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teoria e tecnica delle rappresentazioni sociali, Appunti di Scienze Sociali. Università non definita

Scienze Sociali

Descrizione: Teoria e tecniche delle rappresentazioni siciali prof galli sociologia federico 2
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kiss - Università di Napoli Federico II

ciao, ma queste sono slide date dalla GALLI al corso?

27/12/11 10:21
kiss - Università di Napoli Federico II

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27/12/11 10:21
gallagher - Università G.D'Annunzio di Chieti-Pescara

spero ke questa sintesi sia utile per l esame di psicologia sociale...grazie all utente ke lo ha messo in rete!!

30/06/10 18:44
LA TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI Ida Galli Il Mulino, 2006

LA TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI

Durkheim, 1895 L’unità base sociologica è il gruppo sociale retto da un sistema: la coscienza collettiva. Il gruppo sociale è un’istanza di controllo che possiede vita propria che riunisce in un tutto unificato e coerente credenze, atteggiamenti mentali e sociali, ideali, aspirazioni e rappresentazioni condivise da tutti i membri della società. La coscienza collettiva è il collante della comunità che impone agli individui modalità di pensiero, materializzandosi, oggettivandosi, in norme morali, cerimonie religiose, riti, regole giuridiche o politiche che ritmano la vita di una comunità.

Le rappresentazioni collettive sono la base dei giudizi umani poiché la religione, la scienza, il sapere tradizionale, il linguaggio e ogni altro concetto esistono prima dei singoli individui. Le rappresentazioni sono fisse, stabili, durevoli e transgenerazionali. Non importa che siano vere o false. Le rappresentazioni collettive sono differenti e influenzano le rappresentazioni individuali poiché sono il risultato di una cooperazione che si estende nello spazio e nel tempo. Ogni individuo cooperando contribuisce a questo risultato comune come totalità.

Lévy-Bruhl e le Rappresentazioni culturali Per primo tratta i processi logici considerandone i tratti qualitativi e come prodotto dello sviluppo storico e sociale

Come Durkheim pensa che i gruppi pensano differentemente dagli individui Diversamente da Durkheim crede che i popoli primitivi pensano diversamente da quelli civilizzati. Ciò che conta, infatti, non è come l’individuo pensa, quanto la struttura del pensiero della società intera che fa si che i primitivi ragionino proprio in quella maniera. Il pensiero magico non è un fallimento della conoscenza dell’individuo, esso nasce dalle Rc con le quali gli individui vivono e che fanno associare le idee in un certo modo. Ogni proposizione che da sola può sembrare assurda, acquista senso inserita nel complesso delle altre proposizioni. Allora non va studiato il rapporto individuo società, bensì quello società e rappresentazioni proprie di quella stessa società. Tutte le rappresentazioni magiche, e per Moscovici tutte le RC, sono impermeabili alle informazioni che le disconfermano mentre accolgono quelle che le confermano. Ciò ne garantisce la stabilità. Le RC non obbediscono al principio di non contraddizione (A = A≠B,C,D), bensì al principio di partecipazione (A = non A = B, C, D) secondo cui, ad esempio, un padre può farsi curare da uno sciamano perché una malattia ha colpito suo figlio. Le mentalità di un popolo sono allora diverse per logica a quelle di un altro popolo, non sono inferiori.

“E’ per questo che i differenti tipi di società che si rappresentano differentemente il mondo, abitano mondi differenti […] dall’aggettivo sociale ci si sposta allo studio del sostantivo rappresentazione ” (Moscovici, 1989, tr, it. 1992)

Riflessione: la globalizzazione però vorrebbe un mondo unico. E’ possibile?

VYGOTSKIJ, 1934 Nella Zona di Sviluppo Prossimale l’incremento delle conoscenze dipende dall’esperienza del soggetto e dalle possibilità di apprendimento che l’interazione gli prospetta. I concetti spontanei e disorganizzati del bambino si incontrano così con la logica sistematizzata del pensiero adulto. La competenza è prima sociale e poi individuale. Ogni funzione, compreso il linguaggio, compare prima a livello sociale interpsicologico, poi a livello individuale intrapsicologico Le rappresentazioni collettive vengono interiorizzate dal bambino attraverso la comunicazione costituendo la base delle rappresentazioni mentali interne L’evoluzione del bambino (= Lévy-Bruhl ) è discontinua così come quella delle RS mentre per Piaget (= Durkheim) l’evoluzione è continua

Riflessione: se la conoscenza può avvenire solo tra pari liberi di esprimersi ma è l’adulto che la permette allora dobbiamo distinguere due variabili: quella relativa alla relazione, comunicativa simmetrica, che permette la libera espressione e quella relativa al compito che ha bisogno della complementarietà delle competenze.

MOSCOVICI, 1961

Egli si interessa al senso comune quale fenomeno psicosociale definito indipendentemente dalla scienza, che si trasmette in modo collettivo e che può essere modificato dagli individui solo servendosene. L’obiettivo era spiegare il funzionamento della conoscenza sociale e la trasformazione della scienza in senso comune piuttosto che evidenziare le euristiche (scorciatoie di pensiero) Le RS nascono proprio per vedere come un contenuto passi dagli universi reificati a quelli consensuali

Universi reificati VS universi consensuali

La causa precede l’effetto identificandola sulla base di teorie legittimate e condivise dalla comunità scientifica. I ruoli sono stabiliti in base alle competenze e al merito C’è un unico comportamento appropriato ad ogni circostanza Le regole sono accettate L’accesso e la comprensione agli universi reificati è la scienza

La causa dipende dalle nostre RS e percepiamo gli eventi e le cause in relazione alle RS. La causa è attribuita in base alla nostra visione del mondo. Le persone sono uguali e libere. Ognuno può parlare a nome dell’altro non ci sono competenze esclusive ma ciascuno le può acquisire se le circostanze lo richiedono Ognuno è uno scienziato naif che trasforma, sintetizza la conoscenza scientifica producendo vere teorie del senso comune, ingenue che orientano le condotte Le regole sono condivise L’accesso e la comprensione agli universi consensuali sono le RS

La Teoria delle RS La Teoria delle RS si occupa di come la conoscenza è rappresentata in una collettività, condivisa dai suoi membri e considerata come una vera e propria Teoria del senso comune relativa a qualsiasi aspetto della vita di una società Gli attori sociali appartenenti a un medesimo ambito culturale costruiscono attraverso gli scambi simbolici i significati condivisi che permettono loro di dare senso alla realtà di capirsi reciprocamente. I significati vengono trasmessi da una generazione all’altra. La teoria delle RS rende conto della genesi e della dinamica di tali processi. E’ un sistema di valori, nozioni e pratiche che permettono agli individui di orientarsi nel loro ambiente sociale, mantenerlo e dominarlo è in grado di dirigere comunicazione e condotte e ci serve a categorizzare gli eventi, a classificare gli individui e a giudicarli

ABRIC, 1989

Griglia di lettura e di codifica della realtà le rappresentazioni producono l’anticipazione delle condotte di se stessi e degli altri grazie a un sistema stabile e coerente di categorizzazione. Il funzionamento dipende sia negli individui che nei gruppi dal sistema simbolico

MOSCOVICI, 1976 Le RS sono preparatorie all’azione. Sono insiemi di conoscenze prodotte collettivamente e sono ricostruzioni della realtà perché per elaborare una RS si parte sempre da un fenomeno, da una struttura, percepito come rilevante e non da un dato bruto. Le RS riordinano ciò che è stato ordinato in altra sede. Rappresentare è “essere al posto di” ma è anche rendere presente alla coscienza. Le RS non sono solo opinioni su, immagini di o atteggiamenti verso: sono teorie o branche della conoscenza che gli individui usano per scoprire e organizzare la realtà.

DOISE, 1988 Ogni definizione di RS data in termini di consenso è insufficiente perché solo gli stereotipi sono consensuali nel quadro di un gruppo mentre gli atteggiamenti derivano da un lavoro di assimilazione a un sistema già complesso che dà luogo a nuove variazioni e le opinioni sono passeggere e fluttuanti come le mode. Le RS sono prese di posizione simboliche, organizzate sotto forma di opinioni, atteggiamenti o stereotipi, in base alla posizione che occupano nella rete dei rapporti sociali. Sono principi organizzatori dei rapporti simbolici che si instaurano tra gli attori sociali.

MOSCOVICI: 3 classi di RS

1. RS chiuse: i cui elementi si trovano in modo uniforme e simile in tutta la popolazione

2. RS agonali o critiche: i cui elementi si trovano in modo uniforme e simile in tutta la popolazione ma il cui significato è determinato da valori differenti, a volte opposti

3. RS aperte: i cui elementi si trovano in diverse categorie della popolazione per cui per trovarne la coerenza occorre combinarli.

MOSCOVICI, 1988 Le RS possono essere condivise da tutto un gruppo

altamente strutturato (gruppo politico) senza che esso le abbia prodotte. Esse possono essere definite:

1. Egemoniche: uniformi, stabili e coercitive, rispecchiano le RC di Durkheim. Ex. Non uccidere

2. Emancipate: sono prodotte dalla circolazione delle idee e appartengono a sottogruppi di individui più o meno a stretto contatto tra loro. Ogni sottogruppo crea la propria visione della realtà e la condivide con altri. Ex. Medicina omeopatica

3. Polemiche: sono generate nel corso di conflitti e non sono condivise da tutta la società. Nascono dall’antagonismo tra i gruppi e si pongono come esclusive. Ex. Le minoranze attive e i Pacs

La RS può essere analizzata secondo 3 dimensioni 1. Informazione: quantità e qualità delle conoscenze possedute su un oggetto 2. Campo della rappresentazione: organizzazione dei contenuti della RS. Il

contenuto può essere distinto in cognizioni descrittive e valutative 3. Atteggiamento: orientamento positivo o negativo verso l’oggetto della RS

La RS è il prodotto di un’attività mentale e un processo cioè i meccanismi mentali e sociali che intervengono alla elaborazione della RS. Il processo ha il compito di orientare i comportamenti e si attua attraverso la comunicazione.

Noi attraverso processi informativi (capacità di apprendere) di apprendimento dei dati esistenti, e processi trasformativi (capacità di rappresentare, tipici delle RS) che ristrutturano l’idea iniziale siamo in grado di conoscere.

I processi esterni riguardano i cambiamenti che una teoria scientifica deve subire per divenire RS, ossia teoria del senso comune. I processi interni riguardano le trasformazioni interne di una RS stessa: personificazione (Freud sta per la psicoanalisi) , figurazione (sostituire un’immagine a un concetto , ex. immagine della bandiera come simbolo di Patria), ontologizzazione (dare realtà alla nozione, ex. Il Sud).

MOSCOVICI, 1984: Scopo delle RS Lo scopo delle RS è rendere qualcosa di inconsueto o ignoto familiare. I processi generativi selle RS servono proprio a rendere familiare le idee,

le persone o gli oggetti non familiari: 1. Ancoraggio: ancora idee insolite, perciò minacciose ed estranee al

nostro sistema di riferimento, a categorie familiari. Ciò ha la funzione di interpretare l’oggetto a partire da campi preesistenti e conosciuti di riferimento e di essere strumentalizzato come sapere che permette di legittimare le posizioni dei gruppi sociali . Fondamentali per la RS sono la classificazione (codifica) e la denominazione (dare un nome). L’ancoraggio è a monte dei processi sociocognitivi.

2. Oggettivazione: trasforma qualcosa di astratto in concreto. Tre fasi portano alla oggettivazione: la costruzione selettiva (selezione di informazioni, l’oggettivazione fa da filtro trattenendo alcuni concetti relativi all’oggetto e ne rigetta altri); la schematizzazione strutturante (creazione di un nucleo figurativo che rende visibile la struttura concettuale); naturalizzazione (gli elementi dello schema figurativo divengono visibili, concreti). Così la globalizzazione può concretizzarsi nell’immagine dei grattacieli

FUNZIONI DELLE RS

1. Costituiscono e danno forma alla realtà 2. Consentono la comunicazione e la interazione

sociale. Esse guidano all’azione e dove non c’è consenso e condivisione di RS accadono fraintendimenti come avviene talvolta tra culture differenti.

3. Demarcano, distinguono e consolidano i gruppi. 4. Dirigono la socializzazione. 5. Rendono familiare il non familiare.

NUCLEO CENTRALE Aix en Provence (Abric 1977, 1987, 1994)

Il nucleo figurativo delle RS fornisce il quadro di interpretazione e categorizzazione delle nuove informazioni, dirige il comportamento e conferisce significato agli eventi Ogni RS ha un nucleo centrale che ne costituisce l’elemento fondamentale (qualitativo e non quantitativo) e più stabile e coerente, senza il quale quella RS non sarebbe quella RS, poiché ne determina sia il significato sia la struttura:ha funzione generatrice (attraverso esso si trasforma o si crea il significato degli altri elementi costitutivi della RS) e organizzatrice (determina i legami con gli elementi periferici). Ex: l’oggetto lavoro ha come nucleo centrale di valore simbolico il salario. Senza salario un’attività non può essere rappresentata come lavoro

SCHEMI PERIFERICI E LORO FUNZIONI Aix en Provence (Flament 1989)

Gli elementi periferici sono la parte più accessibile e quantitativamente più ampia . Corrispondono a opinioni, stereotipi o credenze e sono l’interfaccia tra il nucleo centrale e la situazione concreta nella quale si elabora la RS. Gli schemi periferici sono meno stabili di quelli centrali e permettono al soggetto di esprimere il proprio parer più personale senza per questo rimettere in gioco il significato condiviso della RS. Essi permettono la decodifica istantanea della situazione in modo economico senza ricorrere al più rigido nucleo centrale.

Tre funzioni degli schemi periferici: 1. Prescrivono comportamenti e prese di posizione 2. Permettono una personalizzazione della RS 3. Proteggono il nucleo centrale Bonardi e Roussiau (1999) aggiungono due ulteriori funzioni: 1. Regolano la RS in virtù del principio di economia cognitiva eliminando la

possibile dissonanza cognitiva tra nucleo centrale ed elementi di novità provenienti dall’ambiente sociale. Le discrepanze così giustificate permettono il mantenimento del nucleo centrale e autorizza la sua integrazione senza stravolgerlo

2. Concretizzano la RS rendendo comprensibili i suoi elementi più situazionali

RAPPORTO TRA SCHEMI CENTRALI E PERIFERICI Abric, Flament e Coll., 1998

I due sistemi sono specifici ma complementari. Il sistema centrale è legato alle condizioni storiche, sociologiche e ideologiche, essendo associato a valori e norme esso definisce i principi fondamentali attorno ai quali si organizzano le RS. Il sistema periferico è legato al contesto immediato con cui si confrontano gli individui e permette l’evoluzione della RS. Ipotesi della zona muta delle RS: “le persone che interroghiamo ci dicono realmente cosa pensano?” (Abric, 2003). Esistono cognizioni o credenze che, pur essendo disponibili non sono espresse dai soggetti perché potrebbero mettere in discussione i valori morali e le norme condivise del gruppo che le ha prodotte. Inoltre alcuni elementi del nucleo centrale possono essere inattivi in determinati momenti (Gluimelli e Deschamps, 2000)

Il modello strutturalista della scuola di Aix, anche se in certi casi presenta costrutti simili alla Social cognition, è comunque lontano dalla Social cognition perché omogeneo con quello dialogico dialettico delle RS delle RS (Palmonari, 2002)

MOSCOVICI, 1961 Genesi, dinamica, trasformazione

Tre condizioni presiedono la nascita della RS: 1. Dispersione dell’informazione: le conoscenze

frammentarie di costituiscono attraverso la comunicazione in saperi sociali non esenti da distorsioni

2. Focalizzazione: il gruppo focalizza e seleziona gli aspetti corrispondenti ai propri interessi che determinano la propria posizione rispetto all’oggetto

3. Pressione all’inferenziale: le persone colmano le loro lacune nella conoscenza ricostruendo la coerenza di situazioni confuse al fine di agire

L’oggetto della RS deve essere: rilevante e polimorfo, importante per i membri del gruppo, deve essere inserito in una dinamica sociale che coinvolge più gruppi, deve essere momentaneamente sfuggito al controllo del gruppo sociale

MOSCOVICI, 1961 Genesi, dinamica, trasformazione

Per studiare una RS sarebbero opportuni metodi longitudinali ma poiché troppo dispendiosi si preferisce provocare delle trasformazioni manipolando il set con metodi sperimentali.

L’ambiente che ci circonda è in continua evoluzione e con esso mutano anche le RS, lentamente con un aggiustamento progressivo. La RS può essere cambiata ma anche solo arricchita o semplificata. L’evoluzione di una RS è contrassegnata da tre fasi:

1. Emergenza 2. Fase della stabilità 3. Fase della trasformazione La contraddizione tra ambiente e RS è debole se coinvolge

solo gli schemi periferici, è forte se coinvolge il nucleo centrale

FAZIO: ATTEGGIAMNTO VS COMPORTAMENTO

Può accadere di aderire a una RS , ex. difesa dei diritti umani, e, contemporaneamente, mettere in atto pratiche discriminatorie. Ciò accade perché i soggetti costruiscono una RS del mondo ma poi mettono in atto protocolli comportamentali basati su RS più semplici. Le RS sono dunque gerarchizzate in base alla loro complessità.

PRATICHE SOCIALI E MUTAMENTO DELLE RS Le pratiche sociali sono sistemi complessi di azioni socialmente sottomesse a interessi

socialmente e storicamente determinati (Abric, 1994). Sono le pratiche sociali che poi provocano il mutamento della RS quando ci si troverà di fronte a un mutamento sociale irreversibile.

Flament (1989) parla di pratiche che contraddicono la RS e pratiche che non la contraddicono esplicitamente. Tre sono le trasformazioni possibili della RS che ne derivano:

1. Trasformazione progressiva: avviene con pratiche ben sedimentate che attivano gli schemi periferici corrispondenti tanto da fonderli con quelli centrali modificando “dolcemente” anche il nucleo centrale

2. Trasformazione resistente: c’è una contraddizione esplicita tra pratiche e RS, vengono inizialmente aggirati gli schemi comportamentali normali e poi, sotto l’influenza della novità, tali schemi integreranno la novità contraddittoria stessa. Essi si trasformeranno in “schemi estranei”.

3. Trasformazione brusca: il nucleo centrale subirà un attacco diretto che lo trasformerà bruscamente

L’evoluzione, in stato di persistenza di mutamento delle circostanze sociali, si effettua in 4 fasi: modificazione di circostanze sociali, evoluzione delle pratiche sociali corrispondenti, avvio della trasformazione degli schemi periferici, concretizzazione del mutamento e trasformazione del nucleo centrale. L’individuo per evitare la dissonanza cognitiva tra pratiche e RS, attraverso un processo di razionalizzazione, porta al mutamento e alla sua giustificazione.

Critiche: questa visione soffre della mancanza della prospettiva contraria che va dalle RS alle pratiche. Rouquette (1994) ipotizza un movimento anche in questo senso e afferma: “non si agisce conformemente a ciò che si pensa (o a ciò che ci si rappresenta) ma ciò che si pensa indica l’azione possibile”, anche se non necessaria.

RS E COSTRUTTI PSICOSOCIALI Le RS intrattengono relazioni di scambio con altre

teorie o costrutti psicosociali: atteggiamenti, opinioni, teoria dell’attribuzione, schemi e script, prototipi e pregiudizi. Opinioni = più flessibili, sono più semplici e manifeste degli atteggiamenti Atteggiamenti = più statici, organizzano le opinioni. Sono più organizzati e latenti rispetto alle opinioni. RS = sono la dimensione entro cui si crea l’atteggiamento

OPINIONI E RS Opinione = asserzione valutativa su una questione controversa che presenta caratteri di instabilità, plasticità e specificità. E’ una forma socialmente valorizzata alla quale un soggetto aderisce, una presa di posizione su un problema controverso (Stoetzel, Palmonari, Cavazza, Rubini, 2002). Esiste un’opinione pubblica e una privata. L’instabilità fa si che l’opinione sia sempre parte di un più ampio momento di evoluzione Le opinioni sono catalogabili secondo 2 criteri:

1. Continuum orientato 2. Regola istituzionale ed esterna. Quelle atipiche si distanziano dalla regola,

quelle tipiche e comune si accordano con la regola Moscovici (1961) distingue 3 forme di opinioni: 1. Opinione comune a un gruppo. Una delle alternative proposte richiede il

consenso di una larga maggioranza. Ex. In maggioranza decidiamo che non si fuma perché il fumo fa male

2. Opinione diffusa. Le opzioni riscuotono uguale successo e non si delinea nessuna struttura particolare. Non è elegante indossare il bianco a un matrimonio, no il bianco è molto fine, il bianco può essere indossato in alcune occasioni.

3. Opinione polarizzata. Suddivisione del gruppo in base a due opinioni contrastanti. Lo studente che prende un votaccio è un asino, se lo studente prende un votaccio è colpa del docente che non ha saputo insegnare

ATTEGGIAMENTI E RS Atteggiamento = componente valutativa (positiva, negativa o neutra) delle visioni del

mondo che gli attori sociali costruiscono per affrontare la vita quotidiana. E’ un’organizzazione critica che esprime un orientamento valutativo nei confronti di un oggetto. Esso mette attivamente ordine tra opinioni e risposte, ha funzione regolatrice consentendo ai soggetti di effettuare una selezione all’interno del loro universo cognitivo ed emotivo. Il comportamento non ne costituisce la più immediata manifestazione concreta.

L’atteggiamento si forma o per esperienza diretta, o per esperienza indiretta osservando o per narrazione altrui o lettura. Ha 3 componenti:

1. Cognitiva: pensieri ed idee relative all’oggetto dell’atteggiamento. Queste credenze (le convinzioni e le opinioni) possono avere vari gradi di positività o negatività

2. Affettiva: stati d’animo, emozioni e sentimenti positivi/negativi che la persona ha nei confronti dell’oggetto

3. Comportamentale: risposte positive/negative nei confronti dell’oggetto

Le RS sono condivise da numerosi individui mentre l’atteggiamento diviene oggetto di appropriazioni individuali (Jaspars e Fraser, 1984)

Acquisire un atteggiamento relativamente a un oggetto implica l’esistenza di una RS (Markova, 1998)

Secondo la Teoria della consistenza ogni azione trae origine da un atteggiamento anche se la predittività di un comportamento a partire dall’atteggiamento è molto controversa (vedere ad esempio Fazio)

MOSCOVICI :Atteggiamento e RS

Le nostre RS sono istituzioni che condividiamo e che esistono prima della nostra nascita. Noi costruiamo nuove rappresentazioni a partire da quelle preesistenti o in contrasto con esse. Gli atteggiamenti non sono conoscenza ma solo giudizio di valore su una conoscenza. Un atteggiamento o una cognizione fa riferimento a una relazione binaria: soggetto-oggetto; la RS a una relazione ternaria: rappresentazione sociale- rappresentazione individuale- oggetto. L’atteggiamento è una sottodimensione della RS.

ATTRIBUZIONI E RS Per controllare e prevedere il modo in cui comportarsi e per il bisogno di spiegare gli eventi sociali occorre attivare dei processi di attribuzione causale. La Teoria dell’attribuzione causale (Heider, 1958) fa attribuire la causa di un vento o alla situazione o (causa esterna) o alla disposizione (causa interna). Le Teorie implicite di personalità guidano le impressioni che ci facciamo degli altri. Entrambi i filoni parlano di un uomo scienziato ingenuo che vuole giungere a previsioni per controllare gli eventi.

La Teoria dell’equilibrio (Heider, 1958) e quella Dissonanza cognitiva (Festinger, 1957) traggono spunto dalla concezione dell’uomo come ricercatore di coerenza, motivato a trovare un equilibrio tra le sue conoscenze e tra le sue conoscenze e i comportamenti messi in atto. Se l’individuo avverte il disagio di un’incongruenza, subito tenta di ripristinare l’equilibrio. Moscovici parla di un uomo della strada o scienziato naïf governato da concetti fissi ed ingenui, da pregiudizi. Questo uomo ha teorie ingenue, distinte da quelle scientifiche, è pesantemente influenzato dal linguaggio.

MOSCOVICI E HEWSTONE, 1983 RS E ATTRIBUZIONI

Gli individui ragionano in termini di forze causali attraverso due modalità:

1. Elaborazione delle nuove informazioni: osservazione diretta delle relazioni

2. Elaborazione socializzata o senso comune: attraverso comunicazione con gli altri (conoscenze di prima mano , cioè conoscenze prodotte dai membri di un gruppo spontaneamente – conoscenze di seconda mano, cioè conoscenze formate attraverso rielaborazioni di teorie scientifiche diffuse attraverso i mass media e delle quali si occupano le RS)

Lo scienziato naïf risente degli effetti delle mode e delle variazioni sociali e culturali

PROTOTIPI, PREGIUDIZI E RS La Social Cognition parla di Schemi: delle preconnessioni che forniscono un’organizzazione agli

scambi tra memoria e percezione che selezionano e garantiscono un flusso ordinato a quello disordinato delle informazioni che ci provengono da stimoli esterni.

Amerio (1995) parla di 3 tipi di schema: 1. di persona: basato su tratti prototipici (ex. Introverso/estroverso) 2. di ruolo: relativi ai ruoli professionali o sociali 3. di eventi: basati su script, copioni. Secondo Moscovici (1999) essi richiamano alla

memoria una situazione precedente e suggeriscono una condotta adatta a quella presente per evitare cattive sorprese. Gli script sono costruiti secondo il modello Comportamentista che dà priorità agli stimoli e al comportamento.

Le RS sono a un macrolivello perché abbracciano credenze e valori collettivi, gli schemi cognitivi invece ineriscono all’individuo perché partono dall’esperienza personale. Come le euristiche servono per economia cognitiva.

I pregiudizi possono essere: 1. Ideologici e quindi necessari 2. Categorici e quindi negativi perché implicano giudizi affrettati, semplificati e

generalizzati. Essi come dice Tajfel (1981) attribuiscono tratti dispregiativi agli altri e pongono le distanze con l’outgroup. Sono strettamente connessi alla categorizzazione. Gli stereotipi sono i nuclei cognitivi del pregiudizio. Sono stabili e rigidi, sono i cliché mentali. Anche essi sono dei facilitatori della comunicazione, sono delle scorciatoie cognitive che per economia mentale sono parte del pensare comune.

Le RS possono servirsi dei pregiudizi e degli stereotipi.

COMUNICAZIONE E RS Il fenomeno delle RS riposa su un processo globale di comunicazione collettiva che si esprime

sotto varie forme: 1. Comunicazioni interpersonali: scambi tra persone prossime tra loro come familiari,

vicini, amici, colleghi. Si tratta di scambi informali che non lasciano altre tracce se non quelle in memoria, sono scambi in tempo reale. Sono luogo privilegiato del pettegolezzo e dell’approssimazione perché non c’è controllo. Essendo interazioni che avvengono in gruppi ristretti consentono all’individuo di reperire ciò che è desiderabile, e non di riferirsi a valori universali, in funzione del gruppo di appartenenza. Esse concretizzano il senso comune

2. Dibattito pubblico: si sviluppa in presenza di un mediatore, non direttamente partecipante (radio, tv, giornali). Lo scambio interessa persone con livelli di competenza vari che partecipano al dibattito per esprimere le oro opinioni o condividere le loro esperienze. Qui non interessa il consenso, anzi perlopiù si tratta di esprimere posizioni contrastanti. La presenza di esperti impedisce di co-costruire la conoscenza collettiva e finisce per coagulare le posizioni

3. Comunicazioni culturali: (produzioni letterarie, cinematografiche, teatrali, pubblicità ecc…) hanno larga diffusione di pubblico e mettono in scena situazioni o personaggi che possono inerire sia il fantastico che la vita quotidiana. Sono il riflesso di ciò che circola nella società. Per questo occorre tener conto delle aspettative del pubblico e delle sue credenze

4. Stampa: può avere un notevole impatto sulla formazione delle Rs perché coinvolge simultaneamente e velocemente un gran numero di persone. Ghiglione (2004) che parla di un contratto anche nella comunicazione nel 1986 dice che l’informazione, sebbene erronea, se riportata dalla stampa viene considerata vera perché rilasciata da persone che si sono impegnate a dire la verità (questo è il contratto che regola l’audience alla fonte mediatica). La fiducia sta alla base.

MOSCOVICI (1961, 1976): sistemi di comunicazione 1. Diffusione: giornali ad alta tiratura indirizzati a un pubblico eterogeneo. I contenuti sono

suscettibili a variazioni in funzione della domanda, la fonte dell’informazione non ha intenzione, se non accidentalmente, di modificare i comportamenti. L’emittente si identifica con gli interessi del pubblico che ha di fronte all’oggetto della comunicazione una identità debole. Essa è caratterizzata da 8 tratti: emittente che non ha intenzioni particolari; il gruppo ricevente non è orientato nelle sue convinzioni; l’emittente e il ricevente, di conseguenza, sono imprecisi; i media intendo esprimere la vox populi viene lasciato tra emittente e oggetto della comunicazione un certo margine in modo che possa essere rivisto anche alla luce di posizioni contrastanti; i messaggi sono diffusi in modo discontinuo; anche se la comunicazione influenza non è nell’intenzione dell’emittente. Ex. Se una testata non scientifica, di diffusione, parla di psicoanalisi

2. Propagazione: viene dato all’oggetto un orientamento preferenziale perché indirizzata a categorie di pubblico sensibili alle argomentazioni utilizzate. Dell’oggetto allora vengono trattati solo alcuni aspetti congrui all’ideologia a cui si ispira la testata, altri aspetti vengono “dimenticati”. Ex. La stampa cattolica ha dato spazio alla psicoanalisi per la parte dedicata all’inconscio ma non ha trattato la parte della sessualità. Lo scopo non è suscitare o rinforzare comportamenti ma trovare coerenza tra l’oggetto nuovo e tutto ciò che già esiste nel gruppo. Tutto ciò per il gruppo svolge funzione rassicurante. La propagazione ha una comunicazione più strutturata rispetto alla diffusione perché si rivolge a un pubblico che ha già un’idea unitaria.

3. Propaganda: oggi assistiamo a una perdita di influenza delle dottrine e dei dogmi quindi la propaganda sta soppiantando la propagazione. Essa ha una funzione più precisa perché è al servizio dell’azione. Essa gioca nei conflitti intergruppali ed è espressione di un gruppo preciso (ex. Gruppo politico) l’obiettivo è creare e rinforzare le informazioni che servono all’istituzione per l’uso reiterato dello stereotipo (ex la stampa marxista ha dileggiato la psicanalisi come espressione della borghesia).

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