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Tesina - La rivoluzione di Henry Ford , Appunti di Economia. Università non definita

Economia

Descrizione: Tesina su H. ford
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Universita: Università non definita
Indirizzo: Economia
Materia: Economia
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passenger333 - Università non definita

Utile e interessante,
Un'ottimo lavoro ben strutturato!

03/05/12 09:42
monir - Università non definita

ottima

14/04/12 11:40
miharu_chan - Università non definita

bellissima

05/04/12 20:29
storia dell’alimentazione

La rivoluzione di Henry Ford la rivoluzione silenziosa che in breve tempo ha cambiato il modo di vita di milioni di esseri umani e che ha determinato la società in cui viviamo.

Nel 1864 Karl Marx scrisse che l’umanità andava verso una progressiva concentrazione della ricchezza nelle mani di una ristretta categoria di persone, mentre larga parte della popolazione avrebbe conosciuto un deciso peggioramento delle sue condizioni di vita. Marx visse nella prima fase del capitalismo, e proprio nel suo paese natale, la Germania, si aveva l’affermazione di potenti cartelli finanziario-industriali che controllavano buona parte dell’economia nazionale. Sull’altra sponda dell’Oceano si aveva però una realtà diversa. Si aveva la nascita dei trusts, come quello della Standard Oil Company di Rockfeller, che gestivano l’intero processo economico dalla produzione alla messa in commercio dei beni, ma anche una importante serie di novità. I capitalisti americani erano maggiormente aperti all’innovazione e avevano un approccio al problema economico decisamente più ampio. Andrew Carnegie, il magnate dell’acciaio e autentico self made man , parlava dell’importanza della circolazione della ricchezza, cioè che i capitali non fossero semplicemente accumulati, ma contribuissero alla prosperità generale della società. Nel 1889 scrisse The Gospel of the Wealth (il Vangelo della ricchezza) dove affermava che “Il problema della nostra epoca è la giusta amministrazione della ricchezza” e che il capitalista doveva vivere “in modo modesto, provvedendo con moderazione ai bisogni di chi dipende da lui, e considerando il surplus come dei fondi che ha il dovere di amministrare a beneficio della comunità”. La affermazione presentava un particolare significato se pensiamo che nel passato l’idea del reinvestimento delle ricchezze non era molto accettata, e i grandi signori dell’epoca pre-industriale preferivano l’ostentazione del lusso al miglioramento delle loro vaste proprietà. Per far fronte allo strapotere delle grandi società che avevano provocato il risentimento dei piccoli agricoltori danneggiati dalla politica iniqua delle società ferroviarie, venne emanato nel 1890 lo “Sherman Antitrusts Act” che prevedeva una serie di limiti alla concentrazioni industriali e alle politiche di concorrenza sleale. Lo stesso presidente Theodor Roosevelt di fronte alla serrata dei proprietari delle miniere di carbone nel 1902, minacciò il sequestro delle imprese e l’invio delle truppe per garantire la produzione. Il duro conflitto si concluse con un successo dei lavoratori che ottennero un aumento delle retribuzioni e il riconoscimento della giornata lavorativa di 9 ore. Ovviamente anche nel continente americano i contrasti sociali non erano facilmente eliminabili, e la risoluzione degli stessi era in molti casi resa difficile dai gruppi estremistici. Una delle organizzazioni operaie del tempo era la IWW, considerata una pericolosa associazione di vagabondi, che trovava fra gli immigrati più poveri e più disperati la sua manovalanza e provocava inutili disordini economici nel paese. In anni di poco successivi si inserisce la vicenda di Henry Ford. Ford proveniva da una famiglia di agricoltori del Michigan, e aveva fin da ragazzo un grande interesse per le automobili. Nel tempo libero si dedicava all’assemblaggio dei pezzi, un hobby certamente impossibile per coloro che vivevano nelle stesse condizioni in Europa, dove un agricoltore non aveva certamente i mezzi materiali né le conoscenze per dedicarsi a simili attività. Ford partendo dalla sua officina casalinga ampliò progressivamente la sua attività concentrandosi soprattutto su due aspetti: la realizzazione di una vettura con pezzi

standardizzati e il contenimento dei costi per poter creare un bene che fosse accessibile al più ampio pubblico. Ford si poneva il problema della sua attività industriale in un approccio globale al problema economico in tutti i suoi aspetti. Si propose quindi l’obbiettivo di contenere i prezzi dei beni prodotti mediante la riduzione dei tempi di lavorazione. Tale politica era da realizzarsi attraverso l’utilizzazione delle catene di montaggio, che se limitavano la creatività del lavoro (problema di cui fu sempre cosciente) rendevano per quei tempi il lavoro molto più leggero, e la novità risultò effettivamente gradita ai lavoratori. Particolare attenzione fu prestata alle condizioni dell’operaio: non doveva prestare la sua opera in un ambiente malsano e insicuro, doveva disporre di tempo libero da dedicare ad attività ricreative, ma soprattutto doveva disporre di una maggiore disponibilità economica. Con un gesto decisamente inconsueto nel 1914 Ford decise di sua spontanea iniziativa di ridurre le ore di lavoro e di portare la paga base da 3 a 5 dollari. Al momento il gesto venne contestato dagli altri industriali ed esplicitamente dal New York Times, ma successivamente tutti si adeguarono. Una buona paga consentiva un maggiore attaccamento al lavoro da parte dell’operaio, una maggiore pace sociale, e una proficua circolazione della ricchezza. All’inizio degli anni Venti scrisse: “Io penso che gli uomini, se si dà loro la libertà di svilupparsi e la coscienza del servizio a cui tutti sono chiamati, metteranno sempre tutta la loro forza e tutta la loro sagacia anche nelle mansioni più comuni e più umili” inoltre era ben cosciente della importanza della crescita del reddito delle famiglie per un incremento dei consumi e quindi della produzione: “le nostre stesse vendite dipendono in una certa misura dai salari che noi paghiamo. Se ci è possibile distribuire alti salari, sarà tanto denaro che verrà messo in circolazione, ed esso gioverà a rendere più prosperi negozianti, intermediari, imprenditori e operai di altri rami industriali, sì che le loro buone condizioni trovino un riflesso sullo smercio dei nostri prodotti. Gli alti salari diffusi in un intero paese equivalgono al generale benessere” . Come Ford stesso affermò, il suo non era un semplice gesto di filantropia, considerata qualcosa che in un certo senso sminuiva l’essere umano, ma un atto teso a migliorare la società nel suo complesso. Oltre all’attività economica, l’inventore della produzione in serie si impegnò in altre attività: creò scuole professionali, aderì a iniziative per la pace negli anni della prima guerra mondiale, criticò il nazionalismo e un sistema economico e politico che non favorisse il benessere al livello più ampio possibile. Gli effetti del “fordismo”, la tendenza industriale da lui creata, si fecero vedere presto nella società americana. Buona parte della popolazione americana viveva negli anni Venti in condizioni non facilmente raggiungibili per la maggior parte degli europei, che vide gli stessi benefici solo alcuni decenni più tardi. Nei cosiddetti “anni ruggenti” era normale per una famiglia operaia disporre di automobile, di radio o di altri elettrodomestici, e il livello di istruzione era decisamente più alto rispetto a quello di qualsiasi altra parte del mondo. Le intuizioni dei capitalisti americani costituirono lo spunto per il grande economista britannico John Keynes per formulare negli anni Trenta le sue teorie sulla crescita della domanda come stimolo alla produzione, e il mantenimento di buoni livelli di consumo come antidoto alle crisi economiche.

. Fordismo negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti è una filosofia sociale che sostiene che ricchezze e profitto possono essere raggiunti con alti salari che permettono ai lavoratori di acquistare la produzione che hanno prodotto. La parola Fordismo fu coniata attorno al 1916 per descrivere il successo ottenuto nell'industria automobilistica da Ford. Fordismo indica una serie di pratiche industriali associate alle innovazioni introdotte nella fabbricazione di automobili americane da Ford durante dall'ultima decade dell'800 fino alla seconda del ‘900. Questo processo consiste nel ridurre compiti complicati a compiti più

piccoli e semplici da svolgere, realizzabili anche da lavoratori inesperti. Ma l'innovazione più importante fu l'introduzione della catena di montaggio nel 1913, che ha fatto scendere il tempo per completare una macchina da 20 a un'ora e mezza, ottenendo così una produzione di massa di prodotti omogenei (ogni Ford T era nera). Questo comporta un aumento di produzione con il calo dei costi di produzione media per rendere il prodotto più accessibile al pubblico. Esso fu anche un grande investimento di capitali; la meccanizzazione permise l'efficienza, e fu un grande affare. Con 10 milioni di prodotti venduti, Ford fece una fortuna e i suoi operai diventarono i più pagati nel mondo. Dai promotori del fordismo Detroit fu assunta come modello di impianto urbanistico ottimizzato per la produzione industriale. Il sistema di produzione fordista ha quattro elementi chiave.

 E' caratterizzato da una particolare divisione del lavoro (la separazione dei diversi compiti tra diversi gruppi di lavoratori) in cui lavoratori non specializzati eseguono semplici operazioni ripetitive mentre tecnici qualificati e quelli della direzione ricoprono incarichi relativi alla ricerca, al design, al controllo della qualità, finanza, coordinazione, e marketing.

 E' un sistema dove la fabbricazione è altamente standardizzata.  La produzione non è organizzata attorno a macchine simili, ma le macchine sono disposte

nel corretto ordine di sequenza richiesto per la fabbricazione del prodotto.  Le varie parti della catena di montaggio sono insieme da un rullo (la linea di assemblaggio)

per facilitare un veloce ed efficiente svolgimento dei compiti.

I prezzi calano, portando un incremento delle vendite a e dello sviluppo potenziale del mercato di massa. Molti commentatori ritengono che il fordismo sia stato caratteristico dell'industria occidentale dal 45 fino agli anni 70, e che sia stato collegato al sorgere dei maggiori paesi produttori d'auto. Il fordismo è associato dai geografi al particolare modello territoriale dell'attività economica, detto divisione spaziale del lavoro, in cui vi è una separazione spaziale tra il luogo di sviluppo del prodotto (centro di ricerca e sviluppo) e gli attuali centri di montaggio standard di un prodotto. Il modello rimase dominante del mondo industrializzato fino agli anni 60 e 70, quando il conformismo dei consumatori fu intaccato dal crescente numero di disegnatori, pensatori, e consumatori stessi. E così si sono venuti a creare termini come post industriale, post fordismo e mercato di nicchia. Il Fordismo è stato parte, come componente tecnologica, del momento di efficienza che ha caratterizzato l'età del progresso americano. Dopo l'inizio della grande depressione, la politica americana fu quella di tenere alti i salari nella speranza che il fordismo avrebbe risolto la crisi.

2. Fordismo in Europa

Secondo lo storico Mayer, il fordismo in Europa è stato preceduto dal taylorismo, una tecnica di lavoro disciplinato e organizzato, basato su studi (giudicati scientifici) sull'efficienza umana e il sistema di incentivi. Il taylorismo attrasse gli intellettuali europei fino alla Grande Guerra. Dal 1918 tuttavia l'attenzione si è spostata sul fordismo che prevedeva la riorganizzazione dell'intero processo produttivo su concetti come linea di assemblaggio standardizzazione e mercato di massa. Ma con la grande depressione si compromise la visione utopistica della tecnocrazia americana; tuttavia il predominio con cui gli Stati Uniti uscirono dalla seconda guerra mondiale ravvivò l'ideale. Sotto l'ispirazione di Antonio Gramsci (secondo cui il fordismo significa intensificare il lavoro, dopo averlo reso meccanicamente ripetitivo, per promuovere la produzione), i marxisti presero il concetto di fordismo negli anni 30, e negli anni 70 elaborarono il post fordismo. Antonio e Bonanno (2000) tracciano lo sviluppo del fordismo e delle successive fasi economiche, dalla globalizzazione alla globalizzazione neoliberale, durante il ventesimo secolo, enfatizzando il ruolo ricoperto dall'America nella globalizzazione. Loro sostengono che il fordismo raggiunse il culmine nelle immediate decadi dopo la seconda guerra mondiale di dominio americano e consumismo di massa

ma collassò con le crisi politiche e culturali degli anni 70. Con il progresso tecnologico e la fine della guerra fredda si entrò nella fase di neo liberale della globalizzazione negli anni 90. Loro accusano gli elementi negativi del fordismo, come l'inegualità economica perdurata comunque, e i relativi problemi culturali di sviluppo sorti che inibiscono gli scopi della democrazia americana.

3. Fordismo Unione Sovietica

Lo storico Thomas Hughes (Hughes 2004) ha dettagliatamente spiegato in che modo l'unione sovietica abbracciò con entusiasmo negli anni 20 e 30 il fordismo e il taylorismo, importando esperti americani in entrambi i campi e affidando ad aziende americane la costruzione di parte delle sue strutture industriali. I concetti di piani quinquennali e di controllo centralizzato dell'economia possono essere direttamente rintracciati nell'influenza del taylorismo sul pensiero sovietico. Hughes cita Stalin: l'efficienza americana è quella forza che non conosce né riconosce ostacoli; che una volta iniziato un compito lo continua fino a terminarlo, anche se di poco conto; e senza la quale è impossibile un lavoro serio e costruttivo... la combinazione di rivoluzione russa con l'efficienza americana è l'essenza del leninismo. Hughes descrive come entrambe le parti, sovietici americani, scelsero di ignorare o negare il contributo delle idee dell'esperienza americana nello sviluppo e nella crescita di potere dell'unione sovietica. I sovietici lo fecero perché desideravano proporre loro stessi come artefici del proprio destino, che non dovevano nulla ai loro rivali. Gli americani lo fecero perché non desideravano riconoscere il loro ruolo nella creazione del loro più potente rivale, l'Unione Sovietica.

4. Alte varianti Marxiste

Il fordismo è anche un termine usato nel marxismo occidentale, pensato come "regime di accumulazione" o modello macroeconomico del crescente sviluppo degli Stati Uniti e diffusosi in varie forme nell'Europa occidentale dopo il 1945. Esso consiste nella produzione domestica di massa con determinate istituzioni e politiche a sostegno del consumo di massa, tra cui politiche di stabilizzazione economica e di organizzazione Keynesiana della domanda che generarono la domanda nazionale la stabilità sociale; il fordismo includeva anche una sorta di compromesso fra classi o di contratto sociale che implicasse reciprocamente assegni di supporto alle famiglie, lavoro stabile e un mercato del lavoro interno che portasse un prosperità ampiamente diffusa (l'aumento delle entrate è legato alla produttività nazionale tra gli anni 40 e 70). A livello di processi di lavoro il fordismo è taylorismo, mentre come modello di regolazione nazionale il fordismo è Keynesianesimo. Il concetto scientifico di fordismo è stato introdotto nella French regulation school, noto anche come teoria del regolamento, che è un filone di influenza marxista di economia politica. Secondo la Regulation School (un gruppo di scrittori di storia economica), i paradigmi della produzione capitalista sono nati dalla crisi del paradigma precedente; un nuovo paradigma è sempre vincolato a cadere in crisi, prima o poi. La crisi del fordismo è diventata evidente per marxisti nel tardo 1960. La teoria di regolazione marxista parla di regimi di accumulazione capitale (ROA) e di modalità di regolazione (MOR). ROAs sono periodi di crescita economica pressoché costante e di profitto su tutta una nazione o regione del globo. Tali regimi si esauriscono entrando in crisi, e crollano come il capitalismo cerca di ripristinarsi e tornare a una situazione di profitto. In questi periodi intervengono i MOR per stabilizzare questi periodi, con una serie di provvedimenti di vario genere finalizzati ad assicurare un profitto capitalista a lungo termine. Il fordismo è una parola usata per indicare il boom economico conosciuto in Occidente dal 1945. Esso viene indicato da un ciclo di produzione e consumo di massa; dalla produzione di oggetti standard da essere venduti mercati nazionali protetti; dall'applicazione di politiche economiche Keynesiane. Mentre il modello standard è l'America post-guerra, le variazioni nazionali di questo standard di norma sono ben noti. La teoria di regolazione parla di Modalità nazionali di crescita per denotare diverse varietà di fordismo presenti nelle economie occidentali. Il fordismo come regime di accumulazione crollò, a

causa delle esperienze nazionali, da qualche parte tra la fini dei anni 60 in metà dei 70. Le economie occidentali sperimentavano una lenta o assistente crescita economica, accrescendo l'inflazione della disoccupazione. Il periodo dopo il fordismo è chiamato post fordismo o neofordismo. Il primo implica che il capitalismo globale ha messo da parte il fordismo senza superare le sue incoerenze; mentre il secondo indica che gli elementi dei regimi di accumulazione fordisti continuano a esistere. La Regulation School preferisce il termine dopo-fordismo, a indicare che non è ancora chiaro cosa c'è dopo il fordismo

Nuove strade per l'ingegno 30/07/1863 - 07/04/1947

Industriale, ingegnere e progettista, Henry Ford nasce a Dearborn, Michigan (USA) il 30 luglio 1863. Figlio di agricoltori di origine irlandese, dopo aver ricevuto soltanto una formazione elementare, inizia a lavorare come macchinista tecnico in un'industria di Detroit. Non appena i tedeschi Daimler e Benz cominciano ad immettere sul mercato le prime automobili (verso il 1885), Ford si interessa all'invenzione ed incomincia a costruire i relativi propri prototipi. Tuttavia, i primi falliscono in fase di sperimentazione, a causa di un'iniziale scarsa conoscenza della meccanica.

Il suo successo arriva con il suo terzo progetto, introdotto nel 1903: la Ford Motor Company; l'idea nuova è quella di costruire automobili semplici e poco costose destinate al consumo voluminoso della famiglia media americana; fino ad allora l'automobile era considerata un oggetto di fabbricazione artigianale e dal costo proibitivo, destinato ad un pubblico molto limitato. Con il relativo modello T, Ford rende l'automobile un oggetto alla portata della classe media, introducendola nell'era del consumo di massa; con essa contribuisce ad alterare drasticamente le abitudini di vita e a mutare l'aspetto delle città, dando vita a quella che da molti è stata definita "la civilizzazione dell'automobile" del secolo XX.

La chiave del successo di Ford risiede nella relativa procedura per ridurre i costi di fabbricazione: la produzione, in serie, ben nota anche come fordismo. Questo metodo, ispirato dal metodo di lavoro delle macellerie di Detroit, utilizzato da Ford e i suoi soci per la prima volta nel 1913, consistite nell'installare una linea di produzione con cinghie di azionamento e guide per fare scorrere il telaio dell'automobile fino alle posizioni dove gruppi successivi di operai con mansioni specifiche si occupano delle varie fasi di lavorazione, fino a rifinire completamente l'automobile. Il sistema delle parti intercambiabili, provati da molto prima in fabbriche americane delle armi e degli orologi, abbassano ulteriormente il prezzo di produzione e riparazioni.

La fabbricazione in catena, con cui Ford rivoluzionerà l'industria dell'automobile, è una scommessa pericolosa, perché l'unica condizione di successo possibile è che sussista una richiesta in grado di assorbire la sua voluminosa produzione; le dimensioni del mercato nordamericano offrono fortunatamente una struttura propizia, ma in più Ford valuta correttamente la capacità di acquisto dell'uomo medio americano.

I costi di addestramento del lavoro manuale vengono ridotti, tanto che la dequalificazione del lavoro manuale elimina l'attività scomoda di rivendicazione dei sindacati interni (basati sulla qualifica professionale dei relativi membri), che sono le uniche organizzazioni sindacali che a quel tempo avevano forza negli Stati Uniti. Allo stesso tempo la direzione dell'azienda acquisisce un controllo rigoroso sul tasso di lavoro degli operai, regolato dalla velocità di "stampo" dei telai fino alla linea di produzione. La riduzione dei costi consente, tuttavia, a Ford di elevare gli stipendi per gli operai, ottenendo un ottimo tornaconto a livello sociale: con il relativo stipendio di cinque dollari al giorno si assicurava un gruppo soddisfatto, per niente in conflitto, al quale poter imporre completamente rigorose norme di comportamento sia all'interno che all'esterno della fabbrica. Gli operai di Ford entrano, grazie agli alti stipendi che ricevono, nella soglia della classe media, diventando consumatori potenziali del prodotto come le automobili che Ford vende; grazie a questi metodi di impresa prende piede negli Stati Uniti una vera e propria trasformazione

sociale.

Nel 1924, anno successivo alla produzione record del famosissimo modello T (introdotto nel 1908 e modello più venduto nella storia degli autoveicoli) si assiste all'apertura del Ford Airport a Dearborn, voluto da Edsel Ford, primogenito di Henry, che investe personalmente nella Stout Metal Airplane Company. Nel 1931 apre la Dearborn Inn, uno dei primi alberghi aeroportuali al mondo. Sono i primi passi della Ford nel settore dell'aviazione.

Nel maggio del 1943 Edsel, che aveva assunto negli anni '20 la presidenza del gruppo Ford, muore, lasciando vacante il posto di presidente, posto che viene temporaneamente assunto ancora da Henry; questi però è ormai malato (ha un primo infarto nel 1938). Mantiene le redini fino a quando il nipote Henry II finisce di prestare servizio in Marina ed assume la massima carica, sotto la supervisione di Harry Bennet, consigliere e fedele compagno di avventure di Henry Senior.

Henry Ford, al di là della vita aziendale, riorienta i suoi sforzi verso altre cause di minor successo: naufraga in primo luogo nei relativi sforzi di supporto ai pacifisti contro la I guerra mondiale (1914-1918); viene presto screditato anche per altre meno encomiabili campagne, come la propaganda anti-semitica che si sparge negli anni '20 o nella lotta contro i sindacati negli anni '30.

Si ritira a vita privata nel 1945 e muore nella notte del 7 aprile 1947 nella sua tenuta di Dearborn per un'emorragia cerebrale tra le braccia della moglie, consegnando alla leggenda le sue invenzioni che ancora oggi sfrecciano sulle strade di tutto il mondo.

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