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principio autodeterminazione dei popoli, Appunti di Diritto Internazionale Pubblico. Università Roma Tre

Diritto Internazionale Pubblico

Descrizione: Appunti sbobinati sul principio di autodeterminazione dei popoli, e sul principio di legittimità democratica
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3° lezione
Principio della legittimità democratica
Con il collasso dell’unione sovietica, degli stati comunisti, dell’Europa dell’est, in seguito a questo collasso
anche di stati africani, tutto questo scenario è stata caratterizzato dalla sostituzione di questi paesi del sistema
socialista, con un sistema politico democratico all’occidentale, una democrazia di tipo liberale, tipica del
pensiero politico liberale europeo.
Questa diffusione sul piano internazionale, della forma di stato democratica intesa in senso liberale,come la
si intende in Europa e negli Stati Uniti, è stata accompagnata da un attività promozionale svolta sia dagli stati
europei e dagli USA, sia da organizzazioni internazionali, e in particolare dalle Nazioni Uniti, ovunque
l’ONU negli anni 90, ha promosso un azione nell’assistenza al processo di costruzione delle nuove istituzioni
democratiche in questi paesi.
Allora questo processo è stato interpretato da una parte della dottrina come il segno dell’avvenuta
formazione di un principio giuridico di legittimità democratica, tutta questa prassi, in particolare
quest’assistenza svolta a livello internazionale, e in particolar modo da parte delle nazioni unite, l’assistenza
al mutamento costituzionale, è stata considerata da una parte della dottrina come prassi rilevante nella
formazione di una norma generale, che imporrebbe oggi agli stati di dotarsi di un governo democratico.
Da questa tesi,Anche altri elementi sono stati presi in considerazione, per esempio il fatto che alcuni stati
forti tendono a non riconoscere nuovi stati che non abbiano governo democratico, la prassi del non
riconoscimento da parte di alcuni stati (es. USA,) stati o governi non democratici.
C’è una tendenza degli stati preesistenti, a riconoscere o non riconoscere il nuovo stato non democratico,
andrebbe per questa tesi, nella stessa direzione dell’avvenuta formazione del principio della legittimità
democratica.
C’è un ultimo elemento, che però è occasionale, è accaduto che vi siano stati interventi armati pro-
democrazia, quando in uno stato si era verificato un colpo di stato, e quindi con la messa in fuga del governo
democratico, ciò è avvenuto raramente, ma è avvenuto, in particolare si trattata di terreni degli USA in
centro America.
La cosa che succede che ad Haiti (governi in esilio) ci fu un intervento non unilaterale da parte degli USA
per riportare l’ordine democratico nel paese, ma un intervento militare organizzato dal consiglio di sicurezza
delle nazioni uniti, si autorizzò l’uso della forza da parte degli stati al fine di rimettere in piedi il governo
democratico.
Questa tesi però dall’altra parte non molto convincente, è stata accolta in maniera molto limitata dalla
dottrina.
Motivi
1. diffusione effettiva del modello di stato democratico liberale, oggi nel mondo non esistono solo stati
democratici liberali, esistono diversi stati che sono numericamente minore, e così come esistono stati
democratici ma non in senso liberale in senso ad es. socialista, comunista come la Cina, che è una grande
potenza, tra l’altro membro permanente del consiglio di sicurezza.
C’è anche qualcuno che ha detto che la legittimità democratica è oggi una norma, però risolvono la
persistenza di stati non democratici come per esempio la Cina sulla base di un istituto che essi accettano, che
è quello dell’OBIETTORE PERSISTENZE, la norma consuetudinaria si è formata ma c’è uno stato o
pochissimi stati che se ne chiamano fuori, e dunque hanno resistito all’applicazione di questa regola ed
eccezionalmente loro sono fuori dall’ambito di applicazione soggettiva della regola consuetudinaria.
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Quest’idea dell’obiettore persistente, è strettamente legata ad un particolar modo di vedere la consuetudine.
2. secondo elemento era il riconoscimento, cioè la tendenza di stati di democrazia classica liberale, di non
riconoscere i governi non democratici, ma questa tesi è vera fino ad un certo punto, è ricca di eccezione, una
su tutti, gli USA al momento di un colpo di stato poi fallito in centro America, ed esattamente in Colombia,
immediatamente riconobbero il nuovo governo, siamo nel 2007, evidentemente per ragioni di politica
internazionale del paese in questione, il riconoscimento del nuovo governo, per quanto apertamente non
democratico, era funzionale agli obiettivi di politica estera, ma ciò è avvenuta in tante circostanze.
La prassi del riconoscimento e del non riconoscimento, è sempre una prassi ambigua piena di eccezioni,
anche la prassi degli stati che sembrerebbero volersi portare come linea guida all’idea della legittimità
democratica. Non è una prassi uniforme e costante.
Ma in ogni caso questi stati poi continuano ad intrattenere rapporti con gli stati non democratici, esempio
Cina che democratica all’occidentale non è, ha un solo partito politico etc.., si considera democratica, ma
non in senso liberale, ma nel senso delle democrazia popolari che si rifanno al pensiero socialista e
comunista, e bene tutti gli stati, compresi gli USA, hanno rapporti importantissimi con la Cina dal punto di
vista politico, giuridico, ad es il debito americano è nelle mani della Cina.
Dunque non esiste una politica coerente in materia di non riconoscimento degli stati non democratici, ed
inoltre la prassi è nel senso della sussistenza di una rete di relazioni politiche e giuridiche tra stati
democratici e non democratici.
Quanto poi al caso degli interventi pro-democrazia, si vedrà che per quanto riguarda gli interventi americani
in centro America avvenuti prima dell’1989/1990, vedremo che furono considerati leciti dalla maggioranza
degli altri stati, cioè l’intervento unilaterale pro democratico, prima dell’89/90 certamente non è stato mai
considerato lecito sotto il profilo giuridico. Cioè gli stati terzi non hanno mai avallato questi interventi, e ne
hanno sempre contestato la liceità alla luce del diritto internazionale.
Il caso di Haiti, caso unico, avvenuto dopo, in cui l’intervento pro-democratico è stato autorizzato dal
consiglio di sicurezza delle nazioni unite, è un caso però isolato, il consiglio di sicurezza autorizzò non solo
per riportare il governo democratico al potere, ma anche per tutta un’altra serie di considerazioni, perché la
situazione che si era determinata ad Haiti e nel centro America per effetto del colpo di stato, minacciava la
pace internazionale.
Quindi siamo nell’ambito della funzione classica del consiglio di sicurezza, che accerta l’esistenza di una
minaccia alla pace, scaturita dal colpo di stato, ma che non si esaurisce nel colpo di stato in sé, erano gli
effetti che quel colpo di stato aveva avuto sugli stati limitrofi, tutto ciò spinge il consiglio di sicurezza ad
autorizzare l’intervento. Ad ogni modo il caso è rimasto unico.
La funzione del consiglio di sicurezza è quella del mantenimento della pace internazionale, non ha la
funzione di far rispettare il diritto, ma di reprimere e prevenire situazioni di crisi internazionali per riportare
la pace, dunque le risoluzioni del consiglio di sicurezza, molto difficilmente possono dirci qualcosa
sull’esistenza di un principio di legittimità, perché la sua funzione non è quella, è più che altro una funzione
di polizia internazionale, far rispettare L’ORDINE, non le norme giuridiche, ma la pace e la sicurezza
internazionale.
Riconoscimento
Il principio di legittimità democratica, è un principio materiale, l’indipendenza è un requisito materiale, che
riguarda il modo d’essere del governo.
Ci si chiede da sempre, se sia requisito della soggettività internazionale dello stato, non un modo d’essere
dello stato e del suo governo, ma un attività degli stati presistenti in relazione ad essi, e cioè il
riconoscimento da parte loro.
Occorre che il nuovo stato sia riconosciuto dagli altri, per essere soggetto di diritto internazionale?
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Si discute di questo problema, perché la prassi da sempre è ricca di queste attività unilaterali con cui uno
stato riconosce un altro stato appena nato, o riconosce un nuovo governo in caso di mutamento
rivoluzionario, ma la prassi è ricca anche di non riconoscimenti, ovvero atti unilaterali con cui uno stato
dichiara solennemente che con quell’altro stato, che è formato per esempio per secessione da un altro, non
vuole avere niente a che fare con esso.
La prassi è ricca di atti unilaterali, con cui uno stato riconosce o non riconosce un altro ente.
Il problema è quello di capire se questa attività è giuridicamente rilevante o meno, e quali conseguenze
giuridiche possano essere legati a questi atti.
La prima cosa che ci si chiede è: quest’atti sono rilevanti ai fini dell’acquisto della soggettività
internazionale? E se il nuovo stato non è riconosciuto non è soggetto di diritto, anche se è effettivo ed
indipendente?
È chiaro che il riconoscimento è strettamente legato a i principi materiali, perché spesso succede che uno
stato non riconosce l’altro perché ritiene che sia privo di effettività, di indipendenza o di legittimità
democratica, non è che il riconoscimento non è completamente da un’altra parte, perché gli stati riconoscono
o non riconoscono anche in base a tali considerazioni.
Nel diritto internazionale manca un requisito di stato civile, non abbiamo un organo che ha un potere
centralizzato di stabilire quali siano gli stati che esistano in un certo momento, non si dispone di questi
strumenti, ecco anche perché il riconoscimento, sembrerebbe poter svolgere una funzione di questo tipo, se
non chè il riconoscimento è un attività unilaterale svolta dai singoli stati, ed è svolta non da organi giudiziari
all’interno dello stato, ma dal poter esecutivo, e allora se è vero che quest’attività è spesso legata alla
sussistenza di requisiti giuridici posti dal diritto internazionale, le cose non stanno sempre così, un governo
può riconoscere o meno anche sulla base di considerazioni di politica che si sovrappongono a considerazioni
strettamente giuridiche.
Allora tutto il problema del riconoscimento è tutto qui, per un verso può essere considerato come una sorta
di sostituzione di un attività centralizzata, simile a quella che viene svolta negli ordinamenti interni,
mancando l’organo centrale, allora si dice lo fanno gli stati in modo decentrato, però siamo in una sfera
caratterizzata da un alta sensibilità politica.
Allora spesso il riconoscimento e non riconoscimento si giustifica sulla base di considerazioni di carattere
politico, e ciò spinge buona parte della dottrina,a ritenere che il riconoscimento non sia elemento costitutivo
della soggettività internazionale dello stato.
Es. oggi molti stati, dichiarano che la fondamentale linea guida in materia di riconoscimento è quella della
legittimità democratica, ci sono ovviamente eccezioni, che fanno capire quanto poco queste linee guida sono
prese poco in considerazione.
Nel corso dell’800, alcuni stati importanti usavano un altro principio di legittimità, ovvero il principio della
legittimità monarchica, e questo non perché si trattasse di un principio giuridico ma per una questione tutte
politica ideologica, che avevano le grandi monarchie di aiutare per così dire gli omologhi negli altri stati.
Nel corso del tempo, sono mutate le linee guide degli stati, ma linee guida di carattere politico non giuridico.
Quando poi si formò l’Unione Sovietica, per effetto della rivoluzione contro lo Zar, la maggior parte degli
stati europei non riconobbe il nuovo soggetto di diritto internazionale, e l’Unione Sovietica nell’arco di
qualche mesi si affermò come governo effettivo e indipendente, e non era un soggetto di diritto
internazionale? Malgrado l’assenza di riconoscimento l’Unione Sovietica si affermò come soggetto nella vita
di relazione, pian piano tutti gli stati che non l’avevano riconosciuta cambiarono atteggiamento.
Ancora nel 1919 molti stati non l’avevano riconosciuta l’Unione Sovietica, e il presidente Guild, il
presidente democratico statunitense, nei famosi 15 punti della pace,che diventarono la proposta di pace
americana, uno di questi 15 punti era il riconoscimento da parte di tutti gli stati dell’Unione Sovietica, in
quanto governo indipendente ed espressione del popolo russo.
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Le dichiarazioni solenni di Bruxelles del 1991, in cui gli stati membri dell’allora comunità europee, venivano
stabilite direttive sul riconoscimento di nuovi stati (i paesi nati dal processo disgregazione dell’Unione
Sovietica, e i paesi nati dal processo disgregazione dell’ex Jugoslavia), la concezione del riconoscimento in
queste dichiarazioni veniva subordinata non solo all’effettività ed indipendenza, ma al rispetto dei nuovi stati
di valori politici come la democrazia, il rispetto dei diritti dell’uomo, diritti delle minoranze, soltanto se gli
stati nuovi avessero rispettato e dichiarato di rispettare solennemente tali diritti avrebbero potuto ottenere il
riconoscimento da parte degli stati membri delle comunità europee.
Inoltre la procedura veniva procedimentalizzata, perché si allegava a queste dichiarazioni, una sorta di
formulario che doveva essere compilato dallo stato richiedente, e doveva essere presentato entro una certa
data per poter essere riconosciuto.
Tutto ciò è effetto, almeno a prima vista, di un cambiamento, di un rilievo del riconoscimento, però proprio
questa prassi dimostra la verità di ciò che è stato detto prima. Perché tra i paesi sorti dallo smembramento
dell’ex Jugoslavia, c’era la Macedonia, la Macedonia è anche il nome di una regione della Grecia, regione di
confine con la nuova Repubblica.
Motivi di politica interna greca, hanno spinto questo stato ad opporsi al riconoscimento della nuova
repubblica, proprio per ragioni legati al nome, vi era il timore di innescare un processo di crisi interna nella
regione macedone, c’è il rischio che la Macedonia regione greca, avanzi pretese secessioniste, di
integrazione nella nuova repubblica Macedone.
Allora la Grecia si oppone al riconoscimento del nuovo soggetto, per ragioni legate al nome, e succede che
gli altri stati membri, sostanzialmente condizionati da questa posizione della Grecia, non hanno riconosciuto
la Macedonia per un certo periodo di tempo.
Da questo fatto storico, che nonostante abbiamo delle dichiarazioni che spiegano precisamente quali sono i
valori che il nuovo soggetto si deve impegnare a rispettare, si prevedono regole procedurali per il
riconoscimento, ma tutto ciò passa in secondo piano per una questione di natura politica.
Allora il riconoscimento è un atto essenzialmente di natura politica, ed è certo che non ha valore costitutivo,
è un attività condizionata da argomenti non giuridici, e non può essere un elemento costitutivo della
personalità nell’ordinamento internazionale dei nuovi soggetti.
La tesi che ritiene che il riconoscimento non abbia valore costitutivo, è una tesi sostanzialmente accettata
oggi nella prassi internazionale.
Relativamente alla vicenda, della nascita di nuovi stati nell’est europeo dal processo di disgregazione
dell’Unione Sovietica, e dell’ex Jugoslavia, si verifica un altro fatto rilevante, ovvero viene istituita
nell’ambito della comunità europea, dopo le dichiarazioni, nel 1992, una commissione, presieduta da un
giurista francese chiamato Balinter, e per questo chiamata “commissione Balinter”, è una commissione di
tecnici, giuristi,diplomatici, chiamati a dare pareri su una serie di questioni giuridiche poste dalla nascita di
questi nuovi soggetti.
Tra le varie cose,viene chiesto alla commissione, se il riconoscimento è costitutivo della soggettività
internazionale.
Ed in uno dei tanti pareri, il parere numero 10, la commissione scarta in modo categorico il rilievo costitutivo
del riconoscimento, e si dice che, il riconoscimento è un atto che non produce effetti giuridici rilevanti, ed è
in linea di principio, un atto discrezionale dell’ente che provvede al riconoscimento stesso.
Il riconoscimento detto che non ha valore costitutivo, produce qualche effetto giuridico??
La risposta è SI. Innanzitutto sul piano giuridico il non riconoscimento e il riconoscimento, producono effetti
rilevanti.
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Caricato da: lillybrown
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Indirizzo:
Universita: Università Roma Tre
Data di caricamento: 25/06/2012
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