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reato circostanziato, Appunti di Diritto Penale. Università di Napoli Federico II

Diritto Penale

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Universita: Università di Napoli Federico II
Indirizzo: Giurisprudenza
Data di caricamento: 16/04/2011
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Sezione prima IL REATO CIRCOSTANZIATO

Il reato circostanziato presuppone la presenza di tutti gli elementi costitutivi del reato semplice ma, è speciale rispetto ad esso, dal momento che specifica uni di tali elementi o ve ne aggiunge ulteriori. È infatti, definito come una figura speciale rispetto al reato semplice. Il codice penale non contiene alcuna definizione delle circostanze, ed anzi, spesso utilizza tale termine per riferirsi a figure giuridiche diverse come avviene ad esempio nell’art.59 ove si parla di circostanze che aggravano o attentano la pena nei primi tre commi e di circostanze di esclusione della pena nell’ultimo comma, accostando figure che non hanno alcun elemento in comune. Per cui, proprio perla terminologia usata dal legislatore,

1. il primo problema che deve porsi l’interprete è quello di stabilire se un determinato elemento debba considerarsi elemento costitutivo o circostanza attesa la diversa disciplina giuridica riservata agli elementi costitutivi del reato, alle circostanze e alle case di esclusione dell’antigiuridicità e della punibilità. I

2. il secondo problema che l’interprete deve risolvere è comprendere se ci si trovi di fronte ad un reato circostanziato o se la presenza di determinate circostanze di fatto dia luogo ad un’autonoma fattispecie criminosa riconducibile ad un titolo di reato diverso.

La differenza di ratio che passa tra la configurazione di una circostanza e la previsione di un’autonoma ipotesi di reato è chiara:

• col delineare una nuova fattispecie incriminatrice il legislatore appresta un forma adeguata la tutela di un determinato bene giuridico contro una specifica forma di aggressione

• mediante la previsione di una circostanza il legislatore mira, invece, ad adeguare la pena applicabile al maggior o minore disvalore del fatto tipico (funzione di adeguamento della sanzione al fatto).

La dottrina più moderna definisce le circostanze come quegli elementi che, non richiesti per l’esistenza del reato, laddove sussistono incidono sulla sua maggiore o minore gravità, così comportando modifiche di quantitative e qualitative all’entità della pena. Si tratta di elementi che incidono sulla gravità del reato acquistando rilievo ai fini della determinazione della pena. La loro presenza trasforma il reato da semplice in circostanziale. Ad esempio, l’impossessamento, mediante sottrazione di una cosa mobile altrui al fine di trarne profitto corrisponde all’ipotesi del furto ex art.624 ma, se esso viene compiuto con destrezza o su cose esposte alla pubblica fede, si è di fronte ad un furto aggravato, mentre se il furto è commesso su cose di modico valore economico di parlerà di furto attenuato. La funzione delle circostanze è duplice:

I.hanno la funzione di ridurre il divario esistente tra l’astratta previsione normativa e le modalità dell’azione criminosa, consentendo un migliore adeguamento della pena al caso concreto;

II. hanno la funzione di dirigere e dominare il potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena avendo il legislatore dettato una disciplina dettagliata delle circostanze.

I criteri di individuazione delle circostanze Non è semplice individuare con certezza quando ricorre una circostanze e quando, invece, si tratta di elementi costitutivi di una autonoma fattispecie di reato. Il vero problema in materia p quello di individuare un criterio per identificare le disposizioni normative che prevedono appunto circostanze in senso tecnico, e quelle che, invece, prevedono elementi costitutivi della fattispecie. Il problema, ovviamente, non si pone per le circostanze estrinseche, cioè quelle che attengono alla condotta o ad altri elementi del fatto tipico, risultando così estranee alla struttura del reato, pensiamo ad esempio a fatti successivi alla sua esecuzione e consumazione, come l’aver aggravato le conseguenze del delitto commesso 61 n.8. al di fuori di queste ipotesi però, non è dato rinvenire criteri di carattere sostanziale che permettono di individuare con sicurezza una circostanza come tale, considerandola, cioè, come dati che non appartengono alla struttura elementare del reato, ma che, rispetto ad essa circum stant. Tradizionalmente si distingue tra:

• elementi essenziali del reato (condotta materiale, elemento psicologico, evento) che sono indispensabili per la realizzazione del tipo di reato

• elementi accidentali, quale sarebbero appunto le circostanze. La qualificazione delle circostanze come elementi accidentali del reato se vale a distinguerle in sede definitoria, dalla categoria degli elementi la cui presenza contrassegna la struttura del fatto tipico in generale, non ci fornisce però alcun criteri di orientamento atto ad individuare i caratteri specifici delle circostanze,. La loro connotazione come accidentalia delicti infatti, ha un senso solo in quanto riferita alla struttura del reato nella sua forma semplice giacché le circostanze si prestano, a loro volta, come elementi sicuramente essenziali per la costituzione della fattispecie del reato circostanziato. La dottrina sottolinea, però, che le circostanze si presentano di regola come elementi specializzanti di corrispondenti elementi essenziali della fattispecie semplice. Nella maggior parte dei casi, la natura circostanziale risulta in maniera univoca dalla stessa formulazione legislativa. Quando, però, le indicazioni testuale mancano o non sono sufficienti è necessari ricorrere ad altri criteri esegetici o logici. Tra i vari criteri formulati dalla dottrina, quello che trova maggiore seguito è quello secondo cui le circostanze sono quegli elementi che sono una specificazione, un particolar modo d’essere, una variante d’intensità di corrispondenti elementi generali della fattispecie incriminatrice semplice. Gli elementi circostanziati devono cioè essere in rapporto di species a genus con i corrispondenti elementi della fattispecie semplice in modo da costituirne una specificazione. Il reato circostanziato deve costituire una sottofattispecie della fattispecie del reato semplice, in cui pertanto risulta integralmente come un ipotesi particolare. La connotazione delle circostanze come fattori di specializzazione di uno o più elementi costituivi della fattispecie semplice fornisce un utile punto di orientamento,

idoneo ad escludere dal novero delle circostanze le ipotesi in cui si sia di fronte ad un elemento che, anziché specificare, si sostituisce o si aggiunge al corrispondente elemento della fattispecie semplice, presentandosi, rispetto ad esso, non già come species a genus,m bensì come un dato alternativo. Nei casi dubbi, quindi, non potrà mai considerarsi circostanza quell’elementi che, anziché specificare, si sostituisce al corrispondente elemento della fattispecie semplice o si aggiunge agli elementi di questa. Tale tesi p in genere accolta dalla dottrina prevalente anche se con qualche precisazione. In particolare, si osserva che il carattere di elementi specializzante se è i dilazione necessaria a fondare la fattispecie circostanziata non è però anche sufficiente a distinguerla dalle ipotesi in cui l’elemento specializzante dà vita ad una fattispecie di reato a sé stante. La dottrina dominante ritiene che l’individuazione delle circostanze aggravanti ed attenuanti in definitiva, resti affidata prevalentemente a criteri estrinseco-formali, come:

• la qualificazione normativa • una consolidata interpretazione • l’azione da parte del legislatore di un distinto nomen iuris

e ciò perché l’attuale assetto legislativo non consente di individuare criteri univoci e tassativi suo confini della categoria delle circostanze. Il problema si pone nel momento on cui nonostante il ricorso a tutti i possibili criteri di interpretazione suggeriti, resti ugualmente dubbio se si tratti di una circostanza o di una figura a sé di reato. Secondo una parte della dottrina si dovrebbe optare in tali casi per l’ipotesi della fattispecie autonoma poiché in tal modo sarebbe meglio garantito il rispetto del canone costituzionale di colpevolezza che costituisce regola del sistema e che può essere attenuato nella sua portata solo attraverso una norma espressa. Tale soluzione appare ragionevole e non sembra fondata l’obiezione secondo cui essa comporterebbe una violazione del principio di legalità, poiché si risolverebbe nella creazione di un’ipotesi normativa di reato sulla base di una mera svolta interpretativa e in mancanza di un’espressa norma di legge. Concludendo, possiamo dire che bisogna tener presente che i requisiti fondamentali che la disposizione circostanze presenta sono due:

1. negativo, consistente nel fatto che essa non descrive un elemento essenziale 2. positivo consistente nel fatto che essa prospetta i suoi effetti sulla

modificazione, quantitativa e qualitativa della pena del reato. Pertanto, non devono considerarsi circostanze: gli elementi essenziali del reato (come ad esempio le cause di esclusione dell’antigiuridicità, impropriamente denominate circostanze) gli elementi che determinano un mutamento del titolo di reato (ad esempio la violenza che trasforma il furto in rapina) il concorso di persone nel reato che non aggrava l’entità del reato-tipo, ma, estende ai concorrenti la responsabilità il tentativo rispetto al reato consumato; il tentativo influisce sul grado non sulla quantità del delitto.

Le circostanze indefinite o discrezionali Nel sistema del codice penale vigente la circostanze di fatto a cui la legge ricollega come conseguenza un aumento o una dimunzione della pen edittale è caratterizzara, di regola, da un contrassegno di tipicità. Il dato che differenzia la fattispecie circostanziata dalla fattispecie semplice è descritto infatti dalla norma in modo più o meno puntuale, così da essere agevolmente riconoscibile in concreto. Fino alla sentenza 364/88 un problema di determinatezza in materia di circostanze non si poneva i meglio lo si superava rilevando che il principio di determinatezza valeva solo per gli elementi costitutivi della fattispecie, per cui, non essendo le circostanze tali, non si poneva nessun problema di costituzionalità. Con la sent. 364/88 la corte ha riconosciuto anche alle circostanze la natura di elementi significatici della fattispecie perché incidenti sul trattamento sanzionatorie, e quindi, come tali, soggetti al principio di colpevolezza e la legge 19/90 ha esteso anche alle circostanze aggravanti la regola che richiede, per la loro applicabilità, almeno la colpa dell’agente. Vi sono, tuttavia, ipotesi in cui la circostanza da cui dipende l’effetto di aumento o diminuzione della pena non appare preventivamente definita dalla norma che lo prevede, tanto da porre in crisi la stessa connotazione generale delle circostanze come elementi specializzanti del reato base. È così, in particolar,e nel caso delle circostanze indefinite, quando, ad esempio la legge di limita a stabilire che la pena sia aumentata, nei casi più gravi o al contrario, diminuita nei casi di lieve entità. La differenza di questo tipo di circostanza, rispetto al modello classico delle circostanze, è evidente. Ciò che viene in questione, infatti:

1. non è solo il minor grado di definizione dell’elemento circostanziale 2. ma, si deve prendere atto che, l’aumento o la diminuzione della pena

conseguono qui ad un apprezzamento ex post del giudice in ordine all’entità del contenuto di offeso che contrassegna il fatto in concreto, sia sotto il profilo del disvalore di azione che di evento.

Il margine di incertezza che in mancanza di una tassativa predeterminazione legislativa caratterizza l’applicazione delle circostanze di questo tipo, giustifica la denominazione di circostanze discrezionali con cui taluni autori le contrassegnano. Tali sono ad esempio le attenuanti generiche, art.62 bis, e quelle previste da singole norme che predispongono una diminuzione di pena ove il fatto sia di lieve entità o un aggravamento nei casi più gravi o di particolare gravità. L’assenza di una fattispecie circostanziale astratta, rigorosamente predeterminata ha fatto dubitare, talvolta, della stessa pertinenza delle circostanze indefinite all’ambito delle circostanze in senso tecnico, inducendo ad escludere per esse, l’applicabilità del relativo regime giuridico. Questo punto di vista appare oggi superato. Infatti, si riconosce che il margine di incertezza che contraddistingue le circostanze indefinite non esclude che queste, una volta accertate nelle situazioni concrete, operino nello stesso ambito delle altre circostanze e debbano essere equiparate ad esse sul piano della rilevanza giuridica. La configurazione di una circostanza del reato nella forma di un’espressa previsione normativa o in quella della discrezionalità dipende da una tecnica del legislatore. La dottrina, con riguardo alle circostanze aggravanti indefinite segnala un problema di compatibilità con l’art. 25.2 cioè col principio costituzionale di determinatezza

dato che l’incremento della responsabilità penale è praticamente rimesso alla valutazione discrezionale del giudice. Un analogo problema, non si porrebbe, invece, per le circostanze attenuanti, ancorché indeterminate, poiché il canone di tassatività ed indeterminatezza della previsione normativa viene in questione solo quando si tratti di restringere la sfera di libertà del singolo e non viceversa. Tuttavia, il problema si pone anche con riferimento alle attenuanti indefinite, le quali se non sotto il duplice profilo della determinatezza per l’indubbio favor rei insito in esse, certamente sotto il profilo dell’uguaglianza destano ugualmente dubbi di legittimità costituzionale, infatti, essendo rimesse al giudice cioè dipendendo dalla diversa interpretazione di chi è chiamato a giudicare, tali attenuanti indefinite, potranno essere, in una situazione del tutto analoga, riconosciute da un giudice e negate da un altro, il che appunto, contrasta col principio di uguaglianza.

I DIVERSI TIPI DI CIROCSOTANZE E IL LORO REGIME GIURIDICO

Classificazione delle circostanze

Relativamente alle circostanze sono possibili diverse classificazioni, alcune previste dal legislatore, altre di creazione dottrinale. Classificazione circostanze previste dal legislatore:

1. le circostanze del reato a seconda che alla loro applicazione consegua un aggravamento o una diminuzione della pena di distinguono in

aggravanti attenuanti

Nella maggior parte dei casi si tratta di una aumento o una diminuzione quantitativa della pena, ma, sono anche frequenti i casi in cui l’effetto di aggravamento o di attenuazione che ne consegue consiste n una modificazione qualitativa della pena (dalla reclusione all’ergastolo, dalle pene detentive a quelle pecuniarie).

2. le circostanze a effetto proporzionale F 0A E sono quelle circostanze aggravanti o attenuanti in presenza delle quali l’aumento o la diminuzione della pena di esplica in un rapporto predeterminato di proporzione rispetto alla pena-base le circostanze autonome F 0A E sono quelle in presenza delle quali la legge stabilisce una pena di specie diversa, indipendentemente da quella prevista per il reato base e non parametrata su un determinato rapporto proporzionale con essa.

3. a secondo che dall’applicazione della circostanza consegua un aumento o una diminuzione della pena in misura superiore ad 1/3 della pena prevista per il reato non circostanziato distinguiamo in

• circostanze a effetto comune F 0A E se deriva un aumento fino ad 1/3 • circostanze a effetto speciale F 0A E se deriva un aumento superiore ad 1/3

4. circostanze comuni F 0A E le circostanze aggravanti ed attenuanti previste dalla parte generale del codice, in quanto potenzialmente applicabili a qualsiasi reato o comunque ad una serie di reati non preventivamente determinati o determinabili circostanze speciali F 0A E le circostanze previste dalla legge con esclusivo riferimento ai singoli reati

5. a norma dell’art.70 le circostanze devono essere distinte in • circostanze oggettive F 0A E sono quelle che concernono natura, specie,

mezzi, oggetto, tempo, luogo, ogni altra modalità di azione, gravità del danno e del pericolo, condizioni o qualità personali dell’offeso;

circostanze soggettive F 0A E sono quelle che concernono intensità del dolo, grado della colpa, condizioni e qualità personali del colpevole, rapporti tra colpevole e offeso, o che sono inerenti alla persona del colpevole ed ai rapporti di questo con l’offeso.

La distinzione tra circostanze oggettive e soggettive rileva essenzialmente in materia di concorso di persone nel reato, con riguardo al problema della loro comunicabilità, spendibilità agli altri concorrenti.

Classificazione circostanze previste dalla dottrina:

1. a seconda che le circostanze si riferiscano ad uno o più elementi costitutivi del fatto tipico o ad altri aspetti dell’illecito, tali da condizionare la gravità, distinguiamo in

circostanze intrinseche F 0A E sono quelle che attengono alla condotta illecita (61.4 aver adoperato sevizie)

circostanze estrinseche F 0A E sono quelle estranee all’esecuzione e consumazione del reato, consistenti in fatti successivi e che attengono più strettamente alla capacità a delinquere (61 n.8 aver aggravato le conseguenze del delitto).

2. In base al loro rapporto con il tempo dell’esecuzione del reato, parte della dottrina distingue anche tra:

Circostanze antecedenti F 0A E ad esempio 61 n.3 aver nei delitti colposo agito nonostante la previsione dell’evento

Circostanza concomitante F 0A E ad esempio 61 n.4 l’aver adoperato sevizie o aver agito con crudeltà verso le persone

Circostanze susseguenti F 0A E ad esempio la circostanza attenuante dell’avvenuta riparazione del danno

3. Una volta stabilita l’esistenza della circostanza a seconda della possibilità rimessa al giudice si distingue tra:

circostanze obbligatorie F 0A E il giudice deve applicare l’aumento o la diminuzione di pena

circostanza facoltativa F 0A E il giudice può applicare l’aumento o la diminuzione di pena

La maggior parte delle circostanze è ad effetto obbligatorio ma, ricorrono anche casi di applicazione facoltativa.

4. A seconda del loro contenuto distinguiamo in: • circostanze tipiche F 0A E consistono in una fattispecie ben determinato ed

individuata dal legislatore. • circostanze non definite o discrezionali F 0A E si limitano solo a prescrivere

l’aumento o la diminuzione di pena nei casi di maggiore gravità, di lieve entità, di particolare gravità…indeterminate sono anche quelle delle attenuanti generiche 62 bis.

I criteri di imputazione delle circostanze art.59 L’art.59 disciplina compiutamente il regime dell’imputazione delle circostanze. La materia è stata, infatti, significativamente innovata dalla legge 19/90. Nel testo originario del c.p. Il criterio di imputazione delle circostanze, sia aggravanti che attenuanti, era di carattere rigorosamente oggettivo. Nel senso che l’effetto di aggravamento o attenuazione della circostanza era applicato indipendentemente dall’atteggiamento psicologico dell’agente, ma, per il solo che esistessero. Pertanto, l’errore sulla loro esistenza o inesistenza non aveva alcuna rilevanza. Una deroga espressa al criterio della imputazione oggettiva delle circostanze era inoltre contenuta nell’art.60 c.p. che nelle ipotesi di errore sulla persona dell’offeso escludeva l’attribuibilità a carico dell’agente delle circostanze aggravanti concernenti

le condizioni o qualità della persona offesa o i rapporti tra offeso e colpevole. La regola però della rilevanza oggettiva, riprendeva completamente il suo vigore al terzo comma, dal momento che in presenza di un errore sulla persona dell’offeso, relativo ad età o altre condizioni o qualità fisiche o psichice queste erano imputate oggettivamente. Quindi, è evidente che, oltre alle parziali deroghe citate, la preesistente formulazione dell’art.59.1, con riferimento alle circostanze aggravanti implicava una macroscopica lesione del principi di colpevolezza. Il problema è che spesso, conseguenze di ordine sanzionatorio ricadevano sui soggetti, indipendentemente dal legame psicologico con il dato ignorato dall’agente, sui cui appunto ricadeva la circostanza aggravante. A questa grave anomalia sistematica ha posto riparo la legge 19/90 riformulando il primo comma dell’art.59 e inserendo in nuovo secondo comma, con il risultato di differenziare nettamente la disciplina dell’errore delle circostanze attenuanti da quella sulle circostanze aggravanti. L’attuale disciplina si ispira al principio di colpevolezza o comunque di soggettività della responsabilità penale. La legge 19/90 subordina l’applicabilità delle aggravanti ad una conoscenza della loro sussistenza da parte del soggetto agente; l’aggravio di pena è consentito solo se le circostanze, obbiettivamente sussistente, era stata ignorata dal soggetto agente per sua colpa o per errore determinato da colpa. Se dunque, non è possibile muovere al soggetto agente un rimprovero almeno di colpa, non gli si può imputare una circostanza aggravante. Con riferimento, invece, alle attenuanti, queste sono sempre applicabili a favore dell’agente anche se da lui non conosciute o per errore ritenute inesistenti. Quindi, per le attenuanti la legge ha mantenuto ferma la loro rilevanza obiettiva; quanto alle circostanze aggravanti alla regola della rilevanza oggettiva, si è sostituita una disciplina fondata sul canone della responsabilità colpevole. Alla stregua dell’attuale disciplina, quindi, chi si impossessa di cose di ingente valore risponderà di furto aggravato solo se conosceva il reale valore della cosa, o era, quanto meno, in condizione di conoscerlo secondo i criteri di una doverosa diligenza. Quindi:

1. le circostanze aggravanti sono valutate a carico dell’agente solo se da lui conosciute o ignorate per colpa p ritenute inesistenti per errore determinato da colpa

2. le circostanze attenuanti sono valutate a favore dell’agente anche se da lui non conosciute o da lui ritenute per errore inesistenti.

La riforma 19/90 lascia trasparire l’intento del legislatore di ripudiare i residui campi di operatività della responsabilità oggettiva, per informare il sistema penale al principio di colpevolezza così come indicato dalla corte costituzionale nella sentenza 364/88. Le innovazioni apportate dalla legge 19/90 al regime di imputazione delle circostanze non hanno toccato, per altro, la regola dell’irrilevanza delle circostanze putative, sia aggravanti che attenuanti. L’attuale 59.3 corrispondente al 59.2 del vecchio articolo, lascia immutata la disposizione secondo la quale se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze aggravanti o attenuanti, queste non sono valutate contro a favore di lui.

Errore sulla persona offesa art.60 Una disciplina specifica è prevista per l’ipotesi di errore sulla persona offesa dal reato, di cui all’art.60. detta norma disciplina il regime di imputazione delle circostanze nel casi di errore sulla persona offesa dal reato da parte dell’agente. In caso di error in persona, cioè sull’identità della vittima per uno scambio di persona, l’art.60 sancisce le seguenti regole, importanti prima della riforma perché deroganti rispetto alla disciplina generale. Nel caso di errore sulla persona offesa da un reato:

1. non sono poste a carico dell’agente le circostanze aggravano che riguardano le condizioni o qualità della persona offesa ed i rapporti tra offeso e colpevole. Tizio vuole uccidere A, ma uccide B, scambiandolo nel buio per A. Visto che si tratta di errore non essenziale Tizio risponderà di omicidio e non gli si applicheranno le aggravanti suddette. Se l’agente vuole uccidere un mortale nemico, ma, uccide il padre non sottostarà all’aggravante ex art. 577.1

2. sono valutare a favore dell’agente le circostanze attenuanti erroneamente supposte, che concerno le condizioni, le qualità e i rapporti predetti. Ciò significa che beneficerà dell’attenuanti dell’art.62.2 chi, volendo in stato d’ira, uccidere A che l’ha mortalmente offeso, nell’erronea convinzione che sia stato B uccide B: in tali casi l’attenuante della provocazione compete anche a chi uccide o ferisce qualcuno nell’errorea convinzione di avere a che fare con la persona che ha commesso ai suoi danni il fatto ingiusto.

3. il riesame dell’attuale portata dell’art.60 va completato con il riferimento al terzo comma, che stabilisce: “le disposizioni di questo articolo non si applicano, se si tratta di circostanze che riguardano l’età p altre condizioni o qualità fisiche o psichiche della persona offesa, con questa disposizione motivata dal fine di apprestare tutela ai soggetti più deboli, il legislatore ripristinava la regola generale della rilevanza oggettiva delle circostanze, nel contesto dell’attuale normativa però, il rinvio alla disciplina generale implica come conseguenza che anche in relazione alle circostanze concernenti l’etò o altre condizioni e qualità psico-fisiche della persona offesa, debba valere la regola per cui l’agente può rispondere della circostanza aggravante solo se questa era da lui conosciuta o conoscibile secondo l’ordinaria diligenza, non sarà dunque imputabile l’aggravante a chi determini al suicidio un minore d’età ignorandone inconsapevolmente minore età.

4. l’art.60 insieme all’art.82 (aberratio ictus) che lo richiama conserva un certo valore sistematico. L’art.82 disciplina il caso in cui per errore snell’uso dei messi di esecuzione del reato o per un’altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta. L’art.60, invece, prevede l’ipotesi in cui il soggetto confonde una persona con un’altra e non colpisce un bersaglio diverso da quello programmato per errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato.

I reati aggravati dall’evento

Si parla di reati qualificati o aggravati dall’evento in tutti i casi nei quali il verificarsi di un determinato evento lesivo, come conseguenza della condotta del reo, determina l’applicazione di una pena più grave rispetto a quella prevista per la stessa fattispecie di condotta, in assenza dell’evento o in presenza di un evento meno grave. Ad esempio, l’art.571 punisce con la reclusione fino a 6 mesi chi abusi dei mezzi di correzione o di disciplina, quando ne derivi il pericolo di una malattia nel corpo e nella mente; prevede l’applicazione di pene più severe qualora ne derivi una lesione personale o addirittura la morte. La categoria dei reati aggravati dall’evento ha sempre costituito il punctum dolens della dottrina delle circostanze per l’ovvia riluttanza ad imputare una circostanza siffatta sulla base di un criterio puramente oggettiva. L’evento aggravatore, infatti, viene accollato all’agente in base al semplice nesso di causalità e perciò a prescindere da ogni requisito di colpevolezza. Il relativo regime di imputazione per la determinazione dell’evento o di quello più grave, sarà quello stabilito dall’attuale art.59.2: la circostanza aggravante, costituita dall’evento, sarà imputabile all’autore quando egli se lo sia rappresentato o quanto meno, avrebbe dovuto rappresentarselo come possibile conseguenza del suo agire. La dottrina, infatti, riconosce, che quando la circostanza aggravante è costituita da un evento, non potendo essere propriamente conosciuto o conoscibile, più che parlare di conoscibilità o conoscenza sarebbe più giusto parlare di rappresentazione o rappresentabilità.

DIFFERENZE TRA REATI AGGRAVATI DALL’EVENTO E REATI A CONSUMAZIONE ANTICIPATA I reati a consumazione anticipata non sono esempi di reati aggravati dall’evento. Si tratta di ipotesi in cui la legge incrimina le condotte intenzionalmente dirette a cagionare un determinato evento, prevedendo l’applicazione di una pena più grave per il caso che il risultato perseguito dall’autore si realizzi. La differenza rispetto ai reati aggravati dall’evento sta nell’elemento soggettivo: • nel reato a consumazione anticipata il dolo regge dall’inizio l’evento e prima che

si verifichi quell’evento lo Stato interviene, cioè anticipa l’intervento penale prima della verificazione dell’evento data la gravità degli interessi coinvolti. In tali casi il problema circa l’imputazione dell’evento aggravante non si pone perché la condotta dell’agente è sin dall’inizio diretta a cagionare l’evento ed egli ne risponde in quanto l’ha intenzionalmente cagionato (dolo specifico). Ad esempio l’art.243 “Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, e' punito con la reclusione non inferiore a dieci anni. Se la guerra segue, si applica l’ergastolo; se le ostilità si verificano, si applica l'ergastolo.”

• Nei reati aggravati dall’evento il dolo non regge fin dall’inizio l’evento aggravatore, ecco perché si pone il problema di come sia possibile imputare l’evento più grave all’agente s equestri non l’ha voluto dall’inizio.

I reati a consumazione anticipata presentano un’analogia con i reati aggravati dall’evento ma, sono sorretti da una ratio diversa: nel caso di reati a consumazione anticipata l’esigenza di anticipare la tutela penale a determinati bene ad uno stadio prodromico rispetto al verificarsi dell’evento lessico. L’effetto caratteristico di queste ipotesi normative è quello di sottrarre i casi di mancata consumazione del reato alla disciplina del tentativo, cui altrimenti sarebbero soggetti.

DIFFERENZE TRA REATI AGGRAVATI DALL’EVENTO E DELITTO PRETERIENTEZIONALE Il delitto preterintenzionale non è un’ipotesi di delitto aggravato dall’evento. -1 Nel caso del delitto preterintenzionale si ha un mutamento del titolo di reato, nel

caso del reato aggravato dall’evento, si ha solo un aggravamento dello stesso reato. Infatti, se il delitto preterintenzionale fosse un reato aggravato dall’evento si parlerebbe di lesioni aggravate o percorre aggravate, invece, si ha omicidio. Nel caso dei reati aggravati dall’evento rimane il reato, ma aggravato per la verificazione dell’evento…non si ha un mutamento del titolo di reato.

-2 Nel delitto preterintenzionale si parla di prevedibilità, mentre nel caso del reato aggravato dall’evento di parla di rappresentabilità, ciò perché la circostanza non si può dire conosciuta o conoscibile fin quando non si verifica.

I reati aggravati dall’evento si distinguono in due categorie: • delitti in cui è indifferente che l’evento aggravatore sia o meno voluto • delitti in cui l’evento più grave deve necessariamente essere non voluto, altrimenti

rileva una diversa fattispecie criminosa. Come ad esempio, nel caso dei reati di maltrattamenti: si configura il delitto aggravato dall’evento se ne deriva la morte come conseguenza non voluta; se l’evento aggravante è voluto rileva la figura dell’omicidio doloso.

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