Libenter ex iis qui a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere, Appunti di Lingua Latina. Università di Roma La Sapienza
giuli8
giuli810 giugno 2012

Libenter ex iis qui a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere, Appunti di Lingua Latina. Università di Roma La Sapienza

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Libenter ex iis qui a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere: hoc

prudentiam tuam, hoc eruditionem decet. 'Servi sunt.' Immo homines. 'Servi sunt ' Immo

contubernales. 'Servi sunt.' Immo humiles amici. 'Servi sunt.' Immo conservi, si

cogitaveris tantundem in utrosque licere fortunae.

Ho appreso volentieri (con piacere) da coloro che provengono da te che tu vivi amichevolmente con i tuoi schiavi (che tu tratti amichevolmente i tuoi schiavi): questo si addice alla tua saggezza, questo alla (tua) erudizione. "Sono schiavi". No (sono) uomini. "Sono schiavi". No (sono) compagni di stanza. "Sono schiavi". No (sono) umili amici. "Sono schiavi". No (sono) compagni di schiavitù, se pensi che alla fortuna è possibile esercitare lo stesso potere su entrambi.

Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui

caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! Tam tu illum videre ingenuum potes

quam ille te servum.

Considera che costui che chiami tuo schiavo è nato dai (tuoi) stessi semi, gode del medesimo cielo, respira nello stesso modo, vive nello stesso modo, muore nello stesso modo! Tu puoi vederlo schiavo tanto quanto quello (può vedere te) schiavo.

Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum

superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum tuum liceat,

veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. 'At ego' inquis 'nullum habeo

dominum.' Bona aetas est: forsitan habebis.

Tuttavia questa è la sostanza del mio insegnamento: vivi con un inferiore così come vorresti vivesse un superiore con te. Ogni volta che ti viene in mente quanto ti è concesso nei confronti del tuo schiavo, ti venga in mente che al tuo padrone altrettanto è concesso nei tuoi confronti. "Ma io" tu dici "non ho nessun padrone". "E' una buona età (sei ancora govane): forse l'avrai".

Ecce altera quaestio, quomodo hominibus sit utendum. Quid agimus? Quae damus praecepta? Ecco un altro problema, in che modo ci si debba comportare con gli uomini. Che cosa facciamo? Quali insegnamenti diamo?

Cum possim breviter hanc illi formulam humani offici tradere: omne hoc quod vides,

quo divina atque humana conclusa sunt, unum est; membra sumus corporis magni.

Natura nos cognatos edidit, cum ex isdem et in eadem gigneret; haec nobis amorem

indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit. Libenter ex iis qui

a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere: hoc prudentiam tuam, hoc

eruditionem decet. 'Servi sunt.' Immo homines. 'Servi sunt ' Immo contubernales. 'Servi

sunt.' Immo humiles amici. 'Servi sunt.' Immo conservi, si cogitaveris tantundem in

utrosque licere fortunae.

Ho appreso volentieri (con piacere) da coloro che provengono da te che tu vivi amichevolmente con i tuoi schiavi (che tu tratti amichevolmente i tuoi schiavi): questo si addice alla tua saggezza, questo alla (tua) erudizione. "Sono schiavi". No (sono) uomini. "Sono schiavi". No (sono) compagni di stanza. "Sono schiavi". No (sono) umili amici. "Sono schiavi". No (sono) compagni di schiavitù, se pensi che alla fortuna è possibile esercitare lo stesso potere su entrambi.

Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui

caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! Tam tu illum videre ingenuum potes

quam ille te servum.

Considera che costui che chiami tuo schiavo è nato dai (tuoi) stessi semi, gode del medesimo cielo, respira nello stesso modo, vive nello stesso modo, muore nello stesso modo! Tu puoi vederlo schiavo tanto quanto quello (può vedere te) schiavo.

Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum

superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum tuum liceat,

veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. 'At ego' inquis 'nullum habeo

dominum.' Bona aetas est: forsitan habebis.

Tuttavia questa è la sostanza del mio insegnamento: vivi con un inferiore così come vorresti vivesse un superiore con te. Ogni volta che ti viene in mente quanto ti è concesso nei confronti del tuo schiavo, ti venga in mente che al tuo padrone altrettanto è concesso nei tuoi confronti. "Ma io" tu dici "non ho nessun padrone". "E' una buona età (sei ancora govane): forse l'avrai".

Ecce altera quaestio, quomodo hominibus sit utendum. Quid agimus? Quae damus praecepta? Ecco un altro problema, in che modo ci si debba comportare con gli uomini. Che cosa facciamo? Quali insegnamenti diamo?

Cum possim breviter hanc illi formulam humani offici tradere: omne hoc quod vides,

quo divina atque humana conclusa sunt, unum est; membra sumus corporis magni.

Natura nos cognatos edidit, cum ex isdem et in eadem gigneret; haec nobis amorem

indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit. Libenter ex iis qui

a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere: hoc prudentiam tuam, hoc

eruditionem decet. 'Servi sunt.' Immo homines. 'Servi sunt ' Immo contubernales. 'Servi

sunt.' Immo humiles amici. 'Servi sunt.' Immo conservi, si cogitaveris tantundem in

utrosque licere fortunae.

Ho appreso volentieri (con piacere) da coloro che provengono da te che tu vivi amichevolmente con i tuoi schiavi (che tu tratti amichevolmente i tuoi schiavi): questo si addice alla tua saggezza, questo alla (tua) erudizione. "Sono schiavi". No (sono) uomini. "Sono schiavi". No (sono) compagni di stanza. "Sono schiavi". No (sono) umili amici. "Sono schiavi". No (sono) compagni di schiavitù, se pensi che alla fortuna è possibile esercitare lo stesso potere su entrambi.

Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui

caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! Tam tu illum videre ingenuum potes

quam ille te servum.

Considera che costui che chiami tuo schiavo è nato dai (tuoi) stessi semi, gode del medesimo cielo, respira nello stesso modo, vive nello stesso modo, muore nello stesso modo! Tu puoi vederlo schiavo tanto quanto quello (può vedere te) schiavo.

Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum

superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum tuum liceat,

veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. 'At ego' inquis 'nullum habeo

dominum.' Bona aetas est: forsitan habebis.

Tuttavia questa è la sostanza del mio insegnamento: vivi con un inferiore così come vorresti vivesse un superiore con te. Ogni volta che ti viene in mente quanto ti è concesso nei confronti del tuo schiavo, ti venga in mente che al tuo padrone altrettanto è concesso nei tuoi confronti. "Ma io" tu dici "non ho nessun padrone". "E' una buona età (sei ancora govane): forse l'avrai".

Ecce altera quaestio, quomodo hominibus sit utendum. Quid agimus? Quae damus praecepta?

Ecco un altro problema, in che modo ci si debba comportare con gli uomini. Che cosa facciamo? Quali insegnamenti diamo?

Cum possim breviter hanc illi formulam humani offici tradere: omne hoc quod vides, quo divina atque humana conclusa sunt, unum est; membra sumus corporis magni. Natura nos cognatos edidit, cum ex isdem et in eadem gigneret; haec nobis amorem indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit. Illa aequum iustumque composuit; ex illius constitutione miserius est nocere quam laedi, ex illius imperio paratae sint iuvandis manus. Ille versus et in pectore et in ore sit: homo sum, humani nihil a me alienum puto. Ita habeamus: in commune nati sumus. Societas nostra lapidum fornicationi simillima est, quae, casura nisi in vicem obstarent, hoc ipso sustinetur”

Dato che posso brevemente trasmettergli questa formula del dovere umano: tutto ciò che vedi e da cui cose divine e umane sono racchiuse, è un tutt'uno; siamo le membra di un grande corpo. La natura ci ha generati fratelli, creandoci dalle stesse origini e verso lo stesso destino; essa ci ha infuso reciproco amore e ci ha resi socievole. Quella ha stabilito l’equo e il giusto. Dalla costituzione di quella è più misero danneggiare che essere danneggiati; secondo il suo comando le mani siano pronte verso coloro che devo essere aiutati. Questo verso sia nel cuore e nella bocca: “Sono uomo, ritengo che nulla di ciò che è umano mi è estraneo.” Teniamolo presente: siamo nati per stare insieme. La nostra società è molto simile ad una lapide di pietre, che, destinata a cadere se non opponessero resistenza l’una all’altra, è sostenuta da questo stesso.

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