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Riassunto Rif: Storia Contemporanea Sabbatucci Vidotto. Il novecento, Sintesi di Storia Contemporanea. Università di Salerno

Storia Contemporanea

Descrizione: Sintesi del corso di Storia Contemporanea. E' consigliato lo studio del Sabbatucci Vidotto - Il novecento
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Universita: Università di Salerno
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Valecasci - Università di Firenze

Bastano questi per sostenere l'esame o devo integrare con il libro?

24/06/13 17:26
Valecasci - Università di Firenze

Bastano questi per sostenere l'esame o devo integrare con il libro?

24/06/13 17:26
haze - Fondazione Università di Mantova

;)

18/02/13 12:58
laurey.lai1 - Università di Sassari

fatto benissimo!

13/02/13 15:37
dado88 - Università di Pisa

Sembra fatto molto bene

10/02/13 12:45
riassunto sabbatucci vidotto.il novecento

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CAPITOLO 1. LA PRIMA GUERRA MONDIALE

1.1 Dall’attentato di Sarajevo alla guerra europea Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco uccide a colpi di pistola l’arciduca ed erede al trono d’Austria e sua moglie mentre attraversavano in un’auto scoperta Sarajevo. L’attentatore faceva parte di un gruppo irredentista che godeva di una certa tolleranza nel paese. La reazione dell’Austria fu subito molto dura e un attentato di matrice anarchica, come ce ne erano stati molti in Europa, fece precipitare gli eventi. È la piccola storia che riesce a cambiare il corso della grande storia.

1. Situazione europea: le tensioni erano palpabili nel secondo decennio del ‘900. Le maggiori potenze si contrapponevano in due blocchi: Austria e Germania da una parte, Francia, Inghilterra e Russia dall’altra. Queste premesse, però, non necessariamente sarebbero sfociate in un conflitto senza l’attentato di Sarajevo.

2. Austria: l’Austria il 23 luglio invia un durissimo ultimatum alla Serbia che viene accettato solo in parte perché la Russia da subito si schiera al fianco del suo alleato nei Balcani. In particolare la Serbia rifiuta la collaborazione di funzionari austriaci nelle indagini. Il 28 luglio l’Austria dichiara guerra alla Serbia

3. 29 luglio: la Russia comincia la mobilitazione delle sue forze armate 4. Germania: la Germania intima la Russia a sospendere ogni operazione militare

con un ultimatum inviato il 31 luglio. La Russia non risponde e la Germania dichiara guerra il 1 agosto. La Francia, legata alla Russia, mobilita le proprie forze militari e la Germania risponde il 3 agosto con una dichiarazione di guerra

La Germania, con il suo appoggio incondizionato all’Austria, fa dunque precipitare gli eventi. Il suo intervento così deciso si spiega per una serie di ragioni:

1. Complesso di accerchiamento: la Germania si sente accerchiata dalle altre forze europee che le impediscono le ambizioni internazionali

2. Piano Schlieffen: la Germania è convinta di poter risolvere il conflitto in poche settimane. In particolare il piano messo a punto dal capo di stato maggiore prevede un primo massiccio attacco contro la Francia che andava messa fuori combattimento. Successivamente si potevano concentrare le forze sul fronte orientale dove la Russia era più forte ma anche più lenta della Francia. Il piano si basava sull’invasione della neutralità del Belgio. Una mossa a sorpresa che avrebbe permesso all’esercito tedesco di penetrare a fondo nel territorio francese.

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3. L’invasione del Belgio: questa mossa, però, sollevò l’opinione pubblica europea, soprattutto quella inglese. Anche la Gran Bretagna decide di entrare in guerra perché non poteva permettere che la Germania avesse uno sbocco vicino alla Manica.

Ma non solo la Germania sottovalutò la portata degli eventi in quei giorni. In particolare la classe politica favorì la partecipazione degli eserciti nazionali al conflitto, convinta che in questo modo si potevano soffocare i conflitti sociali rafforzando il potere stesso. Anche i socialisti tedeschi, francesi ed inglesi appoggiarono le posizioni interventiste, venendo meno agli ideali della Seconda Internazionale che di fatto cessò di esistere con i suoi ideali di fratellanza tra i proletari di tutto il mondo.

1.2 Dalla guerra di movimento alla guerra di usura

Grazie alla leva obbligatoria e alle accresciute possibilità di mezzi di trasporto consentirono agli eserciti belligeranti di poter schierare un numero di uomini impressionante. Erano anche eserciti meglio equipaggiati rispetto quello precedenti

1. Nuove armi: tutti disponevano di fucili a ripetizione e di mitragliatrici automatiche

2. Vecchie strategie: nonostante i progressi militari nessuno stato maggiore aveva cambiato le proprie strategie che erano di fatto uguali a quelle dell’800, ovvero una guerra di movimento basata sull’ingente spostamento di uomini in pochi sconti decisivi. E tutti erano convinti che si sarebbe trattata di una guerra dalla durata di poche settimane.

Nei primi mesi di conflitto la Germania ottenne una serie di vittorie:

1. Marna: nelle ultime settimane di agosto le truppe del Reich penetrarono a fondo in Francia arrivando fino al fiume Marna, a pochi chilometri da Parigi. Il 6 settembre, però, i francesi lanciarono un attacco a sorpresa e dopo una settimana di combattimenti l’esercito tedesco fu costretto ad arretrare vanificando gli iniziali successi

2. Tannenberg e Laghi Masuri: sono le due principali battaglie sul fronte orientale dove i tedeschi riuscirono a respingere gli attacchi russi.

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In breve tempo la guerra da movimento divenne una guerra di usura. Ovunque i fronti erano praticamente immobili. Intanto molte potenze minori decidono di entrare in guerra (Giappone contro la Germania, Turchia contro Francia, Russia ed Inghilterra, Italia) e si combattono battaglie anche in Medio Oriente, Africa ed Oceania. È una guerra veramente mondiale. 1.3 l’Italia dalla neutralità all’intervento L’Italia entra in guerra nel maggio del 1915. Il conflitto era già iniziato da 10 mesi e il paese si schiera con Francia, Russia ed Inghilterra.

1. neutralità: con lo scoppio della guerra il governo Salandra aveva votato la neutralità anche perché l’Austria aveva dichiarato guerra senza avvertire l’alleato italiano. Tutte le forze politiche sono concordi con questa scelta iniziale.

2. Interventismo: quando comincia a farsi largo l’idea di entrare in guerra contro l’Austria anche per cercare di completare il processo Risorgimentale annettendo Trento e Trieste si forma anche una linea interventista traversale:

a. Sinistra democratica: favorevoli ad una guerra che riequilibrasse la politica internazionale e i rapporti sociali all’interno dei paesi

b. Nazionalisti: favorevoli all’entrata in guerra per iniziare un processo imperiale in Italia

c. Conservatori: più prudente l’interventismo di personaggi come Salandra e Sonnino che avevano nel Corriere della Sera di Albertini un forte portavoce. Una mancata partecipazione dell’Italia ne avrebbe compromesso il prestigio internazionale senza dimenticare che una vittoria avrebbe portato non pochi benefici al paese

d. Mussolini: mentre il Psi, fedele ai propri ideali, si dichiara contrario alla guerra, il direttore dell’Avanti dopo aver condotto sul proprio giornale una campagna a favore della neutralità decide di cambiare schieramento. Espulso dal Psi fonda Il Popolo d’Italia nel novembre del 1914. Subito vengono sollevati dubbi, soprattutto dall’Avanti, sui veri finanziatori del giornale che ha dietro di sé la grande industria (Fiat, Edison, Cantieri Ansaldo) e soprattutto Filippo Naldi, uomo chiave della storia segreta del giornalismo italiano e molto abile a racimolare fondi. Il giornale più che una espressione del partito socialista è un organo personale di Mussolini. Le vendite procedono bene fino al 1915 quando il quotidiano perde molti inserzioni pubblicitarie. Il Popolo d’Italia sopravvive grazie al finanziamento dei partiti socialisti francese e belga.

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e. Studenti, piccola e media borghesia, intellettuali (Prezzolini, Gentile, Salvemini, Einaudi, D’Annunzio): si schierano con gli interventisti

3. Neutralisti: neutrali sono i conservatori vicino a Giolitti, che considerava

l’Italia non pronta ad una guerra lunga e logorante, ed il mondo cattolico con papa Benedetto XV su tutti. In parlamento i neutralisti sono in netta maggioranza ma il fronte interventista era più che mai unito sia contro l’Austria che contro la politica di Giolitti. Si avvertiva nel paese la necessità di un cambiamento.

Nell’autunno nel 1914 Salandra e Sonnino cominciano le trattative segrete con l’Intesa, pur trattando contemporaneamente con Austria e Germania per avere alcune concessioni territoriali.

1. Patto di Londra: il 26 aprile 1915 col solo avallo del re e senza consultare il Parlamento, Salandra e Sonnino firmano questa alleanza con Inghilterra, Francia e Russia. Le clausole prevedono in caso di vittoria l’annessione all’Italia di Trentino, sud Tirolo, Venezia Giulia, Istria e parte della Dalmazia.

2. Scontro in Parlamento: la maggioranza neutralisti si strinse attorno Giolitti. Salandra è costretto alle dimissioni ma ormai la maggioranza neutralista del parlamento era scavalcata. Da una parte il re che rifiuta le dimissioni di Salandra e dall’altra una serie di manifestazioni di piazza spingono la Camera a votare in favore dell’intervento. Il 20 maggio la Camera vota, il 23 viene dichiarata guerra all’Austria. Solo i socialisti si oppongono.

3. Conseguenze politiche: questi eventi rendono evidenti alcune cose: a. La maggior parte della popolazione era estranea ai fermenti patriottici b. Il parlamento era svuotato del suo potere c. Il parlamento poteva essere influenzato da nuovi metodi di lotta

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1.4 La grande strage (1915 – 1916) Al momento dell’entrata in guerra era diffusa l’opinione che il conflitto si sarebbe risolto in poco tempo. Una rapida campagna sarebbe bastata a sconfiggere le forze dell’Intesa. Ma le cose non andarono così:

1. Isonzo: sul fronte orientale le forze austriache, inferiori di numero, indietreggiarono lungo il fiume Isonzo e sulle alture del Carso, posizioni difensive più facili da mantenere. Gli uomini comandati da Cadorna sferrarono nel 1915 quattro sanguinose offensive che si risolsero in un nulla di fatto.

2. Verdun: all’inizio del 1916 i tedeschi sferrano un massiccio attacco nei pressi di Verdun con l’obiettivo di dissanguare le forze francesi. La battaglia, durata quattro mesi, portò ad un numero spropositato di vittime sia tra i francesi che tra i tedeschi. Intervengono anche gli inglesi che sul fiume Somme sferrano una controffensiva che si trasforma in una nuova battaglia di logoramento

3. Strafexpedition: nel giugno del 1916 gli austriaci tentato di penetrare dal Trentino nella pianura veneta spezzando in due l’esercito italiano. Gli italiani, colti di sorpresa, riescono a respingere l’offensiva nei pressi di Asiago. Ma il contraccolpo psicologico è forte. Salandra è costretto alle dimissioni. Il nuovo primo ministro è Boselli che regge un esecutivo con tutte le forze politiche tranne i socialisti.

4. Fronte orientale: qui si conseguono i più importanti successi militari per la Germania. Nell’estate del 1915 i Russi vengono scacciati dalla Polonia e un contingente britannico sbarcato in Turchia viene spazzato via. I autunno l’Austria attacca la Serbia. Nel giugno del 1916 la Russia attacca l’Austria approfittando della guerra in Italia. Anche la Romania si schiera con la Russia ma in ottobre gli austro-tedeschi contrattaccano e la Romania subisce la stessa sorte della Serbia.

5. Jutland: gli inglesi avevano imposto un blocca navale nel Mare del Nord. Per forzarlo la Germania attacca con la sua flotta nei pressi della penisola dello Jutland. Le perdite però sono ingenti ed alla fine si rinuncia a successive battaglie in mare aperto.

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1.5 La guerra nelle trincee In due anni e mezzo di guerra la situazione era pressoché simile a quella del 1914, ad inizio conflitto. La stasi era causata dal fatto che le vecchie strategie militari, la rottura ad ogni costo del fronte nemico, cozzava con le nuove armi che di fatto trasformavano in una carneficina ogni attacco di questo tipo. La vera protagonista della guerra diventa la trincea:

1. Trincea: è la più rudimentale delle forme di difesa. È una buca che mette al riparo i soldati dai proiettili nemici. Concepite inizialmente come rifugi provvisori diventano la sede permanente dei reparti di prima linea

2. Vita nelle trincee: la vita è monotona e rischiosa. Le pessime condizioni igieniche getta nello sconforto fisico e mentale i soldati. Si usciva dalle trincee solo per pericolose esplorazioni notturne e per gli attacchi spesso praticamente suicidi

3. Assalto: di norma gli assalti avvenivano alle prime ore del mattino, ed erano preceduti da un inteso tiro di artiglieria, il fuoco di preparazione. È un fuoco che dovrebbe scompigliare le difese dei nemici ma in realtà finiva per diventare un avvertimento per il nemico. I soldati che simultaneamente fuoriescono dalle trincee sono esposti al fuoco dei nemici e prima di arrivare alla trincee avversaria devono attraversare un percorso da ostacoli molto rischioso.

4. Conseguenze: pochi mesi nelle trincee bastarono a fiaccare il fisico e la mente dei soldati. I militari semplici continuavano a combattere per un senso di solidarietà verso il collega ed i capi militari e la guerra era vista come un flagello da sopportare. Non mancano episodi di ammutinamento, soprattutto individuali, e di automutilazione.

1.6 La nuova tecnologia militare La prima guerra mondiale è anche l’utilizzo sistematico e massiccio di nuovi strumenti bellici resi possibili dai progressi della scienza:

1. Armi chimiche: utilizzate per la prima volta dai tedeschi nel 1915 furono presto adottate dagli altri eserciti. Erano per lo più gas asfissianti la cui micidiale potenza venne annullata con l’utilizzo delle maschere antigas.

2. Telecomunicazioni e mezzi motorizzati: la radiofonia rende possibile le comunicazioni anche a grandi distanze e l’utilizzo di mezzi motorizzati facilita la spostamento delle truppe anche sulle grandi distanze.

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3. Aviazione: comincia una massiccia produzione di aerei che però risultano ancora inaffidabili durante le azioni di guerra. Sono usati soprattutto come ricognizione

4. Carro armato: i primi mezzi blindati possono andare solo su strada. Quando i cingoli sostituiscono le ruote cominciano ad essere utilizzati anche in guerra. Sono soprattutto gli inglesi, a partire dal 1916, ad utilizzarli con discreto successo.

5. Sottomarino: utilizzato soprattutto dai tedeschi per attaccare sia le navi nemiche che le navi mercantili. Un suo uso indiscriminato viene limitato dopo l’affondamento di una nave commerciale americana.

1.7 La mobilitazione totale e il fronte interno Anche la popolazione civile, in diversi modi, è stata coinvolta nel conflitto:

1. Popolazioni nei pressi del fronte 2. Popolazioni che si trovano nei territori di nuova occupazione 3. Persone all’estero che con lo scoppio della guerra sono considerate nemici 4. Minoranze etniche con aspirazioni indipendentiste che vengono spesso accusate

di essere alleate con il nemico. Esemplare è il caso degli armeni che nel 1915, durante il conflitto tra Turchia e Russia, vengono deportati in massa causando la morte di quasi un milione di armeni.

La guerra produce anche una serie di cambiamenti all’interno dei paesi belligeranti:

1. Economia: il settore industriale è chiamato ad alimentare la macchina bellica. Le industrie interessate alle forniture belliche, come quelle siderurgiche, meccaniche e chimiche, conobbero un forte sviluppo. Il principale committente era lo Stato che badava più ai tempi di consegna che non ai costi dei prodotti. Interi settori industriali passarono sotto il controllo dei governi che distribuivano le materie prime a seconda delle necessità prima di tutto belliche

2. Agricoltura: anche questo settore passò spesso sotto il controllo statale con prezzi controllati e razionamenti come in Germania

3. Burocrazia: ovunque i governi belligeranti aumentarono la macchina burocratica per far fronte a tutte le emergenze.

4. Militari: in un periodo di guerra lo stato maggiore ha un potere enorme che finisce anche per condizionare la politica.

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5. Propaganda: comincia a rivolgersi non solo alle truppe ma anche alla popolazione civile. Ecco allora manifesti murali, manifestazioni di solidarietà verso i combattenti, nascita di comitati per condizionare l’opinione pubblica.

6. Partiti socialisti: si organizzano in due conferenze in Svizzera nel 1915 e nel 1916. Sono due conferenze internazionali che si concludono con l’approvazione di un documento che riafferma la condanna ferma della guerra. Ma il fronte socialista non è così compatto. Da una parte abbiamo i pacifisti riformisti e dall’altra i gruppi radicali come la Lega di Spartaco della Luxemburg e soprattutto i Bolscevichi di Lenin ch sostengono che il movimento operaio deve approfittare della guerra per dare una spallata decisiva ai regimi capitalistici.

1.8 La svolta del 1917 Il 1917 è considerato un anno di svolta per il futuro del primo conflitto mondiale. Una serie di eventi cambiano il corso della storia:

1. Russia: nel marzo del 1917 uno sciopero operaio scuote la capitale russa. Questo sciopero si trasforma presto in una protesta contro il regime zarista. La situazione precipita quando i soldati chiamati a ristabilire l’ordine non sparano ed anzi fraternizzano con la folla. Lo zar abdica il 15 marzo e poco dopo viene arrestato con tutta la famiglia reale. È l’inizio della dissoluzione dell’esercito: molti reparti non riconoscono i nuovi organi governativi e molti soldati semplici ritornano alle loro terre per partecipare alla spartizione dei terreni. Una offensiva lanciata in Galizia si trasforma in un completo fallimento. La Russia abbandona così la guerra. La Germania penetra nel suo territorio ed una volta raggiunti gli obiettivi decide di abbandonare il fronte orientale.

2. Stati Uniti: il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti decidono di entrare in guerra contro la Germania che ai primi di febbraio aveva ripreso una serie di azioni sottomarine indiscriminate.

3. Intesa: i mesi tra l’abbandono della Russia e la preparazione alla guerra degli Stati Uniti sono i più difficili. Ovunque ci sono manifestazioni, scioperi ed ammutinamenti.

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1.9 l’Italia e il disastro di Caporetto Il 1917 è un anno difficile anche per l’Italia. Cadorna ordina una serie di offensive sull’Isonzo con risultati modesti e grandi perdite. I soldati, come la popolazione civile, mostra segni di scontento.

1. Torino – agosto 1917: qui si verifica l’unica insurrezione civile vera e propria. Si protesta contro la mancanza di pane e il tutto assume le fattezze di una vera e propria insurrezione

2. Caporetto: il 24 ottobre 1917 l’Austria attacca le linee italiane che vengono sfondate nei pressi di Caporetto. Gli attaccanti invadono il Friuli utilizzando la tattica dell’infiltrazione: penetrare senza curarsi di consolidare le posizioni raggiunte. L’avanzata dura due settimane e si ferma lungo il Piave dove gli italiani riescono ad organizzare la propria difesa. Cadorna incolpa i soldati di essersi arresi senza combattere. In realtà la rottura presso Caporetto è stata causata soprattutto da errori dei comandi superiori che si sono lasciati sorprendere.

3. Dopo Caporetto: il comando viene assunto da Armando Diaz e paradossalmente la sconfitta divenne una molla per l’esercito italiano. L’arretramento sul Piave aveva ridotto il fronte che adesso è più controllabile. L’Austria viene vista da tutti come una forza invasore e ciò aumenta i sentimenti patriottici. I nuovi comandi militari appaiono più attenti alle esigenze dei soldati ed anche il nuovo governo di Vittorio Emanuele Orlando appare più coeso anche grazie all’apporto del Psi di Turati. I soldati al fronte sono sottoposti ad una vasta azione di propaganda e la guerra diventa una guerra democratica.

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1.10 Rivoluzione o guerra democratica? Tra il 6 e il 7 novembre 1917 (fine ottobre secondo il calendario russo) una insurrezione bolscevica rovescia il governo provvisorio nominando un governo rivoluzionario guidato da Lenin. Per prima cosa il nuovo governo decide di abbandonare la guerra accettando una pace senza annessioni e indennità.

1. Pace di Brest-Litovsk: il 3 marzo 1918 Russia e Germania firmano la pace in questa cittadina vicino la Polonia. Il paese di Lenin è costretto ad accettare una serie di condizioni imposte dai tedeschi tra le quali la perdita di un quarto dei territori europei

2. Wooodrow Wilson: il presidente americano si fa portavoce di una politica che vede nella guerra un modo per fermare le violazioni, soprattutto marine dei tedeschi, ripristinando la sovranità dei popoli. Nel gennaio del 1918 propone un programma in quattordici punti che vanno dalla riduzione degli armamenti all’abolizione della diplomazia segreta. Ci sono anche proposte più concrete come la restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena e l’istituzione della Società delle Nazioni ovvero un organismo sovrannazionale con il compito di garantire la libertà e la convivenza tra i popoli.

Le proposte di Wilson vengono lette da alcuni come un nuovo Vangelo. Le forze dell’Intesa sono costrette ad accettare questa politica, per il troppo bisogno dell’aiuto americano, anche se non condividevano quasi per nulla questi 14 punti. In ogni caso l’America viene vista anche come l’unica nazione in grado di bloccare l’avanzata dell’altro Vangelo, quello sovietico.

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1.11 L’ultimo anno di guerra All’inizio del 1918 i due schieramenti sono ancora in una posizione di stallo sul piano militare. Non mancano però battaglie importanti

1. Francia: la Germania sposta gran parte delle truppe sul fronte occidentale e negli ultimi giorni di marzo sfondano il fronte francese arrivando ai primi di giugno nei pressi della Marna. La battaglia si fa cruenta e i tedeschi cominciano a mostrare segni di cedimento

2. Italia: a giugno l’Austria tenta di sfondare il fronte italiano sul Piave. Dopo una battaglia di violenti scontri gli austriaci sono costretti ad abbandonare questo proposito. Il 24 ottobre, approfittando della disfatta anche territoriale dell’Impero, gli italiani lanciano una offensiva sul Piave. Dopo la decisiva battaglia di Vittorio Veneto viene firmata la pace di Villa Giusti nei pressi di Padova.

3. Amiens: nei primi giorni di agosto i tedeschi subiscono la prima grande disfatta sul fronte occidentale anche grazie al massiccio intervento degli americani. I tedeschi cominciano ad arretrare e le truppe sono sempre più demoralizzate.

4. Crollo degli alleati: nella seconda metà del 1918 crollano nell’ordine Bulgaria, Turchia ed Impero austro-ungarico sulla spinta dei diversi movimenti nazionali. I soldati non tedeschi abbandonano l’esercito

5. Germania: ai primi di novembre la situazione precipita. I marinari di Kiel, dove si trovava il grosso della flotta tedesca, si ammutinano e danno vita a consigli rivoluzionari ispirati al modello russo. La rivoluzione interna si diffonde anche a Berlino e in Baviera. Il 9 novembre viene nominato nuovo presidente del consiglio il socialdemocratico Friedrich Ebert. Il kaiser è costretto, come l’imperatore austro-ungarico, a fuggire in Olanda. L’11 novembre il governo provvisorio firma la pace di Rethondes con i francesi. Le clausole sono umilianti: restituzione unilaterale dei prigionieri e consegna degli armamenti pesanti e della flotta

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1.12 I trattati di pace e la nuova carta d’Europa Il 18 gennaio 1919 si aprono a Versailles le trattative per discutere i nuovi assetti dell’Europa postbellica. I lavori si protrassero per un anno e mezzo e vi parteciparono le quattro potenze vincitrici: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti ed Italia.

1. Principi: i lavori si aprirono all’insegna dei valori di democrazia e libertà portati avanti dalle forze dell’Intesa. Si pensava di applicare i 14 punti di Wilson. Ma subito sorsero una serie di difficoltà. Ad esempio, Wilson aveva proposto una ridefinizione politica a partire dalla nazionalità dei popoli. Ma in Europa la situazione etnica era assai complessa senza dimenticare che i principi di Wilson non si applicavano all’idea di dover punire la Germania.

2. Pace punitiva: i principi della pace democratica venivano meno quando bisognava discutere delle sanzioni alla Germania. Così la Francia non si accontentava della sola restituzione dell’Alsazia-Lorena chiedendo anche i ricchi territori alla sinistra del Reno incontrando però l’opposizione soprattutto dell’Inghilterra.

3. Il Trattato di Versailles: il trattato con la Germania viene firmato il 28 giugno 1919. Si tratta di una vera imposizione, un diktat, per evitare un’altra guerra come quella appena passata. Il trattato prevedeva: la restituzione dell’Alsazia- Lorena alla Francia, territori ceduti alla Polonia per garantirle un accesso al mar Baltico, trasformazione di Danzica città perlopiù tedesca in città libera, perdita delle colonia tedesche in favore di Francia, Inghilterra e Giappone, risarcimento ai vincitori dei danni di guerra, abolizione del servizio di leva, rinuncia alla marina di guerra e riduzione dell’esercito a 100mila unità dotate del solo armamento leggero.

4. Impero asburgico: si dissolve in una serie di stati indipendenti (Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia). La Società delle Nazioni vigila per evitare l’annessione dell’Austria alla Germania.

5. Russia: altra questione aperta sono i rapporti tra Russia ed Europa. Le potenze vincitrici appoggiano i movimenti controrivoluzionari in Russia e vengono riconosciute tutta una serie di nazioni che prima facevano parte del territorio russo. Si tratta di una serie di stati che fungono anche da cuscinetto come Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia oltre a Romania e Polonia.

6. Società delle Nazioni: l’idea di Wilson per salvaguardare la pace e la convivenza dei popoli nasce già con molte difficoltà. Per prima cosa vengono escluse le nazioni sconfitte e la Russia e addirittura il senato americano vota contro questa proposta di Wilson. Nel 1920 viene eletto un presidente repubblicano e gli Stati Uniti cominciano un lungo isolazionismo.

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CAPITOLO 2. LA RIVOLUZIONE RUSSA Già prima dello scoppio della guerra mondiale erano in molti a pensare che il regime degli zar non sarebbe durato a lungo. Ma ben pochi si aspettavano una rivoluzione di tale portata. La più grande dopo quella francese

1. Marzo 1917: gli operai ed i soldati di Pietrogrado abbattono il regime zarista. Il potere viene preso da un governo provvisorio, di orientamento liberale, che vuole avvicinare la Russia all’occidente dal punto di vista economico e politico e che vuole continuare a combattere al fianco dell’Intesa. Il presidente di questo governo è l’aristocratico L’vov. Facevano parte di questo governo i menscevichi, il partito dei cadetti e i socialisti rivoluzionari, vicini ai ceti rurarli e propensi per una radicale riforma agraria.

2. Bolscevichi: erano gli unici a non condividere l’azione del governo provvisorio. Per questo partito solo le masse rurali, alleate con gli operai, avrebbero potuto trasformare veramente il paese.

3. Sovieti: il potere dei governo provvisorio deve fare i conti con il potere di fatto dei soviet, una sorta di parlamenti proletari che emandano ordini anche in contrasto con il governo centrale. Particolarmente importante è il soviet di Mosca.

questa la situazione nella Russia del 1917 alla vigilia del ritorno in patria di Lenin dopo un avventuroso viaggio in Europa. Lenin è appoggiato dalla Germania che ben conoscendo le sue posizioni riguardo la guerra fa di tutto per farlo tornare in patria.

1. Tesi di aprile: appena giunto a Pietrogrado Lenin diffonde un documento in dieci punti, le tesi di aprile, dove rifiuta la presa di potere borghese avvenuta in Russia in favore di una presa di potere da parte dei proletari. Viene rovesciata la tesi marxista: la rivoluzione proletaria non parte dai paesi sviluppati, ormai giunti alla fine del capitalismo, ma da un anello debole nella catena economica.

2. Politica: per prima cosa Lenin mira al potere nella maggioranza dei Soviet rifiutando la collaborazione con le altre forze politiche che hanno appoggiato il governo provvisorio.

3. Kerenskij: in agosto L’vov si dimette e il potere passa a Kerenskij, uomo screditato dopo che l’offensiva contro i tedeschi di luglio era fallita. Sia il suo partito che quelli moderati gli contrapponevano ormai il generale Kornilov. Quando quest’ultimo chiede al governo il passaggio di poteri all’autorità militare, Keneskij ottiene l’aiuto di tutti i partiti e dopo aver armato la popolazione evita il colpo di stato. Chi en esce vincente è Lenin e i suoi

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bolscevichi, in prima linea nella sollevazione popolare, che ottengono la maggioranza nei soviet di Mosca e Pietrogrado. Lenin rilancia l’idea di tutto il potere ai soviet e si prepara ad attaccare il governo provvisorio

Il 23 ottobre 1917 i bolscevichi prendono al decisione, in una riunione del Comitato centrale del partito, di rovesciare il governo provvisorio. È una scelta sofferta che viene dopo ampie discussioni nel partito stesso. Favorevole alla proposta di Lenin è Trotzkij.

1. 7 novembre 1917: le guardie rosse, ovvero le milizie operaie armate, circondano il Palazzo d’Inverno, vecchia sede del potere zarista e adesso sede del governo provvisorio. L’assalto al Palazzo sarà incruento ed il governo provvisorio esce così di scena

2. Congresso panrusso dei Soviet: il giorno stesso della presa del Palazzo d’Inverno si riuniscono a Pietrogrado l’assemblea dei delegati di tutti i soviet. Il congresso come primo atto approva due documenti di Lenin: la fine della guerra e l’abolizione della proprietà privata terriera. Nasce un nuovo governo formato esclusivamente da Bolscevichi nonostante le proteste di menscevichi, cadetti e socialrivoluzionari che però non si organizzano in manifestazioni puntando tutto sulle imminenti elezioni

3. Assemblea costituente: le urne segnano la sconfitta dei bolscevichi, fermi ad un quarto delle preferenze, e la vittoria dei social rivoluzionari che ottengono la maggioranza assoluta grazie al voto delle masse rurali. Ma l’assemblea viene immediatamente sciolta dai militari bolscevichi su ordine del Congresso dei Soviet. È l’inizio della dittatura di un partito.

I bolscevichi ottengono con la forza il potere ma sarà difficile amministrare un paese enorme senza avere una forte maggioranza tra la popolazione. Senza contare il mancato apporto di altri partiti e della classe dirigente che in massa fugge verso l’Europa occidentale.

1. Stato e Rivoluzione: il testo di Lenin spiega che il modello deve essere la Comune di Parigi ovvero uno Stato proletario. La nuova Russia non aveva bisogno di magistratura, parlamento, burocrazia ed esercito perché si sarebbe governata secondo i principi della democrazia diretta sperimentata nei soviet.

2. Pace di Brest-Litovsk: in condizioni di assoluta inferiorità, per non deludere le aspettative di pace, la Russia tratta la pace con la Germania. Lenin deve fronteggiare le resistenze sia all’interno del suo partito che quelle degli altri schieramenti politici. Inoltre, Francia ed Inghilterra vedono in questa pace un tradimento e per questo cominciano ad aiutare le forze controrivoluzionarie

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3. Controrivoluzione: la prima minaccia arriva dall’est dove l’ammiraglio Kolciak assume il controllo di vaste porzioni della Siberia. Nel 1918 penetra negli Urali e nel Volga e in questa occasione il soviet locale decide di uccidere la famiglia reale per paura di una sua liberazione. Altre minaccia arrivano dal nord. Il gruppo più organizzato era quello dei Bianchi, di ispirazione monarchica e conservatrice, ma anche a causa delle grandi distanza nel paese non avviene una organizzazione controrivoluzionaria che in breve oerde anche l’appoggio dei governi occidentali.

4. Politica reale: i bolscevichi lasciano da parte i progetti utopistici di democrazia diretta per prendere il controllo della situazione.

a. Ceka: viene istituita la Ceka, la polizia politica b. Tribunale rivoluzionario centrale: con il compito di processare tutti

coloro erano sospettati di essere controrivoluzionari. Gli altri partiti vengono messi fuori leggi.

c. Armata Rossa: si passa anche alla riorganizzazione dell’esercito con la creazione dell’Armata Rossa agli ordini di Trotzkj che anche grazie all’apporto degli ex ufficiali zaristi trasforma quello che doveva essere un esercito popolare in una efficiente macchina da guerra.

5. Guerra russo-polacca: mentre i bolscevichi riuscivano ad estirpare i fenomeni controrivoluzionari, nell’aprile del 1920 la Polonia decide di approfittare della confusione in Russia per annettere una serie di territori per portare avanti il progetto della Grande Polonia. L’Armata Rossa, prima colta di sorpresa, è costretta a subire l’avanzata dell’invasore ma quando riesce ad organizzarsi si spinge fino alle porte di Varsavia per poi subire nuovamente una offensiva polacca. La pace viene firmata nel marzo del 1921 e la Polonia annette territori ucraini e bielorussi.

6. Terza internazionale: i bolscevichi sono convinti che è necessaria una rivoluzione proletaria in Europa per rendere stabile la stessa rivoluzione russa. Per questo Lenin getta le basi per una nuova Internazionale, una Internazionale comunista che coordinasse l’azione di tutti i partiti comunisti in Europa. La prima riunione della Terza Internazionale si tiene nel marzo del 1919 a Mosca e vi partecipano una cinquantina di delegati provenienti perlopiù dagli ex territori dell’Impero. Si decide comunque di procedere con la creazione di una Internazionale, il Comintern. La successiva assemblea, sempre a Mosca e nel 1920, vede la partecipazione di 69 delegati provenienti da ogni parte del mondo. Si discute su quali partiti possono far parte del Comintern e viene approvato un documento in 21 punti di Lenin che afferma che i partiti che aderiranno alla Terza Internazionale devono seguire il modello bolscevico e cambiare il proprio nome in partito comunista. La Russia doveva diventare la guida per i partiti comunisti nel mondo. In Europa occidentale, però, questo

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progetto non attecchì ed i partiti comunisti rimasero inferiori rispetto quelli socialisti anche perché il modello bolscevico creava non poche preoccupazioni.

Economia: quando i bolscevichi prendono il potere, la Russia si trova già in una situazione di dissesto finanziario. Il governo, sia quello provvisorio che quello rivoluzionario, non erano neanche in grado di riscuotere le tasse per questo si finì per ritornare a forme di baratto

1. Comunismo di guerra: nell’estate del 1918 il governo bolscevico decide di intervenire in maniera energica ed organizzata anche in campo economico. Si parla di comunismo di guerra, termine che indica un intervengo autoritario in materia economica

a. Approvvigionamenti: la fame era un problema che cominciava a diventare serio. Per questo il governo promosse le azioni di squadre di contadini poveri che requisendo il grano dai proprietari terrieri benestanti dovevano provvedere all’approvvigionamento

b. Settore industriale: il comunismo di guerra prevedeva la statalizzazione della maggior parte delle fabbriche affiancando i vecchi dirigenti con funzionari di partito.

2. Risultati del comunismo di guerra: si riuscì ad armare e mantenere l’esercito ma la produzione industriale con il comunismo di guerra crollò. Come anche la produzione agricola. A questa situazione si aggiunge nel 1921 una carestia che alimentò il malcontento contadino ed operaio, costretti a turni di lavoro massacranti e a stipendi da fame. Manifestazioni di operai come quella dei marinari di Kronstadt vengono represse nel sangue

3. Decimo congresso del partito comunista: si tiene nel 1920 a Mosca e sul piano politico segna la fine di ogni dialettica all’interno del partito proibendo la formazione di correnti. A livello economico viene abbandonato il comunismo di guerra in favore del Nep: nuova politica economica che prevedeva anche una parziale liberalizzazione nella produzione e negli scambi. Ad esempio, si potevano vendere sul mercato le eventuali eccedenze agricole. Lo Stato manteneva comunque il controllo di banche e maggiori industrie.

4. Conseguenze del Nep: da una parte abbiamo dei miglioramenti sia dal punto di vista della produzione che del commercio privato e libero. Ma dall’altra parte la parziale liberalizzazione porta sì ad una maggiore ricchezza ma provoca anche la nascita di trafficanti e speculatori che in breve tempo assumono il controllo di questo commercio. Senza dimenticare che l’industria sotto il controllo statale stentava a crescere causando un alto numero di disoccupati.

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Politica: la prima costituzione della Russia rivoluzionaria risaliva al 1918, in piena guerra civile, e chiariva che il potere doveva appartenere unicamente alle masse lavoratrici. La costituzione prevedeva anche uno stato federale nel rispetto delle minoranze etniche.

1. Costituzione del 1924: la nuova Costituzione avviava una complessa ristrutturazione dello Stato dove tutto il potere era nelle mani del Congresso dei Soviet. Il potere reale era però in mano al Partito Comunista che controllava la polizia di partito e proponeva i candidati alle elezioni nei soviet che avvenivano in modo palese e con lista unica.

2. Educazione della gioventù: i bolscevichi investono molto in questo aspetto. L’istruzione diventa obbligatoria fino a 15 anni, l’insegnamento diventa più moderno, le scuole sono legate agli strumenti produttivi e le nuove generazioni sono inquadrate in organizzazioni giovanili di partito

3. Scristianizzazione: il governo colpisce duramente la chiesa ortodossa, portando avanti le tesi di Marx. Inoltre, viene abolito il matrimonio religioso in favore di solo quello civile, viene facilitata la pratica del divorzio, diventa legale l’aborto e viene proclamata la parità tra i sessi.

Stalin e Lenin: nell’aprile del 1922 Stalin viene nominato segretario del partito comunista. Quando Lenin era attivo aveva guidato con autorità e fermezza il partito, leader indiscusso aveva evitato la formazione di scontri e correnti. Ma adesso Lenin è malato e si apre la lotta per la successione

1. Trotzkij e Stalin: il primo è favorevole ad un alleggerimento della macchina statale e del troppo potere nelle mani del segretario del partito in favore di un parziale ritorno ai principi della democrazia sovietica. Stalin si oppone invece a questa diminuzione del potere del partito. Trotzkij, da sempre vicino a Lenin, proponeva anche un avvicinamento della Russia all’occidente, sia nei modelli di produzione economica sia per esportare all’estero la rivoluzione. È la famosa rivoluzione permanente. Stalin, pur convinto che era necessaria la nascita di un governo proletario globale, per il momento si accontenta del socialismo nella sola Unione Sovietica che da sola era in grado di fronteggiare l’ostilità del mondo capitalista. È il socialismo in un solo paese.

2. Scontro sull’economia: la corrente vicina a Trotzkij proponeva l’abolizione della Nep mentre gli uomini di Stalin erano favorevoli ad un incoraggiamento di questa politica economica. Ormai però il potere di Stalin nel partito era enorme e nel 1927 gli uomini vicino a Trotzkij, come lui stesso, furono espulsi dal partito. Si chiude così la fase dalla Rivoluzione Russa e di Lenin e si apre la stagione di Stalin.

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Arte: gli effetti della rivoluzione provocarono al fuga di molti artisti, come Chagall, e studiosi come il linguista Jackobson. Ma i più giovani si gettarono con entusiasmo nella stagione rivoluzionaria dando vita anche a forme d’arte che rompevano con il passato. Ecco allora la stagione delle avanguardia, di Majakovskij, Ejzenstein, Pudovkin, Majerchold. La stagione d’oro delle avanguardie dura fino alla metà degli anni ’20. Successivamente la pressione del partito, prima non solo tollerante ma anche sostenitore di queste forme d’arte, si fa sempre più forte.

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CAPITOLO 3. L’EREDITA’ DELLA GRANDE GUERRA Cambiamenti sociali: la prima guerra mondiale non è stata solo morte, violenza e distruzione. È stata anche la prima esperienza di massa nella storia dell’uomo. 65 milioni di uomini sono stati strappati alla loro attività quotidiane per partire come soldati e vivere una esperienza collettiva dove la violenza e la morte erano all’ordine del giorno.

1. Il problema dei reduci: dopo un lungo periodo di guerra, dove le armi, la morte improvvisa e la svalutazione della vita umana fanno parte della quotidianità, il reinserimento nella società civile non è facile. I soldati tornano a casa con una nuova coscienza sui loro diritti e si sentono in credito con lo Stato. Sorgono così associazioni di ex-combattenti che non solo onorano la memoria dei caduti ma si battono per i propri interessi. Gli Stati, però, in dissesto economico non possono far fronte se non in maniera modesta alla richieste dei reduci (pensione per gli invalidi, assicurazioni, premi)

2. Mutamenti nel mondo del lavoro, della società e dei costumi: con gli uomini al fronte per un lungo periodo viene meno la classica struttura familiare e patriarcale. Le donne cominciano a lavorare in luoghi prima prettamente maschili (come alla conduzione dei tram) e come i giovani cominciano ad avere una certa indipendenza economica. I vestiti si fanno più corti e leggeri, si cerca sempre di più del tempo libero per andare al cinema o ascoltare musica americana.

3. Massificazione della politica: la guerra aveva mostrato l’importanza e l’efficacia dell’organizzazione anche delle masse. Per far valere i propri diritti sembra indispensabile unirsi associazioni e partiti, che vedono impennarsi il numero degli iscritti. Acquistano sempre maggiore peso anche le manifestazioni pubbliche, viste come forme di democrazia diretta.

4. Ordine nuovo: la violenza della guerra appare in parte giustificabile solo se permette la nascita di una nuova società secondo i principi per alcuni della Rivoluzione russa, soprattutto intellettuali ed èlite, per altri di Wilson, la maggior parte della popolazione civile.

5. Il ruolo della donna: l’invio di molto uomini al fronte aprì nuovi spazi alla donna all’interno della società. Adesso le donne cominciano ad occupare sul lavoro prima esclusivamente maschili e all’interno della famiglia cominciano ad assumere anche il ruolo di capofamiglia. Ciò aumenta sia le risorse finanziarie della donna sia la consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo sia per la società che per la famiglia. Vengono meno, dunque, tutta una serie di gerarchie e non è un caso se l’Inghilterra nel 1918, la Germania nel 191 e gli Stati Uniti nel 1920 riconoscono il diritto di voto anche alle donne. Certo, ampi

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strati della società temevano questa emancipazione e cercarono di contrastarla in qualche modo.

Economia: tutti i paesi belligeranti, ad eccezione degli Stati Uniti, escono dalla guerra in un profondo dissesto economico. Per far fronte alle enormi spese i governi ricorrono prima alle tasse, poi ai prestiti dei singoli cittadini finanziatori ed infine contraggono massicci debiti soprattutto con gli Usa. Tutte misure insufficienti che costringono i governi a stampare cartamoneta in grande quantità causando una fortissima inflazione che, ad esempio, in Francia fa più che triplicare i prezzi. Si arricchiscono solo i pescecani, ovvero gli speculatori

1. Equilibri commerciali internazionali: quattro anni di guerra aveva fatto crollare la produzione europea e dunque l’esportazione industriale. Gli Stati Uniti ed il Giappone, al contrario, hanno aumentato fortemente le esportazioni soprattutto in Asia ed America del Sud. Senza trascurare che due forti partner commerciali di Francia ed Inghilterra, ovvero Germania, Russia ed Impero asburgico, sono per ragioni diverse dei mercati ormai impenetrabili.

2. Intervento statale: in questa situazione gli Stati intervengono nell’economia che non può essere lasciata in mano al mercato. Ecco allora il ritorno a forme di protezionismo doganale, contrario ai principi di Wilson, e al controllo dei prezzi sui generi alimentari e sugli affitti. Grazie a queste forme di controllo e protezione le economie europee conoscono un periodo di crescita. Una crescita però artificiale che si arresta bruscamente alla fine del 1920 provocando una depressione economica ed una serie di lotte sociali.

Il biennio rosso: tra la fine del 1918 e l’estate del 1920 il movimento operai europeo conosce una stagione di grande attivismo che a tratti assume l’aspetto di una ondata rivoluzionaria. I partiti socialisti conoscono una impennata delle iscrizioni, sindacati e movimenti operai scendono in piazza per chiedere migliori condizioni di lavoro e salari adeguati. Si ottengono le 8 ore lavorative ed ovunque nascono consigli operai sul modello russo che dovevano essere gli organi di governo in un futuro paese socialista.

1. Francia e Gran Bretagna: la classe dirigente riesce a contenere senza troppe difficoltà il movimento operaio. Il governo si concentra così sul controllo dell’inflazione e sulla politica internazionale, oltre che sulla stabilizzazione interna.

a. Francia: la maggioranza di governo di destra al potere dal 1919 controlla il paese con una politica conservatrice che fa ricadere sulle masse quasi tutto il peso della ricostruzione. Il governo di destra è stato interrotto nel 1924 dalla vittoria dei partiti della sinistra uniti nel Cartello

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delle Sinistre. Il nuovo presidente del consiglio è Herriot. Questo governo, però, dura solo due anni e termina nel 1926 con l’elezione del moderato Poincaréche stabilizza la moneta ed il bilancio statale aumentando ulteriormente la pressione fiscale. In questo periodo la Francia conosce un periodo di prosperità economica aumentando soprattutto la produzione nel settore chimico e meccanico.

b. Gran Bretagna: più lenta fu la stabilizzazione economica in un paese che soffriva lo sviluppo di nazioni di più recente industrializzazione. Tra il 1918 ed il 1929 il governo fu quasi sempre in mano ai conservatori a parte una breve parentesi nel 1924 con l’affermazione per la prima volta dei laburisti con Mac Donald. Ma questa esperienza dura una manciata di mesi e sempre nel 1924 il governo laburista viene rovesciato da conservatori mantenendo comunque numerosi seggi. Scompare quasi del tutto il partito liberale e si ritorno ad un forte bipartitismo. I conservatori portano avanti una politica di austerità e di contenimento dei salari, scelte che provocano numerose reazioni da parte dei lavoratori. La più importante avviene nel 1926 quando i minatori entrano in sciopero chiedendo la statalizzazione delle miniere ed aumenti salariali. Dopo 7 mesi di lotta i minatori sono costretti a cedere. Il governo, allora, approfitta di questa situazione per attaccare il partito laburista. Vengono proibiti gli scioperi per solidarietà e i lavoratori non vengono più iscritti d’ufficio al partito laburista. Quest’ultimo, comunque, non si perde d’animo e nel 1929 vince le elezioni ancora con Mac Donald. Sarà una esperienza, però, ancora breve.

2. Germania, Austria, Ungheria: in questi paesi dove le agitazioni sociali si sommavano alla sconfitta bellica il movimento operaio assunse la connotazione di un vero e proprio movimento rivoluzionario. Questi movimenti, però, vennero in qualche modo stroncati anche perché a differenza della Russia si tratta di paesi con una borghesia ed un capitalismo ancora abbastanza solidi.

a. Germania: già immediatamente dopo la fine della guerra la Germania si trova in una tipica situazione pre-rivoluzionaria. L’esercito si disgrega in tanti singoli soldati che fanno rientro con le armi nei loro paesi e città. Il governo legale era quello di Ebert costituito da soli socialisti ma nelle città maggiori il potere reale era nelle mani dei Consigli operai e dei soldati. A Berlino le strade erano piene di soldati armati e gli scontri di piazza sono all’ordine del giorno. È una situazione simile a quella russa nel 1917 ma le differenze sono importanti: gli eserciti vincitori sono schierati ai confini e sono pronti ad intervenire in caso di rivoluzione e la classe dirigente era comunque più numerosa e radicata nella società di quella russa. Inoltre, la socialdemocrazia era contraria ad una rivoluzione

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come quella russa appoggiando invece riforme democratiche e parlamentari. Questa linea moderata dell’Spd porta allo scontro con le frange più estremi come i comunisti della Lega di Spartaco, consapevoli però della loro minoranza anche all’interno dei consigli operai. Il 5 ed il 6 gennaio 1919 migliaia di berlinesi scendono in piazza per protestare contro la destituzione dalla carica di capo della polizia di un membro del partito. Gli spartachisti approfittano della situazione per incitare la folla a rovesciare il governo. Il proletariato berlinese non rispose in massa a questa incitazione ma la repressione governativa fu comunque violenta ed affidata, in mancanza dell’esercito, a squadre volontarie di soldati smobilitati e di ispirazione conservatrice. I leader degli spartachisti, Liebknecht e Luxemburg vengono uccisi. Alle elezioni del 1919 non si presentano i comunisti, la Spd vince ma non ottiene la maggioranza ed è costretta ad allearsi con il centro cattolico ed altri partiti liberali. Ebert viene eletto presidente della Repubblica e nasce la Costituzione di Weimar, democratica, a suffragio universale anche maschile, con un presidente eletto dal popolo e che prevede il mantenimento dell’impianto federalista. Ma la situazione interna non si riappacifica. Dopo gli scontri di Berlino si solleva anche la Baviera che nomina una repubblica comunista indipendente che viene stroncata dai corpi franchi. E le maggiori minacce arrivano dall’estrema destra dove i generali responsabili della sconfitta durante la guerra diffondono la leggenda della pugnalata alle spalle, ovvero la Germania poteva ancora vincere la guerra se non fosse stato per il tradimento di una parte del paese. Si tratta di una leggenda che ha però una diffusione enorme e a farne le spese è soprattutto la Spd che aveva avuto il gravoso compito di firmare la pace. Il partito viene sconfitto alle elezioni del 1920 e la guida del paese passa al centro.

b. Austria: si verificano eventi molto simili a quelli tedeschi. La socialdemocrazia, che aveva firmato la pace, ottiene una prima vittoria elettorale. Le frazioni comuniste cercano in ogni modo di rovesciare il potere senza mai riuscirci. Alle elezioni del 1920 vince il partito di centro cattolico e conservatore

c. Ungheria: i socialisti, uniti ai comunisti, nel 1919 proclamano una repubblica sovietica che reprime duramente l’aristocrazia agraria e la borghesia. L’esperimento dura pochi mesi perché il governo di Kun viene rovesciato dall’ammiraglio conservatore Horthy anche grazie all’aiuto dell’esercito rumeno.

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La Repubblica di Weimar: rappresenta un avanzato esempio di democrazia e libertà in Europa. Non a caso fiorisce in questi anni l’arte e la scienza proprio in Germania. Ma le minacce e i problemi per la nuova Costituzione non erano pochi:

1. Mancanza di un partito leader: a livello politico la Germania vede la presenza di numerosi piccoli partiti nessuno dei quali può governare da solo. Neanche la Spd da sola è in grado di avere la maggioranza del parlamento. Le classi media sono rappresentate dal partito cattolico di centro e sono sempre più numerosi gli elettori delle forze di destra ed estrema destra

2. Nostalgia dell’impero: la media e piccola borghesia rimaneva diffidente nei confronti della democrazia. I tempi dell’Impero vengono visti come un periodo di tranquillità economica e prestigio internazionale mentre le forze democratiche sono quelle che hanno firmato una pace umiliante.

3. Riparazioni: nel 1921 una commissione tra le forze vincitrici calcola l’ammontare delle riparazioni. È una cifra enorme da pagarsi in 42 rate annuali. In pratica la Germania per mezzo secolo deve fare a meno di un quarto del suo Pil. Questa notizia solleva numerose proteste in Germania che sfocia in una serie di attentati terroristici portati avanti anche dall’estrema destra di Hitler. Vengono così uccisi il ministro delle finanze reo di aver firmato gli accordi di Versailles.

4. Crisi del marco: i governi tra il 1921 ed il 1923 si impegnano comunque a pagare le prime rate delle riparazioni evitando di aumentare la pressione fiscale. Vengono così stampate una grande quantità di monete che provoca una feroce e veloce inflazione. Il marco è ormai del tutto svalutato

Crisi della Ruhr: Francia e Belgio, col pretesto di non aver ricevuto alcune riparazioni, occupano militarmente la regione della Ruhr, la più importante a livello economico della Germania. Il governo tedesco, impossibilitato ad intervenire militarmente, invita alla resistenza passiva consigliando ad operai ed imprenditori di non collaborare con gli occupanti. Intanto gruppi clandestini organizzano sabotaggi contro francesi e belgi.

1. Tracollo finanziario: ma la resistenza passiva ha molteplici costi. Intanto come sussidi per i disoccupati ed anche perché per un certo periodo la Ruhr non è in grado di produrre. La Germania tracolla, il marco perde ogni valore. Gli unici che si avvantaggiano sono gli imprenditori che esportano all’estero e si fanno pagare con valuta straniera e coloro che hanno contratto debiti.

2. Governo Stresemann: nel momento di maggiore difficoltà il paese reagisce. Il nuovo governo, una grossa coalizione presieduta da Stresemann:

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a. Rapporti con la Francia: riallaccia i contatti con la Francia per risolvere la questione della Ruhr.

b. Stabilizzazione interna: vengono soffocate le sollevazioni comuniste di Amburgo e quella di destra di Monaco dove Hitler ha organizzato una insurrezione, fallita a causa del mancato appoggio di militari e politici locali, contro il governo centrale. Hitler viene condannato a 5 anni di carcere.

c. Marco di rendita: ristabilita la sovranità nazionale il governo comincia a stampare il marco di rendita impegnando, come un cittadino privato, tutti i beni agricoli ed industriali per garantirsi crediti. Si ritorna anche alla stabilità economica con una forte politica deflazionistica anche grazie all’aumento delle imposte

d. Piano Dawes: nel 1924 la Germania ottiene l’approvazione del piano Dawes, messo a punto dall’omonimo economista americano, che prevede aiuti internazionali tramite prestiti a lunga scadenza per la Germania. Tutte queste misure, con il ritorno della Ruhr, permettono alla Germania di riprendere il proprio sviluppo economico.

3. Governo Hindenburg: la grande coalizione di Stresemann si ruppe già nel 1923. Le elezioni del 1924 vedono il trionfo dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra fortemente contrari al piano Dawes. Nel marzo del 1925 viene eletto come successore di Ebert il maresciallo Hindenburg, rappresentante del passato imperiale. Gli anni successivi sono di stabilità politica ed economica.

Politica francese e distensione in Europa: con l’isolazionismo di Gran Bretagna e Usa è la Francia a tessere una serie di alleanze per evitare nuovi scontri e conflitti.

1. Con i piccoli paesi: per prima cosa il governo francese, nei primi anni ’20, stringe accordi con paesi come Polonia, Jugoslavia, Cecoslovacchia e Romania.

2. Con la Germania: inizialmente il governo francese agisce quasi in maniera fanatica per evitare la rivincita della Germania, e da qui l’invasione della Ruhr. Con il governo Stresemann ed il piano Dawes, però, comincia un periodo di distensione tra le due potenze in nome della sicurezza collettiva.

3. Accordi di Locarno: vengono firmati nel 1925 e prevedevano il riconoscimento da parte di Francia, Germania e Belgio dei confini tracciati con il trattato di Versailles. La Germania viene ammessa nella Società delle Nazioni.

4. Piano Young: ancora un finanziere americano mette a punto un piano in favore della Germania. Vengono ridotte le riparazioni ed allungati i tempi di pagamento.

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5. Patto di Parigi: nel 1928 una quindicina di Stati rifiutano la guerra come strumento per risolvere le controversie

Questo periodo di distensione è però effimero. Infatti, già a partire dal 1930 la Francia comincia la costruzione della linea Maginot, una imponente linea difensiva lungo il confine con la Germania.

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CAPITOLO 4. IL DOPOGUERRA IN ITALIA E L’AVVENTO DEL FASCISMO Nonostante la vittoria l’Italia doveva affrontare una serie di pressanti problemi, tutti problemi più acuti in Italia dove a differenza di Francia e Gran Bretagna il processo di democratizzazione era appena agli inizi e la forza della classe politica ridotta:

1. Crisi economica: problemi come il deficit statale, lo sviluppo abnorme di alcuni settori e l’inflazione galoppante

2. Crisi sociale: la classe operaia guarda con ammirazione a quando accaduto in Russia e chiedeva non solo maggiori salari ma anche maggior potere nelle fabbriche e nei sindacati. La classe contadina era tornata dalla guerra più consapevole dei loro diritti e ferma nel chiedere il mantenimento delle promesse della classe dirigente. I ceti medi si mobilitano in difesa dei loro interessi

Politica: molti sono i cambiamenti negli assetti politici italiani nel dopoguerra:

1. Partito popolare italiano: nasce nel 1919 ed il fondatore e primo segretario è don Luigi Sturzo. È un partito di chiara ispirazione cattolica, democratico e legato alla chiesa

2. Partito socialista: nel dopoguerra conosce un forte aumento degli iscritti. Schiacciante era la corrente massimalista che guardava con ammirazione a quanto stava accadendo in Russia. Allo stesso tempo, però, i socialisti italiani non facevano nulla per favorire una rivoluzione, limitandosi ad osservare le masse convinti che la rivoluzione sarebbe scoppiata autonomamente.

3. Estrema sinistra socialista: in seno al Psi si formano correnti di estrema sinistra che mirano ad una maggiore partecipazione del partito nel realizzare il progetto russo. Ecco allora la corrente di Gramsci che mira alla nascita di un partito rivoluzionario vicino ai soviet ed al modello bolscevico.

4. Fasci di combattimento: i socialisti guardavano con ammirazione alla Russia ma così facendo spaventano i ceti medi che invece guardano a quella esperienza come una minaccia da evitare. Inoltre, i socialisti attaccano gli ideali nazionalisti che invece vengono portati fieramente avanti da gruppi come quello fondato da Mussolini il 23 marzo 1919. Inizialmente i Fasci di Combattimento sono un gruppo eterogeneo e poco numeroso che si caratterizza, però, per la violenza politica. Ecco allora che a Milano, il 15 aprile 1919, viene attaccato un corteo socialista e viene bruciata la sede dell’Avanti! Comincia a diffondersi l’idea di una vittoria mutilata, espressione coniata da D’Annunzio, soprattutto presso gli strati nazionalisti della politica.

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questione fiumana: il Patto di Londra firmato in segreto da Salandra e Sonnino il 26 aprile 1915 con Francia, Russia e Gran Bretagna prevedeva, tra le altre cose, che l’Italia in caso di vittoria avrebbe ottenuto la Dalmazia ma non Fiume. Ma la Dalmazia era abitata per lo più da slavi e infatti adesso era reclamata dalla Jugoslavia mentre la città di Fiume era abitata in prevalenza da italiani. Il dilemma è allora questo: rinunciare ai vantaggi territoriali della Dalmazia per mantenere dei buoni rapporti con la Jugoslavia oppure rivendicare anche Fiume? Ovvero rispettare il Patto di Londra oppure appellarsi ai principi di nazionalità proposti da Wilson?

1. Conferenza della pace di Versailles: Orlando e Sonnino cercano di mantenere la Dalmazia chiedendo anche la sovranità della città di Fiume. Tali richieste incontrano l’opposizione degli alleati e la delegazione italiana abbandona polemicamente le trattative. Orlando e Sonnino vengono salutati in Italia con manifestazioni patriottiche ma quando Orlando tornò a Parigi non ottenne nulla e il suo governo cadde. Il nuovo primo ministro è Francesco Saverio Nitti.

2. L’impresa di Fiume: nel settembre 1919 D’Annunzio con alcuni miliziani occupa la città di Fiume. Pensata come azione di pressione sul governo, questa impresa dura 15 mesi e si trasforma in una nuova esperienza politica.

Tensioni sociali: intanto l’Italia è scossa da una serie di tensioni sociali nel 1919. A causarle sono l’aumento dei prezzi non seguito dall’aumento dei salari. Nel 1919 si moltiplicano gli scioperi di tutti i lavoratori

1. Agitazioni agrarie: sia le leghe rosse della Bassa Padana che i mezzadri bianchi e clericali del centro sono protagonisti di una serie di agitazioni. Ma mentre i socialisti puntavano ad una spartizione della terra i bianchi proponevano il mantenimento della mezzadria e della proprietà privata. Intanto, nel sud della penisola i contadini poveri cominciarono ad occupare le terre. Queste lotte, però, non hanno grande seguito a causa della frammentazione ideologica

2. Elezioni del 1919: dalle urne esce un paese completamente diverso. Si affermano i socialisti seguiti dai popolari mentre la vecchia classe dirigente non ottiene molti seggi. Nessuno però aveva la maggioranza assoluta e visto che il Psi si rifiutava di allearsi con i partiti considerati borghesi l’unica soluzione era una alleanza tra cattolici e liberaldemocratici.

3. Elezioni del 1920: il governo Nitti, troppo debole, resiste appena un anno. Il nuovo governo viene presieduto da Giolitti che propone un programma molto attento all’economia che prevede una tassazione per le industrie che si erano arricchite con la guerra. Si sperava in una serie di compromessi dell’anziano statista per poter controllare l’opposizione socialista.

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a. Politica estera: qui Giolitti ottenne i risultati più importanti. Con la Jugoslavia viene firmato il 12 novembre 1920 il Trattato di Rapallo che prevedeva la cessione delle Dalmazia, senza però la città di Zara che rimaneva italiana, e la proclamazione di Fiume come città libera. Inizialmente D’Annunzio si oppose a questa decisione ma quando il giorno di natale del 1920 l’esercito regolare entra in città le milizie del vate si disperdono.

b. Politica interna: il governo impose per prima cosa la liberalizzazione del prezzo del pane e non riuscì a tassare come promesso le industrie che si erano arricchite. Inoltre, Giolitti non riesce a ridimensionare le spinte del movimento operaio.

c. Agitazione dei metalmeccanici: tra l’estate e l’autunno del 1920 i metalmeccanici entrano in agitazione. Gli imprenditori arricchiti, il sindacato ma anche gli operai indipendenti che avevano provato l’esperienza dei Consigli di fabbrica arrivano al muro contro muro. I sindacati presentano una serie di richieste normative ed economiche che gli industriali rifiutano. Alla fine di agosto la Fiom ordina l’occupazione delle fabbriche e nei primi giorni di settembre quasi tutti gli stabilimenti metallurgici sono occupati. Il movimento resiste all’interno delle fabbriche ma non riesce ad esportare all’esterno gli ideali rivoluzionari. Il governo si mantiene neutrale, impedisce le violenze degli imprenditori ed il 19 settembre convince questi ultimi ad accettare le richieste della Fiom. Sul piano sindacale i lavoratori escono vincitori ma i fermenti eroici e rivoluzionari non trovano seguito nella società. I sindacati sono accusati di aver svenduto un ideale per un accordo sindacale ed anche il Psi era attaccato dalle correnti più estreme per il suo comportamento incerto

4. Nasce il Pci: dopo il II congresso della Terza Internazionale si apre un dibattito all’interno del Psi e in larga parte si rifiutano le disposizioni di Lenin ovvero il cambio di nome in partito comunista e l’espulsione degli elementi centristi e riformisti. Nel congresso del partito a Livorno nel 1921 i riformisti non vengono espulsi ma esce dal partito un’ala di sinistra che fonda il Pci, seguendo una linea leninista e rivoluzionaria.

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Fine del biennio rosso e fascismo agrario: con l’occupazione delle fabbriche finisce in Italia il biennio rosso. La classe operaia, come nel resto dell’Europa, è indebolita dagli anni di lotta e risente fortemente dei rovesci economici che causano una forte disoccupazione e condizioni salariali minime. In Italia però abbiamo un fenomeno nuovo: il fascismo agrario

1. Trasformazione del fascismo: fino al 1920 il movimento fascista aveva avuto un ruolo marginale ma tra il 1920 ed il 1921 forma una serie di squadre paramilitari che cominciano ad attaccare in maniera feroce tutte le manifestazioni e le organizzazioni socialiste. Mussolini cavalca in questo modo l’ondata antisocialista post-biennio rosso

2. Leghe socialiste: dopo due anni di lotte vittoriose le leghe socialiste nelle comunità agrarie della Pianura Padana avevano ottenuto miglioramenti salariali e lavorativi oltre a creare un sistema, attraverso il controllo degli uffici di collocamento e la vicinanza con i consigli comunali locali, che permetteva il controllo del mercato del lavoro che veniva distribuito ai propri associati.

3. Fatti di Palazzo d’Accursio: il 21 novembre 1920 i fascisti si mobilitano per evitare l’insediamento della nuova giunta comunale socialista a Bologna. Ci sono spari dentro e fuori il palazzo comunale e i socialisti, chiamati a difendere la cerimonia, sparano per un tragico errore sulla folla provocando una decina di morti. I fascisti ne approfittano e sfruttano questo incidente per giustificare una serie di azioni violente antisocialiste nella Bassa Padana.

4. Squadrismo: in pochi mesi il fenomeno dello squadrismo dilaga nell’Italia centro-settentrionale e le squadre fasciste vengono sovvenzionate dai proprietari terrieri per abbattere il potere delle leghe socialiste. Gli squadristi attaccano violentemente municipi socialisti, case del popolo, sedi della lega socialista e molte amministrazioni rosse padane sono costrette alle dimissioni. Il tutto nell’indifferenza della classe politica statale e della magistratura, che anzi alcune volte copriva questi eventi violenti. Giolitti pensava che lo squadrismo fascista poteva essere un utile fenomeno per ridurre le pretese dei socialisti

5. Elezioni di maggio 1921: Giolitti indice nuove elezioni per permettere ai fascisti di entrare nel governo, legittimando politicamente questo fenomeno. I socialisti perdono pochi voti, i popolari si rinforzano, i liberaldemocratici non ottengono la maggioranza e 35 deputati fascisti entrano in parlamento. Giolitti è costretto alle dimissioni. Al suo posto si insedia Ivanoe Bonomi che fa stringere un patto tra socialisti e fascisti: nessuno userà più la violenza nelle controversie.

6. Opposizione nel fascismo: il patto voluto da Bonomi favorisce le intenzioni di Mussolini che stava cercando di porre fine alle violenze squadriste per paura di una reazione popolare contro queste violenze. Ma i ras, ovvero i capi fascisti locali, non accettavano questa decisione e cominciarono a mettere in

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discussione la leadership di Mussolini. Nel congresso del novembre del 1921 a Roma Mussolini si rende conto di non poter fare a meno della massa d’urto del fascismo agrario e sconfessa il piano firmato con i socialisti. Il fascismo da movimento diventa poi partito. Nasce il Pnf, il Partito nazionale fascista.

Agonia dello stato liberale: nel 1922 il governo Bonomi viene sostituito da quello di Facta, sbiadita personalità vicina a Giolitti. La debolezza del governo e dell’opposizione socialista finisce per dare ancora maggiore libertà di movimento a Mussolini e le sue squadre di fascisti.

1. Sciopero legalitario: i socialisti provano a rispondere con uno sciopero in difesa della costituzione. È l’agosto del 1922 e i fascisti, che si atteggiano a tutori dell’ordine, lanciano una violenza offensiva contro il movimento operaio. Per una settimana le camice nere attaccano sedi di giornali, di partito, di operai e di sindacati.

2. Marcia su Roma: adesso Mussolini si pone il problema della conquista del potere. Come al solito in questa fase gioca su due tavoli. Da una parte tratta con re e governo per ottenere un ruolo in parlamento e dall’altra parte organizza la marcia su Roma, ossia la mobilitazione delle forze fasciste per prendere con la forza il potere. La mobilitazione viene fissata per il 27 ottobre 1922. I fascisti sono comunque pochi e male armati, nulla che un esercito regolare non poteva fermare. Il primo ministro Facta si dimette e propone a Vittorio Emanuele III di proclamare lo stato d’assedio per fermare facilmente la colonna di fascisti. Il re rifiuta la proposta di Facta e chiede a Salandra di formare un nuovo governo. Il 29 ottobre 1922, incassato anche il no di Salandra, il re decide di proporre l’incarico a Mussolini che nel frattempo era in treno per Milano. La maggior parte del parlamento accolse con gioia questa notizia. Si pensava che la guerra civile fosse stata evitata. Si pensava che con Mussolini sarebbe ritornato l’ordine nel paese. Il nuovo presidente del consiglio assicura il paese che le libertà costituzionali non sarebbero state toccate. In realtà le camice nere adesso come non mai compivano azioni violente rivolte contro gli avversari politici.

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Verso lo stato autoritario: Mussolini una volta al potere vara una serie di iniziative contrarie allo spirito di un paese democratico:

1. Gran consiglio del fascismo: aveva il compito di servire da raccordo tra governo e partito

2. Milizia volontaria: le squadre fasciste vengono inquadrate in questa milizia che diventa una vera e propria polizia di partito. Adesso la repressione violenta degli avversari diventa in qualche modo legale.

3. Politica liberista: Mussolini inaugura una serie di riforme per risollevare l’economia. Ecco allora l’alleggerimento della pressione fiscale sulle imprese, lo sfoltimento dei pubblici impiegati, una maggiore libertà all’iniziativa privata. Tra il 1922 ed il 1925 questa politica economica porta i suoi frutti e lo Stato arriva al pareggio di bilancio

4. Rapporti con la Chiesa: Mussolini abbandona la sua iniziale avversione nei confronti della Chiesa e stringe accordi con Papa Pio XI ed anche la riforma della scuola promossa da Gentile ed incentrata sullo studio umanistico prevede l’insegnamento della religione cattolica.

5. Legge elettorale e nuove elezioni: nel 1923 viene varata una nuova legge elettorale anche grazie ai voti dei liberali e dei cattolici di destra. Adesso il partito che otteneva la maggioranza relativa aveva un premio di maggioranza pari ai 2/3 del parlamento. Dopo le elezioni del 1924 il Pnf ottiene il 65% dei voti e può governare anche senza il premio di maggioranza. I liberali come Orlando e Salandra si candidano con la lista nazionale fascista mentre l’opposizione appare frammentata e troppo debole.

6. Il delitto Matteotti: il 10 giugno 1924 viene rapinato ed assassinato Matteotti, il deputato socialista che aveva denunciato i dieci giorni prima i brogli elettorali. L’opinione pubblica si indigna contro il fascismo nonostante l’arresto degli esecutori materiali del delitto. Mussolini, per la prima volta, non si sente più inattaccabile. Ma l’opposizione troppo debole non può attaccare il governo in parlamento e realizza la scissione dell’Aventino: il resto dei partiti abbandona il parlamento ma non raggiunge l’effetto sperato perché non riesce a mettere a punto una azione comune che vada oltre il sollevamento della questione morale contro lo strapotere di Mussolini. Il re non interviene e Mussolini, per placare gli animi, si dimette da ministro degli interni e sacrifica alcuni suoi collaboratori troppo vicini al caso Matteotti

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5 gennaio 1925: con un discorso alla Camera Mussolini minaccia apertamente di intervenire con violenza contro l’opposizione. A seguito di questo discorso vengono compiute azioni di violenza da parte dei fascisti. È la fine dello stato democratico. I primi antifascisti cominciano ad essere perseguitati come ogni organo di informazione e pensieri lontano dal fascismo

1. Fascistizzazione della stampa:

a. Primo decreto – 1923: il prefetto può diffidare il direttore di un giornale che con notizie false e tendenziose danneggia l’Italia all’interno e all’esterno e diffonde un infondato allarmismo che può sfociare in un turbamento dell’opinione pubblica. La Stampa esce con un titolo a tutta pagina: la soppressione della libertà di stampa.

b. Secondo decreto – 1924: i prefetti ed i loro delegati possono non solo censurare la stampa ma anche sequestrare e sopprimere quotidiani e periodici.

c. Terzo decreto – 1925: da tempo si rincorrono voci, più o meno costruite dallo stesso regime, di preparativi per un attentato a Mussolini. Il Duce ha capito di aver superato il caso Matteotti e stabilisce che possono continuare a pubblicare solo giornali che hanno come direttore un uomo voluto dal regime. Molti giornali sospendono così le pubblicazioni. Sempre con il pretesto di attentati vengono chiuse le logge massoniche e le istituzioni d’opposizione. La Stefani è l’unico organo di informazione e grazie al governo aumenta la sua organizzazione.

d. Quarto decreto 1926: il ministro dell’Interno dopo la notizia dell’attentato contro Mussolini a Bologna ordina la sospensione immediata di tutti i giornali d’opposizione per motivi di ordine pubblico. Nello stesso giorno terminano le pubblicazioni L’Unità, L’Avanti!, Il Mondo e Il Risorgimento.

e. Limitazioni alla stampa straniera: anche i telegrammi dei corrispondenti stranieri all’estero passano sotto il controllo della censura. In particolare dopo un terremoto avvenuto nell’Italia centro-meridionale. Mentre la Stefani minimizzava il numero di vittime e i danni, i corrispondenti delle maggiori agenzie straniere trasmettevano al mondo la reale entità del sisma.

2. Leggi autoritarie: a. Dicembre 1925: i poteri del capo del governo sono rafforzati b. Leggi fascistissime 1926: legittimano l’Ovra e tutta una serie di

associazioni per l’inquadramento negli organi del partito della popolazione italiana a partire dai ragazzi

c. Aprile 1926legge sindacale: sono proibiti i sindacati non fascisti

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d. Novembre 1926: dopo la notizia di un nuovo attentato fallito contro Mussolini vengono aboliti tutti i partiti non fascisti e viene reintrodotta la pena di morte. Viene istituito un Tribunale speciale per la difesa dello Stato

e. Legge elettorale del 1928: introduce la lista unica

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CAPITOLO 5. LA GRANDE CRISI: ECONOMIA E SOCIETA’ NEGLI ANNI ‘30

Gli anni dell’euforia: alla fine degli anni ’20 il mondo sembrava in una fase di distensione: i rapporti tra le potenze diventano tranquilli e l’economia cresce trainata dalla grandiosa economia americana

1. Primato economico degli Usa: durante la guerra gli Stati Uniti non solo avevano aumentato la loro produzione ma avevano anche garantito una serie di prestiti ai paesi europei diventando così il primo paese esportatore di capitali. Superata la depressione post-bellica, a partire dal 1921 gli Stati Uniti conoscono una vertiginosa crescita economica grazie anche all’applicazione dei principi di Taylor e della sua catena di montaggio mobile su larga scala. Allo stesso tempo, però, il numero dei disoccupati è in lieve aumento proprio a causa degli sviluppi tecnologici e la conseguente minor necessità di manodopera umana. Allo stesso tempo, però, aumentava il terziario ed il settore dei servizi: gli Usa sono il primo paese dove gli impiegati nel terziario sono più di quelli del secondario

2. Cambiamenti di vita quotidiana: si diffondono negli Stati Uniti le automobili e gli elettrodomestici come il frigorifero e la radio grazie anche alla vendita rateale che rende accessibile quasi a tutti questi prodotti

3. Politica repubblicana e questione sociale: gli anni ’20 sono politicamente dominati dal partito repubblicano che attuano una politica fortemente conservatrice abbassando le imposte dirette e mantenendo la spesa pubblica molto bassa investendo poco nel settore sociale. In questo periodo la distribuzione dei redditi era fortemente sbilanciata e larga parte della popolazione non poteva avere accesso a tutta una serie di servizi. Inoltre, vengono adottate tutta una serie di misure contro l’immigrazione per evitare il mescolamento etnico e la diffusione di idee sovversive provenienti dall’Europa. Sono anche gli anni del Ku Klux Klan e del proibizionismo, introdotto nel 1920 perché si era convinti che il bere fosse un vizio di neri e proletari in genere.

4. Speculazione finanziaria: sono anche gli anni delle prime speculazioni nella borsa americana. Facili guadagni si potevano ottenere comprando azioni per poi rivenderle ad un prezzo maggiore sperando in una loro costante crescita di valore grazie ad una costante domanda

5. Fragilità del sistema economico: ma le basi dell’economia americana non erano così solide. La grande diffusione di beni di consumo durevole aveva ormai saturato il mercato interno e in questo senso viene in aiuto l’Europa ed il

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suo mercato in crescita. In pratica gli Stati Uniti con i loro crediti aiutavano l’economia europea e l’Europa con l’acquisto di prodotti americani aiutava l’economia degli Usa. Ma la maggior parte dei finanziamenti per l’Europa provenivano da banche private che a partire dal 1928 preferiscono sempre più investire nelle speculazioni a Wall Street che non in prestiti oltreoceano. Immediatamente l’economia europea rallenta e calano di conseguenza anche le esportazioni dell’industria americana.

Ottobre 1929: all’inizio di settembre i titoli in borsa raggiunsero il loro massimo. Seguono giorni di incertezza in cui gli speculatori tendono a vendere per realizzare i guadagni fin lì ottenuti. Questa corsa alle vendite, che si verificò soprattutto alla fine di ottobre, causa il crollo dei titoli e di conseguenza la rovina di molti investitori. Le conseguenze sono diverse:

1. Ceti ricchi e benestanti: sono i primi ad accusare il colpo. I loro consumi quindi diminuiscono e ciò causa un forte rallentamento dell’economia americana con conseguenze su tutto il mondo

2. Protezionismo Usa: il governo americano cerca di correre ai ripari proponendo misure protezionistiche per proteggere la loro economia. Cessa anche l’erogazione di crediti all’estero.

3. Recessione globale: gli effetti del crollo di Wall Street si fanno sentire in tutto il mondo. Ovunque le fabbriche chiudono perché non hanno più commesse, i dipendenti vengono licenziati, il mercato interno diminuisce a causa delle ristrettezze economiche.

4. Europa: alla crisi produttiva e commerciale si aggiunge anche una crisi finanziaria. Molte banche di Germania ed Austria, infatti, sono costrette a chiudere e crolla anche la moneta nazionale.

a. Gran Bretagna: il tutto a danno anche della Gran Bretagna che aveva investito molto in quei paesi. Le banche inglesi dovettero far fronte alla ingente richiesta di ritiro di capitali stranieri e alle molte domande di riconversione della sterlina in oro. Nel 1931, finite le riserve auree, si passa alla svalutazione della sterlina per cercare di facilitare le esportazioni. Il premier laburista Mac Donald decide di intervenire tagliando, tra le altre cose, il sussidio di disoccupazione. Ciò provocò le proteste di buona parte del suo partito. Mac Donald allora si accorda con liberali e conservatori formando un governo nazionale. la sterlina viene svalutata e si attuano misure protezionistiche che favoriscono il

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commercio nei paesi del Commonwealth. L’Inghilterra esce dalla crisi a partire dal 1934, in anticipo rispetto gli altri paesi

b. Germania: la situazione non andava meglio, anzi perché si trattava di un paese legato ai prestiti internazionali. Il nuovo governo ottenne nel 1932 la sospensione del pagamento delle riparazioni che non vennero più pagate in seguito.

c. Francia la crisi arrivò dopo ma durò più a lungo, fino al 1937 quando finalmente si decise di svalutare anche il franco.

New Deal: nel novembre del 1932 il democratico Roosevelt vince le elezioni. Il suo programma non è chiaro ma il nuovo presidente ha capito che per vincere le elezioni bisogna diffondere un senso di ottimismo e di speranza nella popolazione. Roosevelt annuncia così il New Deal, più che un programma definito una nuova forma di governo che prevedeva una maggior presenza dello Stato nell’economia. Il tutto per migliorare sia l’economia che le condizioni sociali

1. Primi cento giorni: il dollaro viene svalutato per favorire le esportazioni, aumento dei sussidi di disoccupazione, ristrutturazione del sistema creditizio, concessione di crediti ai cittadini indebitati per estinguere le ipoteche sulle case.

2. Agricultural adjustment act (Aaa): si assicuravano premi in denaro a coloro che riuscivano a limitare la loro produzione agricola fermando così il fenomeno della sovrapproduzione.

3. National industrial recovery act (Nira): imponeva una concorrenza meno accanita ed un maggior rispetto dei diritti e dei salari

4. Tennessee valley authority (Tva): è un ente che ha il compito di controllare i fumi della valle del Tennessee per ricavarne energia idroelettrica a basso costo

5. Grandi opere pubbliche: con l’Aaa si arresta la produzione, calano i prezzi ma diventano molti i contadini disoccupati. Ecco allora che il presidente dà vita ad una serie di opere pubbliche per riassorbire in parte i disoccupati. È un gravoso impegno per lo Stato che aumenta così la propria spesa pubblica

6. Leggi sociali: a partire dal 1935 vengono varate una serie di norme per rendere più equa la società americana. Ecco allora l’assistenza statale per i più poveri e la pensione di vecchiaia per i lavoratori.

7. Limiti ed opposizioni al New Deal: la Corte suprema dichiara incostituzionali il Nira e l’Aaa ma Roosevelt, forte di una netta maggioranza fa passere comunque le leggi modificandole solo un po’. Per tutti gli anni ’30, comunque,

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l’economia americana non mostra grandi segni di ripresa e la iniezioni di denaro pubblico si fanno sempre più ingenti.

Intervento dello Stato nell’economia: fino ad ora lo Stato era intervenuto nell’economia ma in conseguenza di specifiche situazioni come l’organizzazione della produzione in tempo di guerra. Ma a partire dal 1929 lo Stato si fa carico di nuovi oneri non solo come provvedimenti doganali e controllo dei prezzi ma anche come soggetto attivo:

1. Diversi interventi: gli Stati Uniti si cerca di potenziare la domanda aumentando la spesa pubblica e in Italia lo Stato assume il controllo diretto di alcune industrie.

2. Capitalismo diretto: l’intervento statale non mette però in discussione il modello capitalistico che aveva come fine ultimo il profitto. Adesso l’iniziativa dei privati, limitata a causa delle condizioni economiche generali, viene aiutata dallo Stato senza intaccare il principio di profitto privato

3. Keynes: la crisi del 1929 permetto all’economista di confutare alcuni dogmi economici precedenti in particolare il principio secondo cui il mercato raggiunge autonomamente un equilibrio tra mercato ed offerta garantendo la massima occupazione possibile. Keynes, al contrario, sostiene che il mercato da solo non è in gradi di raggiungere da solo questo equilibrio e per questo sono necessari una serie di interventi per limitare questa instabilità. È soprattutto lo Stato che deve aumentare la domanda espandendo la spesa pubblica abbandonando il mito del pareggio di bilancio ed utilizzando lo strumento del deficit di bilancio e con l’aumento della moneta circolante.

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Nuovi consumi e stili di vita: la crisi del 1929 causa una serie di cambiamenti nello stile di vita di americani ed europei:

1. Urbanizzazione: a causa della crisi del settore agricolo sempre più persone si spostano verso la città. Ciò provoca un boom del settore edilizio. Adesso le nuove case, più confortevoli, vengono costruite in periferia ed hanno elettricità ed acqua. Inoltre, la distanza dal centro obbliga il miglioramento dei trasporti pubblici e l’aumento della auto private in circolazione.

2. Nuovi consumi: chi era riuscito a mantenere il posto di lavoro si trovava con uno stipendio più forte del precedente grazie al calo generale dei prezzi. È proprio per questo che anche in Europa dopo il ’29 aumenta, paradossalmente, la vendita di prodotti come gli elettrodomestici e appunto le auto private.

3. Radio: a partire dagli anni ’20 cominciano le prime trasmissioni radiofoniche, private negli Stati Uniti e sotto il controllo dello Stato in Europa secondo il modello a canone della Bbc. Le radio hanno un prezzo accessibile per questo vengono venduti molti apparecchi. Ci si incammina verso una società di massa e cambia anche l’informazione che adesso entra nelle case ed è più tempestiva dei quotidiani che non a caso subiscono un calo delle vendite.

4. Cinema: a partire dagli anni ’20 e soprattutto dopo l’introduzione del sonoro nel 1927 si diffonde anche il cinema, come spettacolo popolare, artistico ma anche industriale. Nasce il fenomeno dei divismo ed attraverso il cinema soprattutto gli Stati Uniti esportano il loro way of life. Il cinema diventa dunque uno strumento di propaganda che verrà utilizzato anche dai regimi totalitari europei.

5. Ricerca nucleare: anche la scienza in questi anni fa passi da gigante e cominciano gli studi sulla scissione artificiale dell’atomo per produrre energia.

6. Aereonautica: l’aviazione civile comincia a muovere i primi passi anche se si tratta ancora di uno strumento di trasporto per pochi ricchi. Gli aerei diventano più sicuri e veloci e l’industria militare conosce in questo senso un enorme sviluppo. Tutti gli eserciti si dotano di veloci caccia, bombardieri ed aerei da trasporto

7. Cultura: sono gli anni delle avanguardie che in un clima di disorientamento e delusione cambiano i canoni classici dell’arte. Ecco il cubismo, l’espressionismo, il futurismo, il surrealismo e il dadaismo. Spesso gli artisti attraversano in maniera eclettica più di un movimento. Si rompe anche con il romanzo borghese del secolo precedente con opere come Ulisse, Il Processo, La montagna incantata e L’uomo senza qualità.

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8. Intellettuale e ideologia: le correnti ideologiche si fanno sempre più nette: marxismo e capitalismo, democrazia e fascismo. Gli intellettuali, come mai prima d’ora, prendono una posizione e spesso le loro idee vengono sfruttate dai governi autoritari. Ecco gli intellettuali di sinistra come Picasso e quelli di destra come Gentile, Heidegger e Pound.

9. Emigrazione degli intellettuali: nei paesi totalitari molti intellettuali non in linea con le idee del governo sono costretti all’emigrazione. Molti intellettuali e scienziati, soprattutto ebrei, lasciano la Germania e l’Italia per trasferirsi in America. Gli Stati Uniti si avviano a diventare il centro non solo economico ma anche artistico e scientifico del mondo

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CAPITOLO 6. L’ETA’ DEI TOTALITARISMO

Eclissi della democrazia: con i successi del fascismo ed una opinione pubblica provata dalla crisi economica che guarda con diffidenza alle istituzioni legali ormai non più in grado di garantire il benessere alla popolazione comincia l’eclissi della democrazia in Europa. L’estrema destra presenta una serie di caratteristiche:

1. Politica: il potere si concentra nelle mani di una singola persona, lo Stato è organizzato in maniera gerarchica e la popolazione viene inquadrata in strutture ed organizzazioni del partito unico. La comunicazione e la stampa sono poste sotto rigido controllo

2. Economia: si cerca una terza via diversa sia dal comunismo che dal capitalismo. Una terza via che di fatto non si trova e che si traduce nell’abolizione della dialettica sindacale e in un intervento più o meno forte dello Stato nell’economia

3. Società: mentre gli strati umili della popolazione guardano con sospetto all’ideologia di destra questa dilaga soprattutto tra i ceti medi, che abbraccia con entusiasmo questa nuova ideologia. L’alta borghesia appoggia l’estrema destra più per calcolo utilitaristico che per convinzione. I ceti medi sono affascinati dall’idea di essere guidati da un capo carismatico e sicuro, di far parte di una comunità e di avere un nemico, o un capro espiatorio, riconoscibile

4. Società di massa: l’estrema destra mostra di conoscere, meglio dei partiti liberali e democratici, i bisogni della nuova società che viene inquadrata in strutture di partito e viene condizionata con l’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione, dalla radio al cinema.

Avvento del nazismo: fino al 1929 il partito nazionalsocialista di Hitler è una formazione marginale che si serviva su strumenti violenti portati avanti dalle armate della SA di Rohm per attaccare i nemici politici.

1. Dopo Monaco: dopo il fallito colpo di Stato di Monaco, Hitler decide di seguire l’esempio di Mussolini e di dare una veste rispettabile al proprio partito rinunciando prima di tutto agli attacchi al capitalismo per assicurarsi l’appoggio di una certa borghesia imprenditoriale. Ma Hitler non aveva comunque rinunciato ad alcuni capisaldi del proprio progetto politico: denuncia del trattato di Versailles, antisemitismo, mito del popolo ariano e della Grande Germania e superamento del parlamento corrotto

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2. Mein Kempf: il libro, scritto in carcere nel 1925, diventa il testo sacro della nuova ideologia. In particolare Hitler si concentra sulla questione razziale. Esiste una razza superiore, quella ariana, che nonostante i mescolamenti durante i secoli si è conservata nei popoli del nord è in quello tedesco in particolare. Questa razza, secondo il principio darwiniano, avrebbe dovuto comandare sul mondo e per farlo era prima di tutto necessario eliminare i nemici interni come gli ebrei. Successivamente la Germania doveva rifiutare le imposizioni di Versailles e cominciare un’opera di espansione a danno dei popoli slavi, anche loro inferiori. È la Grande Germania che necessita del suo spazio vitale.

3. Elezioni del 1924 e del 1928: nella prima tornata elettorale i nazisti ottengono il 3% dei voti, nel 1928 il 2,5% ma con lo scoppio della crisi lo scenario cambia radicalmente e crolla la fiducia della popolazione nelle strutture democratiche.

4. Adesione al nazismo: Hitler durante la crisi esce allo scoperto e comincia ad avvicinarsi ai ceti medi, ai disoccupati ed alla grande borghesia promettendo il rilancio della Germania sia a livello economico che politico. Hitler indica anche una serie di capri espiatori e promette azioni efficaci contro i nemici della nazione. Inoltre, chi aderisce al nazismo ha la possibilità di entrare a far parte di una schiera di eletti in cambio dell’obbedienza ad un’unica persona.

5. Elezioni del 1930: il cancelliere Bruning convoca nuove elezioni nella speranza di avere una maggioranza favorevole alla sua politica di austerità. Ma dalle elezioni escono vincitori i nazisti che arrivano al 18% dei voti. Anche i partiti comunisti aumentano i consensi e il maggior partito rimane comunque la Spd. Gli estremismi si ingrossano e in due anni la politica risulta sempre più debole e allo stesso tempo crolla l’economia. Nel 1932 la crisi raggiunge il suo apice, la produzione crolla e la metà delle famiglie vive l’incubo della disoccupazione. Le piazze diventano sedi di violenti scontri tra destra e sinistra

6. Elezioni del 1932 per il Presidente: alle elezioni per la presidenza della repubblica si presenta anche Hitler. Per sbarrare la strada al capo del nazismo i partiti democratici scelgono l’ottantacinquenne Hindenburg che godeva ancora di un certo seguito presso i partiti di destra. Hindenburg vince con un margine abbastanza netto ma su pressione di vertici industriali e militari decide si sollevare dall’incarico di cancelliere Bruning chiamando al governo due uomini della destra conservatrice, prima von Papen poi von Schleicher.

7. Elezioni del 1932 per la Cancelleria: von Papen indice elezioni che si risolvono nel trionfo del partito nazista con il 37% delle preferenze. Hindenburg si convince che senza Hitler non si può governare. Nel 1933 viene proposto a Hitler un incarico di governo con solo 3 ministri nazisti su 11. Si

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crede in questo modo di aver bloccato l’azione di Hitler in una gabbia democratica

Trasformazione della Germania: Mussolini per trasformare l’Italia in uno stato totalitario ci ha messo 4 anni. Hitler pochi mesi

1. Incendio del Reichstag: nel febbraio del 1933 viene appiccato un incendio al parlamento nazionale. L’autore viene identificato in un olandese comunista semidemente. Il governo approfittò della situazione per reprimere duramente i comunisti e per controllare la stampa

2. Elezioni del marzo 1933: Hitler ottiene il 44% dei voti che gli permettono di governare ma grazie all’appoggio di altri partiti di destra. Ma Hitler mira al controllo totale del parlamento e con una scelta suicida il nuovo parlamento vota una legge che permette al Cancelliere di legiferare e di modificare la costituzione.

3. Annientamento delle opposizioni: nel 1933 Hitler dichiara illegale la Spd e tutta una serie di partiti di destra che avevano aiutato la sua elezione. Viene varata una legge secondo cui l’unico partito era quello Nazionalsocialista.

4. Elezioni del novembre 1933: in questa nuova consultazione elettorale Hitler ottiene il 92% dei voti. Adesso restano due problemi da risolvere: eliminazione delle SA di Rohm e della vecchia destra di Hindenburg.

5. Notte dei lunghi coltelli: gli uomini di Hitler, armi in mano, arrestano Rohm e le sue SA. Lo stato maggiore delle SA viene ucciso dalle SS. Nel 1934 muore di morte naturale il vecchio Hindenburg. Hitler promulga una legge secondo cui il Cancelliere assume le funzioni anche del Presidente della Repubblica.

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Terzo Reich: nasce così il Terzo Reich retto dal Fuhrer ovvero un uomo dotato di un carisma ed una personalità superiore che ha il compito di guidare la nazione. L’unico tramite tra governo e popolo deve essere il partito unico.

1. Antisemitismo: la propaganda nazista riuscì a rendere impossibile la vita degli ebrei rimasti in Germania, perlopiù commercianti, liberi professionisti, intellettuali ed artisti, facendo leva su una serie di luoghi comuni diffusi nella popolazione. Nel 1935 vengono varate le leggi di Norimberga che tolsero ogni diritti agli ebrei. Molti furono costretti all’emigrazione. La persecuzione accelera nel 1938 dopo l’uccisione a Parigi di un tedesco per mano di un ebreo. La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, la notte dei cristalli, vengono infrante le vetrine di negozi ebrei, vengono assaltate case e sinagoghe e molti ebrei vengono uccisi ed arrestati.

2. Eugenetica: Hitler porta avanti anche un programma di controllo della razza sterilizzando i portatori di malattie ereditarie e sopprimendo i malati di mente incurabili. È una politica per preservare il popolo eletto.

3. Opposizioni: sono troppo deboli in Germania. L’Spd non è abituata alla lotta clandestina e i comunisti sono di fatto annientati dopo l’incendio del Reichstag. La Germania era comunque un paese con un fortissimo proletariato industriale che viene indotto al silenzio in diversi modi:

a. Gestapo e SS: sia la polizia segreta che la forza di sicurezza controlla con ogni mezzo, anche con i lager, la vita dei cittadini

b. Consenso: il regime nazista conosce un immenso consenso grazie ai successi in politica estera, con il mancato rispetto del trattato di Versailles la Germania comincia la sua rivincita, e in campo economico, superata la crisi nel 1933 e non dovendo più pagare le riparazioni la Germania si solleva ed avvia anche una grande serie di opere pubbliche. Lo Stato rilancia l’economia attraverso commesse statali e l’impianto industriale viene organizzato in maniera gerarchica con un capo assoluto dell’azienda. La disoccupazione è ai minimi storici

c. Propaganda: sfruttando il cinema, la radio ed i mezzi di comunicazione il nazismo riesce a diffondere presso la popolazione tedesca la propria ideologia. Le grandi manifestazioni pubbliche che accompagnano i momenti più significativi del regime sono delle grandi cerimonie collettive preparate nei minimi dettagli. E la Germania si dota anche di un ministero per la propaganda retto da Goebbels.

4. Chiesa cattolica: la chiesa di Roma nel 1933 stringe un concordato con Hitler che assicura la libertà di culto e promette la non interferenza dello Stato nella

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materia di Chiesa. Nonostante lo scioglimento del partito cattolico di centro e le pratiche eugenetiche non certo cristiane il mondo cattolico non protesta. Solo una minoranza di protestante cerca di sollevarsi ma viene duramente repressa.

5. Diffusione in Europa: anche altri paesi europei conoscono in questi anni una svolta autoritaria. L’Ungheria nel ’20, la Polonia nel ’26, l’Austria nel ’27, la Bulgaria, la Grecia nel ’36 e la Romania nel ’38. Anche Portogallo e Spagna si avviano verso regimi autoritari.

Sviluppo dell’Urss: l’Unione Sovietica grazie al suo isolazionismo non fu toccata dalla crisi economica del ’29. Stalin tra il ’27 e il ’28 decise di porre fine al Nep puntando su una forte industrializzazione, indispensabile per fare della Russia una potenza anche militare. Per fare questo in tempo brevi era necessario che lo Stato intervenisse con decisione nei processi economici

1. Kulaki: l’ostacolo alla creazione di una economia collettiva ed industrializzata viene individuata in questa classe di contadini benestanti accusata di arricchirsi alle spalle dei cittadini e di non consegnare allo Stato la quota di prodotto dovuta.

2. Collettivizzazione del settore agricolo: pi puntò inizialmente sulle requisizioni ai Kulaki ma poiché questa si dimostrò una misura inefficace Stalin decide di passare alla collettivizzazione ed al trasferimento della popolazione rurale nelle fattorie collettive. Contro questa linea si batte Bucharin e una parte del partito che però viene sconfitta da Stalin. Chi rifiuta le fattorie collettive viene deportato in Siberia. I Kulaki vengono sterminati e scompaiono come classe sociale. Una carestia nel ’32 diminuisce naturalmente la popolazione contadina e nel 1939 il 90% dei contadini era ormai nelle fattorie collettive

3. Primo piano quinquennale: nel 1928 viene varato questo primo piano frutto di uno studio politico più che economico quindi di difficile applicazione reale. La crescita industriale fu comunque impressionante, maggiore che nei paesi capitalistici, e possibile grazie all’investimento delle risorse sottratte ai ceti rurali, ad una disciplina quasi militare nelle fabbriche e con la diffusione presso gli operai di una forte spinta ideologica. Ecco allora che i più meritevoli ricevono decorazioni e premi e si diffonde il mito di lavoratori come Stachanov che innesca una sorta di gara a chi produce di più. Il tutto per rispettare gli obiettivi del piano economico

4. Fuori dall’Urss: i successi anche economici di Stalin cominciano a trovare l’ammirazione di partiti di sinistra, laburisti e socialdemocratici. Anche gli

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intellettuali cominciano a guardare all’Urss come una terra straordinaria. È innegabile che in 10 anni il paese conobbe una crescita mai pensabile prima ma a costo di una politica totalitaria e di milioni di vite umane.

Stalinismo: sorretto da un imponente apparato burocratico e poliziesco e dal consenso di milioni di lavoratori, Stalin divenne un capo carismatico, una guida di tutto il popolo russo non diversamente da quanto accadeva in Italia e Germania. Ogni critica veniva tacciata di tradimento

1. Realismo socialista: anche le arti e la cultura vennero poste sotto il controllo del partito. In particolare venne tollerato il solo realismo socialista ovvero la rappresentazione idealizzata della realtà sovietica.

2. Motivazioni dello stalinismo: sono molte le motivazioni che possono spiegare un fenomeno del genere e vanno dalla propensione della Russia, governata per secoli dagli zar, ad individuare un vertice politico assoluto ad una scelta politica assoluta ma obbligata per far fare un forte balzo in avanti all’industria.

3. Grandi purghe: il periodo delle purghe in seno allo stesso partito comincia nel 1934 con l’uccisione, si pensa che il mandante sia lo stesso Stalin, di un membro del partito. Questo atto è usato come pretesto per giudicare, condannare, uccidere ed esiliare numerosi esponenti del partito contrari a Stalin. Le purghe poi si propagano anche alla popolazione civile e colpiscono ogni classe sociale dagli scienziati ai militari. Molte persone vengono rinchiuse nei gulag siberiani. Vengono anche eliminati gli antichi oppositori come Trotzkij che viene ucciso nel 1940 in Messico. Si calcola che dall’inizio della collettivizzazione alla seconda guerra mondiale sono state uccise in Russia 11 milioni di persone.

4. In occidente: gli echi delle purghe arrivano attutiti in occidente sia per l’efficienze della macchina comunicativa sovietica ma anche perche l’Urss era vista come l’ultimo baluardo contro il fascismo. Inoltre, era diffusa l’idea giacobina che la rivoluzione porta sempre il terrore.

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Politica estera di Hitler: Hitler comincia ad attuare una aggressiva politica estera

1. Ottobre 1933: la Germania abbandona la conferenza di Ginevra dove le maggiori potenze, comprese Usa ed Urss, stavano trattando per la riduzione degli armamenti. Pochi giorni dopo Hitler abbandona la Società delle Nazioni

2. Assassinio di Dolfuss: nel 1934 gruppi nazisti austriaci uccidono il primo ministro Dolfuss. L’obiettivo è quello di unire Austria e Germania, una prospettiva che spaventa Mussolini che invia soldati al confine. Hitler abbandona ogni pretesa sull’Austria in quanto non ancora pronto alla guerra

3. Conferenza di Stresa: dopo la reintroduzione della leva obbligatoria in Germania, pratica proibita dal trattato di Versailles, Italia, Francia e Gran Bretagna si riuniscono a Stresa per condannare la Germania ribadendo la validità degli accordi di Locarno e l’autonomia dell’Austria

4. Politica estera sovietica: anche l’Urss, spaventata dal potere di Hitler, abbandona il suo isolazionismo e stringe accordi con la Francia ed entra nella Società delle Nazioni. Il VII Congresso del Comintern nel 1935 afferma che per prima cosa bisogna pensare a contrastare l’avanzata della destra stringendo accordi sia con i socialisti che con le altre forze democratiche e borghesi. Si gettano le basi per i fronti popolari, ovvero alleanze tra socialisti e comunisti per battere la destra.

5. Etiopia e Renania: ma la situazione in Europa è sempre tesa. L’Italia comincia la sua espansione in Etiopia, è il ’35, e la Germania, rompendo ancora una volta gli accordi di Versailles, invade la zona smilitarizzata della Renania nel ’36.

6. Vittoria dei socialisti in Francia: nelle elezioni del ’36 si impone per la prima volta il fronte socialista. Blum è il nuovo primo ministro, gli operai cominciano una serie di agitazioni che terminano con importanti vittorie sindacali che prevedono aumenti salariali, diminuzione delle ore lavorative e 15 giorni di ferie pagate. Tutte misure appoggiate dal governo che però causarono una forte crisi economica. Blum cade nel ’37 e nel ’38 l’esperienza socialista può dirsi conclusa

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Guerra civile in Spagna: tra il 1936 ed il 1939 si combatte in Spagna una sanguinosa guerra civile. Dopo la caduta del regime totalitario di Primo de Rivera e la fine della monarchia la Spagna conosce un periodo di grave instabilità politica oltre che economica come il resto del continente. La Spagna è un paese arretrato ed agricolo dove i sindacati sono in mano agli anarchici e i grandi proprietari terrieri, vicino alla chiesa, controllano l’economia

1. Repubblica spagnola: nel 1932 la Spagna si dota di una costituzione democratica ed avanzata. Ma la situazione politica è sempre instabile: socialisti, cattolici di centro e partiti di destra sono divisi su tutto ed accettano i risultati elettorali sono quando sono a loro favorevoli. I socialisti governano dal ’31 al ’33 ed invocano soluzioni bolsceviche mentre i partiti cattolico-conservatori governano a partire dal ’33 e mostrano simpatie verso il fascismo.

2. Elezioni del febbraio 1936: in questa occasione si impone il fronte popolare ovvero una coalizione di socialisti, comunisti e repubblicani. Nel paese esplode la rabbia popolare che si scaglia contro proprietari terrieri e clero cattolico. I gruppi di destra rispondono con la violenza squadrista soprattutto delle falangi.

3. 13 luglio 1936: dopo l’uccisione di un esponente conservatore da parte dei poliziotti repubblicani una giunta militare di 5 soldati, tra cui Francisco Franco, assume il controllo della Spagna occidentale. I repubblicani mantengono la Spagna nord orientale e della capitale godendo dell’appoggio di gran parte dell’esercito e della popolazione. Ma Germania ed Italia aiutano con uomini e mezzi gli uomini di Franco mentre nessun aiuto arriva ai repubblicani da Francia ed Inghilterra. L’Urss invece invia in Spagna brigate internazionali di volontaria sia comunisti che in generale antifascisti. Di queste brigate fanno parte anche Orwell ed Hemingway. Anche molti italiani come Rosselli trovano posto in queste brigate al grido di oggi in Spagna domani in Italia.

4. Guerra civile: mentre Franco guadagnava l’appoggio dell’aristocrazia terriera e del clero ed univa le formazioni di destra in un unico partito, la Falange nazionalista, il fronte popolare appariva disunito. In particolare violento fu lo scontro, culminato con la settimana del sangue a Barcellona nella primavera del ’37, tra anarchici e comunisti, minori di numero ma molto influenti grazie all’aiuto dell’Urss. I comunisti si comportavano con gli anarchici come Stalin stava facendo in Urss con i suoi oppositori. Ecco allora che numerosi anarchici tra il ’37 ed il ’38 furono catturati ed uccisi ed il partito del Poum sciolto. Nella primavera del 1938 il fronte falangista separa Madrid dalla Catalogna, territori controllati dai repubblicani. Anche l’Urss abbandona i repubblicani e nel 1938 la Spagna diventa una dittatura.

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L’Europa verso la catastrofe: in pochi mesi l’Europa si avvia alla seconda guerra mondiale. La causa è la politica aggressiva di Hitler e il sostanziale immobilismo di Francia e Gran Bretagna. Hitler comunque fino all’ultimo cerca di evitare uno scontro soprattutto con l’Inghilterra

1. Gran Bretagna: il governo conservatore di Chamberlain è convinto sostenitore della politica dell’ammansimento. Ovvero si cerca di accontentare Hitler se le sue richieste sono ragionevoli. In questo modo si cerca di evitare lo scontro armato. Oppositore di questa politica è Churchill che sosteneva, al contrario, che l’unico modo per fermare Hitler era quello di rifiutare ogni sua richiesta anche a costo della guerra

2. Francia: nel paese era ancora forte la paura di una nuova guerra. I socialisti sono poi pacifisti mentre la destra è filo fascista è troppo spaventata dalle notizie del fronte popolare tanto è vero che viene coniato lo slogan meglio Hitler che Blum. Inoltre, il paese si sente al sicuro dietro la linea Maginot.

3. Anschluss dell’Austria: l’11 marzo 1938 il capo dei nazisti austriaci, appena aletto primo ministro, chiede l’aiuto di Hitler per fermare il caos nel paese. La Germania occupa così l’Austria e un plebiscito ne sancisce l’annessione. Questa volta l’alleato Mussolini non si oppone e la Gran Bretagna giudica questa mossa ragionevole perché l’Austria è di lingua tedesca e più volte aveva espresso la volontà di unirsi con la Germania

4. Sudeti: i nazisti della regione cecoslovacca, spinti da Hitler, fanno pressioni sul governo che garantisce una serie di autonomie alla regione prevalentemente tedesca. Ma ciò non basta ad Hitler che mira alla cancellazione della Cecoslovacchia, paese con un buon apparato militare ed una buona industria. La Gran Bretagna considera ancora una volta ragionevoli le richieste di Hitler che vuole annettere a regione dei Sudeti, la Francia non interviene come neanche l’Urss.

5. Monaco 29-30 settembre 1938: Mussolini propone ad Hitler una conferenza di pace a Monaco con le maggiori potenze europee Urss esclusa. Hitler accetta e la conferenza, senza consultare la Cecoslovacchia, accetta l’annessione della regione dei Sudeti in cambio di un accordo di pace. Che però risulterà del tutto instabile.

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CAPITOLO 7. L’ITALIA FASCISTA

L’Italia fascista: quando in Germania il nazismo era ancora una forza minoritaria, in Italia Mussolini aveva già un potere enorme

1. Stato e partito: in Italia abbiamo in questo periodo due strutture parallele. Da una parte lo Stato che aveva mantenuto il suo impianto e dall’altra il Partito con le sue numerose ramificazioni. Punto di racconto è il Gran consiglio del fascismo, organo anche con importanti funzioni costituzionali, e naturalmente Mussolini. A differenza degli altri regimi totalitari, in Italia lo Stato mantenne una sua specifica funzione per volontà di Mussolini. Così, ad esempio, il regime utilizzava spesso la polizia per controllare l’ordine pubblico e trovare i dissidenti e non le milizie di partito che agivano come corpo ausiliario.

2. Partito fascista: in ogni caso il Partito si ramifica e cresce tanto è vero che ormai la tessera è un fenomeno di massa, obbligatorio se si vuole essere assunti nell’amministrazione pubblica. Organi importanti del partito erano le organizzazioni che regolavano la vita della popolazione. Le organizzazioni più importanti erano quelle giovanili, come i Guf (gruppi fascisti universitari) e soprattutto l’Opera nazionale balilla che fornivano un supplemento educativo soprattutto fisico e paramilitare. È un modo per plasmare la società secondo i nuovi valori fascisti.

3. Chiesa: l’Italia è però anche un paese fortemente cattolico dove la rete di parrocchie e chiese ha un peso non indifferente. L’11 febbraio 1929 si concludono gli accordi tra Mussolini e la Chiesa con la firma dei Patti Lateranensi che si articolano in tre punti:

a. Trattato internazionale: la Chiesa riconosce la legittimità dello Stato italiano e riconosce la sua capitale. In cambio l’Italia riconosce l’autorità della Chiesa sulla Città del Vaticano.

b. Convenzione finanziaria: l’Italia si impegna a pagare alla Chiesa un riconoscimento per la privazione del suo Stato

c. Concordato: regola i rapporti tra Stato italiano e Chiesa. Così, ad esempio, i sacerdoti erano esentanti dal servizio militare, la religione cattolica viene insegnata nelle scuole e si mantengono tutta una serie di organizzazioni come l’Azione Cattolica.

Per il regime questi patti rappresentano un successo. Mussolini sostiene che è riuscito dove prima tutti avevano fallito e consolida il suo consenso anche presso l’area cattolica. È un successo anche per la Chiesa che mantiene le

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strutture dell’Associazione Cattolica che servono a formare numerosi giovani anche se non c’è mai una opposizione al fascismo.

4. Monarchia: è l’altro ostacoli per Mussolini assieme alla Chiesa. Anche se non ha un reale potere è comunque il vertice della politica italiana e nulla impediva, in seguito ad una crisi interna al Pnf, di assumere tutta una serie di poteri.

5. Paese e Paese reale: le immagini della propaganda fascista mostrano un Italia con le immagini di Mussolini ovunque, frasi fasciste sui muri dei palazzi e discorsi del Duce ascoltati da milioni di persone entusiaste. Ma il paese reale non è quello delle immagini di propaganda. A livello statistico, l’economia italiana conosce una crescita un po’ più lenta rispetto gli altri paesi europei, aumenta la popolazione urbana, diminuiscono i lavoratori del settore primario (che sono sempre il 51%) ed aumentano gli impiegati nel secondario e nel terziario. Alla fine degli anni ’30 il reddito medio di un italiano era metà di quello di un francese e un terzo di quello di un inglese. Il regime favorisce la crescita demografica e rilega la donna al ruolo di custode del focolare domestico impedendone l’emancipazione. Durante il fascismo si assiste anche ad un generale calo dei salari In generale l’Italia è un paese ancora arretrato rispetto le altre potenze continentali. Il regime incontra l’entusiasmo soprattutto dei ceti medi mentre l’alta borghesia e gli strati più umili della popolazione sono solo parzialmente toccati dall’ideologia del potere fascista

6. Scuola: la riforma Gentile del ‘23 punta sulle materie umanistiche e sulla severità dell’insegnamento. Il regime successivamente si preoccupa di controllare i libri di testo. Nel complesso, però, gli insegnamenti delle elementari e delle medie presentano solo una generica adesione al fascismo. L’università appare più libera anche se non usa questa libertà per contrastare la cultura fascista. Praticamente tutti i professori firmano il giuramento di fedeltà al regime e sostanzialmente appoggiano il regime.

7. Propaganda: nel 1937 viene creato il Ministero della cultura popolare. La stampa è stata soffocata da 5 decreti negli anni ’20. La radio passa sotto il controllo dell’Eiar nel 1927, ente statale. Ma le radio in Italia sono ancora poco diffuse ed una capillare diffusione dei messaggi radiofonici è possibile solo dopo l’installazione di ripetitori nei luoghi pubblici. Il fascismo finanzia anche il cinema italiano, soprattutto per contrastare le produzioni americane più che per realizzare pellicole di propaganda che era comunque affidata ai cinegiornali dell’istituto Luce che con le immagini poteva raggiungere un ampio pubblico.

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Economia: tutti i regimi di destra propongono per l’economia una terza via, lontana sia dal comunismo che dal capitalismo americano. Anche il regime fascista propone la sua terza via ovvero un sistema di corporazioni

1. Corporazioni: è una idea di origine medioevale, con le corporazioni delle arti e dei mestieri, che in questo momento storico voleva dire la gestione diretta dell’economia da parte delle categorie produttive organizzate appunto in corporazioni distinte per settore di attività. Questo sistema di fatto non troverà mai una reale applicazione nel paese

2. Prima fase liberista: tra il 1922 ed il 1925 Mussolini ed il ministro dell’economia De Stefani incoraggiano l’iniziativa privata allentando i vincoli statali. Da una parte abbiamo un aumento della produzione ma dall’altro una forte inflazione ed una perdita di valore da parte della lira

3. Svolta del ’25: il nuovo ministro dell’economia è Volpi che inaugura una politica economica protezionistica e che punta alla stabilità ed alla deflazione. C’è anche un forte intervento statale nell’economia

4. Battaglia del grano: nel 1925 viene imposto un dazio sull’importazione di cereali. È un modo per incrementare la produzione nel paese, attraverso anche una serie di miglioramenti tecnologici, e dipendere sempre meno dall’estero. Questo scopo venne raggiunto, le importazioni diminuiscono ed aumenta la produzione a discapito però di alcuni settori come l’allevamento ed il settore frutticolo che vedono diminuire il loro spazio a favore delle coltivazione di cereali

5. Quota novanta: nell’agosto del 1926 Mussolini annuncia di voler portare in alto la lira che entro un anno. L’obiettivo, che appare utopico, è quello di raggiungere lo scambio 90 lire per una sterlina il tutto per dare maggiore stabilità al paese. L’obiettivo viene raggiunto grazie anche all’aiuto delle banche statunitensi. La lira acquista così valore e i prezzi diminuiscono grazie alla maggiore facilità di importazione. Allo stesso tempo, però, aumentano i costi per le esportazioni, con un calo della produzione agricola ed industriale ed anche in generale dei salari. Tutto ciò avvantaggiò le grandi aziende e la concentrazione aziendale.

6. Crisi del ’29: l’Italia, dopo le misure del ’25, seppe affrontare meglio degli altri paesi la crisi in quanto aveva già adottato di fatto misure protezionistiche. Ma la recessione fu pesante causando il crollo dei commerci con l’estero, dell’agricoltura, dei prezzi e dei salari. Aumentarono invece sia i prezzi che la disoccupazione. Il governo interviene in due modi:

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a. Grandi opere pubbliche: come la costruzione di strade, ferrovie e soprattutto la bonifica di alcune zone come l’agro pontino con la relativa costruzione di città nuove. La bonifica fu un successo per il regime, amplificato anche da una vasta opera di propaganda.

b. Intervento diretto dello Stato: molte banche erano ormai in crisi perché avevano investito nei grandi gruppi industriali colpiti dalla crisi. Mussolini risponde con la creazione dell’Iri, l’istituto per la ricostruzione dell’industria. Con i fondi statali l’Iri entra nel capitale di grandi gruppi industriali come l’Ilva, Ansaldo e Terni. Nel progetto del regime l’Iri doveva essere un ente provvisorio, un aiuto in attesa di una futura riprivatizzazione. Ma la difficoltà di vendere a privati industrie così grandi in momento così difficile fa si che l’Iri non venga sciolta e che lo Stato controlla in questo modo ampie porzioni del secondario. Non si attua però una statalizzazione dell’economia, l’Iri era comunque in mano a tecnici ed anche i privati guardano con piacere a questo tipo di aiuto statale non invadente.

7. Economia di guerra: l’Italia esce dalla crisi a metà degli anni ’30 e meglio di molti altri paesi. Ma Mussolini non sfrutta queste situazioni positive per un miglioramento delle condizioni di vita degli italiani. Anzi, investe molte risorse nel settore militare finanziando una serie di interventi armati, come in Etiopia e in Spagna.

Imperialismo fascista: sin dalle origini il fascismo è un movimento fortemente nazionalista che si rifà spesso alla passata gloria della Roma imperiale. Ma a differenza della Germania, l’Italia non poteva avanzare rivendicazioni territoriali ed aveva risolto con successo la questione adriatica. Dopo gli Accordi di Stresa l’Italia comincia una politica che tiene sempre meno conto dei rapporti con le potenze democratiche avvicinandosi alla Germania.

1. Premesse per la guerra in Etiopia: la conquista dell’Etiopia, ultimo grande paese africano indipendente, non è né necessaria né sentita dall’opinione pubblica. Inoltre, i costi dell’operazione sono enormi. Ma Mussolini ha una vocazione imperiale e voleva creare l’occasione di una mobilitazione di massa che facesse dimenticare le difficoltà interne a partire dall’alto tasso di disoccupazione. Inoltre, Francia ed Inghilterra erano troppo impegnate a fronteggiare Hitler

2. Aggressione dell’Etiopia: ad inizio ottobre 1935 l’Italia attacca, senza una dichiarazione di guerra, l’Etiopia. Francia e Gran Bretagna presentano alla

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Società delle Nazioni un documento di riprovazione che prevede anche il blocco delle esportazioni di materiali bellici. È una misura che ha scarso effetto anche perché Usa e Urss non fanno parte della Società delle Nazioni. Queste sanzioni, però, vengono cavalcate da Mussolini che parla di Francia e Gran Bretagna come nazioni che vogliono ostacolare la vocazione imperiale dell’Italia, loro che erano padroni di immensi imperi coloniali. Questo presunto ostruzionismo fa breccia nell’opinione pubblica giustificando la guerra ed arrivando anche alle classi popolari che vedevano nell’Etiopia una opportunità di arricchimento.

3. Guerra: la guerra vera e propria dura circa sette mesi dove gli etiopi, a volte anche senza armi da fuoco, cercano di resistere invano. Il 5 maggio del 1936 le truppe di Badoglio entrano ad Addis Abeba e quattro giorni dopo Mussolini proclama la nascita dell’Impero Italiano.

4. Etiopia dal punto di vista economico: la conquista del paese africano non porta a sostanziali benefici economici essendo un paese senza risorse naturali e non adatto agli insediamenti agricoli. Inoltre, la guerra è costata molto al paese e i costi non sono stati compensati dall’aumento della produzione industriale bellica

5. Etiopia dal punto di vista politico: l’impresa in Etiopia ha consentito a Mussolini di vivere il suo momento di maggior splendore e consenso. Molti hanno la sensazione che ormai l’Italia è una grande potenza, convinzione effimera perché se fosse intervenuta l’Inghilterra nella guerra per l’Italia non ci sarebbero state speranze. Mussolini sapeva bene questo ma l’ebbrezza del potere lo spinsero a finanziare operazioni in Spagna e ad avvicinarsi alla Germania.

a. Asse Roma-Berlino: il patto di amicizia viene firmato nell’ottobre del 1936. Non è un vero e proprio patto militare quanto uno strumento voluto da Mussolini per far pressione sulle potenze democratiche ed ottenere in futuro ulteriori concessioni. In breve, però, il potere di Hitler nell’alleanza aumenta e Mussolini è costretto ad accettare passivamente le iniziative del Fuhrer come l’annessione dell’Austria.

b. Patto d’acciaio: viene firmato nel maggio del 1939 ed è una formale alleanza tra Germania ed Italia

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L’Italia antifascista: a partire dal 1925 un numero sempre maggiore di oppositori o è costretto alla fuga, o alla clandestinità o viene arrestato o condotto in esilio. Altri accettano la loro condizione in silenzio facendo della fronda poco incisiva come cattolici, liberali, popolari ed alcuni socialisti

1. Comunisti: abituati alla lotta clandestina mettono in piedi una rete antifascista. Il Pci continua ad esistere anche sotto Mussolini. Critici sia verso la Concentrazione antifascista che verso GL, anche i comunisti hanno un folto gruppo all’estero ed un centro con sede a Parigi. Il leader del Pci è Togliatti, dirigente del Comintern quindi vicino alla Russia ed alle sue disposizioni.

2. Concentrazione antifascista: molti antifascisti, come Turati, Treves, Nenni e Saragat sono costretti ad emigrare, soprattutto in Francia. Qui nasce questa Concentrazione ovvero una rete di partiti ostili a Mussolini che contribuì a far conoscere all’estero una voce diversa da quella ufficiale.

3. Giustizia e libertà: è un movimento fondato nel 1929 da Lussu e Carlo Rosselli. Contrario all’attendismo della Concentrazione, GL si pone come un partito d’azione, come quello mazziniano, con una rete clandestina simile a quella comunista.

4. Fronte popolare: a metà degli anni ’30 le nuove disposizioni della Terza Internazionale permettono una alleanza tra comunisti ed altre forze antifasciste. Nel 1934 viene firmato il patto di unità d’azione e il fronte popolare italiano si batte cin Spagna. Ma la sconfitta in Spagna, la fine del fronte popolare in Francia e la notizia delle purghe staliniane provocano lo scioglimento di questa formazione italiana.

5. Bilancio dell’antifascismo: a livello di incisività e pratico l’apporto dell’antifascismo fu praticamente nullo. Ma il movimento svolse in questi anni una importante azione politica e morale che gli permise di prendere le armi ed organizzare la resistenza a partire dal 1943.

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Apogeo del fascismo: la vittoriosa campagna in Etiopia rappresenta l’apogeo di Mussolini ma da questo momento in poi comincia uno scollamento tra regime ed il paese reale

1. Politica economica: le spese militari in Etiopia e Spagna avevano provato una economia già di per sé fragile. A partire dal ’35 Mussolini dà nuovo slancio alla politica autarchica cominciata con la guerra del grano. L’obiettivo è il raggiungimento dell’indipendenza economica raggiungibile con misure protezionistiche e sviluppi scientifici e nello sfruttamento del sottosuolo. Alcune industrie, come quelle chimiche, trassero vantaggi ma in generale l’autarchia rimase un miraggio e la crescita produttiva fu ovunque lenta.

2. Politica estera: non poche perplessità causava la politica estera del Duce a partire dall’amicizia sempre più stretta con la Germania. La guerra appariva ormai imminente e non a caso l’opinione pubblica saluto spontaneamente e calorosamente Mussolini dopo la conferenza di Monaco. È chiaro che l’Italia voleva la pace mentre Mussolini aspirava ad un futuro di guerra e conquiste. Per fare questo era necessario trasformare l’Italia in un paese belligerante e in quest’ottica va letta la campagna di Mussolini contro la borghesia, non come classe sociale ma come atteggiamento mentale di chi ama gli ozi e la vita tranquilla

3. Politica interna: per trasformare l’Italia in un paese a vocazione bellica il partito decide di unificare le varie associazioni giovanili nella Gioventù italiana del littorio. Viene inoltre creato il Ministero della cultura popolare. Risalgono al 1938 le prime leggi razziali contro gli ebrei, una serie di disposizioni simili a quelle tedesche del 1935 che impedivano l’accesso alla professione degli ebrei. Inoltre, un gruppo di sedicenti scienziati firma il manifesto sulla pura razza italiana secondo cui gli italiani discendono dagli ariani e non devono essere contaminati con gli ebrei. In realtà, in Italia gli ebrei sono davvero pochi e non hanno mai subito discriminazioni come in Russia o Germania. Queste leggi hanno l’obiettivo di creare un capro espiatorio e di fomentare le masse ma incontrano la diffidenza sia dell’opinione pubblica che della chiesa cattolica. Il tentativo di trasformare l’Italia in un popolo belligerante sostanzialmente fallisce. I giovani mostrano inizialmente un certo entusiasmo che però si spegne allo scoppio della guerra.

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CAPITOLO 8. IL TRAMONTO DEL COLONIALISMO. L’ASIA E L’AMERICA LATINA

Declino degli imperi coloniali: tra le due guerre l’egemonia europea sugli altri continenti subisce un brusco arresto. I contemporanei sembrano non accorgersi di questo anche perché con l’isolazionismo di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna erano ancora le più grandi potenze nello scacchiere internazionale. Ed anzi, dopo la guerra avevano incamerato anche le colonie tedesche. In realtà, dopo il primo conflitto mondiale le risorse per mantenere un impero così vasto si fanno sempre più limitate e si moltiplicano i segni di insofferenza dei popoli colonizzati

1. Contributo alla guerra: le popolazioni colonizzate hanno partecipato attivamente alla guerra inviando uomini in Europa. In guerra vengono a contatto con una mentalità nazionalistica che esportano anche nei loro paesi al ritorno oltre che una maggiore consapevolezza dei propri meriti e diritti.

2. Russia e Wilson: non vanno dimenticati gli echi della rivoluzione bolscevica e le idee di Wilson sulla sovranità dei popoli. Idee che contribuiscono ad accelerare il processo di decolonizzazione perché si diffondono in tutto il mondo. Lo stesso Wilson a Versailles chiede che le ex-colonia tedesche vengano trattate come mandati, ossia con una amministrazione a carattere temporale per preparare i popoli all’indipendenza

3. Mondo arabo: sono le stesse potenze europee che favoriscono fenomeni di ribellione nelle colonie se i danneggiati sono i propri nemici. Ecco allora che la Gran Bretagna gioca la carta del nazionalismo arabo per combattere i Turchi. Tra il ’15 e il ’16 un delegato britannico incontra Hussein, un capopopolo alla Mecca, promettendo in cambio dell’aiuto militare la creazione di una grande nazione araba dalla Mesopotamia alla Siria. Hussein lancia così una guerra sacra contro la Turchia sotto la supervisione del colonnello inglese Edward Lawrence detto poi Lawrence d’Arabia. Alla fine della guerra Francia ed Inghilterra si spartiscono il Medio Oriente senza lasciare nulla agli arabi.

4. Questione israeliana: Dopo la fine della prima guerra mondiale cadde l’impero turco ed i territori mediorientali controllati da questa potenza vennero affidati dalla Società delle Nazioni alla Francia (Libano e Siria) e all’Inghilterra (Palestina ed Iraq). Gli inglesi promisero agli ebrei un loro stato in Terra Santa dopo 2000 anni di diaspora. E a partire dal 1917 favorirono la migrazione ebrea nella zona della Palestina sotto il controllo britannico

5. Turchia: fra tutti i paesi sconfitti l’impero Ottomano è quello che ha subito la sorte peggiore: drasticamente ridimensionato a livello territoriale perde anche la

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storica città di Smirne passata alla Grecia. Per risolvere questo stato di cose, il generale Mustafà Kemal guida la riscossa nazionale appoggiato dall’esercito, gli intellettuali e la borghesia. Una assemblea riunita ad Ankara nel 1920 decide così di affidare il compito di liberare la Turchia dagli stranieri a Kemal. In due anni l’impresa fu compiuta: Francia ed Inghilterra abbandonano spontaneamente la zona lasciando la sola Grecia a fronteggiare Kemal. In poco tempo Kemal conquista la città di Smirne, la Turchia riprende possesso dell’Anatolia e controlla i due stretti del Bosforo e del Dardanelli. Nel 1922 viene deposto il sovrano, Kemal assume il titolo di Ataturk, padre dei turchi, e procede alla formazione di uno stato laico e che guarda ad occidente.

6. Commonwealth: fra le potenze coloniali la Gran Bretagna è la prima che capisce che è arrivato il momento di ridimensionare l’impero coloniale a differenza della Francia che reprime moti nazionalisti in Indocina ed Africa. Ecco allora che nel 1926 si rendono di fatto autonomi i domini bianchi, Canada, Sudafrica, Australia, in cambio di un generico giuramento di fedeltà alla corona. Nasce anche il Commonwealth ossia una libera federazione di ex- colonie britanniche unite ancora da accordi economici.

7. India: qui il potere era ancora nelle mani degli inglesi anche se le spinte indipendentiste erano nate già prima della guerra. Durante il conflitto i soldati indiani contribuiscono alla vittoria inglese che promette loro una serie di libertà. Sono però promesse che vengono mantenute solo in parte e non bloccano il movimento nazionalista. Nel 1919 le truppe inglesi nella città di Amristar reprimono nel sangue una manifestazione popolare e nel frattempo aumenta la popolarità di Gandhi, prestigioso leader indipendentista che sollecita ad una lotta non violenta. Il movimento indipendentista diventa un fenomeno di massa e già nel 1919 la Gran Bretagna con il Government of India Act dà maggiore spazio agli indiani nell’amministrazione del paese, allarga il diritto di voto e crea organi politici eletti dagli stessi indiani.

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Cina: il grande paese asiatico in questi anni conosce una serie di drammatiche vicende. Mentre il Giappone conosce una crescita militare ed economica non indifferente, la Cina subisce anni di sanguinose guerre civili.

1. Generale Shi-Kai: il governo autoritario del generale, al potere dal 1913, non riesce a fermare le proteste e gli scontri nel paese. Intanto il Giappone, alleato con l’Intesa, mira a controllare alcune zone della Cina in possesso della Germania. Shi-Kai decide di entrare in guerra con l’Intesa ma anche se la Cina siede al tavolo dei vincitori viene tratta come una nazione sconfitta ed al Giappone vengono riconosciuti i possedimenti in Cina della Germania, nella regione dello Shatung.

2. Sun Yat-sen: l’umiliazione dopo la guerra mondiale risveglia la causa nazionalista che si raccoglie attorno a Yat-sen. Le forze nazionaliste si battevano contro le decisioni delle potenze occidentali e contro il governo cinese, inetto e corrotto. Nel 1921 Yat-sen forma in Canton un proprio governo che ha l’appoggio anche del Partito comunista cinese nato proprio nel ’21 e che vede tra le sue fila un giovane Mao.

3. Chang Kai-shek: nel 1925 muore Yat-sen e subentra Kai-shek che però guarda con diffidenza ai comunisti. Kai-shek comincia una serie di operazioni militari per rovesciare il governo di Pechino, ottiene una serie di ottimi risultati e nel 1927 a Shangai entra in contrasto con le forze comuniste che avevano liberato da sole la città. Kai-shek distrugge le truppe comuniste e dichiara il partito illegale. Nel 1928 Kai-shek conquista Pechino. I comunisti si riorganizzano nelle campagne mentre in alcune zone del paese, grazie anche all’appoggio del Giappone, alcuni territori sono sotto il controllo degli ex governanti.

4. Invasione della Manciuria: nel 1931 i giapponesi invadono la Manciuria e vi creano uno stato fantoccio utile per cominciare la conquista di altre zone della Cina. Kai-shek come le foze occidentali si dimostra attendista e ciò diede nuovo slancio ai comunisti che si presentano come l’unica forza che tiene al futuro del paese.

5. Mao: Mao individua nei contadini il vero motore del processo rivoluzionario cinese. Negli anni ’30 i comunisti fanno proseliti tra i contadini e si radicano nel mondo rurale. Kai-shek costretto a combattere contro giapponesi e comunisti decide di attaccare prima questi ultimi, non appoggiati dall’Urss che invece aiuta il governo borghese di Kai-shek. Tra il ’31 ed il ’34 numerose e sanguinose azioni costringono i comunisti ad abbandonare le loro postazioni. Nel ’34 100mila comunisti assediati nel sud del paese decidono di raggiungere una regione meglio difendibile nel nord. Fanno a piedi 100mila chilometri e sono 10mila di loro arriveranno a destinazione. Tra questi c’è Mao, ormai

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leader del partito, e questa azione viene definita lunga marcia. Comincia l’epopea rivoluzionaria

6. Fronte unito: quando Kai-shek lancia una nuova offensiva contro i comunisti deve subire il rifiuto di parte dell’esercito e della società civile più preoccupata della minaccia giapponese. Si arriva ad un accordo nel 1937 con la creazione, aiutata dalla Russia, di un fronte popolare cinese tra comunisti e governo di Kai-shek contro il nemico giapponese ed imperialista. Ma il Giappone attacca proprio nel 1937 e dopo due anni controlla ampie zone costiere.

Giappone: il paese asiatico prima e durante la guerra mondiale mantenne una serie di aspettative imperialistiche nel Pacifico e nell’intera Asia orientale. L’obiettivo era quello di controllare vaste zone della Cina. A partire dal 1920 crescono i movimenti di estrema destra e negli anni ’30 sono queste forze totalitarie, con l’appoggio dell’imperatore, ad avviare una politica di espansione in Cina

America Latina: il continente risente fortemente della crisi economica del 1929 a causa del crollo delle esportazioni di minerali, carni e prodotti agricoli. Negli anni ’30 il continente subisce una serie di stravolgimenti autoritari con dittature che si instaurano anche in paesi grandi come Argentina, Brasile e Messico.

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CAPITOLO 9. LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Seconda guerra mondiale: mentre il primo conflitto è stato causato da un evento singolo, l’uccisione di Franz Frerdinand a Sarajevo, la seconda guerra mondiale ha la maggiore causa nella politica aggressiva della Germania anche se, ovviamente, anche le altre potenze occidentali hanno la loro parte di responsabilità prima di tutto quelle di essersi illuse che dopo Monaco e la cessione dei Sudeti la guerra si era evitata.

1. Moravia e Boemia – marzo 1939: Hitler non si accontenta della regione dei Sudeti e nel marzo ’39 avvia l’occupazione della Moravia e della Boemia. L’operazione è facilitata dallo sfaldamento in atto della Cecoslovacchia dove le diverse nazionalità, spesso appoggiate da Hitler come nel caso della Slovacchia, sono in lotta tra di loro. La Gran Bretagna abbandona la sua precedente politica e con la Francia dà vita ad una serie di trattative diplomatiche per creare una rete di alleanze contro la Germania. In particolare, è importante l’alleanza con la Polonia dal momento che Hitler aveva cominciato a pensare ad una invasione dello Stato per avere Danzica. Francia ed Inghilterra sono pronte alla guerra

2. Albania aprile 1939: anche l’Italia, per non essere da meno di Hitler, comincia una politica espansionistica occupando il piccolo stato albanese.

3. Patto d’acciaio maggio 1939: viene firmato da Ciano e Mussolini su pressione di Hitler. Cambia il precedente e generico patto Roma – Berlino: adesso se uno dei due paesi entra in guerra, in qualsiasi modo quindi anche come aggressore, deve ricevere il sostegno dell’altro. E’ un accordo sconsiderato visto che sia Mussolini che Ciano sanno benissimo che l’Italia non è pronta alla guerra

4. Patto Germania-Russia, agosto 1939: il 23 agosto 1939 Ribbentrop e Molotov firmano un patto di non aggressione. Vengono messe da parte le divisioni e gli odi ideologici per puro realismo: l’Urss allontana la minaccia tedesca, guadagnando tempo per l’organizzazione dell’esercito ed ottenendo la promessa della Romania, della Polonia e degli Stati baltici, la Germania deve ritardare lo scontro in Russia ma allo stesso tempo, per il momento, allontana il pericolo della guerra su due fronti

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Il 1 settembre 1939 la Germania invade la Polonia. Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Germania mentre l’Italia, del tutto impreparata, dichiara la sua non belligeranza. Anche perché il Patto con la Germania prevedeva l’entrata in guerra dell’Italia anche di 3 anni dall’inizio del conflitto e poi la Germania non ha mai interpellato l’alleato italiano sulle mosse di guerra. Le premesse sono simili a quelle della prima guerra mondiale: la Germania ha mire espansionistiche che vengono contrastate da Gran Bretagna e Francia. Ma lo scontro anche ideologico è più forte e vengono utilizzate tecnologie nuove e micidiali

1939

1. Polonia: poche settimane sono sufficienti per far scomparire la Polonia dalla cartina geografica. Grazie all’impiego sia dell’aviazione che delle truppe corazzate la guerra ritorna ad essere una guerra di movimento e in pochi giorni la Germania occupa immensi spazi tagliando i rifornimenti all’esercito polacco in ritirata. Il paese viene diviso tra Germania e Urss e i sovietici uccidono nei pressi di Katyn circa 4mila soldati polacchi. La Polonia cessa di esistere e la guerra si ferma per alcuni mesi lasciando tutto il tempo alla Germania di riorganizzarsi

2. Finlandia: il 30 novembre l’Urss attacca la Finlandia per una disputa sui confini. I finlandesi resistono per 3 mesi poi a marzo 1940 sono costretti a capitolare accettando le richieste dei russi ma mantenendo l’indipendenza

1940 (Danimarca & Norvegia, Francia, Italia-Francia, Leone Marino, Grecia, Nord Africa)

1. Danimarca e Norvegia, aprile: con una mossa a sorpresa il 9 aprile Hitler attacca Danimarca, che capitola subito, e Norvegia che oppone una breve resistenza prima di essere sconfitta

2. Francia, maggio: la Francia, come nella prima guerra mondiale, fa l’errore di non prevedere un attacco dal Belgio, paese che come nel primo conflitto si era dichiarato neutrale. Per questo il grosso delle forze sono concentrate lungo il confine con la Germania, dietro la linea Maginot. Ma a metà maggio Hitler decide di invadere il Benelux, attraversa la foresta delle Ardenne che gli ufficiali francesi ritenevano impossibile da attraversare con i carri armati, e sfonda le linee nemiche a Sedan. La Germania, cogliendo di sorpresa la Francia, può penetrare a lungo nella pianura chiudendo in una sacca anche i

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rinforzi arrivati dall’Inghilterra che sono costretti alla ritirata presso Dunkerque, approfittando di un momentaneo rallentamento dell’offensiva tedesca.

3. Parigi, 14 giugno: il 14 giugno i tedeschi entrano a Parigi. Cade il governo assieme alle forze armate e il nuovo primo ministro è Petain, da tempo schierato su posizioni di destra, che firma l’armistizio. Invano il generale De Gaulle lancia via radio da Londra un appello a resistere. In base all’armistizio il nuovo governo di dispone a Vichy nella Francia centro-settentrionale. Petain dà vita ad un governo fantoccio nelle mani dei tedeschi restaurando un clima da ancien regime attribuendo le colpe della sconfitta alle sistema democratico e non all’incapacità degli ufficiali. Ogni rapporto con la Gran Bretagna cessa

4. Italia-Francia, giugno: l’Italia non belligerante crede di poter approfittare della situazione francese per ottenere una facile vittoria. Anche l’opinione pubblica, prima contraria alla guerra, è convinto di questo ed esulta quando Mussolini dichiara guerra alla Francia. Il 21 giugno viene sferrata l’offensiva sulle Alpi in condizioni di netta superiorità e contro un nemico che il giorno dopo avrebbe firmato l’armistizio con la Germania, quindi già sconfitto. Ma l’operazione fu un disastro: la penetrazione nel territorio francese praticamente nulla, le perditi ingenti e l’armistizio firmato il 24 giugno rettificava solo di poco i confini.

5. Mediterraneo, luglio: la flotta italiana subisce due sconfitte contro la flotta inglese nei pressi della Calabria e di Creta

6. Nord Africa, settembre: l’attacco lanciato dalla Libia contro gli inglesi si dovette fermare ben presto per mancanza di mezzi. Gli ufficiali italiani rifiutano l’aiuto tedesco perché Mussolini era convinto che l’Italia doveva combattere una guerra parallela a quella di Hitler.

7. Inghilterra, agosto: Hitler lancia l’operazione Leone Marino che doveva portare alla conquista della Gran Bretagna. Hitler in realtà era già pronto a trattare la pace a costo di veder riconosciuti tutti i territori conquistati. Ma l’Inghilterra di Churchill decide di resistere nonostante ormai fosse la sola a combattere contro la Germania. Per superare la superiorità navale dell’Inghilterra, Hitler decide di avviare una massiccia campagna aerea per bombardare obiettivi militari e città, per fiaccare anche il morale della popolazione. Le forze aree britanniche resistono quanto possono ma non riescono ad evitare il bombardamento di città come Londra. La seconda guerra mondiale mostra la micidiale guerra aerea. La battaglia termina nell’ottobre del 1940 quando Hitler sconfitto abbandona la campagna aerea.

8. Grecia, ottobre: il 28 ottobre l’esercito italiano dall’Albania attacca senza preavviso la Grecia, paese filo-fascista con cui Mussolini fino a quel momento aveva intessuto buoni rapporti. L’attacco fu scagliato per controbilanciare l’espansione tedesca nella zona dopo la conquista della Romania. La campagna

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greca, preparata in modo approssimativo, si dimostra molto più difficile del previsto a causa della tenace resistenza dei greci che poco dopo passano al contrattacco costringendo l’Italia a ripiegare sul suolo albanese. I vertici militari, primo fra tutti Badoglio, sono costretti alle dimissioni e l’immagine di Mussolini subisce un vero tracollo.

9. Nord Africa, dicembre: gli inglesi passano al contrattacco e conquistano in breve tempo la Cirenaica. Hitler, per non perdere completamente la Libia, invia a Mussolini aiuti che questa volta non vengono rifiutati. Alla guida di Rommel le forze dell’Asse riconquistano la Cirenaica. Intanto, nell’aprile del 1941 l’Italia perde i suoi possedimenti etiopi, eritrei e somali che passano nelle mani degli inglesi

1941 (Jugoslavia & Grecia, Operazione Barbarossa, Pearl Harbor)

1. Jugoslavia e Grecia, aprile: le truppe tedesche ed italiane attaccano simultaneamente la Jugoslavia e la Grecia che in poco tempo capitolano.

2. Operazione Barbarossa, giugno: il 22 giugno 1940 prende il via l’Operazione Barbarossa ovvero l’offensiva tedesca in Urss su un fronte che andava dal Baltico al Mar Nero. I russi non si aspettano un attacco, convinti che Hitler avrebbe invaso la Russia solo dopo aver sconfitto l’Inghilterra, e si fanno trovare del tutto impreparati. Per tutta l’estate il Terzo Reich ottiene importanti successi, penetrando a fondo nel territorio sovietico ed uccidendo centinaia di migliaia di nemici. Vengono riportate importanti successo nelle regioni baltiche e nel sud, in Ucraina e nel Caucaso. Ma l’offensiva a Mosca viene ritardata e all’inizio di ottobre le truppe tedesche sono costrette ad arrestarsi a causa del maltempo che rende impraticabili le strade. All’inizio dell’inverno i tedeschi controllano ancora vastissimi territori Sovietici ma Hitler aveva mancato l’obiettivo principale: mettere fuori gioco la Russia in pochi mesi e adesso era costretto a lasciare il grosso delle sue truppe nelle immense pianure del paese. Comincia così la resistenza dei sovietici che dimostrano di poter incredibilmente sopperire alle perdite sia umane (3 milioni di morti) che di mezzi grazie ad una industria che viene riorganizzata a est del Volga ed un esercito immenso. La guerra in Urss si trasforma in una guerra di usura.

3. Roosevelt, novembre: allo scoppio della guerra gli Stati Uniti avevano deciso di mantenere una posizione di neutralità e di non intervento negli affare europei. Nel novembre del 1940 viene però rieletto Roosevelt per la terza volta e il presidente si batte per fornire aiuti economici e bellici alla Gran Bretagna ormai sola contro la Germania. Il 14 agosto 1941 viene firmata da Roosevelt e

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Churchill la Carta Atlantica un documento in 8 punti in cui si ribadiva la condanna ad ogni regime dittatoriale in favore della democrazia.

4. Pearl Harbor, dicembre: a trascinare gli Stati Uniti nel conflitto ci pensa la politica del Giappone. Sin dal settembre 1940 Tokyo aveva firmato un patto con Roma e Berlino, il patto tripartito. Approfittando della confusione in Europa, il Giappone nel luglio del ’41 invade l’Indocina francese. In risposta Gran Bretagna e Stati Uniti impongono il blocco delle esportazioni, estremamente dannoso per un paese industrializzato ma povero di materie prime. Il governo di Tokyo è costretto ad una scelta: piegarsi all’occidente lasciando i possedimento in Indocina ed India o scatenare la guerra nel Pacifico, conquistare nuovi territori e procurarsi così le materie prime. Si opta per questa soluzione e il 7 dicembre 1941 viene attaccata senza preavviso e con l’aviazione la flotta degli Stati Uniti a Pearl Harbor. L’operazione è un successo e nei mesi successivi il Giappone, forte della supremazia navale raggiunta, conquista nel corso del 1942 tutti gli obiettivi prefissati: Filippine (prima in mano agli Usa), Malesia e Birmania (in mano inglese) ed Indonesia olandese.

Durante la guerra

1. Popoli slavi: Hitler tratta come delle vere e proprie colonie i territori di recente conquista. Particolarmente dura è la sorte delle popolazioni slave ridotte in semischiavitù. Hitler voleva trasformare l’Europa orientale in un immenso campo agricolo utile alla Germania per questo cominciò la distruzione di ogni forma di urbanizzazione ed industrializzazione. Venne proibito anche l’insegnamento e la classe dirigente venne sterminata. Morirono così 6 milioni di russi e 2,5 milioni di polacchi. Questa sottomissione costringe la Germania a lasciare nei paesi occupati una grande quantità di soldati che devono far fronte a tutta una serie di sollevazioni e proteste.

2. Questione ebraica: orribile fu la sorte degli ebrei considerati da Hitler come il principale nemico della Germania. Nei territori occupati gli ebrei vennero rinchiusi nei ghetti ed erano segnati con una stella gialla da portare al braccio. Cominciano a sorgere anche i primi lager dove venivano deportati come forza lavoro, gli abili, o come persone da uccidere nelle camere a gas tutti gli altri. La soluzione finale comincia nel 1942 e viene affidata alle SS

3. Resistenza: in tutti i paesi sottomessi alla Germania nascono forme di resistenza clandestina condotta da piccoli gruppi di antifascisti. Sollevazioni popolari si hanno invece in Jugoslavia e in Grecia nell’estate del 1941. Dopo l’invasione dell’Urss, poi, i gruppi clandestini comunisti cominciano ad

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impegnarsi in maniera più concreta anche se le difficoltà erano molte ed erano aggravate anche dalle divisioni interne

4. Collaborazionismo: in ogni caso ovunque la Germania trovò una classe dirigente, e non solo, disposta a collaborare per calcolo utilitaristico o per cieca fede nel nazismo. Emblematico è il caso di Vichy la cui accondiscendenza non impedì alla Germania di invadere anche il sud del paese nel 1942.

1942 (Pacifico, Atlantico, Nord Africa, Stalingrado)

1. Onu: il 1 gennaio 1942 nasce l’Onu al quale aderiscono una ventina di nazioni tra le quali Usa, Urss, Cina ed Inghilterra. Sorgono comunque divergenze tra gli Alleati in particolare su dove aprire un nuovo fronte. Stalin lo voleva subito e nell’Europa del nord mentre Churchill premeva per chiudere prima la partita in Africa poi attaccare dall’Europa meridionale. Prevalse questa linea e si decise di sbarcare in Italia durante la Conferenza di Casablanca del 1943. Nella stessa conferenza si decise che solo la resa incondizionata era una condizione accettabile perché non bisognava patteggiare con Germania ed alleati.

2. Russia, primavera-estate: Hitler ottiene importanti successi in Urss. Invade la Crimea, supera il Don ed arriva ad assediare Stalingrado, importante centro industriale.

3. Pacifico: comincia una prima inversione di tendenza. L’assalto giapponese lanciato tra maggio e giungo viene fermato dagli americani nelle battaglie delle isole Midway e del Mar dei Coralli.

4. Atlantico: anche nell’Atlantico cominciano a cambiare i rapporti di forza. Fino ad ora i tedeschi avevano condotto una efficace guerra sottomarina contro navi, anche commerciali, americane ed inglesi, che viene fermata tra il 1942 ed il 1943 grazie all’utilizzo di nuove tecnologie come il radar e bombe di profondità più efficaci.

5. Stalingrado, novembre: dopo mesi di durissima resistenza i russi passano al contrattacco chiudendo i nemici in una morsa. Hitler invece di ordinare la ritirata comanda la resistenza ad oltranza ma a febbraio i suoi uomini sono costretti alla resa. È il più grave rovescio dall’inizio della guerra per i tedeschi e le forze democratiche e comuniste nel mondo prendono coscienza della loro forza.

6. Nord Africa: le forze italo-tedesche di Rommel erano arrivate fino ad El Alamein a 80km da Alessandria. A fine ottobre il generale Montgomery al comando delle forze britanniche lancia la controffensiva e agli inizi di

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novembre le truppe di Rommel cominciavano ormai una lunga ritirata. Nel novembre del 1942 le truppe Alleate sbarcano in Marocco ed Algeria chiudendo in una morsa l’esercito dell’Asse che è costretto ad arrendersi nel maggio del 1943 abbandonando il Nord Africa.

1943

1. Pacifico: gli americani conquistano l’isola di Guadacanal. I giapponesi decidono di difendere le loro posizioni senza compiere più attacchi a lungo raggio.

2. Questione italiana:

a. 12 giugno 1943: gli Alleati sbarcano prima a Pantelleria poi un mese dopo in Sicilia non incontrando praticamente nessuna resistenza e conoscendo l’esultanza della popolazione. È il colpo di grazie per il regime fiaccato dagli insuccessi militari e dalle proteste sempre più crescenti di opinione pubblica e lavoratori che sfociano in una serie di grandi scioperi operai a partire dal marzo 1943. La caduta di Mussolini non fu però causata né da queste proteste né dall’azione degli antifascisti, ancora pressoché nulle.

b. Fine di Mussolini, 25 luglio: il Duce cadde dopo una congiura che aveva visto in prima linea la monarchia con l’aiuto di fascisti moderati che volevano portare il paese fuori da una guerra ormai persa. Tra il 24 ed il 25 luglio 1943 il Gran consiglio del fascismo viene approvata a grande maggioranza la mozione Dino Grandi in cui si chiede a Mussolini di cedere al re le sue funzioni di comandante supremo delle forze armate. È un atto di sfiducia nei confronti del Duce che il 25 luglio si presenta da Vittorio Emanuele III rassegnando le dimissioni. Mussolini viene immediatamente arrestato e il capo del governo diventa Badoglio. La fine di Mussolini viene salutata con gioia dalla popolazione e non c’è spargimento di sangue anche perché il partito fascista con tutte le sue strutture sembra scomparire nel nulla

c. L’armistizio: i tedeschi rafforzano la loro presenza in Italia. Badoglio rassicura l’alleato che nulla sarebbe cambiato ma intanto cominciano le trattative segretissime con Inghilterra e Stati Uniti. Il 3 settembre 1943 viene firmato un armistizio senza condizioni, come prevedeva la Conferenza di Casablanca, e questa notizia venne data solo l’8 settembre 1943 in coincidenza con lo sbarco di un contingente Alleato a Salerno. Badoglio con tutto il suo fragile governo scappa a Brindisi dove

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trova l’accoglienza delle forze Alleate nella regione. I tedeschi rafforzano la loro presenza in Nord Italia, attuando il piano Alarico ovvero l’occupazione militare della penisola, e l’esercito italiano, lasciato solo e senza disposizioni, non si può opporre all’ormai ex- alleato. Gli episodi di resistenza furono puniti dai tedeschi. Esemplare è il caso di Cefalonia, isola greca, dove fu sterminata una intera divisione italiana che aveva rifiutato di arrendersi. I tedeschi si attestano lungo la linea difensiva Gustav che ha il suo centro in Cassino. L’Italia diventa un campo di battaglia.

d. Due italie: nell’autunno del 1943 il paese è diviso in due metà in lotta tra di loro. Nel sud c’è un governo monarchico sotto la protezione degli Alleati. Al nord i tedeschi e il redivivo fascismo dopo la liberazione di Mussolini il 12 settembre sul Gran Sasso ad opera di paracadutisti tedeschi. Il Duce viene portato in Germania ed è ormai un fantoccio nelle mani di Hitler. Nasce così la Repubblica di Salò, così chiamata perché alcuni ministeri furono posti nella cittadina sulle rive del Garda, posta così a nord perché Roma era troppo vicina al fronte Alleato. Mussolini presenta questa Repubblica come l’unica rappresentante dell’Italia ma lo Stato di Mussolini è poco più che un fantoccio in mano alla Germania che requisisce risorse ed uomini da inviare come forza lavoro in patria. L’unica funzione della Repubblica di Salò è quella di combattere le forze partigiane che cominciano a formarsi nell’Italia centro-settentrionale. Comincia così una guerra civile tra italiani parallela a quella tra Germania e forze Alleate.

e. Resistenza armata: subito dopo l’8 settembre le prime formazioni partigiane si radunano sulle montagne dell’Italia centro-settentrionale. Nascono dall’incontro tra i piccoli nuclei antifascisti già attivi ed i soldati italiani che si erano rifiutati di arrendersi ai tedeschi. I partigiani agiscono soprattutto lontano dai centri urbani rendendosi protagonisti di azioni di disturbo e sabotaggio. Ma non mancano nelle città piccoli nuclei, i Gruppi di azione patriottica, che effettuano azioni contro i tedeschi. In alcuni casi i nazisti sono protagonisti di violente rappresaglie come nel caso delle Fosse Ardeatine dopo 335 italiani furono fucilati dopo che una rappresaglia partigiana aveva ucciso 33 tedeschi nel marzo del 1944. Dopo una prima fase di aggregazione spontanea le bande partigiane si organizzano in gruppi abbastanza attivi:

i. Brigate Garibaldi: molto numerose e di ispirazione comunista

ii. Giustizia e Libertà: anch’esse numerose

iii. Brigate Matteotti: legate ai socialisti

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iv. Gruppi cattolici, liberali, autonomi e monarchici.

f. Partiti antifascisti: nei 45 giorni tra la caduta di Mussolini e l’armistizio di Badoglio nascono una serie di partiti che si vanno ad affiancare al Pci che aveva continuato la sua azione clandestina anche sotto il regime. Ecco allora il Partito d’Azione, la Democrazia Cristiana, il Partito Liberale, il Partito repubblicano ed il Partito socialista di unità proletaria. Dopo l’8 settembre questi partiti si uniscono a Roma nel Comitato di liberazione nazionale (Cln) incitando la popolazione alla resistenza. Il Cln chiede anche la sostituzione di Badoglio. Ma il Cln, partiti piccoli e divisi tra destra e sinistra, non hanno un peso così grande e Badoglio è appoggiato dagli Alleati in quanto garante dell’armistizio.

g. Svolta di Salerno, marzo 1944: Togliatti dopo un esilio ventennale in Urss torna in Italia e appena sbarcato a Napoli decide di scavalcare il Cln e formare un governo di unità nazionale con il Re, Badoglio e alcuni esponenti del Cln. Una scelta in armonia con l’Urss, che aveva riconosciuto Badoglio, e realistica: prima di tutto bisognava combattere uniti contro il fascismo. Svolta di Salerno perché proprio nella città campana era la capitale del Regno del Sud. Il 24 aprile 1944 nasce questo primo governo di unità nazionale presieduto da Badoglio.

h. Liberazione di Roma e resistenza: dopo la liberazione della capitale nel giungo del 1944 Badoglio come promesso di dimette, come anche Vittorio Emanuele III che lascia ogni incarico al figlio Umberto, e Bonomi diventa presidente del consiglio. Ciò rafforza le azioni partigiane nel nord del paese che si dotano di un comando unificato proprio nel giugno del 1944. La repressione dei tedeschi è feroce, come a Marzabotto dove vengono uccise 770 persone, ma molte città come Firenze vengono liberate prima dell’arrivo degli Alleati. Sorgono anche repubbliche partigiane autonome nel nord del paese. Non mancano le difficoltà, soprattutto nell’inverno tra il ’44 ed il ’45, quando il generale inglese Alexander invita i partigiani a sospendere le loro azioni. Ciò provoca una divisione sia all’interno della resistenza sia tra resistenza e governo Bonomi. Ma nella primavera del 1945 la Resistenza riprende la sua attività forte di 200mila uomini.

3. Fronte orientale: intanto alla fine del 1943 l’Armata Rossa sfonda il fronte orientale e si avvicina a Berlino. L’Urss assume nell’Alleanza un peso sempre maggiore che fa valere alla Conferenza di Teheran alla fine del 1943 dove si incontrano Stalin, Churchill e Roosevelt. Stalin ottiene l’apertura di un nuovo fronte a nord, e precisamente in Normandia.

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1944

1. Normandia: il 6 giugno 1944 scatta l’operazione Overlord, ovvero lo sbarco in Normandia, una zona protetta dai tedeschi con il Vallo Atlantico. Il dispiegamento di forze è impressionante e lo sbarco comincia con bombardamenti e dispiegamento di paracadutisti. I tedeschi resistono ma gli Alleati sbarcano in ogni modo sfondando dopo settimane di combattimento le linee nemiche. Il 25 agosto 1944 gli Alleati entrano in una Parigi già liberata dai partigiani. L’esercito tedesco è in rotta ma Hitler impone la resistenza ad oltranza.

2. Fine dell’Asse, autunno: nell’autunno abbandonano Hitler la Romania, la Polonia, l’Ungheria e la Finlandia che chiedono l’armistizio agli Alleati. Cominciano i bombardamenti sulla Germania, metà dei quali su obiettivi civili per fiaccarla resistenza della popolazione. Hitler non si arrende: spera in nuove armi segrete e in una rottura dei rapporti fra Urss ed occidente. Speranza del tutto infondata.

3. Italia, settembre: gli Alleati raggiungono la linea Gotica, la seconda linea difensiva tedesca tra Adriatico e Tirreno. L’Italia per un altro inverno sarà divisa in due tronconi.

1945

1. Conferenza di Yalta: nel febbraio del 1945 Gran Bretagna, Urss e Usa si riuniscono a Yalta, in Crimea, dove si stabilisce che la Germania sarebbe stata divisa in 4 zone di occupazione, una delle quali spettava alla Francia, e che i paesi liberati avrebbero potuto godere di libere elezioni

2. Offensiva su tutti i fronti: i sovietici dopo la conquista di Varsavia puntano su Berlino liberando nel frattempo l’Ungheria e la Cecoslovacchia. Anche Gran Bretagna e Stati Uniti puntano sulla Germania dopo aver attraversato il Reno. Il 25 aprile l’Italia è libera e i tedeschi abbandonano anche Milano. Mussolini in fuga viene catturato e ucciso il 28 aprile. Il 30 aprile si suicida Hitler. Il 7 maggio 1945 la Germania firma la resa. La guerra finisce un giorno dopo.

3. Bomba atomica: a partire dal 1943 gli Stati Uniti hanno cominciato una lenta controffensiva ai danni del Giappone. Alla fine del ’44 la superiorità americana era evidente con gli aerei che ormai bombardavano le città nipponiche. Con la fine della guerra in Europa, gli Usa possono concentrare tutti gli sforzi sul fronte Pacifico dove i nemici non vogliono arrendersi a costo di attacchi kamikaze con aerei imbottiti di esplosivo. Per porre fine ad una guerra che

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rischiava di essere troppo lunga e per dare una dimostrazione di forza soprattutto all’Urss, il presidente Truman decide di utilizzare la bomba atomica. Il 6 agosto 1945 viene bombardata Hiroshima, il 9 Nagasaki. I morti sono numerosi, la distruzione totale e le conseguenze a lungo termine drammatiche. Il 15 agosto il Giappone offre la resa senza condizioni. Il 2 settembre finisce la seconda guerra mondiale.

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CAPITOLO 10. IL MONDO DIVISO

Le conseguenze della seconda guerra mondiale: la seconda guerra mondiale viene vista oggi come uno spartiacque nella storia e le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Pochi avvenimenti nella storia hanno avuto un riflesso così forte non solo sulla politica, globale ma anche dei singoli Stati, ma anche sulla psicologia delle persone:

1. Trionfo delle democrazie e fine dei totalitarismi

2. Nuova mappa dell’Europa: con la Germania che ad esempio perde la sua unità territoriale

3. Superpotenze: l’Europa sia avvia verso un veloce declino. Gran Bretagna e Francia escono vincitrici dalla guerra ma perdono le colonie e soprattutto perdono peso nello scacchiere internazionale. Emergono due grandi potenze: Stati Uniti e Urss. Entrambe sono territori immensi, ricchi di risorse naturali, con un grande esercito ed un grande apparato industriale. Entrambe hanno una vocazione globale e sono portatrici di un messaggio fortemente ideologico:

a. Modello americano: si basa su una democrazia con più partiti, su una economia liberale dove lo Stato ha un ruolo marginale, dove la concorrenza è molta e dove l’obiettivo principale è il successo individuale prima di tutto economico

b. Modello sovietico: c’è un unico partito, lo Stato ha un ruolo enorme nell’economia dove tutto è centralizzato, c’è una visione collettiva ed anti-individualistica della società che si basa sul sacrificio.

4. Contraccolpi psicologici: la guerra ha causato 50 milioni di morti, i 2/3 dei quali civili. È poi una guerra diversa dal passato con l’uso di bombe anche sulle città che ha causato una morte di massa. Senza dimenticare la soluzione finale, i lager e l’uso della bomba atomica che oltre ad essere uno strumento di distruzione di massa è anche un’arma che potenzialmente può distruggere l’umanità. La lezione della guerra induce ad un forte bisogno di cambiamento.

5. Gestione della pace: nasce l’Onu con un potere maggiore rispetto al Società delle Nazioni, le sanzioni inflitte alla Germania non sono severe come quelle di Versailles e con il Processo di Norimberga si apre una nuova pagina di diritti internazionale.

6. Ruolo degli Usa: per il mondo occidentale gli Stati Uniti diventano il nuovo faro politico, economico e soprattutto culturale. Il cinema, la letteratura e

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soprattutto il mito americano si diffondono in Europa. Gli Usa appaiono l’unico paese ancora in grado di dispensare ottimismo per il futuro

Nuove istituzioni internazionali: con la fine della guerra e sotto lo stimolo degli Stati Uniti nascono una serie di istituzioni internazionali con l’obiettivo di rendere il mondo più stabile sia dal punto di vista economico che politico

1. Nazioni unite: nascono dopo la conferenza di San Francisco del 1945. L’obiettivo è salvare le generazioni future dal flagello della guerra promuovendo con strumenti internazionali lo sviluppo economico e sociale. Alla base dell’Onu ci sono due linee di pensiero: quella di Wilson, sempre in voga nell’opinione pubblica americana, e quella di Roosevelt secondo cui è necessaria una direzione delle più grandi potenze mondiali per raggiungere gli obiettivi di stabilità. L’Onu si dota di una serie di organismi:

a. Assemblea generale: si riunisce annualmente, comprende tutte le nazioni che hanno uguale dignità. Le decisioni dell’Assemblea, però, non sono vincolanti ma danno a tutti i paesi una tribuna internazionale

b. Consiglio di sicurezza: organo permanente che in caso di crisi può prendere decisioni vincolanti per gli Stati e di adottare misure che possono arrivare anche all’intervento armato. Si compone di 5 membri stabili (Usa, Urss, Cina, Gran Bretagna e Francia) e 10 altri membri eletti. Ogni paese stabile ha diritto di veto che può essere utilizzato per bloccare il Consiglio qualora si ritenga che i proprio diritti sono violati

c. Altri organi: come l’Unesco per l’istruzione e la cultura, la Fao per l’alimentazione e l’agricoltura, e la Corte internazionale di giustizia per risolvere le controversie tra i paesi

2. Fondo monetario internazionale: nato nel luglio 1944 dopo gli accordi Bretton Woods ha l’obiettivo rendere più stabile l’economia mondiale attraverso un adeguato ammontare di riserve auree, a cui ogni Stato può attingere in caso di necessità, e soprattutto assicurando i cambi tra le monete non solo all’oro ma anche al dollaro che si pone come moneta internazionale per gli scambi

3. Banca mondiale: al fianco del Fmi sempre dopo gli accordi di Bretton Woods ha il compito di concedere prestiti a lungo termine ai paesi in difficoltà.

4. Accordo generale sulle tariffe e sul commercio (Gatt): nato nel 1947 a Ginevra facilita gli scambi internazionali mediante l’abbassamento dei dazi.

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Contrasti tra Usa ed Urss: neanche era finita la guerra che subito nascono le prime controversie tra le due superpotenze. Un primo terreno di discussione sono le condizioni di pace. Gli Stati Uniti, non toccati sul proprio suolo dalla guerra, mirano alla stabilizzazione della politica e dell’economia internazionale, senza cercare punizioni troppo amare per i vinti. L’Urss, che ha conosciuto ingenti danni durante il conflitto, chiede una politica di risarcimenti come riparazioni di guerra.

1. Grande disegno di Roosevelt: il presidente americano è comunque convinto di poter dialogare con Stalin. Ha in mente, infatti, un grande progetto che prevedeva una serie di paesi dell’Europa orientali sotto l’influenza dell’Urss. Si doveva trattare di una influenza per mantenere la stabilità nell’area, come stavano facendo gli Usa ad occidente, e non certo un modo per sovietizzare tutta una serie di paesi. È un disegno di grande cooperazione tra Est ed Ovest per il mantenimento di una certa stabilità in Europa.

2. Harry Truman: il nuovo presidente americano a partire dal 1945 non mostra di voler continuare il grande disegno di Roosevelt. Si assiste ad un certo irrigidimento dei rapporti tra le due potenze anche perché dopo la bomba atomica Stalin guarda con una certa preoccupazione all’occidente.

3. Questione Europa Orientale: negli Stati occupati dall’Armata Rossa si capisce subito che gli spazi per una democrazia sono davvero limitati. Per affermare la propria egemonia l’Urss, tramite l’esercito e le forzature dei sistemi democratici, porta ovunque al potere il partito comunista i cui vertici erano strettamente legati a Mosca. Churchill nel 1946 denuncia con fermezza questa politica e dal canto suo Stalin accusa Churchill di essere un nuovo Hitler. Ormai l’alleanza era finita

4. Conferenza di Parigi, luglio-ottobre 1946: furono ridisegnati i confini dell’Europa dopo il conflitto. L’Urss inglobava le repubbliche baltiche e parte della Polonia che a sua volta si spingeva ad ovest ai danni della Germania. È l’ultimo atto di cooperazione tra Occidente ed Urss.

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Guerra fredda: dopo la conferenza di Parigi comincia quel lungo momento di tensione che Walter Lippmann ha ribattezzato Guerra Fredda, ovvero una guerra non guerreggiata ma con una costante ostilità tra i due poli. In questo periodo, che in senso stretto arriva fino al 1953 con la morte di Stalin, ha causato anche una dispendiosa corsa agli armamenti:

1. Iran e Dardanelli: Stalin rifiuta di ritirare le proprie truppe dall’Iran e sul Dardanelli, territori che secondo gli accordi di Parigi dovevano rimanere sotto l’influenza della Gran Bretagna che però abdicò affermando di non poter far fronte a nuovi impegni militari. È la fine della Gran Bretagna come potenza mondiale e l’ingresso degli Stati Uniti come superpotenza. Truman comincia così una politica ferma e risoluta contro Stalin convinto che l’Urss capisse solo il linguaggio delle minacce e della violenza. È la Dottrina Truman, ovvero gli Stati Uniti sono pronti ad intervenire ovunque ci siano popoli oppressi da forze esterne

2. Piano Marshall: nel giugno 1947 gli Stati Uniti mettono a punto un vasto piano di aiuti economici che prende il nome del segretario di Stato americano. I sovietici rifiutano tali aiuti in quanto temevano si trattasse di uno strumento per legare l’Europa all’influenza statunitense. Ed imposero anche ai loro satelliti di fare altrettanto. Tra il 1948 ed il 1952 il piano Marshall riversa sull’Europa 13 miliardi di dollari fra prestiti, aiuti materiali e strumenti per la ricostruzione. Il tutto permette alle economie occidentali di ripartire appianando anche le tensioni sociali

3. Cominform: l’Ufficio di informazione dei partiti comunisti voluta da Stalin per sostituire la disciolta Terza Internazionale nasce nel 1947. Vi partecipano i membri dei partiti comunisti dei paesi satelliti e di Francia ed Italia

4. Problema tedesco: la Germania è divisa in quattro zone di influenza come la sua capitale Berlino. Saltata ogni mediazione con l’Urss, Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia decidono di unificare le loro zone di influenza aiutando il paese con una serie di aiuti e col piano Marshall. Stalin risponde con il blocco di Berlino nel 1948 ovvero la chiusura di ogni via d’accesso per evitare i rifornimenti alla città. Il blocco viene eluso con un ponte aereo americano. Stalin toglie così il blocco nel 1949. In quest’anno nasce la Repubblica federale tedesca, con l’unione delle tre zone occidentali, e la Repubblica democratica tedesca, sotto il controllo dell’Urss.

5. Patto Atlantico e Patto di Varsavia: le potenze occidentali firmano nel 1949 una alleanza difensiva militare. Nasce anche la Nato un organismo militare integrato con soldati di tutti i paesi del Patto Atlantico. Allo stesso modo, nel 1955, l’Urss risponde con il Patto di Varsavia firmato dai suoi paesi satelliti

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Urss: la politica repressiva staliniana non termina con la fine della guerra mondiale. Continuano le purghe, le repressioni, il controllo dei mezzi di informazioni e della cultura. Senza dimenticare che Stalin pretese comunque le riparazioni dai paesi satelliti sotto il dominio dell’Armata Rossa.

1. Economia: senza aiuti occidentali ma anche grazie alle riparazioni riprendere a girare l’economia sovietica, soprattutto il settore dell’industria pesante ai danni dell’agricoltura e del settore dei beni di consumo il che causò ristrettezze nella vita dei russi. L’Urss comincia una vasta serie di riforme economiche nei paesi satelliti a partire dalla collettivizzazione del settore agricolo ai danni del latifondo e dalla nazionalizzazione delle banche, del commercio, delle miniere e di importanti industrie. Il ch si traduce in una costante crescita economica. Ma ad ogni modo l’economia dell’intera Europa orientale dipendeva dalle scelte di Mosca a partire dal prezzo dei beni scambiati

2. Bomba atomica: nel 1949 l’Urss fa esplodere la sua prima bomba atomica

3. Politica estera: i paesi dell’Europa orientale occupati dall’Armata Rossa si trasformano, in maniera forzata, in repubbliche popolari che li fanno diventare di fatto paesi satelliti dell’Urss

a. Polonia: per Stalin la Polonia era una minaccia per la sicurezza dal momento che nelle due guerre i nemici erano arrivati proprio attraversando quel paese. È necessario, dunque, che il governo polacco sia molto fedele a quello sovietico. Con accordi interalleati si insedia a Varsavia nel 1945 un governo molto vicino a Stalin e nelle elezioni del 1947, certamente non libere, trionfarono i comunisti

b. Cecoslovacchia: le elezioni del 1946 vennero vinte dai comunisti ma il governo si spacca quando è il momento di decidere sul piano Marshall. I comunisti, contrari all’aiuto americano, lanciano una offensiva violenta contro le altre forze politiche e nelle elezioni del 1948 ottengono una schiacciante vittoria elettorale.

c. Jugoslavia: i comunisti di Tito si impongono senza aiuti al governo grazie al fatto che il loro leader era un esponente di primo piano della resistenza che senza l’aiuto dell’Armata Rossa si era liberata dell’invasore. Tito comincia lo scisma con l’Urss nel 1948. Stalin risponde con la sospensione di ogni collaborazione economica ed isolando i comunisti jugoslavi. Tito resiste all’isolamento e comincia una propria politica sia estera, con una terza via tra occidente ed Urss, ed intera, con la ricerca di un equilibrio tra statalizzazione ed impresa privata. Ma anche in Jugoslavia non mancano le purghe contro i nemici

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politici e certo la crescita economica è sempre relativa. Ad ogni modo l’occidente guarda con grande interesse a questo scisma di Tito

Usa: gli Stati Uniti non hanno il problema della ricostruzione ma devono affrontare il problema della riconversione della propria industria che durante la guerra aveva conosciuto una straordinaria produzione bellica. Comincia anche una nuova politica con Truman:

1. Fair Deal: il giusto patto, che mirava a portare avanti la politica interna di Roosevelt, venne realizzato solo in parte a causa dell’ostruzione del Congresso a maggioranza repubblicana. Inoltre, c’è da affrontare il deficit statale gravato dai presiti all’Europa e dalle spese di guerra. Il costo della vita aumenta e per questo gli operai scendono nelle piazze chiedendo aumenti salariali. Il congresso, nel 1947, risponde con una legge conservatrice, non voluta da Truman, che impediva agli operai delle industrie di interesse nazionale di scioperare. In ogni caso con Truman proseguono una serie di riforme sociali già volute da Roosevelt.

2. Maccartismo: i primi anni ’50 sono anche gli anni del maccartismo e della caccia alle streghe ovvero una paranoica caccia al comunista o al simpatizzante tale tra i cittadini americani. Nel 1950 il Congresso approva la Internal security act che facilita l’epurazione e l’emarginazione di chi nella pubblica amministrazione e nella politica era accusato di essere comunista.

Europa: anche in Europa la fine della guerra e la guerra fredda causarono non pochi contrasti interni che sfociarono, come nel caso della Francia, in crisi politiche:

1. Gran Bretagna: nel 1945 Churchill viene battuto dai laburisti che una volta al governo nazionalizzano la Banca d’Inghilterra ed una serie di settori come l’industria siderurgica e i trasporti. Viene introdotto anche un Servizio sanitario nazionale gratuito e comincia il Welfare state con l’obiettivo di assistere il cittadino dalla nascita alla morte. Il Welfare state fece aumentare la spesa pubblica il che rallentò l’economia causando la sconfitta dei laburisti alle elezioni del 1951

2. Francia: il governo di De Gaulle, ’44-’45, varò una serie di nazionalizzazioni. Ma il generale abbandona polemicamente il governo per protestare contro il forte potere dei 3 principali partiti. Una prima costituzione venne scritta dai tre principali partiti ma venne bocciata con un referendum nel 1946. Una seconda costituzione, molto simile alla precedente che prevedeva sempre una repubblica parlamentare, venne invece approvata nel 1947. A maggio dello stesso anno si

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rompe l’armonia tra i 3 partiti con l’uscita dei comunisti dal governo. Da allora la Francia vive un lungo periodo di incertezza politica

3. Germania: paradossalmente è la Germania che mostra i più veloci segni di ripresa. A fine guerra la situazione è drammatica e il paese deve anche accogliere 10 milioni di profughi provenienti dai territori ora in mano alla Polonia. Nel 1949 viene approvata una costituzione che manteneva un impianto federale ma a differenza di quella di Weimar limitava il potere del presidente della Repubblica ed impediva la frammentazione in parlamento. Mentre la Germania Est diventa una repubblica popolare e la sua crescita economica è rallentata dalla presenza dell’Urss, la repubblica federale conosce un grande sviluppo grazie alla stabilità politica, gli aiuti americani e la manodopera degli immigrati

Giappone: esce dalla guerra in condizioni simili a quelle tedesche. Il paese passa sotto il controllo del generale Mac Arthur e nel 1946 gli americani impongono una costituzione che mantiene l’imperatore che ora però deve accettare una monarchia costituzionale ed un sistema parlamentare.

1. Economia: nel corso degli anni ’50 anche grazie agli aiuti americani, il Giappone diventa il motore dell’economia asiatica. In particolare, è geniale l’idea di puntare su settori in grande ascesa come quello automobilistico, elettronico e dell’alta tecnologia. Una scelta felice soprattutto in un paese privo di risorse naturali. In breve tempo il Giappone diventa la terza potenza economica globale.

Cina: con lo scoppio della guerra nel Pacifico entra in crisi la fragile alleanza tra Mao e Kai-shek. Quest’ultimo, approfittando della guerra tra Giappone e Stati Uniti, trascura la lotta contro gli occupanti e si prepara alla guerra contro i comunisti. Intanto, Mao aveva ormai un grande seguito nelle campagne ed i comunisti sono gli unici che continuano a combattere contro gli invasori utilizzando tecniche tipiche della guerriglia. Il governo di Kai-shek appare sempre più corrotto e non interessato a cacciare gli invasori quanto a cercare una guerra civile

2. Guerra civile: Kai-shek a guerra terminata utilizza gli aiuti alleati durante la guerra per lanciare una feroce offensiva contro i comunisti. Inizialmente, Kai- shek ha la meglio ma Mao, anche senza l’aiuto dell’Urss, contrattacca ed anche grazie all’aiuto della popolazione civile ribalta le sorti della guerra arrivando nel 1949 a Pechino. Kai-shek scappa a Taiwan e per lungo tempo è solo questo il governo cinese riconosciuto dagli Usa.

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3. Repubblica cinese: Mao comincia subito con un’opera di socializzazione: le banche vengono nazionalizzate come anche la media e grande industria, la terra viene distribuita ai contadini e nel 1950 viene stipulato un patto con l’Urss.

Corea: in base agli accordi internazionali il paese viene diviso in due metà lungo il 38° parallelo. Ma nel giugno del 1950 le forze nordcoreane, armate dai sovietici, invadono il sud dove si trova un forte contingente americano. A ottobre del 1950 è il Sud a sconfinare a Nord e questa volta interviene Mao. Si aprono le trattative che si chiudono nel 1953 con i confini tracciati sempre lungo il 38° parallelo. Coesistenza pacifica: con la morte di Stalin nel 1953 e la fine della presidenza Truman nel 1952 comincia una nuova fase nei rapporti tra le due superpotenze.

1. Primo periodo: ma sia la direzione collegiale post-Stalin sia Eisenhower continuano a fronteggiarsi come Truman e Stalin. E non si allenta il controllo dell’Urss sui paesi satelliti come dimostra la repressione nel sangue di una rivolta operai a Berlino Est nel 1953.

2. 1955: con la fine del maccartismo e l’ascesa di Kruscev si hanno da entrambe le parti segnali di distensione anche perché da una parte l’Urss guarda ai successi economici dell’occidente e dall’altra gli Stati Uniti prendono atto della forza industriale e soprattutto militare dei rivali

Kruscev: con il nuovo leader comincia una inversione di tendenza anche se il potere sia all’interno che nei paesi satelliti era sempre di tipo autoritario.

1. Destalinizzazione: Kruscev con il Trattato di Vienna accetta il ritiro delle proprie truppe dall’Austria e nella Conferenza di Ginevra entra in contatto con i leader occidentali. Inoltre, si mostra una distensione nei confronti di Tito e nel 1956 viene sciolto il Cominform. Finisce anche l’era delle purghe e nel XX congresso del partito nel 1956 Kruscev denuncia i crimini di Stalin, senza però mettere in discussione il valore della rivoluzione di Lenin, dalle purghe all’uccisione dei rivali politici. Il rapporto Kruscev doveva rimanere segreto ma in poco tempo si diffuse sia ad occidente, dove generò un senso di smarrimento nei partiti comunisti, sia ad oriente dove diede vita ad una serie di rivendicazioni

2. Polonia: gli operai, con l’appoggio della chiesa cattolica, cominciano una serie di agitazioni che culminano nel 1956 con lo sciopero di Poznan stroncato dall’intervento delle truppe sovietiche. Ma le proteste non si fermano e l’ottobre 1956 è conosciuto come l’ottobre polacco in cui le istanze democratiche si mescolano alle proteste antisovietiche. Kruscev decide di non intervenire con la

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forza cambiando i vertici di partito. Sale al potere Gomulka che comincia una serie di liberalizzazioni senza mettere in discussione la fedeltà con l’Urss.

3. Ungheria: i movimenti di protesta nell’estate del 195 sfociano nell’ottobre in una vera e propria insurrezione con gli operai che prendono il controllo delle fabbriche. Sale al potere il comunista dell’ala liberale Imre Nagy e in seguito al ritiro dell’Armata Rossa il governo si aprono grandi spazi antisovietici che culminano con l’annuncio da parte di Nagy dell’uscita del paese dal Patto di Varsavia. Il segretario del partito Janos Kadar chiede l’intervento dell’Armata Rossa che stronca una tenace resistenza popolare e sale al potere dopo la fucilazione di Nagy. L’occidente inorridisce.

Europa occidentale: mentre l’Europa orientale viveva la drammatica condizione di essere paesi satelliti, l’Europa occidentale deve convivere col fatto che ormai non fa più parte del novero delle superpotenze globali anche a causa della fine degli imperi coloniali francesi ed inglesi

1. Gran Bretagna: al governo dal 1951 al 1964 i conservatori accettano la fine dell’impero, non modificano sostanzialmente il Welfare laburista ma non riescono a fermare il rallentamento dell’economia

2. Germania: veloce è invece la ripresa economica della Germania federale dominata da una economia di mercato. Il marco diventa la moneta europea più forte, la produzione aumenta costantemente e la disoccupazione viene assorbita. Il tutto anche grazie alla stabilità politica con la nuova costituzione che evita la frammentazione in favore dei due grandi partiti: quello cristiano democratico del presidente Adenauer al governo dal 1963 e l’Spd.

3. Europa unita: gli ideali della pace, della cooperazione e del reciproco aiuto fanno breccia nei governati europei del dopoguerra, senza distinzione di appartenenza politica. Favorevoli al processo di integrazione sono anche gli Stati Uniti

a. Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca): nasce nel 1951 ed ha tra i suoi Stati Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio e Lussemburgo. L’obiettivo è quello di facilitare la coordinazione di produzione e prezzi della grande industria

b. Comunità economica europea (Cee): nasce a Roma nel 1957 con la firma dei Ceca più Olanda. Obbiettivo primario è la creazione di un mercato unico mediante l’abbassamento dei dazi. Organi della Cee sono:

i. Commissione: organo tecnico per predisporre piano di intervento ii. Corte di giustizia: per le controversie tra Stati

iii. Consiglio dei ministri: con delegati di paesi membri iv. Parlamento europeo: prima con delegati nazionali poi eletto

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Francia: dopo la rottura della coalizione dei tre partiti di massa il paese vive una decennale crisi politica acuita dalla fine dell’impero coloniale.

1. Algeria: alla formazione di un movimento indipendentista nella colonia il governo, forte dell’appoggio dell’opinione pubblica, rispose con una dura repressione. Nel 1958 quando si comincia a far strada l’ipotesi di una trattativa con i ribelli, i francesi algerini appoggiati dai militari minacciano in colpo di Stato. Nel pieno della crisi il presidente della repubblica chiama De Gaulle, da anni in orgoglioso isolamento, per formare un nuovo governo di coalizione. Il 2 giugno l’assemblea nazionale decide di dare poteri straordinari a De Gaulle

2. Costituzione della Quinta repubblica: la nuova costituzione rafforza i poteri del presidente della repubblica che ha il potere di nominare il capo del governo, sciogliere le camere ed indire referendum. La costituzione passa col voto dell’80% dei cittadini. Il parlamento elegge De Gaulle nuovo presidente della Repubblica che completa la riforma costituzionale introducendo l’elezione da parte del popolo del presidente stesso.

3. Governo De Gaulle: De Gaulle si rende subito conto che è impossibile mantenere l’Algeria come promesso ai sostenitori. Si aprono così le trattative con i ribelli che si concludono nel 1962 con gli accordi di Evian. I francesi si rassegnano alla perdita della colonia. Intanto, il generale comincia una politica che mira a fare della Francia il paese di riferimento in Europa, ai danni degli Stati Uniti. Ecco allora che il paese si dota della bomba atomica, esce dal Patto Atlantico ma non dalla Nato e si oppone alla Cee perché contraria alle intenzioni egemoni della Francia.

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CAPITOLO 11. LA DECOLONIZZAZIONE E IL TERZO MONDO Decolonizzazione: è un fenomeno già iniziato dopo il primo conflitto mondiale e che subisce una decisiva accelerazione dopo il secondo conflitto. A guerra finita le forze armate delle colonie rimasero attive, anche perché durante la guerra aiutate dalle potenze occidentali per creare difficoltà al nemico, e cominciano a battersi contro il dominio coloniale avendo una maggiore coscienza dei propri diritti e mezzi

1. Ruolo di Usa ed Urss: le due superpotenze appoggiano i movimenti indipendentisti sia per porre fine ad uno schema mondiale eurocentrico sia per assumere in qualche modo il controllo delle ex-colonie.

2. Onu: l’Onu, come prima la Carta Atlantica, si basa sul principio di autodeterminazione dei popoli che devono scegliere autonomamente la loro forma di governo

3. Decolonizzazione e rapporto con l’Europa: il movimento di decolonizzazione fu diverso da paese a paese. Incruento in India violento in Algeria. In ogni caso continua una forte dipendenza con il dominatore europeo e non può essere altrimenti, pensiamo solo all’inglese in India, dopo secoli di dominio.

4. Fallimento delle democrazie: quasi mai, però, le ex-colonie si dotano di organismi democratici finendo quasi sempre per diventare degli stati dittatoriali, sia con ispirazione di destra che di sinistra. Le motivazioni sono diverse:

a. Peso di una tradizione originale diversa da quella europea b. Il fatto che l’Europa ha mostrato nelle colonie solo il lato dispotico c. Mancanza di uno sviluppo economico e di una borghesia che favorisce il

potere di una élite aristocratica Asia: il continente asiatico è il primo ad avviare movimenti di decolonizzazione soprattutto grazie al fatto che erano rimasti ben radicate nella popolazione tutte una serie di usanze e di cultura molto profonde, millenarie che il dominio europeo non aveva cancellato. Inoltre, le classi abbienti locali si erano formate nelle università europee mantenendo forti contatti con la propria terra d’origine:

1. India: già dopo la fine della prima guerra mondiale il Partito del congresso e soprattutto Gandhi erano le espressioni di una forte volontà di emancipazione dalla Gran Bretagna. A guerra finita, i colonizzatori aprono i trattati che si concludono con il trasferimento di sovranità. Nascono due stati distinti: India e Pakistan, diviso in due tronconi. È il 1947 e questa soluzione non soddisfa a pieno Gandhi che voleva un unico paese, laico, dove musulmani ed induisti potevano convivere. Si moltiplicano però dopo l’indipendenza gli scontri tra le due religioni e lo stesso Gandhi muore per mano di un fanatico induista. L’India

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indipendente ha comunque non pochi problemi: povertà cronica, sovrappopolamento e sistema delle caste. In generale, però, le istituzioni democratiche e parlamentari ressero bene l’urto non cedendo alle pressioni autoritarie.

2. Vietnam: i comunisti sotto la guida di Ho Chi-minh assumono un ruolo preminente nella lega che si batte per l’indipendenza del paese. A guerra finita Ho Chi-minh dichiara la nascita della repubblica popolare con capitale ad Hanoi. I francesi non riconoscono questo stato e comincia uno scontro nella regione con i vietnamiti che tramite la tecnica della guerriglia riescono a logorare il nemico. Nel 1954 viene sancita la divisione del Vietnam in Nord e Sud

Medio Oriente: già nei primi decenni del secolo nella regione si forma un forte movimento nazionale arabo prima contro l’impero ottomano poi contro Gran Bretagna e Francia. Il movimento ha due direttrici: quella tradizionalista che si rifà totalmente al Corano e quella laica e nazionalista più attenta alla modernizzazione prima di tutto economica. Alla fine prevalse questa seconda tendenza.

1. Questione ebraica: durante la guerra il movimento sionista preme per la creazione di uno stato indipendente anche per contenere la crescente emigrazione dall’Europa nazista. Agli occhi dell’opinione pubblica queste rivendicazioni sono legittime anche dopo la scoperta dei lager. La causa sionista venne appoggiata dagli Stati Uniti ma non dalla Gran Bretagna preoccupata di non inimicarsi gli stati arabi vicini. Gruppi armati ebrei cominciano ad attaccare i britannici nella regione e così il paese rimette ogni decisione all’Onu annunciano l’abbandono dell’area nel 1948. L’Onu decide per la creazione di due stati nella zona, uno ebraico ed uno palestinese, ma sono i paesi arabi vicini ad opporsi a questa soluzione. Nel maggio del 1948 gli inglesi lasciano la zona e gli ebrei proclamano la nascita dello Stato di Israele. La lega araba attacca e tra il maggio del ’48 e il gennaio del ’49 scoppia la prima guerra arabo – israeliana che si risolse con la sconfitta degli arabi male equipaggiati e male organizzati. Israele diventa, nonostante le ridotte dimensioni, un paese industrializzato, efficiente e forte sia politicamente che militarmente. Dopo la guerra Israele si amplia rispetto agli spazi assegnati dall’Onu occupando anche la parte occidentale di Israele. Allo stesso modo la Giordania sottrae spazi all’ipotizzato stato palestinese. 10 milioni di profughi lasciano la loro terra e si riversano negli stati arabi vicini

2. Egitto: formalmente indipendente nel ’22 ma di fatto sempre legato alla Gran Bretagna che continua ad avere il controllo del canale di Suez, l’Egitto conosce una nuova scossa nel 1952 quando il generale Nasser rovescia la monarchia ed

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avvia una serie di riforme di stampo socialista promuovendo un processo di industrializzazione. In politica esterna Nasser dimostra da subito di volersi affrancare dalle potenze coloniali assumendo la guida di una lega araba contro Israele. Dopo aver cacciato gli inglesi da Suez, Nasser stringe accordi economici e commerciali con l’Urss. Gli Usa rispondono con il blocco dei finanziamenti per la diga di Assuan che doveva garantire al paese una grande quantità di energia idroelettrica. Nasser risponde con la nazionalizzazione della Compagnia del canale di Suez dove inglesi e francesi avevano ancora forti interessi. Nel 1956 Israele appoggiato da Francia e Gran Bretagna attacca l’Egitto penetrando in Sinai mentre francesi ed inglesi occupavano Suez. L’Urss invia un ultimatum ai due paesi europei, gli Usa non intervengono e i tre paesi sono costretti alla ritirata.

3. Nasserismo: l’azione militare fa aumentare a dismisura l’immagine di Nasser nella regione. Il leader egiziano è fautore del panarabismo ovvero l’unione di tutti i paesi arabi in una grande federazione. Ecco allora che i militari prendono il potere in Siria, che si unisce per pochi anni all’Egitto, e in Iraq.

4. Libia: di ispirazione nasseriana fu anche la rivoluzione libica che nel 1969 porta al governo il giovane Gheddafi. Il suo governo si caratterizza per un socialismo con forti connotazioni islamiche e per la avventurosa politica estera.

Maghreb: negli anni ’50 il nazionalismo arabo nella zona si scontrava con la presenza coloniale

1. Marocco e Tunisia: il movimento indipendentista, di ispirazione occidentale, nei due paesi ottiene la sovranità nazionale nel 1956 dopo che la Francia tentò di fermare il movimento indipendentista ora con la violenza ora con una serie di concessioni

2. Algeria: in Algeria rimanevano un milione di francesi ma all’inizio degli anni ’50, con i successi di Nasser, si forma nel paese un forte movimento indipendentista, il Fronte di liberazione nazionale, guidato da Mohammed Ben Bella. Lo scontro culmina nel 1957 con la cruenta battaglia di Algeri, una guerriglia urbana che dura nove mesi e vede la vittoria dei reparti speciali francesi che hanno agito con una particolare spietatezza contro i ribelli. Nel 1958 temendo un cedimento da parte del governo, i francesi in Algeria creano un comitato che si allea con i militari. In patria si teme un colpo di Stato e dopo la fine della Quarta Repubblica De Gaulle apre alla pace che viene firmata nel 1962 ad Evian. L’Algeria indipendente si dota di un governo centrale ed autoritario che comunque avvia un buon sviluppo economico.

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Africa nera: nell’Africa a sud del Sahara il processo di decolonizzazione avviene più tardi ma in maniera più rapida e meno conflittuale anche perché già a partire dagli anni ’50 gli europei avevano rinunciano al controllo di quelle zone. La grande stagione dell’emancipazione si apre con il Ghana che nel 1957 si rende indipendente dal dominio inglese. Il 1960 è considerato l’anno dell’Africa con l’indipendenza di 17 paesi. Non sempre il processo di decolonizzazione fu però pacifico:

1. Kenya: prima di raggiungere l’indipendenza nel 1963 il paese è sconvolto dall’azione terroristica della setta dei Mau-Mau e di una altrettanto spietata repressione inglese

2. Unione sudafricana: rimane l’ultima roccaforte del potere coloniale. 5 milioni di bianchi mantengono il dominio di 20 milioni di neri ed anzi tra gli anni ’50 e ’60 viene inasprita l’apartheid ovvero la separazione tra neri e bianchi nella vita di tutti i giorni

3. Congo: il Belgio lascia il paese in una povertà assoluta e quando nel 1960 accorda la sua indipendenza il Congo non è preparato né politicamente né istituzionalmente. Ne scaturisce una violenta guerra civile con i ribelli che cercano di rendere indipendente una ricca provincia. Intervengono anche i soldati belgi per fermare la rivolta.

4. Problemi dell’Africa: non molti sono i problemi in Africa nera con la conseguenza che i paesi indipendenti risultano fragili e a rischio regimi:

a. Confini: per ottenere l’indipendenza i nazionalisti finiscono per accettare i confini imposti dagli europei quindi si trovano a governare su un paese diviso dal punto di vista etnico, religioso, linguistico e culturale

b. Debolezza economica: si tratta di paesi estremamente poveri che dopo l’indipendenza sono costretti a chiedere aiuti, non sempre disinteressati, alle stesse potenze coloniali. Una dipendenza che diventa neocolonialismo

c. Via socialista: alcuni paesi come il Benin, l’Angola e il Mozambico rompono con l’occidente e sviluppano un mercato interno pilotato dallo Stato. Ma la situazione generale non migliora di certo.

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Non allineamento: in un mondo sempre più diviso tra Est ed Ovest i paesi di recente indipendenza come si sono affrancati dal potere coloniale allo stesso modo decidono di non schierarsi con una delle due superpotenze. È la creazione del Terzo Mondo non allineati, sotto la spinta di Nasse, dell’India e di Tito.

1. Conferenza di Bandung: nel 1955 si tiene in Indonesia questa conferenza che sancisce ufficialmente la nascita del Terzo Mondo. Vi fanno parte 29 Stati tra i quali la Cina. Nasce anche il fenomeno del terzomondismo ovvero la tendenza soprattutto delle sinistre occidentali di individuare in questo fenomeno il principale cambiamento mondiale

2. Divisioni interne: il movimento però non è compatto. Gli stati nel 1973 sono ormai 75 ma tra di loro ci sono potenze filo-occidentali ed altre filo-orientali come Cina, Corea del Nord e Cuba.

3. Povertà e sottosviluppo: in ogni caso i paesi del Terzo Mondo sono assai arretrati economicamente, sia a livello agricolo che a livello industriale, ed appaiono ai margini del mondo per quanto riguarda gli scambi commerciali. Al di là delle differenze tra paese e paese ci sono una serie di drammatici fattori in comune: sovrappopolamento, bidonville ai margini delle città ed accuse all’occidente per essersi arricchito sulle spalle di questi paesi

America Latina: in questo continente l’indipendenza politica era da tempo raggiunta ma l’indipendenza economica era ancora lontana a causa di una forte presenza nell’area degli Stati Uniti. Se nel caso del Messico gli aiuti americani concorsero ala crescita del paese lo stesso non si può dire per paesi dell’America centrale dove gli industriali, appoggiati spesso dal governo di Washington, trovavano alleati nell’oligarchia terriera locale per fermare ogni forma di rinnovamento.

1. Organizzazione degli Stati americani: nel 1948 nasce questa organizzazione che ha l’obiettivo di facilitare la cooperazione economica e politica dei paesi di quest’area. Alle spalle ci sono sempre gli Usa ch favoriscono in ogni modo la stabilità nella zona per evitare derive comuniste.

2. Economia durante la guerra: durante la seconda guerra mondiale i paesi de Sudamerica approfittano dell’aumento delle materie prime, dei prodotti industriali e degli spazi commerciali lasciati liberi dagli Stai Uniti per aumentare le loro esportazioni e far crescere l’economia nazionale. è una crescita limitata ma che comunque favorisce sia la nascita del proletariato urbano sia lo sviluppo di una classe media nazionalista ed avversa ai vecchi poteri oligarchici.

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3. Argentina: nel 1946 viene instaurato il regime del colonnello Peron. In politica si hanno incentivi all’industria, aumento dei salari, lotta ai monopoli e statalizzazione dei servizi pubblici. Il riformismo di Peron fece breccia sia fra i ceti medi sia nella classe popolare anche se il suo governo è sempre di stampo autoritario con una sistematica repressione delle opposizioni ed il controllo della stampa. Peron mantenne stabile il suo potere fino a quando la congiura economica era favorevole. Infatti nel 1955 viene rovesciato dai militari.

4. Brasile: nel 1945 i militari rovesciano il governo populista di Vargas che torna al potere nel 1950. Il suo governo viene però travolto dalle difficoltà economiche e nuovamente rovesciato. I successori tentano di rendere solida l’economia del paese con il non allineamento e dando vita ad una serie di lavori pubblici come la costruzione della nuova capitale Brasilia. Ma ormai il paese dipendenza dall’estero e al suo interno non mancano squilibri sociali

5. Cuba: il regime di Batista viene rovesciato da Fidel Castro nel 1959. All’inizio il governo rivoluzionario si mantenne su posizioni democratiche e riformiste ma in breve tempo la situazione cambiò. Castro colpisce il monopolio della United Fruit che controllava la produzione della canna da zucchero sull’isola. Gli Usa assumono a questo punto un atteggiamento ostile e Castro di contro si avvicina all’Urss che non esita a garantire il proprio aiuto. Castro statalizza l’economia e crea un unico partito. Cuba diventa un paese comunista a poca distanza dagli Stati Uniti e anche grazie a Che Guevara esporta l’ideale rivoluzionario nel mondo.

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CAPITOLO 12. L’ITALIA DOPO IL FASCISMO

Un paese sconfitto: dopo la guerra l’Italia si trova a fare i conti sia con una economia debolissima sia con lo status di nazione sconfitta. I danni inferti al sistema industriale ed agricolo sono incalcolabili e ciò ha un riflesso anche sugli approvvigionamenti alimentari. L’inflazione sembra inarrestabile, il sistema dei trasporti (strade, autostrade, ferrovie) a pezzi e danni ingenti sono stati causati anche all’edilizia abitativa. Anche l’indice di disoccupazione è molto alto. Ciò provoca non pochi disagi sociali:

1. Italia settentrionale: le lotte sociali prendono nuovo slancio dopo la guerra. I leader della sinistra faticano a contenerle. Inoltre, alcuni ex-partigiani poco inclini ad abbandonare le armi si rendono protagonisti di fenomeni di violenza sommaria contro gli ex-fascisti

2. Italia centro-settentrionale: come nel primo dopoguerra vengono occupati latifondi e terre incolte

3. Italia meridionale: la malavita fa affari d’oro con la borsa nera ed il commercio clandestino. Senza dimenticare il fenomeno mafioso che dopo lo sbarco degli Alleati ha ricevuto nuovo impulso proprio grazie agli aiuti americani che utilizzavano i capimafia per entrare in contatto con la popolazione siciliana. Durante l’avanzata degli Alleati si forma anche un movimento indipendentista siciliano che aveva anche un esercito clandestino. Queste formazioni armate vengono disperse dal governo postliberazione ma alcuni uomini, come Salvatore Giuliano, danno vita al fenomeno del banditismo

4. Disgregazione: il paese appariva diviso in due. Al Sud l’Italia aveva mantenuto i vecchi equilibri sotto il controllo degli Alleati mentre al Nord la popolazione aveva vissuto l’occupazione tedesca e la guerra civile. Proprio dal nord, il vento del nord, parte un fenomeni di rinnovamento che però si scontra con le oggettive condizioni dell’Italia che è pur sempre un paese sconfitto e che non poteva fare a meno degli aiuti alleati.

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Politica post-liberazione: le forze politiche che si candidavano alla guida del paese erano pressappoco le stesse già attive prima di Mussolini. In ogni caso il ritorno alla democrazia aveva favorito la formazione di partiti di massa ed aveva accresciuto la partecipazione politica:

1. Partito socialista: grazie alla popolarità di Nenni era il partito destinato ad avere il controllo della politica. Ma la sua classe dirigente era tutta’altro che compatta, divisa tra spinte rivoluzionarie filo-sovietiche e spinte riformatrici più moderate.

2. Partito comunista: si presenta come la forza che in maniera decisiva ha combattuto il fascismo. Il nuovo partito di Togliatti vuole essere innanzitutto un partito di massa, che vuole allargare la propria base non solo agli operai e che senza rinnegare il proprio passato vicino all’Urss vuole inserirsi nelle istituzioni democratiche e parlamentari

3. Democrazia cristiana: è l’unico che con la sua partecipazione di massa sembra in grado di competere con comunisti e socialisti. La Dc di De Gasperi si richiama al Partito Popolare di Sturzo anche se gode di un maggiore appoggio da parte della Chiesa

4. Partito Liberale: cerca una mediazione tra destra e sinistra comunista. Al suo interno ha personaggi illustri come Croce ed Einaudi.

5. Partito repubblicano

6. Partito d’azione: molti dei suoi dirigenti sono popolari leader antifascisti come Parri e Lussu. È una formazione moderna che mira alla nazionalizzazione della grande industria, ad una riforma agraria e allo sviluppo delle autonomie locali. È un partito, però, senza una forte base popolare.

7. L’uomo qualunque: partito nato dopo il successo dell’omonimo giornale di Guglielmo Giannini si rivolge all’uomo qualunque difendendone i suoi interessi e rifiutando di prendere una forte posizione ideologica. L’elettorato è soprattutto la classe media del centro-sud spaventata dall’avanzare delle sinistre. È un fenomeno che si esaurisce già nel ‘47

8. Cgil: il sindacato aveva al suo interno una forte componente comunista ed una minor componente cattolica. In questi anni si distingue per una serie di conquiste sindacali.

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Dalla liberazione alla repubblica: il primo confronto tra i partiti avviene quando è il momento di scegliere il successore di Bonomi, al vertice di un governo Cln provvisorio. Dopo un lungo braccio di ferro tra socialisti e Dc viene scelto Ferruccio Parri, esponente di una formazione minore come il Partito d’Azione ma rispettato in quanto membro della resistenza.

1. Governi Parri: all’ordine del giorno c’è la spinosa questione dell’epurazione. Il governo annuncia anche forti tasse per la grande imprese in modo da favorire il rilancio della piccola e media industria. Ma questo programma non piace soprattutto al Pli che ritira la fiducia e fa crollare il governo nel 1945

2. Governo De Gasperi: la Dc allora impone la candidatura del suo leader il cui governo è sempre appoggiato dal Cln. Le riforme economiche vengono accantonate. Il discorso sull’epurazione viene risolto nel 1946 quando il ministro della giustizia Togliatti vara una ampia amnistia che lascia perplessi gli elettori di sinistra.

3. 2 giugno 1946: il governo per quel giorno indice le elezioni dell’Assemblea costituente ovvero le prime consultazioni libere dopo 25 anni a cui parteciperanno anche le donne. Allo stesso modo quel giorno ci sarà un referendum per scegliere tra monarchia o repubblica. Nelle elezioni per la costituente si impone la Dc con il 35% dei voti seguono socialisti al 21% e comunisti al 19%.

4. Assemblea costituente: chiamata a dare al paese una nuova Costituzione finisce i lavori nel 1947. Nasce una repubblica parlamentare con due Camere, un Presidente eletto dal parlamento, Csm e Corte costituzionale. La critica maggiore riguarda il fatto che questa Costituzione favorisce la visibilità di tutte le forze politiche creando una grande confusione di partiti spesso molto piccoli ma che rendono difficile la stabilità di governo.

a. Articolo 7: la Costituzione presenta un giusto equilibrio tra tutte le forze che l’hanno scritta. Uno scontro avviene a marzo del 1947 quando era il momento di discutere di un articolo, quello 7, voluto dalla Dc che sosteneva che i rapporti tra Stato e Chiesa dovevano rimanere quelli del Concordato del 1929. La proposta sembrava destinata al fallimento ma all’ultimo momento vota con la Dc anche il Pci. Togliatti giustifica questa scelta dicendo che era per rispettare il sentimento religioso della popolazione italiana.

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5. Elezioni del 1948: in un clima di grande scontro ideologico si tengono queste nuove elezioni. I due schieramenti sono nettamente contrapposti, come dimostra la propaganda politica del tempo. Da una parte la Dc, forte dell’appoggio del Papa e del piano Marshall, e dall’altra il fronte popolare Pci- Psi che soffrono, però, del legame con l’Urss in un momento in cui i sovietici invadevano la Cecoslovacchia. La Dc ottiene il 48% dei voti e il fronte popolare il 31%. Dc, socialisti e comunisti continuano a governare insieme, De Nicola viene eletto Presidente della Repubblica e viene confermato De Gasperi al governo. Ma i rapporti tra Dc e sinistre non è facile. De Gasperi si pone alla testa di un partito che si fa garante dell’ordine nazionale e mira a mantenere il paese nella sfera occidentale. Le sinistre si mettono alla testa di lotte operaie e contadine guardando invece alla Russia.

a. Scissione socialista: fa le spese di questa situazione con una scissione al suo interno. Da una parte Nenni (Psi) favorevole ad una alleanza con il Pci e fautore di un partito classista e rivoluzionario, e dall’altra Saragat (Psli) che vuole allentare i legami con il Pci e con l’Urss. È la scissione di Palazzo Barberini che provoca anche una crisi di governo per l’abbandono del Psli. Nasce un nuovo governo con Dc, Psi e Pci sempre con De Gasperi

b. Attentato a Togliatti: poco dopo le elezioni un fanatico di destra ferisce a colpi di arma da fuoco Togliatti. Operai e militati del partito scendono in piazza. Ricompaiono armi e barricate e molte fabbriche vengono occupate. Il paese, anche e soprattutto dopo le elezioni, sembra sull’orlo di una guerra civile ma in pochi giorni la situazione torna alla normalità anche grazie alla prudenza di sindacati e Pci.

c. Rottura della Cgil: la parte comunista del sindacato indice uno sciopero generale dopo l’attentato a Togliatti. La parte cattolica, contraria a questa decisione, si scinde formando la Cisl. Poco dopo anche la parte repubblicana e socialdemocratica si separa formando la Uil.

d. Fine delle sinistre al governo: ma De Gasperi, sempre più insofferente alle sinistre, dà poco dopo le dimissioni e forma un nuovo esecutivo senza sinistre e col solo appoggio della Dc

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Dopo le elezioni: con le elezioni del ’48 gli italiani scelgono un partito ma soprattutto scelgono una collocazione nello scacchiere internazionale.

1. Economia: Einaudi è il ministro del bilancio. Mentre le sinistre si battono in una campagna impopolare contro il piano Marshall, Einaudi avvia una politica economica che ha come obiettivi: fermare l’inflazione, stabilire la moneta e risanare il bilancio statale. Le misure per raggiungere tali obiettivi sono tre: inasprimenti fiscali, svalutazione della lira e limitazioni alla circolazione di moneta. I fondi del piano Marshall sono utilizzati per importare derrate alimentari. Nel complesso la riforma raggiunge gli obiettivi anche se la disoccupazione non cala. Non manca la forte presenza dello Stato nell’economia, basti pensare all’Iri e all’Agip

2. Esteri: nel febbraio del 1947 viene firmato a Parigi il patto di pace con gli Alleati. L’Italia, come nazione sconfitta, deve pagare le riparazioni, ridurre le forze armate e rinunciare alle colonie. Per quanto riguarda i nuovi confini rimangono praticamente immutati quelli con la Francia mentre si apre una lunga disputa sul fronte con la Jugoslavia. Tito ha occupato l’Istria e rivendica il possesso di Trieste. Nel 1945 molti italiani a Triste, a Gorizia e in generale nell’Istria vengono deportati ed uccisi da Tito con l’accusa di essere fascisti. Molti vengono gettati nelle foibe. A seguito di queste violenze molti lasciano la Venezia Giulia e la Dalmazia. Nel 1946 si decise di lasciare Istria a Tito e Trieste all’Italia ma questa soluzione venne riconosciuta solo nel 1975. L’Italia intanto sceglie di stare con il blocco occidentale accettando gli aiuti americani ed aderendo al Patto Atlantico.

3. Centrismo: nonostante l’egemonia della Dc, il partito di De Gasperi al governo dal ’48 al ’53 cerca sempre l’appoggio delle forze minoritarie di centro come Pli, Pri e socialdemocratici. È il centrismo della Dc attuato in modo da lascia sempre meno spazio sia alla sinistra che alla destra estrema. La politica centrista vara una moderata serie di riforme:

a. Riforma agraria: per rafforzare la piccola proprietà terriera si procede ad espropri delle grande proprietà i cui appezzamenti vengono distribuiti ai piccoli contadini. Ma questa riforma si dimostra fallimentare: le piccole aziende agricole sono poco vitali e non si arresta l’emigrazione verso le campagne

b. Cassa del Mezzogiorno: nel 1950 nasce questo ente pubblico che aveva lo scopo sia di incentivare con denaro statale la creazione di infrastrutture (strade, centrali elettriche, acquedotti) al sud sia di stimolare l’industrializzazione del meridione con sgravi e vantaggi per

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chi investe nel Mezzogiorno. Ma l’ingente iniziazione di denaro non raggiunge gli effetti sperati.

4. Legge truffa ed elezioni del 1953: De Gasperi per fronteggiare l’ostilità delle sinistre e l’avanzare della destra, in prospettiva delle elezioni del ’53, vara una legge per rendere inattaccabile la coalizione centrista. È la legge che viene ribattezzata legge truffa perché dà alla coalizione con il 51% dei voti un premio di maggioranza che le permette di avere il 65% della Camera. Naturalmente, né l’opposizione di sinistra né quella di destra poteva aspirare al 51% dei voti quindi si tratta di una legge a misura dei centristi. Ma alle elezioni del 1953 la Dc manca l’obiettivo del 51% per pochi voti, il premio di maggioranza non scatta e la Dc deve registrare la prima sconfitta

5. Nuovo gruppo dirigente nella Dc: le elezioni del ’53 fecero salire alla ribalta un nuovo gruppo dirigente all’interno della Dc. Ecco allora Moro, Fanfani, Rumor e Taviani. Nel 1953 Fanfani diventa il nuovo segretario del partito e cerca di sganciarsi da Confindustria per avvicinarsi all’emergente industria di Stato rappresentata al meglio da Mattei e l’Eni. Comincia un pericoloso avvicinamento della politica all’economia con un conseguente intreccio degenerante.

6. Socialisti: dopo il ’53 allentano i legami con il Pci avvicinandosi ai cattolici per una politica riformista. L’elettorato punisce questa scelta.

7. Pci: dopo le denuncie di Kruscev sull’operato di Stalin e l’invasione dell’Ungheria apre ad un certo distacco dall’Urss

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CAPITOLO 13. LA SOCIETA’ DEL BENESSERE

Boom economico: tra gli anni ’50 e ’60 l’economia dei paesi occidentali conosce uno sviluppo senza precedenti. È l’età d’oro del capitalismo industriale dove non solo la crescita è elevata ma anche costante e duratura. Giappone ed Europa occidentale, trascinati dalla locomotiva Usa, conoscono una crescita che a volte supera addirittura quella americana.

1. Industria: cresce soprattutto quella legata alla produzione di beni durevoli come automobili ed elettrodomestici e quella tecnologicamente avanzata. La produzione aumenta anche grazie al prezzo relativamente basso delle materie prime e del petrolio. I processi si modernizzazione e si razionalizzano e nascono le prime multinazionali.

2. Agricoltura: conosce ritmi di crescita minore ma si assiste ad una estesa modernizzazione che fa si che la produzione aumenta mentre diminuiscono gli impiegati nel settore primario

3. Commercio mondiale: grazie al Fmi e alla Banca mondiale, oltre che alla fine di misure protezionistiche, il commercio aumenta ed è più stabile.

4. Aumento demografico: in questo periodo cresce di molto la popolazione il che vuol dire aumento di richieste di abitazioni e beni di consumo. Ciò avviene per i progressi nel campo farmaceutico e chirurgico oltre che per la maggior e miglior disponibilità alimentare. Aumenta anche la vita media degli uomini. Nei paesi industrializzati, però, la crescita demografica ed il baby boom dura solo fino alla metà degli anni ’50 poi si arresta per l’incremento del lavoro femminile, la minor durata dei matrimoni e l’elevato costo per l’educazione ed il mantenimento dei figli. Anche la diffusione dei contraccettivi gioca un ruolo determinante sia per il calo delle nascite ma anche per la liberalizzazione dei comportamenti sessuali. Nei paesi del Terzo mondo, invece, le nascite continuano ad essere alte mentre cala il tasso di mortalità grazie ai progressi medici. Per questo si determina un drammatico sovrappopolamento.

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Progresso scientifico: i governi destinano sempre più fondi alla ricerca che adesso non è più indirizzata quasi prevalentemente a scopi militari. Ma soprattutto in questi anni prodotti già conosciuti prima della guerra conoscono una rapidissima diffusione presso la popolazione mondiale:

1. Chimica: il settore delle fibre sintetiche fa un grande balzo in avanti con la diffusione delle prime materie plastiche.

2. Farmaci: molte proprietà dei farmaci erano note prima della guerra ma solo adesso, grazie ai progressi della chimica, è possibile isolare una serie di sostanze e produrle su larga scala. È il caso degli antibiotici, delle vitamine e degli ormoni come l’insulina e il cortisone. Cominciano ad essere prodotti anche anticoncezionali e psicofarmaci.

3. Chirurgia: grazie all’impiego di nuove apparecchiature e nuovi anestetici è possibile realizzare operazioni più lunghe e complesse. Negli anni ’60 cominciano i primi trapianti.

4. Mobilità: c’è il boom della motorizzazione privata con l’acquisto massiccio anche in Europa di autovetture. Si affina sempre di più anche il trasporto aereo civile con aerei più veloci e capienti. Il tutto a discapito dei treni e soprattutto del trasporto via mare

5. Conquista dello spazio: nulla come la conquista dello spazio, a partire dagli anni ’50, stimola la fantasia e l’ottimismo della popolazione mondiale. Nel 1957 l’Urss lancia il primo satellite artificiale, lo Sputnik, gli Stati Uniti rispondono nel 1958 con Explorer. L’Urss nel 1961 inviano il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin. Nel 1969 gli Usa arrivano sulla Luna

6. Applicazioni militari: lo sviluppo della tecnologia viene applicata anche al reparto militare. Ecco allora l’affinamento degli arsenali missilistici e l’utilizzo di satelliti con funzione di spia.

7. Fisica nucleare: è un settore con applicazioni sia nel settore energetico con le centrali che militare con la nascita di bombe atomiche sempre più devastanti tanto che adesso i nuovi ordigni possono arrivare a distruggere la vita sulla Terra

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Mass media: i mezzi di comunicazione di massa hanno condizionato fortemente la vita dei paesi industrializzati e non solo. La rivoluzione in questo campo era già iniziata con la radio ed il cinema sonoro. Ancora fino agli anni ’60 la radio è il mezzo di comunicazione di massa più diffuso nel mondo

1. Televisione: a partire dagli anni ’50 le trasmissioni televisive cominciano ad essere regolari sia negli Stati Uniti che in Europa. In pochi anni il nuovo mezzo ha un impatto straordinario e l’uso dei satelliti permette di far viaggiare le immagini da un capo all’altro del mondo. Con la televisione le immagini hanno il sopravvento sulle parole, gli eventi come lo sbarco sulla Luna possono essere visti in diretta e contemporaneamente da milioni di persone ed ovunque si impongono anche e soprattutto grazie alla pubblicità nuovi modelli, nuovi bisogni, nuovi consumi e nuovi modi di pensare e di parlare.

2. Musica leggera: grazie all’affinamento e all’alleggerimento delle apparecchiature ed ai soldati americani si diffonde anche in Europa la nuova musica leggera, soprattutto di lingua inglese. Comincia a nascere un nuovo linguaggio giovanile, alimentato proprio da canzoni e gruppi che in poco tempo raggiungono una notorietà ed una influenza globale. Si propongono valori diversi da quelli tipicamente borghesi: sessualità libera, uso di droghe leggere, indipendenza e pacifismo

Società dei consumi e cambiamenti sociali: il rapido aumento delle possibilità economiche e l’invasione di nuovi prodotti fa nascere una società del benessere o dei consumi. Cresce la spesa per i vestiti e per i beni duraturi come gli elettrodomestici e le automobili. Sono ormai prodotti alla portata di tutti che vengono in un certo senso imposti dalla pubblicità amplificata dai mass media. Si assiste anche ad una standardizzazione con le classi sociali, e i paesi, che apparentemente non presentano più sostanziali differenze

1. Consumismo: la società dei consumi, alimentata dalla pubblicità, impone ad esempio il cambiamento di un prodotto, automobile, vestiti, anche se questi non sono logori. L’onnipresente pubblicità accentua quelli che prima potevano apparire degli sprechi.

2. Scienze umane: per capire i cambiamenti della società si affinano le scienze umane come la sociologa, la psicologia e la scienza politica oltre che la stessa economia.

3. Contestazione giovanile: la contestazione alla società del benessere parte proprio dai figli di questa stessa società. Nascono fenomeni come quelli hippie e la ricerca di una nuova cultura che si avvicina al buddismo, all’induismo, al consumo di droghe leggere, alla libertà sessuale. Con il tempo la protesta

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studentesca assume connotati più politici ed organizzati anche grazie ad una presenza sempre maggiore di giovani nelle università dopo la scolarizzazione di massa

a. Berkeley: nel 1964 i giovani, che protestavano contro la guerra in Vietnam e contro la segregazione razziale, occupano l’università californiana.

b. Sessantotto: la protesta studentesca dilaga nel mondo arrivando in Europa occidentale e in Giappone. Nel vecchio continente questo movimento diventa fortemente politicizzato abbracciando le nuove teorie marxiste e vedendo nel Terzo Mondo e in Mao e la sua rivoluzione culturale un modello da seguire. Si combatte contro l’autoritarismo e contro l’imperialismo americano. Queste proteste ebbero scarsi risultati concreti ma rappresentano un modello a cui le successive proteste si rifaranno.

c. Maggio francese: nel maggio del ’68 gli studenti occupano il quartiere Latino dando vita ad una lunga guerriglia urbana. Il movimento, che si unì agli scioperi e alle agitazioni operai, sembra addirittura mettere in crisi il governo di De Gaulle che però riesce comunque ad imporsi alle successive elezioni.

4. Rifiuto della società e nuove filosofie: negli anni ’60 comincia un sentimento di rifiuto per una società che si basava sul consumo, sui mass media e sulla pubblicità che rappresentano uno sfruttamento più subdolo e sottile dei precedenti condizionamenti economici. Nascono così nuove filosofie:

a. Ripresa del marxismo

b. Scuola di Francoforte

c. Marcuse: esponente della scuola di Francoforte emigrato negli Stati Uniti sviluppa una visione del mondo che ha un grande seguito. Per Marcuse giudica negativamente sia questa società opulenta e consumistica che la classe operaia ormai inserita nel sistema ed incapace di ogni cambiamento. Le speranze sono affidate agli emarginati nelle metropoli moderne e ai popoli del Terzo Mondo ancora non toccati dall’industrializzazione

5. Femminismo: tra gli anni ’60 e ’70 si rilancia un movimento già iniziato a fine ‘800. Durante le due guerre mondiali le donne avevano ricoperto lavori ed incarichi prima esclusivamente maschili assumendo una nuova fiducia nei propri mezzi e nei propri diritti. Comincia così un movimento che si batte inizialmente per la parità sul lavoro tra uomini e donne. Il movimento poi si schiera contro l’immagine della donna proposta dai mass media e dalla

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pubblicità e chiede un miglioramento della propria condizione con ad esempio la legalizzazione dell’aborto.

6. Concilio Vaticano II: la Chiesa cattolica guarda con crescente preoccupazione alla materialismo diffuso nel mondo industrializzato. Il nuovo pontefice Giovanni XXIII apre un nuovo corso orientato ad un dialogo ed un confronto con il mondo esterno non sempre cattolico. Viene convocato anche un nuovo Concilio che apporta cambiamenti non rivoluzionari, come la messa in volgare, ma che sancisce questo nuovo corso. In Francia e in America Latina gruppi cattolici partecipano alle proteste. In Francia con i partiti di sinistra, in Sudamerica contro le dittature.

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CAPITOLO 14. DISTENSIONE E CONFRONTO

Usa ed Urss: dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli anni ’70 oltre al boom economico si assiste anche a tutta una serie di tensioni globali e nei singoli Stati, come dimostrano le proteste studentesche o le rivendicazioni razziali negli Stati Uniti con i Black Power su tutti.

1. Equilibrio del terrore: si mantiene la divisione del mondo in due blocchi. L’equilibrio degli armamenti, soprattutto quelli nucleari, imponeva una politica di non aggressività basata sul terrore, sul timore che l’altro potesse utilizzare armi micidiali. Cosa che si evitava anche perché voleva dire la propria stessa fine oltre a quella della Terra.

2. Kennedy: viene eletto nel 1960 dopo i due mandati di Eisenhower. Il suo programma si basa sulle idee di Wilson e di Roosevelt e il nuovo presidente apre una nuova frontiera: quella della ricerca e delle scoperte scientifiche. Kennedy investe molto denaro pubblico in aiuti sociali e nella ricerca soprattutto spaziale. Tenta anche una politica di integrazione razziale. In politica estera il suo atteggiamento è ambivalente: difensore della libertà e fautore del dialogo con l’Est ma anche difensore intransigente degli interessi americani nel mondo. Kennedy muore in un attentato nel 1963. La presidenza passa a Johnosn che porta avanti i programmi sociali e di integrazione di Kennedy.

3. Kruscev: negli anni di Kennedy Kruscev sostiene che la competizione deve spostarsi dalla corsa agli armamenti ad una sfida economica: sarebbe risultato vincitore il paese che avrebbe garantito il maggior benessere al maggio numero possibile di persone. Kruscev paga questo eccessivo ottimismo economico e nel 1964 viene estromesso da tutte le sue cariche.

4. Distensione e tensione Kennedy-Kruscev: il primo incontro avviene a Vienna nel 1961 per risolvere la spinosa questione di Berlino Ovest che gli americani considerano parte della Repubblica Federale e che i sovietici vogliono trasformare in una città libera. Il confronto si risolve in un fallimento e Kruscev risponde con il Muro di Berlino per rendere impossibili le fughe verso ovest. Sempre nel 1961 Kennedy cerca di rovesciare Castro con una spedizione di esuli cubani sull’isola che sbarcano nella Baia dei Porci. La spedizione è un fallimento e nella tensione tra i due paesi si inserisce l’Urss che propone ai cubani assistenza economica e militare in cambio di installazioni missilistiche sull’isola per il lancio di testate nucleari. Quando nel 1962 Kennedy scopre queste costruzioni impone il blocco navale attorno l’isola. Dopo 6 giorni di tensione Kruscev acconsente allo smantellamento delle postazioni. Kennedy ci guadagna in immagine. Nel 1963 le due potenze firmano un trattato per mettere

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al bando gli esperimenti nucleari nell’atmosfera. Nello stesso periodo Usa ed Urss si accordano su una linea diretta, il telefono rosso, fra Casa Bianca e Cremlino.

Cina: tra gli anni ’50 e ’60 si delinea uno scontro tra le due maggiori potenze del blocco sovietico. Mao si pone come guida di tutti i popoli rivoluzionari contro l’imperialismo, cerca un maggior peso sulla scena internazionale e mentre l’Urss apre ad una leggera liberalizzazione la Cina avvia una radicale opera di collettivizzazione.

1. Premesse economiche: all’inizio degli anni ’50 la Cina aveva nazionalizzato l’industria ed il commercio e grazi all’aiuto di tecnici russi aveva gettato le basi per l’industrializzazione del paese. Nello stesso periodo comincia la collettivizzazione dell’agricoltura con la nascita di cooperative agricole, delle piccole aziende, sotto il controllo statale. Ma mentre alcuni progressi si registrano nel settore industriale lo stesso non si può dire per quello agricolo dove anzi la produzione cala a fronte di una popolazione in continuo aumento

2. Grande balzo in avanti: la dirigenza comunista vara il piano che prevede l’unione forzata delle cooperative agricole in unità più grandi ed autarchiche, sia nei mezzi che nella produzione. L’intera popolazione è sottoposta ad un controllo severo anche della propria vita privata. Ma l’esperimento è un fallimento, la produzione crolla, il governo è costretto ad importare grandi quantità di grano e si consuma la rottura con l’Urss da sempre critica nei confronti del grande balzo in avanti che ritira anche i suoi tecnici.

3. Rivoluzione culturale: il fallimento del grande balzo in avanti si sente anche all’interno della politica dove i moderati cominciano ad avere un peso sempre maggiore. Mao, che non disponeva di mezzi per mettere in atto una epurazione, mobilita i più giovani contro quelli che sono considerati dei dirigenti sospettati di vicinanza con capitalismo. È la rivoluzione culturale condotta dalle guardie rosse, per la maggior parte studenti, che costringono intellettuali, professori e dirigenti accusati di essere vicini al capitalismo nei campi di rieducazione. È una rivoluzione culturale perché nelle intenzioni di Mao doveva essere un grande movimento di massa in grado di cambiare la mentalità della nazione ed aprire in questo modo la via del comunismo.

4. Politica estera: all’inizio degli anni ’70 Mao apre all’occidente per aggirare l’isolamento imposto dalla fine dei rapporti con l’Urss. Nel 1972 Nixon si reca così a Pechino e l’Onu riconosce la Cina.

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Guerra in Vietnam: dopo gli accordi di Ginevra del 1954 il Vietnam è diviso in Nord, retta dai comunismi di Ho Chi-Minh, e Sud, dove c’è un governo semidittatoriale appoggiato dagli americani.

1. Vietcong: è un movimento di guerriglia, appoggiato dal Nord, che nasce nel Sud e cerca di rovesciare il governo fantoccio.

2. Kennedy: spaventato da una Indocina comunista Kennedy invia circa 30mila consiglieri americani e nel 1963 depone il vecchio governo per instaurarne uno che però si rivela ancora più corrotto ed inefficiente.

3. Johnson: in risposta ad un attacco subito dalle forze navali statunitensi, il nuovo presidente ordina bombardamenti contro postazioni strategiche nel Nord. Nel frattempo aumenta anche la presenza militare nella zona. Ormai gli Stati Uniti sono in guerra ma la superiorità tecnica e militare può ben poco contro la guerriglia dei Vietcong. Intanto, l’opinione pubblica americana ed occidentale si mobilita contro quella che viene ribattezzata la sporca guerra. E il mondo scopre che anche una superpotenza può essere tenuta in scacco da uno sparuto gruppo di guerriglieri.

4. Offensiva del Tet: durante il capodanno buddista, all’inizio del 1968, i Vietcong scagliano una offensiva che pur non ottenendo grandi risultati militari fa capire agli americani che la guerra è ormai persa. Nixon riduce così l’impegno americano nella zona

5. Armistizio di Parigi ed Indocina: l’armistizio viene firmato nel 1973 a Parigi e nel 1975 i Vietcong e le truppe del Nord entrano a Saigon. Intanto anche Cambogia, con i khmer rossi, e Laos sono in mano comunista.

Breznev: dopo l’allontanamento di Kruscev prende il controllo una direzione collegiale da dove emerger il nuovo segretario del partito Breznev. Il nuovo corso non cambia sostanzialmente la politica estera di Kruscev (rapporti con Cina ed con occidente) anche se si accentua la repressione e si apre ad un certo liberismo in economia anche se i risultati non sono appezzabili e la forbice con l’occidente aumenta

1. Romania: con Ceausescu il paese conosce una certa autonomia sia politica che economica rimanendo però fedele all’Urss

2. Cecoslovacchia e Primavera di Praga: nel maggio del 1968 il segretario del partito, un superstite dell’età staliniana, viene rimosso per Dubcek esponente dell’area innovatrice. Intellettuali, studenti, operai ed opinione pubblica appoggiano entusiasti il nuovo corso con Dubcek che prevede un certo pluralismo economico e addirittura politico, con la presenza di diversi partiti, oltre che una maggiore libertà di stampa ed opinione. Questo socialismo dal volo umano, a differenza dell’Ungheria nel 1956, non mette mai in discussione

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il comunismo e l’adesione al blocco orientale. Ma l’Urss non può tollerare questa primavera cecoslovacca a fine agosto entra con i carri armati a Praga. Dubcek viene arrestato e viene formato un governo filo-sovietico. Ma una riunione clandestina del locale partito comunista conferma la fiducia a Dubcek che viene riportato al governo dai russi ma sotto lo stretto controllo di Mosca che in poco tempo riesce ad isolare gli esponenti liberali nel partito. Dubcek perde ogni incarico nel 1969.

Europa occidentale: il benessere economico non fa passare in secondo piano una serie di cambiamenti politici:

1. Francia: i gaullisti mantengono il potere anche dopo l’uscita di scena di De Gaulle

2. Germania: il monopolio cristiano-democratico si interrompe nel 1966 quando a seguito di una congiura economica ristagnante si forma un grande governo di coalizione. Dopo la fine delle proteste studentesche e del ristagno economico la Spd decide di allearsi con i liberali estromettendo dal nuovo governo i cristiano-democratici. Cambia soprattutto la linea estera con la ricerca della normalizzazione dei rapporti tra le due Germanie.

3. Gran Bretagna: il governo laburista insediatosi nel 1964 deve affrontare un periodo economicamente sfavorevole e le proteste nell’Ulster dove la minoranza cattolica rivendica l’unità irlandese.

Medio oriente: questa zona del mondo continua ad essere un focolaio di tensioni sia a causa della questione israeliana sia perché mentre gli Usa diventano grandi protettori di Israele l’Urss si avvicina fortemente all’Egitto.

1. Guerra dei sei giorni: nel 1967 Nasser chiede alle forze cuscinetto dell’Onu di abbandonare la zona del Sinai al confine con l’Egitto, stringe un accordo militare con la Giordania e blocca le forniture via mare agli israeliani. Questi ultimi rispondono con un attacco preventivo contro Egitto, Siria e Giordania. La guerra dura solo sei giorni e l’Egitto perde il controllo del Sinai con grave danno per Nasser e per il movimento pan arabico.

2. Olp ed Arafat: i palestinesi formano una Organizzazione per la Liberazione della Palestina il cui gruppo principale è guidato da Arafat. La base è in Giordania. Ma dopo numerosi attacchi israeliani sul suolo giordano in risposta agli attentati terroristici dei fedayn palestinesi, il re di Giordania si scaglia contro i fedayn e contro gli stessi profughi palestinesi sul suo territorio, che sono costretti ad emigrare in Libano. È il settembre nero del 1970. Da questo

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momento l’Olp estende la sua azione terroristica arrivando a colpire anche alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

3. Guerra del Kippur: nel 1970 muore Nasser ed il successore nel 1973 decide di occupare il Sinai proprio durante la festa del Kippur israeliana. Israele, anche grazie agli aiuti americani, riesce ad organizzare un efficace contrattacco. L’Egitto risponde con la chiusura di Suez ed i paesi arabi con il blocco petrolifero contro gli occidentali amici di Israele.

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CAPITOLO 15. ANNI DI CRISI

Due avvenimenti che scuotono l’economia: gli anni ’70 si aprono con:

1. Sospensione della convertibilità del dollaro: gli Stati Uniti, oppressi dai crescenti costi militari a seguito ad esempio della guerra in Vietnam, sospendono la conversione del dollaro in oro. È l’inizio di una fase di instabilità e disordine internazionale a livello monetario.

2. Shock petrolifero: dopo la guerra del Kippur i paesi esportatori di petrolio decidono di bloccare le forniture ai paesi occidentali. È il 1973 ed il prezzo della materia prima quadruplica colpendo soprattutto paesi come Giappone ed Italia. La produzione subisce un brusco calo e le conseguenze sono molte:

a. Stagflazione: è un fenomeno nuovo, ovvero la crescita dei prezzi (l’inflazione) in un momento di stagnazione. Le cause vanno ricercate sia nell’aumento del petrolio ma anche nella scala mobile introdotta nel decennio precedente e che faceva aumentare automaticamente i salari in base all’inflazione.

b. Disoccupazione: cresce il tasso di disoccupati non raggiungendo però punte allarmanti come in passato anche grazie a tutta una serie di ammortizzatori sociali

c. Welfare state: entra in crisi il modello di Stato sociale ormai affermato in tutto l’occidente. È un sistema che richiede una alta pressione fiscale che tra gli anni ’70 ed ’80 comincia ad essere sempre meno giustificata dall’opinione pubblica. Da qui l’elezione della Thatcher e di Reagan che presentano un programma fatto di tagli alle spese ed alle tasse.

Fine delle ideologie: tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 si assiste anche al tramonto di una serie di ideologie che avevano caratterizzato i precedenti decenni. È il grande riflusso ovvero la caduta degli ambiziosi progetti di cambiamento politico e sociale anche a causa dell’inadeguatezza delle precedenti ideologie:

1. Sinistra: sia nella sua versione riformatrice che in quella rivoluzionaria entra in crisi con l’instabilità monetaria e lo shock petrolifero. Sia la visione riformista che quella rivoluzionaria si basavano, infatti, nella fede verso una illimitata crescita economica cosa che ormai è chiaro essere impossibile

2. Urss: i fatti di Praga, la guerra in Afghanistan, le denuncie degli esuli, gli insuccessi economici fanno sì che l’Urss non venga più visto come un modello sociale, politico ed economico in grado di dare soluzioni ai problemi.

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3. Terrorismo: le Br in Italia, la Raf in Germania e l’Azione diretta in Francia estremizzano il messaggio marxista-lininista e colpiscono una serie di obiettivi simbolo delle istituzioni che si vogliono abbattere. Sono movimento che però non riescono a coinvolgere la classe operaia e per questo vengono soffocati dalle forze dell’ordine. Cominciano a nascere anche eserciti come l’Ira e l’Eta e si comincia a parlare di terrorismo islamico.

Reagan: gli anni ’70 per gli Stati Uniti si aprono con la crisi del dollaro, la sconfitta in Vietnam ed il caso Watergate. La presidenza Carter viene criticata soprattutto perché agendo sui principi wilsoniani del diritto all’autodeterminazione dei popoli lascia che paesi come il Mozambico, l’Angola, l’Etiopia, il Nicaragua e l’Iran entrano nell’orbita sovietica. Nel 1980 viene così eletto Reagan anche dopo la rivoluzione iraniana:

1. Economia: promette un programma liberista che presenta anche un netto taglio alla spesa pubblica ed ai programmi assistenziali e sociali. L’economia si riprende anche grazie agli investimenti in settori come l’elettronica e le produzioni militari mentre aumentano le differenze sociali.

2. Esteri: Reagan, facendo leva sull’orgoglio nazionale, promette una linea più dura contro l’Urss e contro i nemici dell’America. La spesa per gli armamenti aumenta e gli Stati Uniti intervengono in Nicaragua, Iran e Libia.

Gorbacev: per tutti gli anni ’70 l’Urss cerca di mascherare i suoi crescenti problemi interni con una attiva politica estera cercando ai ampliare la propria influenza in Africa (Angola, Mozambico, Etiopia), America centrale (Nicaragua) ed Asia (Afghanistan)

1. Afghanistan: nel 1979 l’Urss invia nel paese, fino ad allora non allineato, un ingente numero di soldati che per dieci anni si scontra soprattutto contro i guerriglieri islamici appoggiati anche dagli Stati Uniti. È una disfatta che viene paragonata a quella americana in Vietnam.

2. Gorbacev: viene eletto nel 1985. Fa parte di una giovane generazione che non è stata coinvolta nello stalinismo e per questo il nuovo presidente avvia subito una serie di riforme prima impensabili:

a. Perestroika: vuol dire appunto riforma. Ecco allora una certa liberalizzazione e l’introduzione di una certa economia di mercato e nuova costituzione che senza scalfire il partito unico divide più chiaramente le competenze statali da quelle del partito. inoltre, fu aggiunto un sistema di preferenze multiple, sempre all’interno di un’unica lista, che permette anche l’elezione di alcuni dissidenti come il fisico Sacharov. Queste aperture, però, non trovano terreno fertile in una

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economia ormai disabituata alla competizione e in una politica ormai non più avvezza al dialogo

b. Movimenti indipendentisti: questa flebile apertura politica provoca la nascita di fenomeni indipendentisti nel Baltico e in Armenia, Georgia ed Azerbaigian

c. Dialogo con l’occidente: i rapporti tra Stati Uniti ed Urss si fanno più distesi con una serie di incontri tra Reagan e Gorbacev. Nel 1987 a Washington le due potenze firmano un accordo sulla riduzione degli armamenti. Nel 1990 a Parigi i paesi del Patto Atlantico e quelli del Patto di Varsavia firmano un accordo di non aggressione.

Europa occidentale: gli anni post-crisi petrolifera del ’73 sono anni difficili. Il continente è colpito sia dall’aumento del prezzo del petrolio sia dal declino di settori come quello minerario e siderurgico, ancora spina dorsale di molte economie. L’Europa nel complesso perde terreno sia nei confronti degli Stati Uniti che del Giappone

1. Gran Bretagna: i laburisti vengono sconfitti dalla Thatcher nelle elezioni del 1979 che senza toccare i principi fondamentali del Welfare state ne ridiscute molti aspetti privatizzando alcuni settori dell’industria pubblica.

2. Germania: i cristianodemocratici tornano al potere con Helmuth Kohl. La sconfitta dell’Spd non è determinata da una crisi economica ma dall’opposizione del partito ad installare nella Germania federale missili americani. Scelta non premiata dall’elettorato.

3. Francia: nell’81 si impone, in controtendenza rispetto gli altri paesi europei, il socialista Mitterrand. Il programma prevede vaste nazionalizzazioni e riforme sociali ed aumenti salariali. Ma le difficoltà economiche sono molte, questi programmi vengono accantonati ed i comunisti si staccano dal governo. In ogni caso Mitterrand verrà rieletto nel 1988.

4. Portogallo, Grecia e Spagna: tra il 1975, con il Portogallo, ed il 1978 con la Spagna questi tre paesi dopo una lunga dittatura riacquistano la democrazia.

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America latina: il continente vive un momento travagliato. Negli anni ’70 alcuni paesi fino ad ora immuni da dittature ed affini vedono la fine delle loro democrazie:

1. Cile: Allende viene eletto nel 1970 ma il suo ambizioso programma sociale deve scontrarsi contro le difficoltà economiche e contro l’opposizione dei conservatori e degli Stati Uniti. Nel 1973 il governo di Allende viene rovesciato da un colpo di Stato e sale al potere Pinochet.

2. Argentina: nel 1972 il governo militare non riuscendo ad affrontare la crisi economica decide di ridare potere all’ex dittatore Peron che però non ottiene risultati economici apprezzabili. Anche la stabilità interna è un miraggio. Quando alla sua morte dà il potere alla seconda moglie la situazione precipita ed i militari riprendono il potere nel 1976 attuando una politica duramente repressiva contro ogni manifestazione contraria al regime. La situazione economica però non migliora

a. Guerra nelle Falkland: per distogliere l’attenzione dai problemi interni, i militari al potere decidono di invadere l’arcipelago in mano agli inglesi che rispondono con un massiccio invio di forze. La guerra è persa e nelle elezioni del 1983 si afferma Raul Alfonsin.

3. Anni ’80: si riaffacciano nel continente una serie di democrazie: Perù, Bolivia, Uruguay ed anche Cile dove Pinochet viene sconfitto in un referendum del 1988. Ma non sono pochi i problemi che rendono instabili queste democrazie: inflazione, povertà diffusa, dipendenza economica dall’estero, colpi di stati frequenti, potere dei narcotrafficanti, etc.

4. Nicaragua: negli anni ’80 si affaccia nel paese il movimento socialista Sandinista che prende il potere nel 1979 rovesciano un governo filo-americano. Ma quando la loro politica si fa troppo socialista intervengono gli americani che inviano nel paese una serie di forze paramilitari. Solo nel 1989 la situazione si stabilizza con la convocazione di libere elezioni dopo un decennio di lotte e scontri armati. I sandinisti vengono sconfitti.

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Asia comunista: è un’altra zona calda del pianeta

1. Vietnam: dopo aver conquisto Saigon ed averle dato il nome di Ho Chi-minh city i nordvietnamiti non mantengono le promesse di conciliazione nazionale ed avviano una politica che al sud prevede l’allontanamento non solo dei simpatizzanti del vecchio regime ma anche di coloro che avevano partecipato alla liberazione. La collettivizzazione dell’economia si realizza con estrema durezza alla fine degli anni ’70 quando la folta minoranza cinese viene da un giorno all’altro espropriata con la forza dei suoi averi

2. Cambogia: Pol Pot tra il 1976 ed il 1978 mette in atto una sanguinosa rivoluzione sociale che mira a cancellare ogni traccia della vecchia società. Ecco allora l’abolizione della famiglia, del denaro, della religione, delle biblioteche e delle scuole. Un milione e mezzo di contadini muore di fame.

3. Invasione della Cambogia e guerra con la Cina: Pol Pot è uno ostacolo per la politica vietnamita che vuole assoggettare tutta l’Indocina. Così l’esercito vietnamita con gruppi di esuli cambogiani attacca la Cambogia istaurando un regime amico. La Cina appoggia i gruppi di Khmer rossi che avviano un’opera di guerriglia. Un anno dopo, nel 1979, a Cina effettua una spedizione punitiva nel nordvietnam infliggendo danni ingenti ma non riuscendo a convincere il paese ad abbandonare la Cambogia. È uno scontro tra potenze comuniste.

Cina dopo Mao: il successore di Mao, Deng Xiaoping, emarginato ai tempi della rivoluzione culturale per le sue posizioni moderate, avvia una vasta opera di demaoizzazione

1. Economia: una serie di riforme smontano in parte il sistema collettivistico di Mao. Ecco allora differenze salariali, incentivi ai lavoratori per stimolare l’efficienza e la produttività, importazione di tecnologia, possibilità ai contadini di coltivare in proprio fondi e vendere i prodotti sul mercato.

2. Contestazione: il contrasto fra modernizzazione e burocrazia tentacolare e mantenimento del partito unico e della relativa mancanza di dialogo è all’origine di una serie di contestazioni alla fine degli anni ’80 che vede come protagonisti soprattutto gli studenti universitari di Pechino. Dopo una apertura al dialogo il governo risponde con la dura repressione di queste manifestazioni pacifiche oltre che con l’emarginazione dei dirigenti più riformatori. Il fenomeno più grave avviene in Piazza Tienanmen nel giugno dell’89.

3. Conseguenze internazionali: l’occidente risponde riprovando questa repressione violenta ma alla fine le relazioni economiche furono ristabilite perché la Cina è un mercato troppo grande per isolarlo.

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Giappone: il paese uscito a pezzi dalla guerra, senza materie prime e con una densità di popolazione tra le più alte al mondo diventa in breve tempo la seconda potenza economica del mondo. È un vero miracolo:

1. Motivi: disciplina e fedeltà all’azienda dei lavoratori, investimenti nel campo tecnologico e dell’industria avanzata, forte coesione nazionale

2. Crisi politica: il Giappone subisce però fortemente la crisi petrolifera e ciò determina anche una certa instabilità politica. Una serie di scandali finanziari coinvolge il partito liberale che nel 1992 perde la maggioranza assoluta.

3. Debolezza militare: il Giappone deve subire anche la pressione degli alleati per una maggiore partecipazione alla politica internazionale e dell’Onu

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CAPITOLO 16. L’ITALIA DAL MIRACOLO ECONOMICO ALLA CRISI DELLA PRIMA REPUBBLICA

Miracolo economico: tra il 1958 ed il 1963 l’Italia vive il suo periodo di massima crescita economica diminuendo il divario con le altre nazioni occidentali. Il settore che più di ogni altro aumenta la produzione è quello manifatturiero ma anche quello chimico e meccanico conoscono una grande crescita. Aumentano le esportazioni, specialmente di capi d’abbigliamento ed elettrodomestici. Il paese nel 1960 organizza le Olimpiadi. Solo il settore agricolo non conosce una crescita così ampia

1. Cause: congiuntura economica mondiale favorevole, libero scambio nella Cee, modesto prelievo fiscale e basso costo della manodopera a causa di un tasso di disoccupazione abbastanza elevato e di un alto tasso di migrazione dalle zone meno progredite a quelle più progredite. Alla fine degli anni ’50 aumentano le retribuzioni generali che favoriscono l’aumento degli acquisti non impedendo, però, un balzo in avanti dell’inflazione.

2. Trasformazioni sociali: con la crescita economica l’Italia si lascia alle spalle tutta una serie di strutture sociali tradizionali. Ma il paese entra nella società dei consumi e del benessere all’improvviso, senza tappe intermedie.

a. Migrazioni interne: dal sud verso al nord e dalle campagne verso le città

b. Urbanizzazione: le città industriali del nord crescono a dismisura ma senza un controllo dei poteri pubblici per quanto riguarda il piano regolatore e l’edilizia popolare. Ecco allora l’abusivismo, il disordine urbano, una mancata crescita dei servizi

c. Integrazione: le persone del sud emigrate al nord trovano delle iniziali difficoltà nel processo integrativo. Difficoltà che si superano comunque velocemente anche grazie alla condivisione degli stessi spazi lavorativi e degli stessi problemi.

d. Televisione ed automobile: sono i simboli sia del cambiamento economico sia del cambiamento sociale in Italia. Dalla metà degli anni ’50 la Rai comincia le trasmissioni e il nuovo media favorisce la diffusione della lingua comune al danno dei dialetti. L’automobile diventa il simbolo della parificazione sociale e della libertà di movimento. In questo periodo nascono le utilitarie

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Politica anni ‘60: all’inizio degli anni ’60 i socialisti entrano nel governo retto dalla Dc. È un primo grande cambiamento dopo la rottura della coalizione Pci-Psi-Dc del 1947 e le elezioni del 1948 con la vittoria della Dc. È un cambiamento non votato dagli elettori ma scelto dai dirigenti dei due partiti ma ugualmente in Italia si assiste ad una nuova speranza per una serie di riforme sociali ma anche timori nell’elettorato moderato.

1. Governo Tambroni: Tambori nella primavera del 1960 non riuscendo a trovare un accordo con socialdemocratici e liberali forma un nuovo governo formato solo dalla Dc con l’appoggio determinante dell’Msi. A giugno il governo autorizza il congresso nazionale dell’Msi a Genova suscitando una vera e propria rivolta popolare. Alla fine il governo è costretto ad annullare il congresso ma non cessarono le manifestazioni e a Reggio Emilia i morti tra i manifestanti sono una decina. Tambroni è costretto alle dimissioni dal suo stesso partito

2. Governo Fanfani: il nuovo governo Fanfani, grazie anche alla sapiente mediazione di Aldo Moro all’intero dello stesso partito, si avvale dell’appoggio del Psi. Il nuovo governo del 1962 si presenta con una coalizione tra Dc-Pri- Psdi con un programma appoggiato anche dal Psi che ha ottenuto, soprattutto, la nazionalizzazione l’industria elettrica. È la condizione posta dal Psi per entrare nella maggioranza. Nasce così l’Enel ed anche la scuola media unica, altro punto fortemente voluto dal Psi.

a. Elezioni del 1963: i contrasti nella maggioranza vengono esasperati dalle elezioni del ’63 con il netto calo sia di Dc che di Psi. Crescono invece comunisti e soprattutto liberali da sempre avversi a governi di centro- sinistra con il Psi. Il nuovo governo nasce sotto la presidenza di Moro.

3. Governo Moro: a partire dal ’63 la stagione delle riforme viene bloccata. La Dc ha la necessità di non perdere la base del suo consenso dopo le elezioni. Moro cerca di risolvere i contrasti all’interno del partito e ci riesce. Si dividono invece i socialisti con la minoranza di sinistra che si stacca e forma il Partito socialista di unità proletaria (Psiup). Ed anche dentro il Psi non mancano forti correnti opposte. Il Pci con il 25% restava ancora isolato.

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Politica anni ‘70

1. Governo Andreotti e governo Rumor: nei primi anni ’70 i governi guidati dalla Dc vivono una stagione di grandi scontri soprattutto con la componente socialista che cercava con insistenza una maggiore partecipazione del Pci al governo. Questi governi non riescono a realizzare le riforme utili al paese ed allo stesso tempo devono affrontare due difficoltà: la crisi petrolifera del 1973 e i crescenti scandali finanziari e di corruzione che coinvolgono esponenti dei maggiori partiti. Serve a poco la legge del 1974 sul finanziamento pubblico dei partiti. L’opinione pubblica italiana è sempre più sfiduciata

2. Berlinguer, eurocomunismo e compromesso storico: sull’onda delle conquiste civili (divorzio, aborto) e della crescente sfiducia nel governo corrotto il Pci registra una serie di consensi. È un partito diverso da quello tradizionale, un partito che con Berlinguer non esita a criticare l’azione dell’Urss in Cecoslovacchia e con i partiti comunisti di Spagna e Francia cerca una via europea al comunismo, il cosiddetto eurocomunismo. Nel 1973 Berlinguer propone il compromesso storico ovvero un patto di lungo termine con Dc e Psi per allontanare il pericolo autoritario ed antidemocratico e per portare avanti una serie di riforme condivise. Il Pci ottiene adesso una serie di successi elettorali soprattutto nelle elezioni regionali nel 1975 e nelle elezioni anticipate del 1976 con il massimo consenso raggiunto (34%)

3. Fine del centro-sinistra: i successi elettorali del Pci incrina i rapporti tra Dc e Psi. Nel 1975 i socialisti abbandonano il governo e finisce l’esperienza dei governi di centro-sinistra.

4. Governo Andreotti (’76 e ’78): visto che il Psi aveva chiuso la stagione del centro-sinistra alla Dc non rimaneva che cercare l’appoggio del Pci. Il governo che esce dalle urne dopo il giugno del 1976 è presieduto da Andreotti e viene appoggiato da tutto il parlamento con l’esclusione di Msi e radicali. La politica risponde compatta alla crisi economica post-’73 e al fenomeno terroristico. Il successivo governo Andreotti del 1978 viene scosso dall’uccisione di Moro e risponde con un governo di solidarietà nazionale con l’appoggio anche del Pci. La politica deve rispondere compatta ai terroristi e deve affrontare la difficile situazione economica con l’aumento della disoccupazione e dell’inflazione ed il peso della scala mobile. Ma l’apporto del Pci nella maggioranza non dà i risultati sperati. La corruzione, soprattutto negli enti statali provinciali, non si arresta, continua il fenomeno della lottizzazione delle cariche pubbliche e il governo di solidarietà nazionale finisce nel 1979 con l’uscita del Pci in disaccordo con la politica interna ed estera.

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Politica anni ’80: una stagione che si apre con le elezioni del 1979 dopo l’uscita del Pci dal governo di solidarietà nazionale con la Dc. Nelle elezioni sia del ’79 che dell’83 il Pci subisce un forte ridimensionamento, la Dc rimane stabile ed anche il Psi nonostante il dinamismo di Craxi perde consensi. Chiusa la parentesi della solidarietà nazionale si apre una nuova stagione

1. Pentapartito, Spadolini e Craxi: il governo a maggioranza Dc si apre alla collaborazione di Psi, Pri, Psdi e Pli. Per la prima volta dopo il ’45 la Dc non ha più la presidenza del consiglio retta prima dal repubblicano Spadolini poi da Craxi.

2. Difficoltà dei partiti maggiori: De Mita cerca, senza grandi successi, di cancellare l’immagine di una Dc logorata da scandali, corruzione e divisioni interne. Anche il Pci è costretto a fare i conti con una serie di difficoltà, soprattutto a seguito del ridimensionamento dopo le elezioni del ’79 e dell’83. Ma il carisma di Berlinguer e l’immagine di partito con le mani pulite garantisce comunque una certa base elettorale. Ma nel 1984 Berlinguer muore. Il partito ottiene un clamoroso successo alle europee dell’84, superando anche la Dc, ma alle elezioni amministrative dell’85 si torna sotto il 30%.

3. Fine del Pentapartito, nuove formazioni e nuovi governi Dc: il pentapartito si dimostra fragile soprattutto a causa della rivalità tra Dc e Psi. A partire dal 1987 si assiste alla crescita di gruppi come i Verdi e le diverse leghe nel nord. Dopo il 1987 si susseguono i governi Dc di Goria e De Mita, sempre con l’appoggio faticoso dei 4 partiti, che però non raggiungono risultati apprezzabili. Dopo le dimissioni di De Mita il governo passa ad Andreotti che con difficoltà ricompatta la maggioranza.

4. Sindacati: subiscono le prime grandi sconfitte dopo il 1969 e l’Autunno caldo. In particolare nel 1980 una vertenza aperta contro la Fiat si conclude con la vittoria dei vertici aziendali che riescono ad imporre la razionalizzazione della produzione nonostante le proteste degli operai.

5. Economia: il governo Craxi riesce a limitare il fenomeno della scala mobile ma deve fare i conti con una crescente spesa pubblica in un Welfare state all’italiana dove le spese sono enormi e la qualità dei servizi non all’altezza. L’industria pubblica, poi, subisce una serie di ristrutturazioni che ne aumentano la competitività gravando però sulla collettività con l’aumento della disoccupazione e della cassa integrazione, un peso in più per lo Stato. In generale la parte del leone nell’economia nazionale la fanno le piccole e medie imprese provinciali, più vitali e pronte ad affrontare cambiamenti del mercato. è l’economia sommersa. Intanto il terziario diventa il settore con più impiegati.

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6. Mafia, P2, fine del terrorismo rosso: gli anni ’80 sono anche gli anni del dilagare dalla malavita organizzata che compie una serie di attentati come quello contro Dalla Chiesa. Sono gli anni della Propaganda 2, una loggia massonica con mire sovversive. E alla fine degli anni ’80 viene dato un duro colpo al terrorismo rosso anche grazie alla legge sui pentiti che invoglia molti ex-brigatisti a collaborare con la giustizia.

Stagione delle contestazioni: la fine degli anni ’60 vede in Italia una serie di manifestazioni. Alla fine di questa stagione i risultati concreti sono comunque scarsi. Ma il mutato clima politico e sociale porta alla creazione delle regioni e alla legge sul divorzio.

1. Contestazione studentesca: la mobilitazione degli studenti universitari inizia nel 1967 e raggiunge il suo culmine nel ’68 con manifestazioni, occupazioni e scontri con le forze dell’ordine. Le proteste sono indirizzate contro la guerra in Vietnam, l’imperialismo, la civiltà dei consumi, il sistema capitalistico e la società borghese in generale. Si cerca di tornare a forme di democrazia di base e diretta, all’egualitarismo e si tenta di apportare cambiamenti anche nel costume, nel rapporti familiari e tra i sessi. Nel ’68 gli studenti cercano accordi con la classe operaia

2. Operaismo e autunno caldo: sempre alla fine degli anni ’60 nascono una serie di movimenti operai come Potere operaio, Lotta continua e Avanguardia operaia. Sono gruppi di estrema sinistra ed extraparlamentari. Oltre agli studenti, scendono in piazza anche gli operai per chiedere una serie di rinnovi e modifiche contrattuali. Le maggiori manifestazioni si hanno nel ’69 e culminano con l’autunno caldo quando una grande massa di operai scende spontaneamente in piazza. I tre maggiori sindacati prendono in mano la situazione e pilotano questo imponente movimento di massa verso una serie di accordi che garantiscono ai lavoratori maggiori vantaggi salariali.

3. Sindacati: i sindacati assumono adesso un forte peso nella vita del paese tanto che nel 1970 si arriva alla firma dello Statuto dei Lavoratori ovvero una serie di norme che garantiscono le libertà sindacali ed i diritti dei lavoratori

4. Attentati: il 12 dicembre 1969 in pieno Autunno caldo comincia la stagione delle stragi. Una bomba esplode a Piazza Fontana a Milano. L’opinione pubblica e la stampa vedono nella matrice il terrorismo di destra con la complicità di gruppi deviati dei servizi segreti. Si parla di strategia della tensione messa in atto da gruppi di destra per destabilizzare la base democratica dello Stato.

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5. Diritti civili: gli anni ’70 sono anche e soprattutto gli anni, oltre che della crisi petrolifera e della crescente corruzione, di una serie di conquiste civili: il divorzio, l’aborto, l’abbassamento a 18 anni della maggiore età e la parificazione tra i coniugi

6. ’77: in quest’anno riesplode la contestazione giovanile a causa delle difficoltà economiche, soprattutto l’alto tasso di disoccupazione giovanile. Cominciano a comparire le armi da fuoco durante le manifestazioni. Il movimento non ha l’ottimismo rivoluzionario di quello del ’68 ed appare come un momento isolato, violento ed avverso soprattutto alla politica del Pci e dei sindacati

Terrorismo: gli anni ’70 sono anche gli anni del radicalizzarsi dell’ideologia politica che porta ad una serie di azioni terroristiche. Il terrorismo ha due matrici: una nera ed una rossa

1. Terrorismo nero: compie azioni clamorose in luoghi pubblici. L’obiettivo è quello di facilitare una svolta autoritaria. Quasi mai le autorità giudiziarie giungono alla conclusione delle indagini e le responsabilità del governo che non è riuscito a controllare e porre fine a gruppi deviati nei servizi segreti è evidente. Ecco le stragi a Piazza Fontana, a Piazza della Loggia ed alla stazione di Bologna

2. Terrorismo rosso: la psicosi di un colpo di Stato, il dilagare del terrorismo di destra, la lotta contro uno Stato corrotto ed inefficace sono le cause del terrorismo di sinistra. Molto diverso da quello di destra perché portato avanti da gruppi clandestini che compiono singoli attentati contro figure simbolo dello Stato che si vuole combattere. Il gruppo che emerge è quello delle Brigate Rosse che cerca, invano, l’appoggio della classe operaia. Questo terrorismo si impenna alla fine degli anni ’70 e culmina con il sequestro e l’uccisione di Moro nel 1978.

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CAPITOLO 17. SOCIETA’ POSTINDUSTRIALE E GLOBALIZZATA

1. Ecologia: la crisi petrolifera del ’73 dimostra come le risorse naturali non sono eterne e che ciò pregiudica una crescita illimitata. Inoltre, si acquista coscienza che lo sfruttamento delle risorse energetiche comporta danni ambientali, causati anche dal crescente inquinamento come quello delle automobili. Nascono così movimenti e partiti che si battono sul fronte dell’ecologia.

2. Sviluppo sostenibile: i governi attuano una serie di politiche rivolte al risparmio energetico per limitare la dipendenza dal petrolio. Ecco allora riduzioni del traffico privato e del consumo di petrolio. Si cercano così fonti alternative prima di tutto quella nucleare e in seconda battuta eolica e solare. Si diffonde l’idea dello sviluppo sostenibile ovvero uno sviluppo che tiene comunque conto delle natura e della sua indispensabile integrità. Si susseguono vertici internazionali. Il più importante incontro mondiale ambientalistico è avvenuto nel 1992 a Rio de Janeiro dove è stata formulata l’Agenda 21 che indicava gli obiettivi concreti di uno sviluppo sostenibile. La conferenza del 2022 di Johannesburg è stata dedicata allo sviluppo sostenibile. Nel 2005 è entrato in vigore il protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas serra, non firmato però da Usa, Cina ed India.

3. Informatica e internet: gli ultimi decenni del ‘900 sono caratterizzati soprattutto dallo sviluppo dell’industria elettronica in generale e dell’informatica in particolare. Si diffondono sempre più velocemente i computer, macchine di calcolo infinitamente più veloci dell’uomo e che possono immagazzinare dati da utilizzare all’occorrenza. Le industrie di hardware e soprattutto software fanno affari d’oro. Si sviluppa anche il settore della robotica e della telematica ovvero l’applicazione dell’informatica nelle comunicazioni. E gli ultimi decenni del ‘900 sono anche la diffusione capillare di internet che avvicina ancora di più gli angoli del pianeta rafforzando il villaggio globale e le industrie che operano in questo settore.

4. Società postindustriale: nei paesi occidentali il settore terziario e dei servizi conosce un grande aumento di impiegati ai danni del settore secondario. La fabbrica perde in questo modo la sua centralità nella produzione e nei rapporti sociali. Cambia anche il lavoro stesso all’interno delle industrie con l’affermazione del modello Toyota ai danni di quello di Ford. Adesso si passa dalla catena di montaggio ad una serie di gruppi coordinati dall’alto che in maniera più autonoma e flessibile cercano di cavalcare i cambiamenti di mercato.

5. Globalizzazione: le tecnologie informatiche e la lingua inglese comune facilitano gli scambi a livello globale. Si arriva così ad una integrazione

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economica che prende il nome di globalizzazione: uso di manodopera globale, multinazionali e strategie di mercato più ampie. Nascono anche fenomeni come lo sfruttamento del lavoro minorile ed una serie di bolle finanziarie, come quella delle industrie informatiche, a causa di una serie di speculazioni che però adesso assumono una portata globale.

a. G8: in un’ottica globale si sente l’esigenza di coordinare l’economia. Nasce così il G8, su iniziativa del presidente francese d’Estaing nel 1975. Si comincia così a convocare una serie di vertici annuali tra le maggiori potenze industrializzate.

b. No global: alla fine degli anni ’90, durante il Wto di Seattle, esplode la protesta del movimento internazionale ribattezzato no global. Ne fanno parte una serie di gruppi eterogenei e non sempre di sinistra che si battono per la distribuzione equa delle ricchezza, per l’abolizione del debito e contro il potere enorme delle multinazionali e dei paesi industrializzati.

6. Tendenze demografiche: il tasso di crescita demografica globale è in costante aumento anche se i paesi industrializzati presentano una crescita vicino alle zero mentre nei paesi del terzo mondo l’alto numero di nascite è accompagnato da una forte calo della mortalità soprattutto infantile. Paesi come l’Italia invecchiano precocemente e ciò solleva una serie di problemi derivanti dal fatto che la popolazione pensionata aumenta mentre diminuisce quella che lavora.

7. Migrazioni e società multietnica: alla fine del millennio i intensificano anche le migrazioni, generalmente dalle zone più povere del mondo verso quelle ricche. È un fenomeno massiccio ma non quantificabile perché soprattutto clandestino. Le migrazioni aprono comunque un dibattito all’interno dei paesi a maggiore immigrazione. Da una parte abbiamo gli schieramenti di sinistra e la Chiesa che si fanno promotori dell’accoglienza e della società multietnica dove le differenze sono una ricchezza sia per l’economia che per la cultura del paese. Dall’altro lato si sviluppano fenomeni di ansia che sfociano anche nel razzismo. Entra in crisi anche l’idea ottocentesca di Stato nazionale formato da una comunità compatta che adesso diventa multietnica. Da un lato, poi, si rafforzano strutture sovrannazionali come l’Ue e dall’altra localismo e nazionalismi

8. Donne: negli anni ’80 si sancisce anche per legge la parità tra i due sessi. Le donne partecipano sempre di più alla vita lavorativa aumentando il loro grado di emancipazione anche economica. Comincia a ridursi anche la differenza salariale tra i due sessi ma rimangono una serie di problemi. Le donne, infatti, hanno uno scarso accesso alle posizioni di maggiore responsabilità ed allo stesso tempo su di loro grava ancora quasi tutto il peso del mantenimento della

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famiglia. Senza dimenticare che questa emancipazione riguarda soprattutto i paesi occidentali mentre in molte altre parti del mondo il ruolo della donna è ancora nettamente subalterno a quello dell’uomo

9. Religione: la religione, smentendo ogni previsione, continua a rimanere un punto di riferimento forte anche nei paesi industrializzati. Per quanto riguarda il mondo cattolico, Giovanni Paolo II inaugura una stagione di dialogo interreligioso ed anche con i non credenti pur difendendo dogmi e culti tradizionali della chiesa. È un papa spesso sotto l’attenzione dei media e con una certa influenza anche politica come nel caso della Polonia. Altro fenomeno interessante è l’espansione islamica anche fuori il mondo arabo. Preoccupante è invece l’aumento dell’integralismo, che prevede la subordinazione della legge degli uomini alla legge di Dio, che sfocia anche nel fenomeno del terrorismo di matrice islamica.

10. Medicina e bioetica: l’età media degli uomini in occidente cresce come mai prima grazie ai continui progressi della medicina. Ecco allora farmaci, strumenti operatori e strumenti diagnostici sempre più accurati. Con l’individuazione nel 1953 della struttura del dna nasce l’ingegneria genetica che ha aperto nuovi sviluppi nella ricerca delle malattie ereditarie. Intanto sorgono nuove malattie come l’aids che genera una vera psicosi nel mondo occidentale tra gli anni ’80 e ’90. Nasce anche la bioetica ovvero un misto tra etica, scienza e medicina che discute di temi come la fecondazione assistita, la clonazione e gli studi sul genoma umano e le cellule staminali.

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CAPITOLO 18. LA CADUTA DEI COMUNISMI

Crisi dei comunismi: già a partire dagli anni ’70 entra in crisi il modello e l’immagine dei regimi comunisti nel mondo a causa soprattutto dell’appannamento dell’Urss di Breznev che ormai ha chiaramente perso la sfida per lo sviluppo economico ed il benessere con l’occidente

1. Indocina: il Vietnam del Nord che cerca di colonizzare quello del Sud e allo stesso tempo cerca di invadere la Cambogia. Il regime di Pol Pot. La guerra tra Cina e Vietnam. Tutta una serie di tensioni che minano la stabilità e la credibilità di questi comunismi

2. Cuba: ormai la Cuba di Castro è sempre più isolata nello scacchiere mondiale

3. Cina: dopo la morte di Mao il paese dà vita ad una sorta di capitalismo di Stato dove la liberalizzazione economica si accompagna alla repressione sanguinosa del movimento studentesco come dimostra piazza Tienanmen.

4. Urss: negli anni ’80 era ancora diffusa l’idea che l’Urss poteva, con una serie di cambiamenti, mantenere il suo potere sull’intero blocco orientale. Quando Gorbacev apre ad un certo pluralismo politico, ad una certa liberalizzazione economica ed al dialogo con Reagan la situazione interna già instabile crolla.

5. Polonia: è il primo paese ad approfittare dell’apertura di Gorbacev. Nel 1980 nasce un grande sindacato indipendente con forte base operaia ed appoggiato dalla chiesa cattolica. È il Solidarnosc di Lech Walesa. Walesa diventa subito molto popolare ed aumenta anche il suo peso politico. L’Urss, che fino ad allora si era dimostrata tollerante, fa assumere il potere ad un generale comunista che mette fuori legge il sindacato. In seguito è lo stesso governo ad aprirsi sia alla chiesa che al sindacato di Walesa. Importante è anche il ruolo esercitato da Giovanni Paolo II che visita il paese nell’83 e nel 1987. Gorbacev alla fine accorda le elezioni nell’89 che videro la vittoria del Solidarnosc.

6. Ungheria: l’eco polacco si fa sentire anche in Ungheria. I nuovi dirigenti comunisti aprono ad una serie di riforme, riabilitano i movimenti di protesta del ’56, legalizzano i partiti ed indicano libere elezioni nel 1990. Ma soprattutto i nuovi dirigenti aprono i confini con l’Austria. È una crepa nella cortina di ferro che provoca un esodo di massa in occidente. Alle elezioni sii afferma una coalizione di centro-destra

7. Cecoslovacchia: manifestazioni popolari portano alla caduta del regime comunista aprendo ad una piena democratizzazione senza l’uso della violenza. Alle elezioni vince una coalizione di centro-sinistra. Nel 1992 avviene la separazione: da una parte i cechi di ispirazione liberale e dall’altra gli slovacchi governati da forze di sinistra

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8. Romania: Ceausescu viene abbattuto da una rivolta popolare nel 1989.

9. Jugoslavia: morto Tito nel 1980 è ancora in corso una grave crisi economica e politica alla fine degli anni ’80. Alle libere elezioni del 1990 in Slovenia e in Croazia si affermano i partiti indipendentisti. In Serbia vince invece il comunista intransigente Milosevic deciso a riaffermare il ruolo della Serbia nell’intera Jugoslavia.

10. Germania dell’Est: le elezioni del 1990 puniscono sia i comunisti che l’Spd rea di non aver aperto velocemente all’unificazione. Si affermano i cristiano- democratici che accelerano i tempi dell’unificazione anche grazie all’abile politica nella Germania federale di Kohl che in poco tempo prepara il terreno all’unificazione che avviene il 3 ottobre 1990

Dissoluzione dell’Unione Sovietica: il crollo del muro di Berlino nell’89 segna la fine simbolica del mondo in due blocchi. Ma l’evento decisivo alla fine di una tale divisione è la dissoluzione dell’Urss. All’inizio degli anni ’90 l’aggravarsi della crisi economica, il crollo del muro, le spinte indipendentiste Gorbacev cerca una mediazione tra le spinte liberalizzarci e l’ala intransigente del partito e delle forze armate.

1. Golpe fallito: nell’agosto del 1991 un gruppo di comunisti e delle forze armate sequestra Gorbacev nella sua residenza in Crimea. I golpisti erano convinti di poter contare sull’appoggio della popolazione, provata dalla crisi economica, cosa che invece non avvenne. Anzi, la popolazione reagì con manifestazioni di solidarietà verso Gorbacev. Ma questa azione accelera i problemi interni: la riforma economica non dà risultati e Georgia, Armenia, Ucraina e Moldavia proclamano unilateralmente la loro indipendenza.

2. Csi: Gorbacev cerca di fermare questo processo ma anche la Bielorussia appoggia la formazione della Csi, ovvero la comunità degli stati indipendenti che nasce ufficialmente il 21 dicembre 1991 in Kazakhstan e vede la partecipazione di undici repubbliche.

3. Fine dell’Urss: il 25 dicembre Gorbacev si dimette. Lo stesso giorno la bandiera comunista sul Cremlino viene ammainata e viene issata quella russa.

Crisi in Jugoslavia: nel 1990 e nel 1991 Croazia e Slovenia a seguito di referendum popolari proclamano la loro indipendenza. Lo stesso fa la Macedonia. La Serbia accetta l’indipendenza di Slovenia e Macedonia ma non della Croazia che ha al suo interno una numerosa comunità serba. Truppe regolari e non serbe vengono schierate al confine.

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1. Guerra: all’inizio gli scontri si svolgono al confine tra Croazia e Serbia ma a partire dalla primavera del 1992 il conflitto si sposta in Bosnia che aveva proclamato intanto l’indipendenza. Quella in Bosnia è una guerra crudele dove i serbi, appoggiati da Milosevic, attuano una politica di pulizia etnica con deportazioni e massacri della popolazione bosniaca. Anche le iniziative umanitarie sono ostacolate dalla Serbia.

2. Intervento degli Usa: tra maggio e settembre del 1995 la Nato compie una serie di raid aerei contro le postazioni serbe.

3. Pace: in ottobre del 1995 viene proclamato il cessate il fuoco e cominciano le trattative che si concludono con la pace di Dayton di novembre tra croati, serbi e bosniaci. Ma i problemi non sono affatto finiti. In Serbia numerose manifestazioni sono rivolte contro il potere di Milosevic. In Croazia non mancano contestazioni contro il presidente autoritario Tudjman. Solo alla sua morte nel 1999 il paese si avvia alla democrazia con l’elezione di Mesic.

4. Kosovo: la popolazione a maggioranza albanese spinge per l’indipendenza e si forma anche un movimento armato indipendentista, l’Uck. I serbi rispondono con una dura repressione soprattutto contro i civili. La Nato prima spinge Milosevic ad accordare una serie di autonomie al Kosovo e dopo, al rifiuto dei serbi, interviene con una serie di bombardamenti contro postazioni industriali, infrastrutture civili e contri di potere serbi. I serbi rispondono con la pulizia etnica nella zona costringendo alla fuga in Macedonia ed Albania 500mila albanesi-kosovari. La situazione si risolve nel giugno del 1999 con il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo.

5. Elezioni in Serbia: nel 2000 si impone Kostunica ai danni di Milosevic che prima rifiuta di riconoscere il risultato elettorale ma poi è costretto ad abbandonare il potere dopo una serie di proteste. Arrestato e giudicato dal tribunale dell’Aja morirà nel 2006 in carcere. Intanto, nel 2006 il Montenegro proclama la sua indipendenza e nel 2008 anche il Kosovo fa lo stesso anche se la Serbia non riconosce il nuovo Stato.

6. Albania: negli anni ’90 una serie di società finanziarie, che cresciute dal nulla avevano raccolto i risparmi della maggio parte dei cittadini albanesi, falliscono. Ne seguono una serie di proteste popolari rivolte anche contro il presidente Berisha e il suo partito accusati di connivenza con i responsabili delle società fallite. Nel 1997 si assiste al fallimento di quasi tutte le strutture statali, compreso esercito e polizia. Il paese cade in una quasi anarchia e solo l’intervento dell’Onu e di un contingente di pace evita il peggio. Berisha indice nuove elezioni dove trionfano i socialisti.

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CAPITOLO 19. IL NODO DEL MEDIORIENTE

Importanza del Medio Oriente: negli ultimi decenni del ‘900 questa zona del mondo ha assunto una importanza sempre più crescente nello scacchiere internazionale. La crisi petrolifera, la questione arabo-israeliana e l’aumento del fondamentalismo islamico rendono ancora più incandescente questa zona del mondo

1. Pace tra Egitto ed Israele: dopo la guerra del Kippur il nuovo presidente egiziano Sadat cerca di far uscire il suo paese da un perenne stato di guerra con Israele. A metà degli anni ’70 Sadat rovescia le alleanze del suo paese: si allontana dall’Urss e si avvicina agli Usa. Nel 1977 propone la pace ad Israele, guidato dal nazionalista Begin che comunque accetta. Si arriva così grazie anche alla mediazione del presidente Carter agli accordi di Camp David del 1978: l’Egitto ottiene il Sinai e i due paesi firmano un accordo di pace. Ma la maggior parte dei paesi arabi condanna questa politica di Sadat che viene ucciso nel 1981 per mano di un gruppo integralista.

2. Rivoluzione iraniana: dopo un primo esperimento rinnovatore con il governo di Mossadeq ritorna al potere nel 1953 lo scià Rheza Palhavi che attraverso una politica autoritaria cerca di trasformare il paese in una grande potenza militare senza però migliorare le condizioni di vita generali nel paese. Lo scià viene sollevato nel 1978 da un movimento popolare guidato dal clero islamico tradizionalista e sciita. Lo scià è costretto nel 1979 a lasciare il paese e vola negli Stati Uniti. In Iran si instaura una repubblica islamica integralista sotto la guida dello ayatollah Khomeini. Il nuovo potere si schiera subito contro gli Stati Uniti rei di aver dato protezione allo scià e per un anno l’ambasciata americana a Teheran è tenuta sotto ostaggio. Approfittando della situazione di grave confusione, l’Iraq attacca l’Iran per risolvere un vecchia disputa territoriale. La guerra dura, a fasi alterne, per 8 anni e alla fine la carneficina sarà del tutto inutile perché i confini rimarranno praticamente gli stessi.

3. Palestina: dopo gli accordi di Camp David sia gli stati arabi che l’Olp accusano l’Egitto di tradimento e rifiutano ogni mediazione con Israele. A partire dalla metà degli anni ’80, però, alcuni stati arabi moderati come Giordania ed Arabia Saudita e la stessa dirigenza dell’Olp abbandona queste rigide posizioni. Con Israele si arriva ad un primo accordo: il riconoscimento di Israele in cambio del ritiro delle truppe dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza dove dovrebbe sorgere lo stato palestinese. Adesso sono però gli israeliani a rifiutare ogni mediazione con l’Olp in quanto uno Stato palestinese viene visto come una minaccia costante ad Israele. A partire dal 1987 i palestinesi danno vita all’intifada, una diffusa e violenta rivolta contro gli israeliani in Cisgiordania e Striscia di Gaza. Gli israeliani reagiscono con la forza

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4. Libano: il piccolo Stato multi confessionale subisce la presenza dei molti palestinesi nel suo territorio. Nascono così gruppi militari che minano l’equilibrio nel paese che vive una situazione di cronica e sanguinosa instabilità. La situazione degenera nel 1982 quando l’esercito israeliano nel tentativo di stanare le basi Olp in Libano penetra fino a Beirut. Ma la situazione non cambia

5. Guerra del Golfo: nel 1990 Saddam Hussein invade il Kuwait, paese filo- occidentale e ricco di petrolio. Le Nazioni Unite votano subito l’embargo all’Iraq e gli Stati Uniti inviano in Arabia Saudita un contingente di 400mila uomini per mettere pressione a Saddam. L’Urss di Gorbacev non interviene, come avrebbe fatto in passato, al fianco dell’Iraq. Dopo i numerosi inviti a lasciare il Kuwait scatta l’offensiva americana. Tra il 16 e il 17 gennaio 1991 le forze Nato attaccano l’Iraq e a fine febbraio comincia l’avanzata via terra. Hussein abbandona il Kuwait e Bush decide di non spingersi oltre per non invischiare il paese in una lunga guerra.

6. Conferenza di pace sul Medio Oriente, da Rabin a Netanyahu: Bush, forte dei risultati in Iraq, si pone come principale artefice dei tentativi di pace nella regione. A Madrid, nel 1991, il governo israeliano incontra rappresentati palestinesi e delle nazioni arabe vicine. Nel 1992 in Israele si afferma il partito laburista di Rabin che si mostra subito ben disposto a trattare con i palestinesi bloccando nuove colonie nei territori occupati di Cisgiordania e Striscia di Gaza. Rabin comincia così a dialogare con Arafat, prima ad Oslo poi a Washington con Clinton. I due rappresentanti erano d’accordo sul reciproco riconoscimento e sulla necessità di uno Stato palestinese. Ma l’ostilità di Siria e Iran, della destra israeliana, di alcune fazioni dell’Olp e degli integralisti islamici rendono il dialogo difficile ed instabile. Numerosi attacchi suicidi colpiscono la popolazione israeliana e nel 1995 per mano di un esponente della destra israeliana viene ucciso Rabin. Alle elezioni del 1996 si impone la destra di Netanyahu.

7. Netanyahu e seconda intifada: la vittoria della destra non ferma il processo di pace. Nei 1998 con Arafat vengono firmati accordi che prevedono il ritiro israeliano dai territori occupati in cambio di una maggiore attenzione di Arafat nella repressione del terrorismo palestinese. Nel 2000 Clinton cerca di raggiungere un nuovo accordo di pace, ancora una volta a Camp David, con Israele disposto a parlare anche della sovranità di Gerusalemme e del ritorno dei profughi palestinesi. Ma le trattative si arenano proprio sulla sovranità dei luoghi sacri di Gerusalemme. Nel 2000 una visita del leader della destra Sharon nella spianata delle moschee a Gerusalemme viene letta come una provocazione che sfocia in una seconda, e più violenta anche per quanto riguarda la repressione, intifada che non coinvolge solo le colonie israeliane Cisgiordania e

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Striscia di Gaza ma anche le città israeliane che vengono colpite da attentati suicidi compiuti da esponenti di Hamas, gruppo terrorista islamico palestinese.

8. Sharon: nelle elezioni del 2001 si impone la destra di Sharon che non considera più Arafat un interlocutore affidabile. Il dialogo si interrompe e viene costruito anche un muro per difendere gli originali confini di Israele da attacchi terroristici. Ma nel 2005 Sharon dispone lo smantellamento delle colonie a Gaza. Nel 2004 muore Arafat e nel 2006 Sharon esce di scena a causa di una malattia

9. Hamas: dopo la morte di Arafat il successore è il moderato Abu Mazen. Ma le speranze di dialogo si spengono quando alle elezioni del 2006 a Gaza e in Cisgiordania si affermano gli estremisti di Hamas che rifiutano di riconoscere Israele. Da Gaza partono missili contro le città israeliane.

10. Libano ed Hezbollah: nel 2005 viene assassinato il primo ministro sunnita al- Hariri, si pensa grazie alla complicità dei servizi segreti siriani. Le proteste popolari portano alla ritiro dei soldati siriani dal paese ma la Siria ha comunque un forte alleato in Libano negli Hezbollah, gruppo armato che lancia regolari missili su Israele. Nel 2006 Israele reagisce invadendo il Libano. Un contingente Onu interviene e viene sancita la tregua.

11. Fondamentalismo: in Afghanistan tra il 1996 ed il 1997 gruppi fondamentalisti, i talebani, prendono il controllo del paese instaurando un regime radicalmente islamico. In Turchia nel 2002 si impone il partito filo- islamico di Erdogan. In Algeria nel 1992 vincono le prime elezioni dopo la decolonizzazione gli integralisti di Fis che tra il 1992 ed il 1997 causano la morte di 100mila civili dopo che il governo annulla l’esito elettorale.

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CAPITOLO 20. L’UNIONE EUROPEA

Integrazione politica: l’Europa unita nasce prima di tutto come cooperazione economica ma sin dal trattato di Roma del 1957 si comincia a parlare anche di una sempre maggiore integrazione economica. I progressi in questo campo, però, sono lenti e graduali:

1. Consiglio europeo: nel 1974 a Parigi si decide che i capi di governo si sarebbero incontrati regolarmente e non occasionalmente. Nasce in questo modo il Consiglio europeo

2. Parlamento europeo: inizialmente formato da una delegazione già eletta nei parlamenti nazionali a partire dal 1979 diventa un organo eletto dagli stessi cittadini dell’Unione.

3. Sistema monetario europeo: sempre nel 1979 per rilanciale l’integrazione economica dopo l’arresto a causa della crisi petrolifera e per dare maggiore stabilità al mercato monetario viene creata la Sme ovvero un sistema di cambi fissi tra le monete degli aderenti che non vede però la Gran Bretagna.

4. Atto unico europeo: firmato nel 1986 a Lussemburgo affronta in un unico testo tutte le questioni riguardante sia la cooperazione economica che quella politica. Si stabilisce che entro il 1992 sarebbero cadute le barriere che ancora impediscono il libero scambio di merci e capitali

5. Trattato di Schengen: firmato in Lussemburgo abolisce il controllo alle frontiere per i cittadini Ue che viaggiano nei territori continentali

6. Trattato di Maastricht: firmato nel 1992 in Olanda. È la nascita dell’Unione Europea come mercato comune e come allargamento delle competenze delle istituzioni europee anche in ambito della ricerca, dell’istruzione, della sanità e della tutela dei consumatori. Entro il 1999 si prende l’impegno di creare una moneta unica e la Banca centrale europea. Per questo motivo vengono chiariti anche una serie di parametri che vanno rispettati se si vuole entrare nell’area dell’Euro, il tutto per evitare una eccessiva instabilità.

a. Parametri di Maastricht: per rispettare questi criteri di convergenza tutti i paesi firmatari attuano una serie di politiche volte a contenere la spesa pubblica, a danno del Welfare state e con perplessità da parte dell’opinione pubblica. I parametri imposti dall’Ue mettono a nudo alcuni problemi decennali delle economie europee: la rigidità del lavoro e l’eccessiva spesa pubblica su tutti.

7. Unione monetaria europea e Banca centrale: prendono il via nel maggio del 1998.

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8. Euro: entra in circolazione a partire dal 1 gennaio 1999

9. Convenzione europea: nel 2001 si decide di dar vita ad una Convenzione composta da parlamentari e membri di governo dei diversi paesi per dare all’Europa una propria carta costituzionale. I lavori, coordinati dal francese d’Estaing, durano 16 mesi e l’obiettivo è quello di delineare una serie di valori comuni per dare nuovo impulso ad una integrazione politica. Ma nel 2005 con un referendum sia la Francia che l’Olanda votano no alla Costituzione europea per paura soprattutto di una eccessiva liberalizzazione del mondo del lavoro.

10. Allargamento dell’Unione: i primi anni del nuovo secolo vedono un sostanziale rallentamento nell’unità politica dell’Europa. Ma allo stesso tempo l’Ue si allarga ad est arrivando a contare 27 paesi membri che di fatto ricalcano i confini geografici del continente.

11. Difficoltà di integrazione: dopo il referendum fallito in Francia ed Olanda il processo di integrazione politica vede la resistenza anche di paesi di nuova annessione come la Polonia. Il nuovo trattato scritto a Lisbona, che prevede un allargamento delle competenze europee in materia di energia, sicurezza ed immigrazione, viene respinto da un referendum in Irlanda nel 2008.

Conseguenze politiche dell’Euro: l’adozione dei parametri di Maastricht e il dibattito sulla moneta unica catalizzano l’attenzione dei diversi governi nazionali. Inizialmente si ha una affermazione del centro-destra un po’ in tutto il continente a cui segue una fase di governi di centro-sinistra. Infine, i primi anni del nuovo millennio sono caratterizzati da una alternanza di governi:

1. Francia: scaduto il secondo mandato di Mitterrand la presidenza viene conquistata nel 1995 da una coalizione di centro-destra capitanata da Chirac.

Ma nelle elezioni del 1997 si impone la coalizione di centro-sinistra capitanata da Jospin. Nel 2002 si afferma Sarkozy.

2. Spagna: i socialisti vengono sconfitti dal conservatore Aznar nel 1996. Nel 2004 però ritornano al potere i socialisti con Zapatero.

3. Germania: nelle elezioni del 1994 si impone per la quarta volta consecutiva il cristiano-democratico Kohl. Ma nel 1998 finisce la lunga stagione di Kohl con la vittoria dei socialdemocratici di Schroder. Nel 2005 dopo il sostanziale equilibrio alle elezioni viene formato una grande coalizione di governo retta dalla cristiano-democratica Merkel.

4. Inghilterra: qui invece i laburisti di Blair nel 1997 ottengono il successo elettorale. Nel 2007 finisce la stagione di Blair che cede il potere a Brown.

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CAPITOLO 21. SVILUPPO E DISUGUAGLIANZA

Rapporto tra sud e nord del mondo: a partire dagli anni ’70 si assiste ad un cambiamento dei rapporti economici globali. Irrompono sulla scena i paesi del medio oriente esportatori di petrolio, crescono le tigri asiatiche (Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Malaysia) ma allo stesso tempo ampie zone del mondo, a partire dall’Africa subsahariana, vivono una condizione di cronica povertà a causa di modernizzazioni fallite, dell’eccessivo tasso sia di emigrazione, di crescita demografica e di urbanizzazione. Senza dimenticare l’instabilità politiche, i colpi di Stato e le guerre civili

1. Fame e debito con l’estero: molti paesi vivono quotidianamente il dramma della fame che fa centinaia di migliaia di vittime l’anno. È un fenomeno non nuovo nella storia dell’umanità ma che adesso entra, grazie ai mass media, nelle case del mondo occidentale generando una forte reazione nell’opinione pubblica occidentale. Ecco allora una serie di campagne umanitarie e politiche come quella che si batte contro l’estinzione del debito verso i paesi occidentali. I soldi prestati da una parte, a causa della corruzione e della impreparazione, sono stati sperperati e dall’altra i tassi di interesse aumentano di anno in anno.

2. Asia: alla fine del XX secolo è il continente che conosce la maggior crescita economica. Una crescita costante e fortissima, ben più alta di quella del’occidente industrializzato.

a. Giappone: il paese è incredibilmente una accezione. L’economia nipponica conosce una brusca battuta d’arresto a metà degli anni ’90 a causa delle difficoltà del sistema bancario e l’instabilità politica a seguito del declino del partito liberale che non viene sostituito da altre forze.

b. Cina: dopo la morte di Xiaoping i successori proseguono su quella linea: liberalizzazioni controllate dallo Stato, regime autoritario e partito unico. La Cina cresce in maniera elevata ma ha ancora un ruolo subalterno nell’economia mondiale. Nel 1997 viene ristabilita la sovranità su Hong Kong, uno dei centri dell’economia mondiale che mantiene comunque una sua autonomia, e nel 1999 avviene la stessa cosa con Macao. Le democrazie occidentali chiudono un occhio sulla sistematica violazione dei diritti umani, sui lavoratori ridotti in semi- schiavitù e sulla questione tibetana sia per esigenze economiche che per paura che una eccessiva democratizzazione potesse far implodere la Cina come successo per l’Urss.

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c. India: il paese mantiene un forte assetto democratico e nonostante gli squilibri interni e sacche troppo ampie di povertà si avviano verso una efficace modernizzazione che punta anche e soprattutto sull’industria informatica.

d. Modello asiatico: l’Asia si presenta come una costellazione di democrazie fragili (Indonesia, Filippine), una serie di regimi (Pakistan, Corea del Nord, Cina, Vietnam, Cambogia) che conoscono comunque una grande crescita economica ed aggressività commerciale grazie alla flessibilità ed i salari bassi. E’ il caso soprattutto di piccoli Stati come Corea del Sud, Singapore, Malaysia, Taiwan. In ogni caso questo modello subisce una flessione tra il 1997 ed il 1998 dove il peggio viene scongiurato solo dall’intervento del Fondo monetario internazionale.

Africa: il continente non riesce a superare i suoi cronici problemi. Debolezza delle strutture statali, povertà diffusa, fame, inefficienza del sistema sanitario, eccessiva natalità, urbanizzazione selvaggia, guerre civili e colpi di Stato

1. Sud Africa: alla fine degli anni ’80 il governo comincia a smantellare il regime di discriminazione razziale e viene tesa la mano a Nelson Mandela. Nel 1994 si svolgono le prime elezioni che vedono il trionfo proprio di Mandela.

2. Somalia: abbattuta nel 1991 una dittatura, il paese diventa teatro di guerra di bande rivali che provoca il blocco dell’economia e migliaia di morti tra i civili. L’Onu e gli Stati Uniti decidono di intervenire ma la situazione non migliora. In questo clima si inserisce il fondamentalismo islamico.

3. Sudan: la convivenza tra la maggioranza islamica e le minoranze cristiane sfocia in una vera e propria guerra civile

4. Ruanda: guerra civile anche a metà degli anni ’90 quando gli hutu compiono massacri contro i tutsi provocando la morte di quasi 1 milione di persone.

America latina: gli anni ’90 sono all’insegna del ritorno delle democrazia ma anche della instabilità economica. Nascono così una serie di strutture sovrannazionali per facilitare il commercio. È il caso della Nafta e del Mercosur.

1. Brasile: un rallentamento dell’economia, soprattutto a causa delle inadempienze della Russia, ha degli effetti che vengono contenuti dal governo. Dal 2002 alla guida del paese c’è il socialista Lula.

2. Argentina: l’Argentina del radicale La Rua per cercare di frenare l’inflazione ancora la moneta nazionale al dollaro. È un scelta suicida: crollano le esportazioni, il paese non può più pagare il sempre più ingente debito estero ed

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il governo nel 2001 è costretto a bloccare i depositi bancari. La protesta popolare costringe il governo alle dimissioni che nel 2003 vedono la vittoria del neoperonista Kirchner. In ogni caso la crisi economica, a differenza del passato, non mette in crisi le istituzioni democratiche.

3. Venezuela: nel 1999 va al governo Chavez che qualche anno prima aveva cercato, senza successo, di compiere un colpo di Stato. Grazie anche alla ricchezza derivata dal petrolio, Chavez si pone come un nuovo punto di riferimento per le tendenze socialiste e anti-americane. Intanto, le elezioni premiano i socialisti di Morales in Bolivia, il progressista Correa in Ecuador ed i neo-sandinisti di Ortega in Nicaragua.

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CAPITOLO 22. NUOVI EQUILIBRI E NUOVI CONFLITTI

Il mondo dopo l’Urss: per molti dopo la fine del comunismo il mondo si sarebbe avviato verso una fase di distensione, di cooperazione e di pace con l’affermazione a livello planetario dei valori delle democrazie occidentali. Sono scenari che però si dimostrano subito illusori. Infatti, la fine dell’Urss e quindi del controllo di una superpotenza determina il sorgere di una serie di conflitti locali e comincia la contrapposizione tra occidente e mondo islamico. Si profila in questo modo uno scontro tra civiltà. Gli Stati Uniti hanno ormai un potere senza rivali, organizzazioni come l’Onu e l’Ue non riescono a competere ed emergono paesi come India e Cina.

1. Stati Uniti: il crollo dell’Unione Sovietica coincide con un rallentamento dell’economia americana. Le amministrazioni repubblicane di Reagan e Bush si lasciano dietro una scia di aumento della disoccupazione, aumento della distanza tra benestanti e poveri, diminuzione della produzione, diminuzione delle spese sociali e soprattutto crescente deficit statale che si cerca di colmare con una pressione fiscale maggiore.

a. Clinton: nonostante i successi in Iraq e in medio oriente Bush paga lo scotto della flessione economica e viene sconfitto nel 1992 da Clinton. La politica estera non muta: Eltsin è considerato un interlocutore affidabile ed i nemici dell’America sono sempre gli stessi ovvero Hussein, Gheddafi e Khomeini. Il nuovo presidente oltre a tutelare gli interessi diretti dell’America cerca anche di presentare il paese come difensore delle democrazie globali. Ecco allora l’intervento ad Haiti nel 1994 per rovesciare la giunta militare che aveva estromesso il legittimo presidente. In generale la politica estera di Clinton ha come maggiori successi la pace in Bosnia e gli accordi tra Israele e Palestina del 1993. Successi che si uniscono alla ripresa economica. La disoccupazione cresce, la produzione aumenta e Clinton rimanda una serie di costose riforme sociali (in particolare quella per una sanità pubblica più estesa) per spostare la sua politica economica verso il centro non gravando lo Stato di eccessive spese.

b. George W. Bush: nel 2000 per una manciata di voti si impone Bush ai danni di Al Gore. In economia si tagliano le tasse e si limita ulteriormente la spesa pubblica. In politica estera Bush riprende il progetto dello scudo missilistico già proposto da Reagan per difendersi contro gli Stati canaglia. Ciò irrita però Russia e Cina.

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2. Russia post-comunista, Eltsin: la Russia ora deve affrontare prima di tutto il problema degli arsenali nucleari dislocati nei paesi satelliti, in paesi come Ucraina che rifiutano di cedere le armi nel proprio territorio.

a. Esteri e Cecenia: in politica estera, la Csi non riesce a darsi una struttura organizzata e conflitti etnici scoppiano tra gli Stati e all’interno degli stessi. Nel 1994, dopo la sconfitta elettorale e in piena difficoltà economica, Eltsin decide di intervenire nella repubblica autonoma della Cecenia che aveva proclamato la sua indipendenza. Con un esercito da riorganizzare, la Russia viene invischiata in una guerra lunga e logorante. Con gli indipendentisti un accordo si raggiunge solo nel ’96.

b. Economia: a livello economico Eltsin cerca una accelerata liberalizzazione ed un ingresso nell’economia di mercato. operazione difficile in un paese che esce da 70 anni di comunismo, senza un ceto imprenditoriale ed un tessuto sociale pronto al cambiamento. Ecco allora che le riforme economiche non si traducono in maggior benessere per la popolazione ma causano la svalutazione del rublo, la crescita dell’inflazione, degli speculatori e della criminalità organizzata. Senza contare che lo Stato, non potendo contare su un efficace sistema di prelievo fiscale, faticava a pagare con puntualità gli stipendi ai dipendenti.

c. Interni: il fronte degli avversi alle riforme, ed anche i nostalgici del comunismo, trovano un punto di aggregazione in parlamento. In un paese dove non sono chiari i poteri del parlamento e del presidente è inevitabile lo scontro che esplode nel 1993 quando Eltsin non riuscendo a superare l’ostruzionismo del Parlamento scioglie le camere ed indice nuove elezioni. Il Parlamento risponde destituendo Eltsin. Dopo giorni di protesta, con i simpatizzanti del Parlamento che occupano la televisione ed il Municipio di Mosca, Eltsin riprende in mano la situazione decretando lo stato di emergenza e le forze speciali fanno una sanguinosa irruzione in Parlamento. Alle elezioni sempre del 1993 gli ex-comunisti e gli ultranazionalisti contrari alle riforme ottengono un buon successo. Eltsin mantiene comunque il potere come farà anche dopo le elezioni del 1996 con il presidente che riesce a sconfiggere il rivale neocomunista.

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3. La Russia di Putin: nel 1999 riprendono le tensioni in Cecenia con l’esercito che interviene per stanare i presunti terroristi islamici nella regione. Eltsin sempre in quest’anno nomina primo ministro lo sconosciuto Putin che viene eletto Presidente della Repubblica nel 2000 con un largo margine.

a. Esteri: la Russia attraverso la sua diplomazia cerca di riaffermare il proprio potere nell’Europa dell’est anche per riacquistare una posizione di forza contro gli Stati Uniti. Putin non accetta quella che considera ingerenze occidentali nelle questioni che riguardano i diritti umani e la libertà in Russia, soprattutto in risposta all’uccisione ed alla scomparsa di giornalisti ed agenti segreti scomodi nel 2006 e nel 2007. In questi stessi anni Putin si scontra con la Nato a causa del progetto di scudo spaziale di Bush. E la Russia non riconosce l’indipendenza del Kosovo.

b. Economia: lo Stato interviene nell’economia per dare stabilità al sistema. La produzione aumenta e la situazione generale migliora lentamente

c. Cecenia: la Russia interviene ancora contro i separatisti ceceni che ormai hanno evidenti legami con il terrorismo islamico. La guerra vincente di Putin ha però un rovescio della medaglia: l’irruzione nel teatro di Mosca dei separatisti nel 2002 e la strage alla scuola di Beslan in Ossezia nel 2004.

11 settembre 2001: con l’attentato alle Torri Gemelle gli Stati Uniti subiscono per la prima volta nella storia un attacco nel loro territorio. L’occidente è sotto shock: si sente vulnerabile anche perché i terroristi sono persone che operano nelle nuove società multietniche. Si profila lo scontro tra civiltà e l’opinione pubblica americana vuole risposte immediate

1. Diplomazia: gli Stati Uniti avviano subito una vasta azione diplomatica che coinvolge Europa, Russia e Cina per isolare i governi islamici integralisti e avviare contatti anche con quei paesi arabi sospettati di dare protezione ai terroristi come Arabia Saudita e Pakistan. L’operazione riesce tanto che sia la Russia che il Pakistan offrono agli Usa basi e appoggio logistico. Bin Laden non riesce a sollevare i governi arabi contro l’occidente.

2. Afghanistan: quattro settimane dopo l’11 settembre cominciano le prime operazioni nel paese. Inizialmente gli Stati Uniti con le forze Nato effettuano bombardamenti e il grosso delle operazioni di terra viene svolto dalle forze comunque afghane ma avverse ai Talebani. L’offensiva è rapida: Kabun e Kandahar cadono ma sia il Mullah Omar che Bin Laden riescono a scappare. A Bonn si decide di affidare il governo ad Hamid Karzai ma la situazione è

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tutt’altro che tranquilla: i Talebani sfruttando anche le basi d’appoggio in Pakistan ed i proventi del commercio dell’oppio compiono una ostinata azione di guerriglia contro il nuovo governo e contro le truppe Nato.

3. Iraq: dopo l’operazione di Afghanistan gli Stati Uniti accusano Saddam Hussein di fornire appoggio ai terroristi di Al Qaeda e di possedere armi di distruzione di massa. Bush avvia una serie di negoziati diplomatici ma quando si comincia a farsi strada l’idea di un intervento armato la comunità internazionale si divide: da una parte Gran Bretagna e Stati Uniti e dall’altra Francia, Germania, Cina, Stati arabi e Russia che premono per una soluzione diplomatica. Ma il 20 marzo 2002 i primi razzi americani colpiscono Baghdad. L’avanzata delle truppe via terra è veloce e il 9 aprile i marines conquistano la capitale. Hussein fugge e nel paese comincia la strada verso la democrazia. Gli Stati Uniti, adottando una soluzione di forza unilaterale, si fanno così esportatori della democrazia ma la situazione in Iraq è di difficile soluzione. Si susseguono infatti attentati anche kamikaze ed azioni di guerriglia grazie anche all’appoggio di Al Qaeda ed altri gruppi di integralisti. Nel 2005 si svolgono le prime elezioni democratiche son l’affermazione degli sciiti, discriminati sotto Saddam ma numericamente superiori, ed una nuova costituzione viene approvata con un referendum. Ma la situazione nel paese è ancora caotica

4. Attentati in Europa: Al Qaeda arriva a colpire anche in Europa. A Madrid l11 marzo 2004 e a Londra il 7 giugno 2005. Mentre in Spagna dopo gli attentati si affermano i socialisti di Zapatero in Gran Bretagna la posizione di Blair non cambia

5. Iran: nel 2005 si afferma nelle elezioni il conservatore Ahmadinejad che porta avanti un programma nucleare, appoggia Hamas ed Hezbollah e minaccia periodicamente Israele.

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CAPITOLO 23. LA SECONDA REPUBBLICA

Seconda repubblica: è l’assetto politico che si afferma tra il 1992 ed il 1994 dopo Tangentopoli, la fine dei partiti tradizionali, il passaggio al maggioritario e la nascita di un bipolarismo quasi netto.

L’Italia prima delle elezioni del 1992:

1. Economia: la crescita produttiva si arresta nel 1990. Molte imprese come la Fiat perdono terreno rispetto i concorrenti internazionali anche a causa dell’inefficienza della pubblica amministrazione. L’inflazione aumenta, la spesa pubblica è molto elevata e il deficit statale non si assorbe

2. Criminalità: la criminalità organizzata ormai ha un potere enorme in alcune aree del paese, arrivando ad inquinare sia la politica che l’economia.

3. Politica: il Pci diventa il Pds a partire dall’89 con segretario Occhetto. Si cerca di racchiudere sotto la nuova sigla tutti i gruppi di sinistra ma la coesione è scarsa e la sinistra italiana, sia a livello politico che di opinione pubblica, appare smarrita. Intanto alle elezioni amministrative del 1990 si impone al nord la Lega Lombarda.

4. Referendum Segni: il comitato del democristiano Segni indice nel 1991 un referendum per cambiare alcune parti della legge elettorale. L’Italia vota per il cambiamento ed una spinta in questa direzione avviene anche da Cossiga.

Elezioni del 1992: Cossiga decide di sciogliere le Camere con lieve anticipo rispetto la fine della legislatura. Le elezioni si tengono in aprile

1. Nuovo parlamento: sconfitti Dc e Pds, in flessione Psi i veri vincitori appaiono i leghisti con l’8,6% dei voti. Buon risultato anche per i Verdi e per la Rete di Leoluca Orlando, un movimento contro i partiti tradizionali. Il parlamento appare dunque profondamente diviso

2. Scalfaro al Quirinale: ma il nuovo parlamento trova subito una convergenza sul nome del nuovo presidente della repubblica. Scalfaro è un uomo dalla indubbia moralità che ha il compito di rappresentare il lato migliore di una classe dirigente in piena Tangentopoli

3. Tangentopoli: lo scandalo coinvolgeva un numero sempre maggiore di esponenti politici accusati di aver ricevuto tangenti per la concessione di appalti pubblici. L’inchiesta, avviata dalla magistratura milanese, mostra un vero e proprio sistema di corruzione ormai ben radicato con Dc e Psi in prima fila.

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4. Stragi mafiose: in un clima politico ed economico difficile si inseriscono anche le stragi mafiose che hanno in Falcone e Borsellino due tra le vittime più eccellenti.

5. Governo Amato: caduta la candidatura di Craxi, travolto da Tangentopoli, Scalfaro affida il governo ad Amato che per prima cosa pensa ad una serie di misure per migliorare la situazione economica del paese ma c’è anche il nodo della nuova legge elettorale.

a. Nuova legge elettorale: il maggioritario uninominale sembra alla opinione pubblica la via più efficace per la riforma e la moralizzazione della politica. In questo modo il voto nominale a favore di singole personalità avrebbe ridotto al minimo l’ingerenza dei partiti. Il referendum del 1993 approva la nuova legge elettorale ed approva la fine dei finanziamenti pubblici ai partiti. È la fine di un vecchio sistema e Amato decide di lasciare annunciando le dimissioni

b. Inchieste giudiziarie: La Malfa, Altissimo, Craxi, Forlani e molti altri sono costretti a lasciare i loro partiti. Andreotti viene accusato di collusioni con la mafia da alcuni pentiti.

6. Governo Ciampi: Scalfaro nomina il governatore della Banca d’Italia nuovo primo ministro. Viene formato un governo con Dc-Psi-Psdi-Pli alcuni tecnici ed alcuni ministri Pds e Verdi. Le difficoltà sono molto e per prima cosa bisogna varare una nuova legge elettorale che recepisse le disposizioni del referendum.

a. Nuova legge elettorale: il 75% dei seggi di Camera e Senato vengono attribuiti con il sistema maggioritario uninominale mentre il 25% viene assegnato ancora con la formula del proporzionale.

b. Economia: la debolezza di un governo non uscito dalle urne e la crisi economica occidentali non permette al governo Ciampi di affrontare in maniera decisiva il difficile momento anche economico del paese

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Bipolarismo e elezioni nel 1994: i partiti della vecchia maggioranza pentapartitica hanno avviato un profondo cambiamento sia nei quadri che a volte nel simbolo e nel nome.

1. Vecchi partiti: il Psi, ormai in crisi di credibilità, viene affidato ad Ottaviano del Turco. La Dc di Martinazzoli cambia nome in Partito popolare italiano ma all’assemblea costituente del 1994 vede l’uscita di un gruppo che forma il Ccd e l’anno dopo escono dal Ppi altri esponenti per formare il Cdu. Nella prima metà degli anni ’90 l’Msi dopo i successi alle amministrative romane di Fini cambia in Alleanza nazionale e viene rivisto anche il passato fascista. Ma soprattutto in questo periodo nasce Forza Italia, il gruppo politico dell’imprenditore Berlusconi sceso in campo per contrastare l’avanzata della sinistra

2. Alleanze elettorali: al nord Forza Italia si allea con la Lega Nord nel Polo delle Libertà mentre al centro-sud l’alleanza è con Fini. Nasce così il Polo del buongoverno. Il Pds forma il gruppo dei progressisti con Rifondazione, Pannella, i Verdi e la Rete.

3. Nuovo parlamento: Berlusconi conquista la maggioranza assoluta della Camera ma non del Senato. Forza Italia con il 21% è il primo partito, il Pds con il 20% il secondo, Alleanza nazionale con il 13,5% il terzo.

4. Governo Berlusconi: Berlusconi forma il nuovo governo con Lega, An e Ccd. Ma i problemi non sono pochi: tensioni interne alla stessa maggioranza, crisi economica, conflitto di interessi e deficit statale troppo alto. Ma i conflitti interni sono insanabili e a dicembre del 1994 Berlusconi è costretto alle dimissioni

5. Governo Dini: Dini forma un governo tecnico che ha l’obiettivo di varare alcune riforme come quella pensionistica che viene approvata nonostante l’opposizione dei sindacati.

Elezioni del 1996: da una parte c’è il Polo delle Libertà con Forza Italia, An, Ccd, Cdu e Radicali e dall’altra L’Ulivo con Pds, Ppi ed altre forze di sinistra. Da una parte Berlusconi dall’altra Prodi. La Lega corre da sola.

1. Nuovo parlamento: si afferma di poco Prodi. Il Pds diventa il primo partito cin il 21%. A seguire Forza Italia al 20,6%. La Lega ottiene un ottimo 10%. Prodi forma il nuovo governo che deve affrontare le difficoltà economiche ed occupazionali.

2. Economia: per prima cosa il governo cerca di ridurre il deficit anche e soprattutto per rientrare nei parametri di Maastricht. Grazie al calo dell’inflazione e tagli alla spesa pubblica l’Italia riesce a rientrare nei

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parametri Ue. La riforma pensionistica necessarie viene attuata solo in parte a causa della resistenza di sindacati e Rifondazione.

3. Politica e bicamerale: intanto i rapporti tra magistratura e politica dopo Tangentopoli ed il coinvolgimento di Berlusconi ad altre inchieste si fa difficile. Berlusconi con D’Alema dà vita ad una bicamerale in parlamento per delineare una serie di riforme istituzionali che prevedevano un ordinamento con maggiori poteri al premier ed un certo federalismo. La commissione, però, fallisce a causa dell’inasprirsi dei rapporti tra destra e sinistra.

4. Governo D’Alema: nel 1998 a causa dell’ennesimo contrasto sull’economia, Rifondazione nega l’appoggio a Prodi che si dimette. D’Alema forma un nuovo governo. Intanto nascono i Comunisti italiani dopo una frattura all’interno di Rifondazione e il Pds diventa Ds. Destra e sinistra si scontrano sempre più violentemente e non si riescono a realizzare le riforme istituzionali. Solo due volte si raggiunge un’ampia maggioranza in parlamento: con l’elezione di Ciampi e l’intervento in Kosovo. Ma le elezioni regionali del 2000 vedono la sconfitta del centro-sinistra e D’Alema si dimette.

5. Governo Amato: la riforma più importante di Amato è una legge che dà ai poteri locali maggiori poteri

Elezioni del 2000: il centro-sinistra propone Rutelli che si scontra contro il centro- destra questa volta appoggiato anche dalla Lega di Berlusconi. La Casa delle Libertà vede insieme Forza Italia, An, Lega nord e Udc (Ccd+Udc). L’Ulivo vede insieme Ds, Margherita, verdi, socialisti, e Comunisti italiani. L’Italia dei Valori si presenta autonomamente come Rifondazione solo al Senato. Vince Berlusconi con un ampio margine.

1. Governo Berlusconi: il secondo governo Berlusconi presenta una serie di problemi: l’inefficienza delle forze dell’ordine al G8 di Genova, l’attenuazione delle pene per falso in bilancio ed altre misure che fanno parlare di leggi ad personam, il conflitto di interessi mai risolto e la spaccatura dell’opinione pubblica dopo l’appoggio alla guerra in Afghanistan ed Iraq. Intanto, riesplode il conflitto tra Berlusconi e Magistratura e le nuove Br uccidono Biagi.

a. Riforma costituzionale: la riforma proposta da Berlusconi (maggiori poteri al premier ed agli enti locali) viene bocciata con il referendum del 2006

b. Nuova legge elettorale: si ritorna al proporzionale con un premio di maggioranza. È una legge che favorisce i piccoli partiti e la frammentazione politica

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Elezioni del 2006: la logica bipolare viene conformata ma gli schieramenti presentano coalizioni troppo ampie ed articolate. Da una parte Berlusconi e dall’altra l’Unione di Prodi, ovvero una alleanza che va da Rifondazione a Mastella. Si impone Prodi ma con uno scarto davvero minimo.

1. Contrasti nella maggioranza: quella di Prodi oltre ad essere una maggioranza risicata è anche una maggioranza con troppi conflitti interni. Una prima crisi si apre quando il governo non riesce a votare una comune linea in politica estera, dove l’Italia è impegnata sia in Afghanistan che in Iraq, e nel 2008 a causa di contrasti con Mastella Prodi è costretto alle dimissioni.

Elezioni del 2008: vedono da una parte ancora Berlusconi, con il Popolo delle Libertà ovvero un partito nato dalla fusione di Fi e An, e dall’altra il Pd di Veltroni. Lega e Italia di Valori si alleano con i due schieramenti. Berlusconi ottiene un successo nettissimo ed entra in Parlamento anche l’Udc di Casini che corre da solo e riesce a superare lo sbarramento sia alla Camera che al Senato

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