez. II, 24 novembre 2008, n. 27937, Giud.

pace civ. Palermo, 13 novembre 2007 , Cass. civ., sez. II, 20 marzo 2007, n. 6565,

Cass. civ. 12 gennaio 2006, n. 457 , Cass. civ. 20 luglio 2001, n. 9909), hanno così

optato per un orientamento più rigoroso. Secondo i giudici della nomofilachia, la

correlazione tra il dovere di menzionare nel verbale in modo preciso e dettagliato,

anche se sommario, l'elemento fattuale delle violazione e l'efficacia che l'art. 2700

c.c., attribuisce ai fatti che il Pubblico ufficiale attesta nell'atto pubblico essere

avvenuti in sua presenza o da lui compiuti comportano che tale efficacia concerna

inevitabilmente tutti gli accadimenti e le circostanze pertinenti alle violazioni

menzionate nell'atto indipendentemente dalle modalità statica o dinamica della loro

percezione L'approccio alla questione relativa all'ammissibilità della contestazione e

della prova nel giudizio di opposizione alla ordinanza-ingiunzione non va

conseguentemente condotto con riferimento alle circostanze di fatto della violazione

attestate nel verbale come percepite direttamente o indirettamente dal pubblico

ufficiale ed alla possibilità o probabilità di un errore nella loro percezione, ma

esclusivamente in relazione a circostanze che esulano dall'accertamento, Ogni

diversa contestazione va, invece, svolta nel procedimento di querela di falso

Alla luce di tale pronunzia, pertanto, va ammessa contestazione e prova per:

1) circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di

accertamentocome avvenute alla presenza del pubblico ufficiale; 2) circostanze

di fatto della violazione rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede

privilegiata per irrisolvibile oggettiva contraddittorietà (es. targa rilevata

dall’accertatore non attribuibile al tipo di veicolo indicato nel verbale dal Pubblico

ufficiale); 3)circostanze che esulano dall’accertamento, come l'identificazione

E’, invece, necessaria la querela di falso per :

1) circostanze di fatto della violazione che sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza

del pubblico ufficiale; 2) ogni questione

concernente l’alterazione del verbale, pur se

involontaria o dovuta a cause accidentali, della

realità degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei

fatti, come accertati dal pubblico ufficiale

L'attitudine probatoria del verbale di accertamento

dell'infrazione non è estensibile al mero verbale

di contestazione

Il termine per la notifica dell’infrazione decorre dalla

data dell’accertamento e non da quella della

commissione del fatto

La giurisprudenza ha puntualizzato più volte che

in tema di sanzioni amministrative e nei casi in cui non sia stata possibile la contestazione immediata, il

termine entro il quale la P.A. ha l'onere di contestare l'infrazione decorre non da

quando sia venuta a conoscenza dei fatti ma dal

diverso e successivo termine in cui abbia acquisito tutti

gli elementi oggettivi e soggettivi necessari

Tuttavia, sulla individuazione di tale

momento non può incidere la condotta negligente o

arbitraria della stessa P.A.

Il termine decorre inoltre dall’identificazione dei

trasgressori quando questa non è avvenuta immediate

dell'autore della violazione e la sua capacità, la sussistenza dell'elemento soggettivo,

la sussistenza di cause di esclusione della responsabilità E’, invece, necessaria la

querela di falso per :1) circostanze di fatto della violazione che sono attestate

nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale;

2) ogni questione concernente l’alterazione del verbale, pur se involontaria o

dovuta a cause accidentali, della realità degli accadimenti e dell’effettivo

svolgersi dei fatti, come accertati dal pubblico ufficiale

L'attitudine probatoria propria del verbale di accertamento dell'infrazionenon

è estensibile al mero verbale di contestazione, con il quale, cioè,

l'amministrazione si limiti a significare al presunto trasgressore l'addebito della

violazione sulla base di un verbale di accertamento precedentemente redatto (Cass.

civ., sez. I, 28 agosto 2006, n. 18630)

Quando non sia stato possibile effettuare la contestazione immediata, si deve

procedere alla notifica degli estremi della violazione: entro 90 giorni

dall’accertamento22, se i destinatari della notifica risiedono nel territorio della

Repubblica; entro 360 giorni,se residenti all’estero. Se detti termini vengono

superati, l’obbligazione di pagare la somma per la violazione si estingue.

Il termine per la notifica dell’infrazione, qualora non sia stato possibile effettuare

la contestazione immediata, decorre dalla data dell’accertamento e non da quella

della commissione del fatto (Cass. n.62429 del 1999).

La giurisprudenza ha puntualizzato più volte che in tema di sanzioni

amministrative, e nei casi in cui non sia stata possibile la contestazione immediata 23,

il termine entro il quale la P.A. ha l'onere di contestare l'infrazione decorre non

da quando sia venuta a conoscenza dei fatti ascritti all'incolpato, ma dal

diverso e successivo termine in cui abbia acquisito tutti gli elementi oggettivi e

soggettivi necessari per valutare la sussistenza di una condotta sanzionabile.

Tuttavia, sulla individuazione di tale momento, che è rimessa al giudice del

merito, non può incidere la condotta negligente o arbitraria della stessa P.A .

(Cass. civ., sez. V, 29 febbraio 2008, n. 5467, Cass. civ., sez. lav., 24 maggio 2007,

n. 12093,Cass. civ., sez. II, 18 aprile 2007, n. 9311, Cass. civ., sez. II, 11 aprile

2006, n. 8456 , Cass. civ., sez. lav., 13 gennaio 2006, n. 539, Cass. civ., sez. lav., 8

agosto 2005, n. 16642, Cass. civ., sez. lav., 18 marzo 2005, n. 5921, Cass. civ., sez.

I, 4 febbraio 2005, n. 2352)

Nell’ipotesi in cui non sia stato possibile identificare subito i trasgressori, il

E’ consentito mutare i termini della contestazione

rispetto all’originale verbale d’accertamento, purchè il

mutamento riguardi soltanto la qualificazione giuridica

del fatto

Non è rilevante ai fini della validità della constatazione, la circostanza che il verbale

sia stato compilato da un agente diverso da quello che

aveva proceduto al rilevamento dell'infrazione purchè questi faccia parte

della medesima amministrazione che ha accertato la violazione

Con riguardo ai verbali di accertamento delle

infrazioni redatti tramite sistema meccanizzato con la

sola indicazione a stampa delle generalità

dell'accertatore, la sottoscrizione autografa

dell'agente non è configurabile quale

elemento ontologicamente essenziale per la validità

giuridica del verbale

Neppure la mancata indicazione, nel verbale di

accertamento della violazione notificato al

trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere, è per sé causa di nullità della contestazionea condizione

che nel verbale sia correttamente indicata la condotta materiale che integra la violazione

termine decorre dall’identificazione (Cass. n.198 del 1996)

E’ consentito mutare i termini della contestazione rispetto all’originale verbale

d’accertamento, purchè il mutamento riguardi soltanto la qualificazione

giuridica del fatto e purchè non venga posto a fondamento del rettificato addebito

alcun fatto nuovo; (Cass. civ., sez. II, 20 marzo 2007, n. 6638)Al di fuori di tale

caso, la violazione del precetto posto dall'art. 14 della legge n. 689 del 1981 - per il

quale deve sussistere la necessaria correlazione tra fatto contestato e fatto assunto a

base della sanzione irrogata - tutte le volte in cui la sanzione venga irrogata per una

fattispecie diversa da quella attribuita al trasgressore in sede di contestazione, lede il

diritto di difesa del trasgressore medesimo (Cass. civ., sez. I, 2 maggio 2006, n.

10145)

L'atto di contestazione della violazione deve contenere gli estremi di fatto e di

diritto della violazione, non è soggetto a particolari formalità né subordinato a

specifici modelli, ma può essere incluso in qualsiasi atto notificato

all'interessato (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23018)

Non è rilevante ai fini della validità della constatazione, la circostanza che il

verbale sia stato compilato da un agente diverso da quello che aveva proceduto

al rilevamento dell'infrazionepurchè questi faccia parte della medesima

amministrazione che ha accertato la violazione (Cass. civ., sez. II, 23 gennaio

2007, n. 1414 eCass. civ.,7 aprile 2005, n. 7319 )

Più in generale, con riguardo ai verbali di accertamento delle infrazioni (ex

legge 689/81 o codice della strada) redatti tramite sistema meccanizzato o di

elaborazione dati con la sola indicazione a stampa, sul documento prodotto dal

sistema automatizzato, delle generalità dell'accertatore,la sottoscrizione

autografa dell'agente non è configurabile quale elemento ontologicamente

essenziale per la validità giuridica del verbale di accertamento, in quanto i dati

estrinsecati nello stesso contesto del documento consentono di accettare aliunde la

sicura attribuibilità dell'atto a chi deve esserne l'autore secondo le norme positive

( Cass. civ. 27 gennaio 2006, n. 1752)

Neppure la mancata indicazione, nel verbale di accertamento della violazione

notificato al trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere, è per sé

causa di nullità della contestazione, non esistendo una previsione che ne impone

la comunicazione al trasgressore e non risultandone menomato il diritto di

difesa di questi, a condizione che nel verbale sia correttamente indicatala

E’ escluso che possa trovare applicazione nella materia

delle violazioni amministrative l'art. 8 della legge n. 241 del 1990, che

impone, tra l'altro, la indicazione espressa, nel

provvedimento amministrativo, del

responsabile del relativo procedimento

Ogni atto del procedimento previsto dalla legge per

l'accertamento della violazione e per

l'irrogazione della sanzione è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell'art.

2943 c.c.

Nel caso di notifica a mezzo posta del verbale di

accertamento dell'infrazione, ove la

consegna del piego, per l'assenza del destinatario, sia stata fatta a persona di

famiglia convivente, la convivenza, almeno

temporanea, può presumersi dalla presenza del familiare che abbia preso in consegna

l'atto nell'abitazione del destinatario

E’ poi da escludere che possa trovare applicazione

nella materia de qua, la disposizione sui termini del

procedimento amministrativo di cui all'art. 2, comma 3, della legge 7

agosto 1990, n. 241

condotta materiale che ne integra la violazione, potendo gli elementi mancanti

essere conosciuti dal trasgressore facendo uso della ordinaria diligenza.( Cass. civ.,

sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1412)

E’ escluso, infine, che possa trovare applicazione nella materia delle violazioni

amministrative l'art. 8 della legge n. 241 del 1990, che impone, tra l'altro, la

indicazione espressa, nel provvedimento amministrativo, del responsabile del

relativo procedimento. (Cass. civ., sez. I, 28 settembre 2006, n. 21058)

Non è sufficiente la contestazione del fatto nei casi di infrazioni omissive e/o

commissive di carattere permanente, nei quali l'interruzione della permanenza, per

cause diverse dalla materiale cessazione della condotta vietata, si verifica soltanto

con la notificazione dell'ordinanza - ingiunzione irrogativa della sanzione( Cass.

civ., sez. II, 9 gennaio 2007, n. 143)

Ogni atto del procedimento previsto dalla legge per l'accertamento della

violazione e per l'irrogazione della sanzione ha poi la funzione di far valere il

diritto dell'Amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria,in quanto,

costituendo esso esercizio della pretesa sanzionatoria, è idoneo a costituire in mora

il debitore ai sensi dell'art. 2943 c.c. Tale idoneità va pertanto riconosciuta anche

alla notifica al trasgressore del processo verbale di accertamento della infrazione

(Cass. civ., sez. I, 25 febbraio 2005, n. 4088 e Cass. civ., sez. I, 16 febbraio 2005, n.

3124)

Nel caso di notifica a mezzo posta del verbale di accertamento dell'infrazione,

ove la consegna del piego, per l'assenza del destinatario, sia stata fatta a

persona di famiglia convivente a norma dell'art. 7 della L. 20 novembre 1982, n.

890, la convivenza, almeno temporanea, può presumersi nel fatto che il

familiare si sia trovato nell'abitazione del destinatario ed abbia preso in

consegna l'atto, senza che la mancata indicazione di convivente sull'avviso di

ricevimento sia sufficiente per desumerne la nullità della notifica. Tuttavia tale

presunzione può essere superata dal giudice, nel caso concreto, ove risulti che

non sussisteva la convivenza, neanche temporanea, tra il familiare consegnatario

della copia ed il destinatario della notifica.( Cass. civ., sez. I, 25 gennaio 2005, n.

1508 )24

E’ poi da escludere che possa trovare applicazione nella materia de qua, la

disposizione sui termini del procedimento amministrativo di cui all'art. 2,

comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, che è incompatibile con i

Gli accertamenti mediante analisi di

campioni (art.15)

Il dirigente del laboratorio deve comunicare

all'interessato, a mezzo di lettera raccomandata con

avviso di ricevimento, l'esito dell'analisi, pena

l’invalidità del procedimento

L'interessato può chiedere la revisione dell'analisi con la partecipazione di un proprio

consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta all'organo che

ha prelevato i campioni nel termine di 15 giorni

Delle operazioni di revisione dell'analisi è data

comunicazione all'interessato almeno dieci giorni prima del loro inizio.

I risultati della revisione dell'analisi sono comunicati

all'interessato a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a

cura del dirigente del laboratorio

procedimenti regolati dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, la quale costituisce un

sistema di norme organico e compiuto e delinea un procedimento di carattere

contenzioso scandito in fasi, i cui tempi sono regolati in modo da non consentire,

anche nell'interesse dell'incolpato, il rispetto di un termine così breve.( Cass. civ.,

sez. I, 11 ottobre 2006, n. 21797)

Gli accertamenti mediante analisi di campioni sono previsti dall’art.15: se per

l'accertamento della violazione sono compiute analisi di campioni, il dirigente

del laboratorio deve comunicare all'interessato, a mezzo di lettera

raccomandata con avviso di ricevimento, l'esito dell'analisi (pena l’invalidità del

procedimento: Cass. civ., sez. I, 4 agosto 2006, n. 17703)

L'interessato può chiedere la revisione dell'analisi con la partecipazione di un

proprio consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta

all'organo che ha prelevato i campioni da analizzare, nel termine di quindici

giorni dalla comunicazione dell'esito della prima analisi, che deve essere

allegato all'istanza medesima

Delle operazioni di revisione dell'analisi è data comunicazione all'interessato

almeno dieci giorni prima del loro inizio.

I risultati della revisione dell'analisi sono comunicati all'interessato a mezzo di

lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a cura del dirigente del

laboratorio che ha eseguito la revisione dell'analisi.

Le comunicazioni di cui al primo e al quarto comma equivalgono alla contestazione

di cui al primo comma dell'art. 14 ed il termine per il pagamento in misura ridotta di

cui all'art. 16 decorre dalla comunicazione dell'esito della prima analisi o, quando è

stata chiesta la revisione dell'analisi, dalla comunicazione dell'esito della stessa.

Ove non sia possibile effettuare la comunicazione all'interessato nelle forme di cui

al primo e al quarto comma, si applicano le disposizioni dell'art. 14.

La contestazione con lettera raccomandata dei risultati dell'analisi su campione

(sia la comunicazione dell'esito dell'analisi iniziale che la comunicazione dell'esito

dell'analisi eseguita in sede di revisione) costituisce valido atto interruttivo della

prescrizione, mentre il mancato esercizio da parte dell'interessato della facoltà di

richiedere la revisione delle analisi rende incontestabili i risultati di queste ultime.

( Cass. civ., sez. II, 30 maggio 2007, n. 12693e Cass. civ., sez. II, 31 luglio 2006, n.

17290 )

Il pagamento in misura ridotta (art.16)

è il pagamento di una somma pari alla 3^parte del

massimo o, se più favorevole , al doppio del

minimo oltre alle spese del procedimento, entro il

termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o

dalla notificazione

Il pagamento della sanzione irrogata con l'ordinanza-

ingiunzione non comporta, di per sè, acquiescenza né

incide sull'interesse del tragressore ad insorgere in

sede giurisdizionale

Diversamente avviene in tema di pagamento in

misura ridottache implica necessariamente

l'accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da parte del contravventore, della propria responsabilità

Singole leggi, a volte, espressamente escludono la

facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta

Il pagamento in misura ridotta (PMR) (art.16)è il pagamento di una somma

pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione

commessao, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione

edittale, pari al doppio del relativo importo oltre alle spese del procedimento,

entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa

non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione. 25

Il pagamento, da parte dell'indicato autore della violazione amministrativa,

della sanzione irrogata con l'ordinanza-ingiunzione, potendo ricollegarsi alla

volontà dell'intimato di evitare, a scopo cautelativo, le conseguenze derivanti dalla

natura di titolo esecutivo del provvedimento sanzionatorio,non comporta, di per

sè, acquiescenza ad essa, né incide sull'interesse dello stesso ad insorgere in

sede giurisdizionale avverso il provvedimento medesimo.

Diversamente avviene in tema di pagamento in misura ridotta (art.. 202 del

codice della strada e art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689), che implica

necessariamente l'accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da

parte del contravventore, della propria responsabilità e, conseguentementela

rinuncia ad esercitare il proprio diritto alla tutela giurisdizionale. (Cass. civ.,

11 febbraio 2005, n. 2862 e Cass. civ. 25 febbraio 2004, n. 3735).

L'intervenuta acquiescenza da parte del contravventore conseguente

all’effettuato PMR preclude, inoltre, allo stesso l'esercizio di eventuali pretese

civilistiche, quali la condictio indebiti e l'actio damni (Cass. civ., sez. II, 19 marzo

2007, n. 6382)

Singole leggi, a volte, espressamente escludono la facoltà di effettuare il

pagamento in misura ridotta. Tranne il caso di violazioni a regolamenti locali, non

è generalmente previsto il diritto del trasgressore ad effettuare la cd “oblazione” a

mani dell’accertatore

Per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze comunali e provinciali, la

Giunta comunale o provinciale, all'interno del limite edittale minimo e massimo

della sanzione prevista, può ora stabilire un diverso importo del pagamento in

misura ridotta, in deroga alle disposizioni del primo comma dell’art.16 (art.

16,comma secondo, come sostituito dall'art. 6 bis del D.L. 23 maggio 2008, n. 92,

convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.)

È nullo il verbale di accertamento della violazione che contenga solo

Il pagamento in misura ridotta trova applicazione

anche quando si tratti di una sanzione determinata in

misura fissa, nel qual caso, tuttavia, il minimo ed il

massimo edittale si identificano entrambi in detta misura fissa, e di

conseguenza il pagamento in misura ridotta deve essere

commisurato ad un terzo della sanzione inflitta.

Obbligo del rapporto (Art. 17)

Qualora non sia stato effettuato il pagamento in

misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione deve presentare rapporto,

con la prova delle eseguite contestazioni o

notificazioni, all'ufficio perifericoo, in mancanza,

al prefetto

l'indicazione della sanzione minima edittale, ma non contenga anche la

precisazione dell'importo da pagare in misura ridotta, nonché delle modalità e

dei termini entro i quali effettuare il pagamento.( Cass. civ., sez. II, 12 novembre

2007, n. 23506) Invece, secondo Cass. civ., sez. I, 22 settembre 2006, n. 20710, il

mancato avviso della facoltà di pagare in misura ridotta non determina lesione

del diritto dell'interessato di definire immediatamente il procedimento

sanzionatorio, in quanto l'onere di effettuare il tempestivo pagamento in misura

ridotta permane anche in caso di mancato avviso e di mancata indicazione delle

modalità del pagamento.

E’ pacifico, invece, che con riferimento alle sanzioni amministrative per le quali

non è ammesso il pagamento in misura ridotta, la mancata quantificazione

della sanzione nel verbale di accertamento della violazione non incide sulla

validità del procedimento sanzionatorio, in quanto in tali ipotesi l'ammontare

della sanzione deve essere determinato dal Prefetto a seguito della trasmissione

del verbale da parte degli agenti accertatori. (Cass. civ., sez. I, 2 dicembre 2005, n.

26270)

Il pagamento in misura ridotta trova applicazione anche quando si tratti di una

sanzione determinata in misura fissa, nel qual caso, tuttavia, il minimo ed il

massimo edittale si identificano entrambi in detta misura fissa, e di

conseguenza il pagamento in misura ridotta deve essere commisurato ad un

terzo della sanzione inflitta. (Cass. civ., sez. lav., 12 maggio 2005, n. 09972)

Quando non viene effettuato il PMR nei termini previsti, o quando esso non sia

consentito, l’organo accertatore invia il rapporto con la prova delle eseguite

contestazioni o notificazioni all’autorità competente a decidere.

Art. 17 (Obbligo del rapporto): qualora non sia stato effettuato il pagamento in

misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione , salvo che

ricorra l'ipotesi prevista nell'art. 24, deve presentare rapporto, con la prova delle

eseguite contestazioni o notificazioni, all'ufficio periferico cui sono demandati

attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla

quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al prefetto.

Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste

dal T.U. delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno

1959, n. 393 (ora D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285), dal T.U. per la tutela delle strade,

Nelle materie di competenza delle regioni il rapporto è

presentato all'ufficio regionale competente.

Per le violazioni dei regolamenti provinciali e

comunali il rapporto è presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco

L'ufficio territorialmente competente è quello del

luogo in cui è stata commessa la violazione.

In via eccezionale, poi, a norma dell’ art. 24 della legge 689, competente a ricevere il rapporto ed infliggere la sanzione amm.va è l’autorità

giudiziaria penale quando l’esistenza di un reato

dipende dall’accertamento di una violazione amm.va

L’ordinanza (art.18).

Ricevuto il rapporto e sentiti gli interessati, qualora lo

abbiano richiesto , l’autorità competente, in base agli

elementi acquisiti dal rapporto e dalle eventuali

dichiarazioni e scritti difensivi degli interessati

(che devono pervenire entro 30 giorni dalla contestazione o

notificazione della violazione) adotta la propria

decisione con ordinanza motivata

approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 , e dalla L. 20 giugno 1935, n. 1349,

sui servizi di trasporto merci.

Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri casi, per le funzioni

amministrative ad esse delegate, il rapporto è presentato all'ufficio regionale

competente.

Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è

presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco. 26

L'ufficio territorialmente competente è quello del luogo in cui è stata commessa

la violazione.

Il funzionario o l'agente che ha proceduto al sequestro previsto dall'art. 13 deve

immediatamente informare l'autorità amministrativa competente a norma dei

precedenti commi, inviandole il processo verbale di sequestro.

In via eccezionale, poi, a norma dell’ art. 24 della legge 689, competente a

ricevere il rapporto ed infliggere la sanzione amm.vaè l’autorità giudiziaria

penale quando l’esistenza di un reato dipende dall’accertamento di una

violazione amm.va

Con decreti del Presidente della Repubblica29 luglio 1982, n. 571 e 30

dicembre 1995, n. 582, sono stati indicati gli uffici periferici dei singoli

Ministeri e stabilite le modalità relative all'esecuzione del sequestro previsto

dall'art. 13, al trasporto ed alla consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed

all'eventuale alienazione o distruzione delle stesse nonché la destinazione delle

cose confiscate.

Ricevuto il rapporto e sentiti gli interessati, qualora lo abbiano richiesto ,

l’autorità competente, in base agli elementi acquisiti dal rapporto e dalle

eventuali dichiarazioni e scritti difensivi degli interessati (che devono pervenire

entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione) adotta la

propria decisione con ordinanza motivata (art.18). L'autorità competente, se

ritiene fondato l'accertamento, determina, con l’ ordinanza motivata, la somma

dovuta per la violazionee ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese,

all'autore della violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidalmente;

altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti comunicandola

integralmente all'organo che ha redatto il rapporto.

Con l'ordinanza-ingiunzione o con quella di

archiviazione deve essere disposta la restituzione, previo pagamento delle

spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano

confiscate con lo stesso provvedimento

Il pagamento va effettuato entro il termine di trenta giorni (60 per i residenti

all’estero) dalla notificazione dell’ordinanza

e di esso è data comunicazione, entro il

trentesimo giorno, a cura dell'ufficio che lo ha

ricevuto, all'autorità che ha emesso l'ordinanza.

L'ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo (mentre, per le infrazioni al

c.d.s,, tale natura va riconosciuta già al verbale

d’accertamento non opposto) . Tuttavia

l'ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l'opposizione è proposta, con il passaggio in giudicato della sentenza

con la quale si rigetta l'opposizione o

dell'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile

Con l'ordinanza-ingiunzione deve essere disposta la restituzione, previo

pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano

confiscate con lo stesso provvedimento. La restituzione delle cose sequestrate è

altresì disposta con l'ordinanza di archiviazione, quando non ne sia

obbligatoria la confisca.

Il pagamento va effettuato all'ufficio del registro o al diverso ufficio indicato

nell'ordinanza-ingiunzione, entro il termine di trenta giorni (60 per i residenti

all’estero) dalla notificazione di detto provvedimento, eseguita nelle forme

previste dall'art. 14; del pagamento è data comunicazione, entro il trentesimo

giorno, a cura dell'ufficio che lo ha ricevuto, all'autorità che ha emesso

l'ordinanza. La notificazione dell'ordinanza-ingiunzione può essere eseguita

dall'ufficio che adotta l'atto, secondo le modalità di cui alla legge 20 novembre

1982, n. 890 .In caso di erronea indicazione sull'ordinanza-ingiunzione di un

termine per effettuare il pagamento inferiore a quello di legge (30 giorni), l'ingiunto

ha facoltà di effettuare il pagamento con efficacia liberatoria nel più ampio termine

previsto dalla legge e, ove non lo faccia, difetta di interesse a far valere l'erroneità

del termine riportato nell'ordinanza.(Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23018)

L'ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo (mentre, per le infrazioni al

c.d.s,, tale natura va riconosciuta già al verbale d’accertamento non opposto) .

Tuttavia l'ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso

del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l'opposizione è

proposta, con il passaggio in giudicato della sentenzacon la quale si rigetta

l'opposizione o dell'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile

l'opposizione o convalidato il provvedimento opposto

Si rammenti che l’investitura dei pubblici funzionari nei poteri che dichiarano

di esercitare nel compimento degli atti inerenti il loro ufficio si presume,

costituendo un aspetto della presunzione di legittimità degli atti amministrativi, e

non può essere messa in discussione in giudizio, ove non sia sorta alcuna

contestazione al riguardo. (Cass. civ., sez. V, 25 maggio 2007, n. 12264)

Per quanto concerne, poi, la questione (sollevata spesso in passato)

dell'indecifrabilità della firma apposta in calce all'ordinanza ingiunzione,

secondo la giurisprudenza essa non ne comporta l'illegittimità, qualora,

essendo la sottoscrizione riferita nello stesso atto al titolare dell'ufficio

competente ad emetterlo, risultano oggettivamente certi l'autore del segno

La mancata audizione del trasgressore, qualora

espressamente richiesta, costituisce motivo

d’invalidità dell’ordinanza- ingiunzione (tranne nelle norme sugli assegni di cui alla legge 386 del 1990)

Tuttavia, tale illegittimità deve essere dedotta tempestivamente

dall'interessato, tra i motivi del ricorsoin quanto nel

procedimento di opposizione il giudice non può rilevare d'ufficio vizi

diversi da quelli fatti valere dall'opponente con l'atto introduttivo del giudizio

L'autorità amministrativa ha l'obbligo di procedere

all'audizione della parte che ne abbia fatto richiesta, a

meno che tale richiesta non sia stata formulata in modo

condizionato, cioè per la sola ipotesi in cui la P.A. lo dovesse ritenere opportuno

grafico e la sua qualità di organo della persona giuridica pubblica. (Cass. civ.,

sez. I, 26 ottobre 2005, n. 20686, Cass. civ. 20 settembre 2004, n. 1887 , Cass. civ.

28 marzo 1987, n. 3031 e Cass. civ. 20 gennaio 1994, n. 522) Tra l’altro,

l'autografia della sottoscrizione non è più configurabile come requisito di

esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati

esplicitati nel contesto documentativo dell'atto consentano di accertare la

sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l'autore: infatti gli artt. 6

quater del D.L. n. 6 del 1991, convertito, con modif., nella legge 15 marzo 1991, n.

80, con riguardo agli atti degli enti locali, e 3 del D.L.vo 12 febbraio 1993, n. 39

con riguardo agli atti di qualsiasi P.A, , prevedendo, nel caso di emanazione di atti

amministrativi attraverso sistemi informatici e telematici, che la firma autografa sia

sostituita dall'indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema

automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile, ribadiscono sul piano

positivo l'inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità

degli atti amministrativi (Cass. civ., sez. I, 31 maggio 2005, n. 11499)

La mancata audizione del trasgressore,qualora espressamente richiesta,

costituisce motivo di invalidità dell’ordinanza-ingiunzione, ma essa non è

prevista per i casi di violazione delle norme sugli assegni di cui alla legge 386 del

1990: Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2005, n. 19040, Cass. civ., sez. I, 6 luglio

2007, n. 15292; Cass. civ., 8 febbraio 2006, n. 2817;Cass. civ., 26 agosto 2005, n.

17388; Cass. civ., 21 luglio 2004, n. 13505Tuttavia, tale illegittimità deve essere

dedotta tempestivamente dall'interessato, tra i motivi del ricorso, in quanto nel

procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione disciplinato dagli artt. 22 e

23 della legge n. 689 del 1981 il giudice non può, come sappiamo, rilevare

d'ufficio vizi diversi da quelli fatti valere dall'opponente con l'atto introduttivo

del giudizio, né prendere in considerazione nuovi profili di illegittimità dell'atto

amministrativo tardivamente dedotti. (Cass. civ., sez. II, 21 febbraio 2007, n. 4019)

In proposito, poi, la giurisprudenza ha sempre sottolineato che l'autorità

amministrativa dinanzi alla quale sia stata proposta opposizione avverso il

provvedimento di irrogazione di sanzione amministrativa, ai sensi dell'art. 18

legge n. 689 del 1981, ha l'obbligo di procedere all'audizione della parte che ne

abbia fatto richiesta, a meno che tale richiesta non sia stata formulata in modo

condizionato, cioè per la sola ipotesi in cui la P.A. lo dovesse ritenere

opportuno:Cass. civ.,29 febbraio 2008, n. 5467) 27

Non produce, invece, alcuna nullità l’eventuale

omissione, all'atto della contestazione della

violazione o all'atto della notificazione del relativo verbale di accertamento,

della facoltà dell'interessato di far pervenire all'autorità

competente a ricevere il rapporto scritti difensivi

Il mancato esame delle deduzioni difensive

(regolarmente prodotte dall’interessato) da parte

dell'autorità amministrativa può rilevare come causa di

illegittimità del provvedimento

sanzionatorio solo se le deduzioni propongano

fondate questioni di diritto, ovvero prospettino elementi

di fatto decisivi

La possibilità di inviare scritti difensivi o documenti è una semplice facoltà e se

non viene esercitata nei termini non obbliga la p.a. procedente a prendere in

considerazione gli scritti e i documenti tardivamente

preserntati

L’ordinanza-ingiunzione può essere motivata per

relationem

Sui rapporti tra il procedimento disciplinato

dalla legge 689/81 e la legge generale sul procedimento 7

agosto 1990 nr. 241

Non produce, invece, alcuna nullitàl’eventuale omissione, all'atto della

contestazione della violazione o all'atto della notificazione del relativo verbale di

accertamento, della facoltà dell'interessato di far pervenire all'autorità

competente a ricevere il rapporto scritti difensivi,in quanto le argomentazioni

difensive che l'incolpato avrebbe potuto far valere in sede amministrativa

possono essere efficacemente dedotte in sede giurisdizionale, all'interno del

giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione: Cass. civ., sez. II, 23 gennaio

2007, n. 1394)

Invece il mancato esame delle deduzioni difensive (regolarmente prodotte

dall’interessato) da parte dell'autorità amministrativa può rilevare come causa

di illegittimità del provvedimento sanzionatorio solo se le deduzioni

propongano fondate questioni di diritto, ovvero prospettino elementi di fatto

decisivi, la cui inadeguata considerazione potrà viziare la decisione sull'opposizione

per errore di diritto o, rispettivamente, per vizio di motivazione.(Cass. civ., sez. II, 4

maggio 2007, n. 10243e Cass. civ., 21 luglio 2006, n. 16802 ) Inoltre, la possibilità

di inviare scritti difensivi o documenti all'amministrazione procedente

costituisce una semplice facoltà per l'interessato (come quella di chiedere di

essere ascoltato), motivo per cui, qualora essa sia stata esercitata senza rispettare

il termine di trenta giorni dalla contestazione o dalla notificazione del verbale di

accertamento della violazione, l'unica conseguenza che ne discende è che

l'autorità competente non è più tenuta a prendere in considerazione gli scritti

difensivi e i documenti tardivamente prodotti (e neppure ad accogliere la

richiesta dell'interessato di essere sentito sui fatti addebitati) ( Cass. civ., sez. I, 13

giugno 2006, n. 13677)

Per quanto riguarda la motivazione dell’ordinanza-ingiunzione, va detto che al

procedimento per l'irrogazione di sanzioni amministrative è applicabile l'art. 3

legge 7 agosto 1990 n. 241 e, conseguentemente, l'ordinanza ingiunzione che

applica la sanzione può essere motivata per relationem mediante il rinvio ad altri

atti del procedimento amministrativo. (Cass. civ., sez. II, 24 aprile 2008, n. 10757 e

Cass. civ., sez. I, 30 maggio 2005, n. 11351 )

Sui rapporti tra il procedimento disciplinato dalla legge 689/81 e la legge

generale sul procedimento 7 agosto 1990 nr. 241, va detto che ,in linea di

massima, la giurisprudenza è orientata ad escludere, in nome del principio di

specialità, l’applicazione delle norme sulla partecipazione procedimentale e sul

Non si applica l’art. 2 della 241 sui termini massimi di chiusura del procedimento

per la specialità della L.689. Ai procedimenti ex Legge 689 si applica il termine di prescrizione di 5 anni di cui all’art. 28 della legge stessa

Non si applicano neppure gli istituti di partecipazione procedimentale, compreso il

diritto d’accesso

Eccezione: il diritto del contravventore di prendere

visione e estrarre copia delle deduzioni presentate al

Prefetto dall’organo accertatore

Il T.A.R. Veneto ( sentenza nr. 903 del 09-04-2008) ha

affermato che laddove l’accertamento della

violazione sia avvenuto a mezzo contestazione

formale non occorre la comunicazione d’avvio.

procedimento amm.vo ai procedimenti sanzionatori regolati dalla legge 24-11-

1981 nr. 689 (Cass. SU, sentenza nr. 9591 del 27 aprile 2006e Cass. 26 agosto

2005 n. 17386). In particolare, la Corte ha riaffermato l’irriferibilità agli illeciti

amministrativi del termine di conclusione dei procedimenti indicato dall’art.2

della legge 241 (30 giorni, dopo la recente novella del giugno 2009), sovente

invocato dai giudici di merito, ritenendo che in materia trovi invece applicazione

l’art. 28 della legge 689 ed il lungo termine prescrizionale di 5 anni in esso

previsto (in termini, vedasi anche:. Cass.Civ., sez.lav.,sentenza 08-05-2006 nr.

10452; Cass.Civ.,sez.lav.,24-08-2006 nr. 1844; Cass.Civ,sez.I,sentenza 11-10-2006

nr. 21797,Cass. civ., sez. I, 22 febbraio 2006, n. 3852 e la recente sentenza del

T.A.R. del Lazio di Roma nr. 3327 del 21-04-2008). Ma l’interferenza degli istituti

della legge sul procedimento su quelli della 689 è stata vigorosamente esclusa

anche per le norme che riguardano la partecipazione procedimentale o il diritto

d’accesso (Cass. civ., sez. I, 28 marzo 2006, n. 7009 e Cass. civ., sez. lav., 15

dicembre 2005, n. 27681; contra, però, le corti amministrative, che riconoscono

al contravventore il diritto di prendere visione e estrarre copia delle deduzioni

tecniche presentate dall’organo accertatore al Prefetto: ex multis, T.A.R.

Piemonte, sentenza nr. 1365 del 04-05-2005). Per una rassegna dell’indirizzo

minorario della magistratura di legittimità v.invece: Cass. 6 marzo 2004 n. 4616,

Cass, 23 luglio 2003 nr. 11434 e Cass. 4 novembre 2001 nr.11390. Più in

generale, poi, con un indistinto riferimento ai provvedimenti di natura

sanzionatoria, il T.A.R. Veneto ( sentenza nr. 903 del 09-04-2008) ha affermato

che laddove l’accertamento della violazione sia avvenuto a mezzo contestazione

formale non occorre, per procedere all’irrogazione della sanzione,

comunicarne l’avvio.

Tuttavia, non mancano sentenze che invocano l’operatività di alcuni principi

della legge 241 per giustificare l’adozione di determinati provvedimenti

sanzionatori, in via principale o accessoria. Ad esempio, in tema di violazioni delle

norme del codice della strada, con riferimento alla sospensione provvisoria della

patente di guida disposta dal prefetto ai sensi dell'articolo 223, è stata invocata

l’operatività al relativo procedimento della disposizione dell'articolo 7, comma

secondo, della legge 7 agosto 1990 n. 241 - che riconosce all'amministrazione la

facoltà di adottare provvedimenti cautelari anche prima della comunicazione

dell'avvio del procedimento agli interessati, in quanto la sospensione è un atto teso

L'ordinanza ingiunzione non deve avere una motivazione analitica e dettagliata ma è sufficiente che dia conto

delle ragioni di fatto della decisione ed evidenzi

l'avvenuto esame degli eventuali rilievi difensivi

strumentalmente e teleologicamente a tutelare con immediatezza l'incolumità e

l'ordine pubblico, e, per ciò stesso, oggetto di un particolare e celere iter

procedimentale, con conseguente esclusione della necessità di dare ingresso (e

risposta), nel procedimento, alle eventuali osservazioni degli interessati (Cass. Civ.,

31 ottobre 2006, n. 23502, Cass. civ. 5 marzo 2002, n. 3117 e Cass. civ. 20

settembre 1999, n. 10127)

Ritornando ora all'obbligo di motivazione dell'ordinanza ingiunzione, con

specifico riguardo alle deduzioni sollevate dall'interessato in via amministrativa,

previsto dall'art. 18, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, va sottolineato

che esso, a parere della giurisprudenza, ha una diversa estensione e consistenza a

seconda che con il ricorso amministrativo vengano contestati fatti già presi in

considerazione nel verbale di accertamento ovvero vengano allegati fatti nuovi

e diversi, tali da inficiare l'esistenza dei presupposti costitutivi della violazione

contestata ovvero da eliminare al fatto commesso ogni elemento di antigiuridicità.

Mentre in quest'ultimo caso, l'obbligo di motivazione impone di prendere in

esame tali deduzioni, illustrando le ragioni del loro mancato accoglimento, nei casi

di contestazione dei fatti già esposti nel verbale, invece, può appunto ritenersi

sufficiente, al fine della loro confutazione, il richiamo al contenuto del

corrispondente verbale, ossia la motivazione per relationem. (Cass. civ., sez. II,

16 gennaio 2007, n. 871)

Secondo, poi, Cass. civ., 13 aprile 2006, n. 8649 , l'ordinanza ingiunzione

irrogativa di una sanzione amministrativa non deve avere una motivazione

analitica e dettagliata come quella di un provvedimento giudiziario, ma è

sufficiente che sia dotata di una motivazione succinta, purché essa dia conto

delle ragioni di fatto della decisione (che possono anche essere desunte per

relationem dall'atto di contestazione) ed evidenzi l'avvenuto esame degli eventuali

rilievi difensivi formulati dal ricorrente.

Come già accennato e contrariamente alle disposizioni speciali stabilite dal C.d.S., il

potere di emanare l'ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'art. 18 della legge

689/81 può essere legittimamente esercitato nel termine quinquennale di cui

all'art. 28 della stessa legge (Cass. civ., sez. lav., 24 agosto 2006, n. 18442 eCass.

civ., sez. lav., 8 maggio 2006, n. 10452)Inoltre, poiché l'autorità competente non

è soggetta ad alcun termine perentorio per l'adozione del provvedimento, la

mancanza della data di emissione nell'ordinanza ingiunzione notificata

L'ordinanza-ingiunzione emessa ex art. 18 legge 24

novembre 1981 n. 689, contrariamente al

provvedimento emesso dal Prefetto ex art. 204 c.s.,non ha natura di provvedimento

decisorio su ricorso amministrativo come quello proposto dall'interessato ai sensi dell'art. 203 c.s. e tale

sua natura non esclude, diversamente dalla

decisione sul ricorso al Prefetto ex art.203 c.d.s.,

che possano essere adottati provvedimenti di revoca o

di annullamento di ufficio in via di autotutela

L’ordinanza-ingiunzione può essere impugnata, entro 30 giorni dalla sua notifica

( 60 per i residenti all’estero)dinnanzi al

giudice civile del luogo in cui è stata commessa la

violazione (g.di p. o tribunale) (art.22)

Viceversa, l’organo accertatore non ha

possibilità di ricorso o di opposizione in caso di

archiviazione.Com’è noto, invece,per le sanzioni

previste dal codice della strada è consentito ricorrere

direttamente al g.di p. avverso il verbale di

contestazione, (ricorso per saltum o d’amblee), senza il

previo ricorso al Prefetto

Il procedimento d’opposizione

(srtt. 22,22 bis e 23): contro l'ordinanza-

ingiunzione di pagamento e contro l'ordinanza che

dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre

opposizione , nella forma del ricorso, davanti al

giudice del luogo in cui è stata commessa la

violazione entro il termine di 30 gg. dalla notificazione del provvedimento (sessanta

se l'interessato risiede all'estero Al ricorso va

allegata l'ordinanza notificata.

all'intimato non ne cagiona la nullità, atteso che essa risulta

inequivocabilmente venuta ad esistenza attraverso la notifica al destinatario,

dalla cui data si computano i relativi effetti nel procedimento disciplinato dalla

legge n. 689 del 1981. (Cass. civ., sez. II, 19 gennaio 2006, n. 982)

Si ricordi che l'ordinanza-ingiunzione emessa ex art. 18 legge 24 novembre 1981

n. 689, contrariamente al provvedimento emesso dal Prefetto ex art. 204 c.s. (si tratti

di ordinanza sia ingiuntiva del pagamento della sanzione sia di archiviazione degli

atti), non ha natura di provvedimento decisorio su ricorso amministrativo,

come quello proposto dall'interessato ai sensi dell'art. 203 c.s. avverso il verbale di

accertamento dell'illecito. Tale sua natura non esclude, diversamente dalla

decisione sul ricorso al Prefetto ex art.203 c.d.s., che possano essere adottati

provvedimenti di revoca o di annullamento di ufficio in via di autotutela (Cass.

civ., sez. II, 22 aprile 2008, n. 10386e Cass. civ. 16 maggio 2005, n. 10214)

L’ordinanza-ingiunzione può essere impugnata, entro 30 giorni dalla sua

notifica ( 60 per i residenti all’estero) 28,dinnanzi al giudice civile del luogo in cui

è stata commessa la violazione (g.di p. o tribunale) (art.22)Viceversa, l’organo

accertatore non ha possibilità di ricorso o di opposizione in caso di

archiviazione.

Com’è noto, invece,per le sanzioni previste dal codice della strada è consentito

ricorrere direttamente al g.di p. avverso il verbale di contestazione, (ricorso per

saltum o d’amblee), senza il previo ricorso al Prefetto (Corte Cost., sentenze

255 del 1994 e 311 del 1999) .

Il procedimento d’opposizione è disciplinato dagli artt. 22, 22 bis ( introdotto

dall’art.94 del d.lgs.507/99) e 23 della legge.

A norma del primo articolo, contro l'ordinanza-ingiunzione di pagamento e

contro l'ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre

opposizione , nella forma del ricorso, davanti al giudice del luogo in cui è stata

commessa la violazione29 entro il termine di trenta giorni 30dalla notificazione del

provvedimento (sessanta giorni se l'interessato risiede all'estero)31. Al ricorso va

allegata l'ordinanza notificata.32

Esso deve contenere altresì,quando l'opponente non abbia indicato un suo

procuratore, la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune

dove ha sede il giudice adito. Se manca l'indicazione del procuratore oppure la

L'opposizione non sospende l'esecuzione del

provvedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi

motivi, disponga diversamente con ordinanza

inoppugnabile

Fatta eccezione per i verbali elevati per l’infrazione alle norme del C.d.S.,il verbale di accertamento non può

essere direttamente impugnato dall'interessato,

trattandosi di un atto a carattere procedimentale inidoneo a produrre alcun

effetto sulla situazione soggettiva, che viene incisa

soltanto a seguito dell'emanazione

dell'ordinanza ingiunzione

Il ricorso può essere presentato anche tramite

posta (Sentenza Corte Costituzionale

dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio, le notificazioni al ricorrente

vengono eseguite mediante deposito in cancelleria.

Quando è stato nominato un procuratore, le notificazioni e le comunicazioni nel

corso del procedimento sono effettuate nei suoi confronti secondo le modalità

stabilite dal codice di procedura civile.

L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che il

giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza

inoppugnabile.33 Il procedimento davanti al giudice di pace è regolato, ai sensi

dell'art. 311 c.p.c., dalle norme relative a quello davanti al Tribunale;al

medesimo è pertanto applicabile anche l'art. 178 c.p.c, avverso le ordinanze emesse

dal giudice di pace di ammissione o di rigetto delle prove testimoniali, non è più

ammesso reclamo (Cass. civ., sez. II, 14 novembre 2007, n. 23574) In caso di

irrogazione di sanzione amministrativa per infrazione al codice della strada a seguito

di incidente stradale e contestuale instaurazione per la stessa vicenda di

procedimento penale per lesioni, non sussiste rapporto di pregiudizialità necessaria

fra il processo penale suddetto e il procedimento originato a seguito di opposizione

avverso il verbale di contestazione dell'infrazione amministrativa allorchè la

ricostruzione delle modalità dell'incidente non è condizionata dall'allegazione del

rapporto di servizio dell'organo accertatore. (Cass. civ., sez. II, 15 ottobre 2007, n.

21589)

Com’è già noto, fatta eccezione per i verbali elevati per l’infrazione alle norme del

C.d.S.,il verbale di accertamento non può essere direttamente impugnato

dall'interessato ai sensi dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689,

trattandosi di un atto a carattere procedimentale inidoneo a produrre alcun

effetto sulla situazione soggettiva, che viene invece incisa soltanto a seguito e

per effetto dell'emanazione dell'ordinanza ingiunzione, unico atto contro cui è

possibile proporre opposizione. (Cass. civ., sez. II, 12 ottobre 2007, n. 21493 ,

Cass. civ., sez. I, 30 agosto 2007, n. 18320, Cass. civ., sez. II, 30 maggio 2007, n.

12696, Cass. civ., sez. I, 7 giugno 2005, n. 11797, Cass. civ. 2 settembre 2004, n.

17674) Si ricordi ancora che il giudice dell'opposizione, ex art.112 c.p.c., non

può rilevare d'ufficio vizi diversi da quelli fatti valere dall'opponente (Cass.

civ., sez. II, 11 gennaio 2006, n. 217 , Cass. civ., sez. I, 20 gennaio 2005, n. 1233,

Cass. civ., sez. I, 20 gennaio 2005, n. 1229, Cass. civ., sez. I, 21 luglio 2005, n.

15333, Cass. civ., 1 aprile 2003, n. 4924) A seguito della sentenza n. 98 del 2004

nr. 98 del 2004)

Qualora l'ordinanza- ingiunzione prefettizia sia stata notificata a mezzo

posta, il termine di trenta giorni per la proposizione

dell'opposizione non decorre dalla data di

spedizione della raccomandata, attestata dal timbro sulla busta, ma da

quella di consegna del piego al destinatario ricorrente

L'eccezione di prescrizione non è rilevabile d'ufficio e deve essere dedotta, a pena di inammissibilità, in modo specifico e tipizzato, con la specificazione cioè di quale

delle varie ipotesi di prescrizione si chiede

l'applicazione

L’emanazione dell'ordinanza di convalida è

subordinata alla triplice condizione:

1. della mancata comparizione

dell'opponente (o del suo procuratore) alla prima udienza, senza legittimo

impedimento

2.del deposito dei documenti ad opera

della Corte costituzionale, la quale ha dichiarato la illegittimità dell'articolo in

parola nella parte in cui non consentiva l'utilizzo del servizio postale al fine del

deposito del ricorso in opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione, va escluso che

possa essere dichiarato inammissibile un ricorso pervenuto a mezzo posta e

non consegnato personalmente dal ricorrente in cancelleria. (Cass. civ., sez. II,

19 agosto 2005, n. 17018, Cass. civ., sez. I, 6 giugno 2005, n. 11723)

Qualora l'ordinanza-ingiunzione prefettizia sia stata notificata a mezzo posta, il

termine di trenta giorni per la proposizione dell'opposizione non decorre dalla

data di spedizione della raccomandata, attestata dal timbro sulla busta, ma da

quella di consegna del piego al destinatario ricorrente, ovvero da quella del

ritiro, da parte dello stesso, del piego giacente da non più di dieci giorni presso

l'ufficio postale, date che debbono risultare dall'avviso di ricevimento, il quale

costituisce prova della notificazione, sicché, in mancanza di esso, la causa non può

essere messa in decisione.( Cass. civ., sez. I, 13 luglio 2005, n. 14715)

L'eccezione di prescrizione non è rilevabile d'ufficio e deve essere dedotta, a

pena di inammissibilità, in modo specifico e tipizzato, con la specificazione cioè

di quale delle varie ipotesi di prescrizione si chiede l'applicazione, non potendo

il giudice applicare un tipo di prescrizione diverso da quello richiesto. Deve inoltre

ritenersi tardivamente proposta l'eccezione di prescrizione non formulata nel

ricorso in opposizione, ma nel corso del giudizio o nel successivo ricorso per

cassazione. (Cass. civ., sez. I, 25 marzo 2005, n. 6519)

Inoltre, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità dell’ art. 23,

comma quinto, della legge, nella parte in cui prevede che il giudice convalidi il

provvedimento opposto in caso di assenza ingiustificata dell'opponente (o del

suo procuratore) alla prima udienza «anche quando l'illegittimità del

provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall'opponente» (sent. n.

534 del 1990) nonché «quando l'amministrazione irrogante abbia omesso il

deposito dei documenti di cui al secondo comma dello stesso art. 23» (sent. n.

507 del 1993). Pertanto, l'emanazione dell'ordinanza di convalida è ora

subordinata alla triplice condizione:

a) della mancata comparizione dell'opponente (o del suo procuratore) alla

prima udienza, senza deduzione di alcun legittimo impedimento34;

b) del deposito dei documenti ad opera dell'autorità che emesso il provvedimento impugnato;

dell'autorità;

3 .dell’argomentata verifica della legittimità del

provvedimento

Per l’ opposizione alla cartella esattoriale fondata

sulla mancata notifica dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento,

il rito da seguire non è quello previsto dagli artt.

615 e 617 c.p.c. per l'opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, ma, in quanto l'opposizione è volta

a recuperare, a livello di cartella esattoriale, il

momento di garanzia di cui l'interessato sostiene di non

essersi potuto avvalere, quello previsto dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, che prescrive, tra l'altro, la lettura del dispositivo in udienza, a pena di nullità

della sentenza

Avverso la cartella esattoriale sono pertanto

ammissibili:

- l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981, allorché sia mancata la

notificazione dell'ordinanza- ingiunzione o del verbale di

accertamento

-l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., allorché si contesti l’ omessa notifica

della stessa cartella

c) dell’argomentata verifica della legittimità del provvedimento, in relazione ai

motivi della opposizione e sulla base della documentazione versata in atti (Cass.

civ., sez. II, 13 marzo 2006, n. 5402)

Ne consegue l'obbligo del giudice di motivare in ordine ad entrambi gli indicati

presupposti ( Cass. civ., sez. I, 16 marzo 2005, n. 5715)

Abbiamo già visto che nei casi di condanna del trasgressore in sede giudiziale o a

seguito di ordinanza-ingiunzione non impugnata, il recupero forzoso delle somme

non pagate avviene con l’esecuzione esattoriale. L’importo viene iscritto a ruolo

e viene emessa una cartella esattoriale, per la cui riscossione,in caso di mancato

pagamento, può eseguirsi l’esecuzione forzata mediante pignoramento

( d.lgs.n.46/99)

Per l’opposizione alla cartella esattoriale fondata sulla mancata notifica

dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, il rito da seguire non

è quello previsto dagli artt. 615 e 617 c.p.c. per l'opposizione all'esecuzione o

agli atti esecutivi, ma, in quanto l'opposizione è volta a recuperare, a livello di

cartella esattoriale, il momento di garanzia di cui l'interessato sostiene di non

essersi potuto avvalere nella fase di formazione del titolo per mancata notifica

dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, quello previsto dalla

legge 24 novembre 1981, n. 689, che prescrive, tra l'altro, la lettura del

dispositivo in udienza, a pena di nullità della sentenza. (Cass. civ., sez. I, 15

febbraio 2005, n. 3035 e Cass. civ. 7 maggio 2004, n. 8695)

Avverso la cartella esattoriale emessa ai fini della riscossione di sanzioni

amministrative pecuniarie sono pertanto ammissibili:

a) l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981, allorché sia mancata la

notificazione dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, al fine

di consentire all'interessato di recuperare il mezzo di tutela previsto dalla legge

riguardo agli atti sanzionatori;

b)l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., allorché si contesti la legittimità

dell'iscrizione a ruolo per omessa notifica della stessa cartella, e quindi per la

mancanza di un titolo legittimante l'iscrizione a ruolo, o si adducano fatti estintivi

sopravvenuti alla formazione del titolo;

c) l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.,qualora si deducano vizi

-l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., qualora si deducano vizi

formali della cartella esattoriale o del successivo

avviso di mora

L’art. 22 bis elenca,in via d’eccezione, una serie di

ipotesi nelle quali l’opposizione all’ordinanza-

ingiunzione è decisa dal tribunale

1.tutela del lavoro, igiene sui luoghi di lavoro e

prevenzione degli infortuni sul lavoro;

2. previdenza e assistenza obbligatorie;

3. urbanistica e l’edilizia

4.tutela dell’ambiente, della flora ,della fauna e delle

aree protette

5.igiene degli alimenti e delle bevande

6.società e intermediatori finanziari

7.tributi e valuta

La competenza del g.di p. è altresì esclusa:

-quando per la violazione è prevista una sanzione

pecuniaria superiore nel massimo a € 15.000,00

-quando per la violazione è stata applicata in concreto una sanzione superiore a € 15.000,00 (casi di sanzione pecuniaria proporzionale)

-quando è stata applicata una sanzione di natura

diversa da quella pecuniaria (sanzione accessoria),

sola o congiunta con essa fatta eccezione per le

violazioni al c.d.s. e per quelle in materia di assegni

che restano nella competenza del g.d.p.

formali della cartella esattoriale o del successivo avviso di mora. (Cass. civ., sez.

I, 20 aprile 2006, n. 9180)

L’art. 22 bis, invece, dopo aver attribuito in via generale al g.di p. la

competenza a conoscere delle opposizioni, elenca,in via d’eccezione, una serie di

ipotesi nelle quali l’opposizione all’ordinanza-ingiunzione è decisa dal

tribunale.

Sono tali quelle concernenti:

-tutela del lavoro,igiene sui luoghi di lavoro e prevenzione degli infortuni sul

lavoro;

-previdenza e l’assistenza obbligatorie;

-urbanistica e l’edilizia35;

-tutela dell’ambiente, della flora ,della fauna36 e delle aree protette

dall’inquinamento37;

-igiene degli alimenti e delle bevande;

-società e gli intermediari finanziari;

-tributi e valuta.

La competenza del g.di p. è altresì esclusa:

a) quando per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel

massimo a € 15.493,00 (ma abbiamo visto che la recente riforma dell’art.10 della

legge 689/81 ha abbassato il massimale a euro 15.000);

b) quando per la violazione è stata applicata in concreto una sanzione superiore

a € 15.493,00 (casi di sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di

limite massimo);

c) quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria

(sanzione amm.va accessoria), sola o congiunta con essa, fatta eccezione per le

violazioni al c.d.s. e per quelle in materia di assegni , di cui al r.d. 1736/33, alla

legge 386/90 ed al d.lgs. 385/92 ( che restano nella competenza del g.d.p.).

Inoltre,va ricordato che l’art. 26, comma primo, lett.b) del d.lgs. 40/2006,

abrogando l’ultimo comma dell’art. 23 della legge 689/81, consente ora

l’appellabilità della sentenza del giudice di pace emessa in sede di giudizio di

opposizione, che prima della recente novella era impugnabile solo con ricorso

per Cassazione.

Il diritto a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa

Per quanto concerne, infine, il problema dell’attribuzione dei proventi, nella prassi è invalso l’uso di attribuire i

proventi all’Ente cui appartiene l’organo

destinatario del rapporto ex art. 17Questa procedura, però, non è corretta per le violazioni originariamente

di natura penale Soccorre in parte, a tale proposito,l’art. 29 della legge 689/81il quale

prevede che i proventi di tali sanzioni sono devoluti agli

enti cui era attribuito l’ammontare della multa o

dell’ammenda

Nel casi in cui venga depenalizzata e attribuita al comune una violazione che

prima prevedeva la reclusione o l’arresto oppure venga trasferita al comune

una violazione amministrativa, soccorre il

d.lgs. 112/98 che, nel trasferire numerose

competenze statali alle regioni e agli enti locali, prevede il corrispondente trasferimento delle risorse

necessarie

L’art. 23:

il giudice, se il ricorso è proposto oltre il termine

previsto dal primo comma dell'art. 22, ne dichiara l'inammissibilità con

ordinanza ricorribile per cassazione, ogni altra

questione è affidata alla sentenza

pecuniaria si prescrive in 5 anni, decorrenti dalla verbalizzazione dell’illecito.

Per quanto concerne, infine, il problema dell’attribuzione dei proventi, non

esiste alcuna norma che fissi in proposito un criterio generale: talvolta è la stessa

legge che indica l’ente a cui vanno destinati (es. l’art.12 del dl 59/78 stabilisce che,

in caso di violazione dell’obbligo di denuncia della cessione d’immobili, la sanzione

è applicata dal Sindaco e i proventi sono devoluti al Comune), ma in genere non

vengono fornite indicazioni in merito. In assenza di riferimenti normativi,

pertanto, nella prassi è invalso l’uso di attribuire i proventi all’Ente cui

appartiene l’organo destinatario del rapporto ex art. 17. Questa procedura,

però, se può apparire corretta per le violazioni aventi natura amministrativa

fin dall’origine,non appare tale per quelle originariamente di natura penale.

Soccorre in parte, a tale proposito,l’art. 29 della legge 689/81, il quale prevede

che i proventi di tali sanzioni sono devoluti agli enti cui era attribuito,secondo

le leggi anteriori,l’ammontare della multa o della ammenda, tranne nei casi di

cui all’art. 17, terzo comma,Costituzione (ossia nei casi di materie di competenza

regionale)

Può però accadere che venga depenalizzata e attribuita al comune una

violazione che prima prevedeva la reclusione o l’arresto oppure può accadere

che una violazione amm.va venga trasferita al comune. In questi casi dobbiamo

far ricorso al d.lgs. 112/98che, nel trasferire numerose competenze statali alle

regioni e agli enti locali, prevede il corrispondente trasferimento delle risorse

necessarie, accezione nella quale sembrerebbe ragionevole poter ricomprendere

anche i proventi delle sanzioni amm.ve.

Venendo ora all’esame dell’art. 23, esso disciplina il giudizio di opposizione

prevedendo innanzitutto che il giudice, se il ricorso è proposto oltre il termine

previsto dal primo comma dell'art. 22, ne dichiara l'inammissibilità con

ordinanza ricorribile per cassazione. La dichiarazione di inammissibilità

dell'opposizione con ordinanza pronunciata in limine litis senza costituzione del

contraddittorio è prevista per il solo caso dell'inosservanza del termine di trenta

giorni; ogni altra questione è affidata alla sentenza da emettere in esito al giudizio

di opposizione.( Cass. civ., sez. II, 30 ottobre 2006, n. 23334 ) Grava

sull'opponente sia l'onere di proporre opposizione nel termine di trenta giorni

dalla notifica dell'atto opposto (ex art. 23 della legge n. 689 del 1981), sia l'onere di

La prova della tempestività dell’iniziativa giudiziaria

grava sull’opponente, che la fornisce mediante

produzione in giudizio di copia dell’ordinanza

notificata, munita di relata di notifica o, in caso di

notifica dell’ordinanza a mezzo posta, mediante la

produzione in giudizio della busta contenente il plico,

recante i timbri dell'ufficio postale della data di

spedizione e di quella di consegna.

La mancata allegazione della relata di notifica del provvedimento opposto di

per sé non costituisce prova della non tempestività

dell'opposizione, tale da giustificare, per l'effetto,

una dichiarazione di inammissibilità del ricorso: soltanto ove in prosieguo di

giudizio, a causa della mancata acquisizione della

copia dell'ordinanza notificata, permanga e

diventi definitiva l'impossibilità di controllo

(anche di ufficio) della tempestività

dell'opposizione, il ricorso andrà dichiarato, con

sentenza, inammissibile

Quando invece il ricorso è tempestivamente proposto, il giudice fissa l'udienza di comparizione con decreto, steso in calce al ricorso,

ordinando all'autorità che ha emesso il provvedimento

impugnato di depositare in cancelleria, 10 prima

dell'udienza fissata (termine non perentorio), copia del

rapporto con gli atti relativi

Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della

cancelleria, all'opponente o al suo procuratore e

all'autorità che ha emesso l'ordinanza.

provare la tempestività dell'iniziativa giudiziaria intrapresa, anche in difetto

della proposizione di eccezione nei termini dalla controparte. Tale prova deve

essere fornita mediante la produzione in giudizio di copia dell'ordinanza

ingiunzione impugnata, munita della relativa relata di notifica, o, se

l'ordinanza sia stata notificata a mezzo posta, mediante la produzione in

giudizio della busta contenente il plico, recante i timbri dell'ufficio postaledella

data di spedizione e di quella di consegna. (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n.

23026)

La mancata allegazione della relata di notifica del provvedimento opposto di

per sé non costituisce prova della non tempestività dell'opposizione,tale da

giustificare, per l'effetto, una dichiarazione di inammissibilità del ricorso con

ordinanza pronunciata in limine litis ai sensi dell'art. 23, comma primo, perché tale

provvedimento postula, pur sempre,l'esistenza di una prova certa e

inconfutabile della intempestività della detta opposizione, e non una mera

difficoltà di accertamento delle tempestività. Ne consegue che, soltanto ove in

prosieguo di giudizio, a causa della mancata acquisizione della copia dell'ordinanza

notificata, permanga e diventi definitiva l'impossibilità di controllo (anche di

ufficio) della tempestività dell'opposizione, il ricorso andrà dichiarato, con

sentenza, inammissibile (Cass. civ., sez. II, 22 gennaio 2007, n. 1279)

Quando invece il ricorso è tempestivamente proposto, il giudice fissa l'udienza

di comparizione con decreto, steso in calce al ricorso, ordinando all'autorità

che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci

giorni prima dell'udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi

all'accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione.

Il termine di dieci giorni prima dell'udienza di comparizione non ha natura

perentoria (Cass. civ., sez. I, 5 luglio 2006, n. 15324 ;Cass. civ. 11 novembre 2004,

n. 21491 e Cass. civ., sez. II, 16 giugno 2006, n. 13975)

Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all'opponente o,

nel caso sia stato indicato, al suo procuratore, e all'autorità che ha emesso

l'ordinanza.L’eventuale contumacia della P.A. opposta non può ritenersi di

ostacolo all'accertamento, da parte del giudice, della fondatezza della pretesa

sanzionatoria ( Cass. civ., sez. II, 14 agosto 2007, n. 17696)

Ricordiamo che, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice

In tema di sanzioni amministrative per

violazioni del codice della strada, nel caso in cui venga

proposta opposizione direttamente nei confronti

del verbale di accertamento della contravvenzione, la

legittimazione non spetta al Prefetto, bensì

al Ministro dell'internodal quale dipende il personale operante

Tra il giorno della notificazione e l'udienza di

comparizione devono intercorrere i termini

previsti dall'articolo 163 bis del codice di procedura

civile L'opponente e l'autorità che

ha emesso l'ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l'autorità

che ha emesso l'ordinanza può avvalersi anche di

funzionari delegati

della strada, nel caso in cui venga proposta opposizione direttamente nei

confronti del verbale di accertamentodella contravvenzione, la legittimazione

non spetta al Prefetto, bensì al Ministro dell'interno, dal quale dipende il

personale operante. In tali ipotesi, infatti, la legittimazione passiva va riconosciuta

alle singole amministrazioni, locali, per i corpi dalle stesse dipendenti, o centrali,

per i corpi statuali, cui appartengono i vari corpi autorizzati alla contestazione .Detta

circostanza, in quanto attinente alla regolare costituzione del contraddittorio e,

quindi, ad inderogabili disposizioni d'ordine pubblico processuale, è rilevabile

d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello di legittimità, sempre

che, sulla stessa, non si sia precedentemente formato il giudicato.( Cass. civ., sez. II,

6 agosto 2007, n. 17189) In merito, secondo Cass. civ., S.U., 6 ottobre 2006, n.

21624, e Cass. civ. 13 giugno 2007, n. 13848, poiché nel procedimento di

opposizione a sanzione amministrativa l'obbligo di notificare il ricorso e il decreto

di fissazione dell'udienza al soggetto passivamente legittimato grava sull'ufficio

giudiziario adito, e non sulla parte, se anche il ricorrente nel proporre l'opposizione

abbia indicato erroneamente il soggetto cui notificare l'atto ciò non esime l'ufficio

giudiziario dall'obbligo di identificare correttamente quest'ultimo. Da tutto ciò

consegue che, qualora sia stato evocato erroneamente in giudizio un soggetto privo

di legittimazione passiva, a causa di un errore della parte cui non abbia fatto seguito

un intervento correttivo della cancelleria, l'errore nella identificazione del

legittimato passivo non si traduce nell'inammissibilità del ricorso ma in un vizio

della sentenza.Giurisprudenza consolidata (Cass. civ. 4 agosto 2006, n. 17677;

Cass. civ. 1 aprile 2004, n. 6364; Cass. civ. 15 novembre 2001, n. 14319 e Cass.

civ. 4 aprile 2001, n. 4928)

Tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione devono

intercorrere i termini previsti dall'articolo 163 bis del codice di procedura

civile (non meno di 90 giorni, se il luogo di notificazione si trova in Italia, e non

meno di 150 se si trova all’estero) L'opponente e l'autorità che ha emesso

l'ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l'autorità che ha emesso

l'ordinanza può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati.38

Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche d'ufficio, i mezzi di prova che

ritiene necessari e può disporre la citazione di testimoni anche senza la

formulazione di capitoli. Va rispettato, in materia di prove, il principio dell'unità

della prova testimoniale posto dall'art. 244 c.p.c.. (Cass. civ., sez. I, 6 novembre

Appena terminata l'istruttoria il giudice invita

le parti a precisare le conclusionied a procedere

nella stessa udienza alla discussione della causa,

pronunciando subito dopo la sentenza mediante lettura del dispositivo. L’omessa lettura del dispositivo in

udienza determina la nullità della sentenza

La sentenza pronunciata è parimenti nulla qualora una delle parti faccia espressa

richiesta della discussione e il giudice non la disponga

Dopo la precisazione delle conclusioni il giudice , se necessario, concede alle

parti un termine non superiore a 10 giorni per il deposito di note difensive e rinvia la causa all'udienza

immediatamente successiva

Con la sentenza il giudice può rigettare l'opposizione,

ponendo a carico dell'opponente le spese del procedimento o accoglierla

annullando in tutto o in parte l'ordinanza o

modificandola anche limitatamente all'entità della

sanzione dovuta

Nel procedimento di opposizione a ordinanza sanzionatoria di illecito amministrativo non può

essere opposto dal trasgressore il giudicato penale di assoluzione

2006, n. 23636)

Appena terminata l'istruttoria il giudice invita le parti a precisare le

conclusioni 39,ed a procedere nella stessa udienza alla discussione della causa,

pronunciando subito dopo la sentenza mediante lettura del dispositivo.

L’omessa lettura del dispositivo in udienza determina la nullità della sentenza

(Cass. civ., sez. I, 25 settembre 2007, n. 19920 e Cass. civ. 27 febbraio 2007, n.

4438)

La sentenza pronunciata è parimenti nulla qualora una delle parti faccia

espressa richiesta della discussione e il giudice non la disponga, (Cass. civ., sez.

II, 23 novembre 2006, n. 24878)

Inoltre, ove il giudice scelga di redigere e leggere, contestualmente al dispositivo,

anche la motivazione della sentenza, come è sua facoltà, egli non è esentato, a pena

di nullità della sentenza, dall'obbligo di esporre l'oggetto del giudizio, le conclusioni

delle parti e di fornire una motivazione adeguata della decisione adottata. (Cass.

civ., sez. II, 16 gennaio 2008, n. 715)

Tuttavia, dopo la precisazione delle conclusioni il giudice , se necessario,

concede alle parti un termine non superiore a dieci giorni per il deposito di note

difensive e rinvia la causa all'udienza immediatamente successiva alla scadenza

del termine per la discussione e la pronuncia della sentenza.

A tutte le notificazioni e comunicazioni occorrenti si provvede d'ufficio e gli atti del

processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta.

Con la sentenza il giudice può rigettare l'opposizione, ponendo a carico

dell'opponente le spese del procedimento o accoglierla40, quando non vi sono prove

sufficienti della responsabilità dell'opponente, annullando in tutto o in parte

l'ordinanza o modificandola anche limitatamente all'entità della sanzione

dovuta

Nel procedimento di opposizione a ordinanza sanzionatoria di illecito

amministrativo non può essere opposto dal trasgressore il giudicato penale di

assoluzione, atteso che, ai sensi dell'art. 654 c.p.p., il giudicato penale (di

condanna o di assoluzione) non è opponibile, nei giudizi civili o amministrativi

non di danno (qual è quello di opposizione in oggetto), nei confronti dei soggetti

non intervenuti nel giudizio penale.( Cass. civ., sez. II, 28 maggio 2007, n. 12403)

E’ inammissibile l’istanza diretta a provocare da parte dello stesso giudice la

E’ inammissibile l’istanza diretta a provocare da parte

dello stesso giudice la revoca di un provvedimento

decisorio emesso nel giudizio di opposizione a

sanzione

Legittimata passiva nel giudizio d’opposizione è l’autorità che ha emesso

l’ordinanza, anche quando si tratti di organo periferico

dello Stato, etale legittimazione resta ferma anche nella successiva fase di impugnazione davanti alla Corte di cassazione

revoca di un provvedimento decisorio emesso nel giudizio di opposizione a

sanzione, in quanto il giudice con la pronuncia si è spogliato della potestas

iudicandi e non ha più il potere - dovere di pronunciare. Ne consegue

l’inammissibilità anche dell’eventuale ricorso per cassazione proposto non

contro l'ordinanza decisoria ma contro il provvedimento di rigetto dell'istanza

di revoca. (Cass. civ., sez. I, 10 gennaio 2007, n. 272 e Cass. civ., sez. II, 8 gennaio

2007, n. 69)

Infatti, il provvedimento di convalida dell'ordinanza ingiunzione relativa al

pagamento di sanzioni amministrative , pur assumendo la veste formale di

ordinanza, ha valore sostanziale di sentenza. Motivo per cui tale

provvedimento non è revocabile dallo stesso giudice che lo ha emesso (Cass.

civ., sez. I, 30 maggio 2006, n. 12874)

Il giudice ordinario può sindacare anche la legittimità del provvedimento

presupposto, al fine della sua eventuale disapplicazione ove lo ritenga illegittimo

( Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2006, n. 21173 )

Sia il ricorso in opposizione all'ordinanza-ingiunzione che il decreto di

fissazione udienza come pure la sentenza che conclude il giudizio e il successivo

ricorso per cassazione devono essere notificati all'autorità che ha emesso il

provvedimento opposto, in deroga , ove si tratti di autorità

dell'Amministrazione dello Stato (Prefetto) dotata di una specifica autonomia

funzionale all'irrogazione della sanzione, a quanto previsto dal primo e dal

secondo comma del R.D. n. 161 del 1933, che prevedono la notifica degli atti

giudiziari e delle sentenze in cui sia parte un'amministrazione dello Stato presso

l'Avvocatura dello Stato. (Cass. civ., sez. I, 25 luglio 2006, n. 16950)

Legittimata passiva è dunque l'autorità che ha emesso l'ordinanza, anche

quando si tratti di organo periferico dell'amministrazione statale, il quale agisce

in virtù di una specifica autonomia funzionale che comporta deroga a quanto

stabilito dall'art. 11, primo comma, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 (come sostituito

dall'art. 1 della legge 25 marzo 1958, n. 260), in tema di rappresentanza in giudizio

dello Stato,; tale legittimazione resta ferma anche nella successiva fase di

impugnazione davanti alla Corte di cassazione, giacché nella disciplina dell'art.

23 cit. non si rinviene alcun elemento da cui possa desumersi che alla legittimazione

in primo grado dell'autorità che ha emesso il provvedimento sanzionatorio subentri,

nella fase di impugnazione, la legittimazione (secondo la regola ordinaria) del

L'errata identificazione dell'organo legittimato a

resistere in giudizio non si traduce nella mancata

instaurazione del rapporto processuale, ma costituisce

una mera irregolarità, sanabileattraverso la

rinnovazione dell'atto nei confronti dell'organo

indicato dal giudice, ovvero mediante la costituzione in

giudizio dell’amm.ne

Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace, non si applica l'art. 113,

secondo comma, del cpc ,e

Ministro; con la conseguenza che il ricorso per cassazione proposto nei confronti del

Ministro, anziché nei confronti dell'autorità che ha emesso l'ordinanza, è

inammissibile. (Cass. civ., sez. I, 7 luglio 2006, n. 15596)

Ma al di fuori delle ipotesi in cui la legge prevede la specifica competenza di un

organo periferico dell'amministrazione, con la conseguente inapplicabilità

dell'art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, l'errata identificazione dell'organo

legittimato a resistere in giudizio non si traduce nella mancata instaurazione

del rapporto processuale, ma costituisce una mera irregolarità, sanabile, ai

sensi dell'art. 4 della legge 25 marzo 1958, n. 260, attraverso la rinnovazione

dell'atto nei confronti dell'organo indicato dal giudice, ovvero mediante la

costituzione in giudizio dell'amministrazione, che non abbia sollevato eccezioni

al riguardo, o ancora attraverso la mancata deduzione di uno specifico motivo

d'impugnazione. (Cass. civ., sez. I, 18 luglio 2006, n. 16458 .La sentenza in epigrafe

conferma quanto affermato dalle SS.UU. nella nota sentenza 14 febbraio 2006, n.

3117)

La notificazione dell'ordinanza-ingiunzione non costituisce un elemento

intrinseco, integrante la stessa, nè - in assenza di alcuna disposizione in tal senso

rinvenibile nella legge n. 689 del 1981 - una condizione di validità della

medesima, bensì un mero adempimento di carattere estrinseco che, come per la

generalità degli atti amministrativi, è finalizzato a renderlo noto ai destinatari, agli

effetti della relativa efficacia e a quelli dell'impugnabilità; ne consegue che

l'omissione o l'invalidità della notificazione non comportano l'inesistenza del

provvedimento impugnato, rilevabile d'ufficio.( Cass. civ., sez. II, 5 giugno 2006, n.

13207 )

Deve ritenersi inammissibile, perché nuovo, il motivo di ricorso per cassazione

con il quale si deduca per la prima volta, prospettandosi la violazione dell'art. 24

della legge 24 novembre 1981, n. 689, la cognizione del giudice penale in ordine

alla infrazione amministrativa e l'incompetenza della P.A. ad emettere l'ordinanza-

ingiunzione, laddove con l'atto di opposizione si sia lamentata soltanto l'illegittimità

dell'ordinanza per difetto dell'elemento oggettivo e di quello soggettivo dell'illecito

amministrativo.( Cass. civ., sez. I, 29 aprile 2006, n. 10053)

Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace, non si applica l'art. 113,

secondo comma, del codice di procedura civile, e, quindi, la pronuncia secondo

equità (art. 23,comma 11). Conseguentemente, anche le sentenze emesse dal

quindi, la pronuncia secondo equità

L’art. 24 disciplina la connessione obiettiva con un reato disponendo che , qualora l'esistenza di un

reato dipenda dall'accertamento di una

violazione , e per questa non sia stato effettuato il pmr, il giudice penale competente a conoscere del reato è pure

competente a decidere sulla violazione e ad applicare

con la sentenza di condanna la sanzione amm.va

Nessuna deroga al riparto di competenze fra autorità amministrativa e giudice penale è, invece, prevista

quando, al contrario, l'accertamento dell'illecito

amministrativo dipende dall'accertamento di un

reato

giudice di pace in cause di opposizione a sanzione amministrativa di valore inferiore

a £ 2.000.000 (oggi Euro 1100,00) sono ricorribili per cassazione per violazione di

norme sostanziali. (Cass. civ., sez. II, 16 febbraio 2006, n. 3427 )

L’art. 24 disciplina la connessione obiettiva con un reato, disponendo che ,

qualora l'esistenza di un reato dipenda dall'accertamento di una violazione non

costituente reato, e per questa non sia stato effettuato il pagamento in misura

ridotta, il giudice penale competente a conoscere del reato è pure competente a

decidere sulla predetta violazione e ad applicare con la sentenza di condanna la

sanzione stabilita dalla legge per la violazione stessa.

La connessione obiettiva dell'illecito amministrativo con un reato, ai sensi

dell'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689, rileva esclusivamente,

determinando lo spostamento della competenza all'applicazione della sanzione

dall'organo amministrativo al giudice penale, nel caso in cui l'accertamento del

primo costituisca l'antecedente logico necessario per l'esistenza dell'altro,

mentre, in difetto di tale rapporto di pregiudizialità, la pendenza del procedimento

penale non fa venir meno detta competenza all'irrogazione della sanzione

amministrativa (Cass. civ., sez. I, 9 novembre 2006, n. 23925. Nel medesimo senso

v. Cass. civ. 12 aprile 2006, n. 8530, Cass. civ., 19 ottobre 2006, n. 22362, Cass.

civ.9 febbraio 2005, n. 2630)

In tali casi, il rapporto va trasmesso, anche senza che si sia proceduto alla

notificazione prevista dal secondo comma dell'art. 14, all'autorità giudiziaria

competente per il reato, la quale, quando invia la comunicazione giudiziaria,

dispone la notifica degli estremi della violazione amministrativa agli obbligati per i

quali essa non è avvenuta. Dalla notifica decorre il termine per il pagamento in

misura ridotta.

Se l'autorità giudiziaria non procede ad istruzione, il pagamento in misura ridotta

può essere effettuato prima dell'apertura del dibattimento.

Nessuna deroga al riparto di competenze fra autorità amministrativa e giudice

penale è, invece, prevista quando, al contrario, l'accertamento dell'illecito

amministrativo dipende dall'accertamento di un reato. In tale caso, infatti,

l'accertamento dell'illecito amministrativo non è pregiudiziale rispetto

all'accertamento del reato, a differenza di quando la fattispecie addebitata quale

illecito amministrativo costituisca l'antecedente logico necessario per l'esistenza del

La competenza del giudice penale in ordine alla

violazione amm.va cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per difetto di una

condizione di procedibilità. In questi casi il giudice penale restituisce gli atti

all’autorità amministrativa e da tale momento inizia a

decorrere un nuovo termine prescrizionale (art.2935 c.c.)

reato. In difetto del rapporto di pregiudizialità l'eventuale giudicato penale potrà

avere effetti vincolanti ai fini dell'accertamento dell'illecito amministrativo, alle

condizioni previste dall'art. 654 c.p.p. (Cass. civ., sez. I, 2 febbraio 2005, n. 2080)

La persona obbligata in solido con l'autore della violazione deve essere citata

nell'istruzione o nel giudizio penale su richiesta del pubblico ministero. Il

giudice ne dispone d'ufficio la citazione. Alla predetta persona, per la difesa dei

propri interessi, spettano i diritti e le garanzie riconosciuti all'imputato, esclusa

la nomina del difensore d'ufficio.

Quando la competenza per l'irrogazione di una sanzione amministrativa è

devoluta al giudice penale ai sensi dell'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n.

689, l'impedimentoall'autonomo svolgimento del procedimento sanzionatorio

amministrativo opera -con conseguente esclusione della prescrizione ai sensi

dell'art. 2935 c.c. - non solo nei confronti del trasgressoreche abbia assunto

veste di imputato nel processo penale, ma anche nei confronti degli altri

soggetti con lui solidalmente tenuti a rispondere della medesima infrazione

amministrativa, senza che rilevi l'eventuale mancata citazione dell'obbligato

solidale nel giudizio penale,

In tali casi, inoltre, resta precluso fin dall'origine ogni potere sanzionatorio

della P.A. e, con esso, lo svolgimento di qualsiasi attività preordinata a tal fine.

(.Cass. civ., sez. I, 27 giugno 2006, n. 14829 )

Quando il giudice provvede con decreto penale, con lo stesso decreto applica, nei

confronti dei responsabili, la sanzione stabilita dalla legge per la violazione.

La competenza del giudice penale in ordine alla violazione non costituente

reato cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per

difetto di una condizione di procedibilità. Quando l'autorità giudiziaria,

essendosi chiuso il procedimento penale per estinzione del reato, restituisce gli

atti a quella amministrativa (art. 24, ultimo comma, della legge 24 novembre

1981, n. 689), da tale momento inizia a decorrere un nuovo termine

prescrizionale, in applicazione del principio generale dettato dall'art.2935 c.c.,

atteso che l'autorità amministrativa soltanto da tale ricezione può esercitare il

proprio diritto di riscuotere la somma stabilita dalla legge a titolo di sanzione.(Cass.

civ., sez. I, 27 giugno 2006, n. 14830)

Il successivo art. 25 disciplina l’ impugnabilità del provvedimento del giudice

L’ art. 25 disciplina l’impugnabilità del

provvedimento del giudice penale , stabilendo che la sentenza o il decreto del

giudice penale che decide sulla violazione sono impugnabili, oltre che

dall'imputato e dal PM, anche dalla persona

condannata in solido.

L’art. 26 consente il pagamento rateale della

sanzione pecuniaria, prevedendo che l'autorità

giudiziaria o amministrativa che ha applicato la sanzione pecuniaria può disporre, su richiesta dell'interessato che

si trovi in condizioni economiche disagiate, che la

sanzione medesima venga pagata in rate mensili da tre

a trenta, ciascuna non inferiore a euro 15, fatta

salva la facoltà di estinguere il debito in ogni momento con un unico pagamento

penale , stabilendo che la sentenza o il decreto del giudice penale che decide

sulla violazione non costituente reato, sono impugnabili, oltre che dall'imputato

e dal pubblico ministero, anche dalla persona condannata in solido.

Ma qualora non emerga alcun profilo di connessione ai sensi dell'art. 24, L. 24

novembre 1981 n. 689 il conflitto negativo improprio di competenza insorto tra

il giudice di pace, procedente nella causa di opposizione all'ingiunzione di

pagamento della sanzione pecuniaria, e il giudice penale, procedente per il delitto

ascritto ad uno dei due attori opponenti in sede civile, deve essere risolto con

l'affermazione della competenza del giudice di pace (Cass. pen., sez. I, 5 febbraio

2008, n. 5608). Nel caso in cui il giudice di merito abbia annullato l'ordinanza

ingiunzione emessa dall'Autorità amministrativa, per avere rilevato, di ufficio,

che il potere sanzionatorio spettava, ai sensi dell'articolo 24 della legge 24

novembre 1981 n. 689, al giudice penale competente per il fatto reato, il

provvedimento sanzionatorio,emessodall'Autorità amministrativa invece che

dal giudice penale, non è inesistente, ma la sua invalidità deve essere ritualmente

dedotta dall'opponente e non può essere rilevata di ufficio dal giudice. Deve

infatti considerarsi inesistente l'atto amministrativo soltanto nel caso di

carenza assoluta del relativo potere, quando cioè non è dato cogliere alcun

collegamento tra l'atto e le attribuzioni del soggetto che lo ha emesso, situazione,

questa, non riscontrabile laddove il provvedimento venga adottato

dall'Autorità amministrativa a cui tale potere è normalmente ed

ordinariamente attribuito(. Cass. civ., sez. II, 24 novembre 2006, n. 24961 )

L’art. 26 consente il pagamento rateale della sanzione pecuniaria, prevedendo

che l'autorità giudiziaria o amministrativa che ha applicato la sanzione

pecuniaria può disporre, su richiesta dell'interessato che si trovi in condizioni

economiche disagiate, che la sanzione medesima venga pagata in rate mensili

da tre a trenta, ciascuna non inferiore a euro 15, fatta salva la facoltà di estinguere

il debito in ogni momento con un unico pagamento. Tuttavia , decorso inutilmente,

anche per una sola rata, il termine fissato dall'autorità giudiziaria o amministrativa,

l'obbligato è tenuto al pagamento del residuo ammontare della sanzione in un'unica

soluzione.

L’art.27 disciplina invece le modalità dell’ esecuzione forzata: decorso

L’art.27 disciplina le modalità dell’ esecuzione

forzata

Art.19. (Sequestro): quando si è proceduto a sequestro, gli interessati

possono, anche immediatamente, proporre

opposizione all'autorità indicata nel primo comma dell'art. 18, con atto esente

da bollo. Sull'opposizione la decisione è adottata con

ordinanza motivata emessa entro il decimo giorno

successivo alla sua proposizione. Se non è rigettata entro questo

termine, l'opposizione si intende accolta (silenzio-

accoglimento)

inutilmente il termine fissato per il pagamento, l'autorità che ha emesso

l'ordinanza-ingiunzione procede alla riscossione delle somme dovutein base

alle norme previste per l'esazione delle imposte dirette (ma le regioni possono

avvalersi anche delle procedure previste per la riscossione delle proprie entrate),

trasmettendo il ruolo ( disciplinato dalD.L.vo 26 febbraio 1999, n. 46)

all'intendenza di finanza del luogo ove ha sede l'autorità che ha emesso

l'ordinanza-ingiunzione , che lo dà in carico all'esattore per la riscossione in unica

soluzione

Se la somma è dovuta in virtù di una sentenza o di un decreto penale di

condanna ai sensi dell'art. 24, si procede alla riscossione con l'osservanza delle

norme sul recupero delle spese processuali.

Salvo quanto previsto nell'art. 26, in caso di ritardo nel pagamento la somma

dovuta è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in

cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso

all'esattore. La maggiorazione assorbe gli interessi eventualmente previsti dalle

disposizioni vigenti.41

Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente

legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa

la violazione. (art.28) L'interruzione della prescrizione è regolata dalle norme del

codice civile.

Si omette l’analisi degli artt. 29. (Devoluzione dei proventi), 30 (Valutazione delle

violazioni in materia di circolazione stradale) e 31. (Provvedimenti dell'autorità

regionale).

Trattiamo in chiusura, invece, del sequestro, disciplinato dall’art. 19 della legge

Art.19. (Sequestro): quando si è proceduto a sequestro, gli interessati possono,

anche immediatamente, proporre opposizione all'autorità indicata nel primo

comma dell'art. 18, con atto esente da bollo. Sull'opposizione la decisione è

adottata con ordinanza motivata emessa entro il decimo giorno successivo alla

sua proposizione. Se non è rigettata entro questo termine, l'opposizione si

intende accolta (silenzio-accoglimento)

Anche prima che sia concluso il procedimento amministrativo, l'autorità

competente può disporre la restituzione della cosa sequestrata, previo

pagamento delle spese di custodia, a chi prova di averne diritto e ne fa istanza,

Quando l'opposizione al sequestro è stata rigettata, il

sequestro cessa di avere efficacia se non è emessa ordinanza-ingiunzione di

pagamento o se non è disposta la confisca entro

due mesi dal giorno in cui è pervenuto il rapporto e,

comunque, entro sei mesi dal giorno in cui è avvenuto

il sequestro

La previsione contenuta nell'art. 18 della legge n.

689 del 1981 sulla facoltà di audizione personale non trova applicazione in via

estensiva o analogica all'ipotesi dell'istanza di

dissequestro,

Art. 20 (Sanzioni Accessorie)

Consistono nella privazione di facoltà o diritti derivanti

da provvedimenti dell’amministrazione

Le sanzioni amministrative accessorie non sono

applicabili fino a che è pendente il giudizio di opposizione contro il

provvedimento di condanna

Si può disporre la confisca amministrativa delle cose

che servirono o furono destinate a commettere la

violazione e si deve disporre la confisca delle cose che ne

sono il prodotto

È sempre disposta la confisca amministrativa

delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali

salvo che si tratti di cose soggette a confisca obbligatoria.

Quando l'opposizione al sequestro è stata rigettata, il sequestro cessa di avere

efficacia se non è emessa ordinanza-ingiunzione di pagamento o se non è

disposta la confisca entro due mesi dal giornoin cui è pervenuto il rapporto e,

comunque, entro sei mesi dal giorno in cui è avvenuto il sequestro.

La confisca si configura come sanzione autonoma e distinta rispetto alla misura del

sequestro e, pertanto, le vicende inerenti a questo - ivi inclusa la sua sopravvenuta

inefficacia - non spiegano effetti rispetto alla confisca stessa. (Cass. civ., sez. I, 2

maggio 2006, n. 10143)

La previsione contenuta nell'art. 18 della legge n. 689 del 1981, in base al quale

le parti che abbiano proposto opposizione alla contestazione di infrazioni

amministrative hanno la facoltà di richiedere l'audizione personale, non trova

applicazione in via estensiva o analogica all'ipotesi dell'istanza di dissequestro,

perchè l’ articolo 19 non prevede tale facoltà e detta per il dissequestro una

autonoma e completa disciplina, improntata alla rapidità. (Cass. civ., sez. I, 2

maggio 2006, n. 10143)

L’Art. 20 disciplina le sanzioni amministrative accessorie: l’autorità

amministrativa con l'ordinanza-ingiunzione o il giudice penale con la sentenza di

condanna nel caso previsto dall'art. 24, può applicare, come sanzioni

amministrative, quelle previste dalle leggi vigenti, per le singole violazioni, come

sanzioni penali accessorie, quando esse consistono nella privazione o sospensione

di facoltà e diritti derivanti da provvedimenti dell'amministrazione.

Le sanzioni amministrative accessorie non sono applicabili fino a che è

pendente il giudizio di opposizione contro il provvedimento di condanna o, nel

caso di connessione di cui all'art. 24, fino a che il provvedimento stesso non sia

divenuto esecutivo.

Le autorità stesse possono disporre la confisca amministrativa delle cose che

servirono o furono destinate a commettere la violazione e debbono disporre la

confisca delle cose che ne sono il prodotto, sempre che le cose suddette

appartengano a una delle persone cui è ingiunto il pagamento.

È sempre disposta la confisca amministrativa delle cose, la fabbricazione, l'uso,

il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce violazione

amministrativa, anche se non venga emessa l'ordinanza-ingiunzione di

costituisce violazione amministrativa

L’art. 21 si occupa dei casi speciali

di sanzioni amministrative accessorie

quando è accertata la violazione del secondo

comma dell'art. 14 della L. 30 aprile 1962, n. 283, è

sempre disposta la sospensione della licenza

per un periodo non superiore a dieci giorni.

pagamento.

La disposizione indicata nel comma precedente non si applica se la cosa appartiene

a persona estranea alla violazione amministrativa e la fabbricazione, l'uso, il porto,

la detenzione o l'alienazione possono essere consentiti mediante autorizzazione

amministrativa.

L’art. 21 si occupa invece dei casi speciali di sanzioni amministrative

accessorie, ma è stato abrogato, limitatamente ai veicoli, dall'art. 231 del

D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, contenente il nuovo codice della strada in vigore

dall'1 gennaio 1993: quando è accertata la violazione del primo comma dell'art. 32

della L. 24 dicembre 1969, n. 990, è sempre disposta la confisca del veicolo a

motore o del natante che appartiene alla persona a cui è ingiunto il pagamento, se

entro il termine fissato con l'ordinanza-ingiunzione non viene pagato, oltre alla

sanzione pecuniaria applicata, anche il premio di assicurazione per almeno sei mesi.

Nel caso in cui sia proposta opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione, il termine

di cui al primo comma decorre dal passaggio in giudicato della sentenza con la

quale si rigetta l'opposizione ovvero dal momento in cui diventa inoppugnabile

l'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile l'opposizione o convalidato

il provvedimento opposto ovvero viene dichiarato inammissibile il ricorso proposto

avverso la stessa.

Quando è accertata la violazione dell'ottavo comma dell'art. 58 del T.U. delle norme

sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, è sempre

disposta la confisca del veicolo(ma la Corte costituzionale, con sentenza n. 371 del

27 ottobre 1994, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo comma, nella

parte in cui prevede la confisca del veicolo privo della carta di circolazione, anche

se già immatricolato e la giurisprudenza successiva si è allineata 42

Quando è accertata la violazione del secondo comma dell'art. 14 della L. 30

aprile 1962, n. 283, è sempre disposta la sospensione della licenza per un

periodo non superiore a dieci giorni.

1 Di chiara derivazione civilistica non è soltanto il principio di solidarietà : infatti anche altri principi enunciati negli artt. 1-9 presentano chiari punti di contatto con il codice civile. Ci si riferisce, in particolare, alle ipotesi di responsabilità oggettiva e di responsabilità per fatto altrui disciplinate agli artt. 2047- 2054 c.c. , nell’ambito della cd. responsabilità extracontrattuale o aquiliana, definita dall’art. 2043 come qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto ed obblighi colui che lo ha commesso a risarcire il danno. Le ipotesi di responsabilità per fatto altrui sono: l’art. 2049, che sancisce la responsabilità dei padroni e committenti per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze cui sono adibiti (tale tipo di responsabilità non ammette prova liberatoria); l’art. 2054, che sancise la responsabilità del proprietario, qualora diverso dal conducente, per i danni cagionati dal veicolo (prova liberatoria: dimostrare che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la propria volontà); l’art. 2047, che sancisce la responsabilità di chi è tenuto alla sorveglianza di un incapace per i danni da questo cagionati (prova liberatoria: dimostrare di non aver potuto impedire il fatto) ; l’art. 2048, che sancisce la responsabilità dei genitori (o del tutore) per i danni cagionati dal fatto illecito dei figli minorenni (prova liberatoria: dimostrare di non aver potuto impedire il fatto) Le ipotesi di responsabilità oggettiva sono: l’art. 2051, che sancisce la responsabilità del custode per i danni cagionati dalle cose che ha in custodia (prova liberatoria: dimostrare il caso fortuito); l’art. 2052, che sancisce la responsabilità dei proprietari di animali o di chi se ne serve per i danni da essi cagionati (prova liberatoria: dimostrare il caso fortuito); l’art. 2053, che sancisce la responsabilità dei proprietari di edifici per i danni cagionati dalla loro rovina (prova liberatoria: dimostrare che la rovina non è dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione); l’art. 2050, che sancisce la responsabilità di chi svolge attività pericolose per i danni causati nello svolgimento di tali attività (prova liberatoria: dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno) La responsabilità extracontrattuale si differenzia dalla responsabilità contrattuale perché, mentre la prima discende dalla violazione di un dovere specifico derivante da un precedente rapporto obbligatorio (art.1218 c.c.), la seconda discende dalla violazione del dovere generico del neminem laedere, ossia del dovere di non ledere l’altrui sfera giuridica. Le due ipotesi di responsabilità si differenziano tra loro anche per i seguenti aspetti: -per la capacità richiesta: nella responsabilità extracontrattuale è sufficiente la capacità naturale, ossia la capacità d’intendere e volere; nella responsabilità contrattuale è richiesta la capacità d’obbligarsi, ossia la capacità d’agire; -per l’onere della prova: nella responsabilità contrattuale chi pretende il risarcimento deve dimostrare il fatto materiale, ossia la condotta dell’agente, il danno patito, il rapporto di causalità tra condotta e danno e il dolo o la colpa dell’agente; nella responsabilità contrattuale, invece, l’attore deve solo dimostrare l’esistenza dell’obbligazione e l’oggettivo inadempimento, mentre spetta al convenuto dimostrare che l’inadempimento non è a lui imputabile; -per i danni risarcibili: mentre nella responsabilità contrattuale sono risarcibili solo i danni prevedibili nel tempo in cui è sorta l’obbligazione, nella responsabilità extrac. sono risarcibili tutti i danni che siano conseguenza immediata e diretta della condotta dell’agente;

2 Deve escludersi che una circolare esplicativa di una legge possa estendere l'applicazione della sanzione ad una condotta non prevista dalla legge, della quale essa pretende costituire attuazione. (Cass. civ., sez. II, 22 maggio 2007, n. 11826)

3 Ne consegue che, in caso di violazione commessa da minore, fermo l'obbligo di redazione immediata del relativo verbale di accertamento, la contestazione della violazione deve avvenire nei confronti dei soggetti tenuti alla sorveglianza del minore con la redazione di apposito verbale di contestazione nei loro confronti (Cass. civ., sez. II, 24 giugno 2008, n. 17189 )

4 Secondo la giurisprudenza, l'errore di diritto idoneo a determinare una causa di esclusione della responsabilità dell'agente, deve essere caratterizzato (Corte costituzionale, sentenza n. 364 del 1988) da ignoranza inevitabile da desumersi dagli obblighi di conoscenza, generali o specifici che gravano sull'autore e dagli elementi idonei ad ingenerare il convincimento della liceità del suo operato. ( Cass. civ., sez. II, 18 luglio 2008, n. 19995 e Cass. civ., sez. II, 22 novembre 2006, n. 24803)

5 Poiché l'art. 30 c.d.s., (secondo il quale i fabbricati ed i muri fronteggianti le strade devono essere conservati in modo da non compromettere l'incolumità pubblica) lungi dal configurare una sorta di responsabilità oggettiva a carico dei proprietari degli edifici, dev'essere raccordato con la disposizione di cui

all'art. 3 L. 689/81 che, ai fini dell'applicabilità delle sanzioni amministrative, prescrive la necessità che nella condotta dell'agente si debbano ravvisare quanto meno gli estremi della colpa, e poiché il fondamento della responsabilità colposa, in tale ipotesi, è dato dalla prevedibilità del pericolo, essa deve ritenersi esclusa quando l'evento pericoloso, per l'imprevedibilità dell'accadimento che ne è causa, non può in nessun modo essere fatto risalire alla volontà dell'agente (come viene riconosciuto nelle ipotesi di caso fortuito e forza maggiore ) . Ne deriva che, in assenza di prove relative al pregresso stato fatiscente della struttura e alla necessità di interventi riparatori utili al fine di scongiurare pericoli alla circolazione e alla pubblica incolumità negligentemente trascurati, allorquando vi sia, viceversa, prova che la caduta di laterizi dall'edificio sia stata originata da un evento naturale di eccezionale gravità, non è applicabile alcuna sanzione al proprietario dell'edificio in ordine alla responsabilità per la sua conservazione (Giud. pace civ. Chivasso, 16 marzo 2007, n. 164 )

6 Qualche altro esempio, ricavabile dalle pronunzie della giurisprudenza: è stata ritenuta legittima la sanzione amministrativa irrogata per violazione degli artt. 666 c.p. e 68 del T.U.L.P.S., nei confronti del gestore e, in solido, del proprietario di un locale aperto al pubblico privo dell'autorizzazione per lo svolgimento di attività di ballo, qualora risulti accertato che all'interno del locale ballava un numero indeterminato di persone, in uno spazio sgombrato allo scopo, non rilevando che tale attività fosse di natura spontanea, non autorizzata e non organizzata dal proprietario e che all'interno del locale esistessero cartelli di divieto, essendo comunque sufficiente ad integrare l'elemento psicologico della colpa il comportamento omissivo del gestore che, a tutela dell'incolumità degli avventori, avrebbe dovuto attivarsi per impedire loro di ballare (Cass. civ., sez. I, 27 settembre 2006, n. 21012 )Con riguardo al principio, espresso dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981, di personalità della responsabilità per le violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa, è «personale», infatti, la responsabilità non solo dell'autore di condotte propriamente commissive, ma anche quella dell'autore di condotte colpevolmente omissive, da cui sia derivata la violazione sanzionata. (Cass. civ., sez. I, 22 agosto 2006, n. 18235)

7 Sui presupposti per l'applicazione delle cause di esclusione della responsabilità ex art. 4 L. n. 689/1981, v. Cass. civ. 12 luglio 2000, n. 9254 e Cass. civ. 10 settembre 1991, n. 9494. Per quanto riguarda l’adempimento di un dovere , l'art. 4 della legge 689/81 (cause di esclusione dalla responsabilità in tema di sanzioni amministrative) postula, in mancanza di ulteriori precisazioni normative, un rinvio al modello penalistico di cui all'art. 51 c.p., sì che il dovere cui il soggetto risulti tenuto deve discendere da una norma giuridica o da un ordine dell'autorità, ( Cass. civ. 12 luglio 2000, n. 9254 e Cass. civ. 24 marzo 2004, n. 5877) Pertanto, non viola il divieto di circolazione ex art. 7 c.s. l'ufficiale di polizia giudiziaria che, in base all'esimente di cui agli artt. 51 c.p. e 4 L. n. 689/81, abbia circolato alla guida della sua auto personale munito di apposito contrassegno I.P. (interesse pubblico) per ragioni prettamente di servizio. (Giud. pace civ. Bologna, 27 settembre 2005, n. 5336 e 31 maggio 2004, n. 2045).

8 L'esimente dello stato di necessità postula una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, in base alla verificazione di circostanze oggettive (Cass. civ. 12 settembre 2005, n. 18099). In tema di esimente dello stato di necessità ex art. 4 L. n. 689/81, v. Cass. civ. 10 gennaio 2005, n. 287 e Cass. civ. 12 maggio 1999, n. 4710. Non può applicarsi l'esimente prevista dall'art. 4 legge n. 689/1981 o alternativamente dall'art. 54 c.p., in caso di sosta vietata, in prossimità d'intersezione stradale, giustificata dall'esigenza di consegnare in breve tempo merce deteriorabile, per necessità lavorative, senza riscontri probatori a sostegno dell'esistenza dello stato di necessità ( Cass. civ., sez. II, 21 agosto 2007, n. 17762 ) Invece, la sosta del veicolo in corrispondenza dell'intersezione stradale non integra l'infrazione amministrativa di divieto di fermata se dettata dall'esigenza, non differibile, del conducente, invalido e munito di apposita autorizzazione (nella specie, esigenza di sottoporsi a terapia oncologica programmata), quando il parcheggio del veicolo non comporti intralcio alla circolazione, trovando applicazione l'esimente dello stato di necessità di cui all'art. 4 legge 689/81. (Cass. civ., sez. II, 21 agosto 2007, n. 17761) Nei casi di violazione dell'art. 176 c.s., (per aver circolato nella corsia d'emergenza), per accertare la sussistenza o meno delle cause di esclusione della responsabilità previste dall'art. 4 L. n. 689/81, in mancanza di ulteriori precisazioni, occorre fare riferimento alle disposizioni che disciplinano i medesimi istituti nel diritto penale: per quanto concerne lo stato di necessità, all'articolo 54 c.p. Ove il ricorrente deduca una determinata situazione di fatto a sostegno dell'operatività di un'esimente reale o putativa è su di lui che grava l'onere di provarne la sussistenza: non essendo sufficiente una mera asserzione sfornita di qualsiasi sussidio probatorio. (Cass. civ., sez. II, 26 marzo 2007, n. 7357 ) Sussiste l'esimente dello stato di necessità ex art. 4 L. n. 689/81

qualora, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., vi sia una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione non colpevole in quanto provocata da circostanze oggettive. Ipotesi che sussiste nel caso in cui un medico, in adempimento del proprio dovere, abbia effettuato sorpassi in violazione dell'art. 148, comma 12, c.s., per raggiungere più velocemente una piccola paziente in pericolo di vita. Giud. pace civ. Taranto, 22 giugno 2006, Cass. civ., sez. I, 30 agosto 2005, n. 17479 e Cass. civ., sez. I, 10 gennaio 2005, n. 287 Ugualmente sono nulli i verbali elevati per violazione dell'art. 7, comma 1, lett. a ) , e 13, c.s., al personale addetto al servizio di emergenza psichiatrica che nello svolgimento del propri compiti abbia circolato nel centro abitato, nonostante il divieto in tal senso, senza aver richiesto al Comune il relativo permesso. (Giud. pace civ. Bologna, 7 giugno 2006, n. 7069 ; sull’argomento v. anche Giudice di pace civ. Taranto 22 giugno 2006; Giud. pace civ. Bologna 27 settembre 2005, n. 5336 e, della medesima autorità giudicante, la sentenza 31 maggio 2004, n. 2045) Non sussiste, invece, l'esimente dello stato di necessità nel caso in cui l'autovettura servita per il trasporto di un disabile e dotata dell'apposito contrassegno del permesso di parcheggio riservato agli invalidi, sia stata lasciata in sosta in strada sprovvista di marciapiede, senza rispettare lo spazio di almeno un metro per il passaggio pedonale. Cass. civ., sez. I, 30 agosto 2005, n. 17480

9Qualora la responsabilità per un illecito amministrativo sia addebitabile ai comproprietari di un immobile, ciascuno di essi risponde della sanzione, e ciò anche ove la responsabilità sia referibile anche ad un terzo, restando preclusa anche in tal caso la possibilità di applicare ai comproprietari un'unica sanzione referita allo loro collettività.( Cass. civ., sez. II, 21 luglio 2006, n. 16798)

10 Il principio di solidarietànon trova applicazione con riguardo alla sanzione della sospensione della patente di guida, che, come affermato anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 27 del 2005, ha carattere strettamente personale (Cass. civ., sez. I, 28 marzo 2006, n. 7008) Ancora in tema di circolazione stradale, poi, l'«autocertificazione» redatta dal relativo autore materiale non costituisce prova idonea ad escludere la responsabilità solidale ex art. 196, comma 1, D.L.vo n. 285 del 1992 del proprietario del veicolo (Cass. civ., sez. II, 12 agosto 2005, n. 16905; sul valore probatorio dell'autocertificazione solamente nei rapporti con la P.A., essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale nelle liti tra privati, v. Cass. civ. 20 settembre 2004, n. 18856 ) Il principio civilistico di solidarietà, di cui all'art. 196 c.d.s.,prevede infatti che il proprietario dell'autoveicolo sia obbligato in solido con l'autore della violazione, indipendentemente dalla concreta circostanza che egli sia stato alla guida dell'automobile e che non sia stato identificato il diretto responsabile, e la sua responsabilità può essere esclusa solo nel caso in cui fornisca la prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà (Cass. civ. 26 luglio 2002, n. 11032, e Cass. civ. 14 gennaio 1999, n. 327.; Cass. civ. 5 settembre 2003, n. 12999), non essendo a tal fine sufficiente la dimostrazione dell'ignoranza, nell'occasione, dell'uso della cosa stessa (Cass. civ., sez. I, 22 marzo 2005, n. 6188)

11 In materia di sanzioni amministrative per installazione di cartelli pubblicitari senza la prescritta autorizzazione comunale, in base all'art. 23 del codice della strada, soggetto responsabile è chi colloca tali cartelli e mezzi pubblicitari; alla responsabilità di questi si aggiunge la responsabilità solidale, ove si tratti di soggetto diverso, del proprietario di tali cartelli, mentre non è solidalmente responsabile, non essendo previsto dalla legge, il soggetto che abbia commissionato la realizzazione della compagnia pubblicitaria. (Cass. civ., sez. I, 14 settembre 2006, n. 19787 )

12 In tema di inquinamento, il Comune, quale esclusivo titolare del diritto di scarico nel corpo idrico ricettore delle acque provenienti dal pubblico impianto di depurazione, è da considerarsi il primo destinatario del precetto legislativo che vieta il superamento nelle acque scaricate dei limiti di accettabilità stabiliti dalle apposite tabelle; né nel caso di violazione di tali prescrizioni, la conseguente responsabilità dell'ente pubblico è esclusa dalla circostanza che la gestione tecnica dell'impianto sia stata data in appalto a una ditta specializzata (Cass. civ., sez. I, 22 aprile 2005, n. 08537 )

13 Non sussiste affatto, invece, una responsabilità solidale del dipendente incolpevole per le violazioni ascrivibili esclusivamente al datore di lavoro. (Cass. civ., sez. I, 27 aprile 2006, n. 9695)

14 La responsabilità solidale di persone giuridiche, enti privi di personalità giuridica o imprenditori per le violazioni commesse dal loro rappresentante o dipendente, prevista dall'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, postula che l'autore della violazione abbia agito nell'esercizio delle sue funzioni o incombenze, ma non anche che abbia agito nell'interesse o a vantaggio della persona giuridica, ente privo di personalità giuridica o imprenditore.( Cass. civ., sez. I, 23 febbraio 2005, n. 03786 )

15 Integra, ad esempio, un ipotesi di concorso formale di illeciti amministrativi la collocazione di impianti pubblicitari su suolo pubblico, con violazione, in conseguenza di tale condotta, dell'art. 23 del codice della strada, e l’utilizzare «con propri impianti ed opere» senza autorizzazione dell'ente proprietario, la sede stradale e le relative pertinenze , in violazione dell’ art. 25 ( Cass. civ., sez. II, 9 marzo 2007, n. 5412 )

16 Normalmente, ma non sempre. Ad esempio, l'esercizio di giuochi d'azzardo con apparecchi automatici ed elettronici vietati (nella specie, videopoker) configura il reato di cui all'art. 4, comma quarto, L. n. 401 del 1989, in applicazione dell'art. 9, comma primo, della L. n. 689 del 1981 , attesa la natura speciale della norma sanzionatoria penale rispetto a quella amministrativa contemplata dall'art. 110, comma nono, R.D. n. 773 del 1931 (Cass. pen., sez. III, 6 luglio 2007, n. 26077)

17 Alcuni casi pratici: non sussiste rapporto di specialità tra il reato di cui all'art. 633 c.p. e l'illecito amministrativo previsto dall'art. 26, comma quarto, L. n. 513 del 1977, che sanziona l'occupazione di un alloggio di edilizia popolare senza le autorizzazioni necessarie (Cass. pen., sez. II, 14 ottobre 2008, n. 38801); in tema d'inquinamento elettromagnetico, il reato di getto pericoloso di cose è configurabile solo quando sia stato provato, in modo certo ed oggettivo, il superamento dei limiti d'esposizione o dei valori d'attenzione previsti dalle norme speciali (D.M. Ambiente 10 settembre 1998, n. 381; d.P.C.M. 8 luglio 2003) e sia stata obiettivamente accertata un'effettiva e concreta idoneità delle emissioni ad offendere o molestare persone, ravvisabile non in astratto ma in concreto. Cass. pen., sez. III, 26 settembre 2008, n. 36845; l'inottemperanza del conducente di un veicolo all'invito a fermarsi da parte di un ufficiale di polizia municipale integra l'illecito amministrativo previsto dall'art. 192, comma primo, c.s., e non il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità previsto dall'art. 650 c.p., stante l'operatività del principio di specialità (Cass. pen., sez. I, 25 settembre 2008, n. 36736 Cass. pen., sez. I, 24 gennaio 2008; Cass. pen., sez. VI, 29 maggio 2003 e Cass. pen., sez. I, 15 luglio 1998); integra l'illecito amministrativo previsto dall'art. 213 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285 e non il reato di cui all'art. 334 c.p. la condotta consistente nel circolare abusivamente alla guida di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo (Cass. pen., sez. III, 19 giugno 2008, n. 25116 e Cass. pen., sez. III, 5 maggio 2008, n. 17837 ); l'impossessamento abusivo di acque pubbliche - in virtù dell'art. 23 D.L.vo 11-05-1999 n. 152, che ha sostituito l'art. 17 R.D. n. 1775 del 1933 - integra esclusivamente un illecito amministrativo ed è attualmente punito solo con la sanzione amministrativa di cui al predetto art. 23 e non anche a titolo di furto, ex art. 624 c.p., attesa la specialità del citato art. 23 rispetto alla disposizione codicistica (Cass. pen., sez. V, 4 luglio 2007, n. 25548 ); in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, il mancato rispetto dei limiti di emissione del rumore, stabiliti dal D.P.C.M. 1 marzo 1991, può integrare, oltre all’illecito amministrativo di cui all’art.10 della legge nr. 447/95, anche la fattispecie prevista dal secondo comma dell'art. 659 cod.pen, non essendo applicabile il principio di specialità, in quanto la fattispecie penale contiene un elementoestraneo all'illecito amministrativo, che tutela genericamente la salubrità ambientale. (Fattispecie relativa ad un'orchestrina che si esibiva all'interno di un bar) (Cass. pen., sez. I, 19 gennaio 2007, n. 1561);

18 In tema di sanzioni amministrative in materia edilizia (nella specie, per mancato pagamento nei termini del contributo di concessione di cui all'art. 3 della legge 28 gennaio 1977, n. 10), la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativoriguarda tutte le controversie in cui viene in contestazione il momento autoritativo del rapporto tra pubblica amministrazione e privato, nelle quali il giudice è chiamato ad accertare i presupposti che legittimano l'adozione del provvedimento impositivo; spetta invece al giudice ordinario conoscere delle questioni attinenti alla procedura coattiva di riscossione, laddove il privato contesti l'attività di realizzazione della pretesa creditoria in ragione o della illegittimità formale del titolo o del sopravvenuto venir meno del diritto di procedere esecutivamente.(Cass. civ., sez. un., 20 settembre 2006, n. 20317)

19 Il sequestro amministrativo di autovettura priva di copertura assicurativa, avendo come finalità soltanto quella di sottrarre il veicolo alla circolazione, non si estende automaticamente a tutti gli

oggetti in esso contenuti, la cui sottrazione, quindi, non sempre costituisce reato ai sensi dell'art. 334 c.p. (Cass. pen., sez. VI, 27 luglio 2006, n. 26267)

20 In tema di sanzioni amministrative non attinenti alla materia della circolazione stradale, la mancanza della contestazione immediata della sanzione (prescritta dall'art. 14 della legge n. 689 del 1981) non costituisce causa di estinzione dell'obbligazione di pagamento della sanzione né è causa di nullità del procedimento sanzionatorio, ma determina esclusivamente una attenuazione del valore probatorio dell'atto di accertamento (Cass. civ., sez. II, 10 ottobre 2005, n. 19664,Cass. civ., sez. I, 7 aprile 2005, n. 7319) La giurisprudenza, inoltre, ammette la possibilità di indicare le ragioni del differimento della contestazione anche in sede giudiziaria, qualora l'opponente sollevi contestazione sul punto. (Cass. civ., sez. I, 1 marzo 2005, n. 4287)

21 Com’è noto, la disposizione generale sulle sanzioni amministrative dettata dall'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n.689, secondo cui è priva di effetto estintivo dell'obbligazione sanzionatoria la mancata contestazione immediata della violazione qualora sia stata effettuata la tempestiva notifica del verbale di accertamento della stessa, non trova applicazione in ordine alle violazioni del codice della strada, per le quali gli artt. 200 e 201 del codice della strada stabiliscono una diversa disciplina speciale, (Cass. civ., sez. I, 24 novembre 2005, n. 24827) Tuttavia, il giudice non può annullare il provvedimento sanzionatorio in base ad una illegittimità non desunta dall'atto, non essendo egli abilitato a censurare l'organizzazione del servizio di vigilanza nè a sindacare le modalità organizzative del servizio di rilevamento delle infrazioni da parte della pubblica amministrazione (Cass. civ., sez. I, 1 febbraio 2007, n. 2206) Inoltre, per valutare se, nel caso concreto, la contestazione immediata fosse o meno possibile deve aversi riguardo alla natura dell'infrazione contestata e ad ogni altro elemento desumibile dal verbale di accertamento, il quale deve essere preso in considerazione nella sua globalitàe tenendo conto delle modalità con le quali il servizio di vigilanza era stato, nel caso di specie, concretamente organizzato dall'amministrazione.( Cass. civ., sez. I, 24 novembre 2005, n. 24835)

22 La notificazione degli estremi di violazione al Codice della strada affidata dall'ufficio cui appartiene l'agente accertatore all'agenzia privata concessionaria a norma dell'art. 29 codice postale ed eseguita dai dipendenti della stessa agenzia si deve considerare giuridicamente inesistentee, come a omessa notificazione, ad essa consegue l'effetto della estinzione dell'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione, secondo la previsione dell'ultimo comma dell'art. 14 L. n. 689/1981. (Giud. pace civ. Nocera Inferiore, 1 febbraio 2007, n. 524, Cass. civ., sez. I, 19 ottobre 2006, n. 22375, Cass. civ., sez. I, 21 settembre 2006, n. 20440, Cass. civ., 4 settembre 1996, n. 8079.) Tuttavia, la nullità derivante dall'avvenuta notificazione del verbale di accertamento mediante raccomandata spedita dai dipendenti della ditta appaltatrice del servizio, anziché dall'ufficiale giudiziario nelle forme prescritte dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, non può essere pronunciata qualora, essendo stato proposto tempestivamente ricorso al Prefetto, debba ritenersi che l'atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato, (Cass. civ., sez. I, 8 febbraio 2006, n. 2817, Cass. civ. 13 luglio 2001, n. 9528; Cass. civ. 16 novembre 2000, n. 14854; Cass. civ. 13 marzo 1996, n. 2099 e Cass. civ. 22 febbraio 1992, n. 2184)

23 Ai fini della ritualità della «contestazione immediata» prevista dai commi primo e quarto dell'art. 14 della legge n. 689 del 1981, non è sufficiente l'enunciazione orale dell'addebitoma è necessaria la consegna di una copia del verbale di accertamento (Cass. civ., sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1400)

24 Per analoga fattispecie, v. Cass. civ. 13 agosto 1997, n. 7544. V., inoltre, le sentenze: Cass. civ. 20 luglio 2001, n. 9928, e Cass. civ. 24 giugno 1994, n. 6100,, entrambe nel senso che «In tema di notificazioni a mezzo posta, l'art. 7 della legge 890/1982 ha introdotto una presunzione di convivenza temporanea del familiare nell'abitazione del destinatario dell'atto da notificare per il solo fatto che detto familiare si sia trovato nella casa al momento della notifica ed abbia preso in consegna l'atto stesso, salva prova contraria, da fornirsi a cura dell'interessato, dell'assenza di qualsiasi, pur temporanea convivenza».

25 Nell'ambito di un procedimento di opposizione a sanzione amministrativa, il giudice non è tenuto a pronunciarsi sulla domanda di rimessione in termini per il pagamento in forma ridotta, essendo quella forma di pagamento alternativa al ricorso in opposizione e non introducibile all'interno di questo (Cass. civ., sez. I, 15 febbraio 2007, n. 3447) 26 Dopo l'entrata in vigore del D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267 (T.U. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, applicabile nella specie), la competenza ad irrogare sanzioni amministrative deve ritenersi appartenere ai dirigenti degli enti locali in virtù dell'articolo 107 del D.L.vo citato, (Cass. civ., sez. II, 6 ottobre 2006, n. 21631)

27 Ove l'interessato chieda di essere ascoltato e venga regolarmente convocato, ma non si presenti adducendo un impegno di lavoro, non si verifica l'ipotesi della mancata audizione dell'interessato, in quanto l'impegno lavorativo, essendo una condizione del tutto normale dell'individuo, non può assurgere a causa giustificativa della mancata comparizione. (Cass. civ., sez. II, 28 aprile 2006, n. 9919) Per utili riferimenti sugli effetti della mancata audizione dell'interessato che ne abbia fatto richiesta, v. Cass. civ. 8 febbraio 2006, n. 2817; Cass. civ. 21 luglio 2004, n. 13505 e Cass. civ. 2 novembre 1998, n. 10911.

28 La nullità della notifica dell'ordinanza-ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrative é sanata, per il raggiungimento dello scopo della notifica, dalla proposizione di una tempestiva e rituale opposizione, a norma dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, atteso che l'art. 18, comma quarto, della stessa legge, disponendo che la notificazione é eseguita nelle forme richieste dall'art. 14, il quale al comma quarto richiama le modalità previste dal codice di procedura civile, rende applicabile l'art. 160 dello stesso, che fa salva l'applicazione dell'art. 156 sulla rilevanza della nullità, restando irrilevante - ai fini della sanatoria - la conoscenza in concreto, atteso che la notificazione é preordinata alla conoscenza presunta. ( Cass. civ., sez. lav., 19 agosto 2005, n. 17054 )

29 Ma Il giudice di pace territorialmente competente a decidere dell'opposizione avverso verbale di contestazione della violazione dell'art. 180, comma 8, c.s., in relazione all'art. 126 bis, comma 2, c.s., va individuato in quello del luogo di residenza del soggetto a cui è stato notificato il verbale opposto. (Giud. pace civ. Casarano, 15 ottobre 2007, n. 1054)

30 Il termine di trenta giorni per proporre ricorso in opposizione ha carattere perentorio, ed il suo inutile decorso determina la decadenza dalla opposizione e la inammissibilità del ricorso eventualmente proposto, da dichiarare, ai sensi dell'art. 23 della stessa legge n. 689 del 1981, prima della fissazione della udienza di comparizione delle parti, non essendo invocabile, nel sistema, organico e compiuto, della irrogazione di sanzioni amministrative, l'istituto della rimessione in termini per errore scusabile, estraneo al giudizio di opposizione. (Cass. civ., sez. I, 19 gennaio 2005, n. 1086)

31 In tema di violazioni al codice della strada, atteso che il cosiddetto pagamento in misura ridotta, secondo la costruzione normativa di cui all'art. 202 c.s., non influenza l'applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, l'avvenuto pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria non preclude il ricorso al prefetto o l'opposizione al giudice ordinario rispetto alle sanzioni accessorie , ma comporta soltanto un'incompatibilità (oltre che un'implicita rinunzia) a far valere qualsiasi contestazione relativa sia alla sanzione pecuniaria irrogata che alla violazione contestata L'interessato, quindi, potrà far valere doglianze che abbiano ad oggetto esclusivo le sole sanzioni accessorie ( Cass. civ., sez. un., 29 luglio 2008, n. 20544) Nello stesso senso v. Cass. civ. 18 febbraio 2008, n. 3948; Cass. civ. 19 marzo 2007, n. 6382 e Cass. civ. 17 ottobre 2005, n. 20100,. Si discosta da tale orientamento Cass. civ. 11 marzo 2008, n. 6460, , che ritiene «Inammissibile l'opposizione al verbale di accertamento, anche ai soli fini di impugnare la sanzione accessoria, quando l'opponente si sia avvalso della facoltà del pagamento in misura ridotta ai sensi dell'articolo 202 codice suddetto.

32 La notificazione del ricorso per cassazione, avverso sentenza pronunciata dal giudice di pace nel procedimento di opposizione a verbale di infrazione al codice della strada redatto dalla Polizia stradale, svoltosi in contraddittorio con il Ministero dell'Interno, è giuridicamente inesistente ove eseguita nei confronti della Prefettura-U.T.G. Detto Ufficio, infatti, non ha alcuna legittimazione :Cass.

civ., sez. II, 24 settembre 2007, n. 19586 Nello stesso senso v. Cass. civ. 30 gennaio 2006, n. 1973,Cass. civ. 23 giugno 2003, n. 9947. Sempre a conferma dello stesso principio, in senso generale Cass. civ. 20 gennaio 2005, n. 1221 puntualizza che è giuridicamente inesistente e comporta, come conseguenza, l'inammissibilità del ricorso per cassazione, avverso la sentenza del giudice di pace, la notificazione del ricorso eseguita presso un organo interno dell'Amministrazione dello Stato, anziché presso l'Avvocatura generale dello Stato nella persona del Ministro competente.

33 Il legittimo impedimento a comparire dell'opponente o del suo procuratore può essere provato anche dopo l'ordinanza di convalida, ma previa dimostrazione che tale impedimento è stato improvviso, imprevedibile ed indipendente dalla volontà dell'opponente o del procuratore. (Cass. civ., sez. lav., 18 dicembre 2006, n. 27030) 34

35 L'opposizione all'ordinanza-ingiunzione con la quale sia stata irrogata una sanzione amministrativa in conseguenza della realizzazione di uno sbancamento di roccia e di movimenti di terreno maggiori di quelli autorizzati - rientrando tale attività nella nozione di «uso del territorio» e, quindi, nella materia dell'urbanistica, non potendosi distinguere tra provvedimenti autorizzativi e sanzionatori, stante la strumentalità dei secondi rispetto ai primi - è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 34 del D.L.vo n. 80 del 1998, come modificato dall'art. 7 della legge n. 205 del 2000 (Cass. civ., sez. un., 12 marzo 2008, n. 6525) Invece, l'opposizione all'ordinanza-ingiunzione contenente una sanzione per violazione di norme del regolamento edilizio comunale, riguardando una disposizione in materia di urbanistica ed edilizia, spetta alla competenza del tribunale e non del giudice di pace, ai sensi dell'art. 22 bis, secondo comma, lettera c), della legge n. 689 del 1981; (Cass. civ., sez. II, 30 luglio 2007, n. 16862 ) Del pari, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la opposizione alla sanzione amministrativa irrogata in relazione alla inottemperanza alla ordinanza ingiunzione di sgombero di opere abusivamente realizzate in zona demaniale marittima. (Cass. civ., sez. un., 10 gennaio 2007, n. 225) , a nulla rilevando l'eventuale pendenza di un giudizio dinanzi al giudice amministrativo per l'annullamento del provvedimento (Cass. civ., sez. un., 8 marzo 2005, n. 4954)

36 Cass. civ., sez. II, 14 giugno 2007, n. 13976

37 Rientrano, invece, nella competenza del giudice di pace le violazioni alle ordinanze del sindaco emanate ai sensi dell'art. 50, comma 5, del D.L.vo n. 267 del 2000 allo scopo di garantire l'igiene e la salute all'interno del territorio comunale, non potendo ritenersi che la sanzione sia stata comminata per una violazione delle disposizioni in materia di tutela dell'ambiente dall'inquinamento. Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2006, n. 21173

38 La delega rilasciata dall'autorità amministrativa al funzionario incaricato della difesa nel giudizio di opposizione in materia di sanzioni amministrative, ai sensi dell'art. 23, comma quarto, della legge 24 novembre 1981, n. 689, non è equiparabile alla procura alle liti rilasciata al difensore a norma dell'art. 83 c.p.c., ma si concreta in un atto amministrativo di investitura di funzioni , riferibile anche ad una generalità indistinta di controversie future, che, in quanto tale, non perde eo ipso di efficacia per il sol fatto che la persona fisica che ha rilasciato la delega sia cessata dalla carica (nella specie, di prefetto) prima dell'inizio del giudizio. Cass. civ., sez. I, 5 luglio 2006, n. 15324

39 Anche nel giudizio di opposizione a ordinanza - ingiunzione è previsto che il giudice, prima della discussione, inviti le parti a precisare le conclusioni; la mancata formulazione del suddetto invito, tuttavia, resta priva di conseguenze qualora la parte che se ne lamenta non provi di essere stata, per tale motivo, pregiudicata nell'esercizio del suo diritto di difesa. (Cass. civ., sez. II, 28 maggio 2008, n. 14040 )

40 Deve essere accolta l'opposizione avverso le sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale irrogate per la mancata esposizione del tagliando di pagamento per la sosta all'interno delle "strisce blu",

qualora si sia rilevata l'esistenza di vizi di legittimità nei provvedimenti amministrativi istitutivi delle zone di parcheggio a pagamento, per non aver rispettato l'obbligo, imposto dall'art. 7, ottavo comma, c.s., di prevedere zone di parcheggio libero in prossimità di esse. (Cass. civ., sez. un., 9 gennaio 2007, n. 116)

41 Tuttavia, secondo il Giudice di Pace di Roma, che ritiene «iniquo» rimettere alla volontà dell'amministrazione il momento della trasmissione del ruolo all'esattore. poiché la trasmissione all’esattore avviene normalmente poco prima della data di scadenza di 5 anni dalla data di notifica della cartella all'interessato, si deve disapplicare l'art. 27 suddetto a favore dell'art. 1224 c.c. in materia di interessi moratori nella misura stabilita dall'art. 1284 c.c. (Giud. pace civ. Roma, 18 dicembre 2006, n. 10756 )

42 In tema di sanzioni amministrative accessorie, non può disporsi la confisca del veicolo circolante senza essere stata rilasciata la carta di circolazione (art. 93, comma settimo, c.s.), quando l'immatricolazione sia avvenuta successivamente alla contestazione del fatto, nelle more del procedimento amministrativo di irrogazione della sanzione, in quanto tale fattispecie coincide con quella per cui la Corte costituzionale, con sentenza n. 371 del 1994, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 21, comma terzo, della legge 24 novembre 1981, n. 689 nella parte in cui prevede la confisca del veicolo privo della carta di circolazione, anche se già immatricolato.( Cass. civ., sez. II, 24 giugno 2008, n. 17195 Nel medesimo senso v. Cass. civ., 19 luglio 2000, n. 9493 e Cass. civ., 19 gennaio 2000, n. 536 )

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