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Pedagogia, riassunto - Educazione dilatatrice - Maria Montessori, Sintesi di Pedagogia. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

Pedagogia

Descrizione: Pedagogia, riassunto - Educazione dilatatrice - Maria Montessori
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Universita: Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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MARIA MONTESSORI E L’EDUCAZIONE DILATATRICE DI GIACOMO CIVES

Maria Montessori nasce a Chiaravalle il 31 agosto del 1870. E’ la pedagogista del 900 italiano più nota all’estero. Andando contro le aspettative familiari diventa la prima donna medico in Italia (la prima è stata Ernestina Paper). Diventata assistente nella clinica di neuropsichiatria dell’università di Roma, comincia ad occuparsi dello studio e del recupero di ragazzi anormali, approfondendone le analisi ed elaborando modalità di intervento non solo dal punto di vista medico, ma anche dal punto di vista psicologico e pedagogico. Nel 1906 l’Istituto dei beni Stabili decide di procedere alla riorganizzazione complessiva del quartiere popolare di S. Lorenzo a Roma. Nell’ambito di tale progetto affida alla Montessori l’incarico di coordinare il funzionamento di un certo numero di asili infantili: nasce così nel 1907 la prima CASA DEI BAMBINI. Questa è l’esperienza che più consolida l’interesse della Montessori per i problemi riguardanti l’educazione. In questa scuola ha modo di sperimentare idee, metodi e materiali sull’educazione dei bambini utilizzando tutto ciò che aveva fatto precedentemente con i ragazzi anormali, andando così a perfezionare il suo metodo che l’ha resa famosa in tutto il mondo… IL METODO DELLA PEDAGOGIA SCIENTIFICA. Leggendo tra le righe della sua vita di studiosa e di donna è possibile cogliere la sua determinazione nel difendere i diritti di quanti erano emarginati dalla società: delle donne che tra fine 800 e inizi 900 rivendicavano i diritti politici, come l’accesso al voto e i diritti civili come la patria potestà e la parità salariale e dei bambini spesso avvicinati precocemente al mondo del lavoro, sfruttati e costretti a vivere in condizioni di miseria sia fisica che intellettuale. Da qui parte la sua battaglia morale a favore della emancipazione femminile. La parola emancipazione significa liberarsi da qualsiasi forma di schiavitù. Tuttavia all’epoca della Montessori emancipata indicava una donna poco virtuosa, distante dall’immagine stereotipata che la società le aveva assegnato ovvero quella di moglie fedele e di madre premurosa e sottomessa. È proprio questo clima che porta la studiosa a divenire in prima persona un modello di donna nuova bella e intelligente in grado di affermarsi alla pari degli uomini nel mondo della scienza e capace di demolire con il suo lavoro e le sue scelte di vita i pregiudizi che caratterizzavano l’immagine femminile. Con la sua scelta di dedicarsi alla ricerca scientifica cercò di dimostrare che vi fosse parità intellettuale tra uomo e donna, in quanto, con l’affermarsi della tecnologia cade l’idea che la forza fisica sia l’unica via per esercitare potere, essa, pone le basi per una società dominata dall’intelligenza e dunque delle donne. Questa convinzione, cioè che non vi era alcuna inferiorità intellettuale da parte delle donne portò la studiosa a militare nell’associazionismo femminile sia nazionale che internazionale. Fu una delle prime fondatrici nel 1898 di una delle più importanti associazioni femministe

dell’epoca. La M. varcò i confini nazionali in seguito alla partecipazione a due congressi importanti il primo a BERLINO nel 1896 e il secondo a LONDRA NEL 1899. Successivamente al congresso nazionale delle donne italiane tenutosi a Roma nel 1908 rivendicò alcuni diritti fondamentali come l’obbligo scolastico, la tutela del lavoro femminile, il diritto al voto, la creazione di asili da parte dei comuni, la patria potestà anche per le donne ecc. nel corso delle sue conferenze ella cercò di sensibilizzare il pubblico femminile a un problema di grande attualità per l’epoca: la DEGENERAZIONE vale a dire il decadimento fisico e mentale che colpiva gli uomini e le donne. A tal proposito ella si occupò di osservare alcuni bambini affetti da idiozia, in seguito alle sue osservazioni si è potuto notare che le cause di queste degenerazioni non erano dipendenti soltanto a cause di tipo biologico, ma dipendevano anche da fattori ambientali come la miseria, la scarsa igiene, la malnutrizione e che quindi poteva essere sia curata che evitata a partire dall’infanzia. La collaborazione della M. con De Sanctis e con Sergi la convinsero del fatto che lo svantaggio e il ritardo mentale nei bambini erano condizioni che potevano essere fermate o fatte regredire attraverso l’educazione: l’infanzia dunque poteva essere aiutata se si comprendevano e si rimuovevano gli ostacoli che impedivano lo sviluppo normale del bambino. L’opera di divulgazione dei risultati ottenuti nel campo della degenerazione fu condotta strategicamente dalla studiosa nel corso delle conferenze. Lo scopo della M. era utilizzare la scienza per promuovere l’emancipazione delle classi più disagiate. Nel portare avanti il suo obiettivo, ella propone un modello di donna in grado di utilizzare la sua maternità in modo competente e in funzione della società. Ciò che la M. auspicava per la donna era una maternità e un matrimonio non imposto e la conoscenza delle leggi che sono alla base della riproduzione così da poter fare una scelta libera. Alle donne veniva chiesto di farsi madri responsabili, consapevoli del loro agire, perché a loro spettava il compito di difendere e prendersi cura dell’infanzia, di prendersi cura della futura umanità. La donna attraverso la cura del bambino si faceva generatrice e garante dell’uomo di domani. Le donne potevano contribuire al progresso sociale non solo facendo quello che gli uomini già facevano ma aggiungendo a questa loro opera qualcosa in più che è la loro bontà materna. Maria Montessori crea così un collegamento tra scienza e società contribuendo ad avviare un nuovo approccio alla conoscenza, e allo stesso tempo a dare una vera e propria svolta all’emancipazionismo in Italia, che individuò nell’azione di cura lo strumento attraverso il quale combattere le disuguaglianze che colpivano le donne.

L’INTELLIGENZA RICCHEZZA DELL’UOMO

Idea centrale nel pensiero della Montessori è l’intelligenza vista come tesoro dell’uomo, l’equilibrio della sua personalità. La studiosa si batte sul bambino

salvatore del mondo. L’idea di fondo nell’educazione della Montessori espressa in modo particolare nella FORMAZIONE DELL’UOMO del 1949 è l’idea di educazione dilatatrice, una educazione che porti il bambino ad aprirsi al mondo, alla possibilità di varie scoperte. Il vero apprendimento diceva la M. è quello che parte dall’esperienza. La M. valorizza una pedagogia costruttrice d pace. Il concetto di costruzione è alla base della sua pedagogia, una pedagogia che si costruisce giorno dopo giorno. La M. dice: IL BAMBINO E’ TENUTO IN CATENE DALL’ADULTO PERCHE’ LO INIBISCE. Bisogna invece ingrandire il mondo in cui agisce il bambino, bisogna affidargli più stimoli, garantirgli continue opportunità tra loro più disparate più esperienze possibili. Educazione dilatatrice vuol dire una educazione in grado di moltiplicare alla portata del bambino qualsiasi stimolo, stimoli che lo incuriosiscono. È dilatatrice l’educazione capace di invitare a conquistare nell’illimitato, permettere al bambino di conquistare quello che ancora no ha. Dunque credere nell’illimitato significa insegnare al bambino a non essere invidioso delle cose che non possiede e a non fermarsi sulle sole cose che si hanno, ma di continuare sempre verso nuove ricerche. Bisogna insegnare al bambino che non ci sarà mai fine del processo di apprendimento delle conoscenze, l’educazione dilatatrice in ultimo è l’educazione che indirizza il bambino verso il mondo dell’alterità. La M. non credeva nel valore della pedagogia dei reattivi mentali, ma era a favore dei reattivi educativi che consentivano il controllo dell’errore e segnavano lo sviluppo del bambino adeguandosi al loro processo di sviluppo. Il principio fondamentale dell’educazione montessoriana è il valore per la libertà poichè solo la libertà favorisce la creatività. La M. non si limita ad aderirvi sentimentalmente, non si limita a credere nella mente del bambino ma predispone un ambiente, un materiale estremamente stimolante e atto a permettere all’elaborazione auto educativa del bambino la conquista della cultura attraverso attività o motivi che sono quelli di vita pratica, dell’uso dei materiali di sviluppo, della connessione tra attività senso-mototia e crescita della mente. Per la sua predisposizione la M. utilizza in parte l’osservazione diretta dei comportamenti, delle attività, e delle scelte compiute dai bambini, in parte le indicazioni dei mendici francesi ITARD E SEGUIN che per primi avevano proposto e messo in pratica una educazione di tipo sensoriale. Questo materiale è finalizzato allo sviluppo dei sensi del bambino, da cui viene utilizzato in forma individuale: ciascun alunno, nel rispetto della sua fase evolutiva, ha modo di sviluppare le proprie capacità sensorio percettive fondamentali per la propria maturazione intellettiva. La costruzione del materiale di sviluppo è basata su una impostazione di tipo analitico cioè sul principio dell’isolamento di un’unica qualità la dimensione, la forma, il colore ecc. e rimanda all’interpretazione secondo cui il bambino concentra l’attenzione prima sulle singole parti dell’oggetto e poi, attraverso un graduale processo di analisi di classificazione e di seriazione perviene

alla conoscenza globale dell’oggetto. La valorizzazione dell’ambiente segna una svolta decisiva nell’impostazione educativa, promuovendo il fare libero e intelligente del bambino. Secondo la M. è l’ambiente che contiene i mezzi di sviluppo e che ha tutto il compito esteriore di educare. la bipolarità bambino e ambiente ha grossi riferimenti sul piano della FILOGENESI E DELL’ONTOGENESI. Sul piano dello sviluppo della specie la M. fu evoluzionista più in termini Lamarkiani che darwiniani, cioè la Montessori è andata guardando più che alla semplice selezione naturale degli esseri viventi alle più innovative capacità degli uomini. La M. credeva che variazioni e mutazioni, influenzate in qualche modo dall’ambiente avessero le loro cause fondamentali nelle spinte interne all’uomo. Lo sviluppo della personalità veniva dunque a fondarsi più su fattori interni che esterni. La M. rivela che il bambino ha bisogno di vivere nella natura, bisogna offrire al bambino conoscenze e attività relative alla natura, donandogli anche occasioni in cui agire. La casa dei bambini allora deve avere arredamenti e suppellettili a misura di bambino, tavoli e sedie basse leggere e trasportabili, attaccapanni raggiungibili dal bambino, credenze scaffali, per contenere i materiali di sviluppo materiali standardizzati, materiali graduati per quantità e qualità, materiali che implicano lo spontaneo controllo degli errori. Questi sono materiali dice la M. che vengono usati dal bambino per dare ai bambini una spinta interiore che insegnano l’essenza delle cose. In altre parole si tratta di creare per il bambino un ambiente adatto per gli esercizi di vita ma anche per gli esercizi sensoriali che aprono alla cultura. All’interno di un progetto di educazione sensoriale un ruolo fondamentale ha secondo la M. l’uso della mano. Ella afferma che l’educazione della mano è particolarmente importante perché la mano è lo strumento espressivo dell’umana intelligenza: essa è l’organo della mente. la mano è l’organo dell’espressione. Nella prima infanzia la mano aiuta lo sviluppo dell’intelligenza, e nell’uomo maturo è lo strumento che ne controlla il destino sulla terra. Attraverso la mano il bambino soddisfa il proprio bisogno di ricerca, le proprie strutture intellettive. Penalizzare l’uso della mano, togliere al bambino la possibilità di entrare materialmente in contatto con gli oggetti e con l’ambiente significa defraudarlo di un’occasione preziosa e insostituibile per costruire autonomamente le proprie strutture intellettive e per utilizzarle in direzione di cambiamento e di innovazione dell’ambiente stesso. Un altro elemento di vitale importanza nella predisposizione di una diversa organizzazione scolastica per il bambino è il diverso e rinnovato ruolo che assume l’educatore. L’educatore deve essere visto come mediatore tra bambino e ambiente, essa oltre ad essere preparata, informata e colta ella deve avere spirito scientifico ovvero, capacità di intelligente osservazione, maturità, deve controllarsi e soprattutto parlare il meno possibile. La maestra che si controlla sviluppa la centralità del bambino. Questo non vuol dire cancellare la sua opera ma renderla più difficile e

preziosa. L’insegnante non è dunque una figura assente, ma, il suo compito è quello di seguire il dispiegarsi dello sviluppo infantile. Proprio per questa ragione ella necessita di una buona preparazione che gli permetta di osservare, analizzare, comprendere e valutare le varie fasi, di eliminare gli eventuali ostacoli, di predisporre materiali, ambienti e occasioni capaci di valorizzare e non di inibire lo sviluppo di tutti i bambini. Molto significativamente la M. chiama l’insegnante DIRETTRICE in quanto il suo compito è quello di coordinare l’istruzione scolastica, organizzandola in forma intenzionale e specializzata al fine di consentire la liberazione dell’intelligenza del bambino.

LA CRITICA DI SALVATORE VALITUTTI

Salvatore V. politico italiano e Ministro della Repubblica esponente del partito liberale italiano. Provveditore agli studi di Mantova 1936 e poi a Perugia. Valitutti ha scritto numerosi volumi, in misura dominante sul tema politico scolastica, ed educazione. Per lui cultura, politica e morale rappresentavano una unità indistinguibile. Nelle sue opere cultura e politica sono apparsi centrali, cardine e fulcro del rinnovamento del sistema formativo, la condizione del giovane e quindi l’ordinamento della scuola secondaria superiore, questa è stata vista non solo momento di educazione ma anche in riferimento al problema del disagio giovanile. Va detto però che non meno forti sono state le attenzioni di V. nei confronti della scuola dell’infanzia. Valitutti, partito da una puntuale ricostruzione storica del periodo di formazione della M. insistendo sul valore dell’attività del lavoro intelligente per il bambino, all’insegna del principio dell’homo faber, considerava sempre in chiave sociologica l’importanza per l’educazione di un uomo psichicamente sano, coraggioso e libero, disponibile alla costruzione della pace e dell’unità del mondo. Il ruolo del maestro diceva V. non è abolito ma potenziato e trasformato, quale mediatore tra ambiente e bambino. secondo Valitutti il gioco non è negato ma semplicemente posto in continuità con il lavoro esso è un’azione intelligente e creatrice. Il bambino non è isolato, ma concentrato e gli esercizi di vita pratica sono l’espressione della collaborazione sociale che si attiva quotidianamente tra i bambini. V. si è occupato in quegli anni più di tutti alla diffusione del metodo e delle tesi montessoriane. Valitutti, affrontando il problema dell’educazione della pace, ripropone in varie occasioni l’importanza della valorizzazione educativa liberatrice dell’infanzia e della sue immense possibilità, indicava come aveva fatto a suo tempo la M. che non si trattava di un infanzia isolata ma di porre le basi di un passaggio dal bambino al giovane all’uomo da rendere nuovo per una nuova società in uno sviluppo continuo rispetto alle varie peculiarità educative.

LE INETRPRETAZIONI DI LAENG E FILOGRASSO

Mauro Laeng mette in rilievo l’importanza della dimensione cognitivista e strutturalista del pensiero montessoriano, sottolineando la centralità di questo processo formativo della ricerca delle strutture d’ordine della realtà, muovendo dall’intuizione all’astrazione attraverso l’esperienza di manipolazione dei materiali di sviluppo, intesi, quali, astrazioni materializzate. Le strutture d’ordine osserva Laeng si riscontrano soprattutto nello spazio e nel tempo. Ed è proprio specie nella matematica, nella grammatica e nella lingua nelle scienze naturali, nella musica che esse sono meglio colte. Deriva da qui un apprendimento più facile, più gradevole e soprattutto più efficace. Nando Filograsso ha invece avvicinato il cognitivismo della Montessori al costruttivismo di Piaget. Comuni sono i presupposti biologici in quanto per entrambi la mente del bambino costruisce la propria conoscenza del mondo mentre costruisce se stessa. Il bambino ha gigantesche potenzialità che in condizioni di libertà operosa e in un ambiente adatto ad esse possono svolgersi in direzione costruttiva. Filograsso ribadisce che la M. era in forte anticipo con i tempi si è posta come anticipatrice del modularismo cognitivista.

LA ROTTURA APPROFONDITA E ORGANICA DI FORNACA

Fornaca ha ripetutamente fornito la sua forte adesione al pensiero della M. che ha saputo proporre la prospettiva di una scienza nel campo educativo che non si limita alla semplice osservazione del bambino ma che da supporti per trasformarlo, aprendosi alle altre scienze come la psicologia l’antropologia collegandola al rinnovamento sociale che recuperando il bambino come cittadino dimenticato si indirizza ad una educazione per la sicurezza, per la liberà e per la pace.

MARIA MONTESSORI UN SPIRITO LAICO CRITICHE DALLA CHIESA

La M. fu uno spirito laico non antireligioso, sensibile a una esigenza di religiosità che arrivò a considerare nell’edizione del 1926 del metodo in termini psicologici come uno specifico periodo sensitivo. Nel metodo però non viene trattata l’educazione religiosa e nella casa dei bambini di S. Lorenzo questa non era impartita, essa avrà luogo nella casa dei bambini di via Giuria. Questo porta alle critiche da parte cattolica. IL BAMBINO E’ INCLINE AL MALE A CAUSA DEL PECCATO ORIGINALE PER CUI HA BISOGNO DELL’INTERVENTO DELLA GRAZIA E DELL’AUTORITA’ DELLE SCRITTURE. In altri termini l’educazione deve essere cattolica e non può richiamarsi alla sola natura senza fondarsi sulla trascendenza. ( DIVINI ILLIUS MAGISTRI DEL 1929 PIO XI).studiosi autorevoli cattolici come il gesuita Barbera e il prof. Casotti dicono di apprezzare gli studi montessoriani ma le chiedono di andare oltre il suo bambinismo. Ovvero sono d’accordo sulle pratiche di insegnamento della M. che vanno oltre il futile e il vano, sulla concentrazione operosa del bambino, ma secondo costoro restano le ombre naturalistiche… la libertà

del bambino è intesa in termini di naturalistici, l’autorità del maestro è ridotta e così facendo si esclude l’autorità della chiesa.

I concetti base dell’educazione cosmica si dividono in

FIDUCIA NELL’INFANZIA ADESIONE ALLA VITA

Avere fiducia nell’infanzia significa avere adesione alla vita avere fiducia sulle spinte, nelle sue forze, ottimismo per l’uomo e il suo destino, avere possibilità di cambiamento e perché vi sia cambiamento nella società bisogna partire dall’infanzia. Aderire alla vita significa aderire e credere alla pace affinchè ciò sia possibile bisogna predisporre l’ambiente e l’itinerario formativo che educhi i maestri all’osservazione, bisogna che il maestro abbia lo spirito scientifico . ne il metodo la M. scrive che il compito della maestra è quello di evitare il superfulo e non dimenticare il necessario. L’eccellenza dell’educazione è in questo equilibrio continuamente da raggiungere.

VALORE DELL’AZIONE

La M. parte dall’educazione dei sensi e del movimento per giungere allo sviluppo più avanzato mentale del pensiero. la strada è aperta alla spontanea iniziativa del bambino sostenuto da adatti materiali di sviluppo questo passa attraverso il fare e l’azione un agire libero ma che si organizza e si sviluppa. Un agire che costituisce il lavoro gratificante del bambino, concentrato e impegnativo e quindi denso di sforzo. A questo proposito la M. è stata spesso accusata di aver dato vita ad un bambino troppo concentro, da queste accuse lei si difese dicendo che ha voluto dar vita ad un bambino laborioso che si impegnasse attivamente in quello che avrebbe fatto. Il bambino laborioso è quello che impara fin da subito a capire e a responsabilizzarsi. Resta da dire, che la montessori, non ha mai trascurato le emozioni ella diceva infatti che il maestro non doveva fermarsi soltanto al piano cognitivo ma doveva inevitabilmente andare a toccare la sfera emotiva del bambino . bisogna secondo la M. tener conto del perché in un determinato momento il bambino presenta delle negligenze.

LEGAME EDUCAZIONE SCIENZA

La pedagogia scientifica non è soltanto una pedagogia che fa riferimento a teorie scientifiche ma che fa leva sulla capacità di osservazione. Infatti lo spirito scientifico è per la M. capacità di osservazione del bambino, ma la presenza della scienza nella pedagogia per la M. è anche capacità di spostarsi e rinnovarsi.

DIMENSIONE INTERNAZIONALE E IMPEGNO PER UN FUTURO DI PACE

La capacità di porsi a un livello internazionale per la M. significa superare barrire di nazionalità, etnie, religioni, aspirazioni, guardare i bambini di ogni paese portando ovunque speranza per un mondo giusto e conciliato. La sua indicazione è quella di una pedagogia alta unificatrice del mondo, costruttrice di pace, il bambino senza esclusioni e gerarchie si pone se assistito ad autocostruirsi e a elaborare la sua cultura come costruttore di un uomo nuovo come cittadino di un mondo nuovo.

IL METODO DELLA PEDAGOGIA SCIENTIFICA

Quest’opera ha avuto cinque edizioni:

• 1909 la M. raccoglie tutte le osservazioni dei bambini della casa di S. Lorenzo di Roma;

• 1913

• 1926 comincia a parlare dell’educazione dilatatrice

• 1935 solo una ristampa

• 1950 la scoperta del bambino in questa edizione la M. cambia anche alcune concezioni come si passa dal metodo antropologico al metodo psicologico, ovvero dal materiale didattico al materiale di sviluppo.

Il metodo della pedagogia scientifica è il classico italiano sull’educazione e di pedagogia del 900 più noto e tradotto all’estero, ricco di nuove prospettive educative e di ricadute didattiche tuttora praticate.

IL SEGRETO DELL’INFANZIA

Edito per la prima volta in francese e poi nello stesso anno in inglese nel 1936. In italiano appare per la prima volta nel 1938. Quest’opera tratta tutti gli episodi della casa dei bambini sia come istituzione che come metodo. Il principio fondamentale è la libertà dell’allievo; questa favorisce la sua creatività e fa emergere l’auto – disciplina. Nella casa dei bambini ella voleva creare un ambiente organizzato e progettato secondo le esigenze dei bambini, essenziale è il materiale didattico; l’insegnante deve avere il compito di organizzare l’ambiente, e deve essere un osservatore, inoltre, si sofferma sull’importanza della mano a servizio dell’intelligenza per realizzare il lavoro, permettendo di prendere il possesso dell’ambiente e di svolgere la propria missione nel quadro dell’universo. Altro concetto fondamentale è il concetto di embrione spirituale, secondo la M. lo sviluppo biologico del bambino è legato allo sviluppo psichico, quest’ultimo caratterizzato da periodi sensitivi detti nebule, ossia periodi specifici in cui si sviluppano particolari capacità. Il bambino dai 0 ai 3 anni ha una mente assorbente ovvero che assorbe

inconsciamente ogni dato dall’ambiente andando a formare le strutture essenziali della personalità del bambino. Dai 3 ai 6 anni la mente assorbente diventa mente cosciente che sente di organizzare logicamente tutte le informazioni che ha assorbito inconsciamente.

IL BAMBINO IN FAMIGLIA

La prima edizione è tedesca nel 1923 quella italiana appare nel 1936 con successive riedizioni. Le idee della M. sull’educazione familiare sono svolte fondamentalmente e con maggiore organicità nelle conferenze tenute a Bruxelles nel 1923. Il tema caratterizzante di questo testo è il conflitto adulto bambino che rende la sua condizione una vera questione sociale. Il bambino è incompreso, sconosciuto, una pagina bianca. E l’adulto, il genitore anche quando crede di fare il suo bene, con le intenzioni migliori, in realtà lo opprime. Il genitore che non crede nelle potenzialità del bambino l’ostacola e lo opprime tradisce i suoi bisogni gli impedisce di agire, gli vieta la costruttività del lavoro impegnandoli al più l’imitazione passiva. La M. invita i genitori ad aprire gli occhi sui bisogni del bambino a cambiare il loro atteggiamento ma accanto a questo ovvero della denuncia dell’opposizione repressiva del genitore verso il bambino, invita il genitore ad essere per loro un sostegno discreto, non invasivo. Noi diceva la studiosa dobbiamo aiutare il bambino a liberarsi dei suoi difetti senza fargli sentire la sua debolezza. Il bambino va fatto partecipare alle gioie e ai dolori degli adulti una vera famiglia come diceva Betteleim è quella dove i problemi di un suo membro vengono vissuti con empatia come problemi di tutti. A questo proposito la famiglia scrive la M. deve essere una scuola di sincerità, nella quale in primo luogo sono sinceri i genitori. l’insincerità dei genitori spegne la spontaneità del bambino. Secondo la Montessori è l’adulto che provoca nel bambino le sue incapacità, le sue confusioni, le sue ribellioni; è l’adulto che spezza il carattere del bambino e ne reprime gli impulsi vitali. E poi l’adulto stesso si affanna di correggere gli errori, le deviazioni psichiche, i rilassamenti del carattere che egli stesso ha prodotto nel bambino. Fino a che l’adulto non si faccia conscio del suo errore inavvertito e non si corregga, l’educazione sarà per lui una selva di problemi insolubili e si suoi bambini diventando a loro volta uomini, saranno vittime dello stesso errore che si trasmette di generazione in generazione.

MAKIGUCHI E MARIA MONTESSORI

Makiguchi filosofo, pedagogista, direttore scolastico, nasce in Giappone nel 1871. Dedica la maggior parte della sua vita a sviluppare una pedagogia innovativa in grado di riformare il sistema educativo giapponese. Il cuore della sua filosofia è la TEORIA DEL VALORE quale, scopo dell’educazione è rendere le persone capaci di creare valore in ogni circostanza e quindi costruire la feliciltà per se e per gli altri. Secondo

Makiguchi L’EDUCAZIONE DEVE ESSERE PRATICA, STIMOLARE L’INTERDIPENDENZA LA CREATIVITA’ DEGLI STUDENTI. Nel 1943 viene arrestato con l’accusa di aver violato la legge per l’ordine pubblico, muore in carcere il 18 novembre 1944 all’età di 73 annia causa degli abusi subiti e della malnutrizione. Makiguchi ha sviluppato una proposta educativa basata sull’idea che la felicità fosse lo scopo principale dell’educazione. Egli cercò di elaborare una filosofia di vita e di educazione che permettesse alle persone di essere felici e di sviluppare pienamente le potenzialità di ognuno. Nella sua teoria di valore trovò tre punti fondamentali in ordine di importanza:

• BENE;

• GUADAGNO;

• BELLEZZA;

egli sostituì con guadagno il concetto di verità sviluppato da Kant sostenendo che questo concetto non ha valore assoluto, ma è relativo al contesto culturale e temporale. Egli si pose una domanda fondamentale qual è la cosa fondamentale di un essere umano? Dedusse che questa fosse la felicità di conseguenza il bene. Il terzo parametro individuato dallo studioso fu la bellezza caratteristica che tutti gli esseri umani apprezzano, egli adoperò tutta la vita per plasmare verso il bene le menti dei suoi allievi riteneva molto importante stimolare nei giovani il desiderio di imparare, non costringere ma favorire la creatività personale, mettendo sempre in relazione il sapere con la vita quotidiana. Makiguchi è stato un autorevole protagonista del movimento mondiale per la pace, proprio per questo motivo esistono assonanze culturali tra M. e la grande pedagogista italiana. Entrabi crearono le loro teorie educative partendo dall’esperienza e dal contatto diretto con i bambini, entrambi furono osteggiati e perseguitati dal regime fascista entrambi si opposero alla guerra esponendosi in prima persona e realizzando le basi per un sistema educativo rivolto alla pace.una pedagogia che ha fiducia nel bambino. Una pedagogia che che sorge per le esigenze della gente comune, degli umili e degli oppressi. L’ANTIACCADEMISMO, EDUCAZIONE ALLA PACE E PEDAGODIA DAL BASSO sono le concordanze che riscontriamo dall’analisi tra M. e la M. entrambi furono autodidatti, ma come per lei anche per M i cattedradici non perdonarono la loro proposta di libertà, furono rifiutati dal loro tempo entrambi quindi furono in contrasto con il regime fascista, il primo fu arrestato mentre la M. fu costretta all’esilio volontario in India. La loro è una pedagogia popolare diretta a valorizzare le possibilità di tutti. L’aspirazione era quella di portare ognuno al massimo livello di sviluppo educando al cambiamento, al dialogo all’autorinnovamento. La loro pedagogia viene definita da basso dal quotidiano, dalla condizione comune

garantendo un carattere di autenticità di originalità ispirata al vero della vita. In entrambi vi è una aspirazione a una pedagogia autonoma scientifica, interdisciplinare, di un impegno laico per la felicità l’educazione non è vincolata a fini assoluti, ma è il prodotto positivo della costruttività creativa di valore per Makiguchi e della carica energetica delle nebule per la Montessori; critica degli insegnanti ripetitivi occorre negli insegnanti impegno dei sensi e della ragione mirando allo sviluppo dell’intera personalità dell’allievo, vi è bisogno di un’insegnante che parta dall’educazione del quotidiano e punti ad alti livelli di costruttività e progettualità intelligente; In conclusione si può affermare che in entrambi vi è lo straordinario impegno per la liberazione del bambino e dell’uomo, in loro vi è l’adesione alla vita come funzione fondamentale per il compimento della società.

MARIA MONTESSORI E MORIN

La pedagogia della Montessori è stata nel mondo straordinaria e senza eguali. I suoi scritti,m il suo lavoro, la sua concezione dell’educazione induce a pensare che la che la sua sia una pedagogia complessa, in progresso e in espansione crescente. Proprio per questo le posizioni montessoriane possono essere accostate a quelle assunte da uno studioso contemporaneo di grande valore e rilievo Edgar Morin filosofo e sociologo francese. È noto per l'approccio transdisciplinare grazie al quale ha superato i confini tra varie discipline, trattando un'ampia gamma di argomenti. Ne il metodo sviluppa il valore della complessità nel pensiero che contro le certezze di un sicuro progresso rivela l’importanza del caos, dell’irrazionale, dell’incertezza. Secondo Morin sono i caratteri necessari affinchè si possa sviluppare una vera cittadinanza umana, planetaria, aperta alla realtà della natura, delle varie culture e civiltà. La teoria della complessità invita a confrontarsi con il dubbio, con l’imprevisto, sollecita a rendersi disponibili alla valorizzazione di ogni esperienza e a far ordine con ragionevolezza. L'autore pone alla base delle sue riflessioni sull'umanità e sul mondo: la necessità di una nuova conoscenza che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare gli educatori ad un pensiero della complessità. Morin propone una elaborazione più organica di quelli che sono per lui i fondamenti di una educazione. Ne i SETTE SAPERI enuclea ed esplicita i sette argomenti che devono , a suo parere, diventare fondamentali nell’insegnamento e che l’educazione dovrebbe trattare in ogni società e in ogni cultura.

LIMITI DELLA CONOSCENZA ERRORE E ILLUSIONE

La conoscenza deve essere assunta come necessità prioritaria per educare i giovani ad affrontare i rischi di errore e di illusione che insidiano costantemente la mente umana. Si tratta di attrezzare i giovani a conquistare una priorità vitale: la lucidità.

Occorre assumere e sviluppare nell'insegnamento lo studio delle caratteristiche cerebrali, mentali, culturali della conoscenza umana, dei suoi processi e delle sue modalità di formazione, delle disposizioni sia fisiche che culturali che inducono l'illusione o l'errore. Non è difficile avvertire che questa posizione non sia lontana dalla Montessori per la sua assidua istanza di promozione della ragionevolezza e di sviluppo forte della mente.

I PRINCIPI DI UNA CONOSCENZA PERTINENTE

Secondo Morin vi è la necessità di promuovere una conoscenza che sappia cogliere i problemi globali e fondamentali entro i quali inserire le conoscenze parziali e locali. L'estrema frammentazione delle conoscenze operata dalle singole discipline rende spesso impossibile collegare le parti alla totalità; si dovrà pertanto far posto a un tipo di conoscenza capace di inquadrare le cose nei loro contesti, nella loro complessità, nei loro insiemi. E' necessario sviluppare l'attitudine naturale della mente umana a situare tutte le informazioni in un contesto e in un insieme. Occorre insegnare metodi che permettano di cogliere le mutue relazioni e le influenze reciproche tra le parti entro un mondo complesso. Uno dei concetti base della psicologia cognitiva è che il sapere è pertinente solo se si è capaci di collocarlo all'interno di un contesto e che la conoscenza, anche la più sofisticata, smette di essere pertinente se è totalmente isolata.

CONDIZIONE UMANA E L’IDENTITA’ TERRESTRE

L'essere umano è un insieme fisico, biologico, culturale, sociale, storico. L'insegnamento delle singole discipline tende a disintegrare questa unità complessa della natura umana, al punto che è diventato impossibile apprendere il senso dell'essere uomini. Bisogna ricomporre questa unità, in modo che ciascuno abbia conoscenza e consapevolezza della propria identità complessa e dell'identità che lo accomuna a tutti gli altri esseri umani. In questo senso la condizione umana deve essere l'oggetto fondamentale di tutto l'insegnamento. Questo capitolo indica come sia possibile, a partire dalle attuali discipline, riconoscere l'unità e la complessità umane, ricomponendo e organizzando conoscenze attualmente frammentate nelle scienze della natura, nelle scienze umane, nella letteratura e nella filosofia.

Il destino ormai planetario del genere umano è un'altra realtà fondamentale ignorata dall'insegnamento. La conoscenza degli sviluppi dell'era planetaria e la coscienza dell'identità "terrestre", che sarà sempre più indispensabile a ciascuno e a tutti, devono diventare obiettivi fondamentali dell'insegnamento. Bisogna insegnare la storia dell'era planetaria, che ha inizio con la comunicazione fra tutti i continenti, e mostrare come tutte le parti del mondo siano diventate interdipendenti, senza occultare le oppressioni e le dominazioni che hanno devastato l'umanità e non sono

affatto scomparse. Bisognerà indicare le caratteristiche della crisi planetaria, dimostrando come tutti gli uomini, ormai spinti dagli stessi problemi di vita e di morte, vivono uno stesso comune destino. Anche qui in questi tre punti si possono notare le concordanze con la Montessori, ella si oppose a separazioni rigide del contenuto dell’insegnamento ed era fiduciosa nella vitalità prodigiosa del bambino. La Montesseori a tal proposito parla di una educazione di vastità, ingrandire il mondo in cui languisce il bambino, moltiplicare alla sua portata i motivi di interesse che soddisfano le tendenze sepolte dell’animo. Invitare a conquistare nell’illimitato. La formazione è per lei gioia ed impegno, creatività e autodisciplina, costruttività sensoriale ed emotiva. L’educazione deve orientare l’uomo verso quelli che sono i tesori capaci di dargli una vita felice, l’intelligenza dell’umanità e la normalità della persona. La ricchezza dell’uomo è la sua intelligenza ciò che oggi occorre è un’educazione che orienti la personalità verso la grandezza dell’uomo.

AFFRONTARE LE INCERTEZZE

L’educazione dice Morin deve insegnare ad attendersi l’inatteso. Si dovranno insegnare alcune strategie che permettano di affrontare i rischi, l'imprevisto e l'incerto, e di modificarne lo sviluppo, in virtù delle informazioni che man mano si acquisiscono. Bisogna imparare a navigare in un oceano di incertezze fra alcuni arcipelaghi di certezze. E' necessario che tutti coloro che hanno il compito di insegnare siano i primi ad avere consapevolezza delle incertezze che avvolgono il nostro tempo.

EDUCARE ALLA COMPRENSONE

La comprensione è a un tempo mezzo e fine della comunicazione umana. Pertanto, considerata l'importanza dell'educazione alla comprensione in tutti i livelli educativi e a tutte le età, bisogna operare una vera e propria riforma di mentalità in grado di promuoverla. La comprensione deve essere tanto individuale che planetaria, e la comprensione umana deve essere incentrata sia sul piano intellettuale che affettivo deve richiedere apertura, generosità tolleranza.

ANTROPO- ETICA

L'insegnamento dovrà portare alla costruzione di un’"antropo-etica", che faccia riferimento alla triplice condizione umana, all'uomo come individuo, all'uomo come società e all'uomo come specie. L'etica individuo/società richiede un controllo dell'individuo sulla società e della società sull'individuo, questa è la democrazia; mentre l'etica individuo/specie assume nel XXI secolo il significato di cittadinanza terrestre. L'etica non potrà essere insegnata attraverso lezioni di morale. Dovrà essere sviluppata a partire dalla consapevolezza che l'uomo è a un tempo individuo,

parte di una società, parte di una specie. Portiamo in ciascuno di noi questa triplice realtà. Così dovremo promuovere lo sviluppo congiunto dell'autonomia individuale, della partecipazione sociale e della coscienza di appartenere alla specie umana. A partire da queste considerazioni si possono abbozzare le due grandi finalità etico- politiche del nuovo millennio: stabilire un controllo reciproco tra la società e gli individui attraverso la democrazia, concepire l'umanità come una comunità planetaria. L'insegnamento deve contribuire, non solo alla presa di coscienza della nostra Terra-Patria, ma anche permettere che questa coscienza si traduca nella volontà di realizzare la cittadinanza terrestre. Ancora una volta anche per questi ultimi tre punti si possono rilevare le concordanze con le tesi della Montessori. Per cominciare si può rilevare come la trasmissione della conoscenza non sia prestabilita, e come sia importante l’importanza dell’errore e del suo controllo da parte dei bambini. Anche la M. parla di duttilità dell’uomo. Il suo sviluppo si muove nell’unione di spontaneità e sforzo e nella compenetrazione di intelligenza, creatività amore per la costruzione. Per realizzare questo mondo trasformato anche la M. riserva grandissima importanza all’educazione, essa ha il compito di rompere le barriere interiori per promuovere la mobilitazione universale per la vita per sostenere la costruzione dell’uomo nuovo. L’educazione deve orientare l’uomo verso quelli che sono i tesori capaci di dargli una vita felice.

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