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slide cap 15 Economia Pubblica.ppt, Slide di Scienza Delle Finanze. Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro

Scienza Delle Finanze

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Universita: Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro
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Scienza delle finanze 3/ed Harvey S. Rosen, Ted Gayer Copyright © 2010- The McGraw-Hill Companies srl

Capitolo 15

Imposte personali e comportamenti individuali

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In Italia, nell’ultimo decennio, le aliquote e gli scaglioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche sono stati più volte modificati con l’intento di ridurre il numero di scaglioni e abbassare l’aliquota marginale sui redditi più alti.

Questa tendenza è comune alle riforme adottate anche in altri Paesi occidentali e la questione è oggetto di un acceso dibattito il cui nodo fondamentale è se e come i comportamenti individuali vengano modificati dalle imposte.

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Nel corso di questa e delle prossime lezioni vedremo gli effetti delle imposte personali sul reddito sulle decisioni riguardanti:

• l’offerta di lavoro

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L’offerta di lavoro Assumiamo che Ercole possa decidere quanto tempo dedicare ogni settimana al

lavoro e quanto al tempo libero. Nella figura che segue le combinazioni di tempo libero e di reddito disponibili per un individuo, dato il salario (s), sono rappresentate graficamente dalla retta TD, che è il vincolo di bilancio (con inclinazione s).

Il punto scelto sul vincolo di bilancio dipende dalle preferenze individuali che rappresentiamo con curve di indifferenza convesse, indicate con i, ii e iii. Ercole massimizza la sua utilità quando si trova nel punto E1 in cui dedica OF ore al tempo libero e FT ore al lavoro, ottenendo un reddito OG.

Quali sono quindi gli effetti della tassazione sul reddito da lavoro, con un’imposta proporzionale di aliquota t, che riduce il salario orario a (1-t)s.

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L’offerta di lavoro

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L’offerta di lavoro dopo l’imposta: caso 1

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L’imposta ha avuto l’effetto di ridurre la sua offerta di lavoro da FT a IT ore (e il reddito guadagnato da OG a OG’). Dobbiamo concludere che un individuo “razionale” riduce sempre l’offerta di lavoro se viene introdotta un’imposta proporzionale?

Consideriamo Poseidone ,che ha esattamente gli stessi vincoli di bilancio di Ercole, e che prima dell’imposta lavorava il suo stesso numero di ore. Come mostra la figura che segue, quando viene stabilita l’imposta, Poseidone aumenta le ore di lavoro da FT a JT.

Non c’è nulla di irrazionale in questo comportamento, poiché le preferenze sono strettamente individuali, ciascuno può reagire all’introduzione di un tributo decidendo di lavorare di meno, di più o lo stesso numero di ore.

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L’offerta di lavoro dopo l’imposta: caso 2

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L’offerta di lavoro

Questa apparente ambiguità deriva dal conflitto tra due effetti provocati dall’imposta: l’effetto sostituzione e l’effetto reddito.

Quando l’imposta riduce il salario netto, il costo opportunità del tempo libero diminuisce e quindi si tende a sostituire il lavoro con il tempo libero (cosiddetto effetto sostituzione) riducendo l’offerta di lavoro.

Contemporaneamente, l’imposta riduce il reddito individuale e, se il tempo libero è un bene normale, questa perdita di reddito porta a una riduzione del consumo di tempo libero, ceteris paribus. Ma una riduzione delle ore dedicate al tempo libero equivale ad un aumento di quelle dedicate al lavoro (effetto reddito).

I due effetti agiscono in direzione opposta e la teoria, da sola, non è in grado di prevedere quale dei due prevarrà. E l’analisi non cambia molto se si considera un’imposta progressiva.

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Nel caso si imposta progressiva

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Offerta di lavoro e gettito tributario

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Offerta di lavoro e gettito tributario

Il grafico appena illustrato è al centro di un acceso dibattito politico nato da un’affermazione molto nota di Arthur B. Laffer, secondo il quale negli anni ’70 le aliquote d’imposta degli Stati Uniti erano così alte che se fossero state ridotte, l’effetto positivo sull’offerta di lavoro avrebbe permesso di recuperare il gettito “perso” riducendo le aliquote.

L’idea secondo la quale la riduzione dell’aliquota fiscale non necessariamente riduce le entrate tributarie dello Stato è fondamentale per la cosiddetta Supply side economics (Economia dell’offerta), approccio teorico sposato dall’amministrazione Reagan.

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La curva di Laffer

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La curva di Laffer

A proposito del dibattito che tutt’oggi suscita la curva di Laffer, può essere utile ricordare che:

• la relazione tra ore di lavoro offerte e salario netto ha la forma della curva prevista da Laffer solo se prevale l’effetto sostituzione;

• per ogni variazione dell’aliquota, l’aumento o la diminuzione del gettito dipendono dalla misura in cui la variazione di ore lavorate compensa la variazione dell’aliquota stessa, ossia dall’elasticità dell’offerta di lavoro al salario netto. Quindi la forma della curva di Laffer dipende dall’elasticità del lavoro rispetto al salario netto;

• anche se la curva di Laffer, almeno in linea di principio, è giustificabile, stabilire se l’economia stia operando realmente a destra del punto tA è una questione empirica di difficile soluzione;

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La curva di Laffer

• è opinione generalmente accettata che le elasticità complessive siano alquanto modeste ed è quindi plausibile che l’economia non stia operando a destra del punto tA. In altre parole, è difficile che una riduzione generale delle aliquote d’imposta non si traduca in riduzione di gettito. Perché ci sia un incremento di gettito è necessario che la riduzione delle aliquote d’imposta faccia aumentare l’offerta di lavoro in maniera così consistente che la più ampia base imponibile così creata generi un maggior gettito, nonostante le ridotte aliquote;

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La curva di Laffer

• le persone possono sostituire il salario con forme di reddito non soggetto a imposte, perciò, anche se l’offerta di lavoro resta fissa, il gettito può ugualmente diminuire. In particolare, le persone che appartengono alle fasce di reddito più alte, possono sostituire il reddito da lavoro con reddito da capitale, decidendo di investire su attività i cui rendimenti siano tassati meno del lavoro. Quest’ultima considerazione propone un argomento indubbiamente corretto e importante ai fini delle politiche tributarie: l’aliquota d’imposta che massimizza gli introiti non è la medesima per tutte le fasce di reddito o per tutti i tipi di reddito.

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