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Pragmatica della comunicazione umana - Watzlawick, Sintesi di Sociologia Della Comunicazione Di Massa. International University College of Turin

Sociologia Della Comunicazione Di Massa

Descrizione: Riassunto della pragmatica della comunicazione di watzlawick
Mostro le pagine  1  -  4  di  16
Watzlawick e la pragmatica della
comunicazione umana: un breve percorso.
Sociologia della Comunicazione - Medicina
dott. Simone Gabbriellini
8 giugno 2005
Indice
1 Presupposti teorici. 2
1.1 Funzione e relazione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2 Informazione e retroazione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.3 Ridondanza. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.4 Metacomunicazione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.5 Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
2 L’interazione umana come sistema. 5
2.1 Definizione di sistema. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2.2 Proprietà di un sistema aperto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2.3 Sistemi aperti nel tempo: i sistemi interattivi. . . . . . . . . . . . 6
3 Gli assiomi della comunicazione. 9
3.1 Primo assioma: l’impossibilità di non comunicare. . . . . . . . . 9
3.2 Secondo assioma: livello di contenuto e livello di relazione. . . . . 9
3.3 Terzo assioma: la punteggiatura della sequenza di eventi. . . . . 9
3.4 Quarto assioma: comunicazione numerica ed analogica. . . . . . . 10
3.5 Quinto assioma: interazione simmetrica e complementare. . . . . 11
4 Le patologie legate agli assiomi. 12
4.1 Patologie legate al primo assioma. . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
4.2 Patologie legate al secondo assioma. . . . . . . . . . . . . . . . . 12
4.3 Patologie legate al terzo assioma. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
4.4 Patologie legate al quarto assioma. . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
4.5 Patologie legate al quinto assioma. . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
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1 Presupposti teorici.
Lo studio della comunicazione umana può essere suddiviso in tre sottosettori:
1. sintassi
2. semantica
3. pragmatica.
Mentre il primo comprende tutte le problematiche legate alla codifica e de-
codifica dell’informazione, ai canali, alla ridondanza ed al rumore (problemi
sintattici); mentre il secondo si occupa del significato della comunicazione per
i comunicanti (problemi semantici), il terzo sottosettore, quello pragmatico, si
occupa degli effetti della comunicazione sui parlanti, ovvero dell’influenza che
questa esercita sul loro comportamento. Watzlawick e la scuola di Palo Alto si
occupano di questo terzo aspetto della comunicazione: la pragmatica.
Quindi la pragmatica studia gli effetti della comunicazione sul com-
portamento. In un certo senso, questa affermazione è tautologica, poiché gli
autori di Palo Alto considerano comunicazione e comportamento esattamente
come sinonimi.
1.1 Funzione e relazione.
Il concetto di relazione può essere rappresentato da quello matematico di fun-
zione. Una funzione matematica viene definita come una relazione tra variabili:
la sostanza delle nostre percezioni non è costituita da cose, ma da relazioni con
le cose (funzioni), e quindi la consapevolezza che l’uomo ha di se stesso è so-
stanzialmente una consapevolezza delle funzioni, delle relazioni in cui si trova
implicato. Le relazioni sono quindi costruzioni reificate (Ashby), ed in questo si
manifesta il costruttivismo di Watzlawick.
1.2 Informazione e retroazione.
La tradizione psicoanalitica basa le proprie teorie sui principi di conservazione
di materia ed energia negli scambi comunicativi. Ricordiamoci l’esempio del
sasso e del cane. Dando un calcio al sasso, esso si muove in virtù di un’energia
che noi passiamo dal nostro piede al sasso. Dando al contrario un calcio al cane,
esso prenderà dal proprio metabolismo l’energia necessaria a muoversi, mentre
il nostro calcio gli trasmetterà informazioni, che gli faranno decidere di allonta-
narsi. Ecco che il centro della pragmatica diventa lo scambio di informazione, e
non di energia, e questa è la differenza fondamentale tra la psicodinamica freu-
diana e la teoria della comunicazione. Una volta messa al centro dell’attenzione
l’informazione, entra in gioco anche il concetto di feedback, ovvero di retroa-
zione, di ritorno verso l’emittente di un pacchetto di informazione relativo allo
stato del ricevente dopo che ha ascoltato il messaggio dell’emittente: in questo
modo possiamo costruire un sistema in grado di regolarsi da solo e di adattarsi
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al cambiamento, come la teoria cibernetica ha dimostrato. La retroazione può
essere sia positiva che negativa: nel primo caso, essa causerà cambiamento, nel
secondo caso, essa aiuterà il mantenimento dello status quo.
I sistemi a retroazione posseggono un grado di complessità più elevato di
altri sistemi non retroattivi, ed inoltre non sono assoggettabili alle leggi della
meccanica classica, per cui è impossibile isolare una variabile e studiarla isola-
tamente, poiché il sistema risulterebbe deformato in modo tale da non essere
più lo stesso sistema.
1.3 Ridondanza.
Il termine ridondanza si riferisce alla ripetizione negli schemi comportamentali
che osserviamo durante l’interazione. La contrapposizione proposta da Watzla-
wick tra interazione umana ed omeostato è esemplare: entrambi i sistemi sono
sistemi in grado di raggiungere un equilibrio, ma se nel secondo caso, l’omeo-
stato, esso è frutto di una ricerca casuale tra tutti gli stati possibili (ricerca che
ad ogni cambiamento nel sistema riparte in maniera completamente random),
nel sistema interazione l’equilibrio, una volta raggiunto, viene mantenuto con
comportamenti ridondanti, comportamenti che in un certo senso costituiscono la
memoria storica dell’interazione, e che non si annullano in occasione di modifi-
cazioni che possono occorrere: il sistema umano di interazione non riparte ogni
volta da zero, ma mantiene le conquiste acquisite anche quando deve cercare
altri equilibri.
1.4 Metacomunicazione.
Quando i matematici smettono di usare la matematica come strumento di com-
puto, e la usano come oggetto del loro studio, necessariamente adottano un lin-
guaggio che è sulla matematica: tale linguaggio, seguendo le indicazioni del ma-
tematico Hilbert, è stato chiamato meta-matematico. Allo stesso modo, quando
noi parliamo sulla comunicazione, quando usiamo un linguaggio che ha come
oggetto le ridondanze pragmatiche della interazione comunicativa, allora stiamo
metacomunicando: comunichiamo sulla comunicazione.
1.5 Conclusioni
La scatola nera. Per la scuola di Palo Alto, la mente deve essere considerata
alla stregua di una scatola nera: essa non può essere esplorata, e forse, anche
potendo, non sarebbe necessario. Ecco che possiamo interpretare il comporta-
mento umano esclusivamente grazie all’osservazione dei suoi effetti pragmati-
ci, lasciando da parte ogni ipotesi intrapsichica (decisamente un presupposto
comportamentista).
Consapevolezza e non consapevolezza. In un contesto di teoria della co-
municazione non ha molta importanza sapere se il comportamento di un emit-
tente è intenzionale o meno. E quindi se l’emittente è consapevole o meno di
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aver emesso un messaggio. Ancora una volta, siamo in presenza di un aspetto
fortemente costruttivista di Watzlawick: l’intenzionalità è indifferente poiché in
ogni caso sarà il ricevente ad interpretare il messaggio, e sarà quindi quest’ultimo
a decidere come interpretare il messaggio.
Presente e passato. Il metodo pragmatico ha l’obiettivo di determinare, rile-
vare e possibilmente risolvere problemi comunicativi qui ed ora. Non si ricercano
significati simbolici, né cause nel passato o motivazioni, ma modelli per capire
qui-ed-ora quello che sta succedendo nell’interazione, poichè la struttura di que-
sta interazione è in grado di rivelarci tutto quello che può servire ad evidenziare
le patologie comunicative (ecco che le sedute di terapia non coinvolgono mai
solo il “paziente”, ma tutta la famiglia, poiché il problema è a livello sistemico,
mentre il comportamento deviante di un membro della famiglia non è altro che
l’unico esisto possibile di un contesto comunicativo non sano).
Causa ed effetto. Ecco che allora diventa essenziale analizzare gli effetti,
piuttosto che ricercare le cause di un comportamento. Diventa quindi centrale
capire a quale scopo viene adottato un comportamento, piuttosto che chiederci
il percdello stesso comportamento. Determinati comportamenti possono
infatti essere inspiegabili se analizziamo il soggetto come singolo, ma acquistano
immediatamente senso se collocati all’interno di un contesto più ampio in cui il
soggetto normalmente vive.
Ovviamente il concetto di causalità che coinvolge i comunicanti è un concetto
circolare, poiché in sistemi con circuiti di retroazione non esiste né un principio
né una fine, esattamente come in un cerchio.
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Universita: International University College of Turin
Data di caricamento: 04/09/2012
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bicchio1 - Università di Urbino Carlo Bo

buono

30/05/13 10:49
cristina.bonnai1 - Università non definita

fatto benissimo...grazie

04/05/13 07:29
svantag - Università di Siena

ok

02/05/13 23:24
svantag - Università di Siena

ok

02/05/13 23:21
svantag - Università di Siena

0

02/05/13 23:20
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