L4 traduzione empirica della teoria 2, Exercícios de Absorção. Universidade Lusíada de Angola
marcobovero
marcobovero25 de Fevereiro de 2015

L4 traduzione empirica della teoria 2, Exercícios de Absorção. Universidade Lusíada de Angola

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Concetti generali-specifici

Concetti generali-specifici

• Molti concetti in uso nelle teorie delle scienze sociali non sono direttamente osservabili empiricamente

• Più un concetto è generale meno facile è tradurlo in osservazione empirica

• generalità/specificità vs. astrazione/concretezza • concetti generali: religiosità, socializzazione,

potere, intelligenza ecc. • concetti specifici: pratica religiosa, esposizione ai

mass media, reddito, abilità matematica

Concetti poco chiari…

• società del rischio (Beck) • lavoratore della conoscenza • habitus (Bourdieu)

Non sempre i concetti generali possono essere articolati in concetti più specifici suscettibili di osservazione empirica. Se i concetti di partenza sono poco chiari, non ben definiti, difficilmente daranno luogo a declinazioni empiriche coerenti. Il vizio è all’origine…

sistemi di disposizioni durabili e trasferibili, di strutture strutturate predisposte a funzionare come strutture strutturanti, ovvero, al contempo, come principi generatori e organizzatori delle pratiche e delle rappresentazioni che possono essere oggettivamente adattate agli scopi senza supporre la visione cosciente dei fini e la padronanza esplicita delle operazioni necessarie per raggiungerli, e come obiettivamente “regolate” e “regolari” senza essere il prodotto docile di quelle regole, e soprattutto collettivamente orchestrate senza essere il risultato dell’azione organizzatrice di un maestro d’orchestra

Concetti complessi (e in parte poco chiari…)

• Capitale sociale (accezione Coleman) • Capitale sociale (accezione Bourdieu) • Capitale sociale (accezione Putnam) • Coesione sociale

Nei casi di cui sopra esistono definizioni del concetto abbastanza chiare che tuttavia sono così complesse e articolate che risulta difficile declinare tali concenti empiricamente in maniera univoca

Concetti e indicatori

• concetti specifici (meno generali), traducibili in termini osservativi, si legano ai concetti più generali (meno specifici) tramite il rapporto di indicazione

• la natura del rapporto di indicazione è stipulativa e interpretativa

• gli indicatori sono concetti specifici facilmente operativizzabili

Pluralità degli indicatori • Un concetto generale difficilmente (mai) può

essere validamente espresso con un solo concetto specifico e quindi un solo indicatore

• Inoltre un indicatore coglie solo una parte del concetto generale, quindi per operativizzare un concetto generale sono necessari più indicatori

• la scelta degli indicatori è più semplice se il concetto generale è stato precedentemente articolato nelle sue dimensioni principali

• gli indicatori saranno poi sintetizzati in uno o più indici

Percorso concetto-indicatori-indice

concetto indicatori variabili

rapporto di indicazione

definizione operativa

indice

Concettualizzazione Operativizzazione

indiceconcetto

dimensione 1

dimensione 2

dimensione 3

indicatore

indicatore

indicatore

indicatore

indicatore

indicatore

indicatore

indicatore

indicatore

variabile

variabile

variabile

variabile

variabile

variabile

variabile

variabile

variabile fonte Corbetta 1999

Es.: valori morali di cittadinanza Il concetto generale da operativizzare designa il complesso di valori morali intesi come giudizi su ciò che è bene/male, giustificabile/ ingiustificabile rispetto a un insieme di atti nei confronti dei beni pubblici e dei diritti della persona

Il concetto si può articolare in almeno tre dimensioni:

civismo liberalismo morale

rischio

A ogni dimensione possono corrispondere vari indicatori

rifiuto/ disapprovazione di atti lesivi di interessi pubblici, collettivi o privati, ad es.: mentire nel proprio interesse, non pagare le tasse ecc.

approvazione/ non condanna di comportamenti della sfera privata di dubbia legittimità dal pdv religioso, morale, legale, es.: aborto, omosessualità, eutanasia

rifiuto/ disapprovazione di comportamenti di assunzione di rischio per sé e per gli altri, propensione a generare confusione, provocazione, es.: guidare ubriachi

Fonte: Albano 2004

es. (continua) Gli indicatori di ciascuna dimensione vengono operazionalizzati tramite una batteria di domande in cui si chiede a ciascun intervistato di esprimere il suo giudizio su una serie di atti rappresentativi di civismo, liberalismo morale e rischio. Ogni comportamento/atto viene valutato su una scala auto-ancorante in cui 1 = mai giustificato e 10 = sempre giustificato. Ogni variabile rappresenta il punteggio individuale di approvazione/disapprovazione relativo a ciascun atto

Ottenere dallo Stato benefici a cui non si ha diritto

Evadere le tasse

Comprare oggetti rubati

Non pagare il biglietto sul l’autobus

 il divorzio

 l’aborto

 l’omossesualità

 l’eutanasia

disperdere rifiuti nell’ambiente

guidare in stato di ubriachezza

guidare senza permesso l’auto altrui

non segnalare il danno fatto a un’auto in sosta

Costruzione dell’indice Nel caso di variabili derivanti da scale auto-ancoranti il modo più diretto per costruire una sintesi di essi è costruire indici additivi. Es.: l’indice di “civismo” deriva dalla somma dei punteggi che ciascun intervistato dà ai 4 comportamenti indicatori di (assenza di) civismo. In questo caso l’indice varierà tra 4 e 40: il valore minimo è il massimo del civismo (comportamenti mai giustificabili). Alternativamente si può usare la media dei punteggi: l’indice varierà tra 1 e 10 come le variabili che lo compongono

Gli indici additivi assumono che ogni variabile/indicatore “pesi” allo stesso modo nel determinare il valore finale dell’indice. Se questo è implausibile si assegnano pesi diversi alle variabili prima di sommarle oppure si usano tecniche che assegnano pesi diversi sulla base di relazioni empiriche tra le variabili (analisi in componenti principali o analisi fattoriale)

Indici tipologici

• quando gli indicatori sono stati operativizzati con variabili di tipo nominale/ ordinale, la sintesi si effettua tramite indici tipologici

tipologia: classificazione incrociata (2+ criteri di divisione

tipi: gli incroci che risultano dalla classificazione incrociata

riduzione dello spazio di attributi: aggregazione di uno o più tipi in ragione della prossimità semantica (anche per ragioni pratiche…)

Indici tipologici: esempi Es1: senso di giustizia per la divisione del lavoro domestico. Domande rivolte a donne in coppia: “Rispetto alla divisione dei lavori domestici con suo marito pensa di fare…” e si ritiene…

razionalizzazione

(25,3%)

conflitto

(13,6%) più del giusto

armonia

(55,4%)

conflitto latente/ innovazione/

efficienza

(3,2%, 13 casi)

soddisfatta

conflitto tra aspettative sociali e individuali?

(2,0%, 8 casi) il giusto

senso di colpa?

(0,5%, 2 casi) meno del giusto

insoddisfattaSi ritiene:

Pensa di fare:

Indici tipologici: esempi Es2: “potere contrattuale” all’interno della coppia. Deriva dalla classificazione incrociata della posizione professionale di lui e di lei

tramite la riduzione dello spazio di attributi --> a), b), c), d): tipi paritari e): tipi a “dominanza femminile” f): tipi a “dominanza maschile”

Quando si usano indicatori • Quando non c’è una definizione operativa che discenda

direttamente dalla proprietà che si vuole rilevare o, se esiste, produrrebbe dati inaffidabili. In pratica si ricorre a indicatori quando:

 l’unità di analisi è un aggregato (non si può interrogare)  gli stati sulla proprietà non sono osservabili direttamente  l’unità di analisi è l’individuo e la proprietà indagata sollecita risposte socialmente

desiderabili alle domande o  è un concetto familiare allo scienziato ma ignoto o di tutt’altro significato per

l’individuo

• Gli indicatori devono essere in stretta relazione semantica con la proprietà di interesse e avere una definizioni operative accettabili dirette

• Tra indicatori e proprietà esiste un rapporto di indicazione

Rapporto di indicazione • Tra indicatore e proprietà indicata non esiste una

relazione univoca (molteplicità degli indicatori e polisemia degli indicatori)

• Indicatori/concetti: relazione causa-effetto? In quale direzione? (es.: tasso di criminalità come indicatore di qualità della vita o tasso di divorzi come indicatore di secolarizzazione)

• la relazione indicatore/concetto può cambiare anche a seconda dell’unità di analisi, della popolazione studiata e del contesto spazio-temporale

• Morale: il rapporto di indicazione va argomentato

Parte estranea/ parte indicante

in di

ca to

re c indicatore bindic

atore a

concetto A concetto B parte indicante

parte estranea

secolarizzazione

tasso di abortività

libertà sessuale

tasso di abortività

obiezione di coscienza

tasso di abortività

lo stesso indicatore è scelto per operativizzare più concetti

ogni concetto direttamente operativizzabile può essere scelto come indicatore di una pluralità di concetti; ogni concetto non direttamente operativizzabile richiede una pluralità di indicatori

Validità degli indicatori

• proprietà del concetto I quale possibile indicatore del concetto C in un determinato ambito spazio- temporale e per una determinata unità di analisi

• è difficile (impossibile) dire in modo oggettivo quanto sia valido un indicatore: non si può misurare la parte estranea di un indicatore

Validità di contenuto: giudicabile su criteri innanzitutto semantici (content/face validation);

Validità per criterio: varie forme di controllo della validità basate sull’associazione tra variabili (in alcuni casi usate anche per controllare l’attendibilità, da cui un problema…)

Validazione concomitante Si considera valido un indicatore fortemente associato con altri supposti indicatori dello stesso concetto

Problemi: • chi assicura che I1 e I2 siano i veri indicatori di C? • un’associazione non elimina rischio che entrambi (tutti) siano

indicatori NON validi • se I3 è associato con I1 ma non con I2 come si fa a decidere?

C

I1 I23I2

I1 e I2 “veri indicatori” di C

Validazione predittiva Si considera valido un indicatore fortemente associato con gli esiti di una prova successiva. Es: punteggio al test di ammissione come indicatore dell’esito all’esame finale

CI

Problemi:

• C deve essere un concetto con definizione operativa diretta

• Associazione I-C viziata da effetto selezione (solo per gli ammessi è disponibile l’esito dell’esame finale)

Validazione per costrutto Si considera valido un indicatore se è associato con variabili con cui la teoria e/o il senso comune predicono una relazione ed essa è rispettata. Es.: una scala di atteggiamento tradizionalista verso i ruoli familiari si accompagna comportamenti tradizionalistici in famiglia

Problemi:

• richiede un’analisi più approfondita della semplice associazione globale

• chi assicura che l’ipotesi teorica sia necessariamente plausibile? Se la relazione è contraria alle attese è colpa dell’indicatore o della relazione ipotizzata?

C1

I1 I2

C2

Attendibilità • Attendibilità = riproducibilità del risultato (attenzione: NON

significa affidabilità nel senso di “degno di fiducia”) • Definizione: grado con il quale una certa procedura di

traduzione di un concetto in variabile produce gli stessi risultati in prove ripetute con lo stesso strumento di rilevazione (stabilità) oppure con strumenti equivalenti (equivalenza --> si confonde con validità concomitante)

• Si valuta sempre con misure di associazione tra variabili • Metodi di valutazione applicabili a test psicometrici, non ad

altre forme di rilevazione (comportamenti individuali o proprietà di aggregati individuali e territoriali)

Valutare l’attendibilità: test-retest

• consiste nel somministrare lo stesso test, a distanza di tempo, allo stesso gruppo di casi. Più è elevata la correlazione tra i punteggi della prima prova e della seconda più è attendibile il test

• Problemi:  nell’intervallo di tempo può cambiare lo stato sulla

proprietà  desiderio individuale di mostrarsi coerente  apprendimento  altre distorsioni (riflessione, assuefazione, perdita di

diffidenza e maggiore sincerità ecc.)

Valutare l’attendibilità: parallel forms

• Per eliminare il fattore tempo si costruiscono due test simili in tutto e per tutto (n. di domande, temi, tipo di formulazione ecc.)

• Si somministrano entrambi i test ai soggetti e si calcola la correlazione tra i punteggi nei due test

• alta correlazione --> equivalenza delle forme --> alta attendibilità delle forme e della loro combinazione

Valutare l’attendibilità: split-half

• Si considera un test formato da molte domande e lo si sottopone una sola volta a un solo campione di soggetti

• Si divide a metà il test utilizzando un ordine più o meno casuale (es. pari/dispari)

• Si calcolano i punteggi individuali sommando item dispari e pari separatamente e si calcola la correlazione

• Problemi: numerosità degli item, response set (v. oltre) e altre cause di infedeltà dei dati influiscono su correlazione; variabilità spazio-temporale

Lo studio di Campbell e Fiske Risponde all’interrogativo: gli strumenti di ricerca (def. operative) registrano o manipolano opinioni e atteggiamenti?

Al Aa At El Ea Et Pl Pa Pt

Al 1

Aa p 1 At p p 1 El t x x 1

Ea x t x p 1 Et x x t p p 1 Pl t x x t x x 1

Pa x t x x t x p 1 Pt x x t x x t p p 1

Fonte: Marradi 2007

Al: autoritarismo rilevato con likert Aa: autoritarismo rilevato con auto- ancorante At: autoritarismo rilevato con termometro

El: estroversione rilevata con likert Ea: … Et: …

Pl: particolarismo rilevato con likert Ea: … Et: …

p: correlazione tra var. stessa proprietà/tecnica diversa t: correlazione tra var. diversa proprietà/stessa tecnica x: correlazione tra var diversa proprietà/diversa tecnica

matrice multi-tratto multi-metodo

I risultati Se le tecniche di rilevazione non influiscono sul modo in cui gli stati sulle proprietà vengono tradotti in dati (detto in altro modo: se non influenzano le risposte) ci si aspetterebbe che

p > t = x

Invece gli autori osservarono che

t >> p > x

I coefficienti di correlazione tra variabili che rilevavano cose diverse con la stessa tecnica erano quasi sempre più alti dei coeff. tra var. che rilevavano la stessa cosa con tecniche diverse. Cioè la tecnica determinava gli stati sulla proprietà che avrebbe dovuto soltanto registrare. Quindi…

Validity values (monotrait-eteromethod) were generally not as high as the heterotrait-monomethod values; […] Worse than that, validity values significantly different from zero were often not as high as heterotrait heteromethod correlations involving the same measure. And even when this low standard was met, the "successful" validity coefficients were typically .30 to .50, disappointingly low. (Fiske e Campbell 1992)

Fedeltà dei dati

• L’affidabilità si riferisce alla definizione operativa e alla sua stabilità nel tempo

• La fedeltà si riferisce ai dati: un dato è fedele se rappresenta correttamente lo stato sulla proprietà secondo le convenzioni stabilite dalla definizione operativa

• I dati possono essere infedeli anche se la definizione operativa sarebbe in astratto accettabile; esistono varie cause di infedeltà dei dati

Cause di bassa fedeltà dei dati

• insincerità degli intervistati • desiderabilità sociale • response set • incomprensione della domanda • interpretazione “scorretta” della domanda • distorsioni di memoria (recall bias ed effetto

“telescopio”) • influenza dell’intervistatore • errori di trascrizione

Controlli di fedeltà

• distribuzione di frequenza • controlli di congruenza • intervista sull’intervista • IN SINTESI: senza fedeltà dei dati nessun

coefficiente di attendibilità serve a salvare la validità scientifica della ricerca

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